La magia di narrare storie.

La magia di narrare storie.

La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

All the books featured on the blog are not published.
The rights were not given to anyone, they have been printed by the author unaided by any publishing house or publishing fee.

Per scaricare uno dei miei manoscritti (o più), andate alla pagina "Download book (libri in PDF scaricabili gratuitamente".
Il link è tra i collegamenti delle pagine sopra queste righe.
Dalla pagina dei download avrete accesso ai libri in PDF.

Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.

Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

giovedì 19 dicembre 2013

11° libro, ho appena passato la soglia della centesima pagina.

Un terzo del libro è stato terminato; pensate … Ben 110 pagine A5.
Non so, per come stanno mettendosi le cose, questo libro sarà più corposo del primo; sono ancora nella parte iniziale della storia e ci sarà da sviluppare la trama in maniera che essa si possa capire agevolmente, dunque trecento pagine non mi basteranno probabilmente.
Vedremo cosa verrà fuori, posso solo dire che le idee sono chiare e spero che man mano che il tempo passi me ne vengano sempre di più.
I due protagonisti si sono avventurati in un pericoloso viaggio alla ricerca di una persona, ma non vedo ancora la fine di questa saga.
Ciò mi preoccupa …
Mentre per le altre saghe che avevo incominciato a scrivere già conoscevo la fine, per questa ho più idee che mi frullano per la testa; e non è per niente una buona cosa …
“Tre regni dimenticati, tre regni governati da dittatori i quali cercano di ammansire la popolazione per tenerla buona”.
Inizialmente quest’idea non mi sembrava un granché; “troppo sfruttata”, pensavo.
Tuttavia l’impulso di scriverla è stato più forte e allora l’ho fatto ed eccomi qua: un libro, di trecento e più pagine, terminato e un altro in costruzione.
Le mie aspettative sono sempre le stesse di quando iniziai e so già che sarà difficile che esse possano avverarsi; nonostante la consapevolezza di ciò, devo rimboccarmi le maniche e fare il quadruplo del lavoro poiché ci sarà da curare i soliti aspetti: la stesura, la grafica, la copertina, l’editing, l’impaginazione, la correzione (e ciò include il ripasso di buona parte della grammatica italiana poiché cercherò di attenermi a queste regole: soggetto, predicato, qualche avverbio, complemento; costruirò la frase logica nel modo più corretto possibile).
Lo sforzo sarà considerevole e includerà la lettura della prima stesura parecchie volte, ma c’è un problema quando si legge molte volte un testo, soprattutto se l’hai scritto tu: lo impari a memoria e non riesci a vedere i refusi che sono al suo interno; parola mia (perché l’ho sperimentato parecchie volte con gli altri libri che ho scritto).
Inoltre, ho accumulato un sacco di arretrato poiché mi sto concentrando solo sulla stesura e dunque ho tralasciato la correzione dei miei libri.
Johnny Lupo, Le storie segrete dei tre regni nascosti – il regno dei saccenti -, Disperso nel tempo – l’epilogo -, sono i tre titoli che non ho riletto e corretto e ciò significa che mi dovrò correggere tutt’insieme la bellezza di 1100 pagine A5 quando terminerò il secondo libro della saga “le storie segrete dei tre regni nascosti” .
Hm … Pian piano lo farò, ma mi domando se riuscirò a farlo come si deve.
Temo però, che io abbia bisogno di un po’ di riposo; fare per troppo tempo qualcosa non è mai un bene, pertanto staccare un po’ non sarebbe una cattiva idea.
Nel periodo di sospensione potrei riflettere maggiormente sulla trama, cercare di capire come svilupparla in modo più gradevole.
Il periodo natalizio capita a proposito e dunque in questi giorni cercherò di organizzarmi tralasciando la scrittura momentaneamente (potrà farmi solo bene).
Potrò darmi anima e corpo alla lettura …
A tal proposito è con enorme piacere che annuncio di aver quasi terminato la lettura di tutta la saga di Harry Potter (alla veneranda età di trentotto anni!).
Chi di voi segue da tanto tempo il blog sa che non ho potuto leggerla prima per probabili e non volute “influenze” inerenti ai primi tre libri che ho scritto i quali parlano di magia, ragazzi, accademie di magie etc.
Sono alla 340° pagina di Harry Potter e i doni della morte, pertanto, in queste festività, ci darò un bel colpo e lo terminerò (mi mancano all’incirca trecento pagine da leggere).
Ebbene … Festività natalizie … È passato un altro anno e direi che è volato.
Approfitto dell’occasione per fare i miei più sinceri auguri di buon Natale a tutte le persone che leggono il blog; vi auguro di passare una bella giornata in compagnia delle persone alle quali volete bene.
Allo stesso tempo vi do un grossissimo augurio di buon anno (2014), che esso sia pieno di gioie per tutti quanti.
Per quanto riguarda noi, beh ... Ci risentiremo dopo le feste e cioè: nei primi giorni di Gennaio.
Ciao a tutti.

mercoledì 4 dicembre 2013

Hm … Direi che ho scritto abbastanza nonostante le problematiche.

Ci sono giorni belli e giorni brutti, giorni tristi e giorni che non vorresti finissero mai; i giorni che sto vivendo io non saprei classificarli però (ammesso che sia giusto fare una loro classifica).
Il lavoro che sto svolgendo, d’altra parte, pare proprio che io lo stia facendo secondo i progetti.
La scrittura è ripresa a fluire come deve e nulla può rendere più felice uno scrittore (parlando di scrittura, ovvio).
La strada, per quanto mi riguarda, è ancora lunga e non bisogna nascondere che non giova pensare a quello che mi aspetta, e soprattutto in che modo io lo debba fare, tuttavia è oramai assodato che ce la metterò tutta per terminare i miei libri (tutti quanti).
Io vorrei fare di più, non lo nego, ma è alquanto improbabile che riesca ad ottenere la giusta attenzione con i mezzi a mia disposizione.
Diciamo che le cose che ho fatto fino a questo punto vanno al di là delle mie più rosee aspettative; parlando soprattutto dei feedback che mi sono giunti.
Rimane tuttavia l’impraticabilità di alcune situazioni cui si assiste; sapete: da giovane non riuscivo proprio a capire le motivazioni di alcuni comportamenti (non che io sia vecchio, sia chiaro, ma non posso definirmi nemmeno un ragazzo però), ci rimanevo sempre male quando inviavo un mio lavoro e nemmeno ricevevo risposta.
Sulla soglia dei trentacinque anni ho incominciato a elaborare ciò che stava succedendo in maniera diversa … Adesso gli anni sono trentotto e le esperienze che ho vissuto hanno fatto sì che io comprendessi meglio.
Hm … Direi, però, che non ci voleva mica un genio per comprendere e, se posso provare a giustificarmi, la colpa io la darei proprio alla giovane età; momento nel quale i giovani sono tutti un po’ idealisti.
L’idealismo non ha mai risolto granché secondo quanto ho appreso (potrei anche aver appreso male però), anzi: ha dato quasi sempre fastidio a chi di dovere.
Un ragazzo pensa (ingenuamente) che se possiede la volontà, le capacità, la passione, l’umiltà e la giusta educazione, non c’è bisogno di artifizi o sotterfugi per far sì che ciò che ha fatto abbia la giusta collocazione.
Non c’è niente di più sbagliato … Specialmente in un posto dove tutto ha un prezzo (ma proprio tutto).
Potrei supporre, tristemente (e notate l’avverbio), che persino il riconoscimento della capacità ha un prezzo; pensate, se hai abbastanza denaro le referenze e le capacità non le acquisisci: le acquisti come al supermercato.
Ne deriva che esiste un posto dove il capitano di una nave, che ha avuto un incidente, si tuffa a mare per primo, al fine di salvarsi la pelle, e cinquanta passeggeri muoiono (poi scrive un libro che puntualmente gli pubblicano e la gente lo compra pure …) invece di tentare il tutto per tutto e mettere in salvo più vite possibili; un posto dove una persona compra la terza media, il diploma superiore e la laurea, perché non era in grado di comprendere, per poi guadagnare 17,000 € al mese in un famoso parlamento; un posto dove un presidente di regione compra un paio di mutande (€ 40), tantissimi pacchi di patatine, un collare per una mucca (tutti si sono domandati cosa ne abbaia fatto del collare bovino), valanghe di stecche di sigarette e Dio sa cos’altro per poi farlo pagare alla comunità, scaricando i costi sui “fessi” che l’hanno votato per poi affermare: «Io, con i soldi che mi danno, non arrivo a fine mese. Viviamo con lo stipendio di mia moglie». Peccato che lo stipendio che costui percepisce ammonta a € 15,500 (ora mi domando: cosa ne farà di tutti quei soldi? E … Se non è in grado di gestire i suoi soldi, figurati quelli della cosa pubblica) e secondo voi costui si è dimesso? Certo che no; dove un cantante, o chi lo rappresenta, ingaggia i call center affinché tempestino di chiamate i centralini di un famoso festival e così facendo avere la vittoria in pugno; e potrei scrivere chilometri di parole le quali descrivono il posto in questione, dove i giovani non sono affatto considerati forse per paura che i sopraccitati personaggi perdano la sedia, ma per dignità del posto stesso ometterò di farlo.
Mi domando se un giorno qualcuno, che veramente voglia bene a questo posto e non continui a mungerlo come una mucca da far morire per prosciugamento, non si degni di guardare negli occhi i giovani stessi e si chieda: che cosa sto lasciando a questi ragazzi?
Terra bruciata … (aggiungerei io).
Per fare ciò che ho appena scritto però, bisognerebbe avere una coscienza; vi assicuro che la coscienza è cosa rara nel posto che ho appena citato.
Avete visto … Purtroppo questo benedetto idealismo non vuole proprio abbandonarmi.
Nonostante io abbia compreso che sia una brutta cosa l’idealismo, faccio fatica a distaccarmi da esso; brutta cosa, veramente brutta cosa questa.
Tutto questo discorso per affermare: ma se esiste un ragazzo, in tutto il mondo, che ha delle splendide idee, le capacità, la caparbietà ed è meritevole, perché non gli si dà la possibilità di farlo?
Sappiamo tutti però che di “perché” è costellata la storia umana, ciononostante nulla è cambiato e nulla pare voler cambiare.
Ebbene … Questi sono dei buoni periodi, poiché riesco a scrivere nuovamente come facevo un tempo (m’immergo di nuovo nella storia); per adesso ciò mi basta.
Ho finito anche il terzo capitolo del mio nuovo libro e, ridendo e scherzando, ho redatto ben ottanta pagine del nuovo romanzo.
A voi, che avete avuto la pazienza di leggere tutti i miei messaggi, va un caloroso saluto.
Vi do appuntamento al prossimo post: ciao a tutti.

mercoledì 27 novembre 2013

Notizie del lavoro che ancora mi attende.

Sono passati sette giorni da quando ho scritto il “mega post di 17.000 parole” e nulla è accaduto per quanto riguarda la situazione che Voi lettori conoscete bene.
Spero di non essere stato troppo prolisso in quel messaggio, ma penso che oramai io non ne possa fare a meno: quando c’è da scrivere mi faccio prendere sempre la mano …
Mah … Confido che mi capiate: se devo descrivere qualcosa, tanto vale farlo per bene; siete della mia stessa idea?
Ho consegnato delle copie di “Luminos” ad alcuni traduttori e oramai è passata una settimana da quando l’ho fatto; sto attendendo che mi diano riscontro e di certo ve ne darò conto quando questo accadrà.
Vi farò sapere quanto chiedono, quando termineranno il lavoro e quando sarà disponibile il download del testo in inglese (sperando che qualcuno accetti; ovvio …).
Le mie speranze (forse un po’ troppe direi) sono che il romanzo possa essere letto da più persone possibili e, come autore, l’augurio che io faccio al romanzo è quello d’avere la fortuna che merita.
Detto questo, dovrò ritornare sul lavoro che ho iniziato: Le storie segrete dei tre regni nascosti.
Come vedete, al lato del blog, un altro capitolo è stato colorato di rosso; il che vuol dire che l’ho terminato.
La mia intenzione è di finire la saga quanto prima, poiché mi sono accorto che più vado avanti e più le avversità stanno piegando la mia volontà (in verità è il morale quello che è minato in continuazione).
Tuttavia non posso venire meno alle mie convinzioni: un lavoro va finito se iniziato.
Io non so cosa accadrà; potrebbe darsi che i miei libri siano stampati, potrebbe darsi (com’è molto probabile) che continui a scrivere senza che nessuno di loro sia preso in considerazione.
Oramai però sono molti anni che combatto per farli vivere i miei romanzi e direi che sono arrivato quasi alla fine (se desistessi, sarebbe come dover fare cento gradini ed arrivati al novantesimo gradino decidere di tornare indietro).
Sarete d’accordo con me sul fatto che devo andare avanti e terminare i miei progetti …
Dunque … vediamo:
Questa saga era in principio progettata come una lunga saga (cinque voluminosi libri), ma ho paura che le condizioni che sono sopraggiunte non mi permettano di scriverli questi cinque libri; dovrò dunque cercare di sviluppare l’intera storia in soli tre libri (direi che dovrò darmi una mossa nello scriverli).
Sapete: riconoscerete un vero scrittore se gli sentirete dire che deve finire presto i suoi libri perché ha paura di non riuscire a finirli e che dunque, i libri, restino incompiuti … È una cosa di cui mi sono reso conto da poco.
Conto di finire il secondo libro entro sei o sette mesi e ci vorranno altri sette mesi per l’ultimo libro della storia.
Quando io avrò finito di scrivere il terzo manoscritto, ci sarà ancora un ennesimo libro da scrivere e quest’ultimo sarà il tredicesimo.
Esso sarà l’ultimo che scriverò (non è detto che ci riesca però, può darsi che mi debba fermare prima …); il mio terzo libro per bambini (1° Luminos, 2° Johnny Lupo, 3° “Lui”).
Or dunque … Il lavoro di stesura libri è ripreso a pieno ritmo, pertanto segnerò i progressi che farò man mano che i capitoli saranno terminati.
Invio un saluto a tutti i lettori del blog; noi ci risentiremo, come al solito, quando scriverò il prossimo messaggio.
Ciao a tutti.

mercoledì 20 novembre 2013

Download free del 2° libro da me scritto (link a google drive).

