Il sesto capitolo del libro ora è leggibile.
Buona lettura:
CAPITOLO 6
IL VALORE DEI MAGHI
ROSSI
L’essere appena giunto guardava Maximilian
con aria minacciosa; s’intravedeva unicamente una parte del suo volto, il resto
era ricoperto dalle bende sporche.
La parte destra del viso però era scoperta e
priva di pelle.
Il suo occhio era rosso come il fuoco.
Maximilian l’aveva già incontrato quell’essere,
però non ricordava dove.
L’entità rivolse loro la parola e la sua voce
era viscida; i maghi non avevano mai udito una voce simile in vita loro.
Essa non apparteneva a un essere umano.
«Finalmente ci troviamo faccia a faccia; ma
questa volta le cose saranno diverse dall’ultima … Di certo non vi farò
scappare». Affermò la bestia bendata.
Maximilian non capiva il senso di quelle
parole, ma da esse si presumeva che si fossero già incontrati … Dove?
A quel punto Ivan si frappose tra l’entità
non ben definita e Maximilian.
Il mago rosso disse: «Vedo che sei diventato
ancora più astuto e pregno di malvagità dall’ultima volta che ci siamo visti».
Anche i maghi bianchi si posero a protezione
di Maximilian.
Il ragazzo, tuttavia, non sembrava per nulla
impaurito.
I suoi maestri erano di certo più preoccupati
di lui.
Ivan stava guardando l’essere bendato con
attenzione e, nonostante non lo fissasse, si rivolse a Melkore: «E tu … Drago
celestiale decaduto … Ora servi queste viscide entità … E a che scopo se è
lecito chiederlo? Quando avranno assolto il loro compito, si sbarazzeranno
anche di te. Il loro obiettivo è solo accaparrarsi più potere possibile e
regnare sul niente, facendo terra bruciata attorno a loro».
Melkore non rispose; anzi, anche lui li
fissava minacciosamente.
L’essere accanto al drago fece un passo in
avanti e dal suo corpo iniziò a fuoriuscire del fumo nero e intenso.
La voce viscida e glaciale che già si era udita
prima, in quel momento, risuonò ancora una volta nell’ambiente: «Ora è il momento
di morire per mia mano».
Quelle parole echeggiarono tetre e arrivarono
a ogni essere lì presente.
Ivan era determinato a combattere ed era quasi
sicuro di poterlo contrastare.
Il mago rosso sussurrò: «Siate pronti … Vedrete
qualcosa che non è normale vedere anche per dei maghi; siate cauti e guardatemi
le spalle. Oltre chi abbiamo di fronte, arriveranno molte altre creature. In
quanto a te ragazzo …». Egli si stava rivolgendo a Maximilian. «È il momento di
far ricorso a tutto quello che hai imparato. Non è un'esercitazione; qui se non
sei all’altezza della situazione muori. Dunque, se è vero che sei speciale, è
il momento giusto per dimostrarlo. Dai fondo a tutto quello che sai».
Maximilian assunse un’aria seria e il suo
occhio sinistro ancora una volta divenne simile a quello di un drago.
Melkore aveva notato il cambiamento e si fece
sfuggire un ghigno.
Il drago nero spalancò le sue fauci e lanciò
verso quel gruppo un intenso getto di fuoco il quale lo investì in pieno.
Prima che il gruppo venisse colpito però, la
voce di Ivan echeggiò nell’ambiente: «Vicissitudo
rubrum: patrocinium!». Quando l’effetto del getto infuocato svanì, il
gruppo era ancora in piedi senza che avesse subito alcun danno.
Ivan tese il suo bastone in avanti, poi, battendolo
in terra, esclamò: «Oppugnatio!». Dal
terreno innumerevoli massi di piccole e medie dimensioni si scagliarono senza
tregua verso le due sagome che si erigevano dinanzi a loro.
Quell’attacco però, fu schivato facilmente
sia dal drago sia dall’essere bendato.
In quell’istante arrivarono nel luogo in cui
stavano combattendo molti Boschivi e altri esseri alleati dei maghi neri.
Ivan, non appena li vide, affermò: «Attaccateli
pure e state tranquilli per Maximilian … Ci sarò io con lui».
I maghi bianchi si gettarono contro gli
esseri armati della loro spada elementale e, senza timore, iniziarono a
combatterci avendo per il momento la meglio.
Melkore si avventò contro Maximilian e Ivan;
quest’ultimo, con una mossa del suo bastone, respinse il drago che per effetto
dell’incanto fu scaraventato indietro.
Il mago rosso gli disse: «Pensi che ti lasci
avvicinare con così tanta facilità a noi? Lo sai che non devi sottovalutare i
maghi rossi».
Il drago nero riprodusse un ruggito di stizza
ma, prima che egli potesse fare altro, l’essere che accompagnava Melkore si
pose tra il mago e il drago.
Dalle mani fasciate di quell’essere
spuntarono lunghi artigli affilati …
I due di fronte a lui ne contarono cinque per
ogni mano.
Gli artigli erano lunghi almeno dodici
centimetri l’uno e sembravano fatti con materiale osseo.
A quel punto l’essere si avventò contro Ivan
tentando di colpirlo con i suoi artigli.
Il mago parò il colpo facendosi scudo con il
bastone e, nonostante quell’entità cercasse di passare le difese di Ivan con
dei colpi a ripetizione e di inaudita potenza, il mago rosso non ne veniva
minimamente scalfito.
Melkore ne approfittò …
Ivan, alle prese con quell’essere, non poteva
proteggere Maximilian e il drago si avventò sul ragazzo che, con sorpresa dello
stesso drago, schivò le sue fauci e contrattaccò riproducendo un incanto.
«Elementum iunctus: terra, ignis!». Esclamò
Maximilian.
Sotto le gambe del drago si formò una pozza
di lava incandescente che, come delle sabbie mobili, lo inghiottì.
Il drago si dimenò per sfuggire alla morsa
delle sabbie mobili infuocate, ma non ci fu nulla che egli potesse fare:
affondò ancor prima del previsto.
I maghi bianchi si accorsero dell’incanto
fatto da Maximilian nonostante stessero combattendo contro molti nemici.
Astral esclamò: «Quando ha imparato a fare questi
incanti!».
Asdar, accanto a lui, dopo aver ucciso un
boschivo gridò: «BRAVO RAGAZZO!».
Astral in seguito affermò: «Bisogna andare in
loro soccorso».
Dian, dopo aver parato un attacco del
boschivo davanti a lui lo infilzò con la sua spada, poi ribatté alle parole
dette da Astral: «Avviciniamoci a loro ».
Asdar allora fece notare: «E chi di noi, in
mezzo a questo fracasso, può andare a soccorrerli? Direi che se continuano ad
arrivare, avremo bisogno noi di essere soccorsi».
Maximilian, avendo visto che Melkore era
sprofondato e Ivan era in difficoltà nel fronteggiare quell’entità, si diresse
verso di lui per aiutarlo e, mentre stava per raggiungerlo, un tremore del
terreno fece presagire che il drago non fosse ancora stato sconfitto.
Egli, in effetti, fece la sua comparsa
sbucando dal terreno e subito tentò di colpire Maximilian con i suoi possenti
artigli.
Il ragazzo lo schivo e pronunciò: «Ianitoris dies elemementum: bellum indico
alicui!».
In quell’istante comparvero nuovamente i
quattro centurioni fatti con elementi diversi; ma questa volta non si
limitarono a difendere Maximilian: si scagliarono contro il drago nero che
cercò di fronteggiarli invano.
I colpi del drago passavano attraverso i
centurioni che poi si ricomponevano immediatamente.
Maximilian distolse lo sguardo da Melkore e
vide Ivan combattere strenuamente con quell’entità.
Egli sapeva che rappresentava un grosso
pericolo per loro e corse indisturbato in suo aiuto.
Il ragazzo cercò di colpire il nemico con un incanto
elementale e quasi ci riuscì, ma all’ultimo momento l’essere bendato si spostò.
Maximilian non lo aveva colpito, tuttavia era
riuscito a farlo allontanare da Ivan.
Lui si avvicinò al mago rosso e gli chiese:
«Sta bene?».
Il mago accennò un ghigno, però non distolse
lo sguardo da quella cosa; poi gli rispose: «Non ti preoccupare ragazzo, io sto
bene e sono in grado perfettamente di tenere testa a quell’essere».
