Nonostante il gran caldo (35° C di temperatura
cui aggiungere 80% di umidità che ha fatto lievitare la percezione del calore a
circa 41° C), sono riuscito ad andare avanti col lavoro; l’ottavo capitolo del
libro è stato sistemato.
Qui sotto potrete consultare l’ennesimo
capitolo del libro “Il canto dell’arcangelo”.
Buona lettura:
CAPITOLO 8
IL
SEGNO DEL DRAGO
I maghi e i due draghi discutevano di quanto
avvenuto.
Aschcore domandò: «Cos’è accaduto di così
grave?».
Wotan rispose: «Siamo appena stati in
infermeria … ».
Brot insistette: «Wotan sii più esplicito;
cos’è successo?».
La risposta del mago fu: «Sulla spalla di
Maximilian è apparsa una strana escrescenza …».
I due draghi assunsero un’aria stranita, si
guardarono in faccia e poi Brot chiese: «Che forma ha questa escrescenza?».
Astral, visibilmente preoccupato, rispose:
«All’inizio era informe, a tal punto che i dottori sospettavano una malattia.
Ma dopo un giorno ha incominciato a prendere una forma ben definita. A me pare
che assomigli a un artiglio di drago e non nascondo che la cosa mi preoccupa».
Il drago dalle scaglie di ferro esclamò: «Che
segno è questo!». Il suo volto assunse connotati inquietanti, non disse più una
parola a parte emettere uno sbuffo.
Aschcore si rivolse ai maghi dinanzi a lui,
pareva anch’esso preoccupato: «Quest’artiglio si trova sulla spalla destra di
Maximilian?».
Dian fece cenno di sì; fu allora che il drago
esclamò: «Questa è decisamente una pessima notizia!».
I maghi lo guardarono preoccupati per
quell’esclamazione e a quel punto Astral chiese spiegazioni: «Maestro, la
prego, si spieghi meglio».
Aschcore si rivolse a Brot: «Fratello, questo
compito spetta a te. Vuoi dare tu la risposta?».
Il drago di ferro non poté che accettare e
poi diede spiegazioni: «Quel segno altro non è che una testimonianza
dell’avvenuto legame tra uomo e drago».
I maghi tirarono un sospiro di sollievo e dal
gruppo si udì: «Meno male, pareva essere qualcosa di grave». Fu Dian che si
pronunciò a nome di tutti i maghi presenti.
Ma Brot disse: «Continuate a non capire.
Quello che vi sto dicendo è che tra Maximilian è Bithor si è formato un legame
di sangue; sono dunque diventati fratelli di sangue e condividono lo stesso
destino».
Astral ribadì: «È dunque una buona notizia
questa».
Aschcore lo interruppe per contraddirlo: «Mi
spiace, ma il ragazzo dovrà fare molta attenzione d’ora in avanti. Diventando
fratello di sangue di un drago, qualora uno dei due perisca, l’altro fa la sua
stessa fine. Questo tipo di legame non è mai stato fatto prima d’ora, poiché
nessuno si era spinto così in fondo e, sinceramente, non capisco perché Bithor
abbia fatto una cosa del genere».
Astral chiese ai due draghi di far capire
anche a loro quello che stava accadendo.
Brot diventò serio come mai lo era stato e
rivolgendosi ai maestri iniziò a spiegare: «Prestate molta attenzione … Nel
mondo magico nessuna creatura unisce il proprio destino a un altro essere; è
pericoloso e insensato. Qualunque cosa succeda a uno, si ripercuote sull’altro.
Presumo che Bithor stia ponendo le basi per qualche tipo d’incanto da usare
contro i maghi neri, ma il punto è: cosa ha in mente nostro fratello? Adesso vi
esplico il motivo per il quale noi siamo preoccupati: se quel patto viene
portato fino alla fine, entrambi non potranno sopravvivere in nessuno dei due
mondi, poiché dalla loro unione verrebbe fuori un essere che non appartiene a
nessuno dei due piani; ne deriverebbe che quell’essere scomparirebbe
all’istante, portando con sé la vita di entrambi in un attimo».
I maghi furono senza parole e non si udì più
nulla nella stanza.
Dopo pochi istanti Aschcore interruppe la quiete
dicendo: «Pensiamoci bene … Bithor si sta unendo a Maximilian; questo gli
donerà molta più forza. Ovviamente ci deve essere uno scopo in tutto questo e,
in previsione del nostro arrivo nel modo magico, immagino che sia qualcosa per
colpire i demoni».
****
Maximilian
si ritrovò di nuovo nel suo paese.
Egli
era consapevole che si trattasse di un sogno; arrivò in un prato pieno di
violette, lì vide i colori armoniosi di quei fiori e si ricordò dei giochi che
faceva in quel luogo quando era molto piccolo.
Si
sedette su uno scalino fatto con dei tronchi di legno e continuò a scrutare il
panorama.
La sua
visuale si riempì di abeti e pini, una miriade di erbe rampicanti e funghi
selvatici che crescevano vicino ai tronchi degli alberi.
Egli si
accorse che gli uccelli svolazzavano quieti come se non lo vedessero e vide
persino qualche scoiattolo che scendeva dai rami per procurarsi il cibo.
Poi i
suoi occhi furono attirati da un nibbio in alto nel cielo, il suo verso
echeggiò per tutto l’ambiente circostante.
Maximilian,
come suo solito, si rilassava quando era immerso nella natura poiché si sentiva
sempre a casa e ben accolto.
Il
solito cambiamento di scenario però, annunciò l’imminente arrivo di Bithor.
Il
drago d’oro non tardò a far sentire la sua presenza e il terreno iniziò a
vibrare sotto i passi del drago celestiale, che presto fu al cospetto di
Maximilian.
Quando
i due furono abbastanza vicini si salutarono e il drago parlò per prima
dicendo: «È passato molto tempo dalla prima volta che ci siamo incontrati e
pare sia giunto il momento di parlarti degli effetti che ha sul tuo corpo la
mia presenza».
Il
ragazzo si rivolse al drago affermando: «Penso già di sapere che tipo di
effetti può avere. Ho avuto un forte dolore alla spalla e, dato che io sono in
tua compagnia, suppongo che sia incosciente; mi chiedo: cosa può essere stata
quella dolorosa fitta alla spalla destra che mi ha fatto perdere la
coscienza?». E mentre lo diceva pareva non aver nessuna idea che era l’unione
con il drago a procurargli quel dolore.
Bithor
spiegò a Maximilian cosa stesse succedendo: «Maximilian … Io e te stiamo
diventando una sola cosa. Questo, nel linguaggio dei draghi, si chiama
fratellanza di sangue. Un drago e un essere umano si uniscono in una sorta di
simbiosi avanzata al punto da divenire una sola entità. Quello di cui ti ho
parlato nei precedenti incontri si sta palesando; io e te stiamo unendoci in un
solo essere che avrà a disposizione un enorme potere e dunque sarà in grado di
affrontare l’oscuro. Se riuscissimo a scacciare quell’entità, vinceremo la
guerra Maximilian; è dunque necessario andare nell’altro universo».
Maximilian
provò a chiedere come avrebbero fatto, data la situazione: «Siamo nei guai.
Abbiamo perso Ivan e con lui il canto dell’Arcangelo, pertanto come speriamo di
uscire vivi dall’imminente attacco di Adrammalech? E soprattutto … Come
riusciremo a fronteggiare i maghi neri una volta nel loro mondo? Queste domande
mi frullano per la testa dal momento in cui siamo tornati dalla nostra missione
in Brasile».
