La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
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Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

sabato 1 agosto 2015

Maximilian Arsltain “il canto dell’arcangelo”; 9° capitolo da leggere online.

Ebbene, mi avvicino alla metà del manoscritto …
Anche il nono capitolo è stato riesaminato e corretto nel limite del possibile.
Sto tagliando tantissimo … Sono molte le descrizioni che ho dovuto omettere poiché, essendo stato pensato come un manoscritto tendente all’horror, certe immagini non erano propriamente consone alla lettura di tutti.
Ovvio … Spero che io l’abbia reso scorrevole e che il lettore si appassioni.
Dopo queste poche righe d’introduzione, vi lascio dunque al 9° capitolo del romanzo.
Buona lettura:



CAPITOLO 9
IL RIENTRO DALLE VACANZE


Nella stanza dove Maximilian, Gerard e Hamza riposavano, c’era una calma surreale; non si sentiva volare una mosca.
Era palese l’assenza di Chaman che con il suo russare aveva reso le notti trascorse assieme a lui indimenticabili per il resto del gruppo.
Dal bagno si udì un rumore e la porta si aprì; ne uscì fuori Maximilian.
Quel giorno si era svegliato prima degli altri e fece notare ai suoi compagni che era tardi e dunque dovevano sbrigarsi per raggiungere il refettorio e fare colazione.
Gerard e Hamza si alzarono dal letto di tutta fretta, si prepararono in tempo record e i tre amici si avviarono verso la sala mensa.
Durante il tragitto videro delle facce nuove.
Hamza disse: «Stanno di già arrivando i ragazzi del primo anno; si vede che l’inizio delle lezioni è vicino».
Gerard, guardandosi anch’egli attorno, sottolineò: «È proprio così. L’accademia si sta ripopolando e, con tutta franchezza, devo dire che questo mi fa piacere».
Anche Maximilian fu d’accordo con quanto detto e lo fece intendere sia dallo sguardo compiaciuto, sia con le sue parole: «È una gioia rivedere un sacco di ragazzi. Dopo tutto, questi corridoi, senza gente che li percorre sono deprimenti».
Gerard e Hamza annuirono e confermarono quello appena detto da Maximilian.
I tre arrivarono di fronte alla sala pranzo, ci entrarono e si misero in fila per accedere alle tavole calde da dove prelevare il latte e le Brioche.
Mentre stavano prendendo la colazione, si sentirono alcune voci che provenivano dal gruppo di persone nelle loro vicinanze.
Avete visto chi c’è! ”, disse uno di loro.
Poi si udì: “Sono proprio loro; i ragazzi che hanno combattuto contro un mago nero”.
I ragazzi continuarono a borbottare frasi di quel genere e gli sguardi di tutti erano rivolti verso i tre nuovi arrivati.
Hamza, Gerard e Maximilian strinsero le spalle e fecero finta di niente, dirigendosi verso il loro tavolo e incominciando a consumare la colazione.
Hamza si rivolse ai due suoi amici: «A quanto pare siamo ancora sulla bocca i tutti». E girandosi verso la moltitudine di ragazzi che riempiva il refettorio, aggiunse: «Siamo diventati famosi anche tra le nuove leve; guarda lì, come ci osservano. Incomincio a sentirmi un extraterrestre».
Maximilian richiamò la sua attenzione dicendo: «Non ti preoccupare; presto si scorderanno di noi e la loro attenzione sarà rivolta altrove».
Gerard sembrava non essere dello stesso avviso: «Tu dici Max? A me invece pare che questa storia andrà avanti per un bel po’».
In quell’istante in refettorio entrarono Corine, Margharet e Sara.
Le loro tre amiche si avvicinarono al tavolo dove i tre stavano facendo colazione e Corine chiese: «Possiamo sederci qui accanto a voi?».
Gerard gli rispose quasi subito: «Ma certamente. C’è posto, quindi accomodatevi». Facendo segno verso le sedie vuote.
Le ragazze si accomodarono e incominciarono a parlare; Margharet si rivolse a loro proponendogli: «Allora ragazzi, diteci qualcosa delle vostre vacanze».
Anche Sara fu curiosa; lo si notava dall’espressione che aveva assunto guardando i tre.
Il primo a parlare fu Gerard; lui sapeva bene che non poteva dire quello che era successo durante il loro viaggio per recuperare Ivan e pertanto si limitò a raccontare dei loro allenamenti: «Hm … Noi non abbiamo fatto niente di divertente, ci siamo limitati a studiare le materie nelle quali avevamo delle difficoltà durante l’anno passato; direi che abbiamo trascorso l’estate tra le mura dell’Asilum e nel parco a provare alcune formule magiche».
Astral gliel’aveva detto più volte; le sue parole ancora erano ben scolpite nelle loro menti: “Nessuno all’interno dell’Asilum deve venire a conoscenza di quello che è accaduto quest’estate. Conto su di voi per la massima discrezione e questo vale anche per i vostri migliori amici”.
Margharet chiese ancora: «Ma davvero non siete andati da nessuna parte?».
Questa volta fu Maximilian che confermò le parole del fratello: «Esatto, siamo rimasti a esercitarci qui all’interno dell’accademia».
Margharet poi aggiunse: «Che noia; avete lavorato anche d’estate mentre gli altri si sollazzavano al sole in qualche località turistica».
Maximilian anticipò il fratello dicendo: «No, ti sbagli; per noi non è stata una noia, anzi … Abbiamo colto l’occasione per migliorarci e l’estate è passata velocemente in questo modo. Credimi».
Margharet e Sara si guardarono ed entrambe esclamarono: «Se voi siete contenti cosi!».
I due fratelli annuirono.
L’attenzione poi si spostò su Hamza e le ragazze lo tempestarono di domande.
Il ragazzo iniziò a descrivere la sua estate: «Quando sono arrivato a casa, la prima cosa che mi è stata detta è di essere più giudizioso; questo si riferiva al fatto accaduto a fine anno, dove secondo mio padre siamo stati sconsiderati. Mia mamma non poteva che dargli ragione e dopo avermi fatto una bella ramanzina, siamo partiti alla volta della nostra tenuta al mare. Arrivati lì, dopo aver messo in ordine la casa, ci siamo organizzati per trascorrere più tempo possibile in spiaggia e mia madre, con la supervisione di mio padre, si è assicurata che io facessi tutti i compiti assegnati dai nostri maestri. Le giornate sono passate tutte in questo modo: al mare e poi a casa per ripassare quello che avevo imparato, niente di più; potrei definirla in un certo senso … Noiosa».
Le ragazze annuirono e Sara fece presente: «Beh, a dir la verità, anche io ho fatto la stessa cosa: località balneare e abbronzatura, poi a un certo punto mi sono stufata e non vedevo l’ora che la scuola rincominciasse. Devo dire che quando mio padre ha detto a mia mamma della partenza per riprendere la nostra vita, per me è quasi stato un sollievo».
Margharet, invece, disse ai suoi amici di essere stata in un posto di montagna: «Io sono stata in montagna e devo dire che in confronto all’anno precedente mi sono riposata. Niente caos, poca gente e, soprattutto, immersa nella natura. Ho fatto delle scampagnate con i miei genitori e non poteva mancare lo studio, ovviamente sotto la supervisione di entrambi; ma non mi sono privata dei divertimenti. La sera, durante le nostre uscite, ci siamo imbattuti in molta bella gente e sono andata persino al lunapark. Potete immaginare il divertimento che c’è in quei posti …».
Il tempo era trascorso velocemente e nel refettorio quasi tutti erano andati via; erano rimasti in pochi all’interno della grande sala e i ragazzi a quel punto decisero di uscire tutti assieme all’esterno dell’accademia, dove avrebbero passato qualche ora.
