La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

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Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

lunedì 30 giugno 2014

6° capitolo da leggere (Maximilian Arlstain – i due mondi –).


Fatto anche il 6° capitolo …
Non preoccupatevi però, questa volta non intendo scrivere molto prima di farvi leggere l’ennesimo capitolo.
Permettetemi di scrivere solo due righe le quali hanno come oggetto la parola “vergogna”.
Il suo significato: forte turbamento e deplorazione per azioni sconvenienti, disonorevoli, indegne o peccaminose; oppure: titubanza, senso di timidezza o timore; o ancora: rossore di chi prova pudore; e infine: cosa disonorevole, onta.
Questo è quello che c’è scritto sul vocabolario …
Ho scritto ciò perché mi chiedo fin da quando ho iniziato a lavorare sui miei libri chi debba provare vergogna: la persona che lavora tanto su un progetto ad ogni costo (anche al prezzo di sembrare uno sprovveduto; credetemi però … È solo passione per quello che fa), oppure chi non ha voglia di lavorare e fa letteralmente “il parassita”.
Esistono paesi nei quali chi vuole lavorare è ritenuto uno stolto, un "fesso", un cretino … E dunque non gli viene data la possibilità di lavorare (d’altronde chi si affiderebbe a un cretino che si spacca la schiena onestamente quando può puntare sul furbacchione).
In questi paesi il parassita è ritenuto un uomo furbo, che sa il fatto suo; costui, in genere, ha sempre ciò che vuole perché un parassita (l’erba cattiva) non “avvizzisce” facilmente.
Io ho un mio pensiero: un paese civile non può permettersi di foraggiare i parassiti per tanto tempo, ne andrebbe della sua sopravvivenza; c’è estremo bisogno di ragazzi che amano ciò che fanno e che sono lavoratori.
… Ma come sempre affermo: ciò rimane una mia opinione e va presa per quello che è.
Tutta questa introduzione per farvi la domanda: è il caso che un uomo si vergogni perché ha scritto undici libri dedicando alla scrittura dieci anni della sua vita?
È vero: quell’uomo può aver sbagliato approccio al sistema, magari all’inizio del suo lavoro non era perfetto, come d’altronde non lo è adesso … Tuttavia è migliorato perché ha lavorato tanto e non si è fermato, ma ha studiato proprio per progredire.
A Voi, dunque, la difficile risposta … Buona lettura del 6° capitolo di Maximilian Arlstain:


CAPITOLO 6

Le potenzialità di Maximilian

La voce del maestro precedette il suo arrivo: «Buon giorno». 
Egli si avvicinò alla scrivania al centro della stanza, poi proferì: «Il mio nome è Loky, mi sono presentato in precedenza». Fece un attimo di pausa e disse: «Dunque vediamo …».
Il mago prese un libro dalla sua valigetta nera e lo iniziò a sfogliare.
Il maestro sembrava molto severo e rivolgendosi alla classe affermò: «Vorrei avvertire i più vivaci che non faccio sconti; voglio impegno da parte di tutti».
Il mago iniziò la sua spiegazione subito dopo.
«Oltre alla manipolazione dell’elemento terra, v’insegnerò come creare barriere protettive capaci di attutire gli incanti scagliati contro di voi da eventuali nemici e come mimetizzarsi usando la magia. Partiamo dalle basi: la manipolazione dell’elemento terra ha bisogno di concentrazione e di una formula da pronunciare. State a guardare …».
Loky protese la mano destra in avanti con il palmo rivolto verso il basso.
Il mago pronunciò: «Elementum terra!».
Il tavolo dinnanzi a lui fu ammantato in un baleno da roccia solida.
L’adulto guardò i ragazzi, attese qualche minuto senza dire una parola e poi esclamò: «Solvo!».
La roccia svanì d’incanto lasciando le cose com’erano in precedenza.
Il maestro si rivolse dunque ai suoi alunni: «Avete visto cosa ho fatto? Ora concentratevi e cercate di fare la stessa cosa. Avete esattamente dieci minuti prima che v’interrompa».
Tutti incominciarono a provare, incluso il gruppetto di Maximilian; alcuni alunni ci riuscirono al primo tentativo, mentre altri fecero molta fatica.
Maximilian formulò le parole: «Elementum terra!».
Inizialmente non successe nulla, poi si materializzò un enorme masso che, non solo toccò il soffitto, ma sbalzò tutti lontano.
Fortunatamente nessuno si fece male …
I guai furono arginati da Loky, che accortosi di quanto stava accadendo rilasciò l’incanto prima che potesse causare ingenti danni.
Il maestro Loky era visibilmente sorpreso, decise dunque di parlare alla classe: «Adesso potete smettere di esercitarvi».
Il mago chiese agli alunni di andare al proprio posto e guardò Maximilian senza destare la sua attenzione.
«Passiamo ad alcune informazioni che ci serviranno per proseguire con i nostri studi: inizieremo con l’apprendere come materializzare l’elemento terra, è tutto scritto sul libro che ho scelto per l’anno scolastico. Leggetevi e memorizzate le prime cinque pagine di esso, domani faremo una verifica su quanto avete imparato». Dichiarò l’insegnante.
Loky smise un attimo di parlare e guardò nuovamente Maximilian; l’uomo sembrava molto preoccupato.
Il maestro d’un tratto disse: «Vi ho dato dimostrazione di come si manipola l’elemento terra, ovviamente ci vorrà almeno un mese prima che prendiate confidenza con quest’incanto; dunque non scoraggiatevi se non ci riuscite al primo tentativo».
L’ora di studio passò senza che ci fossero altre sorprese, anche perché Loky non fece più esercitare i ragazzi e il tempo lo impiegarono leggendo le pagine che prima aveva segnalato.
La campanella annunciò la fine della lezione e i ragazzi si prepararono a ritornare alle proprie stanze; prima che lasciassero il locale però, Loky si raccomandò di ripassare quello di cui avevano parlato.
Maximilian e i suoi amici uscirono dalla classe e, dopo aver salutato il maestro e i loro compagni, incominciarono a parlare di quanto era avvenuto poc’anzi durante lo svolgimento della lezione.
Hamza disse: «Non pensavo che sarebbe stato così coinvolgente. Non solo abbiamo assistito alle prime nozioni di magia, ma ci hanno parlato del mondo magico; non lo trovate affascinante?».
Isak la vedeva in modo diverso: «Certo; non nascondo che il mondo magico m’intriga, ma a quanto pare ci hanno già caricato di compiti e bisogna portarli domani mattina per le otto. Questa sera, dopo mangiato, bisognerà darci dentro oppure per domani non riusciremo a farcela». Affermò il ragazzo.
Isak poi si rivolse a Maximilian: «Ma la mia curiosità è un’altra: Max, come riesci a fare quelle cose? I tuoi genitori dovevano essere dei grandi maghi bianchi se a dieci anni tu puoi già sviluppare incanti di quella portata».
Maximilian gli rispose: «Non mi spiego come possa accadere; mai prima di oggi avevo fatto cose del genere».
Chaman disse la sua: «Guardate … Io solo a sentir parlare di mostri, maghi ed elementi, ho avuto un gran mal di testa. Per non parlare della fifa». Mentre lo diceva arricciava il naso.
Gerard, rivolgendosi a suo fratello, fece presente: «Anch’io sono rimasto meravigliato da quello che hai fatto fratellino e non so spiegarmelo. Ma oggi ho capito che questa è una grande occasione per tutti noi, dobbiamo fare in modo di apprendere più cose possibili».
La chiacchierata fu breve, infatti si ritrovarono dinanzi alla porta che dava accesso alla loro stanza.
Gerard l’aprì e ognuno si affrettò a posare la borsa sul proprio letto.
I cinque continuarono il discorso lasciato a metà e Isak fece alcune considerazioni: «Certo che ne abbiamo da imparare; avete visto come i maestri erano sicuri delle proprie capacità e non solo … A quanto pare si sono scontrati con molte creature magiche in passato. Lo stesso maestro Astral ha accennato a scontri con maghi neri. La immaginate voi una battaglia del genere? Deve essere stata epica! Cosa darei per vedere un combattimento simile». Asserì con spavalderia.
Gerard e Maximilian, che avevano assistito a più combattimenti di quel tipo in due giorni, riuscivano solo a ricordare la grande paura che si provava e di come si fossero stretti ad Astral che li aveva protetti con tutta la sua forza.
I due avevano promesso ad Astral di non rivelare quello che era successo nei giorni precedenti.
Maximilian ne era consapevole; benché avesse solo dieci anni, gli eventi passati avevano fatto di lui un bimbo più maturo, tanto da fargli dare una risposta esemplare: «Avrei voluto tanto assistere ad uno scontro del genere anch’io; penso che si possa apprendere tanto osservandolo». In quel momento disse una bugia.
Gerard lo guardò; capì che suo fratello stava crescendo: aveva mentito per salvaguardare lui e gli altri.
Il fratello cercò d’aiutare Maximilian: «Certo, anch’io vorrei essere in mezzo ad un combattimento del genere, dico di più …». Volendo fare lo spaccone. «Sono certo che sarei d’aiuto». Sottolineò con arroganza.
Hamza non si fece scappare l’occasione e guardando gli altri con il sorriso sotto i baffi esclamò: «Sì, avresti dato un grande contributo; saresti stato un buon stuzzichino, dando così agli altri il tempo di fuggire. Ah, ah, ah».
Le risate dei cinque si sentirono per tutto il corridoio del convitto, tanto da far esclamare ai censori di guardia in quel momento: «Pare che ci sia un festino da qualche parte».
«EHI! A CHIUNQUE STIA FACENDO BACCANO … NON È IL CASO DI CONTINUARE, SE NON LA FINITE ENTRO POCHI SECONDI SALTERETE CENA; VE LO ASSICURO!». Tuonò uno dei censori tutto arrabbiato.
I cinque, sentiti i rimproveri degli adulti, cercarono di abbassare i toni; ma il momento era di quelli che si vive una sola volta nella vita …
Essi continuarono a ridacchiare cercando di non far tanto baccano, ma presto si accorsero che il tempo era passato velocemente: dovevano scendere a cena.
Maximilian, Gerard, Hamza, Isak e Chaman fecero la strada di fretta per non arrivare in ritardo e quando furono davanti alla porta del refettorio videro che i loro compagni erano ancora a fare la fila; dunque anche loro si accodarono …
I bambini presero le portate che più gli piacevano, si sedettero al loro tavolo e mentre mangiavano le discussioni si alternavano.
Chaman fece notare che non lontano da loro c’erano delle ragazze che li fissavano.
Egli, per provare ad attaccar bottone, le salutò: «Ciao belle!». In seguito fece una faccia strana e continuò: «Pensate un po’, questa sera sono libero; non perdete l'occasione: sfruttatela».
Tutti si girarono a guardarlo, le ragazze si misero a ridere e da quel gruppo si udì una voce: «Che squinternato, povera ragazza che uscirà con lui». Disse la più bella tra le cinque il cui nome era Margharet.
Ella era una bambina di bell’aspetto: aveva gli occhi azzurri, una lunga chioma bionda, la carnagione chiara, le labbra carnose e il naso all’insù.
Quella vista fece perdere la testa a Chaman che esclamò: «Mi sono innamorato! Sei la donna della mia vita».
Margharet fece segno a Chaman di guardare dal lato opposto e rivolgendosi alle amiche disse: «Speriamo che mio fratello lo gonfi come una zampogna».
Una sagoma robusta con i capelli rasati e due mani che sembravano le pale di una ruspa, lo stava salutando.
Quel ragazzo successivamente gli fece il segno della decapitazione e bisbigliò: «Io sono suo fratello; dopo facciamo i conti». Era un ragazzo di sedici anni che non prometteva niente di buono; a quel punto Chaman fece finta di niente e con aria rintontita continuò a mangiare.
Dalla sua bocca uscirono parole incomprensibili che incominciarono con: «Oh, oh; mi sa che mi sono ficcato in …».
Gli amici che avevano assistito alla scena fecero un cenno di disaccordo.
Al che Hamza gli disse: «Chaman sei incorreggibile! un giorno o l’altro questo tuo comportamento metterà nei guai tutti quanti». Ma … Prima che la cena fosse terminata, Chaman fece perdere le sue tracce.
Tutto il gruppo già immaginava che si fosse rifugiato al sicuro nella stanza da letto.
La combriccola raggiunse la camera, ma lì dentro non c’era nessuno e tutti si domandarono dove fosse finito l’amico.
Isak, che lo conosceva bene, li tranquillizzò e avviandosi verso il letto a castello sulla destra si chinò ed esclamò: «Ah ... beccato! Il nostro Rodolfo Valentino si è mimetizzato».
Il bambino poi gli chiese: «Non ti sembra troppo presto per mettere in pratica gli insegnamenti del maestro Loky?».
Chaman, vedendo tutti sogghignare, si giustificò dicendo: «Stavo solo provando come mimetizzarmi».
Ad Hamza venne spontaneo dire: «Sì, come nasconderti da quel tizio. Sai: ti ha cercato per tutto il refettorio; anzi, penso che ancora ci stia provando».
Tutti scoppiarono a ridere; ma venne presto il tempo di diventare seri poiché l’indomani dovevano presentare i compiti, dunque era giunto il momento di mettersi al lavoro: presero i libri e iniziarono a studiare.

