La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.

Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

martedì 15 luglio 2014

10° capitolo da leggere (Maximilian Arlstain – i due mondi –).



Questo fine settimana ho oziato un po’; ne sono consapevole …
Cercate di comprendere, ho bisogno di rifiatare (chi scrive potrà ben capire queste mie parole).
Ne approfitto per chiedere scusa alle persone che hanno visualizzato il blog e che si aspettavano il capitolo prima (ho notato che le visualizzazioni sono diventate un po’ … Ecco, come dire … “Frenetiche”).
Cercherò di lavorare più velocemente possibile d’ora in poi, ma sappiate che leggere un capitolo otto o nove volte, aggiustarlo e correggerlo, non è cosa semplice ed immediata.
Or dunque … Metà libro è da me ritenuto accettabile e pertanto è stato postato sul blog.
Ora … Ho sempre sostenuto che è impensabile pretendere da una sola persona ciò che un team d’esperti e appassionati fa, ma una sola persona può comunque avvicinarsi a quello che fanno (ovviamente con molto più sforzo e sacrificio).
Il libro che state leggendo, nel bene e nel male, ne è la palese dimostrazione.
Nel 10° capitolo noterete che c’è più azione, spero d’esser riuscito a descrivere tutto come si deve (se solo sapeste quanto testo sto tagliando e quante correzioni sto apportando).
La trama incomincia ad essere più chiara; ho tuttavia cercato di non far capire tutto e subito, ma di farla comprendere gradatamente.
Vi ricordo che Maximilian Arlstain è stato pensato come un fantasy per adulti e pertanto la narrazione fatta include strani figuri legati a molteplici argomenti (religione, fantasy, horror, mitologia greca, mitologia nordica, leggende locali e altri argomenti che è meglio non specificare poiché se siete interessati dovrete leggere tutto il libro).
Detto questo, sappiate che si parlerà anche di demoni e che nessuno detiene la verità su nulla poiché nessuno la sa.
Parlare dei demoni non è mai facile perché bisogna avere delle conoscenze per poterlo fare, ma le conoscenze, è risaputo da tempo, non sempre vengono tramandate poiché sono soggette a filtri; dunque … Chi può affermare di conoscere la verità nel mondo?
La santa inquisizione “depositaria della verità assoluta” è la dimostrazione che più che verità si diffondeva l’ignoranza.
Guai a dire che il mondo era tondo, guai a dire che si poteva guarire dalle malattie, guai a dire tutto quello che secondo i “depositari della verità” non era giusto.
Maximilian Arlstain è un romanzo che si pone l’obiettivo d’essere diverso, anche al prezzo d’esser dichiarato strano.
… E strano lo è perché miscela un bel po’ di credenze popolari provenienti dalle più disparate parti del mondo (Nord, Sud, Est e Ovest).
“Essere giusti”; non è forse il messaggio di ogni religione che esiste al mondo?
“Rispettare la vita di tutti indipendentemente dalla sua provenienza”; è una frase che vi sembra d’aver già udito?
Io ho solo cercato di scrivere, in maniera semplice, un romanzo nel quale albergano messaggi che credo possano arrivare a chiunque (non solo agli eletti).
No, non è presunzione la mia … Sono solo un umile narratore cui piace scrivere e che ritiene la scrittura un mezzo per lasciare un pezzo di sé nel mondo; e … Nemmeno io, nel modo più assoluto, mi permetterei d’affermare di essere un giusto; invero, se conoscessi la verità di certo la nasconderei ad ogni costo.
Il mio romanzo contiene solo un pezzo della mia anima, nulla di più …
Molti diranno che il romanzo è strano perché miscela un sacco d’argomenti, ne sono consapevole, ma il problema grosso è che il romanzo rispecchia l’animo del suo scrittore.
È tutta colpa mia; è colpa mia anche il fatto di non esser riuscito a trovare un editore.
Io sono il solo responsabile del romanzo, nella buona e nella cattiva sorte; ciononostante, come da sempre affermo, la scrittura non può essere legata alla pubblicazione … È per questo che sto rilasciando il testo liberamente e chiunque è interessato se lo potrà leggere in tutta tranquillità.
Buona lettura del 10° capitolo di “Maximilian Arlstain – i due mondi”:






CAPITOLO 10
IL CONTRATTACCO



Astral stava aspettando Maximilian fuori dal refettorio e aveva  una faccia seriosa come mai prima d’ora lo era stata. Quando Max fu abbastanza vicino, il mago bianco gli fece capire di seguirlo.
Si diressero entrambi verso la zona degli insegnanti, attraversarono la porta e percorsero un lungo corridoio le cui pareti erano piene di quadri raffiguranti uomini con la barba bianca e vestiti con una tunica.
Un rumore disturbò la quiete del posto: era lo scricchiolio della porta appena aperta dai due.
La porta dava accesso a dei sotterranei.
I due scesero lungo le scale e varcarono l’entrata che trovarono prima della fine di quelle rampe di scale.
Prima di procedere Maximilian chiese ad Astral: «Maestro queste scale che continuano a scendere … Dove portano?». Il bambino guardò in basso e cercò di scorgere dove finivano.
Astral gli rispose: «Ogni cosa al momento giusto Max; adesso segui me».
Maximilian seguì il mago senza dire null’altro e attraversarono entrambi l’uscio di quel passaggio.
Si ritrovarono in una camera dove ad aspettarli c’erano una moltitudine di maghi.
Le loro facce erano tese: si notava che stavano per affrontare un grande pericolo; tra loro c’erano tutti i maestri dell’Asilum, anch’essi visibilmente preoccupati.
Astral richiamò l’attenzione di tutti i presenti e incominciò il suo discorso: «Questa notte andremo a stanare il nemico che sta ammassando forze nel nostro mondo; noi tutti sappiamo che cosa intenda fare, ma con l’azione che stiamo per compiere taglieremo la loro testa di ponte. Se i nostri sforzi sortiranno effetto, infliggeremo un grosso colpo ai maghi neri e ritarderemo la loro venuta. Ci organizzeremo nel seguente modo: saranno formate due squadre; una andrà alla volta di Città del Messico: il gruppo ha il compito di scortare un particolare carico. In questa squadra formata da venti unità ci saranno Loky e Drenk che ne assumeranno il comando. Il vostro compito è di vitale importanza, fate in modo di portare ciò che state scortando al sicuro e aspettatevi un attacco frontale, quindi predisponete le difese cercando di non perdere le vostre vite. Ricordatevi: avrete a che fare con dei boschivi e fra loro vi sarà senz’altro un drago di grossa stazza. L’altro gruppo sarà formato da altrettanti maghi: Io, Asdar, Dian, e Wotan ci aggregheremo a quest’ultimo e ci dirigeremo sull’obiettivo non appena voi sarete partiti».
Poi bisbigliò a Maximilian: «Con noi verrai anche tu; rimani accanto a me durante la battaglia».
Max annuì, ma non diede nessuna risposta e dopo che il mago bianco pronunciò l’incanto per la smaterializzazione, scomparvero tutti ammantati da una luce accecante.
Nella stanza non era rimasto più nessuno, ma nel buio due occhi avevano assistito a quanto era accaduto; anch’essi sparirono dopo pochi attimi.
Il gruppo di Maximilian apparve in un posto non lontano da una grande città che lui non aveva mai visto; si dispiegarono in modo da essere poco visibili e avanzarono gradatamente verso i caseggiati.
Astral chiese a Wotan di controllare se tra le presenze vi fosse anche quella che avevano incontrato quando prelevarono Maximilian.
Il mago interpellato disse che tutt’intorno percepiva delle presenze le quali provenivano dal centro della città, ma quella che mesi prima aveva avvertito non era tra loro.
Era dunque il momento di avanzare e tentare di colpire l’obiettivo …
I maghi andarono avanti cercando di non essere scoperti e arrivati vicino a un grosso stabile Max notò dei colori forti che provenivano dal suo interno.
Volle subito informare il maestro e con un fil di voce gli disse: «Maestro all’interno di quello stabile vedo dei colori rossastri che si muovono in continuazione».
Il maestro Astral gli rispose: «Prova a chiudere l’occhio sinistro, dimmi cosa vedi». Il mago parlò con un tono di voce basso.
Maximilian eseguì la richiesta di Astral e prese atto che quei colori forti in movimento erano spariti.
Lo disse ad Astral il quale ribatté: «Max … Quei colori che tu noti sono i nemici. Sei in grado di vederli perché è una magia che ti è permessa grazie a Bithor».
Astral si fermò un attimo e fece cenno al resto del gruppo di avanzare cautamente.
Essi si disposero a ventaglio avvicinandosi allo stabile.
Man mano che si avvicinavano ad esso Max ne rimaneva sempre più affascinato: era uno stabile antico sorretto da colonne di marmo e pieno di statue; più ci si addentravano, più si notava la rovina che li circondava.
Furono presto in vista di un enorme piazzale che era attorniato da molte gradinate; parte di quel piazzale era intatto, all’altra metà mancava il pavimento e da essa proveniva un alone nero e violaceo che si innalzava verso il cielo notturno.
Si percepiva chiaramente la malvagità di cui era pregna quella colorazione …
Astral fece cenno ai suoi di avvicinarsi al posto con cautela e cinque di loro s’incamminarono verso quei colori che s’intrecciavano vorticosamente, facendo intuire che ruotassero intorno a qualcosa.
Le facce dei cinque maghi cambiarono improvvisamente nel vedere quello spettacolo, ma non fecero in tempo ad aprir bocca che un’enorme zampa d’animale cercò di schiacciarli; era una zampa poderosa alla cui fine spiccavano dei grandi zoccoli.
L’animale, che era appostato sul piano inferiore dello stabile in rovina, facendo leva sulle sue due zampe anteriori si arrampicò sullo stesso piano dei maghi.
Essi videro comparire un’enorme testa di leone con dei denti aguzzi.
La bestia riprodusse un ruggito che fece tremare tutto lo stabile.
Maximilian rimase imbambolato nel vedere una simile creatura: era alta quanto lo stabile, con un enorme corpo che sembrava quello di un capra; la coda aleggiava per aria, ma quando la mise a fuoco si accorse che quella attaccata all’essere altri non era che una serpe del tutto autonoma e fissava proprio i maghi sparpagliati per l’arena.
