Il lavoro che sto svolgendo procede bene; anche il 7° è finito.
Ora … Tenendo presente che sette capitoli dei “due mondi” sono formati da circa 170000 battute spazi inclusi, e che tale mole di scrittura può già essere chiamata romanzo, vogliate perdonarmi qualche piccola imperfezione.
Io spero che non ce ne siano tante, ma sono consapevole che sarebbe alquanto presuntuoso dire che il lavoro postato fino a questo momento sul blog sia perfetto.
Proprio ieri ho riletto il quarto capitolo e, a un certo punto, ho letto questa frase: « Io non c’è l’ho ».
La frase è scritta male, poiché è questa la forma giusta: « Io non ce l’ho ».
Questo dimostra che leggere un capitolo venti volte non lo rende perfetto.
Ricordate: una persona sola, due occhi, per quanta buona volontà lei possiede, non può aspirare alla perfezione.
Reputo, tuttavia, che il testo postato sul blog sia il lavoro migliore che io possa offrirvi per il momento.
Le visualizzazioni del blog sono rimaste stabili e con esse anche quelle dei miei post, dunque presumo che il romanzo sia interessante per voi tutti.
Continuerò a farlo fin quando non l’avrò postato per intero; ovviamente, se noterò delle flessioni nelle visualizzazioni, il messaggio sarà chiaro e allora mi comporterò di conseguenza (inutile continuare a postare i capitoli se noto che c’è una perdita d’interesse).
Mettetevi nei miei panni e ponderate bene la mole di lavoro da me fatta.
Bisogna leggere più volte un capitolo …
La prima volta bisogna aggiustare la punteggiatura e con essa la logica della frase.
La seconda volta bisogna leggere attentamente i dialoghi dei personaggi e intervenire dove ci sono delle imperfezioni.
La terza volta s’interviene sul testo per tagliare il superfluo (frasi già dette e refusi vari).
La quarta volta ci si concentra sul filo logico.
La quinta volta si rilegge il capitolo per scovare frasi tagliate male (magari hai lasciato una parola che non dovrebbe essere lì).
La sesta volta leggi il capitolo alla ricerca d’errori sfuggiti le altre volte (e li trovi; ve lo assicuro).
La settima volta (da qui in poi “ti s’incrociano gli occhi” e la vista si offusca) leggi sperando di non dover più intervenire, ma puntualmente trovi sempre qualcosa d’aggiustare.
E … Dovrete leggere il testo ancora svariate volte prima di reputarlo accettabile e dunque leggerlo senza interruzioni (poiché è questo il segnale che vi farà capire di non poter far più nulla su di esso).
Credetemi se vi dico che potreste arrivare a leggere un capitolo anche venti volte prima che ciò accada.
Tenuto presente quello che ho scritto, confido che capiate anche se doveste incontrare qualche refuso.
Detto questo … Buona lettura del settimo capitolo di Maximilian Arlstain:
CAPITOLO 7
LA PRESA DI COSCIENZA
Maximilian pranzò velocemente.
Il bambino pensò a cosa gli avrebbe insegnato Astral e allo stesso tempo cercò di non dimenticare le parole che Bithor gli aveva chiesto di riferire.
Giunse l’ora dell’appuntamento e Maximilian aspettò l’arrivo del maestro dinanzi alla porta del refettorio.
Egli intravide la sagoma di Astral che si avvicinava facendosi largo tra la moltitudine di studenti i quali passeggiavano per i corridoi dell’accademia chiacchierando del più e del meno.
Quando Astral fu abbastanza vicino si rivolse a Maximilian domandandogli: «Allora Maximilian, sei pronto?».
Max annuì e Astral di rimando gli sorrise, poi gli fece cenno di seguirlo.
Entrambi s’incamminarono per i corridoi dello stabile e Maximilian rimase il più vicino possibile ad Astral per non perderlo di vista.
I due arrivarono davanti al portone principale dell’accademia e lì Astral gli rivolse la parola ancora una volta: «Devo spiegarti alcune cose prima di uscire dalla scuola. Ci stiamo dirigendo verso un luogo che si trova intorno all’Asilum, sui monti circostanti. È un posto da me scelto per stare tranquilli e incominciare il tuo addestramento senza interferenze e soprattutto senza che nessuno si faccia male. Credo che anche tu ti sia accorto di possedere un potenziale notevole, vero? Dalle prove che avete fatto in classe si è visto che non solo riesci a sviluppare materia magica in abbondanza, ma che non sei ancora in grado di controllarla, com’è normale che sia. Lo scopo di quello che stiamo per andare a fare è cercare di aiutarti a gestire questo potenziale. Quest’addestramento ti aiuterà nel tuo percorso e non solo: ti permetterà di esercitare la magia alla presenza d’altre persone senza provocare danni».
