La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.

Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

domenica 19 luglio 2015

Maximilian Arsltain “il canto dell’arcangelo”; 8° capitolo da leggere online.

Nonostante il gran caldo (35° C di temperatura cui aggiungere 80% di umidità che ha fatto lievitare la percezione del calore a circa 41° C), sono riuscito ad andare avanti col lavoro; l’ottavo capitolo del libro è stato sistemato.
Qui sotto potrete consultare l’ennesimo capitolo del libro “Il canto dell’arcangelo”.
Buona lettura:





CAPITOLO 8
IL SEGNO DEL DRAGO


I maghi e i due draghi discutevano di quanto avvenuto.
Aschcore domandò: «Cos’è accaduto di così grave?».
Wotan rispose: «Siamo appena stati in infermeria … ».
Brot insistette: «Wotan sii più esplicito; cos’è successo?».
La risposta del mago fu: «Sulla spalla di Maximilian è apparsa una strana escrescenza …».
I due draghi assunsero un’aria stranita, si guardarono in faccia e poi Brot chiese: «Che forma ha questa escrescenza?».
Astral, visibilmente preoccupato, rispose: «All’inizio era informe, a tal punto che i dottori sospettavano una malattia. Ma dopo un giorno ha incominciato a prendere una forma ben definita. A me pare che assomigli a un artiglio di drago e non nascondo che la cosa mi preoccupa».
Il drago dalle scaglie di ferro esclamò: «Che segno è questo!». Il suo volto assunse connotati inquietanti, non disse più una parola a parte emettere uno sbuffo.
Aschcore si rivolse ai maghi dinanzi a lui, pareva anch’esso preoccupato: «Quest’artiglio si trova sulla spalla destra di Maximilian?».
Dian fece cenno di sì; fu allora che il drago esclamò: «Questa è decisamente una pessima notizia!».
I maghi lo guardarono preoccupati per quell’esclamazione e a quel punto Astral chiese spiegazioni: «Maestro, la prego, si spieghi meglio».
Aschcore si rivolse a Brot: «Fratello, questo compito spetta a te. Vuoi dare tu la risposta?».
Il drago di ferro non poté che accettare e poi diede spiegazioni: «Quel segno altro non è che una testimonianza dell’avvenuto legame tra uomo e drago».
I maghi tirarono un sospiro di sollievo e dal gruppo si udì: «Meno male, pareva essere qualcosa di grave». Fu Dian che si pronunciò a nome di tutti i maghi presenti.
Ma Brot disse: «Continuate a non capire. Quello che vi sto dicendo è che tra Maximilian è Bithor si è formato un legame di sangue; sono dunque diventati fratelli di sangue e condividono lo stesso destino».
Astral ribadì: «È dunque una buona notizia questa».
Aschcore lo interruppe per contraddirlo: «Mi spiace, ma il ragazzo dovrà fare molta attenzione d’ora in avanti. Diventando fratello di sangue di un drago, qualora uno dei due perisca, l’altro fa la sua stessa fine. Questo tipo di legame non è mai stato fatto prima d’ora, poiché nessuno si era spinto così in fondo e, sinceramente, non capisco perché Bithor abbia fatto una cosa del genere».
Astral chiese ai due draghi di far capire anche a loro quello che stava accadendo.
Brot diventò serio come mai lo era stato e rivolgendosi ai maestri iniziò a spiegare: «Prestate molta attenzione … Nel mondo magico nessuna creatura unisce il proprio destino a un altro essere; è pericoloso e insensato. Qualunque cosa succeda a uno, si ripercuote sull’altro. Presumo che Bithor stia ponendo le basi per qualche tipo d’incanto da usare contro i maghi neri, ma il punto è: cosa ha in mente nostro fratello? Adesso vi esplico il motivo per il quale noi siamo preoccupati: se quel patto viene portato fino alla fine, entrambi non potranno sopravvivere in nessuno dei due mondi, poiché dalla loro unione verrebbe fuori un essere che non appartiene a nessuno dei due piani; ne deriverebbe che quell’essere scomparirebbe all’istante, portando con sé la vita di entrambi in un attimo».
I maghi furono senza parole e non si udì più nulla nella stanza.
Dopo pochi istanti Aschcore interruppe la quiete dicendo: «Pensiamoci bene … Bithor si sta unendo a Maximilian; questo gli donerà molta più forza. Ovviamente ci deve essere uno scopo in tutto questo e, in previsione del nostro arrivo nel modo magico, immagino che sia qualcosa per colpire i demoni».

