Appurato che la strada da percorrere sarà ancora lunga e tortuosa prima di poter vedere i miei libri stampati; visto la bella collezione di lettere di rifiuto che oramai sto incominciando ad accumulare e dato che queste lettere le considero come delle cicatrici: più ne hai sulla pelle, più sembri un uomo vissuto e pieno di esperienza (beh … Purché queste cicatrici non siano mortali: è evidente), la mia attenzione ritorna nuovamente sul lavoro di scrittura e dunque tralascerò gli invii alle case editrici (la buona notizia è che per almeno un pochino non mi arriveranno le lettere di rifiuto; e in tutto questo c’è anche una bella notizia per le case editrici stesse: smetterò d’infastidirvi per almeno sei mesi).
La fase dello studio è finita e con essa è finito anche il tempo dell’ozio: si ricomincia la stesura del mio …
Vediamo un po’ …
Undicesimo libro? Ebbene sì: sarò impegnato nello scrivere il continuo delle Storie segrete dei tre regni nascosti.
Il mio stato d’animo non lo riesco a descrivere … Direi che l’aggettivo “lunatico” non renderebbe l’idea, ma cercate di capire: quando una persona lavora molto su di un progetto e le sue aspettative sono disattese, certo non si può essere ottimisti.
È comunque una cosa che io non dovrei far percepire ai lettori del blog, ma non riesco a nascondere la delusione purtroppo; proprio non riesco a dire cose false (lo so: è un mio difetto bello grosso).
Ebbene … Parliamo dunque del lavoro che sto facendo che è meglio:
Ho terminato un capitolo del manoscritto e l’ho fatto in breve tempo; come al solito, se procedo di questo passo, potremo vedere l’ennesimo mio libro finito e con esso la copertina, che oltretutto ho già progettato, fra sei mesi.
Io ho apportato dei cambiamenti al mio modo di lavorare; i capitoli che dichiaro d’aver finito contano all’incirca cinquemila parole, ma invero li ho accorciati e cioè: ogni capitolo che dico d’aver finito in verità sono cinque (mille parole circa ogni capitolo), ciò significa che ogni mio libro sarà formato da sessanta capitoli di mille parole; ciò è fatto appositamente per rendere la lettura del libro meno pesante.
Che dire … Si riprende con la solita bagarre: da un lato c’è un uomo che scrive, come tanti altri dopotutto, e dall’altro c’è un mondo restio e di difficile interpretazione il quale proprio non ne vuol sapere di prenderlo in considerazione.
Secondo voi chi vincerà: l’uomo cocciuto che continua a scrivere o il mondo coriaceo ed esigente che continua a resistere alle sue allettanti storie?
Temo che l’esito dello scontro sia già scritto, ma da buon cocciuto non posso arrendermi senz’aver combattuto aspramente; dunque, caro mondo, devi rassegnarti a ricevere i miei scritti ancora per un bel po’.
Come ho sempre fatto, ogni qualvolta che ho iniziato un libro, vi scrivo il primo capitolo che ovviamente deve ancora essere oggetto di revisione e pertanto è una prima stesura; se vi fa piacere leggerlo, eccolo:
CAPITOLO 1
La foschia densa avvolgeva una zona pianeggiante, lì si vedeva poco poiché la bruma impediva di scorgere cosa ci fosse al suo interno; ma delle voci si udivano chiaramente …
Si sentivano persone che parlavano con toni alti e sembrava quasi che ci fosse un mercato.
La nebbia incominciò a diradarsi e la visione fu più nitida a quel punto.
Una moltitudine di persone era indaffarata nei più disparati lavori: c’era chi trasportava pacchi, chi invece comperava da bancarelle che distribuivano ogni sorta di vettovagliamento.
Delle donne compravano vestiti di seta ben ricamati, altre osservavano ceramiche decorate di colori dorati, altre ancora si misuravano delle scarpe.
Sembrava che in quel posto regnasse abbondanza e benessere: la molta gente che stava frequentando il mercato era tutta ben pasciuta.
«Oggi daremo una festa per la promozione di mio marito». Disse una donna robusta che indossava un chimono agghindato da disegni floreali.
Il suo viso era tozzo e le guance belle rosse, i suoi lunghi capelli neri e lisci erano curati con maniacale precisione.
«I miei servi stanno preparando delle belle sorprese per gli invitati». Infine annunciò alla sua interlocutrice: un’altra donna corposa, anch’ella vestita con un chimono e drappi di seta finissima che spuntavano da sopra le sue spalle.
Quest’ultima sorrise come solo un’oca poteva fare, tanto che molta gente si voltò a guardarla, ma nessuno osò dire nulla e tutti parevano avere una certa reverenza nei suoi confronti; anzi: oserei dire addirittura timore.
«Hm … Sono convinta che ci divertiremo come l’ultima volta». Affermò fra una risatina e l’altra.
Intanto camminarono fino ad arrivare in uno spiazzo dove c’era una bancarella la quale era attorniata da molta gente.
Non appena li videro le persone incominciarono a spostarsi; così facendo si aprì un corridoio che le avrebbe portate proprio dinnanzi a quella bancarella la quale sembrava più un telone da circo, visto quant’era grande.
«Non vedo l’ora cara. Mio marito ne sarà entusiasta e conta pure sulla nostra presenza». Affermò la signora che ancora se la stava ridendo.
Colei che aveva parlato prima fece un sorriso a trentadue denti, poi si affrettò a dire: «Oh … Quale onore. Anche quest’anno ci onorate della vostra presenza. Non mi sdebiterò mai abbastanza madama Presidentessa».
«Ebbene, anche se i numerosi impegni di mio marito ci impediscono di uscire spesso, qualche volta riusciamo a distrarci; il che non guasta». E ridacchiò portandosi alla bocca un ventaglio nero che gli coprì mezza parte di faccia.