Max pensò alle giornate precedenti ed effettivamente qualche problema c’era stato.
Il bambino rispose: «Va bene. Cercherò d’imparare quanto prima e sarò uno studente modello; ma … Maestro: ci sarebbe qualcosa di cui vorrei discutere con lei, se me lo permette». Maximilian educatamente diede del lei al maestro, che in quel momento stava aprendo il portone.
Quando Astral aprì la porta un fascio di luce riflessa dalla neve investì i due.
Quel giorno non c’era una nuvola in cielo e il sole splendeva come non l’aveva mai visto prima; Maximilian ammirò la bellezza dell’Asilum e vide un paesaggio simile a quello del suo amato paese.
Tutt’intorno c’erano monti ricoperti di neve.
Le case semi immerse nella neve sembravano così accoglienti … Dal loro camino usciva un fumo bianco che si ergeva lentamente verso il cielo.
Gli alberi erano ricurvi per via del peso che la neve esercitava su di essi; nei giorni precedenti essa era caduta in abbondanza.
La gente era coperta con abiti pesanti e tutti calzavano scarponi adatti all’occasione.
Ogni uomo o donna si accingeva a compiere le proprie commissioni.
Anche Max e Astral si erano coperti per via della temperatura bassa: Maximilian era vestito con pantaloni invernali di color marrone e ai piedi aveva scarponi da montagna che permettevano di spostarsi agevolmente sulla neve.
Egli indossava un maglione a collo alto ed era ammantato da un piumino d’oca di colore nero che lo copriva fino al mento, ovviamente non poteva mancare il cappellino di lana che si mise non appena uscirono all’aria aperta.
Astral invece era vestito con una tunica bianca e sotto di essa s’intravedevano vestiti pesanti tra i quali spiccava un pantalone color nero e un paio di scarponi anch’essi dello stesso colore.
Il suo giubbotto era di color blu scuro e copriva la maggior parte del corpo; quel giubbotto aveva un cappuccio che Astral mise appena usciti dello stabile.
I due s’incamminarono verso la loro destinazione …
Astral gli chiese: «Cosa volevi dirmi prima?».
Max rispose: «Da quando ho avuto l’incidente mi stanno capitando delle cose strane, la più bizzarra mi si presenta nel sonno».
Il maestro capì a cosa si stava riferendo Maximilian e incuriosito si mise ad ascoltarlo.
I rumori dei loro passi nella neve, per un istante, furono l’unica cosa che si udì.
Max interruppe il silenzio: «Quando mi addormento, mi ritrovo sempre nel mio paese. Là sono a mio agio. Tutte le volte vengo a contatto con una sagoma enorme della quale io non vedo la faccia e il busto, ma solamente le due enormi zampe che terminano con lunghi artigli appuntiti e inizialmente avevo terrore di questa cosa. Questa notte ho avuto ancora quel sogno, la cosa strana è che dalla sagoma proviene una voce che mi tranquillizza sulla sua natura benevola e non solo: mi ha chiesto di riferire a un certo artiglio bianco».
Astral fu sorpreso da quell’affermazione, i suoi tratti somatici lo fecero notare apertamente.
Il maestro fece un’espressione seria e continuò a camminare per raggiungere il luogo da lui precedentemente accennato.
Astral poi domandò: «Saresti in grado di ricordare quello che ti ha riferito? È molto importante che tu me lo dica, anzi: ti prego di riferirmi ogni messaggio che indirizza a me».
Max gli rispose: «Certamente. Ricordo tutto quello che mi ha detto. Ha detto queste parole: dall’altra parte - questo non mi è del tutto chiaro - c’è stata una guerra tra maghi e pare che a vincere siano stati quelli neri a discapito di quelli rossi; sono stati tutti annientati, tranne uno. Il suo nome non me lo ricordo ma sono sicuro che finisse con il rosso. Mi ha parlato di una profezia che si sta avverando e mi ha riferito che siamo giunti al punto in cui ci sarà uno scontro inevitabile; non si può più aspettare. Quello che si è raccomandato di riferirti è che hanno aperto una porta, o qualcosa di simile, in un posto dov’è stato versato molto sangue nell’antichità; ha chiesto di distruggetelo. In quel momento mi sono svegliato e non abbiamo finito il discorso».
Il maestro fu scosso, ma allo stesso tempo fu compiaciuto di quanto Maximilian gli aveva appena detto.
