La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.

Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

sabato 19 luglio 2014

11° capitolo da leggere (Maximilian Arlstain – i due mondi –).



Ho cercato di mantenere la parola: lavorare velocemente sui capitoli.
Voi dite che io ci stia riuscendo?
Io non mi esprimo su questo, posso solo dire che il peso degli anni incomincia a farsi sentire.
Pensate: già sono passati undici anni da quando ho iniziato a scrivere e quanto lavoro che ho fatto …
Non temete, oggi scriverò poco; mi alterno: un post scrivo tanto, il successivo scrivo pochissimo.
Volevo però dare una comunicazione prima di farvi leggere il capitolo.
Ricordate sei mesi fa, precisamente il quindici di Gennaio 2014, quando scrissi di alcuni miei lavori inviati a tre case editrici?
Ebbene … Quindici Gennaio – quindici Luglio (esattamente sei mesi).
No, non sto per comunicarvi che una casa editrice ha deciso di stampare uno dei miei libri; tutt'altro … Devo aggiungere alla già mastodontica collezione di rifiuti editoriali italiani altri tre rifiuti a quanto pare.
Eh sì; prendo atto che, visto ciò che è dichiarato sui loro siti (se entro sei mesi dalla data d’invio del manoscritto non avrete ricevuto una nostra comunicazione, potrete ritenere il vostro lavoro non conforme alla nostra linea editoriale), fino a questo momento nessuna casa editrice abbia voluto credere in quello che ho scritto.
Poco male … Passata la fase di sconforto (che in genere dura un paio d’ore dalla presa di coscienza dei rifiuti editoriali), mi rimetterò a lavorare con ancor più impegno.
Oramai sono diventato un vero e proprio asso nel fronteggiare i contraccolpi psicologici dovuti ai rifiuti editoriali (dopo undici anni d’esperienza potrei farci una lezione universitaria sull'argomento).
Inizierei con queste parole: « Se voi spediste un vostro manoscritto non preoccupatevi, e soprattutto non vi arrabbiate, nel caso vi rifiutassero il testo poiché è la normalità. Piuttosto arrabbiatevi se il vostro lavoro venisse accettato, perché vorrebbe dire che il vostro angelo custode ha smesso di fare lo scansafatiche e vi toccherebbe pregare che egli si rimettesse a fare il fannullone. »
Ok …
Basta scherzare, facciamo i seri …
No; la cosa su cui rifletto da sempre è che non si può ignorare un così grande lasso di tempo (undici anni).
Eh (in questo momento sto sospirando) … Dovrei trarre dunque delle conclusioni da questo perenne silenzio? (che in teoria mi dovrebbe far comprendere come stanno le cose).
Oppure devo continuare a coltivare la mia passione?
Mah, (sto sospirando nuovamente) ho sempre fatto ciò che desideravo e dunque continuerò a farlo (scriverò fino al momento in cui terminerò i miei libri).
Tuttavia … Dovrò riflettere attentamente sul continuare a proporre i miei lavori; fino a questo momento è stato solo tempo perso, nient’altro, e temo che continuare a inviarli sia fonte di fastidio anche per altri purtroppo.
Detto ciò, buona lettura dell’undicesimo capitolo di Maximilian Arlstain – i due mondi –:




CAPITOLO 11
VISITE INDESIDERATE



Gli alunni si stavano dirigendo verso le classi dove si sarebbero svolte le lezioni, ma quel giorno furono bloccati dagli inservienti che li smistarono verso una zona nella quale era visibile il maestro Asdar.
«Ragazzi; prima di andare in classe c’è bisogno che ascoltiate il maestro Asdar. Siete pregati di dirigervi verso il palchetto alla vostra destra». Disse un bidello.
Quando il salone fu pieno il maestro iniziò il suo discorso: «Cari studenti, vi starete chiedendo cosa ci faccia io in questo posto quando dovrei trovarmi in classe ad aspettarvi. Ebbene: devo comunicarvi un’importante informazione; ma non temete, niente di allarmante». Poi accennò un sorriso e continuò: «Oggi le lezioni si terranno solo durante la mattina, poiché cause particolari ne rendono impossibile lo svolgimento pomeridiano. Chi vuole approfondire le nozioni che saranno impartite nella mattinata può usare la biblioteca, che oggi, in via straordinaria, farà orario continuato; lì ci saranno i censori cui potete fare riferimento. Detto questo, vi auguro una buona giornata e vi prego di dare la massima diffusione alla notizia. Andate pure». Affermò infine il maestro.
Gli studenti, sentito quello che il maestro gli aveva detto, si avviarono verso le loro destinazioni; ma voci provenienti dalla massa asserivano: «Cosa sarà successo? E avete visto le ferite che il maestro aveva in viso?». 
Tutti si resero conto che era successo qualcosa di strano, ma non fecero nessuna domanda a riguardo.