Solo dopo Ivan si accorse che Maximilian era
riuscito a fronteggiare un drago adulto, per giunta uno che era diventato drago
celestiale; e fu allora che realizzò l’importanza che il ragazzo avrebbe avuto
in quella vicenda.
Ma non ci fu tempo per pensare ad altro … Il
nemico attaccò nuovamente e con impeto maggiore.
Nonostante la potenza degli attacchi però, l’essere
bendato non riuscì a sfiorare il mago rosso che si difese strenuamente e lo
respinse con l’ausilio del suo bastone.
La voce di quell’essere si udì ancora una volta:
«Cosa speri di ottenere? Non puoi uccidermi e tantomeno sperare di fermarmi. Io
che ho annientato l’intera stirpe dei maghi rossi … Voi siete solo degli esseri
inferiori, privi di potere necessario per fronteggiarci. Dal momento in cui
avete perso il canto dell’arcangelo non siete altro che inutili maghi da
strapazzo; quando anche tu sarai distrutto, l’intera vostra stirpe verrà
cancellata. Arrenditi e consegnami il moccioso e forse potrei anche essere clemente
con te».
Il mago rosso scoppiò a ridere e poi gli
rispose: «Proprio tu mi parli di clemenza! Nel vostro vocabolario non esiste
quel concetto. Dunque se vuoi il ragazzo, dovrai passare sul mio corpo».
Egli non ebbe nemmeno finito di dire quelle
parole che venne attaccato nuovamente dall’essere con cui aveva appena
terminato di parlare.
Lo scontro fu cruento e di alto livello
magico … Gli incanti si susseguivano in continuazione e non pareva esserci
nessun vincitore in quanto si annullavano a vicenda; ma a un certo punto anche
Maximilian decise d’intervenire a sostegno di Ivan e riprodusse ancora una
volta l’ennesimo incanto.
La sua voce echeggiò nell’aria: «Elementum ventus: impetus!». Dalle sue mani
rivolte verso quell’entità partì un turbinio d’aria.
L’incanto appena riprodotto colpì l’obiettivo
in pieno e lo sbalzò lontano, facendolo sbattere contro un tronco di Kapok non
lontano dal luogo dove stava avvenendo lo scontro.
Maximilian non si era fermato affatto ed
esclamò deciso: «Elementum ignis: in
vicola conicio!». Attorno a quell’essere si formò una gabbia di fuoco che
lo imprigionò.
Il ragazzo si rivolse a Ivan gioioso: «Ce
l’ho fatta!».
Ma il mago rosso corse subito nelle sue vicinanze,
lo prese e gli disse: «Presto; sono molto potenti. Nonostante siamo riusciti
tenergli testa fino a questo momento, sento che sta cambiando qualcosa.
Dobbiamo raggiungere i maghi bianchi e fuggire lontano da qui».
Maximilian non riusciva a comprendere il
motivo di tanta agitazione, ma volle comunque dare retta al mago rosso.
I due si avvicinarono di tutta fretta ad
Astral, Dian e Asdar, dandogli una mano a sbarazzarsi dei boschivi contro cui
stavano combattendo.
Ivan riprodusse un incanto con il suo
bastone, scaraventando tutti gli esseri lontano da loro.
Melkore, intanto, era occupato con i quattro
guardiani costituiti da altrettanti tipi di elementi e l’essere che si era
scontrato con Ivan era in gabbia.
Ivan, molto preoccupato, disse ai maghi
bianchi: «Se qualcuno di voi conosce la formula per la smaterializzazione, è il
momento di usarla. Credetemi … Si sta mettendo davvero male per noi; o ce la
filiamo da questo posto, o siamo spacciati».
Intanto, nella gabbia dove l’essere era stato
spinto da Maximilian, qualcosa stava cambiando … La parte di volto scoperta, e
che precedentemente era scarnificata, era cosparsa di piume che sembravano di un
gufo.
In quell’istante anche Astral percepì qualcosa
di strano e si affrettò a dire: «Presto! Toccatemi tutti». E quando fu certo
che tutti lo avessero fatto, pronunciò: «Advolo
positus delectus, lux lucis!».
Una luce li avvolse tutti e dopo pochi
istanti si rimpicciolì e si diresse verso il cielo, sparendo nella sua
immensità; con lei svanirono anche gli incanti fatti dai maghi, compresa la
prigione di fuoco e i guardiani elementali.
Melkore si guardò intorno e vide che i maghi
erano fuggiti, poi fissò l’essere bendato e gli fu chiara la strana visione: la
sua faccia scarnificata era stata rimpiazzata da un viso piumato, sembrava che
gli fossero cresciute innumerevoli piume che assomigliavano a quelle del gufo.
Il drago lo guardò e disse: «Sono riusciti a
fuggire».
Ma l’essere, con fare tranquillo, gli
rispose: «Non preoccuparti, presto raggiungerò la mia forma finale; allora non
ci sarà posto dove possano nascondersi. Per adesso cerchiamo di riprenderli e
di eliminarli il prima possibile».
Entrambi poi, guardandosi intorno, videro che
i loro seguaci erano stati quasi dimezzati; i maghi bianchi li avevano colpiti
duramente.
I due chiamarono i superstiti e si misero
all’inseguimento delle loro prede nel tentativo di riprenderle.
Anche il cercatore, che durante lo scontro
aveva pensato bene di nascondersi, si aggregò al gruppo.
Tutti lo seguirono ed egli pareva aver
rintracciato una qualche sorta di scia odorosa, si rivolse ai due che gli
stavano dietro dicendogli: «Ho odorato qualcosa. Seguitemi; da questa parte».
Il gruppo s’incamminò sulla strada
indicatagli dal piccolo essere sul cui muso spiccava un naso gigantesco.
***
Una luce comparve d’improvviso nel bel mezzo
della foresta dove nulla si notava poiché l’oscurità tutto ammantava.
Le sagome dei maghi e di Maximilian
incominciarono a delinearsi e, quando la luce scomparve, furono ben visibili
sia Astral sia Ivan e tutta la combriccola.
Astral si guardò intorno e asserì: «Pare che
siamo riusciti a fuggire, ma ignoro dove ci troviamo e, se non sono in grado di
sapere con precisione il luogo di partenza, non potrò portarvi all’Asilum».
Ivan lo guardò e ribatté: «Non importa
Astral; dovunque siamo, l’importante è stato allontanarsi da loro. Credetemi …
Stavamo per incappare in un bel problema, l’essere con cui ci siamo confrontati
è potentissimo. Al momento non ha assunto la sua vera forma, ma qualcosa stava
cambiando e non siamo in grado di fronteggiarlo così com’è appena diventato».
Maximilian chiese: «Ma di cosa si trattava? A
me sinceramente non è sembrato così forte … Anzi, sono riuscito a intrappolarlo
con facilità e se avessi continuato sarei riuscito certamente a sconfiggerlo».
Astral lo guardò e poi disse: «Max, quello
contro cui hai combattuto era un demone in procinto di prendere la sua vera
forma; e … Non è quella che tu hai visto. Sono convinto che ti ricordi cosa hai
ricacciato nell’altro universo qualche mese fa; vero?».
Il ragazzo si ricordò eccome quello che era
avvenuto nei mesi precedenti e scosse la testa.
Ivan in quel momento gli disse: «Caro
ragazzo, colui che hai appena visto è Adrammalech; il demone che ha spazzato
via l’intera razza dei maghi rossi. Posso affermare che sta entrando
gradualmente in questo universo e che quella che sta usando è una tecnica
magica dei maghi neri chiamata reincarnazione cadaverica».
Dian gli chiese: «Di cosa si tratta?».
Il mago rosso sembrava stupito del fatto che
un mago bianco non conoscesse quel tipo di magia e domandò a sua volta: «Possibile
che non conosciate le tecniche di magia nera?». Poi guardò le loro facce e
continuò: «Cari maghi bianchi, non sapete che tipo di magia usa un demone e
questo è grave; non potete confrontarvi con loro se non sapete le cose
elementari. Persino un nostro studente viene messo al corrente di quanto voi al
momento non sapete, ma a questo bisogna porre rimedio … Vi fornirò un resoconto
dettagliato dei loro poteri, senza quello non pensate nemmeno di
fronteggiarli». In seguito si girò e alzando il bastone disse: «Dimitto!».