Intanto, nella solita stanza buia:

I Maestri, e altre persone vestite con tuniche bianche, erano seduti attorno al tavolo rotondo; si stava discutendo animatamente lì.
Si udì: «Non possiamo comportarci normalmente. Il caso è di quelli particolari; bisogna trovare il modo di insegnare quanto più possibile e nel minor tempo possibile. Bisogna altresì salvaguardare gli altri studenti». Era Loky che stava esponendo la sua tesi.
Dian aggiunse: «Ha delle potenzialità incredibili! Mai visto niente del genere durante tutta la mia vita accademica. Quando ha prodotto l’incanto della manipolazione dell’acqua ne è venuta fuori una quantità sproporzionata per la sua età; nessun bambino a dieci anni possiede quelle abilità nella magia».
Stavano parlando di Maximilian …
Astral intervenne proponendo: «A questo punto non possiamo ignorare quello che è accaduto oggi pomeriggio. Siamo in grado di insegnargli tanto, abbiamo le capacità di contenere, per il momento, la sua enorme propensione alla magia e sappiamo che possiede quello che i maghi neri stanno cercando. Dobbiamo insegnargli a controllare i suoi poteri». 
Wotan aggiunse: «Non abbiamo molto tempo; propongo di far fare a Maximilian uno studio intensivo ed una sorta di apprendistato presso uno di noi: il più bravo, il più valoroso; tutti noi sappiamo su chi debba incombere questa responsabilità». Rivolgendosi poi a un mago bianco di fronte a lui disse: «Astral, tu conosci bene Maximilian e lui si fida di te. Devi farti carico di istruirlo in modo non proprio normale».
Tutti furono d’accordo con l’affermazione che era stata fatta.
Anche il gran maestro diede la sua approvazione: «Sì, penso anch’io che sia l’unica soluzione. Non può seguire dei corsi normali, ne andrebbe dell’incolumità degli altri studenti. D’altro canto, non si può lasciare il ragazzo indifeso. Dobbiamo rafforzare la guardia all’Asilum, fate in modo che gli incantesimi protettivi siano raddoppiati, qualsiasi persona sospetta deve essere controllata, usate molta cautela e discrezione. Per quanto riguarda il suo addestramento: sarebbe un bene, Astral, che tu gli faccia da insegnante personale; deve fare pratica ed è auspicabile che entro un mese sappia già usare discretamente la magia. Portalo con te e prenditene cura».
Astral acconsentì e rispose: «Se è la decisione che il consiglio prende questa sera, non posso tirarmi indietro. Le ore più adatte saranno al pomeriggio, quindi io lo preleverò dopo mangiato. Ovviamente non è un addestramento che posso fare nel centro abitato, dovremo andare sulle montagne circostanti; primo per non dare nell’occhio, poi per non causare danni. Almeno fin quando non ne avrà il pieno controllo».
Brot consigliò: «Dovrete fare in modo che i compagni del piccolo non sospettino niente; non sarebbe sicuro per loro venire a conoscenza di quello che è accaduto, potrebbero mettersi in grave pericolo. Dite loro che per via della giovane età di Maximilian si è reso necessario un tipo di sistema didattico diverso». L’essere celato nell’ombra fece un attimo di pausa e poi asserì: «Ora però vorrei parlarvi di quanto sta accadendo fuori: ancora visite … Sento che ne sono arrivati altri, stanno serrando i ranghi e il motivo è sotto i nostri occhi, prima o poi ci scontreremo inevitabilmente. La priorità è proteggere Maximilian e l’Asilum; quest’ultimo non deve essere scoperto. Ma dubito che oseranno attaccarci frontalmente, lo sanno che ci sono anch’io e allo stato delle cose ancora non hanno inviato emissari che possano eliminarmi con facilità. Anche se Melkore …».
Asdar ribatté: «Abbiamo avuto già il piacere di conoscerlo durante la spedizione di salvataggio fatta per Maximilian: uno contro uno sarà dura fronteggiarlo».
La grande sagoma di fronte a loro precisò: «È ora di darvi più informazioni su Melkore. Voi tutti sapete che è al servizio dei maghi neri, ma non è stato sempre così; un tempo anch’egli faceva parte della nostra famiglia. Era ritenuto uno dei più valorosi e ha combattuto tante volte al mio fianco, ci siamo coperti le spalle a vicenda per moltissimo tempo. Dopo il nostro sterminio messo in atto dalle forze oscure, qualcosa cambiò in lui: da celestiale mutò nell’orrido essere che adesso è diventato. I suoi poteri all’epoca erano enormi, ovviamente li avrà persi per via del suo cambiamento; penso tuttavia che ne abbia acquisito di nuovi. Pare che abbia perso le ali un tempo suo vanto, ma ha usato incanti che all’epoca non possedeva. Lui era uno di fuoco e viveva nei pressi dei vulcani, ma non mi stupirei se padroneggiasse altri elementi oltre quello. Avete detto che con lui c’erano dei boschivi a supporto, dunque hanno una potenza di attacco molto elevata. Vanno affrontati e distrutti, non si possono lasciar scorazzare liberi per il mondo».
Drenk affermò: «Non abbiamo ancora idea di come riescano ad eludere l’incanto lanciato dai nostri antenati. In teoria dovrebbe essere impenetrabile, se riuscissimo a capire come fanno potremo organizzare un attacco cercando di chiudere il collegamento con l’altra dimensione».
«Una cosa è certa». Disse Brot. «Non possono attraversare in massa per qualche motivo del quale noi siamo all’oscuro. Se così non fosse a quest’ora avrebbero invaso e di conseguenza ci sarebbe il caos. Ci sfugge qualcosa … Abbiamo bisogno d’informazioni dall’altro universo. Dovrò parlare con Bithor al più presto». Infine affermò.
Astral dichiarò: «Darò subito disposizione di quanto è stato deciso per la protezione dell’Asilum. Maximilian sarà seguito da me per tutto l’arco dell’anno, nelle ore pomeridiane dunque non sarà in classe. Lo addestrerò in un luogo da me nascosto accuratamente, solo il  gran maestro sarà messo a conoscenza della sua ubicazione. Per quanto riguarda la ricerca degli intrusi, propongo di formare alcune squadre e di mandarle in avanscoperta per intercettarli; poi sferreremo l’attacco e risolveremo il problema alla radice. Intanto direi di concentrarci nell’aiutare Maximilian ad accettare la convivenza con Bithor. Dovremo spiegargli come sia potuto accadere una cosa simile e come poter agire in sincronia con lui; non possiamo permetterci distrazioni, il futuro dell’intero mondo dipende da questo periodo e tutti ne siamo responsabili».
I presenti si alzarono dal tavolo, si salutarono a vicenda e pian piano uscirono dalla stanza.
Lo stesso fece Brot e la sua enorme ombra scomparve nell’oscurità della stanza senza far trapelare il suo aspetto.
Nella camera dell’accademia:
I cinque ragazzi stavano studiando.
Essi distolsero lo sguardo dai libri per via di un rumore che disturbò: il rumore proveniva dalla scrivania nella quale stava studiando Chaman.
Il Bambino era e riverso sui libri e dormiva profondamente.
Quel rumore altro non era che il suo russare …
A quel punto Gerard chiuse il libro, diede un’occhiata all’orologio, ed esclamò: «È tardissimo! Ci conviene andare a letto o domani rischiamo di far tardi».
I bambini spensero le luci lasciando dormire Chaman sulla scrivania per non disturbarlo e andarono a letto.
Essi si misero al calduccio sotto le spesse coperte che erano poggiate sulle brande e il fatto che fuori nevicasse gli diede una piacevole sensazione.
Maximilian si sentì al sicuro, il tepore delle coperte contribuì a rilassarlo.
Il rumore del vento fu l’unica cosa che si udì nella loro stanza e la stanchezza prese il sopravvento: le palpebre si chiusero dopo poco tempo facendolo cadere in un profondo stato d’incoscienza.
Maximilian si trovò di nuovo nel suo amato paese.
Lo spettacolo era, come il solito, mozzafiato: i monti si erigevano tutt’intorno maestosi, l’aria tipica di montagna che inspirava lasciava l’aroma della vegetazione ben impresso nelle narici.
D’improvviso calò la notte e s’incominciarono a vedere le stelle luminescenti che splendevano nella volta celeste.
Lui le osservò con il solito interesse e pensò: “cosa darei per fare un giro fra le stelle, vedere i brillanti colori dei pianeti e il moto impetuoso degli stessi; che grande gioia sarebbe”. 
Maximilian si era disteso su di un prato, con la faccia rivolta verso l’alto.
Egli si sentiva in pace e una sensazione di quiete lo pervase.
Ad un tratto fu disturbato da forti vibrazioni che fecero tremare tutto il terreno.
Una enorme sagoma si avvicinò e Maximilian scorse le solite possenti zampe che si fermarono in corrispondenza del suo capo.
