Ho
finito anche il quattordicesimo capitolo; meno sei capitoli alla fine del
romanzo …
Deduco
che, a questo punto, voi vi siate fatti un quadro abbastanza completo del
romanzo e che possiate valutare se “egli” è interessante o meno.
Nel
quattordicesimo capitolo continua il percorso d’apprendimento di Maximilian che è perennemente inseguito dagli esseri malvagi.
In
esso comparirà un nuovo essere da me inventato e Maximilian sarà alle prese con
l’evocazione della sua spada elementale (ogni mago bianco può, infatti, evocare
una spada fatta di un elemento diverso “acqua, terra, fuoco, aria e tanti altri
elementi aggiuntivi”).
Anche
Maximilian avrà una spada elementale (provate un po’ a indovinare di che
elemento sarà costituita?) … Lo scoprirete però se continuerete a leggere il
romanzo.
Il
romanzo potrebbe assomigliare ad altri ben più famosi, ma se avrete la pazienza
di leggere scoprirete che discorda in molti punti da essi (sì, parlo proprio di
Harry Potter).
Ho
diviso la magia in tre tronconi: magia bianca (manipolazione delle forze della
natura), magia nera (acquisizioni di poteri sovrumani per mezzo di patti con
esseri demoniaci), magia rossa (accesso a poteri magici poiché aiutati da
creature celesti “gli angeli”).
Il
mago bianco non usa né bastoni, né bacchette; il mago nero suggella il suo
patto demoniaco con una bacchetta magica; il mago rosso riceve un bastone d’ulivo
come testimonianza dell’alleanza con un angelo.
I
maghi neri puntano a impossessarsi di molte anime, poiché hanno uno scopo da
raggiungere e per farlo devono entrare nel mondo umano.
I
maghi bianchi sono rimasti gli unici a poterli fermare perché i maghi rossi
sono stati sconfitti.
Un
bambino è oggetto di uno strano incidente e dopo poco tempo egli scopre che
l’incidente del quale è stato protagonista non è casuale, ma una forza rara,
immensa, si è rifugiata all’interno del suo corpo sotto forma d’energia.
I
maghi neri e i maghi bianchi convergono su quel bambino con diversi obiettivi:
i primi vogliono ucciderlo, i secondi lo prelevano appena in tempo e gli
insegnano la magia in una loro scuola.
In
un primo momento il romanzo sarà incentrato sull’apprendimento della magia di
Maximilian, l’incontro con altri apprendisti maghi e il formarsi di un legame d’amicizia
forte.
In
un secondo momento Maximilian e i suoi compagni saranno catapultati in un mondo
alieno e lì assolveranno la loro missione.
Ora
… Voi, a parte la scuola di magia, notate delle analogie con i romanzi ben più
famosi?
Io
non le vedo, però sono consapevole d’esser di parte e pertanto potrei anche non
vederle mai le similitudini (ammesso che esse ci siano).
Ah
dimenticavo: incontrerete il “clipeus” in questo capitolo; esso è il nome
latino con cui era chiamato lo scudo romano (quello rettangolare e grosso che
usavano i centurioni di Roma “I – II secolo”).
Ebbene,
è ora di farvi leggere il capitolo …
Buona
lettura del quattordicesimo capitolo di Maximilian Arlstain – i Due mondi –:
CAPITOLO 14
DEPISTAGGIO CASUALE
Maximilian
e i suoi amici si recarono nell’aula e attesero
il maestro, il quale fece la sua comparsa dopo poco tempo.
«Buon
giorno a tutti». Disse Dian, andandosi a sedere sulla sedia dietro la cattedra.
Gli
studenti ricambiarono il saluto, poi il maestro incominciò la lezione dicendo:
«Con oggi abbiamo superato abbondantemente il secondo trimestre; da adesso il
nostro programma diventerà più impegnativo. Se aprite il libro a pagina
centoventi inizierò a spiegarvi la nostra lezione».
I
ragazzi aprirono un libro di colore azzurro; il suo titolo era: “La
manipolazione dell’acqua”.
Sulla
pagina c’era un titolo scritto con caratteri maiuscoli: “LA CONCENTRAZIONE PSICHICA
E L’EFFETTO SULLA MAGIA EVOCATA”.
La
voce del maestro si levò nell’aula: «Che significato ha il testo che stiamo per
leggere? Ve lo spiegherò se mi concederete un attimo del vostro tempo».
I
ragazzi rimasero tutti in silenzio, concentrati in modo da carpire ogni singola
parola detta dal maestro.