Siete pronti?
Il post sarà molto lungo; dunque mettetevi comodi.
Come preannunciato nel post precedente, in questo messaggio ci sarà una sorpresa per chi, come me, ama leggere.
A chi interessa leggere (ovvio che non posso sapere come la pensino gli altri: io mi baso su quello che sento come lettore) farà piacere poter consultare un manoscritto inedito.
Sì; esatto, parlo proprio di un altro dei miei libri …
Dopo molta riflessione ho deciso che è il momento di farvi leggere l’ennesimo mio lavoro perché se non lo facessi, “Egli”, sarebbe destinato all’oblio.
Ebbene, il libro in questione non è un manoscritto voluminoso, ma è composto da sole sessanta pagine a 4.
Egli non può essere definito come un manoscritto per adulti, bensì come un libro per bambini (o almeno era quello per cui era stato pensato).
Tuttavia, anche se l’ho pensato per i bambini, consiglio caldamente di dargli una lettura; ora … Non posso spiegarvi del perché il libro da me scritto meriti d’essere letto, come sapete io sono l’autore e dunque non sarei in grado di dare un giudizio obiettivo, ma se ricordate bene, nei precedenti post, ho sempre affermato che ogni mio libro racchiude un messaggio particolare.
Sì: anche “L’avventura di Luminos - la Lucciola che non si accendeva -“ è uno splendido manoscritto che porta dentro di sé valori costruttivi e, oserei dire, importanti.
Il libro che vi permetterò di leggere, del tutto gratuitamente e per intero, sarà dunque: L’avventura di Luminos, la lucciola che non si accendeva.
Vi starete chiedendo del perché io stia facendo questo …
Io, d’altro canto, penso che oramai non ci sia più bisogno di scrivere nulla a riguardo, solo: “sono stanco di ricevere un mucchio di lettere di rifiuto (non ce la faccio proprio più: penso d’aver superato il limite di sopportazione decennale)”; e se devo scegliere fra la morte del mio manoscritto, perché nessuna casa editrice è disposta a stamparlo, oppure farlo vivere permettendo ai lettori di leggerlo gratis … Beh: scelgo la seconda opzione.
Questo mio comportamento non è volto a protestare contro nessuno (ricordate: nulla è dovuto e bisogna guadagnarsi ogni cosa con il sudore della fronte); tale comportamento è messo in atto al solo fine di non far morire i miei scritti, perché sono loro la cosa importante e non io.
È ovvio, tuttavia, che un giovane (una volta lo ero, adesso mi avvio alla quarantina d’anni) il quale abbia voglia di lavorare, e direi le capacità, rimane esterrefatto da taluni modi di fare.
Comunque … Non sta a me dire queste cose: concentriamoci su Luminos.
Luminos … È il libro al quale tengo di più e nel quale penso d’aver innestato una forte anima che, come è ovvio, nessuno ha riconosciuto (magari l’hanno ritenuto banale il libro: chi lo sa?).
Io, come suo autore, ho l’obbligo di farlo vivere e pertanto oggi ve lo farò scaricare gratuitamente in formato PDF.
Ma prima, come è ovvio, vi dovrete sorbire la mia predica …
In primo luogo vi dirò cosa hanno notato le persone che l’hanno letto in precedenza.
Il libro è stato dato a venti persone, queste persone hanno espresso i loro giudizi; ci sono stati sia giudizi completamente positivi, sia giudizi critici volti a migliorare la scorrevolezza del testo.
Nessuno, però, ha affermato che la storia della piccola lucciola sia obbrobriosa, anzi: tutti sono concordi che si tratti d’una bella storia la quale racchiude un messaggio splendido.
La critica che mi è stata fatta da più persone è che il linguaggio usato è forbito e di difficile comprensione per i bambini a cui è rivolto, dunque mi hanno caldamente consigliato di cambiare certi termini.
Alcuni mi hanno fatto presente che il temine “cooperare” sarebbe stato meglio sostituirlo con “lavorare assieme” … Etc.
Io, devo dire la verità, non sono molto incline nel cambiare i termini artefatti presenti nel libro con termini più semplici.
Il principale motivo è che credo che tali termini, invece, debbano essere usati proprio perché, al bambino di nove – dieci anni, gioverebbe ampliare la sua conoscenza del linguaggio.
Sapete … All’età di dieci anni, quando non capivo un termine, prendevo il vocabolario e cercavo di comprendere cosa significasse la parola astrusa che mi era capitata di leggere.
Ecco: io penso che, spesso, si tende a trattare un bambino come se fosse un “ebete”; e non c’è nulla di più sbagliato che trattare un bambino come se fosse incapace di comprendere quello che noi adulti riteniamo difficile.
Direi, piuttosto, che bisognerebbe insegnargli il metodo per superare l’ostacolo (in questo caso fargli capire che c’è il vocabolario d’italiano il quale potrebbe aiutarlo nel comprendere la parola strana che egli incontra).
Il bambino (metaforicamente), per come la penso io, è un foglio bianco su cui scrivere; sarebbe dunque un peccato se si rinunciasse a scrivere su quel foglio poiché pensassimo che il foglio non riuscirebbe ad assorbire l’inchiostro (la funzione del foglio è proprio quella di assorbire inchiostro …).
È anche vero che a un bambino non si può far saltare la fase infantile e dunque non lo si può caricare di responsabilità od opprimerlo con lo studio; ma penso che spronarlo ad imparare il linguaggio madre non sia un crimine (sarà un bene per lui).
Il cervello di un bambino assorbe e memorizza ben più velocemente che quello di un adulto; pertanto mi sono sempre chiesto se considerare un bambino incapace di capire quello che noi adulti riteniamo difficile sia propriamente esatto.
Invece guardate cosa ha scritto una lettrice di Luminos sull’ultima pagina del libro:

“Libro incantevole, pieno d’amore e senso d’amicizia; giusto per un pubblico di bambini, ma anche per gli adulti.
Questo libro mette in risalto le dinamiche di gruppo, di aiuto e di supporto; fa capire che la diversità non è una debolezza, ma una ricchezza per imparare l’uno dall’altro.
I ragazzi hanno apprezzato molto questo libro!”

Ma bando alle ciance, procediamo …
Nonostante io non sia dell’idea di sfoltire le parole difficili dal testo però, ho dovuto lo stesso ricercare quelle, che a mio avviso, potevano essere d’intralcio alla lettura del libro.
Le parole più difficili sono state rese meno pesanti e suppongo che adesso il testo sia più accessibile ai bambini.
Il libro l’ho letto trentadue volte e credetemi: l’ho imparato a memoria; sarebbe completamente inutile pertanto, e dunque uno spreco d’energie, rileggerlo ancora alla ricerca d’errori (non li vedrei).
Io non posso più migliorarlo e reputo che abbia fatto tutto ciò che era in mio potere per renderlo un romanzo bellissimo.
Detto questo, ci terrei a farvi leggere il testo che ho scritto alla fine del libro; eccolo:

Messaggio dell’autore

Il Romanzo che avete appena letto è stato scritto, corretto, impaginato, rilegato, illustrato e interamente curato da Santamaria Pasquale (l’autore) senza l’aiuto di nessuna casa editrice.
“Egli” è stato scritto in una settimana e se avrete la pazienza di continuare a leggere capirete il perché:
Mentre io stavo scrivendo uno dei miei romanzi fantascientifici, un bimbo di otto anni mi chiese: «Perché non scriviamo un libro insieme?».
Beh … Io non avevo proprio tempo di scriverlo quel romanzo per bambini, ma quando un bambino ti guarda con i suoi occhioni proprio non puoi fare a meno di accontentarlo.
Accettai dunque; tuttavia dovevo finirlo quanto prima, poiché non potevo sospendere per lungo tempo il lavoro che stavo facendo (Disperso nel tempo).
Per accontentare quel bambino scrissi giorno e notte, ma alla fine ci riuscii: il libro era finito e nonostante l’avessi scritto velocemente, dopo che lo rilessi, capii che quel romanzo era uno dei romanzi più belli che io avessi scritto.
Una sola parola al bambino che mi chiese di scrivere L’avventura di Luminos: «Purtroppo, caro bambino, tu hai fatto la proposta di scriverlo e hai collaborato per quanto riguarda i nomi dei personaggi. Hai scritto con me i primi due capitoli e poi hai desistito … Spero che quando sarai grande tu t’impegnerai di più per realizzare i tuoi sogni, poiché non c’è niente di più bello che terminare quello che hai iniziato; ricordalo sempre … Tuttavia a te devo la stesura del più bel romanzo che io abbia mai scritto e di questo ti devo ringraziare: in fondo, senza di te, questo libro non sarebbe mai esistito».

«Bambino, se mai leggerai queste righe, lotta sempre per i tuoi sogni e non scendere mai a patti disonesti, poiché nessuno ti regalerà niente: dovrai sudarti tutto quanto, nel bene e nel male. Di certo avrai bisogno di strumenti per poter lottare per i tuoi sogni e questi strumenti si chiamano: libri; studia quanto basta perché è l’unico modo di riconoscere la via giusta e di capire la persona con la quale stai parlando; diffida sempre di chi ti vuol consigliare perché dice di saperne più di te».

Ora vi metterò al corrente (sul PDF qui c'è un errore che mi è sfuggito: "correte" invece di "corrente"; Hm ...) dei molti rifiuti che ha ricevuto Luminos …
Sette grosse case editrici italiane hanno rifiutato il manoscritto tramite lettera di rifiuto: “Ci dispiace informarla che il suo lavoro non è stato ritenuto adatto ai nostri programmi editoriali”.
Undici case editrici italiane sono tuttora latitanti (da più di un anno aspetto che mi diano risposta …); e questo significa che non sono interessate.
Luminos è stato spedito a un concorso letterario per bambini dai sette anni ai nove anni; ebbene … “Se entro la data --/--/2013 non avrete ricevuto una nostra mail, vorrà dire che il vostro lavoro non è stato selezionato” … Dato che la sopraccitata data è passata da un pezzo, il messaggio è evidente: “Ci dispiace informarla che il suo lavoro non è stato ritenuto adatto ai nostri programmi editoriali”.
Facciamo due conti: 7 lettere di rifiuto + 11 latitanze + 1 esclusione da un concorso fanno 19 rifiuti in totale … Niente male, non credete?
Luminos si può vantare d’avere 19 medaglie al petto …
Invero però, non mi è stato proprio possibile farlo morire: mi spiace, non posso tenerlo chiuso in un cassetto solo perché nessuna casa editrice è disposta a stamparlo; pur di farlo vivere ero disposto a distribuirlo gratuitamente ed è grazie a te, che l’hai letto, che Luminos e i personaggi del libro sono vissuti.


Voi lettori del blog avrete sicuramente notato con che spirito d’animo siano state scritte le sopraccitate parole …
Io ho un altro progetto per Luminos: ho chiesto a più persone se fossero disposte a tradurlo in inglese, in modo da poterlo rilasciare in internet e così facendo permettere la sua lettura anche alla gente che non legge l’italiano.
La disponibilità delle persone suddette c’è subito stata, tuttavia chiedere di tradurre un lavoro da 15,000 parole non è uno scherzo; è un lavoro e pertanto deve essere pagato.
E qui c’è stato il primo impedimento …
Il budget a mia disposizione (ricordate che non vivo di scrittura e che non guadagno un centesimo dai libri che ho scritto) è veramente basso, anzi: oserei dire che il mio budget è uno schifo.
Quello che io posso dare per la traduzione non va oltre una certa cifra e, a quanto pare, essa non è assolutamente congrua allo sforzo che il traduttore dovrebbe fare per tradurre Luminos (o almeno così mi è stato detto).
Spero, tuttavia, di trovare una persona che lo traduca; potrei promettergli il giusto compenso se Luminos venisse stampato, ma temo che tale eventualità sia molto remota e pertanto sarebbe meglio non promettergli nulla …
Io, purtroppo, potrei tradurlo solo in francese e sarebbe la stessa cosa che lasciarlo in italiano; dunque: attendiamo l’esito delle contrattazioni che ho intavolato con le gentili persone alle quali mi sono rivolto (è ovvio che potrebbe verificarsi anche l’eventualità in cui nessuno accetti e che Luminos rimanga solo in italiano).
Aspettando che un’anima buona lo traduca, ci terrei a postare i primi cinque capitoli del libro; così facendo anche voi ragazzi e ragazze che leggete il blog dall’estero vi renderete conto di come io scriva male e dunque del motivo per il quale ho ricevuto una valanga di rifiuti editoriali qui in Italia.
Eccoli:



     L’AVVENTURA DI LUMINOS, LA LUCCIOLA CHE NON SI ACCENDEVA
                                   Di: Pasquale e Matteo Santamaria



Dedicato a ogni pargolo, la più grande soddisfazione cui un uomo possa aspirare.
Bambini: imparate più che potete; e cercate di lavorare per un mondo equo dove ci sia spazio per chiunque, non solo per i privilegiati.

L’autore: Pasquale Santamaria.



