La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.

Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

lunedì 21 luglio 2014

12° capitolo da leggere (Maximilian Arlstain – i due mondi –).


Hm … Mi sa che ci ho messo poco tempo per leggere questo capitolo.
L’ho letto solo quattro volte anziché le normali otto volte (è la media).
Mah, confido che mi siano sfuggiti pochi refusi.
Dunque …
Temo che, dopo aver letto questo capitolo, incomincerete a pensare che io abbia fatto uso di allucinogeni durante la stesura di Maximilian Arlstain.
Perché?
Ebbene, inizio a descrivere alcuni esseri che mi sono immaginato io.
In questo capitolo comparirà un essere chiamato “Foglionco”.
Il termine “Foglionco” è una parola dialettale tipica della regione toscana e, se non sbaglio, significa “puzzola”.
Io invece l’ho immaginato in un modo del tutto diverso e più precisamente come un alieno.
Avete mai sentito parlare di “Grigi”?
Ho aggiunto alcuni particolari tra i quali artigli affilati, gambe come quelle dei fauni ma più muscolose e zanne lunghe e minacciose.
E non è mica finita …
In questo capitolo ho anche descritto un altro essere da me immaginato: il “Lupocarno”.
Il nome che gli ho dato assomiglia a quello del Carnotauro ("Carnotaurus" un famoso dinosauro carnivoro e vorace).
Di questo essere non sono in grado di farvi vedere alcun disegno, ma spero tanto che nel descriverlo io abbia reso l’dea.
Il “Lupocarno” è di fatti un lupo che ha delle dimensioni notevoli (diciamo che è alto almeno due metri e mezzo), è fortissimo dal punto di vista muscolare, ha del pelo folto, lunghe zanne torve, tre occhi sulla fronte, una bocca mostruosamente lunga e che può essere spalancata all’inverosimile, al posto della coda ha dieci fruste che fluttuano per aria contorcendosi come se fossero animate (immaginate un po’ come le usa?), in più quest’essere ha la facoltà di rendersi invisibile.
I nuovi descritti finiscono qui per adesso.
Posso dire solo che Maximilian avrà una crescita esponenziale dei suoi poteri e con lui ci saranno anche i suoi compagni.
Abbiamo dunque superato abbondantemente la metà del manoscritto e pertanto la trama inizia a essere più chiara.
Pian piano porterò a conoscenza del lettore molti dettagli.
Or dunque, basta con le introduzioni; buona lettura del dodicesimo capitolo di Maximilian Arlstain – I due mondi –:



CAPITOLO 12
I SEGRETI DELL’ASILUM


I maghi erano nell’aula magna, si stavano organizzando per stanare l’essere che era riuscito ad infiltrarsi nell’Asilum.
Due sagome apparvero in lontananza e si avvicinavano sempre più.
Quando furono abbastanza vicini, i maghi videro che quelle due sagome erano proprio Maximilian e Drenk.
Tutti si chiesero come mai il ragazzo non stesse riposando.
Astral glielo domandò: «Maximilian … E tu che ci fai qui?».
La risposta di Max fu la stessa che precedentemente aveva dato a Drenk.
I maestri però furono tutti concordi che cercare l’essere fosse compito degli adulti e dunque accompagnarono il bambino nella sua camera, dove ad aspettarlo c’erano gli amici.
I professori si raccomandarono con loro di non uscire dalla stanza senza un preciso ordine e in questo furono molto chiari; poi richiusero la porta dietro di loro lasciando il gruppetto di bambini al sicuro nella propria stanza.
I ragazzi si strinsero intorno a Maximilian sincerandosi delle sue condizioni.
Hamza gli chiese: «Come stai Max?».
Maximilian con un cenno fece intendere di stare bene, in seguito rivolgendosi loro disse: «Sono molto contento di rivedervi e vi ringrazio d’esservi preoccupati per me».
Nel bagno, dove si era recato Gerard, si udì la voce di Max e il fratello ne fu talmente contento che ne uscì immediatamente per poterlo abbracciare.
Gerard gli disse: «Questa volta mi sono veramente spaventato. Meno male che alla fine non era niente di grave. Ma d’ora in poi tu non dovrai fare più sciocchezze e puoi stare certo che veglierò affinché tu non le faccia». Infine lo abbracciò e lo strinse forte a sé.
Ma Maximilian pareva tranquillo e per nulla intimorito; si rivolse al fratello con una calma che solo un adulto era in grado di tenere: «Gerard, tu dovresti sapere che era necessario porre fine alle loro scorribande. Ma bando alle ciance: adesso ho bisogno di voi». Affermò Max.
Egli si guardò attorno come se cercasse qualcosa, poi aggiunse: «Devo assolutamente uscire dalla stanza».
Hamza però gli fece notare: «Impossibile. I maestri ci hanno vietato categoricamente di farlo fino a quando non ci daranno il loro benestare».
