Hm
… Mi sa che ci ho messo poco tempo per leggere questo capitolo.
L’ho
letto solo quattro volte anziché le normali otto volte (è la media).
Mah,
confido che mi siano sfuggiti pochi refusi.
Dunque
…
Temo
che, dopo aver letto questo capitolo, incomincerete a pensare che io abbia
fatto uso di allucinogeni durante la stesura di Maximilian Arlstain.
Perché?
Ebbene,
inizio a descrivere alcuni esseri che mi sono immaginato io.
In
questo capitolo comparirà un essere chiamato “Foglionco”.
Il
termine “Foglionco” è una parola dialettale tipica della regione toscana e, se
non sbaglio, significa “puzzola”.
Io
invece l’ho immaginato in un modo del tutto diverso e più precisamente come un
alieno.
Avete
mai sentito parlare di “Grigi”?
Ho
aggiunto alcuni particolari tra i quali artigli affilati, gambe come quelle dei
fauni ma più muscolose e zanne lunghe e minacciose.
E
non è mica finita …
In
questo capitolo ho anche descritto un altro essere da me immaginato: il
“Lupocarno”.
Il
nome che gli ho dato assomiglia a quello del Carnotauro ("Carnotaurus" un famoso dinosauro
carnivoro e vorace).
Di
questo essere non sono in grado di farvi vedere alcun disegno, ma spero tanto che
nel descriverlo io abbia reso l’dea.
Il
“Lupocarno” è di fatti un lupo che ha delle dimensioni notevoli (diciamo che è
alto almeno due metri e mezzo), è fortissimo dal punto di vista muscolare, ha
del pelo folto, lunghe zanne torve, tre occhi sulla fronte, una bocca
mostruosamente lunga e che può essere spalancata all’inverosimile, al posto
della coda ha dieci fruste che fluttuano per aria contorcendosi come se fossero
animate (immaginate un po’ come le usa?), in più quest’essere ha la facoltà di
rendersi invisibile.
I
nuovi descritti finiscono qui per adesso.
Posso
dire solo che Maximilian avrà una crescita esponenziale dei suoi poteri e con
lui ci saranno anche i suoi compagni.
Abbiamo
dunque superato abbondantemente la metà del manoscritto e pertanto la trama
inizia a essere più chiara.
Pian
piano porterò a conoscenza del lettore molti dettagli.
Or
dunque, basta con le introduzioni; buona lettura del dodicesimo capitolo di
Maximilian Arlstain – I due mondi –:
CAPITOLO
12
I
SEGRETI DELL’ASILUM
I maghi erano nell’aula magna, si stavano
organizzando per stanare l’essere che era riuscito ad infiltrarsi nell’Asilum.
Due sagome apparvero in lontananza e si
avvicinavano sempre più.
Quando furono abbastanza vicini, i maghi
videro che quelle due sagome erano proprio Maximilian e Drenk.
Tutti si chiesero come mai il ragazzo non
stesse riposando.
Astral glielo domandò: «Maximilian … E tu che
ci fai qui?».
La risposta di Max fu la stessa che
precedentemente aveva dato a Drenk.
I maestri però furono tutti concordi che
cercare l’essere fosse compito degli adulti e dunque accompagnarono il bambino
nella sua camera, dove ad aspettarlo c’erano gli amici.
I professori si raccomandarono con loro di
non uscire dalla stanza senza un preciso ordine e in questo furono molto
chiari; poi richiusero la porta dietro di loro lasciando il gruppetto di
bambini al sicuro nella propria stanza.
I ragazzi si strinsero intorno a Maximilian
sincerandosi delle sue condizioni.
Hamza gli chiese: «Come stai Max?».
Maximilian con un cenno fece intendere di
stare bene, in seguito rivolgendosi loro disse: «Sono molto contento di
rivedervi e vi ringrazio d’esservi preoccupati per me».
Nel bagno, dove si era recato Gerard, si udì
la voce di Max e il fratello ne fu talmente contento che ne uscì immediatamente
per poterlo abbracciare.
Gerard gli disse: «Questa volta mi sono
veramente spaventato. Meno male che alla fine non era niente di grave. Ma d’ora
in poi tu non dovrai fare più sciocchezze e puoi stare certo che veglierò
affinché tu non le faccia». Infine lo abbracciò e lo strinse forte a sé.
Ma Maximilian pareva tranquillo e per nulla
intimorito; si rivolse al fratello con una calma che solo un adulto era in
grado di tenere: «Gerard, tu dovresti sapere che era necessario porre fine alle
loro scorribande. Ma bando alle ciance: adesso ho bisogno di voi». Affermò Max.
Egli si guardò attorno come se cercasse
qualcosa, poi aggiunse: «Devo assolutamente uscire dalla stanza».
Hamza però gli fece notare: «Impossibile. I
maestri ci hanno vietato categoricamente di farlo fino a quando non ci daranno
il loro benestare».
Maximilian ribatté: «Hamza … Se ve lo chiedo
c’è un motivo serio. Per favore aiutatemi ad
eludere la sorveglianza dei censori; da questo dipendono tante vite.
