La magia di narrare storie.

La magia di narrare storie.

La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.

Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

giovedì 29 maggio 2014

Novità (1' capitolo da leggere).

Oggi inizio il messaggio con due buone notizie.
La prima bella notizia è che il secondo libro della saga “Le storie segrete dei tre regni nascosti” è quasi terminato (come potete vedere dai capitoli colorati in rosso al lato del blog).
… Di quest’argomento però ne riparleremo nel prossimo post, quando caricherò la copertina del libro con il relativo titolo.
La seconda notizia, quella che prima o poi dovevo scrivere sul blog, è che il momento di far vedere le migliorie avvenute in dieci anni di lavoro è giunto.
Mi spiego meglio ...
Le persone che seguono il blog sanno che tempo fa misi in download un testo di 556 pagine A5.
Esso poteva dunque essere scaricato gratuitamente da chiunque lo volesse.
Sto parlando del primo libro che ho scritto in vita mia: “I due mondi”.
Il libro in questione aveva però bisogno di ulteriori lavori.
Il manoscritto altro non era che la prima stesura del libro scremato da errori grammaticali.
Era, tuttavia, d’obbligo ritornarci su e dargli finalmente una parvenza di libro fatto e finito.
Chi di voi ha cercato di leggerlo si sarà accorto che, sebbene non vi siano molti errori grammaticali, sono presenti al suo interno dei difetti logici.
Per difetti logici io intendo la costruzione della frase e cioè: soggetto, predicato, avverbio e complemento.
L’analisi logica è come l’impalcatura che regge un caseggiato; senza quell’impalcatura, com'è ovvio che sia, la casa crolla.
… E così sarebbe anche per la frase: se tutti i tasselli non sono al loro posto, la frase è illogica, difficile da comprendere.
Devo anche dire però, che pretendere di inventare un libro tutto da solo e farlo come Dio comanda non è per niente semplice.
Sono molti anni che cerco di far vivere la storia che ho scritto e, nonostante le avversità, io sono tuttora intenzionato a finire ciò che iniziai molto tempo fa.
Ebbene …
Come dicevo prima il libro in questione è stato rilasciato liberamente in internet.
In esso ci sono molte frasi prolisse, in alcune manca il soggetto, in altre si percepisce una vena illogica; i cultori della lingua italiana difficilmente potrebbero leggerlo così com’è.
Vi starete chiedendo allora del perché io l’abbia messo in download se non era pronto per essere letto; vero?
Ah … C’è un motivo per il quale l’ho fatto scaricare;
C’è un motivo perché non l’ho perfezionato e c’è un motivo per il quale in questo momento io ho deciso di fare una revisione del testo.
Non c’è stato giorno in questi lunghi anni in cui non abbia lavorato e studiato per far sì che potessi essere in grado di fare tutto da solo.
Io reputo che adesso abbia le capacità per intervenire pesantemente sul testo e fare un editing quantomeno accettabile di esso.
È ovvio che sia inumano affermare d’essere perfetti poiché la perfezione non esiste.
È dunque logico che alcuni errori possano sfuggire per l’ennesima volta al mio controllo.
La testimonianza di quando ho scritto è il fatto che durante la revisione fatta fino a questo momento ho trovato ancora qualche errore grammaticale.
È capitato che la congiunzione “né” diventasse il pronome “ne”; oppure il nome “dì” diventasse la preposizione “di” o ancora che il pronome “sé” diventasse la congiunzione “se”.
… E … Credetemi: molto altro.
L’italiano è una lingua complessa poiché non è un derivato del latino, ma è l’evoluzione del latino stesso; ha dunque una marea di regole, anche semplici accenti che cambiano il significato della parola.
Tenendo presente quello che ho appena scritto è lecito affermare che non ci si improvvisa scrittori senza aver prima ben chiare le regole della lingua scritta.
Ho anche imparato che è inutile scrivere a notte inoltrata, poiché il lavoro, a quell’ora, non sarà fatto come si deve.
Ho notato anche che coloro i quali hanno letto il libro sono stati troppo buoni: hanno omesso di dire che le frasi erano imperfette dal punto di vista logico.
Ciononostante l’hanno letto lo stesso; dunque, per averlo fatto, vuol dire che la storia c’è.
Ebbene … Penso di essere stato già abbastanza prolisso; è ora di andare al sodo.
Ho portato avanti più progetti contemporaneamente in questi anni; da un lato scrivevo, dall’altro disegnavo, correggevo, studiavo etc.
Da questo momento in poi, come scritto sopra, per far notare le migliorie del mio modo di scrivere, posterò un capitolo di Maximilian Arlstain “I due mondi” ogni volta che scriverò sul blog (ricordo che Maximilian Arlstain ha avuto un bel po’ di rifiuti editoriali in Italia; tenetelo ben a mente).
Pertanto, se vi fa piacere leggere qualcosa e ritenete interessante la storia da me iniziata in Germania nel lontano 1992, fra poco sarà possibile leggere il primo capitolo (29.000 battute spazi inclusi).
Questo capitolo è stato scritto di notte (01:00 – 03:00 circa, per quel che ricordo, in un paese chiamato Goslar) dopo aver lavorato per circa dieci ore in un ristorante (a soli 17 anni ero già chef del Roma).
Eccolo:




Maximilian Arlstain
– I due Mondi –

Di: Pasquale Santamaria

Copyright 2010 ©



Autore: Santamaria Pasquale
Editing: Santamaria Pasquale
Correzione: Santamaria Pasquale
Grafica: Santamaria Pasquale
Copertina: Santamaria Pasquale (perfezionata da Martina M.)
Impaginazione: Santamaria Pasquale






PREFAZIONE


In un’epoca lontana il creato era popolato da una moltitudine di esseri viventi e tutti coabitavano in pace e armonia.
Un pianeta proteggeva quello stato di cose con il suo ambiente favorevole allo sviluppo della vita; come una mamma protegge il proprio bambino all’interno del suo grembo, così quel pianeta dava rifugio agli esseri viventi.
Tutti parteciparono alle meraviglie del creato; in quel periodo di prosperità e pace furono persino in grado di divenire tutt’uno con esso, riuscendo a riprodurre parte della magia di cui era pregno l’universo.
Ci fu un momento in cui niente era impossibile: per mezzo della magia divenne il luogo perfetto e tutte le insidie vennero scacciate.
Ben presto però, un essere vivente si distinse da tutti …
Egli aveva più capacità degli altri nel riprodurre la magia e aveva persino più forza magica.
Costui era l’essere umano; ahimè però si distinse anche per la sua bramosia di conoscenza e di potere …
In principio gli venne insegnata la magia bianca, poi egli trovò il modo d’accedere ad altri tipi di sortilegi: parte di quella razza stipulò patti con entità di particolare provenienza, ma costoro non si accorsero che l’entità risvegliate non potevano essere controllate; furono invece l’entità malvagie che presero il comando manipolando gli uomini e depredandoli della loro anima.
In quel periodo scoppiò un’aspra guerra fra due eserciti e la magia subì uno scisma; essa si divise in magia bianca e magia nera …
I maghi neri soggiogarono una moltitudine di esseri, ma un aiuto insperato giunse appena in tempo; nacque un altro tipo di magia: quella rossa.
I maghi oscuri furono contrastati in modo cruento e, grazie all’intervento di esseri leggendari quali i draghi, vennero scacciati in un universo parallelo.
Un potentissimo incanto, in quell’istante, venne posto a protezione del mondo umano.
Passarono molti anni da allora e gli uomini dimenticarono quei periodi, persino l’uso della magia venne perduto; tuttavia, parte di loro continuò a tramandarsi l’arte della magia bianca e a vegliare sull’incanto apposto.
Presto però, gli uomini preposti alla guardia di quell’incanto, avrebbero scoperto che non era andato nel modo sperato: i maghi neri ritornarono più feroci di prima e ruppero l’incanto che li teneva confinati in un’altra dimensione; qualcosa di molto antico era stato risvegliato, qualcosa di estremamente malvagio.
Il creato stava per assistere ad una nuova guerra sanguinosa; spettava dunque ancora una volta ai maghi bianchi il compito di fermare gli esseri decisi a soggiogare il mondo umano.