Il mago cercò di tranquillizzare Max e disse: «Maximilian, ci hai comunicato delle informazioni di vitale importanza; continuare può esserci di grande aiuto. Se dovesse chiederti ancora di riferire messaggi, ti prego, non esitare a farlo e soprattutto, come già ti ho detto io e ti ha ripetuto lui, non è qualcosa di cui tu devi avere paura. Lui per te sarà un grande aiuto».
I due camminarono ancora per dieci minuti e, quando arrivando poco distanti dalle case, Astral si fermò ed esclamò: «Advolo positus delectus!». Entrambi, in pochi istanti, si ritrovarono su di una montagna dove altro non c’era che neve.
Non lontano dal posto in cui erano apparsi si notò una caverna; Astral fece cenno verso di essa e poi disse a Maximilian di seguirlo.
Ambedue si diressero verso di essa ed entrati nella caverna si trovarono di fronte ad un antro di grandi dimensioni, dove al centro scorreva un ruscello.
Astral prese con le mani un po’ d’acqua e la portò alla bocca.
Dopo averla bevuta, rivolgendosi a Max, disse: «È buona. Quando sarai assetato bevi pure». E guardandosi attorno aggiunse: «È qui che inizieremo il tuo addestramento; non ti allontanare da me, non dire a nessun’altro ciò che facciamo dopo la scuola mattutina e soprattutto: cerca di attingere il più possibile alla sapienza che ti viene offerta. Detto questo, cerchiamo di utilizzare il tempo a nostra disposizione nel miglior modo possibile. Non perderò minuti nello spiegarti contro quali creature potresti combattere, farò di meglio: t’insegnerò direttamente l’uso della magia bianca in combattimento. In primo luogo impareremo come ci si difende da attacchi elementali».
Maximilian annuì.
Astral continuò la sua spiegazione: «Per proteggersi da attacchi con i vari elementi bisogna innanzitutto concentrarsi sul tipo di difesa da materializzare e in seguito pronunciare la formula magica, che in questo caso può essere detta in due modi. Il primo modo è: “elementum aqua, terra, ignis o ventus”, secondo il tipo d’elemento che si vuole usare, concatenato con defensio. Il secondo è: l’elemento che si vuole richiamare concatenando subito dopo tutela. Ovviamente a seconda del tipo d’attacco a cui si viene sottoposti si sceglie l’elemento che si deve utilizzare; ti spiego meglio: se si viene attaccati con il fuoco, per difendersi si usa l’acqua; se si viene attaccati con l’acqua, per quello che è possibile, si usa la terra, oppure si devia con l’aria; se si viene attaccati con la terra ci si difende con l’aria; se si viene attaccati con l’aria ci si difende con la terra. I quattro elementi della natura che noi maghi bianchi possiamo usare si azzerano l’uno con l’altro. Ti è chiara come spiegazione?».
Maximilian rispose: «Penso di aver capito e di poter incominciare da subito a provare».
Astral, facendogli cenno d’aspettare, disse: «Prima che tu cominci, devo prendere delle precauzioni».
Il mago si concentrò e pronunciò: «Vicissitudo niveus: infirmo effectus suavĭtas magicum; Solvo!». Delle strisce di luce vorticanti si propagarono in quell’istante per tutto l’antro, affievolendosi dopo pochi minuti.
Lo sguardo di Astral si rivolse verso il piccolo e con un cenno della testa gli fece capire che si poteva cominciare.
Maximilian si preparò e con voce ferma pronunciò: «Elementum aqua, defensio!».
Davanti a lui si alzò un enorme muro d’acqua spesso almeno due metri e alto fino al soffitto dell’antro; il rumore era assordante, sembrava una cascata poderosa la cui forza avrebbe potuto spazzare via qualsiasi nemico.
Lo stesso Astral ne fu notevolmente sorpreso e in mente sua pensò: “ se non avessi effettuato il contenimento dell’incantesimo, a quest’ora mi sarebbe toccato risolvere una situazione pericolosa. La quantità d’acqua sarebbe stata enorme in una caverna simile; probabilmente avremmo perso la vita”.
Il mago gridò: «BRAVO! ADESSO PER RILASCIARE L’INCANTESIMO PRONUNCIA LA PAROLA SOLVO ! L’INCANTO SVANIRÀ IMMEDIATAMENTE SENZA LASCIARE TRACCIA».
Max, sentito quello che il maestro gli aveva detto, formulò: «Solvo!».
La muraglia d’acqua fu assorbita dal terreno in un batti baleno e scomparve senza lasciar alcuna traccia.
Il bambino fu soddisfatto di quello che era riuscito a fare e festeggiò saltando, poi disse: «E vai! Ci sono riuscito …». Ma Astral gli fece notare che erano solo all’inizio e c’era ancora tanta strada da fare.
Il maestro decise di fargli provare la formula magica più volte, in modo che potesse padroneggiarla completamente.
