La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

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Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

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Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

martedì 29 luglio 2014

14° capitolo da leggere (Maximilian Arlstain – i due mondi –).



Ho finito anche il quattordicesimo capitolo; meno sei capitoli alla fine del romanzo …
Deduco che, a questo punto, voi vi siate fatti un quadro abbastanza completo del romanzo e che possiate valutare se “egli” è interessante o meno.
Nel quattordicesimo capitolo continua il percorso d’apprendimento di Maximilian che è perennemente inseguito dagli esseri malvagi.
In esso comparirà un nuovo essere da me inventato e Maximilian sarà alle prese con l’evocazione della sua spada elementale (ogni mago bianco può, infatti, evocare una spada fatta di un elemento diverso “acqua, terra, fuoco, aria e tanti altri elementi aggiuntivi”).
Anche Maximilian avrà una spada elementale (provate un po’ a indovinare di che elemento sarà costituita?) … Lo scoprirete però se continuerete a leggere il romanzo.
Il romanzo potrebbe assomigliare ad altri ben più famosi, ma se avrete la pazienza di leggere scoprirete che discorda in molti punti da essi (sì, parlo proprio di Harry Potter).
Ho diviso la magia in tre tronconi: magia bianca (manipolazione delle forze della natura), magia nera (acquisizioni di poteri sovrumani per mezzo di patti con esseri demoniaci), magia rossa (accesso a poteri magici poiché aiutati da creature celesti “gli angeli”).
Il mago bianco non usa né bastoni, né bacchette; il mago nero suggella il suo patto demoniaco con una bacchetta magica; il mago rosso riceve un bastone d’ulivo come testimonianza dell’alleanza con un angelo.
I maghi neri puntano a impossessarsi di molte anime, poiché hanno uno scopo da raggiungere e per farlo devono entrare nel mondo umano.
I maghi bianchi sono rimasti gli unici a poterli fermare perché i maghi rossi sono stati sconfitti.
Un bambino è oggetto di uno strano incidente e dopo poco tempo egli scopre che l’incidente del quale è stato protagonista non è casuale, ma una forza rara, immensa, si è rifugiata all’interno del suo corpo sotto forma d’energia.
I maghi neri e i maghi bianchi convergono su quel bambino con diversi obiettivi: i primi vogliono ucciderlo, i secondi lo prelevano appena in tempo e gli insegnano la magia in una loro scuola.
In un primo momento il romanzo sarà incentrato sull’apprendimento della magia di Maximilian, l’incontro con altri apprendisti maghi e il formarsi di un legame d’amicizia forte.
In un secondo momento Maximilian e i suoi compagni saranno catapultati in un mondo alieno e lì assolveranno la loro missione.
Ora … Voi, a parte la scuola di magia, notate delle analogie con i romanzi ben più famosi?
Io non le vedo, però sono consapevole d’esser di parte e pertanto potrei anche non vederle mai le similitudini (ammesso che esse ci siano).
Ah dimenticavo: incontrerete il “clipeus” in questo capitolo; esso è il nome latino con cui era chiamato lo scudo romano (quello rettangolare e grosso che usavano i centurioni di Roma “I – II secolo”).
Ebbene, è ora di farvi leggere il capitolo …
Buona lettura del quattordicesimo capitolo di Maximilian Arlstain – i Due mondi –:





CAPITOLO 14
DEPISTAGGIO CASUALE


Maximilian e i suoi amici si recarono nell’aula e attesero il maestro, il quale fece la sua comparsa dopo poco tempo.
«Buon giorno a tutti». Disse Dian, andandosi a sedere sulla sedia dietro la cattedra.
Gli studenti ricambiarono il saluto, poi il maestro incominciò la lezione dicendo: «Con oggi abbiamo superato abbondantemente il secondo trimestre; da adesso il nostro programma diventerà più impegnativo. Se aprite il libro a pagina centoventi inizierò a spiegarvi la nostra lezione».
I ragazzi aprirono un libro di colore azzurro; il suo titolo era: “La manipolazione dell’acqua”.
Sulla pagina c’era un titolo scritto con caratteri maiuscoli: “LA CONCENTRAZIONE PSICHICA E L’EFFETTO SULLA MAGIA EVOCATA”.
La voce del maestro si levò nell’aula: «Che significato ha il testo che stiamo per leggere? Ve lo spiegherò se mi concederete un attimo del vostro tempo».
I ragazzi rimasero tutti in silenzio, concentrati in modo da carpire ogni singola parola detta dal maestro.