Centinaia di anni dopo:



CAPITOLO 1

L’ATTRAVERSAMENTO DEL VARCO


In un paesino dell’Europa meridionale la vita scorreva con tranquillità.
Lì, un gruppo di Bambini stava giocando allegramente.
I bambini stavano giocando in una piazza la cui pavimentazione era fatta con piccoli blocchi di pietra e proprio al centro di essa c’era un monumento raffigurante un uomo poderoso con naso aquilino e guance tonde.
La statua stringeva nella mano destra una minacciosa spada e con la mano sinistra, invece, reggeva un enorme libro che testimoniava la saggezza di colui il quale era raffigurato.
C’era un bambino in quel gruppo che sembrava più vivace degli altri.
Egli aveva gli occhi marroni; i capelli erano biondo scuro e mossi; aveva le guance piene con un leggero alone di rosso; era vestito con dei pantaloncini che gli arrivavano alle ginocchia e calzava i sandali: gli altri bambini lo chiamavano Maximilian.
«Giochiamo al nuovo gioco che abbiamo imparato ieri». Disse uno dei bambini del gruppo.
«Va bene!». Esclamarono tutti gli altri.
«Le regole, per chi non le conoscesse, sono: la persona tirata a sorte riempirà una piccola bottiglia di plastica fino a metà con della sabbia e la tirerà lontano. Nel frattempo, gli altri correranno a nascondersi; mentre la persona che ha lanciato la bottiglia l’andrà a recuperare. Quando il designato al recupero l’avrà presa, poserà la bottiglia nel cerchio che abbiamo disegnato per terra, allontanandosi poi in cerca delle persone nascoste. Vi ricordo che i ragazzi, i quali si saranno opportunamente allontanati, dovranno toccare la bottiglia posta all’interno del cerchio da noi disegnato con il gessetto per potersi salvare. In pratica una variante del nascondino». Spiegò Maximilian.
Tutti furono d’accordo ed incominciarono l’avvincente gioco …
Le ore trascorrevano allegramente in quel luogo: un paese dove l’aria era piacevole da inspirare.
Là si percepiva una forte fragranza di gelso e il profumo dei pini era talmente intenso che ti si appiccicava addosso.
Quello era un piccolo paese di montagna dove le auto che sfrecciavano in basso parevano miniature e sembravano attendere che il proprietario ci giocasse.
Poco distante dai bambini che stavano giocando c’era un ruscello, fatto testimoniato anche dal rumore dello scorrere dell’acqua.
L’erba lì cresceva rigogliosa e i fiori di certo non mancavano.
In questo scenario paradisiaco, il rumoreggiare dei piccoli scandiva il passare delle ore.
Un gruppo di persone di una certa età guardava quei bambini con invidia a testimoniare la loro voglia di rivivere i tempi passati.
Uno di loro esclamò: «E sì, beata gioventù; certo si stanno godendo appieno la loro età!».
«Hanno ragione, quello che stanno facendo non lo rifaranno più una volta diventati grandi». Disse uno dei tanti uomini che osservavano quei bambini.
«Guardate Maximilian, sembra che gli eventi di cui è stato protagonista non lo disturbino minimamente. Povero ragazzo: perdere a quel modo i genitori, senza nessuna spiegazione e in un incidente che non sembra avere nessuna logica». Ribatté un altro uomo.
«Pare che il ragazzo, in compagnia di suo fratello, viva dai nonni; speriamo cresca forte e onesto come lo erano i suoi genitori». Affermò un uomo con la barba grigia e folta.
In cielo, quel giorno, c’erano delle soffici nuvole bianche che assieme al colore blu della volta celeste davano spettacolo degno di nota.
Un sole intenso brillava alto nel cielo e i bambini continuavano allegramente a fare i propri giochi; in piazza regnava la pace tipica del posto.
D’un tratto però, un grosso boato interruppe l’armonia del posto; in cielo le nuvole lasciarono il posto a quello che sembrava uno squarcio …
Da esso furono eiettate verso il basso delle fiamme rosse e un alone di nero misto a un blu scuro incominciò a sostituire i colori vivaci visti fino a poco tempo prima.
Una nuvola di polvere di enorme spessore si levò verso l’alto; non si vide granché da quel momento in poi, si udirono solo delle voci che chiamavano i pargoli i quali in precedenza stavano giocando in quel luogo.
Dopo pochi secondi tutto tornò alla normalità e, quando la nube scomparve, un gruppo nutrito di persone s’incamminò alla ricerca dei dispersi.
«Correte!». Esclamò uno di loro. «Da questa parte, abbiamo bisogno d’aiuto; c’è un ragazzo riverso per terra!». Infine ribadì tutto agitato.
«Siamo qui. Calmati, dov’è il ragazzo? Cerchiamo di riconoscerlo». Propose un uomo.
«Signori, a me sembra Maximilian! Presto, giriamolo con cautela. Al mio tre: uno, due e tre!». Disse una voce che pareva appartenere ad una persona sicura di sé.
Quando gli uomini girarono Maximilian un mormorio generale si udì nitido.
«Gente chiamate un’ambulanza! Il piccolo deve essersi ferito all’occhio sinistro, sta perdendo sangue». Si affrettò a dire un soccorritore.
«Bisogna tamponare la ferita, fate presto! Chiamate anche il medico». Aggiunse la stessa persona.
I soccorsi arrivarono immediatamente e Maximilian fu trasportato all’ospedale più vicino.
La gente rimase sbigottita dall’evento che si era verificato; fortunatamente esso non fece nessuna vittima, ma soltanto un ferito: si trattava proprio di Maximilian.

