La magia di narrare storie.

La magia di narrare storie.

La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.

Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

venerdì 6 giugno 2014

Nuovo capitolo da leggere (2' capitolo).



Avevo annunciato di voler postare la copertina del nuovo libro, ma dovrete aspettare ancora un po’.
Per quanto riguarda il secondo capitolo del libro “Maximilian Arlstain – i due mondi”, per chi fosse interessato ed ha letto il primo capitolo postato poco tempo fa, è giunto il momento di caricarlo sul blog.
State per leggere 28803 battute spazi inclusi … Ecco il capitolo:




CAPITOLO 2
IL NUOVO ARRIVATO


I commensali erano seduti a tavola e stavano discutendo di vari argomenti.
Fuori dalla casa in cui stavano cenando incominciava ad alzarsi una leggera brezza poiché l’inverno era alle porte e la temperatura, soprattutto di sera, imponeva l’accensione dei fuochi.
Nella sala da pranzo non c’erano gingilli costosi, i mobili erano alquanto antichi, il tavolo era di legno e aveva le gambe robuste.
Sul tavolo c’era una sfavillante tovaglia dorata dove erano poste, con ordine quasi maniacale, le posate, i tovaglioli e i bicchieri.
«Signor Astral come mai ha deciso di trasferirsi da queste parti?». Chiese con garbo la signora Arlstain.
«Mah … Per un uomo che ha fatto tanto nella sua vita questo è il posto ideale per riposare. Ma in verità ho approfittato del fatto che in paese avessi già dei possedimenti; quindi la scelta era obbligata». Affermò Astral.
Il signor Arlstain annuì. «La capisco perfettamente». Aggiunse dopo.
Maximilian in quel momento fece una domanda ad Astral: «Volevo chiederle se conosceva delle storie da raccontarmi; io adoro le storie». Dimostrando così tutta l’ingenuità di un bambino della sua età.
Astral rispose annuendo: «Quante ne vuoi piccolo Maximilian; non immagini nemmeno quante io ne conosca. Anzi: se i nonni sono d’accordo, tu e tuo fratello potete venire da me quando lo desiderate per ascoltarle; sai, io sono molto bravo nel raccontarle».
«Non vorremo che disturbino». Replicarono i nonni dei due ragazzi.
«Figuriamoci». Disse Astral.
«Che fastidio potrebbero mai dare ad un povero vecchio. Anzi, direi che mi farebbero compagnia. Dunque: non abbiate timore d’infastidirmi, lasciateli venire quando lo desiderano». Affermò l’ospite della famiglia Arlstain.
Max e Gerard ringraziarono e quando la cena giunse al termine, la nonna si rivolse loro dicendogli: «Piccoli: è ora di andare a dormire. Domani è un nuovo giorno, se non dormite quanto basta svegliarvi sarà un’impresa».
I due, senza batter ciglio, fecero ciò che gli fu chiesto, consapevoli che per loro l’indomani sarebbe stato pieno di sorprese.
Nella sala rimasero gli adulti che continuarono a parlare dei più svariati argomenti; ad un certo punto Astral pose una domanda ai due coniugi Arlstain: «Scusate se sono indiscreto: ma i genitori dei ragazzi sono fuori per lavoro?».
«È una lunga storia … Per Max e Gerard è stato un duro colpo. Tutto successe lo scorso inverno: la mamma e il papà stavano rincasando da lavoro e ci fu un incidente che coinvolse molte vetture oltre alla loro. Non siamo ancora riusciti a sapere la causa di quell’evento; fatto sta che i loro genitori non ci sono più. Gli siamo rimasti solo noi e i bimbi sono fin troppo bravi, hanno reagito bene. Non lo dimenticheremo mai il 15 di Novembre … Oltretutto quel giorno si respirava un’aria terribile, sembrava quasi zolfo». Replicò Marcus.
Le ore passarono in fretta e i discorsi s’intrecciarono amabilmente; venne però il tempo per Astral di rincasare e l’uomo dalla folta barba bianca salutò Marcus e Sara incamminandosi verso la sua dimora.
L’oscurità ammantò il paese e nulla si vide o si sentì all’infuori dello spirare del vento freddo.
La giornata seguente, all’uscita dalla scuola, Maximilian e Gerard si precipitarono a casa e, dopo aver lasciato la cartella, dissero alla nonna: «Noi andiamo dal nostro vicino; ci vediamo tra poco».
La nonna rispose: «Ragazzi: mi raccomando, non fate disperare il signor Astral».
«Va bene nonna, faremo i bravi». Ribatterono entrambi i piccoli.
