La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

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Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

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Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

mercoledì 17 giugno 2015

Maximilian Arsltain “il canto dell’arcangelo”; 6° capitolo da leggere online.

Il sesto capitolo del libro ora è leggibile.
Buona lettura:


CAPITOLO 6
IL VALORE DEI MAGHI ROSSI


L’essere appena giunto guardava Maximilian con aria minacciosa; s’intravedeva unicamente una parte del suo volto, il resto era ricoperto dalle bende sporche.
La parte destra del viso però era scoperta e priva di pelle.
Il suo occhio era rosso come il fuoco.
Maximilian l’aveva già incontrato quell’essere, però non ricordava dove.
L’entità rivolse loro la parola e la sua voce era viscida; i maghi non avevano mai udito una voce simile in vita loro.
Essa non apparteneva a un essere umano.
«Finalmente ci troviamo faccia a faccia; ma questa volta le cose saranno diverse dall’ultima … Di certo non vi farò scappare». Affermò la bestia bendata.
Maximilian non capiva il senso di quelle parole, ma da esse si presumeva che si fossero già incontrati … Dove?
A quel punto Ivan si frappose tra l’entità non ben definita e Maximilian.
Il mago rosso disse: «Vedo che sei diventato ancora più astuto e pregno di malvagità dall’ultima volta che ci siamo visti».
Anche i maghi bianchi si posero a protezione di Maximilian.
Il ragazzo, tuttavia, non sembrava per nulla impaurito.
I suoi maestri erano di certo più preoccupati di lui.
Ivan stava guardando l’essere bendato con attenzione e, nonostante non lo fissasse, si rivolse a Melkore: «E tu … Drago celestiale decaduto … Ora servi queste viscide entità … E a che scopo se è lecito chiederlo? Quando avranno assolto il loro compito, si sbarazzeranno anche di te. Il loro obiettivo è solo accaparrarsi più potere possibile e regnare sul niente, facendo terra bruciata attorno a loro».
Melkore non rispose; anzi, anche lui li fissava minacciosamente.
L’essere accanto al drago fece un passo in avanti e dal suo corpo iniziò a fuoriuscire del fumo nero e intenso.
La voce viscida e glaciale che già si era udita prima, in quel momento, risuonò ancora una volta nell’ambiente: «Ora è il momento di morire per mia mano».
Quelle parole echeggiarono tetre e arrivarono a ogni essere lì presente.
Ivan era determinato a combattere ed era quasi sicuro di poterlo contrastare.
Il mago rosso sussurrò: «Siate pronti … Vedrete qualcosa che non è normale vedere anche per dei maghi; siate cauti e guardatemi le spalle. Oltre chi abbiamo di fronte, arriveranno molte altre creature. In quanto a te ragazzo …». Egli si stava rivolgendo a Maximilian. «È il momento di far ricorso a tutto quello che hai imparato. Non è un'esercitazione; qui se non sei all’altezza della situazione muori. Dunque, se è vero che sei speciale, è il momento giusto per dimostrarlo. Dai fondo a tutto quello che sai».
Maximilian assunse un’aria seria e il suo occhio sinistro ancora una volta divenne simile a quello di un drago.
Melkore aveva notato il cambiamento e si fece sfuggire un ghigno.
Il drago nero spalancò le sue fauci e lanciò verso quel gruppo un intenso getto di fuoco il quale lo investì in pieno.
Prima che il gruppo venisse colpito però, la voce di Ivan echeggiò nell’ambiente: «Vicissitudo rubrum: patrocinium!». Quando l’effetto del getto infuocato svanì, il gruppo era ancora in piedi senza che avesse subito alcun danno.
Ivan tese il suo bastone in avanti, poi, battendolo in terra, esclamò: «Oppugnatio!». Dal terreno innumerevoli massi di piccole e medie dimensioni si scagliarono senza tregua verso le due sagome che si erigevano dinanzi a loro.
Quell’attacco però, fu schivato facilmente sia dal drago sia dall’essere bendato.
In quell’istante arrivarono nel luogo in cui stavano combattendo molti Boschivi e altri esseri alleati dei maghi neri.
Ivan, non appena li vide, affermò: «Attaccateli pure e state tranquilli per Maximilian … Ci sarò io con lui».
I maghi bianchi si gettarono contro gli esseri armati della loro spada elementale e, senza timore, iniziarono a combatterci avendo per il momento la meglio.
Melkore si avventò contro Maximilian e Ivan; quest’ultimo, con una mossa del suo bastone, respinse il drago che per effetto dell’incanto fu scaraventato indietro.
Il mago rosso gli disse: «Pensi che ti lasci avvicinare con così tanta facilità a noi? Lo sai che non devi sottovalutare i maghi rossi».
Il drago nero riprodusse un ruggito di stizza ma, prima che egli potesse fare altro, l’essere che accompagnava Melkore si pose tra il mago e il drago.
Dalle mani fasciate di quell’essere spuntarono lunghi artigli affilati …
I due di fronte a lui ne contarono cinque per ogni mano.
Gli artigli erano lunghi almeno dodici centimetri l’uno e sembravano fatti con materiale osseo.
A quel punto l’essere si avventò contro Ivan tentando di colpirlo con i suoi artigli.
Il mago parò il colpo facendosi scudo con il bastone e, nonostante quell’entità cercasse di passare le difese di Ivan con dei colpi a ripetizione e di inaudita potenza, il mago rosso non ne veniva minimamente scalfito.
Melkore ne approfittò …
Ivan, alle prese con quell’essere, non poteva proteggere Maximilian e il drago si avventò sul ragazzo che, con sorpresa dello stesso drago, schivò le sue fauci e contrattaccò riproducendo un incanto.
«Elementum iunctus: terra, ignis!». Esclamò Maximilian.
Sotto le gambe del drago si formò una pozza di lava incandescente che, come delle sabbie mobili, lo inghiottì.
Il drago si dimenò per sfuggire alla morsa delle sabbie mobili infuocate, ma non ci fu nulla che egli potesse fare: affondò ancor prima del previsto.
I maghi bianchi si accorsero dell’incanto fatto da Maximilian nonostante stessero combattendo contro molti nemici.
Astral esclamò: «Quando ha imparato a fare questi incanti!».
Asdar, accanto a lui, dopo aver ucciso un boschivo gridò: «BRAVO RAGAZZO!».
Astral in seguito affermò: «Bisogna andare in loro soccorso».
Dian, dopo aver parato un attacco del boschivo davanti a lui lo infilzò con la sua spada, poi ribatté alle parole dette da Astral: «Avviciniamoci a loro ».
Asdar allora fece notare: «E chi di noi, in mezzo a questo fracasso, può andare a soccorrerli? Direi che se continuano ad arrivare, avremo bisogno noi di essere soccorsi».
