Ho
cercato di mantenere la parola: lavorare velocemente sui capitoli.
Voi
dite che io ci stia riuscendo?
Io
non mi esprimo su questo, posso solo dire che il peso degli anni incomincia a
farsi sentire.
Pensate:
già sono passati undici anni da quando ho iniziato a scrivere e quanto lavoro che
ho fatto …
Non
temete, oggi scriverò poco; mi alterno: un post scrivo tanto, il successivo
scrivo pochissimo.
Volevo
però dare una comunicazione prima di farvi leggere il capitolo.
Ricordate
sei mesi fa, precisamente il quindici di Gennaio 2014, quando scrissi di alcuni
miei lavori inviati a tre case editrici?
Ebbene
… Quindici Gennaio – quindici Luglio (esattamente sei mesi).
No,
non sto per comunicarvi che una casa editrice ha deciso di stampare uno dei
miei libri; tutt'altro … Devo aggiungere alla già mastodontica collezione di
rifiuti editoriali italiani altri tre rifiuti a quanto pare.
Eh
sì; prendo atto che, visto ciò che è dichiarato sui loro siti (se entro sei
mesi dalla data d’invio del manoscritto non avrete ricevuto una nostra
comunicazione, potrete ritenere il vostro lavoro non conforme alla nostra linea
editoriale), fino a questo momento nessuna casa editrice abbia voluto credere
in quello che ho scritto.
Poco
male … Passata la fase di sconforto (che in genere dura un paio d’ore dalla
presa di coscienza dei rifiuti editoriali), mi rimetterò a lavorare con ancor
più impegno.
Oramai
sono diventato un vero e proprio asso nel fronteggiare i contraccolpi
psicologici dovuti ai rifiuti editoriali (dopo undici anni d’esperienza potrei
farci una lezione universitaria sull'argomento).
…
Inizierei
con queste parole: « Se voi spediste un vostro manoscritto non preoccupatevi, e
soprattutto non vi arrabbiate, nel caso vi rifiutassero il testo poiché è la
normalità. Piuttosto arrabbiatevi se il vostro lavoro venisse accettato, perché
vorrebbe dire che il vostro angelo custode ha smesso di fare lo scansafatiche e
vi toccherebbe pregare che egli si rimettesse a fare il fannullone. »
Ok
…
Basta
scherzare, facciamo i seri …
No;
la cosa su cui rifletto da sempre è che non si può ignorare un così grande
lasso di tempo (undici anni).
Eh
(in questo momento sto sospirando) … Dovrei trarre dunque delle conclusioni da
questo perenne silenzio? (che in teoria mi dovrebbe far comprendere come stanno
le cose).
Oppure
devo continuare a coltivare la mia passione?
Mah,
(sto sospirando nuovamente) ho sempre fatto ciò che desideravo e dunque
continuerò a farlo (scriverò fino al momento in cui terminerò i miei libri).
Tuttavia
… Dovrò riflettere attentamente sul continuare a proporre i miei lavori; fino a
questo momento è stato solo tempo perso, nient’altro, e temo che continuare a
inviarli sia fonte di fastidio anche per altri purtroppo.
Detto
ciò, buona lettura dell’undicesimo capitolo di Maximilian Arlstain – i due
mondi –:
CAPITOLO
11
VISITE INDESIDERATE
Gli alunni si stavano dirigendo verso le
classi dove si sarebbero svolte le lezioni, ma quel giorno furono bloccati
dagli inservienti che li smistarono verso una zona nella quale era visibile il
maestro Asdar.
«Ragazzi; prima di andare in classe c’è
bisogno che ascoltiate il maestro Asdar. Siete pregati di dirigervi verso il
palchetto alla vostra destra». Disse un bidello.
Quando il salone fu pieno il maestro iniziò
il suo discorso: «Cari studenti, vi starete chiedendo cosa ci faccia io in
questo posto quando dovrei trovarmi in classe ad aspettarvi. Ebbene: devo
comunicarvi un’importante informazione; ma non temete, niente di allarmante».
Poi accennò un sorriso e continuò: «Oggi le lezioni si terranno solo durante la
mattina, poiché cause particolari ne rendono impossibile lo svolgimento
pomeridiano. Chi vuole approfondire le nozioni che saranno impartite nella
mattinata può usare la biblioteca, che oggi, in via straordinaria, farà orario
continuato; lì ci saranno i censori cui potete fare riferimento. Detto questo,
vi auguro una buona giornata e vi prego di dare la massima diffusione alla
notizia. Andate pure». Affermò infine il maestro.
Gli studenti, sentito quello che il maestro
gli aveva detto, si avviarono verso le loro destinazioni; ma voci provenienti
dalla massa asserivano: «Cosa sarà successo? E avete visto le ferite che il
maestro aveva in viso?».
Tutti si resero conto che era successo
qualcosa di strano, ma non fecero nessuna domanda a riguardo.
Nell’infermeria:
Wotan e Dian, i due maestri che avevano
accompagnato Max, si consultarono con il medico di turno.
Wotan gli chiese: «Dottore. Pensa che sia
grave?».