I due giunsero davanti all’entrata della casa di Astral, sollevarono il semiarco che faceva da campanello e poi udirono il tonfo provocato dal battente.
La porta si aprì riproducendo il solito scricchiolio e ad aspettarli c’era Vlady, il maggiordomo di Astral.
«Vi stavamo aspettando; seguitemi, il padrone è al piano di sopra». Disse l’uomo minuto.
Maximilian e Gerard attraversarono un lungo corridoio pieno di oggetti molto antichi e di armature disposte su entrambi i lati.
I due bambini intravidero una coppia di uccelli che svolazzavano, lasciando dietro di loro una polvere che pareva magica.
Entrambi si domandarono che cosa ci facessero lì quei due uccelli strani …
Dopo pochi minuti i tre arrivarono davanti a una porta sopra la quale risaltava un semi arco.
Il semi arco era adornato con delle raffigurazioni angeliche e dei fiori erano scolpiti alle sue estremità.
Il servitore di Astral aprì dolcemente la porta e, al centro della stanza celata dalla porta che prima era chiusa, videro una figura che gli sorrideva; era proprio lui, lo stesso signore che la prima sera li aveva letteralmente rapiti con la sua sola presenza …
«Oh … Miei cari ragazzi! Dunque avete deciso di venire a farmi visita; ma venite pure, accomodatevi. Vi farò portare una bevanda dal mio maggiordomo». Disse Astral, felice di quella visita.
Vlady, udite quelle parole, si allontanò per andare a prendere ciò che Astral aveva chiesto.
I ragazzi non fecero altro che guardarsi intorno, non avevano mai visto qualcosa di così bello: la stanza era ovale e molto grande, sembrava perfino sproporzionata confrontandola con la casa vista dall’esterno.
Al centro della stanza c’erano le statue di tre angeli.
Esse erano immerse in una piccola vasca e reggevano delle giare sulle spalle; dalle giare sgorgava acqua che si tuffava dentro la vasca e il rumore dello scrosciare del liquido fu l’unica cosa che si sentì per qualche istante.
Sui muri dell’edera rampicante faceva la sua bella figura, ricoprendo gran parte di essi e fra ritratti di cavalieri erranti e anziani signori che sembravano incantati, filtravano dei raggi di sole che rendevano il panorama ancor più surreale.
Maximilian e Gerard rimasero molto colpiti da quella visione …
D’un tratto furono distratti: «Allora, giovani amici … Su, accomodatevi; vogliamo parlare un po’ di noi?». Domandò il signore di fronte ai due ragazzi.
Max, con voce tremula, gli fece presente: «Volevamo ascoltare una storia raccontata da lei».
L’anziano signore non sembrava per niente stupito dalla richiesta …
«Me lo dite così, senza nemmeno parlare un pochino. Va bene; d’altronde come si può rifiutare una così precisa richiesta. Ascoltate allora: quest’oggi vi racconterò di una storia fantastica, di cui non avete mai sentito parlare in precedenza. Sedete ed aprite bene le orecchie». Precisò Astral.
In seguito iniziò il suo racconto: «Tempo fa, sulla terra, esistevano un sacco di creature che la popolavano; e non parlo solo di esseri umani, ma anche di creature magiche tra le quali si annoveravano: maghi, elfi, troll, orchi, grifoni, minotauri e moltissime altre specie».
Il racconto iniziato dall’anziano signore aveva rapito letteralmente i due suoi ospiti.
Essi si concentrarono sulla narrazione che Astral stava facendo.
«Ad un certo punto l’umanità cambiò, se possiamo definirle così, le sue priorità; non gli interessava più coesistere pacificamente con le altre creature, le sue attenzioni si spostarono verso il lato materialista: la possessione dei beni e la totale incuranza del mondo che li circondava. Gli uomini stavano diventando sempre più egoisti, fino al punto da non soccorrere nemmeno quelli della propria razza nel momento del bisogno. Questa ossessione di potere, unita all’egoismo dei singoli, furono alla base di tutti i loro problemi; e parlo di guerre, malattie e quant’altro». Raccontò l’affascinante figura vestita con la tunica bianca.