Credetemi: noi stessi saremo più esposti al pericolo restando in questa stanza
e non uscendone».
Isak a quel punto guardò gli altri in cerca
di qualche sguardo di complicità, ma tutti sembravano timorosi.
Poi rivolse una domanda a Maximilian: «Sei
davvero sicuro di quello che dici?».
Max rispose: «Certamente. Non potrei mai
mettervi in situazioni di rischio senza un valido motivo». E con espressione di
preghiera continuò: «Vi prego, è di vitale importanza».
Tutti si guardarono negli occhi e non si
sentì volare una mosca nella stanza, ma dopo pochi minuti acconsentirono.
Gerard prima di dare il suo consenso gli fece
presente: «D’accordo. Noi ti aiutiamo a distrarre i censori, ma veniamo con
te».
In un primo momento Maximilian rifiutò,
consapevole del pericolo che avrebbe comportato per loro affrontare quella cosa
che stava seminando il panico nell’accademia, ma per via della loro
determinazione alla fine fu costretto a cedere alle richieste fatte dai
compagni.
Adesso c’era da studiare un buon piano per
distrarre gli adulti, che certamente non avrebbero permesso ai ragazzi di
andare in giro liberamente; si misero seduti ognuno sul proprio letto e
incominciarono a formulare le prime ipotesi.
Hamza iniziò chiedendo: «Con quale stratagemma
possiamo distrarli?».
Isak propose: «Facciamo in questo modo:
Chaman, che tutti conoscono come un grande pasticcione, potrebbe uscire dalla
stanza e attirare la loro attenzione e, mentre lui li distrae, noi filiamo via
verso la nostra destinazione. C’è un solo intoppo: ovviamente Chaman resterà
con i censori, poiché dopo la cattura sarà sicuramente messo in punizione».
«Cosa ne pensate?». Poi chiese.
Non ci ragionarono su tanto, furono tutti
d’accordo; d'altronde l’importante era riuscire ad eludere la sorveglianza.
Ma un’obiezione fu fatta … Lo stesso Chaman
esclamò: «Col cavolo che mi faccio prendere dai censori! Già mi aspetta
un’enorme punizione per quello che ho combinato, poi se aggiungiamo anche
questa finisce che rivedo la luce del sole tra un anno».
Lo interruppe Gerard: «Appunto; proprio
perché tu sei già in punizione non potranno dartene un’altra. Pensaci bene:
anche se prendono te rimarremo in quattro, che mi sembra un numero abbastanza
buono per potersi difendere».
Chaman guardò Gerard e gli ripeté: «Non
esiste che mi faccia beccare di nuovo. Non solo ne andrebbe della mia
reputazione, ma vi lascerei tutto il divertimento e di questo non se ne parla
proprio».
Hamza allora aggiunse: «Beh; arrivati a
questo punto, penso che o organizziamo una fuga di massa, e chi riesce a
fuggire si dirige verso il luogo indicato da Maximilian per fare la cosa
importante di cui lui parla, o rimaniamo qui in camera».
Max puntualizzò: «Questa cosa la posso fare
soltanto io, ne deriva che io debba uscire per forza dalla camera senza essere
visto».
Restarono tutti in silenzio pensando al modo
di poter uscire dal locale in cui si trovavano; poi d’un tratto quella quiete
fu interrotta da Chaman: «Va bene. Ho capito, ci penserò io a farvi uscire».
Isak affermò: «Lo sapevo che alla fine
avresti accettato di fare da diversivo per permetterci la fuga; ormai ti
conosciamo bene».
Chaman però gli rispose guardandolo
meravigliato: «Cosa? Diversivo? E che significa?». Arricciando le sue
sopracciglia nere.
Poi continuò: «Ad ogni modo … Non me lo sogno
nemmeno di farmi catturare dai censori, mi basta la punizione che dovrò
sopportare».
Gerard l’interruppe nuovamente e gli chiese:
«Come pensi di portarci fuori dalla stanza senza che gli adulti se ne
accorgano?».
Chaman rispose: «Per prima cosa dovete
promettermi che quanto vi sto per rivelare non deve trapelare fuori dal gruppo
e dovrà essere un nostro segreto».
Il ragazzo, aspettando un segno di accordo da
parte degli altri, riprodusse una smorfia, come a voler lasciar intendere:
“allora mi rispondete o no!”.
I quattro amici esclamarono: «Lo
promettiamo!».
Chaman a quel punto iniziò a spiegargli come
avrebbe eluso la guardia degli adulti: «Sappiate che non l’ho mai tentata,
quindi potrebbe non funzionare. Però, per farvi capire, devo per forza darvi
una dimostrazione: uscirò dalla stanza e vi porterò un regalino».
Tutti si guardarono in faccia dubbiosi,
sembrava che il loro amico li stesse prendendo in giro; ma a un certo momento
la sua figura svanì nel nulla.
I ragazzi rimasero a bocca aperta: dov’era
finito il loro amico?
Ricomparve subito dopo con in mano un libro
della biblioteca il quale non poteva trovarsi nella loro stanza, poiché era tra
i testi che non erano prelevabili dalla raccolta di libri.
