La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.

Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

lunedì 7 luglio 2014

8° capitolo da leggere (Maximilian Arlstain – i due mondi –).



Oggi scrivo poco prima del capitolo … Ve lo prometto.
Or dunque, riesco a postare un altro capitolo revisionato e ritenuto accettabile sul blog.
Questa volta però, assieme al testo, posto anche le prime pagine dei capitoli ai quali ho ritenuto opportuno aggiungere dei disegni.
I disegni, come ben vedrete, non sono disegni fatti da professionisti, ma dei semplici bozzetti che io stesso ho disegnato.
Il tempo medio per ogni disegno è stato all’incirca di cinque minuti (minuto meno, minuto più).
Essi sono stati fatti a penna e dunque hanno i loro limiti e i loro errori, ma provate ad immaginare gli stessi disegni fatti da disegnatori bravi …
Vi faccio vedere i disegni dei primi quattro capitoli e dell’ottavo capitolo:








Ed è ora di farvi leggere anche l’ottavo capitolo (ho promesso di scrivere poco questa volta); eccolo:




CAPITOLO 8
IL PASSAGGIO DA OSTRUIRE


Erano ormai passati tre mesi da quando Gerard e Maximilian erano giunti all’Asilum.
Maximilian e Astral erano saliti tante volte sulla montagna; nella caverna, infatti, erano visibili i segni dell’addestramento che Max aveva fatto.
Astral lasciava trasparire la sua soddisfazione poiché in tre mesi il suo allievo aveva imparato alla perfezione a manipolare tutti gli elementi.
Maximilian si era dimostrato un ragazzo modello distinguendosi nello studio; orami aveva un buon controllo sulle arti magiche.
I suoi amici si erano impegnati anch’essi per tener testa a Maximilian e ci erano riusciti egregiamente.
Max non aveva riferito al suo maestro il discorso fatto con Bithor; quel giorno però, aveva intenzione di parlarne ad Astral.
Il bambino cercò un momento nel quale potergli parlare ed esso si presentò quando Astral lo interruppe per dirgli: «Max facciamo una pausa. Da oggi iniziamo la fase successiva d’addestramento poiché allo stato attuale sei in grado di difenderti perfettamente dagli attacchi. Ora è il momento di passare agli incanti offensivi … Ascoltami con attenzione».
Lui colse al volo quell’occasione: «Maestro ho bisogno di parlarle prima che incominci le spiegazioni».
Il maestro capì che si trattava di qualcosa inerente Bithor e si mise ad ascoltare.
«So che i maghi bianchi stanno cercando il posto dove si cela il passaggio usato per entrare nel nostro mondo; ecco … Volevo parlare della sua distruzione». Disse Maximilian.
Astral annuì e ribatté: «Ti ascolto, parla pure». Egli si sedette poi su una pietra abbastanza grande al centro dell’antro.
Max continuò: «Tre mesi fa ho avuto un colloquio con Bithor riguardo il passaggio che i maghi neri hanno aperto. Voglio andare subito al punto: anche se lo trovate non sarete in grado di chiuderlo. Pur essendo dei maghi esperti non possedete il potere necessario per sigillarlo; e questo vale anche per il gran maestro».
Il mago fu sorpreso dall’affermazione appena fatta, al che gli chiese: «Come fai a sapere del gran maestro? E soprattutto: come puoi dedurre che nemmeno lui sia in grado di distruggere il passaggio?».
Max ribadì: «È certo che nessuno di voi ce la farà. Se andrete lì dopo aver scoperto il posto, non farete altro che farvi massacrare senza ottenere risultati … Queste sono le parole esatte che Bithor mi ha detto di riferirvi».
Astral cambiò espressione e gli domandò come mai non lo avesse detto prima.
Max allora replicò: «Semplice, primo perché ero certo che non avevate trovato il luogo di cui stiamo parlando, poi perché non ero pronto. Adesso lo sono, posso dare il mio contributo».
«Di che contributo parli?». Domandò Astral.
Max gli rispose: «Non lo ha ancora capito? Io devo venire con voi quando troverete il passaggio».
Astral mostrò il suo disaccordo con quanto appena detto ed esclamò: «Impossibile!». Poi aggiunse: «Non è attuabile ciò che dici; se trovassimo il passaggio sicuramente sarebbe protetto, ne deriva quindi che dovremo scontrarci con loro. Sarebbe da stupidi portarti proprio al loro covo. Noi stiamo facendo in modo che non ti accada niente di male. È fuori discussione: tu non puoi andare in quel posto».