Egli
iniziò sostenendo: «Supponiamo che volessimo evocare una magia d’acqua; prima
di pronunciare la formula d’evocazione c’è bisogno di concentrazione e più
siamo concentrati, più il nostro incanto sarà efficace. Vi spiego meglio: Se
uno di noi pronuncia la formula senza concentrazione come risultato non otterrà
niente, solo un mucchio di parole; ma se vi concentrate sul risultato
desiderato, otterrete quello che voi vi siete prefissati. Tutto questo per
farvi capire che la concentrazione non è altro che l’attingere direttamente
dalla fonte di magia che ognuno di noi possiede. Sto parlando dell’anima:
l’anima è una riserva inesauribile di magia che non si affievolisce mai; essa è
un’energia di origine divina che dimora dentro ognuno di noi, incorruttibile ed
intoccabile: la nostra fonte di forza».
Il
maestro si alzò dalla sedia su cui era seduto, si portò al centro dell’aula e
guardando tutti gli alunni continuò: «Per farvi capire quello che vi sto
dicendo vi darò una piccola dimostrazione. Ricordate: più vi concentrate e più
attingete dall’anima, più sarà potente l’incanto».
Dian
mise la mano con il palmo all’insù ed esclamò: «Elementum aqua!».
Dalla
sua mano scaturì un globo d’acqua, che rimase sospeso e immobile, grande quanto
una boccia da biliardo, poi riferendosi agli studenti aggiunse: «Guardate
ragazzi, nonostante io abbia prodotto un incanto parlo con voi. Questo
significa che riesco a concentrarmi e dunque ad attingere alla magia facendo
dell’altro. Credetemi: in caso d’emergenza questo tipo di comportamento vi può
essere molto utile». E dopo un attimo di pausa disse: «Ora provate voi.
Riproducete un incanto simile al mio e allo stesso tempo scrivete a ripetizione
la formula usata sul foglio che avete davanti. Prego: iniziate pure».
Tutta
la classe si applicò immediatamente, lo stesso Maximilian si diede subito da
fare.
Dopo
una buona mezz’ora, tutti gli alunni
riuscirono a fare l’esercizio e il professore attirò la loro attenzione:
«Adesso guardate me». Disse.
Egli
rimise di nuovo il palmo rivolto verso l’alto e riprodusse una sfera della
stessa grandezza di prima; dopo pochi istanti la sfera s’ingrandì di botto,
sempre di più, fino a diventare come un grosso pallone da calcio, poi
d'improvviso si rimpicciolì e prese la forma di un piccolo boccino di pochi millimetri.
Il
maestro a quel punto chiese: «Avete notato quello che sto facendo? Ecco: Questo
significa avere pieno controllo della propria magia; non solo parlo con voi, ma
riesco a riprodurre l’incanto dandogli varie grandezze e cioè dosando il suo
afflusso. Adesso, mentre scrivete la formula ripetutamente, provate a dare
forme più grandi e più piccole a ciò che avete riprodotto. Cercate di far
cambiare grandezza alla vostra sfera senza farla esplodere».
I
ragazzi cercarono di applicarsi al meglio, ma questa volta i risultati non
furono incoraggianti: molti di loro fecero esplodere la piccola sfera d’acqua
bagnandosi completamente, mentre il resto della classe se la rideva.
Per
Maximilian, invece, le cose andarono bene: riuscì nell’incanto perfettamente tra
lo stupore dei compagni; sembrava avere una dimestichezza con la magia che gli
altri non riuscivano a concepire.
A
sorpresa Chaman fu il secondo a riprodurre quel tipo d’incanto alla perfezione
e come al solito lo fece notare a tutta la classe: «Wow! Notate gente: il
futuro mago bianco vi sta dando spettacolo».
Fu
azzittito però dal maestro: «Chaman! Questa è una classe, non un circo. Quindi
smettila di fare baccano e soprattutto … Non è ora di fare il gradasso». Poi,
rivolgendosi a tutta la classe, fece presente: «Mi complimento con voi per gli
sforzi fatti, oggi siete stati bravissimi». E dando un’occhiata all’orologio
asserì: «Purtroppo il tempo vola ed è arrivata la fine dell’ora; provate ancora
a praticare questo tipo d’incantesimo e studiate tutto il paragrafo che abbiamo
letto prima». Appena finito di dire quelle parole suonò la campanella.
Il
maestro raccolse i suoi appunti e avviandosi verso l’uscita salutò la classe
dandogli appuntamento per il giorno seguente.
La
giornata passò in fretta tra i banchi di scuola, le materie fatte in quel dì
erano talmente interessanti che l’attenzione dei ragazzi non venne mai a
mancare.
L’ultima
ora suonò e tutti s’incamminarono verso il refettorio, data la fame il loro
stomaco incominciava a protestare.
A
tavola i ragazzi mangiarono con appetito e alla fine del pranzo Gerard e gli
altri andarono in biblioteca per approfondire alcuni aspetti delle lezioni
appena affrontate.