****

Maximilian si ritrovò di nuovo nel suo paese.
Egli era consapevole che si trattasse di un sogno; arrivò in un prato pieno di violette, lì vide i colori armoniosi di quei fiori e si ricordò dei giochi che faceva in quel luogo quando era molto piccolo.
Si sedette su uno scalino fatto con dei tronchi di legno e continuò a scrutare il panorama.
La sua visuale si riempì di abeti e pini, una miriade di erbe rampicanti e funghi selvatici che crescevano vicino ai tronchi degli alberi.
Egli si accorse che gli uccelli svolazzavano quieti come se non lo vedessero e vide persino qualche scoiattolo che scendeva dai rami per procurarsi il cibo.
Poi i suoi occhi furono attirati da un nibbio in alto nel cielo, il suo verso echeggiò per tutto l’ambiente circostante.
Maximilian, come suo solito, si rilassava quando era immerso nella natura poiché si sentiva sempre a casa e ben accolto.
Il solito cambiamento di scenario però, annunciò l’imminente arrivo di Bithor.
Il drago d’oro non tardò a far sentire la sua presenza e il terreno iniziò a vibrare sotto i passi del drago celestiale, che presto fu al cospetto di Maximilian.
Quando i due furono abbastanza vicini si salutarono e il drago parlò per prima dicendo: «È passato molto tempo dalla prima volta che ci siamo incontrati e pare sia giunto il momento di parlarti degli effetti che ha sul tuo corpo la mia presenza».
Il ragazzo si rivolse al drago affermando: «Penso già di sapere che tipo di effetti può avere. Ho avuto un forte dolore alla spalla e, dato che io sono in tua compagnia, suppongo che sia incosciente; mi chiedo: cosa può essere stata quella dolorosa fitta alla spalla destra che mi ha fatto perdere la coscienza?». E mentre lo diceva pareva non aver nessuna idea che era l’unione con il drago a procurargli quel dolore.
Bithor spiegò a Maximilian cosa stesse succedendo: «Maximilian … Io e te stiamo diventando una sola cosa. Questo, nel linguaggio dei draghi, si chiama fratellanza di sangue. Un drago e un essere umano si uniscono in una sorta di simbiosi avanzata al punto da divenire una sola entità. Quello di cui ti ho parlato nei precedenti incontri si sta palesando; io e te stiamo unendoci in un solo essere che avrà a disposizione un enorme potere e dunque sarà in grado di affrontare l’oscuro. Se riuscissimo a scacciare quell’entità, vinceremo la guerra Maximilian; è dunque necessario andare nell’altro universo».
Maximilian provò a chiedere come avrebbero fatto, data la situazione: «Siamo nei guai. Abbiamo perso Ivan e con lui il canto dell’Arcangelo, pertanto come speriamo di uscire vivi dall’imminente attacco di Adrammalech? E soprattutto … Come riusciremo a fronteggiare i maghi neri una volta nel loro mondo? Queste domande mi frullano per la testa dal momento in cui siamo tornati dalla nostra missione in Brasile».
Il drago pareva non essere preoccupato per quello che aveva appena detto Maximilian e rispose: «Finora sono successe esattamente le cose che mi aspettavo. Dietro tutti gli avvenimenti c’è un disegno ben preciso, del quale non c’è dato sapere. Tuttavia, stanne certo … Se qualcosa accade è perché ha una sua utilità. Dunque non disperare, al momento opportuno ti sarà rivelato tutto ciò che desideri conoscere; so che queste parole sono incomprensibili per te, ma fidati come ti sei fidato finora. Le cose andranno per il meglio e in questo momento tutte le premesse per una buona riuscita dei nostri intenti sono lì, davanti a noi. Per vederli basta concentrarsi e tutto ti appare nitidamente».
Maximilian era perplesso per quella risposta e ribadì: «Parliamo di un demone che si appresta ad attaccare il nostro mondo e se riesce ad assumere la sua forma definitiva, sarà in grado di richiamare un esercito di anime spietate difficili da contrastare. Tutti i maghi bianchi sono allo stremo delle forze, in quest’ultimo anno non hanno fatto altro che combattere e il loro numero è diminuito per via delle battaglie fatte, se dovessero ancora sostenere un’altra dura battaglia penso che il risultato sarebbe disastroso; come dobbiamo comportarci e soprattutto è saggio cercare di colpire il demone?».
Dal drago provennero parole calme che rassicurarono Maximilian: «In questo momento lui non è in grado di fronteggiare una gran quantità di maghi, dunque teme voi e l’unione con Aschcore. Il vostro numero lo metterebbe in fuga; dunque aspetterà latente il momento propizio per potervi attaccare o stanare con qualche stratagemma. Di certo non rischierà di fallire la sua missione per la fretta. È spietato e astuto, terminerà prima la sua metamorfosi poi vi cercherà; tuttavia, nel frattempo manderà Melkore in cerca di vostre tracce e con lui ci saranno alcune nostre vecchie conoscenze, coloro che assieme ai maghi neri hanno attaccato i nostri clan all’epoca dell’epurazione dei draghi. È dunque consigliabile per voi rimanere nell’Asilum e solo quando sarai pronto … Solo allora potrete stanare quegli esseri cercando di sopprimerli».
Maximilian obiettò: «Ma se lui riesce a tramutarsi nel suo vero aspetto saranno guai!».
Il Drago non era preoccupato e a Maximilian quel suo comportamento parve strano.
Continuarono il loro discorso … Bithor guardò il ragazzo in faccia e gli rispose: «Non devi preoccuparti di questo, lascia pure che assuma la sua forma; ma nel frattempo è di vitale importanza che tu impari l’incanto per evocare la tua spada elementale. Con essa sarà possibile opporsi con più efficacia a loro. Allo stesso tempo approfondisci i tuoi studi inerenti alle arti magiche e non essere in pensiero per gli abitanti del vostro mondo; sono interessati alle anime non a sopprimere le persone, pertanto cercheranno di non farsi notare fin quando non saranno sicuri che tutti gli ostacoli siano stati rimossi. Solo allora si paleseranno e con il terrore cercheranno di costringere gli uomini a consegnare le loro anime. Fino a quel momento opereranno nell’ombra cercandovi instancabilmente, ma quando il demone avrà assunto la sua forma finale allora aspettatevi un attacco volto ad attirarvi nel posto prescelto e, poiché sarà sicuro di potervi battere, farà in modo che l’attacco sia molto rumoroso, affinché voi possiate vederlo e accorrere in quel luogo. Ovviamente sarà un pretesto per potervi rintracciare e colpire. Per quel momento tu dovrai essere pronto e più studierai, più possibilità avrai di uscirne vivo; dunque riferisci ai maestri di non cercare il demone per finirlo adesso, esso di certo non è uno sprovveduto e non si lascerà trovare facilmente. L’unico che potrete rintracciare sarà Melkore, il quale tenterà di attaccarvi alla prima occasione».
Maximilian capì che Bithor aveva in mente un piano ben preciso, allora non fece più nessuna domanda, annuì e gli disse: «Va bene, in questo caso non mi rimane che riferire al maestro Astral».
Il drago però aggiunse: «Prima che ci salutiamo devo metterti al corrente di alcune notizie che riguardano il demone … Esso è ancora nel secondo stadio della sua mutazione e per passare al terzo stadio ci vorranno Almeno quattro o cinque mesi. Prima di quel tempo non si farà vedere, dunque avete un buon lasso di tempo per organizzarvi».
Maximilian stava ascoltando il drago con interesse.
Bithor aggiunse ancora: «Quel dolore alla spalla destra che tu senti si calmerà non appena il tuo corpo si abituerà; non spaventarti, è normale che ci sia del rigonfiamento. Esso diminuirà col tempo, fino a lasciare solo la forma che testimonia la mia presenza». E appena detto quello, tutto l’ambiente attorno a loro incominciò a sfumare, lasciando il posto al soffitto dell’infermeria.

