Eh sì, sono dunque arrivato alla metà del
manoscritto.
Pensate … Per finire di riesaminare tutto il
testo, mi ci vorrà tanto tempo quanto ne ho impiegato per arrivare al 10°
capitolo.
Hm … Confido di riuscirlo a postare sul blog tutto
quanto prima possibile.
Buona lettura:
CAPITOLO 10
UNA MINACCIA CONCRETA
I ragazzi si erano diretti in sala mensa e,
dopo aver fatto colazione, decisero di fare una passeggiata nell’Asilum.
Isak fece una proposta: «Mi accompagnate nel
quartiere vecchio dell’Asilum; devo dare un’occhiata in una libreria. Ho saputo
che lì si possono trovare alcuni libri interessanti».
Hamza disse: «Perché no. In fondo oggi è il
penultimo giorno di ferie e dopodomani inizia la scuola; penso che una giornata
passata in quel posto ci possa essere utile».
Gerard aggiunse: «Anche io sono dello stesso
parere, passeremo una giornata diversa dal solito. Lì ci deve essere anche un
fastfood se non sbaglio. Come si chiama … Hm … Penso di averlo dimenticato».
Chaman gli ricordò: «Non puoi aver dimenticato
il “Gotto di platino”. Là fanno degli hamburger fantastici e le salsine … Hm …
Che buoni! Non parliamo poi delle patatine fritte e le crocchette …».
Hamza aggiunse: «Esatto … Pancia mia
preparati a una scorpacciata di robe fritte».
Maximilian disse: «Vi chiedo di darmi un’ora,
devo cercare i maestri per parlargli di un importante affare. Mi aspettate?».
Gerard rispose: «Certamente Max, dove vuoi
che andiamo senza di te. Ormai è deciso … Oggi si va nei quartieri vecchi
dell’Asilum; lì passeremo la giornata».
Tutti furono d’accordo e Maximilian dichiarò:
«Ok. Ci ritroviamo tra un’ora nel cortile dell’accademia. Sapete; in quelle
librerie vorrei fare una ricerca anch’io».
I cinque si accordarono per il luogo del
ritrovo e in seguito Maximilian si avviò verso la zona dove dimoravano gli insegnanti.
Maximilian arrivò di fronte alla porta che la
delimitava e si fermò lì vicino; essa era fatta in vetro e alluminio.
Lui bussò e dopo poco arrivò una sagoma;
quando la porta si aprì Maximilian vide Loky.
Il mago, non appena vide l’alunno, disse: «Oh
… Maximilian; cosa ci fai qui a prima mattina?».
Il ragazzo rispose: «Maestro avrei bisogno di
parlarvi tutti assieme. Può già immaginare cosa devo dirvi».
Il maestro annuì e fece cenno a Maximilian di
entrare.
L’alunno varcò la soglia che delimitava lo
spazio riservato ai maestri, richiudendo la porta dietro di sé e infine seguì
il docente.
Maximilian oramai conosceva bene quella zona,
c’era stato per un’intera estate, tanto da accorgersi che si stavano dirigendo
verso la sala in cui erano soliti radunarsi tutti i maestri.
Ci entrarono e trovarono tutti i maghi seduti
che stavano facendo la colazione.
Quando i cinque maghi videro entrare
Maximilian, non sembrarono poi tanto sorpresi e Dian gli chiese: «Maximilian …
È successo qualcosa?».
Maximilian annuì e, chiedendo permesso, entrò
nella sala; si andò a sedere nell’unico posto libero della tavola, che probabilmente
era del maestro Loky, e poi incominciò a esporre quanto aveva da dire: «Questa
notte è successo di nuovo». Disse il ragazzo.
Astral affermò: «Bithor».
Maximilian confermò: «Esatto».
Wotan invece volle subito andare al sodo: «Ragazzo,
dicci tutto».
Maximilian iniziò a riferire del discorso
fatto con il drago d’oro: «Stanotte era davvero preoccupato in quanto alcuni
dei più spietati esseri sono arrivati nel mondo umano. Sono dieci esseri di cui
si erano perse le tracce fin dai tempi dello sterminio dei draghi e dei maghi
rossi».
I sei maghi lo stavano ascoltando attentamente
e sul volto di alcuni si notava che quelle informazioni le conoscevano già.
Dunque i maestri non ebbero nessuna sorpresa,
ma Maximilian andò avanti nel suo racconto: «Questi esseri sono invulnerabili,
tanto che nemmeno i draghi sono riusciti a ucciderne uno; ma lui è riuscito a
catturarne uno e a capire come si muoveva. Ha addirittura scoperto il suo punto
debole».
