La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

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Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.

Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

mercoledì 26 agosto 2015

Maximilian Arsltain “il canto dell’arcangelo”; 11° capitolo da leggere online.

Ho dunque terminato anche il lavoro sul capitolo in oggetto.
È più che impegnativo, poiché ogni frase deve essere smontata pezzo per pezzo e poi assemblata nuovamente come Dio comanda.
Di sovente mi è capitato di trovare errori elementari e sono sicuro che, se rileggessi ciò che ho letto molte volte, scorgerei qualche altro refuso.
Tuttavia … La perfezione non esiste e, nonostante il forte impegno che ci sto mettendo, devo prendere atto che i limiti dell’umana condizione valgono anche per me.
Ho fatto del mio meglio rileggendo tutti i miei scritti moltissime volte e questo, ahimè, è un ostacolo non da poco perché ho imparato a memoria i testi e non vedo più gli errori.
Avendo lavorato con passione però, confido che il testo da me scritto si avvicini a quello aggiustato da un correttore di bozze e da un editor.
Buona lettura:




CAPITOLO 11
L’INIZIO DEL SECONDO ANNO


Una splenda alba preannunciava il nascere di un nuovo giorno.
Nella stanza dove i ragazzi dormivano, un raggio di luce si fermò sulle lenzuola di un letto.
Un rumore ruppe il silenzio che regnava in quel luogo: «Yaaaawn! Che sonno …».
Un ragazzo si alzò dal letto e, facendo attenzione a non far confusione, si avviò verso il bagno.
Il frastuono dello scorrere d’acqua provenne dal bagno e tutti lo udirono; esso fece svegliare gli amici della persona che ci era andata.
Maximilian aprì gli occhi e vide che i suoi compagni si erano di già svegliati, si alzò dal letto e, dopo aver salutato, si diresse verso la stanza occupata.
Fu però fermato da Gerard che disse: «Max, lì dentro c’è Chaman. Si è chiuso a chiave, non riuscirai a entrarci prima che abbia finito».
Maximilian a quel punto tirò fuori dai cassetti i suoi vestiti, si accomodò di nuovo sul suo letto e poi chiese: «Ma da quanto tempo è in bagno?».
I ragazzi fecero una strana espressione e Hamza gli rispose: «Io sono sveglio da circa mezz’ora e non ne è uscito nemmeno per un secondo. Sarà ora di chiedere come mai ci mette così tanto tempo?».
Isak confermò quello che il compagno aveva appena detto: «D’accordo … Poiché è da tempo che siamo fuori ad aspettare i suoi comodi, gli faremo presente che ci siamo anche noi».
Tutti assieme si avvicinarono alla porta, provarono ad aprirla ma era chiusa.
I quattro forzarono la porta e si ritrovarono ancora una volta di fronte a Chaman che canticchiava sotto la doccia.
Chaman, quando li vide, chiese: «Cosa ci fate qui?». Poi chiuse l’acqua e, dopo essersi coperto, continuò: «Ma allora è diventato un vizio! Mi sa che da ora in poi dovrò lasciare la porta aperta». E ripensandoci su affermò: «Eh si! Mi sa proprio che d’ora in avanti, quando verrò in bagno, non chiuderò più la porta».
Hamza, che dei quattro era la persona più vicina a lui, gli fece presente: «È più di mezz’ora che aspettiamo il nostro turno; se continui di questo passo ci vorranno altri due bagni per noi».
Chaman fu sorpreso da quell’affermazione e disse: «Possibile che sia già passata mezz’ora? Oh mamma … Sono in ritardo». E si precipitò fuori dal box doccia per poi asciugarsi velocemente e vestirsi di tutta fretta; finito di prepararsi sfrecciò all’esterno della stanza lasciando tutti i suoi amici perplessi i quali, dopo essersi scambiati uno sguardo, strinsero le spalle.
Gerard domandò: «Secondo voi dove sta andando?».
Isak rispose: «E chi lo sa … Conoscendolo, come minimo si tratta di ragazze». E poi, guardando i suoi amici, accennò un sorriso.
Anche gli altri fecero lo stesso e ognuno, rispettando il proprio turno, entrò in quel bagno.
Quando i quattro furono pronti, uscirono dalla loro camera dirigendosi verso la mensa; ci entrarono e la prima cosa che notarono fu che era stracolma di studenti.
Stava per iniziare l’anno accademico e i quattro ragazzi si chiedevano di già come sarebbe stato frequentare il secondo anno.
Si guardarono attorno e, a parte lo sguardo di tutti e il brusio che si udiva, non notarono Chaman; i suoi compagni a quel punto si chiesero dove fosse finito.
Si sedettero e incominciarono a consumare la colazione.
Corine, Margharet e Sara entrarono in mensa e i quattro le salutarono.
Le ragazze si avvicinarono al tavolo, risposero al saluto e chiesero se potevano sedersi con loro.
I ragazzi acconsentirono di buon grado, poi iniziarono a chiacchierare.
Margharet chiese: «Non vedo Chaman qui con voi; non è mica successo qualcosa?».
Isak gli rispose: «Mah … Chi lo sa dov’è andato. Sappiamo solo che si è diretto fuori dalla camera di fretta e furia. In effetti, ci aspettavamo anche noi di trovarlo qui in refettorio ma a quanto pare aveva qualcosa di meglio da fare».
In seguito parlarono dei più svariati argomenti e la mattinata passò velocemente; decisero dunque di andare a fare una passeggiata all’esterno dell’accademia, ma d’un tratto si udì un gran frastuono.
Quel trambusto proveniva dai corridoi dell’accademia.
Si precipitarono tutti fuori dalla sala pranzo e videro un bel po’ di ragazze che correvano verso la mensa come se fossero impaurite.
La maggior parte gridava: «AIUTO! C’É QUALCUNO NELLO SPOGLIATOIO DELLE RAGAZZE».
Anche i maestri uscirono dalla sala pranzo udite quelle urla.
Loky fermò una ragazza che stava correndo e gli chiese: «Cos’è successo?».
La ragazza aveva i capelli biondi e lunghi, gli occhi azzurri ed era coperta da un accappatoio usato per asciugarsi.
Lei stava correndo a piedi nudi.
L’alunna guardò il maestro, poi si girò indietro per controllare se ci fosse qualcuno che la inseguisse e infine rispose: «Eravamo nello spogliatoio femminile della palestra, avevamo appena finito i nostri allenamenti di pallavolo quando un rumore ha attirato la nostra attenzione. Ci siamo girate verso quel lato e al nostro cospetto ci è apparso un orrendo essere. Vi prego andate a prenderlo!». E quando disse quelle parole, fece trasparire tutta la paura avuta.
I maestri si guardarono in faccia l’un l’altro, annuirono e si diressero di gran fretta verso la palestra dove pareva essere stata avvistata un’entità estranea all’accademia.
Lo fecero senza dire nemmeno una parola …
I ragazzi rimasti davanti alla sala da pranzo si chiesero cosa fosse successo, ma le risposte non arrivavano e si percepiva solamente tanta agitazione.
D’un tratto una voce conosciuta attirò l’attenzione di Maximilian e i suoi amici: «Ehilà! Gente, come butta?». Chaman comparve dal nulla come era abituato a fare.
Si girarono tutti e Maximilian affermò: «Chaman, ti pareva … Sbuchi sempre all’improvviso».
Gerard gli fece un’occhiataccia e poi disse: «Ma insomma Chaman, prima o poi ci farai prendere un colpo. La vuoi finire di sbucare dal nulla improvvisamente?».