Il
drago pareva non essere preoccupato per quello che aveva appena detto
Maximilian e rispose: «Finora sono successe esattamente le cose che mi
aspettavo. Dietro tutti gli avvenimenti c’è un disegno ben preciso, del quale
non c’è dato sapere. Tuttavia, stanne certo … Se qualcosa accade è perché ha
una sua utilità. Dunque non disperare, al momento opportuno ti sarà rivelato
tutto ciò che desideri conoscere; so che queste parole sono incomprensibili per
te, ma fidati come ti sei fidato finora. Le cose andranno per il meglio e in
questo momento tutte le premesse per una buona riuscita dei nostri intenti sono
lì, davanti a noi. Per vederli basta concentrarsi e tutto ti appare
nitidamente».
Maximilian
era perplesso per quella risposta e ribadì: «Parliamo di un demone che si
appresta ad attaccare il nostro mondo e se riesce ad assumere la sua forma
definitiva, sarà in grado di richiamare un esercito di anime spietate difficili
da contrastare. Tutti i maghi bianchi sono allo stremo delle forze, in
quest’ultimo anno non hanno fatto altro che combattere e il loro numero è
diminuito per via delle battaglie fatte, se dovessero ancora sostenere un’altra
dura battaglia penso che il risultato sarebbe disastroso; come dobbiamo
comportarci e soprattutto è saggio cercare di colpire il demone?».
Dal
drago provennero parole calme che rassicurarono Maximilian: «In questo momento
lui non è in grado di fronteggiare una gran quantità di maghi, dunque teme voi
e l’unione con Aschcore. Il vostro numero lo metterebbe in fuga; dunque
aspetterà latente il momento propizio per potervi attaccare o stanare con
qualche stratagemma. Di certo non rischierà di fallire la sua missione per la
fretta. È spietato e astuto, terminerà prima la sua metamorfosi poi vi
cercherà; tuttavia, nel frattempo manderà Melkore in cerca di vostre tracce e
con lui ci saranno alcune nostre vecchie conoscenze, coloro che assieme ai
maghi neri hanno attaccato i nostri clan all’epoca dell’epurazione dei draghi.
È dunque consigliabile per voi rimanere nell’Asilum e solo quando sarai pronto
… Solo allora potrete stanare quegli esseri cercando di sopprimerli».
Maximilian
obiettò: «Ma se lui riesce a tramutarsi nel suo vero aspetto saranno guai!».
Il
Drago non era preoccupato e a Maximilian quel suo comportamento parve strano.
Continuarono
il loro discorso … Bithor guardò il ragazzo in faccia e gli rispose: «Non devi
preoccuparti di questo, lascia pure che assuma la sua forma; ma nel frattempo è
di vitale importanza che tu impari l’incanto per evocare la tua spada elementale.
Con essa sarà possibile opporsi con più efficacia a loro. Allo stesso tempo
approfondisci i tuoi studi inerenti alle arti magiche e non essere in pensiero
per gli abitanti del vostro mondo; sono interessati alle anime non a sopprimere
le persone, pertanto cercheranno di non farsi notare fin quando non saranno
sicuri che tutti gli ostacoli siano stati rimossi. Solo allora si paleseranno e
con il terrore cercheranno di costringere gli uomini a consegnare le loro
anime. Fino a quel momento opereranno nell’ombra cercandovi instancabilmente,
ma quando il demone avrà assunto la sua forma finale allora aspettatevi un
attacco volto ad attirarvi nel posto prescelto e, poiché sarà sicuro di potervi
battere, farà in modo che l’attacco sia molto rumoroso, affinché voi possiate
vederlo e accorrere in quel luogo. Ovviamente sarà un pretesto per potervi
rintracciare e colpire. Per quel momento tu dovrai essere pronto e più
studierai, più possibilità avrai di uscirne vivo; dunque riferisci ai maestri
di non cercare il demone per finirlo adesso, esso di certo non è uno
sprovveduto e non si lascerà trovare facilmente. L’unico che potrete
rintracciare sarà Melkore, il quale tenterà di attaccarvi alla prima
occasione».
Maximilian
capì che Bithor aveva in mente un piano ben preciso, allora non fece più
nessuna domanda, annuì e gli disse: «Va bene, in questo caso non mi rimane che
riferire al maestro Astral».
Il
drago però aggiunse: «Prima che ci salutiamo devo metterti al corrente di
alcune notizie che riguardano il demone … Esso è ancora nel secondo stadio
della sua mutazione e per passare al terzo stadio ci vorranno Almeno quattro o
cinque mesi. Prima di quel tempo non si farà vedere, dunque avete un buon lasso
di tempo per organizzarvi».
Maximilian
stava ascoltando il drago con interesse.
Bithor
aggiunse ancora: «Quel dolore alla spalla destra che tu senti si calmerà non
appena il tuo corpo si abituerà; non spaventarti, è normale che ci sia del
rigonfiamento. Esso diminuirà col tempo, fino a lasciare solo la forma che
testimonia la mia presenza». E appena detto quello, tutto l’ambiente attorno a
loro incominciò a sfumare, lasciando il posto al soffitto dell’infermeria.
****
Maximilian si era svegliato, si guardò
intorno e vide un ambiente che ormai gli era diventato familiare.
L’infermiera, che si stava avvicinando per
controllare le sue condizioni, notò che il ragazzo si era svegliato e gli
domandò: «Come ti senti Maximilian?».
Lui gli sorrise e rispose: «Mi sento bene
adesso». E in seguito si portò la mano dietro la sua spalla destra, andando a
toccare il grosso cerotto applicato sulla zona.
In effetti, egli non sentiva alcun dolore in
quel momento e provando ad alzarsi vide che si riusciva a muovere agevolmente.
Maximilian mosse il suo braccio destro per
vedere come reagiva la ferita, essa pareva non influenzare minimamente i suoi
movimenti.
Il dottore, visto il risveglio di Maximilian,
si avvicinò e subito si mise a visitarlo, poi gli chiese: «Allora giovanotto …
Come stai?».
Anche a lui fu data la stessa risposta che in
precedenza era stata data all’infermiera: «Bene; pare che non ci siano problemi
anche nei movimenti. Non sento più dolore e non provo alcun fastidio, a parte
il cerotto».
Il medico fu compiaciuto, lo fece scendere
dal letto e gli chiese di provare a camminare.
Maximilian fece subito quello che gli era
stato chiesto; dopo essersi messo le ciabatte s’incamminò seguendo una linea
retta, senza mai perdere l’equilibrio.
Dopo quella prova il dottore capì che non
aveva riportato nessun danno e allora gli comunicò: «Maximilian … Se domani non
riscontro dei problemi, tra una settimana ti dimetto; è però necessario che
osservi un certo periodo di riposo. Una volta uscito da qui, niente allenamento
per almeno una settimana e tutti i giorni dovrai venire a farti visitare da me
nel primo mattino».
Maximilian annuì e poi aggiunse: «Farò come
mi dice, dottore».
Il dottore gli mise una mano sulla spalla e
disse: «Riguardati Maximilian; so che sarà un sacrificio per te non muoverti,
ma finché non capisco cos’è successo non posso farti fare delle cose che
potrebbero risultare pericolose per la tua salute. Adesso cerca di riposare, i
giorni passeranno presto vedrai». E dopo aver detto quelle parole si allontanò
con l’infermiera.
Maximilian, monitorato da alcune macchine mediche,
si sdraiò sul letto e dalla finestra intravide l’esterno dell’accademia; era
una splendida giornata e il sole alto nel cielo illuminava imperiosamente
tutto, nulla risultava più bello e rilassante dei raggi solari caldi e luminosi
che si scontravano con le piante e il terreno.
Il suo sguardo si fermò su un calendario
appeso alla parete: l’indomani avrebbe compiuto il suo undicesimo compleanno e
subito gli tornò in mente la festa che l’anno precedente aveva fatto a casa
sua, nel suo paese.
Si era divertito tantissimo, i nonni gli
avevano preparato una festa con i fiocchi: mignon di tutti i tipi, stuzzichini,
bevande frizzanti e infine la torta fatta con pan di spagna e marzapane,
guarnita con dell’ottima panna e crema pasticciera.