PREFAZIONE


Il sole troneggiava alto in cielo quel giorno: era piena estate; c’era caldo, veramente molto caldo …
Le farfalle svolazzavano liete di raccogliere nettare, così anche le api; tutti lavoravano ininterrottamente dall’alba.
Un prato rigoglioso spiccava vistosamente; esso era pieno di margherite, tulipani e violette di vari colori.
Quel terreno era attraversato da un ruscello, un corso d’acqua abbastanza grande da permettere alle varie forme di vita di svilupparsi senza problemi.
Il profumo dei fiori si era diffuso in tutto l’ambiente e la tiepida brezza dei mesi estivi accarezzava il manto di piante ed erba che disseminava tutto quel lembo di terra.
A pochi passi dal ruscello c’era una siepe: un intreccio di varie piante dove le foglie lasciavano a malapena passare i raggi di sole.
La siepe in verità nascondeva una comunità d’insetti; esseri minuti che non amavano il calore del sole, ma prosperavano nell’umidità: si trattava di insetti notturni, piccole anime che si aggiravano nel buio alla ricerca di cibo.
La colonia d’insetti collaborava faticosamente per sopravvivere e a capo di essa c’era un regnante che veniva chiamato Neon.
La comunità di giorno era rintanata dentro quella siepe; alcuni di loro riposavano in ripari ricavati tra piccole pietre, altri sui rami delle piante di cui era formata, altri ancora in rifugi ricavati nel terreno.
Ma non tutte riposavano durante il giorno: alcune lucciole dovevano fare la guardia ed erano proprio gli esemplari più grandi che si occupavano di proteggere la comunità mentre questa non era attenta.
Un gruppo di lucciole rimaneva sveglio e appostato sui rami di quella fitta flora.
La colonia andava protetta e più di tutti andavano protette le larve; esse erano il futuro della specie e pertanto venivano educate a cavarsela da sole fin dai primi giorni di vita.
Questi insetti uscivano in gruppi durante la notte e facevano a gara per conquistare la preda migliore.
Il loro cibo preferito erano le lumache, insetti che abitavano i campi e che mangiavano foglie d’ogni genere.
Le lucciole, armate di lance e addestrate alle tecniche di caccia in modo severo, cacciavano ogni sera fino all’alba; solo allora si rintanavano nuovamente al riparo dal calore che emanava il sole.
La vita era dura per le larve, in quanto gli adulti esigevano molto da loro e Re Neon era un vero e proprio tiranno; il Re doveva mostrare forza oppure la colonia si sarebbe dispersa.



CAPITOLO 1

Ormai era passato un bel po’ di tempo dalla mia nascita e le cose cui stavo assistendo mi lasciavano perplesso.
Mi presento: il mio nome è Luminos e sono una lucciola; esatto, una comunissima lucciola.
So che in questo momento mi state immaginando con le ali a svolazzare per i campi, ma meglio precisare che di ali le lucciole non ne vedono prima dei due anni, anni durante i quali subiamo parecchi cambiamenti.
Sì … Siamo simili a bruchi fino a quando non raggiungiamo l’età adulta, momento nel quale cambiamo aspetto e persino modo di sfamarci.
A quell’età mi raccontano che si vive di solo nettare e non si caccia più.
La caccia …
In verità ci sarebbe da dire molto su quest’usanza sgradevole e selvaggia, ma lasciatemi spiegare del perché di queste mie affermazioni:
Io facevo parte di un gruppo di venti larve, tutte della stessa età, nate all’incirca un anno prima degli eventi che vi racconterò.
Il nostro istruttore esigeva il massimo da ogni membro del gruppo e per noi non era pensabile sbagliare.
In attesa delle grande prova, si tentava di recuperare ogni singola larva e nessuna era lasciata indietro.
Arrivò dunque il giorno speciale da noi atteso: stavamo per andare a caccia con le altre cinque squadre di larve nostre pari …
Sull’imbrunire si percepì una strana euforia, tutti si stavano preparando per l’uscita notturna.
Nel mio ripostiglio tuttavia c’era calma; dentro un comodo buco, in una roccia, mi sollazzavo su un giaciglio di fogliame.
Con me c’erano altre cinque lucciole che ovviamente frequentavano il mio stesso corso.
Io ero sveglio da un pezzo e vidi indistintamente lo svolgersi degli eventi: tutte le larve già erano pronte e schierate sul terreno.
Le voci dei loro istruttori risuonavano imperiose …
Qualcuno diceva: «Ci siamo. Oggi vi mostreremo come si caccia ed otterremo ottimi risultati».
Un altro istruttore tuonò: «Forza! Controllate le vostre armi e ricordate ciò che avete imparato».
Una voce più acuta disse: «Sono sempre stato esigente con i miei. Oggi lo sarò ancora di più. L’imperativo è uno solo: vincere!».
Quella voce la riconobbi: era del nostro istruttore.
A quel punto mi alzai di scatto e rivolsi la parola ai quattro miei compagni: «Cavolo!». Esclamai.
Poi aggiunsi: «Dobbiamo sbrigarci, altrimenti rischiamo che l’istruttore ci punisca». Inutile dire che tutti furono d’accordo con me.
Ci alzammo velocemente e ci lavammo con delle gocce di brina che erano nel rifugio.
Non facemmo però in tempo a raggiungere i nostri compagni; prima che noi uscissimo, due di loro ci vennero a chiamare.
«Sveglia!». Esclamò uno dei nuovi arrivati.
Ehm … Dalla voce capimmo che era il primo della classe, un certo Watt.
Secondo lui esistevano solo due tipi di lucciole: coloro destinate alla nullità, che come al solito provenivano da classi sociali povere, e coloro destinate alla magnificenza, che manco a dirlo erano figlie delle lucciole più ricche della colonia.
Watt era la lucciola più vanitosa del corso e si era attorniata di lucciole provenienti dallo stesso suo gruppo sociale.
Il loro gruppetto era formato da cinque lucciole: Watt, figlio di un’eminente operatrice sanitaria e di un collaboratore di Re Neon; Abatjour, femmina scontrosa ed egoista all’inverosimile, tanto sfacciata quanto bella; Luce, lucciola benestante;
Fluorezierend, proveniente da un’altra colonia; ed infine c’era lei: Gaia, la mia amica dei primi giorni di vita.
Io non riuscivo a capire come Gaia potesse sopportare tali compagnie …
Ricordavo con affetto i giorni in cui muovevamo i primi passi nella colonia, tempi in cui eravamo inseparabili; ma, ahimè, quel periodo durò solo due settimane.
Era passato molto tempo dalla nostra nascita e ancora non ero riuscito a capire il motivo del suo allontanamento.
«Forza! La caccia ci aspetta». Disse poi chi lo accompagnava. Hm … La lucciola che aveva appena parlato era Luce.
«Arriviamo». Gli risposi.
Uscimmo a tempo di record e corremmo verso lo spiazzo dove c’erano i nostri compagni.
A quanto pareva stavano attendendo solo noi …
I nostri compagni erano in fila, in modo da formare un rettangolo, con le lance in mano e bardati appositamente per la caccia.
Quando arrivammo il nostro educatore, producendo uno stridio, ci fece comprendere che eravamo gli ultimi.
Ci guardò e fece cenno di rientrare nella fila: eravamo schierati e pronti per l’uscita.
«Ora che siamo al completo, possiamo partire». Disse l’istruttore.
Nemmeno finite di dire quelle parole calò la notte e tutte le lucciole incominciarono a riprodurre i loro segnali luminosi; tutti, all’infuori di me.
Io non ero mai riuscito ad accendere il mio lume; in un anno mi ero sforzato tantissimo, ma non avevo ancora compreso il modo di farlo funzionare.
Quella sera ero vicino a Gaia che mi guardò quasi volendomi far intendere qualcosa, ma venne richiamata da Watt.
L’arrogante mi derise immediatamente: «No. Ancora non sei riuscito ad accendere la tua luce!». Esclamò.
Ovviamente la sua voce si udì chiara e anche gli altri si girarono a guardare cosa stesse accadendo.
Io mi sentii in imbarazzo; una cosa che per noi lucciole era fondamentale, per me era estremamente difficile.
Questo era motivo di derisione nei miei confronti e tutti la percepivano come una mia incapacità.
Stavo quasi per rispondergli, quando l’istruttore disse: «Basta. È ora di agire». Si avvicinò a me e aggiunse: «Da adesso inizia la battuta di caccia. Buona fortuna a tutti. Ricordate: seguite le istruzioni che vi sono state date e collaborate».
Detto ciò, tutti i gruppi si mossero; in quanto a me, stavo quasi per seguire quella marea di luci intermittenti quando l’istruttore mi fermò, poi disse: «Luminos».
Lui mi guardò e affermò: «Sarà bene che tu riesca ad emettere la tua luce. Per il momento cercherò di ignorare questa mancanza, ma se vorrai diventare adulto dovrai fare quello che fanno gli altri». Poi spalancò le ali ed intensificò l’intermittenza della sua luce; si riconosceva da lontano quella luce: era inconfondibile.
«Ti guarderò dall’alto». Infine asserì; e fece cenno verso gli altri, facendomi capire che dovevo seguirli.
L’istruttore poi spiccò il volo e si tenne sempre sopra di me.


CAPITOLO 2

Uscimmo dalla siepe e ogni gruppo si diresse verso una direzione prestabilita.
Noi seguimmo le intermittenze tipiche del nostro gruppo e presto arrivammo davanti a un solco del terreno; là sapevamo che erano state avvistate le nostre prede: le lumache.
A me personalmente non avevano fatto nulla, ma fin dalla nascita ci avevano insegnato che erano un pasto nutriente e necessario alla nostra crescita.
Tutti cacciavano le lumache, anche se a un certo punto quella specie iniziò a divenire sempre meno numerosa: qualcosa stava decimando le nostre prede.
Di questo la colonia ne risentì e parecchi di noi non ebbero più di che sfamarsi.
Io non avevo mai cacciato una lumaca; facevo finta, poi mi rifornivo presso una lumacheria.
Le lumacherie erano appunto negozi che vendevano cibi già confezionati a base di lumache, in cambio io offrivo utensili.
Esatto: ero un vero maestro nel costruire utensili con il legno; mi aiutavo con la mia lancia ed ero in grado di costruire posate, bicchieri e tutto ciò che poteva aiutare nella vita quotidiana e grazie a questo piccolo trucco riuscivo a sopravvivere.
Una voce mi disturbò: «Ehi! Luminos». Era il mio compagno di stanza Barlume che attirò la mia attenzione dicendo: «Fischia! Se non fosse per la luce che emana il nostro istruttore, non saresti visibile nel buio». Poi disse: «Rimarrò accanto a te, in modo che nessuno ti infilzi per sbaglio».
Io gli risposi: «Grazie Barlume. A buon rendere».
Il nostro istruttore vide quella scena e si allontanò da noi, andando in testa al gruppo.
Barlume e io eravamo proprio gli ultimi e non vedevamo cosa stesse accadendo, poi notammo disordine nei movimenti dei primi della compagnia.
In quel luogo pareva che avessero trovato le lumache e stavano lottando con esse.
Ogni larva, con la lancia ben salda fra le zampe, si lanciava su una lumaca, che dal canto suo nulla poteva se non rintanarsi nella casa che si trascinava faticosamente dietro.
Io mi fermai lontano dalla zuffa, lo stesso fece Barlume.
Quest’ultimo mi chiese: «Perché ti sei fermato?».
Lì per lì non volevo rispondere, poi lo guardai e dissi: «Non ho intenzione di partecipare alla mattanza».
«Mattanza?». Chiese stranito il mio compagno. «È la legge della vita. Il debole perde, il forte vince».
Io non riuscivo a prendermela con esseri inoffensivi come le lumache; mi pareva da vigliacchi, ma ero consapevole che dovevo fare la mia parte purtroppo.
D’un tratto sentimmo un rumore dietro di noi e nell’oscurità si mosse una figura tondeggiante.
Barlume fece in modo d’illuminare quella zona ed intensificò il raggio d’azione della sua luce.
Là, dinnanzi a noi, c’era la casa di una lumaca; la cosa strana fu che quella casa tremava …
D’un tratto udimmo una voce fina, pareva femminile: «Vi prego; non fatemi del male». Poi due antenne spuntarono dall’entrata di quel guscio.
Barlume stava quasi per attaccare, quando io lo fermai e gli feci cenno di non infierire.
Pareva una giovane lumaca, infatti quel guscio era più piccolo del normale.
«Perché ci attaccate?». Ci domandò.
«Perché dobbiamo mangiare». Rispose Barlume, provando nuovamente ad attaccare.
Io, per l’ennesima volta, lo trattenni e feci in modo che non nuocesse alla lumaca.
Lui mi guardò in modo strano e io gli feci capire che non sarebbe stato giusto attaccare un cucciolo di lumaca.
Barlume sbuffò, poi si rivolse a me: «Se ci vede qualcuno, come minimo finiamo a pulire la colonia per un mese intero».
In quell’istante io intimai alla lumaca: «Va via!».
La lumachina uscì completamente fuori dalla sua casetta e disse: «Se dovete uccidermi, fatelo subito».
«Non vogliamo ucciderti, ti conviene nasconderti se non vuoi essere attaccata da un esemplare più grande». Ribattei.
Nemmeno finito di dire quelle parole la lumaca si mosse in direzione di una piccola fenditura del terreno.
La chiocciola sparì dopo poco e in quel momento capii che era al sicuro: nessuno l’avrebbe trovata.
Barlume ed io guardammo verso il caos provocato dai nostri; da lì si udiva la voce di chi già conoscevamo che si vantava di aver catturato la propria preda.
Alcune lucciole facevano persino a gara a chi ne catturasse di più; ma d’un tratto qualcosa cambiò e alle urla di gioia per i trofei catturati, si sostituirono le urla di disperazione di chi veniva attaccato.
Qualcosa di molto grande aveva fatto la sua comparsa sul campo di battaglia e stava attaccando le lucciole.
Quella sagoma era immensa e si stagliava in cielo a perdita d’occhio, non riuscii a vedere dove essa finiva; l’unica cosa che fu evidente era la ferocia con cui attaccava i nostri simili.
Essa stringeva qualcosa fra le mani e quel qualcosa pareva risucchiare tutti gli adulti, i quali rimanevano intrappolati all’interno di una gabbia trasparente.
Il lume degli adulti aumentò e la scena che apparve fu inquietante: più della metà dei nostri era stata catturata, altri giacevano al suolo immobili e con le luci spente.
«Spegni la tua luce Barlume». Dissi al mio amico.
Dopo pochi attimi anche il suo lume svanì e l’oscurità ci avvolse, ma non nascose quell’essere mostruoso che continuava imperterrito ad infierire sulle lucciole: ne stava catturando a centinaia.
Infine, quand’egli ne ebbe abbastanza, si mosse e un tonfo assordante echeggiò in tutta la zona; passo dopo passo si allontanò in poco tempo.
Il rumore terminò con la sua scomparsa, ma ci accorgemmo che assieme a lui erano svanite innumerevoli lucciole.
Subito dopo, dal posto dov’era accaduta la disgrazia, si udirono delle voci ed erano proprio richieste d’aiuto quelle.
Solo in quel momento ci muovemmo verso il posto da cui provenivano le richieste d’aiuto; ovviamente guardinghi e pronti a usare le lance che possedevamo.