I suoi amici annuirono per far capire al ragazzo di non ripetere quell’azione.
Chaman s’imbronciò e di rimando rispose: «Ma come! Io credevo di farvi una piacevole sorpresa e voi mi trattate in questo modo. Bel comportamento, grazie!».
Le ragazze, intanto, se la ridevano.
Chaman se ne accorse e chiese: «Anche voi la pensate allo stesso modo?».
Corine gli disse: «Non immagino nemmeno il vostro gruppo senza di te. Da quel che ho capito sei uno dei pilastri della compagnia e per quanto riguarda noi, penso di parlare a nome di tutte, senza di te le nostre giornate sarebbero monotone». Si girò verso le sue compagne e chiese: «Non credete?».
Tutte furono d’accordo con lei.
Chaman affermò: «Ragazzi … Se non ci fossi io, non so come fareste voialtri; pertanto, se continuerete con questo atteggiamento, potrei di certo attuare una qualche forma di protesta nei vostri confronti». E continuò a fare l’imbronciato.
Hamza gli diede una pacca sulla spalla e disse: «Ma dai! Chaman; noi stiamo solo scherzando, sei uno di noi e lo rimarrai fino alla fine dell’accademia».
Il ragazzo sbottò anch’egli e rise mettendosi la mano destra nei capelli.
Chaman ribatté: «Anche per me voi siete degli amici insostituibili; ovviamente  scherzavo, figurati se mi permetto di bisticciare con voi».
Hamza gli chiese: «Dove sei stato fino a questo momento?».
L’amico appena giunto assunse un’aria furbesca e poi rispose: «Uh … Dici a me?».
Hamza confermò la domanda e lui continuò dicendo: «Ehm … Da nessuna parte. Ho solo sbrigato alcune faccende che per voi risulterebbero noiose».
Isak sospettò che avesse combinato qualche guaio e gli pose una domanda diretta: «Non è che, per caso, c’entri qualcosa con questo trambusto?».
Chaman iniziò a giustificarsi: «Chi, io? No … No … Io sono diventato un ragazzo modello, di certo non le faccio più quelle cose».
Gerard chiese conferma: «Sicuro?».
Il ragazzo riconfermò quanto detto poco prima: «Certamente, non potrei mai rifare gli stessi errori».
Maximilian e le ragazze continuavano a sghignazzare sotto i baffi.
Intanto, nello spogliatoio deserto, i maestri si apprestavano a perlustrare i locali in cerca del presunto intruso.
Astral disse ai cinque suoi colleghi: «Fate attenzione, potrebbero essere arrivati dei visitatori non graditi».
I cinque maghi annuirono poi, cautamente, si disposero a ventaglio e si assicurarono di controllare ovunque in cerca d’indizi.
I maghi controllarono accuratamente la palestra e constatarono che il locale era sgombro.
Si riunirono vicino alla rete al centro del campo di pallavolo e Loky disse: «Mi sembra strano».
Anche gli altri erano d’accordo con lui e Astral aggiunse: «È impossibile che uno di loro sia riuscito a rintracciarci nonostante l’incanto di protezione».
Ma allora cos’era successo in quel posto?
Quale essere era riuscito ad arrivare proprio lì?
Se lo chiesero tutti i maghi presenti … Si giunse dunque alla conclusione che dovesse essere uno scherzo di qualche alunno briccone.
Astral vide una qualche sorta di segno in lontananza, sul suo viso comparve una smorfia e i suoi occhi si rimpicciolirono per mettere a fuoco nel modo migliore ciò che aveva puntato.
Fu allora che disse ai suoi colleghi: «Aspettate un po’ …». E si avvicinò al luogo che in precedenza aveva fissato con attenzione.
I maestri lo seguirono cautamente e quando Astral si fermò, loro fecero lo stesso.
Astral mugugnò: «Hm …». E, dopo averci pensato un attimo su, aggiunse: «Penso che ora sia tutto chiaro».
I maghi dietro di lui chiesero: «Cosa?».
Egli, girandosi verso i colleghi, fece vedere un pezzo di un costume da carnevale.
Astral disse: «Suppongo che qualche ragazzo si sia divertito a guardare l’allenamento delle studentesse».
Wotan allora tuonò: «Bisogna scovare chi è costui e infliggergli una dura punizione. Queste cose non sono tollerate qui dentro!».
Tutti furono d’accordo, ma Astral disse loro: «Cari colleghi, non abbiate fretta. È vero che c’è uno studente troppo impertinente tra noi, ma dobbiamo essere cauti. Certo, se scoprissimo chi è allora non vi è dubbio che una punizione adeguata sarebbe l’ideale esempio anche per gli altri studenti. Tuttavia, temo di avere già qualche sospetto su chi sia la persona che ha fatto questo scherzo; devo solo avere la conferma».
I maghi lo guardarono e annuirono poiché già sapevano a chi si riferisse Astral; in seguito decisero di ritornare in mensa e avvisare gli alunni che non c’era nessun pericolo.
Intanto, davanti alla sala pranzo, i nostri amici continuavano a scherzare ma Isak a un certo punto affermò: «Non vorrei fare il guastafeste, ma vi ricordo che domani iniziano le lezioni. Sarebbe opportuno andare in centro a prendere ciò che ci serve. Parlo di materiale didattico; a quanto pare, nell’aula magna ci sono di già i quadri nei quali sono indicati i libri di testo da procurarsi».
Maximilian si girò verso di lui e gli rispose: «Sono perfettamente d’accordo e aggiungerei anche di sbrigarci, altrimenti troveremo folla davanti alla cartolibreria».
Detto quello, il gruppo si avviò verso la grande sala dove erano appesi i cartelli con iscritto ciò che sarebbe servito per affrontare l’anno.
All’interno  della sala magna c’erano parecchi studenti, la maggior parte muniti con dei taccuini dove annotavano le informazioni che a loro interessavano.
Isak, Chaman, Maximilian, Gerard, Hamza e le ragazze, scrutarono attentamente per trovare il materiale da reperire e ben presto lo videro; lo trascrissero su di un foglio dopo di che Hamza propose: «Allora … Vogliamo procurarci il materiale per poter affrontare la seconda classe dell’accademia?».
Tutti risposero di sì e si avviarono verso l’uscita; il gruppo era diretto al negozio che vendeva i libri.
Molti studenti si stavano dirigendo in centro come loro.
Maximilian era in coda al gruppo e stava parlando con Corine quando a un tratto la solita voce attirò la sua attenzione.
Egli cercò di non far notare niente alla ragazza e ai suoi amici, ma quella voce divenne insistente: «Maximilian devi parlare con il ragazzo che possiede la telecinesi».
Maximilian era discontinuo nei discorsi con Corine, al punto che la stessa gli chiese: «Max, va tutto bene?».
Lui si giustificò: «Sì, tutto a posto; solo un lieve mal di testa. Sai, di quelli che infastidiscono ma poi di solito passano».
Allora Corine propose di passare da una farmacia e prendere qualcosa che attutisse il dolore, ma Maximilian disse che era in grado di resistere.
La voce si udì di nuovo: «Il ragazzo ci deve aiutare. Senza di lui non possiamo fronteggiare gli esseri di cui ti ho parlato».
Fu allora che Maximilian capì che la voce di cui lui solo sentiva il suono apparteneva a Bithor.
Maximilian provò a pensare: «Dunque è la tua voce Bithor?»; e fu meravigliato quando gli fu data risposta: «Esatto. Come ti ho spiegato, da quando il segno sulla tua spalla si è completato siamo in grado di comunicare senza passare per i sogni».