Subito pensò che sarebbe stato bello avere lì
i suoi amici: Hamza, Chaman e Isak, con i quali aveva stretto un’amicizia
fraterna; poi, guardando verso il corridoio, vide spuntare due sagome.
Esse si stavano dirigendo verso l’infermeria
e dopo poco comparvero Gerard e Corine.
I due si avvicinarono al letto e Gerard
affermò: «Ogni volta che succede qualcosa, io devo venire a trovarti in
infermeria. Mi domando se questa storia finirà prima o poi».
Maximilian gli sorrise e rispose: «Non credo
che possa finire finché c’è questa situazione. Di certo non mi aspetto che i
loro tentativi di attaccarci finiscano qui, presto si faranno vivi e penso che
Melkore si stia organizzando per scovarci nuovamente. Quello che noi dobbiamo
fare e sotto i nostri occhi; non ci rimane che diventare più forti e cercare di
colpirli per evitare che colpiscano prima loro».
Corine e Gerard si guardarono in faccia, poi
la ragazza chiese a Maximilian: «E come pensi di affrontare un essere che ha
quasi distrutto la razza dei draghi e annientato i maghi rossi?».
Maximilian sorrise come mai aveva fatto prima
di quel momento e la sua risposta fu chiara: «Semplicemente con il vostro
aiuto. È tutto quello che mi serve …».
Ma i due non la pensavano allo stesso modo e
a farglielo notare fu Gerard: «Forse hai dimenticato che siamo solo dei
ragazzi, per giunta noi non conosciamo incanti potenti per contrastare esseri
forti come quelli. Se facessimo una cosa del genere, saremmo tutti uccisi».
Corine annuì e poi aggiunse: «Tu non hai
visto quanto possono essere spietati e quanto sono potenti. Ma io ricordo bene
come si sono comportati quando ci attaccarono: non ebbero pietà di nessuno,
compreso i piccoli e gli animali e alla fine io rimasi sola; mentre un demone
stava per finirmi Ivan si eresse in mia difesa, riuscendo a salvarmi. Pertanto,
Maximilian, non fronteggiare questi esseri; sono decisi a tutto e di certo non
ci metteranno tanto a togliersi di mezzo
un ragazzino come te».
Maximilian non era affatto scoraggiato e
nemmeno spaventato, oramai ne aveva viste di tutti i colori in un anno.
Il suo pensiero costante andava alle molte
persone che avevano perso la vita per proteggere l’Asilum, tra questi lo stesso
Ivan.
Maximilian guardò deciso Corine e poi gli
chiese: «Ho bisogno del tuo aiuto. Mi daresti alcune informazioni sui maghi
rossi, in particolare sul tanto temuto canto dell’arcangelo?».
La ragazza annuì e poi disse: «Certo, per
quello di cui io sono a conoscenza non c’è problema; posso riferirlo
tranquillamente».
Maximilian allora fece una domanda più
specifica: «Ti prego dimmi anche dei poteri dei maghi rossi».
Corine si sedette su una sedia accanto al
letto e Gerard, anch’egli curioso, si sedette di fronte a lei.
Corine iniziò a esporre ai due suoi amici che
tipo di poteri avessero i maghi rossi: «Da dove comincio … Ecco … Dunque …
Prima di tutto, suppongo che qualcosa vi sia stata detta a riguardo dei maghi
rossi, ma vi parlerò come se voi non foste informati di nulla. I loro poteri
derivano da una sorta di accordo fatto con esseri superiori: gli Arcangeli, i
quali s’impegnano a soccorrerli unicamente se si trovano al cospetto di un
demone malvagio. Per quanto io ne sappia si confrontavano con loro
quotidianamente e di certo non avevano paura; viceversa i demoni parevano avere
qualche problema ad affrontare questa tipologia di maghi, hanno sempre cercato
di evitare lo scontro diretto fino a quel fatidico giorno. D’un tratto ci
attaccarono e inspiegabilmente i maghi rossi non poterono più usare il loro
attacco di maggiore potenza; nessuno riuscì a spiegarsi il perché.
All’improvviso non riuscirono più a contrastarli; i maghi che per anni avevano
osteggiato quegli esseri oscuri, furono spazzati via in un solo istante».
Corine si fermò un attimo, poi, dopo aver
ripreso fiato, continuò: «Per anni i maghi rossi avevano contribuito alla
stabilità del mondo magico, alla fine fu chiaro l’inganno in cui eravamo stati
attirati: i maghi neri, con l’aiuto dei demoni, ci attirarono nel vallo antico,
in una zona a nord, e una volta entrati nella fortezza che doveva ospitare la
riunione, ci attaccarono; inutile dire che tutti furono abbattuti. Una intera
stirpe di maghi, i quali avevano minuziosamente studiato tutti i poteri degli stregoni
neri e addirittura catalogato le bestie oscure secondo la loro gerarchia e
pericolosità, fu distrutta. Il libro è custodito gelosamente nella roccaforte
dei maghi rossi, nascosta da alcune montagne e dalla vegetazione. I maghi neri
non riuscirono mai a rintracciarla e, a tutt’oggi, penso la stiano cercando
ancora».
Maximilian fu incuriosito da quelle parole e
provò a chiedere spiegazioni più approfondite sull’argomento: «I maghi rossi
avevano informazioni su tutti i demoni presenti nel loro mondo?».
Corine annuì, poi Maximilian chiese ancora:
«Ricordi con precisione questo libro?».
La ragazza rispose: «Assolutamente no, quello
di cui vi ho parlato è un insegnamento di Ivan. Quel libro era tenuto nascosto
gelosamente e nessuno poteva consultarlo, a parte il gran maestro; ma tutti i
maghi conoscevano la gerarchia di quell’entità diaboliche, persino io ne
conosco alcuni».
Gerard allora s’intromise nel discorso
chiedendo: «Corine, tu ricordi tutte queste cose nonostante l’età che avevi?».
Lei, non facendo una piega, replicò: «Non
ricordo nulla di quell’età, ma dopo aver vissuto con Ivan per così tanto tempo
ho appreso molto di quegli avvenimenti. Vi confermo che il libro contiene tutta
la gerarchia dei demoni, la loro ubicazione e le informazioni sul loro signore;
persino dove si è nascosto».
Gerard esclamò: «Nascosto!». Poi domandò:
«Possibile che si nascondano?».
Corine accennò un sorriso e poi gli disse:
«Non hai capito il significato della parola. Nascosto vuol dire che ognuno di
loro si avvale di un involucro, dentro il quale i demoni si sviluppano fino ad
assumere le loro vere sembianze. Nel caso del loro vero signore questo non è
avvenuto poiché l’involucro che ha scelto è estremamente malvagio, al punto da
eguagliarne l’oscurità e in effetti a tutt’oggi egli occupa il posto di
regnante tra i maghi neri».
Maximilian fece un nome: «Landolfo».
Corine annuì confermando quello che l’amico
aveva appena detto: «Esatto. Egli regna da molto tempo, poiché in simbiosi con
il demone non invecchia ed è immune alle malattie. Purtroppo, la mia conoscenza
di questo argomento finisce qui poiché non ho mai letto il libro di cui vi
parlavo; sono tutte parole che ho sentito dal mio maestro».
Maximilian allora gli disse: «Quello che tu
ci hai detto finora ci sarà d’aiuto, ci puoi giurare. Ma se riuscissimo a
capire in cosa consiste esattamente l’incanto di cui ha parlato Ivan, potremo
tentare di riprodurlo».
Corine fece una smorfia, poi corresse
Maximilian: «Impossibile. Nessuno ci è mai riuscito e noi parliamo di un incanto
proibitivo persino per alcuni maghi rossi, figuriamoci per i maghi bianchi
addirittura alle prime armi».
