Questo
fine settimana ho oziato un po’; ne sono consapevole …
Cercate
di comprendere, ho bisogno di rifiatare (chi scrive potrà ben capire queste mie
parole).
Ne
approfitto per chiedere scusa alle persone che hanno visualizzato il blog e che
si aspettavano il capitolo prima (ho notato che le visualizzazioni sono
diventate un po’ … Ecco, come dire … “Frenetiche”).
Cercherò
di lavorare più velocemente possibile d’ora in poi, ma sappiate che leggere un
capitolo otto o nove volte, aggiustarlo e correggerlo, non è cosa semplice ed
immediata.
Or
dunque … Metà libro è da me ritenuto accettabile e pertanto è stato postato sul
blog.
Ora
… Ho sempre sostenuto che è impensabile pretendere da una sola persona ciò che
un team d’esperti e appassionati fa, ma una sola persona può comunque
avvicinarsi a quello che fanno (ovviamente con molto più sforzo e sacrificio).
Il
libro che state leggendo, nel bene e nel male, ne è la palese dimostrazione.
Nel
10° capitolo noterete che c’è più azione, spero d’esser riuscito a descrivere
tutto come si deve (se solo sapeste quanto testo sto tagliando e quante
correzioni sto apportando).
La
trama incomincia ad essere più chiara; ho tuttavia cercato di non far capire tutto
e subito, ma di farla comprendere gradatamente.
Vi
ricordo che Maximilian Arlstain è stato pensato come un fantasy per adulti e
pertanto la narrazione fatta include strani figuri legati a molteplici
argomenti (religione, fantasy, horror, mitologia greca, mitologia nordica,
leggende locali e altri argomenti che è meglio non specificare poiché se siete
interessati dovrete leggere tutto il libro).
Detto
questo, sappiate che si parlerà anche di demoni e che nessuno detiene la verità
su nulla poiché nessuno la sa.
Parlare
dei demoni non è mai facile perché bisogna avere delle conoscenze per poterlo
fare, ma le conoscenze, è risaputo da tempo, non sempre vengono tramandate
poiché sono soggette a filtri; dunque … Chi può affermare di conoscere la
verità nel mondo?
La
santa inquisizione “depositaria della verità assoluta” è la dimostrazione che
più che verità si diffondeva l’ignoranza.
Guai
a dire che il mondo era tondo, guai a dire che si poteva guarire dalle
malattie, guai a dire tutto quello che secondo i “depositari della verità” non
era giusto.
Maximilian
Arlstain è un romanzo che si pone l’obiettivo d’essere diverso, anche al prezzo
d’esser dichiarato strano.
…
E strano lo è perché miscela un bel po’ di credenze popolari provenienti dalle
più disparate parti del mondo (Nord, Sud, Est e Ovest).
“Essere
giusti”; non è forse il messaggio di ogni religione che esiste al mondo?
“Rispettare
la vita di tutti indipendentemente dalla sua provenienza”; è una frase che vi
sembra d’aver già udito?
Io
ho solo cercato di scrivere, in maniera semplice, un romanzo nel quale albergano
messaggi che credo possano arrivare a chiunque (non solo agli eletti).
No,
non è presunzione la mia … Sono solo un umile narratore cui piace scrivere e
che ritiene la scrittura un mezzo per lasciare un pezzo di sé nel mondo; e …
Nemmeno io, nel modo più assoluto, mi permetterei d’affermare di essere un
giusto; invero, se conoscessi la verità di certo la nasconderei ad ogni costo.
Il
mio romanzo contiene solo un pezzo della mia anima, nulla di più …
Molti
diranno che il romanzo è strano perché miscela un sacco d’argomenti, ne sono
consapevole, ma il problema grosso è che il romanzo rispecchia l’animo del suo
scrittore.
È
tutta colpa mia; è colpa mia anche il fatto di non esser riuscito a trovare un
editore.
Io
sono il solo responsabile del romanzo, nella buona e nella cattiva sorte;
ciononostante, come da sempre affermo, la scrittura non può essere legata alla
pubblicazione … È per questo che sto rilasciando il testo liberamente e
chiunque è interessato se lo potrà leggere in tutta tranquillità.
Buona
lettura del 10° capitolo di “Maximilian Arlstain – i due mondi”:
CAPITOLO
10
IL CONTRATTACCO
Astral stava aspettando Maximilian fuori dal
refettorio e aveva una faccia seriosa
come mai prima d’ora lo era stata. Quando Max fu abbastanza vicino, il mago
bianco gli fece capire di seguirlo.
Si diressero entrambi verso la zona degli
insegnanti, attraversarono la porta e percorsero un lungo corridoio le cui
pareti erano piene di quadri raffiguranti uomini con la barba bianca e vestiti
con una tunica.
Un rumore disturbò la quiete del posto: era
lo scricchiolio della porta appena aperta dai due.
La porta dava accesso a dei sotterranei.
I due scesero lungo le scale e varcarono
l’entrata che trovarono prima della fine di quelle rampe di scale.
Prima di procedere Maximilian chiese ad
Astral: «Maestro queste scale che continuano a scendere … Dove portano?». Il
bambino guardò in basso e cercò di scorgere dove finivano.
Astral gli rispose: «Ogni cosa al momento
giusto Max; adesso segui me».
Maximilian seguì il mago senza dire
null’altro e attraversarono entrambi l’uscio di quel passaggio.
Si ritrovarono in una camera dove ad
aspettarli c’erano una moltitudine di maghi.
Le loro facce erano tese: si notava che
stavano per affrontare un grande pericolo; tra loro c’erano tutti i maestri
dell’Asilum, anch’essi visibilmente preoccupati.