Corine in quell’istante gli stava parlando e Maximilian non riusciva a capire entrambi, allora pensò: «Bithor; so che si tratta di cose importanti, ma debbo mantenere il più stretto riserbo su quello che ci diciamo. Non posso chiacchierare con due esseri allo stesso tempo. Chiederò ad Hamza di aiutarci prima possibile; stanne certo».
Il drago ribatté: «Ascolterò la sua risposta allora». E da quel momento la voce scomparve.
Maximilian fu dunque in grado di finire il discorso iniziato con Corine.
«Vedrai». Disse alla ragazza. «Nella classe ti troverai a tuo agio; dopotutto ci siamo anche noi».
Corine rispose: «Non  ne avevo alcun dubbio. A dir la verità, mi sono di già abituata a questo posto; è incantevole e allo stesso tempo mi sento al sicuro e ben protetta. Poi ho trovato tante amiche e amici come voi; adesso sono inserita nella comunità».
I ragazzi arrivarono davanti alla cartolibreria e Chaman esclamò: «Eh la miseria! Quanta gente si è precipitata in questo posto per prendere i libri; e io che credevo di essere uno degli ultimi a essermi mosso».
Isak affermò: «Beh, effettivamente c’è un bel po’ di gente che aspetta in fila».
Gerard aggiunse: «D’accordo … Vorrà dire che ci metteremo in coda per poter prendere il necessario».
Hamza chiese: «Secondo voi quanto tempo ci vorrà prima di poter entrare nella cartolibreria?».
Margharet lo guardò e rispose: «Secondo me, come minimo ci vorranno due ore. Data la fila che c’è …». Facendo cenno con il capo verso di essa.
Tutto il gruppo parve dargli ragione.
Fu allora che Corine propose: «Visto che le cose andranno per le lunghe e che frequenteremo la stessa classe, cosa ne dite se alcuni di noi terranno il posto in fila e altri andranno a prendere qualcosa da mangiare? State sicuri che non ce la faremo a rincasare prima di cena». Anche questa volta non ci fu nessuna obiezione.
Chaman si offrì di andare a prendere il cibo: «Ascoltate … Io conosco un posto dove fanno degli ottimi Hamburger. Vi fidate di me?».
La voce di Hamza si sentì nitidamente: «No!».
Chaman assunse un’aria sorpresa e fece una domanda: «Come?».
Hamza provò a spiegarsi meglio: «Cioè … Non mi fido che tu vada da solo; verrò con te. Così potrò controllare che tu non faccia delle cavolate … E noi tutti sappiamo di cosa parlo».
Chaman, questa volta, con un ghigno di chi sapeva il fatto suo, domandò: «Ti devo ricordare del gelato dell’anno scorso?». Riferendosi al fatto che l’anno precedente l’amico li aveva portati in un locale per adulti asserendo che fosse una gelateria.
Hamza a quel punto si mise sulla difensiva ribadendo: «L’anno scorso non conoscevo la zona; ma quest’anno mi aggirerei nell’Asilum a occhi chiusi».
Gerard s’intromise proponendo: «Vengo anch’io con voi, così vi potrò tenere d’occhio entrambi. Non che non mi fidi, ma rischiamo di mangiare con molto ritardo dato che voi due siete come cane e gatto».
Le ragazze furono d’accordo e anche Margharet volle andare con loro; parte del gruppo si mise in fila, mentre chi si era fatto avanti si avviò verso il fastfood per comprare da mangiare.
Maximilian era in fila e stava osservando il panorama.
Gli alberi, ancora pieni di foglie verdi, adornavano le strade che erano affollate di gente; c’era chi si apprestava a fare la spesa, c’erano i bambini che giocavano ai più disparati giochi e che tanto gli ricordavano la sua vita prima dell’incidente.
Gli anziani, seduti sulle panchine in marmo bianco all’interno di un giardino, narravano le gesta di cui erano stati protagonisti in gioventù.
Lì c’era una splendida fontana, proprio al centro del parco, in cui si trovavano tre satiri dalla cui tromba rivolta verso l’alto zampillava dell’acqua che impetuosamente si tuffava nella vasca.
I pesci di cui era piena si vedevano nitidamente; pesci che davano una sensazione di allegria con i loro colori sfavillanti.
Il cielo era blu intenso e le nuvole, che di tanto in tanto passavano ostruendo il sole, parevano soffici come dei cuscini di ovatta.
Il tempo passò velocemente e venne presto il loro turno.
I ragazzi arrivarono davanti al bancone dietro al quale c’era  un uomo di mezza età dai capelli castani lunghi fino a coprirgli le orecchie.
L’uomo aveva degli occhiali piccoli sul naso, abbassò il capo in modo da guardarli in faccia e gli chiese: «Allora piccoli … Cosa posso fare per voi?».
I ragazzi guardarono tutti Isak che mise le mani nella tasca e tirò fuori un foglio bianco tutto spiegazzato.
Lo passò all’uomo davanti a lui e riferì: «Ci serve il materiale segnato su quel foglio». Poi si girò verso gli amici e continuò: «Ne vorremmo nove copie per ogni libro».
Il commerciante si stupì e puntualizzò: «Va bene, ve li procuro. Ma sapete che per ogni libro deve essere messa una firma differente che corrisponde a un alunno? Se manca questa condizione non potrò accontentarvi».
I ragazzi già sapevano di questa regola e Isak si affrettò a far presente: «Lo sappiamo; ci hanno già comunicato le modalità per ritirare il materiale didattico e le confermo che siamo tutti studenti dell’accademia».
Il signore a quel punto disse loro: «Va bene. Aspettatemi qui un attimo». E si diresse nel retrobottega per uscirne dopo qualche minuto con uno scatolone pieno del materiale richiesto dai ragazzi.
Lo posò sul banco e, controllando minuziosamente, aggiunse: «Ecco qua, dovrebbe esserci tutto. Adesso però, ognuno di voi mi dovrà apporre una firma». E si affrettò a indicare un grosso libro che recava un sacco di firme sui suoi fogli bianchi.
Proprio in quell’istante entrarono i ragazzi che tempo prima si erano presi i compito di andare a comprare il cibo; erano Chaman, Hamza e Margharet i quali, vista la situazione, passarono i recipienti pieni di Hamburger e di bibite gassate ai loro compagni che già avevano apposto la firma e anche loro vidimarono quel grosso libro.
I ragazzi, non appena finito di firmare, presero lo scatolone e si diressero verso l’esterno.
Si fermarono nel parco di fronte alla cartolibreria e, vista l’ora, si sedettero incominciando a chiacchierare tra di loro.
Era quasi mezzogiorno e allora decisero di distribuire il cibo da loro comprato; lo consumarono con gusto e finirono le bibite.
Ognuno esprimeva i suoi pensieri, le proprie convinzioni e le paure dell’anno che stava per incominciare.
Maximilian, vicino ad Hamza, cercava il modo di intavolare il discorso con lui; doveva dirgli quello che stava accadendo e non era affatto sicuro che li avrebbe aiutati.
L’occasione si presentò quando Hamza si alzò per dirigersi verso la vasca dove zampillava l’acqua cristallina e i pesci colorati nuotavano.
Maximilian si alzò e disse: «Hamza vengo anch’io verso la vasca. Sono curioso di vedere di che pesci si tratta». E insieme si incamminarono verso di essa.
I compagni non si accorsero di niente e tutti parlavano tra di loro ridendo e scherzando.
Il gruppo si era messo sotto un albero di quercia; l’ombra li proteggeva dai raggi solari.
Il sole era ancora caldo, dunque quello era un riparo gradito.