Il suo titolo era: “formule antiche della
magia bianca”.
Max, stupito, gli chiese: «Come hai fatto?».
Chaman sorrise e spiegò: «Fin da piccolo
possiedo questo particolare dono. Io riesco a spostarmi istantaneamente in un
posto dove sono stato in precedenza in qualsiasi momento lo desideri.
Inizialmente lo sfruttavo per sfuggire ai castighi dei miei genitori, ma poi mi
è tornato utile per tante situazioni scomode».
Hamza sottolineò: «Ecco perché ti perdiamo di
vista all’improvviso per poi ritrovarti in stanza da letto. È dunque questo il
modo in cui sfuggi al fratello di Margharet».
Chaman annuì e rivolgendosi a lui propose:
«Adesso proviamo se questo mio dono può essere sfruttato anche da un gruppo di
persone. Venite vicino a me e formiamo un cerchio in modo da essere collegati;
ma mi raccomando: tutti uniti saldamente tramite contatto delle mani».
Si unirono in cerchio e Chaman a quel punto
chiese: «Siete pronti?».
Il gruppo fece capire di sì ed incominciò il
conto alla rovescia fatto dallo stesso Chaman: «Tre, due, uno: via!».
L’ambiente circostante divenne tutto sfumato
fino ad essere trasparente; dietro di esso appariva pian piano, sostituendo il
vecchio ambiente, una stanza nuova che sembrava la libreria.
Tutto il gruppo si ritrovò in biblioteca e
Chaman esclamò: «E vai! Ci sono riuscito.
Funziona anche con più persone».
Il bambino era felice di aver scoperto che il
suo dono era più grande di quanto lui si aspettasse; i suoi amici rimasero
incantati e si guardarono intorno osservando gli scaffali della libreria.
Maximilian gli parlò: «Chaman non so come
ringraziarti; ma adesso non c’è bisogno che voi veniate assieme a me. Ritornate
in stanza, per voi potrebbe essere pericoloso».
Chaman, per la prima volta da quando
Maximilian lo conosceva, apparve contrariato: «Come già ti ho detto in
precedenza, o ti accompagno, o vi riporto tutti in camera; non ho intenzione di
lasciare che tu vada da solo».
Egli guardò poi i suoi amici e affermò:
«Siamo un gruppo, no!».
Gli altri non fecero altro che annuire.
Maximilian a quel punto fu costretto
nuovamente a cedere a quella richiesta.
«Va bene. A quanto pare non posso
convincervi; ma vi avverto che vedremo delle cose alquanto strane e
probabilmente dovremo difenderci usando la magia». Dichiarò il bambino.
Gli altri fecero intendere di aver capito e
s’incamminarono cautamente lungo i corridoi dell’accademia uscendo fuori dalla
biblioteca in cerca di qualcosa, che oltre a Maximilian per gli altri era del
tutto sconosciuta.
Isak chiese a Maximilian cosa stessero
cercando e Max gli assicurò che presto lo avrebbero trovato e si sarebbe reso
conto di persona.
Nel frattempo dovevano prestare attenzione e
guardarsi accuratamente intorno, pronti ad eseguire incanti difensivi.
Maximilian ricordava bene le parole di Bithor
riguardo alla possibilità di rintracciare i nemici sfruttando i suoi occhi, ma
fino a quel momento nessun colorito rossastro gli era apparso davanti.
I cinque si nascosero per non farsi beccare
dagli adulti che perlustravano i corridoi con frequenza, continuarono ad
avanzare fino al momento in cui, davanti agli occhi dello stesso Maximilian,
apparve un colore a lui familiare e di cui aveva già discusso in precedenza con
i maestri.
L’intruso era stato trovato; adesso era ora
di avvicinarlo e cercare di fermarlo.
La sagoma era lontana e sembrava che fosse
sottoterra.
I cinque seguirono la scia che l’intruso
aveva lasciato ed entrarono nello spazio che era riservato ai maestri.
La loro ricerca li portò di fronte alla porta
che Max già conosceva e che sapeva condurre a dei sotterranei.
Maximilian, incuriosito anche da questo
particolare, disse: «Ragazzi, da qui in poi dovremo fare molta più attenzione.
Ricordate le formule magiche e nel caso di bisogno fatene uso. Seguitemi». Aprì
la porta che conduceva ai famosi sotterranei e con lentezza, per non provocare
rumori, l’attraversarono.
I cinque scesero le scale in marmo bianco,
fino a trovarsi di fronte ad un enorme portone simile a quello dell’entrata
dell’accademia.
La porta venne aperta con cautela per non
attirare attenzione, nel frattempo Maximilian cercò di non perdere di vista
quel colorito appariscente che i suoi occhi captavano.
La sagoma rossa era ferma, in un posto
distante da loro, ma questa volta era sullo stesso piano: la pista seguita fino
a quel momento era giusta. Tuttavia, la sua preoccupazione più grande,
guardando i propri amici che timorosi avanzavano nell’oscurità, fu quella che
qualcuno di loro potesse farsi male.