Max cercò di far capire al maestro che solo lui poteva sigillare quel passaggio, ma vedendo che Astral non cambiava idea, dovette riferire ancora una volta le parole di Bithor.
Maximilian precisò: «Maestro; lei, che è considerato uno dei maggiori esperti della magia bianca, dovrebbe sapere che nulla è impossibile. Io sono un ragazzo di dieci anni, sembra un’età da non tenere in considerazione, ma mi creda: tutto quello che è capitato mi ha fatto capire che non posso sottrarmi ai miei doveri. Non so cosa mi sia successo, ma noto in me un cambiamento: riesco a fare cose che in precedenza potevo solo sognare e se insisto nel voler venire è perché c’è una fondata ragione. È lo stesso Bithor che ve lo chiede».
Ma Astral non volle sentir ragioni: «Concentriamoci su quello che dobbiamo fare, ritorneremo sull’argomento a tempo debito». Disse dubbioso il suo maestro.
Maximilian, udite quelle parole, annuì.
Astral si rivolse all’allievo: «Stavamo per iniziare a cimentarci con l’attacco».
Egli aveva cambiato discorso …
«Quando si viene attaccati è importante sapersi difendere, ma lo è altrettanto saper attaccare. Dunque, mentre per difendersi si usano le formule tutela e defensio, per l’attacco c’è una sola formula che abbinata alla concentrazione e all’immaginazione può sortire effetti notevoli. La formula è: “impĕtus”. Osserva …».
Il mago rivolse le mani verso una parte lontana dell’antro e pronunciò: «Elementum ignis, impĕtus!». Dai palmi delle sue mani fuoriuscirono delle fiammate che si schiantarono contro le pareti della caverna causando un forte rumore.
Astral, guardando Max, continuò il suo discorso: «Come per la difesa, anche per l’attacco le regole sono le stesse: la parola magica unita al pensiero dà vita all’assalto e questo vale per tutti gli elementi. Adesso prova e cerca di prendere confidenza con questi incanti, successivamente potrai accedere a livelli di magia più complessi».
Maximilian incominciò immediatamente ad esercitarsi con ottimi risultati; provò a fare incanti con ogni elemento, ma era palese che doveva fare ancora molta strada per prendere confidenza con quel tipo di magia.
Arrivò presto il tramonto e giunse l'ora di tornare all’Asilum …
Astral formulò l’incanto di dislocazione e i due furono in vista delle case in un battibaleno.
Maximilian e il suo maestro camminarono per circa un quarto d’ora e arrivati dinanzi alla porta dell’accademia si diedero appuntamento per l’indomani.
Astral gli disse che avrebbe valutato la sua proposta e che il giorno successivo avrebbe dovuto esporgli argomenti più convincenti per persuaderlo.
Maximilian accennò un sorriso, poi, stanco della giornata di lavoro appena trascorsa, salutò e si diresse verso la sua stanza.
Max fece la doccia e si vestì, poi andò in refettorio per consumare il pasto; con lui ovviamente c’era tutta la sua compagnia.
La sala da pranzo era affollata e il chiasso che provocavano i molti studenti sembrò che non destasse più l’attenzione di Maximilian.
Il gruppo si sedette al tavolo; a quanto pareva stavano organizzando una giornata di riposo che cadeva di domenica.
Chaman era riuscito a invitare le cinque ragazze di fronte al loro tavolo, inclusa Margharet di cui aveva conosciuto il fratello maggiore tre mesi prima.
Il ragazzo ne parlò al gruppo che fu tutto d’accordo nel passare una giornata diversa dal solito.
Chaman chiese ai suoi compagni: «Ragazzi dove si può andare questa domenica per una scampagnata? Sarebbe una buona occasione per distrarci dagli studi. E indovinate un po’ cosa sono riuscito a fare?».
Tutti si chiesero cos’altro avesse combinato, ma vedendolo agitare la mano in segno di saluto, e girandosi verso il luogo che Chaman stava puntando, videro il gruppo di ragazze del quale faceva parte anche Margharet che si accingeva a restituire il saluto.
Chaman sottolineò: «Lasciate fare a me, il fascino che sprigiono è irresistibile. Ho fissato un appuntamento con loro domenica mattina e hanno accettato di venire a fare una scampagnata con noi».