Nell’infermeria:

Wotan e Dian, i due maestri che avevano accompagnato Max, si consultarono con il medico di turno.
Wotan gli chiese: «Dottore. Pensa che sia grave?».
Il dottore che stava visitando Maximilian, assumendo un’espressione rilassata, rispose: «Non c’è da preoccuparsi, il bambino non ha traumi rilevanti. È privo di coscienza, ma affermerei che non è in pericolo di vita; le sue funzioni vitali sono a prima vista tutte nella norma. Credo che abbia bisogno solo di riposo; quello che resta da capire è quale sforzo sia stata la causa di una reazione simile».
Il dottore subito dopo assunse un’aria pensierosa e, nel tentativo di capire quale potesse essere la causa, continuò la sua visita.
Wotan e Dian non potevano esplicare quello che Max aveva fatto la sera precedente, ma sollevati dalle parole del medico chiesero: «In quanto tempo pensa che possa rimettersi?».
Il dottore rispose dubbioso: «Mah! Penso ci vogliano due o tre giorni; a ogni modo potrò dirvi qualcosa di sicuro dopo aver fatto le analisi necessarie».
Egli chiamò l’infermiera e si raccomandò di fare gli opportuni esami.
L’infermiera, vestita con una divisa color bianco che aveva una croce rossa sul petto, preso atto di quello che gli era stato chiesto, si diede subito da fare per assolvere ai propri compiti.
Ad un tratto la porta si aprì e apparve Drenk; egli portava in braccio Chaman.
I due maestri presenti in infermeria rimasero sorpresi di quell’apparizione e chiesero a Drenk delle spiegazioni.
«Drenk. Siamo sorpresi di vederti». Affermò Dian.
Wotan gli chiese: «Cos’è successo al ragazzo?».
Drenk rispose: «Il giovanotto ci ha seguiti fino alla destinazione prefissata. Quando lo abbiamo scoperto nascosto in un cespuglio che ci spiava, siamo stati costretti a portarlo con noi per causa di forza maggiore: non potevamo riaccompagnarlo indietro e ci servivano tutti gli uomini per affrontare il nemico. Ad ogni modo: non abbiamo fatto in tempo a pensarci su poiché siamo stati attaccati e ho dovuto proteggerlo, in quanto da solo sarebbe morto. Tuttavia, il potenziale del nemico è andato oltre la nostra immaginazione; assieme ai boschivi, che di per sé non sono un grosso problema, è arrivato anche Melkore. Il drago ci ha attaccati senza tregua e se non fosse intervenuto il maestro Brot a quest’ora non sarei qui a parlare con voi. Ciononostante c’è stato un duro scontro e quando il drago si è accorto dell’inganno, ha letteralmente spiaccicato il piccolo con una possente zampata; lo abbiamo visto tutti: non c’era modo di sfuggire a quell’attacco, persino io sarei morto. Invece lui è riuscito a sottrarsi a quel colpo: da non credere!».
I maghi si guardarono tutti e tre meravigliati.
Wotan affermò: «Ci sono parecchie ombre in questa faccenda. Dovremo chiedere delle spiegazioni all’alunno quando si sarà ristabilito. Tuttavia, la cosa importante è che non si sia fatto del male».
Tutti furono d’accordo con quell’affermazione.
Dian si rivolse al dottore e gli disse: «Dottore, noi dobbiamo occuparci degli alunni. La prego: si prenda cura dei ragazzi e per qualsiasi comunicazione non esiti a contattarci».
Il dottore prese atto della richiesta, li tranquillizzò e confermò che li avrebbe disturbati per qualsiasi novità riscontrata.
Sentito il suo parere, dopo aver sistemato Chaman nel lettino accanto a quello dove dormiva Maximilian, i professori si diressero nelle rispettive classi, svanendo dietro la porta che delimitava l’accesso all’infermeria.

Intanto, nel subconscio di Maximilian:

Maximilian venne di nuovo catapultato nel suo amato paese; questa volta era in un appezzamento di terra, lontano dal caseggiato che riconobbe come quello usato dai suoi genitori quando erano ancora in vita.
La brezza primaverile gli solcava il viso.
I campi erano seminati con grano le cui giovani piante spuntavano dal terreno.
In quel luogo c’era un casolare di campagna fatto in pietra e tufi logorato dal tempo, all’ombra di un enorme albero di mele.
Il caseggiato era costruito su una collinetta, in modo da sovrastare tutto il terreno seminato.
Maximilian godeva di una vista che come al solito mostrava in tutto il suo splendore quel panorama.
Il bambino si avvicinò al tronco di quell’albero e si rammentò della sua infanzia: una figura robusta comparve davanti a lui e gli sorrise.
Entrambi si poggiarono all’albero e giocarono protetti dalla sua ombra; un’altra voce li chiamò: era una voce armoniosa e femminile.
Maximilian vide una bella figura esile con lunghi capelli neri.
La donna, riferendosi a loro due, disse: «Ragazzi. È ora di pranzo! Basta giocare e venite subito a tavola».
Il robusto uomo che lo teneva in braccio sostenne: «Andiamo, altrimenti la mamma ci sgrida».
Max capì che si trattava dei suoi genitori dei quali non aveva ricordi, ma non fece in tempo ad osservarli bene che d’improvviso l’oscurità calò sul paesaggio; in quel momento comprese che stava per incontrare di nuovo Bithor.
Una sagoma comparve dinnanzi a lui e come al solito si stava nascondendo nell’ombra.
Essa iniziò a parlargli: «Sei incolume a quanto pare, ne sono felice. Dunque ci siete riusciti … È stato chiuso il varco che permetteva il loro ingresso: avete fatto un ottimo lavoro. Tuttavia, non pensare che sia finita; nel nostro mondo sono arrivati molti nemici prima che tu chiudessi il passaggio e sono tutti intenzionati a scovarti».
Maximilian gli rispose: «Sono consapevole di come siano determinati e penso di aver visto quanto possano essere pericolosi …».
La sagoma lo interruppe insinuando: «Non hai visto niente. Hai combattuto contro nemici con poca forza; ho sentito chiaramente la loro presenza. Chimera è un essere che è utilizzato come guardia per luoghi importanti e non dispone di grandi risorse, ma ha una funzione di tracciamento dei possibili nemici. Ortro, essere che avete sconfitto, ha solo una piccola parte di potere offensivo. Hai bisogno di affinare la tua magia; posso renderti cosciente di quello che sei in grado di fare, ma fisicamente avrai bisogno di una mano».
L’essere si fermò un attimo e in seguito aggiunse:«Devi sapere che noi possediamo una vista molto acuta; ne deriva che, finché sarò con te, tu disporrai delle stesse mie capacità. Avrai notato che visualizzi un colore rosso intenso anche se hai degli ostacoli davanti; ebbene: quel colore che di solito è proporzionale alla sagoma di chi ti si presenta davanti, altri non è che la forma del tuo nemico. Tu sarai in grado di localizzare le creature magiche sotto qualsiasi forma e attraverso qualsiasi ostacolo. Sfrutta questa tua possibilità per avvantaggiarti sia nell’attacco, sia nella difesa».
Maximilian ascoltò con molta attenzione e gli venne spontaneo porre un quesito: «Perché sta succedendo tutto questo? Io sono solo un bambino; proprio non riesco a capire. Tu che sai; dimmi: c’è una ragione in particolare?».
Bithor non disse niente per qualche secondo, poi rispose: «Maximilian; io non posso risponderti con precisione, ma con la mia esperienza posso tranquillamente affermare che alcune volte si è di fronte a delle scelte che la vita ci porta a fare. Ora, non posso obbligarti a prendere la mia stessa decisione, ma di sicuro ti posso confermare che tutto alla fine sarà rivelato. Dalla tua scelta dipendono parecchi esseri viventi e tra questi vi sono bambini della stessa tua età e anche più piccoli. Ci sono forme di vita che hanno la pretesa arrogante di voler decidere dell’esistenza di quelle che chiamano razze inferiori e con questo pretesto annientano ogni ostacolo che gli si para davanti. Vuoi sapere che fine faranno tutti gli esseri viventi di questo universo se i maghi neri riusciranno ad attraversare? Sarò molto esplicito: saranno trucidati tutti coloro che non s’inchineranno a loro; donne, bambini, saranno sottomessi per essere le loro cavie».
Nell’espressione di Max si notava stupore per le parole appena sentite e Bithor si accorse del suo stato d’animo.
Per questo volle aggiungere: «Non fare quella faccia; gli esseri contro i quali tu hai combattuto ti dovrebbero aver fatto capire con chi hai a che fare».
Una voce appena percepibile e offuscata dai singhiozzi arrivò all’orecchio di Bithor: «Ho perso le persone a cui tenevo di più, mi è rimasto solo mio fratello e se perdessi anche lui resterei solo. Non posso farcela; quelle cose contro cui combattiamo sono esageratamente cattive».
La voce poderosa di Bithor ribatté: «Stai mentendo a te stesso; pensaci! Se i maestri dell’Asilum non ti avessero portato in salvo a quest’ora non saresti in vita. Tu dici d’essere solo, chi ti ha protetto a costo della sua vita? Chi si è posto tra te e le bestie che cercavano di ammazzarti? Chi ti ha ospitato fino ad ora? Max … Fino a quando esisteranno i maghi bianchi non sarai mai solo; loro vegliano sul mondo da molto prima che tu nascessi proprio per evitare che forze avverse ed oscure trapassino quel limite che nell’antichità fu posto. Astral e tutti i maestri si sono battuti valorosamente per proteggerti, come ha fatto il rimanente gruppo di maghi. Se pensi d’essere solo ti sbagli, perché siamo tutti al tuo fianco pronti per darti manforte. E tutto questo non è di per sé una motivazione per spingerti a fare del tuo meglio? Quello che tu hai fatto questa notte non lo aveva fatto mai nessuno e soprattutto un bambino di dieci anni. I maghi ne sono consapevoli e da tempo immemore aspettano un condottiero. Chiudi i conti con la malvagità, spazzala via dalla faccia della terra. Io, Bithor, ti prometto che non verrai lasciato solo nemmeno per un istante; segui i miei insegnamenti e presto diventerai la spina nel fianco dei maghi neri e, se imparerai, potremo andare nell’altro universo dove ci ricongiungeremo alla resistenza».
Max smise di singhiozzare e guardando Bithor disse: «Quello che non riesco a comprendere è: come può un bambino di dieci anni sconfiggere un’armata che ha arruolato delle creature simili».
La risposta non si fece attendere: «Tu non sai come loro ti temano, più di quanto temano me; credimi ... Quello che li spaventa è la nostra unione; io e te assieme possiamo varcare il confine senza riportare danni, cosa che da soli non riusciremmo a fare. Se ti attaccano in questo universo è perché sanno che non posso intervenire direttamente, quindi sono un facile bersaglio. Se uccidono te, tolgono di mezzo anche me; ecco perché mi hanno spedito in questo mondo: nell’altro universo non potevano uccidermi. Ora capisci perché è tuo dovere diventare più forte?».
Il piccolo annuì in segno d’accordo e allora Bithor gli fece presente: «Hai ancora molto da imparare. Mettiti comodo, ti spiegherò alcune cosine che ti torneranno utili nel momento del bisogno».