Maximilian si girò verso di loro e gli disse:
«Statemi dietro. Io riesco a scrutare nell’oscurità e da quanto ho visto più
avanti c’è una zona illuminata».
I bambini avanzarono nel buio più assoluto
fino ad arrivare nella zona dove Maximilian aveva visto la luce.
Lo spettacolo fu grande perché ai loro occhi
apparve un enorme spazio con vistosi blocchi di marmo sui quali vi erano incise
parole che i ragazzi non riuscivano a decifrare.
Maximilian, stranamente, comprendeva quello
che c’era scritto lì sopra.
I blocchi rettangolari, alti più o meno tre
metri, erano sparsi un po’ ovunque e Maximilian decifrò le parole che v’erano
incise.
Su un blocco c’era scritto: “Itrenor il
rosso: maestoso in vita ed intrepido difensore della natura”; su di un altro
blocco vide scritto: “Necerorgh, il dorato: con la sua forza e saggezza
preservò nella grande battaglia l’ordine precostituito”; scolpito in un’altra
lapide osservò: “Marhgor, il dragone nero che riscattò il suo status nella
battaglia finale contribuendo alla vittoria”.
Maximilian esclamò: «Deve essere un cimitero!
Ma non immaginavo che fosse sotto l’accademia e soprattutto ignoro chi ci sia
sepolto».
Gerard aggiunse: «Ci sono tantissimi
blocchi».
Anche gli altri s’incantarono nel vedere la
distesa di blocchi di marmo bianco disseminati lungo un sentiero, dal quale si
diramavano strade minori che permettevano di accedere a quasi tutte le presunte
lapidi.
Le lapidi erano poste in grandi quadrati di
verde che coprivano la maggior parte del terreno; in quel luogo c’erano persino
alberi di pino e nell’aria si percepì l’odore di rosmarino che cresceva un po’
ovunque.
L’attenzione di Maximilian fu attirata dal
colorito rosso … L’intruso era ancora immobile in un punto e sembrava aspettare
qualcosa.
I cinque attraversarono il cimitero e
passarono accanto a colonne rigorosamente in marmo bianco levigato le quali lo
delimitavano.
Maximilian ad un tratto esclamò: «L’essere
che stiamo cercando è in movimento ragazzi. Fate attenzione!». E vide
avvicinarsi quel colore intenso che man mano diventava più grande, fin quando
l’entità fu in vista dei ragazzi.
In quell’istante si udì echeggiare un grido;
era un rumore a metà tra un verso di un’aquila e il trillo che emettono i
grilli durante l’estate.
Dall’ombra uscì un essere che li osservava
con i suoi occhioni neri, i quali occupavano mezza parte della faccia; il naso
non si scorgeva e dalla bocca piccola si intravedevano quattro zanne appuntite
e lunghe; la sua altezza era come quella di un essere umano adulto, i suoi
piedi sembravano quelli di una pecora, le sue braccia terminavano con mani dove
quattro dita appariscenti facevano la loro agghiacciante comparsa e alla fine
delle quali si notavano artigli ricurvi all’apparenza molto affilati.
La paura incominciò a farsi strada tra i
ragazzi.
Chaman disse: «Oh cavolo! Che brutto … E
sembra molto minaccioso».
Gerard invece disse frettolosamente: «Ragazzi
filiamo! Non siamo in grado di combattere una cosa simile».
Isak e Hamza domandarono: «E adesso?».
Non finirono nemmeno le loro parole che la
bestia spiccò un lungo balzo, emettendo di nuovo quell’orrido suono e
dirigendosi verso di loro.
Maximilian, che ormai era abituato a quelle
visioni, intimò agli amici: «Fermi! Restate vicino a me». E avvicinandosi a
loro esclamò di tutta fretta: «Elementum
ventus, tutela!».
Un’enorme semisfera d’aria coprì i ragazzi e
quando l’essere la colpì, per effetto della ricaduta del balzo che
precedentemente aveva spiccato, fu sbattuto violentemente lontano dal vorticare
veloce della barriera evocata da Maximilian.
Fu allora che Max, rivolgendosi agli amici,
disse: «Non fate i codardi, ricordate quello che avete appreso fin’ora; la
difesa e l’attacco. Non dividiamoci, questo essere può diventare pericoloso e
penso di sapere quale sia la sua missione».
I ragazzi, sentite quelle parole dette da un
giovanotto di età inferiore, presero coraggio e si alzarono dal posto dove si
erano accucciati.
La barriera scomparve e lo stesso Max
pronunciò: «Elementum ignis: impetus!».
Un getto di fuoco partì dalle mani di
Maximilian e si diresse verso la zona dove era caduta la bestia, il fuoco
rischiarò tutto l’ambiente circostante ma il nemico non era più visibile.
Ne dedussero che era stato centrato in pieno
dall’incanto, ma cantarono vittoria troppo presto; dal terreno venne fuori di
nuovo quella cosa, che per sfuggire all’incanto si era nascosta dentro di esso.
Spuntò fuori ancora più agguerrito di prima e
corse verso i ragazzi, ma nel momento in cui stava per raggiungerli Maximilian
pronunciò: «Elementum iunctus; terra, aqua: defensio!». Il
bambino stava difendendo i suoi compagni.