Maximilian,
invece, raggiunse Astral per dirigersi al luogo del loro allenamento.
Astral
lo salutò così: «Maximilian; oggi dovremo essere più cauti, non devo spiegarti
il perché … Vero?».
Maximilian
annuì, consapevole della presenza degli esseri ostili che si aggiravano per il
loro mondo.
I
due, in seguito, si avviarono verso l’antro nel quale Maximilian, da più
quattro mesi, apprendeva la magia dal maestro Astral.
Una
volta giunti all’interno della caverna si misero subito al lavoro.
Astral
incominciò a spiegare quello che intendeva fargli apprendere in quel giorno:
«Oggi vorrei spiegarti come materializzare il gladio elementale. Quando ci
siamo scontrati con Melkore hai notato qualcosa di strano tra le mie mani?».
Domandò.
Maximilian
gli rispose immediatamente: «Certo maestro. Stringevate tra le mani una sorta
di spada di luce, la stessa che ha ferito il drago».
Astral
allora gli disse: «Vedo che lo hai notato … Oggi ti insegnerò come richiamare
una spada che ti sarà molto utile nei combattimenti corpo a corpo, soprattutto
con esseri molto potenti. Immagina una spada tutta tua, fatta di un elemento
che corrisponde all’energia imprigionata dentro di te, e si materializzerà
nelle tue mani senza arrecarti danno, poiché quell’energia proviene da te
stesso».
Max
ascoltò con attenzione e Astral, dal canto suo, continuò volentieri
l’esposizione: «La formula per richiamarla è: “gladio”». In seguito il maestro esclamò: «Gladio!».
Nelle
sue mani si materializzò la spada che Maximilian aveva visto durante i
combattimenti che il maestro aveva sostenuto in sua presenza; era formata da
una luce che accecava.
Il
maestro si avventò contro una roccia al centro dell’antro; con un fendente la
tagliò di netto, in modo che la parte tagliata cadesse a terra provocando un
gran rumore.
Maximilian
ne fu strabiliato: era possibile che esistesse una spada così potente?
L’alunno
chiese ad Astral: «Sarò in grado di ottenere una spada simile alla sua?».
Il
maestro annuì e affermò: «La tua spada, ne sono certo, sarà migliore della mia.
Devi solo applicarti». In seguito Maximilian incominciò a provare nell’intento
di visualizzare la sua personale spada.
Passarono
un paio d’ore, ma l’impresa risultò ardua poiché richiedeva uno sforzo e
un’esperienza pari a un adulto.
Il
tempo passò velocemente e venne il momento di rientrare all’Asilum: la notte
incominciava a calare e loro sapevano che non era saggio rimanere in quel luogo
vista la situazione.
I
due raccolsero la loro roba e si avviarono verso l’uscita della grotta, ma
Astral bloccò Maximilian prima che potesse uscire da essa e gli disse:
«Aspetta, c’è qualcosa che non va. Max stammi vicino». E si nascosero
nell’oscurità della grotta, in una faglia abbastanza grande da contenere
entrambi vicino all’uscita.
Davanti
ad essa si materializzò una sagoma che si accostava con passo furtivo e, man
mano che si avvicinava, una figura umana apparve proprio sulla soglia
dell’entrata di quella grotta.
Quando
fu abbastanza vicina, videro che quella sagoma era Chaman.
Astral
lo prese di peso, gli tappò la bocca, lo tirò nell’ombra, e quando furono al
coperto lo guardò in faccia, si fece riconoscere e con il dito gli intimò di
fare silenzio e di tranquillizzarsi.
Di
lì a poco un’altra ombra inquietante fece la sua apparizione …
I
tre videro che un essere mostruoso si parava davanti a loro e, tramite
l’olfatto, cercava di captare l’odore di eventuali esseri umani.
Agli
occhi dei ragazzi apparve un grosso rinoceronte eretto su due piedi e che
continuava a setacciare l’aria con il suo naso schiacciato in cerca di odori
estranei all’ambiente.
Astral
lanciò un incanto: «Elementum aqua, tutela». Lo disse a bassa voce, affinché l’essere non li scoprisse; ma
quella sagoma non si fermò davanti all’ingresso, continuò la sua marcia verso
l’interno della caverna, finché, arrivato alla loro altezza, si fermò odorando
l’ambiente circostante in modo vorace ed emettendo un grugnito ripugnante.
La
sua sagoma divenne meno sfocata e videro il suo aspetto: l’essere era di grande
stazza, le sue gambe parevano possenti e da esse risaltavano muscoli vistosi.
Le
braccia erano più lunghe del normale e lo facevano sembrare sproporzionato; in
effetti toccavano fin quasi il terreno.
