Come detto nel post precedente darò qualche informazione sulla storia contenuta all’interno del mio ultimo libro.
Premetto che sto lavorando tanto sull’acquisizione d’informazioni al fine di terminare l’ennesimo manoscritto, l’ottavo libro che mi accingo a scrivere.
Due ore al giorno sono da me dedicate allo studio ed alla lettura di particolari argomenti; ma questa è una storia che scriverò al momento debito, ora parliamo del testo appena finito:
Immaginate di essere oggetto di un evento impensabile, un fatto che vi sradica dal vostro tempo e vi catapulta nel passato.
È quello che è successo al protagonista del mio romanzo, storia narrata in due libri separati.
L’epilogo; la fine della storia …
Nel primo libro, (1942), il protagonista si ritrova in piena seconda guerra mondiale, precisamente sul fronte russo, dove voi sapete che le armate tedesche ed italiane combatterono fino ad arrivare a Stalingrado, in seguito furono costrette ad arretrare.
Il nome del personaggio principale è Andrea; bene …
In un infinito peregrinare e, dopo essersi reso conto dell’evento che lo ha catapultato indietro nel tempo, riesce a ricreare le stesse condizioni dell’incidente che è stato la causa della sua disavventura.
Ebbene però, le cose non vanno come si aspettava e dunque verrà nuovamente sbalzato in un’epoca diversa dalla sua.
Come penso vi siate resi conto dalla copertina, si ritroverà nuovamente in un’era caotica ed in piena guerra: la guerra per l’unione d’Italia.
Quando frequentavo la scuola mi ha sempre appassionato questo periodo, soprattutto il modo con cui veniva insegnato.
I maestri narravano di mille uomini che sconfissero un esercito di più di novantamila unità; la cosa, già a quell’età, non mi pareva logica …
Facendo un po’ di divisioni, a dieci anni, mi resi conto che ogni uomo della spedizione dei mille doveva abbattere 90 uomini; il che mi puzzava di superman.
Il tono con cui veniva raccontato poi, era quello del libro cuore: pareva che avessero fatto una passeggiata e tutti vissero felici e contenti.
La curiosità mi fece documentare su quel periodo storico e scoprii, già ad undici anni, che le cose non erano andate come furono narrate.
Scoprii la corruzione, il tradimento, le uccisioni, l’esecuzioni sommarie, i briganti, i partigiani spacciati per briganti, la manipolazione, un Re che invase una nazione senz’avergli dichiarato guerra e ne sfruttò ogni suo angolo, fino a spremerla come un limone, personaggi senza scrupoli che si arricchirono a spese dei più deboli, soprattutto contadini.
Una nazione florida invasa e defraudata del suo stato sociale venne smontata e tutto il costo della guerra venne addebitato al nuovo stato nascente; pensate che ammontava a più di sette milioni di lire, che nel 1860 era una cifra impensabile.
Logico che le casse dello stato sconfitto vennero svuotate e di conseguenza gli abitanti ne pagarono il prezzo più alto …
Alcuni dicono che ci guadagnarono, altri invece affermano che furono abbandonati a loro stessi; non vi scrivo i particolari poiché potrei risultare pesante, ma potete immaginare voi stessi quale fu l’interesse per un popolo sconfitto da parte della monarchia, che ovvio fosse impegnata con lo sfarzo non con il governo di un nuovo territorio.
I motivi della vittoria dell’invasore furono molteplici, fra cui ci fu anche la convinzione di persone straordinarie, come lo stesso Garibaldi affermò, che credevano in un Italia unita; e furono tante: tutte perirono per un ideale di libertà; ma invero ci sarebbe da chiedersi: quella libertà per cui morirono fu veramente raggiunta?
Persone straordinarie si unirono attorno ad una figura che oserei dire fuori dal comune, un generale che aveva il nome di Giuseppe Garibaldi; tuttavia, con il senno di poi, e leggendo qualsiasi libro di storia, sorge il dubbio che sia stato solo uno strumento nelle mani di menti raffinate, burattinai interessati ad espandere i propri possedimenti, nulla più …
Purtroppo, però, leggendo altri documenti, ci si rende conto che gli abitanti di quel regno furono gli unici danneggiati; e caso volle che furono proprio loro ad insorgere contro il vecchio Re, speranzosi di raggiungere condizioni di vita migliori (unire stati frazionati in un solo stato, nell’interesse di tutti).
Dell’esercito di più di novantamila uomini non rimase traccia; buona parte dello stato maggiore venne corrotto e gli fu promesso lo stesso incarico nel nuovo esercito nascente e molte ricchezze.