Un muro di fango si pose a protezione di
essi, facendo rimanere invischiato l’essere che non fece in tempo a frenare la
sua corsa.
Maximilian si girò verso i suoi amici e gli
disse: «Allora! Vi decidete a darmi una mano, prima che ci divori come cena».
Quella cosa, intanto, continuava a
contorcersi nel fango reso melmoso dall’acqua e dall’incanto.
Isak prese coraggio ed esclamò: «Lux!». E
puntando la mano verso l’alto produsse una sfera che rimase sospesa in aria.
Essa rese la visione più nitida: l'ambiente
fu rischiarato e in quell’istante videro il corpo dell’infermiera steso al
suolo e immobile.
Chaman fece presente: «Posso portarvi via da
qui come ho fatto in precedenza. Presto avvicinatevi a me!».
Hamza però ribatté: «Troppo tardi!». Facendo
cenno verso l’animale che nel frattempo si era liberato dal fango e stava di
nuovo puntando verso di loro.
Gerard, vedendo quella scena, si fece
coraggio e pronunciò: «Tutela: elementum aqua!».
Un muro d’acqua s’innalzò tra l’essere e i
ragazzi, ma non fu abbastanza forte da trattenerlo.
La cosa riuscì ad oltrepassarlo e continuò la
sua corsa verso di loro emettendo quello strano suono grottesco.
Hamza tentò di fermarlo richiamando un
incanto: «Elementum ignis, tutela!».
L’essere fu circondato da un cerchio di fuoco,
il quale s’innalzava verso l’alto poderosamente.
I ragazzi però, sapevano già che non
sarebbero riusciti a trattenerlo a lungo con quello stratagemma.
Maximilian allora chiese: «Siete in grado di
riprodurre un incanto che lo fermi per un po’?».
I compagni si guardarono in faccia annuendo.
Hamza, Gerard, Isak e Chaman si misero il più
possibile vicini e dissero: «Elementum iunctus; aqua, ventus: defensio!».
Una sfera vorticante mista di acqua e vento
fece la sua comparsa attorno ai ragazzi disponendosi a loro protezione.
Dall’unione dei due elementi incominciò a
sprigionarsi corrente statica che alla fine formò uno strato compatto.
Max li guardò e chiese: «E questa dove
l’avete imparata?».
Chaman rispose: «Non penserai che durante la
tua assenza noi ci diamo alla pazza gioia. Abbiamo trovato la formula in
biblioteca imparandola a memoria». E mentre si parlavano tra loro, le fiamme
evocate da Hamza si spensero.
«Max il nostro aiuto finisce qui. Non solo
non abbiamo più incanti da produrre, ma ci sentiamo fisicamente distrutti; non
siamo ancora in grado di produrre incanti e padroneggiarli come gli adulti. O
fuggiamo con il metodo di Chaman, o siamo destinati a morire. In fondo per
essere soltanto dei bambini abbiamo fatto già abbastanza». Fu Gerard che ammonì
Maximilian delle possibili conseguenze dello scontro.
L’essere mostruoso era scomparso nuovamente,
nascondendosi nel sottosuolo: doveva essere una
delle sue capacità; e d’un tratto sentirono qualcosa collidere contro la
barriera che loro avevano creato, la collisione era avvenuta sotto i loro
piedi.
Isak capì cosa stava succedendo e disse:
«Ragazzi non c’è più tempo: dobbiamo fuggire! Sta provando ad attaccarci dal
sottosuolo. Fortuna che questo tipo di barriera ha forma sferica e compare
anche sottoterra, ma non durerà a lungo. ANDIAMO VIA».
Maximilian li tranquillizzò dicendo: «State a
guardare». E pronunciò: «In fidem
accipio omnis; custodes dies elementum!».
In quell’istante ai quattro angoli, in prossimità dei ragazzi,
altrettanti puntini fecero la loro comparsa.
Si notò che ognuno di loro era costituito da un elemento diverso:
acqua, terra, aria e fuoco. Ben presto da quei quattro piccoli puntini
vorticanti si formarono altrettanti legionari romani armati di spada e scudi;
ognuno era fatto di un elemento differente, erano alti almeno due metri e per i
ragazzi sembravano dei giganti.
La loro prima azione fu di battere lo scudo rettangolare sul terreno e
quell’azione ebbe come conseguenza un terremoto che durò pochi istanti.
I quattro centurioni d’elemento svanirono subito dopo inghiottiti dal
terreno.
Dopo pochi istanti la bestia ne fu catapultata fuori con violenza
andando a sbattere contro la parete e ricadendo a terra; poi si
materializzarono i quattro combattenti romani sbucando dal sottosuolo, essi si
disposero attorno ai ragazzi in posizione difensiva poggiando lo scudo sul
terreno in modo che si mantenesse eretto.
I centurioni sfoderarono il loro gladio elementale ed aspettarono la
mossa dell’essere privo di coscienza.
Nel frattempo la barriera eretta dai ragazzi svanì ed i suoi evocatori
esausti si accasciarono sul terreno ben protetti dai legionari.