In un primo momento lui ne fu spaventato; si alzò di scatto, cercando di indietreggiare, e rivolgendo lo sguardo verso l'alto notò come il cielo fosse stato oscurato da quella possente figura che si era posizionata proprio sopra di lui.
Maximilian non riuscì a distinguere la sua anatomia e tanto meno la faccia di quella figura; gli era impossibile, dato che continuava a rimanere nell’ombra.
Il bambino rimase paralizzato, un po’ per la paura, un po’ perché ormai era troppo tardi per fuggire e allora in mente sua pensò: “è la fine per me, non posso fuggire da nessuna parte”.
La solita voce provenne da quella figura immersa nell’ombra: «Ti ho già detto che non ti farò del male; se avessi voluto a quest’ora non saresti qui a parlare con me!». Quello era un tono di rimprovero.
La sagoma aggiunse: «Noi due dobbiamo fare una lunga chiacchierata … Dunque mi hai detto che ti chiami Maximilian, vero?».
Il piccolo annuì timorosamente, cercando di non fare mosse che potessero provocare quell’enorme sagoma.
La figura era immobile …
La sua voce si udì chiara: «Maximilian, l’altra volta abbiamo parlato della nostra unione. Ti ricordi? Mi pare di essermi presentato, ma te lo ripeto: il mio nome è Bithor e solo tu mi puoi sentire,nessun altro potrà udire quello che ti dirò. Ho bisogno che tu recapiti un messaggio ad una certa persona se così possiamo definirla; ma prima devo farti qualche domanda. Siete stati attaccati da un gruppo di esseri che hanno cercato di uccidervi; lo sai che volevano te?».
Max fu sorpreso che la misteriosa figura sapesse tutto quello che era successo e allora gli chiese: «Come fai a saperlo? Questo è un sogno; nient’altro».
La sagoma ribatté: «Ti sbagli … Tu stai dormendo, ma questo non è un sogno. Io sono reale; posso comunicare con te solo in questo modo e non ne ho altri. Ti sei chiesto perché all’improvviso quegli esseri ti stanno dando la caccia?».
Il piccolo annuì e prendendo coraggio disse: «Me lo chiedo costantemente, da quando ho avuto l’incidente mi stanno accadendo cose strane. Ho conosciuto tanti uomini che mi hanno aiutato tra cui Astral; mi è stata svelata l’esistenza della magia e sogno te molto spesso. Poi gli esseri che ci hanno attaccato e quell’enorme serpente con quattro zampe che voleva ucciderci …».
Bithor accennò un piccolo ghigno e gli confidò: «Ragazzo, si vede che sei ancora un cucciolo; ma purtroppo sei rimasto immischiato in una guerra che nemmeno un adulto della tua specie potrebbe sopportare. Quell’essere si chiama Melkore e non è un serpente. Hai fatto la conoscenza di un essere di cui ha paura persino il Basilisco e a cui si è sottomesso. Quell’essere si chiama drago: una creatura mistica dagli enormi poteri; sono sorpreso che siate riusciti a cavarvela».
Maximilian, con la consueta ingenuità, aggiunse: «È grazie ai cinque Maestri dell’Asilum che siamo riusciti a scappare da lui; Astral è riuscito persino a ferirlo ad una guancia».
La sagoma mostrò sorpresa sentita quell’affermazione e allora si pronunciò: «Astral, l’artiglio bianco! Che nostalgia … Da lui c’era d’aspettarselo, ha ferito Melkore … Sicuramente starà già meditando come fargliela pagare. Ascolta Maximilian: io sono vostro amico, tuo e di tutto l’Asilum, combattiamo assieme per la stessa causa. Ho bisogno del tuo aiuto: devi riferire quello che ti sto per raccontare all’artiglio bianco».
Max disse: «Cercherò di riferire; ma chi è l’artiglio bianco?».
Bithor cominciò a spiegargli cosa avrebbe dovuto riferirgli: «L’artiglio bianco è il mago che tu chiami maestro Astral ed è un soprannome datogli nel passato. Devi riferire esattamente questo: nell’altro universo è incominciata una guerra che ha portato un nuovo ordine. Non ci sono più i maghi rossi a controllare che il sigillo tenga, sono stati distrutti tutti tranne il loro capo il cui nome è Ivan. I maghi che hanno sovvertito l’ordine sono quelli Neri; hanno sottomesso la maggior parte delle creature viventi nell’altra dimensione e adesso hanno un nuovo padrone. Digli che riescono a varcare la barriera perché hanno aperto un passaggio e dalle nostre informazioni risulta che esso si trovi in un posto dove il sangue si è sparso in grande quantità; purtroppo non siamo riusciti ad individuare l’esatto punto. Dovranno trovarlo loro, se lo distruggeranno precluderanno il passaggio di quegli esseri. È giunto il momento: in virtù dell’avverarsi della vecchia profezia dobbiamo agire!».
Dopo quelle parole si udì un gran tonfo e l’immagine di quell’enorme sagoma svanì gradualmente per lasciare il posto alla stanza in cui i cinque ragazzi erano alloggiati.
Un lamento si sentì nell’ambiente; Chaman era cascato dalla scrivania su cui era poggiato dalla sera precedente e sulla quale si era addormentato.
«Ahia, ahia! Che botta. Mi sento tutto rintronato». Disse Chaman.
Gli altri ragazzi, ridendo di quanto era accaduto, si rivolsero verso di lui e furono concordi nel dirgli che era sempre il solito.
Quando videro l’orario si precipitarono a prepararsi per scendere a colazione, anche Maximilian andò a prepararsi ma non disse a nessuno cosa aveva sognato quella notte.
Appena i cinque furono pronti presero i propri zaini e si diressero verso il refettorio.
Si misero in fila per poter prendere il latte con il cacao e, come al solito, sulle tavole calde videro tanti manicaretti tra cui: le brioche, la crema di cioccolato da spalmare sul pane e marmellate assortite. Una volta preso il dovuto si sedettero al tavolo e provarono ad immaginare la giornata, la quale incominciava esattamente alle ore otto e trenta.
La campana suonò e capirono che era ora di dirigersi verso la classe, lasciarono immediatamente il tavolo e si precipitarono in aula.
Gli alunni arrivarono a destinazione e Wotan già li aspettava.
Egli si affrettò a dire ai ragazzi: «Prego; sedetevi». Quando tutti furono al loro posto, chiese: «Spero abbiate trascorso bene la prima notte all’Asilum; siete pronti per iniziare una lunga giornata di scuola?».
Gli alunni, compreso Maximilian, risposero di sì.
Fu allora che Wotan iniziò la sua lezione e volle spiegare il modo in cui manipolare l’elemento aria.
«Come hanno fatto i miei colleghi prima di me, vi spiegherò il modo in cui richiamare l’elemento aria: la formula è sempre la stessa, ma se avete ascoltato con attenzione avrete capito che è tutta questione di concentrazione. Pensate cosa volete materializzare mentre formulate le parole, il risultato non può che essere quello voluto. La formula è: elementum ventus. Siete pronti?». Domandò il maestro.
Poi si ricordò: «Ah … Prima che iniziamo vorrei che Maximilian venisse qua vicino a me».
Maximilian, senza batter ciglio, si alzò e si recò vicino il maestro.
Il mago gli disse: «Tu, Maximilian, per oggi, data la tua inesperienza, non proverai nessun tipo d’incanto; sarà per te un ripasso di teoria. Da oggi in poi, nel pomeriggio, andrai a fare lezione con Astral; questa scelta è dovuta alla tua giovane età che richiede un tutore specifico».
Wotan ovviamente stava mentendo, di certo non poteva affermare che se Max avesse fatto un’evocazione avrebbe messo in pericolo tutti i presenti vista l’enorme potenzialità che possedeva.
Dal canto suo, Maximilian, era contento di rivedere Astral e non solo … Era ansioso di raccontargli i sogni che faceva ogni sera da quando aveva avuto l’incidente.
La mattinata passò in fretta e tutti gli alunni fecero del loro meglio riuscendo a fare gli esercizi che i maestri di volta in volta gli assegnavano.
Verso la fine delle lezioni mattutine nell’aula ci fu una gradita visita; si trattava di Astral, che entrato nella stanza chiese il permesso al maestro Asdar di poter parlare.
Asdar acconsentì.
Astral, rivolgendosi a Maximilian, disse: «Sono venuto per avvertirti che oggi, dopo mangiato, inizieremo una serie di sedute di studio in cui saremo solo io e te. Questo per ridurre lo svantaggio nei confronti degli altri alunni, che essendo più grandi di certo saranno più avanti nello studio. Passo a prenderti alle ore quattordici in punto, ci diamo appuntamento davanti al refettorio».
Max fece cenno di aver capito. 
Astral salutò con i dovuti modi e uscì dall’aula richiudendo la porta dolcemente.
La lezione continuò, ma dopo pochi minuti suonò la campanella che annunciava la fine della prima sessione degli studi e tutti i ragazzi si diressero con diligenza verso la sala pranzo.
Avete letto 4342 parole, 22519 battute spazi esclusi, 26831 battute spazi inclusi, 143 paragrafi e 432 righe (6° capitolo dell’opera inedita).
Vi saluto tutti.
Ciao.