Passò un’ora, nella quale Maximilian aveva appreso alla perfezione sia la formula, sia il modo di evocazione dell’elemento.
Astral lo interruppe, richiamando la sua attenzione: «Max; stiamo lavorando bene. In un’ora hai imparato più di quanto mi sarei mai aspettato. Ora però, passiamo ad un elemento diverso. Ascolta attentamente: la magia bianca si propone di manipolare la natura e di studiarla per poterla capire; più si conosce l’argomento, più si entra in sintonia con lo stesso, quindi non è questione di formule. Esse infatti servono solo per evocare l’elemento stesso e non influenzano minimamente il tipo di attacco che si sta per usare, quello viene deciso direttamente dall’anima. Ti spiego meglio: la concentrazione è molto importante; focalizza un muro d’acqua, pronuncia la formula dell’elemento accoppiata con quella dell’attacco o con quella della difesa, l’incanto si materializzerà e si comporterà a seconda di come è stato concepito da chi lo ha evocato. Dunque … È fondamentale concentrarsi su quello che si vuole materializzare. Guarda attentamente».
Astral mise il palmo delle mani all’insù e pronunciò: «Elementum ignis!».
Sul palmo si materializzò una sfera di fuoco che rimase sospesa a debita distanza dal palmo stesso.
Rivolgendosi poi verso Maximilian spiegò: «Per materializzare la sfera dunque, mi sono concentrato immaginandola e pronunciano la formula. Ignis sta per fuoco».
Smise di parlare e pronunciò: «Solvo!». La sfera svanì com’era comparsa.
Astral chiese ancora: «Hai capito cosa ho fatto?».
Max annuì e rispose: «Certo. Lei ha richiamato l’elemento fuoco, dandogli forma sferica; ha appena affermato che la forma dell’elemento viene determinata dal nostro pensiero e dalla nostra concentrazione. In seguito ha rilasciato l’incanto ed esso, com’è normale che sia, si è dissolto».
Astral ribatté: «Giusto; vedo che sei molto sveglio per avere solamente dieci anni. Ora guarda: elementum aqua!».
Sul palmo della mano rivolto all’insù comparve una sfera d’acqua esattamente uguale alla precedente, differiva solamente nell’elemento di cui era fatta.
Il maestro spiegò: «Visto! Come ti spiegavo in precedenza la forma è sempre la stessa, ma cambia l’elemento. Adesso concentrati, voglio che tu riesca a fare una figura con quattro elementi diversi; bada che siano esattamente uguali».
Egli si spostò per lasciare spazio a Maximilian, il quale si mise subito a lavorare.
Mentre l’allievo si esercitava, Astral lo teneva d’occhio ed era pronto a intervenire in caso di bisogno; ma fino a quel momento Maximilian se la cavò decorosamente.
Fu allora che i pensieri del mago andarono al discorso che i due avevano sostenuto prima d’iniziare quella giornata di duro addestramento; Astral non riusciva a credere che avessero trovato un modo per comunicare con Bithor.
Era un enorme vantaggio essere messi al corrente di quello che stava accadendo nell’altro universo; Tuttavia, quello che più lo preoccupò fu la notizia che quegli esseri erano riusciti veramente ad aprire un varco abbastanza grande da far passare molti esseri avversi. Tra i pensieri che lo affliggevano vi era anche quello di riuscire a capire in quale luogo della terra in antichità fosse stato versato tanto sangue da connettere il mondo umano ai maghi neri.
Astral aveva avuto anche la conferma della distruzione dei maghi rossi accanto ai quali aveva combattuto.
Lui conosceva il loro valore e allora le domande furono tante: come erano riusciti i maghi neri a sconfiggere i maghi rossi?
C’era un solo superstite, il mago rosso più temibile: Ivan il rosso …
Egli avrebbe voluto tanto parlargli per sapere com’era potuta accadere una cosa simile, ma al momento aveva un’enorme responsabilità: quella di badare al probabile ragazzo della profezia.
Il maestro osservò Maximilian e si ricordò la sua infanzia: anch’egli era stato un ragazzo volenteroso che tanto si era impegnato.
Il tempo però era passato velocemente e la notte si avvicinava.
Astral chiamò Maximilian e gli disse che era ora di rientrare.
I due si avviarono verso l’uscita della caverna e quando furono fuori Astral pronunciò: «Advolo positus delectus!». Dopo pochi istanti l’ambiente si distorse e divenne sfocato; ad esso si sostituì una visuale nella quale spiccavano le case dell’Asilum.
Entrambi poi si incamminarono verso l’accademia.