Maximilian, avendo visto che Melkore era sprofondato e Ivan era in difficoltà nel fronteggiare quell’entità, si diresse verso di lui per aiutarlo e, mentre stava per raggiungerlo, un tremore del terreno fece presagire che il drago non fosse ancora stato sconfitto.
Egli, in effetti, fece la sua comparsa sbucando dal terreno e subito tentò di colpire Maximilian con i suoi possenti artigli.
Il ragazzo lo schivo e pronunciò: «Ianitoris dies elemementum: bellum indico alicui!».
In quell’istante comparvero nuovamente i quattro centurioni fatti con elementi diversi; ma questa volta non si limitarono a difendere Maximilian: si scagliarono contro il drago nero che cercò di fronteggiarli invano.
I colpi del drago passavano attraverso i centurioni che poi si ricomponevano immediatamente.
Maximilian distolse lo sguardo da Melkore e vide Ivan combattere strenuamente con quell’entità.
Egli sapeva che rappresentava un grosso pericolo per loro e corse indisturbato in suo aiuto.
Il ragazzo cercò di colpire il nemico con un incanto elementale e quasi ci riuscì, ma all’ultimo momento l’essere bendato si spostò.
Maximilian non lo aveva colpito, tuttavia era riuscito a farlo allontanare da Ivan.
Lui si avvicinò al mago rosso e gli chiese: «Sta bene?».
Il mago accennò un ghigno, però non distolse lo sguardo da quella cosa; poi gli rispose: «Non ti preoccupare ragazzo, io sto bene e sono in grado perfettamente di tenere testa a quell’essere».
Solo dopo Ivan si accorse che Maximilian era riuscito a fronteggiare un drago adulto, per giunta uno che era diventato drago celestiale; e fu allora che realizzò l’importanza che il ragazzo avrebbe avuto in quella vicenda.
Ma non ci fu tempo per pensare ad altro … Il nemico attaccò nuovamente e con impeto maggiore.
Nonostante la potenza degli attacchi però, l’essere bendato non riuscì a sfiorare il mago rosso che si difese strenuamente e lo respinse con l’ausilio del suo bastone.
La voce di quell’essere si udì ancora una volta: «Cosa speri di ottenere? Non puoi uccidermi e tantomeno sperare di fermarmi. Io che ho annientato l’intera stirpe dei maghi rossi … Voi siete solo degli esseri inferiori, privi di potere necessario per fronteggiarci. Dal momento in cui avete perso il canto dell’arcangelo non siete altro che inutili maghi da strapazzo; quando anche tu sarai distrutto, l’intera vostra stirpe verrà cancellata. Arrenditi e consegnami il moccioso e forse potrei anche essere clemente con te».
Il mago rosso scoppiò a ridere e poi gli rispose: «Proprio tu mi parli di clemenza! Nel vostro vocabolario non esiste quel concetto. Dunque se vuoi il ragazzo, dovrai passare sul mio corpo».
Egli non ebbe nemmeno finito di dire quelle parole che venne attaccato nuovamente dall’essere con cui aveva appena terminato di parlare.
Lo scontro fu cruento e di alto livello magico … Gli incanti si susseguivano in continuazione e non pareva esserci nessun vincitore in quanto si annullavano a vicenda; ma a un certo punto anche Maximilian decise d’intervenire a sostegno di Ivan e riprodusse ancora una volta l’ennesimo incanto.
La sua voce echeggiò nell’aria: «Elementum ventus: impetus!». Dalle sue mani rivolte verso quell’entità partì un turbinio d’aria.
L’incanto appena riprodotto colpì l’obiettivo in pieno e lo sbalzò lontano, facendolo sbattere contro un tronco di Kapok non lontano dal luogo dove stava avvenendo lo scontro.
Maximilian non si era fermato affatto ed esclamò deciso: «Elementum ignis: in vicola conicio!». Attorno a quell’essere si formò una gabbia di fuoco che lo imprigionò.
Il ragazzo si rivolse a Ivan gioioso: «Ce l’ho fatta!».
Ma il mago rosso corse subito nelle sue vicinanze, lo prese e gli disse: «Presto; sono molto potenti. Nonostante siamo riusciti tenergli testa fino a questo momento, sento che sta cambiando qualcosa. Dobbiamo raggiungere i maghi bianchi e fuggire lontano da qui».
Maximilian non riusciva a comprendere il motivo di tanta agitazione, ma volle comunque dare retta al mago rosso.
I due si avvicinarono di tutta fretta ad Astral, Dian e Asdar, dandogli una mano a sbarazzarsi dei boschivi contro cui stavano combattendo.
Ivan riprodusse un incanto con il suo bastone, scaraventando tutti gli esseri lontano da loro.
Melkore, intanto, era occupato con i quattro guardiani costituiti da altrettanti tipi di elementi e l’essere che si era scontrato con Ivan era in gabbia.
Ivan, molto preoccupato, disse ai maghi bianchi: «Se qualcuno di voi conosce la formula per la smaterializzazione, è il momento di usarla. Credetemi … Si sta mettendo davvero male per noi; o ce la filiamo da questo posto, o siamo spacciati».
Intanto, nella gabbia dove l’essere era stato spinto da Maximilian, qualcosa stava cambiando … La parte di volto scoperta, e che precedentemente era scarnificata, era cosparsa di piume che sembravano di un gufo.
In quell’istante anche Astral percepì qualcosa di strano e si affrettò a dire: «Presto! Toccatemi tutti». E quando fu certo che tutti lo avessero fatto, pronunciò: «Advolo positus delectus, lux lucis!».
Una luce li avvolse tutti e dopo pochi istanti si rimpicciolì e si diresse verso il cielo, sparendo nella sua immensità; con lei svanirono anche gli incanti fatti dai maghi, compresa la prigione di fuoco e i guardiani elementali.
Melkore si guardò intorno e vide che i maghi erano fuggiti, poi fissò l’essere bendato e gli fu chiara la strana visione: la sua faccia scarnificata era stata rimpiazzata da un viso piumato, sembrava che gli fossero cresciute innumerevoli piume che assomigliavano a quelle del gufo.
Il drago lo guardò e disse: «Sono riusciti a fuggire».
Ma l’essere, con fare tranquillo, gli rispose: «Non preoccuparti, presto raggiungerò la mia forma finale; allora non ci sarà posto dove possano nascondersi. Per adesso cerchiamo di riprenderli e di eliminarli il prima possibile».
Entrambi poi, guardandosi intorno, videro che i loro seguaci erano stati quasi dimezzati; i maghi bianchi li avevano colpiti duramente.
I due chiamarono i superstiti e si misero all’inseguimento delle loro prede nel tentativo di riprenderle.
Anche il cercatore, che durante lo scontro aveva pensato bene di nascondersi, si aggregò al gruppo.
Tutti lo seguirono ed egli pareva aver rintracciato una qualche sorta di scia odorosa, si rivolse ai due che gli stavano dietro dicendogli: «Ho odorato qualcosa. Seguitemi; da questa parte».
Il gruppo s’incamminò sulla strada indicatagli dal piccolo essere sul cui muso spiccava un naso gigantesco.