Quell’affermazione fece sussultare tutti i
presenti.
Astral disse: «Maximilian abbiamo bisogno di
quelle informazioni; se ti ha spiegato tutto saprai che questi cosi sono
arrivati da noi con l’intento di stanarci e di ucciderci tutti. Dunque … Più
informazioni abbiamo, meglio riusciremo a fronteggiarli».
Maximilian annuì e poi aggiunse: «Ci stavo
arrivando maestro Astral. Pare che abbia trovato il modo per sopprimerli, ma
per far ciò abbiamo bisogno di una particolare condizione che in seguito vi
spiegherò. Per ora continuerò a dirvi di queste entità … Esse non sono altro
che degli esseri umani i quali hanno rinunciato alla loro anima in modo spontaneo
per perseguire la via del male; rinnegati privi di qualsiasi volontà e
totalmente asserviti alla causa dei demoni. La loro pelle è talmente spessa che
nessun attacco, né elementale né fisico, li scalfisce su tutta la superficie
corporea; tutta, tranne che in un punto: il
collo. È dunque necessario decapitarli per abbatterli, ma la cosa non
sarà facile poiché loro posseggono un’elevata velocità; mi pare che Bithor
abbia parlato di velocità pari a quelle della luce».
I maestri rimasero esterrefatti da quella
notizia; si poteva fronteggiare esseri capaci di spostarsi alla velocità di
299.999 km al secondo?
Drenk esclamò: «Impossibile raggiungere
quelle velocità!».
Maximilian gli rispose: «Vorrei confermare
quello che lei dice, ma tutto quello che finora Bithor ci ha riferito è
risultato sempre veritiero».
Anche Astral pareva d’accordo con Maximilian
e intervenne dicendo: «È un grosso guaio; come faremo per difenderci? A quelle
velocità risulteranno pressoché intoccabili».
Gli altri maestri non dissero nient’altro.
Dopo un attimo di silenzio Maximilian riprese
a parlare: «Bithor mi ha riferito che nel momento in cui si è trovato di fronte
a uno di loro, inizialmente lo vedeva scomparire e riapparire di continuo
vicino a sé e dopo numerose ferite ricevute, nel momento in cui era a terra, si
è accorto che prima di materializzarsi le bestie venivano precedute dalla loro
ombra. Dunque viaggiavano nel sottosuolo; e dopo aver constatato che le sue
ipotesi fossero fondate, riuscì a colpire uno di loro scaraventandolo a terra.
Gli altri esseri, visto che un drago aveva scoperto il loro segreto, fuggirono
per paura di essere stati scoperti e dunque di venire uccisi; ma quando furono
scomparsi, la triste verità balzò agli occhi di Bithor: quasi tutto il clan era stato sterminato».
Dian allora esclamò: «Cosa! È riuscito a
colpirne uno?».
Maximilian fece cenno di sì, poi continuò a
parlare: «Quando tutti gli esseri svanirono, lui bloccò quello che aveva
colpito e lo addentò; in quel preciso momento, si rese conto che i suoi aguzzi
denti non trapassavano le sue carni ma l’essere non pareva interessato al fatto
che un drago lo avesse azzannato, si continuava a coprire un unico punto,
rendendolo quasi intoccabile per mezzo delle sue mani: il collo. Da quel gesto
capì che ci doveva essere qualche relazione tra quel comportamento e il punto
che stava proteggendo e risalì al suo punto debole. In seguito, prima che
potesse verificare le sue teorie, l’essere fuggi dalla prigione dei maghi rossi
dove era stato tenuto prigioniero e fatto oggetto di studio. L’essere però,
dietro di sé lasciò una scia di morte. In seguito pare che abbia guidato i suoi
simili al rifugio dei maghi, i quali furono tutti uccisi».
Wotan, sentito quanto aveva appena detto
Maximilian, affermò: «Dunque è possibile ucciderli. Hm … Questa è una buona
notizia ma il problema sarà colpirli, data la loro elevata velocità. Se
parliamo di un drago dorato, possiamo facilmente dedurre che il suo attacco
fosse di grande potenza; ma noi maghi bianchi?».
Maximilian allora ribatté: «Anche per questo
sono venuto a parlare con voi. Abbiamo escogitato un modo per ucciderli, tutti
in un colpo solo!».
I maestri sgranarono gli occhi e di seguito
Loky domandò: «Com’è possibile uccidere una bestia che viaggia alla velocità
della luce?».
