Sto per postare anche il 3° capitolo del libro “I due Mondi”.
Volevo dire solo due parole prima di farlo …
Al suo interno troverte delle frasi in latino (ciò avverrà quando i maghi riprodurranno i loro incanti).
I nomi dei personaggi potranno sembrare un po’ strani, ma vi assicuro che sono nomi nordici; due piccoli esempi: Astral (significa uomo venuto dalle stelle); Loky (compare nella mitologia di Odino. Voi tutti sapete che uno dei figli di Odino si chiamava così).
Non sto qui però a scriverli tutti poiché sarei troppo prolisso ( … e già il capitolo è molto lungo).
Allora … Dove eravamo rimasti?
Un meteorite si abbatte su un paesino e un bambino viene coinvolto nell’impatto.
Il bambino in questione (Maximilian) è oggetto d’interesse da parte di forze oscure le quali si apprestano ad attaccare la casa dove egli dimora.
Sei figure misteriose, che paiono maghi provetti, accorrono per evitare che il ragazzo venga ucciso.
Maximilian custodisce un potere del quale ancora non è consapevole e pertanto viene ordinato ad Astral (uno dei maghi) di portarlo al sicuro nell’Asilum.
Cinque entità però, sono giunte prima del previsto nel paese e dunque una cruenta battaglia sta per svolgersi …
Se vi piace leggere, beh … Allora siete nel posto giusto; ecco il capitolo:
CAPITOLO 3
L’ATTACCO DEGLI ESSERI MALVAGI
Due sagome comparvero d’improvviso, esse si avvicinavano veloci alla casa dove abitava Maximilian; sembravano due innocui gatti …
Asdar era appostato vicino all’entrata, si era mimetizzato in modo da essere indistinguibile dalla natura che lo circondava.
Egli sentì una presenza accanto a sé e si abbassò istintivamente.
Una lunga coda si schiantò contro il muro provocando un gran fragore.
Il mago inginocchiato poggiò le mani a terra ed esclamò: «Vicissitudo niveus, precor stilus tutela!».
Un fascio di luce azzurra l’ammantò; essa, oltre a porsi in sua difesa, illuminò la parte buia da dov’era venuto l’attacco.
Un essere spaventoso apparve davanti ai suoi occhi; egli si ergeva su due zampe lunghe le quali avevano tre dita; alla fine di esse spuntavano lunghi artigli rossastri e il busto dell’essere non aveva protuberanze.
Non c’erano tracce di braccia sul suo busto e alla fine del lungo collo risaltava un’enorme testa simile a quella di una lucertola.
L’essere era alto all’incirca come un uomo e dalla sua bocca scendeva una sostanza verdognola.
Una voce viscida si udì chiara: «Consegnateci il celestiale! Ogni vostra resistenza verrà stroncata».
Appena finito di parlare, la lucertola sputò un getto di quella sostanza verdognola; un gran fumo avvolse Asdar e quando questi scomparve, si vide che la sua barriera non era stata infranta.
Intorno ad essa era tutto fuso però; a quel punto Asdar pronunciò: «Impĕtus: elementum ignis!». La sua voce echeggiò imperiosa in quel luogo.
Dalle mani di Asdar rivolte verso l’animale uscirono dell’enormi fiammate rossastre che investirono la bestia.
Essa squittì costantemente contorcendosi sulla fresca neve appena caduta …
Asdar in seguito pronunciò: «Elementum iunctus:acua-ventus; impetus!». Alzando le braccia al cielo.
Un vortice formato d’aria e acqua comparve dal nulla alto in cielo; da esso partì un fulmine che si diresse verso il nemico.
L’animale fu colpito in pieno dal fulmine ed esalò l’ultimo respiro.
Quando Asdar rivolse lo sguardo verso le due sagome scorte in precedenza, si accorse che avevano cambiato passo e si stavano avvicinando velocemente a lui; nello stesso momento si allungarono e presero entrambe una forma simile a quella dell’essere affrontato prima.
Le due bestie spiccarono un gran balzo in direzione del mago con le fauci spalancate, ma proprio in quell’istante si sentì una voce: «Impĕtus: elementum terra!».
Una muraglia di fango si alzò proprio davanti alle due bestie, le quali vi urtarono violentemente cadendo al suolo.
La stessa voce salì di tono: «Elementum iunctus: terra-ignis; impetus!». L’uomo le pronunciò allargando le braccia e sbattendo violentemente i palmi delle mani l’uno contro l’altro.
In quell’istante i due animali, che si stavano riprendendo dal colpo, incominciarono a sprofondare in un lago di lava bollente.