Un alone appena visibile partì da lui e man
mano si propagò per tutto il loro campo visivo.
Non appena l’alone scomparve, egli parlò di nuovo:
«Adesso siamo al sicuro, almeno per il momento».
Astral affermò: «Tra loro c’è un cercatore.
Ci conviene muoverci per seminarli o ci rintracceranno».
Dian disse: «Che aspettiamo … Spostiamoci
allora».
Il gruppo si mosse immediatamente, inoltrandosi
ancora di più nella foresta.
Dopo circa cinque ore di cammino decisero di
fermarsi poiché ci voleva una sosta, soprattutto dopo aver combattuto contro
quegli esseri.
La strada diventava sempre più impervia,
segno che si stavano addentrando nella foresta e questo voleva dire solo una
cosa: si stavano allontanando dai posti che loro conoscevano.
Si palesava la situazione che loro non potevano
permettersi in quel momento: se non conoscevano il posto in cui erano, non
potevano riprodurre l’incanto di smaterializzazione.
Si fermarono in un posto oscuro e pieno di
arbusti; la flora era talmente fitta che a stento riuscivano a vedere davanti a
loro.
I maghi si fecero largo nei rovi aiutandosi
con gli incanti e tagliando alcune piante che altrimenti avrebbero reso la
strada impraticabile.
Finalmente trovarono uno spiazzo in cui si
poteva ergere un rifugio; lo evocarono e
resero intangibile il Castrum.
Astral e Ivan recitarono innumerevoli formule
per evocare degli incanti protettivi.
A quel punto, non sapendo che ora fosse
poiché nella foresta non si scorgeva la luce solare che veniva bloccata dalle
foglie e dalla flora fitta, decisero che sarebbe stato il caso di riposare un
po’.
Dian propose: «So bene che nessuno di voi ne
avrà voglia, ma bisogna mettere sotto i denti qualcosa. Vi preparerò del cibo,
ovviamente non possiamo permetterci di emanare alcun tipo di odore e quindi vi
dovrete accontentare di cibo non cotto … Dei buoni panini andranno più che
bene».Tutti annuirono e Dian si diede da fare.
Nel frattempo, nella sala da pranzo del
rifugio evocato, il mago rosso iniziò a parlare: «Questo è il momento in cui io
posso parlarvi tranquillamente. Vi dirò di alcuni poteri che loro possiedono,
vi consegnerò il libro in cui c’è descritto quello di cui sono capaci e vi
spiegherò in cosa consiste l’incanto che sta portando Adrammalech nel nostro
mondo; pertanto ascoltatemi bene …».
Astral, Asdar e Maximilian si sedettero di
fronte a lui, poi arrivò anche Dian che aveva preparato dei panini i quali
furono posati sul tavolo assieme a dell’acqua.
Anche Dian si sedette e dopo pochi istanti
Ivan iniziò a spiegare cosa avevano incontrato: «Dunque … Come vi ho accennato,
quello che abbiamo appena incontrato è il demone che attaccò i maghi rossi
all’epoca della loro caduta. Si presume che per entrare nel nostro mondo stia
utilizzando una magia fatta dai maghi neri che prende il nome di reincarnazione
cadaverica. In cosa consiste quest’incanto … Si mormora che i maghi neri siano
in grado di far rivivere un demone dentro un corpo umano privo di vita;
quest’ultimo, una volta entrato in esso, cresce come un fungo, un parassita, e
quando i tempi sono maturi ne prende il controllo totale assumendo la sua vera
forma e aggirando così l’incanto posto a protezione dell’universo umano.
Durante il nostro combattimento con loro Adrammalech non aveva il suo vero
aspetto, era molto lontano da esso; e se voi avete già fatto la sua conoscenza
in passato, di certo, non devo spiegarvi la sua forma».
Maximilian, come gli aveva detto il maestro
Astral, si ricordò di quando chiusero il varco nell’anfiteatro e del giorno in
cui lo stesso Melkore tentò di far trapassare il demone; era del tutto diverso
in effetti, aveva un aspetto decisamente meno ripugnante e corpulento.
Le bende non permettevano una visone completa
del suo aspetto, ma si percepiva l’oscura presenza di un essere spietato.
Ivan continuò la sua narrazione: «I suoi
poteri non sono sviluppati; combatte dunque come un normale essere umano e si
difende con gli artigli fuoriusciti dalle sue dita. Presumo ci abbia attaccato
adesso poiché è in procinto di mutare; non si spiega altrimenti il rischio che
lui ha preso … E credetemi, non rischiano proprio niente. Quando mi sono
accorto che stava mutando, vi ho subito avvisati e per fortuna siamo riusciti a
fuggire appena in tempo».
Maximilian continuava a non capire bene il
discorso che i maghi stavano facendo; loro erano riusciti a imprigionare
quell’essere e, visto che in quel momento aveva ancora sembianze umane, non era
forse più giusto cercare di dargli il colpo di grazia?
Pertanto il ragazzo affermò: «Sono sicuro
che, se avessimo continuato, l’avremmo abbattuto».
Il mago rosso lo guardò e poi rispose:
«Ragazzo … Se hai notato bene, sulla sua faccia stavano comparendo delle piume;
segno inequivocabile che stava mutando in uno stadio vicino alla forma
demoniaca. Questo vuol dire un aumento della sua forza e l’accesso a poteri che
nemmeno immagini; potevamo fronteggiarlo in forma umana, ma nel momento in cui
lui prende forme demoniache non ci rimane che fuggire. A tutt’oggi non
possediamo potere necessario per fronteggiarlo».
Astral affermò: «Dunque sta passando
definitivamente in questo mondo e quelle piume significano che lo vedremo presto
in una delle sue molteplici forme».
Ivan annuì e disse: «Esatto».
Si notò palesemente la preoccupazione dei
maghi in quell’istante e Dian si fece portavoce di tutti: «Siamo in un bel
guaio; ci ritroveremo a fronteggiare un demone che non possiamo sconfiggere. Mi
domando come porre rimedio al problema».
Ivan ribatté: «Purtroppo non posso riprodurre
il nostro incanto più potente, dunque dovremo tentare di opporci a lui in
maniera convenzionale e con l’aiuto dei daghi rimasti».
Maximilian, accortosi della preoccupazione
dei maestri, si fece scappare: «E se un modo di fermarlo esistesse?».
I maghi lo guardarono incuriositi; poi una
voce domandò: «Solo un incanto con forza pari a quella celeste sarebbe in grado
di abbattere il demone; come pensi di riprodurre un incanto simile?». Chiese
Asdar.
Il ragazzo stava per rispondere, quando gli
vennero in mente le raccomandazioni fattegli da Bithor e a quel punto
desistette dicendo: «Ci deve pur essere un modo per fermarlo. Quando sarà
pronto inizierà ad attaccare tutti gli esseri che abitano il mondo umano».
Astral, consapevole che Maximilian
rappresentava per loro un grande aiuto, sostenne: «Maximilian … Nonostante l’aiuto
di Bithor, questo è un qualcosa che va oltre le nostre possibilità. Parliamo di
poteri diabolici, una distorsione di quelli celesti, usati per rubare l’essenza
del potere celeste stesso. Purtroppo non siamo in grado di contrastare quel
demone, ma è anche vero che non possiamo lasciarlo girovagare per il mondo
liberamente poiché quando sarà nelle condizioni di colpire non esiterà a farlo.
Dobbiamo dunque cercare di fermarlo nello stato in cui si trova, prima che
riesca a mutare completamente nell’essere gigantesco e pericolo che esso è».
Ivan annuì dicendo: «Pienamente d’accordo.
Con lui c’è Melkore e dunque un ostacolo in più da superare. Viceversa … Noi
siamo in pochi e non possiamo sperare di sortire alcun risultato».
Dian assicurò: «Di questo non ti devi
preoccupare. Ho inviato all’Asilum un messaggio con le ultime novità; ho
richiesto aiuto e supporto, spiegando che ci trovavamo in pericolo. Presto ci
raggiungeranno dei rinforzi e con loro ci saranno anche Aschcore e Brot. In
quell’istante tenteremo un assalto al demone; nel frattempo non dobbiamo far
altro che evitare il contatto con loro».
Anche Asdar e Astral fecero intendere che era
l’unica strada possibile.
Se avessero atteso ancora, avrebbero dato il
tempo all’essere diabolico di terminare la sua mutazione rendendo ancora più
difficile la sua sconfitta.
