Fatto
anche il 6° capitolo …
Non
preoccupatevi però, questa volta non intendo scrivere molto prima di farvi
leggere l’ennesimo capitolo.
Permettetemi
di scrivere solo due righe le quali hanno come oggetto la parola “vergogna”.
Il
suo significato: forte turbamento e deplorazione per azioni sconvenienti,
disonorevoli, indegne o peccaminose; oppure: titubanza, senso di timidezza o
timore; o ancora: rossore di chi prova pudore; e infine: cosa disonorevole,
onta.
Questo
è quello che c’è scritto sul vocabolario …
Ho
scritto ciò perché mi chiedo fin da quando ho iniziato a lavorare sui miei
libri chi debba provare vergogna: la persona che lavora tanto su un progetto ad
ogni costo (anche al prezzo di sembrare uno sprovveduto; credetemi però … È
solo passione per quello che fa), oppure chi non ha voglia di lavorare e fa
letteralmente “il parassita”.
Esistono
paesi nei quali chi vuole lavorare è ritenuto uno stolto, un "fesso",
un cretino … E dunque non gli viene data la possibilità di lavorare (d’altronde
chi si affiderebbe a un cretino che si spacca la schiena onestamente quando può
puntare sul furbacchione).
In
questi paesi il parassita è ritenuto un uomo furbo, che sa il fatto suo;
costui, in genere, ha sempre ciò che vuole perché un parassita (l’erba cattiva)
non “avvizzisce” facilmente.
Io
ho un mio pensiero: un paese civile non può permettersi di foraggiare i
parassiti per tanto tempo, ne andrebbe della sua sopravvivenza; c’è estremo
bisogno di ragazzi che amano ciò che fanno e che sono lavoratori.
…
Ma come sempre affermo: ciò rimane una mia opinione e va presa per quello che
è.
Tutta
questa introduzione per farvi la domanda: è il caso che un uomo si vergogni
perché ha scritto undici libri dedicando alla scrittura dieci anni della sua
vita?
È
vero: quell’uomo può aver sbagliato approccio al sistema, magari all’inizio del
suo lavoro non era perfetto, come d’altronde non lo è adesso … Tuttavia è
migliorato perché ha lavorato tanto e non si è fermato, ma ha studiato proprio
per progredire.
A
Voi, dunque, la difficile risposta … Buona lettura del 6° capitolo di
Maximilian Arlstain:
CAPITOLO
6
Le potenzialità di
Maximilian
La voce del maestro
precedette il suo arrivo: «Buon giorno».
Egli si avvicinò alla
scrivania al centro della stanza, poi proferì: «Il mio nome è Loky, mi sono
presentato in precedenza». Fece un attimo di pausa e disse: «Dunque vediamo …».
Il mago prese un
libro dalla sua valigetta nera e lo iniziò a sfogliare.
Il maestro sembrava
molto severo e rivolgendosi alla classe affermò: «Vorrei avvertire i più vivaci
che non faccio sconti; voglio impegno da parte di tutti».
Il mago iniziò la sua
spiegazione subito dopo.
«Oltre alla
manipolazione dell’elemento terra, v’insegnerò come creare barriere protettive
capaci di attutire gli incanti scagliati contro di voi da eventuali nemici e
come mimetizzarsi usando la magia. Partiamo dalle basi: la manipolazione
dell’elemento terra ha bisogno di concentrazione e di una formula da
pronunciare. State a guardare …».
Loky protese la mano
destra in avanti con il palmo rivolto verso il basso.
Il mago pronunciò: «Elementum
terra!».
Il tavolo dinnanzi a
lui fu ammantato in un baleno da roccia solida.
L’adulto guardò i
ragazzi, attese qualche minuto senza dire una parola e poi esclamò: «Solvo!».
La roccia svanì
d’incanto lasciando le cose com’erano in precedenza.
Il maestro si rivolse
dunque ai suoi alunni: «Avete visto cosa ho fatto? Ora concentratevi e cercate
di fare la stessa cosa. Avete esattamente dieci minuti prima che v’interrompa».