Gerard chiese: «Max come fai a fare tutto questo?». E guardandosi a
vicenda i bambini assunsero un’espressione meravigliata.
Maximilian disse loro: «Vi spiegherò al momento opportuno, adesso
dobbiamo cercare di sistemare questa faccenda. Quel coso deve essere eliminato
in qualsiasi maniera».
L’animale si stava rialzando, se pur a fatica, ma Maximilian questa
volta lo anticipò e pronunciò: «Bellum indico alicui!». Guardando verso di lui.
I quattro soldati elementali si diressero istantaneamente verso la
bestia con le spade d’elemento sguainate e le conficcarono nel suo corpo; un
grido agghiacciante provenne dall’essere che cadde senza vita al suolo.
In quello stesso momento i legionari svanirono così come erano comparsi.
Maximilian era esausto, ma vedendo l’essere a terra fu sollevato:
nessuno avrebbe rischiato ancora la vita.
L’intruso non sarebbe stato più un problema ed esclamò: «Finalmente è
finita!». E guardando gli altri aggiunse: «Ragazzi siete stati grandi. Senza il
vostro aiuto non sarei riuscito ad avere la meglio e a quest’ora sarei cibo per
quel coso lì». Facendo cenno verso il corpo senza vita che giaceva di fronte a
loro.
Il rumore causato dal combattimento aveva attirato l’attenzione dei
maestri, infatti non tardarono ad arrivare dei maghi nel posto dove si era
svolta la battaglia.
I maghi arrivati si resero conto molto presto di quello che era
successo; furono increduli di vedere cinque piccoli studenti che avevano
combattuto con una creatura magica in vita e furono ancora più stupefati di
vedere che i ragazzi avevano sconfitto la stessa entità che due maghi adulti
non erano riusciti a fermare.
Drenk fu il primo dei maestri ad arrivare e chiese ai ragazzi che erano
seduti al suolo: «Cos’è successo qui? E come ci siete arrivati in questo punto
senza essere visti?». Poi si guardò attorno: i segni della battaglia erano
evidenti.
Vide il corpo dell’essere e rivolgendosi ai ragazzi disse: «Non
muovetevi, potrebbe essere pericoloso». Dette quelle parole si avvicinò al
nemico.
Arrivato nelle vicinanze esclamò: «Un Foglionco!».
«Com’è arrivato fin qui?». Si chiese successivamente.
Esaminandolo meglio si accorse che era senza vita e i segni delle
ferite erano evidenti sul suo corpo.
Si girò verso i ragazzi e chiese: «Questo Foglionco era vivo quando
siete arrivati?».
Isak gli rispose: «Altroché se era vivo. Veramente ha anche provato ad
ucciderci e se non fosse stato per Max saremo tutti morti».
Maximilian invece asserì: «Non è vero, se voi non mi aveste aiutato io
non sarei stato capace di fare un bel niente».
Drenk, ancora più sorpreso, domandò: «Cosa? Avete ammazzato un
Foglionco». La sua faccia impallidì.
In quel momento arrivarono anche gli altri maestri, che vedendo il
mentore chinato sull’essere, dichiararono: «Ben fatto Drenk».
Asdar aggiunse: «Maestro Drenk sei il solito … Tutto il divertimento lo
tieni sempre per te; hai ucciso un Foglionco, niente male come preda. Non
credete?». Rivolgendosi agli altri che annuirono.
Ma Drenk puntando il dito verso i ragazzi seduti al suolo esclamò:
«Congratulazioni un corno! Io questo coso l’ho trovato già al suolo bello caldo
con le ferite fresche. Chiedete a loro chi lo ha ammazzato, scoprirete che
quest’anno avremo delle belle sorprese».
Tutti i maestri si girarono verso Maximilian e i compagni ed
esclamarono: «Voi!».
«Come diavolo avete fatto ad eludere tutte le guardie?». Chiesero
successivamente.
Astral prese la parola visibilmente contrariato: «Non crediate che il
vostro comportamento rimanga impunito. Adesso, visto che siete arrivati qua,
diteci: chi ha ucciso quell’essere?». Tuonò il mago bianco.
I ragazzi si guardarono in faccia e non aggiunsero altro, onde evitare
di aggravare la propria posizione, ma Drenk rispose per conto loro: «A quanto
pare lo hanno ammazzato loro».
Tutti rimasero a bocca aperta, increduli.
Dian chiese conferma: «È vero?». Rivolgendosi alla combriccola di
fronte a loro.
Chaman, facendo lo sbruffone, annui dicendo: «Esattamente come il
maestro Drenk ha detto».
Wotan affermò: «Da non credere. È la prima volta in vita mia che vedo
una cosa simile: dei ragazzi del primo anno che sconfiggono un nemico forte
come il Foglionco.». Avvicinandosi poi ai ragazzi notò i segni della battaglia
come in precedenza aveva fatto Drenk.
In quell’istante capì che gli era stata detta la verità.
Si diede così inizio al recupero dei corpi dell’animale e
dell’infermiera, si dispose poi di portarli in infermeria.
I corpi furono trasportati via.
