La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

All the books featured on the blog are not published.
The rights were not given to anyone, they have been printed by the author unaided by any publishing house or publishing fee.

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Il link è tra i collegamenti delle pagine sopra queste righe.
Dalla pagina dei download avrete accesso ai libri in PDF.

Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.

Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

mercoledì 20 novembre 2013

Download free del 2° libro da me scritto (link a google drive).

Siete pronti?
Il post sarà molto lungo; dunque mettetevi comodi.
Come preannunciato nel post precedente, in questo messaggio ci sarà una sorpresa per chi, come me, ama leggere.
A chi interessa leggere (ovvio che non posso sapere come la pensino gli altri: io mi baso su quello che sento come lettore) farà piacere poter consultare un manoscritto inedito.
Sì; esatto, parlo proprio di un altro dei miei libri …
Dopo molta riflessione ho deciso che è il momento di farvi leggere l’ennesimo mio lavoro perché se non lo facessi, “Egli”, sarebbe destinato all’oblio.
Ebbene, il libro in questione non è un manoscritto voluminoso, ma è composto da sole sessanta pagine a 4.
Egli non può essere definito come un manoscritto per adulti, bensì come un libro per bambini (o almeno era quello per cui era stato pensato).
Tuttavia, anche se l’ho pensato per i bambini, consiglio caldamente di dargli una lettura; ora … Non posso spiegarvi del perché il libro da me scritto meriti d’essere letto, come sapete io sono l’autore e dunque non sarei in grado di dare un giudizio obiettivo, ma se ricordate bene, nei precedenti post, ho sempre affermato che ogni mio libro racchiude un messaggio particolare.
Sì: anche “L’avventura di Luminos - la Lucciola che non si accendeva -“ è uno splendido manoscritto che porta dentro di sé valori costruttivi e, oserei dire, importanti.
Il libro che vi permetterò di leggere, del tutto gratuitamente e per intero, sarà dunque: L’avventura di Luminos, la lucciola che non si accendeva.
Vi starete chiedendo del perché io stia facendo questo …
Io, d’altro canto, penso che oramai non ci sia più bisogno di scrivere nulla a riguardo, solo: “sono stanco di ricevere un mucchio di lettere di rifiuto (non ce la faccio proprio più: penso d’aver superato il limite di sopportazione decennale)”; e se devo scegliere fra la morte del mio manoscritto, perché nessuna casa editrice è disposta a stamparlo, oppure farlo vivere permettendo ai lettori di leggerlo gratis … Beh: scelgo la seconda opzione.
Questo mio comportamento non è volto a protestare contro nessuno (ricordate: nulla è dovuto e bisogna guadagnarsi ogni cosa con il sudore della fronte); tale comportamento è messo in atto al solo fine di non far morire i miei scritti, perché sono loro la cosa importante e non io.
È ovvio, tuttavia, che un giovane (una volta lo ero, adesso mi avvio alla quarantina d’anni) il quale abbia voglia di lavorare, e direi le capacità, rimane esterrefatto da taluni modi di fare.
Comunque … Non sta a me dire queste cose: concentriamoci su Luminos.
Luminos … È il libro al quale tengo di più e nel quale penso d’aver innestato una forte anima che, come è ovvio, nessuno ha riconosciuto (magari l’hanno ritenuto banale il libro: chi lo sa?).
Io, come suo autore, ho l’obbligo di farlo vivere e pertanto oggi ve lo farò scaricare gratuitamente in formato PDF.
Ma prima, come è ovvio, vi dovrete sorbire la mia predica …
In primo luogo vi dirò cosa hanno notato le persone che l’hanno letto in precedenza.
Il libro è stato dato a venti persone, queste persone hanno espresso i loro giudizi; ci sono stati sia giudizi completamente positivi, sia giudizi critici volti a migliorare la scorrevolezza del testo.
Nessuno, però, ha affermato che la storia della piccola lucciola sia obbrobriosa, anzi: tutti sono concordi che si tratti d’una bella storia la quale racchiude un messaggio splendido.
La critica che mi è stata fatta da più persone è che il linguaggio usato è forbito e di difficile comprensione per i bambini a cui è rivolto, dunque mi hanno caldamente consigliato di cambiare certi termini.
Alcuni mi hanno fatto presente che il temine “cooperare” sarebbe stato meglio sostituirlo con “lavorare assieme” … Etc.
Io, devo dire la verità, non sono molto incline nel cambiare i termini artefatti presenti nel libro con termini più semplici.
Il principale motivo è che credo che tali termini, invece, debbano essere usati proprio perché, al bambino di nove – dieci anni, gioverebbe ampliare la sua conoscenza del linguaggio.
Sapete … All’età di dieci anni, quando non capivo un termine, prendevo il vocabolario e cercavo di comprendere cosa significasse la parola astrusa che mi era capitata di leggere.
Ecco: io penso che, spesso, si tende a trattare un bambino come se fosse un “ebete”; e non c’è nulla di più sbagliato che trattare un bambino come se fosse incapace di comprendere quello che noi adulti riteniamo difficile.
Direi, piuttosto, che bisognerebbe insegnargli il metodo per superare l’ostacolo (in questo caso fargli capire che c’è il vocabolario d’italiano il quale potrebbe aiutarlo nel comprendere la parola strana che egli incontra).
Il bambino (metaforicamente), per come la penso io, è un foglio bianco su cui scrivere; sarebbe dunque un peccato se si rinunciasse a scrivere su quel foglio poiché pensassimo che il foglio non riuscirebbe ad assorbire l’inchiostro (la funzione del foglio è proprio quella di assorbire inchiostro …).
È anche vero che a un bambino non si può far saltare la fase infantile e dunque non lo si può caricare di responsabilità od opprimerlo con lo studio; ma penso che spronarlo ad imparare il linguaggio madre non sia un crimine (sarà un bene per lui).
Il cervello di un bambino assorbe e memorizza ben più velocemente che quello di un adulto; pertanto mi sono sempre chiesto se considerare un bambino incapace di capire quello che noi adulti riteniamo difficile sia propriamente esatto.
Invece guardate cosa ha scritto una lettrice di Luminos sull’ultima pagina del libro:

“Libro incantevole, pieno d’amore e senso d’amicizia; giusto per un pubblico di bambini, ma anche per gli adulti.
Questo libro mette in risalto le dinamiche di gruppo, di aiuto e di supporto; fa capire che la diversità non è una debolezza, ma una ricchezza per imparare l’uno dall’altro.
I ragazzi hanno apprezzato molto questo libro!”