Anche Ivan era cosciente di questo e alla
fine acconsentì: «Sono d’accordo con voi. Il discorso che avete appena concluso
non fa una grinza, ma preparatevi a un cruento scontro poiché non sarà una
passeggiata». E dopo aver detto quelle parole, sussurrò una formula magica.
Sulle mani del mago apparve un grosso libro
rosso, il suo titolo era: “Arti rosse e
poteri Demoniaci”.
Il mago, rivolgendosi ai maestri, propose: «Sarebbe
il caso che tutti voi leggiate questo. Dentro troverete importanti descrizioni
dei vari incanti che i demoni hanno usato durante il loro attacco diretto a noi
maghi rossi. Una volta memorizzato quanto descritto, capirete che la loro
determinazione va oltre l’immaginabile».
Infine egli si rivolse a Maximilian: «Ragazzo,
ho visto con quanto coraggio hai fronteggiato sia il drago traditore sia
Adrammalech; ma ti senti pronto per un tipo di battaglia che nemmeno la tua
fervida immaginazione può visualizzare?».
Maximilian rispose: «Non posso sottrarmi alle
mie responsabilità, devo arginare la loro avanzata a tutti i costi».
Il mago rosso era compiaciuto di quello che
Maximilian gli aveva appena detto, guardò gli altri maestri, i quali ormai
erano abituati a sentirlo parlare in quel modo, e aggiunse: «Ebbene … Sono
consapevole di aver parlato tanto, ma volevo solo mettervi al corrente di
quello a cui stiamo per assistere; visto che siete così risoluti, contate sul
mio aiuto. Se comunque Adrammalech assume la sua vera forma, saranno per noi
guai e fermarlo sarà alquanto difficile». Dopo aver detto quelle parole prese un
panino e lo portò alla bocca dandogli un morso; così fecero tutti.
I cinque decisero che era giunto il momento
di riposare; non prima però di aver stabilito i turni di guardia.
Quella sera toccò ad Astral fare la guardia
per primo; gli altri, compreso Maximilian, andarono a riposare sui letti
all’interno del rifugio.
Nel rifugio calò un silenzio inverosimile,
segno che gli occupanti erano caduti in un sonno profondo.
****
Maximilian
si ritrovò di nuovo in un posto strano.
Lì
c’era la solita boscaglia nella quale si era allenato senza sosta con Bithor.
Il
panorama era mozzafiato; nonostante oramai fosse passato molto tempo dal suo
primo ingresso in quel mondo, non aveva ancora fatto l’abitudine ai due soli e
il vorticare del più piccolo, con quella striscia di magma rosso che lo univa
al più grande, lo affascinava ogni giorno di più.
Bithor
ancora non si era fatto vivo, allora decise di sedersi un po’ e ammirare quel
panorama alieno.
Strani
animali passavano lì vicino e strani uccelli si levavano in volo nel cielo; gli
sembrò di vedere una fenice e addirittura un’aquila gigante tutta bianca, ma
consapevole di trovarsi in un mondo nel quale c’erano le più svariate razze
magiche, non si stupì più di tanto.
D’un
tratto il tremore del terreno annunciò l’imminente arrivo del drago d’oro.
Bithor fu
presto al suo cospetto e come sempre il ragazzo reputò stupenda e maestosa
quella figura.
Maximilian
salutò Bithor: «Lieto di rivederti Bithor».
Il drago
ricambiò dicendo: «Maximilian non c’è bisogno di rivolgerti a me in quel modo,
puoi essere più confidenziale se lo reputi necessario; a ogni modo, sono contento
di rivederti anch’io».
Maximilian
gli spiegò le novità: «Abbiamo incontrato il demone sotto forma di essere umano
e Ivan ha detto che si trasformerà pian piano in quello che effettivamente è in
poco tempo».
Bithor
non era affatto sorpreso e disse: «Me lo aspettavo che avrebbero mandato lui e
arrivati a questo punto, non rimane che affrontarlo prima che riesca ad
assumere la sua forma finale. Se questo avviene sarà un grosso problema
abbatterlo e noi non possiamo riprodurre l’incanto che ti ho insegnato, di
certo non lo possiamo sprecare per lui. Max … Adrammalech è colui che io stavo
combattendo nel momento in cui sono stato scaraventato in questo mondo, se non
fossi stato scaraventato oltre la barriera mi sarei sbarazzato di lui un anno
fa, ma purtroppo loro sono molto astuti e nella speranza di uccidere l’ultimo
ostacolo alla loro avanzata hanno architettato l’ingegnoso piano di privarmi
dei miei poteri di celestiale. Ma questo per noi non è assolutamente un
problema, è vero che io non posso intervenire direttamente, ma tramite te
possiamo cercare di arginare il suo dilagare; oltretutto se hanno fatto passare
me attraverso un qualche tipo di passaggio è palese che esiste la possibilità
per chiunque di trapassare e se riuscissimo a scoprire il meccanismo o a
impadronirci di un loro passaggio, potremo usufruire di rinforzi provenienti
anche dal verso umano quando sarà il momento di andare a fare visita all’oscuro.
Adesso però, dobbiamo pensare al suo luogotenente Adrammalech. Maximilian … Va
fermato a ogni costo; ho sentito che state radunando forze per attaccarlo, ma
sappi che a quest’ora egli ha raggiunto di già il secondo stadio della sua
mutazione, vale a dire che il terzo e ultimo stadio è vicino. È dunque prossimo
a raggiungere la sua vera forma e attaccare il creato. Siate cauti e
abbattetelo con ogni mezzo a vostra disposizione. Per quanto mi riguarda, sarò
sempre con te come d’abitudine».
Maximilian
continuò a parlare: «Per combatterci contro ho bisogno di sapere quanto più è
possibile; dimmi … Se usassi il solvo caelestis su di lui riuscirò ad
abbatterlo?».
Il
drago d’oro rispose: «Quell’incanto è troppo dispendioso per te Max; se
ricordi, le ultime volte che lo hai usato sei caduto al suolo privo di energie.
Proprio non te lo puoi permettere questa volta. Comunque non credo che funzionerebbe
… Lo feriresti solamente, nient’altro; questa volta ci vuole qualcosa di più
potente per abbatterlo. Ma abbi fede, è scritto che tu riporterai l’ordine in
questo mondo con il mio aiuto e non sarà Adrammalech a fermarti; ciononostante
è un pericolo che non deve essere sottovalutato».
Maximilian
non capiva ancora in che modo dovesse fronteggiare il demone, lo fece presente
a Bithor: «Ma come riuscirò a combatterlo?».
Bithor
continuò a rassicurarlo: «Ricordati che non sei da solo, con te ci sono anche
dei valorosi combattenti: i maghi bianchi, Brot, Aschcore e lo stesso Ivan. Per
adesso dovrete solo aspettare i rinforzi, cercate dunque di evitare il contatto
con i vostri inseguitori e quando sarete pronti tendetegli una trappola; ma la
cosa più importante che tu possa fare in questo momento è addestrarti e, poiché
sei vicino al completamento dell’incanto che ti serve per evocare la spada
elementale, se vuoi aiutare i tuoi amici … Dacci dentro e completalo».
Il
ragazzo annuì e allo stesso tempo ribadì:
«Voglio proteggerli tutti; non permetterò che gli accada qualcosa di male».
Il
drago, sentite le sue affermazioni, accennò un ghigno ma ricordò a Maximilian:
«Giovane e intrepido ragazzo … Non dimenticare mai che un demone possiede
numerose armi, da quelle spirituali a quelle dell’inganno. Useranno ogni mezzo
per attaccarti o dissuaderti, tienilo bene a mente. Se non ci riusciranno con
la forza, tenteranno con l’inganno; se falliranno con l’inganno troveranno
altre vie, inclusa quella del ricatto. Sii pronto a ogni eventualità e impara
quanto più sapere magico riesci a incamerare, ti servirà tutto».
Maximilian
in seguito parlò a Bithor del discorso fatto con Ivan: «Volevo parlarti anche
di Ivan; lui ha detto che non può
tenergli testa e che senza il loro incanto più potente non possono fare granché
contro i demoni».
Il
drago chiuse i suoi occhi, poi chiese: «Dunque Ivan non è più in grado di
riprodurre il canto dell’arcangelo?».