Egli iniziò sostenendo: «Supponiamo che volessimo evocare una magia d’acqua; prima di pronunciare la formula d’evocazione c’è bisogno di concentrazione e più siamo concentrati, più il nostro incanto sarà efficace. Vi spiego meglio: Se uno di noi pronuncia la formula senza concentrazione come risultato non otterrà niente, solo un mucchio di parole; ma se vi concentrate sul risultato desiderato, otterrete quello che voi vi siete prefissati. Tutto questo per farvi capire che la concentrazione non è altro che l’attingere direttamente dalla fonte di magia che ognuno di noi possiede. Sto parlando dell’anima: l’anima è una riserva inesauribile di magia che non si affievolisce mai; essa è un’energia di origine divina che dimora dentro ognuno di noi, incorruttibile ed intoccabile: la nostra fonte di forza».
Il maestro si alzò dalla sedia su cui era seduto, si portò al centro dell’aula e guardando tutti gli alunni continuò: «Per farvi capire quello che vi sto dicendo vi darò una piccola dimostrazione. Ricordate: più vi concentrate e più attingete dall’anima, più sarà potente l’incanto».
Dian mise la mano con il palmo all’insù ed esclamò: «Elementum aqua!».
Dalla sua mano scaturì un globo d’acqua, che rimase sospeso e immobile, grande quanto una boccia da biliardo, poi riferendosi agli studenti aggiunse: «Guardate ragazzi, nonostante io abbia prodotto un incanto parlo con voi. Questo significa che riesco a concentrarmi e dunque ad attingere alla magia facendo dell’altro. Credetemi: in caso d’emergenza questo tipo di comportamento vi può essere molto utile». E dopo un attimo di pausa disse: «Ora provate voi. Riproducete un incanto simile al mio e allo stesso tempo scrivete a ripetizione la formula usata sul foglio che avete davanti. Prego: iniziate pure». 
Tutta la classe si applicò immediatamente, lo stesso Maximilian si diede subito da fare.
Dopo una buona mezz’ora, tutti  gli alunni riuscirono a fare l’esercizio e il professore attirò la loro attenzione: «Adesso guardate me». Disse.
Egli rimise di nuovo il palmo rivolto verso l’alto e riprodusse una sfera della stessa grandezza di prima; dopo pochi istanti la sfera s’ingrandì di botto, sempre di più, fino a diventare come un grosso pallone da calcio, poi d'improvviso si rimpicciolì e prese la forma di un piccolo boccino di pochi millimetri.
Il maestro a quel punto chiese: «Avete notato quello che sto facendo? Ecco: Questo significa avere pieno controllo della propria magia; non solo parlo con voi, ma riesco a riprodurre l’incanto dandogli varie grandezze e cioè dosando il suo afflusso. Adesso, mentre scrivete la formula ripetutamente, provate a dare forme più grandi e più piccole a ciò che avete riprodotto. Cercate di far cambiare grandezza alla vostra sfera senza farla esplodere».
I ragazzi cercarono di applicarsi al meglio, ma questa volta i risultati non furono incoraggianti: molti di loro fecero esplodere la piccola sfera d’acqua bagnandosi completamente, mentre il resto della classe se la rideva.
Per Maximilian, invece, le cose andarono bene: riuscì nell’incanto perfettamente tra lo stupore dei compagni; sembrava avere una dimestichezza con la magia che gli altri non riuscivano a concepire.
A sorpresa Chaman fu il secondo a riprodurre quel tipo d’incanto alla perfezione e come al solito lo fece notare a tutta la classe: «Wow! Notate gente: il futuro mago bianco vi sta dando spettacolo».
Fu azzittito però dal maestro: «Chaman! Questa è una classe, non un circo. Quindi smettila di fare baccano e soprattutto … Non è ora di fare il gradasso». Poi, rivolgendosi a tutta la classe, fece presente: «Mi complimento con voi per gli sforzi fatti, oggi siete stati bravissimi». E dando un’occhiata all’orologio asserì: «Purtroppo il tempo vola ed è arrivata la fine dell’ora; provate ancora a praticare questo tipo d’incantesimo e studiate tutto il paragrafo che abbiamo letto prima». Appena finito di dire quelle parole suonò la campanella.
Il maestro raccolse i suoi appunti e avviandosi verso l’uscita salutò la classe dandogli appuntamento per il giorno seguente.
La giornata passò in fretta tra i banchi di scuola, le materie fatte in quel dì erano talmente interessanti che l’attenzione dei ragazzi non venne mai a mancare.
L’ultima ora suonò e tutti s’incamminarono verso il refettorio, data la fame il loro stomaco incominciava a protestare.