***

Una luce comparve d’improvviso nel bel mezzo della foresta dove nulla si notava poiché l’oscurità tutto ammantava.
Le sagome dei maghi e di Maximilian incominciarono a delinearsi e, quando la luce scomparve, furono ben visibili sia Astral sia Ivan e tutta la combriccola.
Astral si guardò intorno e asserì: «Pare che siamo riusciti a fuggire, ma ignoro dove ci troviamo e, se non sono in grado di sapere con precisione il luogo di partenza, non potrò portarvi all’Asilum».
Ivan lo guardò e ribatté: «Non importa Astral; dovunque siamo, l’importante è stato allontanarsi da loro. Credetemi … Stavamo per incappare in un bel problema, l’essere con cui ci siamo confrontati è potentissimo. Al momento non ha assunto la sua vera forma, ma qualcosa stava cambiando e non siamo in grado di fronteggiarlo così com’è appena diventato».
Maximilian chiese: «Ma di cosa si trattava? A me sinceramente non è sembrato così forte … Anzi, sono riuscito a intrappolarlo con facilità e se avessi continuato sarei riuscito certamente a sconfiggerlo».
Astral lo guardò e poi disse: «Max, quello contro cui hai combattuto era un demone in procinto di prendere la sua vera forma; e … Non è quella che tu hai visto. Sono convinto che ti ricordi cosa hai ricacciato nell’altro universo qualche mese fa; vero?».
Il ragazzo si ricordò eccome quello che era avvenuto nei mesi precedenti e scosse la testa.
Ivan in quel momento gli disse: «Caro ragazzo, colui che hai appena visto è Adrammalech; il demone che ha spazzato via l’intera razza dei maghi rossi. Posso affermare che sta entrando gradualmente in questo universo e che quella che sta usando è una tecnica magica dei maghi neri chiamata reincarnazione cadaverica».
Dian gli chiese: «Di cosa si tratta?».
Il mago rosso sembrava stupito del fatto che un mago bianco non conoscesse quel tipo di magia e domandò a sua volta: «Possibile che non conosciate le tecniche di magia nera?». Poi guardò le loro facce e continuò: «Cari maghi bianchi, non sapete che tipo di magia usa un demone e questo è grave; non potete confrontarvi con loro se non sapete le cose elementari. Persino un nostro studente viene messo al corrente di quanto voi al momento non sapete, ma a questo bisogna porre rimedio … Vi fornirò un resoconto dettagliato dei loro poteri, senza quello non pensate nemmeno di fronteggiarli». In seguito si girò e alzando il bastone disse: «Dimitto!».
Un alone appena visibile partì da lui e man mano si propagò per tutto il loro campo visivo.
Non appena l’alone scomparve, egli parlò di nuovo: «Adesso siamo al sicuro, almeno per il momento».
Astral affermò: «Tra loro c’è un cercatore. Ci conviene muoverci per seminarli o ci rintracceranno».
Dian disse: «Che aspettiamo … Spostiamoci allora».
Il gruppo si mosse immediatamente, inoltrandosi ancora di più nella foresta.
Dopo circa cinque ore di cammino decisero di fermarsi poiché ci voleva una sosta, soprattutto dopo aver combattuto contro quegli esseri.
La strada diventava sempre più impervia, segno che si stavano addentrando nella foresta e questo voleva dire solo una cosa: si stavano allontanando dai posti che loro conoscevano.
Si palesava la situazione che loro non potevano permettersi in quel momento: se non conoscevano il posto in cui erano, non potevano riprodurre l’incanto di smaterializzazione.
Si fermarono in un posto oscuro e pieno di arbusti; la flora era talmente fitta che a stento riuscivano a vedere davanti a loro.
I maghi si fecero largo nei rovi aiutandosi con gli incanti e tagliando alcune piante che altrimenti avrebbero reso la strada impraticabile.
Finalmente trovarono uno spiazzo in cui si poteva ergere un rifugio; lo evocarono e  resero intangibile il Castrum.
Astral e Ivan recitarono innumerevoli formule per evocare degli incanti protettivi.
A quel punto, non sapendo che ora fosse poiché nella foresta non si scorgeva la luce solare che veniva bloccata dalle foglie e dalla flora fitta, decisero che sarebbe stato il caso di riposare un po’.
Dian propose: «So bene che nessuno di voi ne avrà voglia, ma bisogna mettere sotto i denti qualcosa. Vi preparerò del cibo, ovviamente non possiamo permetterci di emanare alcun tipo di odore e quindi vi dovrete accontentare di cibo non cotto … Dei buoni panini andranno più che bene».Tutti annuirono e Dian si diede da fare.
Nel frattempo, nella sala da pranzo del rifugio evocato, il mago rosso iniziò a parlare: «Questo è il momento in cui io posso parlarvi tranquillamente. Vi dirò di alcuni poteri che loro possiedono, vi consegnerò il libro in cui c’è descritto quello di cui sono capaci e vi spiegherò in cosa consiste l’incanto che sta portando Adrammalech nel nostro mondo; pertanto ascoltatemi bene …».
Astral, Asdar e Maximilian si sedettero di fronte a lui, poi arrivò anche Dian che aveva preparato dei panini i quali furono posati sul tavolo assieme a dell’acqua.
Anche Dian si sedette e dopo pochi istanti Ivan iniziò a spiegare cosa avevano incontrato: «Dunque … Come vi ho accennato, quello che abbiamo appena incontrato è il demone che attaccò i maghi rossi all’epoca della loro caduta. Si presume che per entrare nel nostro mondo stia utilizzando una magia fatta dai maghi neri che prende il nome di reincarnazione cadaverica. In cosa consiste quest’incanto … Si mormora che i maghi neri siano in grado di far rivivere un demone dentro un corpo umano privo di vita; quest’ultimo, una volta entrato in esso, cresce come un fungo, un parassita, e quando i tempi sono maturi ne prende il controllo totale assumendo la sua vera forma e aggirando così l’incanto posto a protezione dell’universo umano. Durante il nostro combattimento con loro Adrammalech non aveva il suo vero aspetto, era molto lontano da esso; e se voi avete già fatto la sua conoscenza in passato, di certo, non devo spiegarvi la sua forma».
Maximilian, come gli aveva detto il maestro Astral, si ricordò di quando chiusero il varco nell’anfiteatro e del giorno in cui lo stesso Melkore tentò di far trapassare il demone; era del tutto diverso in effetti, aveva un aspetto decisamente meno ripugnante e corpulento.
Le bende non permettevano una visone completa del suo aspetto, ma si percepiva l’oscura presenza di un essere spietato.
Ivan continuò la sua narrazione: «I suoi poteri non sono sviluppati; combatte dunque come un normale essere umano e si difende con gli artigli fuoriusciti dalle sue dita. Presumo ci abbia attaccato adesso poiché è in procinto di mutare; non si spiega altrimenti il rischio che lui ha preso … E credetemi, non rischiano proprio niente. Quando mi sono accorto che stava mutando, vi ho subito avvisati e per fortuna siamo riusciti a fuggire appena in tempo».
Maximilian continuava a non capire bene il discorso che i maghi stavano facendo; loro erano riusciti a imprigionare quell’essere e, visto che in quel momento aveva ancora sembianze umane, non era forse più giusto cercare di dargli il colpo di grazia?
Pertanto il ragazzo affermò: «Sono sicuro che, se avessimo continuato, l’avremmo abbattuto».
Il mago rosso lo guardò e poi rispose: «Ragazzo … Se hai notato bene, sulla sua faccia stavano comparendo delle piume; segno inequivocabile che stava mutando in uno stadio vicino alla forma demoniaca. Questo vuol dire un aumento della sua forza e l’accesso a poteri che nemmeno immagini; potevamo fronteggiarlo in forma umana, ma nel momento in cui lui prende forme demoniache non ci rimane che fuggire. A tutt’oggi non possediamo potere necessario per fronteggiarlo».
Astral affermò: «Dunque sta passando definitivamente in questo mondo e quelle piume significano che lo vedremo presto in una delle sue molteplici forme».
Ivan annuì e disse: «Esatto».
Si notò palesemente la preoccupazione dei maghi in quell’istante e Dian si fece portavoce di tutti: «Siamo in un bel guaio; ci ritroveremo a fronteggiare un demone che non possiamo sconfiggere. Mi domando come porre rimedio al problema».
Ivan ribatté: «Purtroppo non posso riprodurre il nostro incanto più potente, dunque dovremo tentare di opporci a lui in maniera convenzionale e con l’aiuto dei daghi rimasti».
Maximilian, accortosi della preoccupazione dei maestri, si fece scappare: «E se un modo di fermarlo esistesse?».
I maghi lo guardarono incuriositi; poi una voce domandò: «Solo un incanto con forza pari a quella celeste sarebbe in grado di abbattere il demone; come pensi di riprodurre un incanto simile?». Chiese Asdar.
Il ragazzo stava per rispondere, quando gli vennero in mente le raccomandazioni fattegli da Bithor e a quel punto desistette dicendo: «Ci deve pur essere un modo per fermarlo. Quando sarà pronto inizierà ad attaccare tutti gli esseri che abitano il mondo umano».
Astral, consapevole che Maximilian rappresentava per loro un grande aiuto, sostenne: «Maximilian … Nonostante l’aiuto di Bithor, questo è un qualcosa che va oltre le nostre possibilità. Parliamo di poteri diabolici, una distorsione di quelli celesti, usati per rubare l’essenza del potere celeste stesso. Purtroppo non siamo in grado di contrastare quel demone, ma è anche vero che non possiamo lasciarlo girovagare per il mondo liberamente poiché quando sarà nelle condizioni di colpire non esiterà a farlo. Dobbiamo dunque cercare di fermarlo nello stato in cui si trova, prima che riesca a mutare completamente nell’essere gigantesco e pericolo che esso è».
Ivan annuì dicendo: «Pienamente d’accordo. Con lui c’è Melkore e dunque un ostacolo in più da superare. Viceversa … Noi siamo in pochi e non possiamo sperare di sortire alcun risultato».
Dian assicurò: «Di questo non ti devi preoccupare. Ho inviato all’Asilum un messaggio con le ultime novità; ho richiesto aiuto e supporto, spiegando che ci trovavamo in pericolo. Presto ci raggiungeranno dei rinforzi e con loro ci saranno anche Aschcore e Brot. In quell’istante tenteremo un assalto al demone; nel frattempo non dobbiamo far altro che evitare il contatto con loro».
Anche Asdar e Astral fecero intendere che era l’unica strada possibile.
Se avessero atteso ancora, avrebbero dato il tempo all’essere diabolico di terminare la sua mutazione rendendo ancora più difficile la sua sconfitta.
Anche Ivan era cosciente di questo e alla fine acconsentì: «Sono d’accordo con voi. Il discorso che avete appena concluso non fa una grinza, ma preparatevi a un cruento scontro poiché non sarà una passeggiata». E dopo aver detto quelle parole, sussurrò una formula magica.
Sulle mani del mago apparve un grosso libro rosso, il suo titolo era: “Arti rosse e poteri Demoniaci”.
Il mago, rivolgendosi ai maestri, propose: «Sarebbe il caso che tutti voi leggiate questo. Dentro troverete importanti descrizioni dei vari incanti che i demoni hanno usato durante il loro attacco diretto a noi maghi rossi. Una volta memorizzato quanto descritto, capirete che la loro determinazione va oltre l’immaginabile».
Infine egli si rivolse a Maximilian: «Ragazzo, ho visto con quanto coraggio hai fronteggiato sia il drago traditore sia Adrammalech; ma ti senti pronto per un tipo di battaglia che nemmeno la tua fervida immaginazione può visualizzare?».
Maximilian rispose: «Non posso sottrarmi alle mie responsabilità, devo arginare la loro avanzata a tutti i costi».
Il mago rosso era compiaciuto di quello che Maximilian gli aveva appena detto, guardò gli altri maestri, i quali ormai erano abituati a sentirlo parlare in quel modo, e aggiunse: «Ebbene … Sono consapevole di aver parlato tanto, ma volevo solo mettervi al corrente di quello a cui stiamo per assistere; visto che siete così risoluti, contate sul mio aiuto. Se comunque Adrammalech assume la sua vera forma, saranno per noi guai e fermarlo sarà alquanto difficile». Dopo aver detto quelle parole prese un panino e lo portò alla bocca dandogli un morso; così fecero tutti.
I cinque decisero che era giunto il momento di riposare; non prima però di aver stabilito i turni di guardia.
Quella sera toccò ad Astral fare la guardia per primo; gli altri, compreso Maximilian, andarono a riposare sui letti all’interno del rifugio.
Nel rifugio calò un silenzio inverosimile, segno che gli occupanti erano caduti in un sonno profondo.