Una leggera brezza li rinfrescava mentre discutevano di svariati argomenti.
Di fronte alla vasca Hamza disse: «Guarda Maximilian, ci sono un sacco di pesci in questa vasca. Non ero mai stato in questi posti; ogni anno mi stupisco di quanto sia bello questo luogo. L’Asilum, posto dove tutto fa pensare alla pace, la gente vive in armonia e non ci sono disaccordi, tutti uniti per un unico scopo. Noi abbiamo contribuito a questa pace. Sai … Sono contento di averti seguito quando Pectumatra ci ha attaccati; senza il tuo intervento, suppongo che sarebbe stato ben difficile scacciarli».
Maximilian, però, non fu d’accordo con lui e rispose: «Non direi proprio. Ti ricordo che anche tu e Chaman avete dato il vostro contributo; senza di voi, io avrei fatto ben poco e non solo … Mi avrebbero ucciso in più occasioni». E guardando Chaman aggiunse: «Chaman ci ha salvati tante volte e anche tu hai fatto la stessa cosa. Nonostante la nostra età, siamo stati chiamati a dure prove e i risultati, dopotutto, sono buoni. Tuttavia …». Non finì il discorso, si girò in modo da parlargli guardandolo negli occhi e disse: «Hamza … Non è ancora finita».
Il ragazzo annuì e rispose: «Lo so bene; ma so anche che io personalmente, benché sia un ragazzo, venderò cara la pelle». La sua determinazione fu palese; quello era il momento adatto per parlare ad Hamza di come stavano realmente le cose e del pericolo che incombeva su di loro.
«Ascoltami attentamente». Disse Maximilian. «C’è un affare di cui vorrei parlarti».
Hamza divenne anch’egli serio, probabilmente aveva capito quello che Maximilian gli stava per dire e rispose: «Ti ascolto».
Maximilian iniziò a raccontare: «Come dicevo in precedenza, siamo di nuovo in pericolo. Delle entità a noi sconosciute hanno attraversato e ci stanno dando la caccia».
La reazione di Hamza fu composta: «Qual è il problema? Non sono forse alla nostra ricerca da un anno? E se anche ci stanno provando … In che modo pensi entrerebbero qui?». E, cercando di rassicurarlo, aggiunse: «Non ti preoccupare, dopo l’incanto che il maestro Brot ha fatto sull’Asilum, nessun essere avverso potrà mai entrarci. Anche mio padre me l’ha assicurato; quello che ha fatto il drago di ferro è uno dei più potenti incanti che si possano fare».
Tuttavia, Maximilian lo smentì per l’ennesima volta: «Mi dispiace dirti nuovamente che costoro non sono degli esseri comuni, bensì delle entità capaci di sterminare i draghi e di radere al suolo un’intera città: quella dei maghi rossi».
Questa volta sul volto di Hamza apparve un’espressione alquanto preoccupata ed esclamò: «Come!». Facendo attenzione a non farsi sentire dagli altri che stavano parlando di fronte a loro.
«Hai capto bene. Ci stanno dando la caccia degli esseri che hanno affrontato un intero clan di draghi e l’hanno sconfitto; lo stesso hanno fatto con l’intera dinastia dei maghi rossi». Ripeté Maximilian.
Hamza rimase a bocca aperta e fece una domanda al suo compagno: «Come faremo se ci trovano?».
Maximilian rispose: «Ci troveranno, ne puoi stare certo. Ma abbiamo una possibilità …».
Una voce però lo interruppe: «Questa è decisamente una brutta notizia!».
La sua voce si miscelò al rumore provocato dall’acqua che collideva all’interno della vasca e scendeva dai piccoli satiri.
Chaman si era avvicinato senza far percepire la sua presenza …
I due si guardarono in faccia e Maximilian si rivolse immediatamente a lui dicendogli: «Chaman; hai sentito?».
Il ragazzo di fronte a Maximilian confermò: «Miseriaccia se ho sentito! Questo è veramente un brutto periodo. Prima quei cosi che ci attaccano, adesso questa pessima notizia …».
Maximilian lo bloccò dicendogli: «Chaman, per favore … Gli altri non devono assolutamente sospettare quello che sta accadendo; non c’è motivo per cui debbano preoccuparsi. Come in precedenza diceva Hamza, qui sono al sicuro. Tuttavia, quegli esseri tenteranno di stanarci attaccando chiunque capiti sul loro cammino. Questo vuol dire numerosi morti innocenti».
Chaman pareva non aver sentito quello che Maximilian gli aveva detto e si mise le mani sulle guance, poi esclamò: «No! No! Proprio non mi va di rincontrare quei cosi; l’altra volta mi è bastata».
Hamza, visibilmente preoccupato, prima diede un’occhiata agli amici, notando che non avevano sentito nulla, poi si rivolse a Chaman e disse: «Adesso calmati, non c’è motivo di agitare tutti. Piuttosto …». Ma venne interrotto dal ragazzo che gli rispose: «Come faccio a calmarmi? Siamo in pericolo».
Maximilian ribadì: «Ascoltami per un attimo mantenendo la calma. Se i nostri amici lo vengono a sapere, si agiterebbero proprio come stai facendo tu in questo momento. Lo so che possiedi un coraggio notevole, lo hai dimostrato la scorsa volta, l’ho visto chiaramente nonostante tu faccia apparire il contrario. Piuttosto … Adesso che sei al corrente di quanto detto poco prima, collabora con noi affinché non ci trovino».
Chaman diventò serio e annuì, assumendo un’espressione strana; in seguito disse ai suoi amici: «Mettiamo che sia disposto a darvi una mano. Cosa sono questi cosi; se ho sentito bene, sono stati in grado di sconfiggere draghi e maghi rossi. Come possiamo, noi, tentare di fermarli?».
Maximilian ricominciò a esporre quanto aveva da dire: «Come dicevo ad Hamza prima che tu ci interrompessi, questi esseri sono stati in grado di sconfiggere la maggior parte dei loro avversari. Tuttavia, esiste un modo per sconfiggerli. Loro hanno la capacità di spostarsi velocemente, dissolvendosi del tutto, per poi ricomparire all’improvviso attaccando il loro nemico e, anche se vengono colpiti, risultano invulnerabili alle armi e agli incanti».
I due ragazzi di fronte a lui assunsero un’aria strana e poi chiesero quasi simultaneamente: «E allora come facciamo per fermarli?».
La risposta di Maximilian fu: «Ascoltatemi bene … Dopo aver parlato coi maestri, siamo giunti alla conclusione che queste entità possono essere sconfitte solo bloccandole e, dato che possiedono un’alta velocità, la sola via per poterli bloccare è appunto la telecinesi».
Hamza però ebbe delle perplessità e le esplicò ai suoi amici: «Non riesco a immaginare come possa, io, fermare questi cosi. Primo: sono piccolo per poter esercitare una tale forza e senz’altro si muoverebbero lo stesso; secondo: posso al massimo tenere fermo un ragazzo della mole di Chaman. Altro non posso fare».
Chaman fu d’accordo con Hamza e disse: «È ora di capire che siamo solamente dei ragazzi, di certo non possiamo farci carico di problemi che spaventerebbero anche persone adulte. Anche io ricordo bene quello che è accaduto la scorsa volta; va bene, ce la siamo cavata, ma per puro caso o per meglio dire: siamo stati fortunati».