A tavola i ragazzi mangiarono con appetito e alla fine del pranzo Gerard e gli altri andarono in biblioteca per approfondire alcuni aspetti delle lezioni appena affrontate.
Maximilian, invece, raggiunse Astral per dirigersi al luogo del loro allenamento.
Astral lo salutò così: «Maximilian; oggi dovremo essere più cauti, non devo spiegarti il perché … Vero?».
Maximilian annuì, consapevole della presenza degli esseri ostili che si aggiravano per il loro mondo.
I due, in seguito, si avviarono verso l’antro nel quale Maximilian, da più quattro mesi, apprendeva la magia dal maestro Astral.
Una volta giunti all’interno della caverna si misero subito al lavoro.
Astral incominciò a spiegare quello che intendeva fargli apprendere in quel giorno: «Oggi vorrei spiegarti come materializzare il gladio elementale. Quando ci siamo scontrati con Melkore hai notato qualcosa di strano tra le mie mani?». Domandò.
Maximilian gli rispose immediatamente: «Certo maestro. Stringevate tra le mani una sorta di spada di luce, la stessa che ha ferito il drago».
Astral allora gli disse: «Vedo che lo hai notato … Oggi ti insegnerò come richiamare una spada che ti sarà molto utile nei combattimenti corpo a corpo, soprattutto con esseri molto potenti. Immagina una spada tutta tua, fatta di un elemento che corrisponde all’energia imprigionata dentro di te, e si materializzerà nelle tue mani senza arrecarti danno, poiché quell’energia proviene da te stesso».
Max ascoltò con attenzione e Astral, dal canto suo, continuò volentieri l’esposizione: «La formula per richiamarla è: “gladio». In seguito il maestro esclamò: «Gladio!».
Nelle sue mani si materializzò la spada che Maximilian aveva visto durante i combattimenti che il maestro aveva sostenuto in sua presenza; era formata da una luce che accecava.
Il maestro si avventò contro una roccia al centro dell’antro; con un fendente la tagliò di netto, in modo che la parte tagliata cadesse a terra provocando un gran rumore.
Maximilian ne fu strabiliato: era possibile che esistesse una spada così potente?
L’alunno chiese ad Astral: «Sarò in grado di ottenere una spada simile alla sua?».
Il maestro annuì e affermò: «La tua spada, ne sono certo, sarà migliore della mia. Devi solo applicarti». In seguito Maximilian incominciò a provare nell’intento di visualizzare la sua personale spada.
Passarono un paio d’ore, ma l’impresa risultò ardua poiché richiedeva uno sforzo e un’esperienza pari a un adulto.
Il tempo passò velocemente e venne il momento di rientrare all’Asilum: la notte incominciava a calare e loro sapevano che non era saggio rimanere in quel luogo vista la situazione.
I due raccolsero la loro roba e si avviarono verso l’uscita della grotta, ma Astral bloccò Maximilian prima che potesse uscire da essa e gli disse: «Aspetta, c’è qualcosa che non va. Max stammi vicino». E si nascosero nell’oscurità della grotta, in una faglia abbastanza grande da contenere entrambi vicino all’uscita.
Davanti ad essa si materializzò una sagoma che si accostava con passo furtivo e, man mano che si avvicinava, una figura umana apparve proprio sulla soglia dell’entrata di quella grotta.
Quando fu abbastanza vicina, videro che quella sagoma era Chaman.
Astral lo prese di peso, gli tappò la bocca, lo tirò nell’ombra, e quando furono al coperto lo guardò in faccia, si fece riconoscere e con il dito gli intimò di fare silenzio e di tranquillizzarsi.
Di lì a poco un’altra ombra inquietante fece la sua apparizione …
I tre videro che un essere mostruoso si parava davanti a loro e, tramite l’olfatto, cercava di captare l’odore di eventuali esseri umani.
Agli occhi dei ragazzi apparve un grosso rinoceronte eretto su due piedi e che continuava a setacciare l’aria con il suo naso schiacciato in cerca di odori estranei all’ambiente.
Astral lanciò un incanto: «Elementum aqua, tutela». Lo disse a bassa voce, affinché l’essere non li scoprisse; ma quella sagoma non si fermò davanti all’ingresso, continuò la sua marcia verso l’interno della caverna, finché, arrivato alla loro altezza, si fermò odorando l’ambiente circostante in modo vorace ed emettendo un grugnito ripugnante.
La sua sagoma divenne meno sfocata e videro il suo aspetto: l’essere era di grande stazza, le sue gambe parevano possenti e da esse risaltavano muscoli vistosi.
Le braccia erano più lunghe del normale e lo facevano sembrare sproporzionato; in effetti toccavano fin quasi il terreno.