«Uh ... che tardi; deve essere già ora di ritornare a casa. I nonni saranno preoccupati, devo sbrigarmi o rischio che Gerard si pappi tutto quello che la nonna ha preparato di buono. Ma che …».
La voce apparteneva ad un bambino che vagava in una zona non ben definita e poco illuminata.
La luce, in quel momento, incominciò ad affievolirsi sempre più …
Maximilian stava girovagando per il suo paese facendo fatica ad orientarsi.
«Incomincio ad avere un po’ di fifa! Questa è la cosa più strana che mi sia capitata di vedere. Dov’è finito il sole? Come mai tutta quest’oscurità?». Si chiese il ragazzo.
In tutto quel buio riuscì a riconoscere il parco dove giocavano di sovente lui e i suoi amici e, sicuro di sapersi orientare, incominciò a camminare nella direzione che di solito prendeva per far ritorno a casa.
Una voce possente però, ad un tratto si sentì indistintamente: «Dove mi trovo? Cos’è successo?». Domandò quella voce.
Un’enorme sagoma nera, due volte più grande di un palo della luce, comparve davanti a Maximilian.
Due lunghe gambe con artigli appuntiti reggevano la grande figura e una coda possente sventolava per aria.
Una voce ancor più acuta si udì proprio in quell’istante: «GRAUR …».
Quello era un ruggito che metteva i brividi e Max, spaventato, incominciò a correre senza meta, cercando di sfuggire alla gigantesca figura che gli stava alle calcagna intenta ad acciuffarlo.
L’enorme massa era quasi riuscita a prenderlo, quando uno spiraglio di luce si aprì su in cielo e davanti agli occhi di Maximilian comparvero i suoi nonni e il suo adorato fratello Gerard.

