La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

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Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

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Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

giovedì 10 luglio 2014

9° capitolo da leggere (Maximilian Arlstain – i due mondi –).


Anche il nono capitolo è stato sistemato (ricordate che potrebbero esserci ancora refusi nonostante io abbia letto il capitolo molte volte).
Siamo entrati nel vivo del romanzo e più precisamente nel momento in cui i vari personaggi iniziano a prendere corpo.
Li descriverò pian piano, così come i loro sentimenti e tutto ciò che li riguarda.
Mi pare d’aver descritto un’accademia di magia bianca, l’imminente pericolo d’invasione di esseri malvagi, l’esistenza di due mondi paralleli, ecc.
Ecco … Diciamo che da questo momento in poi ci sarà più azione; ovvio che cercherò di fare introspezione di tutti i personaggi.
Inizieranno a comparire anche mostri descritti in varie mitologie; due esempi: Ortro e Chimera.
Penso non ci sia bisogno di presentazioni per queste due bestie che hanno avuto i natali nella mitologia greca.
Questo capitolo, inoltre, inizierà con il bozzetto del drago a cui ho dato il nome "Melkore" (la storia dell’immagine di questo drago è lunga ventinove anni, solo che nei sogni lui era più terrificante, credetemi … In particolare i suoi occhi penetranti).
Buona lettura:





CAPITOLO 9


IL DIVERSIVO



Il giorno dopo Maximilian e i suoi amici furono mattinieri.
I cinque avevano preparato i loro zaini la sera precedente, se li caricarono sulle spalle e partirono intenti ad arrivare al posto dell’appuntamento con le ragazze.
Il gruppo giunse davanti al portone dell’accademia ed ebbero tutti una strana sensazione: non stavano partendo solo loro per una scampagnata, ma, a quanto pareva, era una decisione che avevano preso parecchi alunni.
I bambini salutarono le compagne e s’incamminarono tutti assieme verso la loro meta.
Ad un certo punto Isak chiese a Chaman: «Ma dove stiamo andando?».
Chaman rispose: «Veramente non lo so. Ci sta guidano Margharet». E con un’espressione furbesca aggiunse: «Ma guardatela, con quei pantaloncini e la maglietta bianca a maniche corte, non vi sembra un angelo? E personalmente dovunque ci porti l’importante è che lei sia nel gruppo».
Hamza allora ribatté: «Io non lo so … Ma non avvertite anche voi una brutta sensazione?».
Max e Gerard risposero assieme: «Beh … Effettivamente non è che siamo del tutto tranquilli. Almeno potevano riferirci dove siamo diretti».
Essi continuarono a camminare almeno per un’oretta, fino a quando Margharet, rivolgendosi a tutto il gruppo, disse: «Ragazzi ci siamo quasi. Ancora un po’ di pazienza».
Davanti a loro c’era una vallata intorno alla quale c’era una fitta flora.
Era primavera, i fiori incominciavano a sbocciare.
In quel posto c’erano margherite, violette, alberi fioriti tra i quali mandorli che emanavano un profumo piacevole, gli abeti e i pini.
Il paesaggio montano rese quel giorno indimenticabile, ma presto i nostri amici avrebbero avuto una visione ancora più sorprendente.
Arrivati in prossimità della vallata scorsero al suo interno una miriade di tende montate e una moltitudine di persone che girovagavano tra esse; la maggior parte di loro frequentavano l’Asilum.
Osservando più attentamente, i cinque amici, riconobbero tutti gli studenti dell’accademia.
Hamza, avvicinandosi a Chaman e dandogli un buffetto sulla testa, esclamò: «Scampagnata solitaria eh! Io lo sapevo … Ad ogni modo andiamo a guardare di cosa si tratta: perlomeno non ci annoieremo». E, rassegnato, allungò il passo andando a raggiungere Gerard e Maximilian che stavano discutendo con Margharet e Sara.
Arrivarono all’inizio dell’accampamento e già si vedevano un sacco di bancarelle con sopra tutte le cibarie possibili, maghi che intrattenevano bambini festanti con i loro giochetti di prestigio e ragazzi intenti a provare formule magiche come se si apprestassero a concorrere per qualche strano motivo.
I bambini videro che dell’accademia non mancava proprio nessuno e Maximilian avvistò in mezzo alla folla anche i maestri che salutavano gli alunni.
Fu allora che lui chiese a Margharet: «Cosa sta succedendo?».
«Maximilian!». Esclamò meravigliata Margharet. «Possibile che tu non sappia che giorno è oggi?». Domandò in seguito.
Chaman s’intromise: «Teoricamente doveva essere una giornata in cui dovevamo fare una scampagnata solitaria con voi ragazze, ma come si evince ci sbagliavamo».
Sara, anch’essa incredula, affermò: «A quanto pare non sanno che in questa giornata si festeggia la venuta delle fate».
Chaman ribatté: «Fate?».
E Sara gli rispose: «Esatto! Si dice che in primavera scendano sulla terra per portare colore alla vegetazione»
«Non ditemi che non ne sapevate nulla?». Poi domandò la bambina.
Hamza dondolò la testa e bisbigliò: «Mi sembrava strano che volessero fare una scampagnata con noi. Però è anche vero che ci sarebbero potute venire da sole, invece hanno voluto che le accompagnassimo». Rivolgendosi ad Isak.
Il suo amico annuì e ribatté: «Beh! Effettivamente avevo letto una cosa simile su un libro. I maghi bianchi, essendo in sintonia con la natura, si prefiggono di preservarla e di manipolarla a loro piacimento; pertanto per questa categoria di maghi è importante essere in simbiosi con la natura e con le creature ad essa legate».
Margharet si complimentò con Isak e invitò tutti a seguirla portandoli nei pressi di un grosso tiglio secolare, vicino al quale era stato montato un grande palco.
Tutti stavano aspettando che qualcuno facesse la sua apparizione sopra di esso; infatti, dopo pochi istanti, ci salirono i maestri dell’accademia con un nuova figura femminile che i ragazzi non avevano mai visto.
Astral incominciò il suo discorso: «Buongiorno cari amici. Vi rivolgo un saluto particolare ricordandovi che in questa giornata cade la festività d’inizio della primavera, periodo in cui la natura si mostra rigogliosa».
Margharet si girò verso i suoi amici e a bassa voce disse loro: «Adesso capite! Se ascolterete con attenzione vi renderete conto che oggi è una giornata nella quale non si poteva oziare».
La loro attenzione fu rivolta nuovamente verso Astral che continuò a parlare: «Oggi, come tutti voi sapete, per noi maghi bianchi è una giornata importante; non solo per l’avvenimento stagionale che decreta l’arrivo della primavera, ma perché da secoli siamo in simbiosi con la natura, fonte per noi d’energia e di sostentamento. Per rendere questo giorno speciale, com’è giusto che sia, tutti gli anni organizziamo una fiera, nella quale non solo potrete trovare articoli magici e libri che potrebbero tornarvi utili negli studi, ma incontrerete le fate che nei secoli hanno collaborato con noi per il preservamento della natura stessa». Il mago si fermò per un attimo e poi affermò: «Una notizia per i più temerari: per chi volesse cimentarsi nella gara di magia annuale, nello stand bianco accanto a questo tiglio, può essere registrata la propria partecipazione; detto questo, come rappresentate dei maestri dell’accademia, cedo la parola alla rettrice dell’ateneo delle fate che oggi ci onora della propria presenza».
Astral fece cenno verso una donna e la invitò a prendere posto sul palco accanto a lui.
La donna era di bella presenza: i suoi capelli erano biondi e lisci, gli pendevano lungo tutta la schiena, la sua carnagione era chiara, le guance erano di un bel colore rosa, sotto le palpebre spiccavano due begli occhi blu scuro che sembravano ipnotizzare la folla.
La donna era alta almeno un metro e ottanta, la sua corporatura era esile.
Ella era vestita con una tunica di color azzurrino chiaro che copriva tutto il corpo fino a raggiungere il suolo; tutti furono incantati nell’osservarla.
Ma dalla folla si sentì chiaramente una debole voce: «Mamma … Che petto!».
Il momento di stupore fu seguito da uno d’imbarazzo; il Maestro Astral capì di chi si trattava e mettendosi la mano sul viso leggermente chinato lo dondolò.
La folla cercò di capire chi fosse quello screanzato che avesse detto una cosa simile, ma nella moltitudine di persone non si riuscì a capire da dove fosse arrivata quella voce.
Diversa fu la sensazione che i nostri amici ebbero dell’accaduto: lì per terra c’era Hamza che serrava con la sua mano la bocca di Chaman, il quale dimenandosi cercava di sottrarsi alla presa.
Maximilian, Gerard, Isak e tutto il gruppo delle ragazze avevano acquisito un colore pallido e, cercando di nascondersi nella folla, parlarono in sottovoce.
Margharet fu la prima: «Che figura che abbiamo fatto!». Esclamò la ragazza.
Hamza, cercando di calmare Chaman, gli disse: «Se mi prometti che non fiati più lascio la presa, altrimenti non ti mollo fino alla fine».
Chaman fece un cenno di assenso.
Hamza, rivolgendo lo sguardo verso Margharet, sottolineò: «Benvenuta nella nostra quotidianità, anzi: se hai intenzione di continuare ti consiglio di esercitarti nella corsa perché ti servirà».
Isak si rivolse a Chaman: «Chaman … Fallo di nuovo e ti giuro che mi aggiungo alle persone che tutti i giorni ti inseguono per legnarti».
Chaman era ipnotizzato dalla figura angelica sul palco, sembrava che le parole dei suoi amici non le avesse nemmeno udite.
Il ragazzo poi bisbigliò: «Scusate, ho pensato ad alta voce».
Questa volta il suo tono di voce fu appena percepibile …
Gerard asserì: «Ti prego Chaman, non lo fare più. Questo tuo pensiero detto ad alta voce ci costerà una punizione esemplare». E mettendosi le mani sulla faccia fece trasparire il timore della punizione che gli avrebbero inflitto.
Maximilian, invece, si avvicinò a Chaman e, parlandogli nell’orecchio, gli sussurrò: «Chaman sei un mito!».
Chaman, anch’egli sogghignando, di rimando disse: «Piccolo, se segui il mio esempio non ci sarà donna che ti resisterà».
L’attenzione dei bambini fu poi attirata nuovamente da quello che stava succedendo sul palco.
La figura femminile, anch’essa sorpresa, accennò prima un sorriso, poi incominciò il suo discorso: «Volevo salutare tutti i presenti e ringraziare l’accademia a nome di tutte le fate. In questo giorno festeggiamo la benevolenza della natura che ci ha accolto nel suo grembo e senza la quale non sarebbe possibile la nostra sopravvivenza. Oggi testimoniamo alle nuove leve che la natura ha una propria autonomia e per quanto noi possiamo cercare di manipolarla, è lei la vera grande risorsa che ci unisce tutti assieme».
Ci fu un grande applauso che provocò un grosso fragore.
La figura femminile cercò di prendere la parola facendo un cenno con la mano destra e, quando il rumore calò d’intensità, aggiunse: «Il mio nome è Elisabeth e sono la regina delle fate; oggi siamo tutte qui con voi per festeggiare quest’avvenimento con l’auspicio che la natura sia ancora benevola nei nostri confronti. Ma ora andate pure, non vi tratterrò oltre; suppongo che non vediate l’ora di divertirvi e passare una giornata diversa dal solito. Tuttavia … Una raccomandazione: a quelli più discoli, di cui abbiamo avuto il piacere di sentire l’opinione poco prima, consiglio di non approfittate della buona fede delle fate; potreste scoprire che sanno anche farsi rispettare quando lo vogliono». Elisabeth guardò i maestri dell’accademia facendo un cenno d’accordo e loro fecero la stessa cosa.
I cinque Maghi bianchi l’aspettarono e insieme scesero dal palco, ovviamente la bella figura di Elisabeth non passò inosservata: tutti erano attirati dalla sua presenza.
I maestri la riverivano come dovuto e sembravano onorati di farle da accompagnatori.
Maximilian e i suoi amici incominciarono ad aggirarsi tra le bancarelle dove era esposta un sacco di merce: lì c’era ogni tipo di pianta volta a preparare pozioni; dei ritratti d’esseri magici dalle fattezze mostruose; degli amuleti conto la sfortuna; c’erano addirittura delle bacchette magiche vinte ai maghi neri in battaglia e cibo a sufficienza per tutta la folla.
Dei giocolieri ravvivavano la giornata ed erano sparsi un po’ ovunque.
In mezzo alla folla vi erano strane fanciulle dalle fattezze angeliche vestite con tuniche di colore bianco candido ed erano occupate ad osservare tutto quello che vi era esposto.
Si capì che facevano parte delle fate e Chaman, come al solito, non resistette alla tentazione di conoscere alcune di loro che gentilmente si fermarono a chiacchierare.
Venne presto il momento di pranzare e Max, Gerard e tutta la loro compagnia, cercarono un posto adeguato per consumarlo.
Ne individuarono uno sotto una grande quercia, dove un’ombra copriva uno splendido tappeto d’erba e fiori.
I cinque stesero la loro tovaglia a quadri bianca e rossa e le ragazze, aiutate dai compagni, tirarono fuori ogni sorta di vettovagliamento, accompagnato da bottiglie d’acqua e bibite frizzanti.
Si sedettero tutti e si gustarono lo spettacolo di una giornata splendida all’ombra di quell’albero.
La temperatura mite, la brezza leggermente tiepida, il mangiare che quel giorno aveva un sapore decisamente gustoso, avrebbero reso quel dì speciale.
I bambini e le bambine parlarono di tanti argomenti, soprattutto incentrati sulla scuola e sulle materie che stavano studiando, si scambiarono idee e incominciò a nascere tra loro una certa complicità che solo tra amici di vecchia data si riscontra.
Le ragazze furono attirate dalla gara di magia che si stava svolgendo, così come Chaman, Gerard e Isak che accorsero a gustarsi lo spettacolo.
Maximilian e Hamza rimasero all’ombra della quercia e rilassandosi per via della brezza e per la calma che sentivano attorno a loro si addormentarono profondamente.