L’essere abbassò la testa fino a toccare quasi il terreno e ancora una volta emanò un ruggito minaccioso; questa vota però si mosse per attaccare i presenti e con una zampata cercò di colpire più maghi possibili.
Alcuni caddero sotto i colpi della strana creatura, altri tentarono di aggirare l’animale per arrivare al passaggio e quindi cercare di distruggere quel buco che agli occhi dei maghi sembrò immenso.
La coda dell’essere si mosse in autonomia e spruzzò una nube di veleno che, colpendo alcuni maghi bianchi, li fece cadere al suolo.
I compagni dei maghi colpiti videro i loro volti deturpati e capirono che quella nube era corrosiva.
Il mostro spalancò la bocca e mentre si accingeva a lanciare contro il gruppo di maghi un attacco, si udì: «Elementum ignis: impetus!».
Una muraglia di fuoco si abbatté sull’animale; Fu Astral che provò a fermare l’ira di quella creatura.
Dian aiutò il compagno: «Elementum iunctus. Ignis,  terra: impetus!». Furono le parole che egli pronunziò.
Un getto di lava fluì dalle mani di Dian e centrò in pieno la bestia; ma non fu abbastanza: erano riusciti solo a ferirlo.
Dal corpo dell’essere si levò verso il cielo del fumo, dovuto alle scottature provocate dagli attacchi dei maghi; tuttavia, la creatura si preparò a lanciarsi nell’ennesimo attacco diretto verso gli intrusi.
I maghi si ritirarono all’interno dello stabile, dove sfruttarono la copertura che lo stesso gli offriva e da lì lanciarono i vari incantesimi verso quella creatura; ma i loro incanti su quel corpo sortivano il minimo effetto.
In quel momento un altro strano verso attirò l’attenzione dei maghi: accanto al possente essere intravidero una sagoma grande quanto un orso bruno.
I maghi bianchi la guardarono con attenzione e videro che un’entità terrificante era giunta in aiuto della chimera gigante.
Max, rifugiatosi anch’egli tra i ruderi, notò che la sagoma appena apparsa assomigliava a un grande cane abnorme: il suo pelo era lungo e di colore marrone, le sue zampe erano robuste e, come per tutti gli altri esseri, terminavano con degli enormi artigli affilati; quello che faceva più impressione fu la sua testa, che sembrava sdoppiarsi dal collo in poi.
Zanne affilate fuoriuscivano dalla sua bocca e da essa della bava bianca cadeva verso il basso.
Quell’essere d’un tratto accelerò il passo e si avvicinò a loro per attaccare; fu a quel punto che Astral e i maestri dell’Asilum pronunciarono una strana formula, preceduta da alcune considerazioni che lo stesso Astral gridò al gruppo: «NON È POSSIBILE EVITARE LO SCONTRO DIRETTO!». 
«Gladio!». Fu la parola che venne pronunciata da molti maghi.
Tutti i maestri dell’Asilum erano armati con una spada elementale.
Astral urlò a Maximilian con voce perentoria: «MAX; STAI VICINO A ME! SE TI SENTI IN PERICOLO SAI COME DIFENDERTI, AL RESTO PENSO IO».
L’enorme cane bicefalo si lanciò contro Wotan, alzandosi su due gambe per colpirlo con i suoi artigli, ma il maestro parò il colpo con la sua lama fatta d’aria che vorticosamente girava su se stessa formando la sagoma di una spada.
L’essere fu immediatamente scaraventato lontano da lui, come se una forte folata di vento lo avesse spinto lontano, e andò a sbattere contro una parete cadendo a terra.
Nel frattempo Chimera avanzò prepotentemente, abbattendo tutto quello che gli si parava davanti; i maghi, a loro volta, si difesero con gli incanti elementali riuscendo a tener testa alla grossa bestia.
Astral e Dian, che impugnavano rispettivamente una spada fatta di luce l’uno e una spada fatta d’acqua l’altro, si lanciarono contro Chimera.
Maximilian era vicino ad Asdar e vide che l’essere fu colpito sul muso da Astral.
Il colpo provocò una grossa ferita su quel muso …
Dian invece colpì con la sua spada la coda dell’animale che fu mozzata a metà.
La coda, nonostante fosse tagliata, continuò a muoversi e si diresse verso Maximilian e Asdar nell’intento di ucciderli.
Astral, accortosi del pericolo, urlò: «ATTENTI: ASDAR, MAX; ANDATE VIA DI LÀ!». 
Ma Asdar, armato anch’esso di spada, la sollevò verso il cielo e prima che la coda giungesse vicino a loro, esclamò: «Fulgur: da caelo tangior!». Abbassandola poi verso la serpe.
Un fulmine colpì la coda che s’incenerì all’istante.
Chimera, priva di coda e sanguinante in viso, accusò il colpo ed emise un ruggito intimidatorio; intanto Ortro, era questo il nome dell’enorme cane, si rialzò ed anch’esso emanò un verso di stizza.
Ortro vomitò un getto di fuoco il cui colore era rosso vivo.
Il getto investì in pieno i maghi, ma quando le fiamme si estinsero s’intravide una barriera fatta d’acqua che affiorava intatta dalle fiamme.
Dian l’aveva evocata appena in tempo.
Il grosso cane caricò verso i maghi; le sue zanne rilasciavano bava schiumosa e i suoi occhi erano pieni di sangue, la sua bocca era spalancata e bramava la carne dei suoi nemici.
Orto arrivò vicino alle sue prede e si sollevò su due zampe nel tentativo di colpirle, ma la sua corsa s’interruppe improvvisamente; dal suo busto spuntò la lama di una spada … Il vorticare veloce dell’aria che la componeva non lasciava dubbi: il suo possessore era Wotan.
Il mago aveva approfittato della distrazione della bestia e l’aveva colpita alle spalle.
Egli tirò fuori la sua spada dal corpo dell’essere e con un altro fendente decapitò Ortro eliminandolo definitivamente.
La carcassa di Ortro, dopo un attimo di stallo, cadde a terra provocando un gran tonfo, mentre la sua testa volò giù verso il passaggio dimensionale che girava vorticosamente.
Diversa era la situazione in cui si trovavano Astral e Dian: Chimera si palesò come un’entità di grande forza.
Chimera, nonostante le innumerevoli ferite, non intendeva mollare: attaccava in continuazione.
Il gruppo di maghi invece, attaccava con innumerevoli incanti i quali si abbattevano contro il corpo dell’animale dinnanzi a loro.