****

Maximilian si ritrovò di nuovo in un posto strano.
Lì c’era la solita boscaglia nella quale si era allenato senza sosta con Bithor.
Il panorama era mozzafiato; nonostante oramai fosse passato molto tempo dal suo primo ingresso in quel mondo, non aveva ancora fatto l’abitudine ai due soli e il vorticare del più piccolo, con quella striscia di magma rosso che lo univa al più grande, lo affascinava ogni giorno di più.
Bithor ancora non si era fatto vivo, allora decise di sedersi un po’ e ammirare quel panorama alieno.
Strani animali passavano lì vicino e strani uccelli si levavano in volo nel cielo; gli sembrò di vedere una fenice e addirittura un’aquila gigante tutta bianca, ma consapevole di trovarsi in un mondo nel quale c’erano le più svariate razze magiche, non si stupì più di tanto.
D’un tratto il tremore del terreno annunciò l’imminente arrivo del drago d’oro.
Bithor fu presto al suo cospetto e come sempre il ragazzo reputò stupenda e maestosa quella figura.
Maximilian salutò Bithor: «Lieto di rivederti Bithor».
Il drago ricambiò dicendo: «Maximilian non c’è bisogno di rivolgerti a me in quel modo, puoi essere più confidenziale se lo reputi necessario; a ogni modo, sono contento di rivederti anch’io».
Maximilian gli spiegò le novità: «Abbiamo incontrato il demone sotto forma di essere umano e Ivan ha detto che si trasformerà pian piano in quello che effettivamente è in poco tempo».
Bithor non era affatto sorpreso e disse: «Me lo aspettavo che avrebbero mandato lui e arrivati a questo punto, non rimane che affrontarlo prima che riesca ad assumere la sua forma finale. Se questo avviene sarà un grosso problema abbatterlo e noi non possiamo riprodurre l’incanto che ti ho insegnato, di certo non lo possiamo sprecare per lui. Max … Adrammalech è colui che io stavo combattendo nel momento in cui sono stato scaraventato in questo mondo, se non fossi stato scaraventato oltre la barriera mi sarei sbarazzato di lui un anno fa, ma purtroppo loro sono molto astuti e nella speranza di uccidere l’ultimo ostacolo alla loro avanzata hanno architettato l’ingegnoso piano di privarmi dei miei poteri di celestiale. Ma questo per noi non è assolutamente un problema, è vero che io non posso intervenire direttamente, ma tramite te possiamo cercare di arginare il suo dilagare; oltretutto se hanno fatto passare me attraverso un qualche tipo di passaggio è palese che esiste la possibilità per chiunque di trapassare e se riuscissimo a scoprire il meccanismo o a impadronirci di un loro passaggio, potremo usufruire di rinforzi provenienti anche dal verso umano quando sarà il momento di andare a fare visita all’oscuro. Adesso però, dobbiamo pensare al suo luogotenente Adrammalech. Maximilian … Va fermato a ogni costo; ho sentito che state radunando forze per attaccarlo, ma sappi che a quest’ora egli ha raggiunto di già il secondo stadio della sua mutazione, vale a dire che il terzo e ultimo stadio è vicino. È dunque prossimo a raggiungere la sua vera forma e attaccare il creato. Siate cauti e abbattetelo con ogni mezzo a vostra disposizione. Per quanto mi riguarda, sarò sempre con te come d’abitudine».
Maximilian continuò a parlare: «Per combatterci contro ho bisogno di sapere quanto più è possibile; dimmi … Se usassi il solvo caelestis su di lui riuscirò ad abbatterlo?».
Il drago d’oro rispose: «Quell’incanto è troppo dispendioso per te Max; se ricordi, le ultime volte che lo hai usato sei caduto al suolo privo di energie. Proprio non te lo puoi permettere questa volta. Comunque non credo che funzionerebbe … Lo feriresti solamente, nient’altro; questa volta ci vuole qualcosa di più potente per abbatterlo. Ma abbi fede, è scritto che tu riporterai l’ordine in questo mondo con il mio aiuto e non sarà Adrammalech a fermarti; ciononostante è un pericolo che non deve essere sottovalutato».
Maximilian non capiva ancora in che modo dovesse fronteggiare il demone, lo fece presente a Bithor: «Ma come riuscirò a combatterlo?».
Bithor continuò a rassicurarlo: «Ricordati che non sei da solo, con te ci sono anche dei valorosi combattenti: i maghi bianchi, Brot, Aschcore e lo stesso Ivan. Per adesso dovrete solo aspettare i rinforzi, cercate dunque di evitare il contatto con i vostri inseguitori e quando sarete pronti tendetegli una trappola; ma la cosa più importante che tu possa fare in questo momento è addestrarti e, poiché sei vicino al completamento dell’incanto che ti serve per evocare la spada elementale, se vuoi aiutare i tuoi amici … Dacci dentro e completalo».
Il ragazzo annuì e allo stesso tempo ribadì:  «Voglio proteggerli tutti; non permetterò che gli accada qualcosa di male».
Il drago, sentite le sue affermazioni, accennò un ghigno ma ricordò a Maximilian: «Giovane e intrepido ragazzo … Non dimenticare mai che un demone possiede numerose armi, da quelle spirituali a quelle dell’inganno. Useranno ogni mezzo per attaccarti o dissuaderti, tienilo bene a mente. Se non ci riusciranno con la forza, tenteranno con l’inganno; se falliranno con l’inganno troveranno altre vie, inclusa quella del ricatto. Sii pronto a ogni eventualità e impara quanto più sapere magico riesci a incamerare, ti servirà tutto».
Maximilian in seguito parlò a Bithor del discorso fatto con Ivan: «Volevo parlarti anche di Ivan;  lui ha detto che non può tenergli testa e che senza il loro incanto più potente non possono fare granché contro i demoni».
Il drago chiuse i suoi occhi, poi chiese: «Dunque Ivan non è più in grado di riprodurre il canto dell’arcangelo?».
Maximilian gli rispose: «Così ha detto».
Bithor ammise: «Questo è un grosso guaio. Io contavo molto su quell’incanto e credevo che l’ultimo mago rosso custodisse il segreto di quella magia. Non possiamo però arrenderci, tanti esseri si sono rifugiati nel vostro mondo e se i maghi neri mettono le mani sulle anime che desiderano, non potremo più fermarli. Ascolta Maximilian … Devi sapere che questo demone in precedenza era un umano. Lui fu talmente spietato e senza scrupoli che venne reclutato da un’entità ancora più oscura, il vero e il solo colpevole dello squilibrio venutosi a creare tempo fa. Quando l’uomo morì la sua anima venne riscossa dall’oscuro. Costui però, la rilasciò dopo aver fatto un patto con lui: tante anime in cambio della vita eterna e poteri demoniaci».
Il maestro Astral gli aveva già parlato dell’oscuro e Maximilian se ne ricordò.
In quell’istante egli chiese: «Bithor chi è costui?».
Il drago d’oro si abbassò, e portò la sua grande testa all’altezza di Maximilian.
Lui rispose: «È un arcangelo decaduto; il solo che ha osato sfidare il potere celeste. Fu privato dei suoi poteri di arcangelo ed esiliato lontano dagli altri suoi simili; ma presto arrivò il giorno in cui si scagliò contro il creato. Egli cercò di colpire tutti: creature magiche, uomini, animali e quant’altro; fu, tuttavia, sempre bloccato dalle forze celesti. Poi, un giorno, con l’inganno, riuscì a circuire il cuore dell’uomo e promettendogli tanto potere da non avere rivali in tutto il creato, gli propose di stabilire un patto. Gli esseri magici non potevano stare a guardare, si coalizzarono e lottarono contro di loro; nonostante la presenza dei demoni, con l’aiuto dei maghi rossi, riuscimmo a scacciare lui e tutti i suoi alleati. Purtroppo, con il senno di poi, devo dire che quella battaglia è servita solamente a ritardare lo scontro più cruento, quello che è in atto in questo momento. Lui ha ripreso a crescere con più forza al punto da conquistare l’altro mondo e tentare di aggredire questo».
Maximilian aveva ben chiara la situazione e disse: «Ho capito; Il nostro vero obiettivo si trova ancora nell’altro mondo».
Il drago annuì per poi dire: «Adesso non possiamo più indugiare; è tempo di riprendere il nostro addestramento. Tu devi apprendere il tuo incanto e io devo capire come aiutarti negli scontri».
Detto quello, i due si addentrarono nel fitto bosco poco distante da loro.