L’essere
si voltò verso di loro e mostrò la sua faccia:
aveva un viso tondeggiante, il suo naso era schiacciato e sembrava
proprio quello di un maiale; dalla sua bocca si notarono quattro zanne
completamente annerite dal lerciume che si era formato attorno, i suoi occhi
erano di un rosso scuro come il colore del sangue.
Le
sue mani si diressero lentamente dietro la schiena e afferrarono due grandi
asce portandole in avanti; dopo quella mossa i tre capirono che l’essere aveva
captato qualcosa e anche il maestro Astral si preparò allo scontro.
Chaman
esclamò a bassa voce: «Maestro attaccatevi a me!». Poi guardò annuendo verso
Maximilian.
Intuendo
quello che il suo amico voleva fare, Maximilian gli diede le mani
immediatamente e lo stesso fece il maestro.
L’essere
che emanava un tanfo tremendo, nel frattempo, si stava avvicinando sempre di
più a loro.
Con
lo scatto di un felino proiettò le sue lame verso il nascondiglio di Astral e
dei piccoli, se quel colpo li avesse centrati per loro sarebbe stata la fine …
Le
lame colpirono il loro nascondiglio, il colpo fu talmente forte che i pezzi
della roccia volarono da tutte le parti.
L’essere,
dopo aver ridotto la roccia in mille pezzi, si accinse a raccogliere i resti
dei mortali che aveva riconosciuto tra l’oscurità di quel luogo; tuttavia, non
trovò altro che roccia: non vi era traccia di resti umani ed egli emise un
grugnito agghiacciante, mentre cercava per tutta la grotta, in modo frenetico,
le prede che aveva fiutato in precedenza e che non riusciva a stanare.
Chaman
e i suoi compagni si videro passare quelle due possenti armi sopra la testa, ma
poi capirono che avevano fatto appena in tempo: erano riusciti a fuggire senza
dare nell’occhio e mentre quel posto si dileguava lentamente, un altro pieno di
vegetazione si faceva man mano più consistente.
Sembrava
che fossero stati trasportati in una fitta foresta …
Chaman
si guardò in giro ed esclamò: «Non riesco a ricordare, ma in questo posto ci
sono già stato!».
Il
maestro Astral allora disse ai due: «Ho l’impressione che siamo finiti lontani
dall’Asilum. Chaman, tu non hai idea di dove ci troviamo?».
Il
piccolo rispose: «No, assolutamente».
Max
aggiunse: «L’importante è che siamo riusciti a scappare da quella creatura. A
proposito: maestro, ma di cosa si trattava?». Domandò in seguito il ragazzo.
Il
maestro, guardandosi in giro per capire dove fossero, gli rispose: «Quello che
abbiamo visto si chiama Grugno ed è un altro scagnozzo dei maghi neri.
Anch’esso è molto potente, come avete notato possiede un olfatto molto
sviluppato e una forza notevole. Non ha poteri magici, ma è molto pericoloso
affrontarlo da sprovveduti. Noi, in questo caso, se l’avessimo affrontato
avremmo rivelato la nostra posizione e a quel punto anche gli abitanti
dell’Asilum sarebbero stati in pericolo. Devo avvisare i colleghi del rischio
che stanno correndo».
Il
mago batté le mani sopra il proprio capo, fece sollevare verso il cielo un
piccolo frammento di luce che scomparve attraversando le nuvole ... Ma quel
puntino luminoso non era rimasto inosservato: due occhi minacciosi stavano
fissando il posto da una collina lì vicino, celati in mezzo al fogliame.
Il
gruppo, in seguito, continuò a camminare nel tentativo di scoprire dove fossero
finiti.
Il
maestro Astral fece presente ai ragazzi: «Se non riesco a capire dove ci
troviamo non potrò riportarvi indietro. Per fare un incanto del genere bisogna
infatti conoscere il luogo da dove si parte e il luogo dove si vuole arrivare».
Maximilian
intanto, in mezzo alle fronde, iniziò a scorgere delle figure che non gli erano
nuove e di questo mise al corrente il suo maestro: «Non siamo soli! Vedo
numerose sagome di colore rosso in lontananza; sono in avvicinamento e direi
anche velocemente». Affermò l’alunno di Astral.
Appena
sentite quelle parole il maestro intimò ai due: «Presto! Aggrappatevi a me».
I
due non se lo fecero ripetere e si assicurarono al maestro, che repentinamente
produsse l’incanto per spostarsi velocemente e, provocando uno smottamento
d’aria, incominciò a viaggiare veloce verso la parte opposta a quella che
Maximilian gli aveva indicato.
Astral
si rivolse a Maximilian e gli chiese: «Ho bisogno d’aiuto. Dimmi se vedi sagome
rossastre nei paraggi e avvertimi prima d’incontrarle. Sai cosa sono, vero?