Tutti incominciarono
a provare, incluso il gruppetto di Maximilian; alcuni alunni ci riuscirono al
primo tentativo, mentre altri fecero molta fatica.
Maximilian formulò le
parole: «Elementum terra!».
Inizialmente non
successe nulla, poi si materializzò un enorme masso che, non solo toccò il
soffitto, ma sbalzò tutti lontano.
Fortunatamente
nessuno si fece male …
I guai furono
arginati da Loky, che accortosi di quanto stava accadendo rilasciò l’incanto
prima che potesse causare ingenti danni.
Il maestro Loky era
visibilmente sorpreso, decise dunque di parlare alla classe: «Adesso potete
smettere di esercitarvi».
Il mago chiese agli
alunni di andare al proprio posto e guardò Maximilian senza destare la sua
attenzione.
«Passiamo ad alcune
informazioni che ci serviranno per proseguire con i nostri studi: inizieremo
con l’apprendere come materializzare l’elemento terra, è tutto scritto sul
libro che ho scelto per l’anno scolastico. Leggetevi e memorizzate le prime
cinque pagine di esso, domani faremo una verifica su quanto avete imparato».
Dichiarò l’insegnante.
Loky smise un attimo
di parlare e guardò nuovamente Maximilian; l’uomo sembrava molto preoccupato.
Il maestro d’un
tratto disse: «Vi ho dato dimostrazione di come si manipola l’elemento terra,
ovviamente ci vorrà almeno un mese prima che prendiate confidenza con
quest’incanto; dunque non scoraggiatevi se non ci riuscite al primo tentativo».
L’ora di studio passò
senza che ci fossero altre sorprese, anche perché Loky non fece più esercitare
i ragazzi e il tempo lo impiegarono leggendo le pagine che prima aveva
segnalato.
La campanella
annunciò la fine della lezione e i ragazzi si prepararono a ritornare alle
proprie stanze; prima che lasciassero il locale però, Loky si raccomandò di
ripassare quello di cui avevano parlato.
Maximilian e i suoi
amici uscirono dalla classe e, dopo aver salutato il maestro e i loro compagni,
incominciarono a parlare di quanto era avvenuto poc’anzi durante lo svolgimento
della lezione.
Hamza disse: «Non
pensavo che sarebbe stato così coinvolgente. Non solo abbiamo assistito alle
prime nozioni di magia, ma ci hanno parlato del mondo magico; non lo trovate
affascinante?».
Isak la vedeva in
modo diverso: «Certo; non nascondo che il mondo magico m’intriga, ma a quanto
pare ci hanno già caricato di compiti e bisogna portarli domani mattina per le
otto. Questa sera, dopo mangiato, bisognerà darci dentro oppure per domani non
riusciremo a farcela». Affermò il ragazzo.
Isak poi si rivolse a
Maximilian: «Ma la mia curiosità è un’altra: Max, come riesci a fare quelle
cose? I tuoi genitori dovevano essere dei grandi maghi bianchi se a dieci anni
tu puoi già sviluppare incanti di quella portata».
Maximilian gli
rispose: «Non mi spiego come possa accadere; mai prima di oggi avevo fatto cose
del genere».
Chaman disse la sua:
«Guardate … Io solo a sentir parlare di mostri, maghi ed elementi, ho avuto un
gran mal di testa. Per non parlare della fifa». Mentre lo diceva arricciava il
naso.
Gerard, rivolgendosi
a suo fratello, fece presente: «Anch’io sono rimasto meravigliato da quello che
hai fatto fratellino e non so spiegarmelo. Ma oggi ho capito che questa è una
grande occasione per tutti noi, dobbiamo fare in modo di apprendere più cose
possibili».
La chiacchierata fu
breve, infatti si ritrovarono dinanzi alla porta che dava accesso alla loro
stanza.
Gerard l’aprì e
ognuno si affrettò a posare la borsa sul proprio letto.
I cinque continuarono
il discorso lasciato a metà e Isak fece alcune considerazioni: «Certo che ne
abbiamo da imparare; avete visto come i maestri erano sicuri delle proprie
capacità e non solo … A quanto pare si sono scontrati con molte creature
magiche in passato. Lo stesso maestro Astral ha accennato a scontri con maghi
neri. La immaginate voi una battaglia del genere? Deve essere stata epica! Cosa
darei per vedere un combattimento simile». Asserì con spavalderia.