Nel frattempo, in un luogo lontano, in una selva sconosciuta:

Il gruppo di maghi precedentemente partito dall’Asilum, e diretto verso la zona opposta a quella in cui stavano combattendo Astral e compagni, si stava dirigendo ad alta velocità verso la meta assegnatagli.
Ad un tratto Loky e Drenk fermarono la loro marcia nascondendosi in mezzo al verde che li circondava; fecero la loro comparsa due occhi celati nell’oscurità …
I maghi bianchi si accordarono nel circondare quella presenza e lo fecero per mezzo di cenni.
Il gruppo circondò il malintenzionato e al segnale convenuto Loky si avvicinò nei pressi del suo nascondiglio brandendo una spada fatta interamente di pietra affilatissima.
Il mago arrivò di soppiatto alle spalle della presenza e fu in procinto di colpirla, ma si bloccò e, rimanendo a bocca aperta, esclamò: «E tu che ci fai qui!».
«Come ci sei arrivato?». Domandò in seguito il mago bianco.
Locky richiamò l’attenzione dei compagni e l’invitò ad avvicinarsi con discrezione.
Quando tutti furono arrivati di fronte a lui, sulle loro facce si notò un’espressione di stupore.
Drenk esclamò: «Chaman! Non è possibile: Come hai fatto ad arrivare fino a qui?».
Chaman rispose tutto intimorito: «Ho seguito Maximilian ed ero curioso di sapere che tipo d’allenamento stesse facendo; poi vi siete divisi in due gruppi e, non sapendo dove fosse Max, ne ho seguito uno a caso».
Loky proferì con tono minaccioso: «Giovanotto … Ti sei messo in un bel guaio. Credimi!».
E rivolgendosi agli altri maghi chiese: «E adesso come ci organizziamo? Non possiamo lasciarlo qui e non siamo in grado di portarlo con noi; ci sarebbe solo d’intralcio». Fece infine notare.
I maghi decisero di portarlo con loro, visto il poco tempo a disposizione.
Loky si raccomandò: «Questa è una gran brutta storia Chaman, non ti staccare da noi. Cercheremo di portarti indietro sano e salvo».
Chaman, non capendo a cosa si riferisse Loky, annuì e successivamente fu costretto a salire sulle spalle di Drenk; furono così in grado di rimettersi in cammino nuovamente …
Arrivarono in vista di Città del Messico e Chaman era stretto alle spalle del maestro che viaggiava veloce tra gli arbusti; uno strano rumore fece la sua comparsa: un fischio si sentì indistintamente e proveniva proprio dall’alto.
I maghi rivolsero lo sguardo verso il cielo e videro tante palle di fuoco che precipitavano verso di loro.
Evocarono tutti un incanto protettivo che gli salvò la vita, facendo sì che le sfere di fuoco si schiantassero contro quelle barriere.
«Dunque sono arrivati!». Esclamò uno dei maghi.
«STATE IN GUARDIA: CE NE SARANNO PARECCHI!». Gridò Loky verso il gruppo.
Tutti brandirono la propria spada elementale; Chaman, che era ancora sulle spalle del maestro, vide che Drenk impugnava una spada fatta di fuoco e da essa proveniva un calore strano, ma quello che lo stupiva fu il fatto che Drenk riuscisse a tenerla in mano senza scottarsi.
La sua attenzione fu attirata poi dai cespugli intorno a loro che si muovevano incessantemente; il bosco in quell’istante sembrava il posto meno sicuro sulla terra.
Saltarono fuori degli enormi esseri da quei cespugli: avevano l’altezza di circa due metri e assomigliavano a delle lucertole con code possenti.
«SONO GLI STESSI DELL’ALTRA VOLTA!». Esclamò Loky.
Chaman assistette impaurito alla scena e vide che i maghi sfidarono coraggiosamente quegli esseri; in alcuni casi, le grosse lucertole riuscirono a colpire i malcapitati i quali caddero esanimi a terra.
Drenk, che oltre a proteggere il piccolo doveva evitare gli attacchi di quelle creature, si trovò presto a fronteggiarne due nello stesso momento; con un fendente riuscì a colpirne uno il quale prese fuoco immediatamente.
L’atro si avventò con le sue fauci spalancante per provare ad azzannarlo, ma il maestro evocò uno dei suoi incanti: «Elementum ignis, tutela!». Si sentì echeggiare nel luogo.
Una semisfera infuocata avvolse lui e Chaman e l’essere, non potendosi frenare, ci andò a sbattere contro prendendo immediatamente fuoco.
Loky lo finì con un fendente ben assestato e la sagoma del mostro cadde a terra senza vita. Ma non era finita lì: gli esseri saltavano fuori dal bosco in continuazione.
Drenk e Loky si guardarono in faccia e, annuendo, pronunciarono insieme: «Elementum iunctus; ignis, terra: impetus!».
Un’enorme muraglia di lava si eresse davanti ai due e con inaudita potenza si fece largo tra quei lucertoloni, inghiottendo chiunque si parasse sul suo cammino e andando a ricoprire tutta la zona piena di boschivi intenti ad attaccare il gruppo di maghi.
I mostri furono tutti travolti da essa e le teste di lucertola, rivolte con il muso verso l’alto per sfuggire al magma incandescente, scomparvero ingoiati dalla stessa lava.
Nessun mago era rimasto coinvolto nella magia fatta dai due maestri e questo per loro fu un sollievo che durò pochi istanti; un tremendo ruggito echeggiò nell’aria e. purtroppo, non gli era del tutto estraneo: l’avevano già sentito.
Melkore, il drago con cui avevano avuto a che fare mesi prima e che era quasi riuscito ad annientarli, comparve d’improvviso.
Sul viso dei maghi traspariva il timore di quell’essere, ma nonostante questo provarono ad attaccarlo.
Drenk lanciò un incantesimo verso di lui esclamando: «Elementum iunctus; ventus, aqua: impetus!».
Un turbinio d’acqua e vento colpì il possente drago facendo piegare gli alberi che erano in quel posto, ma dopo che l’effetto della magia scomparve la figura dell’essere era ancora indenne.
Il drago fece un ghigno malefico, prima emise un ruggito per intimorire tutti i presenti, poi si rivolse verso Drenk e disse: «Consegnami quell’insignificante essere che porti sulla spalla». Credendo che fosse Maximilian.
La sua voce era possente e viscida allo stesso tempo.
Il maestro però, non essendo intenzionato a consegnare Chaman, contrattaccò immediatamente con un altro incanto: «Elementum ignis; impetus!».Esclamò.
Dalla spada in suo possesso scaturì un getto poderoso di fuoco che investì l’animale, ricoprendolo completamente.
Però da esso si udì una voce gelida affermare: «Scarafaggio! Che cosa credi di fare con questi giochetti; forse non ti è chiaro il divario che esiste tra un drago e un insignificante moscerino». La fine del suo discorso fu seguita da uno scoppio che echeggiò per tutto l’ambiente circostante.
Il getto di fuoco di Drenk non sortì alcun effetto e fu disperso da un incanto fatto dal drago stesso.
L’essere a quel punto si diresse verso i due facendo tremare tutto il terreno.
Loky cercò di interposi in mezzo a loro e con un incanto provò a fermare la corsa del grosso drago: «Elemtum iunctus; ignis, terra: impetus!». Esclamò il mago.
Sotto il possente corpo di Melkore comparve un grande lago di lava nel quale Melkore fu risucchiato.