Il dottore che stava visitando Maximilian,
assumendo un’espressione rilassata, rispose: «Non c’è da preoccuparsi, il
bambino non ha traumi rilevanti. È privo di coscienza, ma affermerei che non è
in pericolo di vita; le sue funzioni vitali sono a prima vista tutte nella
norma. Credo che abbia bisogno solo di riposo; quello che resta da capire è
quale sforzo sia stata la causa di una reazione simile».
Il dottore subito dopo assunse un’aria
pensierosa e, nel tentativo di capire quale potesse essere la causa, continuò
la sua visita.
Wotan e Dian non potevano esplicare quello
che Max aveva fatto la sera precedente, ma sollevati dalle parole del medico
chiesero: «In quanto tempo pensa che possa rimettersi?».
Il dottore rispose dubbioso: «Mah! Penso ci
vogliano due o tre giorni; a ogni modo potrò dirvi qualcosa di sicuro dopo aver
fatto le analisi necessarie».
Egli chiamò l’infermiera e si raccomandò di
fare gli opportuni esami.
L’infermiera, vestita con una divisa color
bianco che aveva una croce rossa sul petto, preso atto di quello che gli era
stato chiesto, si diede subito da fare per assolvere ai propri compiti.
Ad un tratto la porta si aprì e apparve
Drenk; egli portava in braccio Chaman.
I due maestri presenti in infermeria rimasero
sorpresi di quell’apparizione e chiesero a Drenk delle spiegazioni.
«Drenk. Siamo sorpresi di vederti». Affermò
Dian.
Wotan gli chiese: «Cos’è successo al
ragazzo?».
Drenk rispose: «Il giovanotto ci ha seguiti
fino alla destinazione prefissata. Quando lo abbiamo scoperto nascosto in un
cespuglio che ci spiava, siamo stati costretti a portarlo con noi per causa di
forza maggiore: non potevamo riaccompagnarlo indietro e ci servivano tutti gli
uomini per affrontare il nemico. Ad ogni modo: non abbiamo fatto in tempo a
pensarci su poiché siamo stati attaccati e ho dovuto proteggerlo, in quanto da
solo sarebbe morto. Tuttavia, il potenziale del nemico è andato oltre la nostra
immaginazione; assieme ai boschivi, che di per sé non sono un grosso problema,
è arrivato anche Melkore. Il drago ci ha attaccati senza tregua e se non fosse
intervenuto il maestro Brot a quest’ora non sarei qui a parlare con voi.
Ciononostante c’è stato un duro scontro e quando il drago si è accorto
dell’inganno, ha letteralmente spiaccicato il piccolo con una possente zampata;
lo abbiamo visto tutti: non c’era modo di sfuggire a quell’attacco, persino io sarei
morto. Invece lui è riuscito a sottrarsi a quel colpo: da non credere!».
I maghi si guardarono tutti e tre
meravigliati.
Wotan affermò: «Ci sono parecchie ombre in
questa faccenda. Dovremo chiedere delle spiegazioni all’alunno quando si sarà
ristabilito. Tuttavia, la cosa importante è che non si sia fatto del male».
Tutti furono d’accordo con
quell’affermazione.
Dian si rivolse al dottore e gli disse:
«Dottore, noi dobbiamo occuparci degli alunni. La prego: si prenda cura dei
ragazzi e per qualsiasi comunicazione non esiti a contattarci».
Il dottore prese atto della richiesta, li
tranquillizzò e confermò che li avrebbe disturbati per qualsiasi novità
riscontrata.
Sentito il suo parere, dopo aver sistemato
Chaman nel lettino accanto a quello dove dormiva Maximilian, i professori si
diressero nelle rispettive classi, svanendo dietro la porta che delimitava
l’accesso all’infermeria.
Intanto,
nel subconscio di Maximilian:
Maximilian
venne di nuovo catapultato nel suo amato paese; questa volta era in un appezzamento
di terra, lontano dal caseggiato che riconobbe come quello usato dai suoi
genitori quando erano ancora in vita.
La
brezza primaverile gli solcava il viso.
I campi
erano seminati con grano le cui giovani piante spuntavano dal terreno.
In quel
luogo c’era un casolare di campagna fatto in pietra e tufi logorato dal tempo,
all’ombra di un enorme albero di mele.
Il
caseggiato era costruito su una collinetta, in modo da sovrastare tutto il
terreno seminato.
Maximilian
godeva di una vista che come al solito mostrava in tutto il suo splendore quel
panorama.
Il
bambino si avvicinò al tronco di quell’albero e si rammentò della sua infanzia:
una figura robusta comparve davanti a lui e gli sorrise.
Entrambi
si poggiarono all’albero e giocarono protetti dalla sua ombra; un’altra voce li
chiamò: era una voce armoniosa e femminile.
Maximilian
vide una bella figura esile con lunghi capelli neri.
La
donna, riferendosi a loro due, disse: «Ragazzi. È ora di pranzo! Basta giocare
e venite subito a tavola».
Il robusto
uomo che lo teneva in braccio sostenne: «Andiamo, altrimenti la mamma ci
sgrida».