Maximilian continuò la sua esposizione:
«Adesso vi spiego … Quando fummo intrappolati da Pectumatra nella dimensione
alternativa, ingaggiammo una strenua lotta con lui durante la quale non solo io
tentai di colpirlo, ma fecero lo stesso sia Chaman sia Hamza. A un certo punto
il mago perse la sua bacchetta e cercando di recuperarla si accorse che era
bloccata da qualcosa».
Maximilian fu interrotto da Astral: «La
telecinesi di Hamza frutto dell’ereditarietà di famiglia!».
Maximilian, annuendo, confermò: «Esatto.
Hamza è in grado di bloccare qualsiasi oggetto e persona; lo ha fatto con
Gerard per dimostrargli di possedere quelle doti. Io ho dunque pensato che se è
riuscito a farlo con Gerard e la bacchetta, può farlo anche con quelle bestie».
I suoi maestri non furono d’accordo e Drenk
lo fece presente: «Maximilian; Hamza è uno studente in procinto di frequentare
il secondo anno, non possiamo permettere, in qualità di maestri, che ciò
avvenga. Sarebbe non solo pericoloso per lui, ma dovremmo preoccuparci del ragazzo
oltre che di noi se ciò avvenisse; contro produttivo … Non credete?».
Gli altri maestri annuirono tutti e allora
Maximilian terminò il suo discorso: «Aspettate prima di obiettare. Anche Bithor
è d’accordo con me; noi non miriamo a far fare ad Hamza tutto il lavoro, ma
intendiamo usarne i poteri per bloccarli tutti in un solo colpo. Bithor è in
grado di amplificare i poteri di chiunque come se appartenessero a un
celestiale; ma per fare questo, c’è bisogno di una dimensione alternativa dove
lui possa venire fuori e muoversi in tutta tranquillità com’è successo in
occasione della lotta con Pectumatra».
Tutti i presenti incominciarono ad assumere
un’aria seria, si notava nelle loro espressioni l’incredulità e allo stesso
tempo un pizzico di sollievo nel sapere che quelle orride creature non erano
invincibili come loro credevano fino a qualche minuto prima.
Di seguito, Maximilian, chiese ai maestri: «Ho
bisogno di parlare con Aschcore e Brot. Loro sono gli unici in grado di
riprodurre un simile incanto. Posso vederli?».
I maghi si guardarono in faccia, poi Astral
disse: «Ma certo Max; dammi tempo di avvisare il gran maestro e poi ti faccio
sapere quando vi incontrerete. Ma suppongo che, sentita una notizia del genere,
voglia incontrarti quanto prima».
Una volta preso accordi, si diedero
appuntamento a quando il gran maestro avrebbe deciso di parlare con lui.
Maximilian, dopo aver salutato, si diresse
verso il luogo dell’appuntamento per raggiungere i compagni e passare una
giornata nella zona vecchia dell’Asilum; ovviamente mise a conoscenza i maestri
del luogo dove si sarebbe diretto assieme a tutto il gruppo.
Non
lontano da quel luogo …
Hamza, Chaman, Isak e Gerard erano nei
giardini dell’accademia dove spiccava una folta flora.
D’un tratto la voce di Maximilian si udì
chiaramente: «Ragazzi! Sono arrivato».
Chaman gli rispose: «Oh … Finalmente Max; non
ce la facevamo più!».
Maximilian gli chiese scusa facendo presente
che era stato trattenuto dai maestri.
I ragazzi gli dissero che non se l’erano
presa e poi incominciarono ad avviarsi verso il posto prefissato, quando all’improvviso
furono tutti distratti da una voce che li chiamava: «RAGAZZI!».
Si girarono tutti e quattro in quell’istante.
La voce era femminile; si trattava di Corine
che passava di lì per caso.
Si fermarono e aspettarono che la ragazza li
raggiungesse; Chaman appena la vide esclamò: «Cavolo! Che splendida visione …».
Hamza però gli fece la ramanzina: «Mi
raccomando Chaman, non iniziamo a fare figuracce altrimenti come risultato
otterremo di rimanere da soli anche quest’anno».
Chaman rispose: «Tranquillo Hamza, non potrei
assolutamente fare un torto a una così splendida ragazza». E poi i suoi occhi assunsero
la solita espressione.
Corine li raggiunse e quando fu vicina a loro
li salutò: «Ciao ragazzi». Poi chiese: «Dove state andando così di fretta?».
Gerard gli rispose: «Abbiamo deciso di fare
una capatina nella parte vecchia dell’Asilum; lì si possono trovare delle
librerie in cui ci sono testi interessanti da vedere che potrebbero ritornarci
utili nei nostri studi».
La ragazza esclamò: «Ah!». Poi chiese: «Vi dispiace
se mi aggrego a voi?».