Allo stesso tempo, nell’Asilum:

Le lezioni erano terminate; i maestri si diressero verso l’infermeria dove i due loro alunni erano ricoverati.
Maximilian era incosciente, mentre Chaman aveva ripreso conoscenza.
Quello era il momento di rivolgergli qualche domanda …
Drenk gli chiese: «Vedo che ti sei risvegliato; dormito bene dopo la gita della scorsa notte?».
Chaman rispose: «Ah, mi creda … Quella della scorsa notte è stata tutto, fuorché una bella gita e può star sicuro che non la ripeterò mai più. Ma volevo appunto chiedere: di cosa si trattava?».
Dian si affrettò a dire: «Quello che hai visto ieri notte rimane un segreto che nessuno deve venire a sapere; pena l’espulsione dalla scuola. Su questo non possiamo transigere; e per nessuno, intendo nemmeno i propri genitori o i compagni di stanza». Poi fece presente: «Anche Maximilian è stato coinvolto, solo che lui non è stato fortunato come lo sei stato tu».
Chaman si girò e domandò ai maestri: «Come sta?».
Wotan gli rispose: «Non ti preoccupare per lui, le sue condizioni sono buone». Poi aggiunse: «A quest’ora Astral dovrebbe aver comunicato a Gerard quanto è accaduto, quindi presto vedrai arrivare i tuoi amici. Ma noi volevamo porti alcune questioni: perché tu ci hai seguito ieri sera? E come sei riuscito a tenere il nostro passo?».
Chaman balbettando rispose: «È stata pura fortuna. Mi ero perso e poi ho visto il vostro gruppo …».
Ma venne interrotto da Asdar che arrabbiato gli disse: «Giovanotto! Non pensare di prenderci in giro. Noi abbiamo usato un particolare incanto per spostarci e nessuno, normalmente, ci poteva raggiungere; a meno che non usasse la magia. Ora: dove hai imparato la magia con la quale ci hai seguito?».
Chaman tentò di sviare il discorso ma fu tutto inutile, i professori non accennavano a mollare la presa su di lui … Fu costretto a parlare: «Va bene, visto gli sviluppi non posso continuare a mentire. Tanto non mi credereste in ogni caso … Dunque, da dove posso cominciare: ah sì … Quando ero bimbo, all’incirca all’età di otto anni, ero molto agitato, al punto da combinare ogni sorta di pasticcio. Puntualmente la mia mamma mi metteva in punizione e non vi accenno a che tipo di castigo mi sottoponeva, roba da far rabbrividire; dopo tante marachelle e tante punizioni, cominciai a pensare sempre più spesso a fuggire via dal posto in cui io combinavo le mie malefatte. I primi tempi non accadeva niente e come al solito venivo pizzicato, ma passato un mesetto circa mi resi conto che dopo aver combinato la mia bravata mi bastava visualizzare un posto e io mi ci materializzavo come per incanto. Successivamente questa mia particolarità mutò in meglio, se così possiamo dire: non solo mi potevo trasferire istantaneamente in un posto di mia conoscenza, ma anche nel luogo dove si trovava un mio conoscente; era come se tra me è lui ci fosse un tracciante attraverso il quale io potevo reperirlo in qualsiasi posto si trovasse. Per potervi seguire non ho fatto altro che tracciare Max e successivamente il maestro Drenk, questo è bastato per materializzarmi dove voi vi trovavate».
Tutti i presenti non diedero ascolto alle sue parole, non gli credevano, ma fu allora che Chaman disse: «E va bene … Visto che nessuno di voi mi crede, vi darò una dimostrazione». Finito di dire quelle parole sparì dal suo letto suscitando l’enorme perplessità degli adulti presenti in sala. 
«Dov’è andato?». Chiese Dian.
Una voce attirò la loro attenzione: «Maestri. Dove guardate? Sono alle vostre spalle, sul letto dietro di voi».
Quando si girarono videro Chaman disteso sopra il letto che precedentemente non era occupato da nessuno.
I maestri erano sbigottiti, tutti rimasero a bocca aperta …
Il bambino aggiunse: «Non vi ho detto bugie. È un dono che posseggo dall’età di otto anni e mi permette di rintracciare qualunque persona io conosca».
Wotan, preso atto delle capacità del loro alunno, gli rivolse una raccomandazione: «D’accordo Chaman, ci hai convinti. Ma questo tuo dono non deve essere usato a sproposito. L’altra sera potevi rimetterci la vita e la prossima volta che accadrà saremo costretti a prendere dei seri provvedimenti, tra i quali quello d’avvisare la tua famiglia».
Il piccolo annuì e i maestri si diressero verso il dottore per avere notizie sullo stato di salute di entrambi i ragazzi ricoverati in infermeria.