All’uscita dal refettorio s’imbatterono nei maestri; c’erano proprio tutti: da Astral a Wotan.
Il maestro Wotan salutò i ragazzi: «Oh … I nostri piccoli studenti». E con aria compiaciuta chiese: «Allora, vi state preparando per l’inizio del nuovo anno accademico?».
Dal gruppo una voce si distinse, era Maximilian … Lui salutò e poi affermò: «Siamo pronti per iniziare un nuovo anno scolastico maestro; ci può scommettere … E quest’anno siamo ancora più determinati di quello appena trascorso».
Astral, però, fece presente ai colleghi che era ora di andare e poi si rivolse agli studenti asserendo: «Bravi; ricordate che la volontà di lavorare influisce tanto nei risultati che otterrete, pertanto … Dateci dentro e studiate con assiduità se volete diventare dei bravi maghi bianchi». Infine, rivolgendosi verso i collegi, sottolineò: «Adesso è ora per noi di andare, stiamo preparandoci per l’arrivo di tutti gli studenti e se non riusciamo a organizzarci sarà dura accogliere tutti».
I sei ragazzi a quel punto s’incamminarono verso il parco dell’Asilum, scomparendo nella flora che ammantava l’edificio.
I maestri, arrivati nella zona a loro adibita, la oltrepassarono; nei corridoi il rumore dei loro passi echeggiava incontrastato e d’un tratto il cigolare di una porta si udì nitidamente.
I maghi chiusero dietro di loro il portone metallico che dava accesso ai sotterranei.
Le sagome dei maestri s’intravvedevano a malapena durante la loro discesa delle scale e le ombre si dilungavano sui muri rischiarate dalle flebili luci delle fiaccole.
Si udì una voce a un certo punto: «Certo che questa non è una bella situazione; sono preoccupato». Era Wotan che si rivolse ai colleghi.
Asdar ribatté: «Non siamo più in grado di fronteggiare il demone trapassato. L’ultimo mago rosso è deceduto e con lui i poteri che ci avrebbero permesso di abbatterlo. Mi domando se l’incanto che nasconde l’Asilum reggerà ancora per molto».
Astral cercò di tranquillizzare tutti dicendo: «Non vi preoccupate. I maestri Brot e Aschcore sanno quello che fanno e dubito che un loro incanto possa essere infranto così facilmente».
Loky affermò: «Non dimenticate che parliamo di due draghi celestiali, anche se hanno perso gran parte dei loro poteri. Sono pur sempre tra i più forti rappresentanti della razza dei draghi».
Wotan rispose ai suoi colleghi: «Forse avete ragione; ci stiamo preoccupando un po’ troppo. Sarà il caso di organizzarci per bene e di provvedere agli studenti che si accingono ad arrivare qui all’accademia».
Dian, che era il capo fila e faceva largo lungo le scale, si fermò, interrompendo la marcia di tutti, si girò e si dichiarò d’accordo dicendo: «Penso proprio che per il momento ci possiamo solo limitare a fare il nostro lavoro e a programmare una strenua difesa dell’Asilum. In caso il demone ci rintracciasse ci può essere utile un piano di difesa e di evacuazione delle persone che non sanno riprodurre magia. Se quel coso assume il suo vero aspetto, sarà capace di tutto».
Astral si affrettò a rispondere: «Non risolveremo il problema discutendo; per adesso andiamo a colloquio dal maestro Brot, poi ci penseremo e con il suo aiuto cercheremo di scoprire come porre rimedio al caos che si è venuto a creare». Detto quello, Astral si iniziò a muovere verso la porta, che in fondo alle scale era illuminata da due torce: una sulla sua sinistra, l’altra sulla sua destra.
Così fecero anche gli altri maestri e, arrivati dinanzi a quella porta, la aprirono oltrepassandola.
I sei camminarono lungo il cimitero dei draghi nascosto sotto l’Asilum poi, a un certo punto, si fermarono di fronte a una tomba, molto più piccola delle altre a giudicare dalla lapide in marmo bianco che era posta sul rialzo del terreno.
Il terreno testimoniava l’avvenuta sepoltura di un piccolo corpo dalle dimensioni umane.
La  lapide di forma ovoidale recava le seguenti iscrizioni: “Qui giace l’ultimo mago rosso: Ivan, gran maestro della sua stirpe; caduto in combattimento nel tentativo di opporsi ai demoni. Custode del futuro dei draghi e protettore del mondo magico”.
I maestri si erano fermati per rendere omaggio al mago rosso, che era stato trasportato nel sottosuolo dell’Asilum dopo lo scontro con Adrammalech.
Drenk parlò dinanzi alla sua tomba insinuando: «Chissà cosa cela il fato. Si era nascosto per sfuggire ai maghi neri e alla fine è caduto per mano di un demone, salvando la vita a Maximilian».
Astral lo guardò e rispose: «Nessuno può saperlo. Una cosa è certa: per aver compiuto quel gesto, doveva avere una buona ragione; mi ha dato l’impressione di averlo fatto di proposito, non ha tentato di difendersi e ha mostrato il petto al demone incurante delle conseguenze. Non riesco a credere che un mago rosso, capace di contrastare il più potente demone, sia caduto con quella facilità e ripensandoci … Il suo bastone a un certo punto è sparito e non l’ho più visto nelle sue mani».
Anche gli altri maestri presenti durante lo scontro erano d’accordo con Astral e Asdar, pensandoci su, affermò: «Io non ci avevo fatto caso, ma adesso che ci penso è vero! Nel momento in cui è stato colpito non aveva il bastone che in precedenza, quando ha combattuto contro i nemici, è stato sempre ben saldo nelle sue mani. Non lo abbiamo trovato accanto a lui; è strano questo particolare».
Drenk interruppe il discorso ricordando: «Colleghi … Brot e Aschcore ci staranno aspettando, ci conviene fare in fretta o arriveremo in ritardo». Consapevoli  di quanto appena detto, si avviarono verso la grossa stanza dove i draghi li stavano di già aspettando.
I sei giunsero di fronte alla grande porta, la aprirono ed entrarono all’interno della stanza.
Al centro di essa vi trovarono i due draghi che stavano discutendo fra loro; al rumore del portone che si richiudeva su sé stesso, i due si girarono e salutarono i sei maestri.
Brot, rivolgendosi a loro, gli disse: «Siete arrivati. Volevamo mettervi al corrente di alcune scoperte recenti fatte da Aschcore».
I maghi, udite quelle parole, si avvicinarono ai due draghi.
Aschcore prese subito la parola: «Vi abbiamo convocato poiché in questo mondo continuano ad arrivare entità estranee. Possiamo affermare con precisione che si tratta di esseri potenti, anche se di piccola statura, e, di sicuro, sono gli stessi che ci hanno attaccato all’epoca dello sterminio dei draghi. Con tutta probabilità sono loro che hanno dato manforte ai demoni durante l’attacco ai maghi rossi quando sono stati sconfitti».
Le facce dei maestri diventarono più serie di quanto già non lo fossero; tra loro vi fu Dian che chiese: «Di che esseri si tratta?».
Il drago dalla folta chioma, dopo un attimo di silenzio, ricominciò a esporre: «Si tratta di anime dannate; hanno venduto la loro anima ai demoni senza condizioni e tuttora sono completamente assoggettati ad essi che gli hanno fatto compiere ogni tipo di nefandezza. Hanno ucciso tutti coloro che gli si sono parati davanti e si può dire che sono i più spietati tirapiedi dell’oscuro. Non sono costretti a farlo, lo fanno perché gli dona piacere; gli piace uccidere. Questi esseri noi li chiamiamo Ithannad. Nessuno finora è riuscito a ucciderne uno, persino i draghi hanno avuto la peggio contro di loro».