Le due creature, nell’estremo tentativo di sopravvivere, alzarono la testa il più possibile senza alcun risultato: furono inghiottite con grande voracità da quel lago mortale.
Dian, al quale apparteneva la voce, Chiese: «Serve una mano?».Asdar rispose con ironia: «Tu che dici, vogliamo invitarli a cena? Dubito che accetterebbero; a meno che … Noi non facciamo la parte della cena!». E con un salto repentino lo raggiunse sul tetto.Il salto che Asdar aveva spiccato era disumano, ciononostante sembrava che non avesse fatto nessuno sforzo.«Tre sono andati; ne rimangono due». Poi affermò, nel frattempo si guardò intorno per scovare il nascondiglio delle bestie che mancavano.
Tre figure affiancarono i due maghi sul tetto e fu come se fossero apparse dal nulla …
«Ah; finalmente vi siete decisi ad unirvi alla festa. Drenk, Wotan, Loky, finiamoli prima che la cosa prenda una brutta piega». Disse Dian.
Wotan però, riferendosi al resto del gruppo, espresse preoccupazione: «Non capisco! Non va bene per niente. Continuo a sentire presenze nonostante ne abbiate eliminato tre».
In seguito aggiunse: «Devo vedere con chiarezza quanto accade».«Lux!». Esclamò l’uomo.
Le creature intorno a loro si prepararono ad attaccare avvicinandosi sempre di più.
In quell’istante la voce di Astral si levò fra tutte: «Impĕtus: lux, lucis!». Disse con enfasi il mago.
Un bagliore affiorò proprio nel luogo in cui erano appostati i cinque maghi e si allargò progressivamente; un anello di luce investì in pieno tutti gli esseri avversi propagandosi fino a quando non scomparve all’orizzonte.
Le bestie sembravano disorientate: erano cieche e sbattevano l’uno contro l’altra.«PRESTO, VENITE VIA DI LÀ!». Urlò Astral.
I maghi non se lo fecero ripetere due volte: spiccarono l’ennesimo balzo disumano e lo raggiunsero su un tetto vicino.Astral era lì con Maximilian e Gerard, entrambi visibilmente impauriti.
«I nonni dove sono?». Domandò Dian.«Non ce l’ho fatta a portarli via, ci sono troppe bestie!». Esclamò Astral.
Il mago non riuscì a dire altro perché un’enorme sfera di fuoco colpì la casa dove i nonni di Maximilian erano nascosti.
Le fiamme si sparsero velocemente, seguì un’esplosione che rimbombò ovunque.La casa fu ridotta in piccoli pezzettini e si vide una gigantesca sagoma che si ritirava verso il bosco vicino.
Essa lasciò tracce sul terreno, fu come se un grande aratro avesse ripulito la zona da qualsiasi corpo estraneo.
L’immensa sagoma celata nell’oscurità colpì parte degli esseri che ancora erano accecati uccidendoli all’istante.
Gli esseri rimasti in piedi ripresero a vedere e attaccarono con più ferocia i maghi.
Un’altro incanto fu eseguito, questa volta da Loky: «Impĕtus: acua!». Esclamò l’uomo.
Un muro d’acqua si eresse davanti ai cinque maghi in tutta la sua maestosità e si diresse verso le bestie rimanenti.
A protezione delle bestie però, si alzò un enorme muro di fuoco.
I due muri incantati cozzarono uno contro l’altro e si sprigionò un’immensa nube di vapore, di conseguenza non si vide più nulla: solo nebbia.
Astral decise di sfruttare la situazione per cercare di scappare; i maghi provarono dunque a farsi breccia e Astral, chiedendo a tutti i presenti di stargli vicino, recitò: «Subterlabor volatilis: lucis!».
Una luce abbagliante scemò subito dopo in modo progressivo, fino a quando non scomparve nella grandezza del firmamento.
La nebbia era ormai svanita e i maghi erano scomparsi portando via con loro la preda delle bestie.
Dal cielo, all’improvviso, grandi sfere infuocate caddero al suolo e, come se sapessero dove colpire, non mancarono nemmeno una creatura cancellando ogni traccia del loro passaggio ed eliminandole definitivamente: il fuoco si propagò ovunque.
Dopo l’evento un ruggito terrificante echeggiò nell’aria e tutto tornò nella calma più assoluta.
Una figura furtiva osservava dal bosco lì vicino e due grossi occhi minacciosi fissavano il campo di battaglia dove stavano accorrendo una moltitudine di persone.
Gli occhi si spensero nell’oscurità dopo pochi secondi e la figura pian piano svanì senza far notare la sua presenza.