mercoledì 25 giugno 2014

5° capitolo da leggere (Maximilian Arlstain – i due mondi –).



Lo so: ho appena postato il quarto capitolo del romanzo, dunque sembra troppo presto per pubblicare sul blog anche il quinto capitolo.
Tuttavia … Il tempo è un problema di cui tenere conto e pertanto devo procedere velocemente con i lavori che mi sono imposto di fare.
Ho sistemato anche il quinto capitolo e ciò vuol dire che ne rimangono ancora quindici su cui lavorare.
I quindici capitoli rimasti saranno pubblicati in maniera integrale sul blog, costi quel che costi.
È ovvio che la cosa debba essere fatta nel minor tempo possibile poiché ho ancora due libri da scrivere e intendo farlo quanto prima.
Se impiego il tempo a sistemare il mio primo libro però, non potrò scrivere; dunque prima lo finisco, prima ricomincio a scrivere.
In questo capitolo inizierò a descrivere il mondo che ai tempi mi sono immaginato.
“Maximilian Arlstain” è un fantasy destinato a un’utenza di una certa età; mi sono chiesto tante volte a che genere appartenesse, ma onestamente a me non piace classificare le cose.
Il romanzo è solo un fantasy per adulti all’interno del quale si miscelano elementi fantasy, horror, alcune leggende poco conosciute, elementi religiosi, ecc … Ma una cosa è certa: è un romanzo che contiene dei bei messaggi.
Maximilian Arlstain è stato pensato per dare questi messaggi, ma prendo atto che riuscire a farlo leggere, almeno per il momento, è un’impresa ardua ( ... E scrivo tutto questo con amarezza purtroppo).
Catalogatelo come meglio vi aggrada: Urban Fantasy, Weird, Fantasy … Non potete negare però che è “un romanzo”.
In ultimo, e non per importanza, sarebbe bene tenere a mente che dietro questo testo c’è un lavoro immenso fatto da una sola persona … Quantificandolo potrei affermare, senza esagerare, che tre anni fa ho smesso di contare le ore di lavoro su di esso ed erano all’incirca 3600 ore di lavoro.
Or dunque … È ora di pubblicare il quinto capitolo.
Eccolo:

CAPITOLO 5

L’INIZIO DELL’ANNO ACCADEMICO



Maximilian e i suoi amici giunsero all’accademia di magia e i due adulti fecero loro presente che era opportuno entrare.
Molti studenti si accingevano a varcare la porta d’ingresso, appena passata quella porta c’era l’atrio dentro il quale facevano bella figura delle scalinate che portavano ai piani superiori.
Lì, in mezzo a una folla di ragazzi ansiosi di iniziare un nuovo anno scolastico, c’era un palco allestito per l’occasione.
Astral, Dian, Wotan, Drenk e Asdar erano su quel palco e, a quanto parve, avevano l’attenzione di tutti i ragazzi.
Quando Maximilian e la sua combriccola passarono la soglia del portone, tutti si girarono a guardare i ritardatari.
In quel momento si udirono alcune voci: «Chissà cos’hanno combinato».
Qualcun altro diceva: «Sta a vedere adesso che punizione avranno qui babbei».
I più grandi affermarono: «I soliti pivelli del primo anno. Sempre la stessa storia …».
Maximilian si vergognò un po’ e tentò di passare inosservato nascondendosi dietro Gerard, ma anche il fratello era imbarazzato per la figura rimediata il primo giorno.
Astral, a quel punto, prese subito la parola: «Ora che siamo al completo possiamo cominciare. Diamo il via all’ennesimo anno accademico, che suppongo sarà per tutti noi molto fruttuoso e, come maestro dell’accademia, mi aspetto uno stupendo rendimento da parte vostra». E guardando verso quelli del primo anno, continuò: «Voi ragazzi del primo anno sarete alloggiati nel convitto dell’accademia assieme ai vostri coetanei; ovviamente con voi ci saranno anche i ragazzi degli anni superiori che all’occorrenza vi staranno vicini, vista la loro esperienza. Sapranno consigliarvi come affrontare alcune materie di studio che sono … Come dire … D’impatto».
Astral si girò verso i signori dietro di lui e gli fece cenno di raggiungerlo.
Quando i cinque lo raggiunsero continuò il suo discorso: «Vi presento i vostri Maestri». Disse con voce pacata.
«Questo signore alla mia destra si chiama Dian; non fatevi incantare dalla sua aria bonacciona, state certi che dai suoi alunni pretende sempre il massimo. Vi lascio al suo discorso». Infine disse il mago.
Astral lasciò il posto a Dian che iniziò guardando verso i più piccoli: «È un piacere rivedervi tutti riuniti qui. Ma non abbiate timore, non sono poi così crudele come afferma il maestro Astral». Guardando poi verso Astral gli accennò un sorriso e ricominciò a parlare: «Il mio nome è Dian e sono il vostro maestro d’elemento acqua, più precisamente v’insegnerò a manipolare l’acqua sia per la difesa, sia per l’offesa. Ovviamente saprete già che magia bianca vuol dire manipolare gli elementi della natura attraverso l’immaginazione e dunque il compito ultimo spetta a voi. Apprendete e applicate la creatività al sapere e vi assicuro che diventerete dei maghi bianchi senza rivali. È con me che inizierete il vostro cammino qui all’accademia e, sotto la mia guida, sarete poi introdotti agli altri insegnamenti che i miei colleghi, altrettanto bravi come il sottoscritto, sapranno farvi amare e apprendere».
Maximilian era in mezzo alla folla e vedeva scorrere di fronte ai propri occhi le immagini di Dian che nei giorni precedenti aveva scortato lui e suo fratello all’Asilum.
Dian era un uomo di media altezza e robusto, aveva i capelli neri, i suoi occhi erano piccoli e di color castano, un pizzetto nero gli copriva il mento ed era talmente folto che non permetteva di vedere la sua bocca.
Man mano che il tempo scorreva si faceva largo in Maximilian la convinzione che quei signori sul palco lo avevano salvato da una fine orrenda …
Il discorso di Dian terminò e Astral riprese la parola: «Gli studenti del primo anno inizieranno le lezioni alle quattordici e trenta in punto nell’aula magna del quinto piano. Mi raccomando la puntualità, ci teniamo in modo particolare. Vi ricordo di prestare attenzione nel girare per l’accademia; determinati oggetti non devono essere toccati». Guardando l’intera aula colma poi aggiunse: «Rispetto all’anno scorso non è cambiato niente: il Maestro Loky continuerà ad insegnare l’elemento terra, l’evocazione di barriere protettive e la mimetizzazione».
Un uomo alto con i capelli biondi, gli occhi azzurri, la corporatura esile e vestito con una tunica bianca, iniziò a parlare: «Come tutti sapete anch’io sarò tra primi maestri che insegnerà ai nuovi arrivati. Il mio nome è Loky e insegno in quest’accademia da parecchio tempo». Disse con voce sicura l’uomo, poi restituì la parola ad Astral.
Astral, ponendo la sua mano sulla spalla di una figura vicino a lui, disse: «Questo è il maestro Wotan che vi parlerà più tardi nella vostra classe».
Wotan salutò gli studenti e sorrise.
Il mago era un uomo di media altezza, con i capelli lunghi castani, aveva la carnagione caucasica, gli occhi neri e il viso allungato.
Il maestro Astral continuò a parlare dopo pochi secondi: «Wotan è da tempo un insegnante dell’accademia; senza dubbio un ottimo mentore che v’insegnerà l’elemento aria, incanti diversivi e, infine, incanti di dislocazione».
Toccando un’altra figura vicino a lui, affermò: «Questo invece è Drenk; non preoccupatevi, il suo aspetto potrebbe trarvi in inganno, è tutt’altro che burbero».
Un uomo di grossa corporatura fece un segno di assenso; era calvo e la sua testa rifletteva la luce presente nell’aula.
A Maximilian fece impressione l’enorme collo di Drenk che sembrava quello di un lottatore di wrestling, per non parlare del petto muscoloso che s’intravedeva attraverso la tunica bianca.
Drenk aveva gli occhi di colore verde i quali intimorivano se s’incrociava il suo sguardo, il suo sorriso però fece intendere che quel grosso omone era di animo buono.
In seguito Astral finì il suo discorso: «Drenk v’insegnerà l’elemento fuoco, come produrre gli amuleti e gli incanti protettivi».
Il mago poi si diresse verso l’ultimo maestro del gruppo e lo presentò: «E questo è il maestro Asdar».
Asdar era un uomo di media corporatura, con i capelli neri e ricci, gli occhi castano chiaro, aveva la faccia tonda, le labbra carnose e la barba incolta di colore grigio.
«Asdar v’insegnerà a combinare gli elementi. Ma non voglio parlarvi di questo prematuramente; credetemi: è una materia alquanto interessante e, se vi applicherete, in futuro capirete il perché di queste mie parole. Lui vi farà vedere come con lo studio di questa materia si possa manipolare il fulmine». Affermò Astral.
Asdar salutò i ragazzi come avevano fatto i suoi colleghi prima di lui.
L’uomo con la barba bianca che aveva parlato fino a quel momento dichiarò: «Vi starete domandando … Chi è questo signore che ci sta parlando? Bene, mi presento: quelli degli anni precedenti già mi conoscono come Astral; sono il rappresentante del corpo docenti dell’accademia e v’insegnerò a controllare la luce, oltre che a mostrarvi come si combatte con la spada».
Astral vide delle facce perplesse, ma continuò: «Starete pensano a cosa serva una spada se si padroneggia la magia; oh, piccoli amici … Presto vi dimostrerò che vi sbagliate e capirete quanto sia importante per voi riuscire a materializzare una spada elementale. Detto questo, volevo augurare a tutti, da parte mia e dei maestri, un buon anno. Imparate più che potete, rendeteci fieri di essere i vostri mentori. Gli orari delle lezioni sono esposti nelle bacheche che troverete ai lati di questa stanza, visionatele … E che dire: a oggi pomeriggio!».
Gli alunni si precipitarono a guardare gli orari che erano divisi per classi; c’era una sola sezione per ogni anno, formata da venti persone, c’era una sola classe per ogni piano dell’accademia.
Maximilian, Gerard, Hamza, Isak e Chaman, si guardarono a vicenda e vedendo gli altri ragazzi che si dirigevano verso le bacheche li seguirono.
Il piano di studio settimanale della loro classe era affisso in bella vista. 
Hamza lo osservò e farfugliò: «Caspita, iniziamo già oggi pomeriggio con manipolazione dell’acqua. Ben due ore! Dopo di che ci sarà una lezione d’elemento terra».