I due bambini furono sempre più attratti da quel racconto e da parte sua, il narratore, continuava volentieri la storia: «Gli esseri magici incominciarono a lottare tra loro e ad attaccare gli umani poiché l’equilibrio fu spezzato. In quel tempo si formarono tre fazioni: da una parte vi erano i maghi neri, i quali reclutarono ogni sorta di creatura magica che avesse il cuore colmo di oscurità e dunque facilmente manipolabile. Questa fazione fu nei secoli la più spietata nei confronti di tutto il resto del creato. Non ebbero nessuna pietà, nessun sentimento o ripensamento; loro volevano a tutti i costi emergere dalla massa e comandare con il terrore. Il fine dichiarato era sottomettere la razza umana e costringerla al proprio servizio. Le loro possibilità risultarono grandi: la magia nera era il potere al quale loro facevano ricorso e, credetemi piccoli amici, erano creature da tenere in considerazione. Dall’altro lato c’erano i maghi bianchi, anch’essi molto potenti al punto da eguagliare i rivali; al contrario dei maghi neri però, proteggevano gli esseri umani. Essi facevano affidamento sulla magia bianca».
Il racconto fu interrotto da Vlady che appoggiò un vassoio sul tavolo attorno al quale gli ospiti erano seduti.
«Ho portato per voi la bevanda che mi avevate chiesto. Mi sono permesso di aggiungere qualcosa da mettere sotto i denti». Affermò l’uomo.
Maximilian e Gerard mangiarono e si dissetarono con una tale velocità da sorprendere Astral; si vedeva chiaramente che i due bambini erano ansiosi di ascoltare il resto del racconto.
«Bene, andiamo avanti!». Esclamò Astral.
L’uomo riprese poi il racconto …
«Esisteva una terza fazione nella quale erano schierati i maghi rossi. Anch’essi erano molto forti e la loro fonte di potere si chiamava magia rossa. La magia rossa traeva forza direttamente dagli Arcangeli, che come voi sapete sono creature celesti. Inizialmente furono neutrali, non si schierarono né da una parte, né dall’altra; diciamo che si limitarono ad auto proteggersi. Accanto a questi tre schieramenti giravano una grande quantità di creature magiche; ad esempio: ai maghi neri si unirono i lupi mannari, serpenti leggendari, minotauri, creature volanti con fattezze d’uomo, goblin e molte altre specie; ai maghi bianchi si unirono solamente gli elfi; a quelli rossi si unirono i giganti: esseri enormi dalla grande forza. Neutrali rimasero i combattenti più temibili e cioè i draghi, che fin da tempo immemore sono state creature le quali tendevano a bilanciare le sorti dei conflitti».
In quell’istante Astral udì una voce possente echeggiare sopra di loro; la sua faccia cambiò improvvisamente e, guardando i suoi due piccoli amici che erano rapiti dal racconto, capì che quella voce era esclusiva delle sue orecchie.
«Dove sono? Tu … Come fai a conoscere quello che la razza umana non dovrebbe sapere?». Un ruggito seguì le parole appena dette; a quel punto il vecchio signore incominciò a capire di fronte a chi si trovasse.
Astral si guardò intorno senza dare nell’occhio; egli si accorse che, come sospettava, la voce proveniva da Maximilian e guardandolo vide che l’iride sinistro aveva qualcosa di non comune.
La sua pupilla era allungata e assomigliava a quella di un rettile.
L’iride aveva cambiato improvvisamente colore, ma come per la voce che poteva udire solo lui, pareva che quell’episodio lo potessero vedere solo i suoi occhi.
A quel punto Astral interruppe il racconto e rivolgendosi ai due fratelli disse: «Adesso ho l’impressione che dovremo fare una pausa. Suppongo che il racconto, miei piccoli amici, sia diventato un po’ troppo pesante per richiedere ancora la vostra attenzione».
I due piccoli, in verità, erano più che attenti e, dal canto loro, l’avrebbero ascoltato ancora per lungo tempo il racconto, ma Astral non era della stessa opinione: «Ragazzi, penso che dovreste ritornare a casa vostra; i nonni saranno in pensiero».
Loro risposero: «Ma noi volevamo finire di ascoltare il racconto».
Astral replicò: «Non preoccupatevi; per udire la fine del racconto c’è tempo, di certo non scapperò. Andate pure, io domani sarò qui ad aspettarvi». I due si allontanarono a malincuore, ciononostante obbedirono.
La notte fece presto la sua comparsa e un vento freddo soffiò fra i vicoli del paese; l’inverno era ormai giunto e con le basse temperature le strade erano sempre meno piene, soprattutto a notte fonda.
Nelle casa dove abitava Maximilian regnava un silenzio surreale, era palese che la famiglia Arlstain stava riposando …