Dobbiamo evitarle e cercare di scappare ad ogni costo».
Maximilian
annuì, in seguito gli riferì: «Sono tutti indietro e stanno acquistando
terreno. Maestro è necessario aumentare la velocità altrimenti ci
raggiungeranno».
Astral
rispose: «Non vi preoccupate, non vi succederà nulla di male; almeno finché io
sarò in vita». E continuò nella sua corsa cercando di aumentare il passo.
Chaman
riconobbe il posto dopo aver visto il luogo dove la precedente volta era stato
attaccato da Melkore e riferì al maestro: «Credo di aver capito dove siamo;
questo posto è lo stesso di quando ho seguito il gruppo del maestro Loky la
scorsa volta. Riconosco il luogo dove il drago mi ha attaccato».
Astral
esclamò: «Città del Messico! Bene. Ora siamo in grado di fuggire, ma ho bisogno
di aiuto: mi servono un paio di minuti per produrre l’incanto. Maximilian, se
ci fermano, saresti in grado di darmi quei due minuti?».
Il
piccolo rispose: «Non ne sono sicuro, ma cercherò di fare del mio meglio».
Il
maestro accennò un ghigno e continuò a viaggiare velocemente per mezzo del suo
incanto, cercando di evitare quelle sagome che il suo alunno gli indicava di
volta in volta.
I
tre ben presto si accorsero che gli esseri li avevano circondati e che il loro
numero era molto alto; probabilmente avevano richiamato rinforzi credendo di
aver trovato il posto dove si nascondevano i maghi bianchi.
Il
cerchio attorno a loro si chiuse e di colpo si trovarono di fronte a un
cospicuo numero di esseri magici.
La
loro corsa fu interrotta e comparve Melkore in persona …
«Allora
abbiamo veramente scovato il vostro nascondiglio; artiglio bianco …». Disse il
drago nero, rivolgendosi al gruppo.
Astral,
non sapendo come uscirne, si mise davanti ai ragazzi ed esclamò: «Gladio!».
La
sua spada gli apparve tra le mani ed emanava una sfavillante luce.
Melkore
allora gli disse: «È perfettamente inutile! Quella spada non vi aiuterà. Dopo
aver distrutto voi penseremo ai vostri compagni, che sicuramente si nascondono
come i topi nei paraggi. Li staneremo e li uccideremo tutti». Finito di parlare
il drago lanciò un enorme getto di fuoco dalla sua bocca e Astral, di tutta
fretta, evocò una barriera protettiva fatta d’acqua; ma non bastò, poiché la
forza del drago era superiore alla sua.
La
barriera stava per cedere e Chaman a quel punto si gettò su entrambi i suoi
compagni d’avventura.
Il
getto di fuoco li colpì in pieno e le loro figure sparirono in mezzo alle
fiamme.
Il
drago però non sembrava essere soddisfatto, era come se li sentisse ancora in
vita e ordinò ai suoi scagnozzi: «Prendeteli! Non devono sfuggirci».
I
tre umani furono investiti da quel poderoso getto di fuoco senza ricevere alcun
danno, quell’ambiente infuocato scomparve gradualmente per lasciare il posto
allo stesso luogo dove erano apparsi in precedenza, quando ancora non sapevano
degli esseri che li stavano inseguendo.
Chaman
li aveva trasportati per mezzo del suo potere di nuovo al punto di partenza ed
esclamò: «Oh mio Dio! Siamo ancora vivi …».
Astral
allora ne approfittò dicendo a Maximilian: «Adesso mi servono quei due minuti,
se non me li puoi dare siamo tutti morti».
Maximilian
fece cenno d’aver compreso ed esclamò: «In fidem accipio omnis, custodes dies
elementum!». Dopo aver
pronunciato la formula apparvero i quattro centurioni che armati di gladio e
scudo si posero a difesa dei tre.
Nel frattempo gli esseri si avvicinarono
minacciosamente e alla vista di alcuni di loro i protettori del gruppo si
avventarono sugli assalitori per bloccargli la strada.
Sotto i loro fendenti caddero le prime bestie
che erano accorse in quel luogo, ma presto il numero diventò notevole e con
l’arrivo di Melkore la situazione si fece alquanto pericolosa.
Ancora una volta il drago proiettò dalla sua
bocca un’enorme quantità di fuoco che però questa volta fu bloccata dal
centurione costituito d’acqua; il suo clipeus bloccava quel possente getto di
fuoco dal calore insopportabile.
Gli
altri centurioni elementali si stavano occupando del rimanente gruppo di esseri
magici tra i quali c’erano Grugni, Foglionchi e Carnolupi.
Il
maestro urlò: «RAGAZZI; AVVICINATEVI A ME!». E in seguito pronunciò: «Subterlabor
volatilis, lux!».