Gerard diede ragione a Corine dicendo: «Max,
quell’incanto è fuori portata, non possiamo riprodurlo. Dovremo cercare di
concentrarci su quelli della magia bianca piuttosto».
Maximilian annuì e poi disse: «Probabilmente
avete ragione, ma mi piacerebbe capire di cosa si tratta precisamente».
Corine gli ripeté: «Ti ho già in parte detto
di cosa si tratta: un arcangelo, con il quale in precedenza si è fatto un
accordo, concede la sua protezione al mago in questione, ma quello che accade
durante l’incanto io non l’ho mai visto. Si parla di un incanto leggendario,
del quale solo i più forti maghi rossi possono usufruire, non prima di aver
acquisito tutti i segreti della magia rossa. Questo è tutto quello che posso
dirvi, altro non so».
Fu allora che Maximilian propose: «Quando
sarà il momento noi cercheremo di saperne di più».
In quell’istante giunsero in infermeria i
maestri dei ragazzi.
Quando arrivarono vicino al letto e videro
che Maximilian si era svegliato, tutti furono contenti.
Astral si rivolse a Maximilian: «Caro ragazzo
… Come al solito ci fai prendere dei grossi spaventi. Come ti senti adesso?».
Maximilian rispose: «Bene, grazie maestro;
non sento alcun dolore e sono pronto per iniziare questo nuovo anno».
Il mago gli fece notare: «Ti ricordo che è il
quindici d’agosto e dunque mancano ancora quindici giorni all’inizio del nuovo
anno accademico, infine … Domani non è forse il tuo compleanno?».
Il ragazzo annuì, allora Astral aggiunse:
«Dunque non preoccuparti del lavoro, riposati e pensa a rimetterti il prima
possibile. Solo allora potremo parlare di quello che tu hai appena detto. Per
quanto riguarda il tuo compleanno, dubito che il dottore ci permetta di
portarti qualsiasi cosa, ma vedremo di convincerlo a essere almeno un po’
indulgente».
Maximilian ribatté: «Vi ringrazio per il
pensiero, ma non ci tengo. Penso di poter rinunciare a una festa dopotutto e, a
essere sincero, tengo di più alla vostra compagnia».
Un sorriso solcò il viso di tutti i presenti;
di seguito l’infermiera, che vide tutto quel trambusto, si avvicinò e fece
presente che Maximilian doveva riposare se si voleva rimettere in fretta.
I maghi si congedarono da lui e lo lasciarono
tranquillo, lo stesso fecero Gerard e Corine dirigendosi verso l’esterno
dell’accademia.
Maximilian rimase da solo e si distese sul
letto, ma guardando all’esterno non riusciva a pensare ad altro che alla
giornata splendida che in quel momento si stava perdendo: aveva voglia di
uscire.
Tuttavia, capiva che il dottore non l’avrebbe
mai permesso e dunque gli toccò aspettare.
Guardando poi il soffitto si rammentò di
tutti i guai che Chaman aveva fatto durante il precedente anno scolastico e un
sorriso solcò anche il suo viso; non vedeva l’ora di rivederli i suoi amici,
gli mancavano e nella sua mente si fece largo un pensiero: quello di aver
trovato una nuova famiglia.
***
Nel sottosuolo, in una stanza illuminata da
una flebile luce proveniente dalle torce appese al muro, due voci si udirono
indistintamente.
La prima si rivolse verso l’essere con cui
interloquiva: «Questa storia sta diventando sempre più ingarbugliata».
La voce era familiare, possente e imperiosa,
pareva proprio quella del drago Aschcore.
Anche la voce dell’altro essere era nota e di
sicuro apparteneva a Brot, il quale gli rispose: «Incomincio a essere
preoccupato per il ragazzo, quel segno è l’evidente palesarsi della profezia
custodita da noi draghi».
Nel buio si distinsero le loro sagome; erano
nella stanza dove non molto tempo prima avevano parlato con tutti i maestri
dell’Asilum.
Uno di fronte all’altro si guardavano negli
occhi.
Aschcore disse: «Non riesco a immaginare come
finirà. Ma una cosa è certa: ci dobbiamo sbrigare. Il ragazzo va formato nel
migliore dei modi e deve essere in grado di affrontare i nemici, poiché presto
giungerà il tempo che lui trapassi e faccia visita al mondo magico».
Brot però obiettò: «Di certo non possiamo
mandare un ragazzo di quell’età da solo in pasto ai demoni; benché ci sia con
lui Bithor, questa volta non me la sento di ritenerlo come unico baluardo
contro la conquista di questo mondo. Certo, questa storia deve finire; troppo
tempo è passato dal suo inizio e troppe anime sono andate perse. I demoni vanno
ricacciati; tuttavia, non riesco a comprendere perché nostro fratello si ostini
a voler accelerare i tempi. Unirsi addirittura in un unico essere con un
cucciolo di uomo. Perché sta succedendo? Eppure dovrebbe sapere quali saranno
gli effetti su entrambi. Questo suo gesto non rimarrà senza conseguenze».
Aschcore aggiunse: «Fratello; non possiamo
permetterci di pensare in questo momento, dobbiamo agire. Possiamo solo
limitarci a proteggere quel ragazzo in previsione del giorno in cui si troverà
faccia a faccia con chi sappiamo noi». Poi il drago dalla folta chioma si
accorse di qualcosa e disse: «Hm … Penso già d’aver intuito le tue intensioni.
Vuoi andare nel mondo magico per coprire le spalle a Maximilian e Bithor;
Vero?».
Il drago dalle scaglie di ferro annuì e
rispose: «Come potrei fare il contrario. Stiamo parlando di una battaglia che
porrà fine ad anni di tirannia e, se tutto si risolve per il meglio, otterremo
la pace tanto desiderata. Adesso che sappiamo dei due cuccioli di drago,
abbiamo ancora più responsabilità e, di certo, non mi posso sottrarre a questa
vicenda; devo andare fino in fondo».
Aschcore allora gli propose: «Perché non
mandarci me? Io posso aiutare Bithor e il piccolo, oltretutto è da tanto che
non scruto quel mondo e mi piacerebbe rivederlo».
Ma Brot fece intendere che non sarebbe
bastato uno di loro: «Aschcore, non basterai solo tu. Questa volta dobbiamo
farlo entrambi; è in gioco il destino di tutti gli esseri viventi».
Aschcore fece un cenno di accordo e in
seguito disse: «Purtroppo devo confermare le tue parole; in quel mondo ci
saranno tutti ostili, a parte la resistenza. Dovremo scontrarci con i due
demoni, luogotenenti dell’oscuro, e il problema è che non sappiamo se il
ragazzo sarà in grado di sopportare tutto il peso della situazione e del potere
che Bithor gli sta conferendo. Tuttavia, il pericolo che incombe su questo
mondo ha la priorità . Di certo non ci attaccheranno prima che Adrammalech, il
terzo luogotenente dell’oscuro, sia mutato completamente. Pertanto, a occhio e
croce, avremo a nostra disposizione ancora quattro o cinque mesi per
organizzare un piano efficace volto alla sua soppressione».
Brot, anch’egli d’accordo, aggiunse: «Sono
consapevole di questo e sono disposto a tutto per scongiurare quel pericolo».
Aschcore sottolineò: «Nel momento in cui ci
attaccherà se la prenderà con un centro abitato pieno di gente così da
costringerci a intervenire per bloccarlo. Ci saranno parecchi punti da
chiarire; in primo luogo come fare per non essere visti dagli umani, che per il
momento non devono assolutamente sapere della nostra presenza. Poi ci sarà da
stabilire il modo in cui lo combatteremo e di certo non sarà una cosa semplice,
dato che ci ritroveremo di fronte anche
i suoi scagnozzi … E penso di non doverti ricordare di cosa stiamo parlando».
Brot in quell’istante percepì una strana
presenza ed esclamò: «Uh!». Si rivolse verso Aschcore e gli chiese: «Hai
sentito anche tu?».