Lontano dal posto in cui era avvenuto lo scontro:
In un bosco pieno di alberi gli animali girovagavano liberamente, la neve fresca faceva da sfondo a un paesaggio che infondeva tranquillità.
In cielo, dove risaltavano miliardi di stelle, comparve un lume appena visibile e diverso dagli altri punti luminosi.
Esso diveniva sempre più grande e quando toccò terra si materializzarono le sagome dei sei maghi sfuggiti alla battaglia avvenuta poco prima.
Due di loro tenevano in braccio i bambini privi di sensi; in quell’istante un mago parlò: «Siamo riusciti ad andare via! Astral hai fatto un ottimo lavoro. Adesso dobbiamo tornare al più presto all’Asilum, lì saremo al sicuro; al momento però, ci serve un rifugio per la notte». Disse Drenk.
Poi affermò: «E io posso rendere la cosa più confortevole».
Quel mago Puntò la mano verso il basso ed esclamò: «Elementum terra: castrum!».
Quattro pareti si alzarono da terra per poi unirsi e un tetto andò a coprire la parte alta dello stabile appena evocato.
Quando entrarono all’interno della casa magica appena apparsa dal nulla, si accorsero che vi era ogni confort: delle sedie su cui sedersi, dei letti su cui stendersi, persino un tavolo; nella sala principale faceva la sua bella presenza un camino pronto per essere riempito con il gradito fuoco.
Lo stesso Drenk allora pronunciò: «Ignis!». E un fuoco comparve d’incanto riscaldando l’ambiente.
Maximilian e Gerard furono adagiati sui letti e i maghi si radunarono intorno al fuoco.
Drenk finì di sistemare il loro alloggio temporaneo esclamando un’ultima formula: «Mimesis!».
I compagni lo guardarono stupiti e uno di loro gli chiese: «Dove l’hai imparata? Noi maghi bianchi non abbiamo questo tipo di possibilità, almeno non fino a questo momento …».
Drenk ribatté: «Non puoi nemmeno immaginare quanti nuovi trucchi ho appreso durante il mio viaggio nelle terre di Grecia. Non abbiate dunque timori, ora dovremmo essere al sicuro. Siamo invisibili a qualsiasi occhio».
Il mago guardò poi Astral e fece presente: «Abbiamo bisogno di una barriera per rilevare intrusioni di esseri magici».
Astral acconsentì e incominciò a preparare l’incanto: «Tutela!». Esclamò il mago.
Si vide una sottilissima bolla trasparente partire da Astral e dirigersi, espandendosi a dismisura, verso l’esterno.
In seguito i sei si sedettero intorno al camino e incominciarono a discutere sull’accaduto.
Il primo a prendere la parola fu Wotan: «In paese sentivo delle strane presenze; ora: sapevamo che solo cinque esseri magici avevano trapassato, perché ci siamo trovati di fronte a un numero così elevato di avversari? Se non avessimo unito le nostre forze non saremo qui a raccontarlo».
Drenk provò a dare una sua spiegazione: «È strano che siano aumentati in quel modo. Che possano moltiplicarsi oltre che essere mutanti?».
Loky affermò: «Potrebbero aver subito qualsiasi tipo di maleficio, non dimentichiamo con chi abbiamo a che fare. Una cosa è certa: eravamo in netto svantaggio». Poi chiese: «Cos’ha colpito la casa dove dormivano i ragazzi? Quella era una sfera infuocata, quei minuscoli animali non potevano riprodurla».
In seguito provò a fare un’ipotesi: «O c’era un mago tra loro, oppure ...».
Fu interrotto da Astral che affermò: «Ho visto chiaramente cos’ha colpito l’immobile e, con sincerità, posso dirvi che non abbiamo combattuto solo contro i Boschivi. Tra loro c’era anche uno di fuoco; e di grande stazza direi …».
Dian ribatté: «Impossibile! Non possono tenere la loro forma e girare liberamente in questa dimensione. L’incanto di millenni fa li avrebbe privati dei loro poteri fino a ridurli in fin di vita».
Asdar parlò per ultimo: «Abbiamo visto tutti che ci hanno attaccato mantenendo la loro forma e hanno usato i loro poteri contro di noi. La verità è che l’incanto si sta indebolendo. Non ci resta che portare il ragazzo dove può essere istruito e così compiere il suo destino. Sapete: da un lato sono fiero di vivere questo momento; potrò essere d’aiuto e, se la profezia che conosciamo si avvererà, potrò godere di tempi in cui regnerà la pace».