L’essere si voltò verso di loro e mostrò la sua faccia:  aveva un viso tondeggiante, il suo naso era schiacciato e sembrava proprio quello di un maiale; dalla sua bocca si notarono quattro zanne completamente annerite dal lerciume che si era formato attorno, i suoi occhi erano di un rosso scuro come il colore del sangue.
Le sue mani si diressero lentamente dietro la schiena e afferrarono due grandi asce portandole in avanti; dopo quella mossa i tre capirono che l’essere aveva captato qualcosa e anche il maestro Astral si preparò allo scontro.
Chaman esclamò a bassa voce: «Maestro attaccatevi a me!». Poi guardò annuendo verso Maximilian.
Intuendo quello che il suo amico voleva fare, Maximilian gli diede le mani immediatamente e lo stesso fece il maestro.
L’essere che emanava un tanfo tremendo, nel frattempo, si stava avvicinando sempre di più a loro.
Con lo scatto di un felino proiettò le sue lame verso il nascondiglio di Astral e dei piccoli, se quel colpo li avesse centrati per loro sarebbe stata la fine …
Le lame colpirono il loro nascondiglio, il colpo fu talmente forte che i pezzi della roccia volarono da tutte le parti.
L’essere, dopo aver ridotto la roccia in mille pezzi, si accinse a raccogliere i resti dei mortali che aveva riconosciuto tra l’oscurità di quel luogo; tuttavia, non trovò altro che roccia: non vi era traccia di resti umani ed egli emise un grugnito agghiacciante, mentre cercava per tutta la grotta, in modo frenetico, le prede che aveva fiutato in precedenza e che non riusciva a stanare.
Chaman e i suoi compagni si videro passare quelle due possenti armi sopra la testa, ma poi capirono che avevano fatto appena in tempo: erano riusciti a fuggire senza dare nell’occhio e mentre quel posto si dileguava lentamente, un altro pieno di vegetazione si faceva man mano più consistente.
Sembrava che fossero stati trasportati in una fitta foresta …
Chaman si guardò in giro ed esclamò: «Non riesco a ricordare, ma in questo posto ci sono già stato!».
Il maestro Astral allora disse ai due: «Ho l’impressione che siamo finiti lontani dall’Asilum. Chaman, tu non hai idea di dove ci troviamo?».
Il piccolo rispose: «No, assolutamente». 
Max aggiunse: «L’importante è che siamo riusciti a scappare da quella creatura. A proposito: maestro, ma di cosa si trattava?». Domandò in seguito il ragazzo.
Il maestro, guardandosi in giro per capire dove fossero, gli rispose: «Quello che abbiamo visto si chiama Grugno ed è un altro scagnozzo dei maghi neri. Anch’esso è molto potente, come avete notato possiede un olfatto molto sviluppato e una forza notevole. Non ha poteri magici, ma è molto pericoloso affrontarlo da sprovveduti. Noi, in questo caso, se l’avessimo affrontato avremmo rivelato la nostra posizione e a quel punto anche gli abitanti dell’Asilum sarebbero stati in pericolo. Devo avvisare i colleghi del rischio che stanno correndo».
Il mago batté le mani sopra il proprio capo, fece sollevare verso il cielo un piccolo frammento di luce che scomparve attraversando le nuvole ... Ma quel puntino luminoso non era rimasto inosservato: due occhi minacciosi stavano fissando il posto da una collina lì vicino, celati in mezzo al fogliame.
Il gruppo, in seguito, continuò a camminare nel tentativo di scoprire dove fossero finiti.
Il maestro Astral fece presente ai ragazzi: «Se non riesco a capire dove ci troviamo non potrò riportarvi indietro. Per fare un incanto del genere bisogna infatti conoscere il luogo da dove si parte e il luogo dove si vuole arrivare».
Maximilian intanto, in mezzo alle fronde, iniziò a scorgere delle figure che non gli erano nuove e di questo mise al corrente il suo maestro: «Non siamo soli! Vedo numerose sagome di colore rosso in lontananza; sono in avvicinamento e direi anche velocemente». Affermò l’alunno di Astral.
Appena sentite quelle parole il maestro intimò ai due: «Presto! Aggrappatevi a me».
I due non se lo fecero ripetere e si assicurarono al maestro, che repentinamente produsse l’incanto per spostarsi velocemente e, provocando uno smottamento d’aria, incominciò a viaggiare veloce verso la parte opposta a quella che Maximilian gli aveva indicato.
Astral si rivolse a Maximilian e gli chiese: «Ho bisogno d’aiuto. Dimmi se vedi sagome rossastre nei paraggi e avvertimi prima d’incontrarle. Sai cosa sono, vero? Dobbiamo evitarle e cercare di scappare ad ogni costo».