Nei corridoi dell’accademia:

Astral andò a parlare con Gerard per metterlo al corrente dello stato di salute di Maximilian e gli chiese di seguirlo nella sala professori.
Una volta arrivati a destinazione affermò: «Gerard, ho bisogno che tu mi ascolti». Il mago disse quelle parole assumendo un’espressione seria.
Gerard chiese tutto preoccupato: «Si tratta di Max? Ditemi che sta bene!».
Astral lo interruppe per aggiungere: «Non temere … Maximilian è in buone condizioni, ma attualmente si trova in infermeria».
Udite quelle parole, Gerard chiese nuovamente: «Cosa gli è successo?».
Il maestro incominciò a spiegargli come si erano svolti i fatti la sera precedente: «A te non posso dire frottole in quanto tu hai visto gli esseri che ci hanno attaccato quando vi abbiamo portato all’Asilum. Questa volta siamo stati noi ad attaccarli, si è reso necessario poiché il collegamento con l’altro mondo andava chiuso. Maximilian ci ha aiutato, e direi che ha svolto una parte fondamentale del lavoro; senza di lui, noi non avremmo avuto alcuna speranza. Il fatto è che lui ha usato un potentissimo incanto e ha perso conoscenza. Ecco perché si trova in infermeria».
«Confido in te affinché quello che noi ci stiamo dicendo rimanga un segreto». Sottolineò poi il maestro.
Gerard capì la situazione, ma volle andare a trovare suo fratello nell’infermeria e si avviò per i corridoi dell’accademia al fine di raggiungerla.
Durante il tragitto trovarono anche Hamza e Isak; erano di ritorno dalla biblioteca.
I due gli chiesero dove stessero andando; non potendo negare l’evidenza Gerard disse loro di Max, ovviamente tralasciando il motivo per il quale si trovasse in infermeria, e tutti si diressero verso di essa per sincerarsi delle sue condizioni.
Quando arrivarono videro anche Chaman; egli era steso sul letto accanto a quello di Maximilian e russava come un ghiro.
Hamza chiese: «Cosa ci fa qui lui? Francamente pensavo che si stesse nascondendo dal fratello di Margharet, ma pare che questa volta quell’energumeno lo abbia preso e conciato per le feste». In seguito i nuovi arrivati si avvicinarono ai letti dei due bambini.

Nel subconscio di Maximilian:

Max era ancora a colloquio con Bithor che gli stava spiegando come formulare alcuni tipi d’incanti.
«Max, tu sei già in grado di manipolare tutti gli elementi; il maestro ha fatto un buon lavoro. Ti insegnerò un nuovo tipo di magia e come dosare la tua potenza, in modo da non sottoporre il tuo fisico a stress eccessivo. Dunque: questa notte, quando hai riprodotto il solvo caelestis, ti sei concentrato sull’obiettivo e hai sprigionato tutto il tuo potenziale. Si è reso necessario, altrimenti non avresti distrutto il buco dimensionale ed ecco spiegato perché non ti ho parlato del contenimento in precedenza. Contenere un incanto non è semplice e nemmeno necessario, ma nel tuo caso è obbligatorio; la mia potenza ancora non è sopportata dal tuo corpo. La formula è la seguente: “supprĭmo impetus”. Questa parola non devi pronunciarla, ma dovrai pensarla prima di effettuare un incanto potente come il solvo caelestis. Essa non solo ti permetterà di contenere la potenza dell’incanto, ma anche di preservare il tuo stato di salute. Lo dovrai fare fin quando il tuo fisico non sarà in grado di sopportare il peso degli incanti superiori».
«Hai memorizzato la formula?». Chiese Bithor.
Maximilian gli rispose con un sì deciso; sentito quello, l’essere celato nell’ombra continuò il suo discorso: «Va bene. Sto per insegnarti una nuova magia che ti tornerà molto utile nel momento del bisogno. Noi la usiamo per proteggerci durante le ore in cui non siamo vigili, cioè quando dormiamo. L’incanto materializza quattro figure, ognuna fatta di un elemento diverso: acqua, vento, fuoco e terra; le figure evocate, a seconda degli ordini impartiti in lingua antica, ti proteggeranno o attaccheranno i tuoi nemici. Gli ordini che gli darai saranno eseguiti da tutti e quattro. Stai a guardare …».
Il suo vocione possente echeggiò nell’ambiente circostante: «Custodes elementum, in fidem accipio omnis ».
Quattro puntini attorno alla sua sagoma s’ingrandirono roteando vorticosamente, facendo notare che ognuno di essi era fatto di un elemento diverso: acqua, terra, aria e  fuoco.
Il mulinello fatto di creta si posò sul terreno e una tigre con grandi denti fece la sua apparizione; dal fuoco venne fuori un uccello con enormi ali; dall’acqua si materializzò un essere con un occhio solo e con enormi muscoli; dall’aria, infine, si materializzò un’enorme aquila che a stento si riusciva a riconoscere in quanto fatta di aria che vorticava velocemente su se stessa.
Bithor gli disse: «Quello che ho appena fatto è un incanto protettivo; ho materializzato una tigre di terra, un ciclope di acqua, un uccello di fuoco e un aquila d’aria. Con la formula “in fidem accipio omnis”, l’ entità evocate proteggeranno tutti gli esseri viventi attorno a me e me stesso da ogni attacco riprodotto da malintenzionati. Osserva ora: li farò attaccare».
La sagoma pronunciò imperiosamente: «Bellum indico alicui!».
I quattro esseri appena apparsi si diressero verso un grande masso che Bithor stava guardando distruggendolo in un solo colpo.
«Hanno attaccato quello che io stavo fissando; quando tu gli darai questa istruzione, loro attaccheranno qualsiasi cosa tu stia guardando. Ricorda questa formula: “bellum indico alicui”. Ora dovrai cercare di creare i tuoi guardiani ed è di vitale importanza che tu ci riesca. Inizia a esercitarti».

Nell’infermeria:

I ragazzi si rivolsero ai maestri preoccupati per le condizioni dei due.
Gli adulti, di rimando, li tranquillizzarono dicendo loro che stavano riposando.
Proprio in quel momento Chaman si risvegliò e vedendo i suoi amici esclamò: «Oh! Finalmente vi siete decisi a venirmi a trovare. Dove sono le ragazze? Non sono venute con voi?».
Sentita la sua esternazione i presenti scoppiarono a ridere, poiché si notava che il ragazzo non era in brutte condizioni, anzi …
Isak gli disse: «Il solito Chaman; sintomo che non è poi così grave».
Hamza si portò vicino a Chaman e dandogli uno scappellotto esclamò: «Nemmeno quando sei ammalato riesci a non pensare alle ragazze; sei davvero incorreggibile!».
Gerard poi affermò: «Guarda Hamza che questo signorino se la passa meglio di noi».
Tutti risero ancora una volta, poi guardando Maximilian la loro espressione cambiò e chiesero: «E lui quando si riprenderà?».
Questa volta fu il dottore che intervenne dicendo: «Non preoccupatevi per il vostro amico. È solo stanco e ha bisogno di riposo, tutto qui. Adesso però conviene lasciarlo solo, ma non prima di aver portato via quel signorino che sta adocchiando l’infermiera». Fece presente disperato il dottore rivolgendosi a Chaman, il quale continuava a guardare la bella infermiera con due occhi sgranati, mettendola talune volte in imbarazzo.
«Penso che sia completamente ristabilito, anzi: direi proprio del tutto …». Affermò il medico.
I bambini acchiapparono di peso Chaman, che ancora in pigiama fece le sue obiezioni: «No! Vi prego, stavo per conquistare l’infermiera, non potete portarmi via proprio adesso».
Isak gli intimò: «Zitto! E muoviti; hai da fare parecchio per recuperare la giornata che hai bighellonato». E trascinarono Chaman verso la propria stanza.
Quando i quattro bambini uscirono dall’infermeria Wotan cambiò espressione, la quale divenne seriosa all’inverosimile.
Egli disse: «Colleghi c’è qualcosa che non va. Sarebbe opportuno predisporre una sorveglianza a protezione di Maximilian».
Dian gli chiese: «Cosa vorresti dire, che l’Asilum non è più un posto sicuro?».
Anche Astral era diventato serioso e dopo quella domanda asserì: «Purtroppo ho la stessa sensazione di Wotan; qualcosa ci sfugge. Nel frattempo poniamo Maximilian sotto sorveglianza, mi sembra la cosa più saggia che possiamo fare».
Drenk allora confermò: «Sento anch’io una strana presenza. Mettiamo due maghi a protezione dell’infermeria e allertiamo tutti».
A quelle parole seguì un glaciale silenzio interrotto da Dian: «Possibile che sia il solo a non percepire niente?».
Asdar gli rispose: «No, non sei solo. Anch’io non sento niente, ma visto che quattro dei nostri colleghi hanno questo dubbio, è meglio che ci teniamo pronti. Comunico immediatamente il possibile pericolo, nel frattempo non abbandonate l’infermeria prima che arrivino le sentinelle».
Appena finito il suo discorso il maestro uscì dall’infermeria per raggiungere il consiglio degli anziani.