In una stanza lontana, al solito tavolo rotondo:

Un gruppo di persone, tutte vestite con delle tuniche bianche, stava discutendo animatamente.
Una voce disse: «A quanto pare hanno attraversato ancora. Abbiamo captato cinque nuove presenze quest’oggi, sarà opportuno intercettarli prima che creino caos e facciano vittime».
Un’altra voce ribatté: «Bisogna cercare di capire a che cosa stanno mirando, nel frattempo dobbiamo limitare le perdite tra gli umani; è importante muoversi immediatamente. Abbiamo già disposto la partenza di cinque uomini che a quest’ora dovrebbero essere in zona».
Nella stanza si percepì uno smottamento d’aria calda e una sagoma fece la sua comparsa.
Una voce possente salutò i membri del gruppo; essi si alzarono in piedi e di rimando ricambiarono il saluto.
Dall’ombra la voce mormorò: «Come pensavo … Pare abbiano trovato il modo di attraversare. Sono a conoscenza anch’io della visita che ci stanno facendo e suppongo sia una conseguenza del fatto successo in quel paesino».
In quell’istante apparve dal nulla un punto luminoso che emanava un gran bagliore; dallo stesso si udì una voce: «Come sospettavamo in questo posto è successo qualcosa di strano. Mi sono avvicinato al protagonista della vicenda e ho appurato che qualcuno ha attraversato. Dopo solo poche ore passate in paese, mi sono reso conto che l’affare va oltre le nostre più rosee aspettative. Abbiamo a che fare con un celestiale appartenente alla famiglia del maestro Brot, ne sono certo. Ho sentito la sua voce e l’ho riconosciuto perché ha reso visibile il suo iride inconfondibile, di un colore che solo un celestiale può avere. Si è nascosto in un bambino di dieci anni; il punto di entrata è stato l’occhio sinistro del piccolo. Attendo istruzioni e nel frattempo veglio su di loro».
Lo stupore fu generale: per la prima volta in millenni era successo un avvenimento di grossa portata.
Brot prese la parola: «Bisogna avvisare immediatamente Astral. Ditegli non solo di vegliare con scrupolo sul piccolo, ma che stanno arrivando dei rinforzi perché crediamo che presto avrà visite. Avvisate i cinque che sono partiti di convergere sul paese dove si trova Astral e di scortare il piccolo all’asilum».
I presenti si apprestarono a fare quello che gli era stato chiesto e un gran bagliore, riprodotto dall’incanto di un individuo presente in sala, si alzò dal gruppo e sparì oltre il soffitto, attraversandolo.
Uno di loro domandò a Brot: «Maestro chi credete che sia?».
La sua risposta non si fece attendere: «Esistono solo tre celestiali viventi: uno di loro ha perso parte dei suoi poteri magici duemila anni fa, passando il varco e convogliando tutta la sua potenza in un incanto che gli permettesse di mantenere la propria forma anche in questo universo; voi tutti sapete chi è. Oltre a lui ci sono Melkore e Bithor; sappiamo tutti che se il primo avesse attraversato non si sarebbe nascosto, ma avrebbe seminato panico e terrore ovunque. Senza ombra di dubbio è il secondo».
Ci fu un sospiro di sollievo e parte delle persone esclamarono: «Questo è un bene ed è un’occasione che non può essere ignorata!».
Brot rispose: «Dipende; dipende … Non resta che aspettare e osservare l’evolversi della storia. Una cosa è certa: il piccolo deve essere istruito alla magia bianca e anche con estrema urgenza. Tenetemi informato di quel che accade; spero di vedere Bithor al più presto all’Asilum».
Tutti sentirono Brot sospirare, poi egli si allontanò dal gruppo fin quando non scomparve nell’ombra.