Maximilian ribatté: «Hamza … Se ve lo chiedo c’è un motivo serio. Per favore aiutatemi ad  eludere la sorveglianza dei censori; da questo dipendono tante vite. Credetemi: noi stessi saremo più esposti al pericolo restando in questa stanza e non uscendone».
Isak a quel punto guardò gli altri in cerca di qualche sguardo di complicità, ma tutti sembravano timorosi.
Poi rivolse una domanda a Maximilian: «Sei davvero sicuro di quello che dici?».
Max rispose: «Certamente. Non potrei mai mettervi in situazioni di rischio senza un valido motivo». E con espressione di preghiera continuò: «Vi prego, è di vitale importanza».
Tutti si guardarono negli occhi e non si sentì volare una mosca nella stanza, ma dopo pochi minuti acconsentirono.
Gerard prima di dare il suo consenso gli fece presente: «D’accordo. Noi ti aiutiamo a distrarre i censori, ma veniamo con te».
In un primo momento Maximilian rifiutò, consapevole del pericolo che avrebbe comportato per loro affrontare quella cosa che stava seminando il panico nell’accademia, ma per via della loro determinazione alla fine fu costretto a cedere alle richieste fatte dai compagni.
Adesso c’era da studiare un buon piano per distrarre gli adulti, che certamente non avrebbero permesso ai ragazzi di andare in giro liberamente; si misero seduti ognuno sul proprio letto e incominciarono a formulare le prime ipotesi.
Hamza iniziò chiedendo: «Con quale stratagemma possiamo distrarli?».
Isak propose: «Facciamo in questo modo: Chaman, che tutti conoscono come un grande pasticcione, potrebbe uscire dalla stanza e attirare la loro attenzione e, mentre lui li distrae, noi filiamo via verso la nostra destinazione. C’è un solo intoppo: ovviamente Chaman resterà con i censori, poiché dopo la cattura sarà sicuramente messo in punizione».
«Cosa ne pensate?». Poi chiese.
Non ci ragionarono su tanto, furono tutti d’accordo; d'altronde l’importante era riuscire ad eludere la sorveglianza.
Ma un’obiezione fu fatta … Lo stesso Chaman esclamò: «Col cavolo che mi faccio prendere dai censori! Già mi aspetta un’enorme punizione per quello che ho combinato, poi se aggiungiamo anche questa finisce che rivedo la luce del sole tra un anno».
Lo interruppe Gerard: «Appunto; proprio perché tu sei già in punizione non potranno dartene un’altra. Pensaci bene: anche se prendono te rimarremo in quattro, che mi sembra un numero abbastanza buono per potersi difendere».
Chaman guardò Gerard e gli ripeté: «Non esiste che mi faccia beccare di nuovo. Non solo ne andrebbe della mia reputazione, ma vi lascerei tutto il divertimento e di questo non se ne parla proprio».
Hamza allora aggiunse: «Beh; arrivati a questo punto, penso che o organizziamo una fuga di massa, e chi riesce a fuggire si dirige verso il luogo indicato da Maximilian per fare la cosa importante di cui lui parla, o rimaniamo qui in camera». 
Max puntualizzò: «Questa cosa la posso fare soltanto io, ne deriva che io debba uscire per forza dalla camera senza essere visto».
Restarono tutti in silenzio pensando al modo di poter uscire dal locale in cui si trovavano; poi d’un tratto quella quiete fu interrotta da Chaman: «Va bene. Ho capito, ci penserò io a farvi uscire».
Isak affermò: «Lo sapevo che alla fine avresti accettato di fare da diversivo per permetterci la fuga; ormai ti conosciamo bene».
Chaman però gli rispose guardandolo meravigliato: «Cosa? Diversivo? E che significa?». Arricciando le sue sopracciglia nere.
Poi continuò: «Ad ogni modo … Non me lo sogno nemmeno di farmi catturare dai censori, mi basta la punizione che dovrò sopportare».
Gerard l’interruppe nuovamente e gli chiese: «Come pensi di portarci fuori dalla stanza senza che gli adulti se ne accorgano?».
Chaman rispose: «Per prima cosa dovete promettermi che quanto vi sto per rivelare non deve trapelare fuori dal gruppo e dovrà essere un nostro segreto».
Il ragazzo, aspettando un segno di accordo da parte degli altri, riprodusse una smorfia, come a voler lasciar intendere: “allora mi rispondete o no!”.
I quattro amici esclamarono: «Lo promettiamo!».
Chaman a quel punto iniziò a spiegargli come avrebbe eluso la guardia degli adulti: «Sappiate che non l’ho mai tentata, quindi potrebbe non funzionare. Però, per farvi capire, devo per forza darvi una dimostrazione: uscirò dalla stanza e vi porterò un regalino».
Tutti si guardarono in faccia dubbiosi, sembrava che il loro amico li stesse prendendo in giro; ma a un certo momento la sua figura svanì nel nulla.
I ragazzi rimasero a bocca aperta: dov’era finito il loro amico?