Astral richiamò l’attenzione di tutti i
presenti e incominciò il suo discorso: «Questa notte andremo a stanare il
nemico che sta ammassando forze nel nostro mondo; noi tutti sappiamo che cosa
intenda fare, ma con l’azione che stiamo per compiere taglieremo la loro testa
di ponte. Se i nostri sforzi sortiranno effetto, infliggeremo un grosso colpo
ai maghi neri e ritarderemo la loro venuta. Ci organizzeremo nel seguente modo:
saranno formate due squadre; una andrà alla volta di Città del Messico: il gruppo
ha il compito di scortare un particolare carico. In questa squadra formata da
venti unità ci saranno Loky e Drenk che ne assumeranno il comando. Il vostro
compito è di vitale importanza, fate in modo di portare ciò che state scortando
al sicuro e aspettatevi un attacco frontale, quindi predisponete le difese
cercando di non perdere le vostre vite. Ricordatevi: avrete a che fare con dei
boschivi e fra loro vi sarà senz’altro un drago di grossa stazza. L’altro
gruppo sarà formato da altrettanti maghi: Io, Asdar, Dian, e Wotan ci
aggregheremo a quest’ultimo e ci dirigeremo sull’obiettivo non appena voi
sarete partiti».
Poi bisbigliò a Maximilian: «Con noi verrai
anche tu; rimani accanto a me durante la battaglia».
Max annuì, ma non diede nessuna risposta e
dopo che il mago bianco pronunciò l’incanto per la smaterializzazione,
scomparvero tutti ammantati da una luce accecante.
Nella stanza non era rimasto più nessuno, ma
nel buio due occhi avevano assistito a quanto era accaduto; anch’essi sparirono
dopo pochi attimi.
Il gruppo di Maximilian apparve in un posto
non lontano da una grande città che lui non aveva mai visto; si dispiegarono in
modo da essere poco visibili e avanzarono gradatamente verso i caseggiati.
Astral chiese a Wotan di controllare se tra le
presenze vi fosse anche quella che avevano incontrato quando prelevarono
Maximilian.
Il mago interpellato disse che tutt’intorno
percepiva delle presenze le quali provenivano dal centro della città, ma quella
che mesi prima aveva avvertito non era tra loro.
Era dunque il momento di avanzare e tentare
di colpire l’obiettivo …
I maghi andarono avanti cercando di non
essere scoperti e arrivati vicino a un grosso stabile Max notò dei colori forti
che provenivano dal suo interno.
Volle subito informare il maestro e con un
fil di voce gli disse: «Maestro all’interno di quello stabile vedo dei colori
rossastri che si muovono in continuazione».
Il maestro Astral gli rispose: «Prova a
chiudere l’occhio sinistro, dimmi cosa vedi». Il mago parlò con un tono di voce
basso.
Maximilian eseguì la richiesta di Astral e
prese atto che quei colori forti in movimento erano spariti.
Lo disse ad Astral il quale ribatté: «Max …
Quei colori che tu noti sono i nemici. Sei in grado di vederli perché è una
magia che ti è permessa grazie a Bithor».
Astral si fermò un attimo e fece cenno al
resto del gruppo di avanzare cautamente.
Essi si disposero a ventaglio avvicinandosi
allo stabile.
Man mano che si avvicinavano ad esso Max ne
rimaneva sempre più affascinato: era uno stabile antico sorretto da colonne di
marmo e pieno di statue; più ci si addentravano, più si notava la rovina che li
circondava.
Furono presto in vista di un enorme piazzale
che era attorniato da molte gradinate; parte di quel piazzale era intatto,
all’altra metà mancava il pavimento e da essa proveniva un alone nero e
violaceo che si innalzava verso il cielo notturno.
Si percepiva chiaramente la malvagità di cui
era pregna quella colorazione …
Astral fece cenno ai suoi di avvicinarsi al
posto con cautela e cinque di loro s’incamminarono verso quei colori che
s’intrecciavano vorticosamente, facendo intuire che ruotassero intorno a
qualcosa.
Le facce dei cinque maghi cambiarono
improvvisamente nel vedere quello spettacolo, ma non fecero in tempo ad aprir
bocca che un’enorme zampa d’animale cercò di schiacciarli; era una zampa
poderosa alla cui fine spiccavano dei grandi zoccoli.
L’animale, che era appostato sul piano
inferiore dello stabile in rovina, facendo leva sulle sue due zampe anteriori
si arrampicò sullo stesso piano dei maghi.
Essi videro comparire un’enorme testa di
leone con dei denti aguzzi.
La bestia riprodusse un ruggito che fece
tremare tutto lo stabile.
Maximilian rimase imbambolato nel vedere una
simile creatura: era alta quanto lo stabile, con un enorme corpo che sembrava
quello di un capra; la coda aleggiava per aria, ma quando la mise a fuoco si
accorse che quella attaccata all’essere altri non era che una serpe del tutto
autonoma e fissava proprio i maghi sparpagliati per l’arena.
L’essere abbassò la testa fino a toccare
quasi il terreno e ancora una volta emanò un ruggito minaccioso; questa vota
però si mosse per attaccare i presenti e con una zampata cercò di colpire più
maghi possibili.
Alcuni caddero sotto i colpi della strana
creatura, altri tentarono di aggirare l’animale per arrivare al passaggio e
quindi cercare di distruggere quel buco che agli occhi dei maghi sembrò
immenso.
La coda dell’essere si mosse in autonomia e
spruzzò una nube di veleno che, colpendo alcuni maghi bianchi, li fece cadere
al suolo.