Il drago dalla folta chioma rispose: «Certo,
si stanno già muovendo. Dieci sono gli esseri che sono apparsi in questo
momento». Ci pensò un po’ su e aggiunse: «Dove possono mai aver costruito
questo passaggio; dobbiamo saperlo a tutti i costi e fare di tutto per
chiuderlo o, quantomeno, renderlo inefficace».
Il drago si girò verso la porta dell’antro
dove stavano parlando e continuò dicendo:
«Fratello, è ora per me di recarmi presso il mio rifugio; se le cose si
mettessero male per uno di noi, l’altro, come al solito, andrà in suo aiuto. Io
ho due cuccioli di drago da addestrare e soprattutto da proteggere se non
vogliamo vedere la nostra razza scomparire dal creato». E detto quello, svanì
d’incanto in un polverone che subito dopo si dissolse.
Brot era rimasto da solo in quella grande
stanza e guardando anch’egli verso l’entrata emise uno verso appena udibile.
***
Erano ormai passati sei giorni da quando i
due draghi avevano tenuto quel discorso.
Le belle giornate si susseguivano una dopo
l’altra.
Il sole splendeva alto in cielo e la gente
incominciava a rientrare dalle vacanze; in effetti era prossima l’apertura
dell’accademia e le famiglie incominciavano a riempire tutte quelle case che in
precedenza erano state lasciate vuote.
I bambini scorrazzavano di qua e di là e
tutti ne gioivano.
Maximilian dalla sua stanza iniziò a sentire
delle voci provenire dal parco lì di fronte e il suo viso fu solcato da un
sorriso; già pensava al rientro dei suoi amici.
La sua ferita non gli faceva alcun male e,
addirittura, non sentiva fastidio.
Quel giorno sarebbe stato dimesso
dall’infermeria, infatti, durante la sua degenza non si era verificato nessun
altro evento che potesse far presupporre a un pericolo di vita.
Due figure vestite con il camice bianco si
avvicinarono a lui; erano il dottore che lo aveva curato e l’infermiera.
L’uomo si rivolse a lui dicendo: «Allora
Maximilian; sei pronto per ritornare nella tua stanza e incominciare un nuovo
anno scolastico?».
La gioia di Maximilian fu palese; il suo viso
s’illuminò e subito dopo esclamò: «Ci può contare! Quest’anno intendo
apprendere nuovi incanti e di certo diventerò più forte».
Il dottore gli sorrise, lo steso fece
l’infermiera; in seguito il medico affermò: «Inizia a prepararti, non appena
tuo fratello Gerard e Corine saranno qui, farai ritorno alla tua stanza».
L’uomo gli consegnò alcuni documenti e aggiunse:
«Questi dalli al maestro Astral. Lui provvederà a conservarli con cura, in modo
che se ci dovesse essere la necessità di visionarli, potrà trovarli
facilmente».
Maximilian annuì, prese i documenti e li mise
nello zaino, assieme a tutti i suoi effetti personali.
Proprio in quell’istante, in lontananza, si
videro Corine e Gerard; quando furono vicini al letto, Gerard disse: «Allora
Maximilian … Andiamo: c’è una sorpresa che ti aspetta!».
Maximilian assunse un’aria incuriosita e
provò a chiedere: «In cosa consiste questa sorpresa?».
Gerard rispose: «Vieni e lo vedrai».
Maximilian li seguì e dopo aver salutato i
dottori e l’infermiera, i quali si raccomandarono con lui di non tornare più
poiché non volevano più vederlo lì, si dileguò dietro la porta dell’infermeria.
I tre stavano percorrendo il corridoio che li
avrebbe condotti alla loro stanza, Maximilian provò a chiedere a Corine di cosa
si trattasse ma anche lei fu vaga e gli disse: «Mi dispiace Max, ma dovrai
scoprirlo da solo; pazienta solo un attimo e vedrai».
Erano quasi giunti nella zona insegnanti e
mentre si accingevano a oltrepassare l’aula magna, da lontano si vide una
sagoma che sembrava un ragazzo della loro stessa età.
Man mano che si avvicinavano a lui Maximilian
vedeva una persona familiare.
La sua voce risuonò inconfondibile: «Non
posso lasciarti un attimo che ti ficchi nei guai; vero Maximilian!». Quella
voce apparteneva proprio ad Hamza.
Egli fu felice di vedere il suo amico e
quando furono vicini si abbracciarono come due fratelli.
Maximilian gli chiese: «Quando sei
arrivato?».
Hamza rispose: «Ehm … Sono arrivato nemmeno
un’ora fa. Devo dire che sono passate in fretta le vacanze. Ma piuttosto …
Dimmi … Cosa ti è successo; possibile che l’infermeria sia diventata la tua
seconda casa?».
Maximilian non poteva riferire quello che era
successo, poiché il maestro Astral gli aveva imposto il più stretto riserbo sui
fatti avvenuti.
Lui ribatté: «Sono acciacchi di stagione,
niente di più».
A Maximilian pareva strano che Hamza fosse
ritornato con otto giorni di anticipo; la scuola infatti, doveva iniziare
proprio tra otto giorni e allora fece una domanda: «Ma dimmi: come mai sei in
anticipo?».
L’amico rispose: «In genere tutti gli alunni
si presentano con almeno una settimana di anticipo in convitto. Ci sono da
sistemare faccende burocratiche, tipo perfezionare l’iscrizione e poi mettere a
posto tutti i propri effetti personali, etc. Però mi stupisce che non ne eri al
corrente; nelle mie lettere vi ho scritto chiaramente il giorno e l’ora del mio
arrivo».
Gerard disse: «Ehm … È colpa mia;
non ho voluto dirlo a Maximilian; visto che era ricoverato in infermeria mi
sono permesso di fargli una sorpresa». Egli guardò Maximilian e aggiunse:
«Spero che non ti sia offeso Max».
Maximilian fece un sorriso e rispose: «Non ti
preoccupare, di certo non c’è quel rischio … Anzi, sono contento; è stata
veramente una bella sorpresa». In seguito chiese ad Hamza: «Ma dimmi … Come
sono andate le vacanze?».
Il ragazzo, la cui abbronzatura testimoniava
la sua permanenza al mare, rispose: «In linea di massima direi che è andata
bene; mi sono rilassato e allo stesso tempo ho continuato a ripassare le
nozioni apprese durante lo scorso anno accademico. Poi a un certo punto devo
dire che ho sentito la mancanza della scuola». E mentre lo diceva, una smorfia
di compiacimento apparve sul suo viso.
I suoi amici notarono che Hamza era cresciuto
in altezza e i suoi lineamenti avevano subito un leggero cambiamento: i capelli
erano corti e di colore castano chiaro; il suo naso era leggermente allungato,
le guance erano rosse, gli occhi marroni e il viso tondeggiante; la sua
corporatura era esile e le sue orecchie parevano leggermente a sventola.
Hamza era vestito con una camicia di colore
bianco, con gli ultimi due bottoni slacciati, forse per non avere quel senso
d’oppressione che si ha quando un indumento è stretto troppo al collo.
Aveva delle bermuda di color panna e ai piedi
aveva dei calzari di colore marrone chiaro.
Hamza mise una mano nel suo zaino, tirò fuori
dei pacchettini che poi consegnò sia a Maximilian sia a Gerard.
«Prendete … Sono dei pensierini che vi ho
portato dal mio paese. Vi saranno molto
utili durante l’inverno».
I due fratelli ringraziarono e Hamza, come si
conviene, fece presente che non era nulla.
Egli poi si rivolse a Corine e chiese: «Lei è
una nuova studentessa?».
Maximilian gli rispose, scusandosi per non
averli presentati prima: «Oh! Scusa Hamza; ma la felicità di rincontrare i miei
amici è tanta da farmi scordare le buone maniere». Si girò verso Corine e fece
le presentazioni: «Lei è Corine e sarà con noi, nella stessa nostra classe
d’ora in poi».