I ragazzi, invece, stavano per essere accompagnati nella loro stanza,
ma un rumore assordante provenne da lontano.
Maximilian guardò verso il posto da dove proveniva quel fragore e
disse: «Maestri, state attenti! Non è finita, c’è un’altra creatura che si sta
avvicinando minacciosamente».
All’improvviso comparve un altro essere che attaccò i maghi più vicini
ad esso cogliendoli di sorpresa; tutti visualizzarono la bestia e capirono che
il Foglionco ucciso dai ragazzi non era solo, ma era arrivato in coppia con
quella cosa davanti a loro.
Agli occhi di Max apparve un grosso lupo con una bocca enorme, denti
aguzzi che bramavano sangue e pelo foltissimo; al posto della coda
s’intravedevano quelle che parevano molteplici fruste le quali ondulavano sopra
la sua figura, le sue gambe enormi terminavano con possenti zampe da cui
venivano fuori minacciosi artigli.
Astral diede un ammonimento: «STATE ATTENTI, QUELLO È UN LUPOCARNO! È
MOLTO VORACE».
La bestia aveva la stazza di un rinoceronte, ma dai movimenti fatti si
notò che era agile come un felino.
I maestri si
prepararono a combattere …
Astral produsse un
incanto offensivo: «Elementum ventus: impetus!».Tuonò il mago bianco
dalla folta barba.
Un turbine d’aria
si diresse verso il lupo che fu colpito in pieno, scomparendo subito dopo; ma
tutti, nonostante la scomparsa della bestia, sembravano ancora in agitazione.
Wotan precisò:
«Non è ancora finita. I Lupocarni hanno il potere di rendersi invisibili;
dunque prestate attenzione».
Maximilian si
guardava in giro attentamente e alla fine riuscì a distinguere il solito
colorito rossastro che caratterizzava le creature malvagie.
Dell’avvistamento
avvisò immediatamente il gruppo: «L’ho visto; si trova su quella collinetta
sulla nostra desta. Sarà a duecento metri all’incirca».
Lo sguardo di
tutti fu rivolto verso la collina indicata da Maximilian e d’improvviso si
videro i tre occhi che la bestia possedeva, seguiti dal suo possente corpo.
L’animale emise un
ululato agghiacciante e si preparò ad attaccare, ma proprio in quel momento
dell’enormi fauci comparvero dall’oscurità dietro di esso; le fauci spalancate
si richiusero violentemente, facendo sparire il Lupocarno tra gli enormi denti
aguzzi che sembravano fatti d’acciaio.
La figura che
aveva addentato il Lupocarno era enorme e si ritirò nell’oscurità senza
mostrarsi; ma di questo i maestri non parevano preoccuparsi, anzi: sembrarono
tranquilli.
Dalla grossa
sagoma fu proiettato a forte velocità qualcosa che si schiantò violentemente a
terra e quando la polvere causata dall’impatto si diradò, con sorpresa dei
ragazzi, si vide il Lupocarno riverso a terra privo di vita o perlomeno quello
che ne era rimasto: pareva fosse stato masticato.
L’essere enorme
emise un ruggito che fece spaventare i ragazzi e Chaman disse terrorizzato:
«Certo che oggi è veramente una brutta giornata:
prima quel coso, poi il lupo e adesso questo colosso; cosa diavolo è?».
Rivolgendosi al resto del gruppo.
Wotan, per niente
allarmato, li tranquillizzò: «Non abbiate paura, il nuovo arrivato questa volta
è dalla nostra parte».
Dalla sagoma si
sentì una voce imperiosa, che a Maximilian ricordò quella di Bithor: «Che
schifo. Questi Lupocarni hanno un pessimo sapore, ecco perché ho sempre odiato
dargli la caccia».
A quel punto i
ragazzi si calmarono e lo stesso Maximilian, che non scorgeva alcun segno
d’ostilità in quella sagoma, si mise seduto accanto agli altri per riprendere
un po’ di forze.
Dian si avvicinò
ai ragazzi e passandogli dell’acqua gli disse: «Bevetene un po’ vi farà bene».
L’essere appena
giunto affermò: «Alla fine l’ho preso! Ho seguito il suo tanfo fin da quando è
entrato nell’Asilum. Vedo che voi vi siete occupati anche dell’altro ospite
indesiderato: bene, direi proprio che abbiamo fatto un po’ di pulizia. Resta da
capire come abbiano fatto questi due ad intrufolarsi dentro il nostro rifugio».
Una voce
proveniente dal gruppo dei maghi bianchi fece un’ipotesi: «Probabilmente si
sono intrufolati camuffandosi da maghi e quando ne hanno avuto la possibilità
hanno cercato di raggiungere il proprio obiettivo».
Il grosso essere
aggiunse: «Questo deve essere un piano di Melkore. Avrà pensato che se non
poteva arrivarci con la forza, avrebbe potuto compiere la sua missione con
l’astuzia; peccato per lui che queste creature non si nascondano tanto
facilmente. Ascoltate: fate pulizia e bruciate i corpi degli esseri venuti
dall’altro mondo; restituite il corpo della ragazza alla propria famiglia.