Ricomparve subito dopo con in mano un libro della biblioteca il quale non poteva trovarsi nella loro stanza, poiché era tra i testi che non erano prelevabili dalla raccolta di libri.
Il suo titolo era: “formule antiche della magia bianca”.
Max, stupito, gli chiese: «Come hai fatto?».
Chaman sorrise e spiegò: «Fin da piccolo possiedo questo particolare dono. Io riesco a spostarmi istantaneamente in un posto dove sono stato in precedenza in qualsiasi momento lo desideri. Inizialmente lo sfruttavo per sfuggire ai castighi dei miei genitori, ma poi mi è tornato utile per tante situazioni scomode».
Hamza sottolineò: «Ecco perché ti perdiamo di vista all’improvviso per poi ritrovarti in stanza da letto. È dunque questo il modo in cui sfuggi al fratello di Margharet».
Chaman annuì e rivolgendosi a lui propose: «Adesso proviamo se questo mio dono può essere sfruttato anche da un gruppo di persone. Venite vicino a me e formiamo un cerchio in modo da essere collegati; ma mi raccomando: tutti uniti saldamente tramite contatto delle mani».
Si unirono in cerchio e Chaman a quel punto chiese: «Siete pronti?».
Il gruppo fece capire di sì ed incominciò il conto alla rovescia fatto dallo stesso Chaman: «Tre, due, uno: via!».
L’ambiente circostante divenne tutto sfumato fino ad essere trasparente; dietro di esso appariva pian piano, sostituendo il vecchio ambiente, una stanza nuova che sembrava la libreria.
Tutto il gruppo si ritrovò in biblioteca e Chaman esclamò: «E vai! Ci sono riuscito.  Funziona anche con più persone».
Il bambino era felice di aver scoperto che il suo dono era più grande di quanto lui si aspettasse; i suoi amici rimasero incantati e si guardarono intorno osservando gli scaffali della libreria.
Maximilian gli parlò: «Chaman non so come ringraziarti; ma adesso non c’è bisogno che voi veniate assieme a me. Ritornate in stanza, per voi potrebbe essere pericoloso».
Chaman, per la prima volta da quando Maximilian lo conosceva, apparve contrariato: «Come già ti ho detto in precedenza, o ti accompagno, o vi riporto tutti in camera; non ho intenzione di lasciare che tu vada da solo».
Egli guardò poi i suoi amici e affermò: «Siamo un gruppo, no!».
Gli altri non fecero altro che annuire.
Maximilian a quel punto fu costretto nuovamente a cedere a quella richiesta.
«Va bene. A quanto pare non posso convincervi; ma vi avverto che vedremo delle cose alquanto strane e probabilmente dovremo difenderci usando la magia». Dichiarò il bambino.
Gli altri fecero intendere di aver capito e s’incamminarono cautamente lungo i corridoi dell’accademia uscendo fuori dalla biblioteca in cerca di qualcosa, che oltre a Maximilian per gli altri era del tutto sconosciuta.
Isak chiese a Maximilian cosa stessero cercando e Max gli assicurò che presto lo avrebbero trovato e si sarebbe reso conto di persona.
Nel frattempo dovevano prestare attenzione e guardarsi accuratamente intorno, pronti ad eseguire incanti difensivi.
Maximilian ricordava bene le parole di Bithor riguardo alla possibilità di rintracciare i nemici sfruttando i suoi occhi, ma fino a quel momento nessun colorito rossastro gli era apparso davanti.
I cinque si nascosero per non farsi beccare dagli adulti che perlustravano i corridoi con frequenza, continuarono ad avanzare fino al momento in cui, davanti agli occhi dello stesso Maximilian, apparve un colore a lui familiare e di cui aveva già discusso in precedenza con i maestri.
L’intruso era stato trovato; adesso era ora di avvicinarlo e cercare di fermarlo.
La sagoma era lontana e sembrava che fosse sottoterra.
I cinque seguirono la scia che l’intruso aveva lasciato ed entrarono nello spazio che era riservato ai maestri.
La loro ricerca li portò di fronte alla porta che Max già conosceva e che sapeva condurre a dei sotterranei.
Maximilian, incuriosito anche da questo particolare, disse: «Ragazzi, da qui in poi dovremo fare molta più attenzione. Ricordate le formule magiche e nel caso di bisogno fatene uso. Seguitemi». Aprì la porta che conduceva ai famosi sotterranei e con lentezza, per non provocare rumori, l’attraversarono.
I cinque scesero le scale in marmo bianco, fino a trovarsi di fronte ad un enorme portone simile a quello dell’entrata dell’accademia.
La porta venne aperta con cautela per non attirare attenzione, nel frattempo Maximilian cercò di non perdere di vista quel colorito appariscente che i suoi occhi captavano.
La sagoma rossa era ferma, in un posto distante da loro, ma questa volta era sullo stesso piano: la pista seguita fino a quel momento era giusta. Tuttavia, la sua preoccupazione più grande, guardando i propri amici che timorosi avanzavano nell’oscurità, fu quella che qualcuno di loro potesse farsi male.