****

Maximilian si era svegliato, si guardò intorno e vide un ambiente che ormai gli era diventato familiare.
L’infermiera, che si stava avvicinando per controllare le sue condizioni, notò che il ragazzo si era svegliato e gli domandò: «Come ti senti Maximilian?».
Lui gli sorrise e rispose: «Mi sento bene adesso». E in seguito si portò la mano dietro la sua spalla destra, andando a toccare il grosso cerotto applicato sulla zona.
In effetti, egli non sentiva alcun dolore in quel momento e provando ad alzarsi vide che si riusciva a muovere agevolmente.
Maximilian mosse il suo braccio destro per vedere come reagiva la ferita, essa pareva non influenzare minimamente i suoi movimenti.
Il dottore, visto il risveglio di Maximilian, si avvicinò e subito si mise a visitarlo, poi gli chiese: «Allora giovanotto … Come stai?».
Anche a lui fu data la stessa risposta che in precedenza era stata data all’infermiera: «Bene; pare che non ci siano problemi anche nei movimenti. Non sento più dolore e non provo alcun fastidio, a parte il cerotto».
Il medico fu compiaciuto, lo fece scendere dal letto e gli chiese di provare a camminare.
Maximilian fece subito quello che gli era stato chiesto; dopo essersi messo le ciabatte s’incamminò seguendo una linea retta, senza mai perdere l’equilibrio.
Dopo quella prova il dottore capì che non aveva riportato nessun danno e allora gli comunicò: «Maximilian … Se domani non riscontro dei problemi, tra una settimana ti dimetto; è però necessario che osservi un certo periodo di riposo. Una volta uscito da qui, niente allenamento per almeno una settimana e tutti i giorni dovrai venire a farti visitare da me nel primo mattino».
Maximilian annuì e poi aggiunse: «Farò come mi dice, dottore».
Il dottore gli mise una mano sulla spalla e disse: «Riguardati Maximilian; so che sarà un sacrificio per te non muoverti, ma finché non capisco cos’è successo non posso farti fare delle cose che potrebbero risultare pericolose per la tua salute. Adesso cerca di riposare, i giorni passeranno presto vedrai». E dopo aver detto quelle parole si allontanò con l’infermiera.
Maximilian, monitorato da alcune macchine mediche, si sdraiò sul letto e dalla finestra intravide l’esterno dell’accademia; era una splendida giornata e il sole alto nel cielo illuminava imperiosamente tutto, nulla risultava più bello e rilassante dei raggi solari caldi e luminosi che si scontravano con le piante e il terreno.
Il suo sguardo si fermò su un calendario appeso alla parete: l’indomani avrebbe compiuto il suo undicesimo compleanno e subito gli tornò in mente la festa che l’anno precedente aveva fatto a casa sua, nel suo paese.
Si era divertito tantissimo, i nonni gli avevano preparato una festa con i fiocchi: mignon di tutti i tipi, stuzzichini, bevande frizzanti e infine la torta fatta con pan di spagna e marzapane, guarnita con dell’ottima panna e crema pasticciera.
Subito pensò che sarebbe stato bello avere lì i suoi amici: Hamza, Chaman e Isak, con i quali aveva stretto un’amicizia fraterna; poi, guardando verso il corridoio, vide spuntare due sagome.
Esse si stavano dirigendo verso l’infermeria e dopo poco comparvero Gerard e Corine.
I due si avvicinarono al letto e Gerard affermò: «Ogni volta che succede qualcosa, io devo venire a trovarti in infermeria. Mi domando se questa storia finirà prima o poi».
Maximilian gli sorrise e rispose: «Non credo che possa finire finché c’è questa situazione. Di certo non mi aspetto che i loro tentativi di attaccarci finiscano qui, presto si faranno vivi e penso che Melkore si stia organizzando per scovarci nuovamente. Quello che noi dobbiamo fare e sotto i nostri occhi; non ci rimane che diventare più forti e cercare di colpirli per evitare che colpiscano prima loro».
Corine e Gerard si guardarono in faccia, poi la ragazza chiese a Maximilian: «E come pensi di affrontare un essere che ha quasi distrutto la razza dei draghi e annientato i maghi rossi?».
Maximilian sorrise come mai aveva fatto prima di quel momento e la sua risposta fu chiara: «Semplicemente con il vostro aiuto. È tutto quello che mi serve …».
Ma i due non la pensavano allo stesso modo e a farglielo notare fu Gerard: «Forse hai dimenticato che siamo solo dei ragazzi, per giunta noi non conosciamo incanti potenti per contrastare esseri forti come quelli. Se facessimo una cosa del genere, saremmo tutti uccisi».
Corine annuì e poi aggiunse: «Tu non hai visto quanto possono essere spietati e quanto sono potenti. Ma io ricordo bene come si sono comportati quando ci attaccarono: non ebbero pietà di nessuno, compreso i piccoli e gli animali e alla fine io rimasi sola; mentre un demone stava per finirmi Ivan si eresse in mia difesa, riuscendo a salvarmi. Pertanto, Maximilian, non fronteggiare questi esseri; sono decisi a tutto e di certo non ci  metteranno tanto a togliersi di mezzo un ragazzino come te».
Maximilian non era affatto scoraggiato e nemmeno spaventato, oramai ne aveva viste di tutti i colori in un anno.
Il suo pensiero costante andava alle molte persone che avevano perso la vita per proteggere l’Asilum, tra questi lo stesso Ivan.
Maximilian guardò deciso Corine e poi gli chiese: «Ho bisogno del tuo aiuto. Mi daresti alcune informazioni sui maghi rossi, in particolare sul tanto temuto canto dell’arcangelo?».
La ragazza annuì e poi disse: «Certo, per quello di cui io sono a conoscenza non c’è problema; posso riferirlo tranquillamente».
Maximilian allora fece una domanda più specifica: «Ti prego dimmi anche dei poteri dei maghi rossi».
Corine si sedette su una sedia accanto al letto e Gerard, anch’egli curioso, si sedette di fronte a lei.
Corine iniziò a esporre ai due suoi amici che tipo di poteri avessero i maghi rossi: «Da dove comincio … Ecco … Dunque … Prima di tutto, suppongo che qualcosa vi sia stata detta a riguardo dei maghi rossi, ma vi parlerò come se voi non foste informati di nulla. I loro poteri derivano da una sorta di accordo fatto con esseri superiori: gli Arcangeli, i quali s’impegnano a soccorrerli unicamente se si trovano al cospetto di un demone malvagio. Per quanto io ne sappia si confrontavano con loro quotidianamente e di certo non avevano paura; viceversa i demoni parevano avere qualche problema ad affrontare questa tipologia di maghi, hanno sempre cercato di evitare lo scontro diretto fino a quel fatidico giorno. D’un tratto ci attaccarono e inspiegabilmente i maghi rossi non poterono più usare il loro attacco di maggiore potenza; nessuno riuscì a spiegarsi il perché. All’improvviso non riuscirono più a contrastarli; i maghi che per anni avevano osteggiato quegli esseri oscuri, furono spazzati via in un solo istante». 