Maximilian annuì, in seguito gli riferì: «Sono tutti indietro e stanno acquistando terreno. Maestro è necessario aumentare la velocità altrimenti ci raggiungeranno».
Astral rispose: «Non vi preoccupate, non vi succederà nulla di male; almeno finché io sarò in vita». E continuò nella sua corsa cercando di aumentare il passo.
Chaman riconobbe il posto dopo aver visto il luogo dove la precedente volta era stato attaccato da Melkore e riferì al maestro: «Credo di aver capito dove siamo; questo posto è lo stesso di quando ho seguito il gruppo del maestro Loky la scorsa volta. Riconosco il luogo dove il drago mi ha attaccato».
Astral esclamò: «Città del Messico! Bene. Ora siamo in grado di fuggire, ma ho bisogno di aiuto: mi servono un paio di minuti per produrre l’incanto. Maximilian, se ci fermano, saresti in grado di darmi quei due minuti?».
Il piccolo rispose: «Non ne sono sicuro, ma cercherò di fare del mio meglio».
Il maestro accennò un ghigno e continuò a viaggiare velocemente per mezzo del suo incanto, cercando di evitare quelle sagome che il suo alunno gli indicava di volta in volta.
I tre ben presto si accorsero che gli esseri li avevano circondati e che il loro numero era molto alto; probabilmente avevano richiamato rinforzi credendo di aver trovato il posto dove si nascondevano i maghi bianchi.
Il cerchio attorno a loro si chiuse e di colpo si trovarono di fronte a un cospicuo numero di esseri magici.
La loro corsa fu interrotta e comparve Melkore in persona …
«Allora abbiamo veramente scovato il vostro nascondiglio; artiglio bianco …». Disse il drago nero, rivolgendosi al gruppo.
Astral, non sapendo come uscirne, si mise davanti ai ragazzi ed esclamò: «Gladio!».
La sua spada gli apparve tra le mani ed emanava una sfavillante luce.
Melkore allora gli disse: «È perfettamente inutile! Quella spada non vi aiuterà. Dopo aver distrutto voi penseremo ai vostri compagni, che sicuramente si nascondono come i topi nei paraggi. Li staneremo e li uccideremo tutti». Finito di parlare il drago lanciò un enorme getto di fuoco dalla sua bocca e Astral, di tutta fretta, evocò una barriera protettiva fatta d’acqua; ma non bastò, poiché la forza del drago era superiore alla sua.
La barriera stava per cedere e Chaman a quel punto si gettò su entrambi i suoi compagni d’avventura.
Il getto di fuoco li colpì in pieno e le loro figure sparirono in mezzo alle fiamme.
Il drago però non sembrava essere soddisfatto, era come se li sentisse ancora in vita e ordinò ai suoi scagnozzi: «Prendeteli! Non devono sfuggirci».
I tre umani furono investiti da quel poderoso getto di fuoco senza ricevere alcun danno, quell’ambiente infuocato scomparve gradualmente per lasciare il posto allo stesso luogo dove erano apparsi in precedenza, quando ancora non sapevano degli esseri che li stavano inseguendo.
Chaman li aveva trasportati per mezzo del suo potere di nuovo al punto di partenza ed esclamò: «Oh mio Dio! Siamo ancora vivi …».
Astral allora ne approfittò dicendo a Maximilian: «Adesso mi servono quei due minuti, se non me li puoi dare siamo tutti morti».
Maximilian fece cenno d’aver compreso ed esclamò: «In fidem accipio omnis, custodes dies elementum!». Dopo aver pronunciato la formula apparvero i quattro centurioni che armati di gladio e scudo si posero a difesa dei tre.
Nel frattempo gli esseri si avvicinarono minacciosamente e alla vista di alcuni di loro i protettori del gruppo si avventarono sugli assalitori per bloccargli la strada.
Sotto i loro fendenti caddero le prime bestie che erano accorse in quel luogo, ma presto il numero diventò notevole e con l’arrivo di Melkore la situazione si fece alquanto pericolosa.
Ancora una volta il drago proiettò dalla sua bocca un’enorme quantità di fuoco che però questa volta fu bloccata dal centurione costituito d’acqua; il suo clipeus bloccava quel possente getto di fuoco dal calore insopportabile.
Gli altri centurioni elementali si stavano occupando del rimanente gruppo di esseri magici tra i quali c’erano Grugni, Foglionchi e Carnolupi.
Il maestro urlò: «RAGAZZI; AVVICINATEVI A ME!». E in seguito pronunciò: «Subterlabor volatilis, lux!».