I compagni dei maghi colpiti videro i loro
volti deturpati e capirono che quella nube era corrosiva.
Il mostro spalancò la bocca e mentre si
accingeva a lanciare contro il gruppo di maghi un attacco, si udì: «Elementum ignis: impetus!».
Una muraglia di fuoco si abbatté
sull’animale; Fu Astral che provò a fermare l’ira di quella creatura.
Dian aiutò il compagno: «Elementum iunctus. Ignis, terra:
impetus!». Furono le parole che egli pronunziò.
Un getto di lava fluì dalle mani di Dian e
centrò in pieno la bestia; ma non fu abbastanza: erano riusciti solo a ferirlo.
Dal corpo dell’essere si levò verso il cielo
del fumo, dovuto alle scottature provocate dagli attacchi dei maghi; tuttavia,
la creatura si preparò a lanciarsi nell’ennesimo attacco diretto verso gli
intrusi.
I maghi si ritirarono all’interno dello
stabile, dove sfruttarono la copertura che lo stesso gli offriva e da lì
lanciarono i vari incantesimi verso quella creatura; ma i loro incanti su quel
corpo sortivano il minimo effetto.
In quel momento un altro strano verso attirò
l’attenzione dei maghi: accanto al possente essere intravidero una sagoma
grande quanto un orso bruno.
I maghi bianchi la guardarono con attenzione
e videro che un’entità terrificante era giunta in aiuto della chimera gigante.
Max, rifugiatosi anch’egli tra i ruderi, notò
che la sagoma appena apparsa assomigliava a un grande cane abnorme: il suo pelo
era lungo e di colore marrone, le sue zampe erano robuste e, come per tutti gli
altri esseri, terminavano con degli enormi artigli affilati; quello che faceva
più impressione fu la sua testa, che sembrava sdoppiarsi dal collo in poi.
Zanne affilate fuoriuscivano dalla sua bocca
e da essa della bava bianca cadeva verso il basso.
Quell’essere d’un tratto accelerò il passo e
si avvicinò a loro per attaccare; fu a quel punto che Astral e i maestri
dell’Asilum pronunciarono una strana formula, preceduta da alcune
considerazioni che lo stesso Astral gridò al gruppo: «NON È POSSIBILE EVITARE
LO SCONTRO DIRETTO!».
«Gladio!».
Fu la parola che venne pronunciata da molti maghi.
Tutti i maestri dell’Asilum erano armati con
una spada elementale.
Astral urlò a Maximilian con voce perentoria:
«MAX; STAI VICINO A ME! SE TI SENTI IN PERICOLO SAI COME DIFENDERTI, AL RESTO
PENSO IO».
L’enorme cane bicefalo si lanciò contro
Wotan, alzandosi su due gambe per colpirlo con i suoi artigli, ma il maestro
parò il colpo con la sua lama fatta d’aria che vorticosamente girava su se
stessa formando la sagoma di una spada.
L’essere fu immediatamente scaraventato
lontano da lui, come se una forte folata di vento lo avesse spinto lontano, e
andò a sbattere contro una parete cadendo a terra.
Nel frattempo Chimera avanzò prepotentemente,
abbattendo tutto quello che gli si parava davanti; i maghi, a loro volta, si
difesero con gli incanti elementali riuscendo a tener testa alla grossa bestia.
Astral e Dian, che impugnavano
rispettivamente una spada fatta di luce l’uno e una spada fatta d’acqua
l’altro, si lanciarono contro Chimera.
Maximilian era vicino ad Asdar e vide che
l’essere fu colpito sul muso da Astral.
Il colpo provocò una grossa ferita su quel
muso …
Dian invece colpì con la sua spada la coda
dell’animale che fu mozzata a metà.
La coda, nonostante fosse tagliata, continuò
a muoversi e si diresse verso Maximilian e Asdar nell’intento di ucciderli.
Astral, accortosi del pericolo, urlò:
«ATTENTI: ASDAR, MAX; ANDATE VIA DI LÀ!».
Ma Asdar, armato anch’esso di spada, la
sollevò verso il cielo e prima che la coda giungesse vicino a loro, esclamò: «Fulgur: da caelo tangior!». Abbassandola
poi verso la serpe.
Un fulmine colpì la coda che s’incenerì
all’istante.
Chimera, priva di coda e sanguinante in viso,
accusò il colpo ed emise un ruggito intimidatorio; intanto Ortro, era questo il
nome dell’enorme cane, si rialzò ed anch’esso emanò un verso di stizza.
Ortro vomitò un getto di fuoco il cui colore
era rosso vivo.
Il getto investì in pieno i maghi, ma quando
le fiamme si estinsero s’intravide una barriera fatta d’acqua che affiorava
intatta dalle fiamme.
Dian l’aveva evocata appena in tempo.
Il grosso cane caricò verso i maghi; le sue
zanne rilasciavano bava schiumosa e i suoi occhi erano pieni di sangue, la sua
bocca era spalancata e bramava la carne dei suoi nemici.
Orto arrivò vicino alle sue prede e si
sollevò su due zampe nel tentativo di colpirle, ma la sua corsa s’interruppe
improvvisamente; dal suo busto spuntò la lama di una spada … Il vorticare
veloce dell’aria che la componeva non lasciava dubbi: il suo possessore era
Wotan.
Il mago aveva approfittato della distrazione
della bestia e l’aveva colpita alle spalle.
Egli tirò fuori la sua spada dal corpo
dell’essere e con un altro fendente decapitò Ortro eliminandolo
definitivamente.
La carcassa di Ortro, dopo un attimo di
stallo, cadde a terra provocando un gran tonfo, mentre la sua testa volò giù
verso il passaggio dimensionale che girava vorticosamente.