Maximilian
gli rispose: «Così ha detto».
Bithor
ammise: «Questo è un grosso guaio. Io contavo molto su quell’incanto e credevo
che l’ultimo mago rosso custodisse il segreto di quella magia. Non possiamo
però arrenderci, tanti esseri si sono rifugiati nel vostro mondo e se i maghi
neri mettono le mani sulle anime che desiderano, non potremo più fermarli. Ascolta
Maximilian … Devi sapere che questo demone in precedenza era un umano. Lui fu
talmente spietato e senza scrupoli che venne reclutato da un’entità ancora più
oscura, il vero e il solo colpevole dello squilibrio venutosi a creare tempo
fa. Quando l’uomo morì la sua anima venne riscossa dall’oscuro. Costui però, la
rilasciò dopo aver fatto un patto con lui: tante anime in cambio della vita
eterna e poteri demoniaci».
Il
maestro Astral gli aveva già parlato dell’oscuro e Maximilian se ne ricordò.
In
quell’istante egli chiese: «Bithor chi è costui?».
Il
drago d’oro si abbassò, e portò la sua grande testa all’altezza di Maximilian.
Lui
rispose: «È un arcangelo decaduto; il solo che ha osato sfidare il potere celeste.
Fu privato dei suoi poteri di arcangelo ed esiliato lontano dagli altri suoi
simili; ma presto arrivò il giorno in cui si scagliò contro il creato. Egli cercò
di colpire tutti: creature magiche, uomini, animali e quant’altro; fu,
tuttavia, sempre bloccato dalle forze celesti. Poi, un giorno, con l’inganno,
riuscì a circuire il cuore dell’uomo e promettendogli tanto potere da non avere
rivali in tutto il creato, gli propose di stabilire un patto. Gli esseri magici
non potevano stare a guardare, si coalizzarono e lottarono contro di loro;
nonostante la presenza dei demoni, con l’aiuto dei maghi rossi, riuscimmo a scacciare
lui e tutti i suoi alleati. Purtroppo, con il senno di poi, devo dire che
quella battaglia è servita solamente a ritardare lo scontro più cruento, quello
che è in atto in questo momento. Lui ha ripreso a crescere con più forza al
punto da conquistare l’altro mondo e tentare di aggredire questo».
Maximilian
aveva ben chiara la situazione e disse: «Ho capito; Il nostro vero obiettivo si
trova ancora nell’altro mondo».
Il
drago annuì per poi dire: «Adesso non possiamo più indugiare; è tempo di
riprendere il nostro addestramento. Tu devi apprendere il tuo incanto e io devo
capire come aiutarti negli scontri».
Detto
quello, i due si addentrarono nel fitto bosco poco distante da loro.
****
Il tempo passò in fretta e nel rifugio i
maghi incominciarono a svegliarsi.
Nella foresta la luce solare faceva fatica a filtrare
e sembrava tutto buio, ma i maghi erano sicuri che non ci fossero pericoli
poiché in caso contrario la barriera evocata avrebbe segnalato gli intrusi.
I maghi uscirono dal rifugio e Asdar disperse
l’incanto, cancellando le tracce del loro passaggio.
I cinque stavano quasi per partire quando, d’un
tratto, furono distratti da un bagliore che si avvicinava.
Esso scese dal cielo e man mano che si
avvicinava si accorsero che quello era proprio ciò che stavano aspettando: era
giunto il messaggio dall’Asilum.
La voce che udirono fu quella di Wotan:
«Siamo arrivati sani e salvi all’Asilum e i due ragazzi sono finalmente al
sicuro. Sia Gerard sia Corine sono stati alloggiati nell’appartamento dei
maestri, dunque non abbiate timore per loro».
La faccia di Ivan si rasserenò e poi si
concentrò nuovamente nell’ascoltare la voce proveniente da quel puntino
luminoso che rischiarava il buio: «Ci sono buone notizie anche per quanto
riguarda Aschcore. I due cuccioli, Shima e Alastor, sono arrivati al rifugio
presidiato dal drago e dunque anche loro sono oramai al sicuro. Abbiamo altresì
ricevuto il vostro messaggio e siamo in procinto di raggiungervi con il grosso
dei nostri uomini; con noi verranno anche Brot e Aschcore, anzi, per quando
riceverete questo messaggio, considerate che saremo di già partiti alla vostra
ricerca. Il maestro Brot si raccomanda di evitare il contatto con il demone,
almeno fin quando non saremo lì. Siate cauti».
Il puntino luminoso svanì non appena la voce
terminò di parlare.
I presenti furono sollevati da quelle
notizie, tutto quello che dovevano fare era aspettare l’arrivo dei rinforzi
evitando di venire raggiunti dagli inseguitori; seguirono il piano prefissato e
cercarono di raggiungere una zona che gli permettesse di eseguire l’incanto di
smaterializzazione.
***
Non lontano da quel posto …
Un gruppo di esseri girovagava nella
boscaglia in cerca dei maghi.
Tra loro si vedeva un’entità che in prima non
c’era ed era più alta dell’essere bendato, le sue fattezze erano umane.
La testa fu rischiarata da un raggio di luce
che filtrava nella vegetazione e si delineò la figura di un essere alto
all’incirca tre metri.
La sua faccia però era in tutto e per tutto identica
a quella di un gufo piumato di colore grigio e con sfumature di nero.
I suoi occhi erano rossi e il suo sguardo si
posava ovunque in quella zona con fare spasmodico.
Una voce conosciuta, proveniente dall’essere,
affermò: «Siamo sulla buona strada. Essendo mutato al secondo stadio, ho acquisito
alcune delle mie potenzialità sopite per il trapasso; ora sono in grado di
percepire le mie prede». Poi si rivolse a Melkore e ribadì: «Quando li troviamo
occupati del resto del gruppo; non devono intervenire nello scontro tra me e il
Dragonkin. Ho notato che ancora non è in grado di sfruttare appieno il potere
rinchiuso in sé, sarà dunque facile sopprimerlo purché non s’intrometta
nessuno. Fai in modo di tenere tutti lontani da noi; è l’unico modo di
ucciderlo».
Melkore annuì e fece intendere che avrebbe
fatto quello che l’essere gli aveva appena detto, poi aggiunse: «Tenteranno di
fuggire com’è accaduto l’ultima volta; dobbiamo impedirglielo».
L’essere lo tranquillizzò: «Non temere … Questa
volta con i poteri a mia disposizione non potranno proprio fuggire da nessuna
parte. Sono dei topi in trappola».
Egli fece cenno in direzione nord e subito
dopo gli inseguitori si diressero verso la zona indicata dal demone.
Tutti gli esseri scomparvero dopo poco tempo
inghiottiti dalla fitta flora.
***
Il gruppo dei maghi si stava spostando
velocemente utilizzando il solito incanto.
Continuarono a percorrere la strada che si
dilungava verso il nord, fino ad arrivare nella zona più remota della foresta; si
accorsero che il tempo era passato in fretta e che una giornata intera era
trascorsa da quando erano partiti.
Si fermarono e decisero che sarebbe stato
meglio per loro, ormai esausti, riposare.
Seguì la solita routine: il maestro Asdar
preparò il rifugio e il maestro Astral e Ivan prepararono le barriere protettive.
Entrarono tutti all’interno del rifugio, in
seguito esso si mimetizzò all’istante poiché Dian fece un incanto.
Anche quella nottata l’avrebbero passata
all’interno del rifugio che oramai per loro era come una seconda casa.
Si rifocillarono e si misero a discutere su
come fare qualora fossero stati raggiunti.
Astral iniziò dicendo: «È una giornata che
viaggiamo in cerca di qualche punto di riferimento, purtroppo ignoro la nostra
posizione e fin quando permane questa situazione sono incapace di portarvi in
zone sicure. Posso, tuttavia, in caso d’emergenza, riprodurre l’incanto e farci
allontanare il più possibile dal pericolo».
Il resto del gruppo pareva essere cosciente
che gli inseguitori potessero raggiungerli da un momento all’altro, allora
decisero che qualora fossero stati raggiunti Maximilian doveva esser messo in
salvo; e fu Astral la persona scelta per questo compito.
Ma come al solito Maximilian non voleva
essere un peso e disse: «Non posso permettere che voi tutti mi proteggiate a
costo della vostra vita; sono in grado di difendermi da solo e penso di
avervelo dimostrato durante quest’anno».