Corine si fermò un attimo, poi, dopo aver ripreso fiato, continuò: «Per anni i maghi rossi avevano contribuito alla stabilità del mondo magico, alla fine fu chiaro l’inganno in cui eravamo stati attirati: i maghi neri, con l’aiuto dei demoni, ci attirarono nel vallo antico, in una zona a nord, e una volta entrati nella fortezza che doveva ospitare la riunione, ci attaccarono; inutile dire che tutti furono abbattuti. Una intera stirpe di maghi, i quali avevano minuziosamente studiato tutti i poteri degli stregoni neri e addirittura catalogato le bestie oscure secondo la loro gerarchia e pericolosità, fu distrutta. Il libro è custodito gelosamente nella roccaforte dei maghi rossi, nascosta da alcune montagne e dalla vegetazione. I maghi neri non riuscirono mai a rintracciarla e, a tutt’oggi, penso la stiano cercando ancora».
Maximilian fu incuriosito da quelle parole e provò a chiedere spiegazioni più approfondite sull’argomento: «I maghi rossi avevano informazioni su tutti i demoni presenti nel loro mondo?».
Corine annuì, poi Maximilian chiese ancora: «Ricordi con precisione questo libro?».
La ragazza rispose: «Assolutamente no, quello di cui vi ho parlato è un insegnamento di Ivan. Quel libro era tenuto nascosto gelosamente e nessuno poteva consultarlo, a parte il gran maestro; ma tutti i maghi conoscevano la gerarchia di quell’entità diaboliche, persino io ne conosco alcuni».
Gerard allora s’intromise nel discorso chiedendo: «Corine, tu ricordi tutte queste cose nonostante l’età che avevi?».
Lei, non facendo una piega, replicò: «Non ricordo nulla di quell’età, ma dopo aver vissuto con Ivan per così tanto tempo ho appreso molto di quegli avvenimenti. Vi confermo che il libro contiene tutta la gerarchia dei demoni, la loro ubicazione e le informazioni sul loro signore; persino dove si è nascosto».
Gerard esclamò: «Nascosto!». Poi domandò: «Possibile che si nascondano?».
Corine accennò un sorriso e poi gli disse: «Non hai capito il significato della parola. Nascosto vuol dire che ognuno di loro si avvale di un involucro, dentro il quale i demoni si sviluppano fino ad assumere le loro vere sembianze. Nel caso del loro vero signore questo non è avvenuto poiché l’involucro che ha scelto è estremamente malvagio, al punto da eguagliarne l’oscurità e in effetti a tutt’oggi egli occupa il posto di regnante tra i maghi neri».
Maximilian fece un nome: «Landolfo».
Corine annuì confermando quello che l’amico aveva appena detto: «Esatto. Egli regna da molto tempo, poiché in simbiosi con il demone non invecchia ed è immune alle malattie. Purtroppo, la mia conoscenza di questo argomento finisce qui poiché non ho mai letto il libro di cui vi parlavo; sono tutte parole che ho sentito dal mio maestro».
Maximilian allora gli disse: «Quello che tu ci hai detto finora ci sarà d’aiuto, ci puoi giurare. Ma se riuscissimo a capire in cosa consiste esattamente l’incanto di cui ha parlato Ivan, potremo tentare di riprodurlo».
Corine fece una smorfia, poi corresse Maximilian: «Impossibile. Nessuno ci è mai riuscito e noi parliamo di un incanto proibitivo persino per alcuni maghi rossi, figuriamoci per i maghi bianchi addirittura alle prime armi».
Gerard diede ragione a Corine dicendo: «Max, quell’incanto è fuori portata, non possiamo riprodurlo. Dovremo cercare di concentrarci su quelli della magia bianca piuttosto».
Maximilian annuì e poi disse: «Probabilmente avete ragione, ma mi piacerebbe capire di cosa si tratta precisamente».
Corine gli ripeté: «Ti ho già in parte detto di cosa si tratta: un arcangelo, con il quale in precedenza si è fatto un accordo, concede la sua protezione al mago in questione, ma quello che accade durante l’incanto io non l’ho mai visto. Si parla di un incanto leggendario, del quale solo i più forti maghi rossi possono usufruire, non prima di aver acquisito tutti i segreti della magia rossa. Questo è tutto quello che posso dirvi, altro non so».
Fu allora che Maximilian propose: «Quando sarà il momento noi cercheremo di saperne di più».
In quell’istante giunsero in infermeria i maestri dei ragazzi.
Quando arrivarono vicino al letto e videro che Maximilian si era svegliato, tutti furono contenti.
Astral si rivolse a Maximilian: «Caro ragazzo … Come al solito ci fai prendere dei grossi spaventi. Come ti senti adesso?».
Maximilian rispose: «Bene, grazie maestro; non sento alcun dolore e sono pronto per iniziare questo nuovo anno».
Il mago gli fece notare: «Ti ricordo che è il quindici d’agosto e dunque mancano ancora quindici giorni all’inizio del nuovo anno accademico, infine … Domani non è forse il tuo compleanno?».
Il ragazzo annuì, allora Astral aggiunse: «Dunque non preoccuparti del lavoro, riposati e pensa a rimetterti il prima possibile. Solo allora potremo parlare di quello che tu hai appena detto. Per quanto riguarda il tuo compleanno, dubito che il dottore ci permetta di portarti qualsiasi cosa, ma vedremo di convincerlo a essere almeno un po’ indulgente».
Maximilian ribatté: «Vi ringrazio per il pensiero, ma non ci tengo. Penso di poter rinunciare a una festa dopotutto e, a essere sincero, tengo di più alla vostra compagnia».
Un sorriso solcò il viso di tutti i presenti; di seguito l’infermiera, che vide tutto quel trambusto, si avvicinò e fece presente che Maximilian doveva riposare se si voleva rimettere in fretta.
I maghi si congedarono da lui e lo lasciarono tranquillo, lo stesso fecero Gerard e Corine dirigendosi verso l’esterno dell’accademia.
Maximilian rimase da solo e si distese sul letto, ma guardando all’esterno non riusciva a pensare ad altro che alla giornata splendida che in quel momento si stava perdendo: aveva voglia di uscire.
Tuttavia, capiva che il dottore non l’avrebbe mai permesso e dunque gli toccò aspettare.
Guardando poi il soffitto si rammentò di tutti i guai che Chaman aveva fatto durante il precedente anno scolastico e un sorriso solcò anche il suo viso; non vedeva l’ora di rivederli i suoi amici, gli mancavano e nella sua mente si fece largo un pensiero: quello di aver trovato una nuova famiglia.