Diversa era la situazione in cui si trovavano
Astral e Dian: Chimera si palesò come un’entità di grande forza.
Chimera, nonostante le innumerevoli ferite,
non intendeva mollare: attaccava in continuazione.
Il gruppo di maghi invece, attaccava con
innumerevoli incanti i quali si abbattevano contro il corpo dell’animale
dinnanzi a loro.
Nel
frattempo, in un luogo lontano, in una selva sconosciuta:
Il gruppo di maghi precedentemente partito
dall’Asilum, e diretto verso la zona opposta a quella in cui stavano
combattendo Astral e compagni, si stava dirigendo ad alta velocità verso la
meta assegnatagli.
Ad un tratto Loky e Drenk fermarono la loro
marcia nascondendosi in mezzo al verde che li circondava; fecero la loro
comparsa due occhi celati nell’oscurità …
I maghi bianchi si accordarono nel circondare
quella presenza e lo fecero per mezzo di cenni.
Il gruppo circondò il malintenzionato e al
segnale convenuto Loky si avvicinò nei pressi del suo nascondiglio brandendo
una spada fatta interamente di pietra affilatissima.
Il mago arrivò di soppiatto alle spalle della
presenza e fu in procinto di colpirla, ma si bloccò e, rimanendo a bocca
aperta, esclamò: «E tu che ci fai qui!».
«Come ci sei arrivato?». Domandò in seguito
il mago bianco.
Locky richiamò l’attenzione dei compagni e
l’invitò ad avvicinarsi con discrezione.
Quando tutti furono arrivati di fronte a lui,
sulle loro facce si notò un’espressione di stupore.
Drenk esclamò: «Chaman! Non è possibile: Come
hai fatto ad arrivare fino a qui?».
Chaman rispose tutto intimorito: «Ho seguito
Maximilian ed ero curioso di sapere che tipo d’allenamento stesse facendo; poi
vi siete divisi in due gruppi e, non sapendo dove fosse Max, ne ho seguito uno
a caso».
Loky proferì con tono minaccioso: «Giovanotto
… Ti sei messo in un bel guaio. Credimi!».
E rivolgendosi agli altri maghi chiese: «E
adesso come ci organizziamo? Non possiamo lasciarlo qui e non siamo in grado di
portarlo con noi; ci sarebbe solo d’intralcio». Fece infine notare.
I maghi decisero di portarlo con loro, visto
il poco tempo a disposizione.
Loky si raccomandò: «Questa è una gran brutta
storia Chaman, non ti staccare da noi. Cercheremo di portarti indietro sano e
salvo».
Chaman, non capendo a cosa si riferisse Loky,
annuì e successivamente fu costretto a salire sulle spalle di Drenk; furono
così in grado di rimettersi in cammino nuovamente …
Arrivarono in vista di Città del Messico e
Chaman era stretto alle spalle del maestro che viaggiava veloce tra gli
arbusti; uno strano rumore fece la sua comparsa: un fischio si sentì
indistintamente e proveniva proprio dall’alto.
I maghi rivolsero lo sguardo verso il cielo e
videro tante palle di fuoco che precipitavano verso di loro.
Evocarono tutti un incanto protettivo che gli
salvò la vita, facendo sì che le sfere di fuoco si schiantassero contro quelle
barriere.
«Dunque sono arrivati!». Esclamò uno dei
maghi.
«STATE IN GUARDIA: CE NE SARANNO PARECCHI!».
Gridò Loky verso il gruppo.
Tutti brandirono la propria spada elementale;
Chaman, che era ancora sulle spalle del maestro, vide che Drenk impugnava una
spada fatta di fuoco e da essa proveniva un calore strano, ma quello che lo
stupiva fu il fatto che Drenk riuscisse a tenerla in mano senza scottarsi.
La sua attenzione fu attirata poi dai
cespugli intorno a loro che si muovevano incessantemente; il bosco in
quell’istante sembrava il posto meno sicuro sulla terra.
Saltarono fuori degli enormi esseri da quei
cespugli: avevano l’altezza di circa due metri e assomigliavano a delle
lucertole con code possenti.
«SONO GLI STESSI DELL’ALTRA VOLTA!». Esclamò
Loky.
Chaman assistette impaurito alla scena e vide
che i maghi sfidarono coraggiosamente quegli esseri; in alcuni casi, le grosse
lucertole riuscirono a colpire i malcapitati i quali caddero esanimi a terra.
Drenk, che oltre a proteggere il piccolo
doveva evitare gli attacchi di quelle creature, si trovò presto a fronteggiarne
due nello stesso momento; con un fendente riuscì a colpirne uno il quale prese
fuoco immediatamente.
L’atro si avventò con le sue fauci
spalancante per provare ad azzannarlo, ma il maestro evocò uno dei suoi
incanti: «Elementum ignis, tutela!».
Si sentì echeggiare nel luogo.
Una semisfera infuocata avvolse lui e Chaman
e l’essere, non potendosi frenare, ci andò a sbattere contro prendendo
immediatamente fuoco.
Loky lo finì con un fendente ben assestato e
la sagoma del mostro cadde a terra senza vita. Ma non era finita lì: gli esseri
saltavano fuori dal bosco in continuazione.
Drenk e Loky si guardarono in faccia e,
annuendo, pronunciarono insieme: «Elementum
iunctus; ignis, terra: impetus!».
Un’enorme muraglia di lava si eresse davanti
ai due e con inaudita potenza si fece largo tra quei lucertoloni, inghiottendo
chiunque si parasse sul suo cammino e andando a ricoprire tutta la zona piena
di boschivi intenti ad attaccare il gruppo di maghi.