Nel paese di Maximilian:

Astral si stava dedicando alla lettura di un enorme libro; sulla copertina c’era scritto: “le forze della natura, magie e incantesimi per asservirle alla propria volontà”.
Una grossa luce, d’improvviso, apparve dal nulla radente il soffitto; poi si diresse verso il basso, fin quando non si posò sulla spalla di Astral.
Da essa provenne una voce: «Astral: è tempo; abbiamo ricevuto il tuo messaggio e il maestro Brot in persona ti chiede di proteggere il bambino e di scortarlo fino all’Asilum. Deve essere addestrato affinché possa difendersi in totale autonomia, ma t’avverto: non sarà una passeggiata … Oggi cinque entità hanno attraversato, probabilmente sono dirette da voi, stai in guardia. Cinque nostri uomini stanno per arrivare a darti manforte, se le cose dovessero mettersi male prendi il piccolo e fuggi: lui deve arrivare sano e salvo da noi».
La luce svanì e subito dopo Astral incominciò a prepararsi in modo frenetico per accogliere i visitatori.
La notte passò senza alcun problema e il mattino seguente la vita per Maximilian riprese piena di affascinanti novità.
Il bambino, mentre andava a scuola, già pregustava il momento in cui, nel primo pomeriggio, si sarebbe recato da Astral per sentire la fine della storia narratagli il giorno prima.
«Gerard … Oggi, appena usciti da scuola, andremo di filato a finire di sentire la storia interrotta ieri». Disse Maximilian.
Il fratello non poteva che essere d’accordo e annuì in maniera molto curiosa.
L’ora d’uscire dalla scuola arrivò presto e i due corsero all’impazzata verso la casa dell’anziano signore.
La grossa porta si aprì dopo che il battente riprodusse i soliti rumori; si trovarono di fronte Vlady che già era stato informato dell’arrivo dei due.
Egli li accompagnò nella stanza dove il giorno precedente avevano ascoltato la parte iniziale della narrazione.
Lì trovarono Astral vestito con la solita tunica bianca la quale faceva risaltare la sua barba.
«Oh … Max, Gerard; siete arrivati. È dunque già passata mezza giornata. Verrà il periodo in cui vi renderete conto che a una certa età il tempo passa molto più in fretta del solito». Gli disse Astral.
I due bambini lo pregarono di continuare il racconto interrotto ed egli acconsentì quasi con spirito paternale: «Va bene, riprendiamo. Dove eravamo rimasti?». Chiese Astral.
«Siamo rimasti alla neutralità dei Draghi». Fece presente Maximilian.
Gerard invece annuì, dando ragione al fratello.
«Vi parlavo dei draghi dunque … Esse erano creature leggendarie, abituate a prendere le decisioni in base alla loro saggezza. In genere vivevano in gruppi, dove esisteva un capo famiglia che prendeva il nome di drago d’oro e sotto di lui c’era una vera e propria gerarchia che andava dal drago d’argento in giù. Ben presto anch’essi si trovarono di fronte a un bivio: continuare a mantenere la neutralità o intervenire al fianco della fazione che avrebbero ritenuto la più bisognosa e meritevole. Essi scelsero di schierarsi dalla parte dei maghi bianchi. Il motivo tuttora è sconosciuto, ma pare che avessero deciso di preservare l’esistenza della