Maximilian si ritrovò nell’accademia …
Egli era intento a studiare incantesimi, quando un vento caldo l’investì e lo accarezzò dolcemente.
Come al solito, tutto divenne buio e la sagoma di Bithor gli apparve di fronte.
Da essa provenne una voce imperiosa: «Lieto di rivederti Max».
Lui la ricambiò mostrando di gradire la sua presenza: «Anch’io sono contento di rivederti». Poi aggiunse: «Ho delle novità da riferirti».
Bithor chiese: «Cos’è successo?».
Max continuò il discorso lasciato a metà: «Ci sono riuscito! Ho portato a termine l’incanto. Sono pronto e deciso ad andare fino in fondo. Inoltre, penso di aver individuato il posto dove hanno il loro covo».
Dalla sagoma provenne una ventata d’aria calda, poi la sua voce si sentì nuovamente: «Va bene. Hanno verificato la scoperta?». Chiese.
Il ragazzo affermò: «Lo abbiamo comunicato ieri sera ai maestri; suppongo ancora di no».
Bithor disse: «Max; ho delle cose da dirti prima che partiate. Riferisci ai maestri che sento la presenza di due entità, le quali hanno trapassato ultimamente. Sono in grado di dirvi che si tratta di Chimera ed Ortro … Ed è importante che lo sappiano. L’attacco non deve tardare nemmeno un giorno di più: loro stanno ammassando orde di esseri e quando i ranghi saranno completi vi attaccheranno. Prima distruggete quel passaggio meglio sarà». Affermò l’enigmatica figura.
Dopo quelle parole lo sfondo nero incominciò a diventare sfocato fino a scomparire.