****

Il tempo passò in fretta e nel rifugio i maghi incominciarono a svegliarsi.
Nella foresta la luce solare faceva fatica a filtrare e sembrava tutto buio, ma i maghi erano sicuri che non ci fossero pericoli poiché in caso contrario la barriera evocata avrebbe segnalato gli intrusi.
I maghi uscirono dal rifugio e Asdar disperse l’incanto, cancellando le tracce del loro passaggio.
I cinque stavano quasi per partire quando, d’un tratto, furono distratti da un bagliore che si avvicinava.
Esso scese dal cielo e man mano che si avvicinava si accorsero che quello era proprio ciò che stavano aspettando: era giunto il messaggio dall’Asilum.
La voce che udirono fu quella di Wotan: «Siamo arrivati sani e salvi all’Asilum e i due ragazzi sono finalmente al sicuro. Sia Gerard sia Corine sono stati alloggiati nell’appartamento dei maestri, dunque non abbiate timore per loro».
La faccia di Ivan si rasserenò e poi si concentrò nuovamente nell’ascoltare la voce proveniente da quel puntino luminoso che rischiarava il buio: «Ci sono buone notizie anche per quanto riguarda Aschcore. I due cuccioli, Shima e Alastor, sono arrivati al rifugio presidiato dal drago e dunque anche loro sono oramai al sicuro. Abbiamo altresì ricevuto il vostro messaggio e siamo in procinto di raggiungervi con il grosso dei nostri uomini; con noi verranno anche Brot e Aschcore, anzi, per quando riceverete questo messaggio, considerate che saremo di già partiti alla vostra ricerca. Il maestro Brot si raccomanda di evitare il contatto con il demone, almeno fin quando non saremo lì. Siate cauti».
Il puntino luminoso svanì non appena la voce terminò di parlare.
I presenti furono sollevati da quelle notizie, tutto quello che dovevano fare era aspettare l’arrivo dei rinforzi evitando di venire raggiunti dagli inseguitori; seguirono il piano prefissato e cercarono di raggiungere una zona che gli permettesse di eseguire l’incanto di smaterializzazione.

***

Non lontano da quel posto …
Un gruppo di esseri girovagava nella boscaglia in cerca dei maghi.
Tra loro si vedeva un’entità che in prima non c’era ed era più alta dell’essere bendato, le sue fattezze erano umane.
La testa fu rischiarata da un raggio di luce che filtrava nella vegetazione e si delineò la figura di un essere alto all’incirca tre metri.
La sua faccia però era in tutto e per tutto identica a quella di un gufo piumato di colore grigio e con sfumature di nero.
I suoi occhi erano rossi e il suo sguardo si posava ovunque in quella zona con fare spasmodico.
Una voce conosciuta, proveniente dall’essere, affermò: «Siamo sulla buona strada. Essendo mutato al secondo stadio, ho acquisito alcune delle mie potenzialità sopite per il trapasso; ora sono in grado di percepire le mie prede». Poi si rivolse a Melkore e ribadì: «Quando li troviamo occupati del resto del gruppo; non devono intervenire nello scontro tra me e il Dragonkin. Ho notato che ancora non è in grado di sfruttare appieno il potere rinchiuso in sé, sarà dunque facile sopprimerlo purché non s’intrometta nessuno. Fai in modo di tenere tutti lontani da noi; è l’unico modo di ucciderlo».
Melkore annuì e fece intendere che avrebbe fatto quello che l’essere gli aveva appena detto, poi aggiunse: «Tenteranno di fuggire com’è accaduto l’ultima volta; dobbiamo impedirglielo».
L’essere lo tranquillizzò: «Non temere … Questa volta con i poteri a mia disposizione non potranno proprio fuggire da nessuna parte. Sono dei topi in trappola».
Egli fece cenno in direzione nord e subito dopo gli inseguitori si diressero verso la zona indicata dal demone.
Tutti gli esseri scomparvero dopo poco tempo inghiottiti dalla fitta flora.