Gerard e Maximilian,
che avevano assistito a più combattimenti di quel tipo in due giorni,
riuscivano solo a ricordare la grande paura che si provava e di come si fossero
stretti ad Astral che li aveva protetti con tutta la sua forza.
I due avevano
promesso ad Astral di non rivelare quello che era successo nei giorni
precedenti.
Maximilian ne era
consapevole; benché avesse solo dieci anni, gli eventi passati avevano fatto di
lui un bimbo più maturo, tanto da fargli dare una risposta esemplare: «Avrei
voluto tanto assistere ad uno scontro del genere anch’io; penso che si possa
apprendere tanto osservandolo». In quel momento disse una bugia.
Gerard lo guardò;
capì che suo fratello stava crescendo: aveva mentito per salvaguardare lui e
gli altri.
Il fratello cercò
d’aiutare Maximilian: «Certo, anch’io vorrei essere in mezzo ad un
combattimento del genere, dico di più …». Volendo fare lo spaccone. «Sono certo
che sarei d’aiuto». Sottolineò con arroganza.
Hamza non si fece
scappare l’occasione e guardando gli altri con il sorriso sotto i baffi
esclamò: «Sì, avresti dato un grande contributo; saresti stato un buon
stuzzichino, dando così agli altri il tempo di fuggire. Ah, ah, ah».
Le risate dei cinque
si sentirono per tutto il corridoio del convitto, tanto da far esclamare ai
censori di guardia in quel momento: «Pare che ci sia un festino da qualche
parte».
«EHI! A CHIUNQUE STIA
FACENDO BACCANO … NON È IL CASO DI CONTINUARE, SE NON LA FINITE ENTRO POCHI
SECONDI SALTERETE CENA; VE LO ASSICURO!». Tuonò uno dei censori tutto
arrabbiato.
I cinque, sentiti i
rimproveri degli adulti, cercarono di abbassare i toni; ma il momento era di
quelli che si vive una sola volta nella vita …
Essi continuarono a
ridacchiare cercando di non far tanto baccano, ma presto si accorsero che il
tempo era passato velocemente: dovevano scendere a cena.
Maximilian, Gerard, Hamza, Isak e Chaman
fecero la strada di fretta per non arrivare in ritardo e quando furono davanti
alla porta del refettorio videro che i loro compagni erano ancora a fare la
fila; dunque anche loro si accodarono …
I bambini presero le portate che più gli
piacevano, si sedettero al loro tavolo e mentre mangiavano le discussioni si
alternavano.
Chaman fece notare che non lontano da loro
c’erano delle ragazze che li fissavano.
Egli, per provare ad attaccar bottone, le
salutò: «Ciao belle!». In seguito fece una faccia strana e continuò: «Pensate
un po’, questa sera sono libero; non perdete l'occasione: sfruttatela».
Tutti
si girarono a guardarlo, le ragazze si misero a ridere e da quel gruppo si udì
una voce: «Che squinternato, povera ragazza che uscirà con lui». Disse la più
bella tra le cinque il cui nome era Margharet.
Ella era una bambina di bell’aspetto: aveva
gli occhi azzurri, una lunga chioma bionda, la carnagione chiara, le labbra
carnose e il naso all’insù.
Quella vista fece perdere la testa a Chaman
che esclamò: «Mi sono innamorato! Sei la donna della mia vita».
Margharet fece segno a Chaman di guardare dal
lato opposto e rivolgendosi alle amiche disse: «Speriamo che mio fratello lo
gonfi come una zampogna».
Una sagoma robusta con i capelli rasati e due
mani che sembravano le pale di una ruspa, lo stava salutando.
Quel ragazzo successivamente gli fece il
segno della decapitazione e bisbigliò: «Io sono suo fratello; dopo facciamo i
conti». Era un ragazzo di sedici anni che non prometteva niente di buono; a
quel punto Chaman fece finta di niente e con aria rintontita continuò a
mangiare.