razza umana, ritenendola degna del loro appoggio. Possedevano grandi poteri e di certo la fazione ne acquistò in potenza e col senno di poi si capì che senza il loro apporto la lotta sarebbe stata vana. Ebbene: tutto stava portando verso uno scontro sanguinoso; le fazioni si organizzarono prefissando i loro obiettivi e si comportarono di conseguenza. Nella fazione dei maghi bianchi si aggregarono molti umani con particolare predisposizione alla magia; là emerse un giovane con una forte motivazione, il suo nome era Joel: il più valoroso combattente che la razza umana avesse mai schierato fra i suoi ranghi. Ben presto fu riconosciuto come leader della fazione e la guidò con giudizio e forza conquistandosi la lealtà dei draghi, che riconobbero in lui un grande condottiero. Invece, nella fazione dei maghi neri, conquistò il comando una figura oscura con l’anima consumata dal patto che aveva sottoscritto con il più temibile demone degli inferi. Il mago che comandava i maghi neri si chiamava Lanfredo; nessuno fu capace di tenergli testa: era feroce, abile con la magia e ingannatore. Forte dell’alleanza con gli inferi si apprestava a marciare sul mondo al fine di sottomettere gli umani alla legge diabolica. Tutto questo non poteva essere accettato, si doveva porre fine a quanto stava succedendo: un mondo immerso nella malvagità e nelle tenebre sarebbe stata una pestilenza per tutte le razze. Bisognava fare qualcosa».
Astral si fermò per una pausa; in quel preciso istante si avvide che i due piccoli erano alquanto spaventati e allora capì che probabilmente si era fatto prendere la mano e aveva calcato il racconto in maniera un po’ troppo realistica.
A quel punto, per smorzare il clima venutosi creare, disse: «Penso che dovremo fare un giro. Ho giusto bisogno di qualcuno che mi faccia da guida per potermi ambientare, altrimenti potrei smarrirmi. Che ne dite, accompagnereste un povero vecchio a visitare il vostro bel paese?».
I due acconsentirono: «Certo. Ti faremo vedere tutte le meraviglie che ci sono, ma vogliamo che ci prometti di finire la storia una volta rincasati».
L’uomo sorrise e, facendo un piccolo cenno d’assenso, indicò gentilmente la porta.
I tre uscirono di casa e s’incamminarono per le vie del paese …
Il posto era caratterizzato da una forte impronta medievale: le strade principali erano asfaltate e le strade secondarie erano composte da chiatte di pietra.
Le viuzze erano strette e i tetti delle case erano fatti quasi tutti in legno; di tanto in tanto ai lati di quelle strade c’erano persone che si apprestavano a vendere qualche mercanzia.
I tre arrivarono nella piazza dove si ergeva maestosa la statua raffigurante l’uomo che brandiva la spada con la punta rivolta verso il basso.
Il gruppo si fermò ad osservarla e, a un certo punto, Max notò una stranezza che in precedenza non aveva mai visto; sul piedistallo erano incise strane parole che non avevano senso per lui:

“illic falsidicus does subsisto procul validus dux quis regimen un a unique esercito uniti inter loro gli rudimentum of duos universitas prolixus ut victoria in vires el acidus”