Un solo esempio: si narra di un generale che a capo di ottomila uomini si voleva arrendere ad una compagnia di ottocento uomini; la risposta degli ottomila fu: “Ma guard quant simm. Lor so dic vot men d nui e namm arrend?”; (è dialetto, questa la traduzione: “Ma guarda quanti siamo; loro sono dieci volte meno di noi e ci dobbiamo arrendere?”).
Il generale in questione venne ucciso dai suoi uomini, legato ad un mulo per i piedi con la scritta traditore al collo; il mulo infine, venne fatto scorrazzare liberamente affinché facesse vedere il perché le truppe, seppur più numerose, si arrendessero senza combattere.
Quegli ottomila combatterono e vinsero la battaglia, poi si sciolsero e buona parte di loro tornò alle proprie case, altri si diedero alla resistenza.
Ma basta annoiarvi, parliamo di ciò che c’è scritto nel libro …
Questa la quarta di copertina:
Ho la coscienza di non aver fatto male; nonostante, non rifarei oggi la via dell'Italia Meridionale, temendo di esservi preso a sassate da popoli che mi tengono complice della spregevole genìa che disgraziatamente regge l'Italia e che seminò l'odio e lo squallore là dove noi avevamo gettato le fondamenta di un avvenire italiano, sognato dai buoni di tutte le generazioni e miracolosamente iniziato.
Ho scelto delle frasi estrapolate dalla lettera che Giuseppe Garibaldi inviò a Donna Adelaide Cairoli. (Caprera, 7 settembre 1868).
Penso che queste frasi rendano l’idea del periodo narrato.
Andrea dovrà raggiungere un posto teatro di battaglie continue fra esercito e briganti, in continuo pericolo dovrà cercare una risposta e tentare di ritornare al suo tempo.
L’impostazione del romanzo è cambiata; nel precedente scritto i capitoli erano di ben 5000 parole l’uno e di preciso ne ho scritti 15.
In questo libro i capitoli sono stati accorciati e massimo arrivano a 1000 parole l’uno, il che vuol dire che essi non sono più quindici, ma 61; quindi, se mai leggerete questo libro, preparatevi a scrutare fra 61 capitoli, ma sapete: la vedo alquanto difficile la strada per una sua pubblicazione …
Or dunque, suppongo che io abbia esplicato abbastanza del nuovo manoscritto; che dire … spero che possa essere letto, poiché a me pare una bella storia, tuttavia non sono io che debbo giudicare.
Mi sono sempre chiesto cosa avrei fatto se mi fossi trovato in quell’epoca; non saprei però dare una risposta certa.
La cosa sicura è questa: non mi sarei schierato da nessuna delle due parti, ma da quella della povera gente, dei contadini; ma sono altrettanto sicuro che questa mia scelta avrebbe fatto si che io non vivessi a lungo.
All’epoca le alleanze andavano ponderate con attenzione …
In ogni libro che ho scritto mi sono sempre posto dalla parte del protagonista e questa è stata la domanda che mi sono fatto costantemente: come mi sarei comportato io?
Questo è il mio modo di scrivere.
Spero di non essere stato molto lungo, ma quando si tratta di raccontare fatti accaduti o storie, le mie mani si muovono quasi da sole.
Invero però avrei voluto scrivere ancora … ma capisco che essere prolisso non è sempre un bene.
Un saluto ai lettori del blog: al prossimo post.
Vi piace leggere? Vi piacciono le storie? Beh … Se la risposta alle domande è sì, allora siete arrivati nel posto giusto. Questo è un blog dal quale potrete leggere un bel po’ di storie …
La magia di narrare storie.
La magia di narrare storie 2
Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …
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Pagine
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Trilogia stampata su carta
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Diario di un Aspirante Scrittore ...
Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.
L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...
Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.
Ecco: questo è l’aspirante scrittore.
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.
L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...
Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.
Ecco: questo è l’aspirante scrittore.
Scrittore è:
Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.
E come esimersi dal citare:
« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »
"John Ronald Reuel T."
Questa poi, è bellissima:
« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »
"John Ronald Reuel T."
E come esimersi dal citare:
« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »
"John Ronald Reuel T."
Questa poi, è bellissima:
« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »
"John Ronald Reuel T."
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.
«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»
"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".
Sandro. P. (1896 – 1990)
Sandro. P. (1896 – 1990)
lunedì 24 settembre 2012
martedì 11 settembre 2012
Settimo libro terminato.
Ebbene …
Mah … come dicevo la vita è strana ed imprevedibile, ma ogni persona si deve pur porre degli obiettivi, altrimenti il vivere senza di essi equivarrebbe a vegetare attendendo chissà che.