Hamza chiese sospettoso: «Siamo sicuri che stiano salutando proprio te? E ad ogni modo questa storia mi puzza: altro che fascino …». E guardandosi intorno cercò di scorgere dove fosse l’inghippo.
L’amico era sicuro che Chaman li stesse prendendo in giro.
A un certo punto Margharet si alzò dal tavolo e si diresse verso di loro, seguita da una sua amica.
La bambina, rivolgendosi a tutti, chiese: «Ciao, come va oggi?».
I cinque risposero increduli tutti assieme: «Bene». Poi si guardarono con gli occhi sgranati l’un l’altro; il loro pensiero fu: “come ha fatto Chaman a convincerle?”.
Margharet aggiunse: «Le mie amiche sono d’accordo nel venire alla scampagnata di domenica; c’incontriamo alle otto davanti al portone dell’accademia. Ah, dimenticavo: poiché non abbiamo avuto il tempo di chiacchierare … Io sono Margharet come voi sapete, la mia amica si chiama Ester».
La ragazza che accompagnava Margharet salutò il gruppo con un sorriso.
«Le nostre amiche sedute al tavolo si chiamano Sara, Lilly e Roby. Ci contiamo: mi raccomando; noi saremo lì per le otto». Dopo aver parlato un po’, le due ragazze si andarono a sedere di nuovo al loro tavolo.
Le cinque amiche iniziarono a parlare a bassa voce e a farsi sfuggire delle risate.
Hamza attirò l’attenzione di Chaman e gli disse: «Guardami un po’». Agitando la mano verso di lui. «Prova a voltarti, osserva chi ti sta salutando».
Chaman si girò e vide il fratello di Margharet che come di solito, agitando la mano in modo da muovere le cinque dita, gli fece capire che si sarebbero visti in seguito per fare quattro chiacchiere.
Dopo averlo salutato con un sorriso forzato, Chaman si rigirò verso i compagni ed esclamò: «Oh mamma mia! Quell’energumeno è una persecuzione. Aiuto …». Per non farsi sentire poi si portò le mani sulle guance e chiese: «E adesso come faccio a svignarmela?».
Tutti i suoi amici risero di buon gusto, ma per il povero Chaman, che doveva affrontare il fratello di Margharet, si prospettava una brutta giornata.
Hamza, Isak, Gerard e Maximilian, d’improvviso, non videro più il loro amico; era come se si fosse volatilizzato.
«Dov’è finito?». Chiesero quasi simultaneamente.
Si guardarono in giro, ma di lui non c’era nessuna traccia; Tuttavia sapevano dove trovarlo: di sicuro si era rifugiato in camera per sfuggire all’abbraccio del caro fratello di Margharet.
Quando furono in camera non lo videro, ovviamente si era nascosto da qualche parte.
Isak, provando a scovare l’amico, disse: «Cuor di leone puoi uscire: scampato pericolo».
Una voce si sentì appena: «Veramente? Allora anche questa volta l’ho scampata; meno male».
Una sagoma venne fuori da sopra un armadio.
Chaman scese e guardando tutti accennò un ghigno, poi, tutto contento, si diresse verso la sua scrivania ed esclamò: «Va beh! Meglio fare i compiti, altrimenti domani il maestro chi lo sente».
Tutti gli altri continuarono a guardarsi in faccia e, dondolando la testa, fecero capire che Chaman era incorreggibile.
Dopo aver studiato per un po’ di tempo, vista la tarda ora, decisero di andare a letto: l’indomani sarebbe stata una dura giornata, l’ultima della settimana.
Spensero la luce e il silenzio calò sulla stanza.
Maximilian chiuse subito gli occhi e si addormentò …

Il bambino venne catapultato nuovamente nel suo paese natale; sapeva che quello era un sogno, ma ormai era talmente abituato che non ci faceva più caso.
Egli aveva instaurato un rapporto fraterno con Bithor e sapeva che a momenti sarebbe apparso.
Maximilian aspettava questo momento perché avrebbe potuto incontrarlo e per lui, quella sagoma ombrosa, stava incominciando ad essere una piacevole compagnia.
Lui si sedette in una zona nelle cui vicinanze c’era un campo sportivo.
In quel campo aveva giocato tante volte con i suoi amici …
La solita brezza gli accarezzava il viso, quella sera poi era piacevolmente tiepida.
L’odore dei pini e dei pioppi era profuso ovunque.