Hamza gli tese la mano destra e disse:
«Piacere di fare la tua conoscenza Corine».
Corine ricambiò dandogli la mano e
rispondendogli: «Il piacere è il mio». Lei sorrise e poi aggiunse: «Avremo modo
di conoscerci meglio durante l’anno scolastico».
Hamza confermò quelle parole: «Senz’altro.
Dovremo studiare un intero anno, uno accanto all’altro, pertanto non
mancheranno i momenti in cui ci potremo conoscere meglio».
Il ragazzo si rivolse a Gerard e chiese:
«Allora, cari ragazzi, volete aprire il pacchetto che vi ho appena
consegnato?».
I due fratelli fecero cenno di sì, poi si
apprestarono a togliere la carta da regalo che faceva da involucro al dono
ricevuto.
Il pacco conteneva una sciarpa.
Maximilian l’aveva ricevuta di color bianco e
nero e con dei ricami tipici dei posti di provenienza del manufatto; sembravano
disegnati a mano su di essa.
Quella di Gerard era di colore rosso e
bianco; anche su di essa c’erano degli splendidi disegni.
I due ringraziarono Hamza dicendo quasi
simultaneamente: «Grazie. È stupenda. Di certo quest’inverno ci sarà utile».
Hamza gli rispose: «Ho pensato che vi sarebbe
piaciuta e, visto che il freddo dei mesi invernali in questo posto è particolarmente
intenso, non ho esitato a prenderle».
Dopo quelle parole egli disse: «Vogliamo
avviarci verso il convitto, a quest’ora saranno arrivati parecchi studenti e
magari anche Isak e Chaman».
Gerard fu d’accordo e Maximilian non stava
nella pelle al pensiero di rivedere i suoi due amici dopo due mesi di vacanza.
Il rumore dei passi disturbò i ragazzi che
stavano discutendo.
Astral e Wotan si stavano avvicinando e con
loro c’erano due censori: Igor, che era una vecchia conoscenza di Maximilian e
dei suoi compagni, e una donna, che doveva essere un censore degli alloggi
femminili.
Si fermarono di fronte a loro e Astral si
rivolse a Maximilian: «Oh … A quanto pare il nostro Maximilian è stato dimesso
oggi dall’infermeria». Smise un attimo di parlare e poi continuò: «Sono felice
di rivederti di nuovo in giro per l’accademia; adesso però, spero che tu non ci
faccia preoccupare più».
Maximilian gli rispose: «Maestro … Da questo
momento in poi le prometto che cercherò di farvi preoccupare il meno
possibile».
Astral gli poggiò una mano sulla spalla e
disse: «Siamo nel bel mezzo dei preparativi per l’accoglienza degli alunni.
Stanno arrivando tutti, dunque è un periodo impegnativo per noi; ma non temete,
presto ricominceremo a insegnare. Dunque, godetevi questi cinque giorni di pace
rimasti». Poi si rivolse a Corine e affermò: «Corine, siamo venuti per
presentarti la responsabile del convitto femminile». Si girò e, facendo cenno
verso la donna al suo fianco, dichiarò: «Questa signora si chiama Ingrid e ha
il compito di portarti nella tua nuova sistemazione; ovviamente sarà per te una
migliore soluzione, in quanto in quel posto ci sono tutte ragazze della tua
età. Com’è successo anche per Maximilian e Gerard, sarai alloggiata in una
stanza di cinque persone dove troverai le tue nuove compagne di classe».
La signora si presentò: «Piacere, io mi
chiamo Ingrid e ti mostrerò il tuo alloggio. Il maestro mi ha detto che sei
stata momentaneamente alloggiata nei loro appartamenti … Se tu permetti, ti
aiuterò a portare i tuoi effetti personali nella nuova stanza».
Corine guardò Astral, che gli fece cenno di
fidarsi, poi rispose: «Va bene, possiamo andare quando vuole».
Ingrid gli fece capire che era proprio ora di
andare e Corine salutò i ragazzi e i maestri dicendo: «Ok, io vado a vedere il
mio nuovo alloggio; ci si vede più tardi».
I ragazzi e i maestri salutarono a loro volta
Corine che s’incamminò lungo le scalinate, le quali portavano verso il
convitto; lei si girò ancora un’ultima volta e rivolgendosi a Gerard disse: «Gerard,
noi ci vediamo al solito orario nel giardino dell’accademia».
Gerard annuì e rispose: «D’accordo».
Il censore e Corine, infine, scomparvero
dietro una porta che portava al piano superiore.
Astral poi si rivolse ai tre ragazzi:
«Signori; le cose stanno ricominciando come l’anno scorso. Mi raccomando:
studiate e siate corretti. Io e il maestro Wotan dobbiamo svolgere alcune
mansioni con Igor, ma per voi non sarà un problema andare a riprendere la
vostra roba e portarla nella stanza; vero?».
Tutti e tre annuirono.
Hamza rispose: «Maestro ci andrò anch’io per
dare una mano e, poiché le mie cose sono già state sistemate, lo farò
volentieri».
Il maestro sorrise e gli indicò la strada
aggiungendo: «Andate pure e fate attenzione. Ricordate che da oggi riprende la
mensa, alle tredici sarà servito il pranzo in refettorio; siate puntuali».
I ragazzi fecero intendere che sarebbero
stati precisi e, dopo aver salutato, s’incamminarono verso la zona dei
professori.
Anche i maestri e il censore svanirono tra i
corridoi dell’accademia; la scuola si stava ripopolando e l’anno nuovo stava
per iniziare.
Maximilian, Gerard e Hamza presero i bagagli
e si avviarono verso la stanza che per due mesi era rimasta vuota; pensarono
che dovesse essere piena di polvere perché nessuno l’aveva curata ma Hamza gli
testimoniò che la camera era in condizioni perfette, c’era stato personalmente
a mettere a posto i suoi bagagli poco prima, dunque l’aveva trovata come
sempre: pronta ad accogliere i suoi occupanti.
Arrivarono di fronte alla porta ed ebbero una
strana sensazione; lì avevano passato un anno intero e ne avevano combinate di
tutti i colori.
Ci entrarono e, in effetti, la trovarono
pulita; Maximilian e Gerard misero tutto a posto, in seguito uscirono sul
balcone che dava verso il giardino e videro una buona quantità di alunni i
quali salutavano i propri genitori e poi si avviavano verso il convitto.
Tra loro cercarono di scorgere i due amici
che mancavano, ma pareva che quel giorno non si sarebbero fatti vivi.
Maximilian provò a domandare: «Ma di Chaman e
Isak non si sa nulla?».
Hamza lo guardò e gli rispose: «Le mie ultime
informazioni su di loro risalgono alla partenza per le vacanze, poi nessuno dei
due si è fatto sentire. Evidentemente avranno avuto da fare, oppure si sono
dati alla pazza gioia. Chi lo sa …».
Tutti sorrisero, poi Gerard fece una domanda:
«Chissà se Chaman ha messo la testa a posto?».
Maximilian pensò a quello che aveva combinato
Chaman l’anno precedente, soprattutto alla festa di primavera quando il ragazzo
aveva fatto pesanti apprezzamenti sulla regina delle fate e scoppiò a ridere.
Hamza riuscì a parlare a fatica: «Per favore
Maximilian, non dirmi il motivo per cui stai ridendo perché lo immagino».
Gerard fece notare: «In verità anche tu
l’anno scorso ci hai fatto visitare una bella gelateria a inizio anno
scolastico; ti ricordi?».
Hamza divenne rosso, poi ammise: «D’accordo,
ammetto di aver fatto qualche cavolata anch’io ma a mia discolpa devo dire che
non conoscevo ancora il posto, dunque era normale che mi sarei potuto
sbagliare».