Maximilian scosse il capo per poi aggiungere: «No! Abbiamo ostacolato gli intrusi nell’accademia, siamo riusciti a porre freno alle ambizioni di Pectumatra e voi ancora dubitate della vostra forza! Chaman, non sei stato tu a salvarci in svariate occasioni; nella caverna quell’essere ci aveva quasi colpiti. Melkore ci avrebbe ucciso senza il tuo aiuto e che dire del giorno in cui ci hai fatto uscire dal rifugio in occasione del loro attacco. Senza di te saremo stati sconfitti, poiché non avremo avuto la possibilità di fronteggiarli. È non ho ancora finito …». Si girò verso Hamza e continuò: «Tu, Hamza, ci hai permesso di sopravvivere all’attacco di Pectumatra; senza di te avrebbe recuperato la sua bacchetta e a quel punto non si sa come sarebbe andata a finire. Ora, invito entrambi a pensare a tutti i ragazzi e agli uomini che perirebbero in caso di un loro attacco».
I due ragazzi, a quel punto, riflettendo sulle parole che Maximilian gli aveva appena detto, annuirono.
Hamza chiese: «E va bene … Spiegaci … Come intendono fermare quelle cose?».
Chaman invece domandò: «Come possiamo noi essere d’aiuto?».
Entrambi però fecero intendere che sarebbero stati disposti ad aiutarlo.
Maximilian disse: «Sapevo di poter contare su di voi. Permettetemi ora di spiegarvi come faremo per bloccarli. Utilizzeremo i poteri di Hamza per immobilizzarli tutti. Sappiamo già che lui è in grado di bloccare solo chi fissa, ma i draghi ci hanno assicurato di poter amplificare a dismisura le sue capacita. Per fare quello di cui vi ho parlato, attireremo in una trappola tutto il loro gruppo in una dimensione alternativa; lì sapete bene che verrà in nostro aiuto il drago dorato della scorsa volta e, sommando la sua forza con il particolare dono di Hamza che li terrà fermi, saremo in grado di colpirli tutti agevolmente».
Maximilian guardò prima alla sua destra, fissando Chaman; poi alla sua sinistra, fissando Hamza ed esclamò: «Geniale! Non credete?».
I ragazzi allargarono le braccia facendole poi ricadere dolcemente e, guardandosi a loro volta, assumendo un’espressione dubbiosa, quasi contemporaneamente dissero: «D’accordo, se i maestri e i draghi credono che possiamo essere d’aiuto, allora non ci resta che prenderne atto».
In seguito Hamza aggiunse: «Suppongo che vorranno parlarci; dopotutto, questa cosa che ci apprestiamo a fare avrà bisogno di un’organizzazione minuziosa».
Maximilian annuì e gli rispose: «Esatto. Siamo d’accordo che non appena ci saranno delle novità ci riuniremo e ci verrà spiegato come agire».
I tre si accordarono e si ricongiunsero agli altri.
Ben presto venne il tempo di rincasare, la giornata era passata in fretta e quel dì era l’ultimo giorno di libertà; all’indomani iniziava il nuovo anno scolastico e di tempo  per fare delle uscite ce ne sarebbe stato poco.
S’incamminarono verso l’accademia, ognuno con in mano i propri libri presi poco prima dalla cartolibreria.
Si salutarono e si diressero ognuno verso le proprie stanze; le ragazze nella parte femminile del convitto e i ragazzi verso la propria zona.
Maximilian e i compagni misero i nuovi libri nella libreria, si diedero una rinfrescata e scesero in mensa, consumarono la loro cena e, una volta finito, ritornarono nella loro stanza.
Ci entrarono e ognuno si sedette sul proprio letto.
Quella sera le facce di Chaman e Hamza erano palesemente diverse dal solito, parevano più preoccupate; viceversa, Maximilian riusciva ad avere la stessa allegria di sempre.
Isak e Gerard, gli unici due a non sapere della situazione in cui versava l’Asilum, incominciarono a nutrire qualche sospetto; allora, facendosi un cenno d’intesa, uno di loro, Isak, si decise a porre qualche domanda: «Ragazzi vi vedo strani, preoccupati e pensierosi. È mica successo qualcosa?».
Hamza prima diede un’occhiata a Maximilian e poi rispose alla domanda fatta dall’amico: «Niente; è che domani inizia il secondo anno e, com’è normale che sia, c’è sempre un po’ d’apprensione».
Chaman diede manforte al compagno: «Questa volta devo dar ragione ad Hamza; sono preoccupato anch’io, da domani ci saranno i compiti da portare a casa e l’inizio del lavoro al quale non eravamo più abituati».
Isak, dopo essersi scambiato un’occhiata con Gerard, ribadì: «Mah! A me pare strano il fatto che voi due per una volta siate d’accordo; ma se mi dite che il motivo è questo, non vedo del perché io debba dubitare della vostra parola».
Gerard affermò: «Sinceramente anch’io ho notato qualcosa che non va. Ricordatevi che se volete parlarne ci siamo anche noi. Siamo tutti amici o no?».
Maximilian aggiunse: «Vedrete che domani sarà passato tutto; una notte di riposo non farà altro che giovarci».
Tutti furono d’accodo che sarebbe stato meglio andare a letto poiché all’indomani sarebbe stata una giornata pesante; e così fecero: si prepararono e spensero le luci.
Quella sera nella camera filtrava la solita luce, riflesso delle stelle e della luna, che grazie a un cielo sgombro da nuvole rischiarava la nottata.
Maximilian era pensieroso e non faceva altro che riflettere su quanto saputo negli ultimi giorni; si chiedeva se coinvolgere i suoi amici fosse stata una saggia decisione, ma le risposte non arrivavano.
Poi, d’un tratto, l’ambiente intorno a lui cambiò e le pareti della stanza lasciarono il posto a delle mura rocciose e alla vegetazione che ormai lui riconosceva come quella dell’altro universo.

****

Maximilian capì che si trattava di un sogno e, come spesso accadeva nell’ultimo anno, era stato catapultato in una dimensione alternativa.
La luce del cielo stellato lasciò il posto a un bagliore lucente che Maximilian riconobbe come quello dei due soli che si trovavano in quel mondo.
L’odore delle piante era forte ed era simile a quello già sentito in un bosco durante la stagione estiva.
C’era odore di quercia, di pioppo e di muschio verde.
C’erano piante enormi con un busto che pareva essere il doppio di quello di una quercia centenaria.
Le foglie sembravano quelle delle palme ma molto più grosse.
Alcuni animali si arrampicavano sulla parete rocciosa lì davanti a lui, parevano grosse lucertole ma con tre code e tre occhi.
D’un tratto il tremore del terreno annunciò l’imminente comparsa del drago d’oro e, man mano che le vibrazioni aumentavano, la flora si muoveva disturbata dalla grossa sagoma del drago.
Dal bosco venne fuori Bithor splendente come sempre.
Il drago gli disse: «Ho sentito quello che hai detto ai tuoi amici e devo dire che sei stato bravo nel convincerli a collaborare».
Maximilian, però, non era della stessa opinione, anzi … Dimostrò di avere delle perplessità su quanto aveva fatto nel pomeriggio: «Non mi pare sia stata una buona idea coinvolgere quei due. Hanno cambiato il loro atteggiamento ed è palese che da quando gli ho riferito del pericolo che incombe sull’Asilum sono preoccupati e impauriti». Disse il ragazzo.
Bithor si avvicinò come faceva di solito, si accucciò sul lato destro e disse: «Non devi temere per loro. Tu sei preoccupato che gli possa succedere qualcosa di male, ma credi che io lo possa permettere? No; puoi stare tranquillo. Una volta che sarete nella dimensione creata da uno dei miei fratelli, io vi difenderò strenuamente e con noi, non dimenticatelo, ci saranno anche i maestri e uno tra Aschcore e Brot. Credi veramente che possano farci del male?».