Il cinguettio degli uccelli e i grilli che suonavano le loro piacevoli melodie scandivano il passare del tempo.
Il cielo era azzurro candido e le nuvole sembravano batuffoli di cotone.
Maximilian aveva voglia di rivedere i propri nonni poiché gli mancavano tanto.
Gli amici d’infanzia li ricordava con affetto; quelli erano giorni spensierati senza nessuna responsabilità.
Il paesaggio piacevole si oscurò d’improvviso; era stato rimpiazzato dal buio notturno rischiarato dalla flebile luce della luna; Essa era fioca e illuminava a malapena l’ambiente.
A quel punto Maximilian capì che Bithor era in arrivo, sensazione evidenziata dal fatto che il tremore della terra fece la sua comparsa e, come avveniva di solito, aumentò progressivamente.
Il tremore si fermò.
Maximilian fece un gran sorriso e disse: «Sono contento di poterti rivedere Bithor».
Dalla figura appena arrivata provenne una voce, come al solito poderosa: «Sei diventato molto più forte della prima volta che ti ho conosciuto. Se riuscirai a padroneggiare l’incanto con cui ti stai cimentando potremo assestare un duro colpo ai maghi neri. So che ancora non hanno scoperto il posto dove si trova il passaggio dimensionale, ma so anche che i nemici non si muovono da tanto tempo e la cosa m’insospettisce. Aspettati qualsiasi cosa e guardati le spalle».
Max annuì, poi lo mise al corrente di aver parlato con Astral e che il maestro aveva dimostrato qualche perplessità riguardo la sua partecipazione alla distruzione del luogo che nascondeva il portale.
Bithor non disse nulla in un primo momento; dopo una piccola pausa l’essere celato nel buio riprese a parlare, non prima di aver emesso uno sbuffo però: «Non possiamo attendere oltre, è ora di muoversi. Oggi ho voluto parlarti proprio per questo motivo; bisogna capire dove hanno aperto il passaggio. Se ci ragioniamo un po’ su capiremo qualcosa. Accingi alle informazioni della biblioteca dell’accademia; potrebbe essere un posto dove nell’antichità si sono svolte battaglie. Fatti aiutare nella ricerca, è di vitale importanza rintracciare quel posto. Il secondo punto è stabilire un piano: tu dovrai partecipare attivamente alla distruzione di quel luogo e loro ti stanno cercando, quindi ne deriva che dovrai affrontare una gran quantità di esseri provenienti dall’altro universo. Se dovesse verificarsi questa situazione sarà impossibile portare a termine quello che ci siamo prefissati, in quanto si renderà necessario annientare tutti i nemici che, ovviamente, sono più forti di voi».
Max era preoccupato quanto Bithor e di certo non voleva incontrare nuovamente gli esseri che aveva visto durante il suo viaggio verso l’Asilum.
Maximilian disse: «No! Effettivamente non possiamo aspettare; prima o poi ritorneranno alla carica, ma se li anticipiamo forse riusciremo ad ottenere qualche risultato. La mia preoccupazione è: come facciamo ad affrontare tutte le creature che di certo presidieranno la zona?».
Bithor gli rispose: «È proprio questo che voglio spiegarti. Se attacchiamo frontalmente non avremo speranze, vista la presenza di Melkore. Bisogna pertanto attirarli fuori con un’esca; e che sia il più lontano possibile dalla zona che c’interessa. Dunque: loro hanno un obiettivo da raggiungere, noi non dobbiamo far altro che fargli credere di poterlo raggiungere con facilità. Bisogna che un gruppo di persone faccia da diversivo, magari facendo credere che stanno scortando proprio te. A quel punto sia Melkore, sia il grosso delle forze che possiedono, si allontaneranno per venire a prenderti, ne puoi star certo! Nel frattempo alcuni di voi, con te nel gruppo, si dirigeranno verso il posto dove loro trapassano distruggendolo una volta per tutte. Piano semplice ma efficace».
Maximilian scosse la testa abbozzando un sorriso; in cuor suo era felice di avere l’amicizia di quella grossa sagoma e l’avventura non l’aveva mai intimorito fin dai tempi dei suoi primi giochi.
Da un lato ne aveva paura, com’è giusto che fosse, dall’altro sentiva quell’eccitazione che solo facendo cose pericolose si riesce a sentire. Tuttavia, era cosciente che quello non era un gioco, ma si trattava di qualcosa che si sarebbe ripercosso su molte persone: quel varco andava chiuso a tutti i costi.