***

Nel sottosuolo, in una stanza illuminata da una flebile luce proveniente dalle torce appese al muro, due voci si udirono indistintamente.
La prima si rivolse verso l’essere con cui interloquiva: «Questa storia sta diventando sempre più ingarbugliata».
La voce era familiare, possente e imperiosa, pareva proprio quella del drago Aschcore.
Anche la voce dell’altro essere era nota e di sicuro apparteneva a Brot, il quale gli rispose: «Incomincio a essere preoccupato per il ragazzo, quel segno è l’evidente palesarsi della profezia custodita da noi draghi».
Nel buio si distinsero le loro sagome; erano nella stanza dove non molto tempo prima avevano parlato con tutti i maestri dell’Asilum.
Uno di fronte all’altro si guardavano negli occhi.
Aschcore disse: «Non riesco a immaginare come finirà. Ma una cosa è certa: ci dobbiamo sbrigare. Il ragazzo va formato nel migliore dei modi e deve essere in grado di affrontare i nemici, poiché presto giungerà il tempo che lui trapassi e faccia visita al mondo magico».
Brot però obiettò: «Di certo non possiamo mandare un ragazzo di quell’età da solo in pasto ai demoni; benché ci sia con lui Bithor, questa volta non me la sento di ritenerlo come unico baluardo contro la conquista di questo mondo. Certo, questa storia deve finire; troppo tempo è passato dal suo inizio e troppe anime sono andate perse. I demoni vanno ricacciati; tuttavia, non riesco a comprendere perché nostro fratello si ostini a voler accelerare i tempi. Unirsi addirittura in un unico essere con un cucciolo di uomo. Perché sta succedendo? Eppure dovrebbe sapere quali saranno gli effetti su entrambi. Questo suo gesto non rimarrà senza conseguenze».
Aschcore aggiunse: «Fratello; non possiamo permetterci di pensare in questo momento, dobbiamo agire. Possiamo solo limitarci a proteggere quel ragazzo in previsione del giorno in cui si troverà faccia a faccia con chi sappiamo noi». Poi il drago dalla folta chioma si accorse di qualcosa e disse: «Hm … Penso già d’aver intuito le tue intensioni. Vuoi andare nel mondo magico per coprire le spalle a Maximilian e Bithor; Vero?».
Il drago dalle scaglie di ferro annuì e rispose: «Come potrei fare il contrario. Stiamo parlando di una battaglia che porrà fine ad anni di tirannia e, se tutto si risolve per il meglio, otterremo la pace tanto desiderata. Adesso che sappiamo dei due cuccioli di drago, abbiamo ancora più responsabilità e, di certo, non mi posso sottrarre a questa vicenda; devo andare fino in fondo».
Aschcore allora gli propose: «Perché non mandarci me? Io posso aiutare Bithor e il piccolo, oltretutto è da tanto che non scruto quel mondo e mi piacerebbe rivederlo».
Ma Brot fece intendere che non sarebbe bastato uno di loro: «Aschcore, non basterai solo tu. Questa volta dobbiamo farlo entrambi; è in gioco il destino di tutti gli esseri viventi».
Aschcore fece un cenno di accordo e in seguito disse: «Purtroppo devo confermare le tue parole; in quel mondo ci saranno tutti ostili, a parte la resistenza. Dovremo scontrarci con i due demoni, luogotenenti dell’oscuro, e il problema è che non sappiamo se il ragazzo sarà in grado di sopportare tutto il peso della situazione e del potere che Bithor gli sta conferendo. Tuttavia, il pericolo che incombe su questo mondo ha la priorità . Di certo non ci attaccheranno prima che Adrammalech, il terzo luogotenente dell’oscuro, sia mutato completamente. Pertanto, a occhio e croce, avremo a nostra disposizione ancora quattro o cinque mesi per organizzare un piano efficace volto alla sua soppressione».
Brot, anch’egli d’accordo, aggiunse: «Sono consapevole di questo e sono disposto a tutto per scongiurare quel pericolo».
Aschcore sottolineò: «Nel momento in cui ci attaccherà se la prenderà con un centro abitato pieno di gente così da costringerci a intervenire per bloccarlo. Ci saranno parecchi punti da chiarire; in primo luogo come fare per non essere visti dagli umani, che per il momento non devono assolutamente sapere della nostra presenza. Poi ci sarà da stabilire il modo in cui lo combatteremo e di certo non sarà una cosa semplice, dato  che ci ritroveremo di fronte anche i suoi scagnozzi … E penso di non doverti ricordare di cosa stiamo parlando».
Brot in quell’istante percepì una strana presenza ed esclamò: «Uh!». Si rivolse verso Aschcore e gli chiese: «Hai sentito anche tu?».
Il drago dalla folta chioma rispose: «Certo, si stanno già muovendo. Dieci sono gli esseri che sono apparsi in questo momento». Ci pensò un po’ su e aggiunse: «Dove possono mai aver costruito questo passaggio; dobbiamo saperlo a tutti i costi e fare di tutto per chiuderlo o, quantomeno, renderlo inefficace».
Il drago si girò verso la porta dell’antro dove stavano parlando e continuò dicendo:  «Fratello, è ora per me di recarmi presso il mio rifugio; se le cose si mettessero male per uno di noi, l’altro, come al solito, andrà in suo aiuto. Io ho due cuccioli di drago da addestrare e soprattutto da proteggere se non vogliamo vedere la nostra razza scomparire dal creato». E detto quello, svanì d’incanto in un polverone che subito dopo si dissolse.
Brot era rimasto da solo in quella grande stanza e guardando anch’egli verso l’entrata emise uno verso appena udibile.