Dopo quello scambio di parole i maghi decisero di andare a riposare e ognuno di loro si diresse verso un giaciglio.
Una sagoma minuta s’aggirava in un posto oscuro.
Era Maximilian che camminava tutto spavaldo; stava passeggiando fra le strade del suo amato paese, quando d’un tratto scorse due figure celate nel buio.
Gli sembrò di riconoscere i nonni e a quel punto gli corse incontro; ma quando fu nelle loro vicinanze, le sagome si unirono in una maestosa e del fumo attorniò il ragazzo.
Lui ebbe tanta paura e stava per scappare, quando un muro gli si parò davanti.
Maximilian non poteva andare da nessuna parte: di fronte aveva il muro che gli ostacolava il passaggio, ai lati c’erano delle costruzioni invalicabili e c’era quella sagoma spaventosa che tanto gli incuteva terrore …
Una voce poderosa si sentì echeggiare nell’aria: «Dunque; piccolo marmocchio … Dimmi: come riuscirai ad uscirne vivo?».Chiese quell’essere celato dall’oscurità.
Max gli domandò: «Chi sei?».
La poderosa voce aspettò un attimo a farsi sentire, poi affermò: «Non ha importanza chi sono io. Il punto è che entrambi siamo legati dallo stesso destino: se tu perisci farò lo stesso anche io; sai: questo non è il posto dove io dovrei stare e francamente non ho idea di come ci sia arrivato. Dovrai diventare molto forte, poiché d’ora in poi tu combatterai per entrambi ed io non potrò soccorrerti, almeno per adesso. Fallo ed entrambi vedremo quello che nessuno ormai non vede da millenni, rinuncia ed entrambi periremo».
Un ruggito si propagò in ogni angolo di quel luogo, il muro si alzò e a Maximilian sembrò di vedere una possente zampa con quattro dita e lunghi artigli affilati.
Il piccolo incominciò a correre all’impazzata e, come avrebbe fatto ogni bambino della sua età, gridò impaurito.
Uno spiraglio di luce diveniva sempre più grande …
L’ambiente che prima era stato teatro dell’incontro con la terribile ombra stava svanendo e uno nuovo divenne sempre più nitido.
Gerard, Astral e cinque persone che non aveva mai visto prima erano vicini a lui.
Maximilian li guardò e poi si alzò dal letto su cui era steso; aveva sognato ancora una volta quella gigantesca figura dunque …
Le sue prime parole furono: «Dove mi trovo? Nonna, Nonno! Dove sono?».
Gerard, più grande di un anno, incominciò a spiegargli: «Max, della notte precedente ricordo solo un grande incendio. Astral è entrato nella mia camera con te in braccio e mi ha portato via».
Astral annuì e aggiunse: «Piccolo Maximilian, Gerard … Sedete pure, ho delle notizie da darvi. Ieri notte è scoppiato un incendio a casa vostra, sono riuscito a portare in salvo solo voi due e purtroppo i vostri nonni erano lontani. Non ho potuto fare niente per salvarli: mi dispiace».
I due bambini scoppiarono in lacrime e Astral gli disse: «Sono consapevole che è per voi una grossa perdita. Per via della vostra giovane età non riuscite ancora a fronteggiare una cosa simile, ma potete stare sicuri che io non vi lascerò da soli; sapete, vostra nonna mi ha fatto promettere di badare a voi se le cose per loro si fossero messe male. Io intendo mantenere la mia promessa ad ogni costo. State certi che veglierò su di voi fino quando non sarete autonomi in tutto e per tutto. Quello che posso dirvi è di continuare a sfogarvi per adesso». E con un abbraccio li strinse al suo petto.
Passò mezza giornata e, quando i due bambini furono in grado di muoversi, i sei maghi si radunarono e decisero di riprendere il cammino che li avrebbe portati all’Asilum.
Tutti uscirono fuori dal rifugio che aveva fatto bene il proprio lavoro: la notte era trascorsa senza nessun intoppo.
I maghi si guardarono in faccia e fecero un cenno d’accordo, erano pronti a partire; non prima di aver fatto sparire il rifugio nel quale avevano trascorso la notte appena passata però …
Max e Gerard erano portati sulle spalle da Astral e Dian i quali si muovevano veloci.
I due bambini furono stupiti del silenzio che regnava tra quelle sei misteriose figure: nessuno diceva una parola; pareva che comunicassero con gli sguardi.
Gli alberi sfrecciavano da entrambi le parti e la vegetazione allungata faceva da sfondo al bianco candido della neve che era depositata sul terreno.