***

Il gruppo dei maghi si stava spostando velocemente utilizzando il solito incanto.
Continuarono a percorrere la strada che si dilungava verso il nord, fino ad arrivare nella zona più remota della foresta; si accorsero che il tempo era passato in fretta e che una giornata intera era trascorsa da quando erano partiti.
Si fermarono e decisero che sarebbe stato meglio per loro, ormai esausti, riposare.
Seguì la solita routine: il maestro Asdar preparò il rifugio e il maestro Astral e Ivan prepararono le barriere protettive.
Entrarono tutti all’interno del rifugio, in seguito esso si mimetizzò all’istante poiché Dian fece un incanto.
Anche quella nottata l’avrebbero passata all’interno del rifugio che oramai per loro era come una seconda casa.
Si rifocillarono e si misero a discutere su come fare qualora fossero stati raggiunti.
Astral iniziò dicendo: «È una giornata che viaggiamo in cerca di qualche punto di riferimento, purtroppo ignoro la nostra posizione e fin quando permane questa situazione sono incapace di portarvi in zone sicure. Posso, tuttavia, in caso d’emergenza, riprodurre l’incanto e farci allontanare il più possibile dal pericolo».
Il resto del gruppo pareva essere cosciente che gli inseguitori potessero raggiungerli da un momento all’altro, allora decisero che qualora fossero stati raggiunti Maximilian doveva esser messo in salvo; e fu Astral la persona scelta per questo compito.
Ma come al solito Maximilian non voleva essere un peso e disse: «Non posso permettere che voi tutti mi proteggiate a costo della vostra vita; sono in grado di difendermi da solo e penso di avervelo dimostrato durante quest’anno».
Asdar gli rispose: «Maximilian … Tu sei molto importante e di certo non possiamo permetterci che ti accada qualcosa di male; lo capisci?».
Il ragazzo ribatté: «Non accadrà nulla di male a me e nemmeno a voi; ma dobbiamo rimanere uniti, solo in questo modo riusciremo a fronteggiare il nemico».
Ivan intervenne nel discorso: «Capisco che tu voglia dare una mano e non sentirti un peso, ma analizza bene la situazione. Siamo in minoranza numerica, dalla loro hanno un drago e un demone … Senza contare gli esseri di per sé già problematici da fronteggiare. Devi fuggire se le cose si mettessero male; quando sarai in grado di fronteggiare un demone, allora potrai combatterlo e credimi … Ne avrai di occasioni; praticamente ti cercheranno senza sosta, come d’altronde tu stesso avrai notato».
Maximilian però non cambiò idea, infatti lui ribadì con forza: «Mi dispiace, non me la sento di abbandonarvi nel bel mezzo della battaglia. Non potete chiedermi questo».
Gli adulti si guardarono in faccia, come per sottolineare che era inutile insistere.
Tutti i presenti annuirono, ma le loro espressioni palesarono tutta la preoccupazione del pericolo che incombeva.
Dian a quel punto sostenne: «A quest’ora i nostri saranno vicini; vedrete che ci raggiungeranno quanto prima».
Astral gli rispose: «È possibile … Ma non dimentichiamo che non sanno dove ci troviamo. Potrebbero trovarci o addirittura incrociare i nostri inseguitori; dunque il loro compito non sarà facile. Dovranno stare attenti a non incontrare i nemici e seguire allo stesso tempo le nostre tracce».
Asdar invece affermò: «Possiamo solo sperare d’incontrarli prima noi».
Era però giunto il momento di riposare e tutti andarono verso le proprie stanze.
Si decisero dunque i turni di guardia: iniziò Dian, il quale rimase da solo nella sala principale accanto al camino nel quale non era acceso il fuoco.

***

In una zona non definita della foresta, delle sagome si muovevano furtivamente.
Le figure di Melkore e del demone sfrecciavano veloci e le piante, talune volte, venivano sradicate tale era la corpulenza dei due esseri.
Il drago nero si rivolse al demone e gli disse: «A quest’ora dovremo già averli rintracciati; possibile che si siano spinti così lontani?».
Adrammalech si girò verso il drago e rispose: «Sono ancora lontani da noi, ma conto di raggiungerli entro domani pomeriggio; sento chiaramente che in questo momento si sono fermati a riposare».
Il gruppo di esseri percorse la via indicata dal demone.
Il cercatore, intanto, continuava a odorare l’aria in cerca di qualche indizio; poi quelle sagome svanirono nell’oscurità che regnava nella foresta.