A quel punto chiese come fare per convincere gli adulti e dall’oscurità dove si celava Bithor si udì: «Vai dall’artiglio bianco, digli che hai parlato dell’argomento con me e che sono io che ho proposto questo piano; se farà resistenza ricordagli che se attraversano in massa, nemmeno tutti i maghi bianchi potranno fermare l’armata che lui ha messo insieme. Non devono fare lo stesso errore dei maghi rossi: se attendono le loro mosse gli daranno modo di riorganizzarsi e a quel punto sarà troppo tardi … Gli avranno consegnato la terra. Tu, Max, devi impegnarti nel portare a termine l’incanto che ti ho fatto vedere, poiché la battaglia dovrà durare poco, altrimenti per voi sarà la fine». In seguito l’intero ambiente iniziò a distorcersi e Maximilian intuì che si stava risvegliando: una luce forte provenne dallo scuro cielo notturno che aveva contornato le discussioni dei due.


Max si ritrovò davanti la faccia di Chaman che lo scrutava e allora gli chiese: «Che cosa c’è da guardare a quel modo?».
Il ragazzo gli rispose che era stato incuriosito dai lamenti di Max e si era avvicinato per controllare che non ci fossero problemi, poi aggiunse: «Certo che sei veramente strano».
Max rise tanto dopo quell’affermazione e di rimando rispose: «Allora mi hanno messo nel luogo giusto, si vede che ci conoscevano tutti quanti prima del nostro arrivo».
Tutti risero, solo Chaman trovò la cosa ininfluente; anzi: si domandò cosa ci fosse di strano in quella stanza.
Hamza, che come al solito punzecchiava Chaman, si rivolse a Maximilian: «Bravo Max. Sai da che pulpito viene la predica: lui dice che tu sei strano. Allora perché non gli domandiamo cosa gli frulla in quella testa quando vede una gonna, va in bambola o cos’altro …».
Come sempre tutti ridevano della situazione che si veniva a creare quando si parlava delle abitudini di Chaman.
Isak volle aggiungere: «Ma voi non capite che lui è spinto da una motivazione scientifica. Il suo studio porterà una grande rivoluzione nelle tattiche d’aggancio di una ragazza, ovviamente la parte più importante sarà: andarci corazzati per evitare il solito schiaffo».
Gerard non poteva perdere quell’occasione …
«Ma ragazzi, non trattiamolo così male; dopotutto come passerebbe la giornata senza di lui. Ci pensate che noia rinunciare alle solite fughe, inseguiti dalle ragazze che lui disturba continuamente. O fare a meno del rimprovero dei maestri, che puntualmente tutti i giorni lui si becca mortificato». Affermò il fratello di Max.
I quattro lo presero in giro e passarono dieci minuti in armonia.
Chaman ribatté: «Guardate che se continuate su questo binario non vi considererò miei amici quando diventerò famoso».
Il gruppo continuò a ridacchiare per un po’, poi si calmarono e si prepararono per andare in refettorio a fare colazione.
Prima che uscissero dalla stanza però, Max domandò loro: «Ragazzi c’è una faccenda della quale volevo che voi foste informati. Sto cercando un luogo e dobbiamo rintracciarlo quanto prima. Perché sto chiedendo aiuto a voi? Innanzitutto siete i miei migliori amici e tra voi c’è anche mio fratello, poi ho bisogno di trovarlo al più presto possibile. Dovremo fare una ricerca in biblioteca e rintracciare un luogo dove in antichità fu versato tanto sangue. Pertanto: voi che avete più dimestichezza con i libri dovreste essere in grado di rintracciare questo posto più in fretta di me. Volete aiutarmi?».
I ragazzi acconsentirono immediatamente e stabilirono che si sarebbero trovati in biblioteca alle otto e mezza, dopo cena.
La mattinata passò in fretta e venne presto il momento di andare a pranzo; in refettorio tutti i ragazzi ribadirono che si sarebbero impegnati nella ricerca di quel posto.
Maximilian si raccomandò di non fare tanta pubblicità all’argomento, nemmeno i maestri ne dovevano venire a conoscenza ed era importantissimo che quel segreto venisse mantenuto.
I suoi amici, vista la richiesta di Max, promisero che durante il pomeriggio, mentre lui era impegnato con il maestro Astral, avrebbero incominciato a cercare nella speranza di trovare qualche notizia.