Si materializzò la sagoma di Hamza; stava dicendogli qualcosa e quando Max si riprese completamente dal sonno udì: «Forse abbiamo dormito un po’ troppo!».
Guardandosi in giro i due videro che non solo si stava facendo buio, ma la maggior parte delle persone presenti era andata via.
Raccolsero le proprie cose, cercarono i compagni e, una volta trovati, tutti assieme s’incamminarono verso l’accademia.
Arrivati al portone si salutarono dandosi appuntamento per la cena, ma i pensieri di Max erano rivolti verso quello che Bithor gli aveva detto di riferire.
Fu allora che Max disse agli altri: «Voi andate in camera a prepararvi, io devo parlare un attimo con i professori». Detto quello s’incamminò verso la zona riservata ai maestri.
Quando fu in prossimità della porta bussò e ad aprirgli, questa volta, andò Loky il quale esclamò: «Oh! Maximilian. Certo che per te sta diventando un’abitudine venire a farci visita. Dunque: a cosa dobbiamo l’onore?». Domandò infine il maestro.
Max aspettò un attimo e rispose: «Ho bisogno di parlarvi».
Loky capi che si trattava d’informazioni importanti e fece accomodare Max; andò poi a chiamare i suoi colleghi, i quali arrivarono dopo pochi minuti.
Max a quel punto gli riferì: «Oggi ho avuto altre notizie. Hanno fatto il loro ingresso nel nostro mondo due nuove entità che Bithor ha chiamato: Chimera ed Ortro. Non ho idea di chi siano, ma si è raccomandato di riferirvelo. Stanno ammassando esseri per sferrare un attacco poderoso: o ci muoviamo, o saremo distrutti. Questo è quello che lui vi invita a fare».
I cinque maestri si guardarono in faccia l’uno con l’altro e annuirono.
Astral tranquillizzò Max: «Va bene Max, il messaggio è chiaro. Questa sera ne parlerò e ci organizzeremo per andare a fare quello che ci siamo prefissati. Ovviamente stiamo aspettando conferme sul sopralluogo, ti farò sapere domani. Ora raggiungi i tuoi amici e vai pure a cena».
Max scosse la testa e si diresse verso la propria stanza.
I maestri erano rimasti soli e Astral si rivolse al gruppo: «Dobbiamo agire in fretta! Convocate una riunione d’urgenza per questa sera, non c’è tempo da perdere».

A notte fonda, in una stanza buia, attorno al solito tavolo rotondo:

Un gruppo di persone attendeva in silenzio; stavano aspettando l’arrivo di qualcuno.
Ben presto una sagoma fece la sua comparsa … Da Essa si levò una voce: «Ci sono novità?». Chiese dall’oscurità dove si celava.
Astral si occupò di dare risposta a quella domanda: «Gran maestro non ci sono buone notizie; le persone mandate a perlustrare la zona indicataci da Max ed i suoi amici non hanno fatto ritorno e per di più non abbiamo informazioni da loro. Questo fa pensare che gli sia successo qualcosa, il che fa presagire sia il posto giusto». Affermò in un primo momento il mago bianco.
Astral continuò il suo discorso e fece presente: «Ci è arrivata una comunicazione da parte di Bithor … Un attraversamento di altri due esseri che presumibilmente sono Chimera ed Ortro. Penso sia ora di reagire, dobbiamo chiudere quel varco».
Il gran Maestro era d’accordo, ma disse: «Purtroppo anche disponendo di parecchie unità con cui attaccare non sarà possibile fronteggiare tutti quegli esseri assieme e poi, cosa più importante, la magia bianca non può distruggere quel varco. Per quanto riguarda me: io non sono più in grado di riprodurre l’incanto necessario».
Astral ribatté: «Io avrei un’idea a riguardo; l’altro giorno, mentre stavo addestrando Max, ho avuto una richiesta. Il ragazzo deve partecipare alla distruzione del passaggio».
Tutti i maghi presenti nella camera furono sorpresi dall’affermazione del maestro.
Il vecchio mago bianco calmò gli animi aggiungendo: «Colleghi … Calma. Io per primo ero contrario a questa evenienza, ma ascoltate cosa ho da dirvi: mentre facevo le mie rimostranze a Max, mi ha attirato in un posto dove, ascoltatemi bene, ha riprodotto un incanto di cui io non conoscevo neppure l’esistenza e che è stato capace, nonostante la soppressione della mia magia, di dimezzare l’altezza di un’intera montagna. Ebbene, non crederete alle vostre orecchie: Bithor in persona lo ha addestrato affinché imparasse quell’incanto, il quale pare sia in grado di spazzare via il passaggio in pochi secondi, dandoci la possibilità di fuggire subito dopo. Ci ha addirittura suggerito di attirare fuori dalla zona in questione Melkore, così da lasciare sguarnita la difesa del passaggio, facendo credere che stiamo scortando Max al sicuro altrove».
Il mago si rivolse a tutti i presenti con tono deciso: «In un colpo solo potremo distruggere il loro unico modo per entrare in questo universo».
Nella stanza ci fu un attimo di quiete, ma poi Brot, avendo capito le intenzioni di Bithor, disse loro: «Siamo dunque arrivati a questo … Va bene. Astral ho bisogno di sapere se l’incanto pronunciato da Maximilian ha come formula il “solvo caelestis”. È questa la formula che richiama il suo incanto?». Domandò la grossa sagoma.
Il maestro rispose affermativamente.
Fu allora che Brot esclamò visibilmente sorpreso: «Sono maturi i tempi in cui potremo guardare i maghi neri di nuovo negli occhi! L’incanto di cui il piccolo è padrone altri non è che uno dei più potenti attacchi formulati da un celestiale: un attacco così potente che può distruggere ogni magia fatta dai maghi neri». Poi, rivolgendosi allo stesso Astral, chiese conferma: «È dunque il solvo caelestis l’incanto a cui hai assistito?».
Astral rispose: «Non so quale sia il suo nome, ma posso testimoniare che un fascio di luce celeste ha avvolto quella montagna, la quale si è dimezzata in pochi secondi. Poi ho guardato Max e il suo occhio si era completamente trasformato, divenendo simile a quello di un celestiale».
Constatato che fosse proprio l’attacco cui Brot aveva menzionato, decisero che l’indomani sarebbero partiti alla volta dell’anfiteatro; il passaggio al suo interno andava distrutto a tutti i costi.
Però bisognava escogitare un diversivo, i nemici dovevano credere che Maximilian fosse trasportato in un luogo molto lontano dal posto in cui si trovava il varco.
Drenk ebbe un’idea; supponendo che i due maghi bianchi fossero stati catturati, propose: «Provate a pensarci un po’ … Noi non abbiamo più notizie dei nostri da tre giorni; il nostro accordo era di sentirci tutte le sere. Questo non è accaduto e il suo significato è palese: presenza dei nemici. E … Se noi ignorassimo quest’ultima situazione e mandassimo un messaggio ai due maghi andati in avanscoperta con queste testuali parole: “stiamo trasferendo Max in luogo più sicuro, servono rinforzi per un possibile attacco dei maghi neri. Ci ritroveremo nei pressi di Città del Messico: l’incontro è previsto per le undici di sera” … Dovrebbero abboccare o quantomeno controllare l’informazione».
Dopo aver riflettuto un po’, tutti i presenti accolsero l’idea come buona.
Anche Brot fece capire che l’idea non era malvagia e aggiunse: «Faremo in questo modo; ma badate: quando mandate il messaggio rendetelo difficile da leggere, altrimenti si insospettiranno e capiranno che si tratta di un trucco per sviarli. Ci organizzeremo così: Astral, Asdar, Dian e Wotan, andranno direttamente all’anfiteatro con un buon numero di maghi al loro seguito e con Maximilian. Loky, Drenk; voi, con altrettanti maghi bianchi, andrete a Città del Messico per cercare di sviare le creature di Melkore; assieme a voi ci sarò anch’io: ho tanta voglia di fare due chiacchiere con lui. Se le cose si mettessero male io vi coprirò la ritirata».
L’affermazione del gran maestro fece rimanere i presenti a bocca aperta: da tanto tempo non vedevano Brot muoversi da quel posto.
In seguito i maestri si diedero da fare per spedire il messaggio; lo stesso Wotan chiese di poterlo inoltrare e con un incanto di luce fece innalzare un piccolo lume abbagliante che svanì nell’immensità del cielo, oltrepassando qualsiasi barriera.