I maghi ebbero un momento di sollievo, ma stavano per conoscere la sconcertante verità: dal magma che ancora ribolliva spuntò il testone di Melkore che assomigliava a quello di un serpente con tre corna sulla fronte; seguì il suo corpo, il quale non aveva riportato alcun danno.
Il drago abbassò la sua testa e spalancando le fauci sputò un’enorme quantità di fuoco verso i maghi presenti, investendone gran parte.
Alcuni di loro riuscirono a salvarsi mediante l’utilizzo di barriere, altri purtroppo non ce la fecero e vennero inceneriti.
Visto quello che stava accadendo, Loky gridò verso Drenk: «SCAPPA LONTANO CON IL PICCOLO. LO TRATTENGO IO».
Ma dal drago, che fulmineo si era portato di fronte allo stesso Drenk, si sentì: «Troppo tardi; tra poco gusterò carne umana come un tempo era mia abitudine». E spalancando le fauci si preparò per l’affondo che avrebbe stritolato i due malcapitati.
Chaman, vedendo quella sagoma dinnanzi a loro intenta ad attaccarli, esclamò: «AIUTO!».
Drenk ormai era alle strette, da quella distanza non poteva schivare le possenti mascelle del drago e pensò: “questa volta è la fine, da qui non posso fare niente”.
Il drago stava quasi per sferrare il suo attacco, ma all’improvviso fu sbalzato via; era stato colpito da qualcosa d’enorme.
Il suo corpo aprì nel bosco un passaggio poiché la sua possente mole sradicò gli alberi come se fossero fatti di carta pesta.
Una grande sagoma si interpose tra Melkore e Drenk; quell’essere appena apparso sembrava benevolo, in quanto, avendo attaccato l’aggressore aveva salvato la vita ai due malcapitati.
Delle lamine fatte d’acciaio ricoprivano tutta quella montagna che si muoveva davanti a loro.
«State bene voi la dietro?». Domandò quell’ammasso di ferraglia.
Drenk rispose: «Sì; solo grazie al suo intervento».
L’essere, rivolgendosi a tutti, disse: «Allontanatevi più che potete; adesso questo è affare mio. Con voi nei dintorni non potrei muovermi liberamente».
I maghi obbedirono e tentarono di allontanarsi, ma una grande cupola di fuoco fece la sua comparsa: essa impediva a chiunque di uscire dal perimetro nel quale era stata eretta; dunque furono bloccati e, non potendo fuggire lontano, i maghi si appostarono dietro la sagoma che li aveva precedentemente salvati.
Chaman intravedeva una coda enorme muoversi a mezz’aria, non riusciva a scorgere la sua faccia e tentava di immaginare le sembianze dell’essere che si era posto in loro difesa.
Il drago precedentemente scaraventato lontano si rialzò affermando: «Non mi scapperete di nuovo». E guardando la sagoma che l’aveva sbalzato lontano, aggiunse: «Brot … Da quanto tempo».
La figura che lui aveva chiamato Brot gli domandò:  «Melkore … Ti sei dunque schierato dalla parte dei maghi neri?».
Melkore, avvicinandosi minacciosamente a Brot, rispose: «No, ti sbagli. Quello che mi accingo a fare non include la sottomissione; e mai a un essere inferiore come un umano. Distruggerò quella razza infame; non sono degni del dono che gli è stato fatto!». 
Brot invece affermò: «La tua follia va oltre ogni immaginazione; non solo sei passato dalla parte dell’oscurità, ma ne sei diventato pregno». E guardandolo attentamente aggiunse: «Sei cambiato molto dall’ultima volta che ci siamo visti. Le tue ali sono sparite, segno che da celestiale sei diventato un reietto. La fiera razza dei draghi sottomessa a maghi oscuri … I nostri avi si rigireranno nelle loro tombe».
Dopo quelle parole Melkore si lanciò verso Brot il quale contrastò quella carica.
Furono faccia a faccia e con le loro zanne si addentarono entrambi il collo per poi mollare la presa e allontanarsi leggermente.
Melkore intimò a Brot: «Datemi il piccolo; Sono disposto a tutto per eliminarlo». 
Brot allora alzò la sua zampa e sbattendola prepotentemente sul suolo aprì una voragine che si allungò proprio sotto il corpo di Melkore, il quale precipitò verso il basso.
Brot si rivolse ai maghi: «Fate molta attenzione adesso, non è ancora finita».
La terra iniziò a tremare e nei pressi di Drenk, dal sottosuolo, venne fuori Melkore.
Il movimento del terreno fece cadere Chaman dalla schiena del maestro e il piccolo fu sbalzato proprio davanti al drago malvagio.
I suoi occhi s’intrecciarono con quelli di Melkore, che al quel punto ruggendo in segno di stizza esclamò: «Cosa sta succedendo! questo non è Bithor».
La sua espressione cambiò e con una zampata colpì Chaman schiacciandolo al suolo.
I detriti dovuti al colpo inflitto volarono dappertutto e il cratere causato dall’impatto di quel colpo fu molto profondo.
Drenk urlò: «NO!».
Tutti gli altri maghi lanciarono incanti per colpire il drago e corsero verso di esso brandendo le proprie spade.
Lo stesso fece Brot, il quale spalancò la sua bocca e lanciò contro Melkore un pulviscolo di pezzi d’acciaio proiettati ad alta velocità.
Melkore fu colpito in pieno e sbalzato lontano; i maghi si avvicinarono al profondo cratere e videro che non vi era alcun resto del piccolo Chaman.
Il drago nero rialzandosi disse: «Mi avete imbrogliato e attirato lontano dalla mia tana». Poi pensieroso esclamò: «Eh … Un diversivo! Non finisce qui … Brot verrò a cercarti presto».
Melkore svanì misteriosamente e la semisfera infuocata incominciò a restringersi proprio per annientare i suoi occupanti.
Brot spalancò la sua bocca nuovamente e la rivolse verso il cielo oscurato dalla magia di Melkore; un fascio di luce fu proiettato verso l’alto e una grande bolla d’energia fece la sua comparsa, partì dal suo corpo ed iniziò ad espandersi.
La bolla d’energia collise contro la cupola di fuoco che si stava restringendo e la fece svanire.
Tornata la calma Loky chiese a Brot: «Maestro; Melkore si è ritirato?».
La risposta fu inquietante: «Purtroppo no; si è accorto che è stato attirato in una trappola ed ha capito che lo abbiamo fatto per allontanarlo dal suo covo. Quindi ha dedotto che stiamo tentando di distruggerlo. Si sta appunto dirigendo verso l’anfiteatro».
Drenk esclamò: «Ma lì ci sono i nostri compagni! Sarà un massacro».
Brot li tranquillizzò dicendo: «Ho già provveduto ad avvisare Astral di quello che sta accadendo, ma se disgraziatamente Melkore arrivasse prima del messaggio dovranno cavarsela da soli. Io non possiedo la stessa velocità di Melkore; tuttavia, sarà saggio tentare di arrivare all’anfiteatro per dargli supporto in caso di necessità. Ho bisogno di alcuni volontari che vengano con me». Sottolineò infine l’essere.
Loky chiese di fare parte del gruppo e anche Drenk, ma Brot ribatté: «Ci andremo tutti all’infuori di Drenk». Poi rivolgendosi a lui aggiunse: «C’è bisogno che recuperi il corpo del piccolo e lo riporti all’Asilum; la famiglia vorrà sapere cosa gli è successo». Infine si rivolse agli altri maghi chiedendo di muoversi; le loro sagome sparirono nella boscaglia dopo poco.
Nel posto rimase solo Drenk, il quale si mise a frugare dappertutto per scovare il corpo di Chaman.