Maximilian non voleva dire niente, ma in seguito chiese agli altri: «Secondo voi che significato hanno le parole incise sul piedistallo? Non le ho mai viste prima d’ora; eppure sono passato qui di fronte tantissime volte. Strano non averci fatto caso …».
Gerard non vedeva nulla e gli rispose:«Max sul piedistallo non c’è nessuna scritta; non vedo niente».
Astral decise d’intervenire: «Ci sono cose che possono essere viste solo in determinate condizioni; vi ricordate del racconto che poco fa vi stavo narrando? Gerard, mio piccolo amico … Max può vedere ciò che ha appena visto perché in lui dimora ancora un briciolo di quel potere di cui io vi parlavo». Nel dire quelle parole Astral si circondò di un alone misterioso.
«Le parole che hai appena letto sono parole che testimoniano di un condottiero che riuscì ad unire un grande esercito di due mondi separati, portandolo lì dove nessuno aveva mai sperato: alla vittoria sul male». Affermò Astral.
Le domande dei piccoli furono tante, ma Astral fece presente: «Tutto a suo tempo; in questo momento non vi è chiaro il significato di tutto ciò, ma vi prometto che un giorno ogni cosa sarà chiarita con estrema lucidità. Ora sarà il caso di rientrare, si sta facendo tardi e i vostri nonni saranno in pensiero».
I tre s’incamminarono verso casa e, giunti vicino alla sua abitazione, Astral chiese ai due di entrare: «Che ne direste di passare un attimo da me? Avevo intenzione di preparare un piccolo regalo da darvi, come segno d’inizio di una duratura amicizia».
I bambini accettarono e, quando furono all’interno della casa, videro Astral dirigersi verso il centro della stanza, dove su di un tavolo erano poste due croci tenute ferme da materiale rosso.
Astral le prese in mano e rivolgendosi ai due disse: «Questi sono dei porta fortuna, ma prima di darveli ho bisogno di dire due parole; sapete: dalle nostre parti tutti li portano al collo, li ho fatti anche per i miei nipotini. Non abbiate timore, sedetevi pure, farò in un attimo». Indicando le sedie ai due Ragazzi.
Portando le due croci fatte con dei rami di sorbo alla fronte, incominciò a recitare:

«Per questa Croce di Sorbo,
Io Astral, proibisco a tutte le persone avverse e ostili
di entrare nell'abitazione e nella casa di Maximilian e Gerard.
Io vi proibisco la loro carne e il loro sangue,
Il loro corpo e la loro anima.
Io vi proibisco assolutamente di entrare nella loro mente.
Finché non avrete valicato ogni collina …
Attraversato ogni corrente e fiume …
Contando ogni granello di sabbia su ogni spiaggia …
E contate tutte le stelle del Cielo notturno!».

Astral poi poggiò sui loro petti quelle croci di sorbo e affermò:

«Sopra i vostri petti questa croce sia
Croce di Sorbo, croce di magia.
Possa protegger sempre la vostra via».