Intanto, molto lontano dall’Asilum, in una cella oscura:

Due maghi bianchi erano immobilizzati mediante catene e dall’oscurità alcune voci traboccanti di malvagità l’interrogavano nel tentativo di estorcergli delle informazioni.
«Stupidi esseri inferiori, parlate o vi faremo soffrire per l’eternità!». Esclamò una di quelle voci.
Uno dei due Maghi, ferito e malconcio, rispose: «Te lo puoi scordare, noi non tradiamo i nostri simili e le creature che credono in noi».
Una voce tra le tante, la più fredda e poderosa, si rivolse a loro: «Moscerini! Non sapete chi avete di fronte. Ho bisogno di quelle informazioni e ve le strapperò a costo di tirarvele fuori dai vostri luridi polmoni».
I due maghi erano feriti gravemente, la loro faccia era ricoperta di sangue, il loro respiro divenne pesante e le loro tuniche erano diventate di un rosso scuro.
Una zampata appartenente a un essere disumano provenne da quell’oscurità nella quale risaltavano solo i due maghi sofferenti.
Il mago che fu colpito lanciò un urlo di dolore e subito dopo si vide scendere dalla faccia di quest’ultimo del liquido rosso.
Una voce viscida spronava continuamente i due a parlare: «Forza stupidi insetti, parlate! Dove si trova il vostro rifugio? In quanti siete?». E dal buio apparve una piccola coda che colpì il secondo mago causandogli un’altra ferita.
I due poveri malcapitati si accasciarono sulle ginocchia, rimanendo appesi per i polsi che erano ben legati a delle catene fissate al muro; ad un tratto, dal cielo, apparvero due luci che man mano scesero e si diressero verso i due maghi.
Arrivate nelle loro vicinanze rilasciarono una voce che nessuno dei presenti riuscì a capire; l’incanto di Wotan li aveva raggiunti …
Un possente ruggito echeggiò nell’aria, seguito da una voce che disse: «Voglio sapere che cosa hanno detto quelle due sfere di luce al più presto!».
Un’altra voce intimorita assentì: «Sì, mio padrone. Il contenuto sarà riportato al nostro sapiente che ci dirà di cosa si tratta».
Passata mezz’ora, i due poveri maghi fatti prigionieri erano privi di sensi e conciati in un indescrivibile stato.
Una piccola sagoma si avvicinava e il rumore dei suoi passi si sentiva sempre più frastornante.
Egli gridò: «CI SONO RIUSCITO! CI SONO RIUSCITO!». E quando fu nella sala dove stavano torturando i due figuri malconci, dall’oscurità uscì una figura minuta.
Essa era eretta su due gambe, dalle sue mani sporgevano tre piccole dita allungate come quelle di una lucertola, la sua testa era ovale e due occhioni enormi risaltavano anche se l’ambiente non era illuminato.
La creatura era senza naso e la sua bocca era piccola; si scorgevano quattro canini lunghi che fuoriuscivano da essa.
L’essere si rivolse alla grossa sagoma nascosta dal buio: «Padrone. Ci sono riuscito, ho decriptato il messaggio».
In quell’istante dall’ombra venne fuori una grande testa che sembrava essere di un serpente con dei denti minacciosi e occhi di ghiaccio.
Essa chiese: «Dimmi cosa diceva quel messaggio».
Il piccolo essere riferì immediatamente che si trattava di un messaggio in codice, il quale parlava di uno spostamento di un certo Max da Città del Messico ad un luogo da definire.
Il trasferimento sarebbe avvenuto all’indomani notte alle undici di sera.
Dalla bocca del serpente s’intravide un ghigno malefico e la sua voce soddisfatta disse: «Vi abbiamo finalmente trovati; questa volta non mi sfuggirete».
Una possente coda colpì i due maghi che, già esanimi, furono seppelliti dalle macerie provocate da quell’urto.
Il grande essere uscì dall’ombra e apparve la sagoma enorme di un drago, che ondulando la sua immensa coda occupava gran parte della stanza.
Si girò dall’altro lato e parlò ai suoi sottoposti: «Seguitemi tutti tranne Chimera e Ortro! Voi due farete la guardia a questo posto. Distruggete qualsiasi cosa si avvicini». Si riferì infine ai due esseri nominati per ultimo.
La luce lunare rese visibile sulla sua guancia una grossa cicatrice che reclamava vendetta.
L’essere si dileguò velocemente provocando uno smottamento d’aria e si diresse verso la sua ambita preda.