Dalla sua bocca uscirono parole
incomprensibili che incominciarono con: «Oh, oh; mi sa che mi sono ficcato in
…».
Gli amici che avevano assistito alla scena
fecero un cenno di disaccordo.
Al che Hamza gli disse: «Chaman sei
incorreggibile! un giorno o l’altro questo tuo comportamento metterà nei guai
tutti quanti». Ma … Prima che la cena fosse terminata, Chaman fece perdere le
sue tracce.
Tutto il gruppo già immaginava che si fosse
rifugiato al sicuro nella stanza da letto.
La combriccola raggiunse la camera, ma lì
dentro non c’era nessuno e tutti si domandarono dove fosse finito l’amico.
Isak, che lo conosceva bene, li tranquillizzò
e avviandosi verso il letto a castello sulla destra si chinò ed esclamò: «Ah
... beccato! Il nostro Rodolfo Valentino si è mimetizzato».
Il bambino poi gli chiese: «Non ti sembra
troppo presto per mettere in pratica gli insegnamenti del maestro Loky?».
Chaman, vedendo tutti sogghignare, si
giustificò dicendo: «Stavo solo provando come mimetizzarmi».
Ad Hamza venne spontaneo dire: «Sì, come
nasconderti da quel tizio. Sai: ti ha cercato per tutto il refettorio; anzi,
penso che ancora ci stia provando».
Tutti scoppiarono a ridere; ma venne presto
il tempo di diventare seri poiché l’indomani dovevano presentare i compiti,
dunque era giunto il momento di mettersi al lavoro: presero i libri e
iniziarono a studiare.
Intanto,
nella solita stanza buia:
I Maestri, e altre persone vestite con
tuniche bianche, erano seduti attorno al tavolo rotondo; si stava discutendo
animatamente lì.
Si udì: «Non possiamo comportarci
normalmente. Il caso è di quelli particolari; bisogna trovare il modo di
insegnare quanto più possibile e nel minor tempo possibile. Bisogna altresì
salvaguardare gli altri studenti». Era Loky che stava esponendo la sua tesi.
Dian aggiunse: «Ha delle potenzialità
incredibili! Mai visto niente del genere durante tutta la mia vita accademica.
Quando ha prodotto l’incanto della manipolazione dell’acqua ne è venuta fuori
una quantità sproporzionata per la sua età; nessun bambino a dieci anni
possiede quelle abilità nella magia».
Stavano parlando di Maximilian …
Astral intervenne proponendo: «A questo punto
non possiamo ignorare quello che è accaduto oggi pomeriggio. Siamo in grado di
insegnargli tanto, abbiamo le capacità di contenere, per il momento, la sua
enorme propensione alla magia e sappiamo che possiede quello che i maghi neri
stanno cercando. Dobbiamo insegnargli a controllare i suoi poteri».
Wotan aggiunse: «Non abbiamo molto tempo;
propongo di far fare a Maximilian uno studio intensivo ed una sorta di
apprendistato presso uno di noi: il più bravo, il più valoroso; tutti noi
sappiamo su chi debba incombere questa responsabilità». Rivolgendosi poi a un
mago bianco di fronte a lui disse: «Astral, tu conosci bene Maximilian e lui si
fida di te. Devi farti carico di istruirlo in modo non proprio normale».
Tutti furono d’accordo con l’affermazione che
era stata fatta.
Anche il gran maestro diede la sua
approvazione: «Sì, penso anch’io che sia l’unica soluzione. Non può seguire dei
corsi normali, ne andrebbe dell’incolumità degli altri studenti. D’altro canto,
non si può lasciare il ragazzo indifeso. Dobbiamo rafforzare la guardia
all’Asilum, fate in modo che gli incantesimi protettivi siano raddoppiati,
qualsiasi persona sospetta deve essere controllata, usate molta cautela e
discrezione. Per quanto riguarda il suo addestramento: sarebbe un bene, Astral,
che tu gli faccia da insegnante personale; deve fare pratica ed è auspicabile
che entro un mese sappia già usare discretamente la magia. Portalo con te e
prenditene cura».