Nessuna visione fu tanto gradita quanto quella che lui si trovò dinanzi …
Max esclamò a voce bassa: «Era solo un sogno, meno male!».
«Ci hai fatto stare in pensiero, però adesso che ti sei risvegliato si sistemerà tutto». Disse la nonna.
«Ehi fratellino, ti sei svegliato! Puoi stare tranquillo, qui sei al sicuro; siamo in ospedale, posto in cui ti trovi da circa una settimana». Affermò Gerard.
Il nonno era con le lacrime agli occhi e in mano aveva un giornale: il Corriere Regionale.
In prima pagina c’era la foto di Maximilian e un articolo diceva:

"Grosso cratere dovuto ad un impatto da meteorite nei pressi di Roccarava.
Nessun morto; nessun disperso; un solo ferito: un bambino di dieci anni riporta ferita grave all’occhio sinistro. Mistero fitto sulla meteora della quale non si è rinvenuto alcun frammento. Gli studiosi sono intenti a vagliare il caso, in cerca di possibili spiegazioni. Approfondimento da pagina uno a pagina cinque" .

A Maximilian fu chiaro che fosse successo qualcosa di grave e la sua prima reazione fu di sollievo, poiché nessuno dei suoi amici era rimasto coinvolto nell’incidente.
Il bambino aveva un’enorme semisfera bucherellata sugli occhi che proteggeva la ferita, la quale prudeva con insistenza e a fatica Maximilian non cedette all’istinto di massaggiarla per avere un attimo di sollievo.
Maximilian si rivolse al nonno chiedendo: «Nonno, quando potrò uscire da qui? Vorrei tornare a giocare per le vie del nostro paesino».
«Presto!». Esclamò il nonno. «Diamo il tempo ai dottori di fare il loro lavoro; fino ad ora sono stati bravi … Non credi». Affermò il vecchio signore.
Il piccolo annuì e con un sorriso fece intendere di essere d’accordo con lui.
In quell’istante arrivò il dottore il quale visitò Maximilian.
Quest’ultimo si rivolse ai due signori anziani e disse: «Signori Arlstain siamo stati fortunati. La ferita di Maximilian è profonda; per puro caso non ha leso il nervo ottico. Siamo riusciti ad evitare il peggio: la pupilla risulta allungata, ma di più non possiamo fare con i mezzi a nostra disposizione. L’operazione si può dire perfettamente riuscita. Devo dirvi che non abbiamo trovato nessun corpo estraneo all’interno dell’occhio e la cosa ci sembra strana; a dire la verità, non ci spieghiamo come un corpo estraneo, che abbia procurato quella ferita, possa essere uscito da solo. Siamo ancora più sorpresi dalla reazione avuta dal piccolo: niente febbre e nessuna traccia d’infezione; direi però, che se continua così, potremo dimetterlo fra una settimana».

In un luogo lontano, in una stanza oscura:

Un gruppo di persone, disposte attorno ad una tavola rotonda, stavano discutendo animatamente.
I loro volti erano nascosti da tuniche che coprivano la maggior parte del corpo, lasciando scoperto soltanto una piccola porzione del mento.
Quei signori stavano aspettando qualcosa …
Una voce possente, d’improvviso, salutò la combriccola.
«Signori … Il momento è giunto! Come sapete il varco è stato aperto, io posso affermarlo con certezza. Il punto è stabilire cos’è arrivato. Noi sappiamo che questi incidenti significano una sola cosa: il muro apposto dai nostri avi sta cedendo, come si evince dai numerosi casi avvenuti ultimamente. Qualcosa di molto grosso è arrivato nel nostro mondo questa volta; la sua presenza poderosa si continua a percepire tuttora e direi che potrebbe essere qualcosa a noi molto utile». Disse nell’ombra colui che sembrava essere a capo della congrega.
«Sua Eccellenza Brot, lei è il più saggio tra noi; ha conosciuto i nostri nonni, ha visto la guerra che in precedenza si è svolta ed ha pagato un tributo altissimo. Ci dica come dobbiamo comportarci a riguardo e contro cosa potremmo trovarci a combattere questa volta». Accennò un membro della riunione.
«Ho come l’impressione che non si tratti di una semplice creatura; è uno di noi … Lo sento indistintamente, il suo potere non ha limiti». Rispose quella voce misteriosa.
Nella stanza ci fu un attimo di panico, tutti si guardarono impauriti.
Il più anziano del gruppo prese la parola: «A questo punto non ci resta che intraprendere delle ricerche. Mi sono permesso di inviare nostri emissari a vagliare i casi più sospetti avvenuti nella giornata di ieri. A breve dovremmo avere notizie».
«Benissimo!». Esclamò la grossa sagoma. «Una cosa è certa: dobbiamo essere veloci, non tarderanno a sapere quello che è successo e tenteranno un recupero. Sappiamo bene che loro non avranno scrupoli». Disse dall’ombra colui che si chiamava Brot.
«Secondo le nostre informazioni, nell’altra dimensione, la guerra continua da molto tempo. Il potere l’ha preso la fazione Oscura che ha usurpato i Maghi Rossi, sottomettendoli e inglobandoli nell’esercito. Il loro capo, Ivan il Rosso, è stato scacciato e di lui non si sa più niente. Alcuni sussurrano che abbia attraversato e si nasconda in mezzo agli uomini per non essere ucciso … Ma da allora non abbiamo avuto più notizie». Precisò il signore con una barba vistosa parzialmente celato nell’ombra.
«Astral so che sei bene informato. Tuttavia, abbattere il muro non è una cosa facile. Una possibilità esiste, ma è remota; vi ricordo che è stato creato con la magia più potente mai esistita, direttamente da una fonte celestiale. Per il momento non ci sono minacce riguardo grosse orde di creature che hanno attraversato il confino, ma sappiamo bene che sanno come farlo. Direi che sarebbe un bene concentrarsi su quello che è avvenuto: bisogna assolutamente fare il recupero prima di loro». Fece presente Brot.
«Ma come facciamo a fronteggiare una creatura con poteri simili ai tuoi?». Chiese uno dei signori presenti.
Brot rispose: «Non preoccuparti. Noi non possiamo mantenere la nostra forma in questo mondo, per farlo abbiamo bisogno di un incanto potente che non siamo in grado di riprodurre da soli; e sapete bene che il medesimo può essere fatto solamente in determinate condizioni a costo della vita di chi lo mette in atto. Colui che ha attraversato deve per forza aver trovato un rifugio che lo ponga al riparo dall’incanto celeste».
«Rifugio che ripari dall’incanto celeste?». Si sentì dal gruppo.
«Chi è arrivato deve essersi rifugiato in qualcosa che lo ponga a riparo dall’esterno e l’unico materiale che non può essere attraversato dalla magia è la carne umana». Ribatté l’essere celato nel buio della stanza.
«Dunque si è nascosto!». Esclamarono in gruppo i presenti.
«Esatto; credo che si sia nascosto in qualcuno mutandosi in energia». Precisò Brot.
Un bagliore di piccole proporzioni, in quell’istante, apparve d’improvviso proprio sotto il soffitto; esso si andò a posare sul più anziano degli uomini scomparendo dopo poco.
Il volto dell’uomo cambiò ed egli esclamò: «Pare che abbiamo delle grosse novità!».
«Sappiamo dove ha fatto la sua comparsa colui che ha attraversato; il paese si trova nel sud dell’Europa, presso la zona italica. Sospettiamo di un piccolo che ha dieci anni ed è rimasto vittima di uno strano incidente. La voce ufficiale parla di un asteroide: molto sospetto non credete?». Domandò l’uomo anziano che rispondeva al nome di Astral.
«Astral non c’è tempo da perdere: parti immediatamente alla volta del paese in questione; se il piccolo possiede ciò che penso, avrà bisogno di protezione. Tu sei il più anziano tra i tuoi, sei il primo mentore che forma i nostri ragazzi, e dunque mando te appositamente affinché valuti con saggezza. Qualora ve ne sia la necessità portalo senza pensarci due volte all’Asilum e addestralo. Il ragazzo non deve morire; è molto importante, potrebbe essere il peso che sposterà la bilancia al tempo opportuno». Ordinò dall’ombra in cui era celata la grossa sagoma.
«Farò tutto ciò che è in mio potere affinché al portatore non succeda niente di male. Veglierò e giudicherò con saggezza». Affermò Astral.
Astral venne ammantato da un bagliore accecante che man mano si affievolì; quando la luce scomparve di lui non c’era più traccia.
In sala erano tutti preoccupati e mormoravano tra loro, quando all’improvviso Brot disse:
«Il tempo è maturo; l’antica profezia è in procinto di avverarsi. Se ciò che pensiamo risponde a verità dobbiamo farci trovare pronti. A tutti voi che insegnate ai vostri ragazzi: mi raccomando, siate cauti, insegnate loro la magia e a essere coraggiosi. Arriverà il tempo in cui si dovranno distinguere ed usare quello che da voi hanno imparato. L’istruzione è la chiave per la nostra difesa … Adesso ritornate pure alle vostre occupazioni, presto Astral ci riferirà le proprie conclusioni».