Sulla faccia dei maestri fu palese la preoccupazione che quella situazione suscitava; Astral, sentite quelle parole, tirò un sospiro e di seguito chiese: «Possibile che questi esseri siano così temibili?».
Brot annuì e gli rispose: «Come vi ha già detto Aschcore, non c’è modo di abbatterli; abbiamo provato con tutte le nostre forze: siamo caduti uno dopo l’altro, solamente il celestiale può tenergli testa e in quel momento nella nostra specie non esisteva alcun celestiale».
Anche Aschcore annuiva mentre il fratello dava spiegazioni ai maestri, poi volle finire il suo discorso lasciato a metà e continuò dicendo: «Questi esseri di forma demoniaca hanno grandi capacità combattive. Essi riproducono malefici di ogni genere e nel corpo a corpo utilizzano i loro artigli e le loro armi intrise di un veleno, il quale, una volta entrato in circolo di qualsiasi organismo, provoca l’immediata paralisi e la morte del malcapitato. È cosa certa che se si fronteggiano questi tipi di esseri bisogna fare attenzione anche alle più piccole ferite; in quanto a quel veleno … Non vi è antidoto».
Dal gruppo provenne ancora una domanda, la voce era quella di Wotan: «Come possiamo allora misurarci con loro?».
I due draghi si guardarono prima negli occhi, poi si girarono ancora una volta verso il gruppo dei maestri e Aschcore, rivolgendosi al fratello, disse: «Brot; permetti che spieghi io».
Il drago ricoperto dalle scaglie di ferro annuì e subito dopo Aschcore proseguì nel suo discorso: «Invero, da alcuni studi su di un essere fatto prigioniero tempo fa, si è dedotto che un modo per sopprimere quei cosi esiste, ma per il momento è solo su base teorica in quanto non è stato possibile provarne gli effetti. L’essere di cui parliamo è riuscito a liberarsi e a uccidere tutti i suoi carcerieri; dopo di che è fuggito, facendo perdere le sue tracce. Quando arrivammo nel posto in cui era custodito, non incontrammo nessun superstite. Ben quindici esseri erano stati uccisi, tra cui anche tre umani: maghi rossi che erano sul posto per cercare di capire di che esseri si trattasse. Con nostra sorpresa, dopo un’accurata ispezione del posto, trovammo documenti di studi effettuati sullo stesso essere che aveva provocato quella carneficina. Quei documenti affermavano che il soggetto poteva essere soppresso solo nel modo in cui potevano essere sconfitti i demoni: la decapitazione. Con molta probabilità era l’unico modo con il quale poterli fermare».
Quelle parole furono di sollievo per i maestri e Loky si affrettò a dire: «Allora il problema non sussiste; l’importante è mirare alla testa».
Ma il drago lo interruppe contraddicendolo: «Ti sbagli. A parte che è solo teoria e bisogna vedere se funziona; poi c’è bisogno di colpirli e, di certo, non se ne staranno con le mani in mano durante il combattimento aspettando di essere colpiti. Aspettate di vederli per poi valutare voi stessi di cosa stiamo parlando».
Nell’ambiente per un istante non si sentì una parola, solamente il lento bruciare delle torce che rischiaravano l’ambiente in cui si svolgeva la conversazione.
Brot interruppe quel silenzio dicendo: «Sappiate che sono ben dieci gli esseri che sono trapassati ultimamente e si tratta proprio di loro. L’oscuro li ha mandati tutti, poiché sono dieci le anime perse al suo servizio. Dieci anime che hanno scelto volontariamente la perdizione in cambio di indicibili poteri e accettando una mutazione che ripugnerebbe chiunque. Dieci esseri umani con fame di potere, quale arma più spietata poteva mai schierare sul campo il nostro avversario? È dunque deciso a farla finita in un tempo breve; questo può solo significare che è imminente il suo arrivo in questo mondo al fine di sottometterlo. Dobbiamo essere più cauti del solito; per adesso l’Asilum è salvo grazie a un incanto che io stesso ho apposto. Come voi sapete quest’incanto è difficile da rompere e rende impossibile a un cuore pregno di malvagità infrangerlo. Tuttavia, all’esterno si è venuta a creare una situazione a dir poco preoccupante; non solo c’è Adrammalech in mutazione, pronto a sferrare un attacco non appena essa sarà terminata, ma c’è Melkore che tenterà in tutti i modi di stanarci. Adesso sono arrivati persino questi nuovi esseri e, temo, che presto si faranno sentire».
Asdar disse: «Attaccheranno gli esseri umani».
Il drago dalle scaglie di ferro annuì e rispose: «Esatto. Tutto questo per attirarci nella zona da loro scelta e così cercare di ucciderci. È fuori questione mandare un gruppo di maghi a tentare di contrastarli, verrebbero tutti uccisi senza alcuna pietà. Se  questo avviene, l’unica soluzione è cercare di andare a fermarli in gran numero e persino io e Aschcore ci aggregheremo alla spedizione. È dunque fondamentale distribuire più informazioni possibili su questi esseri e sul modo di ucciderli a tutti i maghi dell’Asilum. I maghi devono essere pronti per un’eventualità del genere».
Astral, dopo che Brot finì di parlare, si rivolse ai due draghi dicendo: «Provvederemo a informare tutti i maghi di quanto voi ci avete detto, ma abbiamo bisogno di sapere anche l’aspetto dell’entità in questione».
Aschcore rispose: «Siamo a conoscenza del loro aspetto; tutto è stato documentato e trascritto sui documenti che vi consegneremo alla fine della nostra discussione. Ricordate di dare la massima diffusione a queste informazioni, poiché non tarderanno a muoversi».
I maestri annuirono, assicurando che avrebbero dato la massima diffusione alla notizia; poi Aschcore cambiò discorso: «È ora di parlare di Adrammalech … Abbiamo motivo di credere che il demone stia accelerando i tempi della sua mutazione con qualche tipo di maleficio. Sapete tutti che per portare a termine la mutazione ci vogliono almeno sette o otto mesi, ma da quello che si percepisce temiamo che di tempo ce ne sia di meno. A tal proposito: bisogna addestrare Maximilian con estrema urgenza e fargli completare il suo ciclo di apprendimento; presto avrà bisogno di tutta la magia possibile per difendersi dall’attacco dell’orda malefica che si sta preparando alla battaglia».
Astral, che seguiva da vicino l’addestramento di Maximilian, gli rispose: «Io ho seguito il ragazzo fin dal principio. I suoi miglioramenti sono enormi e tutti sappiamo quello che è stato capace di fare; manca ovviamente il tempo utile per fargli apprendere gli incanti più complessi tipo l’evocazione della spada elementare, ma confido che entro cinque mesi possa fargli imparare come evocarla».
La voce di Brot si sentì nella sala interrompendo il discorso di Astral: «È ovvio che Maximilian non può essere considerato un ragazzo, bensì un uomo. Vista la presenza di Bithor e quello cui abbiamo assistito pochi giorni addietro, bisogna dargli i mezzi per potersi difendere al meglio e … Questa fase è una di quelle in cui non ci troviamo a combattere con esseri magici qualsiasi, ma contro entità superiori capaci di combattere contro i draghi e i maghi rossi alla pari; se non con superiorità. È di vitale importanza insegnargli la maggior parte delle cose nel più breve tempo possibile».
Astral annuì e di seguito disse: «Cercherò di fare le cose per bene in modo da fargli riprodurre anche gli incanti più difficili».
Wotan poi chiese: «Dato l’arrivo imminente della scolaresca bisognerà organizzarci per bene in previsione di un loro attacco e, di certo, non possiamo permetterci di sottovalutarli; rischieremo di subire ingenti danni. Meglio siamo organizzati, più probabilità avremo di portare in salvo tutti gli studenti e gli abitanti».