I mostri furono tutti travolti da essa e le
teste di lucertola, rivolte con il muso verso l’alto per sfuggire al magma
incandescente, scomparvero ingoiati dalla stessa lava.
Nessun mago era rimasto coinvolto nella magia
fatta dai due maestri e questo per loro fu un sollievo che durò pochi istanti;
un tremendo ruggito echeggiò nell’aria e. purtroppo, non gli era del tutto
estraneo: l’avevano già sentito.
Melkore, il drago con cui avevano avuto a che
fare mesi prima e che era quasi riuscito ad annientarli, comparve d’improvviso.
Sul viso dei maghi traspariva il timore di
quell’essere, ma nonostante questo provarono ad attaccarlo.
Drenk lanciò un incantesimo verso di lui
esclamando: «Elementum iunctus; ventus,
aqua: impetus!».
Un turbinio d’acqua e vento colpì il possente
drago facendo piegare gli alberi che erano in quel posto, ma dopo che l’effetto
della magia scomparve la figura dell’essere era ancora indenne.
Il drago fece un ghigno malefico, prima emise
un ruggito per intimorire tutti i presenti, poi si rivolse verso Drenk e disse:
«Consegnami quell’insignificante essere che porti sulla spalla». Credendo che
fosse Maximilian.
La sua voce era possente e viscida allo
stesso tempo.
Il maestro però, non essendo intenzionato a
consegnare Chaman, contrattaccò immediatamente con un altro incanto: «Elementum ignis; impetus!».Esclamò.
Dalla spada in suo possesso scaturì un getto
poderoso di fuoco che investì l’animale, ricoprendolo completamente.
Però da esso si udì una voce gelida
affermare: «Scarafaggio! Che cosa credi di fare con questi giochetti; forse non
ti è chiaro il divario che esiste tra un drago e un insignificante moscerino».
La fine del suo discorso fu seguita da uno scoppio che echeggiò per tutto
l’ambiente circostante.
Il getto di fuoco di Drenk non sortì alcun
effetto e fu disperso da un incanto fatto dal drago stesso.
L’essere a quel punto si diresse verso i due
facendo tremare tutto il terreno.
Loky cercò di interposi in mezzo a loro e con
un incanto provò a fermare la corsa del grosso drago: «Elemtum iunctus; ignis, terra: impetus!». Esclamò il mago.
Sotto il possente corpo di Melkore comparve
un grande lago di lava nel quale Melkore fu risucchiato.
I maghi ebbero un momento di sollievo, ma
stavano per conoscere la sconcertante verità: dal magma che ancora ribolliva
spuntò il testone di Melkore che assomigliava a quello di un serpente con tre
corna sulla fronte; seguì il suo corpo, il quale non aveva riportato alcun
danno.
Il drago abbassò la sua testa e spalancando
le fauci sputò un’enorme quantità di fuoco verso i maghi presenti, investendone
gran parte.
Alcuni di loro riuscirono a salvarsi mediante
l’utilizzo di barriere, altri purtroppo non ce la fecero e vennero inceneriti.
Visto quello che stava accadendo, Loky gridò
verso Drenk: «SCAPPA LONTANO CON IL PICCOLO. LO TRATTENGO IO».
Ma dal drago, che fulmineo si era portato di
fronte allo stesso Drenk, si sentì: «Troppo tardi; tra poco gusterò carne umana
come un tempo era mia abitudine». E spalancando le fauci si preparò per
l’affondo che avrebbe stritolato i due malcapitati.
Chaman, vedendo quella sagoma dinnanzi a loro
intenta ad attaccarli, esclamò: «AIUTO!».
Drenk ormai era alle strette, da quella
distanza non poteva schivare le possenti mascelle del drago e pensò: “questa
volta è la fine, da qui non posso fare niente”.
Il drago stava quasi per sferrare il suo
attacco, ma all’improvviso fu sbalzato via; era stato colpito da qualcosa
d’enorme.
Il suo corpo aprì nel bosco un passaggio
poiché la sua possente mole sradicò gli alberi come se fossero fatti di carta
pesta.
Una grande sagoma si interpose tra Melkore e
Drenk; quell’essere appena apparso sembrava benevolo, in quanto, avendo
attaccato l’aggressore aveva salvato la vita ai due malcapitati.
Delle lamine fatte d’acciaio ricoprivano
tutta quella montagna che si muoveva davanti a loro.
«State bene voi la dietro?». Domandò
quell’ammasso di ferraglia.
Drenk rispose: «Sì; solo grazie al suo
intervento».
L’essere, rivolgendosi a tutti, disse:
«Allontanatevi più che potete; adesso questo è affare mio. Con voi nei dintorni
non potrei muovermi liberamente».
I maghi obbedirono e tentarono di
allontanarsi, ma una grande cupola di fuoco fece la sua comparsa: essa impediva
a chiunque di uscire dal perimetro nel quale era stata eretta; dunque furono
bloccati e, non potendo fuggire lontano, i maghi si appostarono dietro la
sagoma che li aveva precedentemente salvati.
Chaman intravedeva una coda enorme muoversi a
mezz’aria, non riusciva a scorgere la sua faccia e tentava di immaginare le
sembianze dell’essere che si era posto in loro difesa.
Il drago precedentemente scaraventato lontano
si rialzò affermando: «Non mi scapperete di nuovo». E guardando la sagoma che
l’aveva sbalzato lontano, aggiunse: «Brot … Da quanto tempo».
La figura che lui aveva chiamato Brot gli
domandò: «Melkore … Ti sei dunque
schierato dalla parte dei maghi neri?».