Nell’Anfiteatro:

Astral e i suoi stavano combattendo strenuamente contro Chimera, che nonostante le ferite era più agguerrita di prima.
L’animale caricò i maghi cercando di colpirne il più possibile, le sue fauci erano spalancate e si richiudevano sistematicamente nell’intento di addentarne quanto più poteva.
Si sentì Dian esclamare: «Elementum acua: impetus!».
Un muro d’acqua si abbatté sulla bestia, che fu travolta e portata via in direzione del passaggio.
L’acqua si dileguò e l’animale accucciato al suolo sembrava aver retto all’incanto.
Egli si alzò su due zampe ma ciondolò e nel ricascare provocò un leggero terremoto.
I maghi, sbilanciati dal tremore, caddero al suolo anch’essi.
La bestia si rialzò e continuò a caricare, ma questa volta dalla sua bocca fuoriuscì una nube che man mano riempì tutto l’anfiteatro; Max, vicino al maestro Wotan, non vide più niente come del resto tutto gruppo di maghi.
L’enorme essere era sparito nel nulla senza lasciare tracce e loro erano del tutto indifesi; non vedevano ad un palmo dal loro naso.
Delle urla di dolore cominciarono a udirsi, seguite dal rumore dei denti aguzzi che collidevano contro le ossa; erano i loro compagni che venivano colti di sorpresa dalla bestia e le urla non accennavano a smettere: Chimera stava decimando il gruppo di maghi.
Wotan disse: «Maximilian stammi vicino. Con questa nebbia non riesco a vedere nulla e se non ci sbrighiamo rischiamo di fallire la nostra missione».
Max allora gli rispose: «Maestro io continuo a vedere un enorme colorito rosso che si sposta velocemente».
Wotan capì che si trattava di Chimera e che solo Max era in grado di vederlo, in quanto Bithor gli trasferiva il potere di scorgere attraverso ogni cosa i propri nemici.
Il maestro si affrettò a dirgli: «Max quella che tu vedi è la bestia che ci sta decimando. Sali sulle mie spalle e per favore: indicami dove si trova. Se non lo fermiamo ci ucciderà tutti. Dov’è adesso?».
Max gli disse frettolosamente: «Si sta dirigendo proprio verso di noi ed è a pochi passi!».
Wotan, percepito il pericolo, esclamò: «Precor stilus tutela!».
Una barriera d’aria avvolse i due appena in tempo: il grosso faccione del leone spuntò dalla nebbia e l’animale venne sospinto via dall’incanto d’aria.
Max riferì nuovamente la posizione della bestia al suo maestro: «È sul nostro lato sinistro riverso per terra».
Wotan capì che era il momento di sferrare il colpo di grazia e pronunciò: «Elementum ventus: impetus!». E diresse la punta della spada nella direzione indicata da Max.
Un poderoso turbine si levò da quella spada e colpì l’animale, allo stesso tempo dissipò la nebbia da lui creata e lo sbalzò per aria tenendolo sospeso.
Wotan gridò ai suoi colleghi: «PRESTO! ASDAR, ASTRAL, DIAN; NON POSSO TENERLO PER SEMPRE SOSPESO».
I quattro capirono quello che dovevano fare; Asdar lo colpì esclamando: «Fulgur: impetus!».
Dalla sua spada elementale partì un fulmine che colpendo la bestia immobilizzata provocò un rumore assordante.
Wotan non riuscì a mantenerlo ancora sospeso e l’animale cadde privo di sensi dopo aver prodotto un ruggito agghiacciante: era il momento di colpire la bestia per finirla e i quattro maestri balzarono sull’enorme mostro all’altezza della testa, conficcando le loro spade nel suo collo.
Chimera cercò di reagire e tentò di alzarsi in piedi, ma emise l’ultimo respiro e cadde privo di vita al suolo.
Le spade avevano aperto una grande ferita sul collo che rendeva impossibile il respiro alla bestia.
I maghi, sfiniti dal protrarsi del combattimento, si guardarono tra loro e annuendo fecero capire a Max di produrre l’incanto che Bithor gli aveva insegnato.
Fu Astral che gli disse: «Maximilian. È arrivato il momento di fare quello per cui ti sei aggregato alla nostra spedizione». E porgendogli la mano lo invitò a seguirlo.
I due si ritrovarono al cospetto di quello che pareva un enorme buco nero il quale roteava vorticosamente su se stesso; nessuno si era spinto così in là, quello che avevano fatto sarebbe stato ricordato a lungo nell’Asilum.
Si guardarono intorno e, vedendo tutti i maghi caduti, pensarono: “facciamo in modo che il loro sacrificio non sia stato vano”.
Astral si rivolse nuovamente a Maximilian annuendo e facendogli intuire che quello era il momento di usare l’incanto da lui appreso.
Fissando quell’enorme punto nero roteante, Max pronunciò: «Solvo caelestis!».
La terra incominciò a tremare e Max dopo pochi secondi cadde al suolo.