All’Asilum, nella stanza dei ragazzi:

La luce del giorno fece la sua comparsa; il primo che si svegliò fu Hamza, il quale facendo rumore svegliò anche gli altri.
I cinque si prepararono e andarono a fare colazione.
Nel refettorio incontrarono le ragazze che il giorno precedente avevano accompagnato alla festa.
Margharet li salutò: «Buon giorno ragazzi». E così fecero anche le altre sue amiche.
I ragazzi ricambiarono con un sorriso smagliante, poi si andarono a sedere al proprio tavolo.
Finita la colazione si diressero verso le ragazze per scambiare qualche parola, ma presto furono disturbati dalla campanella che annunciava l’inizio delle lezioni; si alzarono tutti e si avviarono verso la loro classe, dove si sarebbe svolta un’altra giornata di studio.
Quella mattina passò velocemente e dopo pranzo, come concordato, Max si accinse a raggiungere il maestro nel luogo convenuto.
Quando arrivò al portone il ragazzo vide che Astral già lo stava aspettando, era là davanti che parlava con un alunno dell’ultimo anno.
Appena vide Max, Astral gli fece cenno di avvicinarsi e lo salutò; poi gli disse: «Spero che la giornata di ieri vi sia piaciuta. Credo sia stata molto proficua, soprattutto per Chaman». E abbozzando un piccolo sorriso scosse leggermente la testa.
Max gli rispose: «Eh sì … Penso proprio che per lui sia stata una giornata da non dimenticare, soprattutto il momento del vostro discorso».
Lo studente più grande, nel frattempo, si era alzato dal posto in cui era seduto.