Maximilian si girò verso di loro e gli disse: «Statemi dietro. Io riesco a scrutare nell’oscurità e da quanto ho visto più avanti c’è una zona illuminata».
I bambini avanzarono nel buio più assoluto fino ad arrivare nella zona dove Maximilian aveva visto la luce.
Lo spettacolo fu grande perché ai loro occhi apparve un enorme spazio con vistosi blocchi di marmo sui quali vi erano incise parole che i ragazzi non riuscivano a decifrare.
Maximilian, stranamente, comprendeva quello che c’era scritto lì sopra.
I blocchi rettangolari, alti più o meno tre metri, erano sparsi un po’ ovunque e Maximilian decifrò le parole che v’erano incise.
Su un blocco c’era scritto: “Itrenor il rosso: maestoso in vita ed intrepido difensore della natura”; su di un altro blocco vide scritto: “Necerorgh, il dorato: con la sua forza e saggezza preservò nella grande battaglia l’ordine precostituito”; scolpito in un’altra lapide osservò: “Marhgor, il dragone nero che riscattò il suo status nella battaglia finale contribuendo alla vittoria”.
Maximilian esclamò: «Deve essere un cimitero! Ma non immaginavo che fosse sotto l’accademia e soprattutto ignoro chi ci sia sepolto».
Gerard aggiunse: «Ci sono tantissimi blocchi».
Anche gli altri s’incantarono nel vedere la distesa di blocchi di marmo bianco disseminati lungo un sentiero, dal quale si diramavano strade minori che permettevano di accedere a quasi tutte le presunte lapidi.
Le lapidi erano poste in grandi quadrati di verde che coprivano la maggior parte del terreno; in quel luogo c’erano persino alberi di pino e nell’aria si percepì l’odore di rosmarino che cresceva un po’ ovunque.
L’attenzione di Maximilian fu attirata dal colorito rosso … L’intruso era ancora immobile in un punto e sembrava aspettare qualcosa.
I cinque attraversarono il cimitero e passarono accanto a colonne rigorosamente in marmo bianco levigato le quali lo delimitavano.
Maximilian ad un tratto esclamò: «L’essere che stiamo cercando è in movimento ragazzi. Fate attenzione!». E vide avvicinarsi quel colore intenso che man mano diventava più grande, fin quando l’entità fu in vista dei ragazzi.
In quell’istante si udì echeggiare un grido; era un rumore a metà tra un verso di un’aquila e il trillo che emettono i grilli durante l’estate.
Dall’ombra uscì un essere che li osservava con i suoi occhioni neri, i quali occupavano mezza parte della faccia; il naso non si scorgeva e dalla bocca piccola si intravedevano quattro zanne appuntite e lunghe; la sua altezza era come quella di un essere umano adulto, i suoi piedi sembravano quelli di una pecora, le sue braccia terminavano con mani dove quattro dita appariscenti facevano la loro agghiacciante comparsa e alla fine delle quali si notavano artigli ricurvi all’apparenza molto affilati.
La paura incominciò a farsi strada tra i ragazzi.
Chaman disse: «Oh cavolo! Che brutto … E sembra molto minaccioso».
Gerard invece disse frettolosamente: «Ragazzi filiamo! Non siamo in grado di combattere una cosa simile».
Isak e Hamza domandarono: «E adesso?».
Non finirono nemmeno le loro parole che la bestia spiccò un lungo balzo, emettendo di nuovo quell’orrido suono e dirigendosi verso di loro.
Maximilian, che ormai era abituato a quelle visioni, intimò agli amici: «Fermi! Restate vicino a me». E avvicinandosi a loro esclamò di tutta fretta: «Elementum ventus, tutela!».
Un’enorme semisfera d’aria coprì i ragazzi e quando l’essere la colpì, per effetto della ricaduta del balzo che precedentemente aveva spiccato, fu sbattuto violentemente lontano dal vorticare veloce della barriera evocata da Maximilian.
Fu allora che Max, rivolgendosi agli amici, disse: «Non fate i codardi, ricordate quello che avete appreso fin’ora; la difesa e l’attacco. Non dividiamoci, questo essere può diventare pericoloso e penso di sapere quale sia la sua missione».
I ragazzi, sentite quelle parole dette da un giovanotto di età inferiore, presero coraggio e si alzarono dal posto dove si erano accucciati.
La barriera scomparve e lo stesso Max pronunciò: «Elementum ignis: impetus!».
Un getto di fuoco partì dalle mani di Maximilian e si diresse verso la zona dove era caduta la bestia, il fuoco rischiarò tutto l’ambiente circostante ma il nemico non era più visibile.
Ne dedussero che era stato centrato in pieno dall’incanto, ma cantarono vittoria troppo presto; dal terreno venne fuori di nuovo quella cosa, che per sfuggire all’incanto si era nascosta dentro di esso.