Ma bando alle ciance, procediamo …
Nonostante io non sia dell’idea di sfoltire le parole difficili dal testo però, ho dovuto lo stesso ricercare quelle, che a mio avviso, potevano essere d’intralcio alla lettura del libro.
Le parole più difficili sono state rese meno pesanti e suppongo che adesso il testo sia più accessibile ai bambini.
Il libro l’ho letto trentadue volte e credetemi: l’ho imparato a memoria; sarebbe completamente inutile pertanto, e dunque uno spreco d’energie, rileggerlo ancora alla ricerca d’errori (non li vedrei).
Io non posso più migliorarlo e reputo che abbia fatto tutto ciò che era in mio potere per renderlo un romanzo bellissimo.
Detto questo, ci terrei a farvi leggere il testo che ho scritto alla fine del libro; eccolo:

Messaggio dell’autore

Il Romanzo che avete appena letto è stato scritto, corretto, impaginato, rilegato, illustrato e interamente curato da Santamaria Pasquale (l’autore) senza l’aiuto di nessuna casa editrice.
“Egli” è stato scritto in una settimana e se avrete la pazienza di continuare a leggere capirete il perché:
Mentre io stavo scrivendo uno dei miei romanzi fantascientifici, un bimbo di otto anni mi chiese: «Perché non scriviamo un libro insieme?».
Beh … Io non avevo proprio tempo di scriverlo quel romanzo per bambini, ma quando un bambino ti guarda con i suoi occhioni proprio non puoi fare a meno di accontentarlo.
Accettai dunque; tuttavia dovevo finirlo quanto prima, poiché non potevo sospendere per lungo tempo il lavoro che stavo facendo (Disperso nel tempo).
Per accontentare quel bambino scrissi giorno e notte, ma alla fine ci riuscii: il libro era finito e nonostante l’avessi scritto velocemente, dopo che lo rilessi, capii che quel romanzo era uno dei romanzi più belli che io avessi scritto.
Una sola parola al bambino che mi chiese di scrivere L’avventura di Luminos: «Purtroppo, caro bambino, tu hai fatto la proposta di scriverlo e hai collaborato per quanto riguarda i nomi dei personaggi. Hai scritto con me i primi due capitoli e poi hai desistito … Spero che quando sarai grande tu t’impegnerai di più per realizzare i tuoi sogni, poiché non c’è niente di più bello che terminare quello che hai iniziato; ricordalo sempre … Tuttavia a te devo la stesura del più bel romanzo che io abbia mai scritto e di questo ti devo ringraziare: in fondo, senza di te, questo libro non sarebbe mai esistito».

«Bambino, se mai leggerai queste righe, lotta sempre per i tuoi sogni e non scendere mai a patti disonesti, poiché nessuno ti regalerà niente: dovrai sudarti tutto quanto, nel bene e nel male. Di certo avrai bisogno di strumenti per poter lottare per i tuoi sogni e questi strumenti si chiamano: libri; studia quanto basta perché è l’unico modo di riconoscere la via giusta e di capire la persona con la quale stai parlando; diffida sempre di chi ti vuol consigliare perché dice di saperne più di te».

Ora vi metterò al corrente (sul PDF qui c'è un errore che mi è sfuggito: "correte" invece di "corrente"; Hm ...) dei molti rifiuti che ha ricevuto Luminos …
Sette grosse case editrici italiane hanno rifiutato il manoscritto tramite lettera di rifiuto: “Ci dispiace informarla che il suo lavoro non è stato ritenuto adatto ai nostri programmi editoriali”.
Undici case editrici italiane sono tuttora latitanti (da più di un anno aspetto che mi diano risposta …); e questo significa che non sono interessate.
Luminos è stato spedito a un concorso letterario per bambini dai sette anni ai nove anni; ebbene … “Se entro la data --/--/2013 non avrete ricevuto una nostra mail, vorrà dire che il vostro lavoro non è stato selezionato” … Dato che la sopraccitata data è passata da un pezzo, il messaggio è evidente: “Ci dispiace informarla che il suo lavoro non è stato ritenuto adatto ai nostri programmi editoriali”.
Facciamo due conti: 7 lettere di rifiuto + 11 latitanze + 1 esclusione da un concorso fanno 19 rifiuti in totale … Niente male, non credete?
Luminos si può vantare d’avere 19 medaglie al petto …
Invero però, non mi è stato proprio possibile farlo morire: mi spiace, non posso tenerlo chiuso in un cassetto solo perché nessuna casa editrice è disposta a stamparlo; pur di farlo vivere ero disposto a distribuirlo gratuitamente ed è grazie a te, che l’hai letto, che Luminos e i personaggi del libro sono vissuti.


Voi lettori del blog avrete sicuramente notato con che spirito d’animo siano state scritte le sopraccitate parole …
Io ho un altro progetto per Luminos: ho chiesto a più persone se fossero disposte a tradurlo in inglese, in modo da poterlo rilasciare in internet e così facendo permettere la sua lettura anche alla gente che non legge l’italiano.
La disponibilità delle persone suddette c’è subito stata, tuttavia chiedere di tradurre un lavoro da 15,000 parole non è uno scherzo; è un lavoro e pertanto deve essere pagato.
E qui c’è stato il primo impedimento …
Il budget a mia disposizione (ricordate che non vivo di scrittura e che non guadagno un centesimo dai libri che ho scritto) è veramente basso, anzi: oserei dire che il mio budget è uno schifo.
Quello che io posso dare per la traduzione non va oltre una certa cifra e, a quanto pare, essa non è assolutamente congrua allo sforzo che il traduttore dovrebbe fare per tradurre Luminos (o almeno così mi è stato detto).
Spero, tuttavia, di trovare una persona che lo traduca; potrei promettergli il giusto compenso se Luminos venisse stampato, ma temo che tale eventualità sia molto remota e pertanto sarebbe meglio non promettergli nulla …
Io, purtroppo, potrei tradurlo solo in francese e sarebbe la stessa cosa che lasciarlo in italiano; dunque: attendiamo l’esito delle contrattazioni che ho intavolato con le gentili persone alle quali mi sono rivolto (è ovvio che potrebbe verificarsi anche l’eventualità in cui nessuno accetti e che Luminos rimanga solo in italiano).
Aspettando che un’anima buona lo traduca, ci terrei a postare i primi cinque capitoli del libro; così facendo anche voi ragazzi e ragazze che leggete il blog dall’estero vi renderete conto di come io scriva male e dunque del motivo per il quale ho ricevuto una valanga di rifiuti editoriali qui in Italia.
Eccoli:



     L’AVVENTURA DI LUMINOS, LA LUCCIOLA CHE NON SI ACCENDEVA
                                   Di: Pasquale e Matteo Santamaria



Dedicato a ogni pargolo, la più grande soddisfazione cui un uomo possa aspirare.
Bambini: imparate più che potete; e cercate di lavorare per un mondo equo dove ci sia spazio per chiunque, non solo per i privilegiati.