Drenk, che fino a quel momento era stato in silenzio, si rivolse al gruppo dicendo: «Se attaccano non ci sarà posto sicuro per nessuno, l’unica opzione è fermarli con la forza e ora che anche l’ultimo mago rosso è stato eliminato, non vedo come opporci ai demoni. Di certo non possiamo abbatterli e questo loro lo sanno benissimo».
Dian rispose: «Siamo preoccupati per la situazione venutasi a creare, ma prima o poi questa situazione si doveva presentare. Se l’anno scorso non fosse arrivato Bithor nel nostro mondo, probabilmente non saremo stati a conoscenza di nulla. Se solo avessero attaccato in massa, non oso immaginare cosa sarebbe successo; per conto mio non siamo ancora spacciati. Bithor è un celestiale, ha tutto il potere che ci vuole per fronteggiare quelle creature, anche se ancora non riesco a immaginare come si possa aggirare l’incanto a protezione di questo mondo».
Aschcore espresse la sua opinione su quanto appena detto: «Di certo, nostro fratello è consapevole del pericolo che stiamo correndo e suppongo che abbia di già escogitato qualcosa. Noi possiamo solo coordinare le nostre azioni e prepararci per un loro attacco. Voi che siete i mentori dell’Asilum, abbiate cura dei suoi abitanti e qualora uno dei due rifugi fosse attaccato, l’altro farà da riparo per gli eventuali sfollati. Cercate di far sviluppare al piccolo più potere possibile, presto ci servirà il suo aiuto».
Astral obiettò a quella affermazione: «Ma è solo un bambino, come possiamo schierarlo tra le nostre fila di proposito?».
Aschcore gli rispose: «Mi spiace; ma nel momento in cui Bithor si è rifugiato dentro di lui ha cessato di essere un umano e, se vuole sopravvivere, farà meglio a imparare il prima possibile. Gli esseri di cui parliamo non avranno alcuna pietà».
Dal canto suo, Brot, con un’espressione rassegnata fece intendere che quelle parole rispondevano alla verità; annuì e poi aggiunse: «Purtroppo tutto ciò risponde alla cruda verità. Maximilian è l’obiettivo che si sono prefissati, se vogliamo proteggere il ragazzo la nostra unica via è insegnargli quanto prima tutto quello che conosciamo. Quel segno, in ultimo, è la prova di ciò che noi affermiamo».
Il drago di ferro sospirò e poi chiese: «Come sta Maximilian; il segno sulla sua spalla gli fa ancora male?».
Il maestro Astral, informato sulle sue condizioni, rispose: «Sta andando tutto bene. Domani ha una visita di controllo, ma a detta del dottore non c’è da temere. Le analisi sono tutte nella norma».
Il drago con le scaglie di ferro fu sollevato da quelle parole e disse: «Ottimo. Per adesso tutto procede bene all’Asilum, ma basta discutere … Bisogna passare ai fatti. Andate e preparatevi al meglio; organizzate un piano di difesa e di sgombero dell’Asilum. Noi ci aggiorniamo prima dell’inizio dell’anno accademico per i dettagli».
Anche il drago dalla folta chioma si congedò e disse: «È giunto il tempo anche per me di ritornare al mio rifugio. Se ci sono novità, voi sapete come trovarmi. Tenete a mente il nostro discorso, poiché più ci prepariamo più probabilità avremo nel momento del bisogno». E dopo aver salutato, sparì nel solito modo: alzando un gran polverone e di lui non vi fu più nessuna traccia.
Nella sala rimasero i maestri e Brot, che non perse tempo e consegnò a loro un piccolo libro che sulla copertina recava la scritta “studio sulla razza degli Ithannad”, dicendo: «In questo libro c’è quello di cui abbiamo parlato; studiatelo per bene e passate tutte le sue informazioni». Poi il drago chiese: «Come va con il libro lasciatoci da Ivan?».
Wotan, che si era preso l’incarico di esaminarlo assieme a Dian e Loky, rispose: «Al suo interno ci sono tutti i malefici usati dai maghi neri; stiamo passando anche quelle informazioni. Presto, molto presto, saremo in grado di fermare la maggior parte della loro magia».
Il drago esclamò: «Ottimo! Continuate ad acquisire informazioni e a diffonderle. Noi ci ritroviamo tra pochi giorni, quando dovremo decidere sul come agire in caso di pericolo».
Udite quelle parole i maestri si allontanarono, ovviamente dopo aver salutato.

***

Era tardo pomeriggio e il sole stava tramontando.
Maximilian e gli amici, ignari di tutto quello che stava avvenendo, avevano appena trascorso una giornata all’insegna del completo riposo.
Erano seduti in cerchio su di un prato con dell’erba verde ben curata.
Alcune margherite spiccavano di qua e di là e dal gruppo si udì la voce di Corine che fece presente: «Ragazzi inizia a fare buio; sarà il caso di rientrare».
Era dunque giunto il momento di rincasare …
Si alzarono e si avviarono verso l’entrata dell’Asilum; lì si salutarono e si diressero ognuno verso le proprie stanze.
Maximilian si rivolse a Gerard e Hamza chiedendo: «Chissà se Isak e Chaman sono arrivati?».
I due sorrisero e Hamza rispose: «Dubito che siano arrivati, altrimenti li avremmo di certo visti. La prima cosa che avrebbero fatto sarebbe stata venirci a trovare; non credete?».
Anche Gerard fu d’accordo con quanto detto e aggiunse: «Secondo me oramai arrivano domani o dopodomani; questa sera avremo ancora a disposizione la camera tutta per noi. Ma guardate il lato positivo: non sentiremo russare Chaman, dunque si dormirà tranquillamente». E dopo aver udito quelle parole, scoppiarono a ridere.
I tre arrivarono vicino alla porta della loro stanza, ci entrarono e constatarono che all’interno ancora non era arrivato nessuno oltre a loro.
Si misero comodi, ognuno sul proprio letto, e continuarono a chiacchierare.
Maximilian chiese: «Vi va di venire con me in biblioteca dopo cena?».
I due lo guardarono e Hamza gli chiese: «Scommetto che stai ancora documentandoti sui maghi neri; vero?».
Maximilian annuì e rispose: «Certamente. Voglio sapere quanto più possibile sul loro conto. Sono certo che quelle informazioni ci serviranno prima o poi, più ci documentiamo e più possibilità avremo di capire come si muoveranno».
Gerard sbuffò e confermò quelle parole: «Purtroppo è vero quello che dici. Andiamoci pure in biblioteca e, visto che ancora le lezioni non sono cominciate, tratteniamoci un po’ di più del solito nella speranza di trovare qualcosa di utile».
Maximilian esplicò ai compagni ciò che voleva ricercare: «Cerco la gerarchia dei demoni e suppongo che nella biblioteca vi sia qualcosa a riguardo. Mi pare di aver visto un libro che parlava dell’argomento».
Hamza intervenne interrompendolo: «Parli dell’ultima volta in cui ci siamo stati?».
Maximilian confermò: «Esatto. Era un libro nero su di uno scaffale in alto, nella sezione libri sulla storia della magia. Dopo cenato vi farò vedere dove mi sembra di averlo visto. Sarei però curioso di leggere il libro di cui ci ha parlato Corine».
Gerard era d’accordo, ma sollevò un quesito: «Impossibile consultarlo; lei stessa ci ha detto che si trova in un’altra dimensione e non credo che noi, piccoli apprendisti, possiamo raggiungerla».