CAPITOLO 3

Dopo poco giungemmo nei pressi del gruppo che aveva subito l’attacco ed effettivamente c’era il caos più completo: la cosa che aveva attaccato non si era risparmiata.
C’erano molti corpi al suolo, alcuni si muovevano a fatica come se fossero stati schiacciati da un peso incalcolabile.
Persino le lumache erano schiacciate, il loro rifugio non era riuscito a proteggerle: esso era frantumato in mille pezzi.
«Cos’era quella cosa enorme?». Chiese Barlume.
«Non ne ho idea». Affermai io, in seguito con lo sguardo setacciai tutto il terreno intorno a me; stavo cerando Gaia.
Fra le tante voci mi sembrò di sentire la sua, ed era proprio un’impressione esatta la mia: poco distante da me, stava dando soccorso a chi era stato ferito; avrei riconosciuto la sua luce continua tra milioni di lumi.
Io stavo quasi per avviarmi verso di lei, quando venni chiamato.
«Luminos». Disse con un tono appena percettibile una sagoma nascosta nell’ombra.
Aguzzai la vista per vedere chi fosse la presenza che mi aveva chiamato, ma nonostante tutta la mia buona volontà non vidi granché.
Barlume accese la sua luce intermittente e al chiarore di essa scorgemmo finalmente colui che ci aveva chiamato.
Ci avvicinammo e vedemmo che quello era proprio il nostro istruttore; era stato colpito da qualcosa e aveva un’ala spezzata.
La luce dell’istruttore era spenta e, stando alle sue parole, era incapace di riaccenderla.
Lo aiutammo a rialzarsi e lo accompagnammo in un luogo appartato, dove stavano conducendo tutti i feriti; là c’era già una lucciola guaritrice che se ne stava occupando.
Con l’aiuto di Barlume riuscii ad orientarmi in quel buio e dopo ore di fatica ci venne detto di rientrare nella colonia.
Del nostro gruppo eravamo rimasti illesi solo in dieci, fra noi c’era anche Watt e la sua cricca.
Essi, spavaldi come mai prima d’allora, si vantavano di aver affrontato quel ciclopico essere.
Raccontavano di averlo visto bene e che possedeva due enormi braccia con le quali aveva fatto strage di lucciole.
Quei cinque dissero che le nostre compagne erano state rinchiuse tutte in un contenitore trasparente.
«Sapeste come sono stato coraggioso». Disse Watt.
«Ho cercato di colpirlo con la mia lancia, ma tutto è stato vano: sembrava che nemmeno la sentisse la punta». Affermò poi.
Tutti lo stavano a sentire a bocca aperta come se stessero ascoltando un eroe, persino Gaia era affascinata dalla sua figura.
Ad un certo punto mi sentii porre una domanda: «E tu Luminos, cos’hai fatto durante l’attacco?».
Tutti gli occhi furono puntati su di me, mi sentivo al centro dell’attenzione.
In quel momento eravamo nella colonia, al sicuro; la siepe ci proteggeva dai predatori e al suo interno c’era tutto ciò che ci serviva per la sopravvivenza: sia cibo, sia un riparo confortevole.
Io non sapevo cosa rispondere, ma mi feci forza e stavo per dire dove mi trovavo e che cosa avevo fatto dopo l’attacco di quell’essere.
Prima che io parlassi però, sentii un commento: «Cosa vuoi che abbia fatto». E poi un’altra voce che affermava: «È guasto, non funziona. Si sarà certamente nascosto».
Stavano alludendo all’incapacità di accendere la mia luce.
«Ma lasciatelo perdere». Disse uno di loro.
«È solo un fastidio». Asserì un’altra lucciola.
Beh, in quel momento mi sentii sprofondare; nessuno di loro mi vedeva come quello che ero: cioè una lucciola come tutte le altre.
Io mi girai e me ne andai senza dire nulla, ciononostante Watt se la rideva alle mie spalle; e con lui tutta la sua compagnia.
Una voce però si levò in mia difesa; era quella di Barlume: «Cosa ne sapete voi di dov’era. E se vi dicessi che eravamo assieme?». Domandò infine.
«Sì, assieme … Nascosti in chissà quale riparo». Ribatté uno di loro.
Inutile dire che le lucciole davanti a noi si misero a ridere prendendoci in giro.
Barlume li lasciò e si diresse vicino a me, poi mi rivolse la parola dicendo: «Lasciali perdere quei prepotenti».
In seguito si girò verso di loro e alzò il tono della voce: «Non vale la pena parlare con simili lucciole».
A quel punto ci avviammo verso il nostro rifugio, quello scavato nella pietra.
Per quella sera non era più prevista alcuna uscita, troppo pericoloso dissero; il ciclopico essere poteva ancora aggirarsi nei dintorni, infatti fu persino vietato di riprodurre luce.
Mentre camminavo verso il mio giaciglio mi domandai perché Watt e i suoi amici mi prendessero in giro, come mai si divertivano così tanto alle mie spalle.
Sapevo però che o ci si uniformava alla maggioranza delle lucciole, oppure si veniva allontanati; la diversità incuteva terrore.
Barlume cercava di consolarmi ed era l’unico amico su cui potevo contare: «Dai; vedrai che quando sarà il momento, anche tu riuscirai ad accendere la tua luce». Mi disse.
Io, di rimando, gli sorrisi per fargli comprendere tutta la mia riconoscenza.
Mi era stato detto che il sorridere a una lucciola talune volte veniva scambiato come un’offesa, ma per me era la palese dimostrazione dei miei sentimenti.
Fortuna che Barlume era un vero amico; avevamo condiviso tutto fino a quel momento.
Io e lui eravamo cresciuti assieme e non ci eravamo mai separati; ed è vero: un amico è un tesoro di inestimabile valore.
Poi il mio pensiero andò a Gaia; non giustificavo il suo comportamento …
Arrivammo davanti al nostro rifugio, entrammo dalla porta, ed esausti per via dell’uscita che avevamo fatto ci adagiammo sui rispettivi letti; inutile dire che io mi addormentai subito dopo.
La paura di quel gigante però mi tormentò anche nei sogni …


CAPITOLO 4

Il risveglio fu brusco: mi alzai e c’era ancora la luce.
Il caldo torrido di quei giorni pareva insopportabile, fortuna che avevamo una riserva d’acqua pressoché illimitata.
Io non riuscii più a prendere sonno, guardai Barlume dormire beatamente e un po’ lo invidiai; comunque era comprensibile la sua tranquillità, lui non era stato preso in giro.
Ma in fondo, ripensandoci, che importava di quello che dicevano gli altri; io sapevo quanto valevo e sapevo anche che non si deve dimostrare nulla a nessuno, ma soltanto a se stessi.
Assorto nei miei pensieri non mi accorsi che la luce stava lasciando il posto all’oscurità: stava arrivando un’altra notte, probabilmente di lavoro, durante la quale ci sarebbe stata un’altra battuta di caccia.
Barlume in quell’istante si risvegliò e sbadigliò.
Mi vide sveglio e mi chiese: «È tanto tempo che sei in piedi?».
«Da un bel po’». Risposi io.
«Beh … Suppongo sia ora di andare al raduno». Asserì sbadigliando; si alzò, si lavò la faccia e si avvicinò a me.
«Prendiamo il necessario e raggiungiamo i compagni». Propose.
Io annuii e facemmo ciò che aveva detto.
Arrivati al punto di raccolta, vedemmo meno gente del solito; molti erano scomparsi la sera prima: c’erano dieci sole lucciole in quel posto.
Tutta la cricca di Watt stava lì a guardarci, poiché eravamo nuovamente gli ultimi arrivati, ma io nemmeno ci feci caso a loro; ormai ero totalmente indifferente.
Una voce però richiamò la nostra attenzione: «Allora!». Esclamò. «È ora di presentarsi?». Chiese infine.
Dopo mille scuse io e Barlume riuscimmo a rientrare nel gruppo schierato da tempo sul terreno.
Come al solito Watt e i suoi amici risero per quel rimprovero che ci eravamo beccati …
Quando l’istruttore ci vide composti iniziò a parlare: «Dunque, giovani larve». Ci disse.
Non era il nostro istruttore, ma una burbera lucciola adulta che era famosa in tutta la colonia per la sua severità.
Ci fece il solito discorso: “sono il vostro nuovo istruttore, ci disse il nome e fece una lista di riconoscimenti che gli erano stati conferiti”.
E bla, bla, bla, bla … Ad un certo punto non lo sentii più.
Io ero attirato dalla figura di Gaia: imperterrita stava accanto a Watt e pareva quasi stregata dalla sua presenza.
Bah; chissà cosa ci trovava in lui …
Barlume mi diede una piccola gomitata e fu allora che sentii la voce del nuovo istruttore che mi chiamava.
Uscii subito della fila. «Arrivo». Dissi.
Mi affiancai a lui e quest’ultimo guardò dapprima me, poi il resto della compagnia.
«Guardatelo». Disse agli altri.
A quel punto io lo fissai con aria stranita.
Gli altri sogghignavano, persino Gaia trattenne a fatica il suo sorriso.
L’unico che non fece una piega fu il mio fidato compagno Barlume.
«Perché si è salvato dall’attacco del ciclopico essere ieri sera?». Domandò l’istruttore al resto della classe.
Dapprima nessuno rispose, poi Watt ribatté: «Si sarà sicuramente nascosto».
«Assolutamente». Controbattei io.
«Non stavo riproducendo alcun segnale luminoso, ma ero a pochi passi da voi». Affermai.
«Ehm … Non è una novità che tu non funzioni». Disse una voce che proveniva dal gruppetto, poi scoppiarono a ridere.
«Smettetela!». Esclamò l’istruttore.
Tutti si calmarono e non si sentì nemmeno un fruscio nell’aria da quel momento in poi.
«Ve lo dico io perché si è salvato». Asserì in un primo momento l’adulto, poi continuò: «L’essere che ci ha attaccato non l’ha visto proprio perché Luminos non aveva i segnali luminosi accesi. Il fatto che non ha acceso la sua luce gli ha salvato la vita».
Dopo quelle parole si fermò un attimo e guardò con aria severa tutto il gruppo.
Poi, d’un tratto, la sua voce si sentì nuovamente: «Imparate: ci sono momenti in cui è consigliabile nascondere la nostra presenza, altri in cui è necessario. Questa esperienza vi avrà certo insegnato che quando il nemico è più forte di voi in potenza, bisogna agire d’astuzia».
Si fermò nuovamente e guardò ancora tutto il gruppo, una ad una fissò le facce dei suoi componenti.
«Celate la vostra presenza e mimetizzatevi con l’ambiente: è l’unica possibilità che si ha quando si affrontano quei mostri». Disse con pacatezza.
I nove dinnanzi a noi annuirono e anch’io feci la stessa cosa.
L’istruttore mi fece cenno di rientrare al posto che occupavo prima e, quando arrivai lì, lui riprese il discorso: «Vi starete chiedendo chi ci ha attaccati ieri sera».
Tutti annuimmo.
«Bene». Disse lui. «Quel ciclope noi lo chiamiamo Gigante Rosa. Un mastodontico essere che non ha rivali nel mondo degli insetti. Possiede una forza mostruosa, è spietato, distrugge tutto ciò che tocca ed uno di loro sarebbe capace di annientare l’intera colonia in pochi minuti se lo volesse».
Noi rimanemmo pietrificati da quella spiegazione, mai avevamo sentito parlare di questi giganti di colore rosa; ma le parole che stavamo per sentire ci avrebbero agitato ancora di più di quanto già non lo fossimo.
«Pensate che colui il quale ci ha attaccati altri non è che un cucciolo di quella specie. Ah … Vi assicuro che un adulto è tre volte più grande ed altrettanto letale». Affermò l’istruttore.
«Ma perché ci ha attaccato?». Chiese Gaia.
«Beh … Non lo sappiamo di preciso. Siamo solo in grado di formulare delle ipotesi. Potrebbe darsi che abbiamo invaso il suo territorio, oppure che si cibi di noi; magari ci colleziona solamente». Fu la sua risposta.
Le nostre bocche erano spalancate; che possibilità avremmo mai avuto contro un portento della natura simile?
Noi lucciole talmente piccole nei suoi confronti, lui mastodontico; eppure ci aveva attaccati con tale ferocia da farmi quasi pensare che avesse timore di noi.
L’adulto riprese a parlare: «Alcuni si sono spinti nella zona proibita da Re Neon; ed è lì che hanno raccolto informazioni sul loro conto. Quelle informazioni sono custodite nella fortezza dove risiede il nostro sovrano e non sono accessibili a tutti, ma da quello che è trapelato pare che si nutra anch’esso di lumache. È per questo che abbiamo proibito a tutte le lucciole di attraversare quella zona».
«Ma non eravamo nella zona vietata». Affermò uno di noi.
«È questo che ci preoccupa. Infatti quest’oggi Re Neon ci farà un discorso, parole volte a metterci in guardia verso di loro; a quanto pare cambieremo zona di caccia proprio per evitarli». Asserì infine.
Una cosa l’avevamo capita: quella grossa bestia rappresentava un pericolo per noi; sarebbe stato meglio tenersi alla larga da lei.