Nei sobborghi di una città:

Melkore viaggiava velocemente ed era quasi giunto all’anfiteatro, quando un grosso boato, seguito da una luce celeste accecante, attirò la sua attenzione; avendo capito cosa stava succedendo si precipitò all’interno dello stabile ma si trovò davanti una visione che non si sarebbe mai aspettato: Ortro era riverso al suolo decapitato; Chimera giaceva senza vita vicino al passaggio; e quando si avvicinò vide che quel buco nero, unico collegamento con l’altro universo, era svanito.
Non c’era nessun corpo umano nell’anfiteatro; a quel punto il drago ruggì tutto stizzito.
Quello che si chiese fu: quale incanto è riuscito a distruggere il passaggio?

Non lontano dall’anfiteatro:

Brot e i maghi bianchi accorsi per aiutare i loro compagni si dirigevano a gran velocità verso lo stesso posto in cui era diretto Melkore; arrivati nei pressi dell’anfiteatro entrarono e anche loro videro lo stesso spettacolo che precedentemente aveva scorto il drago nero, il quale era sparito senza lasciar traccia.
Dopo un’accurata ispezione del posto, appurato che non vi era vita all’interno di quello stabile e ripulendolo per mezzo d’incanti dalle carcasse degli esseri ostili, i maghi bianchi fecero ritorno all’Asilum dove già sapevano che avrebbero rivisto i loro compagni.