Max si aggrappò ancor di più alle spalle di Astral e, guardando verso il basso, notò che tra i piedi di Astral e il terreno v’era dello spazio.
Il mago levitava non toccando terra e nello spazio vuoto vorticava, freneticamente, un turbine d’aria.
Maximilian, impaurito, chiese ad Astral: «Che cos’è quella cosa sotto di noi?».
La sua voce si sentì flebile poiché era coperta dal rumore del vento e della vegetazione che di tanto in tanto era smossa dalle loro figure.
«Piccolo amico mio, non ti preoccupare di questo; è un trucco che ho imparato da mio nonno e guarda un po’… Poi l’ho insegnato agli altri. Presto saremo al sicuro, fidati di me. Lì, dove ci stiamo dirigendo, ci sono altri ragazzi come te. Facciamo così: alla prossima sosta ti parlo del posto in cui stiamo andando; adesso tieniti forte, non vorrai mica cadere e farti male …».
Maximilian annuì e si aggrappò tenacemente.
Venne presto la sera, non avevano fatto nemmeno una sosta e i piccoli non vedevano l’ora di fermarsi per riposare.
I maghi decisero il punto in cui era opportuno erigere il rifugio e in quel momento Drenk ripeté le stesse operazioni della sera precedente.
Il rifugio, quella sera, sembrava ancora più accogliente poiché fuori la temperatura era scesa di parecchio.
I sei si divisero i compiti e, quando fu ora di mettersi a tavola, Astral chiamò i ragazzi che nel frattempo si erano distesi per riposare un po’: «Max, Gerard … La cena è pronta». Gli disse la gentile figura con la barba bianca.
Quando furono tutti seduti Astral si rivolse a loro ripetendo: «Come vi avevo promesso, è ora di raccontarvi del posto dove siamo diretti».
Sul tavolo c’era abbondanza di cibo e Maximilian e Gerard furono sorpresi di vedere tutte quelle pietanze.
Gli otto incominciarono a mangiare con gusto, vista la fame che avevano accumulato durante il giorno nel quale non avevano mangiato niente.
A un certo punto Astral richiamò l’attenzione di tutti, in particolare si rivolse ai piccoli:
«Proverò a spiegarvi dove ci stiamo dirigendo. Il perché è un argomento che toccheremo quando tu, Max, sarai più grande. Il posto in cui stiamo andando è chiamato Asilum, in esso ci sono tanti ragazzi come voi; Max, tu sei il primo bambino di dieci anni a metterci piede. In questo posto noi facciamo in modo che i ragazzi diventino autonomi ed è un rifugio abitato da famiglie di maghi bianchi; qui è insegnata una nobile arte: la magia bianca. Lo stabile dell’Accademia dove voi studierete si divide in cinque piani, ogni piano ospita una classe di meritevoli che si sono distinti per una predisposizione alla magia. In genere, queste persone, sono molto più ricettive delle altre e, se voi due ricordate il racconto che vi ho narrato, possiedono ancora un briciolo di forza che permette di non avere limiti nell’arte magica. Noi li chiamiamo allievi e hanno un’età che varia dagli undici ai sedici anni. A sedici anni il periodo di formazione risulta completo. Sei sono i maestri che insegnano dentro lo stabile e sono ritenuti da tutti tra i più potenti maghi bianchi esistenti; alla fine della vostra formazione vi assicuro che baderete a voi stessi in tutta autonomia».
Dian, che fino a quel momento non si era presentato, disse: «Il mio nome è Dian e sono un grande amico di Astral; come tutti del resto». E facendo cenno verso gli altri uomini aggiunse: «Il signore alla vostra destra si chiama Loky». Puntando poi il dito verso la persona accanto a Loky disse: «Lui è Wotan; l’altro omone affianco si chiama Drenk e infine c’è Asdar; ed è per noi un gran piacere conoscervi. Ma non temete: siamo tutti qui per fare in modo che arriviate sani e salvi a destinazione».
Maximilian guardò Astral e domandò: «Non ci farete del male?».
I sei sorrisero e Drenk puntualizzò: «Se avessimo voluto farvi del male a quest’ora avremmo già provveduto e non saremmo qui a tentare di proteggervi».
Dopo quell’affermazione sul viso dei bambini spuntò un sorriso e fu allora che Maximilian confidò ai presenti: «Stanno succedendo cose strane. L’altra sera, ieri sera … Sogno sempre una grande sagoma; sapete, mi spaventa: è enorme. Fino a ieri non si è mai rivolta a me direttamente, ma questa notte mi ha parlato. Quello che non capisco è che sogno la stessa cosa da quando ho avuto l’incidente».