Asdar gli rispose: «Maximilian … Tu sei molto
importante e di certo non possiamo permetterci che ti accada qualcosa di male;
lo capisci?».
Il ragazzo ribatté: «Non accadrà nulla di
male a me e nemmeno a voi; ma dobbiamo rimanere uniti, solo in questo modo
riusciremo a fronteggiare il nemico».
Ivan intervenne nel discorso: «Capisco che tu
voglia dare una mano e non sentirti un peso, ma analizza bene la situazione. Siamo
in minoranza numerica, dalla loro hanno un drago e un demone … Senza contare
gli esseri di per sé già problematici da fronteggiare. Devi fuggire se le cose
si mettessero male; quando sarai in grado di fronteggiare un demone, allora
potrai combatterlo e credimi … Ne avrai di occasioni; praticamente ti
cercheranno senza sosta, come d’altronde tu stesso avrai notato».
Maximilian però non cambiò idea, infatti lui
ribadì con forza: «Mi dispiace, non me la sento di abbandonarvi nel bel mezzo
della battaglia. Non potete chiedermi questo».
Gli adulti si guardarono in faccia, come per
sottolineare che era inutile insistere.
Tutti i presenti annuirono, ma le loro
espressioni palesarono tutta la preoccupazione del pericolo che incombeva.
Dian a quel punto sostenne: «A quest’ora i
nostri saranno vicini; vedrete che ci raggiungeranno quanto prima».
Astral gli rispose: «È possibile … Ma non
dimentichiamo che non sanno dove ci troviamo. Potrebbero trovarci o addirittura
incrociare i nostri inseguitori; dunque il loro compito non sarà facile. Dovranno
stare attenti a non incontrare i nemici e seguire allo stesso tempo le nostre
tracce».
Asdar invece affermò: «Possiamo solo sperare
d’incontrarli prima noi».
Era però giunto il momento di riposare e
tutti andarono verso le proprie stanze.
Si decisero dunque i turni di guardia: iniziò
Dian, il quale rimase da solo nella sala principale accanto al camino nel quale
non era acceso il fuoco.
***
In una zona non definita della foresta, delle
sagome si muovevano furtivamente.
Le figure di Melkore e del demone
sfrecciavano veloci e le piante, talune volte, venivano sradicate tale era la
corpulenza dei due esseri.
Il drago nero si rivolse al demone e gli
disse: «A quest’ora dovremo già averli rintracciati; possibile che si siano
spinti così lontani?».
Adrammalech si girò verso il drago e rispose:
«Sono ancora lontani da noi, ma conto di raggiungerli entro domani pomeriggio;
sento chiaramente che in questo momento si sono fermati a riposare».
Il gruppo di esseri percorse la via indicata
dal demone.
Il cercatore, intanto, continuava a odorare
l’aria in cerca di qualche indizio; poi quelle sagome svanirono nell’oscurità
che regnava nella foresta.
***
La notte passò in fretta all’interno del
rifugio e i suoi occupanti si svegliarono quasi tutti assieme.
Si diedero il buongiorno e, consapevoli che i
loro inseguitori erano in grado di raggiungerli da un momento all’altro, dopo
aver rilasciato i loro incanti, ripartirono per cercare un posto conosciuto; da
lì avrebbero riprodotto l’incanto di smaterializzazione.
Asdar guidò il gruppo e fece un incanto.
Il mago reggeva un ramo nelle mani, tipo
quello usato dai rabdomanti, il quale li avrebbe guidati verso la loro meta.
Il ramo puntò in avanti e il mago seguì la
via indicatagli.
Egli guidò i suoi compagni in una direzione
ben precisa.
Passate alcune ore di marcia senza sosta,
s’iniziarono a vedere alcune rovine; sembravano rovine di una civiltà antica e
i ruderi dei vari caseggiati erano quasi tutti sovrastati dalle piante.
Alcuni caseggiati erano ammantati dai
rampicanti, tant’è che non si distinguevano dalla flora.
Il ramo evocato magicamente continuò a farsi
strada in mezzo agli arbusti e viaggiò di filato, come se sapesse di già la
destinazione, verso un punto ben definito; ma dopo mezz’ora si bloccò d’improvviso e cadde al
suolo.
Il gruppo si fermò, si guardarono tutti intorno
e in quel momento compresero che si erano perduti.
I cinque erano dispersi in un posto inesplorato
pregno di pericoli e animali a loro sconosciuti.
«Ci siamo persi». Disse il maestro Astral.
«Impossibile!». Aggiunse Asdar, sicuro d’aver
seguito la strada giusta.
Poi tutto si fece intangibile e una nebbia
fitta calò sul posto.
«Questo posto è sotto l’influsso della
magia!». Esclamò Dian.
Il gruppo fu disorientato da quanto stava
accadendo e Asdar a quel punto riprodusse un incanto: «Supprimo suavitas!». Si udì.
La nebbia si diradò e tutto fu più chiaro;
un’agghiacciante visione si delineò d’improvviso: i maghi erano completamente
circondati dagli esseri magici da cui stavano scappando e tra loro c’era anche
il temuto demone.
Adrammalech era ben diverso dall’ultima volta
che lo avevano incontrato: egli era più alto di almeno un metro ed era
corpulento.
Il demone aveva sviluppato una muscolatura
abnorme; la sua faccia era scoperta e tutti videro che l’essere aveva una testa
simile a quella di un gufo.
Egli fece un passo in avanti e disse loro: «Eccovi
qua. Questa volta non penserete mica di cavarvela come nella scorsa
occasione?». E pronunciò delle parole incomprensibili per tutti.
Un alone arcano, appena percettibile, scaturì
dal suo corpo come se fosse gas impalpabile e si espanse fino a scomparire del
tutto.
Fu allora che Ivan si allarmò dicendo verso i
suoi compagni di viaggio: «Adesso siamo veramente nei guai!».
Anche i suoi compagni parevano aver compreso
che quella era una situazione pericolosa.
Il Demone aveva sicuramente riprodotto una
sorta d’incanto, ma qual’era il suo
scopo?
Ivan lo chiarì dicendo: «Quello che Adrammalech
ha appena riprodotto è un incanto che sopprime la magia. Ogni via è chiusa». E
agitando il bastone Esclamò: «Oppugnatio!».
Un forte vento spazzò via tutti gli esseri di
piccola taglia e li fece scomparire all’interno della foresta, poi il mago
rosso si rivolse ad Astral: «Dobbiamo togliere di mezzo i gregari per poterci
concentrare sul demone e su Melkore. Due di voi devono sistemarli in tempo
record».
Astral annuì e allora si guardò negli occhi
con Asdar e Dian i quali si dileguarono nella fitta foresta armati di gladio
elementale.
Dalla foresta si udirono i versi degli esseri
che stavano avendo la peggio.
Astral poi si rivolse al suo allievo:
«Maximilian; sei pronto?».
Egli annuì e ancora una volta il suo occhio
sinistro mutò minacciosamente.
Una voce, in quell’istante, echeggiò nell’ambiente:
«Ricorda quello che hai imparato con me.
Sappi che potrai contare su tutti i miei poteri».
Maximilian si guardò attorno, stava cercando
chi dei presenti gli avesse detto quelle parole, ma in seguito riconobbe la
voce: era proprio quella di Bithor.
Il drago aveva dunque trovato il modo di interagire
con lui anche da sveglio …
A Maximilian sembrò che nessuno avesse
sentito niente a parte Melkore che fece un ghigno malefico.
Il drago nero si scagliò contro Astral
cercando di azzannarlo con le sue possenti fauci.
Il mago bianco riuscì a malapena a schivare
il colpo, si armò di gladio elementale e provò a colpire il drago, senza successo
però.
Il demone si preparava a colpire Maximilian
con tutta la sua forza; i suoi artigli,
adesso visibili sulle sue dita, si allungarono ed egli corse verso la
sua preda.
Fu però osteggiato dal mago rosso che con
voce imperiosa esclamò: «Patrocinium!».
Una barriera invisibile li salvò da
quell’attacco e il demone si bloccò, nel tentativo di rompere quella barriera
che avvolgeva il mago e Maximilian.
Ivan cercò di colpire il demone ed esclamò,
puntando il bastone verso di esso: «Oppugnatio!».