***

La notte passò in fretta all’interno del rifugio e i suoi occupanti si svegliarono quasi tutti assieme.
Si diedero il buongiorno e, consapevoli che i loro inseguitori erano in grado di raggiungerli da un momento all’altro, dopo aver rilasciato i loro incanti, ripartirono per cercare un posto conosciuto; da lì avrebbero riprodotto l’incanto di smaterializzazione.
Asdar guidò il gruppo e fece un incanto.
Il mago reggeva un ramo nelle mani, tipo quello usato dai rabdomanti, il quale li avrebbe guidati verso la loro meta.
Il ramo puntò in avanti e il mago seguì la via indicatagli.
Egli guidò i suoi compagni in una direzione ben precisa.
Passate alcune ore di marcia senza sosta, s’iniziarono a vedere alcune rovine; sembravano rovine di una civiltà antica e i ruderi dei vari caseggiati erano quasi tutti sovrastati dalle piante.
Alcuni caseggiati erano ammantati dai rampicanti, tant’è che non si distinguevano dalla flora.
Il ramo evocato magicamente continuò a farsi strada in mezzo agli arbusti e viaggiò di filato, come se sapesse di già la destinazione, verso un punto ben definito; ma dopo  mezz’ora si bloccò d’improvviso e cadde al suolo.
Il gruppo si fermò, si guardarono tutti intorno e in quel momento compresero che si erano perduti.
I cinque erano dispersi in un posto inesplorato pregno di pericoli e animali a loro sconosciuti.
«Ci siamo persi». Disse il maestro Astral.
«Impossibile!». Aggiunse Asdar, sicuro d’aver seguito la strada giusta.
Poi tutto si fece intangibile e una nebbia fitta calò sul posto.
«Questo posto è sotto l’influsso della magia!». Esclamò Dian.
Il gruppo fu disorientato da quanto stava accadendo e Asdar a quel punto riprodusse un incanto: «Supprimo suavitas!». Si udì.
La nebbia si diradò e tutto fu più chiaro; un’agghiacciante visione si delineò d’improvviso: i maghi erano completamente circondati dagli esseri magici da cui stavano scappando e tra loro c’era anche il temuto demone.
Adrammalech era ben diverso dall’ultima volta che lo avevano incontrato: egli era più alto di almeno un metro ed era corpulento.
Il demone aveva sviluppato una muscolatura abnorme; la sua faccia era scoperta e tutti videro che l’essere aveva una testa simile a quella di un gufo.
Egli fece un passo in avanti e disse loro: «Eccovi qua. Questa volta non penserete mica di cavarvela come nella scorsa occasione?». E pronunciò delle parole incomprensibili per tutti.
Un alone arcano, appena percettibile, scaturì dal suo corpo come se fosse gas impalpabile e si espanse fino a scomparire del tutto.
Fu allora che Ivan si allarmò dicendo verso i suoi compagni di viaggio: «Adesso siamo veramente nei guai!».
Anche i suoi compagni parevano aver compreso che quella era una situazione pericolosa.
Il Demone aveva sicuramente riprodotto una sorta d’incanto, ma qual’era il suo  scopo?
Ivan lo chiarì dicendo: «Quello che Adrammalech ha appena riprodotto è un incanto che sopprime la magia. Ogni via è chiusa». E agitando il bastone Esclamò:  «Oppugnatio!».
Un forte vento spazzò via tutti gli esseri di piccola taglia e li fece scomparire all’interno della foresta, poi il mago rosso si rivolse ad Astral: «Dobbiamo togliere di mezzo i gregari per poterci concentrare sul demone e su Melkore. Due di voi devono sistemarli in tempo record».
Astral annuì e allora si guardò negli occhi con Asdar e Dian i quali si dileguarono nella fitta foresta armati di gladio elementale.
Dalla foresta si udirono i versi degli esseri che stavano avendo la peggio.
Astral poi si rivolse al suo allievo: «Maximilian; sei pronto?».
Egli annuì e ancora una volta il suo occhio sinistro mutò minacciosamente.
Una voce, in quell’istante, echeggiò nell’ambiente: «Ricorda quello che hai imparato con me. Sappi che potrai contare su tutti i miei poteri».
Maximilian si guardò attorno, stava cercando chi dei presenti gli avesse detto quelle parole, ma in seguito riconobbe la voce: era proprio quella di Bithor.
Il drago aveva dunque trovato il modo di interagire con lui anche da sveglio …
A Maximilian sembrò che nessuno avesse sentito niente a parte Melkore che fece un ghigno malefico.
Il drago nero si scagliò contro Astral cercando di azzannarlo con le sue possenti fauci.
Il mago bianco riuscì a malapena a schivare il colpo, si armò di gladio elementale e provò a colpire il drago, senza successo però.
Il demone si preparava a colpire Maximilian con tutta la sua forza; i suoi artigli,  adesso visibili sulle sue dita, si allungarono ed egli corse verso la sua preda.
Fu però osteggiato dal mago rosso che con voce imperiosa esclamò: «Patrocinium!».
Una barriera invisibile li salvò da quell’attacco e il demone si bloccò, nel tentativo di rompere quella barriera che avvolgeva il mago e Maximilian.
Ivan cercò di colpire il demone ed esclamò, puntando il bastone verso di esso: «Oppugnatio!».
Una luce rossa lo colpì facendolo indietreggiare, e non di poco … In seguito la barriera scomparve, ma il demone non demordeva e voleva a tutti i costi colpire Maximilian.
Egli si gettò di nuovo contro di loro e Ivan, ancora una volta, lo bloccò per mezzo del suo bastone incantato.
Il demone gli disse: «Pidocchio insulso, levati di torno. Tu e la tua specie ci avete causato un sacco di problemi, ma oggi porrò fine alla tua stirpe».
Ivan, nel tentativo di osteggiarlo, trattenne quell’essere di mole grossa puntando il suo bastone in avanti e gli rispose: «Oggi ricorderai il valore di un mago rosso; cose di cui voi demoni non capite lontanamente il significato». E dopo aver riprodotto un incanto immobilizzò Adrammalech e lo colpì con il bastone sul volto.
Le sue penne furono in parte proiettate verso l’alto e dalla sua faccia sgorgò del sangue.
Il mago rosso era riuscito a ferirlo, ma non bastava ancora … Egli, muovendo il suo bastone, riprodusse un nuovo incanto.
Una lingua di fuoco colpì l’essere immondo e lo ricoprì interamente, bruciando anche la flora vicino a lui.
Il fuoco non si spegneva ma il demone sembrava abituato e non accusò nessun fastidio.
Si avventò nuovamente verso di loro, spalancando la sua bocca e proiettando verso Maximilian e Ivan un liquido giallastro.
I due furono colpiti in pieno e completamente ricoperti da quella sostanza melmosa, ma quando questa si dileguò si vide sia Ivan, che in piedi per mezzo del suo bastone aveva riprodotto una sorta di barriera che li proteggeva entrambi, sia Maximilian che accanto a lui si preparava per attaccare Adrammalech.
Maximilian esclamò: «Elementum aqua: impetus!».
Una grossa quantità d’acqua si eresse tra loro e l’entità maligna, come una muraglia invalicabile; la sorpresa del mago rosso fu tanta come anche quella del maestro Astral, che non lontano di lì stava combattendo contro il drago nero, fronteggiandolo egregiamente.
Quella muraglia d’acqua si abbatté su Adrammalech che fu completamente travolto; la sua forza lo trascinò lontano dai due maghi e quando l’attacco si esaurì, si vide la sagoma del demone incolume.
Il demone si preparava a contrattaccare … Dalla sua mano desta, protesa verso di loro, partirono delle sfere di magma le quali si abbatterono sulla zona dove c’erano i due senza alcuna distinzione.
Melkore e Astral sarebbero stati colpiti, ma fortunatamente per loro si avvidero della situazione e fecero appena in tempo a fuggire da quella zona.
Essa era stata rasa al suolo e le piante erano bruciate dal magma lanciato dal demone.
Non c’era traccia né di Maximilian, né di Ivan; allora il demone pensando di aver soppresso i due disse: «Adesso tocca ai loro compagni!».
Egli si girò verso Asdar e Dian che fronteggiavano i boschivi nella selva e si diresse verso di loro.
Il demone non riuscì ad avvicinarsi ai maghi bianchi perché si udì una voce non lontano da lui: «Oppugnatio!».
La terra sotto i suoi piedi si sgretolò, facendolo sprofondare in un crepaccio profondo; Ivan lo aveva colpito con un suo incanto.
In seguito, la voce di Maximilian si udì chiaramente: «Elementum iuncuts, terra, ignis: impetus!».
La pozza dove il demone si era inabissato si riempì di lava fino ai suoi bordi; l’essere immondo era completamente ricoperto di magma e Ivan, rivolgendosi a Maximilian, disse: «Bravo ragazzo, sei un ottimo compagno in battaglia».
Ma la verità era che il mago rosso più tempo passava con Maximilian, più si rendeva conto che quel ragazzino era fuori dal comune; nemmeno un mago adulto sarebbe riuscito a riprodurre incanti simili.
I rumori dei combattimenti nella boscaglia erano scomparsi, poi da essa vennero fuori le sagome dei due maghi bianchi armati con le loro spade elementali; erano palesemente soddisfatti di quello che avevano fatto, tutti i boschivi erano stati sconfitti.
Non rimaneva che concentrarsi su Melkore il quale pareva essere rimasto solo; la sua sagoma apparve da dietro un grosso tronco di noce del brasile ed egli fece un ruggito.
Il drago eiettò verso di loro un getto di fuoco che fortunatamente tutti riuscirono a schivare, poi caricò il gruppo cercando di colpire più persone possibili per mezzo dei suoi artigli e della sua coda la quale, colpendo anche gli alberi circostanti, li frantumò all’istante.
Le schegge di quegli alberi si sparsero ovunque.
In quel momento un tremore del terreno non fece presagire nulla di buono.
Dal terreno sbucò Adrammalech, il magma gli scivolava via dal corpo come se nulla fosse.
L’incanto fatto dal mago rosso e da Maximilian non aveva sortito effetti …
Il demone, infuriato per la situazione venutasi a creare, emise un verso indicibile  spalancando la sua bocca, poi si avviò di corsa verso tutto il gruppo.
I suoi artigli erano lunghi e minacciosi e quando fu abbastanza vicino cercò di colpire qualsiasi cosa ci fosse nei paraggi.
La sua ira lo fece comportare in modo animalesco e tutto quello che colpiva veniva ridotto a brandelli.
I maghi, tuttavia, riuscirono a schivare i suoi attacchi.