In quell’istante i due bambini videro un bagliore accecante fuoriuscire dai manufatti che Astral gli aveva consegnato; ne furono stupefatti, ma in cuor loro sapevano che non avrebbero ricevuto nessuna offesa da essi.
L’uomo infine disse: «Ragazzi adesso potete andare. Tenete sempre al collo quei due porta fortuna, posso assicurarvi che funzionano; i miei nipotini lo hanno confermato».
Sentite quelle parole i due andarono via felici, sia per il regalo ricevuto, sia per la nuova amicizia che era nata con quell’uomo il quale pareva essere così saggio.
Dopo che Maximilian e Gerard furono andati via, Astral convocò Vlady: «Vlady il tempo non è dalla nostra parte; presto avremo visite e pertanto bisogna prepararsi al peggio. Dovremo combattere al meglio delle nostre possibilità. Sappiamo che c’è stato un attraversamento di cinque entità e penso che abbiano captato anche loro dove si trovi il celestiale. Se le cose si mettessero male, il tuo compito è di prendere Maximilian e portarlo dove abbiamo concordato».
La voce del maggiordomo cambiò all’improvviso, da burbera e agghiacciante in voce sottile e piacevole all’ascolto, sembrava una voce di una splendida fanciulla: «Sì; penso che una persona io riesca a portarla, ma non assicuro i risultati. Quando si diventa luce si viaggia ad altissima velocità e tutto funziona perfettamente se si è soli; ma in due non ho mai provato, potrebbe anche non funzionare e dunque potremo ritrovarci in qualsiasi posto».
Astral ribatté: «Non importa. Maximilian deve essere portato al sicuro, dobbiamo scortarlo fino all’Asilum sano e salvo con qualsiasi mezzo».
Quando finì di dire quelle parole, dal soffitto scesero cinque punti luminosi e pian piano si materializzarono cinque personaggi vestiti con delle tuniche bianche.
Astral, per niente sorpreso, disse: «Oh, finalmente siete arrivati. Hm … Loky, Drenk, Asdar, Wotan e Dian; Dunque è voi che il gran maestro ha mandato. Quest’operazione è talmente importante che ha deciso di scomodare i sei mentori dell’asilum. Sono contento, questo vuol dire che abbiamo maggiori probabilità di successo. Ora, maestri di magia: ho una richiesta da fare … Contro cosa ci apprestiamo a combattere?».
Wotan guardò negli occhi Astral e con fare calmo rispose: «Come maestro d’invocazione posso percepire le creature magiche; sono dei muta forma di taglia piccola della famiglia dei boschi. In cinque, con precisione. Sappiamo tutti che le loro capacità sono: trasformarsi in qualsiasi cosa di animato all’infuori del celestiale, del dorato e dell’argentato; usano il veleno corrosivo e dispongono di una buona velocità. Hanno mandato tirapiedi di piccola taglia ma pericolosi e spietati; le loro zanne sono mortali, prima per la capacità di lacerare, poi perché il veleno ci paralizzerebbe all’istante».
Drenk affermò: «È inevitabile che il piccolo sia portato via; suggerisco di farlo stasera stessa, prima che sia troppo tardi».
Dopo aver spiegato le precauzioni da lui prese, Astral fece presente: «Assieme ai due bambini ci sono i nonni; bisogna portare in salvo anche loro. Per maggiore precauzione ho dispiegato una barriera intorno al villaggio; essa mi rivelerà l’intrusione di entità magiche, quindi dovremo essere in grado di garantire la loro incolumità. Per questa sera sarebbe saggio se due di noi, a rotazione, facessero la guardia, pronti a intervenire in caso di emergenza. Vlady sa già cosa fare se si mettesse male».
Asdar e Dian si staccarono dal gruppo e con fare deciso proposero: «Chiediamo di essere noi i primi a montare di guardia questa notte».
Nessuno obiettò e i due andarono a collocarsi ai rispettivi posti, proprio per controllare la casa dove il ragazzo dimorava.
Quando furono usciti, le persone rimaste domandarono ad Astral come fosse il bambino che dovevano scortare all’Asilum ed egli rispose che lo avrebbero visto molto presto; intanto propose loro di riposarsi, ma proprio in quel frangente si udirono cinque tonfi uno dietro l’altro: la barriera segnalava cinque entità estranee …
Astral esclamò: «Sono arrivati!».
I quattro personaggi vestiti allo stesso modo si precipitarono all’esterno e mormorarono: «Ci sono tutti e cinque: prepariamoci a combattere!».
«DRENK, WOTAR, LOKY. IO CONOSCO MAXIMILIAN E LA SUA FAMIGLIA, VOI ATTACCATE I CINQUE, IO PENSERÒ A PROTEGGERLI». Gridò Astral.
Tutti fecero un segno di assenso, poi si avviarono verso il posto da proteggere; ma prima di farlo si raccomandarono con Vlady d’attenersi al piano in modo scrupoloso.


Confido che mi siano sfuggiti pochi errori e, allo stesso tempo, spero che la lettura dei due capitoli sia stata per voi piacevole.

Saluto, come sempre, tutti i lettori.
Ciao.