Non c’entra il voler divenire famosi, quella è l’ultima cosa a cui si deve pensare, ma il sentirsi in pace con la propria coscienza facendo ciò che ci dona soddisfazione, quello che ci piace di più.
Nel mio caso la scrittura è stata una sorta di scudo, un riparo, un posto in cui rintanarmi creando i miei mondi lasciando fuori tutto il resto.
Non che vi sia la volontà di fuggire da chissà che, ma lo scrivere è come spostarsi in un’altra dimensione; i muri si sbriciolano e si dissolvono come cenere al vento e si viene ammantati dalla storia che si sta raccontando.
Tu sei proprio all’interno di quello che stai raccontando …
Lo scrivere è divenuto un bisogno fisiologico: devo scrivere almeno per un paio d’ore al giorno, altrimenti mi sento pesante, come se avessi al mio interno qualcosa che non sono riuscito ad espellere.
Quando ho steso i miei due capitoli giornalieri, mi sento come se avessi fatto i compiti per il giorno dopo: tranquillo. (Gli studenti potranno capire).
La scelta è tra l’essere creativi, oppure perdere tempo; voi cosa avreste scelto?
Bene, è giunto il momento di presentarvi la storia che ho appena terminato.
Sapete già che è il continuo di disperso nel tempo (1942), il suo titolo è già al lato del blog, in corrispondenza dei capitoli, ma lo riscrivo …
Il manoscritto si chiamerà: “Disperso nel tempo (l’epilogo).
pagine: 343;
parole: 63340;
caratteri (spazi inclusi): 385998;
caratteri (spazi esclusi): 325735;
paragrafi: 3414;
righe: 9751.
Or dunque, dato l’orario, direi che è meglio non scrivere altro; nei prossimi giorni posterò qualcosa di più preciso sulla storia che contiene.
Il lavoro è terminato; ho dunque consegnato alla carta (quella della mia stampante, non quella delle stamperie) il mio ultimo libro.
Pensate: ne ho scritti sette; tempo fa non avrei creduto che potessi scrivere tanti libri.Mah … come dicevo la vita è strana ed imprevedibile, ma ogni persona si deve pur porre degli obiettivi, altrimenti il vivere senza di essi equivarrebbe a vegetare attendendo chissà che.
Non c’entra il voler divenire famosi, quella è l’ultima cosa a cui si deve pensare, ma il sentirsi in pace con la propria coscienza facendo ciò che ci dona soddisfazione, quello che ci piace di più.
Nel mio caso la scrittura è stata una sorta di scudo, un riparo, un posto in cui rintanarmi creando i miei mondi lasciando fuori tutto il resto.
Non che vi sia la volontà di fuggire da chissà che, ma lo scrivere è come spostarsi in un’altra dimensione; i muri si sbriciolano e si dissolvono come cenere al vento e si viene ammantati dalla storia che si sta raccontando.
Tu sei proprio all’interno di quello che stai raccontando …
Lo scrivere è divenuto un bisogno fisiologico: devo scrivere almeno per un paio d’ore al giorno, altrimenti mi sento pesante, come se avessi al mio interno qualcosa che non sono riuscito ad espellere.
Quando ho steso i miei due capitoli giornalieri, mi sento come se avessi fatto i compiti per il giorno dopo: tranquillo. (Gli studenti potranno capire).
La scelta è tra l’essere creativi, oppure perdere tempo; voi cosa avreste scelto?
Bene, è giunto il momento di presentarvi la storia che ho appena terminato.
Sapete già che è il continuo di disperso nel tempo (1942), il suo titolo è già al lato del blog, in corrispondenza dei capitoli, ma lo riscrivo …
Il manoscritto si chiamerà: “Disperso nel tempo (l’epilogo).
Queste le sue caratteristiche:
pagine: 343;
parole: 63340;
caratteri (spazi inclusi): 385998;
caratteri (spazi esclusi): 325735;
paragrafi: 3414;
righe: 9751.
Queste pagine, aggiunte alle precedenti sommano all’incirca settecento pagine.
Ecco a voi la copertina:
Ho fatto del mio meglio, ma idee migliori non mi sono venute; spero d’aver dato al testo una bella copertina, almeno che renda l’idea di che argomento tratti.
È un testo fantascientifico – storico; ovvio che non potevo parlare della storia di qualche altra nazione, dunque la scelta è stata obbligata; devo dire che la cosa non mi è pesata affatto.Or dunque, dato l’orario, direi che è meglio non scrivere altro; nei prossimi giorni posterò qualcosa di più preciso sulla storia che contiene.
Come sempre: buona notte a tutti.
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