Dian provò a riprodurre un incanto d’acqua, ma come gli altri non ebbe nessun effetto.
Egli si  rivolse ad Asdar e gli disse: «Questo è il momento opportuno … Forza! O lo colpisci adesso, oppure non avremo un’altra occasione».
Il mago agli altri urlò: «TUTTI SUGLI ALBERI; PRESTO!».
Il gruppo obbedì e quando tutti furono sui rami robusti che li sorreggevano, lo stesso Asdar, che si era posto su dei rami di un Kapok, esclamò: «Elementum iunctus; ventus, aqua: impetus!».
In cielo si plasmò un vortice d’aria e di acqua e della corrente elettrostatica s’iniziò a formare al suo interno; dopo pochi secondi un fulmine partì dal vortice e si scagliò contro il demone colpendolo in pieno.
Egli era in piedi in una pozza d’acqua, segno del precedente incanto fatto da Dian.
L’acqua fece in modo di potenziare il colpo ovunque fosse bagnato e l’elettricità colpì qualsiasi cosa.
Il demone cadde al suolo rintontito dalla forte scarica elettrica ricevuta.
Ivan assistette alla scena su di un albero accanto a Maximilian; egli fece un’esclamazione: «Geniale! Hanno sfruttato il fulmine e l’acqua ha fatto da conduttore».
Anche Melkore era stato colpito, poiché sotto i suoi piedi c’era dell’acqua; anch’egli cadde a terra privo di sensi.
Tutti i maghi pensarono di aver vinto il demone e Melkore, ma ebbero una brutta sorpresa … Il demone riverso per terra altri non era che un guscio vuoto, sembrava una muta; possibile che avesse cambiato pelle?
E dove era finito?
Presto a queste domande fu data una risposta: dal cielo lo stesso urlo agghiacciante che il demone aveva riprodotto in precedenza si udì nitidamente.
I maghi intravidero la sagoma di Adrammalech che si avvicinava a gran velocità ed egli atterrò proprio vicino a loro.
Ivan si gettò verso Maximilian, lo prese e lo portò via di lì appena in tempo: il demone colpì giusto un attimo dopo quel posto.
Il mago rosso provò a colpirlo con un incanto, ma la luce proveniente dal suo bastone fu deviata con il solo movimento del braccio di Adrammalech.
I maghi iniziarono seriamente a temere per la loro vita, quell’essere immondo con capo di gufo, pareva essere indistruttibile; persino gli incanti riprodotti con le gladio non lo scalfirono.
Il metà gufo e metà uomo si avvicinava inesorabilmente alla sua preda, ma tutti i maestri si strinsero a Maximilian ed erano pronti a giocarsi il tutto per tutto pur di proteggerlo.
Ivan si rivolse ad Astral: «Ascolta … Il nostro unico obiettivo è portare in salvo Maximilian; devi allontanarlo di qui, anche contro la sua volontà».
Astral annuì, toccò Maximilian con la sua mano e iniziò a recitare l’incanto per portarlo il più lontano possibile.
Maximilian guardava tutti i maestri presenti, incluso Ivan, in faccia e loro di rimando gli risposero con un sorriso nonostante sapessero che la morte era vicina.
Delle lacrime iniziarono a scendere dal viso di Maximilian il quale si girò verso Astral.
Egli chiese: «La prego maestro Astral, mi faccia combattere con voi; non può finire in questo modo. I nostri compagni di viaggio, non li possiamo sacrificare così». Ma Astral non gli diede ascolto.
L’ambiente divenne impalpabile.
I due stavano per fuggire verso una zona ignota che li avrebbe posti al riparo da  quelle entità; ma d’un tratto l’incanto svanì senza produrre risultati.
Astral rimase di stucco e si pose subito dinanzi a Maximilian armato di spada elementale.
Il demone, che gustava di già il suo trionfo, asserì: «Non potete scappare; questa volta i vostri incanti non funzioneranno. Ho già provveduto a sopprimerli».
Ad Astral venne in mente che all’inizio del combattimento Adrammalech aveva riprodotto una magia, allora capì che sarebbe stato inutile tentare di fuggire per mezzo della smaterializzazione; non rimaneva che farsi largo con la forza.
Ivan si gettò contro il demone ingaggiando una battaglia senza esclusione di colpi, poi urlò verso il gruppo: «PRESTO! CERCATE DI FUGGIRE IN QUALSIASI MODO. IO LO TERRÓ A BADA PER IL TEMPO NECESSARIO».
I tre maestri e Maximilian cercarono di allontanarsi, ma Melkore gli bloccò la strada attaccandoli e cercando di fare più danni possibili.
I maghi bianchi riuscirono a sfuggire a quell’attacco ma il demone, approfittando di una distrazione di Ivan, corse verso Maximilian che si era staccato leggermente dal gruppo.
L’essere alzò il suo braccio e, facendo in modo di puntare i suoi artigli verso il ragazzo, sferrò un colpo diretto al suo cranio.
Si sentirono gli artigli che trapassarono le carni, ma nessun urlo echeggiò nell’aria; poi Maximilian si vide davanti la tunica rossa di Ivan … Il mago si era messo davanti a lui subendo il colpo a posto suo.
Il ragazzo vide una scena raccapricciante: gli artigli di Adrammalech avevano trapassato lo sterno di Ivan il quale a fatica riusciva ancora a respirare.
Maximilian urlò: «NO!».
Asdar, con uno scatto felino, portò via Maximilian da quella posizione stringendolo a sé, poi Dian lasciò ad Astral Melkore e tentò di colpire il demone che scansò il suo attacco come niente fosse.
Il demone guardò Maximilian con intensità; egli aveva ancora tra i suoi artigli il corpo di Ivan che sembrava senza vita.
Adrammalech disse: «Dragonkin; non riuscirai mai a sfruttare il potere del celestiale. Oggi io ti ucciderò». Poi guardando il corpo di Ivan aggiunse: «Ho iniziato estirpando i maghi rossi dalla faccia della terra. Adesso chi prenderà il colpo a posto tuo?».  Guardando i maestri rimasti in difesa del ragazzo.
Di seguito scaraventò Ivan lontano da lui per liberarsi la mano destra di quel peso.
Il mago rosso sbatté contro un tronco d’albero e poi si accasciò al suolo senza dare alcun segno di vita.
Le lacrime iniziarono a scendere copiosamente dal viso di Maximilian, Asdar gli disse:«Forza Max, non fare così; Ivan ti ha protetto a costo della sua vita, non puoi permettere che il suo sacrificio sia vano. Dobbiamo fuggire».
Ma non ci fu nemmeno il tempo di rendersi conto della situazione che il demone si avventò di nuovo verso Maximilian.
In quell’istante la terra iniziò a tremare e il demone si bloccò, pareva che non riuscisse a muoversi.
Dal sottosuolo sbucò Aschcore che si frappose tra il demone e il ragazzo, poi dall’oscurità della foresta un’enorme sagoma colpì Melkore che fu sobbalzato via … Dinanzi ad Astral c’era Brot il drago dalle scaglie di ferro.
Erano arrivati tutti i rinforzi provenienti dall’Asilum …
Il drago nero si alzò ed esclamò: «Maledizione … Ancora tu!».
Brot gli rispose: «Non posso più tollerare la tua completa dedizione a quegli esseri immondi». Guardandolo minacciosamente.
Aschcore era dinanzi al demone e si rivolse ad Asdar: «Porta via il ragazzo; qui ci penso io».
Il maestro annuì e non se lo fece ripetere due volte, prese Maximilian con sé e si allontanarono.
I due esseri erano completamente circondati, i maghi bianchi erano in salvo grazie all’arrivo dei due draghi e dei rinforzi.
Aschcore sferrò un poderoso attacco contro il demone, ma quest’ultimo si liberò dall’incanto e si allontanò quanto bastava per schivare quell’attacco.
Egli si guardò attorno e disse: «Siete in tanti e con questa forma di certo non riuscirei a fronteggiare più draghi, ma siate certi che ritornerò». E detto quello la sua forma si sciolse come una candela divorata dal fuoco, sparendo del tutto.
Melkore era rimasto da solo ed era accerchiato e privo di speranze.
Brot si lanciò contro di lui, ma anche il drago nero fuggì riproducendo il suo solito incanto: divenne cenere e si rese intangibile sfuggendo anch’egli all’accerchiamento.
Le due entità erano fuggite lasciando il campo libero e di loro non si percepiva alcuna presenza.
Brot si avvicinò a Maximilian e gli chiese: «Tutto bene ragazzo?».
Maximilian fece cenno di sì, poi si rivolse verso Ivan che giaceva non lontano di lì e si avvicinò lentamente; s’inginocchiò vicino a lui e vide che ancora respirava.
Dietro Maximilian c’erano proprio tutti: Aschcore, Brot, Astral, Dian, Asdar, Wotan e tutti i maghi bianchi accorsi in loro aiuto.
Ivan, con un ultimo sforzo, aprì i suoi occhi e guardò in faccia Maximilian; egli, con la mano tremolante, cercò il contatto con il ragazzo.
Quando quest’ultimo prese la sua mano, il mago rosso sussurrò parole appena percettibili e che solo Maximilian riuscì ad ascoltare: «Ut convenerat lego munus …». Dopo di che, le forze lo abbandonarono: l’ultimo mago rosso esistente era caduto in battaglia per proteggere il piccolo di fronte a lui.
Ci fu un attimo di silenzio, poi Brot si rivolse ancora una volta a Maximilian: «Ragazzo … Bisogna tornare all’Asilum; lascia che porti il corpo di Ivan con me e lo ponga tra gli eroi che riposano all’interno dell’Asilum stesso».
Maximilian pose dolcemente la mano del mago rosso sullo sterno e Brot, facendo attenzione a non deturpare quel corpo, lo prese tra le sue fauci e lo pose sulla sua larga schiena; poi si girò verso il resto dei maghi e disse: «Onore ai caduti che valorosamente difendono le loro convinzioni e che, nel nome della giustizia e del bene, perdono la cosa a loro più cara: la vita. Ivan il rosso, l’ultimo mago della sua casata, oggi perde la vita per mano di un demone oscuro; ma egli vivrà in eterno, poiché per mezzo del suo gesto, la speranza è rimasta saldamente in vita». Seguì un momento di silenzio, poi s’incamminarono tutti verso il tanto desiderato riparo.
Astral mise una mano sulla spalla di Maximilian e dopo aver chiuso entrambi gli occhi, per poi riaprili subito, lo accompagnò verso il posto dove avrebbero riprodotto l’incanto di smaterializzazione.
Il mago bianco riprodusse l’incanto e una luce abbagliante ammantò tutti; infine essa si rimpicciolì e si diresse, a velocità impensabile, verso il cielo scomparendo nella sua immensità.


Un saluto a tutti i lettori; noi ci risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva” il 7° capitolo).