Astral si rivolse a Maximilian: «Max; quello che mi hai riferito è di enorme importanza, ci permetterà di organizzarci per un eventuale contrattacco». E guardandolo gli mise una mano sulla spalla.
Poi aggiunse: «Nessuno deve sapere dove stiamo andando. Se qualcuno ti fa delle domande devi essere vago, nemmeno Gerard deve saperlo. Il segreto vale anche su Bithor; riferisci pure quello che ti chiede di dirci, ma dillo solo a me. Io lo riporterò a chi di dovere e bada: lui è tuo amico, combatterete assieme questa guerra».
Max chiese come si fosse giunti a quel punto, ma Astral rispose che al tempo debito tutto gli sarebbe stato svelato.
Astral e Maximilian arrivarono davanti all’entrata dell’accademia, l’aprirono e vi entrarono, trovandosi direttamente nella sala magna dove Astral aveva tenuto il discorso d’inizio anno.
Essi si fermarono all’inizio delle scalinate e fu allora che Astral lo salutò dicendo: «Hai fatto un ottimo lavoro e personalmente penso che entro due mesi tu possa recepire i fondamenti della magia bianca. Ci vediamo domani al solito posto, solito orario, così per tutto l’anno scolastico. Adesso è ora che io esplichi alcune mansioni le quali richiedono la mia presenza. Mi raccomando la discrezione Max». E girandosi s’incamminò verso la zona adibita al corpo insegnanti.
Maximilian era molto stanco, fece le scale fino ad arrivare al sesto piano dove c’era il convitto, attraversò i corridoi ed entrò nella sua stanza dove ad accoglierlo c’era tutta la compagnia.
Il primo a porgli una domanda fu Gerard: «Max dove sei stato tutto il pomeriggio?».
Maximilian, ricordandosi la promessa fatta ad Astral, ribatté: «Sono stato con il maestro Astral che mi ha fatto studiare nella biblioteca sua personale. Sapete, tante cose interessanti sulla magia bianca e la manipolazione degli elementi. Piuttosto: a voi com’è andata?». Infine domandò.
Hamza gli esplicò com’era andata la loro giornata, quello che avevano fatto a scuola e di come li avevano caricati di compiti da portare per il giorno dopo.
Maximilian, udite le sue parole, fu sollevato di non avere compiti da fare per il giorno seguente.
Isak però gli disse: «Mi dispiace Max, i maestri ci hanno dato i compiti anche per te. Le letture da fare e le formule da imparare; è tutto segnato su questo promemoria».
Maximilian affermò: «Mi è andata proprio male. Mi toccherà fare doppio lavoro: accidenti». Prese il promemoria e lo posò sulla scrivania, si diresse verso il bagno e dopo essersi fatto una doccia, si preparò per scendere a cena assieme a tutti i suoi compagni.
I cinque arrivarono in refettorio e fecero la solita fila, durante la quale assistettero agli scherzi che gli studenti più grandi indirizzavano ai nuovi arrivati.
Essi presero dalla tavola calda il loro pasto e si sedettero al proprio posto, dove tra un boccone e l’altro si parlò dei più svariati argomenti.
Chaman raccontò di come aveva attaccato bottone con un gruppo di ragazze: «Oggi pomeriggio, quando eravamo in classe, mi sono accorto che delle ragazze mi fissavano: mi pare si chiamino, vediamo … Ah sì! Una Jennifer, un’altra Giada e infine Sofia. Mi sono avvicinato a loro e mi sono messo a parlare. In un primo momento non mi hanno filato più di tanto, ma poi Jennifer mi ha rivolto la parola chiedendomi il mio nome. Ci siamo presentati e gli ho proposto di studiare insieme il giorno seguente. Lei mi stava rispondendo, ma purtroppo il maestro mi ha cuccato e mi ha cacciato dalla classe. Peccato!».
Hamza, cercando di prenderlo in giro, dichiarò: «Sarà perché ti sei messo ad alzare la voce e tutti abbiamo sentito come ti pavoneggiavi con lei, che in verità pareva infastidita e non interessata».
Chaman ribatté: «Non capisci niente di donne, quando fanno le difficili è perché sono interessate».
Isak allora s’immischiò nel discorso: «Talmente interessata che ha fatto la spia al maestro chiedendo di allontanarti». E ridendo continuò a fissare Chaman.
Il ragazzo, un po’ offeso, fece presente: «Sì, sì, continuate pure a prendermi in giro, poi vedremo chi riderà quando mi metterò con lei».
Tutti seguitarono a sogghignare e scherzare, fin quando finirono il pasto e fu l’ora di ritornare nelle proprie stanze.