Maximilian disse: «Sì, non raccontarlo a noi
che c’eravamo in quel locale e … Chaman che non voleva più andare via poi,
aveva trovato l’amore della sua vita».
A quel punto tutti risero, nell’ambiente si
sentiva l’allegria che ormai mancava da tanto tempo lì; anche i censori udirono
quelle risate e per questa volta decisero di non intervenire poiché la scuola
ancora non era iniziata.
Le persone che passavano di fronte a quella
stanza si giravano e si chiedevano cosa stesse accadendo lì dentro.
Quando il momento di euforia terminò, Gerard
ricordò ai due suoi amici guardando l’orologio: «Ragazzi è tardi; sarà il caso
che scendiamo a mangiare se non vogliamo rimanere digiuni».
I due annuirono e tutti assieme si avviarono
verso il refettorio.
Arrivati davanti a esso, videro le solite
tavole calde e sentirono un profumino che proveniva dalla cucina; allora tutti
sentirono un leggero languore e si affrettarono a entrare nella sala da pranzo.
Al suo interno non c’erano molte persone, in
effetti era semivuota e ben pochi alunni quel giorno avevano deciso di scendere
a pranzo, ma quei pochi che c’erano si girarono tutti verso il gruppo appena
entrato e qualcuno bisbigliò qualcosa d’incomprensibile.
I tre si scambiarono un’occhiata e fecero
spallucce, di seguito si apprestarono a prendere il cibo che quel giorno la
mensa offriva.
Si sedettero al tavolo e incominciarono a
consumare il pasto; quel giorno c’era: pasta al pomodoro come primo, seguiva il
pollo arrosto con le patate al forno; una vera prelibatezza per l’età che i
ragazzi avevano.
I tre mangiarono con gusto e parlarono di
svariati argomenti; ma agli eventi passati, quel giorno, non si fece alcun
riferimento.
Quando finirono di mangiare, i tre videro
Corine.
Lei era in compagnia di Sara e di Margharet,
le due ragazze che l’anno precedente erano andate con loro alla festa di
primavera.
Le nuove arrivate si avvicinarono al tavolo e
salutarono i ragazzi, fu Margharet che parlò per prima: «Ciao ragazzi! Vedo che
ci siete anche voi. Come vi sono andate le vacanze?».
Loro si erano fermate proprio davanti al
tavolo, e visto che lì c’erano ancora dei posti, i tre ragazzi prima risposero
alla domanda, dicendo che le vacanze erano andate bene, poi le invitarono a
sedere con loro.
L’invito fu accettato e le tre ragazze si
servirono alle tavole calde e si sedettero con i compagni.
Margharet e Sara cercarono di presentare
Corine, ma con loro sorpresa appresero che lei già conosceva tutti.
Mentre le ragazze mangiavano, tutto il gruppo
discuteva di vari argomenti: su come produrre incanti e su come affrontare il
secondo anno di scuola; Margharet disse loro: «Quest’anno penso che le materie
saranno più impegnative, ma dato che noi siamo già avviati all’arte magica,
risulterà più facile affrontarle».
Furono tutti d’accordo ma poi l’attenzione
delle ragazze si spostò verso Corine, la nuova arrivata.
Sara gli chiese: «Corine, dicci qualcosa di
te. Sei appena arrivata, dunque noi non sappiamo nulla e, visto che dovremo
passare un intero anno assieme, è bene approfondire la nostra conoscenza prima
possibile».
Corine si dimostrò cordiale e iniziò a
raccontare la sua storia, ovviamente Maximilian e Gerard sapevano che avrebbe
omesso importanti informazioni che proprio non potevano essere diffuse e allora
si misero anche loro in ascolto.
«Sono arrivata da poco qui all’Asilum; ci
sono arrivata tramite conoscenze, poiché mio padre adottivo è venuto a mancare
poco tempo fa. Il maestro Astral mi ha parlato di un posto dove avrei trovato
numerosi ragazzi della mia età e devo dire che ha ragione; in questo posto ci
sono tanti bravi ragazzi che, come me, possiedono una passione per l’arte
magica, arte che mio padre mi ha insegnato e con la quale ho una certa
dimestichezza. Data l’età però, avrò bisogno ancora di tanto studio prima di
potermi definire una maga. Quando sono rimasta sola, mi sentivo disperata
poiché non credevo esistesse un simile posto; mi sentivo persa, ma quando ci
sono arrivata ho conosciuto gente nella mia stessa situazione e allora mi sono
fatta forza e adesso eccomi qua. Della mia vita non c’è tanto da raccontare e
vi voglio risparmiare ore di racconti poco piacevoli, ci conosceremo man mano
che l’anno andrà avanti. Anch’io, come tutti, coltivo delle passioni e intendo
portarle avanti nonostante le avversità; perché no … Anche con il vostro aiuto.
Sento già che saremo ottimi amici».
Tutto il gruppo l’aveva ascoltata, nessuno
però osò farle altre domande: la sua vita doveva essere stata molto dura,
pensarono tutti.
Allora Hamza, dopo avergli confermato che
nell’accademia avrebbe trovato degli ottimi amici, cambiò discorso: «Se non
sbaglio le lezioni dovrebbero incominciare il primo di settembre; vero?».
Domandò il ragazzo al resto del gruppo.
Margharet confermò dicendo: «Sono sicura di
questo perché i professori lo hanno riferito ai miei genitori e suppongo che
metteranno gli avvisi quanto prima in giro per l’accademia».
Dopo quell’affermazione si accorsero che
tutti erano andati via e nella sala pranzo erano rimasti solo loro.
Maximilian propose: «Ragazzi, visto che siamo
rimasti solo noi, cosa ne pensate se uscissimo nel parco; ci godiamo un po’ di
sole e chiacchieriamo fuori».
Hamza rispose: «Perché no».
Dello stesso parere sembrava Gerard, ma dalle
ragazze una voce fece intendere che loro avevano ben altro da fare: «Noi
purtroppo dobbiamo ancora finire di mettere a posto la nostra roba, ma questa
sera ci incontreremo volentieri per parlare di come sono andate le vacanze». Fu
Sara che ricordò alle due amiche che in camera c’era ancora tanto da fare;
infatti, mentre diceva quelle parole, il suo sguardo era rivolto a Corine e
Margharet.
Le tre ragazze si alzarono e, dopo aver
salutato gli amici, s’incamminarono verso la loro stanza.
Hamza scuotendo il capo disse: «Cosa volgiamo
farci … Le ragazze, sempre piene d’impegni».
Maximilian e Gerard annuirono e si alzarono
dal tavolo quasi contemporaneamente; Gerard disse: «Allora … Andiamo?». Facendo
cenno con il capo verso la porta d’uscita.
Hamza ribatté: «Ci potete scommettere; nella
stanza ci staremo tutto il tempo quest’inverno, quando all’esterno non si potrà
uscire, quindi io direi di approfittarne». E detto quello i tre s’incamminarono
verso l’uscita.
***
Intanto
…
Nell’antro rischiarato dalla luce del magma
incandescente, una voce pregna di malvagità rimbombò anche grazie all’eco
provocato dalle pareti di roccia.
Il demone era seduto sul trono
precedentemente occupato da Pectumatra.
In lui si notavano già dei cambiamenti
dall’ultima volta che era apparso; i suoi piedi erano mutati e quattro dita si
distinguevano palesemente dall’oscurità nella quale era celato mezzo suo corpo.
E … Tre artigli di materiale osseo spuntavano
da quelle putride arti.
Le bende nella zona inferiore erano tutte
sparite e iniziava a delinearsi quello che doveva essere il suo vero aspetto,
già visto in precedenza quando tentò di attraversare il varco in occasione
dell’attacco all’Asilum.
Si stava rivolgendo agli esseri lì presenti i
quali erano anch’essi celati nell’oscurità della grotta.