Passò dunque il momento del pranzo e per Max arrivò l’ora di andare all’appuntamento con il maestro.
Quel giorno si presentarono entrambi in anticipo e Astral, sedendosi di fronte all’entrata dell’accademia, disse a Max: «Maximilian. Sono dunque passati tre mesi e mezzo dal primo nostro incontro e credimi: non ho mai visto un allievo che in tre mesi abbia appreso come stai facendo tu. Sono consapevole, più di chiunque altro, che non è una bella situazione; ma riguardo al nostro discorso di ieri inerente alla tua partecipazione alla battaglia … La tua richiesta non può essere accettata. Tu non puoi saperlo ora, ma sei molto importante e non possiamo rischiare che ti faccia male».
Max non sembrò affatto sorpreso, allora, come suggerito da Bithor, riferì nuovamente ad Astral che quell’idea era stata dello stesso Bithor.
Max gli spiegò: «Questa notte ho avuto nuovamente un colloquio con lui. Mi ha riferito che non si può aspettare oltre e che i maghi bianchi stanno facendo lo stesso errore dei maghi rossi. Non date modo di organizzarsi ai maghi neri, altrimenti consegnerete la terra nelle loro mani … Questo è quello che mi ha chiesto di dirti».
Astral ascoltava in silenzio, ma a quanto parve non aveva cambiato idea.
Maximilian fece un’espressione seria e continuò la sua esposizione: «Maestro; so che voi mi ritenete un bambino, con ragione, poiché io ho dieci anni. Ma da quando è successo quell’incidente la mia vita è cambiata, anche se non so se in bene o in peggio. Sento che una forza strana mi spinge e mi consiglia come se sapesse come andrà a finire, oltretutto sento che influenza il mio pensiero e non avrei mai immaginato di poter parlare in questo modo; è come se avessi millenni di esperienza. Ci sono cose che mi vengono in automatico, mi creda: dal momento in cui sono diventato cosciente di essere in simbiosi con Bithor non mi sento più un bambino di dieci anni. Pertanto la prego di non considerarmi un bambino, in fondo combattiamo per lo stesso fine». Asserì l’allievo del mago bianco.
La testa del maestro si mosse lentamente in senso verticale e la sua voce si sentì appena: «Capisco, ma dammi ancora tempo; mi devo consultare con il gran maestro e non abbiamo a tutt’oggi individuato il posto dove attraversano. Per ora andiamo ad addestrarci, in seguito ne riparleremo ancora». Affermò Astral.
I due si alzarono dalla panca su cui erano seduti e s’incamminarono verso il luogo dove avrebbe avuto luogo l’addestramento di Maximilian.
Arrivati nell’antro, Max iniziò immediatamente ad esercitarsi con l’incanto “impĕtus”.
Astral si accorse dei grossi progressi fatti dal suo allievo in poco tempo anche nella magia d’attacco.
Il mago era consapevole che se non avesse posto un incanto di contenimento avrebbe avuto molti problemi con le magie lanciate da Maximilian.
Max ad un certo punto interruppe l’allenamento e s’incamminò verso il suo maestro.
Quando Max gli fu vicino chiese di essere ascoltato e disse: «Maestro; so che non vuole parlare dell’argomento, ma devo dirle che ho già fatto ricerche per conto mio al fine di rintracciare il luogo da dove provengono quegli esseri. Prima che lei mi risponda ho bisogno di farle vedere qualcosa però: l’avviso che è un insegnamento di Bithor».
Maximilian gli fece cenno di seguirlo e si diresse verso l’uscita della caverna.
Astral rimase stupito da quella richiesta e, incuriosito, seguì l’allievo all’esterno dell’antro.
Max si fermò appena fuori dalla caverna e puntò il dito verso un pendio lì davanti.
Egli chiese ad Astral di osservarlo bene … Ad un tratto esclamò: «Solvo caelestis!».
La sua voce echeggiò per la vallata imperiosamente; gli effetti su quel pendio furono devastanti: esso implose in una massa informe che scomparve in una luce abbagliante di colore celeste.
Astral osservò le conseguenze di quell’incanto a bocca aperta, poi si girò verso Maximilian.
La visione di un’altra stranezza gli si parò davanti: l’iride dell’occhio sinistro di Max non solo aveva cambiato colore, mutando in un giallo scuro e facendo risaltare ancora di più la pupilla allungata, ma dallo stesso proveniva, andando man mano scemando, quell’intensa luce celeste; fu uno spettacolo maestoso.