Bithor fece un attimo di pausa, poi continuò: «Sta tranquillo … Sono così sicuro della riuscita del nostro stratagemma che non li temo. Capisco che siate preoccupati e in alte occasioni non avrei certamente chiesto l’aiuto di ragazzi, ma il momento in cui ci troviamo, e la situazione che si è venuta a creare, ci impone un comportamento aggressivo. Pertanto siate pronti, poiché gli Ithannad potrebbero attaccare in qualsiasi momento».
Maximilian pareva aver capito a cosa si riferisse il drago d’oro, ma non poteva far altro che pensare ai suoi amici e al pericolo cui li stava esponendo; poi confermò al  drago di aver parlato con i suoi fratelli: «Ho anche parlato con il maestro Brot e Aschcore; sono d’accordo con quanto abbiamo stabilito e Aschcore si è proposto per fare l’incanto di cui ci serviremo per trasportare i dieci esseri in una dimensione alternativa. Lì, ci seguiranno anche i maestri dell’Asilum per dare una mano. Suppongo che si stiano organizzando per scegliere un luogo dove tendere l’imboscata».
Il drago era perplesso però, pareva temere qualcosa; poi gli fece notare: «Non c’è tempo per individuare un luogo dove tendergli la trappola; sento che sono già in movimento e con loro c’è anche Melkore. Digli di prepararsi, poiché stanno per attaccare le città nel tentativo di farvi uscire allo scoperto; dovrete essere pronti per riprodurre quell’incanto il prima possibile».
Sentito della presenza del drago nero, Maximilian si preoccupò ancor di più di quanto già non fosse e lo esplicò al drago: «C’è anche Melkore! Non sarà di certo facile: non solo dovremo stare attenti a quei dieci, ma bisognerà tenere a bada anche lui».
Dal drago dorato arrivarono parole decise: «È ora di agire; non pensare che la presenza del drago traditore ci possa intralciare, cercheremo di sopprimere anche lui. D’altronde non si può più ignorare la sua decisione, quella di essere passato dalla parte dei maghi neri e dei demoni è stata la dimostrazione che in fondo la sua indole è stata sempre malvagia».
Il drago si alzò in piedi e la sua stazza, notevole come sempre, risaltava tra la flora di quella foresta celata nella grande faglia formata da due alte pareti rocciose.
Bithor domandò: «Ricordi cosa stavamo facendo nei giorni passati?».
Maximilian, che in confronto a lui pareva un insetto, gli rispose: «Certo che lo ricordo».
Sentita quella risposta, Bithor si affrettò a dire: «Vieni con me; all’interno della gola potremo dar luogo al nostro addestramento. Quello che ti sto insegnando è di vitale importanza; senza quegli incanti, non potremo fronteggiare il demone venuto dall’altro mondo».
Maximilian annuì.
Lui si rendeva conto che la situazione era alquanto pericolosa e talvolta si domandava come poteva, un ragazzo di soli undici anni, frapporsi tra esseri di tale potenza e il loro obiettivo; ma allo stesso tempo comprendeva che se fossero entrati, bambini, adulti, anziani e tutti gli esseri viventi, incluso quelli magici, non avrebbero avuto scampo.
Lui doveva almeno provare a fare qualcosa ed era disposto a compiere qualsiasi gesto gli avrebbe chiesto Bithor.
Alla fine Maximilian disse: «Sono consapevole della gravità della situazione e sono pronto a fare tutto ciò che è necessario per mettere fine a questa perenne condizione. Ma la mia domanda è sempre la stessa: come posso, io, bloccare esseri possenti come quelli?».
Il drago d’oro chiuse le sue palpebre per poi riaprile immediatamente; rivolse lo sguardo verso l’alto e rispose: «Maximilian, ogni cosa accade per un motivo e dietro a tutti gli avvenimenti c’è senz’altro un disegno; ma puoi stare certo che ogni cosa andrà com’è progettata. Se ti è stato dato un dono c’è un motivo preciso; sfruttalo più che puoi e al momento giusto, quando l’intero dipinto sarà visibile ai nostri occhi, ci sarà chiara anche la via da prendere. Ora … È vero che i maghi rossi, gli unici a poter fronteggiare questo tipo di esseri, si sono estinti; ma è anche vero che non può essere questa la fine, dobbiamo contrapporci al male qualunque sia la sua forma. Quello che possiamo fare è prepararci al meglio, è per questo che devi essere pronto per quando incontreremo il demone; quello sarà il banco di prova e un messaggio chiaro che arriverà nell’altro universo. Lì andremo dopo aver sconfitto Adrammalech. Abbi fede e tutto andrà per il meglio».
Detto quello, il drago invitò Maximilian a seguirlo e i due scomparvero tra la folta flora.

****

In un posto lontano, non ben definito, degli occhi minacciosi si confondevano con la boscaglia.
C’erano ventidue occhi che si muovevano con cautela tra i cespugli, due di essi erano più grandi degli altri e nell’oscurità non si riusciva a capire di che esseri si trattasse.
Una voce conosciuta si rivolse al gruppo: «Ci siamo quasi, l’ora di attaccare l’abitato vicino a noi è giunta; presto attireremo fuori dal loro rifugio i maghi bianchi e allora gli daremo il colpo di grazia e non faremo prigionieri».
Dal gruppo di esseri si levarono dei rumori disumani.
In seguito, quella stessa voce ordinò: «Mimetizzatevi bene con la flora; domani notte ci sfogheremo». E quegli occhi fissarono la miriade di luci che si trovavano al di fuori del fitto bosco.
Quello era un centro abitato e da esso provenivano i più disparati rumori.
Si udivano voci di persone, suoni di clacson, rumori di motori di auto; la città si apprestava a vivere una notte di riposo dopo le attività frenetiche della giornata.
I suoi abitanti però, non immaginavano il pericolo che si celava nell’oscurità e non si erano accorti degli occhi che fissavano i caseggiati.
Le bestie, nascoste nel bosco, attendevano il momento propizio per attaccare la città.

***

L’alba del nuovo giorno illuminò l’Asilum in pochi minuti.
Il cinguettare degli uccelli svegliò i nostri amici che si prepararono immediatamente.
Il gracchiare dei rospi, che erano nello stagno del parco, si sentiva indistintamente e pareva un concerto fatto apposta per dare la sveglia ai ragazzi.
Poi, di colpo, il rumore degli alunni che si preparavano al primo giorno di scuola si udì chiaramente.
I corridoi dell’accademia erano pieni di gente; c’erano alunni, inservienti e bidelli i quali finivano di preparare le aule per il rientro degli studenti.
Dopo la colazione, gli alunni furono invitati ad andare in sala magna.
I più vecchi già sapevano che quello era il giorno del discorso tenuto dagli insegnanti, mentre per i più giovani era tutto nuovo e di certo non si aspettavano niente.
Tra i ragazzi del primo anno si sentivano voci che chiedevano: «Dove ci stiamo dirigendo?».
Alcuni invece ammiravano l’accademia con gli stessi occhi con i quali Maximilian e  i suoi amici l’avevano ammirata l’anno precedente.
Tutto quello faceva ricordare a Maximilian quando arrivò.
Gli studenti giunsero nell’aula magna e lì aspettarono l’arrivo dei maestri.
Un brulicare di voci s’innalzava nella grande camera, dove si sentivano le più disparate opinioni sull’anno che stava per iniziare; poi, d’un tratto, l’attenzione fu attirata dall’inserviente ai piedi del palchetto posto al centro della grossa stanza.