CAPITOLO 5

Giungemmo nel piazzale dove il Re ci avrebbe parlato; c’eravamo proprio tutti …
Il Re, dopo poco, si affacciò al balcone reale: Neon era una lucciola molto robusta; avvolta nel suo mantello rosso con una pelliccia bianca all’estremità, si espose sul davanzale.
Egli iniziò poi il suo discorso: «Miei sudditi …».
«Viviamo tempi difficili, giorni in cui le difficoltà si moltiplicano e nuove minacce si affacciano all’orizzonte».
Fra la moltitudine di larve e lucciole adulte non si udiva alcun rumore, tutte erano concentrate su ciò che ci stava annunciando; in verità anch’io non potevo fare a meno di ascoltare quello che ci stava dicendo.
Il Re continuò imperterrito a parlarci: «L’essere che ci ha attaccati costituisce motivo di preoccupazione per tutta la colonia». Egli poi guardò ancora una volta lo spiazzo dove noi ci eravamo raccolti.
Il suo mento era sporto in avanti e con arroganza aveva messo i pugni chiusi sul bacino, poi gonfiò il petto come se avesse raccolto tutta l’aria che aveva in corpo.
Noi lucciole osservavamo la sua figura immersa in addobbi di cui era pervaso quella specie di balconcino, là c’era anche lo stemma reale: una lucciola disegnata su di uno straccio bianco, il quale emanava un accecante bagliore giallastro.
La bandiera sventolava spinta dalla brezza estiva che quella sera era decisamente fastidiosa.
Le violette, invece, scendevano dal balcone riunite in ghirlande e l’intreccio di colore viola e bianco, per via del lume che tutte quelle lucciole emanavano, era uno spettacolo impressionante.
Il balcone era a circa dieci centimetri dal terreno ed era al terzo piano del palazzo reale interamente scavato nella roccia.
Il rumore dell’acqua si udiva più forte che mai, forse perché quel giorno c’era un unico essere che parlava e dunque la sua voce non copriva il frastuono dell’acqua.
Il Re era attorniato dalla guardia reale, ben dieci fra le più valorose lucciole adulte, anch’esse armate di tutto punto e pronte a dar battaglia a eventuali malintenzionati.
«Ascoltate!». Tuonò il Re d’improvviso. «Non ci è più permesso rimanere in questa zona. Se vogliamo sopravvivere dobbiamo migrare in posti tranquilli; lontani dai Mostri Rosa».
Dalla folla salì un verso di sorpresa per quelle affermazione e il Re fece cenno di tacere.
Quando ritornò il silenzio, lui spiegò: «Colui che noi abbiamo visto ieri sera non è nemmeno un adulto di quella specie. Per di più non ha usato le sue armi contro di noi. È sicuro che sono persino in grado di sollevare un polverone blu, che se respirato uccide immediatamente».
A quel punto fu chiaro che era un problema al quale non potevamo porre rimedio: dovevamo fare ciò che il Re ci aveva detto.
Mi venne quasi da sorridere osservando lo spettacolo di quelle luci ad intermittenza: immaginate un posto buio e le luci giallo - verde che lampeggiano ininterrottamente … Uno spettacolo!
C’erano lucciole adulte che volavano, e dunque diffondevano il lume a mezz’aria, e lucciole femmine che riproducevano luci fisse e ricoprivano buona parte dello spazio sul terreno.
Infine c’eravamo noi larve, alcune di noi avevano luci intermittenti, altre luci fisse: c’era un intreccio di luci ed oscurità veramente affascinante.
Ma le sorprese per la colonia ancora non erano finite: il terreno iniziò a vibrare e un verso si udì assordante, talmente acuto che ci costrinse a tapparci le orecchie.
Tutt’intorno a noi la siepe iniziò a muoversi e apparve nuovamente quella scena, la stessa di cui eravamo stati testimoni la sera precedente.
Delle mani enormi si abbatterono al suolo e talvolta schiacciavano le lucciole che in precedenza stavano ascoltando il discorso del Re.
«VIA TUTTI!». Urlò Re Neon.
Io guardai Barlume preoccupato …
Anche lui pareva spaventato da quella situazione, ma ci facemmo coraggio e cercammo di allontanarci: qualunque cosa stava accadendo, lì non eravamo al sicuro.
Decidemmo di ripararci all’interno dei rifugi scavati nelle rocce e ne trovammo uno proprio là vicino.
Da quel posto riuscimmo a vedere tutto quello che stava accadendo: c’erano quattro braccia di colore rosa che stavano scuotendo il terreno come si fa con un albero di ciliegie.
Due mani stringevano un recipiente trasparente, lì venivano rinchiuse le lucciole che avevano la sfortuna di capitare sulla loro traiettoria.
I barattoli venivano subito richiusi con un tappo di materiale sconosciuto, in modo che le lucciole intrappolate non potessero più uscire.
Io vidi anche ciò che non avrei mai voluto vedere: Gaia venne catturata; stavo quasi per accorrere in suo aiuto, che venni bloccato da Barlume.
«Cosa pensi di poter fare?». Mi domandò.
Io lo guardai, ma non potei rispondere a quella domanda; aveva ragione: ero talmente piccolo in confronto a quelle braccia che sarei senz’altro morto se fossi uscito dal nostro nascondiglio.
Guardai Gaia intrappolata in quella prigione trasparente e mi accorsi che anche Re Neon venne catturato allo stesso modo.
La colonia era stata attaccata da due esseri enormi …
Quando le luci delle lucciole calarono d’intensità, si calmarono stranamente anche le due braccia; pareva che non avessero più intenzione di continuare il loro attacco, infine si ritirarono lasciando il campo libero.
A terra c’erano un sacco di lucciole immobili, mentre altre, tremolanti, non riuscivano nemmeno a fare un passo.
Tutte le lucciole avevano spento il loro lume, ma nonostante la scomparsa delle luci si riusciva lo stesso a vedere cosa stava accadendo.
Vidi anche Watt; si era rifugiato sotto una pietra con i suoi amici e non aveva nemmeno tentato di salvare Gaia, anzi: la scacciò dal nascondiglio perché non c’era posto per tutti; un vero comportamento da vigliacco.
Watt tremolava ininterrottamente e non riusciva a muoversi … Poi la mia attenzione fu attirata da quelle due enormi sagome: illuminate dalla luce che filtrava attraverso le prigioni trasparenti, guardavano il loro bottino.
I due giganti riprodussero un verso incomprensibile e si allontanarono, provocando il solito tremore del terreno.
Io mi girai verso Barlume e dissi: «Dobbiamo seguirli».
La faccia del mio amico divenne scura, si intravide chiaramente che stava per dirmi qualcosa.
(Il libro è composto da quattordici capitoli, dunque avete appena letto quasi metà del manoscritto; mi spiace:avrei voluto postare l’intero libro, ma capirete che farlo non sia una saggia decisione).


Avete visto?
La mia scrittura non può proprio essere letta … Dov’è la trama? E la poesia? E le parole che suonano come musica poi … Hm … No comment.
Un ingenuo uomo diceva in una sua poesia: “L’animo umano, oscuro da un lato, dall’altro affascinante, è immenso tesoro dello stanco viandante”.
(No, non temete; non ho offeso nessun poeta: la poesia in questione è la mia, potete dunque immaginare chi sia questo uomo ingenuo … Direi però, che quell’uomo si è sbagliato: a quanto pare è un po’ più della metà il lato oscuro dell’animo umano; secondo me ci attestiamo su un buon ¾).
Mah … diciamo così: se riuscirò a trovare il traduttore posterò in seguito anche il link del libro completamente in lingua inglese e del tutto gratis.
Per adesso però, dovrete accontentavi del PDF in italiano e ricordate: tutto ciò che vedete, ma proprio tutto, l’ho fatto io da solo senza pagare nessuno.
E finalmente ecco a voi anche il link per mezzo del quale potrete scaricare il libro completo in PDF:

Clicca qui per il Download

Oppure:

https://drive.google.com/file/d/0B6NwuVLMG9zjM2xSZV9qNFkwc1U/edit?usp=sharing

Buona lettura …

Come avrete notato non dico bugie: piuttosto che accettare delle proposte truffaldine sono disposto a far leggere tutti i miei libri facendoli scaricare gratuitamente da internet.
Se io pagassi anche un euro per costruire il libro, a chi che sia, lo ucciderei; facendolo scaricare gratuitamente permetto che “Egli” sopravviva.
Cari lettori, se avete dunque letto fino a questo punto una buona novella c’è: non scrivo poi così male … Non credete?
Auguro, come sempre, un buon proseguimento di giornata a tutti i lettori.
Noi ci risentiamo quando scriverò il prossimo post; ciao a tutti.

mercoledì 13 novembre 2013

Cambio di nome del blog

Dopo un bel po' di tempo mi sono deciso a cambiare finalmente l'indirizzo del blog.
Ebbene, domani sera, a questa stessa ora, lo cambierò ed esso non sarà più fantasyperadultiblogspot.com, ma: narrazionifantasyblogspot.com.
Io penso che sia meglio farlo per evitare doppi sensi ...
I lettori del blog, tuttavia, non dovrebbero incontrare difficoltà nel visualizzarlo; se ciò dovesse accadere basterà ricercare su google il mio nome più la parola: (libro).
Suppongo però, che verrete reindirizzati automaticamente ...
Bene; detto questo non mi rimane che salutarvi dandovi appuntamento al prossimo mio post.
Se tutto procede come deve, in esso ci sarà una bella sorpresa per le persone alle quali piace leggere.
Buonanotte a tutti.

mercoledì 6 novembre 2013

È il momento di scrivere il proseguo di: Le storie segrete dei tre regni nascosti.

Appurato che la strada da percorrere sarà ancora lunga e tortuosa prima di poter vedere i miei libri stampati; visto la bella collezione di lettere di rifiuto che oramai sto incominciando ad accumulare e dato che queste lettere le considero come delle cicatrici: più ne hai sulla pelle, più sembri un uomo vissuto e pieno di esperienza (beh … Purché queste cicatrici non siano mortali: è evidente), la mia attenzione ritorna nuovamente sul lavoro di scrittura e dunque tralascerò gli invii alle case editrici (la buona notizia è che per almeno un pochino non mi arriveranno le lettere di rifiuto; e in tutto questo c’è anche una bella notizia per le case editrici stesse: smetterò d’infastidirvi per almeno sei mesi).
La fase dello studio è finita e con essa è finito anche il tempo dell’ozio: si ricomincia la stesura del mio …
Vediamo un po’ …
Undicesimo libro? Ebbene sì: sarò impegnato nello scrivere il continuo delle Storie segrete dei tre regni nascosti.