Il pendio era scomparso, al suo posto adesso c’era una montagna monca.
Astral, in vita sua, non aveva mai visto una tale potenza; il suo pensiero andò immediatamente all’incanto di contenimento da lui formulato su quel luogo: cosa sarebbe successo a quella montagna se non l’avesse formulato in precedenza?
Maximilian si diresse verso Astral e gli disse: «Bithor sapeva che non mi avreste permesso di partecipare alla battaglia, vi avrei convinto solo facendovi osservare. Ora che voi stesso vi siete reso conto, spero siate d’accordo ad un mio coinvolgimento».
Astral lo guardò e chiese: «Quando hai imparato questo incanto?».
Gli fu data subito risposta: «Me l’ha insegnata direttamente lui, dicendomi che nessun mago bianco può distruggere quel passaggio. Con questa magia saremo in grado di eliminarlo in un colpo solo. Ha aggiunto che nel momento in cui verremo a conoscenza del posto esatto dove si trova quell’apertura dovremo creare un diversivo per attirare Melkore lontano da essa. Assieme a lui ovviamente si allontaneranno la maggior parte delle creature poste a guardia del sito; in quel momento noi colpiremo e ci ritireremo».
Astral fece un cenno di assenso, poi affermò che quelle informazioni andavano comunicate ad altre persone.
Un bambino di dieci anni con tutta quell’astuzia e personalità non era di certo una cosa che si vedeva tutti i giorni.
Il mago, in fondo, era consapevole che ormai Maximilian non doveva essere considerato più un bambino, ma si doveva tenere presente che era in simbiosi con un’entità in cui albergava una saggezza millenaria.
Astral non poteva far altro che riferire al gran maestro.
La cosa più sensata da fare nel frattempo era continuare l’addestramento, poiché Max doveva essere pronto per quando avrebbero individuato il luogo da colpire.
Dopo quella dimostrazione continuarono l’addestramento per circa un’ora, al termine della quale decisero di ritornare all’Asilum.
Astral gli disse: «Ti farò sapere». Poi, assumendo un’espressione seriosa, si diresse verso la zona insegnanti.
Maximilian invece si avviò verso la sua stanza e quando aprì la porta chiese subito se ci fossero novità.
I compagni lo invitarono a sistemarsi, poiché avrebbero parlato dell’argomento a tavola.
I cinque presero la cena dalle tavole calde e si sedettero al loro posto.
Max riprese il discorso: «Allora: Cosa avete scoperto?». Domandò il ragazzo.
Isak annuì, poi rispose: «Niente di definito, ma ci sono importanti indizi su vari posti che potrebbero essere i luoghi ideali alla descrizione che tu ci hai fatto. Oltretutto ci dovrai fornire altre informazioni, del tipo: se possono essere anche campi di battaglia, luoghi di torture, ecc. ».
Gerard aggiunse: «Ci sono tre siti sospetti che potrebbero interessarci, di cui due teatro di sanguinose battaglie, l’altro fonte d’intrattenimento popolare».
S’intromise nel discorso anche Hamza: «Abbiamo segnato tutto. Quando andremo in biblioteca cercheremo di capire quale sia la più probabile».
Tutti si aspettarono che Chaman dicesse qualcosa, ma il bambino era sparito nuovamente.
I quattro suoi compagni capirono il perché subito dopo: seduto al tavolo opposto s’intravide il fratello di Margharet che con lo sguardo tentava d’incrociare Chaman senza riuscirci.
Fu allora che Hamza disse: «Mah! Un giorno mi dovrà spiegare come fa a sparire in questo modo. Si vede che a furia di scappare deve aver escogitato qualche trucco che gli permette di svignarsela nei momenti di difficoltà».
Max, per niente inquieto, affermò: «Non vi preoccupate, come sempre lo troveremo nascosto in camera».
Finita la cena si trasferirono in biblioteca; in previsione del loro giorno libero potevano permettersi di fare le ore piccole.
Incominciarono a frugare tra i libri, ma d’improvviso una voce li disturbò: «Ps … Ps … Ascoltate: è libero; posso venire fuori?».
I quattro amici si guardò in faccia e capirono che si trattava del solito e incorreggibile Chaman.
I compagni gli risposero: «Puoi farti vedere, non c’è pericolo. Ci siamo solo noi in biblioteca».