Max
capì che si trattava dei suoi genitori dei quali non aveva ricordi, ma non fece
in tempo ad osservarli bene che d’improvviso l’oscurità calò sul paesaggio; in
quel momento comprese che stava per incontrare di nuovo Bithor.
Una
sagoma comparve dinnanzi a lui e come al solito si stava nascondendo
nell’ombra.
Essa
iniziò a parlargli: «Sei incolume a quanto pare, ne sono felice. Dunque ci
siete riusciti … È stato chiuso il varco che permetteva il loro ingresso: avete
fatto un ottimo lavoro. Tuttavia, non pensare che sia finita; nel nostro mondo
sono arrivati molti nemici prima che tu chiudessi il passaggio e sono tutti
intenzionati a scovarti».
Maximilian
gli rispose: «Sono consapevole di come siano determinati e penso di aver visto
quanto possano essere pericolosi …».
La
sagoma lo interruppe insinuando: «Non hai visto niente. Hai combattuto contro
nemici con poca forza; ho sentito chiaramente la loro presenza. Chimera è un
essere che è utilizzato come guardia per luoghi importanti e non dispone di
grandi risorse, ma ha una funzione di tracciamento dei possibili nemici. Ortro,
essere che avete sconfitto, ha solo una piccola parte di potere offensivo. Hai
bisogno di affinare la tua magia; posso renderti cosciente di quello che sei in
grado di fare, ma fisicamente avrai bisogno di una mano».
L’essere
si fermò un attimo e in seguito aggiunse:«Devi sapere che noi possediamo una
vista molto acuta; ne deriva che, finché sarò con te, tu disporrai delle stesse
mie capacità. Avrai notato che visualizzi un colore rosso intenso anche se hai
degli ostacoli davanti; ebbene: quel colore che di solito è proporzionale alla
sagoma di chi ti si presenta davanti, altri non è che la forma del tuo nemico.
Tu sarai in grado di localizzare le creature magiche sotto qualsiasi forma e
attraverso qualsiasi ostacolo. Sfrutta questa tua possibilità per
avvantaggiarti sia nell’attacco, sia nella difesa».
Maximilian
ascoltò con molta attenzione e gli venne spontaneo porre un quesito: «Perché
sta succedendo tutto questo? Io sono solo un bambino; proprio non riesco a
capire. Tu che sai; dimmi: c’è una ragione in particolare?».
Bithor
non disse niente per qualche secondo, poi rispose: «Maximilian; io non posso
risponderti con precisione, ma con la mia esperienza posso tranquillamente
affermare che alcune volte si è di fronte a delle scelte che la vita ci porta a
fare. Ora, non posso obbligarti a prendere la mia stessa decisione, ma di
sicuro ti posso confermare che tutto alla fine sarà rivelato. Dalla tua scelta
dipendono parecchi esseri viventi e tra questi vi sono bambini della stessa tua
età e anche più piccoli. Ci sono forme di vita che hanno la pretesa arrogante
di voler decidere dell’esistenza di quelle che chiamano razze inferiori e con
questo pretesto annientano ogni ostacolo che gli si para davanti. Vuoi sapere
che fine faranno tutti gli esseri viventi di questo universo se i maghi neri
riusciranno ad attraversare? Sarò molto esplicito: saranno trucidati tutti
coloro che non s’inchineranno a loro; donne, bambini, saranno sottomessi per
essere le loro cavie».
Nell’espressione
di Max si notava stupore per le parole appena sentite e Bithor si accorse del
suo stato d’animo.
Per
questo volle aggiungere: «Non fare quella faccia; gli esseri contro i quali tu
hai combattuto ti dovrebbero aver fatto capire con chi hai a che fare».
Una
voce appena percepibile e offuscata dai singhiozzi arrivò all’orecchio di
Bithor: «Ho perso le persone a cui tenevo di più, mi è rimasto solo mio
fratello e se perdessi anche lui resterei solo. Non posso farcela; quelle cose
contro cui combattiamo sono esageratamente cattive».
La voce
poderosa di Bithor ribatté: «Stai mentendo a te stesso; pensaci! Se i maestri
dell’Asilum non ti avessero portato in salvo a quest’ora non saresti in vita.
Tu dici d’essere solo, chi ti ha protetto a costo della sua vita? Chi si è
posto tra te e le bestie che cercavano di ammazzarti? Chi ti ha ospitato fino
ad ora? Max … Fino a quando esisteranno i maghi bianchi non sarai mai solo;
loro vegliano sul mondo da molto prima che tu nascessi proprio per evitare che
forze avverse ed oscure trapassino quel limite che nell’antichità fu posto.
Astral e tutti i maestri si sono battuti valorosamente per proteggerti, come ha
fatto il rimanente gruppo di maghi. Se pensi d’essere solo ti sbagli, perché
siamo tutti al tuo fianco pronti per darti manforte. E tutto questo non è di
per sé una motivazione per spingerti a fare del tuo meglio? Quello che tu hai
fatto questa notte non lo aveva fatto mai nessuno e soprattutto un bambino di
dieci anni. I maghi ne sono consapevoli e da tempo immemore aspettano un
condottiero. Chiudi i conti con la malvagità, spazzala via dalla faccia della
terra. Io, Bithor, ti prometto che non verrai lasciato solo nemmeno per un
istante; segui i miei insegnamenti e presto diventerai la spina nel fianco dei
maghi neri e, se imparerai, potremo andare nell’altro universo dove ci
ricongiungeremo alla resistenza».