Gerard, credendo che fossero tutti nelle loro condizioni, chiese ai tre ragazzi appena conosciuti: «Per voi è stato così difficoltoso come lo è stato per noi arrivare all’Asilum? Non vi mancano i vostri parenti?».
Hamza, Chaman e Isak si stupirono di quella domanda.
A quel punto Isak affermò: «Per niente. I nostri genitori ci hanno quasi costretti a venire all’accademia; ricordo ancora le parole di mio padre: “Figliolo, tu sarai l’orgoglio della famiglia e diventerai uno dei più potenti maghi bianchi mai apparsi sulla terra. Ti ricordo che nella nostra casata tutti, uomini e donne, si sono distinti per la loro abilità nell’arte bianca. Non farmi sfigurare, mi raccomando”. Ecco: queste sono esattamente le parole che mio padre mi ha detto prima che partissi; e pretende tanto solo perché possiedo un buon quoziente intellettivo. Quindi posso affermare che sono stato spedito in accademia come un pacco, oserei dire; e onestamente: io non ne avevo alcuna intenzione».
Chaman disse la sua: «Ma va … Non dirmi niente. Io ero lì che coltivavo il mio interesse per le donne e, nel pieno delle ricerche, mio padre mi ha inviato qui in questo posto; le sue parole: “Giovanotto; con te le ho provate tutte. Devo ammettere che nessun mio atteggiamento ha avuto successo. Tuttavia, la decisione che sto per prendere cambierà radicalmente i nostri modi di interagire e, speriamo, anche il tuo con il sesso opposto. Sono stufo di arrossire continuamente nel chiedere scusa per le tue curiosità sulle donne, non ultimo quell’episodio di stamani che mi ha fatto maturare la decisione di spedirti all’Asilum. Solo l’accademia ti può raddrizzare”; e tra le suppliche della mia mamma e quelle del sottoscritto, mi ha trascinato a forza qui aggiungendo: “Non farmi fare figuracce, le donne non sono oggetti da studiare e non voglio che tu diventi un maniaco. Mi sono raccomandato con il rettore di andarci pesante con te se sgarri: quindi fai il bravo!”. Poi rivolgendosi verso mia mamma ha pronunciato: “speriamo in bene! Sai cara … Io non vedo tanto roseo questo suo comportarsi; mi domando: ma da chi ha preso?”. Detto quello si sono dileguati mollandomi qui. Bella roba! Io non sono tagliato per apprendere la magia bianca, ma per sollazzarmi fra tante ragazze». Mentre pronunciava le sue parole assunse un’aria assente come se in quel momento fosse stato trasportato in un altro mondo.
I quattro amici si guardarono in faccia e stringendo le spalle esclamarono tutti assieme: «Boh!».
Chaman chiese poi a Hamza la sua storia e il ragazzo interpellato iniziò il racconto:
«Io invece sono molto contento di essere entrato a far parte di questa scuola; non voglio solo diventare il più forte mago bianco mai apparso, ma voglio tornare da mia mamma e renderla orgogliosa di suo figlio. È una promessa che gli ho fatto; sono qui di mia spontanea volontà e m’impegnerò al massimo affinché diventi il più bravo della scuola. Per quanto riguarda mio padre, la mamma mi ha raccontato che è stato un valoroso mago bianco e tutt’ora è considerato uno dei migliori maghi esistenti. Il mio pensiero fisso è che un giorno lo renderò fiero di me; farò in modo che lui possa mettermi una mano sulla spalla e dirmi: figliolo ben fatto».
I tre che avevano appena parlato guardarono Max e Gerard e chiesero la loro versione.
Gerard si prese il compito di rispondere, ovviamente Astral si era ben raccomandato di non raccontare tutta la loro storia, ma di tenersi sempre sul vago e di dare informazioni generiche.
Gerard incominciò a raccontare: «Io e Max non abbiamo più nessuno. I nostri genitori morirono in un incidente tempo addietro e i nostri nonni sono mancati tre giorni fa. Abbiamo conosciuto il maestro Astral che, tenendo conto della nostra situazione, ci ha portati all’Asilum; credo che il convitto in questo momento noi lo possiamo chiamare casa. Che cosa accadrà … Non so proprio immaginarlo ma sono sicuro che questo posto, per adesso, sia la cosa migliore per me e Maximilian». E guardando Maximilian gli chiese: «Non credi fratellino?».
Maximilian annuì e rispose: «Certo. A me sta bene; il posto mi piace, ma mi mancheranno tanto i nonni e gli amici».
Gerard ribatté: «Non ti preoccupare, quando ci saremo sistemati torneremo al nostro paese e rivedremo tutti». Nel sentire quelle parole Maximilian si tranquillizzò e accennò un sorriso.
I loro amici, sorpresi da quanto avevano sentito, non ebbero il coraggio di aggiungere nient’altro alla discussione.
Isak però, cosciente che bisognava cambiare discorso, si affrettò a dire: «Ragazzi, ehm … Perché adesso non andiamo a vedere le bacheche più da vicino? Io personalmente sono curioso di sapere cosa ci aspetta durante il resto della settimana».
Tutto il gruppo si avvicinò dunque alle bacheche per leggere ciò che gli interessava.
Maximilian era il più basso e s’intrufolò tra i ragazzi più grandi; arrivò molto vicino alle bacheche e segnò, come gli era stato chiesto, le informazioni inerenti a tutta la settimana su un foglio di carta.
Il bambino appuntò tutto con precisione e poi si diresse verso i suoi amici che furono ostacolati dalla massa di ragazzi bramosa d’informazioni.
I cinque si appartarono dove c’era meno confusione e Maximilian incominciò a leggere: «Allora, vediamo un po’… Il lunedì mattina c’è l’elemento acqua e l’elemento terra. Nel pomeriggio studieremo gli amuleti e gli incanti protettivi. Martedì inizieremo con l’elemento aria e l’elemento fuoco».
Chaman disse tutto sorpreso: «Cosa! Iniziamo già con tutta quella roba? Oh mamma, sarà un anno che non dimenticherò facilmente. Non so se sarò in grado di apprendere tutte queste nozioni».
Hamza, dal canto suo, sembrava essere carico d’energia: «Non vedo l’ora di iniziare!». Fece presente il ragazzo.
Isak puntualizzò: «Ragazzi è già tardi, tra un po’ serviranno il pranzo e avremo poco tempo per prepararci all’inizio delle lezioni. Conviene muoverci». E dopo un attimo di pausa disse: «Seguitemi, andiamo a prepararci».
Il gruppo lo seguì e, arrivati nella loro stanza, tutti sistemarono il proprio zainetto con il materiale che sarebbe servito in classe.
Quando furono pronti, Chaman disse: «È proprio il momento di mangiare. Venite con me, sono già stato nel refettorio; so dove si trova». 
I cinque si avviarono lungo gli enormi corridoi del convitto fino ad arrivare di fronte a un portone; quando l’aprirono si trovarono in una grande sala dove i tavoli erano disposti a macchia di leopardo.
I tavoli erano rotondi e apparecchiati con tovaglie rosso chiaro; sopra le tovaglie c’erano dei bicchieri di vetro, dei piatti di porcellana con accanto posate di ferro e dei tovaglioli di carta colorata.
Il tutto era sistemato in un vassoio rettangolare di legno.
Il vassoio veniva preso dagli alunni e appoggiato su un binario fatto di ferro.
Il binario permetteva di trascinare il vassoio lungo delle tavole calde tanto pulite che luccicavano.
Maximilian si guardò in giro e fu piacevolmente sorpreso dalla bellezza della stanza: al centro c’era una statua muscolosa di marmo bianco; in mano reggeva un libro, come la statua che aveva visto fin da quando era piccolo nel centro del suo paese.
Quella statua sembrava fare la guardia a tutti i ragazzi che erano nella stanza per consumare il pasto.
Tutt’intorno troneggiavano delle colonne alte fino ad arrivare al soffitto.
Sulle colonne si arrampicava della stupenda edera verde e le ricopriva per metà.
I lampadari di cristallo, dai quali s’intravedevano una moltitudine di candele, pendevano dal soffitto che era a sua volta decorato da greche stupende e di colore bianco candido.
L’attenzione di Maximilian fu attirata dalle tavole calde sulle quali si scorgevano dei manicaretti fumanti.
I cinque si affrettarono ad occupare un intero tavolo per rimanere in compagnia; in effetti ai tavoli c’era posto solo per cinque persone, non di più.