Una luce li avvolse portandoli via proprio nel momento in cui stavano per essere colpiti dai numerosi nemici presenti e scomparvero in cielo circondati da una luce che si faceva sempre più piccola e lontana.
Melkore in quell’istante emise un ruggito spaventoso e rivolgendosi verso gli esseri rimasti intimò: «Perlustrate tutta la zona, devono essere qui nei paraggi. Individuate dove si nascondono e a quel punto fate piazza pulita di tutto quello che trovate: non deve sopravvivere nessuno. Il loro covo senz’altro è qui; richiamate tutti e che cerchino con cura».
Gli esseri che lo ascoltarono obbedirono timorosamente e incominciarono a sparpagliarsi per tutta la zona.
Il drago fece lo stesso e con i suoi occhi penetranti scrutava attraverso la fauna circostante in cerca di qualche indizio che lo portasse dai suoi acerrimi nemici.

Nell’Asilum:

La vita scorreva normalmente e le persone facevano i loro soliti lavori.
Nel giardino dell’accademia una grande vasca risaltava imperiosa, al centro di essa c’era la statua di una graziosa fanciulla.
Sulle sue spalle teneva una giara dalla quale sgorgava dell’acqua limpida che si riversava dentro la stessa vasca; essa era tutta fatta di marmo bianco.
L’ambiente era abbellito da numerosi alberi, tra i quali risaltavano i pini, gli abeti, le querce, qualche albero di castagno, e dall’erba verde in mezzo alla quale c’erano i fiori che sbocciavano rigogliosamente.
Una luce scese dal cielo e quando toccò terra si materializzarono Astral, Maximilian e Chaman; erano proprio di fianco alla vasca in marmo.
I tre si guardarono intorno e le loro facce furono pervase da un sorriso che prese il posto di un’espressione cupa e preoccupata.
Chaman esclamò: «Ce l’abbiamo fatta!». Guardando i suoi compagni d’avventura.
Il maestro gli rispose: «A quanto pare per questa volta ci è andata bene». E girandosi intorno aggiunse: «Abbiamo raggiunto l’Asilum; adesso siamo al sicuro».
I ragazzi ne furono visibilmente sollevati e Maximilian disse: «Siamo riusciti ad evitare che ci prendessero e abbiamo fatto in modo che si allontanassero da noi. Chaman, grazie a te ora ci stanno cercando dall’altro capo della terra. Ben fatto, veramente ben fatto». E continuò a dargli pacche sulla spalla in segno di riconoscenza.
Anche il maestro era visibilmente soddisfatto e volle complimentarsi con i due: «Chaman, Max; devo farvi i miei complimenti, vi siete comportati come dei maghi fatti e finiti: non avete avuto paura, in più avete collaborato con me per la riuscita della nostra fuga».
Il maestro, come segno di riconoscenza, diede ad entrambi una pacca sulle spalle e gli disse: «Gli abitanti dell’Asilum vi devono dei ringraziamenti». Poi girandosi verso Maximilian aggiunse: «E a te Maximilian … Mai prima d’ora ho assistito ad un incanto come quello che hai prodotto per aiutarmi poco fa. Avete collaborato entrambi con me; da solo non sarei stato in grado di rimanere in vita. Siate fieri di ciò che avete fatto». Poi, drizzandosi in piedi e tirando un sospiro di sollievo, si rivolse nuovamente a loro: «Ragazzi, quello che abbiamo visto non deve essere rivelato agli altri».
Chaman, con gli occhioni lucidi e gonfi per la gioia dovuta ai complimenti appena ricevuti, fece segno di aver compreso.
Anche Maximilian fece cenno di aver capito.
Il maestro aggiunse: «Suppongo che siate stremati da questa nostra esperienza; dirigetevi pure alle vostre stanze, datevi una ripulita e andate a cena».
I tre si salutarono e ognuno si diresse verso la propria stanza.
Quando i due ragazzi arrivarono in camera videro Gerard, Hamza e Isak che li stavano aspettando.
Gerard gli chiese: «Ma si può sapere dove vi eravate cacciati? Siamo stati in pensiero».
Effettivamente i due mancavano da parecchio dall’accademia e quindi, di conseguenza, i loro amici avevano temuto il peggio.
Hamza asserì: «Non mi dirai che questo sconsiderato di Chaman ti ha messo in qualche strana situazione Max».
Maximilian rispose: «Assolutamente, non mi ha fatto fare nulla che io non volessi, anzi: direi che oggi per noi due è stata una giornata nella quale abbiamo rafforzato la nostra amicizia».