Tutti nella stanza si guardarono in faccia e dopo un momento di silenzio fu Astral che chiese: «Possiamo sapere cosa ti ha detto?».
«Certamente!». Esclamò Max con espressione preoccupata. «Ieri mi ha detto che sono piccolo e indifeso e mi ha chiesto come avrei fatto a difendermi. Ha sottolineato che devo imparare a cavarmela da solo o entrambi scompariremo». Spiegò Max.
Furono tutti stupiti di quello che avevano sentito e allora lo stesso Astral cercò di rassicurarlo: «Non aver paura, tutto accade per una ragione; come ti dicevo pocanzi: adesso sei piccolo, non hai una visione abbastanza chiara di tutto; ma lasciati aiutare da me. Sarò un buon maestro, vedrai … E se lo continui a sognare, lascia che si avvicini a te, non temerlo. Tu non puoi immaginare quanto ti aiuterà». Poi si rivolse a suo fratello: «In quanto a te Gerard … Veglia su tuo fratello, diventa più forte per lui. Anche tu sarai prezioso in questa storia. Ma adesso, bando alle ciance: è tempo di andare a riposare».
Rivolgendosi nuovamente a Maximilian disse: «Maximilian, non temerlo poiché sarà per te una fonte di grande conforto un giorno. Non ti farà mai del male perché siete la stessa cosa».
I due bambini andarono a riposare, consapevoli che all’indomani avrebbero dovuto affrontare un altro viaggio faticoso.
I maestri attesero che Maximilian e Gerard dormissero, poi incominciarono a conversare.
Drenk disse: «Non posso credere che un bambino di dieci anni possa sopportare il potere di un celestiale e parlare con lui capendo addirittura il suo linguaggio. Potremmo trovarci di fronte a qualcosa che nessuno ha mai visto nel corso dei secoli».
Astral aggiunse: «Se lui ha parlato a Maximilian dicendogli quelle cose, ci troviamo di fronte a una svolta: per la prima volta in millenni un enorme potere varca la soglia e si rifugia in un bambino di soli dieci anni. Perché? Poi il suo corpo resiste a tale potere e … Non solo: è in sintonia a tal punto da poter affermare che sono una sola cosa».
Dian sottolineò: «Non possiamo proprio permetterci di fallire; tutti noi abbiamo una forte responsabilità nei confronti dell’intero genere umano. Dobbiamo formare il ragazzo nel miglior modo possibile e inserirlo nella prima classe dell’Asilum nonostante la sua età; va protetto e guidato».
Tutti annuirono e furono concordi nello stabilire che Maximilian doveva essere avviato all’arte della magia bianca; a lui andava spiegato in maniera chiara quello che stava succedendo.Wotan ricordò: «Domani mattina partiremo presto, prima arriviamo e meglio sarà. Inoltre … Di questo periodo le lezioni dovrebbero essere già incominciate e gli studenti si staranno chiedendo dove siano finiti i maestri. Devo però essere onesto: non vedo l’ora di osservare il piccolo all’opera, secondo me ci stupirà».
I sei, a quel punto, decisero di andare a dormire per recuperare le forze che in giornata avevano speso.
La notte trascorse senza problemi e all’indomani tutti si alzarono presto, all’alba erano pronti a partire.
Dian cancellò le tracce del loro passaggio e Maximilian e Gerard si misero sul dorso di Astral e Drenk; a quel punto incominciarono a muoversi.
Gli otto fecero molta strada, ma ad un tratto successe un fatto insolito …
L’aria incominciò a riscaldarsi stranamente e davanti a loro una lingua di fuoco ostruì la via.
Il gruppo si bloccò, tutti erano sull’allerta e a quel punto cercarono un modo per aggirare l’ostacolo.
Gli esseri che due notti prima avevano tentato di ucciderli nel paese di Max apparvero dal nulla.
I sei non si fermarono però, continuarono a viaggiare velocemente per sfuggire all’imboscata; ma quegli esseri l’inseguirono tenendo il passo dei fuggitivi.
Astral disse a Max: «Non ti preoccupare; aggrappati forte e vedrai che ne usciremo interi anche questa volta».
Il piccolo, intimorito, eseguì alla lettera le istruzioni che gli furono impartite.
Dian gridò: «DOBBIAMO SEPARARCI, NON POSSIAMO AFFRONTARLI CON I PICCOLI DA PROTEGGERE. TU E DRENK CERCATE DI FUGGIRE, NOI PENSIAMO ALLE CREATURE; LI TRATTERREMO FIN QUANDO VOI NON SARETE SCAPPATI». Rivolgendosi ad Astral.