Max
smise di singhiozzare e guardando Bithor disse: «Quello che non riesco a
comprendere è: come può un bambino di dieci anni sconfiggere un’armata che ha
arruolato delle creature simili».
La
risposta non si fece attendere: «Tu non sai come loro ti temano, più di quanto
temano me; credimi ... Quello che li spaventa è la nostra unione; io e te
assieme possiamo varcare il confine senza riportare danni, cosa che da soli non
riusciremmo a fare. Se ti attaccano in questo universo è perché sanno che non
posso intervenire direttamente, quindi sono un facile bersaglio. Se uccidono
te, tolgono di mezzo anche me; ecco perché mi hanno spedito in questo mondo:
nell’altro universo non potevano uccidermi. Ora capisci perché è tuo dovere
diventare più forte?».
Il
piccolo annuì in segno d’accordo e allora Bithor gli fece presente: «Hai ancora
molto da imparare. Mettiti comodo, ti spiegherò alcune cosine che ti torneranno
utili nel momento del bisogno».
Allo stesso tempo,
nell’Asilum:
Le lezioni erano terminate; i maestri si
diressero verso l’infermeria dove i due loro alunni erano ricoverati.
Maximilian era incosciente, mentre Chaman
aveva ripreso conoscenza.
Quello era il momento di rivolgergli qualche
domanda …
Drenk gli chiese: «Vedo che ti sei
risvegliato; dormito bene dopo la gita della scorsa notte?».
Chaman rispose: «Ah, mi creda … Quella della
scorsa notte è stata tutto, fuorché una bella gita e può star sicuro che non la
ripeterò mai più. Ma volevo appunto chiedere: di cosa si trattava?».
Dian si affrettò a dire: «Quello che hai
visto ieri notte rimane un segreto che nessuno deve venire a sapere; pena
l’espulsione dalla scuola. Su questo non possiamo transigere; e per nessuno,
intendo nemmeno i propri genitori o i compagni di stanza». Poi fece presente:
«Anche Maximilian è stato coinvolto, solo che lui non è stato fortunato come lo
sei stato tu».
Chaman si girò e domandò ai maestri: «Come
sta?».
Wotan gli rispose: «Non ti preoccupare per
lui, le sue condizioni sono buone». Poi aggiunse: «A quest’ora Astral dovrebbe
aver comunicato a Gerard quanto è accaduto, quindi presto vedrai arrivare i
tuoi amici. Ma noi volevamo porti alcune questioni: perché tu ci hai seguito
ieri sera? E come sei riuscito a tenere il nostro passo?».
Chaman balbettando rispose: «È stata pura
fortuna. Mi ero perso e poi ho visto il vostro gruppo …».
Ma venne interrotto da Asdar che arrabbiato
gli disse: «Giovanotto! Non pensare di prenderci in giro. Noi abbiamo usato un
particolare incanto per spostarci e nessuno, normalmente, ci poteva
raggiungere; a meno che non usasse la magia. Ora: dove hai imparato la magia
con la quale ci hai seguito?».
Chaman tentò di sviare il discorso ma fu
tutto inutile, i professori non accennavano a mollare la presa su di lui … Fu
costretto a parlare: «Va bene, visto gli sviluppi non posso continuare a
mentire. Tanto non mi credereste in ogni caso … Dunque, da dove posso
cominciare: ah sì … Quando ero bimbo, all’incirca all’età di otto anni, ero
molto agitato, al punto da combinare ogni sorta di pasticcio. Puntualmente la
mia mamma mi metteva in punizione e non vi accenno a che tipo di castigo mi
sottoponeva, roba da far rabbrividire; dopo tante marachelle e tante punizioni,
cominciai a pensare sempre più spesso a fuggire via dal posto in cui io
combinavo le mie malefatte. I primi tempi non accadeva niente e come al solito
venivo pizzicato, ma passato un mesetto circa mi resi conto che dopo aver
combinato la mia bravata mi bastava visualizzare un posto e io mi ci
materializzavo come per incanto. Successivamente questa mia particolarità mutò in
meglio, se così possiamo dire: non solo mi potevo trasferire istantaneamente in
un posto di mia conoscenza, ma anche nel luogo dove si trovava un mio
conoscente; era come se tra me è lui ci fosse un tracciante attraverso il quale
io potevo reperirlo in qualsiasi posto si trovasse. Per potervi seguire non ho
fatto altro che tracciare Max e successivamente il maestro Drenk, questo è
bastato per materializzarmi dove voi vi trovavate».
Tutti i presenti non diedero ascolto alle sue
parole, non gli credevano, ma fu allora che Chaman disse: «E va bene … Visto
che nessuno di voi mi crede, vi darò una dimostrazione». Finito di dire quelle
parole sparì dal suo letto suscitando l’enorme perplessità degli adulti
presenti in sala.
«Dov’è andato?». Chiese Dian.