Astral acconsentì e rispose: «Se è la
decisione che il consiglio prende questa sera, non posso tirarmi indietro. Le
ore più adatte saranno al pomeriggio, quindi io lo preleverò dopo mangiato.
Ovviamente non è un addestramento che posso fare nel centro abitato, dovremo
andare sulle montagne circostanti; primo per non dare nell’occhio, poi per non
causare danni. Almeno fin quando non ne avrà il pieno controllo».
Brot consigliò: «Dovrete fare in modo che i
compagni del piccolo non sospettino niente; non sarebbe sicuro per loro venire
a conoscenza di quello che è accaduto, potrebbero mettersi in grave pericolo.
Dite loro che per via della giovane età di Maximilian si è reso necessario un
tipo di sistema didattico diverso». L’essere celato nell’ombra fece un attimo
di pausa e poi asserì: «Ora però vorrei parlarvi di quanto sta accadendo fuori:
ancora visite … Sento che ne sono arrivati altri, stanno serrando i ranghi e il
motivo è sotto i nostri occhi, prima o poi ci scontreremo inevitabilmente. La
priorità è proteggere Maximilian e l’Asilum; quest’ultimo non deve essere
scoperto. Ma dubito che oseranno attaccarci frontalmente, lo sanno che ci sono
anch’io e allo stato delle cose ancora non hanno inviato emissari che possano
eliminarmi con facilità. Anche se Melkore …».
Asdar ribatté: «Abbiamo avuto già il piacere
di conoscerlo durante la spedizione di salvataggio fatta per Maximilian: uno
contro uno sarà dura fronteggiarlo».
La grande sagoma di fronte a loro precisò: «È
ora di darvi più informazioni su Melkore. Voi tutti sapete che è al servizio
dei maghi neri, ma non è stato sempre così; un tempo anch’egli faceva parte
della nostra famiglia. Era ritenuto uno dei più valorosi e ha combattuto tante
volte al mio fianco, ci siamo coperti le spalle a vicenda per moltissimo tempo.
Dopo il nostro sterminio messo in atto dalle forze oscure, qualcosa cambiò in
lui: da celestiale mutò nell’orrido essere che adesso è diventato. I suoi
poteri all’epoca erano enormi, ovviamente li avrà persi per via del suo
cambiamento; penso tuttavia che ne abbia acquisito di nuovi. Pare che abbia
perso le ali un tempo suo vanto, ma ha usato incanti che all’epoca non
possedeva. Lui era uno di fuoco e viveva nei pressi dei vulcani, ma non mi
stupirei se padroneggiasse altri elementi oltre quello. Avete detto che con lui
c’erano dei boschivi a supporto, dunque hanno una potenza di attacco molto
elevata. Vanno affrontati e distrutti, non si possono lasciar scorazzare liberi
per il mondo».
Drenk affermò: «Non abbiamo ancora idea di
come riescano ad eludere l’incanto lanciato dai nostri antenati. In teoria
dovrebbe essere impenetrabile, se riuscissimo a capire come fanno potremo
organizzare un attacco cercando di chiudere il collegamento con l’altra
dimensione».
«Una cosa è certa». Disse Brot. «Non possono
attraversare in massa per qualche motivo del quale noi siamo all’oscuro. Se
così non fosse a quest’ora avrebbero invaso e di conseguenza ci sarebbe il
caos. Ci sfugge qualcosa … Abbiamo bisogno d’informazioni dall’altro universo.
Dovrò parlare con Bithor al più presto». Infine affermò.
Astral dichiarò: «Darò subito disposizione di
quanto è stato deciso per la protezione dell’Asilum. Maximilian sarà seguito da
me per tutto l’arco dell’anno, nelle ore pomeridiane dunque non sarà in classe.
Lo addestrerò in un luogo da me nascosto accuratamente, solo il gran maestro sarà messo a conoscenza della
sua ubicazione. Per quanto riguarda la ricerca degli intrusi, propongo di
formare alcune squadre e di mandarle in avanscoperta per intercettarli; poi
sferreremo l’attacco e risolveremo il problema alla radice. Intanto direi di
concentrarci nell’aiutare Maximilian ad accettare la convivenza con Bithor.