L’autore: Pasquale Santamaria.



PREFAZIONE


Il sole troneggiava alto in cielo quel giorno: era piena estate; c’era caldo, veramente molto caldo …
Le farfalle svolazzavano liete di raccogliere nettare, così anche le api; tutti lavoravano ininterrottamente dall’alba.
Un prato rigoglioso spiccava vistosamente; esso era pieno di margherite, tulipani e violette di vari colori.
Quel terreno era attraversato da un ruscello, un corso d’acqua abbastanza grande da permettere alle varie forme di vita di svilupparsi senza problemi.
Il profumo dei fiori si era diffuso in tutto l’ambiente e la tiepida brezza dei mesi estivi accarezzava il manto di piante ed erba che disseminava tutto quel lembo di terra.
A pochi passi dal ruscello c’era una siepe: un intreccio di varie piante dove le foglie lasciavano a malapena passare i raggi di sole.
La siepe in verità nascondeva una comunità d’insetti; esseri minuti che non amavano il calore del sole, ma prosperavano nell’umidità: si trattava di insetti notturni, piccole anime che si aggiravano nel buio alla ricerca di cibo.
La colonia d’insetti collaborava faticosamente per sopravvivere e a capo di essa c’era un regnante che veniva chiamato Neon.
La comunità di giorno era rintanata dentro quella siepe; alcuni di loro riposavano in ripari ricavati tra piccole pietre, altri sui rami delle piante di cui era formata, altri ancora in rifugi ricavati nel terreno.
Ma non tutte riposavano durante il giorno: alcune lucciole dovevano fare la guardia ed erano proprio gli esemplari più grandi che si occupavano di proteggere la comunità mentre questa non era attenta.
Un gruppo di lucciole rimaneva sveglio e appostato sui rami di quella fitta flora.
La colonia andava protetta e più di tutti andavano protette le larve; esse erano il futuro della specie e pertanto venivano educate a cavarsela da sole fin dai primi giorni di vita.
Questi insetti uscivano in gruppi durante la notte e facevano a gara per conquistare la preda migliore.
Il loro cibo preferito erano le lumache, insetti che abitavano i campi e che mangiavano foglie d’ogni genere.
Le lucciole, armate di lance e addestrate alle tecniche di caccia in modo severo, cacciavano ogni sera fino all’alba; solo allora si rintanavano nuovamente al riparo dal calore che emanava il sole.
La vita era dura per le larve, in quanto gli adulti esigevano molto da loro e Re Neon era un vero e proprio tiranno; il Re doveva mostrare forza oppure la colonia si sarebbe dispersa.