Il mio stato d’animo non lo riesco a descrivere … Direi che l’aggettivo “lunatico” non renderebbe l’idea, ma cercate di capire: quando una persona lavora molto su di un progetto e le sue aspettative sono disattese, certo non si può essere ottimisti.
È comunque una cosa che io non dovrei far percepire ai lettori del blog, ma non riesco a nascondere la delusione purtroppo; proprio non riesco a dire cose false (lo so: è un mio difetto bello grosso).
Ebbene … Parliamo dunque del lavoro che sto facendo che è meglio:
Ho terminato un capitolo del manoscritto e l’ho fatto in breve tempo; come al solito, se procedo di questo passo, potremo vedere l’ennesimo mio libro finito e con esso la copertina, che oltretutto ho già progettato, fra sei mesi.
Io ho apportato dei cambiamenti al mio modo di lavorare; i capitoli che dichiaro d’aver finito contano all’incirca cinquemila parole, ma invero li ho accorciati e cioè: ogni capitolo che dico d’aver finito in verità sono cinque (mille parole circa ogni capitolo), ciò significa che ogni mio libro sarà formato da sessanta capitoli di mille parole; ciò è fatto appositamente per rendere la lettura del libro meno pesante.
Che dire … Si riprende con la solita bagarre: da un lato c’è un uomo che scrive, come tanti altri dopotutto, e dall’altro c’è un mondo restio e di difficile interpretazione il quale proprio non ne vuol sapere di prenderlo in considerazione.
Secondo voi chi vincerà: l’uomo cocciuto che continua a scrivere o il mondo coriaceo ed esigente che continua a resistere alle sue allettanti storie?
Temo che l’esito dello scontro sia già scritto, ma da buon cocciuto non posso arrendermi senz’aver combattuto aspramente; dunque, caro mondo, devi rassegnarti a ricevere i miei scritti ancora per un bel po’.
Come ho sempre fatto, ogni qualvolta che ho iniziato un libro, vi scrivo il primo capitolo che ovviamente deve ancora essere oggetto di revisione e pertanto è una prima stesura; se vi fa piacere leggerlo, eccolo:


CAPITOLO 1


La foschia densa avvolgeva una zona pianeggiante, lì si vedeva poco poiché la bruma impediva di scorgere cosa ci fosse al suo interno; ma delle voci si udivano chiaramente …
Si sentivano persone che parlavano con toni alti e sembrava quasi che ci fosse un mercato.
La nebbia incominciò a diradarsi e la visione fu più nitida a quel punto.
Una moltitudine di persone era indaffarata nei più disparati lavori: c’era chi trasportava pacchi, chi invece comperava da bancarelle che distribuivano ogni sorta di vettovagliamento.
Delle donne compravano vestiti di seta ben ricamati, altre osservavano ceramiche decorate di colori dorati, altre ancora si misuravano delle scarpe.
Sembrava che in quel posto regnasse abbondanza e benessere: la molta gente che stava frequentando il mercato era tutta ben pasciuta.
«Oggi daremo una festa per la promozione di mio marito». Disse una donna robusta che indossava un chimono agghindato da disegni floreali.
Il suo viso era tozzo e le guance belle rosse, i suoi lunghi capelli neri e lisci erano curati con maniacale precisione.
«I miei servi stanno preparando delle belle sorprese per gli invitati». Infine annunciò alla sua interlocutrice: un’altra donna corposa, anch’ella vestita con un chimono e drappi di seta finissima che spuntavano da sopra le sue spalle.
Quest’ultima sorrise come solo un’oca poteva fare, tanto che molta gente si voltò a guardarla, ma nessuno osò dire nulla e tutti parevano avere una certa reverenza nei suoi confronti; anzi: oserei dire addirittura timore.
«Hm … Sono convinta che ci divertiremo come l’ultima volta». Affermò fra una risatina e l’altra.
Intanto camminarono fino ad arrivare in uno spiazzo dove c’era una bancarella la quale era attorniata da molta gente.
Non appena li videro le persone incominciarono a spostarsi; così facendo si aprì un corridoio che le avrebbe portate proprio dinnanzi a quella bancarella la quale sembrava più un telone da circo, visto quant’era grande.
«Non vedo l’ora cara. Mio marito ne sarà entusiasta e conta pure sulla nostra presenza». Affermò la signora che ancora se la stava ridendo.
Colei che aveva parlato prima fece un sorriso a trentadue denti, poi si affrettò a dire: «Oh … Quale onore. Anche quest’anno ci onorate della vostra presenza. Non mi sdebiterò mai abbastanza madama Presidentessa».
«Ebbene, anche se i numerosi impegni di mio marito ci impediscono di uscire spesso, qualche volta riusciamo a distrarci; il che non guasta». E ridacchiò portandosi alla bocca un ventaglio nero che gli coprì mezza parte di faccia.
Intanto giunsero proprio dove si stava svolgendo un’asta; sì: quella era proprio una vendita e i prodotti se li prendeva chi offriva di più.
Al centro dello spiazzo, su un soppalco di legno, c’erano cinque figure magre, davanti a loro invece ce n’era una che, al contrario, era grassa all’inverosimile; i rivoli del grasso sporgevano in maniera abnorme, tanto da poterli contare e lì se ne contavano dieci.
«Allora!». Sbraitò quell’uomo. «Chi offre di più?». Chiese tutto spavaldo.
Gli uomini che stavano in piedi erano ben legati, avevano gli occhi sgranati e guardavano la moltitudine di persone ben pasciute che li attorniavano.
«Cinquemila monescienze!». Esclamò la Presidentessa alzando la mano grassoccia che reggeva il ventaglio nero e merlettato.
«Cinquemila e uno, cinquemila e due ...». Contò l’annunciatore. Poi venne interrotto: «Settemila!». Sbraitò un’altra signora che non distava tanto dalla presidentessa.
La donna abbassò il ventaglio e guardò in direzione della persona che aveva osato sfidarla, poi sussurrò: «Come osa … Quella!». Volgendo occhiate di fuoco alla signora che teneva alzata la mano.
Quest’ultima aveva un aspetto diverso dalle altre donne: era meno grassa e i suoi capelli non erano affatto lunghi.
Anch’ella guardava la presidentessa con occhi di sfida, ma dopo poco la stessa presidentessa urlò con voce roca: «Centomila monescienze!».
«Duecentomila!». Controbatté la rivale.
E a quel punto si capì quanto dovessero odiarsi le due donne: entrambe si guardavano in cagnesco.
«Trecentomila!». Disse la Presidentessa.
«Cinquecentomila!».Ribatté l’altra.
Ma quando la presidentessa disse: «Un milione di monescienze!». Beh … Allora nessuno osò più dire nulla; persino la donna che fino quel momento aveva dato filo da torcere alla presidentessa non fece altro che girarsi stizzita e ritirarsi all’interno della folla.
La moltitudine di persone che avevano assistito allo scontro erano rimaste sconcertate e alcune mormoravano: «Che cifra spaventosa». Altre dicevano a bassa voce: «Accidenti, ma dove li prenderà tutti quei soldi».
Il mormorio cessò quando l’annunciatore fece la solita conta: «Un milione e uno, un milione e due, un milione e tre!». Quest’ultimo si fermò per un istante, come se fosse incredulo di aver venduto le cinque persone a quel prezzo, poi affermò: «L’intero lotto di schiavi è stato venduto alla signora Presidentessa. Un ottimo affare, signora, veramente un ottimo affare».
La donna, tutta giuliva, si guardava attorno come a voler sottolineare che nessuno avrebbe potuto vincere contro di lei se veramente avesse desiderato qualcosa.
«Madama, complimenti: avete fatto davvero una compera speciale». Si affrettò a dirle l’amica lì vicino.
Di rimando, la presidentessa la guardò ed ammiccò, poi si voltò verso i cinque che stavano sul rialzo ligneo e li osservò compiaciuta.
Dopo poco quei cinque poveretti vennero portati via e a posto loro furono portati altri cinque figuri, questa volta più magri e senza un dente in bocca; eppure quelli erano uomini giovani …
La presidentessa venne invitata nel tendone dove avrebbe firmato le carte dell’acquisto; e così fece: si recò nel tendone e firmò immediatamente tutto quello che il lesto venditore gli mise sotto il naso.
In quell’istante entrarono sei energumeni che si diressero verso i cinque schiavi, li presero e li portarono all’esterno; solo dopo si seppe che quei sei erano le guardie del corpo della moglie del presidente.
La donna era dunque una delle persone più potenti del regno dove si stava svolgendo il mercato di schiavi.


Avete dunque notato: chi scrive, cioè Io, scrive davvero una schifezza e pertanto hanno ragione nel non voler stampare ciò che scrive (che bello fare del sarcasmo).
Permettetemi di prenderla allegramente almeno … Spero che nessuno si offenda, di certo non è mia intenzione urtare la sensibilità altrui; ma, come dicevano tre famosissimi personaggi: «Chi sa ridere è padrone del mondo» “Giacomo Leopardi”; «Un giorno senza un sorriso è un giorno perso» “Charlie Chaplin”; e infine: «Chi non ride mai, non è una persona seria» “Fryderyk Chopin”.
Noi ci lasciamo con queste belle frasi e come sempre: Invio un saluto a tutti i lettori del blog; ci risentiamo quando scrivero' il prossimo post.
Ciao a tutti.

giovedì 31 ottobre 2013

+1

Gentile sig. Santamaria,

La ringraziamo per averci inviato il suo lavoro, che è stato esaminato con attenzione.
Ci dispiace informarla che, nonostante sia una lettura piacevole, esso è stato ritenuto poco consono alle nostre esigenze editoriali.
Facendole i nostri migliori auguri, le inviamo cordiali saluti.
“Data l’enorme quantità di proposte editoriali che riceviamo, non saremo in grado di restituire i materiali inviatici”.



Avete appena letto l’ennesima lettera di rifiuto arrivata in data 30/10/2013; d’accordo … Uno scrittore deve accettare le lettere di rifiuto senza proferire parola, su questo non v’è dubbio, ma, personalmente, auspicherei che prima o poi io abbia la possibilità di ricevere anche qualche lettera di “accettazione” (in 3650 giorni avrei gradito che arrivasse qualcosa di più positivo).
Innanzitutto è d’obbligo ringraziare le “signore” case editrici che rispondono alle proposte che gli invii (ricordate: nulla è dovuto a noi che inviamo un nostro lavoro in visione e già il fatto che lo prendano in considerazione è una cosa positiva), poiché, per esperienza personale, posso affermare che sono ben poche le risposte che un aspirante scrittore riceve.
Diciamo che su 100 invii fatti le risposte che l’aspirante scrittore riceve sono al massimo 20 (e sono stato anche generoso nell’affermazione appena fatta); quello che ho detto non è un’invenzione, ma il frutto di una statistica che io stesso, e posso dimostrarlo poiché ho conservato tutto il materiale cartaceo, ho fatto nel corso delle mie esperienze.
In genere, le stesse case editrici, ti dicono che se entro sei o più mesi non ricevi un loro messaggio … Beh: quello vuol dire che la proposta inviatagli non coincide con le esigenze editoriali della casa editrice; tutto qui.
Quello che ho scritto non deve essere in nessun modo intesa come una critica, poiché in nessun caso mi sono permesso di esprimere pareri dei quali non potrei farmi carico (non conoscendo il mondo editoriale, non sono in grado di giudicare il comportamento di nessuno e tanto meno di avere una visione chiara della situazione); non l’ho fatto in tutti questi anni e non voglio farlo adesso.
È solo che, non vergognandomi dei rifiuti che ricevo, li metto a disposizione di tutti; affinché ogni amante della scrittura, qualora capitasse su questo blog, sappia che la via che si accinge a percorrere sarà irta d’impedimenti.
Intanto ringrazio infinitamente la casa editrice che mi ha risposto e persino quelle che lo hanno già fatto; l’essere consapevoli del fatto che si viene presi in considerazione è già qualcosa: se sono stati così gentili da spedirmi una risposta, oltretutto impegnando il loro tempo persino scrivendo a mano l’indirizzo, vuol dire che l’hanno letto veramente e indirettamente ciò significa che, se si persevera nello scrivere, prima o poi qualcuno noterà che hai scritto un bel romanzo.
Sappiate che, prima di essere un aspirante scrittore o scrittore, ogni persona è stata, e lo è ancora, un lettore fervente di libri; ciò significa che è tuttora un vostro cliente e dunque compra il vostro prodotto.
È tutta pubblicità positiva per la casa editrice che risponde alle proposte dell’aspirante scrittore …
Voglio parlarvi però anche del lato economico per quanto concerne un invio del manoscritto che avete appena terminato:
Per spedire un manoscritto bisogna che esso sia quantomeno accettabile dal punto di vista della leggibilità e della rilegatura, impaginazione, copertina e quant’altro; tutto questo si traduce in spesa economica che io ho quantificato in … diciamo … € 5,00 a copia, e tutto ciò se vi arrangiate facendo da soli e senza rivolgervi a terze parti (parlo della carta, colla per rilegare, pressa per rilegare, filo, ago, stampante, copertina e manodopera), in più ci sarebbe da calcolare il costo della spedizione che qui in Italia incomincia ad avere un peso più che rilevante.
I costi della spedizione variano a seconda del peso e anche in questo caso ho fatto una media: diciamo che ve la caverete con € 15,00 per un libro di trecento pagine circa; ovvio: raccomandata con ricevuta di ritorno.
Sommando le due cifre si evince che ogni qual volta che farete un invio spenderete di media € 20,00 che moltiplicato per 100 fa € 2000,00 e dunque gli invii si trasformeranno in una cifra importante.
Dunque, dietro ogni invio, c’è molto lavoro e anche dispendio economico; pertanto ci si aspetta quantomeno un lieve riscontro, ma non contateci troppo …
Quel +1 del titolo quindi, vuole significare che aggiungo, ancora una volta, alla mia collezione di rifiuti un’ennesima lettera che invecchiando leggerò di sovente, ricordandomi degli sforzi che ho fatto per poter dare vita ai miei romanzi.
Io spero, tuttavia, che questi sforzi non siano stati vani e auspico che alla fine riuscirò a trovare un editore che si prenda cura delle mie creature (è inutile negarlo: è indispensabile per un libro la cura di una casa editrice, non v’è alcun dubbio).
Ma … Per chiunque ami scrivere, se veramente vi piace scrivere: non arrendetevi mai, anche se vi dovessero arrivare 300 lettere di rifiuto continuate a fare ciò che vi piace e non volgete il vostro sguardo alla pubblicazione; quella arriverà nel momento giusto (speriamo).
Non lasciatevi scoraggiare dalle innumerevoli delusioni che sicuramente avete sperimentato, o che sperimenterete, sulla vostra pelle; se una persona continua a scrivere nonostante ciò, beh … Direi proprio che è un vero scrittore.
Saluto, come sempre, tutti i lettori del blog; ci risentiamo quando scriverò il prossimo post.

venerdì 25 ottobre 2013

803.856; queste sono le parole che io ho effettivamente scritto fino a questo momento.

Eccomi di nuovo.
Come ricorderete, avevo affermato di aver scritto all’incirca un milione di parole nei post precedenti; beh … Effettivamente non sono lontano dalla cifra un milione, ma per essere onesti debbo dire che manca ancora un po’ al raggiungimento di tale obiettivo.
Queste sono dunque le parole esatte e divise per ogni lavoro da me fatto:

• Maximilian Arlstain – I due mondi – è un lavoro che conta 129.007 parole ed è un libro che non può essere suddiviso in più manoscritti (più avanti capirete perché dico questo).
• Maximilian Arlstain – Il canto dell’Arcangelo – è un lavoro che conta 174.914 parole (il più lungo che ho scritto) e può essere suddiviso tranquillamente in due testi (due distinti libri).
• Maximilian Arlstain – Il Signore del tetro regno – è un lavoro che conta 141.386 parole e questo manoscritto è stato pensato per essere suddiviso in tre differenti libri (al suo interno, in effetti, ci sono tre suddivisioni con i relativi titoli).