Chaman spuntò fuori da sotto un tavolo.
Tutti ne furono sorpresi, non si riuscivano a spiegare come facesse a sparire e ricomparire così all’improvviso; ma ci passarono sopra poiché il loro obiettivo era trovare il posto che più si addicesse alla descrizione fatta.
Analizzarono le varie battaglie che si erano susseguite nella storia, ma nessuna pareva essere compatibile con quanto detto.
Gerard, ricordandosi di aver segnato una notizia interessante, chiese agli altri di aspettare e andò a prendere il volume che precedentemente aveva visionato.
Aprendolo lesse ad alta voce:

L’Amphitheatrum è il più famoso circo romano ed è situato nel centro della città di ... In grado di contenere fino a 50.000 spettatori, è il più grande e importante anfiteatro romano, nonché il più imponente monumento della Roma antica.

Poi saltò qualche riga e si soffermò su:

Era usato per gli spettacoli e altre manifestazioni pubbliche: spettacoli di caccia, rievocazioni di battaglie famose e drammi basati sulla storia. Per divertimento, venivano organizzati giochi rievocativi nei quali perdevano la vita molte persone, oltre ad essere stato usato come campo per perseguitare i cristiani che venivano spesso messi nell’anfiteatro disarmati assieme a bestie feroci. Si può senza dubbio affermare che in questo luogo fu versato molto sangue; alcuni ritengono che sia stato, in assoluto, il posto in cui è caduta tanta gente innocente bagnando del loro sangue quel terreno.

Bastarono quelle parole a far sobbalzare tutti dalle proprie sedie.
I bambini esclamarono: «Ci siamo! L’abbiamo trovato». Non rimaneva altro che comunicarlo ai maestri: la scoperta andava verificata.
Si diressero immediatamente verso la zona adibita ai mentori.
I cinque arrivarono davanti alla porta che divideva la zona dei maestri dalle altre, bussarono energicamente e dei passi si avvicinarono: era Wotan che aprì la porta.
Le sue prime parole furono: «Ragazzi! Cosa ci fate a quest’ora qui?».
Maximilian, assumendo un’aria seriosa, gli rispose: «Maestro abbiamo bisogno di parlarvi con urgenza di un affare importante».
Wotan non riusciva a capire tutta quella urgenza e propose di parlarne con calma il lunedì in classe; ma quando i ragazzi fecero presente di aver trovato il presunto posto che stavano cercando, non esitò a farli entrare.
Wotan chiamò gli altri maestri dicendo loro: «Signori! Ascoltate un po’ cosa devono comunicarci i nostri alunni».
I maestri arrivarono tutti in pochi minuti.
Maximilian disse: «Pensiamo di aver individuato un posto che potrebbe corrispondere a quello che stiamo cercando. Si trova a Roma e prende il nome di anfiteatro romano. Le ricerche da noi condotte hanno evidenziato che in quel posto è stato versato molto sangue; c’è chi addirittura pensa che sia, in assoluto, il posto più intriso di sangue sulla terra». Asserì Maximilian.
In un primo momento i maestri non presero la notizia sul serio, ma successivamente, pensando bene a quella che era la storia dello stabile, si convinsero che lì potesse esserci ciò che stavano cercando.
Astral disse loro: «Ottimo ragazzi, avete fatto un buon lavoro; ma per stasera può bastare. Lasciate che ce ne occupiamo noi: adesso voi andate pure a riposare».
Il gruppo, vista l’ora e la stanchezza, diede ascolto ad Astral e senza protestare si diressero verso la loro camera.
Astral si rivolse agli altri maestri e chiese: «Quel posto non è stato ancora controllato vero? È ora che qualcuno vada a verificare se è libero. Certo, avreste mai creduto che un gruppo di ragazzini di undici anni potesse scoprire un probabile covo di maghi neri senza il nostro aiuto? Forse stiamo diventando troppo vecchi».
Egli in seguito sorrise e seguì con lo sguardo le sagome dei ragazzi che sparirono dopo poco fra i corridoi dell’Asilum.



Da questo momento in poi, prima di postare un capitolo, posterò anche l’immagine che l’accompagna (non tutti i capitoli però sono accompagnati dai disegni).
Avete letto 5026 parole, 26305 battute spazi esclusi, 31278 battute spazi inclusi, 180 paragrafi e 466 righe (8° capitolo dell’opera inedita).
Vi saluto tutti.
Ciao.