CAPITOLO 1

Ormai era passato un bel po’ di tempo dalla mia nascita e le cose cui stavo assistendo mi lasciavano perplesso.
Mi presento: il mio nome è Luminos e sono una lucciola; esatto, una comunissima lucciola.
So che in questo momento mi state immaginando con le ali a svolazzare per i campi, ma meglio precisare che di ali le lucciole non ne vedono prima dei due anni, anni durante i quali subiamo parecchi cambiamenti.
Sì … Siamo simili a bruchi fino a quando non raggiungiamo l’età adulta, momento nel quale cambiamo aspetto e persino modo di sfamarci.
A quell’età mi raccontano che si vive di solo nettare e non si caccia più.
La caccia …
In verità ci sarebbe da dire molto su quest’usanza sgradevole e selvaggia, ma lasciatemi spiegare del perché di queste mie affermazioni:
Io facevo parte di un gruppo di venti larve, tutte della stessa età, nate all’incirca un anno prima degli eventi che vi racconterò.
Il nostro istruttore esigeva il massimo da ogni membro del gruppo e per noi non era pensabile sbagliare.
In attesa delle grande prova, si tentava di recuperare ogni singola larva e nessuna era lasciata indietro.
Arrivò dunque il giorno speciale da noi atteso: stavamo per andare a caccia con le altre cinque squadre di larve nostre pari …
Sull’imbrunire si percepì una strana euforia, tutti si stavano preparando per l’uscita notturna.
Nel mio ripostiglio tuttavia c’era calma; dentro un comodo buco, in una roccia, mi sollazzavo su un giaciglio di fogliame.
Con me c’erano altre cinque lucciole che ovviamente frequentavano il mio stesso corso.
Io ero sveglio da un pezzo e vidi indistintamente lo svolgersi degli eventi: tutte le larve già erano pronte e schierate sul terreno.
Le voci dei loro istruttori risuonavano imperiose …
Qualcuno diceva: «Ci siamo. Oggi vi mostreremo come si caccia ed otterremo ottimi risultati».
Un altro istruttore tuonò: «Forza! Controllate le vostre armi e ricordate ciò che avete imparato».
Una voce più acuta disse: «Sono sempre stato esigente con i miei. Oggi lo sarò ancora di più. L’imperativo è uno solo: vincere!».
Quella voce la riconobbi: era del nostro istruttore.
A quel punto mi alzai di scatto e rivolsi la parola ai quattro miei compagni: «Cavolo!». Esclamai.
Poi aggiunsi: «Dobbiamo sbrigarci, altrimenti rischiamo che l’istruttore ci punisca». Inutile dire che tutti furono d’accordo con me.
Ci alzammo velocemente e ci lavammo con delle gocce di brina che erano nel rifugio.
Non facemmo però in tempo a raggiungere i nostri compagni; prima che noi uscissimo, due di loro ci vennero a chiamare.
«Sveglia!». Esclamò uno dei nuovi arrivati.
Ehm … Dalla voce capimmo che era il primo della classe, un certo Watt.
Secondo lui esistevano solo due tipi di lucciole: coloro destinate alla nullità, che come al solito provenivano da classi sociali povere, e coloro destinate alla magnificenza, che manco a dirlo erano figlie delle lucciole più ricche della colonia.
Watt era la lucciola più vanitosa del corso e si era attorniata di lucciole provenienti dallo stesso suo gruppo sociale.
Il loro gruppetto era formato da cinque lucciole: Watt, figlio di un’eminente operatrice sanitaria e di un collaboratore di Re Neon; Abatjour, femmina scontrosa ed egoista all’inverosimile, tanto sfacciata quanto bella; Luce, lucciola benestante;
Fluorezierend, proveniente da un’altra colonia; ed infine c’era lei: Gaia, la mia amica dei primi giorni di vita.
Io non riuscivo a capire come Gaia potesse sopportare tali compagnie …
Ricordavo con affetto i giorni in cui muovevamo i primi passi nella colonia, tempi in cui eravamo inseparabili; ma, ahimè, quel periodo durò solo due settimane.
Era passato molto tempo dalla nostra nascita e ancora non ero riuscito a capire il motivo del suo allontanamento.
«Forza! La caccia ci aspetta». Disse poi chi lo accompagnava. Hm … La lucciola che aveva appena parlato era Luce.
«Arriviamo». Gli risposi.
Uscimmo a tempo di record e corremmo verso lo spiazzo dove c’erano i nostri compagni.
A quanto pareva stavano attendendo solo noi …
I nostri compagni erano in fila, in modo da formare un rettangolo, con le lance in mano e bardati appositamente per la caccia.
Quando arrivammo il nostro educatore, producendo uno stridio, ci fece comprendere che eravamo gli ultimi.
Ci guardò e fece cenno di rientrare nella fila: eravamo schierati e pronti per l’uscita.
«Ora che siamo al completo, possiamo partire». Disse l’istruttore.
Nemmeno finite di dire quelle parole calò la notte e tutte le lucciole incominciarono a riprodurre i loro segnali luminosi; tutti, all’infuori di me.
Io non ero mai riuscito ad accendere il mio lume; in un anno mi ero sforzato tantissimo, ma non avevo ancora compreso il modo di farlo funzionare.
Quella sera ero vicino a Gaia che mi guardò quasi volendomi far intendere qualcosa, ma venne richiamata da Watt.
L’arrogante mi derise immediatamente: «No. Ancora non sei riuscito ad accendere la tua luce!». Esclamò.
Ovviamente la sua voce si udì chiara e anche gli altri si girarono a guardare cosa stesse accadendo.
Io mi sentii in imbarazzo; una cosa che per noi lucciole era fondamentale, per me era estremamente difficile.
Questo era motivo di derisione nei miei confronti e tutti la percepivano come una mia incapacità.
Stavo quasi per rispondergli, quando l’istruttore disse: «Basta. È ora di agire». Si avvicinò a me e aggiunse: «Da adesso inizia la battuta di caccia. Buona fortuna a tutti. Ricordate: seguite le istruzioni che vi sono state date e collaborate».
Detto ciò, tutti i gruppi si mossero; in quanto a me, stavo quasi per seguire quella marea di luci intermittenti quando l’istruttore mi fermò, poi disse: «Luminos».
Lui mi guardò e affermò: «Sarà bene che tu riesca ad emettere la tua luce. Per il momento cercherò di ignorare questa mancanza, ma se vorrai diventare adulto dovrai fare quello che fanno gli altri». Poi spalancò le ali ed intensificò l’intermittenza della sua luce; si riconosceva da lontano quella luce: era inconfondibile.
«Ti guarderò dall’alto». Infine asserì; e fece cenno verso gli altri, facendomi capire che dovevo seguirli.
L’istruttore poi spiccò il volo e si tenne sempre sopra di me.