Egli salutò sia il maestro sia Maximilian, poi si diresse verso i piani superiori dell’accademia.
Astral, dopo aver ricambiato il saluto dello studente con cui stava parlando in precedenza, si rivolse a Max assumendo un’aria seriosa.
La cosa risultò strana a Maximilian, ovviamente sentiva che era cambiato qualcosa rispetto al sabato precedente.
Astral incominciò il suo discorso: «Eccoci qua, entrambi seduti su questa panca a parlare come uomini anziani. Ma voglio andare subito al punto: abbiamo trovato il luogo dove loro si rifugiano, si deduce sia il luogo dove trapassano. Ieri sera abbiamo deciso di muoverci e … Indovina? Il giorno è oggi, precisamente stasera. Tutti hanno dato il loro assenso per la tua partecipazione alla battaglia; questa sera verrai con noi. Ti senti pronto?». Domandò il Maestro.
Non ebbe nemmeno finito di parlare che Max rispose: «Certo, mi sono addestrato per questo. Può stare tranquillo che io ce la metterò tutta».
Astral allora gli chiese: «Max, questa notte noi ci infiltreremo nel loro covo allo scopo di distruggere definitivamente il collegamento tra i nostri due mondi; sei sicuro di riuscire a produrre l’incanto dell’altro giorno?».
Ancora più deciso Max ribatté: «Glielo posso ripetere all’infinito: sì, sono pronto. Fatemi sapere dove incontrarci e di certo non mi tirerò indietro».
Il maestro fece segno di aver capito, si alzò e guardandolo disse: «Va bene. Per adesso andiamo ad addestrarci. Quando la giornata sarà finita ti farò sapere l’ora della partenza».
I due si incamminarono verso il luogo del loro addestramento, ma nell’ombra una piccola sagoma li aveva ascoltati e furtivamente li stava seguendo senza che i due se ne accorgessero.
Sulla montagna, dentro alla caverna, Max si esercitava con i vari incanti; questa volta erano quelli offensivi e vista la necessità per Maximilian di essere del tutto autonomo per la sera stessa, quel giorno Astral fu più severo del solito.
Nell’aria si sentivano le formule pronunciate da Max e i relativi rumori causati dagli elementi che egli usava nelle sue esercitazioni.
Dietro un grande masso, due occhi clandestini lo stavano osservando curiosamente: qualcuno li aveva seguiti e nessuno si era accorto di quella presenza; nemmeno Astral, che era concentrato nel contenere la forza di Max e nell’osservare i progressi fatti dal ragazzo.
Il tramonto fece presto la sua comparsa e i due capirono che era ora per loro di ritornare all’accademia; decisero dunque di rientrare immediatamente.
Astral volle parlare al ragazzo dentro la grotta però, poiché a suo parere era l’unico posto dove esprimersi con tranquillità, senza che nessun orecchio indiscreto li sentisse.
Il maestro, con voce decisa, gli disse: «Piccolo amico mio, come ti ho precedentemente detto all’Asilum, è giunta l’ora di sferrare un colpo poderoso alle creature che ci hanno attaccato».
Dal loro nascondiglio, intanto, quegli occhi diventarono sempre più perplessi e sconcertati; ma dopo un iniziale smarrimento, ripresero a seguire il discorso dell’uomo vestito di bianco.
«Questa sera partiremo subito dopo cena. Io ti verrò a prelevare al tavolo per non far insospettire i tuoi amici; di lì ci dirigeremo nel retro dell’accademia e tramite magia ci porteremo presso il luogo da attaccare. Preparati ad incontrare creature che fino ad adesso hai solo immaginato; difenditi come hai imparato, combatti con coraggio. Io sarò al tuo fianco e quando saremo in vista del portale, distruggilo con il rilascio celeste imparato da Bithor». Gli disse Astral.
Maximilian sentì con attenzione le parole dette dal suo maestro e sicuro di sé ribatté: «Maestro, combatterò come lei mi ha insegnato e porteremo a termine il nostro compito; ne può stare certo». Detto quello, i due uscirono dalla grotta e si trasportarono verso l’Asilum per mezzo della magia.
Intanto, nella spelonca, i due occhi celati nell’ombra, dietro il grande masso, assunsero una connotazione dubbiosa e un attimo dopo si dissolsero nel nulla.
Max e Astral fecero ritorno all’Accademia, si diedero appuntamento in sala pranzo e si diressero rispettivamente verso i loro alloggi.
Maximilian pensò alle parole riferitegli dal maestro prima di separarsi: “fai molta attenzione; sii cauto e portati dietro solo il necessario. Ricordati che tramite incanto io posso spostarmi velocemente e portare con me parecchie persone. Il viaggio dunque, anche se il luogo risulta essere molto lontano, durerà non più di un’ora. Questo perché dobbiamo aspettare che abbocchino all’esca, dopo di che potremo muoverci”.
Arrivato nei pressi della stanza s’incontrò con Chaman, che salutandolo gli chiese: «Ciao Max; di ritorno dallo studio?».
Maximilian annuì e a quel punto entrambi entrarono in camera dove trovarono i loro amici a studiare.
Giunse presto l’ora di cena …
Max da un lato era preoccupato, dall’altro, come ogni ragazzo della sua età, era ansioso di iniziare quell’avventura quasi come se fosse un gioco.
Tutto il gruppo si diresse verso la sala pranzo, prese la cena e si mise a tavola.
Hamza e Isak come al solito prendevano in giro Chaman e fecero notare che il fratello di Margharet lo stava fissando minacciosamente.
Chaman allora esclamò: «Non ce la faccio più! Devo risolvere questa storia o quell’energumeno mi suonerà come una campana».
Il fratello di Margharet, sentite le parole di Chaman dette ad alta voce, si alzò di scatto e s’incamminò verso il tavolo dei cinque.
La loro attenzione fu attirata dalla reazione di quest’ultimo e i ragazzi si girarono d’istinto verso di lui.
Isak avvisò Chaman dicendo: «Oh … oh! Farai meglio a scappare se non vuoi farti malmenare».
Tutti si rigirarono verso Chaman per vedere cosa stava facendo, ma con loro stupore videro che il loro amico si era volatilizzato; lo cercarono sotto al tavolo, credendo che si fosse riparato lì, ma non c’era nessuna traccia di lui.
Si chiesero tutti come fosse possibile una cosa del genere.
Anche Manuel, il fratello di Margharet, non si spiegava l’accaduto e con voce grossolana disse: «Quel piccolo mostriciattolo … Non riesco a beccarlo mai! Ma se lo prendo …». E imprecando a bassa voce si allontanò dal tavolo dei ragazzi che continuarono a ridere sotto i baffi senza farlo notare.
Nel frattempo si avvicinò a loro Astral, era arrivato il tempo di partire …
Il mago si rivolse a Max: «Maximilian, come ti avevo detto in precedenza, questa sera tu verrai a studiare con me per approfondire la materia che stiamo trattando. Quando sarai pronto raggiungimi fuori dal refettorio». E dopo aver salutato i ragazzi, augurandogli una buona notte, si diresse verso l’esterno della sala da pranzo.
Maximilian, a quel punto, si alzò e salutò i compagni.
Hamza di rimando gli fece presente: «Certo che il maestro Astral ti sta facendo lavorare tantissimo; non vorrei essere al posto tuo Max».
Maximilian gli sorrise e rispose: «Obiettivamente negli ultimi tempi ho lavorato tantissimo, ma posso dire che poi, quando arrivo in camera e vedo voi, mi rilasso e mi tranquillizzo; per non parlare di quel terremoto di Chaman. La cosa in fondo non mi pesa tanto».
Egli salutò i tre dicendogli che si sarebbero visti più tardi e si incamminò verso l’uscita.

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Vi saluto tutti.
Ciao.