Anche Hamza era della stessa opinione e confermò: «Esattamente; non possiamo consultarlo. Tuttavia possiamo parlarne con i maestri, almeno per sapere se c’è una copia di quel libro».
Maximilian si fece sfuggire che i maestri possedevano di già delle informazioni a riguardo: «So per certo che i maestri possiedono il libro in cui sono elencati tutti i malefici che i maghi neri sono in grado di riprodurre, ma sarà difficile darci una sbirciatina; loro non ci permetteranno mai di vederlo».
Hamza fu sorpreso da quello che Maximilian aveva appena detto e, come normale che fosse, provò a chiedere delle spiegazioni: «Di che cosa stai parlando Max?».
Gerard e Maximilian si guardarono in faccia: ormai la cosa era stata detta e dunque lo stesso Gerard, guardando Maximilian in modo imbronciato, disse: «E va bene … Visto che abbiamo incominciato il discorso, tanto vale finirlo. Max, vuoi continuare tu?».
Maximilian annuì e incominciò a raccontare parte di quello che era successo, naturalmente narrandogli giusto il necessario: «Quest’estate ci siamo imbattuti in un mago; lui ha consegnato ai maestri un libro, all’interno del quale sono elencati minuziosamente tutti i malefici che i maghi neri sono in grado di fare. È da quel momento che mi frulla per la testa di dargli un’occhiata; sono curioso di sapere cosa c’è scritto al suo interno, ma allo stesso tempo sono convinto che nella libreria ci debba essere per forza un qualche documento che parli di loro. L’anno scorso io e Gerard abbiamo di già trovato qualcosa sui maghi neri. Ora … Se riuscissimo a documentarci sui tipi di magia che riescono a riprodurre, sapremo in parte come difenderci; ricordate Pectumatra che tipo d’incanti ci ha lanciato contro?».
Hamza fece cenno di ricordare quello che era accaduto pochi mesi prima e asserì: «Certo che ricordo; chi se lo dimentica! Devo dire che la paura è stata tanta e meno male che siamo riusciti a uscirne vivi. Quei poteri sono temibili; la bacchetta è la chiave di tutto, se riusciamo a disarmarli non potranno nulla».
Maximilian, anch’esso d’accordo con lui, rispose: «Siamo consapevoli che una volta privi di bacchetta non possono riprodurre incanti, ma sento che c’è qualcosa di più; la stessa Corine ci ha detto che i maghi neri diventano involucri. Mi pare abbia parlato di Lanfredo; quell’involucro … Hm … Cosa significa?».
Entrambi i ragazzi di fronte a Maximilian strinsero le spalle e assieme esclamarono: «Boh!». Di seguito fecero presente che era ora di andare, la cena li stava aspettando e quello era un discorso che potevano rimandare a dopo, quando sarebbero stati in libreria.
Appena finita la cena si spostarono in libreria, dove consultarono una miriade di libri; ma del libro che stavano cercando non trovarono nessuna traccia.
I tre ritornarono in camera, aprirono la porta e con loro sorpresa si trovarono davanti dei bagagli.
Sulla soglia della porta c’era un borsone di colore nero e una valigia munita di rotelle.
Un rumore d’acqua che scorreva si udì dal bagno: qualcuno si stava lavando.
I ragazzi si precipitarono davanti alla porta del bagno, bussarono ma nessuno rispose; allora Gerard si rivolse ai suo amici sostenendo: «Mica si è sentito male in bagno».
Hamza rispose: «Mah; io direi che non ci ha sentiti. Proviamo di nuovo …». E tutti assieme provarono a chiedere: «Chi c’è in bagno?».
Non si udì nessuna voce; allora, tutti preoccupati, decisero di fare irruzione nella stanza.
Hamza diede una spallata alla porta e l’aprì; sotto la doccia c’era Chaman che stava fischiettando.
Al ragazzo sotto la doccia prese un colpo; vide i suoi amici che per via della spallata e del cedimento della porta erano cascati uno sull’altro.
La sagoma di Chaman si bloccò per un attimo, poi disse: «Per la miseria; cos’è successo?». Affacciandosi oltre il box che impediva all’acqua di schizzare in tutto il bagno.
Quando Chaman vide i suoi amici domandò: «È possibile che non mi lasciate in pace nemmeno sotto la doccia?». E facendo un’espressione imbronciata aggiunse: «Va bene che questi lunghi mesi senza di me vi saranno sembrati un’eternità, ma diamine!». Poi, aprendo l’anta del box, uscì da esso senza nessun asciugamano che lo coprisse e tutto bagnato.
Il bagno, che fino a quel momento era stato salvato dagli schizzi d’acqua, ne fu pervaso e lo stesso Chaman, avvicinandosi al gruppo per sincerarsi delle loro condizioni, fece in modo da bagnare anche loro.
Maximilian gli disse: «Chaman, ci stai bagnando tutti!».
Gerard a sua volta chiese: «E tutta quest’acqua da dove arriva?».
Hamza, che di tutti era quello che aveva avuto la peggio poiché sopra di lui c’erano Maximilian e Gerard, quasi supplicò: «Se non vi spostate di lì, penso che tra poco esalerò l’ultimo sospiro». Riferendosi al fatto che sia Maximilian sia Gerard erano caduti a peso morto su di lui.
Maximilian e Gerard si alzarono quanto prima per permettergli di fare lo stesso; davanti agli occhi di Hamza, ancora vicini al pavimento del bagno, comparvero due piedi nudi.
La sua faccia assunse un’espressione strana e alzando lo sguardo vide Chaman, come mamma lo aveva fatto, che gli tendeva la mano dicendogli: «Tutto bene Hamza? Dammi la mano che ti aiuto a rialzarti».
La reazione del ragazzo fu di alzarsi di scatto.
Egli rispose allontanandosi leggermente da lui: «Che schifo! Chaman … Almeno copriti!».
Il ragazzo, sorpreso della reazione di Hamza, gli chiese: «Ma perché? Cosa c’è che non va?».
Hamza, scuotendo il capo, gli fece osservare: «E me lo chiedi pure? Copriti; almeno mettiti un asciugamano».
Il ragazzo, sempre più perplesso, si guardò addosso con attenzione e poi aggiunse: «Mah … A me sembra che non ci sia nulla di strano. Non capisco questa tua agitazione».
Maximilian attirò l’attenzione di Chaman dicendogli: «Prendi questo per coprirti». E gli lanciò un asciugamano.
Chaman lo prese al volo e si coprì, dopo di che si precipitò a chiudere l’acqua che da quando era uscito dalla doccia continuava a scorrere.
In seguito, dopo essersi asciugato, si rivolse a loro chiedendogli: «Allora! Come mai vi siete precipitati in quel modo dentro il bagno? Sapete … Dalle mie parti non è cortese fare delle cose simili».
Hamza, che nel frattempo si era rialzato e asciugato con un asciugamano di colore verde scuro, gli rispose: «Siamo entrati poiché pensavamo che qualcuno si fosse sentito male, visto che abbiamo chiamato per quindici minuti senza che nessuno ci rispondesse».
Chaman ribatté: «Ma va! Giuro che non ho sentito nulla, ero lì che me la fischiettavo  tranquillo; immaginate che spavento mi sono preso quando ho sentito quel trambusto».
Maximilian e Gerard scoppiarono a ridere; Hamza non riuscì a trattenersi e anche lui rise a crepapelle.
Chaman chiese: «Cos’ho detto di così divertente?».
I ragazzi, tra una risata e l’altra, gli dissero: «Niente. Chaman; dopo tanto tempo che non ti vedevamo, non eravamo più abituati a questo tipo di trambusto». Poi, quando quel momento passò, tutti salutarono l’amico dicendo: «Siamo felci di rivederti».
Chaman, dopo aver abbracciato tutti, affermò: «Ero sicuro di esservi mancato».