CAPITOLO 2

Uscimmo dalla siepe e ogni gruppo si diresse verso una direzione prestabilita.
Noi seguimmo le intermittenze tipiche del nostro gruppo e presto arrivammo davanti a un solco del terreno; là sapevamo che erano state avvistate le nostre prede: le lumache.
A me personalmente non avevano fatto nulla, ma fin dalla nascita ci avevano insegnato che erano un pasto nutriente e necessario alla nostra crescita.
Tutti cacciavano le lumache, anche se a un certo punto quella specie iniziò a divenire sempre meno numerosa: qualcosa stava decimando le nostre prede.
Di questo la colonia ne risentì e parecchi di noi non ebbero più di che sfamarsi.
Io non avevo mai cacciato una lumaca; facevo finta, poi mi rifornivo presso una lumacheria.
Le lumacherie erano appunto negozi che vendevano cibi già confezionati a base di lumache, in cambio io offrivo utensili.
Esatto: ero un vero maestro nel costruire utensili con il legno; mi aiutavo con la mia lancia ed ero in grado di costruire posate, bicchieri e tutto ciò che poteva aiutare nella vita quotidiana e grazie a questo piccolo trucco riuscivo a sopravvivere.
Una voce mi disturbò: «Ehi! Luminos». Era il mio compagno di stanza Barlume che attirò la mia attenzione dicendo: «Fischia! Se non fosse per la luce che emana il nostro istruttore, non saresti visibile nel buio». Poi disse: «Rimarrò accanto a te, in modo che nessuno ti infilzi per sbaglio».
Io gli risposi: «Grazie Barlume. A buon rendere».
Il nostro istruttore vide quella scena e si allontanò da noi, andando in testa al gruppo.
Barlume e io eravamo proprio gli ultimi e non vedevamo cosa stesse accadendo, poi notammo disordine nei movimenti dei primi della compagnia.
In quel luogo pareva che avessero trovato le lumache e stavano lottando con esse.
Ogni larva, con la lancia ben salda fra le zampe, si lanciava su una lumaca, che dal canto suo nulla poteva se non rintanarsi nella casa che si trascinava faticosamente dietro.
Io mi fermai lontano dalla zuffa, lo stesso fece Barlume.
Quest’ultimo mi chiese: «Perché ti sei fermato?».
Lì per lì non volevo rispondere, poi lo guardai e dissi: «Non ho intenzione di partecipare alla mattanza».
«Mattanza?». Chiese stranito il mio compagno. «È la legge della vita. Il debole perde, il forte vince».
Io non riuscivo a prendermela con esseri inoffensivi come le lumache; mi pareva da vigliacchi, ma ero consapevole che dovevo fare la mia parte purtroppo.
D’un tratto sentimmo un rumore dietro di noi e nell’oscurità si mosse una figura tondeggiante.
Barlume fece in modo d’illuminare quella zona ed intensificò il raggio d’azione della sua luce.
Là, dinnanzi a noi, c’era la casa di una lumaca; la cosa strana fu che quella casa tremava …
D’un tratto udimmo una voce fina, pareva femminile: «Vi prego; non fatemi del male». Poi due antenne spuntarono dall’entrata di quel guscio.
Barlume stava quasi per attaccare, quando io lo fermai e gli feci cenno di non infierire.
Pareva una giovane lumaca, infatti quel guscio era più piccolo del normale.
«Perché ci attaccate?». Ci domandò.
«Perché dobbiamo mangiare». Rispose Barlume, provando nuovamente ad attaccare.
Io, per l’ennesima volta, lo trattenni e feci in modo che non nuocesse alla lumaca.
Lui mi guardò in modo strano e io gli feci capire che non sarebbe stato giusto attaccare un cucciolo di lumaca.
Barlume sbuffò, poi si rivolse a me: «Se ci vede qualcuno, come minimo finiamo a pulire la colonia per un mese intero».
In quell’istante io intimai alla lumaca: «Va via!».
La lumachina uscì completamente fuori dalla sua casetta e disse: «Se dovete uccidermi, fatelo subito».
«Non vogliamo ucciderti, ti conviene nasconderti se non vuoi essere attaccata da un esemplare più grande». Ribattei.
Nemmeno finito di dire quelle parole la lumaca si mosse in direzione di una piccola fenditura del terreno.
La chiocciola sparì dopo poco e in quel momento capii che era al sicuro: nessuno l’avrebbe trovata.
Barlume ed io guardammo verso il caos provocato dai nostri; da lì si udiva la voce di chi già conoscevamo che si vantava di aver catturato la propria preda.
Alcune lucciole facevano persino a gara a chi ne catturasse di più; ma d’un tratto qualcosa cambiò e alle urla di gioia per i trofei catturati, si sostituirono le urla di disperazione di chi veniva attaccato.
Qualcosa di molto grande aveva fatto la sua comparsa sul campo di battaglia e stava attaccando le lucciole.
Quella sagoma era immensa e si stagliava in cielo a perdita d’occhio, non riuscii a vedere dove essa finiva; l’unica cosa che fu evidente era la ferocia con cui attaccava i nostri simili.
Essa stringeva qualcosa fra le mani e quel qualcosa pareva risucchiare tutti gli adulti, i quali rimanevano intrappolati all’interno di una gabbia trasparente.
Il lume degli adulti aumentò e la scena che apparve fu inquietante: più della metà dei nostri era stata catturata, altri giacevano al suolo immobili e con le luci spente.
«Spegni la tua luce Barlume». Dissi al mio amico.
Dopo pochi attimi anche il suo lume svanì e l’oscurità ci avvolse, ma non nascose quell’essere mostruoso che continuava imperterrito ad infierire sulle lucciole: ne stava catturando a centinaia.
Infine, quand’egli ne ebbe abbastanza, si mosse e un tonfo assordante echeggiò in tutta la zona; passo dopo passo si allontanò in poco tempo.
Il rumore terminò con la sua scomparsa, ma ci accorgemmo che assieme a lui erano svanite innumerevoli lucciole.
Subito dopo, dal posto dov’era accaduta la disgrazia, si udirono delle voci ed erano proprio richieste d’aiuto quelle.
Solo in quel momento ci muovemmo verso il posto da cui provenivano le richieste d’aiuto; ovviamente guardinghi e pronti a usare le lance che possedevamo.