Lontano da quella stanza:

Il giovedì di quella settimana Maximilian fu dimesso e in poco tempo arrivò al suo amato paese.
Al loro arrivo, con grande sorpresa, Maximilian e i nonni trovarono numerose persone ad aspettarli per dimostrare la propria vicinanza alla famiglia Arlstain.
I suoi amici corsero subito ad informarlo di una novità che in un paese non era passata inosservata.
«Max siamo felici di vederti!». Dapprima si felicitarono i suoi compagni.
Uno di loro gli fece poi presente: «Sai che accanto a casa tua è venuto ad abitare un vecchio signore anziano parente della signora russa».
«Chi … La signora Antonova?». Domandò Maximilian. «Non parlava mai di suoi parenti. Comunque sono curioso di incontrarlo». Aggiunse meravigliato.
Il nonno a quel punto disse: «Prima hai bisogno di riposare; quando ti sarai rimesso gli andremo a fare una visita di cortesia».
La famiglia Arlstain s’incamminò verso casa e quando furono nelle sue vicinanze s’accorsero di uno strano evento: un vecchio signore li stava osservando dalla finestra.
Egli era nascosto dietro delle tende bianche …
I signori Arlstain salutarono educatamente e l'uomo anziano rispose al saluto con un radioso sorriso che accompagnò Maximilian fino al giorno seguente.
Dopo qualche giorno il bambino si fece coraggio: chiese a Gerard di accompagnarlo e i due s’incamminarono verso la casa del misterioso vicino.
Quella casa l’avevano sempre ritenuta strana e alla mente affioravano ricordi poco piacevoli di quella tetra catapecchia.
Le mura esterne erano di colore marrone, le tegole malandate, le finestre opache.
La casa aveva decisamente bisogno di una ristrutturazione, pensarono i due fratelli …
Nell’avvicinarsi alla struttura i due sentivano un po’ di eccitazione, come quando si sta per fare una marachella.
I bambini arrivarono di fronte a un portone enorme in confronto a loro due: sembrava fatto di bronzo e al centro vi era raffigurata una scultura in ferro.
Il faccione di un uomo anziano con la barba faceva la sua cupa figura su quella porta; dalla sua bocca fuoriusciva un arco con al centro una sfera.
I due rialzarono l’arco e lo lasciarono andare in modo che urtasse contro il battente del portone; si udì un tonfo inquietante e dopo pochi minuti la porta si aprì scricchiolando. Sulla soglia apparve una piccola figura che sembrava un bambino con i tratti di un adulto; costui parlò con una voce stranamente grave: «Posso esservi utile?». Domandò colui che aveva aperto quel portone.
«Siamo i suoi vicini, volevamo conoscerla e presentarci». Rispose impaurito Gerard.
«Oh! Capisco. Adesso il padrone non c’è, più tardi lo troverete di sicuro». Ribatté ghignando.
Quel ghigno fece una brutta impressione ai piccoli …
«Va bene, verremo un altro giorno». Disse Max retrocedendo dietro al fratello.
I due salutarono quella figura ambigua e si avviarono verso la piazza principale del paese, dove ad aspettarli c’erano i loro amici.
L’oscurità della notte incominciò a manifestarsi e per Maximilian e Gerard fu il momento di rincasare.
Quando i due arrivarono a casa trovarono la tavola apparecchiata con un posto in più e Gerard chiese: «Nonna abbiamo un ospite questa sera?».
«Ho invitato il nostro nuovo vicino per fare la sua conoscenza e lui ha subito accettato». Rispose l’anziana signora Arlstain.