Chaman fu il primo a dire: «Certo che no».
Poi si fece avanti e di fronte a Corine disse: «Piacere, mi presento … Io sono
Chaman; il più in gamba del gruppo».
La ragazza gli tese la mano sorridendo e
rispose: «Piacere, il mio nome è Corine e sono una nuova studentessa
dell’accademia».
Si fece avanti anche Isak che disse: «Il mio
nome invece è Isak e anch’io sono amico di questi bricconi che non si sono nemmeno
degnati di presentarci».
Corine sorrise anche a Isak e rispose: «Sono
molto onorata di conoscerti Isak».
Il ragazzo si girò verso Hamza, Gerard e
Maximilian, dicendogli a bassa voce: «Come mai non me l’avete detto che
conoscevate una ragazza così bella?».
Corine sentì qualcosa e chiese: «Cos’hai
detto?».
Il ragazzo arrossì leggermente e rispose:
«Niente d’importante; davvero … Niente che possa essere utile in questo
momento». E poi cercò di cambiare discorso aggiungendo: «Ho proposto di andare
in quella zona poiché mio padre mi ha raccontato che da ragazzo ci ha trovato
parecchi testi utili, alcuni anche proibiti».
Corine allora disse: «Cosa aspettiamo,
andiamo».
Maximilian, prima che si avviassero, gli fece
presente: «Corine … Noi staremo via tutto il giorno, dunque non so … Se tu
magari hai preso degli impegni …». Ma Maximilian fu interrotto dalla ragazza
che gli rispose: «Non ho nessun impegno; andiamo pure, almeno passeremo una
giornata in compagnia e in modo diverso». Detto quello si incamminarono verso
la loro meta.
Durante il tragitto non fecero altro che
ammirare la bellezza dell’Asilum.
Il rifugio costruito dai draghi era
affascinante e misterioso allo stesso tempo.
Le vie erano fatte con dei piccoli blocchi di
pietra.
La rigogliosa flora adornava quel posto,
facendo risaltare ancor di più i colori delle case fatte quasi esclusivamente
con dei blocchi di marmo bianco e tutte in stile romano.
In ogni casa risaltava qualche colonna e in
alcuni casi anche capitelli adornati sfarzosamente.
Grandi archi in marmo bianco sovrastavano delle
porte, le quali delimitavano l’entrate nei diversi quartieri.
La gente passeggiava tranquillamente nelle
viuzze strette; alcuni trasportavano delle borse della spesa.
I ragazzi arrivarono nel vecchio quartiere;
esso era più affollato degli altri e la gente si muoveva in viuzze strette e
poco illuminate.
I cinque amici si accorsero che quel giorno
c’era il mercato e si resero dunque conto del perché vi fosse tanto movimento.
Maximilian e gli amici girovagarono un po’
nel mercato e videro che c’era di tutto: dalle vivande alla roba da vestire; in
alcuni casi videro anche articoli magici molto curiosi.
Il gruppo arrivò di fronte a un grosso
stabile anch’esso antico.
Lì vicino c’erano delle scalinate che
permettevano di giungere all’entrata a fianco della quale c’erano due colonne di
marmo bianco che arrivavano fino al tetto sorreggendone una parte.
Sopra il portone di legno scuro c’era un
cartello con inciso “Biblioteca Antica”.
Isak richiamò l’attenzione degli altri ragazzi
i quali si erano concentrati sul materiale che era esposto sulle bancarelle:
«Ragazzi, ci siamo».
I suoi amici si avviarono verso di lui e
quando gli furono vicini, Maximilian gli chiese: «L’abbiamo trovata?».
Isak rispose: «Certo. Io non avevo dubbi sul fatto
che l’avrei trovata». Poi si fermò un attimo e aggiunse: «Forza, entriamo …». E
incominciarono a salire i gradini per poi varcare la porta d’ingresso ed
entrare nella sala principale della biblioteca.
Maximilian e gli amici entrarono in una
camera circolare enorme; tutt’intorno c’erano scaffali ricolmi di ogni sorta di
libri, poi alzarono lo sguardo verso i cielo e videro lo stesso panorama: c’era
una semicupola e lungo le pareti della camera c’erano dei balconi abbastanza
larghi da contenere degli scaffali, anch’essi ricolmi di libri.
Questa volta gli occhi di Isak, amante
all’inverosimile dei libri, si riempirono di gioia e il ragazzo esclamò: «Oh …
Che splendida visione!».
Chaman lo guardò e gli chiese: «Ma dai! Isak,
come si fa a dire quello che ho appena sentito. I libri, le cose più noiose che
abbia mai visto … Chissà perché mi basta aprirli per addormentarmi
immediatamente».