Spuntò fuori ancora più agguerrito di prima e corse verso i ragazzi, ma nel momento in cui stava per raggiungerli Maximilian pronunciò: «Elementum iunctus; terra, aqua: defensio!». Il bambino stava difendendo i suoi compagni.
Un muro di fango si pose a protezione di essi, facendo rimanere invischiato l’essere che non fece in tempo a frenare la sua corsa.
Maximilian si girò verso i suoi amici e gli disse: «Allora! Vi decidete a darmi una mano, prima che ci divori come cena».
Quella cosa, intanto, continuava a contorcersi nel fango reso melmoso dall’acqua e dall’incanto.
Isak prese coraggio ed esclamò: «Lux!». E puntando la mano verso l’alto produsse una sfera che rimase sospesa in aria.
Essa rese la visione più nitida: l'ambiente fu rischiarato e in quell’istante videro il corpo dell’infermiera steso al suolo e immobile.
Chaman fece presente: «Posso portarvi via da qui come ho fatto in precedenza. Presto avvicinatevi a me!».
Hamza però ribatté: «Troppo tardi!». Facendo cenno verso l’animale che nel frattempo si era liberato dal fango e stava di nuovo puntando verso di loro.
Gerard, vedendo quella scena, si fece coraggio e pronunciò: «Tutela: elementum aqua!».
Un muro d’acqua s’innalzò tra l’essere e i ragazzi, ma non fu abbastanza forte da trattenerlo.
La cosa riuscì ad oltrepassarlo e continuò la sua corsa verso di loro emettendo quello strano suono grottesco.
Hamza tentò di fermarlo richiamando un incanto: «Elementum ignis, tutela!».
L’essere fu circondato da un cerchio di fuoco, il quale s’innalzava verso l’alto poderosamente.
I ragazzi però, sapevano già che non sarebbero riusciti a trattenerlo a lungo con quello stratagemma.
Maximilian allora chiese: «Siete in grado di riprodurre un incanto che lo fermi per un po’?».
I compagni si guardarono in faccia annuendo.
Hamza, Gerard, Isak e Chaman si misero il più possibile vicini e dissero: «Elementum iunctus; aqua, ventus: defensio!».
Una sfera vorticante mista di acqua e vento fece la sua comparsa attorno ai ragazzi disponendosi a loro protezione.
Dall’unione dei due elementi incominciò a sprigionarsi corrente statica che alla fine formò uno strato compatto.
Max li guardò e chiese: «E questa dove l’avete imparata?».
Chaman rispose: «Non penserai che durante la tua assenza noi ci diamo alla pazza gioia. Abbiamo trovato la formula in biblioteca imparandola a memoria». E mentre si parlavano tra loro, le fiamme evocate da Hamza si spensero.
«Max il nostro aiuto finisce qui. Non solo non abbiamo più incanti da produrre, ma ci sentiamo fisicamente distrutti; non siamo ancora in grado di produrre incanti e padroneggiarli come gli adulti. O fuggiamo con il metodo di Chaman, o siamo destinati a morire. In fondo per essere soltanto dei bambini abbiamo fatto già abbastanza». Fu Gerard che ammonì Maximilian delle possibili conseguenze dello scontro.
L’essere mostruoso era scomparso nuovamente, nascondendosi nel sottosuolo: doveva essere una delle sue capacità; e d’un tratto sentirono qualcosa collidere contro la barriera che loro avevano creato, la collisione era avvenuta sotto i loro piedi.
Isak capì cosa stava succedendo e disse: «Ragazzi non c’è più tempo: dobbiamo fuggire! Sta provando ad attaccarci dal sottosuolo. Fortuna che questo tipo di barriera ha forma sferica e compare anche sottoterra, ma non durerà a lungo. ANDIAMO VIA».
Maximilian li tranquillizzò dicendo: «State a guardare».  E pronunciò: «In fidem accipio omnis; custodes dies elementum!».
In quell’istante ai quattro angoli, in prossimità dei ragazzi, altrettanti puntini fecero la loro comparsa.
Si notò che ognuno di loro era costituito da un elemento diverso: acqua, terra, aria e fuoco. Ben presto da quei quattro piccoli puntini vorticanti si formarono altrettanti legionari romani armati di spada e scudi; ognuno era fatto di un elemento differente, erano alti almeno due metri e per i ragazzi sembravano dei giganti.
La loro prima azione fu di battere lo scudo rettangolare sul terreno e quell’azione ebbe come conseguenza un terremoto che durò pochi istanti.
I quattro centurioni d’elemento svanirono subito dopo inghiottiti dal terreno.
Dopo pochi istanti la bestia ne fu catapultata fuori con violenza andando a sbattere contro la parete e ricadendo a terra; poi si materializzarono i quattro combattenti romani sbucando dal sottosuolo, essi si disposero attorno ai ragazzi in posizione difensiva poggiando lo scudo sul terreno in modo che si mantenesse eretto.
I centurioni sfoderarono il loro gladio elementale ed aspettarono la mossa dell’essere privo di coscienza.