Max ne fu contento …
«Bene! Questa sera conosceremo quel vecchio signore. Nonna speriamo abbia tante belle storie da raccontarci, sono molto curioso». Asserì Maximilian.
«Mi raccomando ragazzi, cercate di non essere oppressivi nei suoi confronti; penso che sia venuto nel nostro paese per cercare un po’ di pace. Dopo tutto, dal suo aspetto si capisce che è un uomo vissuto». Ribatté la nonna.
Il campanello suonò e Max corse verso la porta per aprirla, curioso come lo poteva essere un bambino di dieci anni.
Quando Maximilian aprì la porta si trovò davanti un signore vestito con una tunica grigia.
Il signore aveva una lunga barba curata, il naso era a patata, indossava due occhialini, i capelli erano lunghi e di colore grigio.
«Nonna è arrivato!». Esclamò Max.
Lo sguardo di Max però cercava qualcos’altro, come se si aspettasse un’altra figura.
L’uomo notò quel particolare e disse: «Ciao ragazzo».
«Pare che tu stia aspettano qualcun’altro oltre a me?». Domandò infine.
«Certo signore, cercavo la persona con la quale Gerard e io abbiamo parlato oggi pomeriggio quando siamo venuti a trovarla». Rispose Maximilian.
«Oh. Credo che tu ti riferisca a Vlady, il mio maggiordomo. Non è potuto venire per via di alcuni acciacchi, ma presto, col tempo, conoscerai anche lui. Ora veniamo a noi ragazzo: tu saresti?». Chiese quell’uomo vestito con la tunica.
«Io sono Maximilian; ho dieci anni e come vede abito con i Nonni e con mio fratello Gerard. Mi piace giocare e ascoltare le storie che mi racconta mio Nonno».
Maximilian, da buon bambino di dieci anni, stava inondando di frasi il povero malcapitato.
Il nonno a quel punto lo interruppe: «Max, il signore è appena arrivato non lo infastidire con le tue chiacchiere». Si alzò dalla sedia e andò verso l’ospite.
«Piacere di fare la sua conoscenza, io sono Marcus Arlstain e la signora che sta preparando la cena è mia moglie Sara». Disse il nonno di Max tendendo la sua mano destra verso l’uomo appena arrivato.
La signora Arlstain lasciò momentaneamente la cucina e andò incontro al vecchio uomo.
«Piacere; io sono Sara, la nonna di Max e Gerard. Chiedo scusa per il loro comportamento invadente, ma sa: sono ragazzi e la curiosità è tipica della loro età». Si scusò la signora Arlstain.
«Non si preoccupi signora, il piacere e tutto mio e i piccoli possono farmi qualsiasi tipo di domanda. Sa: anch’io sono nonno di tre splendidi bambini, dunque ci sono abituato». Rispose Astral.
La figura affascinate di quell’uomo aveva impressionato Maximilian, che quasi era rimasto incantato a fissarla; la sua attenzione fu attirata dalla voce rilassante e allo stesso tempo poderosa che egli possedeva.
«Il mio nome è Astral e, come dicevo, anche per me è un onore fare la vostra conoscenza». Ribadì quel signore con la folta barba bianca.
Il signor Markus a quel punto disse: «Signor Astral, prego, entri in casa e non si fermi sulla soglia. Fra poco sarà pronto e assaggerà la famosa cucina di mia moglie».
Il vecchio signore si affrettò ad entrare in casa, chiudendo dietro di sé la porta e lasciandosi alle spalle il vento gelido che incominciava a spirare.

Avete notato qualche miglioria?
Beh; io spero proprio di sì.
Vi saluto tutti e vi do appuntamento al prossimo post (il prossimo capitolo, per chi fosse interessato, lo posterò in quel momento).