Nel mondo fittizio in cui Max era stato catapultato:

Maximilian, dopo aver provato innumerevoli volte a materializzare l’incanto, fece notare che utilizzarlo non sarebbe stata una cosa facile. Tutt’altro: solo impararlo avrebbe portato via parecchio tempo; infatti, per lui era davvero difficile cercare di materializzare quello che aveva fatto Bithor.
Bithor gli disse: «Max, se tenti di copiare quello che ho fatto io non riuscirai mai a produrre questa magia. Io possiedo molta più esperienza di te, ne deriva che con questo tipo d’incanto ho una certa dimestichezza. Se posso darti un suggerimento, ti consiglio di non pensare a materializzare creature differenti. Inizialmente prova a pensare ad una singola creatura e falla apparire».
«Dunque dovrei visualizzare una sola forma e quella stessa forma comparirà in quattro elementi diversi?». Chiese Maximilian.
Bithor rispose: «È quello che volevo farti capire. Riprova di nuovo».
Il bambino continuò con il suo addestramento nel tentativo di riuscire a produrre quell’incanto.

Nell’Asilum:

I maestri avevano provveduto a disporre delle guardie in infermeria: due maghi, dal tardo pomeriggio, sarebbero stati perennemente all’entrata della stessa.
Nella stanza dove alloggiavano i ragazzi parecchie domande furono poste a Chaman, il quale, ricordandosi di quello che il maestro gli aveva imposto, cercò di sviare le risposte in modo che i suoi amici non sospettassero niente.
Un’ombra, in quel preciso instante, passò veloce attraverso la luce riprodotta dalle lampade del corridoio e alcuni rumori attirarono la loro attenzione.
Nello stesso momento si udirono delle voci: erano i censori del convitto che stavano controllando i locali.
La presenza che aveva riprodotto l’ombra non aveva lasciato nessuna traccia però …
Calò presto la sera e il buio sembrava più intenso del solito, ma all’interno dello stabile le attività dei ragazzi procedevano a ritmi elevati; c’erano studenti che consultavano i libri in biblioteca, altri che si accingevano a riordinare le proprie stanze e altri ancora che, riunitisi in gruppi, discutevano di faccende inerenti attualità e di pratiche magiche.
Nell’infermeria intanto, tutto era calmo; l’infermiera faceva il suo solito giro tra i ragazzi che erano ricoverati.
I maghi all’entrata erano vigili, in quanto avevano ricevuto ordini di non abbassare la guardia; d’un tratto tutto lo stabile fu oscurato e un urlo di donna echeggiò per i corridoi dell’accademia.
Quello strillo si sentì persino dal convitto e tutti i ragazzi, muniti di lampade ad olio, corsero verso il luogo da cui era arrivato il rumore.
Anche i maestri furono attirati da quell’urlo e, coscienti che il loro sospetto potesse essere vero, corsero immediatamente verso l’infermeria.
Vi trovarono i ragazzi delle classi superiori che erano accorsi per prima; lo spettacolo fu tremendo: due corpi giacevano davanti all’infermeria, erano quelli dei due maghi preposti alla guardia.
I due corpi erano straziati, come se un animale li avesse attaccati.
A quel punto i sei maestri si guardarono in faccia e Astral si rivolse agli studenti accorsi in quel luogo: «Ragazzi ritornate alle vostre camere. Presto! E che gli studenti più giovani non si avvicinino. Il maestro Wotan vi accompagnerà e il maestro Dian cercherà di sistemare la faccenda delle luci. Forza … Adesso andate!».
Gli adulti coprirono immediatamente i corpi dei due maghi con delle lenzuola e impedirono l’accesso alla stanza.
La folla venutasi a creare per la curiosità fu presto dispersa e indirizzata verso le proprie stanze.
Tuttavia, dentro la camera dov’era ricoverato Maximilian, una sorpresa attendeva i maestri; vi entrarono assieme e nello stesso momento in cui varcarono la porta d’entrata arrivò la luce ripristinata da Dian.
I maghi videro la stanza a soqquadro: i letti erano stati sbalzati per aria, tutte le suppellettili erano rotte e cosparse per il locale.
Il letto dove dormiva Maximilian era lacerato, come se degli enormi denti lo avessero masticato.
Astral asserì: «La nostra paura è diventata realtà. È ufficiale: abbiamo un infiltrato nell’Asilum! Dobbiamo parlare urgentemente con il maestro Brot e mettere al sicuro gli alunni; potrebbe attaccare chiunque. E soprattutto: non deve uscire di qui, se informasse Melkore dovremmo combattere aspramente per difenderci. Ora il punto è: come lo troviamo?».
Asdar ribatté: «Non possiamo scoprire la sua posizione immediatamente; bisogna dire ai ragazzi di rimanere chiusi in camera finché non abbiamo risolto questo problema».
Furono tutti d’accordo e diedero mandato ai censori di comunicarlo agli alunni, ovviamente fu detto agli stessi censori che dovevano stare più attenti del solito e segnalare qualsiasi stranezza.
L’infermiera era sparita, non si trovava in nessuna stanza dell’infermeria, ma fortunatamente nessun ragazzo era stato coinvolto oltre ai due maghi posti a guardia dell’entrata.
I maestri non sembravano essere preoccupati per Maximilian e a un certo punto Loky disse: «Abbiamo fatto bene a portare Max in un luogo segreto; se non fossimo stati prudenti a quest’ora sarebbe tutto perso».