CAPITOLO 3

Dopo poco giungemmo nei pressi del gruppo che aveva subito l’attacco ed effettivamente c’era il caos più completo: la cosa che aveva attaccato non si era risparmiata.
C’erano molti corpi al suolo, alcuni si muovevano a fatica come se fossero stati schiacciati da un peso incalcolabile.
Persino le lumache erano schiacciate, il loro rifugio non era riuscito a proteggerle: esso era frantumato in mille pezzi.
«Cos’era quella cosa enorme?». Chiese Barlume.
«Non ne ho idea». Affermai io, in seguito con lo sguardo setacciai tutto il terreno intorno a me; stavo cerando Gaia.
Fra le tante voci mi sembrò di sentire la sua, ed era proprio un’impressione esatta la mia: poco distante da me, stava dando soccorso a chi era stato ferito; avrei riconosciuto la sua luce continua tra milioni di lumi.
Io stavo quasi per avviarmi verso di lei, quando venni chiamato.
«Luminos». Disse con un tono appena percettibile una sagoma nascosta nell’ombra.
Aguzzai la vista per vedere chi fosse la presenza che mi aveva chiamato, ma nonostante tutta la mia buona volontà non vidi granché.
Barlume accese la sua luce intermittente e al chiarore di essa scorgemmo finalmente colui che ci aveva chiamato.
Ci avvicinammo e vedemmo che quello era proprio il nostro istruttore; era stato colpito da qualcosa e aveva un’ala spezzata.
La luce dell’istruttore era spenta e, stando alle sue parole, era incapace di riaccenderla.
Lo aiutammo a rialzarsi e lo accompagnammo in un luogo appartato, dove stavano conducendo tutti i feriti; là c’era già una lucciola guaritrice che se ne stava occupando.
Con l’aiuto di Barlume riuscii ad orientarmi in quel buio e dopo ore di fatica ci venne detto di rientrare nella colonia.
Del nostro gruppo eravamo rimasti illesi solo in dieci, fra noi c’era anche Watt e la sua cricca.
Essi, spavaldi come mai prima d’allora, si vantavano di aver affrontato quel ciclopico essere.
Raccontavano di averlo visto bene e che possedeva due enormi braccia con le quali aveva fatto strage di lucciole.
Quei cinque dissero che le nostre compagne erano state rinchiuse tutte in un contenitore trasparente.
«Sapeste come sono stato coraggioso». Disse Watt.
«Ho cercato di colpirlo con la mia lancia, ma tutto è stato vano: sembrava che nemmeno la sentisse la punta». Affermò poi.
Tutti lo stavano a sentire a bocca aperta come se stessero ascoltando un eroe, persino Gaia era affascinata dalla sua figura.
Ad un certo punto mi sentii porre una domanda: «E tu Luminos, cos’hai fatto durante l’attacco?».
Tutti gli occhi furono puntati su di me, mi sentivo al centro dell’attenzione.
In quel momento eravamo nella colonia, al sicuro; la siepe ci proteggeva dai predatori e al suo interno c’era tutto ciò che ci serviva per la sopravvivenza: sia cibo, sia un riparo confortevole.
Io non sapevo cosa rispondere, ma mi feci forza e stavo per dire dove mi trovavo e che cosa avevo fatto dopo l’attacco di quell’essere.
Prima che io parlassi però, sentii un commento: «Cosa vuoi che abbia fatto». E poi un’altra voce che affermava: «È guasto, non funziona. Si sarà certamente nascosto».
Stavano alludendo all’incapacità di accendere la mia luce.
«Ma lasciatelo perdere». Disse uno di loro.
«È solo un fastidio». Asserì un’altra lucciola.
Beh, in quel momento mi sentii sprofondare; nessuno di loro mi vedeva come quello che ero: cioè una lucciola come tutte le altre.
Io mi girai e me ne andai senza dire nulla, ciononostante Watt se la rideva alle mie spalle; e con lui tutta la sua compagnia.
Una voce però si levò in mia difesa; era quella di Barlume: «Cosa ne sapete voi di dov’era. E se vi dicessi che eravamo assieme?». Domandò infine.
«Sì, assieme … Nascosti in chissà quale riparo». Ribatté uno di loro.
Inutile dire che le lucciole davanti a noi si misero a ridere prendendoci in giro.
Barlume li lasciò e si diresse vicino a me, poi mi rivolse la parola dicendo: «Lasciali perdere quei prepotenti».
In seguito si girò verso di loro e alzò il tono della voce: «Non vale la pena parlare con simili lucciole».
A quel punto ci avviammo verso il nostro rifugio, quello scavato nella pietra.
Per quella sera non era più prevista alcuna uscita, troppo pericoloso dissero; il ciclopico essere poteva ancora aggirarsi nei dintorni, infatti fu persino vietato di riprodurre luce.
Mentre camminavo verso il mio giaciglio mi domandai perché Watt e i suoi amici mi prendessero in giro, come mai si divertivano così tanto alle mie spalle.
Sapevo però che o ci si uniformava alla maggioranza delle lucciole, oppure si veniva allontanati; la diversità incuteva terrore.
Barlume cercava di consolarmi ed era l’unico amico su cui potevo contare: «Dai; vedrai che quando sarà il momento, anche tu riuscirai ad accendere la tua luce». Mi disse.
Io, di rimando, gli sorrisi per fargli comprendere tutta la mia riconoscenza.
Mi era stato detto che il sorridere a una lucciola talune volte veniva scambiato come un’offesa, ma per me era la palese dimostrazione dei miei sentimenti.
Fortuna che Barlume era un vero amico; avevamo condiviso tutto fino a quel momento.
Io e lui eravamo cresciuti assieme e non ci eravamo mai separati; ed è vero: un amico è un tesoro di inestimabile valore.
Poi il mio pensiero andò a Gaia; non giustificavo il suo comportamento …
Arrivammo davanti al nostro rifugio, entrammo dalla porta, ed esausti per via dell’uscita che avevamo fatto ci adagiammo sui rispettivi letti; inutile dire che io mi addormentai subito dopo.
La paura di quel gigante però mi tormentò anche nei sogni …