Isak interruppe il suo discorso: «Chaman, non ci traviare la nostra mascotte. Lui è il più piccolo del gruppo, pertanto tutti noi ci teniamo al fatto non sia pizzicato mentre fa il guardone assieme a te e, poiché quando si parla di te si parla di spiare ragazze, non mi meraviglierei se lo stai portando su quella strada».
Chaman cercò di spiegare: «Questa volta non potete immaginare cosa ci è capitato. Io ho seguito Max e il maestro Astral per spiare il suo addestramento, quando ad un certo punto …».
In quell’istante Maximilian intervenne dicendo: «Chaman, abbiamo promesso di non rivelare nulla».
I ragazzi si voltarono verso di lui, che era stato lasciato alle loro spalle per proteggerlo da Chaman, e tutti insieme chiesero: «Cosa?».
Gerard aggiunse: «Dopo quello che abbiamo passato assieme, voi ci escludete dalle vostre faccende? Vi ricordate che nei sotterranei contro quelle cose c’eravamo anche noi e al pari vostro abbiamo rischiato di venire uccisi?».
Fu allora che Maximilian, pensandoci su, disse: «E va bene. Chaman raccontagli tutto, ma quello che si dice in questa stanza rimane qui». Precisò il ragazzo.
I tre compagni annuirono in segno di accordo e allora Chaman iniziò a spiegare: «Dunque: mentre stavo entrando nella caverna sono stato preso da dietro e mi hanno tappato la bocca; poi ho visto il maestro Astral che mi faceva segno di stare zitto e di calmarmi. Io ovviamente mi sono calmato, poi mi sono girato e ho visto, a pochi metri, un orribile essere a metà tra un maiale e un gorilla, senza peli, di colore grigio scuro che odorava l’ambiente in cerca di qualcosa. In seguito, dopo aver estratto le sue asce, ha mirato a noi che eravamo nascosti tra due massi nell’oscurità. In quel momento mi sono reso conto che dovevo agire e d’istinto mi sono precipitato verso Max e il maestro; insieme ci siamo smaterializzati per trovarci in un posto lontano, dove per nostra solita fortuna abbiamo trovato la combriccola al completo, ivi compreso il drago che mi ha attaccato la volta scorsa. Per fortuna siamo riusciti a fuggire con un incanto fatto dal maestro Astral».
I tre amici rimasero meravigliati e dopo aver riflettuto su quello che era capitato ai loro compagni, li lasciarono liberi di andare a prepararsi; infatti, era quasi ora di cena e quando furono tutti pronti scesero in refettorio assieme.
Quella sera, a tavola, non si parlò di niente e lo stesso Chaman sembrava esausto: non lo distraevano nemmeno le occhiatacce che il fratello di Margharet continuava a lanciargli.
Finita la cena s’incamminarono direttamente verso la loro camera per poi andare a letto di filato.

Nella solita stanza, dove si riunivano i maghi per fare il punto della situazione:

Dal gruppo di maghi presenti si udivano voci: «Come mai siamo stati convocati d’urgenza?». Chiedevano alcuni.
Oppure: «Cosa sarà successo di grave?». Domandavano altri.
Il solito bisbiglio si alzava frastornante in quell’ambiente.
La porta d’entrata si aprì e i maestri la oltrepassarono con a capo Astral; salutarono tutti i presenti e si diressero al centro della stanza.
Astral prese la parola: «Esimi colleghi, vi ho convocato d’urgenza perché ho da riferirvi importanti informazioni. Non appena il maestro Brot sarà arrivato incomincerò ad esporvele».
Un leggero tremore si fece man mano più intenso e la sagoma di Brot apparve maestosa come al solito.
Quando fu abbastanza vicino il drago disse: «Deve essere successo qualcosa di grave per aver convocato la riunione d’urgenza».
Astral colse l’occasione e incominciò subito a esporre il suo discorso: «Ho delle novità che riguardano la situazione in cui ci troviamo; permettetemi di spiegarvi».
Brot acconsentì movendo la sua enorme testa e Astral andò avanti: «Questo pomeriggio, mentre addestravo Maximilian, siamo stati colti di sorpresa da un Grugno».
Il mago fu interrotto dall’esclamazione proveniente dal gruppo: «Cosa! Siamo stati scoperti …».