Ora; chi segue da tanto tempo il blog sa che questa trilogia parla di argomenti … Come dire … Un po’ astrusi: magia, angeli, demoni, mondi paralleli, draghi, elfi, ogni creatura fantastica che la mitologia nordica ricordi (tant’è vero che i nomi di alcuni personaggi principali ricordano “Dei” di codesta mitologia: Loki, Astral, Drenk, etc.); al suo interno ci sono persino accenni al cattolicesimo (alcuni demoni sono chiamati con nomi simili a quelli scritti: li ho solo storpiati leggermente poiché non mi andava di scriverli fedelmente; invece i nomi degli angeli sono uguali e infine sì: c’è anche l’argomento possessione spiritica); all’interno dei tre libri c’è persino un intreccio di mitologia greca e celtica: da un alto si parla di draghi, elfi, besha, folletti, fate, troll, orchi e molto di più … Dall’altro si parla di minotauri, fauni, manticore, idrolerne, creature che richiamano il mito di medusa e tanto altro.
Alcuni potrebbero dire che è un po’ artificioso l’intreccio di tante mitologie insieme; io invece, in modo ardito, dico: «Perché no?».
Sempre questa abitudine di schematizzare, secondo cui non si possono fare alcune cose … Chi lo dice poi, dov’è scritto?
Non ci sono regole rigide da osservare se si vuol raccontare una storia; Io la penso così.
Ebbene, dato l’intreccio di tante mitologie e credi, si potrebbe pensare che il racconto non abbia un filo logico, che non sia una bella storia; ma credetemi: bisognerebbe leggerla fino alla fine per dare un giudizio.
Invero però, temo che nessuno mai accetterà di stamparla; i motivi li posso solo immaginare, come penso lo immaginiate anche voi.
È il mio primo lavoro di gioventù, dunque sarebbe stato un abominio non finirlo e, anche se è un po’ macchinoso, io reputo che sia una gran bella storia che porta con se un messaggio vecchio come il mondo, ma un messaggio che bisogna spesso ricordare poiché non sempre ci si rammenta di esso: in genere si tende a dimenticarlo.
Ma bando alle ciance; andiamo avanti …

• Disperso nel tempo – 1942 – è un lavoro che conta 78.358 parole;
• Disperso nel tempo – l’epilogo – è un lavoro che conta 63.054 parole.

Hm … Anche questo mio lavoro non avrà vita facile, in quanto narra vicende effettivamente accadute e documentate nei vari libri di storia; per non parlare dei fatti avvenuti recentemente di cui non si può essere fieri.
Pertanto temo che anche la stampa di questi libri sarà alquanto improbabile; ma, sono pronto a scommettere tutto quello che ho, porta con sé un messaggio splendido che non nuocerebbe affatto al lettore (non c’è odio in essi, ma rispetto per la vita umana).
D’altronde si sa: la verità, quella scomoda, sarebbe bene nasconderla dove nessuno potrà mai trovarla; pertanto certe storie è meglio che si dimentichino.
È invece importante che esse siano ricordate, soprattutto ai più giovani, affinché non si commettano gli stessi “orrori”.
Immagino già i pareri: «E chi è costui per permettersi di scrivere sulla storia?». «Che qualifica ha?». Etc.
Costui è un umile romanziere cui pace scrivere e un romanziere che si rispetti ha l’obbligo di fornire l’anima ai propri romanzi, per cui egli nel libro deve imprimere concetti i quali, sebbene siano forti, facciano riflettere chi li legge.
Ma procediamo …

• Gigante Rossa – L’umana nemesi – è un lavoro che conta 62.786 parole;
• Gigante Rossa – Il destino del mezzo uomo – è un lavoro che conta 59.711 parole.

Eh; direi che anche questa storia, sebbene sia, per quel che mi riguarda, avvincente e zeppa di significato, avrà anch’essa vita difficile.
Ma statene certi: nessun libro da me scritto è stato redatto senza che fosse fornito di un messaggio profondo.
Continuiamo …

• Johnny Lupo e il vitello d’oro è un lavoro per bambini che conta 18.036 parole.

Uno splendido racconto per bambini che narra di amicizia e di una storia fantasy.
Detto fra noi ancora non l’ho inviato a nessuno, pertanto non ho idea di come sia giudicato dalle case editrici.
Ancora …

• Le avventure di Luminos, la lucciola che non si accendeva è un lavoro per bambini che conta 14.331 parole.

È la più bella storia, secondo me, che io abbia mai messo su carta; ciononostante non sono riuscito a farla apprezzare.
Voi direte che è un mio demerito e magari avete ragione nell’affermarlo, oppure no; tuttavia sappiate che ho fatto l’impossibile per proporlo alle case editrici che trattano libri per bambini: è questo il manoscritto scartato al concorso indetto dalla casa editrice di cui parlavo nel post precedente … Ci sono rimasto veramente male.
Al suo interno c’è un messaggio che un onesto uomo politico italiano ha lasciato in eredità a tutti noi (ve lo scrivo: “Ai giovani dico: la libertà non è una conquista definitiva, ve la dovete guadagnare giorno dopo giorno”); beh, ho pensato che dirlo ai bambini non sarebbe stato un crimine.
Un bambino dovrebbe sapere che la libertà va guadagnata con il lavoro e che non piove dal cielo per miracolo; molti uomini e molte donne sono morti per essa bramandola intensamente e molti altri, tutt’oggi, non ce l’hanno.
Dunque mi chiedo: «Perché non bisogna dirle ad un bambino di dieci anni queste cose?».
Coloro che pensano il contrario dovrebbero sapere che in Italia alcuni bambini hanno fatto persino la resistenza (Napoli, Genova, La strage sul fiume Centa, etc.), basta guardare su alcune lapidi commemorative sparse un po’ ovunque in Italia per accorgersene.
Le parole che ho scritto prima le ha dette un buon presidente della repubblica italiana: Sandro Pertini.
Secondo voi è un cattivo messaggio da far apprendere ai bambini? Mah, a me sembra che non ci sia nulla di scandaloso nel dire che bisogna lavorare per la libertà.
Infine …

• Le storie segrete dei tre regni nascosti – Il regno dei saccenti – è un lavoro che, per adesso, conta 62.270 parole.

Devo dirvi la verità: questo lavoro è stato il più duro di tutti; perché?
Perché incomincio ad accusare il colpo di questi dieci anni di lavoro non riconosciuto; sono demoralizzato all’ennesima potenza e non vedo alcuna via d’uscita all’orizzonte: la più completa desolazione.
Ma … Ho iniziato a scriverla questa trilogia e devo finirla; sarebbe un abominio non farlo, dunque m’impegnerò quanto più potrò.
Dunque, come vi dicevo, se sommate tutte le parole che ho scritto accanto ai libri la cifra sarà questa: 803.856 parole che sicuramente aumenteranno di altre duecentomila quando avrò finito la saga che ho iniziato.
Bene ... Detto questo, non ho più nulla da aggiungere per il momento (voi direte: era ora che finissi, ma lo dovevo fare: avevo un peso di cui liberarmi), pertanto vi saluto nuovamente e vi do appuntamento al prossimo post.
Ciao a tutti.

venerdì 18 ottobre 2013

Inizio la stesura dell'undicesimo libro.

È ora di scrivere il seguito di “Le storie segrete dei tre regni nascosti”; e prima lo faccio, meglio è.
Oggi dunque inizio la stesura del secondo libro della saga … Hm, ho progetti ambiziosi per questo libro, ma, come sapete, i miei progetti non sono mai esatti; dovessi dirvi che ho progettato di scrivere un libro di 600 pagine, sicuramente le pagine non sarebbero quelle annunciate … Potete scommetterci.
Allora; dato per scontato l’inizio della sua stesura, vi voglio parlare di come sono andate le cose per me negli ultimi mesi.
Il lavoro che ho fatto è sotto gli occhi di tutti i lettori e non c’è bisogno di ripeterlo, quello che invece non è stato scritto ve lo dico adesso; e riguarda proprio gli ultimi avvenimenti di cui sono stato protagonista.
Ebbene …
Anche nei mesi precedenti non sono rimasto a guardare e, sebbene fossi con il morale sotto i piedi (forse un po’ di più che sotto i piedi), ho mandato i miei lavori a ben cinque case editrici; fra queste ce n’era una che aveva indetto un concorso al quale ho partecipato.
Ogni sito internet da me visitato ha questa frase nella sezione invio manoscritto: “Se entro sei mesi non riceverete alcuna risposta, vorrà dire che il vostro lavoro non coincide con la nostra linea editoriale”; il che significa che non sono interessati.
Invece, per quanto riguarda il concorso, nell’apposita pagina dedicata allo stato del concorso stesso, c’era segnato: “se entro il quindici del mese non avrete nostre notizie vorrà dire che siete stati esclusi dalla gara”.
Detto questo, passiamo ai risultati …
1° casa editrice: libro inviato in formato elettronico il 02/02/2013 ad una piccola casa editrice, sono passati otto mesi e non c’è stato nessun segno di tentato contatto da parte loro; deduzione: rifiuto.
2° casa editrice: libro inviato in formato elettronico il 08/04/2013 ad una grossa casa editrice, sono passati sei mesi e non è arrivata nessuna mail da parte loro; deduzione: rifiuto.
3° casa editrice (concorso): libro inviato il 26/05/2013 in formato elettronico ad una grossa casa editrice, è passato il quindici del mese e nessuna mail è pervenuta; certezza: esclusione dalla gara.
4° casa editrice: libro inviato in formato elettronico il 10/04/2013 a un’ennesima grossa casa editrice, sono passati sei mesi e non c’è stato alcun segno da parte loro; deduzione: rifiuto.
5° casa editrice: libro inviato il 26/04/2013 ad una grossa casa editrice la quale in modo signorile ha risposto a mezzo mail; il messaggio recitava: “abbiamo ricevuto il suo lavoro e la ringraziamo per averci dato la possibilità di leggerlo; le comunichiamo che verrà esaminato dai nostri editor nei sei mesi successivi all’invio di questo messaggio. Se entro tale termine non riceverà una nostra risposta vorrà dire che il suo lavoro non coincide con la nostra linea editoriale”; certezza: aspetto che passino i sei mesi (manca poco …).
Da allora non ho più fatto nessun invio, anche perché sono stato molto impegnato sui testi che stavo redigendo.
Ecco; ora avrete certamente più elementi per comprendere quello che uno scrittore, o aspirante che sia, deve fare per evitare che i suoi libri muoiano.
Il libro bisogna scriverlo, correggerlo, disegnare la grafica, impaginarlo, rilegarlo, tentare di farlo conoscere, proporlo alle case editrici più e più volte anche a costo d’essere scambiato per invadente, tenersi pronti per un sacco di rifiuti, soffrire: poiché durante la scrittura dei libri stessi si deve fare anche altro (almeno così deve fare chi di scrittura non vive).
Per di più bisogna tenere conto della resistenza di un intero mondo che è restio a nuove entrate; pertanto si deve essere pronti a sopportare ogni tipo di pregiudizio … (ES: chi si crede di essere questo qui?).
Qualcuno potrebbe chiedersi del perché io scriva dei rifiuti ricevuti …
Beh, sapete come la penso a riguardo: la verità non può nuocere agli onesti, dunque perché tenere nascosto quando i miei libri sono rifiutati.
Certo che oramai ho superato di gran lunga la soglia Harry Potteriana dei rifiuti (mi pare che Harry Potter sia stato rifiutato dalle grosse case editrici per una dozzina di volte; almeno così mi pare d’aver letto da qualche parte), ma se nella vita non ci fossero degli impedimenti è anche vero che nessuno imparerebbe; infatti, è uscendo fuori dalle avversità che si apprende come comportarsi in determinate situazioni.
È tutta esperienza; credetemi …
I rifiuti che ho ricevuto?
Beh, ho perso il conto; ve lo giuro.
Or dunque: oggi inizio la stesura del mio undicesimo libro; concentriamoci solo su questo.
Saluto tutti i lettori; ci risentiamo quando scriverò il prossimo post.

sabato 12 ottobre 2013

Sono ufficiosamente entrato nel guinness dei primati: state leggendo un messaggio dell’unico uomo al mondo che ha scritto dieci libri inediti.

Il decimo libro è stato completato.
È un lungo lavoro e non nego che ci siano stati dei momenti veramente difficili.
Più passa il tempo, più scrivere diventa problematico; soprattutto in queste condizioni.
Sapete: se si notassero dei riscontri sarei più motivato, ma così … È mai possibile che dopo tutto questo tempo non sia riuscito a far apprezzare un mio lavoro?
Ma forse io pretendo molto da me stesso e dunque devo rendermi conto di come stiano le cose.
Purtroppo vedere le cose con obiettività non è mai semplice, soprattutto se si è coinvolti in prima persona come in questo caso.
Hm … Tuttavia, come ho sempre detto, ho un lavoro da terminare e proprio non posso lasciar perdere; se lo facessi renderei vano tutto il lavoro che ho fatto fino a questo momento.
Una cosa però è certa: nonostante tutto l’amore che si possa sentire per qualcosa, sia essa una passione, sia esso un sentimento, ci si deve rendere conto di quando è tempo di fermarsi; se ciò non accadesse significherebbe una sola cosa: mancanza di buon senso.
Beh!
Dunque … Credo sia ora di lasciare in pace le varie case editrici; il feedback è finalmente arrivato al destinatario in maniera limpida, anzi: direi chiaramente.
Dopo molti anni era anche logico dopo tutto …
Immaginare di riuscire a cambiare qualcosa con il solo lavoro è pura utopia; ecco quello che ho compreso in questi dieci anni di continuo peregrinare e di lunghe ed estenuanti ricerche tutte vane.
Da un lato rimane l’amarezza di non riuscire a far leggere i miei lavori; dall’altro, invece, mi pongo molte domande, ovvio: tenendo sempre presente che bisogna essere meritevoli e capaci.
Allo stesso tempo prendo atto che, avendo scritto molto e avendo fatto di tutto per porre all’attenzione dei professionisti del settore tali lavori, si prospettando due ipotesi di cui scrivo in tutta franchezza:

      Il sottoscritto scrive male e la cosa più triste è che io non me ne rendo conto.
      