CAPITOLO 4

Il risveglio fu brusco: mi alzai e c’era ancora la luce.
Il caldo torrido di quei giorni pareva insopportabile, fortuna che avevamo una riserva d’acqua pressoché illimitata.
Io non riuscii più a prendere sonno, guardai Barlume dormire beatamente e un po’ lo invidiai; comunque era comprensibile la sua tranquillità, lui non era stato preso in giro.
Ma in fondo, ripensandoci, che importava di quello che dicevano gli altri; io sapevo quanto valevo e sapevo anche che non si deve dimostrare nulla a nessuno, ma soltanto a se stessi.
Assorto nei miei pensieri non mi accorsi che la luce stava lasciando il posto all’oscurità: stava arrivando un’altra notte, probabilmente di lavoro, durante la quale ci sarebbe stata un’altra battuta di caccia.
Barlume in quell’istante si risvegliò e sbadigliò.
Mi vide sveglio e mi chiese: «È tanto tempo che sei in piedi?».
«Da un bel po’». Risposi io.
«Beh … Suppongo sia ora di andare al raduno». Asserì sbadigliando; si alzò, si lavò la faccia e si avvicinò a me.
«Prendiamo il necessario e raggiungiamo i compagni». Propose.
Io annuii e facemmo ciò che aveva detto.
Arrivati al punto di raccolta, vedemmo meno gente del solito; molti erano scomparsi la sera prima: c’erano dieci sole lucciole in quel posto.
Tutta la cricca di Watt stava lì a guardarci, poiché eravamo nuovamente gli ultimi arrivati, ma io nemmeno ci feci caso a loro; ormai ero totalmente indifferente.
Una voce però richiamò la nostra attenzione: «Allora!». Esclamò. «È ora di presentarsi?». Chiese infine.
Dopo mille scuse io e Barlume riuscimmo a rientrare nel gruppo schierato da tempo sul terreno.
Come al solito Watt e i suoi amici risero per quel rimprovero che ci eravamo beccati …
Quando l’istruttore ci vide composti iniziò a parlare: «Dunque, giovani larve». Ci disse.
Non era il nostro istruttore, ma una burbera lucciola adulta che era famosa in tutta la colonia per la sua severità.
Ci fece il solito discorso: “sono il vostro nuovo istruttore, ci disse il nome e fece una lista di riconoscimenti che gli erano stati conferiti”.
E bla, bla, bla, bla … Ad un certo punto non lo sentii più.
Io ero attirato dalla figura di Gaia: imperterrita stava accanto a Watt e pareva quasi stregata dalla sua presenza.
Bah; chissà cosa ci trovava in lui …
Barlume mi diede una piccola gomitata e fu allora che sentii la voce del nuovo istruttore che mi chiamava.
Uscii subito della fila. «Arrivo». Dissi.
Mi affiancai a lui e quest’ultimo guardò dapprima me, poi il resto della compagnia.
«Guardatelo». Disse agli altri.
A quel punto io lo fissai con aria stranita.
Gli altri sogghignavano, persino Gaia trattenne a fatica il suo sorriso.
L’unico che non fece una piega fu il mio fidato compagno Barlume.
«Perché si è salvato dall’attacco del ciclopico essere ieri sera?». Domandò l’istruttore al resto della classe.
Dapprima nessuno rispose, poi Watt ribatté: «Si sarà sicuramente nascosto».
«Assolutamente». Controbattei io.
«Non stavo riproducendo alcun segnale luminoso, ma ero a pochi passi da voi». Affermai.
«Ehm … Non è una novità che tu non funzioni». Disse una voce che proveniva dal gruppetto, poi scoppiarono a ridere.
«Smettetela!». Esclamò l’istruttore.
Tutti si calmarono e non si sentì nemmeno un fruscio nell’aria da quel momento in poi.
«Ve lo dico io perché si è salvato». Asserì in un primo momento l’adulto, poi continuò: «L’essere che ci ha attaccato non l’ha visto proprio perché Luminos non aveva i segnali luminosi accesi. Il fatto che non ha acceso la sua luce gli ha salvato la vita».
Dopo quelle parole si fermò un attimo e guardò con aria severa tutto il gruppo.
Poi, d’un tratto, la sua voce si sentì nuovamente: «Imparate: ci sono momenti in cui è consigliabile nascondere la nostra presenza, altri in cui è necessario. Questa esperienza vi avrà certo insegnato che quando il nemico è più forte di voi in potenza, bisogna agire d’astuzia».
Si fermò nuovamente e guardò ancora tutto il gruppo, una ad una fissò le facce dei suoi componenti.
«Celate la vostra presenza e mimetizzatevi con l’ambiente: è l’unica possibilità che si ha quando si affrontano quei mostri». Disse con pacatezza.
I nove dinnanzi a noi annuirono e anch’io feci la stessa cosa.
L’istruttore mi fece cenno di rientrare al posto che occupavo prima e, quando arrivai lì, lui riprese il discorso: «Vi starete chiedendo chi ci ha attaccati ieri sera».
Tutti annuimmo.
«Bene». Disse lui. «Quel ciclope noi lo chiamiamo Gigante Rosa. Un mastodontico essere che non ha rivali nel mondo degli insetti. Possiede una forza mostruosa, è spietato, distrugge tutto ciò che tocca ed uno di loro sarebbe capace di annientare l’intera colonia in pochi minuti se lo volesse».
Noi rimanemmo pietrificati da quella spiegazione, mai avevamo sentito parlare di questi giganti di colore rosa; ma le parole che stavamo per sentire ci avrebbero agitato ancora di più di quanto già non lo fossimo.
«Pensate che colui il quale ci ha attaccati altri non è che un cucciolo di quella specie. Ah … Vi assicuro che un adulto è tre volte più grande ed altrettanto letale». Affermò l’istruttore.
«Ma perché ci ha attaccato?». Chiese Gaia.
«Beh … Non lo sappiamo di preciso. Siamo solo in grado di formulare delle ipotesi. Potrebbe darsi che abbiamo invaso il suo territorio, oppure che si cibi di noi; magari ci colleziona solamente». Fu la sua risposta.
Le nostre bocche erano spalancate; che possibilità avremmo mai avuto contro un portento della natura simile?
Noi lucciole talmente piccole nei suoi confronti, lui mastodontico; eppure ci aveva attaccati con tale ferocia da farmi quasi pensare che avesse timore di noi.
L’adulto riprese a parlare: «Alcuni si sono spinti nella zona proibita da Re Neon; ed è lì che hanno raccolto informazioni sul loro conto. Quelle informazioni sono custodite nella fortezza dove risiede il nostro sovrano e non sono accessibili a tutti, ma da quello che è trapelato pare che si nutra anch’esso di lumache. È per questo che abbiamo proibito a tutte le lucciole di attraversare quella zona».
«Ma non eravamo nella zona vietata». Affermò uno di noi.
«È questo che ci preoccupa. Infatti quest’oggi Re Neon ci farà un discorso, parole volte a metterci in guardia verso di loro; a quanto pare cambieremo zona di caccia proprio per evitarli». Asserì infine.
Una cosa l’avevamo capita: quella grossa bestia rappresentava un pericolo per noi; sarebbe stato meglio tenersi alla larga da lei.