Dovremo spiegargli come sia potuto accadere una cosa simile e come poter agire
in sincronia con lui; non possiamo permetterci distrazioni, il futuro
dell’intero mondo dipende da questo periodo e tutti ne siamo responsabili».
I presenti si alzarono dal tavolo, si
salutarono a vicenda e pian piano uscirono dalla stanza.
Lo stesso fece Brot e la sua enorme ombra
scomparve nell’oscurità della stanza senza far trapelare il suo aspetto.
Nella camera
dell’accademia:
I
cinque ragazzi stavano studiando.
Essi
distolsero lo sguardo dai libri per via di un rumore che disturbò: il rumore
proveniva dalla scrivania nella quale stava studiando Chaman.
Il
Bambino era e riverso sui libri e dormiva profondamente.
Quel
rumore altro non era che il suo russare …
A
quel punto Gerard chiuse il libro, diede un’occhiata all’orologio, ed esclamò:
«È tardissimo! Ci conviene andare a letto o domani rischiamo di far tardi».
I
bambini spensero le luci lasciando dormire Chaman sulla scrivania per non
disturbarlo e andarono a letto.
Essi
si misero al calduccio sotto le spesse coperte che erano poggiate sulle brande
e il fatto che fuori nevicasse gli diede una piacevole sensazione.
Maximilian
si sentì al sicuro, il tepore delle coperte contribuì a rilassarlo.
Il
rumore del vento fu l’unica cosa che si udì nella loro stanza e la stanchezza
prese il sopravvento: le palpebre si chiusero dopo poco tempo facendolo cadere
in un profondo stato d’incoscienza.
Maximilian si trovò
di nuovo nel suo amato paese.
Lo spettacolo era,
come il solito, mozzafiato: i monti si erigevano tutt’intorno maestosi, l’aria
tipica di montagna che inspirava lasciava l’aroma della vegetazione ben
impresso nelle narici.
D’improvviso calò la
notte e s’incominciarono a vedere le stelle luminescenti che splendevano nella
volta celeste.
Lui le osservò con il
solito interesse e pensò: “cosa darei per fare un giro fra le stelle, vedere i
brillanti colori dei pianeti e il moto impetuoso degli stessi; che grande gioia
sarebbe”.
Maximilian si era
disteso su di un prato, con la faccia rivolta verso l’alto.
Egli si sentiva in
pace e una sensazione di quiete lo pervase.
Ad un tratto fu
disturbato da forti vibrazioni che fecero tremare tutto il terreno.
Una enorme sagoma si
avvicinò e Maximilian scorse le solite possenti zampe che si fermarono in
corrispondenza del suo capo.
In un primo momento
lui ne fu spaventato; si alzò di scatto, cercando di indietreggiare, e
rivolgendo lo sguardo verso l'alto notò come il cielo fosse stato oscurato da
quella possente figura che si era posizionata proprio sopra di lui.
Maximilian non riuscì
a distinguere la sua anatomia e tanto meno la faccia di quella figura; gli era
impossibile, dato che continuava a rimanere nell’ombra.
Il bambino rimase
paralizzato, un po’ per la paura, un po’ perché ormai era troppo tardi per
fuggire e allora in mente sua pensò: “è la fine per me, non posso fuggire da
nessuna parte”.
La solita voce
provenne da quella figura immersa nell’ombra: «Ti ho già detto che non ti farò
del male; se avessi voluto a quest’ora non saresti qui a parlare con me!».
Quello era un tono di rimprovero.
La sagoma aggiunse:
«Noi due dobbiamo fare una lunga chiacchierata … Dunque mi hai detto che ti
chiami Maximilian, vero?».
Il piccolo annuì
timorosamente, cercando di non fare mosse che potessero provocare quell’enorme
sagoma.
La figura era
immobile …
La sua voce si udì
chiara: «Maximilian, l’altra volta abbiamo parlato della nostra unione. Ti
ricordi? Mi pare di essermi presentato, ma te lo ripeto: il mio nome è Bithor e
solo tu mi puoi sentire,nessun altro potrà udire quello che ti dirò. Ho bisogno
che tu recapiti un messaggio ad una certa persona se così possiamo definirla;
ma prima devo farti qualche domanda. Siete stati attaccati da un gruppo di
esseri che hanno cercato di uccidervi; lo sai che volevano te?».