Astral, prendi i ragazzi e portali con te al posto che abbiamo convenuto; è
venuta l’ora di presentarmi e fargli conoscere la nostra storia».
La sagoma poi si
allontanò gradualmente e ad ogni passo che faceva il terreno tremava per
effetto del suo peso.
A Maximilian
sembrava d’intravedere Bithor in quella sagoma che si allontanava e chiese al
maestro Astral: «Maestro; che tipo d’essere è?».
Il suo mentore
rispose: «Presto lo conoscerai. Adesso ci recheremo da lui per discutere di
alcune faccende importanti». Poi, rivolgendosi agli altri ragazzi, disse: «Voi
tutti, giacché siete arrivati qui, verrete con noi. Mi sembra superfluo
ricordarvi che quello che state vedendo non deve essere rivelato a nessuno; è
strettamente confidenziale: nessun accenno nell’accademia».
I ragazzi come al
solito annuirono.
In seguito il maestro
gli intimò: «Adesso seguitemi». S’incamminarono poi lungo le viuzze del
cimitero, mentre alcuni maghi intervenuti dopo si occuparono di sistemare ciò
che era rimasto degli esseri infiltratisi nello stabile.
I bambini si
trovarono presto di fronte a un’enorme porta, sembrava fatta per permettere ad
un grosso corpo di oltrepassarla.
Astral recitò una
stana formula in sottovoce che nessuno sentì; la porta, in quell’istante, si
spalancò permettendo così al gruppo con Astral a capo di passare.
Davanti agli occhi
dei ragazzi apparve un grande corridoio, le sue pareti erano adornate da
dipinti stupendi raffiguranti dei grossi esseri con ali ed enormi mascelle.
Le scene erano
soprattutto di guerra: stavano lottando contro altri esseri dall’aspetto
demoniaco lanciandosi dietro ogni sorta d’incanto; poi, finito il corridoio che
terminava all’inizio di un’enorme stanza, i dipinti cambiarono e non era più la
guerra il tema raffigurato, ma gli stessi esseri visti in precedenza disegnati
assieme ad esseri umani che festanti gli rendevano omaggio.
I disegni
riproducevano un’era di pace e tranquillità, ma quello che stupì di più i
ragazzi furono gli enormi spazi che c’erano attorno a loro.
Hamza, curioso sul
perché quei corridoi fossero tanto grandi, domandò al maestro: «Maestro; queste
stanze sono enormi e quei dipinti sui muri raffigurano grandi bestie assieme ad
esseri umani. Perché si trovano sotto l’accademia?».
Il maestro
rispose: «Hamza e voi tutti ragazzi; dovete sapere che in antichità c’era un
patto che univa le due razze raffigurate nei dipinti. Esseri umani e draghi
erano uniti in un’alleanza per contrastare quello che noi tutti conosciamo come
esercito dei maghi neri».
La torcia che
Astral aveva in mano rischiarava i volti increduli dei ragazzi e tutto l’ambiente
circostante.
I ragazzi
esclamarono: «Ci state dicendo che i draghi esistono veramente!».
Astral confermò
quanto appena detto: «Esatto. Non solo esistono, ma questa volta non si sono
schierati soltanto dalla parte degli esseri umani come successe tempo fa, ma
purtroppo una parte di loro sta aiutando i maghi neri nel loro intento. Chaman
ieri notte ci ha seguiti mentre ci accingevamo a portare a termine una
missione; quello che lo ha attaccato è un drago nero e il suo nome è Melkore,
il più potente drago nero di tutta la loro razza …».
Maximilian
interruppe il maestro chiedendo: «Anche l’essere contro il quale avete
combattuto mentre ci scortavate qui era un drago?».
L’adulto anche
questa volta confermò: «Sì, ma non c’era solo lui; c’erano anche i boschivi, i
quali sono draghi di stazza minore ma pericolosi allo stesso modo».
Il gruppo si
soffermò in quella stanza per un attimo e il maestro, indicando una porta con
un dito, gli disse: «Dietro quella porta si trova un amico e il nostro
maestro».
I ragazzi
chiesero: «Il suo maestro?».
Astral annuì
dicendo: «Esatto. L’essere che ci ha insegnato la magia bianca, senza il quale
non esisterebbe nemmeno l’Asilum; e se Chaman ricorda bene, senza di lui a
quest'ora non sarebbe qui. È stato proprio il maestro Brot a porsi tra te e
Melkore quando ci hai seguito l’altra notte». Rivolgendosi al ragazzo citato.
Chaman confermò le
parole del maestro e aggiunse: «Io veramente ho visto un’enorme figura che
attaccava l’altro pachiderma che stava per azzannarmi, ma devo ammettere che se
non fosse intervenuto, quella bestia nera mi avrebbe preso e ucciso
senz’altro».
La piccola fiamma
continuava a rischiarare l’enorme ambiente, mentre Astral si accingeva a
preparare i ragazzi all’incontro con Brot il gran maestro dei maghi bianchi.
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213 paragrafi e 482 righe (12° capitolo dell’opera inedita).
Vi
saluto tutti.
Ciao.