Sentita quell’affermazione Maximilian, Gerard e Hamza, ripresero a sorridere e Gerard allora gli disse: «Chaman, mentre tu finisci di prepararti noi andiamo di là; parleremo quando sarai in condizioni migliori».
Tutti furono d’accordo e usciti dal bagno si andarono a sedere ognuno sulla propria sedia, di fronte alle scrivanie che di lì a poco avrebbero nuovamente visto i nostri amici studiare.
Anche Chaman uscì dal bagno, era bello profumato e si era di già messo in pigiama; vista l’ora, sia Maximilian sia il resto del gruppo fecero lo stesso e poi si misero a discutere.
Tutti erano curiosi di sentire come aveva passato le vacanze Chaman e allora Hamza gli chiese: «Chaman come sono andate le tue vacanze?».
Il ragazzo assunse un’aria sconsolata, per poi aggiungere: «Mah! Onestamente io mi aspettavo un’estate piena di divertimento: al mare a sollazzarmi al sole e magari ci scappava anche la conoscenza di qualche bella ragazza. Non sapete quanto mi sbagliavo; è stato un tormento: mio padre e mia mamma mi hanno fatto lavorare come un somaro. Ho studiato tantissimo e sono uscito sempre scortato da entrambi i miei genitori».
Maximilian ne chiese il motivo: «Come mai sono stati così duri?».
Chaman allargò le braccia e poi rispose grattandosi il capo e assumendo un’aria furbesca: «Purtroppo, alla fine dell’anno, hanno parlato con i maestri i quali gli hanno spiattellato tutto quello che ho combinato, ivi incluso quell’episodio della festa di primavera».
Tutti e tre i suoi amici esclamarono: «No!».
Maximilian gli domandò ancora: «E i tuoi genitori come l’hanno presa?».
Chaman, dondolando la testa per testimoniare la reazione ovvia dei suoi genitori, continuò il discorso lasciato a metà: «Eh … E come vuoi che l’abbiano presa … Vi dico le parole di mio padre, mentre la mia mamma dondolava la testa e mi guardava delusa». E poi, assumendo un’aria seria, esplicò: “Figliolo, vedo che un anno di accademia non ti ha ancora raddrizzato. Mi costringi a usare le maniere forti con te …”.
Chaman si fermò un attimo, in seguito disse: «Mio padre ha guardato la mamma e gli ha detto: “Non possiamo ignorare quello che ha combinato questa piccola peste quest’anno e … Che dire di quello che ha fatto alla festa di primavera! Che vergogna … Chissà cos’hanno pensato le fate e tutti gli altri. Non voglio nemmeno immaginalo”. Io, poi, mi sono permesso di fargli notare che nessuno mi aveva beccato dicendo: “Papà … Non mi sono fatto beccare da nessuno; stanno ancora cercando di scoprire chi è stato” … Non l’avessi mai detto; non ho mai visto mio padre così arrabbiato e queste sono le parole dette in quel momento di arrabbiatura: “È gravissimo quello che hai fatto; oltretutto ti giustifichi pure! Quest’anno non farai le ferie, andremo in montagna, modificando il nostro programma, e io veglierò su di te facendoti studiare a più non posso. Ripasseremo l’intero programma scolastico e uscirai solamente scortato da noi. È vietata la tv; È vietato il gioco elettronico e al minimo segno di recidività rimarrai chiuso in casa per tutta l’estate!”. Mio padre si girò dicendomi di seguirlo; arrivammo a casa e si attivò immediatamente per tenere fede a quello che mi aveva detto. Mia mamma non disse altro, ma fu d’accordo pienamente con mio padre. Con tutta onestà, ho passato delle pessime vacanze. Ho imparato a memoria tutto il programma dell’anno scolastico appena trascorso».
Maximilian gli disse: «Deve essere stato pesantissimo per te».
Chaman annuì per poi ribadire: «Lo puoi giurare; senza vedere una ragazza tutta l’estate, che strazio!».
Tutti si guardarono in faccia con gli occhi sgranati e di già s’immaginarono quello che doveva essere l’andazzo dell’anno che stava per incominciare.
I ragazzi erano tutti seduti sui loro letti, appoggiati su dei cuscini di colore bianco.
Durante il loro discorso, a un certo punto, si accorsero che Chaman era crollato in un sonno profondo e il suo russare si sentì nuovamente nella stanza.
Si guardarono in faccia e, accennando un sorriso, uno di loro sottolineò: «Effettivamente si è fatto tardi, sarà ora anche per noi di andare a dormire». Era stato Gerard a parlare.
Egli si rivolse poi a Maximilian: «Max spegniamo la luce, altrimenti domani rischiamo di non svegliarci e di certo non vogliamo perderci gli ultimi giorni di libertà; vero?».
Maximilian annuì, poi si girò verso Chaman che era sulla sua destra, si alzò e si diresse verso di lui.
Egli prese un lembo di lenzuolo e lo coprì per metà.
Il ragazzo non fece una piega e continuò imperterrito a russare appoggiato allo schienale del letto.
Hamza, vista quella scena, si rivolse a Maximilian: «Max, quello lì non lo sveglia nemmeno un boato di un cannone; mi sa che domani avremo dei grossi problemi per svegliarlo».
Maximilian annuì dimostrandosi d’accordo con lui, poi si girò e gli rispose: «Mi sa proprio di sì». In seguito sussurrò: «Adesso siamo quasi al completo; chissà quando rivedremo Isak?».
Gerard lo sentì e gli rispose: «Non preoccuparti, mancano pochi giorni all’inizio dell’anno accademico; di certo lo vedremo arrivare o domani o dopodomani».
Maximilian chiuse gli occhi e spense la luce premendo il pulsante principale che si trovava vicino al suo letto.
Dopo essersi disteso sul letto aggiunse: «Probabilmente è come dici tu. Per adesso riposiamo, le forze ci serviranno nei giorni a venire».
Si diedero la buonanotte e nella stanza calò un silenzio surreale; si vedeva unicamente la luce lunare che filtrava dalla finestra semiaperta.
Il blu e il buio s’intrecciavano e la polvere che scendeva verso il suolo creava un effetto assai strano.
D’un tratto, come succedeva spesso quando Maximilian si addormentava, tutto divenne distorto e a quel paesaggio si sostituì uno ancora più bello.

****

Maximilian era nell’universo magico; questa volta si trovava tra due enormi pareti.
Le due pareti si ergevano maestose e sembravano non avere fine per quanto erano alte.
Nel profondo di quella gola a stento arrivavano i raggi del sole e la luminosità scarseggiava; lì s’intrecciavano colori e ombre.
Una flora a lui sconosciuta apparve ai suoi occhi; in mezzo a essa c’erano animali che non aveva mai visto di cui in un primo momento ebbe paura, ma ricordandosi che era un sogno prese coraggio e tentò addirittura di toccarli.
Gli animali che erano lì davanti si dileguarono non appena lui tentò di avvicinarli però.
Dopo pochi istanti si sentì il solito tremolio del terreno, man mano diventava sempre più forte e da lontano, in mezzo alle pareti del canyon, una grossa sagoma si faceva sempre più grande.
Quando la sagoma fu vicina, Bithor apparve nitidamente ricoperto dalle sue scaglie dorate.
Maximilian lo salutò come suo solito, felice di rivederlo.
Bithor si portò quanto più vicino possibile a Maximilian e gli rivolse la parola: «Maximilian sono passati un po’ di giorni dall’ultima volta che ci siamo visti; eh?».
Lui annuì e rispose: «Pare proprio di sì … Da quando mi è apparso sulla spalla quel rigonfiamento. Adesso però, non mi dà più fastidio e si sta rimpicciolendo sempre di più. Se continua in questo modo, scomparirà in poco tempo».