Dall’altro capo del globo:

Drenk aveva esaminato attentamente il cratere provocato da Melkore, ma non era riuscito a trovare nessun resto del povero Chaman e fu quasi sul punto di ritornare anch’esso all’Asilum quando sentì una voce flebile che proveniva da un cespuglio lì vicino.
Essa chiedeva: «Sono andati via maestro?».
Stupito da quella richiesta domandò: «Chi sei?».
Dal cespuglio venne fuori tutto tremolante Chaman, senza nemmeno un graffio.
Il ragazzo disse: «Affermare che me la sono fatta addosso è poco; non farò cose del genere mai più! D’ora in poi rimarrò rinchiuso nell’Asilum, lo giuro».
Il maestro fu meravigliato di quell’apparizione, non si spiegava come avesse potuto evitare l’attacco del drago senza farsi nemmeno un graffio, ma fu allo steso tempo felice di non aver perso un così giovane allievo.
Drenk gli disse: «Piccolo e sconsiderato ragazzo, vieni qua! È ora di ritornare a casa, ma spero vivamente che la lezione ti sia servita».
Il maestro prese Chaman sulle spalle e con un incanto si dileguarono ammantati da una immensa luce che poi salì al cielo, scomparendo nella volta celeste.

Nell’Asilum:

Un nutrito numero di maghi imbrattati e feriti si era radunato presso i sotterranei da dove erano precedentemente partiti la sera prima; era l’alba e tutti furono coscienti che quel giorno, anche grazie a un ragazzino di soli dieci anni, avevano assestato un colpo pesante ai maghi neri: tagliare il collegamento con il proprio mondo significava avere più tempo per organizzarsi e dunque poterli contrastare in maniera efficace.
Astral, anch’egli ferito lievemente e con il viso sporco di terra mista a sangue, prese la parola: «Signori … Questa mattina siamo testimoni di un evento che a lungo verrà ricordato: un piccolo di soli dieci anni ha distrutto in un solo colpo un incanto ritenuto tra i più malvagi e potenti dai maghi neri. Senza il suo aiuto non ci saremo riusciti, dunque onore al piccolo e a tutti voi che vi siete battuti valorosamente. Da oggi i vostri cari saranno certi che nessun essere attraversi; ciononostante, sappiamo che il pericolo è ben lungi dall’essere scongiurato: altre entità, molto potenti, avevano già attraversato prima che il passaggio fosse distrutto. Dunque non abbassate la guardia è siate sempre vigili. Un pensiero va agli amici che non sono più con noi e alle loro famiglie; il loro contributo sarà ricordato per l’eternità». E alzando la sua spada di luce aggiunse: «Onore a loro, che hanno sacrificato se stessi per difendere il nostro mondo … E che il loro sacrificio sia ricordato e onorato da tutti».
I maghi bianchi presenti decisero di riunirsi il giorno seguente, poi lasciarono la sala; solo i maestri rimasero e intrattennero una piccola conversazione.
Dian fu il primo a parlare: «Colleghi … Per prima cosa dovremo portare Max in infermeria. Di questo ci occupiamo io e Wotan, se voi permettete. Dopo averlo accompagnato andremo direttamente nelle nostre rispettive classi a fare lezione; ovviamente oggi pomeriggio dovremo riposarci, non penso che saremo in grado di resistere tutto il giorno senza aver dormito per una nottata».
Furono d’accordo tutti con quello che Dian aveva appena detto e Asdar propose: «Ci penserò io a dare l’annuncio agli allievi; ne approfitto per darmi una rinfrescata e corro in sala magna subito». E uscì dalla stanza.
Lo stesso fecero Dian e Wotan che portarono Max in infermeria.
Astral si stava dirigendo verso la sua stanza ed ebbe una gradita sorpresa: intravide Drenk tutto sporco di terra e con il viso macchiato di sangue che teneva in braccio Chaman addormentatosi per la stanchezza.
I due si salutarono e scambiarono qualche parola.
Astral, dopo essersi assicurato che i due stessero bene, chiese: «Il piccolo cosa ci fa tra tue braccia?».
Drenk rispose: «È una lunga storia, te la racconterò alla riunione prevista per domani sera. Siamo riusciti ad occludere il loro passaggio, non ci posso credere!». Esclamò poi stupito.
Astral confermò: «Devi proprio crederci amico mio; abbiamo ottenuto un risultato che non immaginavamo nemmeno lontanamente. Ma dimmi: com’è andata da voi?».
Drenk replicò: «Abbiamo avuto molte perdite; alla fine è giunto anche il drago nero e se non fosse stato per l’intervento di Brot, saremo tutti morti; tutti tranne questa peste. Sai, è riuscito a fregare anche un drago».
Astral fece fatica a comprendere quanto il suo collega aveva appena detto, ma felice di quello che aveva sentito aggiunse: «Anche noi abbiamo avuto difficoltà, ma adesso faremo meglio ad andare. Tra poco inizieranno le lezioni e dopo una nottata del genere sarà dura dispensare nozioni ai nostri studenti … Sarà meglio che accompagni quel giovanotto in infermeria per controllare che non abbia riportato ferite. Ci vediamo più tardi».
I due, infine, si allontanarono; l’uno diretto verso l’infermeria e l’altro verso la propria stanza.


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