Una luce li avvolse portandoli via proprio nel
momento in cui stavano per essere colpiti dai numerosi nemici presenti e
scomparvero in cielo circondati da una luce che si faceva sempre più piccola e
lontana.
Melkore in quell’istante emise un ruggito
spaventoso e rivolgendosi verso gli esseri rimasti intimò: «Perlustrate tutta
la zona, devono essere qui nei paraggi. Individuate dove si nascondono e a quel
punto fate piazza pulita di tutto quello che trovate: non deve sopravvivere
nessuno. Il loro covo senz’altro è qui; richiamate tutti e che cerchino con
cura».
Gli esseri che lo ascoltarono obbedirono
timorosamente e incominciarono a sparpagliarsi per tutta la zona.
Il drago fece lo stesso e con i suoi occhi
penetranti scrutava attraverso la fauna circostante in cerca di qualche indizio
che lo portasse dai suoi acerrimi nemici.
Nell’Asilum:
La vita scorreva normalmente e le persone
facevano i loro soliti lavori.
Nel giardino dell’accademia una grande vasca
risaltava imperiosa, al centro di essa c’era la statua di una graziosa
fanciulla.
Sulle sue spalle teneva una giara dalla quale
sgorgava dell’acqua limpida che si riversava dentro la stessa vasca; essa era
tutta fatta di marmo bianco.
L’ambiente era abbellito da numerosi alberi,
tra i quali risaltavano i pini, gli abeti, le querce, qualche albero di
castagno, e dall’erba verde in mezzo alla quale c’erano i fiori che sbocciavano
rigogliosamente.
Una luce scese dal cielo e quando toccò terra
si materializzarono Astral, Maximilian e Chaman; erano proprio di fianco alla
vasca in marmo.
I tre si guardarono intorno e le loro facce
furono pervase da un sorriso che prese il posto di un’espressione cupa e
preoccupata.
Chaman esclamò: «Ce l’abbiamo fatta!».
Guardando i suoi compagni d’avventura.
Il maestro gli rispose: «A quanto pare per
questa volta ci è andata bene». E girandosi intorno aggiunse: «Abbiamo
raggiunto l’Asilum; adesso siamo al sicuro».
I ragazzi ne furono visibilmente sollevati e
Maximilian disse: «Siamo riusciti ad evitare che ci prendessero e abbiamo fatto
in modo che si allontanassero da noi. Chaman, grazie a te ora ci stanno cercando
dall’altro capo della terra. Ben fatto, veramente ben fatto». E continuò a
dargli pacche sulla spalla in segno di riconoscenza.
Anche il maestro era visibilmente soddisfatto
e volle complimentarsi con i due: «Chaman, Max; devo farvi i miei complimenti,
vi siete comportati come dei maghi fatti e finiti: non avete avuto paura, in
più avete collaborato con me per la riuscita della nostra fuga».
Il maestro, come segno di riconoscenza, diede
ad entrambi una pacca sulle spalle e gli disse: «Gli abitanti dell’Asilum vi
devono dei ringraziamenti». Poi girandosi verso Maximilian aggiunse: «E a te
Maximilian … Mai prima d’ora ho assistito ad un incanto come quello che hai
prodotto per aiutarmi poco fa. Avete collaborato entrambi con me; da solo non
sarei stato in grado di rimanere in vita. Siate fieri di ciò che avete fatto».
Poi, drizzandosi in piedi e tirando un sospiro di sollievo, si rivolse
nuovamente a loro: «Ragazzi, quello che abbiamo visto non deve essere rivelato
agli altri».
Chaman, con gli occhioni lucidi e gonfi per
la gioia dovuta ai complimenti appena ricevuti, fece segno di aver compreso.
Anche Maximilian fece cenno di aver capito.
Il maestro aggiunse: «Suppongo che siate
stremati da questa nostra esperienza; dirigetevi pure alle vostre stanze,
datevi una ripulita e andate a cena».
I tre si salutarono e ognuno si diresse verso
la propria stanza.
Quando i due ragazzi arrivarono in camera
videro Gerard, Hamza e Isak che li stavano aspettando.
Gerard gli chiese: «Ma si può sapere dove vi
eravate cacciati? Siamo stati in pensiero».
Effettivamente i due mancavano da parecchio
dall’accademia e quindi, di conseguenza, i loro amici avevano temuto il peggio.
Hamza asserì: «Non mi dirai che questo
sconsiderato di Chaman ti ha messo in qualche strana situazione Max».
Maximilian rispose: «Assolutamente, non mi ha
fatto fare nulla che io non volessi, anzi: direi che oggi per noi due è stata
una giornata nella quale abbiamo rafforzato la nostra amicizia».