Melkore, avvicinandosi minacciosamente a
Brot, rispose: «No, ti sbagli. Quello che mi accingo a fare non include la
sottomissione; e mai a un essere inferiore come un umano. Distruggerò quella
razza infame; non sono degni del dono che gli è stato fatto!».
Brot invece affermò: «La tua follia va oltre
ogni immaginazione; non solo sei passato dalla parte dell’oscurità, ma ne sei
diventato pregno». E guardandolo attentamente aggiunse: «Sei cambiato molto dall’ultima
volta che ci siamo visti. Le tue ali sono sparite, segno che da celestiale sei
diventato un reietto. La fiera razza dei draghi sottomessa a maghi oscuri … I
nostri avi si rigireranno nelle loro tombe».
Dopo quelle parole Melkore si lanciò verso Brot
il quale contrastò quella carica.
Furono faccia a faccia e con le loro zanne si
addentarono entrambi il collo per poi mollare la presa e allontanarsi
leggermente.
Melkore intimò a Brot: «Datemi il piccolo;
Sono disposto a tutto per eliminarlo».
Brot allora alzò la sua zampa e sbattendola
prepotentemente sul suolo aprì una voragine che si allungò proprio sotto il
corpo di Melkore, il quale precipitò verso il basso.
Brot si rivolse ai maghi: «Fate molta
attenzione adesso, non è ancora finita».
La terra iniziò a tremare e nei pressi di
Drenk, dal sottosuolo, venne fuori Melkore.
Il movimento del terreno fece cadere Chaman
dalla schiena del maestro e il piccolo fu sbalzato proprio davanti al drago
malvagio.
I suoi occhi s’intrecciarono con quelli di
Melkore, che al quel punto ruggendo in segno di stizza esclamò: «Cosa sta
succedendo! questo non è Bithor».
La sua espressione cambiò e con una zampata
colpì Chaman schiacciandolo al suolo.
I detriti dovuti al colpo inflitto volarono
dappertutto e il cratere causato dall’impatto di quel colpo fu molto profondo.
Drenk urlò: «NO!».
Tutti gli altri maghi lanciarono incanti per
colpire il drago e corsero verso di esso brandendo le proprie spade.
Lo stesso fece Brot, il quale spalancò la sua
bocca e lanciò contro Melkore un pulviscolo di pezzi d’acciaio proiettati ad
alta velocità.
Melkore fu colpito in pieno e sbalzato
lontano; i maghi si avvicinarono al profondo cratere e videro che non vi era
alcun resto del piccolo Chaman.
Il drago nero rialzandosi disse: «Mi avete
imbrogliato e attirato lontano dalla mia tana». Poi pensieroso esclamò: «Eh …
Un diversivo! Non finisce qui … Brot verrò a cercarti presto».
Melkore svanì misteriosamente e la semisfera
infuocata incominciò a restringersi proprio per annientare i suoi occupanti.
Brot spalancò la sua bocca nuovamente e la
rivolse verso il cielo oscurato dalla magia di Melkore; un fascio di luce fu
proiettato verso l’alto e una grande bolla d’energia fece la sua comparsa,
partì dal suo corpo ed iniziò ad espandersi.
La bolla d’energia collise contro la cupola
di fuoco che si stava restringendo e la fece svanire.
Tornata la calma Loky chiese a Brot:
«Maestro; Melkore si è ritirato?».
La risposta fu inquietante: «Purtroppo no; si
è accorto che è stato attirato in una trappola ed ha capito che lo abbiamo
fatto per allontanarlo dal suo covo. Quindi ha dedotto che stiamo tentando di
distruggerlo. Si sta appunto dirigendo verso l’anfiteatro».
Drenk esclamò: «Ma lì ci sono i nostri
compagni! Sarà un massacro».
Brot li tranquillizzò dicendo: «Ho già
provveduto ad avvisare Astral di quello che sta accadendo, ma se
disgraziatamente Melkore arrivasse prima del messaggio dovranno cavarsela da
soli. Io non possiedo la stessa velocità di Melkore; tuttavia, sarà saggio tentare
di arrivare all’anfiteatro per dargli supporto in caso di necessità. Ho bisogno
di alcuni volontari che vengano con me». Sottolineò infine l’essere.
Loky chiese di fare parte del gruppo e anche
Drenk, ma Brot ribatté: «Ci andremo tutti all’infuori di Drenk». Poi
rivolgendosi a lui aggiunse: «C’è bisogno che recuperi il corpo del piccolo e
lo riporti all’Asilum; la famiglia vorrà sapere cosa gli è successo». Infine si
rivolse agli altri maghi chiedendo di muoversi; le loro sagome sparirono nella
boscaglia dopo poco.
Nel posto rimase solo Drenk, il quale si mise
a frugare dappertutto per scovare il corpo di Chaman.
Nell’Anfiteatro:
Astral e i suoi stavano combattendo
strenuamente contro Chimera, che nonostante le ferite era più agguerrita di
prima.
L’animale caricò i maghi cercando di colpirne
il più possibile, le sue fauci erano spalancate e si richiudevano
sistematicamente nell’intento di addentarne quanto più poteva.
Si sentì Dian esclamare: «Elementum acua:
impetus!».
Un muro d’acqua si abbatté sulla bestia, che
fu travolta e portata via in direzione del passaggio.
L’acqua si dileguò e l’animale accucciato al
suolo sembrava aver retto all’incanto.
Egli si alzò su due zampe ma ciondolò e nel
ricascare provocò un leggero terremoto.
I maghi, sbilanciati dal tremore, caddero al
suolo anch’essi.