Isak gli lanciò un’occhiataccia per poi
rispondergli: «Chaman … Io non riesco a capire invece come si possa essere così
ottusi. I libri sono tutto, dentro di loro c’è custodita la nostra intera
sapienza ed è l’unico modo sicuro per tramandarla senza pericolo».
Chaman non era dello stesso parere: «Mah!
Sarà … Per conto mio rimangono noiosi e pesanti, preferisco avere a che fare
con le persone».
Hamza, come suo solito, gli disse: «Sì, sappiamo
noi di che tipo di persone stai parlando; semmai, dicci la verità … Con le
ragazze». E tutti risero.
In seguito ognuno si avviò verso la zona che
gli interessava.
Isak andò nella sezione delle magie proibite,
Hamza non si distaccò da Maximilian e Gerard; Chaman, facendo gli occhi dolci a
Corine, le stava attaccato come una cozza e la ragazza di questo non ne era
affatto contenta.
Gerard cercò di spiegare a Corine com’era
fatto Chaman e la ragazza parve essere più comprensiva dopo che l’amico gli
aveva parlato.
Maximilian si avviò verso la sezione in cui
erano conservati i libri sulla storia della magia.
In quel settore c’era un enorme tavolo ovale,
dove degli studenti già stavano consultando alcuni manoscritti.
Tutti loro, in silenzio, andarono a cercare
in mezzo agli scaffali.
I libri erano organizzati in ordine
alfabetico e fu allora che Maximilian disse ai suoi amici: «Ragazzi sono venuto
qui nella biblioteca con la speranza di trovare informazioni sui demoni». Poi
si fermò un attimo e guardandoli aggiunse: «Oramai tutti noi sappiamo quel che
accade, posso parlare liberamente e dunque non nascondo che sono preoccupato.
Vi chiedo aiuto nel cercare qualsiasi cosa che riguarda i demoni; ogni informazione
ci può essere utile, pertanto cercate anche voi e se ritenete di aver trovato
qualcosa d’interessante fatelo presente; valuteremo tutti assieme».
Tutti furono d’accordo, poi ognuno di loro si
accinse a guardare sugli scaffali alla ricerca di qualche libro interessante.
Maximilian si allontanò dagli amici; la sua
attenzione fu attirata da una zona poco frequentata della biblioteca: c’era una
luce fioca tra uno scaffale e l’altro.
Lui entrò proprio in mezzo e iniziò a controllare
i vari manoscritti.
D’un tratto il suo sguardo cadde su un libro
dalla copertina nera come il carbone; lo prese, lo tirò fuori dal suo posto e
una nuvola di polvere si alzò nell’aria.
Maximilian iniziò a tossire.
La sua voce si sentì chiaramente: «Accidenti
… Ma da quanto tempo nessuno legge questo libro?». Poi il suo sguardo si posò
nuovamente sulla copertina che aveva come titolo: “Storia del mondo magico con particolare rilievo sulla magia nera”,
Maximilian lo aprì e iniziò a sfogliarlo; si era concentrato a tal punto
da non udire nessun rumore dell’ambiente.
Lui sfogliò le prime pagine e iniziò a
leggere:
La
magia si divide in tre rami: magia rossa, magia bianca e magia nera.
Questo
volume si concentra sulla magia nera che si può definire la più giovane delle
tre.
Si può
affermare tranquillamente che questo tipo di magia è una magia impura, non derivante
da fonte magica propria ma da terzi; vale a dire che entità esterne all’essere
che la pratica concedono la loro forza magica dietro compenso di qualcosa di
loro interesse.
Maximilian si fermò un attimo, poi pensò: “Questo già lo sapevo; quello che mi
interessa sono informazioni più approfondite”.
Si mise seduto al tavolo vicino a lui e
spalancò il libro per chinarsi nuovamente a leggerlo:
Questo
la accomuna leggermente alla magia rossa che, come tutti sanno, può far ricorso
a esseri celesti che aiutano i richiedenti a riprodurre incanti; ma a
differenza dei maghi neri i maghi rossi riescono a fare incanti anche senza l’appoggio
delle suddette entità.
Viceversa,
i maghi neri, senza l’appoggio delle entità sono del tutto incapaci di
riprodurre qualsiasi incanto, anche il più semplice.
Gli
esseri in questione sono i demoni i quali, approfittando della brama di potere
degli esseri viventi, s’insediano nei loro cuori e ne assorbono tutto il
potere.