Nella solita camera semi oscura:
Un gruppo di persone, tra i quali i maestri dell’accademia, si erano riuniti; lì c’era anche la grossa sagoma che apparteneva al gran maestro Brot.
Astral chiese di poter parlare: «Gentili colleghi, ho chiesto di riunirci questa sera perché ho delle novità riguardo Bithor. In primo luogo v’informo che l’addestramento procede bene, a ritmo serrato. Sono convinto che Maximilian apprenderà le basi della magia in circa un paio di mesi; tuttavia, la cosa più importante è un messaggio che lo stesso Maximilian mi ha riferito. Come noi sospettavamo è scoppiata una guerra nell’altra dimensione, dove ad avere la peggio sono stati i maghi rossi. Essi sono stati annientati tutti tranne Ivan, che è fuggito in questo mondo. Oltre a quest’informazione mi è stato detto che loro attraversano per mezzo di un passaggio, il quale è stato costruito grazie al tanto sangue versato al suo interno nell’antichità. Ha anche aggiunto che bisogna distruggerlo prima che siano in grado di attraversare in massa; io stesso mi sono domandato dove possa trovarsi, ma non ne ho la più pallida idea».
Per l’ennesima volta una notizia sconvolse la maggior parte dei presenti, che increduli si domandarono com’era potuto succedere.
Brot allora disse: «Abbiamo bisogno di sapere dove si trova l’apertura per poterla distruggere. Facciamo delle ricerche e mandiamo delle spie in giro per poterlo scoprire».
Ovviamente tutti furono d’accordo …
Si decise che dal giorno seguente si sarebbe incominciato ad indagare, poi la loro attenzione si rivolse verso quello che era successo nel mondo parallelo: cioè sulla sconfitta dei maghi rossi.
Possibile, si domandarono, che un’intera dinastia di maghi fosse stata annientata?
E il loro gran maestro dov’era finito?
Perché si nascondeva?
Tutti questi interrogativi dovevano essere risolti …
Brot fece presente: «Tutti i convenuti a questa riunione tengano bene a mente che si renderà necessario scoprire dove si trova Ivan, ma prima bisognerà sferrare un contrattacco. Se aspettassimo ancora avranno il tempo di riorganizzarsi e ci annienterebbero com’è successo ai maghi rossi. Non possiamo permetterlo! Trovate l’apertura che hanno costruito e distruggetela. Questa operazione ha la priorità su tutte le altre e fate attenzione perché vi troverete davanti Melkore; per batterlo bisogna essere astuti e forti, in esso ci sono millenni di esperienza e non sarà così facile. Ciononostante … L’urgenza di distruggere questo passaggio impone di rischiare il tutto per tutto».
Si decise di organizzarsi in gruppi di due, sia per pattugliare i confini dell’Asilum, sia per la ricerca del collegamento con l’altro universo.
Se ci fossero state delle scoperte prima di agire bisognava attendere i rinforzi, poiché non sarebbe stata una cosa facile combattere contro i nemici.
Preso nota di quanto detto durante la discussione e convenuto che dall’indomani ogni giorno due maghi dovessero uscire dall’Asilum per fare delle ricerche, si salutarono e si diressero verso i loro alloggi.
Nella camera dove i ragazzi stavano studiando:
Nella stanza regnava un silenzio surreale e quando Maximilian si guardò intorno vide che era l’unico rimasto in piedi per finire i compiti.
Egli pensò: “bene, tutti sono andati a dormire e io non me ne sono accorto; chissà se li avranno fatti i compiti? Mah! Forse è ora che mi addormenti anch’io, incomincio a sentire la stanchezza della giornata”. Si mise poi il pigiama di color azzurrino fatto in cotone.
Maximilian si stese nel letto e dopo pochi istanti nella stanza si sentì solo il russare di Chaman.
Maximilian si ritrovò ancora nel suo paese e questa volta fu meno sorpreso, forse perché abituato oramai, forse perché rassicurato da Astral e dallo stesso Bithor che era stranamente in ritardo.
Sapeva già che di lì a poco avrebbe avuto un colloquio con la fantomatica sagoma, la quale non mostrava il suo vero aspetto.
Si sedette al suolo e guardando il panorama si gustò il tramonto che gli era rimasto nel cuore.
L’orizzonte era colorato armoniosamente.
L’arancio scuro si scontrava con l’azzurro incontaminato del cielo e la brezza piacevole che spirava in montagna sfiorava dolcemente il suo viso.
Lo spettacolo della sfera solare che s’immergeva nel confine fra cielo e terra non aveva pari.
Il tutto era accompagnato dal cinguettio degli uccelli …
Quello per lui era sinonimo di paradiso; lì la calma regnava sovrana.