***

Erano ormai passati sei giorni da quando i due draghi avevano tenuto quel discorso.
Le belle giornate si susseguivano una dopo l’altra.
Il sole splendeva alto in cielo e la gente incominciava a rientrare dalle vacanze; in effetti era prossima l’apertura dell’accademia e le famiglie incominciavano a riempire tutte quelle case che in precedenza erano state lasciate vuote.
I bambini scorrazzavano di qua e di là e tutti ne gioivano.
Maximilian dalla sua stanza iniziò a sentire delle voci provenire dal parco lì di fronte e il suo viso fu solcato da un sorriso; già pensava al rientro dei suoi amici.
La sua ferita non gli faceva alcun male e, addirittura, non sentiva fastidio.
Quel giorno sarebbe stato dimesso dall’infermeria, infatti, durante la sua degenza non si era verificato nessun altro evento che potesse far presupporre a un pericolo di vita.
Due figure vestite con il camice bianco si avvicinarono a lui; erano il dottore che lo aveva curato e l’infermiera.
L’uomo si rivolse a lui dicendo: «Allora Maximilian; sei pronto per ritornare nella tua stanza e incominciare un nuovo anno scolastico?».
La gioia di Maximilian fu palese; il suo viso s’illuminò e subito dopo esclamò: «Ci può contare! Quest’anno intendo apprendere nuovi incanti e di certo diventerò più forte».
Il dottore gli sorrise, lo steso fece l’infermiera; in seguito il medico affermò: «Inizia a prepararti, non appena tuo fratello Gerard e Corine saranno qui, farai ritorno alla tua stanza».
L’uomo gli consegnò alcuni documenti e aggiunse: «Questi dalli al maestro Astral. Lui provvederà a conservarli con cura, in modo che se ci dovesse essere la necessità di visionarli, potrà trovarli facilmente».
Maximilian annuì, prese i documenti e li mise nello zaino, assieme a tutti i suoi effetti personali.
Proprio in quell’istante, in lontananza, si videro Corine e Gerard; quando furono vicini al letto, Gerard disse: «Allora Maximilian … Andiamo: c’è una sorpresa che ti aspetta!».
Maximilian assunse un’aria incuriosita e provò a chiedere: «In cosa consiste questa sorpresa?».
Gerard rispose: «Vieni e lo vedrai».
Maximilian li seguì e dopo aver salutato i dottori e l’infermiera, i quali si raccomandarono con lui di non tornare più poiché non volevano più vederlo lì, si dileguò dietro la porta dell’infermeria.
I tre stavano percorrendo il corridoio che li avrebbe condotti alla loro stanza, Maximilian provò a chiedere a Corine di cosa si trattasse ma anche lei fu vaga e gli disse: «Mi dispiace Max, ma dovrai scoprirlo da solo; pazienta solo un attimo e vedrai».
Erano quasi giunti nella zona insegnanti e mentre si accingevano a oltrepassare l’aula magna, da lontano si vide una sagoma che sembrava un ragazzo della loro stessa età.
Man mano che si avvicinavano a lui Maximilian vedeva una persona familiare.
La sua voce risuonò inconfondibile: «Non posso lasciarti un attimo che ti ficchi nei guai; vero Maximilian!». Quella voce apparteneva proprio ad Hamza.
Egli fu felice di vedere il suo amico e quando furono vicini si abbracciarono come due fratelli.
Maximilian gli chiese: «Quando sei arrivato?».
Hamza rispose: «Ehm … Sono arrivato nemmeno un’ora fa. Devo dire che sono passate in fretta le vacanze. Ma piuttosto … Dimmi … Cosa ti è successo; possibile che l’infermeria sia diventata la tua seconda casa?».
Maximilian non poteva riferire quello che era successo, poiché il maestro Astral gli aveva imposto il più stretto riserbo sui fatti avvenuti.
Lui ribatté: «Sono acciacchi di stagione, niente di più».
A Maximilian pareva strano che Hamza fosse ritornato con otto giorni di anticipo; la scuola infatti, doveva iniziare proprio tra otto giorni e allora fece una domanda: «Ma dimmi: come mai sei in anticipo?».
L’amico rispose: «In genere tutti gli alunni si presentano con almeno una settimana di anticipo in convitto. Ci sono da sistemare faccende burocratiche, tipo perfezionare l’iscrizione e poi mettere a posto tutti i propri effetti personali, etc. Però mi stupisce che non ne eri al corrente; nelle mie lettere vi ho scritto chiaramente il giorno e l’ora del mio arrivo».
Gerard disse: «Ehm … È colpa mia; non ho voluto dirlo a Maximilian; visto che era ricoverato in infermeria mi sono permesso di fargli una sorpresa». Egli guardò Maximilian e aggiunse: «Spero che non ti sia offeso Max».
Maximilian fece un sorriso e rispose: «Non ti preoccupare, di certo non c’è quel rischio … Anzi, sono contento; è stata veramente una bella sorpresa». In seguito chiese ad Hamza: «Ma dimmi … Come sono andate le vacanze?».
Il ragazzo, la cui abbronzatura testimoniava la sua permanenza al mare, rispose: «In linea di massima direi che è andata bene; mi sono rilassato e allo stesso tempo ho continuato a ripassare le nozioni apprese durante lo scorso anno accademico. Poi a un certo punto devo dire che ho sentito la mancanza della scuola». E mentre lo diceva, una smorfia di compiacimento apparve sul suo viso.
I suoi amici notarono che Hamza era cresciuto in altezza e i suoi lineamenti avevano subito un leggero cambiamento: i capelli erano corti e di colore castano chiaro; il suo naso era leggermente allungato, le guance erano rosse, gli occhi marroni e il viso tondeggiante; la sua corporatura era esile e le sue orecchie parevano leggermente a sventola.
Hamza era vestito con una camicia di colore bianco, con gli ultimi due bottoni slacciati, forse per non avere quel senso d’oppressione che si ha quando un indumento è stretto troppo al collo.
Aveva delle bermuda di color panna e ai piedi aveva dei calzari di colore marrone chiaro.
Hamza mise una mano nel suo zaino, tirò fuori dei pacchettini che poi consegnò sia a Maximilian sia a Gerard.
«Prendete … Sono dei pensierini che vi ho portato dal mio  paese. Vi saranno molto utili durante l’inverno».
I due fratelli ringraziarono e Hamza, come si conviene, fece presente che non era nulla.
Egli poi si rivolse a Corine e chiese: «Lei è una nuova studentessa?».
Maximilian gli rispose, scusandosi per non averli presentati prima: «Oh! Scusa Hamza; ma la felicità di rincontrare i miei amici è tanta da farmi scordare le buone maniere». Si girò verso Corine e fece le presentazioni: «Lei è Corine e sarà con noi, nella stessa nostra classe d’ora in poi».
Hamza gli tese la mano destra e disse: «Piacere di fare la tua conoscenza Corine».
Corine ricambiò dandogli la mano e rispondendogli: «Il piacere è il mio». Lei sorrise e poi aggiunse: «Avremo modo di conoscerci meglio durante l’anno scolastico».
Hamza confermò quelle parole: «Senz’altro. Dovremo studiare un intero anno, uno accanto all’altro, pertanto non mancheranno i momenti in cui ci potremo conoscere meglio».
Il ragazzo si rivolse a Gerard e chiese: «Allora, cari ragazzi, volete aprire il pacchetto che vi ho appena consegnato?».
I due fratelli fecero cenno di sì, poi si apprestarono a togliere la carta da regalo che faceva da involucro al dono ricevuto.
Il pacco conteneva una sciarpa.
Maximilian l’aveva ricevuta di color bianco e nero e con dei ricami tipici dei posti di provenienza del manufatto; sembravano disegnati a mano su di essa.
Quella di Gerard era di colore rosso e bianco; anche su di essa c’erano degli splendidi disegni.
I due ringraziarono Hamza dicendo quasi simultaneamente: «Grazie. È stupenda. Di certo quest’inverno ci sarà utile».
Hamza gli rispose: «Ho pensato che vi sarebbe piaciuta e, visto che il freddo dei mesi invernali in questo posto è particolarmente intenso, non ho esitato a prenderle».
Dopo quelle parole egli disse: «Vogliamo avviarci verso il convitto, a quest’ora saranno arrivati parecchi studenti e magari anche Isak e Chaman».
Gerard fu d’accordo e Maximilian non stava nella pelle al pensiero di rivedere i suoi due amici dopo due mesi di vacanza.
Il rumore dei passi disturbò i ragazzi che stavano discutendo.
Astral e Wotan si stavano avvicinando e con loro c’erano due censori: Igor, che era una vecchia conoscenza di Maximilian e dei suoi compagni, e una donna, che doveva essere un censore degli alloggi femminili.
Si fermarono di fronte a loro e Astral si rivolse a Maximilian: «Oh … A quanto pare il nostro Maximilian è stato dimesso oggi dall’infermeria». Smise un attimo di parlare e poi continuò: «Sono felice di rivederti di nuovo in giro per l’accademia; adesso però, spero che tu non ci faccia preoccupare più».
Maximilian gli rispose: «Maestro … Da questo momento in poi le prometto che cercherò di farvi preoccupare il meno possibile».
Astral gli poggiò una mano sulla spalla e disse: «Siamo nel bel mezzo dei preparativi per l’accoglienza degli alunni. Stanno arrivando tutti, dunque è un periodo impegnativo per noi; ma non temete, presto ricominceremo a insegnare. Dunque, godetevi questi cinque giorni di pace rimasti». Poi si rivolse a Corine e affermò: «Corine, siamo venuti per presentarti la responsabile del convitto femminile». Si girò e, facendo cenno verso la donna al suo fianco, dichiarò: «Questa signora si chiama Ingrid e ha il compito di portarti nella tua nuova sistemazione; ovviamente sarà per te una migliore soluzione, in quanto in quel posto ci sono tutte ragazze della tua età. Com’è successo anche per Maximilian e Gerard, sarai alloggiata in una stanza di cinque persone dove troverai le tue nuove compagne di classe».
La signora si presentò: «Piacere, io mi chiamo Ingrid e ti mostrerò il tuo alloggio. Il maestro mi ha detto che sei stata momentaneamente alloggiata nei loro appartamenti … Se tu permetti, ti aiuterò a portare i tuoi effetti personali nella nuova stanza».
Corine guardò Astral, che gli fece cenno di fidarsi, poi rispose: «Va bene, possiamo andare quando vuole».