Essi presero il vassoio e fecero la fila che portava alle tavole calde e nel momento in cui furono in grado di vedere cosa ci fosse nei recipienti, per la gioia dei loro occhi, videro che potevano scegliere tra due primi, che quel giorno consistevano in tagliatelle al ragù e risotto giallo.
C’erano due secondi: brasato di vitello con purea di patate e cotoletta impanata con carote trifolate; alla fine della fila ci fu una piacevole sorpresa: lì c’era una buonissima torta alle mele ancora fumante.
I bambini presero quello che gradivano di più, si sedettero a tavola e Gerard incominciò a parlare: «Questo cibo ha l’aria d’essere buono. Penso che non sia poi tanto male l’accademia». In seguito annuì e aggiunse: «Vedrai che staremo bene qui. Ci sono nuovi compagni con cui fare amicizia, nuovi posti da vedere e tante cose da imparare». Rivolgendosi a Maximilian.
Chaman, con il boccone ancora tra i denti, mormorò delle parole: «Devo dire che non mi aspettavo questo tipo di accoglienza … Wow, buonissimo!».
I maestri fecero il loro ingresso nel refettorio, salutarono tutti ed andarono a prendere posto al proprio tavolo.
Il tavolo si trovava in una zona appartata dal resto dei ragazzi.
Astral si allontanò dai colleghi e si avvicinò al tavolo dove Maximilian stava pranzando con i suoi amici.
Arrivato lì vicino gli domandò: «Allora Maximilian, come volge la prima giornata qui all’accademia?». E guardando i ragazzi attorno al tavolo disse: «Oh ... Vedo che hai già fatto amicizia con i tuoi compagni di stanza; bene, sono contento».
Maximilian rispose: «Sta andando benissimo, questo posto mi piace e penso che andrò d’accordo con molti ragazzi qui presenti». 
Astral sorrise, poi aggiunse: «Benissimo. Come già ti ho accennato in stanza, avrai l’imbarazzo della scelta e non sarai mai solo. Mi raccomando: impegnati durante le lezioni; tutto quello che imparerai un giorno ti sarà molto utile».
Il loro discorso fu disturbato da rumori poco allettanti che venivano da Chaman, il quale mangiava con ingordigia tutto quello che gli capitava a tiro.
Astral si avvicinò a lui e gli disse: «Vedo che apprezzi molto il cibo che i nostri cuochi hanno preparato quest’oggi, ma ricordati di avere un pochino di contegno nel consumarlo. Chaman  … Vero?».
Il piccolo, con la bocca piena, fece cenno di sì.
Astral ghignò cercando di non darlo a vedere ed asserì: «Ti sei fatto un nome giovanotto, sai. E non pensare che io sia all’oscuro di quello che voi tutti avete combinato oggi; e aggiungerei …». Astral mostrò loro un sorriso smagliante, guardò tutta la tavolata e affermò: «Aspettatevi una punizione per questo. Tuttavia, adesso è il momento di consumare il vostro pasto, ne riparleremo dopo. Buon appetito». Finito il discorso il mago raggiunse i suoi colleghi.
Maximilian guardò Chaman e si mise a ridere; il bambino, con grande sforzo, aggiunse: «Chaman, non ci posso credere. Il primo giorno e già ti sei fatto punire: sei il mio idolo». Continuò poi a sogghignare.
Chaman, dal canto suo, rispose: «Sì; ridi, ridi. Guarda che tutti voi sarete puniti assieme a me se non l’avete capito».
Ma Maximilian non la finiva più di ridacchiare e tutti nel refettorio lo guadarono cercando di capire cosa lo facesse ridere a crepapelle.
A fine pranzo tutti i presenti nella sala si avviarono verso le proprie stanze; lo stesso fecero Maximilian e i suoi amici.
Una volta arrivati in stanza presero lo zaino e si diressero verso il piano sottostante.
Dian li stava già attendendo in piedi accanto alla cattedra nell’aula del quinto piano.
Ogni bambino prese posto nel proprio banco e per un momento ci fu una calma surreale.
Dopo pochi istanti Dian iniziò la sua lezione: «Bene ragazzi … Io mi sono presentato poco fa nell’aula magna. I vostri genitori già sono venuti a parlare con me nei giorni antecedenti all’inizio della scuola, quindi io conosco i vostri nomi e la vostra fama». Si girò in quel momento verso Chaman.
«Voglio però, prima di iniziare le nostre lezioni, che voi veniate messi al corrente di piccole nozioni di storia della magia. Dovreste avere il libro sotto il vostro banco, ma bando alle ciance: ho chiesto al maestro Astral di venire a darvi un piccolo aiutino». Dian guardò l’orologio e asserì: «Dovrebbe essere qui a momenti». 
Il mago non finì di dire quelle parole che si udì bussare.
La porta della classe venne aperta e Astral entrò salutando tutti i presenti.
Astral si avvicinò alla cattedra, scambiò un’occhiata di complicità con Dian e parlò: «Voi sapete già chi sono e credo che sappiate anche il perché sono qui. Il maestro Dian mi ha chiesto di darvi alcune nozioni inerenti alla magia; ebbene mettetevi comodi, poiché faremo una lunga chiacchierata».
Il mago poi iniziò la narrazione: «Tempo fa, nel mondo, coesistevano tre tipi di magie diverse: la magia bianca, la magia rossa e la magia nera. Molti maghi si dichiaravano da una parte e dall’altra a seconda delle loro attitudini. Inizierò dunque a parlarvi della magia nera: essa è delle tre la più pericolosa, poiché ricorre ad un patto con una creatura degli inferi. La creatura dona alla persona con cui si accorda poteri d’inimmaginabile imponenza. Chi è il mago nero? È un uomo che stabilisce un legame con un essere superiore al quale si lega con un patto di sangue. L’uomo che ha fatto quest’accordo, alla fine della sua esistenza, che potrebbe durare millenni, consegna però la propria anima perdendola definitivamente. Perché questi esseri mirano all’anima dei viventi? Semplice, v’insegneremo che essa è la più potente fonte di magia mai creata. All’anima non si può nuocere se non con l’inganno però. In definitiva … Questi esseri malvagi mirano alla forza vitale rappresentata dall’anima per allungare la propria permanenza fisica nel mondo. I maghi neri fanno quasi sempre affidamento su una bacchetta magica pregna di energia nera, donatagli dalle stesse entità con cui hanno stretto il patto; non hanno limiti nel formulare incantesimi, cioè: non sono legati a leggi come gli altri maghi. Vi spiego meglio: tramite bacchetta magica possono far materializzare qualsiasi loro desiderio, dal mangiare all’acqua, da energie da usare contro i nemici a sortilegi che colpiscono a distanza e persino alla smaterializzazione del proprio corpo. Tutto dipende dalla loro capacità nell’usare la bacchetta, ma senza di essa non sono in grado di riprodurre alcun incanto. Ricordate: la bacchetta suggella il patto fatto tra loro e l’entità malvagia; quindi … Niente bacchetta, niente magia».
Uno studente terrorizzato si alzò in piedi e affermò: «Ma se questi maghi esistono ci faranno senz’altro del male, nessuno li può fermare!».
Astral rispose sfoggiando un sorriso vistoso: «Ti sbagli. Loro possono essere distrutti, non sono affatto invincibili. Guardatevi intorno: l’Asilum è la testimonianza di quanto dico».
Gli alunni erano agitati, tutti si chiedevano com’era possibile sconfiggere un essere tanto cattivo e potente.
Il maestro continuò con la lezione: «Se credete che sia impossibile combattere un potere oscuro non potrete diventare maghi bianchi. Noi, da sempre, ci siamo battuti contro le forze avverse a qualsiasi forma di libero arbitrio; ora, se ricordate ciò che vi è stato detto poco fa, sarete in grado di capire come sconfiggere un mago oscuro. Pensateci bene …».
Una voce si levò dal gruppo, era quella di Maximilian: «Si potrebbe sconfiggere disarmandolo della bacchetta. A quel punto diventerebbe un uomo come tutti; lo ha detto poco fa lei: senza bacchetta non sono capaci di formulare incantesimi». Affermò il ragazzo.
Astral guardò con occhi pieni di orgoglio Maximilian e lo stesso fece Dian, che oltretutto fu strabiliato dall’intuito del piccolo e ritenne opportuno intervenire: «Ottimo Maximilian. Hai centrato il punto». Disse Dian.
Tutta la classe guardava Maximilian, ma lui non aveva occhi che per i maestri.