Una voce attirò la loro attenzione: «Maestri.
Dove guardate? Sono alle vostre spalle, sul letto dietro di voi».
Quando si girarono videro Chaman disteso
sopra il letto che precedentemente non era occupato da nessuno.
I maestri erano sbigottiti, tutti rimasero a
bocca aperta …
Il bambino aggiunse: «Non vi ho detto bugie.
È un dono che posseggo dall’età di otto anni e mi permette di rintracciare
qualunque persona io conosca».
Wotan, preso atto delle capacità del loro
alunno, gli rivolse una raccomandazione: «D’accordo Chaman, ci hai convinti. Ma
questo tuo dono non deve essere usato a sproposito. L’altra sera potevi
rimetterci la vita e la prossima volta che accadrà saremo costretti a prendere
dei seri provvedimenti, tra i quali quello d’avvisare la tua famiglia».
Il piccolo annuì e i maestri si diressero
verso il dottore per avere notizie sullo stato di salute di entrambi i ragazzi
ricoverati in infermeria.
Nei
corridoi dell’accademia:
Astral andò a parlare con Gerard per metterlo
al corrente dello stato di salute di Maximilian e gli chiese di seguirlo nella
sala professori.
Una volta arrivati a destinazione affermò:
«Gerard, ho bisogno che tu mi ascolti». Il mago disse quelle parole assumendo
un’espressione seria.
Gerard chiese tutto preoccupato: «Si tratta di
Max? Ditemi che sta bene!».
Astral lo interruppe per aggiungere: «Non
temere … Maximilian è in buone condizioni, ma attualmente si trova in
infermeria».
Udite quelle parole, Gerard chiese
nuovamente: «Cosa gli è successo?».
Il maestro incominciò a spiegargli come si
erano svolti i fatti la sera precedente: «A te non posso dire frottole in
quanto tu hai visto gli esseri che ci hanno attaccato quando vi abbiamo portato
all’Asilum. Questa volta siamo stati noi ad attaccarli, si è reso necessario
poiché il collegamento con l’altro mondo andava chiuso. Maximilian ci ha
aiutato, e direi che ha svolto una parte fondamentale del lavoro; senza di lui,
noi non avremmo avuto alcuna speranza. Il fatto è che lui ha usato un
potentissimo incanto e ha perso conoscenza. Ecco perché si trova in
infermeria».
«Confido in te affinché quello che noi ci
stiamo dicendo rimanga un segreto». Sottolineò poi il maestro.
Gerard capì la situazione, ma volle andare a
trovare suo fratello nell’infermeria e si avviò per i corridoi dell’accademia
al fine di raggiungerla.
Durante il tragitto trovarono anche Hamza e
Isak; erano di ritorno dalla biblioteca.
I due gli chiesero dove stessero andando; non
potendo negare l’evidenza Gerard disse loro di Max, ovviamente tralasciando il
motivo per il quale si trovasse in infermeria, e tutti si diressero verso di
essa per sincerarsi delle sue condizioni.
Quando arrivarono videro anche Chaman; egli
era steso sul letto accanto a quello di Maximilian e russava come un ghiro.
Hamza chiese: «Cosa ci fa qui lui?
Francamente pensavo che si stesse nascondendo dal fratello di Margharet, ma
pare che questa volta quell’energumeno lo abbia preso e conciato per le feste».
In seguito i nuovi arrivati si avvicinarono ai letti dei due bambini.
Nel
subconscio di Maximilian:
Max era
ancora a colloquio con Bithor che gli stava spiegando come formulare alcuni
tipi d’incanti.
«Max,
tu sei già in grado di manipolare tutti gli elementi; il maestro ha fatto un
buon lavoro. Ti insegnerò un nuovo tipo di magia e come dosare la tua potenza,
in modo da non sottoporre il tuo fisico a stress eccessivo. Dunque: questa
notte, quando hai riprodotto il solvo caelestis, ti sei concentrato
sull’obiettivo e hai sprigionato tutto il tuo potenziale. Si è reso necessario,
altrimenti non avresti distrutto il buco dimensionale ed ecco spiegato perché
non ti ho parlato del contenimento in precedenza. Contenere un incanto non è
semplice e nemmeno necessario, ma nel tuo caso è obbligatorio; la mia potenza
ancora non è sopportata dal tuo corpo. La formula è la seguente: “supprĭmo
impetus”. Questa parola non devi pronunciarla, ma dovrai pensarla prima di
effettuare un incanto potente come il solvo caelestis. Essa non solo ti
permetterà di contenere la potenza dell’incanto, ma anche di preservare il tuo
stato di salute. Lo dovrai fare fin quando il tuo fisico non sarà in grado di
sopportare il peso degli incanti superiori».
«Hai memorizzato la formula?». Chiese Bithor.
Maximilian gli rispose con un sì deciso; sentito quello,
l’essere celato nell’ombra continuò il suo discorso: «Va bene. Sto per
insegnarti una nuova magia che ti tornerà molto utile nel momento del bisogno.