Ma poi riprese immediatamente e continuò: «Non temete, non siamo stati scoperti. Se ascolterete la mia esposizione dei fatti capirete: il Grugno ci ha trovati e ci ha attaccati, ma grazie al piccolo Chaman, che come al solito ci stava spiando furtivamente, siamo riusciti a smaterializzarci e fuggire da quel luogo senza essere riconosciuti. Ci siamo ritrovati vicino a Città del Messico, dove sere fa eravate in missione. Durante il nostro peregrinare per scoprire dov’eravamo finiti, siamo stati attaccati nuovamente, questa volta però erano in tanti e c’era Melkore. Eravamo senza speranza, ma i due ragazzi mi hanno permesso di riprodurre un incanto di luce e così facendo siamo fuggiti senza lasciare traccia. Vi dico questo perché siamo certi che si sono allontanati e ci stanno cercando dall’altra parte del mondo».
Tutti i convenuti discussero animatamente sul da farsi e nella sala ci fu un trambusto generale, fino a quando non intervenne Brot che precisò: «Penso proprio che sia ora di sbarazzarci di loro una volta per tutte. Adesso sappiamo dove si trovano, quindi possiamo sferrare un contrattacco: il nostro obiettivo sarà la completa eliminazione dell’accozzaglia che Pectumatra ha spedito sulla terra». Poi, rivolgendosi al consiglio degli anziani, chiese: «Quanto tempo vi occorre per organizzare un nutrito gruppo di maghi in grado di poter attaccare quella marmaglia?».
Uno dei più anziani rispose: «Ci vorranno almeno due settimane prima di potersi muovere, tenendo presente che il nostro movimento non passerà inosservato».
Wotan volle parlare: «Signori, un’occasione del genere non ci ricapiterà più: potremo indebolire le loro fila con un solo colpo. Certo, sapevamo da subito che non sarebbe stata una cosa facile, ma se studiamo bene un piano li coglieremo di sorpresa».
Dian aggiunse: «Non possiamo continuare a nasconderci all’infinito; prima o poi, se non li staniamo noi, ci troveranno e allora non dovremo preoccuparci solo di combattere, ma anche di proteggere tutti gli abitanti dell’Asilum».
Ci fu un attimo di confusione in cui tutti provarono a dire qualcosa, ma poi Asdar esclamò: «Ascoltatemi un attimo! Io dico di votare a maggioranza la proposta di attaccare gli intrusi. Chi è d’accordo alzi la mano». E alzò la sua mano in segno di assenso.
Così fece anche Astral seguito da Wotan, Dian, Drenk e Loky.
In seguito tutti i presenti alzarono la mano e la proposta fu approvata all’unanimità.
Brot, dopo aver visto quello che era successo, prese la parola e disse: «Allora è deciso. Attaccheremo Melkore e compagni».
Le persone presenti nella stanza uscirono da essa dopo aver preso accordi sul giorno dell’attacco e si avviarono verso la propria destinazione; così fecero anche tutti i maestri dell’Asilum, compreso Brot.

Intanto, nella stanza dove i ragazzi riposavano nulla si moveva; il russare di Chaman e il rumore che l’orologio emetteva scandivano il passare del tempo:

Maximilian si ritrovò ancora una volta nel paesino da dove proveniva.
Anche questa volta sentiva che stava per rincontrare Bithor, ma volle godersi il panorama che dopo mesi aveva quasi dimenticato; era lì, nel bosco dove tante volte aveva accompagnato il nonno per aiutarlo a fare legna in vista dell’inverno.
I numerosi alberi di quercia, le siepi e la natura dentro la quale era stato abituato a vivere fin da piccolo lo facevano sentire a suo agio, i profumi gli rammentavano tempi passati spensieratamente senza alcuna preoccupazione.
La solita brezza tiepida gli accarezzava il viso e lì davanti si stagliava infine il suo amato paese.
Il paese era costituito da un agglomerato di case appollaiate su di un cucuzzolo della montagna.
Sullo sfondo c’erano rilievi montuosi ancora più alti da dove s’intravedeva la nuda roccia di color argento.
Le nuvole sembravano batuffoli di ovatta che aspettavano d’essere colte con le mani nude.
Passò un po’ di tempo e lui, seduto all’ombra di una quercia e appoggiato al robusto tronco, si meravigliò del ritardo che Bithor stava facendo.
Delle rondini si avvicinarono stranamente a lui e festanti gli gironzolarono intorno.
Il loro modo di comportarsi però, fu interrotto dall’arrivo della solita oscurità.
Il buio sostituì il paesaggio incantevole che Maximilian aveva ammirato fino a quel momento; lo stesso fu per le rondini, che scomparvero assieme al panorama.
Il tremore della terra si fece più vicino e la sagoma di Bithor divenne sempre più consistente.


Avete letto 4940 parole, 25754 battute spazi esclusi, 30676 battute spazi inclusi, 167 paragrafi e 434 righe (14° capitolo dell’opera inedita).
Vi saluto tutti.
Ciao.