Il suono di una campana azzittì tutti i presenti.
I maestri salirono sul palco.
C’erano proprio tutti: al centro c’era Astral, rappresentante dei mentori; sulla sua destra c’erano Wotan e Loky; sulla sinistra c’erano Drenk, Dian e Asdar, tutti rigorosamente vestiti con una tunica bianca lunga fino ai piedi.
Il primo a parlare fu Astral che disse: «Hm … Hm … Porgo a voi ragazzi un caloroso benvenuto, da parte mia e di tutto lo staff degli insegnanti. Come ben sapete, oggi inizia per noi un anno nuovo nel quale, sono sicuro, avremo numerose soddisfazioni. Premetto che noi insegnanti pretenderemo tanto da voi studenti, ma non abbiate timore … Tutto quello che imparerete qui nell’accademia dell’Asilum vi sarà insegnato unicamente per il vostro bene, affinché un giorno possiate divenire dei grandi maghi bianchi. Mi rivolgo agli studenti del primo anno, i quali di sicuro non hanno dimestichezza con l’ambiente. Sappiamo bene che voi tutti vi siete staccati dalla vostra famiglia; per alcuni sarà addirittura la prima volta, ma siate sicuri che qui troverete tutto quello che vi occorre e sarete trattati come persone di famiglia. Adesso ascoltatemi con attenzione … Mi rivolgo agli studenti del quarto e quinto anno: siate d’esempio per i piccoli e, qualora necessitino di aiuto, non esitate a darglielo e non lesinate consigli. Questa è una grande famiglia e tutti uniti siamo più forti. Per quanto concerne gli studenti più piccoli: apprendete più che potete, questi momenti non si ripeteranno e il tempo scorre tiranno; pertanto, una volta persa questa opportunità, non ve ne saranno altre. Ma ora vi lascio al discorso dei vari insegnanti che vi illustreranno il programma di quest’anno». E facendo cenno verso di loro si spostò per far sì che a turno ogni maestro esplicasse quanto doveva agli studenti.
Il discorso dei maestri fini e fu l’ora di rientrare in classe: s’iniziava con il maestro Wotan che appena entrato si diresse verso la cattedra situata al centro dell’aula e diede il buongiorno a tutti.
Lui disse: «Eccoci qua … Di nuovo insieme per passare un altro anno pieno di affascinati scoperte e di nuove materie da studiare».
I ragazzi si guardarono intorno poiché l’aula non era più quella dell’anno passato, ma essendo andati al piano inferiore, il quarto, l’ambiente, come logico che fosse, era del tutto cambiato.
Lo stile era sempre lo stesso; c’erano delle colonne in marmo bianco ai quattro lati della stanza che era rettangolare, le finestre davano sul piazzale principale dell’accademia e da esse era possibile scorgere l’intero parco.
All’interno della classe c’erano quadri che raffiguravano dei monumenti antichi, parevano essere costruzioni dell’anticha Grecia e non mancavano i ritratti dei guerrieri bardati con armature ed elmi.
Ognuno di quei combattenti reggeva uno scudo diverso, raffigurante un essere mitologico o uno stemma della casata di appartenenza.
I banchi erano disposti in maniera diversa ma gli studenti si erano messi come l’anno precedente.
Il maestro, però, richiamò la loro attenzione: «Ragazzi statemi a sentire. Capisco che come primo giorno di scuola siate entusiasti, però bisogna iniziare da qualche parte. Dunque … Aprite il libro a pagina sette, lì c’è una importante premessa per il nostro lavoro».
Gli studenti, incluso Maximilian e i suoi amici, fecero quanto chiesto dal maestro e si ritrovarono davanti una pagina con il titolo a caratteri grandi: “Come riprodurre incanti diversivi e la loro utilità”.
Il maestro iniziò a leggere ad alta voce e tutta la classe lo seguì attentamente; anche Corine, che frequentava per la priva volta, pareva interessata all’argomento e di fatto il tempo passò velocemente, segno di come erano interessati a quello che fu detto dal maestro.
Il suono della campanella si udì per la prima volta dopo tanto tempo, erano passate due ore durante le quali il maestro si era prodigato nello spiegare l’arte dell’incanto diversivo.
Wotan raccolse i suoi libri, salutò i ragazzi e si avviò verso l’uscita pregando tutti di rimanere al proprio posto; di lì a poco sarebbe arrivato il prossimo professore.
La sua figura scomparve dietro l’entrata ma subito dopo comparve il maestro Dian che salutò i ragazzi e non perse tempo: fece anch’egli aprire il libro incominciando a spiegare la sua materia.
La mattinata giunse al termine e gli studenti s’incamminarono ordinatamente verso la sala mensa; anche la classe di Maximilian si incamminò verso la mensa e quando arrivarono, ci trovarono una piacevole sorpresa: sulle tavole calde, otre al cibo che di solito si poteva prendere, c’erano delle squisite leccornie.
Niente rendeva più felici i ragazzi che, per nulla stupiti, si apprestarono a servirsi e a sedere al proprio tavolo consumando il pasto con molta voracità.
Quel giorno tutti gli studenti erano allegri, perfino Maximilian e Gerard parlavano di come fosse andato il primo giorno di scuola.
Un evento inatteso però disturbò Maximilian.
I suoi occhi si spalancarono di botto e fissò un punto indefinito.
Gerard lo guardò assumendo un’espressione strana e gli chiese: «Max, c’è qualcosa che non va?».
Suo fratello rispose velocemente: «Sì, va bene; mi è solo arrivato il solito mal di testa. L’emicrania sta diventando persistente, ma riesco a resistere al dolore. In fondo non è poi così fastidioso».
Anche gli altri si sincerarono delle sue condizioni, ma Maximilian li tranquillizzò dicendo: «State tranquilli; se mi accorgo di non poter resistere vi chiederò di accompagnarmi in infermeria».
Solo allora i compagni si calmarono e proseguirono nei loro discorsi incentrati soprattutto sulla scuola.
Maximilian però, continuava ad avere una faccia strana e di certo non avrebbe detto ai compagni che stava percependo la solita voce che si rivolgeva a lui e che diceva: «Maximilian è giunto il giorno in cui tenteranno di attirarci allo scoperto. Avverto presenze che si preparano ad attaccare un posto pieno di gente innocente e purtroppo il loro attacco è imminente. Vai dunque dai maestri e chiedi un’urgente riunione con i miei fratelli. Riferisci che si tratta degli Ithannad e di Melkore. Se non interverrete, ci sarà una carneficina. Porta con te il ragazzo che padroneggia la telecinesi e preparalo alla vista di esseri orrendi senza alcuna pietà. Vai; È questione urgente!».
Maximilian non poté fare altro che alzarsi e dire ai ragazzi: «Scusatemi, ma temo di dover raggiungere l’infermeria; il mal di testa si sta facendo insopportabile».
Gerard si alzò anch’egli e propose di accompagnarlo ma Maximilian gli disse: «No Gerard, non voglio che tu perda una lezione; lascia che mi accompagnino Hamza e Chaman». E nel dirlo guardò Hamza fissandolo con tale intensità che lui capì di cosa si trattasse.
Hamza in quell’istante sospirò, cercando di non far capire niente ai suoi amici, poi cercò di dare manforte a Maximilian tentando di convincere Gerard a lasciarlo a loro, ma il fratello era cocciuto e obiettò: «Non se ne parla nemmeno, lo accompagno io!».
A quel punto Chaman, che stava fissando alcune ragazze non lontano di lì, disse: «Hamza, anch’io credo che sia più giusto che lo accompagni Gerard; in fondo sono fratelli».