Noi la usiamo per proteggerci durante le ore in cui non siamo vigili, cioè
quando dormiamo. L’incanto materializza quattro figure, ognuna fatta di un
elemento diverso: acqua, vento, fuoco e terra; le figure evocate, a seconda
degli ordini impartiti in lingua antica, ti proteggeranno o attaccheranno i
tuoi nemici. Gli ordini che gli darai saranno eseguiti da tutti e quattro. Stai
a guardare …».
Il suo vocione possente echeggiò nell’ambiente
circostante: «Custodes elementum, in fidem accipio omnis ».
Quattro puntini attorno alla sua sagoma s’ingrandirono
roteando vorticosamente, facendo notare che ognuno di essi era fatto di un
elemento diverso: acqua, terra, aria e
fuoco.
Il mulinello fatto di creta si posò sul terreno e una
tigre con grandi denti fece la sua apparizione; dal fuoco venne fuori un
uccello con enormi ali; dall’acqua si materializzò un essere con un occhio solo
e con enormi muscoli; dall’aria, infine, si materializzò un’enorme aquila che a
stento si riusciva a riconoscere in quanto fatta di aria che vorticava
velocemente su se stessa.
Bithor gli disse: «Quello che ho appena fatto è un
incanto protettivo; ho materializzato una tigre di terra, un ciclope di acqua,
un uccello di fuoco e un aquila d’aria. Con la formula “in
fidem accipio omnis”, l’ entità evocate proteggeranno tutti gli esseri
viventi attorno a me e me stesso da ogni attacco riprodotto da malintenzionati.
Osserva ora: li farò attaccare».
La sagoma pronunciò imperiosamente: «Bellum indico
alicui!».
I quattro esseri appena apparsi si diressero verso un
grande masso che Bithor stava guardando distruggendolo in un solo colpo.
«Hanno
attaccato quello che io stavo fissando; quando tu gli darai questa istruzione,
loro attaccheranno qualsiasi cosa tu stia guardando. Ricorda questa formula: “bellum indico alicui”. Ora dovrai
cercare di creare i tuoi guardiani ed è di vitale importanza che tu ci riesca.
Inizia a esercitarti».
Nell’infermeria:
I ragazzi si rivolsero ai maestri preoccupati
per le condizioni dei due.
Gli adulti, di rimando, li tranquillizzarono
dicendo loro che stavano riposando.
Proprio in quel momento Chaman si risvegliò e
vedendo i suoi amici esclamò: «Oh! Finalmente vi siete decisi a venirmi a
trovare. Dove sono le ragazze? Non sono venute con voi?».
Sentita la sua esternazione i presenti
scoppiarono a ridere, poiché si notava che il ragazzo non era in brutte
condizioni, anzi …
Isak gli disse: «Il solito Chaman; sintomo
che non è poi così grave».
Hamza si portò vicino a Chaman e dandogli uno
scappellotto esclamò: «Nemmeno quando sei ammalato riesci a non pensare alle
ragazze; sei davvero incorreggibile!».
Gerard poi affermò: «Guarda Hamza che questo
signorino se la passa meglio di noi».
Tutti risero ancora una volta, poi guardando
Maximilian la loro espressione cambiò e chiesero: «E lui quando si
riprenderà?».
Questa volta fu il dottore che intervenne
dicendo: «Non preoccupatevi per il vostro amico. È solo stanco e ha bisogno di
riposo, tutto qui. Adesso però conviene lasciarlo solo, ma non prima di aver
portato via quel signorino che sta adocchiando l’infermiera». Fece presente
disperato il dottore rivolgendosi a Chaman, il quale continuava a guardare la
bella infermiera con due occhi sgranati, mettendola talune volte in imbarazzo.
«Penso che sia completamente ristabilito,
anzi: direi proprio del tutto …». Affermò il medico.
I bambini acchiapparono di peso Chaman, che
ancora in pigiama fece le sue obiezioni: «No! Vi prego, stavo per conquistare
l’infermiera, non potete portarmi via proprio adesso».
Isak gli intimò: «Zitto! E muoviti; hai da
fare parecchio per recuperare la giornata che hai bighellonato». E trascinarono
Chaman verso la propria stanza.
Quando i quattro bambini uscirono
dall’infermeria Wotan cambiò espressione, la quale divenne seriosa
all’inverosimile.
Egli disse: «Colleghi c’è qualcosa che non
va. Sarebbe opportuno predisporre una sorveglianza a protezione di Maximilian».
Dian gli chiese: «Cosa vorresti dire, che
l’Asilum non è più un posto sicuro?».
Anche Astral era diventato serioso e dopo
quella domanda asserì: «Purtroppo ho la stessa sensazione di Wotan; qualcosa ci
sfugge. Nel frattempo poniamo Maximilian sotto sorveglianza, mi sembra la cosa
più saggia che possiamo fare».
Drenk allora confermò: «Sento anch’io una
strana presenza. Mettiamo due maghi a protezione dell’infermeria e allertiamo
tutti».
A quelle parole seguì un glaciale silenzio
interrotto da Dian: «Possibile che sia il solo a non percepire niente?».