Astral fece un cenno d’assenso e aumentò la velocità.
Wotan, Loky, Asdar e Dian si fermarono ed aspettarono gli inseguitori.
Maximilian e Gerard, nonostante si fossero allontanati abbastanza, udivano i suoni della battaglia e degli incantesimi elementali riprodotti dai maghi bianchi.
Astral ad un certo punto affermò: «Siamo al sicuro adesso, ma ci conviene arrivare il prima possibile a destinazione».
C’era un ultimo albero da valicare prima di uscire dal fitto bosco; ad un tratto si udì un fragore seguito da un tremore diffuso che fece ondeggiare tutto il terreno.
Davanti ad Astral e Drenk comparve un’enorme bestia: sembrava un autobus a due piani.
I piedi della bestia avevano quattro dita dalle quali risaltavano degli artigli affilati.
Max notò che era veramente grande …
Dal busto della bestia partiva un lungo collo alla cui fine c’era una testa che sembrava quella di un serpente dalle grosse zanne.
L’animale fissava in modo minaccioso Maximilian.
Il mostruoso essere rivolse leggermente indietro la testa spalancando le fauci; visto quello Astral gridò rivolgendosi Drenk: «CORRI VICINO A ME!». E pronunciò: «Elementum iuncutus: ignis, terra; precor stilus tutela!».
Una semisfera incandescente coprì i quattro; nel frattempo fu proiettata verso di loro un’enorme fiammata che colpì in pieno la cupola appena evocata rivestendola del tutto.
All’interno della barriera la temperatura si stava facendo insopportabile, il sudore ne era la palese dimostrazione.
Drenk guardò Astral e affermò: «Se non usciamo da qui finiremo arrosto. Appoggiati a me!». Poi iniziò a recitare una formula: «Elementum terra subterlabor volatilis!».
I quattro incominciarono a sprofondare nel terreno diventando tutt’uno con esso, fino a scomparire al suo interno.
La semisfera fu travolta dalle fiamme proprio in quel momento.
L’essere rivolse il suo sguardo verso i quattro maghi che stavano combattendo contro il gruppo di draghi boschivi.
La bestia, abbassando il collo fino a toccare quasi il suolo, spalancò le fauci ed emise un frastornate ruggito, iniziò poi a muoversi in direzione della battaglia che si stava svolgendo e quando fu abbastanza vicino sferrò un poderoso colpo con la sua coda travolgendo tutto quello che si trovava sulla sua strada.
Gli alberi venivano sradicati come se fossero fatti di carta pesta, persino i corpi dei piccoli draghi dei boschi furono scaraventati per aria.
I maghi cercarono di allontanarsi, ma nel farlo furono costretti a difendersi dai molti aggressori.
Drenk gridò: «VIA TUTTI! NON POSSIAMO PIÙ GESTIRE NIENTE. QUESTI BOSCHIVI SONO DIVERSI DAL NORMALE!».
Una voce si udì appena in quel momento; era la voce di Astral: «Impĕtus: lucis!».
Un bagliore provenne da un punto indefinito del bosco colpendo tutti i nemici.
Gli esseri collidevano l’uno contro l’altro poiché erano stati accecati; così anche il grosso bestione che li aveva attaccati con tanta foga: esso, dimenandosi, provocava danni alla flora e scaraventava lontano da lui tutto quello che incontrava sulla sua strada.
«Gladio!». Si udì; fu sempre Astral che pronunciò l’incanto …
Il mago impugnava una spada fatta di luce e si gettò senza remore verso il gruppo che stava combattendo.
Con un fendente tagliò in due un essere che si dimenava lì vicino, poi si diresse verso la grossa bestia tentando di colpirla senza successo.
Uno smottamento d’aria travolse il mago che fu scaraventato lontano.
Nonostante Astral l’avesse mancata, la bestia si contorceva più aspramente di prima lamentandosi con insistenza.
Quando il polverone creato dall’essere si diradò, i maghi videro che il grosso animale era fermo, prono al suolo, e respirava affannosamente.
Dian esclamò festante: «Ben fatto Astral: l’abbiamo preso!».
Drenk notò che l’essere stava rialzandosi e urlò ai compagni: «ATTENTI! NON È ANCORA FINITA … SI STA RIALZANDO». Sulla faccia della bestia c’era taglio da cui fuoriusciva del liquido rosso.
Essa spalancò ancora le fauci, guardando il gruppo di persone che si ergevano a difesa di Max e Gerard; fece un ruggito spaventoso, stava preparandosi ad attaccare di nuovo.