Una luce rossa lo colpì facendolo
indietreggiare, e non di poco … In seguito la barriera scomparve, ma il demone
non demordeva e voleva a tutti i costi colpire Maximilian.
Egli si gettò di nuovo contro di loro e Ivan,
ancora una volta, lo bloccò per mezzo del suo bastone incantato.
Il demone gli disse: «Pidocchio insulso,
levati di torno. Tu e la tua specie ci avete causato un sacco di problemi, ma
oggi porrò fine alla tua stirpe».
Ivan, nel tentativo di osteggiarlo, trattenne
quell’essere di mole grossa puntando il suo bastone in avanti e gli rispose: «Oggi
ricorderai il valore di un mago rosso; cose di cui voi demoni non capite lontanamente
il significato». E dopo aver riprodotto un incanto immobilizzò Adrammalech e lo
colpì con il bastone sul volto.
Le sue penne furono in parte proiettate verso
l’alto e dalla sua faccia sgorgò del sangue.
Il mago rosso era riuscito a ferirlo, ma non bastava
ancora … Egli, muovendo il suo bastone, riprodusse un nuovo incanto.
Una lingua di fuoco colpì l’essere immondo e
lo ricoprì interamente, bruciando anche la flora vicino a lui.
Il fuoco non si spegneva ma il demone
sembrava abituato e non accusò nessun fastidio.
Si avventò nuovamente verso di loro,
spalancando la sua bocca e proiettando verso Maximilian e Ivan un liquido
giallastro.
I due furono colpiti in pieno e completamente
ricoperti da quella sostanza melmosa, ma quando questa si dileguò si vide sia
Ivan, che in piedi per mezzo del suo bastone aveva riprodotto una sorta di
barriera che li proteggeva entrambi, sia Maximilian che accanto a lui si preparava
per attaccare Adrammalech.
Maximilian esclamò: «Elementum aqua: impetus!».
Una grossa quantità d’acqua si eresse tra
loro e l’entità maligna, come una muraglia invalicabile; la sorpresa del mago
rosso fu tanta come anche quella del maestro Astral, che non lontano di lì
stava combattendo contro il drago nero, fronteggiandolo egregiamente.
Quella muraglia d’acqua si abbatté su
Adrammalech che fu completamente travolto; la sua forza lo trascinò lontano dai
due maghi e quando l’attacco si esaurì, si vide la sagoma del demone incolume.
Il demone si preparava a contrattaccare …
Dalla sua mano desta, protesa verso di loro, partirono delle sfere di magma le
quali si abbatterono sulla zona dove c’erano i due senza alcuna distinzione.
Melkore e Astral sarebbero stati colpiti, ma
fortunatamente per loro si avvidero della situazione e fecero appena in tempo a
fuggire da quella zona.
Essa era stata rasa al suolo e le piante
erano bruciate dal magma lanciato dal demone.
Non c’era traccia né di Maximilian, né di
Ivan; allora il demone pensando di aver soppresso i due disse: «Adesso tocca ai
loro compagni!».
Egli si girò verso Asdar e Dian che
fronteggiavano i boschivi nella selva e si diresse verso di loro.
Il demone non riuscì ad avvicinarsi ai maghi
bianchi perché si udì una voce non lontano da lui: «Oppugnatio!».
La terra sotto i suoi piedi si sgretolò,
facendolo sprofondare in un crepaccio profondo; Ivan lo aveva colpito con un
suo incanto.
In seguito, la voce di Maximilian si udì
chiaramente: «Elementum iuncuts, terra,
ignis: impetus!».
La pozza dove il demone si era inabissato si
riempì di lava fino ai suoi bordi; l’essere immondo era completamente ricoperto
di magma e Ivan, rivolgendosi a Maximilian, disse: «Bravo ragazzo, sei un ottimo
compagno in battaglia».
Ma la verità era che il mago rosso più tempo
passava con Maximilian, più si rendeva conto che quel ragazzino era fuori dal
comune; nemmeno un mago adulto sarebbe riuscito a riprodurre incanti simili.
I rumori dei combattimenti nella boscaglia
erano scomparsi, poi da essa vennero fuori le sagome dei due maghi bianchi armati
con le loro spade elementali; erano palesemente soddisfatti di quello che
avevano fatto, tutti i boschivi erano stati sconfitti.
Non rimaneva che concentrarsi su Melkore il
quale pareva essere rimasto solo; la sua sagoma apparve da dietro un grosso
tronco di noce del brasile ed egli fece un ruggito.
Il drago eiettò verso di loro un getto di
fuoco che fortunatamente tutti riuscirono a schivare, poi caricò il gruppo
cercando di colpire più persone possibili per mezzo dei suoi artigli e della
sua coda la quale, colpendo anche gli alberi circostanti, li frantumò
all’istante.
Le schegge di quegli alberi si sparsero
ovunque.
In quel momento un tremore del terreno non
fece presagire nulla di buono.
Dal terreno sbucò Adrammalech, il magma gli
scivolava via dal corpo come se nulla fosse.
L’incanto fatto dal mago rosso e da
Maximilian non aveva sortito effetti …
Il demone, infuriato per la situazione
venutasi a creare, emise un verso indicibile
spalancando la sua bocca, poi si avviò di corsa verso tutto il gruppo.
I suoi artigli erano lunghi e minacciosi e
quando fu abbastanza vicino cercò di colpire qualsiasi cosa ci fosse nei
paraggi.
La sua ira lo fece comportare in modo
animalesco e tutto quello che colpiva veniva ridotto a brandelli.
I maghi, tuttavia, riuscirono a schivare i
suoi attacchi.
Dian provò a riprodurre un incanto d’acqua,
ma come gli altri non ebbe nessun effetto.
Egli si
rivolse ad Asdar e gli disse: «Questo è il momento opportuno … Forza! O
lo colpisci adesso, oppure non avremo un’altra occasione».
Il mago agli altri urlò: «TUTTI SUGLI ALBERI;
PRESTO!».
Il gruppo obbedì e quando tutti furono sui
rami robusti che li sorreggevano, lo stesso Asdar, che si era posto su dei rami
di un Kapok, esclamò: «Elementum iunctus;
ventus, aqua: impetus!».
In cielo si plasmò un vortice d’aria e di
acqua e della corrente elettrostatica s’iniziò a formare al suo interno; dopo
pochi secondi un fulmine partì dal vortice e si scagliò contro il demone colpendolo
in pieno.
Egli era in piedi in una pozza d’acqua, segno
del precedente incanto fatto da Dian.
L’acqua fece in modo di potenziare il colpo
ovunque fosse bagnato e l’elettricità colpì qualsiasi cosa.
Il demone cadde al suolo rintontito dalla forte
scarica elettrica ricevuta.
Ivan assistette alla scena su di un albero accanto
a Maximilian; egli fece un’esclamazione: «Geniale! Hanno sfruttato il fulmine e
l’acqua ha fatto da conduttore».
Anche Melkore era stato colpito, poiché sotto
i suoi piedi c’era dell’acqua; anch’egli cadde a terra privo di sensi.
Tutti i maghi pensarono di aver vinto il
demone e Melkore, ma ebbero una brutta sorpresa … Il demone riverso per terra
altri non era che un guscio vuoto, sembrava una muta; possibile che avesse
cambiato pelle?
E dove era finito?
Presto a queste domande fu data una risposta:
dal cielo lo stesso urlo agghiacciante che il demone aveva riprodotto in
precedenza si udì nitidamente.
I maghi intravidero la sagoma di Adrammalech
che si avvicinava a gran velocità ed egli atterrò proprio vicino a loro.
Ivan si gettò verso Maximilian, lo prese e lo
portò via di lì appena in tempo: il demone colpì giusto un attimo dopo quel
posto.
Il mago rosso provò a colpirlo con un
incanto, ma la luce proveniente dal suo bastone fu deviata con il solo
movimento del braccio di Adrammalech.
I maghi iniziarono seriamente a temere per la
loro vita, quell’essere immondo con capo di gufo, pareva essere
indistruttibile; persino gli incanti riprodotti con le gladio non lo scalfirono.
Il metà gufo e metà uomo si avvicinava
inesorabilmente alla sua preda, ma tutti i maestri si strinsero a Maximilian ed
erano pronti a giocarsi il tutto per tutto pur di proteggerlo.
Ivan si rivolse ad Astral: «Ascolta … Il
nostro unico obiettivo è portare in salvo Maximilian; devi allontanarlo di qui,
anche contro la sua volontà».