Il drago d’oro si abbassò, in modo da avvicinarsi a lui, poi guardandolo con i suoi occhi minacciosi, come lo erano quelli dei draghi, gli disse: «Come ti ho accennato in precedenza, quel segno lo porterai per tutta la durata della tua vita. Ma non preoccuparti, non devi temerlo, anzi … A un certo punto sarà per te un’ancora di salvezza». S’interruppe per un istante e rivolse il suo sguardo verso il cielo, sembrava che qualcosa lo preoccupasse.
Maximilian percepì subito il suo stato d’animo.
Il ragazzo gli chiese il motivo di quella sua espressione: «Oggi ti vedo pensieroso: cosa c’è che ti preoccupa?».
Il drago smise di guardare il cielo e ritornò a fissare Maximilian, poi gli rispose: «Purtroppo le cose non si stanno mettendo bene; abbiamo visite Max … E questa volta avremo a che fare con degli esseri di enorme potere, capaci di sconfiggere i maghi rossi e di sterminare un intero clan di draghi. Allo stato attuale non vedo come possiamo fronteggiarli, benché i maghi bianchi tenteranno di proteggerti a tutti i costi».
Maximilian, dimostrando una calma glaciale, domandò al drago: «Di che esseri stiamo parlando?».
Bithor disse: «Esseri umani mutati in demoni … Reietti dei reietti, rifiutati anche dagli inferi. I loro delitti riecheggiano ancora nei secoli; sono assassini spietati e senza scrupoli, muniti di grandi poteri concessi dall’oscuro in persona».
Il ragazzo non riusciva a comprendere ancora la sua preoccupazione e volle chiedere delle spiegazioni più esaustive: «Ma perché questi esseri ti preoccupano così tanto? Non ci siamo arresi davanti al mago nero e nemmeno di fronte a Melkore; perché mai queste entità dovrebbero darci più problemi degli altri?».
Il drago d’oro rispose: «Hm … Io ci ho combattuto all’epoca dello sterminio del mio clan, non ero ancora un celestiale ma ricordo bene di che tipo di azioni sono capaci. Lascia che ti spieghi con precisione: questi esseri sono agili e veloci oltre ogni limite; difficile per noi aggredirli, in quanto riescono a sfuggire a ogni incanto. Pare proprio che riescano a raggiungere velocità pari a quelle della luce. Quando li attaccavo, fuggivano immediatamente per poi ricomparire e tentare di colpirmi. Io fui il fortunato che riuscì a catturarne uno, lo stesso che fu oggetto di studio da parte dei maghi rossi e dal quale derivano tutte le nostre informazioni. Dieci di loro attaccarono e tra tutti non riuscimmo a sopprimerne nemmeno uno; certo, adesso mi sono elevato a rango di celestiale, le mie potenzialità sono triplicate in confronto ad allora, ma non temo per me … Quello che mi preoccupa è che attaccheranno tutti quelli che si porranno sulla loro strada; si deduce che attaccheranno gli umani per cercare di stanarci».
Anche sul volto di Maximilian si incominciò a vedere un’espressione preoccupata, dopo pochi istanti di tentennamento si rivolse al drago dicendo: «Probabilmente attaccheranno chiunque, proprio per attirarci da loro e finirci; ma dimmi Bithor: io dovrò combatterci contro, ho bisogno di sapere ogni tipo d’informazione su di loro. Come contrastarli, come ucciderli e soprattutto come riuscire a difendermi, visto che ignoro tutti i loro poteri. Tu che ci hai già combattuto puoi sicuramente dirmi quali sono le loro potenzialità».
Bithor annuì, facendo intendere che di lì a poco si sarebbe parlato proprio di quello, poi ribadì: «Ricordi quello di cui ti parlavo la scorsa volta?».
Il ragazzo fece cenno di sì e il drago continuò: «Bene … Quando la mia integrazione sarà completa, quel rigonfiamento che hai sulla spalla sparirà del tutto. Ma non è questo che importa, quando accadrà io e te vivremo una simbiosi mistica: uno dentro l’altro; sarebbe a dire che il nostro legame sarà più forte al punto da poter comunicare l’uni con gli altri anche senza bisogno della condizione del sogno». 
Maximilian fu sorpreso di quella notizia e allo stesso tempo ne fu contento; quando sarebbe giunto quel momento, avrebbe avuto dalla sua parte un essere millenario la cui forza era temuta persino dai demoni.
Bithor continuò a parlare: «Questo di cui ti sto parlando dovrebbe avvenire all’incirca tra una settimana. Nel frattempo, quello che a te pare un rigonfiamento si appiattirà progressivamente, fino a sembrare una voglia. Dunque tra poco saremo in grado di comunicare in tutti i momenti, persino in quelli in cui ne avrai più bisogno».
Bithor poi cambiò discorso e incominciò a parlare degli esseri dei quali aveva accennato precedentemente: «È dunque giunto il momento di parlare di coloro che noi chiamiamo Ithannad. Come ti ho detto in precedenza, questi esseri sono umani mutati in qualcosa di abnorme: né uomini né bestie, ma ibridi. Non hanno coscienza, non hanno una loro volontà, hanno solo sete di uccidere poiché è l’unica cosa che gli dona sollievo. Bramano la morte come se fosse il loro cibo. Nessuno li può uccidere, poiché possiedono un’altissima velocità, risulta dunque impossibile immobilizzarli».
Il drago d’oro fu interrotto da Maximilian che gli chiese: «Ma allora tu come hai fatto a catturarne uno?».
Il drago gli rispose: «Durante il loro assalto mi ritrovai a combattere contro due di loro; mi puntarono e per mezzo delle loro alte velocità mi ferirono in molte parti del corpo. Io attaccavo cercando di calcolare il posto in cui sarebbero apparsi, ma tutto fu vano fino al momento in cui mi accorsi che si spostavano sì velocemente, ma prima di loro appariva sul posto l’ombra. Era una frazione di secondo, ma si doveva sfruttare quel piccolo vantaggio. Provai le mie teorie e indirizzai il mio attacco verso il punto in cui vidi un’ombra apparire; dopo pochi istanti l’essere venne colpito cadendo all’indietro, in seguito mi precipitai a bloccarlo facendolo prigioniero. Tutti gli altri esseri, visto quello che avevo fatto, si dileguarono immediatamente per paura di essere colpiti anch’essi. La mia teoria funzionava, la loro ombra li precedeva durante gli spostamenti come se viaggiassero nel sottosuolo; poi mi venne in mente che quella era la chiave per affrontarli: si spostano ad alte velocità nel terreno fondendosi con le loro ombre. Ma quando lo capii fu troppo tardi: la maggior parte dei miei fratelli era stata abbattuta, eravamo rimasti in pochi. La nostra fine era prossima, o così credevamo fino a poche settimane fa quando avete ritrovato due cuccioli di drago. Gli esseri erano fuggiti perché avevano capito di essere stati scoperti e di aver perso il vantaggio che avevano: quello di non poter essere colpiti. Da quel momento non ho sentito più parlare di loro, fino allo sterminio dei maghi rossi, e ora sono stati mandati qui per cercare di sopprimere proprio me che non posso affrontarli poiché sono al tuo interno. Adesso tutto è chiaro: sono stato mandato qui proprio per rendermi inoffensivo, ma non hanno fatto i conti con le mie reali possibilità. Adesso Maximilian, ascolta con attenzione: questi esseri hanno una mole pari a quella di un essere umano, ma sono ricurvi su sé stessi; per farti un esempio, sono come un enorme coniglio senza peli. La loro pelle è grigia e spessa ed è impossibile penetrarla con qualsiasi tipo di arma, anche di tipo magico, su tutta la superficie; è fatta eccezione per un solo punto: la gola».