Presto però il terreno incominciò a vibrare; questa volta Maximilian rimase a guardare il tramonto spensierato, non curandosi dell’avvicinarsi di quelle vibrazioni.
Quando le vibrazioni terminarono, un sospiro, insolitamente caldo, lo investì; seguì un gran tonfo.
Max, senza nemmeno girarsi, disse: «Sei arrivato Bithor».
La sagoma dietro di lui rispose: «Vedo che non corri come le volte precedenti, hai finalmente capito che non siamo nemici. Bene, vorrà dire che potremo parlare un po’ di più. Ci sono delle cose che devo spiegarti poiché c’è bisogno che tu impari determinati incanti che nemmeno l’artiglio bianco conosce».
Al sentire quelle parole Maximilian si girò e vide per l’ennesima volta una sagoma immersa nell’oscurità, s’intravedevano solamente le possenti zampe.
Si fece un’idea di che essere fosse al suo cospetto ma non volle dire niente, gli parve troppo presto per un’azione del genere. Però volle lo stesso chiedere alla sagoma perché non si mostrasse.
La risposta non si fece attendere: «Non è il momento adatto per mostrarti il mio vero aspetto. Quello che importa è che tu impari a fidarti di me come io devo fidarmi di te, causa forza maggiore. A tempo debito ti sarà tutto chiaro, anche il mio aspetto. Per ora ti saranno date le informazioni strettamente necessarie oltre che ad insegnarti incanti di difesa e offesa indispensabili a preservare la tua incolumità. Dunque … La scorsa volta ci siamo interrotti nel parlare di un passaggio che i maghi neri hanno aperto. Devono capire dove si trova e una volta scoperto devono procedere alla distruzione di esso; tuttavia … Non sarà possibile distruggerlo, almeno non per loro».
Maximilian fece una faccia strana e domandò: «Allora che senso ha trovarlo se non si può distruggere?».
La sagoma si abbassò come se si fosse seduta e a quel punto anche le possenti zampe scomparvero nell’oscurità che celava la sua figura.
Essa pronunciò: «Non ho detto che è indistruttibile, solo che i maghi bianchi non possono distruggerla poiché non possiedono forza a sufficienza per poterlo fare».
Allora Max rispose: «Come … Non hanno forza per abbatterlo! A quanto ho visto sono potenti e non solo: si vocifera che il gran maestro sia tra i più potenti maghi mai apparsi sulla terra».
Dalla sagoma provenne ancora una volta una rettifica: «È vero. I maghi bianchi sono potenti e il loro gran maestro possiede tanta forza, ma devo anche dire che non è abbastanza per alimentare l’incanto necessario a chiudere il passaggio. Sai: una volta, di sicuro, il gran maestro avrebbe potuto fare questo e altro, ma da tempo non è più lo stesso, benché non debba essere sottovalutato. C’è un solo modo per poterlo distruggere …».
Maximilian si affrettò a chiedergli: «Per favore dimmelo, io lo riporterò immediatamente a loro».
Bithor allora disse: «Non è semplice. C’è un solo essere che può fare questa cosa poiché possiede un enorme potenziale magico. In questo universo, l’unico che può fare un incanto simile sei tu Maximilian».
Max rimase di stucco, non riusciva a credere a quello che aveva appena sentito: era un bambino di dieci anni che da poco aveva realizzato dell’esistenza di un mondo parallelo fatto di maghi, creature magiche, incanti e draghi; ora gli veniva riferito che lui era l’unico in grado di sprigionare una tale potenza da poter chiudere un passaggio che univa due dimensioni.
Lo shock iniziale lasciò il posto a tanti interrogativi e allora chiese: «Com’è possibile? Io non sono in grado di usare nemmeno i fondamentali della magia bianca, come faccio per chiuderlo?».
Bithor gli rispose: «Semplice … Devi imparare l’incanto per poterlo fare, il resto lo farà il potere che alberga dentro di te. Io posso insegnarti quell’incanto, ma ci vorrà un po’ di tempo. Tu imparerai la magia con me e quando ne avrai il pieno controllo dovrai provarlo in un posto dove non arrecherai danno agli esseri viventi. Ora, visto che i maghi bianchi non potranno distruggere il passaggio, dovrai riferire del fatto che solo tu puoi chiuderlo. Sarai dunque costretto ad andare con loro nel momento in cui decideranno di attaccare. Stanne certo: il passaggio sarà ben protetto, quindi avrete una battaglia da affrontare e penso che anche Melkore abbia interesse nel non far distruggere quel posto. Dato che ti stanno cercando, e tu non hai ancora la conoscenza per poterli affrontare, penso sia meglio riferire ai tuoi amici che quando deciderete di attaccare bisognerà creare un diversivo. Melkore deve spostarsi da lì, la sola sua presenza potrebbe mandare all’aria la missione e se riesce a rintracciarti farà di tutto per poterti uccidere».