Nel frattempo la barriera eretta dai ragazzi svanì ed i suoi evocatori esausti si accasciarono sul terreno ben protetti dai legionari.
Gerard chiese: «Max come fai a fare tutto questo?». E guardandosi a vicenda i bambini assunsero un’espressione meravigliata.
Maximilian disse loro: «Vi spiegherò al momento opportuno, adesso dobbiamo cercare di sistemare questa faccenda. Quel coso deve essere eliminato in qualsiasi maniera».
L’animale si stava rialzando, se pur a fatica, ma Maximilian questa volta lo anticipò e pronunciò: «Bellum indico alicui!». Guardando verso di lui.
I quattro soldati elementali si diressero istantaneamente verso la bestia con le spade d’elemento sguainate e le conficcarono nel suo corpo; un grido agghiacciante provenne dall’essere che cadde senza vita al suolo.
In quello stesso momento i legionari svanirono così come erano comparsi.
Maximilian era esausto, ma vedendo l’essere a terra fu sollevato: nessuno avrebbe rischiato ancora la vita.
L’intruso non sarebbe stato più un problema ed esclamò: «Finalmente è finita!». E guardando gli altri aggiunse: «Ragazzi siete stati grandi. Senza il vostro aiuto non sarei riuscito ad avere la meglio e a quest’ora sarei cibo per quel coso lì». Facendo cenno verso il corpo senza vita che giaceva di fronte a loro.
Il rumore causato dal combattimento aveva attirato l’attenzione dei maestri, infatti non tardarono ad arrivare dei maghi nel posto dove si era svolta la battaglia.
I maghi arrivati si resero conto molto presto di quello che era successo; furono increduli di vedere cinque piccoli studenti che avevano combattuto con una creatura magica in vita e furono ancora più stupefati di vedere che i ragazzi avevano sconfitto la stessa entità che due maghi adulti non erano riusciti a fermare.
Drenk fu il primo dei maestri ad arrivare e chiese ai ragazzi che erano seduti al suolo: «Cos’è successo qui? E come ci siete arrivati in questo punto senza essere visti?». Poi si guardò attorno: i segni della battaglia erano evidenti.
Vide il corpo dell’essere e rivolgendosi ai ragazzi disse: «Non muovetevi, potrebbe essere pericoloso». Dette quelle parole si avvicinò al nemico.
Arrivato nelle vicinanze esclamò: «Un Foglionco!».
«Com’è arrivato fin qui?». Si chiese successivamente.
Esaminandolo meglio si accorse che era senza vita e i segni delle ferite erano evidenti sul suo corpo.
Si girò verso i ragazzi e chiese: «Questo Foglionco era vivo quando siete arrivati?».
Isak gli rispose: «Altroché se era vivo. Veramente ha anche provato ad ucciderci e se non fosse stato per Max saremo tutti morti».
Maximilian invece asserì: «Non è vero, se voi non mi aveste aiutato io non sarei stato capace di fare un bel niente».
Drenk, ancora più sorpreso, domandò: «Cosa? Avete ammazzato un Foglionco». La sua faccia impallidì.
In quel momento arrivarono anche gli altri maestri, che vedendo il mentore chinato sull’essere, dichiararono: «Ben fatto Drenk».
Asdar aggiunse: «Maestro Drenk sei il solito … Tutto il divertimento lo tieni sempre per te; hai ucciso un Foglionco, niente male come preda. Non credete?». Rivolgendosi agli altri che annuirono.
Ma Drenk puntando il dito verso i ragazzi seduti al suolo esclamò: «Congratulazioni un corno! Io questo coso l’ho trovato già al suolo bello caldo con le ferite fresche. Chiedete a loro chi lo ha ammazzato, scoprirete che quest’anno avremo delle belle sorprese».
Tutti i maestri si girarono verso Maximilian e i compagni ed esclamarono: «Voi!».
«Come diavolo avete fatto ad eludere tutte le guardie?». Chiesero successivamente.
Astral prese la parola visibilmente contrariato: «Non crediate che il vostro comportamento rimanga impunito. Adesso, visto che siete arrivati qua, diteci: chi ha ucciso quell’essere?». Tuonò il mago bianco.
I ragazzi si guardarono in faccia e non aggiunsero altro, onde evitare di aggravare la propria posizione, ma Drenk rispose per conto loro: «A quanto pare lo hanno ammazzato loro».
Tutti rimasero a bocca aperta, increduli.
Dian chiese conferma: «È vero?». Rivolgendosi alla combriccola di fronte a loro.
Chaman, facendo lo sbruffone, annui dicendo: «Esattamente come il maestro Drenk ha detto».
Wotan affermò: «Da non credere. È la prima volta in vita mia che vedo una cosa simile: dei ragazzi del primo anno che sconfiggono un nemico forte come il Foglionco.». Avvicinandosi poi ai ragazzi notò i segni della battaglia come in precedenza aveva fatto Drenk.
In quell’istante capì che gli era stata detta la verità.