Si
ricorda che racchiuso nell’essere umano e negli altri esseri viventi c’è la
fonte magica di inimmaginabile potere derivante direttamente da sorgente
divina.
È su
quello che nel tempo si è concentrata l’attenzione degli esseri immondi; dopo
un attento esame della situazione, si è dedotto che mirano a impadronirsi di
più anime possibili.
Le loro
intenzioni sono tuttora sconosciute.
Alcuni
esseri umani hanno fatto sì che i demoni acquisissero forze e scoppiò la
guerra; tutte le razze si misero l’una contro l’altra.
I
demoni ne approfittarono immediatamente e per mezzo del più spietato degli
uomini riuscirono a entrare nel nostro mondo; solo in seguito a una sanguinosa
guerra furono confinati in una dimensione parallela dove tuttora sono esiliati.
Maximilian balzò avanti di un capitolo e
disse: «Quello che è accaduto lo conosco fin troppo bene; vorrei sapere come
sono organizzati e soprattutto contro cosa sto combattendo». E si rimise di nuovo a sfogliare il libro; poi, d’un tratto,
gli capitò di leggere un titolo interessante: “I demoni e la loro gerarchia”.
Il ragazzo girò la pagina e si concentrò su
quello che vi era scritto:
Non
sappiamo molto su come sono organizzati i demoni, ma da studi fatti con l’aiuto
dei maghi rossi siamo arrivati alla conclusione che esistono svariate razze di
demoni.
Dopo
anni di ricerche siamo venuti a sapere che hanno un’organizzazione gerarchica:
si và da demoni minori, con poteri lievi e scarsa attitudine al combattimento,
a demoni di grossa imponenza i quali fanno capo ad un'unica oscura entità.
Qui si
fermano le nostre conoscenze su di loro in quanto, dal momento della
separazione del mondo magico, non siamo venuti a contatto con essi se non in
modo sporadico.
È da
allora che i nostri studi si sono interrotti vista l’impossibilità di ricevere
informazioni.
Tuttavia
… Alcune voci parlano di falle nella protezione che fu apposta anni orsono, è
dunque probabile che presto avremo ancora a che fare con quelle entità.
Il capito era corto e non vi erano informazioni
di grande rilievo.
Il fatto che loro fossero organizzati
gerarchicamente presupponeva che Adrammalech non fosse il peggiore; c’era
dunque d’aspettarsi qualcosa di più terrificante?
Degli esseri di cui gli aveva parlato Bithor
non c’era nessuna notizia.
Non era rimasto che l’ultimo capitolo dal
titolo: “I presunti obiettivi dei demoni”.
Il testo recitava:
Anche
per quanto riguarda le loro intenzioni, non ci sono informazioni precise ma di
una cosa ci siamo accorti: stanno raccogliendo molte anime e le possessioni
aumentano vertiginosamente.
Come
tutti sanno, l’anima è magia divina e più ne hanno, più sono temibili; il punto
è: cosa si apprestano a fare con tutta
la magia divina che sono riusciti a sottrarre al legittimo proprietario?
Di
qualsiasi cosa si tratti, per il mondo sarà una pestilenza e questi esseri
vanno fermati a qualsiasi costo; di certo non si può pensare di porre loro un freno
solo confinandoli in un mondo ben sigillato.
Concludo
questo mio volume con la speranza di aggiungere presto informazioni precise su
di un mondo del quale ignoriamo le dinamiche.
Maximilian aveva trovato un piccolo indizio:
sul libro c’erano alcune dritte su cui poter concentrare i suoi sforzi.
Lui chiuse il libro e si guardò in giro, ma
dei suoi amici non c’era nessun segno; in seguito lo posò dove l’aveva trovato
e guardando l’orologio si accorse che il tempo era passato velocemente.
Era ora di andare a pranzo …
Maximilian decise di andare a cercare i suoi
compagni e lasciò il posto in cui aveva letto fino a quel momento.
Egli trovò Isak con in mano tre grossi volumi
di magia antica; visto quello gli chiese: «Isak hai trovato quello che
cercavi?».
Isak rispose: «Certo. Non avevo dubbi che
questa biblioteca fosse ben fornita, in seguito vi farò vedere alcune cosucce
che ci torneranno utili; soprattutto se si ripresentano determinate situazioni
…».
Maximilian capì cosa intendesse Isak e sul
suo viso comparve un sorriso, poi gli chiese ancora: «Vuoi che ti dia una
mano?».
Il ragazzo gli rispose: «No, non ti preoccupare,
ce la faccio».