La sua voce terrificante echeggiò nella
caverna: «Siamo al completo! È dunque il momento di cercare il Dragonkin per
l’ennesima volta».
Il demone uscì dall’ombra e lo spettacolo fu
agghiacciante; persino Melkore, che era lì vicino, dimostrò di essere sorpreso
da quella visione.
Quell’essere era mutato e la sua faccia
iniziava ad avere connotati demoniaci.
Due corna gli crescevano sul capo
orizzontalmente a partire dalla fonte verso l’esterno; sembravano lunghe non
più i quattro centimetri.
Il naso, che in precedenza era nascosto dalle
bende, aveva lasciato il posto a una
zona concava nerastra e dalla sua bocca spuntavano due canini aguzzi.
Le piume erano sparite e al loro posto c’era
una membrana rossastra e viscida.
Le gambe posteriori, ricurve come quelle di
una capra, avevano possenti i muscoli che dall’ultima volta si erano
triplicati.
Egli, rivolgendosi a tutti i presenti, tuonò:
«Questa volta non ci saranno errori, sopprimeremo il moccioso e assieme a lui
l’intera stirpe dei maghi bianchi». Poi si rivolse a Melkore e con tono
minaccioso gli disse: «Drago! Se fallisci anche questa volta la vendetta dei
demoni sarà tremenda nei tuoi confronti. Và, e portami la testa del ragazzo e
dei draghi superstiti. Quando il nostro signore entrerà in questo mondo deve
essere sgombro da tutti gli ostacoli».
Melkore era palesemente infastidito da
quell’affermazione di superiorità del demone e un ruggito di stizza si sentì
nella caverna.
Il demone lo recepì come un segno di
decisione da parte sua a obbedire agli ordini, ma la faccia del drago
dimostrava tutto il ribrezzo che provava per esso.
In seguito il dago nero chiese: «Verrai anche
tu con noi?».
Il demone uscì dall’oscurità in cui si era
seminascosto e una sagoma alta almeno sei metri si innalzò nella caverna, che a
stento riuscì a contenere la sua mole.
Egli quasi toccò il soffitto e alla luce del
magma la sconcertante visione si palesò a tutti i presenti, persino i villici
che stavano laboriosamente rimestando una pozione di fronte al passaggio
smisero di muoversi incantati da quella vista.
Adrammalech rispose alla domanda che gli era
stata posta: «Non potrò aggregami a voi nelle ricerche, in quanto sono nel bel
mezzo della mia metamorfosi. Quella pozione che i villici stanno preparando,
serve apposta per permettermi di terminare
la mutazione con anticipo. Solo allora io mi paleserò e attirerò la loro
attenzione e, quando saranno al mio cospetto, li sopprimerò tutti senza nessuna
pietà». In seguito, dopo essersi avvicinato a Melkore, aggiunse: «Drago nero …
Tu avrai il compito di stanare i maghi bianchi; se ci riuscirai, con l’aiuto
degli Ithannad appena arrivati, cercherai di sopprimere quantomeno il
Dragonkin, al resto ci penserò io quando giungerà il momento».
Dall’oscurità dietro di loro venti paia di
occhi minacciosi si intravidero e venti sagome man mano si avvicinarono venendo
illuminate dalla luce che produceva la lava.
Melkore si girò verso di loro e scorse degli
esseri mai visti prima d’ora, si domandò cosa fossero e il demone si accorse
della sua sorpresa.
Il demone disse: «Costoro sono anime perse;
totalmente asservite al nostro signore. La loro malvagità li ha fatti
distinguere in numerose battaglie, inclusa quella dello sterminio dei maghi
rossi e la loro potenza eguaglia, se non supera, quella dei draghi. Usali come
meglio credi, ma il risultato deve essere l’assassinio del marmocchio che
racchiude il celestiale». Finito di dire quelle parole, l’entità che stava
mutando ritornò nell’oscurità e riprese il posto che precedentemente occupava.
Ma dall’oscurità nella quale era ritornato
emise ancora un ultimo monito: «Adesso andate e che nessuno di voi ritorni
senza risultato!».
Gli esseri sparirono e nell’antro tornò il
silenzio più assoluto, si sentiva solamente il rumore della pozione che i
villici continuavano a rimestare e della lava che sobbolliva.
***
Nell’Asilum
…
Maximilian, Gerard e Hamza avevano trascorso
un po’ di tempo nel parco di fronte all’accademia, sotto una quercia proprio
accanto alla fontana di marmo bianco.
Maximilian disse: «Sarà il caso di rientrare;
prima di andare in camera volevo passare dalla biblioteca per una ricerca. Già
che ci siete anche voi … Vi va di darmi una mano?».
Gerard gli chiese di cosa si trattasse: «Max;
che tipo di ricerca stai facendo?».
Maximilian rispose: «Sto cercando delle
informazioni inerenti all’incanto di cui abbiamo parlato».
Hamza invece, che di tutta quella storia non
sapeva niente, provò a chiedere maggiori spiegazioni: «Di cosa state parlando
voi due?».
I ragazzi si guardarono in faccia e
Maximilian rispose: «Siamo venuti a conoscenza di un incanto talmente potente
che ha assicurato ai maghi rossi l’egemonia sugli esseri malvagi. Sono però
curioso; in cosa consiste e perché i demoni ne hanno paura?».
La faccia di Hamza cambiò d’improvviso e si
rivolse a Maximilian: «Non dirmi che stai cercando ancora di scontrarti quei
tipi di esseri? Ti prego … Dimmi che non li rincontreremo più». Ma
l’espressione assunta da Maximilian faceva intendere che non sarebbe stato
proprio così.
Il nuovo arrivato si rivolse allora al
fratello dicendo: «Gerard, tu sei suo fratello maggiore; ti prego distoglilo da
quelle sue idee. Mi è bastato una volta vederli e vi assicuro che non voglio
sentirne parlare mai più».
Gerard rispose serioso: «Mi dispiace Hamza,
adesso che tutti voi sapete di che cosa si tratta non possiamo dirvi una bugia;
di certo li rincontreremo ed è per questo che dobbiamo diventare più forti:
proprio per contrastarli».
Il ragazzo dondolò la testa per poi
aggiungere: «Lo sapevo; ed io che speravo di essermi liberato di loro la scorsa
volta».
Maximilian si rivolse all’amico ribadendo:
«L’incontreremo ancora, ne puoi stare certo. Da un lato mi rammarico di
provocarvi tanti fastidi, ma dall’altro mi rendo anche conto che questo che si
presenta è un problema che va risolto quanto prima se si vuole raggiungere una
pace duratura. Pensateci … Tutti saranno più tranquilli e nessuno passerà
quello che abbiamo passato noi».
Hamza però, con sorpresa di entrambi i suoi
amici, disse: «Io non sono un grande mago, ma mi rendo conto che questi cosi,
una volta entrati qui nel modo umano, non saranno così docili: attaccheranno
senza pietà; e, per conto mio, posso assicurarvi che farò tutto il possibile
perché questo non avvenga. Insieme a voi cercherò di dare una mano. Dunque non
dispiacerti Maximilian … Sono io che mi scuso di essere d’impaccio; tutto
quello che riesco a fare per il momento è questo …».
Maximilian e Gerard si avvicinarono a lui,
Gerard gli poggiò una mano sulla spalla per poi dirgli: «Ma cosa vai dicendo …
È anche grazie a te che sono riusciti a scongiurare la sconfitta nell’ultimo
loro attacco».
Gerard guardò in faccia il fratello minore e,
dopo essersi scambiati un cenno d’accordo, aggiunse: «Non dire più quelle
parole; siamo una squadra e tutti assieme cercheremo di renderci utili».
Anche Hamza annuì e subito dopo
s’incamminarono verso la biblioteca.
Un saluto a tutti i lettori; noi ci
risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva”
il 9° capitolo).