Maximilian, mentre ascoltava, si chiese dove avesse attinto a quelle informazioni e alla fine volle chiedergli: «Bithor, ma tu come fai ad avere tutte queste informazioni dopo solo una volta che li hai incontrati?».
Il drago si spiegò meglio: «Durante il combattimento bisogna essere in grado di capire i punti deboli dei nemici, o fai questo o perisci; questo è il grande segreto di un combattente. Quando tu combatti contro un nemico devi osservare i suoi movimenti e da quelli dedurre i suoi punti deboli; in poche parole, per farti capire: quando atterrai l’essere lo addentai, ma i miei denti non penetrarono nelle sue carni. Lui, in tutta risposta, non sembrava preoccuparsi di quello che capitava al suo corpo; ma la cosa cambiava se puntavo alla sua gola: la difendeva con ogni mezzo. Di lì capii che doveva esserci una connessione tra la sua paura e la protezione di quel punto; in seguito l’essere fu portato nelle segrete di Elder, roccaforte dei maghi rossi, appunto per studiarlo e cercare di capire i suoi punti deboli. Non ci fu nemmeno il tempo di capire se le mie teorie fossero esatte che fuggì, lasciandosi dietro una scia di morti incalcolabile e tornando presso i suoi compagni».
Maximilian ribatté: «Allora questi esseri possono essere sconfitti. Basta puntare alla loro gola e cadranno».
Il drago d’oro annuì dicendo: «Esatto. Ma non è di questo che mi preoccupo … Se si tratta di fronteggiarli, io come celestiale possiedo delle capacità le quali mi permettono di tenergli testa; ma quando a fronteggiarli sono delle altre creature, sappi che nessuno ne ha mai sconfitto uno … E ti parlo anche di esseri leggendari quali i draghi. Mi preoccupo per i maghi bianchi e per gli esseri umani oltre che per tutte le vite che falceranno. Dove passano loro non rimane nulla: uccidono persino gli animali per incutere terrore nelle proprie vittime; ciò per renderti l’idea di chi ci apprestiamo a combattere».
Maximilian non sembrava per nulla impressionato e a farlo capire fu la sua risposta: «Dobbiamo cercare di prevenire un loro attacco alla gente comune, ci sarebbero molti morti e questo proprio non possiamo permettercelo. Io pensavo di tendergli una trappola nel tentativo di fermarli».
Il drago questa volta rimase sorpreso e domandò: «E dimmi … Come avresti intenzione di opporti a loro?».
Il ragazzo, con estrema decisione, rispose: «Ancora non lo so, ma se riuscissimo a bloccarli mentre si spostano tutti, allora saremo in grado di colpirli tutti; io potrei utilizzare i guardiani di elemento per ucciderne quattro o più, il resto lo farebbero i maestri dell’Asilum. Non focalizzo ancora bene la cosa, ma ti confido che potrebbe funzionare». Poi s’interruppe per un istante per riprendere e dire: «Ti ricordi dello scontro con Pectumatra e cos’è successo durante la battaglia?».
Il drago rispose: «Certo che mi ricordo; ma questo cosa c’entra?».
Maximilian replicò: «L’avete ucciso perché la sua bacchetta è stata bloccata a mezz’aria?».
Il drago ci pensò un po’ su per poi dire: «Hm … Astuto Maximilian, molto astuto; se aumentassimo quell’effetto, di certo potrebbe funzionare. Ma per farlo abbiamo bisogno di una dimensione alternativa».
Il ragazzo chiese: «Perché abbiamo bisogno di una dimensione alternativa?».
Bithor rispose: «Semplice. L’incanto con cui amplificheremo quegli effetti lo posso riprodurre soltanto io. È dunque necessario che qualcuno trasporti tutti gli esseri in una dimensione diversa dalla vostra, affinché io possa prendere le mie sembianze».
Maximilian volle ancora domandare: «Ma chi può riprodurre un simile incanto e trasportare più persone in un'altra dimensione?».
La risposta fu: «Solo due esseri possono fare quello che abbiamo appena detto. Porta a conoscenza del nostro piano sia Aschcore sia Brot; uno di loro certamente può fare ciò che abbiamo detto».
Maximilian annuì e confermò: «Io stesso parlerò con loro quanto prima e in seguito ci organizzeremo per fermare il loro assalto».
Dette quelle parole, l’intero ambiente intorno a lui iniziò a essere impalpabile e a divenire sfocato fino a quando la stanza dove si era addormentato non fu chiara.

****

Maximilian si era appena risvegliato ed era già mattina inoltrata, ma a quanto parve lui era il primo ad aver aperto gli occhi.
Chaman era in catalessi, rannicchiato sul suo letto; Hamza era completamente coperto dalle lenzuola e Gerard non dava alcun segno.
Egli si alzò, si diresse verso il bagno e dopo una decina di minuti ne venne fuori pronto, lindo e cambiato; senza fare alcun rumore uscì dalla porta richiudendola delicatamente e s’incamminò verso l’aula magna al primo piano.
Nei corridoi una marea di studenti camminavano diretti verso le proprie destinazioni e avevano già in mano dei libri.
Di tanto in tanto qualcuno lo guardava in modo curioso e da questo, Maximilian, era sempre stato imbarazzato; ma continuò verso la sua destinazione.
Lui scese le scale che portavano all’aula magna, attraversò la sala fino ad arrivare all’entrata dell’accademia; lì, vicino al portone, scorse una figura a lui familiare.
Guardò bene e alla fine ebbe la certezza che si trattasse di Isak; non perse tempo e si avviò verso di lui.
Isak stava portando due enormi valigie e voleva raggiungere la camera dove ad aspettarlo c’erano i suoi amici.
Una voce attirò l’attenzione di Isak: «Isak. Finalmente ti sei deciso ad arrivare!».
Il ragazzo poggiò le sue due enormi valigie accanto a sé e incominciò a scrutare in giro per rintracciare chi fosse la persona che lo aveva chiamato.
Non ci mise molto a vedere Maximilian che gli stava andando incontro e anch’egli fece lo stesso.
I due si abbracciarono e Isak gli disse: «Oh … Max; sono contento di rivederti. Sapessi quante volte ho pensato a voi quest’estate. Ma dimmi: dove sono gli altri; sono arrivati tutti?».
Maximilian annuì e gli rispose: «Certo. Sono nella stanza che russano beatamente, direi che si stanno godendo proprio il penultimo giorno di vacanza».
I due risero e poi Maximilian si offrì di aiutare Isak a portare i due bagagli ingombranti ai piani superiori.
Isak accettò di buon grado e assieme risalirono le scale che li avrebbero portati al convitto, percorsero i corridoi che brulicavano di gente e, arrivati di fronte alla loro stanza, l’aprirono per poi entrarci e trovare i tre amici che si crogiolavano nel proprio letto.
Isak, alzando un po’ il tono di voce, disse: «Allora! Fannulloni. Vogliamo svegliarci o intendete passare l’intera giornata a letto?».
I ragazzi saltarono giù dai loro letti impauriti dal rumore improvviso; Chaman balzò in piedi dicendo: «Eh … Cosa sta accadendo; io non sono stato, le ragazze non le ho importunate».
Udite quelle parole si misero tutti a ridere e quando lo stesso Chaman si rese conto di quello che era accaduto, anch’egli si unì a loro.
Isak li salutò tutti dicendo: «È un piacere rivedervi ragazzi; pronti a ricominciare un nuovo anno scolastico?».
I suoi amici, di rimando, fecero cenno di no e poi risero ancora.

Un saluto a tutti i lettori; noi ci risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva” il 10° capitolo).