La bestia si rialzò e continuò a caricare, ma
questa volta dalla sua bocca fuoriuscì una nube che man mano riempì tutto
l’anfiteatro; Max, vicino al maestro Wotan, non vide più niente come del resto
tutto gruppo di maghi.
L’enorme essere era sparito nel nulla senza
lasciare tracce e loro erano del tutto indifesi; non vedevano ad un palmo dal
loro naso.
Delle urla di dolore cominciarono a udirsi,
seguite dal rumore dei denti aguzzi che collidevano contro le ossa; erano i
loro compagni che venivano colti di sorpresa dalla bestia e le urla non
accennavano a smettere: Chimera stava decimando il gruppo di maghi.
Wotan disse: «Maximilian stammi vicino. Con
questa nebbia non riesco a vedere nulla e se non ci sbrighiamo rischiamo di
fallire la nostra missione».
Max allora gli rispose: «Maestro io continuo
a vedere un enorme colorito rosso che si sposta velocemente».
Wotan capì che si trattava di Chimera e che
solo Max era in grado di vederlo, in quanto Bithor gli trasferiva il potere di
scorgere attraverso ogni cosa i propri nemici.
Il maestro si affrettò a dirgli: «Max quella
che tu vedi è la bestia che ci sta decimando. Sali sulle mie spalle e per
favore: indicami dove si trova. Se non lo fermiamo ci ucciderà tutti. Dov’è
adesso?».
Max gli disse frettolosamente: «Si sta
dirigendo proprio verso di noi ed è a pochi passi!».
Wotan, percepito il pericolo, esclamò: «Precor stilus tutela!».
Una barriera
d’aria avvolse i due appena in tempo: il grosso faccione del leone spuntò dalla
nebbia e l’animale venne sospinto via dall’incanto d’aria.
Max riferì
nuovamente la posizione della bestia al suo maestro: «È sul nostro lato
sinistro riverso per terra».
Wotan capì che era
il momento di sferrare il colpo di grazia e pronunciò: «Elementum ventus: impetus!». E diresse la punta della spada nella direzione indicata da Max.
Un poderoso
turbine si levò da quella spada e colpì l’animale, allo stesso tempo dissipò la
nebbia da lui creata e lo sbalzò per aria tenendolo sospeso.
Wotan gridò ai
suoi colleghi: «PRESTO! ASDAR, ASTRAL, DIAN; NON POSSO TENERLO PER SEMPRE
SOSPESO».
I quattro capirono
quello che dovevano fare; Asdar lo colpì esclamando: «Fulgur: impetus!».
Dalla sua spada
elementale partì un fulmine che colpendo la bestia immobilizzata provocò un
rumore assordante.
Wotan non riuscì a
mantenerlo ancora sospeso e l’animale cadde privo di sensi dopo aver prodotto
un ruggito agghiacciante: era il momento di colpire la bestia per finirla e i
quattro maestri balzarono sull’enorme mostro all’altezza della testa,
conficcando le loro spade nel suo collo.
Chimera cercò di
reagire e tentò di alzarsi in piedi, ma emise l’ultimo respiro e cadde privo di
vita al suolo.
Le spade avevano
aperto una grande ferita sul collo che rendeva impossibile il respiro alla
bestia.
I maghi, sfiniti
dal protrarsi del combattimento, si guardarono tra loro e annuendo fecero
capire a Max di produrre l’incanto che Bithor gli aveva insegnato.
Fu Astral che gli
disse: «Maximilian. È arrivato il momento di fare quello per cui ti sei
aggregato alla nostra spedizione». E porgendogli la mano lo invitò a seguirlo.
I due si
ritrovarono al cospetto di quello che pareva un enorme buco nero il quale
roteava vorticosamente su se stesso; nessuno si era spinto così in là, quello
che avevano fatto sarebbe stato ricordato a lungo nell’Asilum.
Si guardarono
intorno e, vedendo tutti i maghi caduti, pensarono: “facciamo in modo che il
loro sacrificio non sia stato vano”.
Astral si rivolse
nuovamente a Maximilian annuendo e facendogli intuire che quello era il momento
di usare l’incanto da lui appreso.
Fissando
quell’enorme punto nero roteante, Max pronunciò: «Solvo
caelestis!».
La terra
incominciò a tremare e Max dopo pochi secondi cadde al suolo.
Nei sobborghi di una città:
Melkore viaggiava
velocemente ed era quasi giunto all’anfiteatro, quando un grosso boato, seguito
da una luce celeste accecante, attirò la sua attenzione; avendo capito cosa
stava succedendo si precipitò all’interno dello stabile ma si trovò davanti una
visione che non si sarebbe mai aspettato: Ortro era riverso al suolo
decapitato; Chimera giaceva senza vita vicino al passaggio; e quando si
avvicinò vide che quel buco nero, unico collegamento con l’altro universo, era
svanito.
Non c’era nessun
corpo umano nell’anfiteatro; a quel punto il drago ruggì tutto stizzito.
Quello che si
chiese fu: quale incanto è riuscito a distruggere il passaggio?
Non lontano dall’anfiteatro:
Brot e i maghi
bianchi accorsi per aiutare i loro compagni si dirigevano a gran velocità verso
lo stesso posto in cui era diretto Melkore; arrivati nei pressi dell’anfiteatro
entrarono e anche loro videro lo stesso spettacolo che precedentemente aveva
scorto il drago nero, il quale era sparito senza lasciar traccia.
Dopo un’accurata
ispezione del posto, appurato che non vi era vita all’interno di quello stabile
e ripulendolo per mezzo d’incanti dalle carcasse degli esseri ostili, i maghi
bianchi fecero ritorno all’Asilum dove già sapevano che avrebbero rivisto i
loro compagni.