Astral annuì, toccò Maximilian con la sua
mano e iniziò a recitare l’incanto per portarlo il più lontano possibile.
Maximilian guardava tutti i maestri presenti,
incluso Ivan, in faccia e loro di rimando gli risposero con un sorriso
nonostante sapessero che la morte era vicina.
Delle lacrime iniziarono a scendere dal viso
di Maximilian il quale si girò verso Astral.
Egli chiese: «La prego maestro Astral, mi
faccia combattere con voi; non può finire in questo modo. I nostri compagni di
viaggio, non li possiamo sacrificare così». Ma Astral non gli diede ascolto.
L’ambiente divenne impalpabile.
I due stavano per fuggire verso una zona
ignota che li avrebbe posti al riparo da
quelle entità; ma d’un tratto l’incanto svanì senza produrre risultati.
Astral rimase di stucco e si pose subito dinanzi
a Maximilian armato di spada elementale.
Il demone, che gustava di già il suo trionfo,
asserì: «Non potete scappare; questa volta i vostri incanti non funzioneranno.
Ho già provveduto a sopprimerli».
Ad Astral venne in mente che all’inizio del
combattimento Adrammalech aveva riprodotto una magia, allora capì che sarebbe
stato inutile tentare di fuggire per mezzo della smaterializzazione; non rimaneva
che farsi largo con la forza.
Ivan si gettò contro il demone ingaggiando
una battaglia senza esclusione di colpi, poi urlò verso il gruppo: «PRESTO!
CERCATE DI FUGGIRE IN QUALSIASI MODO. IO LO TERRÓ A BADA PER IL TEMPO
NECESSARIO».
I tre maestri e Maximilian cercarono di
allontanarsi, ma Melkore gli bloccò la strada attaccandoli e cercando di fare
più danni possibili.
I maghi bianchi riuscirono a sfuggire a
quell’attacco ma il demone, approfittando di una distrazione di Ivan, corse
verso Maximilian che si era staccato leggermente dal gruppo.
L’essere alzò il suo braccio e, facendo in
modo di puntare i suoi artigli verso il ragazzo, sferrò un colpo diretto al suo
cranio.
Si sentirono gli artigli che trapassarono le
carni, ma nessun urlo echeggiò nell’aria; poi Maximilian si vide davanti la
tunica rossa di Ivan … Il mago si era messo davanti a lui subendo il colpo a
posto suo.
Il ragazzo vide una scena raccapricciante: gli
artigli di Adrammalech avevano trapassato lo sterno di Ivan il quale a fatica
riusciva ancora a respirare.
Maximilian urlò: «NO!».
Asdar, con uno scatto felino, portò via
Maximilian da quella posizione stringendolo a sé, poi Dian lasciò ad Astral
Melkore e tentò di colpire il demone che scansò il suo attacco come niente
fosse.
Il demone guardò Maximilian con intensità;
egli aveva ancora tra i suoi artigli il corpo di Ivan che sembrava senza vita.
Adrammalech disse: «Dragonkin; non riuscirai
mai a sfruttare il potere del celestiale. Oggi io ti ucciderò». Poi guardando
il corpo di Ivan aggiunse: «Ho iniziato estirpando i maghi rossi dalla faccia
della terra. Adesso chi prenderà il colpo a posto tuo?». Guardando i maestri rimasti in difesa del
ragazzo.
Di seguito scaraventò Ivan lontano da lui per
liberarsi la mano destra di quel peso.
Il mago rosso sbatté contro un tronco
d’albero e poi si accasciò al suolo senza dare alcun segno di vita.
Le lacrime iniziarono a scendere copiosamente
dal viso di Maximilian, Asdar gli disse:«Forza Max, non fare così; Ivan ti ha
protetto a costo della sua vita, non puoi permettere che il suo sacrificio sia
vano. Dobbiamo fuggire».
Ma non ci fu nemmeno il tempo di rendersi
conto della situazione che il demone si avventò di nuovo verso Maximilian.
In quell’istante la terra iniziò a tremare e
il demone si bloccò, pareva che non riuscisse a muoversi.
Dal sottosuolo sbucò Aschcore che si frappose
tra il demone e il ragazzo, poi dall’oscurità della foresta un’enorme sagoma
colpì Melkore che fu sobbalzato via … Dinanzi ad Astral c’era Brot il drago
dalle scaglie di ferro.
Erano arrivati tutti i rinforzi provenienti
dall’Asilum …
Il drago nero si alzò ed esclamò: «Maledizione
… Ancora tu!».
Brot gli rispose: «Non posso più tollerare la
tua completa dedizione a quegli esseri immondi». Guardandolo minacciosamente.
Aschcore era dinanzi al demone e si rivolse
ad Asdar: «Porta via il ragazzo; qui ci penso io».
Il maestro annuì e non se lo fece ripetere due
volte, prese Maximilian con sé e si allontanarono.
I due esseri erano completamente circondati,
i maghi bianchi erano in salvo grazie all’arrivo dei due draghi e dei rinforzi.
Aschcore sferrò un poderoso attacco contro il
demone, ma quest’ultimo si liberò dall’incanto e si allontanò quanto bastava
per schivare quell’attacco.
Egli si guardò attorno e disse: «Siete in
tanti e con questa forma di certo non riuscirei a fronteggiare più draghi, ma
siate certi che ritornerò». E detto quello la sua forma si sciolse come una
candela divorata dal fuoco, sparendo del tutto.
Melkore era rimasto da solo ed era
accerchiato e privo di speranze.
Brot si lanciò contro di lui, ma anche il
drago nero fuggì riproducendo il suo solito incanto: divenne cenere e si rese
intangibile sfuggendo anch’egli all’accerchiamento.
Le due entità erano fuggite lasciando il
campo libero e di loro non si percepiva alcuna presenza.
Brot si avvicinò a Maximilian e gli chiese:
«Tutto bene ragazzo?».
Maximilian fece cenno di sì, poi si rivolse
verso Ivan che giaceva non lontano di lì e si avvicinò lentamente;
s’inginocchiò vicino a lui e vide che ancora respirava.
Dietro Maximilian c’erano proprio tutti:
Aschcore, Brot, Astral, Dian, Asdar, Wotan e tutti i maghi bianchi accorsi in
loro aiuto.
Ivan, con un ultimo sforzo, aprì i suoi occhi
e guardò in faccia Maximilian; egli, con la mano tremolante, cercò il contatto
con il ragazzo.
Quando quest’ultimo prese la sua mano, il mago
rosso sussurrò parole appena percettibili e che solo Maximilian riuscì ad
ascoltare: «Ut convenerat lego munus …».
Dopo di che, le forze lo abbandonarono: l’ultimo mago rosso esistente era
caduto in battaglia per proteggere il piccolo di fronte a lui.
Ci fu un attimo di silenzio, poi Brot si
rivolse ancora una volta a Maximilian: «Ragazzo … Bisogna tornare all’Asilum;
lascia che porti il corpo di Ivan con me e lo ponga tra gli eroi che riposano
all’interno dell’Asilum stesso».
Maximilian pose dolcemente la mano del mago
rosso sullo sterno e Brot, facendo attenzione a non deturpare quel corpo, lo
prese tra le sue fauci e lo pose sulla sua larga schiena; poi si girò verso il
resto dei maghi e disse: «Onore ai caduti che valorosamente difendono le loro
convinzioni e che, nel nome della giustizia e del bene, perdono la cosa a loro
più cara: la vita. Ivan il rosso, l’ultimo mago della sua casata, oggi perde la
vita per mano di un demone oscuro; ma egli vivrà in eterno, poiché per mezzo
del suo gesto, la speranza è rimasta saldamente in vita». Seguì un momento di silenzio,
poi s’incamminarono tutti verso il tanto desiderato riparo.
Astral mise una mano sulla spalla di Maximilian
e dopo aver chiuso entrambi gli occhi, per poi riaprili subito, lo accompagnò verso
il posto dove avrebbero riprodotto l’incanto di smaterializzazione.
Il mago bianco riprodusse l’incanto e una
luce abbagliante ammantò tutti; infine essa si rimpicciolì e si diresse, a
velocità impensabile, verso il cielo scomparendo nella sua immensità.
Un saluto a tutti i lettori; noi ci
risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva”
il 7° capitolo).