Anch’egli diede un’occhiata all’ora e poi
disse: «Accidenti, come si è fatto tardi. Mi sa che è ora di andare a pranzo e
di recuperare gli altri». Poggiò i suoi libri sul banco, dove a guardarlo con
sguardo severo c’era un’anziana signora, la quale gli chiese: «Li porta via o li
consulta qui in biblioteca?».
Isak rispose: «Signora, li porto via. Ma
vorrei lasciarli in custodia qui da lei poiché non ho ancora finito di cercare
i libri, pertanto ci dovrò tornare questo pomeriggio. È possibile lasciarli da
lei per poi prenderli questo pomeriggio?».
La signora annuì e poi disse: «Si può fare
ragazzo, ma dovrai lasciare un acconto».
Isak ribatté: «Va bene signora, mi dica
quanto le devo».
Saldato il dovuto, Isak si rivolse a Maximilian
che aveva assistito a tutta la scena: «Max, adesso che ci siamo accordati,
possiamo cercare gli altri».
I due si incamminarono verso i numerosi
scaffali sparsi in tutta la biblioteca in cerca
dei loro compagni.
Corine, Gerard e Hamza erano seduti attorno a
un tavolo intenti a sfogliare un volume che da lontano pareva bello folto.
Isak e Maximilian si avvicinarono a loro e
Isak chiese: «Allora ragazzi … Vi state divertendo, vero?».
Hamza si girò e parlò a voce bassa: «Beh …
Divertendo proprio no, ma si trovano cose interessanti da queste parti; infatti
noi tre stavamo consultando questo libro di magia».
I due nuovi arrivati si guardarono attorno e
Maximilian chiese: «Ma Chaman che fine ha fatto?».
I ragazzi si guardarono intorno anche loro ma
di Chaman non c’era nessuna traccia; a quel punto misero al suo posto il libro
voluminoso che stavano leggendo e si avviarono alla ricerca del compagno.
Poco lontano da loro c’erano alcune ragazze
dell’ultimo anno che stavano anch’esse consultando vari testi; erano concentrate,
quando a un tratto una voce esclamò: «E tu chi sei!».
Una voce di loro conoscenza provenne da quel
posto; era quella di Chaman che diceva: «Salve a tutte belle signorine, che si
fa di bello?».
Una di loro chiese: «Ciao piccolo, possiamo
fare qualcosa per te?».
Maximilian e i suoi compagni videro tutta la
scena …
Chaman rispose: «Signore … Mi offendete; sono
io che devo chiedervi cosa posso fare per voi».
Le ragazze, però, continuarono a non capire
cosa volesse quel piccolo impertinente lì davanti a loro.
Una di loro gli fece notare: «Piccolo … In
verità tu sei venuto da noi e ti faccio notare che siamo concentrate su di una
ricerca in particolare. Dunque … Cosa ti ha fatto pensare che noi avessimo
bisogno del tuo aiuto?».
Chaman, gonfiando il suo petto, si
pavoneggiò: «Io sono il ragazzo più figo della scuola e un domani sarò anche il
più forte mago bianco della storia; voi potrete avere l’onore di uscire con me
quest’oggi». E lo disse convinto di quello che stava farfugliando.
Le ragazze scoppiarono in una risata
fragorosa e lo stesso fecero i suoi amici.
Chaman, per niente imbarazzato, continuò il
suo discorso: «Appena vi ho viste ho notato la vostra bellezza e può un
gentiluomo, come lo sono io, lasciare delle belle donzelle prive di accompagnamento?».
Le ragazze si guardarono in faccia; la loro
espressione faceva notare che non avevano capito niente di quello che Chaman
aveva detto.
Il ragazzo, però, continuava a comportarsi
come un casanova.
Lui si rivolgeva alle cinque ragazze con impertinenza.
Chaman si provò a proporre ancora una volta
dicendo: «Ragazze; non perdete quest’occasione, sarò il vostro cicerone e vi
farò da guida in questo posto». E mentre lo diceva si atteggiava in modo
vistoso.
Le ragazze incominciarono a spazientirsi e una
di loro gli disse: «Prova a ritornare tra quattro anni». Poi si rivolse alle
sue compagne e aggiunse: «Ma guarda questo piccolo impertinente; ancora beve
latte e già importuna le ragazze».
Le amiche furono d’accordo con lei e lo
snobbarono completamente; si alzarono dal tavolo, richiusero il libro e
andarono via portando il manoscritto con loro.
Chaman tentò di fermarle dicendo: «Aspettate!
Non potete abbandonarmi qui da solo, mi sono dichiarato e mi merito almeno una
risposta».
Una voce gli disse: «Riprovaci tra un paio
d’anni». E le ragazze, tutte contrariate, passarono di fronte a Maximilian e i
suoi amici.