Max fu sorpreso che
la misteriosa figura sapesse tutto quello che era successo e allora gli chiese:
«Come fai a saperlo? Questo è un sogno; nient’altro».
La sagoma ribatté:
«Ti sbagli … Tu stai dormendo, ma questo non è un sogno. Io sono reale; posso
comunicare con te solo in questo modo e non ne ho altri. Ti sei chiesto perché
all’improvviso quegli esseri ti stanno dando la caccia?».
Il piccolo annuì e
prendendo coraggio disse: «Me lo chiedo costantemente, da quando ho avuto
l’incidente mi stanno accadendo cose strane. Ho conosciuto tanti uomini che mi
hanno aiutato tra cui Astral; mi è stata svelata l’esistenza della magia e
sogno te molto spesso. Poi gli esseri che ci hanno attaccato e quell’enorme
serpente con quattro zampe che voleva ucciderci …».
Bithor accennò un
piccolo ghigno e gli confidò: «Ragazzo, si vede che sei ancora un cucciolo; ma
purtroppo sei rimasto immischiato in una guerra che nemmeno un adulto della tua
specie potrebbe sopportare. Quell’essere si chiama Melkore e non è un serpente.
Hai fatto la conoscenza di un essere di cui ha paura persino il Basilisco e a
cui si è sottomesso. Quell’essere si chiama drago: una creatura mistica dagli
enormi poteri; sono sorpreso che siate riusciti a cavarvela».
Maximilian, con la
consueta ingenuità, aggiunse: «È grazie ai cinque Maestri dell’Asilum che siamo
riusciti a scappare da lui; Astral è riuscito persino a ferirlo ad una
guancia».
La sagoma mostrò
sorpresa sentita quell’affermazione e allora si pronunciò: «Astral, l’artiglio
bianco! Che nostalgia … Da lui c’era d’aspettarselo, ha ferito Melkore …
Sicuramente starà già meditando come fargliela pagare. Ascolta Maximilian: io
sono vostro amico, tuo e di tutto l’Asilum, combattiamo assieme per la stessa
causa. Ho bisogno del tuo aiuto: devi riferire quello che ti sto per raccontare
all’artiglio bianco».
Max disse: «Cercherò
di riferire; ma chi è l’artiglio bianco?».
Bithor cominciò a
spiegargli cosa avrebbe dovuto riferirgli: «L’artiglio bianco è il mago che tu
chiami maestro Astral ed è un soprannome datogli nel passato. Devi riferire
esattamente questo: nell’altro universo è incominciata una guerra che ha
portato un nuovo ordine. Non ci sono più i maghi rossi a controllare che il
sigillo tenga, sono stati distrutti tutti tranne il loro capo il cui nome è
Ivan. I maghi che hanno sovvertito l’ordine sono quelli Neri; hanno sottomesso
la maggior parte delle creature viventi nell’altra dimensione e adesso hanno un
nuovo padrone. Digli che riescono a varcare la barriera perché hanno aperto un
passaggio e dalle nostre informazioni risulta che esso si trovi in un posto
dove il sangue si è sparso in grande quantità; purtroppo non siamo riusciti ad
individuare l’esatto punto. Dovranno trovarlo loro, se lo distruggeranno
precluderanno il passaggio di quegli esseri. È giunto il momento: in virtù
dell’avverarsi della vecchia profezia dobbiamo agire!».
Dopo
quelle parole si udì un gran tonfo e l’immagine di quell’enorme sagoma svanì
gradualmente per lasciare il posto alla stanza in cui i cinque ragazzi erano
alloggiati.
Un
lamento si sentì nell’ambiente; Chaman era cascato dalla scrivania su cui era
poggiato dalla sera precedente e sulla quale si era addormentato.
«Ahia,
ahia! Che botta. Mi sento tutto rintronato». Disse Chaman.