Si diede così inizio al recupero dei corpi dell’animale e dell’infermiera, si dispose poi di portarli in infermeria.
I corpi furono trasportati via.
I ragazzi, invece, stavano per essere accompagnati nella loro stanza, ma un rumore assordante provenne da lontano.
Maximilian guardò verso il posto da dove proveniva quel fragore e disse: «Maestri, state attenti! Non è finita, c’è un’altra creatura che si sta avvicinando minacciosamente».
All’improvviso comparve un altro essere che attaccò i maghi più vicini ad esso cogliendoli di sorpresa; tutti visualizzarono la bestia e capirono che il Foglionco ucciso dai ragazzi non era solo, ma era arrivato in coppia con quella cosa davanti a loro.
Agli occhi di Max apparve un grosso lupo con una bocca enorme, denti aguzzi che bramavano sangue e pelo foltissimo; al posto della coda s’intravedevano quelle che parevano molteplici fruste le quali ondulavano sopra la sua figura, le sue gambe enormi terminavano con possenti zampe da cui venivano fuori minacciosi artigli.
Astral diede un ammonimento: «STATE ATTENTI, QUELLO È UN LUPOCARNO! È MOLTO VORACE».
La bestia aveva la stazza di un rinoceronte, ma dai movimenti fatti si notò che era agile come un felino.
I maestri si prepararono a combattere …
Astral produsse un incanto offensivo: «Elementum ventus: impetus!».Tuonò il mago bianco dalla folta barba.
Un turbine d’aria si diresse verso il lupo che fu colpito in pieno, scomparendo subito dopo; ma tutti, nonostante la scomparsa della bestia, sembravano ancora in agitazione.
Wotan precisò: «Non è ancora finita. I Lupocarni hanno il potere di rendersi invisibili; dunque prestate attenzione». 
Maximilian si guardava in giro attentamente e alla fine riuscì a distinguere il solito colorito rossastro che caratterizzava le creature malvagie.
Dell’avvistamento avvisò immediatamente il gruppo: «L’ho visto; si trova su quella collinetta sulla nostra desta. Sarà a duecento metri all’incirca».
Lo sguardo di tutti fu rivolto verso la collina indicata da Maximilian e d’improvviso si videro i tre occhi che la bestia possedeva, seguiti dal suo possente corpo.
L’animale emise un ululato agghiacciante e si preparò ad attaccare, ma proprio in quel momento dell’enormi fauci comparvero dall’oscurità dietro di esso; le fauci spalancate si richiusero violentemente, facendo sparire il Lupocarno tra gli enormi denti aguzzi che sembravano fatti d’acciaio.
La figura che aveva addentato il Lupocarno era enorme e si ritirò nell’oscurità senza mostrarsi; ma di questo i maestri non parevano preoccuparsi, anzi: sembrarono tranquilli.
Dalla grossa sagoma fu proiettato a forte velocità qualcosa che si schiantò violentemente a terra e quando la polvere causata dall’impatto si diradò, con sorpresa dei ragazzi, si vide il Lupocarno riverso a terra privo di vita o perlomeno quello che ne era rimasto: pareva fosse stato masticato.
L’essere enorme emise un ruggito che fece spaventare i ragazzi e Chaman disse terrorizzato: «Certo che oggi è veramente una brutta giornata: prima quel coso, poi il lupo e adesso questo colosso; cosa diavolo è?». Rivolgendosi al resto del gruppo.
Wotan, per niente allarmato, li tranquillizzò: «Non abbiate paura, il nuovo arrivato questa volta è dalla nostra parte».
Dalla sagoma si sentì una voce imperiosa, che a Maximilian ricordò quella di Bithor: «Che schifo. Questi Lupocarni hanno un pessimo sapore, ecco perché ho sempre odiato dargli la caccia».
A quel punto i ragazzi si calmarono e lo stesso Maximilian, che non scorgeva alcun segno d’ostilità in quella sagoma, si mise seduto accanto agli altri per riprendere un po’ di forze.
Dian si avvicinò ai ragazzi e passandogli dell’acqua gli disse: «Bevetene un po’ vi farà bene».
L’essere appena giunto affermò: «Alla fine l’ho preso! Ho seguito il suo tanfo fin da quando è entrato nell’Asilum. Vedo che voi vi siete occupati anche dell’altro ospite indesiderato: bene, direi proprio che abbiamo fatto un po’ di pulizia. Resta da capire come abbiano fatto questi due ad intrufolarsi dentro il nostro rifugio».
Una voce proveniente dal gruppo dei maghi bianchi fece un’ipotesi: «Probabilmente si sono intrufolati camuffandosi da maghi e quando ne hanno avuto la possibilità hanno cercato di raggiungere il proprio obiettivo».