Dall’altro capo del globo:
Drenk aveva
esaminato attentamente il cratere provocato da Melkore, ma non era riuscito a
trovare nessun resto del povero Chaman e fu quasi sul punto di ritornare
anch’esso all’Asilum quando sentì una voce flebile che proveniva da un
cespuglio lì vicino.
Essa chiedeva:
«Sono andati via maestro?».
Stupito da quella
richiesta domandò: «Chi sei?».
Dal cespuglio
venne fuori tutto tremolante Chaman, senza nemmeno un graffio.
Il ragazzo disse:
«Affermare che me la sono fatta addosso è poco; non farò cose del genere mai
più! D’ora in poi rimarrò rinchiuso nell’Asilum, lo giuro».
Il maestro fu
meravigliato di quell’apparizione, non si spiegava come avesse potuto evitare
l’attacco del drago senza farsi nemmeno un graffio, ma fu allo steso tempo
felice di non aver perso un così giovane allievo.
Drenk gli disse:
«Piccolo e sconsiderato ragazzo, vieni qua! È ora di ritornare a casa, ma spero
vivamente che la lezione ti sia servita».
Il maestro prese
Chaman sulle spalle e con un incanto si dileguarono ammantati da una immensa
luce che poi salì al cielo, scomparendo nella volta celeste.
Nell’Asilum:
Un nutrito numero
di maghi imbrattati e feriti si era radunato presso i sotterranei da dove erano
precedentemente partiti la sera prima; era l’alba e tutti furono coscienti che
quel giorno, anche grazie a un ragazzino di soli dieci anni, avevano assestato
un colpo pesante ai maghi neri: tagliare il collegamento con il proprio mondo
significava avere più tempo per organizzarsi e dunque poterli contrastare in
maniera efficace.
Astral, anch’egli
ferito lievemente e con il viso sporco di terra mista a sangue, prese la
parola: «Signori … Questa mattina siamo testimoni di un evento che a lungo
verrà ricordato: un piccolo di soli dieci anni ha distrutto in un solo colpo un
incanto ritenuto tra i più malvagi e potenti dai maghi neri. Senza il suo aiuto
non ci saremo riusciti, dunque onore al piccolo e a tutti voi che vi siete
battuti valorosamente. Da oggi i vostri cari saranno certi che nessun essere
attraversi; ciononostante, sappiamo che il pericolo è ben lungi dall’essere
scongiurato: altre entità, molto potenti, avevano già attraversato prima che il
passaggio fosse distrutto. Dunque non abbassate la guardia è siate sempre
vigili. Un pensiero va agli amici che non sono più con noi e alle loro
famiglie; il loro contributo sarà ricordato per l’eternità». E alzando la sua
spada di luce aggiunse: «Onore a loro, che hanno sacrificato se stessi per
difendere il nostro mondo … E che il loro sacrificio sia ricordato e onorato da
tutti».
I maghi bianchi
presenti decisero di riunirsi il giorno seguente, poi lasciarono la sala; solo
i maestri rimasero e intrattennero una piccola conversazione.
Dian fu il primo a
parlare: «Colleghi … Per prima cosa dovremo portare Max in infermeria. Di
questo ci occupiamo io e Wotan, se voi permettete. Dopo averlo accompagnato
andremo direttamente nelle nostre rispettive classi a fare lezione; ovviamente
oggi pomeriggio dovremo riposarci, non penso che saremo in grado di resistere
tutto il giorno senza aver dormito per una nottata».
Furono d’accordo
tutti con quello che Dian aveva appena detto e Asdar propose: «Ci penserò io a
dare l’annuncio agli allievi; ne approfitto per darmi una rinfrescata e corro
in sala magna subito». E uscì dalla stanza.
Lo stesso fecero
Dian e Wotan che portarono Max in infermeria.
Astral si stava
dirigendo verso la sua stanza ed ebbe una gradita sorpresa: intravide Drenk
tutto sporco di terra e con il viso macchiato di sangue che teneva in braccio Chaman
addormentatosi per la stanchezza.
I due si
salutarono e scambiarono qualche parola.
Astral, dopo
essersi assicurato che i due stessero bene, chiese: «Il piccolo cosa ci fa tra
tue braccia?».
Drenk rispose: «È
una lunga storia, te la racconterò alla riunione prevista per domani sera.
Siamo riusciti ad occludere il loro passaggio, non ci posso credere!». Esclamò
poi stupito.
Astral confermò:
«Devi proprio crederci amico mio; abbiamo ottenuto un risultato che non
immaginavamo nemmeno lontanamente. Ma dimmi: com’è andata da voi?».
Drenk replicò:
«Abbiamo avuto molte perdite; alla fine è giunto anche il drago nero e se non
fosse stato per l’intervento di Brot, saremo tutti morti; tutti tranne questa
peste. Sai, è riuscito a fregare anche un drago».
Astral fece fatica
a comprendere quanto il suo collega aveva appena detto, ma felice di quello che
aveva sentito aggiunse: «Anche noi abbiamo avuto difficoltà, ma adesso faremo
meglio ad andare. Tra poco inizieranno le lezioni e dopo una nottata del genere
sarà dura dispensare nozioni ai nostri studenti … Sarà meglio che accompagni
quel giovanotto in infermeria per controllare che non abbia riportato ferite.
Ci vediamo più tardi».
I due, infine, si
allontanarono; l’uno diretto verso l’infermeria e l’altro verso la propria
stanza.
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Vi
saluto tutti.
Ciao.