Maximilian giaceva su di un letto in una stanza illuminata da un lampadario fatto di cristalli che pendeva dal soffitto; lì c’era anche Drenk il quale vegliava su di lui …

Maximilian era al cospetto di Bithor e non sospettava minimamente cosa stesse accadendo.
Bithor però sembrava cosciente del pericolo che incombeva sull’accademia; in quel preciso momento, quando vide che finalmente il ragazzo riuscì a padroneggiare l’incanto che gli aveva mostrato, gli rivolse un elogio: «Bravo ragazzo! Impari molto in fretta; però adesso è il momento di ritornare al tuo mondo. Ricordati quello che hai imparato al mio cospetto e soprattutto: sopprimi il tuo potere costantemente fino a quando non arriverà il momento in cui capirai di poterlo sopportare. Questa volta sei rimasto incosciente per una giornata, la prossima volta potresti non essere così fortunato».
Dette quelle parole tutta l’oscurità attorno a loro si rischiarò e il paesaggio divenne sfumato, fino a quando Maximilian non visualizzò la sagoma del maestro Drenk dinnanzi a lui.

Il maestro sorrise e gli disse: «Piccolo Maximilian; sono contento di vedere i tuoi occhi aperti. Sei di nuovo tra noi».
Maximilian chiese: «Cosa è successo?».
Il mago gli rispose: «Adesso ti spiegherò cos’è successo: ieri notte, mentre combattevamo contro Chimera, siamo riusciti ad immobilizzarla e a sconfiggerla. Successivamente, tu, supportato da Astral, ti sei avvicinato al passaggio dal quale è spuntata all’improvviso una enorme mano con lunghi artigli alle estremità. La mano era squamata e tra un dito e l’altro s’intravvedeva una leggera escrescenza che li univa. Pensiamo che fosse in corso il passaggio di una creatura molto pericolosa e malvagia, la sua presenza si sentiva sinistra nell’aria che ci circondava. A quel punto hai eseguito il solvo caelestis e una luce azzurra è partita da te per colpire il buco che roteava incessantemente. Dopo un attimo il passaggio ha invertito marcia, costringendo la mano a ritirarsi da dove proveniva, ma è stata sostituita da un enorme e terrificante occhio che ci ha osservati; l’iride sprigionava una malvagità senza paragoni. Il movimento inverso della roteazione ha fatto restringere il passaggio fino a chiuderlo del tutto, dopo aver fatto questo sei caduto al suolo privo di coscienza. Melkore si stava avvicinando però, e allora abbiamo preso i nostri feriti e siamo scappati prima che arrivasse».
Max sorrise e poi chiese: «Dunque non dovremo più temere quelle orrende creature?».
Il maestro rispose: «Non del tutto … Purtroppo qualcuno di loro si è infiltrato tra noi ed ha già tentato di ucciderti mentre eri in infermeria. In questo momento i maestri lo stanno cercando; siamo tutti in pericolo, ma non preoccuparti perché lo troveremo».
Nella stanza ci fu un momento di silenzio, poi Maximilian tentò di alzarsi, ma venne bloccato dal Maestro che gli disse: «Fermo. Devi riposare, sei ancora debole».
Maximilian ribatté: «Maestro, lei sa che sono in grado di trovare qualsiasi nemico; posso vederlo anche attraverso gli ostacoli. Quel colore rosso di cui io ho parlato quando eravamo di fronte all’anfiteatro … Ebbene: quel colore testimoniava la presenza dei nemici; quindi accadrà lo stesso con l’intruso. La prego, per tutti gli esseri viventi che si sono rifugiati all’interno dell’Asilum, dobbiamo trovare al più presto quella cosa e distruggerla, prima che faccia del male».
Drenk, pensandoci un momento, accennò un segno di accordo e aiutando Maximilian a rialzarsi disse: «Vieni, raggiungeremo il gruppo che gira per l’Asilum nel tentativo di localizzare l’intruso». I due si diressero verso la porta, la spalancarono e la richiusero dietro di loro per poi scomparire nei lunghi corridoi dell’accademia.


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