Ingrid gli fece capire che era proprio ora di andare e Corine salutò i ragazzi e i maestri dicendo: «Ok, io vado a vedere il mio nuovo alloggio; ci si vede più tardi».
I ragazzi e i maestri salutarono a loro volta Corine che s’incamminò lungo le scalinate, le quali portavano verso il convitto; lei si girò ancora un’ultima volta e rivolgendosi a Gerard disse: «Gerard, noi ci vediamo al solito orario nel giardino dell’accademia».
Gerard annuì e rispose: «D’accordo».
Il censore e Corine, infine, scomparvero dietro una porta che portava al piano superiore.
Astral poi si rivolse ai tre ragazzi: «Signori; le cose stanno ricominciando come l’anno scorso. Mi raccomando: studiate e siate corretti. Io e il maestro Wotan dobbiamo svolgere alcune mansioni con Igor, ma per voi non sarà un problema andare a riprendere la vostra roba e portarla nella stanza; vero?».
Tutti e tre annuirono.
Hamza rispose: «Maestro ci andrò anch’io per dare una mano e, poiché le mie cose sono già state sistemate, lo farò volentieri».
Il maestro sorrise e gli indicò la strada aggiungendo: «Andate pure e fate attenzione. Ricordate che da oggi riprende la mensa, alle tredici sarà servito il pranzo in refettorio; siate puntuali».
I ragazzi fecero intendere che sarebbero stati precisi e, dopo aver salutato, s’incamminarono verso la zona dei professori.
Anche i maestri e il censore svanirono tra i corridoi dell’accademia; la scuola si stava ripopolando e l’anno nuovo stava per iniziare.
Maximilian, Gerard e Hamza presero i bagagli e si avviarono verso la stanza che per due mesi era rimasta vuota; pensarono che dovesse essere piena di polvere perché nessuno l’aveva curata ma Hamza gli testimoniò che la camera era in condizioni perfette, c’era stato personalmente a mettere a posto i suoi bagagli poco prima, dunque l’aveva trovata come sempre: pronta ad accogliere i suoi occupanti.
Arrivarono di fronte alla porta ed ebbero una strana sensazione; lì avevano passato un anno intero e ne avevano combinate di tutti i colori.
Ci entrarono e, in effetti, la trovarono pulita; Maximilian e Gerard misero tutto a posto, in seguito uscirono sul balcone che dava verso il giardino e videro una buona quantità di alunni i quali salutavano i propri genitori e poi si avviavano verso il convitto.
Tra loro cercarono di scorgere i due amici che mancavano, ma pareva che quel giorno non si sarebbero fatti vivi.
Maximilian provò a domandare: «Ma di Chaman e Isak non si sa nulla?».
Hamza lo guardò e gli rispose: «Le mie ultime informazioni su di loro risalgono alla partenza per le vacanze, poi nessuno dei due si è fatto sentire. Evidentemente avranno avuto da fare, oppure si sono dati alla pazza gioia. Chi lo sa …».
Tutti sorrisero, poi Gerard fece una domanda: «Chissà se Chaman ha messo la testa a posto?».
Maximilian pensò a quello che aveva combinato Chaman l’anno precedente, soprattutto alla festa di primavera quando il ragazzo aveva fatto pesanti apprezzamenti sulla regina delle fate e scoppiò a ridere.
Hamza riuscì a parlare a fatica: «Per favore Maximilian, non dirmi il motivo per cui stai ridendo perché lo immagino».
Gerard fece notare: «In verità anche tu l’anno scorso ci hai fatto visitare una bella gelateria a inizio anno scolastico; ti ricordi?».
Hamza divenne rosso, poi ammise: «D’accordo, ammetto di aver fatto qualche cavolata anch’io ma a mia discolpa devo dire che non conoscevo ancora il posto, dunque era normale che mi sarei potuto sbagliare».
Maximilian disse: «Sì, non raccontarlo a noi che c’eravamo in quel locale e … Chaman che non voleva più andare via poi, aveva trovato l’amore della sua vita».
A quel punto tutti risero, nell’ambiente si sentiva l’allegria che ormai mancava da tanto tempo lì; anche i censori udirono quelle risate e per questa volta decisero di non intervenire poiché la scuola ancora non era iniziata.
Le persone che passavano di fronte a quella stanza si giravano e si chiedevano cosa stesse accadendo lì dentro.
Quando il momento di euforia terminò, Gerard ricordò ai due suoi amici guardando l’orologio: «Ragazzi è tardi; sarà il caso che scendiamo a mangiare se non vogliamo rimanere digiuni».
I due annuirono e tutti assieme si avviarono verso il refettorio.
Arrivati davanti a esso, videro le solite tavole calde e sentirono un profumino che proveniva dalla cucina; allora tutti sentirono un leggero languore e si affrettarono a entrare nella sala da pranzo.
Al suo interno non c’erano molte persone, in effetti era semivuota e ben pochi alunni quel giorno avevano deciso di scendere a pranzo, ma quei pochi che c’erano si girarono tutti verso il gruppo appena entrato e qualcuno bisbigliò qualcosa d’incomprensibile.
I tre si scambiarono un’occhiata e fecero spallucce, di seguito si apprestarono a prendere il cibo che quel giorno la mensa offriva.
Si sedettero al tavolo e incominciarono a consumare il pasto; quel giorno c’era: pasta al pomodoro come primo, seguiva il pollo arrosto con le patate al forno; una vera prelibatezza per l’età che i ragazzi avevano.
I tre mangiarono con gusto e parlarono di svariati argomenti; ma agli eventi passati, quel giorno, non si fece alcun riferimento.
Quando finirono di mangiare, i tre videro Corine.
Lei era in compagnia di Sara e di Margharet, le due ragazze che l’anno precedente erano andate con loro alla festa di primavera.
Le nuove arrivate si avvicinarono al tavolo e salutarono i ragazzi, fu Margharet che parlò per prima: «Ciao ragazzi! Vedo che ci siete anche voi. Come vi sono andate le vacanze?».
Loro si erano fermate proprio davanti al tavolo, e visto che lì c’erano ancora dei posti, i tre ragazzi prima risposero alla domanda, dicendo che le vacanze erano andate bene, poi le invitarono a sedere con loro.
L’invito fu accettato e le tre ragazze si servirono alle tavole calde e si sedettero con i compagni.
Margharet e Sara cercarono di presentare Corine, ma con loro sorpresa appresero che lei già conosceva tutti.
Mentre le ragazze mangiavano, tutto il gruppo discuteva di vari argomenti: su come produrre incanti e su come affrontare il secondo anno di scuola; Margharet disse loro: «Quest’anno penso che le materie saranno più impegnative, ma dato che noi siamo già avviati all’arte magica, risulterà più facile affrontarle».
Furono tutti d’accordo ma poi l’attenzione delle ragazze si spostò verso Corine, la nuova arrivata.
Sara gli chiese: «Corine, dicci qualcosa di te. Sei appena arrivata, dunque noi non sappiamo nulla e, visto che dovremo passare un intero anno assieme, è bene approfondire la nostra conoscenza prima possibile».
Corine si dimostrò cordiale e iniziò a raccontare la sua storia, ovviamente Maximilian e Gerard sapevano che avrebbe omesso importanti informazioni che proprio non potevano essere diffuse e allora si misero anche loro in ascolto.
«Sono arrivata da poco qui all’Asilum; ci sono arrivata tramite conoscenze, poiché mio padre adottivo è venuto a mancare poco tempo fa. Il maestro Astral mi ha parlato di un posto dove avrei trovato numerosi ragazzi della mia età e devo dire che ha ragione; in questo posto ci sono tanti bravi ragazzi che, come me, possiedono una passione per l’arte magica, arte che mio padre mi ha insegnato e con la quale ho una certa dimestichezza. Data l’età però, avrò bisogno ancora di tanto studio prima di potermi definire una maga. Quando sono rimasta sola, mi sentivo disperata poiché non credevo esistesse un simile posto; mi sentivo persa, ma quando ci sono arrivata ho conosciuto gente nella mia stessa situazione e allora mi sono fatta forza e adesso eccomi qua. Della mia vita non c’è tanto da raccontare e vi voglio risparmiare ore di racconti poco piacevoli, ci conosceremo man mano che l’anno andrà avanti. Anch’io, come tutti, coltivo delle passioni e intendo portarle avanti nonostante le avversità; perché no … Anche con il vostro aiuto. Sento già che saremo ottimi amici».
Tutto il gruppo l’aveva ascoltata, nessuno però osò farle altre domande: la sua vita doveva essere stata molto dura, pensarono tutti.
Allora Hamza, dopo avergli confermato che nell’accademia avrebbe trovato degli ottimi amici, cambiò discorso: «Se non sbaglio le lezioni dovrebbero incominciare il primo di settembre; vero?». Domandò il ragazzo al resto del gruppo.
Margharet confermò dicendo: «Sono sicura di questo perché i professori lo hanno riferito ai miei genitori e suppongo che metteranno gli avvisi quanto prima in giro per l’accademia».
Dopo quell’affermazione si accorsero che tutti erano andati via e nella sala pranzo erano rimasti solo loro.
Maximilian propose: «Ragazzi, visto che siamo rimasti solo noi, cosa ne pensate se uscissimo nel parco; ci godiamo un po’ di sole e chiacchieriamo fuori».
Hamza rispose: «Perché no».
Dello stesso parere sembrava Gerard, ma dalle ragazze una voce fece intendere che loro avevano ben altro da fare: «Noi purtroppo dobbiamo ancora finire di mettere a posto la nostra roba, ma questa sera ci incontreremo volentieri per parlare di come sono andate le vacanze». Fu Sara che ricordò alle due amiche che in camera c’era ancora tanto da fare; infatti, mentre diceva quelle parole, il suo sguardo era rivolto a Corine e Margharet.
Le tre ragazze si alzarono e, dopo aver salutato gli amici, s’incamminarono verso la loro stanza.
Hamza scuotendo il capo disse: «Cosa volgiamo farci … Le ragazze, sempre piene d’impegni».
Maximilian e Gerard annuirono e si alzarono dal tavolo quasi contemporaneamente; Gerard disse: «Allora … Andiamo?». Facendo cenno con il capo verso la porta d’uscita.
Hamza ribatté: «Ci potete scommettere; nella stanza ci staremo tutto il tempo quest’inverno, quando all’esterno non si potrà uscire, quindi io direi di approfittarne». E detto quello i tre s’incamminarono verso l’uscita.