Astral decise di continuare: «Cari alunni … Maximilian ha dieci anni, uno in meno di voi, ma c’é un motivo per il quale si trova nella nostra classe. Crede nella magia ed è aperto ad ogni possibile evenienza. Ebbene ha ragione: il segreto per sconfiggere un mago nero è quello di disarmarlo della sua bacchetta. Senza di quella è inerme, ovviamente un mago potente riesce a sconfiggerlo indipendentemente da questo particolare». Poi, guardando il resto della classe, continuò nella sua esposizione: «Dicevamo dunque della magia nera: è la più pericolosa. Ma … Oltre all’esistenza della magia nera, vi ho accennato all’esistenza di un’altra magia; anch’essa potente, forse più di quella nera: viene detta Magia Rossa. La Magia Rossa ha una sua caratteristica: anch’essa è suggellata da un patto con un’entità superiore, ma a differenza di quella nera non si stipula per mezzo del sangue, ma con un particolare giuramento con il quale si rifiuta ogni male terreno e ogni doppio fine. L’entità superiori vengono dette Arcangeli. Questi maghi non fanno uso della bacchetta ma di un bastone, riescono a produrre incanti solamente pronunciando formule magiche e anch’essi sono in grado di evocare entità, che in questo caso non sono malvagie, ma benevole e di grande forza. Come noi sono organizzati al fine di tramandare la loro arte di generazione in generazione. Insegnano ai loro piccoli come padroneggiare la magia e … Direi con ottimi risultati; non nascondo che abbiamo collaborato molte volte per arginare l’avanzata dei maghi neri, possiamo infatti definirli nostri alleati da parecchio tempo. Infine c’e’ la magia bianca, sulla quale ci soffermeremo un po’ di più poiché è quella che voi dovrete apprendere. La nostra arte si basa sulla manipolazione degli elementi: acqua, fuoco, terra e aria; non usiamo bacchette magiche e non abbiamo patti di alcuna natura con nessun essere superiore … Ma questo non vuol dire che siamo inferiori agli altri. Gli elementi possono essere uniti, se compatibili, per formare un attacco o una difesa più potente; per farvi un esempio: miscelando acqua e aria si ottiene energia elettrostatica e cioè il fulmine. Quest’incanti vengono evocati tramite formule magiche, che come sentirete sono dette in una lingua antica. Il mago bianco si è distinto nei secoli per essere un personaggio benevolo, non ha altri scopi che convivere pacificamente con tutte le specie magiche e tende a difendere questo stato di cose. Come avete visto noi tramandiamo le nostre formule nell’accademia, dove i ragazzi non studiano solo la teoria, ma anche la pratica; accanto alle loro classi ci sono laboratori dove possono riprodurre gli incanti che hanno imparato. Vi è anche una vasta biblioteca dove attingere in caso di ricerca. Non abbiate paura dunque, voi siete le nuove leve che porteranno avanti quello che noi abbiamo costruito e lo difenderanno». Il maestro si fermò, guardò l’orologio e infine affermò: «Hm … Si è fatto tardi, per me è giunto il momento di andare e lasciarvi alla lezione programmata».
Astral invitò Dian al cento dell’aula e disse: «Vi lascio in buone mani, Dian v’insegnerà tutto quello che sarà necessario per continuare il vostro cammino all’interno dell’accademia».
Il mago in seguito si diresse verso la porta e richiudendola dolcemente lasciò la classe.
Fu allora che Dian prese di nuovo la parola: «Iniziamo la nostra lezione». Disse con aria seriosa.
Tutti gli alunni gli prestarono la massima attenzione …
«Dunque, quest’anno la classe è composta da dieci maschi e altrettante femmine; una sola raccomandazione: quando spiegherò, se non vi è chiaro qualcosa, avvertitemi; ci ritorneremo immediatamente». Proferì il maestro.
Tutta la classe fece cenno di aver compreso; Dian nel frattempo prese un grosso libro e incominciò la spiegazione:
«Noi maghi bianchi, per manipolare l’acqua, usiamo delle formule magiche in lingua antica. V’informo però che non basta solo la pronuncia di quella formula: bisogna che il vostro pensiero sia fisso su quello che volete fare. È dunque anche una questione di concentrazione. Facciamo un esempio: se volessimo produrre una piccola sfera d’acqua da tenere sul palmo della mano, dovremmo fare …».
In quel momento Dian tese la sua mano in avanti con il palmo diretto verso il soffitto e pronunciò: «Elementum aqua!».
Il suo palmo della mano fu presto occupato da una piccola sfera d’acqua.
La sfera rimase immobile senza toccare la sua pelle e senza che si sformasse.
Tutta la classe rimase a bocca aperta e un’alunna domandò: «Come ha fatto?».
Dian le rispose: «Semplicemente concentrandomi e pronunciando le parole che avete appena sentito. Siete pregati di appuntarle sui vostri fogli! Ricordate: “Elmentum aqua”; questa è la formula principale per accedere alla manipolazione dell’acqua. Ora provate ad eseguire quello che ho fatto io: girate il palmo all’insù, pensate intensamente ad una sfera d’acqua di piccole proporzioni e rilasciate; vedrete che il risultato sarà uguale al mio».
Tutti fecero come il maestro gli aveva detto e nella classe echeggiò la formula magica per richiamare l’acqua.
Anche il gruppo di Max e Gerard incominciò a provare, ma i due fratelli erano restii a fare quella prova poiché sembrava strano che si potesse materializzare dell’acqua dal nulla.
Il maestro si accorse di quanto stava avvenendo e si avvicinò ai due: «Cosa c’è, qualcosa non vi è chiaro?». Gli domandò.
Loro risposero assieme: «Ci sembra un po’ strano; tutto qui».
Dian ribatté serioso: «Proprio voi due lo dite. Ricordate quello che avete visto? Credo vi siate resi conto che non era una cosa del tutto normale. Ora non voglio scuse: forza, esercitatevi! E questo vale per tutta la classe». Tuonò.
Dian guardò Maximilian e aspettò impazientemente che incominciasse ad esercitarsi.
Il bimbo, intimorito da tanta severità, girò il palmo verso il soffitto e pensò ad una bella sfera d’acqua, poi pronunciò: «Elementum acqua!».
In quell’istante un’enorme sfera d’acqua apparve dal nulla e si posizionò tra il palmo di Maximilian e il soffitto, quasi toccandolo.
Tutti furono ancora una volta stupefatti di quanto accadde.
Chaman esclamò: «Che cos’è! È enorme».
Maximilian, sentite quelle parole, da un lato ne fu compiaciuto poiché aveva esercitato il suo primo incanto, ma dall’altro ne ebbe paura e deconcentrandosi fece esplodere la grande sfera d’acqua.
Il maestro fu investito in pieno dall’ondata d’acqua, così pure i suoi compagni.
Tutti, compreso il mentore, furono bagnati fradici e completamente increduli; la faccia di Dian era quella di uno che aveva appena visto un evento di enorme portata, ma  dopo pochi secondi si riprese e, vedendo tutto quel disordine, esclamò: «Solvo!». E l’acqua evaporò senza lasciare traccia.
Il maestro si Guardò attorno e, ponendo una mano sulla spalla di Max, gli confermò: «Visto cosa sei in grado di fare. Basta concentrarsi e tutto è possibile». Rivolgendosi poi alla classe disse: «Ragazzi, avete appena visto un bambino di dieci anni produrre un incanto di buona fattura al primo tentativo; tenetelo a mente e prendete esempio. Riprovate; e mi raccomando: questa volta non bagnate tutto, soprattutto tu Maximilian».
Dopo due ore di pratica tutti riuscirono a creare una piccola sfera d’acqua non perfetta.
Dian, vista l’imminente fine della lezione, si raccomandò: «Quando sarete usciti dalla classe continuate ad esercitarvi e ricordate che per annullare l’effetto dell’incanto bisogna pronunciare il rilascio e cioè: “solvo!”; non fate danni alle strutture e, possibilmente, per i vostri esercizi usate le zone all’esterno dell’accademia: giardini, palestra o luoghi dove non si presentino situazioni di pericolo. Vi auguro un buon proseguimento».
La campanella che testimoniava la fine delle lezioni suonò e Dian si diresse verso la porta per uscire.
Il mago si fermò sulla soglia dell’uscita, si girò e disse: «Aspettate seduti l’arrivo del maestro di terra. Prima di andare però, volevo complimentarvi con voi: è stata molto interessante questa lezione». Dopo aver pronunciato quelle parole Dian uscì dalla stanza.


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Vi saluto tutti.
Ciao.