      Chiunque abbia letto i miei lavori, se essi sono stati letti, non è riuscito a vedere le potenzialità dei libri (questo potrebbe anche far parte della 1° ipotesi però e dunque essere una mia mancanza).

In entrambi i casi io non ne esco bene; nel 1° caso io farei certamente una pessima figura, nel 2° caso cadrebbe, per un lettore medio come me, un mito del quale è meglio non scrivere; ma, se tale eventualità fosse vera, con quale spirito dovrei continuare a comprare i libri?
Invero ci sarebbe anche una terza ipotesi, ma ve la lascio immaginare …
Or dunque, dopo aver riflettuto un po’, com’è giusto che una mente razionale faccia, ritorniamo a parlare del lavoro che ho finito.
Ecco le caratteristiche del libro:

Pagine: 325 (A5);
Parole: 62.270;
Caratteri: (spazi esclusi) 321.233;
Caratteri: (spazi inclusi) 380.957;
Paragrafi: 2.855;
Righe: 9.261.

È mia abitudine fare un riassunto ogni volta che finisco un libro e anche questa volta non farò eccezioni.
Immaginate un regno amministrato da una sorta di guida spirituale …
In esso molta gente subisce le più indicibili sofferenze a causa del regime ecclesiastico che circuisce gli abitanti in modo da avere su di loro il controllo totale.
Il Pastore della setta reprime crudelmente tutti i tentativi di ribellione non avendo alcuna pietà; infatti, secondo il suo pensiero, la gente esiste solo per far sì che lui e i suoi porporati possano vivere nel lusso più sfrenato e dunque essere in grado di diffondere agevolmente la loro religione che chiamano “verità”.
Ma una profezia mina le fondamento del regime ecclesiastico …
Un monaco che si ribellò al “Pastore” annunciò che un uomo avrebbe posto fine alla sua tirannia che da lungo tempo attanagliava quei luoghi.
Quando i tempi sembreranno maturi il Pastore, temendo che la profezia sia vera, darà mandato all’esercito monastico di radere al suolo intere zone non risparmiando neppure i bambini e gli stessi suoi missionari.
Un monaco riesce però a sfuggire ad un assedio del monastero in cui dimorava, in seguito vagherà alla ricerca di un rifugio e di una spiegazione a ciò che sta avvenendo.
Si rifugerà in una città e lì vi troverà Adam, un ragazzo che si è nascosto per sfuggire alle orde di monaci guerrieri in cerca dei sopravvissuti.
I due fanno amicizia e riescono a fuggire sulle catene montuose le quali ammantano l’intero regno; da lì cercheranno di oltrepassare i confini e mettersi al riparo dall’ira dell’esercito monastico.
Ma durante il viaggio si renderanno conto che la situazione è ben più grave di quello che loro avevano immaginato e prenderanno coscienza che il comportamento della setta religiosa sfiora la pazzia: il Pastore ha messo a punto armi biologiche di cui intende servirsi per mantenere il potere.
In accordo con i molti sopravvissuti decideranno che il Pastore va fermato e che il regno debba essere liberato dalla dittatura ecclesiastica.
Si formerà dunque un esercito di resistenza e dure battaglie attenderanno i due protagonisti del racconto, ovviamente non mancheranno i colpi di scena e le sorprese, che, com’è ovvio, non scriverò adesso; dovrete aspettare che io abbia corretto tutto il libro.
Credo, tuttavia, di aver reso l’idea di che racconto sia; il tutto si svolge in un’ambientazione medioevale, per il momento.
A me sembra un buon romanzo, ma è un’opinione di parte e dunque va presa per quello che è.
Come anticipato, assieme al libro, ho finito anche il filmato di presentazione.
Beh, io non so dire se sia un capolavoro o meno, come affermo ormai da tempo sono il meno indicato per fare il critico; soprattutto di me stesso poi.
Sapete: non sarei obiettivo … Lascio ad altri il giudizio.
Una cosa però la posso dire: quanto ho lavorato per fare quello che vedete, che avete visto e quanto ancora lavorerò per finire quello che ho iniziato.
Se dovessi fare un resoconto di quanto ho fatto, ad essere onesto, non mi so spiegare come abbia potuto assemblare il filmato (sono una tabula rasa per quanto riguarda l’editing video) e persino mettere insieme la musica che sentirete a breve.
Ma …
Era destino che lo facessi; se solo penso a dieci anni fa posso assicurarvi che all’epoca non avrei neppure immaginato di poterlo fare, ad ogni modo l’ho finito e qualunque cosa io dica certamente non potrà cambiare il risultato.
È ora di farvelo vedere però; eccolo:


È un video di pochi minuti, ma mi ha tenuto impegnato per un bel po’ di tempo.
Vi dico quel che ho dovuto fare per avere questo risultato: in primo luogo ho creato la base musicale (due giorni di lavoro intenso); in secondo luogo ho filmato le scene di cui solo alcune sono state inserite nel filmato (pensate che avevo fatto ¾ d’ora di filmati in molteplici posti, ma, come vedete, il book trailer dura solo tre minuti). 
Il vero impedimento è stato proprio riuscire a filmare quello che volevo … (nonostante tutto l’impegno da me profuso però, qualche traliccio dei fili della corrente fa la sua bella apparizione di tanto in tanto; tenete comunque presente che come cameraman faccio davvero schifo).
Mi serviva l’inquadratura di un portone abbastanza imponente; mi serviva filmare delle catene montuose e poi avevo bisogno di comparse che proprio non potevo permettermi.
Se solo avessi potuto disporre di quello di cui avevo bisogno, sono pronto ad assicurarvi che sarebbe venuto più bello di quello che è.
Ma nella vita bisogna arrangiarsi con quello che si ha ed allora ho dovuto sostituire le scene in cui ci sarebbero dovute essere le comparse, il risultato l’avete visto poc’anzi.
Bene, sperando che il filmato sia stato di vostro gradimento, vi faccio vedere la copertina del libro (anche se invero l’avete già vista nella parte terminale del book trailer).
Eccola:

Vi assicuro che anche su di essa ho speso un sacco di lavoro …
Tutto quello che è stato fatto, ma proprio tutto (disegni, testo, filmati, musica etc.), è stato fatto da un’unica persona: l’autore (Io); nessuna collaborazione, né a pagamento, né gratuita, è stata richiesta
Lo so; questo dovrebbe essere motivo d’orgoglio, ma invero l’unico sentimento che riesco a percepire è quello della profonda tristezza.
Mi domando se un giorno i miei lavori giungano all’attenzione degli amanti del fantasy …
La speranza è che prima o poi qualcosa cambi, questo è certo, ed è proprio in visione di ciò che io continuerò a lavorare fin quando l’intera saga che ho incominciato con questo libro non sarà finita.
Sappiate che in me albergano due convinzioni:

      Una mente razionale deve essere curiosa, deve lavorare affinché tramandi qualcosa di costruttivo. Non si può attendere gli eventi in modo passivo, ma bisogna cercare di discernere e non prendere dunque per cosa giusta tutto quello che ci viene detto; è appunto per questa nostra capacità che ci siamo distinti dagli altri esseri viventi: siamo in grado di elaborare trovando anche delle soluzioni (gestiamo un numero di variabili impressionante). Per tali motivi devo riuscire a comprendere io con le mie forze, non devono essere altri che mi debbono inculcare alcunché.
      
      Durante il nostro cammino facciamo molte cose inutili; fra queste, le più inutili sono: piangere e lamentarsi. Se si piange, anche se invero talune volte il pianto serve come valvola di sfogo, non si risolve niente; se ci si lamenta si corre il provabilissimo rischio di essere compatiti o addirittura di divenire pesanti.

Nessuno dei due casi rappresenta una soluzione onorevole per qualsivoglia problema.
Dunque spero che la prima parte del post non sia apparsa come una lamentela; non era mia intenzione e finché avrò respiro cercherò di non lamentarmi mai.
Ecco, vedetela così: è un ragionamento che un essere umano ha fatto al fine di comprendere un meccanismo arcano che egli proprio non riesce a capire.
Resta solo da vedere se è una mia limitazione il fatto che io non riesca a capire, oppure il meccanismo di cui parlo è fatto apposta per non essere compreso; il suo compito è solo quello di mascherare la verità.
La chiave per comprendere tutto, secondo me, è riuscire a scoprire che cosa s’intende quando si nomina la parola “meritevole”.
Quali sono i criteri per assegnare tale aggettivo?
Boh; non immagino, ma posso provare a fare delle ipotesi: bisogna avere molta inventiva, conoscere l’analisi logica e quella grammaticale, lavorare molto, essere una persona seria etc.
Spero tuttavia che “codeste qualità” bastino per rientrare nella categoria dei meritevoli, ma è altresì inutile riflettere su questo ed allo stesso tempo qualsiasi polemica è tempo sprecato (nulla è dovuto).
Penso che debba esserci una sola convinzione: “Sto facendo questo perché mi fa stare bene, di conseguenza mi piace; dunque non mi aspetto nulla in cambio, ma l’unica cosa che mi fa stare male è il fatto che, probabilmente, poche persone potranno leggere le mie storie”.
Da questo mio pensiero deriva l’impegno che ci sto mettendo nello scrivere e nel cercare di rendere visibili i miei romanzi; quantomeno da rendere gli amanti della lettura fantasy consapevoli della “loro” esistenza.
Il problema grosso è appunto trovare il modo di renderli accessibili a chiunque desideri leggerli; e dato che trovare un editore si è dimostrata un’impresa titanica durata un decennio (oltretutto è stata una ricerca vana), dovevo pur inventarmi qualcosa per non far morire i miei romanzi.
Ora … Ho sempre sostenuto di non poter esprimermi sulla qualità di ciò che ho scritto, che scrivo e che scriverò, ma posso dire che tutto quello che ho fatto, l’ho fatto con passione genuina.
I risultati li vedete voi stessi; penso che dopo tre anni siate perfettamente in grado di comprendere se sono un asino come scrittore oppure scrivo in maniera decente (il che include il fatto di conoscere la grammatica italiana).
Non nego che abbia fatto qualche errore, ma la perfezione non è di questo mondo e il lavoro che ho fatto di solito non lo fa una sola persona; questo tenetelo bene a mente quando esprimerete un vostro giudizio.
Tante volte, visitando dei blog o dei forum che trattano l’argomento letteratura, ho letto molte opinioni che finivano con la parola “ciarpame”, che oltretutto è un aggettivo spregevole e ripugnante quando viene usato per descrivere il lavoro fatto da una persona.
Il libro può piacere o non piacere, ma comunque rimane il frutto del sudore di uno scrittore o aspirante scrittore, pertanto va rispettato e usare la parola “ciarpame” denota solo il volersi improvvisare critici letterari impropriamente; converrete con me che dare dei giudizi debba includere il possedere un bagaglio di conoscenze non indifferente e nella maggior parte dei casi il bagaglio c’è (da noi il bagaglio si può comprare, basta avere i soldi), ma mancano le conoscenze (e quelle non si comprano, vengono acquisite soltanto con il sudore e l’impegno).
Inutile dire che tali siti internet non meritano nemmeno un minuto del nostro tempo …
Fatemi approfittare di questo messaggio anche per spiegare alcune mie decisioni che riguardano il blog: i commenti sono da sempre disabilitati; ciò non è stato fatto perché non ho voglia di avere uno scambio di idee con i lettori del blog stesso (anzi: ben venga lo scambio di idee), ma poiché, come vedete, il lavoro che devo fare è tanto e se qualcuno commenta è un obbligo rispondergli.
Tutto questo si tradurrebbe in un carico di lavoro più oneroso per me e temo proprio che io stia già facendo fatica ad assolvere ciò che debbo fare, pertanto non posso aggiungere altro lavoro.
Tuttavia, come sa chi di voi mi ha scritto, ho sempre risposto ai messaggi che mi sono arrivati a mezzo mail e al lato del blog ci sono ben due indirizzi mail; sarò dunque lieto di continuare a rispondervi se m’invierete delle mail.
Adesso però è il momento della buona notizia: se avete letto fino a questo punto, vuol dire che non sono un asino come scrittore; evviva!
Pensate: avevo incominciato a sospettare che mi fossi ammalato di grafomania …
Ma basta tediarvi, questa volta ho scritto veramente tanto (il messaggio scritto conta circa 2500 parole).
Lo pensate anche voi vero che questa volta ho scritto tanto?
Vi saluto,come sempre, e vi do appuntamento al prossimo post (invero oggi ci lasciamo con la bellissima notizia della mia entrata ufficiosa nel guinness dei primati; ricordate? Sussurriamolo insieme: «L’unico uomo al mondo ad aver scritto dieci libri inediti che in tutto contano quasi un milione di parole …).

Ciao a tutti.