Asdar gli rispose: «No, non sei solo. Anch’io
non sento niente, ma visto che quattro dei nostri colleghi hanno questo dubbio,
è meglio che ci teniamo pronti. Comunico immediatamente il possibile pericolo,
nel frattempo non abbandonate l’infermeria prima che arrivino le sentinelle».
Appena finito il suo discorso il maestro uscì
dall’infermeria per raggiungere il consiglio degli anziani.
Nel mondo fittizio in
cui Max era stato catapultato:
Maximilian,
dopo aver provato innumerevoli volte a
materializzare l’incanto, fece notare che utilizzarlo non sarebbe stata una
cosa facile. Tutt’altro: solo impararlo avrebbe portato via parecchio tempo;
infatti, per lui era davvero difficile cercare di materializzare quello che
aveva fatto Bithor.
Bithor
gli disse: «Max, se tenti di copiare quello che ho fatto io non riuscirai mai a
produrre questa magia. Io possiedo molta più esperienza di te, ne deriva che
con questo tipo d’incanto ho una certa dimestichezza. Se posso darti un
suggerimento, ti consiglio di non pensare a materializzare creature differenti.
Inizialmente prova a pensare ad una singola creatura e falla apparire».
«Dunque
dovrei visualizzare una sola forma e quella stessa forma comparirà in quattro
elementi diversi?». Chiese Maximilian.
Bithor
rispose: «È quello che volevo farti capire. Riprova di nuovo».
Il
bambino continuò con il suo addestramento nel tentativo di riuscire a produrre
quell’incanto.
Nell’Asilum:
I maestri avevano provveduto a disporre delle
guardie in infermeria: due maghi, dal tardo pomeriggio, sarebbero stati
perennemente all’entrata della stessa.
Nella stanza dove alloggiavano i ragazzi
parecchie domande furono poste a Chaman, il quale, ricordandosi di quello che
il maestro gli aveva imposto, cercò di sviare le risposte in modo che i suoi
amici non sospettassero niente.
Un’ombra, in quel preciso instante, passò
veloce attraverso la luce riprodotta dalle lampade del corridoio e alcuni
rumori attirarono la loro attenzione.
Nello stesso momento si udirono delle voci:
erano i censori del convitto che stavano controllando i locali.
La presenza che aveva riprodotto l’ombra non
aveva lasciato nessuna traccia però …
Calò presto la sera e il buio sembrava più
intenso del solito, ma all’interno dello stabile le attività dei ragazzi
procedevano a ritmi elevati; c’erano studenti che consultavano i libri in
biblioteca, altri che si accingevano a riordinare le proprie stanze e altri
ancora che, riunitisi in gruppi, discutevano di faccende inerenti attualità e
di pratiche magiche.
Nell’infermeria intanto, tutto era calmo;
l’infermiera faceva il suo solito giro tra i ragazzi che erano ricoverati.
I maghi all’entrata erano vigili, in quanto
avevano ricevuto ordini di non abbassare la guardia; d’un tratto tutto lo
stabile fu oscurato e un urlo di donna echeggiò per i corridoi dell’accademia.
Quello strillo si sentì persino dal convitto
e tutti i ragazzi, muniti di lampade ad olio, corsero verso il luogo da cui era
arrivato il rumore.
Anche i maestri furono attirati da quell’urlo
e, coscienti che il loro sospetto potesse essere vero, corsero immediatamente
verso l’infermeria.
Vi trovarono i ragazzi delle classi superiori
che erano accorsi per prima; lo spettacolo fu tremendo: due corpi giacevano davanti
all’infermeria, erano quelli dei due maghi preposti alla guardia.
I due corpi erano straziati, come se un
animale li avesse attaccati.
A quel punto i sei maestri si guardarono in
faccia e Astral si rivolse agli studenti accorsi in quel luogo: «Ragazzi
ritornate alle vostre camere. Presto! E che gli studenti più giovani non si
avvicinino. Il maestro Wotan vi accompagnerà e il maestro Dian cercherà di
sistemare la faccenda delle luci. Forza … Adesso andate!».
Gli adulti coprirono immediatamente i corpi
dei due maghi con delle lenzuola e impedirono l’accesso alla stanza.
La folla venutasi a creare per la curiosità
fu presto dispersa e indirizzata verso le proprie stanze.
Tuttavia, dentro la camera dov’era ricoverato
Maximilian, una sorpresa attendeva i maestri; vi entrarono assieme e nello
stesso momento in cui varcarono la porta d’entrata arrivò la luce ripristinata
da Dian.
I maghi videro la stanza a soqquadro: i letti
erano stati sbalzati per aria, tutte le suppellettili erano rotte e cosparse
per il locale.
Il letto dove dormiva Maximilian era
lacerato, come se degli enormi denti lo avessero masticato.
Astral asserì: «La nostra paura è diventata
realtà. È ufficiale: abbiamo un infiltrato nell’Asilum! Dobbiamo parlare
urgentemente con il maestro Brot e mettere al sicuro gli alunni; potrebbe
attaccare chiunque. E soprattutto: non deve uscire di qui, se informasse
Melkore dovremmo combattere aspramente per difenderci. Ora il punto è: come lo
troviamo?».