Gli
altri ragazzi, ridendo di quanto era accaduto, si rivolsero verso di lui e
furono concordi nel dirgli che era sempre il solito.
Quando
videro l’orario si precipitarono a prepararsi per scendere a colazione, anche
Maximilian andò a prepararsi ma non disse a nessuno cosa aveva sognato quella
notte.
Appena
i cinque furono pronti presero i propri zaini e si diressero verso il refettorio.
Si
misero in fila per poter prendere il latte con il cacao e, come al solito,
sulle tavole calde videro tanti manicaretti tra cui: le brioche, la crema di
cioccolato da spalmare sul pane e marmellate assortite. Una volta preso il
dovuto si sedettero al tavolo e provarono ad immaginare la giornata, la quale
incominciava esattamente alle ore otto e trenta.
La
campana suonò e capirono che era ora di dirigersi verso la classe, lasciarono
immediatamente il tavolo e si precipitarono in aula.
Gli
alunni arrivarono a destinazione e Wotan già li aspettava.
Egli
si affrettò a dire ai ragazzi: «Prego; sedetevi». Quando tutti furono al loro
posto, chiese: «Spero abbiate trascorso bene la prima notte all’Asilum; siete
pronti per iniziare una lunga giornata di scuola?».
Gli
alunni, compreso Maximilian, risposero di sì.
Fu
allora che Wotan iniziò la sua lezione e volle spiegare il modo in cui
manipolare l’elemento aria.
«Come
hanno fatto i miei colleghi prima di me, vi spiegherò il modo in cui richiamare
l’elemento aria: la formula è sempre la stessa, ma se avete ascoltato con
attenzione avrete capito che è tutta questione di concentrazione. Pensate cosa
volete materializzare mentre formulate le parole, il risultato non può che
essere quello voluto. La formula è: elementum
ventus. Siete pronti?». Domandò il maestro.
Poi
si ricordò: «Ah … Prima che iniziamo vorrei che Maximilian venisse qua vicino a
me».
Maximilian,
senza batter ciglio, si alzò e si recò vicino il maestro.
Il
mago gli disse: «Tu, Maximilian, per oggi, data la tua inesperienza, non
proverai nessun tipo d’incanto; sarà per te un ripasso di teoria. Da oggi in
poi, nel pomeriggio, andrai a fare lezione con Astral; questa scelta è dovuta
alla tua giovane età che richiede un tutore specifico».
Wotan
ovviamente stava mentendo, di certo non poteva affermare che se Max avesse
fatto un’evocazione avrebbe messo in pericolo tutti i presenti vista l’enorme
potenzialità che possedeva.
Dal
canto suo, Maximilian, era contento di rivedere Astral e non solo … Era ansioso
di raccontargli i sogni che faceva ogni sera da quando aveva avuto l’incidente.
La
mattinata passò in fretta e tutti gli alunni fecero del loro meglio riuscendo a
fare gli esercizi che i maestri di volta in volta gli assegnavano.
Verso
la fine delle lezioni mattutine nell’aula ci fu una gradita visita; si trattava
di Astral, che entrato nella stanza chiese il permesso al maestro Asdar di
poter parlare.
Asdar
acconsentì.
Astral,
rivolgendosi a Maximilian, disse: «Sono venuto per avvertirti che oggi, dopo
mangiato, inizieremo una serie di sedute di studio in cui saremo solo io e te.
Questo per ridurre lo svantaggio nei confronti degli altri alunni, che essendo
più grandi di certo saranno più avanti nello studio. Passo a prenderti alle ore
quattordici in punto, ci diamo appuntamento davanti al refettorio».
Max
fece cenno di aver capito.
Astral
salutò con i dovuti modi e uscì dall’aula richiudendo la porta dolcemente.
La
lezione continuò, ma dopo pochi minuti suonò la campanella che annunciava la fine
della prima sessione degli studi e tutti i ragazzi si diressero con diligenza
verso la sala pranzo.
Avete
letto 4342 parole, 22519 battute spazi esclusi, 26831 battute spazi inclusi,
143 paragrafi e 432 righe (6° capitolo dell’opera inedita).
Vi
saluto tutti.
Ciao.