Intanto giunsero proprio dove si stava svolgendo un’asta; sì: quella era proprio una vendita e i prodotti se li prendeva chi offriva di più.
Al centro dello spiazzo, su un soppalco di legno, c’erano cinque figure magre, davanti a loro invece ce n’era una che, al contrario, era grassa all’inverosimile; i rivoli del grasso sporgevano in maniera abnorme, tanto da poterli contare e lì se ne contavano dieci.
«Allora!». Sbraitò quell’uomo. «Chi offre di più?». Chiese tutto spavaldo.
Gli uomini che stavano in piedi erano ben legati, avevano gli occhi sgranati e guardavano la moltitudine di persone ben pasciute che li attorniavano.
«Cinquemila monescienze!». Esclamò la Presidentessa alzando la mano grassoccia che reggeva il ventaglio nero e merlettato.
«Cinquemila e uno, cinquemila e due ...». Contò l’annunciatore. Poi venne interrotto: «Settemila!». Sbraitò un’altra signora che non distava tanto dalla presidentessa.
La donna abbassò il ventaglio e guardò in direzione della persona che aveva osato sfidarla, poi sussurrò: «Come osa … Quella!». Volgendo occhiate di fuoco alla signora che teneva alzata la mano.
Quest’ultima aveva un aspetto diverso dalle altre donne: era meno grassa e i suoi capelli non erano affatto lunghi.
Anch’ella guardava la presidentessa con occhi di sfida, ma dopo poco la stessa presidentessa urlò con voce roca: «Centomila monescienze!».
«Duecentomila!». Controbatté la rivale.
E a quel punto si capì quanto dovessero odiarsi le due donne: entrambe si guardavano in cagnesco.
«Trecentomila!». Disse la Presidentessa.
«Cinquecentomila!».Ribatté l’altra.
Ma quando la presidentessa disse: «Un milione di monescienze!». Beh … Allora nessuno osò più dire nulla; persino la donna che fino quel momento aveva dato filo da torcere alla presidentessa non fece altro che girarsi stizzita e ritirarsi all’interno della folla.
La moltitudine di persone che avevano assistito allo scontro erano rimaste sconcertate e alcune mormoravano: «Che cifra spaventosa». Altre dicevano a bassa voce: «Accidenti, ma dove li prenderà tutti quei soldi».
Il mormorio cessò quando l’annunciatore fece la solita conta: «Un milione e uno, un milione e due, un milione e tre!». Quest’ultimo si fermò per un istante, come se fosse incredulo di aver venduto le cinque persone a quel prezzo, poi affermò: «L’intero lotto di schiavi è stato venduto alla signora Presidentessa. Un ottimo affare, signora, veramente un ottimo affare».
La donna, tutta giuliva, si guardava attorno come a voler sottolineare che nessuno avrebbe potuto vincere contro di lei se veramente avesse desiderato qualcosa.
«Madama, complimenti: avete fatto davvero una compera speciale». Si affrettò a dirle l’amica lì vicino.
Di rimando, la presidentessa la guardò ed ammiccò, poi si voltò verso i cinque che stavano sul rialzo ligneo e li osservò compiaciuta.
Dopo poco quei cinque poveretti vennero portati via e a posto loro furono portati altri cinque figuri, questa volta più magri e senza un dente in bocca; eppure quelli erano uomini giovani …
La presidentessa venne invitata nel tendone dove avrebbe firmato le carte dell’acquisto; e così fece: si recò nel tendone e firmò immediatamente tutto quello che il lesto venditore gli mise sotto il naso.
In quell’istante entrarono sei energumeni che si diressero verso i cinque schiavi, li presero e li portarono all’esterno; solo dopo si seppe che quei sei erano le guardie del corpo della moglie del presidente.
La donna era dunque una delle persone più potenti del regno dove si stava svolgendo il mercato di schiavi.
Avete dunque notato: chi scrive, cioè Io, scrive davvero una schifezza e pertanto hanno ragione nel non voler stampare ciò che scrive (che bello fare del sarcasmo).
Permettetemi di prenderla allegramente almeno … Spero che nessuno si offenda, di certo non è mia intenzione urtare la sensibilità altrui; ma, come dicevano tre famosissimi personaggi: «Chi sa ridere è padrone del mondo» “Giacomo Leopardi”; «Un giorno senza un sorriso è un giorno perso» “Charlie Chaplin”; e infine: «Chi non ride mai, non è una persona seria» “Fryderyk Chopin”.
Noi ci lasciamo con queste belle frasi e come sempre: Invio un saluto a tutti i lettori del blog; ci risentiamo quando scrivero' il prossimo post.
Ciao a tutti.
Vi piace leggere? Vi piacciono le storie? Beh … Se la risposta alle domande è sì, allora siete arrivati nel posto giusto. Questo è un blog dal quale potrete leggere un bel po’ di storie …
La magia di narrare storie.
La magia di narrare storie 2
Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …
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The rights were not given to anyone, they have been printed by the author unaided by any publishing house or publishing fee.
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Pagine
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Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.
Diario di un Aspirante Scrittore ...
Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.
L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...
Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.
Ecco: questo è l’aspirante scrittore.
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.
L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...
Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.
Ecco: questo è l’aspirante scrittore.
Scrittore è:
Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.
E come esimersi dal citare:
« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »
"John Ronald Reuel T."
Questa poi, è bellissima:
« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »
"John Ronald Reuel T."
E come esimersi dal citare:
« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »
"John Ronald Reuel T."
Questa poi, è bellissima:
« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »
"John Ronald Reuel T."
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.
«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»
"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".
Sandro. P. (1896 – 1990)
Sandro. P. (1896 – 1990)