D’un tratto il ragazzo si lamentò: «Ahia!».
Hamza era davanti a lui e lo fissava minacciosamente; gli fece segni appena percettibili per far capire all’amico il motivo della richiesta di Maximilian.
Chaman, però, non aveva compreso e nell’intento di lenire il dolore si chinò sotto al tavolo.
Chaman poi affermò: «Ma vi sembrano scherzi! Per poco non mi rompevate una gamba». Poi chiese: «Chi è stato?». Ma tutti parevano non capire le parole di Chaman.
Quando si rialzò lui ribadì al gruppo: «Insomma! Non si fanno queste cose. Mi sono beccato un calcione sullo stinco senza nessun motivo».
Hamza, disperato, si mise una mano sulla fronte per poi alzarsi e avvicinarsi a lui.
Si chinò per essergli più vicino e ripeté: «Chaman vorresti rifiutare il tuo aiuto a un amico che te lo chiede?».
Il ragazzo interpellato fece una faccia strana e pareva non comprendere quello che il suo amico volesse dirgli; ma alla fine anch’egli si convinse ad accompagnare Maximilian.
I tre dovevano dunque convincere Gerard ad aspettare lì e inizialmente non ci fu verso di convincerlo, ma con l’arrivo di Corine le cose cambiarono.
Lei chiese: «Gerard saresti così gentile da aiutarmi?».
Gerard sembrò indeciso e Maximilian colse la palla al balzo dicendogli: «Fratello … Non ti preoccupare, è una cosa da niente. Vedrai … Sarò da voi in men che non si dica».
Fu in quell’istante che Gerard si convinse e gli rispose: «Va bene, visto che non è niente di grave ti lascio accompagnare da loro ma se tardi ti verrò a cercare».
Gerard si unì a Corine e lo stesso fece Isak, i tre poi si incamminarono verso il tavolo delle ragazze.
Maximilian si rivolse ai suoi due amici: «Ci sono movimenti. Dobbiamo andare immediatamente dai maestri».
I due di fronte a lui sospirarono, si alzarono e lo affiancarono; poi dissero: «Va bene. Andiamo da loro».
I tre camminarono lungo i corridoi e arrivarono nella zona insegnanti.
Maximilian bussò e una sagoma si avvicinò alla porta, l’aprì e i ragazzi si ritrovarono dinanzi a Loky.
Il maestro vide i ragazzi e disse: «Non è un buon segno la vostra presenza di fronte a questa porta». E poi chiese: «È successo qualcosa?».
Maximilian annuì e di rimando chiese di poter conferire di nuovo con tutti i maestri riuniti.
Loky li fece accomodare nel piccolo salotto dove erano solito incontrarsi la sera per discutere e in seguito chiamò i suoi colleghi.
Quando furono tutti riuniti, Astral prima fece un cenno verso i colleghi, come a far intendere di essere pronto e di aver capito che l’argomento di cui si stavano per parlare era l’attacco di quegli esseri al mondo umano, e poi si rivolse ai ragazzi chiedendo: «Ci sono novità?».
Maximilian rispose: «Questa notte attaccheranno nel tentativo di attirarci allo scoperto».
Le voci dei maestri si udirono tutte, ognuno espresse una sua opinione.
Dian esclamò: «Di già!».
Wotan chiese: «Come ci organizziamo?».
Alla fine tutti decisero di rivolgersi al maestro Brot.
I maghi dissero ai ragazzi di seguirli e s’incamminarono verso i sotterranei, ma prima diedero un’occhiata all’orologio e, visto che mancava ancora un’ora abbondante all’inizio delle lezioni, si affrettarono a percorrere la strada che li avrebbe portati nel sottosuolo.
Il maestro Astral guidava il gruppo ed era seguito dai tre ragazzi e dagli altri insegnanti.
Sui loro volti la preoccupazione traspariva in modo evidente e durante il tragitto non dissero nemmeno una parola.
Arrivati di fronte alla grossa porta la quale dava accesso alla stanza dove il drago di ferro li stava aspettando, i maestri bussarono e in seguito l’aprirono.
I nove entrarono e notarono che il drago non era solo ma all’interno della stanza si trovava anche suo fratello Aschcore.
Quando Brot li vide disse: «Non proferite parola, siamo già a conoscenza dei fatti».
Il gruppo di uomini si fermò dinanzi ai due draghi e di seguito uno di loro asserì: «Stanno muovendosi prima del previsto; necessita un nostro coinvolgimento oppure moriranno un sacco di persone». Colui che iniziò il discorso fu Wotan.
I draghi, consapevoli di quanto stava accadendo, avevano già escogitato uno stratagemma.
Aschcore ne parlò con i maestri: «Ci siamo preparati tenendo conto di un loro attacco alle città degli uomini. Ora dobbiamo organizzarci e il tempo non è dalla nostra parte; statemi a sentire: le loro presenze si percepiscono chiaramente e ci sono tutti, non manca nessuno. Dieci Ithannad e Melkore. Partiremo tutti, compreso Brot; io con il ragazzo che utilizza la telecinesi ci posizioneremo nelle retrovie, a poca distanza da voi, lo stesso farà Maximilian. In quel punto io riprodurrò l’incanto per creare una dimensione alternativa e tutti, incluso Brot, verremo trasportati al suo interno. Lì si unirà a noi anche Bithor e mentre i miei fratelli si occuperanno dei nemici io amplificherò i poteri del ragazzo. Mi raccomando … Una volta bloccati, mirate alla testa e sopprimeteli quanto prima poiché non siamo certi della durata del mio potenziamento».
La domanda venne spontanea a Drenk che chiese: «Verrà dunque anche il maestro Brot con noi?».
Il drago di ferro confermò: «Sì, non posso permettere che siate solo voi a rischiare la vita; e poi io sono in grado di tenere testa a Melkore di cui voi non dovrete preoccuparvi. Badate solo di non buttare le vostre vite».
I maghi non dissero più nulla e i draghi si rivolsero verso Maximilian e i suoi  amici.
Il primo a rivolgergli delle domande fu Brot: «Max, nostro fratello ti ha riferito dove si trovano in questo momento gli aggressori?».
Maximilian fece cenno di no e poi disse: «Mi ha solo detto che questa sera attaccheranno una città; niente di più».
Aschcore affermò: «Capisco … Ma ci serve sapere dove attaccheranno; è un’informazione necessaria per poter riprodurre il mio incanto. Se non conosco l’ubicazione, non posso preparare la magia. Spazio e tempo sono difficili da manipolare senza coordinate esatte».
Brot vide Chaman e chiese: «Perché con noi c’è un altro ragazzo?».
Maximilian si scusò dicendo: «Mi deve scusare, ma nel discorso fatto con Hamza non ci siamo accorti della sua presenza e dunque ho messo al corrente anche lui».
Astral intervenne affermando: «Maestri … Costui è il ragazzo che l’anno scorso ci ha salvato in più occasioni dalla morte. Per mezzo del suo dono, la dislocazione, ci ha portati in salvo togliendoci dalle grinfie di Melkore».
Il drago di ferro distolse il suo sguardo da Chaman e chiese loro: «Siete consapevoli del pericolo cui vi state esponendo?».
Hamza e Chaman annuirono e allora il drago aggiunse: «Siete coraggiosi per la vostra età, ma siate astuti e cauti quando ci troveremo di fronte al nemico; e soprattutto … Non vi allontanate da Aschcore».

Un saluto a tutti i lettori; noi ci risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva” il 12° capitolo).