Isak interruppe il suo discorso: «Chaman, non
ci traviare la nostra mascotte. Lui è il più piccolo del gruppo, pertanto tutti
noi ci teniamo al fatto non sia pizzicato mentre fa il guardone assieme a te e,
poiché quando si parla di te si parla di spiare ragazze, non mi meraviglierei
se lo stai portando su quella strada».
Chaman cercò di spiegare: «Questa volta non
potete immaginare cosa ci è capitato. Io ho seguito Max e il maestro Astral per
spiare il suo addestramento, quando ad un certo punto …».
In quell’istante Maximilian intervenne
dicendo: «Chaman, abbiamo promesso di non rivelare nulla».
I ragazzi si voltarono verso di lui, che era
stato lasciato alle loro spalle per proteggerlo da Chaman, e tutti insieme
chiesero: «Cosa?».
Gerard aggiunse: «Dopo quello che abbiamo
passato assieme, voi ci escludete dalle vostre faccende? Vi ricordate che nei
sotterranei contro quelle cose c’eravamo anche noi e al pari vostro abbiamo
rischiato di venire uccisi?».
Fu allora che Maximilian, pensandoci su,
disse: «E va bene. Chaman raccontagli tutto, ma quello che si dice in questa
stanza rimane qui». Precisò il ragazzo.
I tre compagni annuirono in segno di accordo
e allora Chaman iniziò a spiegare: «Dunque: mentre stavo entrando nella caverna
sono stato preso da dietro e mi hanno tappato la bocca; poi ho visto il maestro
Astral che mi faceva segno di stare zitto e di calmarmi. Io ovviamente mi sono
calmato, poi mi sono girato e ho visto, a pochi metri, un orribile essere a
metà tra un maiale e un gorilla, senza peli, di colore grigio scuro che odorava
l’ambiente in cerca di qualcosa. In seguito, dopo aver estratto le sue asce, ha
mirato a noi che eravamo nascosti tra due massi nell’oscurità. In quel momento
mi sono reso conto che dovevo agire e d’istinto mi sono precipitato verso Max e
il maestro; insieme ci siamo smaterializzati per trovarci in un posto lontano,
dove per nostra solita fortuna abbiamo trovato la combriccola al completo, ivi
compreso il drago che mi ha attaccato la volta scorsa. Per fortuna siamo
riusciti a fuggire con un incanto fatto dal maestro Astral».
I tre amici rimasero meravigliati e dopo aver
riflettuto su quello che era capitato ai loro compagni, li lasciarono liberi di
andare a prepararsi; infatti, era quasi ora di cena e quando furono tutti
pronti scesero in refettorio assieme.
Quella sera, a tavola, non si parlò di niente
e lo stesso Chaman sembrava esausto: non lo distraevano nemmeno le occhiatacce
che il fratello di Margharet continuava a lanciargli.
Finita la cena s’incamminarono direttamente
verso la loro camera per poi andare a letto di filato.
Nella
solita stanza, dove si riunivano i maghi per fare il punto della situazione:
Dal gruppo di maghi presenti si udivano voci:
«Come mai siamo stati convocati d’urgenza?». Chiedevano alcuni.
Oppure: «Cosa sarà successo di grave?». Domandavano
altri.
Il solito bisbiglio si alzava frastornante in
quell’ambiente.
La porta d’entrata si aprì e i maestri la
oltrepassarono con a capo Astral; salutarono tutti i presenti e si diressero al
centro della stanza.
Astral prese la parola: «Esimi colleghi, vi
ho convocato d’urgenza perché ho da riferirvi importanti informazioni. Non
appena il maestro Brot sarà arrivato incomincerò ad esporvele».
Un leggero tremore si fece man mano più
intenso e la sagoma di Brot apparve maestosa come al solito.
Quando fu abbastanza vicino il drago disse:
«Deve essere successo qualcosa di grave per aver convocato la riunione
d’urgenza».
Astral colse l’occasione e incominciò subito
a esporre il suo discorso: «Ho delle novità che riguardano la situazione in cui
ci troviamo; permettetemi di spiegarvi».
Brot acconsentì movendo la sua enorme testa e
Astral andò avanti: «Questo pomeriggio, mentre addestravo Maximilian, siamo
stati colti di sorpresa da un Grugno».
Il mago fu interrotto dall’esclamazione
proveniente dal gruppo: «Cosa! Siamo stati scoperti …».