I sei maghi erano armati con una spada, ognuna fatta con un elemento diverso, e le creature caddero a terra prive di vita in poco tempo colpite a morte da quelle spade.
Solo la grossa bestia ora si opponeva al loro passaggio …
I maghi stavano per sferrargli il colpo di grazia, quando intorno all’animale si formò un globo di fuoco da cui proveniva un calore insopportabile.
Era impossibile per gli uomini avvicinarsi ad essa.
Una voce oscura e sottile raggiunse le orecchie di tutti i presenti: «Pensate di esservela cavata? Vi sbagliate di grosso! Il mio potere è grande più di quanto voi possiate immaginare. Ho un obiettivo da raggiungere ad ogni costo: lasciatemi il celestiale e vi darò una morte veloce, senza sofferenza, opponetevi ancora e conoscerete cosa significa morire fra atroci pene».
Wotan gli rispose: «Te lo puoi scordare! Se vuoi la nostra pelle te la dovrai guadagnare».
In quel momento ci fu un’esplosione; la palla di fuoco si stava espandendo, bruciando tutto quello che trovava sul suo cammino.
Dian esclamò: «Elementum acua, tutela!».
Una barriera d’acqua si eresse a difesa dei presenti; l’impatto causò un’enorme nube di vapore, l’aria era caldissima.
Dalla grande nube creatasi emerse indenne il rossore del globo che continuava ad espandersi; non rimaneva altro ai maghi che una fuga repentina …
«Subterlabor volatilis: lux lucis!». Pronunciò Astral.
Tutti i componenti del gruppo diventarono luce in un istante e sparirono nell’immensità del cielo azzurro.
Nella zona in cui era avvenuto lo scontro non rimaneva altro che un cumulo di macerie fumanti, in mezzo alle quali spiccava la grande figura della bestia che, nonostante la ferita sanguinante sulla guancia, spalancò le sue fauci ed emise un ruggito di stizza.
Un grande lago limpido era ai piedi di una montagna la quale svettava maestosamente.
Intorno al lago c’erano alberi rigogliosi e fiori di ogni varietà; di tanto in tanto qualche animale saltellava di qua e di là.
In cielo si vide un bagliore e man mano che si avvicinava al suolo diveniva sempre più grande.
Le figure dei maghi bianchi e quelle dei due bambini sostituirono presto il bagliore il quale perse d’intensità.
Drenk si guardò intorno, sospirò e poi esclamò: «Sembra che siamo riusciti a cavarcela dopo tutto! Da qui riusciremo ad arrivare in un’ora al massimo all’Asilum».
Maximilian e Gerard tirarono un sospiro di sollievo perché capirono che il pericolo era ormai passato.
«State tranquilli piccoli, tra poco arriveremo all’Asilum. Lì nessuno potrà tenderci imboscate e vi assicuro che riprenderete una vita tranquilla, a meno che voi non abbiate voglia di bighellonare; a quel punto dovremo intervenire in qualità di maestri e richiamarvi ai vostri doveri». Disse Drenk ridendo e cercando di tirare su il morale ai due.
Di rimando Astral fece presente: «Drenk non siamo ancora arrivati e già pretendi che i nostri giovani amici si mettano a studiare». E rivolgendosi ai due gli spiegò: «Drenk è il più pignolo tra i maestri della nostra accademia delle arti bianche, sarà il vostro maestro di magia di fuoco».
Astral si fermò un attimo e in seguito aggiunse: «Avete visto cosa è accaduto nel nostro viaggio; è opportuno che impariate a difendervi da soli e noi vi insegneremo ad usare la magia bianca».
I due fanciulli erano ormai rassegnati: quello che gli stava accadendo era realtà …
Maximilian e Gerard non credevano veramente che sarebbero riusciti a riprodurre gli incanti di cui erano stati testimoni, ma risposero egualmente: «Non vediamo l’ora di imparare».
Asdar a quel punto fece notare: «È ora di muoversi, ci staranno aspettando. Il gran maestro vorrà informazioni su quanto è accaduto».
E dopo aver rifiatato un attimo, ripresero il cammino alla volta dell’Asilum.
Questo capitolo è composto da 5162 parole, 26543 battute spazi esclusi, 31674 battute spazi inclusi, 213 paragrafi e 533 righe.
Avete appena letto all’incirca 70000 battute spazi inclusi (tutti i tre capitoli).
Spero che il racconto sia di vostro gradimento e confido che mi perdoniate eventuali refusi.
Vi saluto tutti.
Ciao.