CAPITOLO 5

Giungemmo nel piazzale dove il Re ci avrebbe parlato; c’eravamo proprio tutti …
Il Re, dopo poco, si affacciò al balcone reale: Neon era una lucciola molto robusta; avvolta nel suo mantello rosso con una pelliccia bianca all’estremità, si espose sul davanzale.
Egli iniziò poi il suo discorso: «Miei sudditi …».
«Viviamo tempi difficili, giorni in cui le difficoltà si moltiplicano e nuove minacce si affacciano all’orizzonte».
Fra la moltitudine di larve e lucciole adulte non si udiva alcun rumore, tutte erano concentrate su ciò che ci stava annunciando; in verità anch’io non potevo fare a meno di ascoltare quello che ci stava dicendo.
Il Re continuò imperterrito a parlarci: «L’essere che ci ha attaccati costituisce motivo di preoccupazione per tutta la colonia». Egli poi guardò ancora una volta lo spiazzo dove noi ci eravamo raccolti.
Il suo mento era sporto in avanti e con arroganza aveva messo i pugni chiusi sul bacino, poi gonfiò il petto come se avesse raccolto tutta l’aria che aveva in corpo.
Noi lucciole osservavamo la sua figura immersa in addobbi di cui era pervaso quella specie di balconcino, là c’era anche lo stemma reale: una lucciola disegnata su di uno straccio bianco, il quale emanava un accecante bagliore giallastro.
La bandiera sventolava spinta dalla brezza estiva che quella sera era decisamente fastidiosa.
Le violette, invece, scendevano dal balcone riunite in ghirlande e l’intreccio di colore viola e bianco, per via del lume che tutte quelle lucciole emanavano, era uno spettacolo impressionante.
Il balcone era a circa dieci centimetri dal terreno ed era al terzo piano del palazzo reale interamente scavato nella roccia.
Il rumore dell’acqua si udiva più forte che mai, forse perché quel giorno c’era un unico essere che parlava e dunque la sua voce non copriva il frastuono dell’acqua.
Il Re era attorniato dalla guardia reale, ben dieci fra le più valorose lucciole adulte, anch’esse armate di tutto punto e pronte a dar battaglia a eventuali malintenzionati.
«Ascoltate!». Tuonò il Re d’improvviso. «Non ci è più permesso rimanere in questa zona. Se vogliamo sopravvivere dobbiamo migrare in posti tranquilli; lontani dai Mostri Rosa».
Dalla folla salì un verso di sorpresa per quelle affermazione e il Re fece cenno di tacere.
Quando ritornò il silenzio, lui spiegò: «Colui che noi abbiamo visto ieri sera non è nemmeno un adulto di quella specie. Per di più non ha usato le sue armi contro di noi. È sicuro che sono persino in grado di sollevare un polverone blu, che se respirato uccide immediatamente».
A quel punto fu chiaro che era un problema al quale non potevamo porre rimedio: dovevamo fare ciò che il Re ci aveva detto.
Mi venne quasi da sorridere osservando lo spettacolo di quelle luci ad intermittenza: immaginate un posto buio e le luci giallo - verde che lampeggiano ininterrottamente … Uno spettacolo!
C’erano lucciole adulte che volavano, e dunque diffondevano il lume a mezz’aria, e lucciole femmine che riproducevano luci fisse e ricoprivano buona parte dello spazio sul terreno.
Infine c’eravamo noi larve, alcune di noi avevano luci intermittenti, altre luci fisse: c’era un intreccio di luci ed oscurità veramente affascinante.
Ma le sorprese per la colonia ancora non erano finite: il terreno iniziò a vibrare e un verso si udì assordante, talmente acuto che ci costrinse a tapparci le orecchie.
Tutt’intorno a noi la siepe iniziò a muoversi e apparve nuovamente quella scena, la stessa di cui eravamo stati testimoni la sera precedente.
Delle mani enormi si abbatterono al suolo e talvolta schiacciavano le lucciole che in precedenza stavano ascoltando il discorso del Re.
«VIA TUTTI!». Urlò Re Neon.
Io guardai Barlume preoccupato …
Anche lui pareva spaventato da quella situazione, ma ci facemmo coraggio e cercammo di allontanarci: qualunque cosa stava accadendo, lì non eravamo al sicuro.
Decidemmo di ripararci all’interno dei rifugi scavati nelle rocce e ne trovammo uno proprio là vicino.
Da quel posto riuscimmo a vedere tutto quello che stava accadendo: c’erano quattro braccia di colore rosa che stavano scuotendo il terreno come si fa con un albero di ciliegie.
Due mani stringevano un recipiente trasparente, lì venivano rinchiuse le lucciole che avevano la sfortuna di capitare sulla loro traiettoria.
I barattoli venivano subito richiusi con un tappo di materiale sconosciuto, in modo che le lucciole intrappolate non potessero più uscire.
Io vidi anche ciò che non avrei mai voluto vedere: Gaia venne catturata; stavo quasi per accorrere in suo aiuto, che venni bloccato da Barlume.
«Cosa pensi di poter fare?». Mi domandò.
Io lo guardai, ma non potei rispondere a quella domanda; aveva ragione: ero talmente piccolo in confronto a quelle braccia che sarei senz’altro morto se fossi uscito dal nostro nascondiglio.
Guardai Gaia intrappolata in quella prigione trasparente e mi accorsi che anche Re Neon venne catturato allo stesso modo.
La colonia era stata attaccata da due esseri enormi …
Quando le luci delle lucciole calarono d’intensità, si calmarono stranamente anche le due braccia; pareva che non avessero più intenzione di continuare il loro attacco, infine si ritirarono lasciando il campo libero.
A terra c’erano un sacco di lucciole immobili, mentre altre, tremolanti, non riuscivano nemmeno a fare un passo.
Tutte le lucciole avevano spento il loro lume, ma nonostante la scomparsa delle luci si riusciva lo stesso a vedere cosa stava accadendo.
Vidi anche Watt; si era rifugiato sotto una pietra con i suoi amici e non aveva nemmeno tentato di salvare Gaia, anzi: la scacciò dal nascondiglio perché non c’era posto per tutti; un vero comportamento da vigliacco.
Watt tremolava ininterrottamente e non riusciva a muoversi … Poi la mia attenzione fu attirata da quelle due enormi sagome: illuminate dalla luce che filtrava attraverso le prigioni trasparenti, guardavano il loro bottino.
I due giganti riprodussero un verso incomprensibile e si allontanarono, provocando il solito tremore del terreno.
Io mi girai verso Barlume e dissi: «Dobbiamo seguirli».
La faccia del mio amico divenne scura, si intravide chiaramente che stava per dirmi qualcosa.
(Il libro è composto da quattordici capitoli, dunque avete appena letto quasi metà del manoscritto; mi spiace:avrei voluto postare l’intero libro, ma capirete che farlo non sia una saggia decisione).


Avete visto?
La mia scrittura non può proprio essere letta … Dov’è la trama? E la poesia? E le parole che suonano come musica poi … Hm … No comment.
Un ingenuo uomo diceva in una sua poesia: “L’animo umano, oscuro da un lato, dall’altro affascinante, è immenso tesoro dello stanco viandante”.
(No, non temete; non ho offeso nessun poeta: la poesia in questione è la mia, potete dunque immaginare chi sia questo uomo ingenuo … Direi però, che quell’uomo si è sbagliato: a quanto pare è un po’ più della metà il lato oscuro dell’animo umano; secondo me ci attestiamo su un buon ¾).
Mah … diciamo così: se riuscirò a trovare il traduttore posterò in seguito anche il link del libro completamente in lingua inglese e del tutto gratis.
Per adesso però, dovrete accontentavi del PDF in italiano e ricordate: tutto ciò che vedete, ma proprio tutto, l’ho fatto io da solo senza pagare nessuno.
E finalmente ecco a voi anche il link per mezzo del quale potrete scaricare il libro completo in PDF:

Clicca qui per il Download

Oppure:

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Buona lettura …

Come avrete notato non dico bugie: piuttosto che accettare delle proposte truffaldine sono disposto a far leggere tutti i miei libri facendoli scaricare gratuitamente da internet.
Se io pagassi anche un euro per costruire il libro, a chi che sia, lo ucciderei; facendolo scaricare gratuitamente permetto che “Egli” sopravviva.
Cari lettori, se avete dunque letto fino a questo punto una buona novella c’è: non scrivo poi così male … Non credete?
Auguro, come sempre, un buon proseguimento di giornata a tutti i lettori.
Noi ci risentiamo quando scriverò il prossimo post; ciao a tutti.