Ma poi riprese immediatamente e continuò:
«Non temete, non siamo stati scoperti. Se ascolterete la mia esposizione dei
fatti capirete: il Grugno ci ha trovati e ci ha attaccati, ma grazie al piccolo
Chaman, che come al solito ci stava spiando furtivamente, siamo riusciti a
smaterializzarci e fuggire da quel luogo senza essere riconosciuti. Ci siamo
ritrovati vicino a Città del Messico, dove sere fa eravate in missione. Durante
il nostro peregrinare per scoprire dov’eravamo finiti, siamo stati attaccati
nuovamente, questa volta però erano in tanti e c’era Melkore. Eravamo senza
speranza, ma i due ragazzi mi hanno permesso di riprodurre un incanto di luce e
così facendo siamo fuggiti senza lasciare traccia. Vi dico questo perché siamo
certi che si sono allontanati e ci stanno cercando dall’altra parte del mondo».
Tutti i convenuti discussero animatamente sul
da farsi e nella sala ci fu un trambusto generale, fino a quando non intervenne
Brot che precisò: «Penso proprio che sia ora di sbarazzarci di loro una volta
per tutte. Adesso sappiamo dove si trovano, quindi possiamo sferrare un
contrattacco: il nostro obiettivo sarà la completa eliminazione
dell’accozzaglia che Pectumatra ha spedito sulla terra». Poi, rivolgendosi al consiglio
degli anziani, chiese: «Quanto tempo vi occorre per organizzare un nutrito
gruppo di maghi in grado di poter attaccare quella marmaglia?».
Uno dei più anziani rispose: «Ci vorranno
almeno due settimane prima di potersi muovere, tenendo presente che il nostro
movimento non passerà inosservato».
Wotan volle parlare: «Signori, un’occasione
del genere non ci ricapiterà più: potremo indebolire le loro fila con un solo
colpo. Certo, sapevamo da subito che non sarebbe stata una cosa facile, ma se
studiamo bene un piano li coglieremo di sorpresa».
Dian aggiunse: «Non possiamo continuare a
nasconderci all’infinito; prima o poi, se non li staniamo noi, ci troveranno e
allora non dovremo preoccuparci solo di combattere, ma anche di proteggere
tutti gli abitanti dell’Asilum».
Ci fu un attimo di confusione in cui tutti
provarono a dire qualcosa, ma poi Asdar esclamò: «Ascoltatemi un attimo! Io
dico di votare a maggioranza la proposta di attaccare gli intrusi. Chi è
d’accordo alzi la mano». E alzò la sua mano in segno di assenso.
Così fece anche Astral seguito da Wotan,
Dian, Drenk e Loky.
In seguito tutti i presenti alzarono la mano
e la proposta fu approvata all’unanimità.
Brot, dopo aver visto quello che era
successo, prese la parola e disse: «Allora è deciso. Attaccheremo Melkore e
compagni».
Le persone presenti nella stanza uscirono da
essa dopo aver preso accordi sul giorno dell’attacco e si avviarono verso la
propria destinazione; così fecero anche tutti i maestri dell’Asilum, compreso
Brot.
Intanto, nella stanza
dove i ragazzi riposavano nulla si moveva; il russare di Chaman e il rumore che
l’orologio emetteva scandivano il passare del tempo:
Maximilian si ritrovò
ancora una volta nel paesino da dove proveniva.
Anche questa volta
sentiva che stava per rincontrare Bithor, ma volle godersi il panorama che dopo
mesi aveva quasi dimenticato; era lì, nel bosco dove tante volte aveva
accompagnato il nonno per aiutarlo a fare legna in vista dell’inverno.
I numerosi alberi di
quercia, le siepi e la natura dentro la quale era stato abituato a vivere fin
da piccolo lo facevano sentire a suo agio, i profumi gli rammentavano tempi
passati spensieratamente senza alcuna preoccupazione.
La solita brezza
tiepida gli accarezzava il viso e lì davanti si stagliava infine il suo amato
paese.
Il paese era
costituito da un agglomerato di case appollaiate su di un cucuzzolo della
montagna.
Sullo sfondo c’erano
rilievi montuosi ancora più alti da dove s’intravedeva la nuda roccia di color
argento.
Le nuvole sembravano batuffoli
di ovatta che aspettavano d’essere colte con le mani nude.
Passò un po’ di tempo
e lui, seduto all’ombra di una quercia e appoggiato al robusto tronco, si
meravigliò del ritardo che Bithor stava facendo.
Delle rondini si
avvicinarono stranamente a lui e festanti gli gironzolarono intorno.
Il loro modo di
comportarsi però, fu interrotto dall’arrivo della solita oscurità.
Il buio sostituì il
paesaggio incantevole che Maximilian aveva ammirato fino a quel momento; lo
stesso fu per le rondini, che scomparvero assieme al panorama.
Il tremore della
terra si fece più vicino e la sagoma di Bithor divenne sempre più consistente.
Avete letto 4940 parole, 25754 battute spazi esclusi, 30676 battute spazi inclusi, 167 paragrafi e 434 righe (14° capitolo dell’opera inedita).
Vi saluto tutti.
Ciao.