***

Intanto …

Nell’antro rischiarato dalla luce del magma incandescente, una voce pregna di malvagità rimbombò anche grazie all’eco provocato dalle pareti di roccia.
Il demone era seduto sul trono precedentemente occupato da Pectumatra.
In lui si notavano già dei cambiamenti dall’ultima volta che era apparso; i suoi piedi erano mutati e quattro dita si distinguevano palesemente dall’oscurità nella quale era celato mezzo suo corpo.
E … Tre artigli di materiale osseo spuntavano da quelle putride arti.
Le bende nella zona inferiore erano tutte sparite e iniziava a delinearsi quello che doveva essere il suo vero aspetto, già visto in precedenza quando tentò di attraversare il varco in occasione dell’attacco all’Asilum.
Si stava rivolgendo agli esseri lì presenti i quali erano anch’essi celati nell’oscurità della grotta.
La sua voce terrificante echeggiò nella caverna: «Siamo al completo! È dunque il momento di cercare il Dragonkin per l’ennesima volta».
Il demone uscì dall’ombra e lo spettacolo fu agghiacciante; persino Melkore, che era lì vicino, dimostrò di essere sorpreso da quella visione.
Quell’essere era mutato e la sua faccia iniziava ad avere connotati demoniaci.
Due corna gli crescevano sul capo orizzontalmente a partire dalla fonte verso l’esterno; sembravano lunghe non più i quattro centimetri.
Il naso, che in precedenza era nascosto dalle bende, aveva lasciato il posto a una  zona concava nerastra e dalla sua bocca spuntavano due canini aguzzi.
Le piume erano sparite e al loro posto c’era una membrana rossastra e viscida.
Le gambe posteriori, ricurve come quelle di una capra, avevano possenti i muscoli che dall’ultima volta si erano triplicati.
Egli, rivolgendosi a tutti i presenti, tuonò: «Questa volta non ci saranno errori, sopprimeremo il moccioso e assieme a lui l’intera stirpe dei maghi bianchi». Poi si rivolse a Melkore e con tono minaccioso gli disse: «Drago! Se fallisci anche questa volta la vendetta dei demoni sarà tremenda nei tuoi confronti. Và, e portami la testa del ragazzo e dei draghi superstiti. Quando il nostro signore entrerà in questo mondo deve essere sgombro da tutti gli ostacoli».
Melkore era palesemente infastidito da quell’affermazione di superiorità del demone e un ruggito di stizza si sentì nella caverna.
Il demone lo recepì come un segno di decisione da parte sua a obbedire agli ordini, ma la faccia del drago dimostrava tutto il ribrezzo che provava per esso.
In seguito il dago nero chiese: «Verrai anche tu con noi?».
Il demone uscì dall’oscurità in cui si era seminascosto e una sagoma alta almeno sei metri si innalzò nella caverna, che a stento riuscì a contenere la sua mole.
Egli quasi toccò il soffitto e alla luce del magma la sconcertante visione si palesò a tutti i presenti, persino i villici che stavano laboriosamente rimestando una pozione di fronte al passaggio smisero di muoversi incantati da quella vista.
Adrammalech rispose alla domanda che gli era stata posta: «Non potrò aggregami a voi nelle ricerche, in quanto sono nel bel mezzo della mia metamorfosi. Quella pozione che i villici stanno preparando, serve  apposta per permettermi di terminare la mutazione con anticipo. Solo allora io mi paleserò e attirerò la loro attenzione e, quando saranno al mio cospetto, li sopprimerò tutti senza nessuna pietà». In seguito, dopo essersi avvicinato a Melkore, aggiunse: «Drago nero … Tu avrai il compito di stanare i maghi bianchi; se ci riuscirai, con l’aiuto degli Ithannad appena arrivati, cercherai di sopprimere quantomeno il Dragonkin, al resto ci penserò io quando giungerà il momento».
Dall’oscurità dietro di loro venti paia di occhi minacciosi si intravidero e venti sagome man mano si avvicinarono venendo illuminate dalla luce che produceva la lava.
Melkore si girò verso di loro e scorse degli esseri mai visti prima d’ora, si domandò cosa fossero e il demone si accorse della sua sorpresa.
Il demone disse: «Costoro sono anime perse; totalmente asservite al nostro signore. La loro malvagità li ha fatti distinguere in numerose battaglie, inclusa quella dello sterminio dei maghi rossi e la loro potenza eguaglia, se non supera, quella dei draghi. Usali come meglio credi, ma il risultato deve essere l’assassinio del marmocchio che racchiude il celestiale». Finito di dire quelle parole, l’entità che stava mutando ritornò nell’oscurità e riprese il posto che precedentemente occupava.
Ma dall’oscurità nella quale era ritornato emise ancora un ultimo monito: «Adesso andate e che nessuno di voi ritorni senza risultato!».
Gli esseri sparirono e nell’antro tornò il silenzio più assoluto, si sentiva solamente il rumore della pozione che i villici continuavano a rimestare e della lava che sobbolliva.

***

Nell’Asilum …

Maximilian, Gerard e Hamza avevano trascorso un po’ di tempo nel parco di fronte all’accademia, sotto una quercia proprio accanto alla fontana di marmo bianco.
Maximilian disse: «Sarà il caso di rientrare; prima di andare in camera volevo passare dalla biblioteca per una ricerca. Già che ci siete anche voi … Vi va di darmi una mano?».
Gerard gli chiese di cosa si trattasse: «Max; che tipo di ricerca stai facendo?».
Maximilian rispose: «Sto cercando delle informazioni inerenti all’incanto di cui abbiamo parlato».
Hamza invece, che di tutta quella storia non sapeva niente, provò a chiedere maggiori spiegazioni: «Di cosa state parlando voi due?».
I ragazzi si guardarono in faccia e Maximilian rispose: «Siamo venuti a conoscenza di un incanto talmente potente che ha assicurato ai maghi rossi l’egemonia sugli esseri malvagi. Sono però curioso; in cosa consiste e perché i demoni ne hanno paura?».
La faccia di Hamza cambiò d’improvviso e si rivolse a Maximilian: «Non dirmi che stai cercando ancora di scontrarti quei tipi di esseri? Ti prego … Dimmi che non li rincontreremo più». Ma l’espressione assunta da Maximilian faceva intendere che non sarebbe stato proprio così.
Il nuovo arrivato si rivolse allora al fratello dicendo: «Gerard, tu sei suo fratello maggiore; ti prego distoglilo da quelle sue idee. Mi è bastato una volta vederli e vi assicuro che non voglio sentirne parlare mai più».
Gerard rispose serioso: «Mi dispiace Hamza, adesso che tutti voi sapete di che cosa si tratta non possiamo dirvi una bugia; di certo li rincontreremo ed è per questo che dobbiamo diventare più forti: proprio per contrastarli».
Il ragazzo dondolò la testa per poi aggiungere: «Lo sapevo; ed io che speravo di essermi liberato di loro la scorsa volta».
Maximilian si rivolse all’amico ribadendo: «L’incontreremo ancora, ne puoi stare certo. Da un lato mi rammarico di provocarvi tanti fastidi, ma dall’altro mi rendo anche conto che questo che si presenta è un problema che va risolto quanto prima se si vuole raggiungere una pace duratura. Pensateci … Tutti saranno più tranquilli e nessuno passerà quello che abbiamo passato noi».
Hamza però, con sorpresa di entrambi i suoi amici, disse: «Io non sono un grande mago, ma mi rendo conto che questi cosi, una volta entrati qui nel modo umano, non saranno così docili: attaccheranno senza pietà; e, per conto mio, posso assicurarvi che farò tutto il possibile perché questo non avvenga. Insieme a voi cercherò di dare una mano. Dunque non dispiacerti Maximilian … Sono io che mi scuso di essere d’impaccio; tutto quello che riesco a fare per il momento è questo …».
Maximilian e Gerard si avvicinarono a lui, Gerard gli poggiò una mano sulla spalla per poi dirgli: «Ma cosa vai dicendo … È anche grazie a te che sono riusciti a scongiurare la sconfitta nell’ultimo loro attacco».
Gerard guardò in faccia il fratello minore e, dopo essersi scambiati un cenno d’accordo, aggiunse: «Non dire più quelle parole; siamo una squadra e tutti assieme cercheremo di renderci utili».
Anche Hamza annuì e subito dopo s’incamminarono verso la biblioteca.


Un saluto a tutti i lettori; noi ci risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva” il 9° capitolo).