Asdar ribatté: «Non possiamo scoprire la sua
posizione immediatamente; bisogna dire ai ragazzi di rimanere chiusi in camera
finché non abbiamo risolto questo problema».
Furono tutti d’accordo e diedero mandato ai
censori di comunicarlo agli alunni, ovviamente fu detto agli stessi censori che
dovevano stare più attenti del solito e segnalare qualsiasi stranezza.
L’infermiera era sparita, non si trovava in
nessuna stanza dell’infermeria, ma fortunatamente nessun ragazzo era stato
coinvolto oltre ai due maghi posti a guardia dell’entrata.
I maestri non sembravano essere preoccupati
per Maximilian e a un certo punto Loky disse: «Abbiamo fatto bene a portare Max
in un luogo segreto; se non fossimo stati prudenti a quest’ora sarebbe tutto
perso».
Maximilian
giaceva su di un letto in una stanza illuminata da un lampadario fatto di
cristalli che pendeva dal soffitto; lì c’era anche Drenk il quale vegliava su
di lui …
Maximilian
era al cospetto di Bithor e non sospettava minimamente cosa stesse accadendo.
Bithor
però sembrava cosciente del pericolo che incombeva sull’accademia; in quel
preciso momento, quando vide che finalmente il ragazzo riuscì a padroneggiare
l’incanto che gli aveva mostrato, gli rivolse un elogio: «Bravo ragazzo! Impari
molto in fretta; però adesso è il momento di ritornare al tuo mondo. Ricordati
quello che hai imparato al mio cospetto e soprattutto: sopprimi il tuo potere
costantemente fino a quando non arriverà il momento in cui capirai di poterlo
sopportare. Questa volta sei rimasto incosciente per una giornata, la prossima
volta potresti non essere così fortunato».
Dette
quelle parole tutta l’oscurità attorno a loro si rischiarò e il paesaggio
divenne sfumato, fino a quando Maximilian non visualizzò la sagoma del maestro
Drenk dinnanzi a lui.
Il maestro sorrise e gli disse: «Piccolo Maximilian;
sono contento di vedere i tuoi occhi aperti. Sei di nuovo tra noi».
Maximilian chiese: «Cosa è successo?».
Il mago gli rispose: «Adesso ti spiegherò
cos’è successo: ieri notte, mentre combattevamo contro Chimera, siamo riusciti
ad immobilizzarla e a sconfiggerla. Successivamente, tu, supportato da Astral,
ti sei avvicinato al passaggio dal quale è spuntata all’improvviso una enorme
mano con lunghi artigli alle estremità. La mano era squamata e tra un dito e
l’altro s’intravvedeva una leggera escrescenza che li univa. Pensiamo che fosse
in corso il passaggio di una creatura molto pericolosa e malvagia, la sua
presenza si sentiva sinistra nell’aria che ci circondava. A quel punto hai
eseguito il solvo caelestis e una luce azzurra è partita da te per colpire il
buco che roteava incessantemente. Dopo un attimo il passaggio ha invertito
marcia, costringendo la mano a ritirarsi da dove proveniva, ma è stata
sostituita da un enorme e terrificante occhio che ci ha osservati; l’iride
sprigionava una malvagità senza paragoni. Il movimento inverso della roteazione
ha fatto restringere il passaggio fino a chiuderlo del tutto, dopo aver fatto
questo sei caduto al suolo privo di coscienza. Melkore si stava avvicinando
però, e allora abbiamo preso i nostri feriti e siamo scappati prima che
arrivasse».
Max sorrise e poi chiese: «Dunque non dovremo
più temere quelle orrende creature?».
Il maestro rispose: «Non del tutto …
Purtroppo qualcuno di loro si è infiltrato tra noi ed ha già tentato di
ucciderti mentre eri in infermeria. In questo momento i maestri lo stanno
cercando; siamo tutti in pericolo, ma non preoccuparti perché lo troveremo».
Nella stanza ci fu un momento di silenzio,
poi Maximilian tentò di alzarsi, ma venne bloccato dal Maestro che gli disse:
«Fermo. Devi riposare, sei ancora debole».
Maximilian ribatté: «Maestro, lei sa che sono
in grado di trovare qualsiasi nemico; posso vederlo anche attraverso gli
ostacoli. Quel colore rosso di cui io ho parlato quando eravamo di fronte
all’anfiteatro … Ebbene: quel colore testimoniava la presenza dei nemici;
quindi accadrà lo stesso con l’intruso. La prego, per tutti gli esseri viventi
che si sono rifugiati all’interno dell’Asilum, dobbiamo trovare al più presto
quella cosa e distruggerla, prima che faccia del male».
Drenk, pensandoci un momento, accennò un
segno di accordo e aiutando Maximilian a rialzarsi disse: «Vieni, raggiungeremo
il gruppo che gira per l’Asilum nel tentativo di localizzare l’intruso». I due
si diressero verso la porta, la spalancarono e la richiusero dietro di loro per
poi scomparire nei lunghi corridoi dell’accademia.
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letto 5396 parole, 28338 battute spazi esclusi, 33693 battute spazi inclusi,
162 paragrafi e 483 righe (11° capitolo dell’opera inedita).
Vi
saluto tutti.
Ciao.