Max aveva visto di cosa era capace quell’essere e ne era spaventato, ma se Bithor riteneva necessario che quel passaggio andasse distrutto, allora non gli rimaneva che applicarsi e cercare di imparare quello che lo stesso essere aveva deciso di insegnargli.
Il modo in cui si doveva fare sarebbe stato un problema che andava risolto per gradi.
Maximilian ribatté: «Va bene Bithor; sono pronto per imparare quell’incanto, ma ho bisogno del tuo aiuto. Io da solo non ci riuscirei mai».
Le parole di Bithor tranquillizzarono Maximilian: «Io sarò sempre qui; quando tu avrai bisogno di me non dovrai far altro che chiedere e allora non potrò negarti la mia assistenza. Ma prima devi imparare come coesistere con me; impara e vedrai che non avrai pari tra i tuoi amici, verrai temuto anche dal più crudele dei maghi neri che tuttora sta cercando di ucciderti proprio per la tua pericolosità».
Max si alzò dal posto dov’era seduto e domandò a Bithor di insegnargli quell’incanto.
Il ragazzo pensò: “se posso aiutare Astral e tutte le persone che mi hanno tratto in salvo non esiterò a farlo; dopo tutto, se chiudo quel passaggio, quegli esseri non potranno più nuocere a nessuno” .
Bithor, vista la determinazione di Maximilian, acconsentì a spiegargli come doveva essere fatta quella magia.
L’essere gli disse: «Iniziamo dal come bisogna evocarlo. Prima di tutto devi concentrarti ed immaginare il tipo d’incanto che vuoi lanciare, ma penso che questo tu lo sappia già. In questo particolare caso la concentrazione deve essere maggiore, vista la portata della magia. Adesso ti darò una dimostrazione».
Seguì un attimo di silenzio, poi Bithor disse: «Guarda bene quella roccia di fronte a noi, è abbastanza grande e dovrebbe andar bene. Io tratterrò di tanto gli effetti che derivano dalla magia che sto per eseguire. Osserva …».
Dopo una piccola pausa si udì: «Solvo caelestis!». La voce echeggiò in tutto l’ambiente
La roccia emise un’abbagliante luce celeste e in un attimo essa implose su se stessa.
Il piccolo rimase stupefatto di quello che era successo e gli vennero in mente le parole pronunciate da Bithor; non poteva pensare che quello era un incanto fatto in maniera da non nuocere e quindi non al massimo della sua potenza.
Maximilian esclamò: «Quell’enorme roccia è sparita all’improvviso!».
La risposta di Bithor fu inquietante: «Quest’incanto è tra i più potenti che si possano fare, se avessi rilasciato tutto il potere che possiedo l’intero paese sarebbe stato perduto. Di certo avrai capito che se usi quest’incanto in un centro abitato dovrai fare attenzione a dosare bene la forza con cui lo liberi, altrimenti ucciderai un sacco di persone. Elabora mentalmente, rilascia la forza e pronuncia la formula; questo è il segreto. Ora puoi allenarti scegliendoti un bersaglio, io ti assisterò per tutto il tempo necessario».
Dopo quell’affermazione Max provò infinite volte ad evocare l’incanto, ma senza buon esito.
Un rumore disturbò il suo allenamento e tutto incominciò a diventare impalpabile.
Quel mondo, come le precedenti volte, stava scomparendo per lasciar posto alla stanza dell’accademia dove Maximilian riposava assieme ai cinque amici.
Il rumore proveniva dalla sveglia che la sera precedente Maximilian aveva puntato sull’orario voluto, onde evitare di far tardi alle lezioni.
Maximilian aprì gli occhi e vide che i suoi amici correvano per la stanza creando confusione nell’intento di prepararsi.
Tutti furono pronti in mezz’ora e si precipitarono verso il refettorio.
Dopo essersi rifocillati si diressero verso la classe per un’altra giornata di scuola, ma Max non riusciva a pensare ad altro che a quello di cui Bithor gli aveva parlato; doveva approfondire l’argomento e allora gli venne in mente che la scuola possedeva una biblioteca nella quale avrebbe trovato le risposte alle sue domande.
Maximilian decise dunque di farci una capatina dopo le lezioni a costo di saltare il pranzo.
Lui ormai aveva capito che in questa storia avrebbe avuto un ruolo di estrema importanza e non poteva proprio tirarsi indietro; doveva impegnarsi poiché molte persone sarebbero perite se i maghi neri avessero oltrepassato quel varco.
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Vi saluto tutti.
Ciao.