Il grosso essere aggiunse: «Questo deve essere un piano di Melkore. Avrà pensato che se non poteva arrivarci con la forza, avrebbe potuto compiere la sua missione con l’astuzia; peccato per lui che queste creature non si nascondano tanto facilmente. Ascoltate: fate pulizia e bruciate i corpi degli esseri venuti dall’altro mondo; restituite il corpo della ragazza alla propria famiglia. Astral, prendi i ragazzi e portali con te al posto che abbiamo convenuto; è venuta l’ora di presentarmi e fargli conoscere la nostra storia».
La sagoma poi si allontanò gradualmente e ad ogni passo che faceva il terreno tremava per effetto del suo peso.
A Maximilian sembrava d’intravedere Bithor in quella sagoma che si allontanava e chiese al maestro Astral: «Maestro; che tipo d’essere è?».
Il suo mentore rispose: «Presto lo conoscerai. Adesso ci recheremo da lui per discutere di alcune faccende importanti». Poi, rivolgendosi agli altri ragazzi, disse: «Voi tutti, giacché siete arrivati qui, verrete con noi. Mi sembra superfluo ricordarvi che quello che state vedendo non deve essere rivelato a nessuno; è strettamente confidenziale: nessun accenno nell’accademia».
I ragazzi come al solito annuirono.
In seguito il maestro gli intimò: «Adesso seguitemi». S’incamminarono poi lungo le viuzze del cimitero, mentre alcuni maghi intervenuti dopo si occuparono di sistemare ciò che era rimasto degli esseri infiltratisi nello stabile.
I bambini si trovarono presto di fronte a un’enorme porta, sembrava fatta per permettere ad un grosso corpo di oltrepassarla.
Astral recitò una stana formula in sottovoce che nessuno sentì; la porta, in quell’istante, si spalancò permettendo così al gruppo con Astral a capo di passare.
Davanti agli occhi dei ragazzi apparve un grande corridoio, le sue pareti erano adornate da dipinti stupendi raffiguranti dei grossi esseri con ali ed enormi mascelle.
Le scene erano soprattutto di guerra: stavano lottando contro altri esseri dall’aspetto demoniaco lanciandosi dietro ogni sorta d’incanto; poi, finito il corridoio che terminava all’inizio di un’enorme stanza, i dipinti cambiarono e non era più la guerra il tema raffigurato, ma gli stessi esseri visti in precedenza disegnati assieme ad esseri umani che festanti gli rendevano omaggio.
I disegni riproducevano un’era di pace e tranquillità, ma quello che stupì di più i ragazzi furono gli enormi spazi che c’erano attorno a loro.
Hamza, curioso sul perché quei corridoi fossero tanto grandi, domandò al maestro: «Maestro; queste stanze sono enormi e quei dipinti sui muri raffigurano grandi bestie assieme ad esseri umani. Perché si trovano sotto l’accademia?».
Il maestro rispose: «Hamza e voi tutti ragazzi; dovete sapere che in antichità c’era un patto che univa le due razze raffigurate nei dipinti. Esseri umani e draghi erano uniti in un’alleanza per contrastare quello che noi tutti conosciamo come esercito dei maghi neri».
La torcia che Astral aveva in mano rischiarava i volti increduli dei ragazzi e tutto l’ambiente circostante.
I ragazzi esclamarono: «Ci state dicendo che i draghi esistono veramente!».
Astral confermò quanto appena detto: «Esatto. Non solo esistono, ma questa volta non si sono schierati soltanto dalla parte degli esseri umani come successe tempo fa, ma purtroppo una parte di loro sta aiutando i maghi neri nel loro intento. Chaman ieri notte ci ha seguiti mentre ci accingevamo a portare a termine una missione; quello che lo ha attaccato è un drago nero e il suo nome è Melkore, il più potente drago nero di tutta la loro razza …».
Maximilian interruppe il maestro chiedendo: «Anche l’essere contro il quale avete combattuto mentre ci scortavate qui era un drago?».
L’adulto anche questa volta confermò: «Sì, ma non c’era solo lui; c’erano anche i boschivi, i quali sono draghi di stazza minore ma pericolosi allo stesso modo».
Il gruppo si soffermò in quella stanza per un attimo e il maestro, indicando una porta con un dito, gli disse: «Dietro quella porta si trova un amico e il nostro maestro».
I ragazzi chiesero: «Il suo maestro?».
Astral annuì dicendo: «Esatto. L’essere che ci ha insegnato la magia bianca, senza il quale non esisterebbe nemmeno l’Asilum; e se Chaman ricorda bene, senza di lui a quest'ora non sarebbe qui. È stato proprio il maestro Brot a porsi tra te e Melkore quando ci hai seguito l’altra notte». Rivolgendosi al ragazzo citato.
Chaman confermò le parole del maestro e aggiunse: «Io veramente ho visto un’enorme figura che attaccava l’altro pachiderma che stava per azzannarmi, ma devo ammettere che se non fosse intervenuto, quella bestia nera mi avrebbe preso e ucciso senz’altro».
La piccola fiamma continuava a rischiarare l’enorme ambiente, mentre Astral si accingeva a preparare i ragazzi all’incontro con Brot il gran maestro dei maghi bianchi.


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