Ho finito un’altra fetta consistente del lavoro …
Sono dunque riuscito a scrivere ben 250 pagine A5 formate da 300.000 battute spazi inclusi.
Beh, che dire … Il secondo manoscritto della saga “Le storie segrete dei tre regni nascosti” si sta dimostrando un lavoro ostico per me.
Vuoi per il periodo, vuoi per … Ecco … Diciamo la delusione accumulata in questi anni; non è più come una volta.
La scrittura in quei periodi fluiva senz’alcun intoppo e i capitoli li terminavo senz’accorgermene.
È per questo che ho finito un lavoro di circa 3.500.000 battute spazi inclusi senza che pesasse minimamente.
Le cose che mi spingevano ad andare avanti erano due: la passione per la scrittura e la prospettiva che prima o poi io li avrei fatti leggere quei miei scritti.
Mi dicevo sempre: «Se veramente ho scritto un bel romanzo ci vorrà del tempo affinché qualcuno se ne accorga, ma alla fine verrà letto».
In fondo, pensavo, uno scrittore scrive affinché i suoi lavori siano letti.
È vero; chiunque scriva, scrive perché ha la speranza che i suoi romanzi abbiano dei lettori.
Un libro senza lettori non è un libro; ciò che lo rende un libro è proprio il fatto che ci siano spettatori della storia.
E che cos’è dunque un racconto che non è letto da nessuno?
Invero inizio a pensare che le macchinazioni del fato abbiano lo scopo di mettere alla prova quant’è forte la passione per la scrittura del singolo narratore.
Suddette macchinazioni sono allo stesso tempo affascinanti e diaboliche.
Lo scrittore, se tale è, deve sopportare una miriade di rifiuti letterari e prendere sulle proprie spalle il peso di tale situazione.
Per far ciò, tuttavia, c’è bisogno di una forza di volontà non indifferente.
L’ambiente di cui parliamo è sovente spietato verso i giovani, vuoi per le corporazioni che si sono formate e che sono dure a riguardo (in fondo debbono proteggere il loro mestiere, quello che gli dà da mangiare; capisco da un certo punto di vista tale comportamento), vuoi perché tendono a ritenere gli aspiranti scrittori non degni d’interesse (alle volte, è capitato anche a me, vengono scambiati per pazzi visionari interessati solo a guadagnare soldi).
Ci sarebbe da chiedersi però del perché una persona scriva così tanto, nonostante i molti rifiuti di stampare i manoscritti da lui redatti.
I motivi potrebbero essere molteplici, ma io ritengo che egli non lo faccia per soldi.
Nel mio caso ho il bisogno di scrivere le storie e prima lo faccio meglio mi sento.
Ho affermato già tante volte che quando finisco un testo è come se mi sentissi più leggero, svuotato di un fardello che in precedenza mi opprimeva.
In questo momento non è solo il peso della storia che sto scrivendo a preoccuparmi, ma anche l’alta probabilità che le storie da me scritte non possano essere lette.
Uno scrittore, se veramente ama quello che fa, può solo essere dispiaciuto dalla situazione venutasi a creare.
Lo scrittore, a questo punto, non può far altro che compiere un atto d’amore per ciò che ha scritto.
E quale atto è più forte di quello della liberazione del testo stesso; far leggere gratuitamente la storia (in questo caso la prima stesura con gli errori annessi, mettendo così a nudo la propria anima e non vergognandosi minimamente), questo è l’atto d’amore più forte che si possa fare nei confronti del proprio romanzo.
Non c’è altra via possibile, salvo che la stampa non la si voglia comprare; ma pagare per far stampare i propri scritti è fin troppo facile e non rende giustizia né al romanzo, né allo scrittore.
Sono dell’idea romantica che la stampa bisogna guadagnarsela con il sudore della fronte e non con il peso del portafoglio.
La scrittura, per quanto mi riguarda, è stata una fedele compagna di vita senza la quale mi sarei perso.
Lei ha fatto sì che diventassi un viandante e che varcassi confini inimmaginabili per alcuni.
Lei mi ha permesso di visitare posti senza limitazioni di alcun genere.
Lei mi ha aspettato nei momenti in cui io facevo fatica a camminare con pari passo, anche se avrebbe potuto andar lontano da sola lasciandomi indietro.
Ella è stata il mio rifugio.
È stata l’occasione di volgere lo sguardo in mondi dove esistono le guerre, azioni cruente, lotte sanguinose e scene a dir poco disdicevoli; ma in quei mondi non v’era traccia di falsità e si lottava per un ideale in cui la vita era il perno centrale.
Ecco: la scrittura rappresenta questo e altro per me; dovrò dunque sdebitarmi in qualche modo (anche se sdebitarmi con lei sarà alquanto difficile: mi ha dato troppo e non sono in grado di restituire altrettanto).
Tuttavia … Come dicono negli Stati Uniti: “the show must go on”; bisogna andare avanti e non fermarsi qualunque cosa accada.
Ho intenzione di finire quanto prima i miei lavori; forse è proprio questo l’unico modo per ripagare il debito che ho con la scrittura: non lasciare a metà le storie che ho iniziato.
Saluto tutti i lettori del blog.