Chaman si avvicinò ai suoi compagni ed esclamò:
«Non me ne va bene una!».
Guardò i suoi amici e, cambiando totalmente
la sua espressione, chiese: «Allora, baldi giovani; dove si va?». Appena finito
di dire quelle parole, l’intero gruppo si mise a ridere e Chaman si offese.
Lui chiese spiegazioni: «Beh! Cos’ho detto di
così divertente?».
Hamza, che tra tutti era rimasto il più serio,
gli rispose: «Chaman non c’è bisogno di dire più niente, hai già fatto
abbastanza».
Isak si rivolse a tutti dicendo: «Non ci
crederete, ma questo a cui avete appena assistito mi è mancato tanto
quest’estate». E poi tra una risata e l’altra i ragazzi uscirono dalla biblioteca
e si avviarono verso la tavola calda dove avrebbero consumato il loro pranzo.
All’entrata del fastfood videro una piacevole
scena.
Molte persone erano sedute e consumavano il
loro pranzo, prevalentemente hamburger con patatine.
I ragazzi erano ghiotti di quel cibo …
Isak si rivolse nuovamente a tutti dicendo:
«Va bene! Dato che io vi ho chiesto di accompagnarmi, permettetemi di offrirvi
il pranzo».
Tutti ringraziarono Isak e accettarono, presero
posto e consultarono il menù.
Sul menù c’era carne di manzo alla griglia;
soffici panini con Hamburger e della buona lattuga; salsine varie; formaggi di
ogni sorta; patatine fritte di qualsiasi forma desiderassero, ovviamente
preparate con l’aiuto della magia; torte di frutta e gelati.
Ai sei parve di essere nel paradiso dei buon
gustai … C’era persino Kebab.
I sei potevano mangiare tutto quello che
desideravano, ma Isak disse loro: «Ragazzi, mi raccomando, se mangiate troppa
roba fritta e non state bene i maestri daranno la colpa a me; dunque, non lo
dico perché voglio risparmiare ma lo faccio per evitare una punizione: fate i
bravi».
Gerard lo rassicurò: «Non ti preoccupare
Isak, sappiamo contenerci». Non ebbe nemmeno finito di parlare che Hamza,
Maximilian e Chaman, abbassando il menù con il quale si erano parzialmente
nascosti il viso, dissero quasi simultaneamente: «Ragazzi … All’arrembaggio!
Non si può dire di no a del cibo così gustoso». E tutti assieme richiamarono
l’attenzione della cameriera che prese le loro ordinazioni.
Isak si mise una mano sulla fronte e disse:
«Povero me … Se finiscono in infermeria con il mal di pancia chi li sente i
maestri». Ma quel momento era così gioioso che lui decise di viverlo appieno e
non disse più niente.
I ragazzi ordinarono e dopo pochi istanti
arrivarono le pietanze da loro chieste, assieme alle bibite gassate.
Corine visse con piacere quei momenti, fece
finire di parlare i suoi compagni e disse: «Sapete: vi invidio; siete così uniti.
Si vede chiaramente che c’è un bel rapporto e spero che anche io riesca a
instaurare questo tipo di relazione con voi».
Chaman poteva mai lasciarsi sfuggire
quest’occasione?
Lui gli rispose: «Già sei entrata a far parte
del nostro gruppo; d’ora in poi, avrai l’onore di avere come amico Chaman il
grande … Il mago bianco temuto da tutti gli altri maghi».
Hamza guardò Chaman e dondolò il capo, poi
aggiunse: «Sei incorreggibile, devi farti conoscere immediatamente. Secondo me,
se continui in questo modo, farai scappare Corine in men che non si dica».
Corine fece un sorriso e rispose: «Assolutamente.
Penso di aver capito che dietro Chaman si nasconde un ottimo mago e sarà una
piacevole compagnia».
Tutti furono sorpresi da quelle parole.
Chaman sorrise e disse: «Oh … Finalmente una
persona che mi capisce». Ma il resto del gruppo mostrava evidenti perplessità a
riguardo.
Il tempo passò veloce e Maximilian e i suoi amici
ritornarono in biblioteca.
Isak si mise subito alla ricerca di quello
che gli interessava; cercò nella sezione dei libri antichi, ma di svelare cosa
cercasse non ne voleva sapere e, mentre tutti si affannavano a chiedergli cosa
dovessero cercare, lui rispondeva: «Voi non vi preoccupate, cercate pure dei
testi che vi sembrano interessanti; quando io avrò trovato quello che mi
interessa ve lo farò vedere». E girandosi verso lo scaffale davanti a lui
continuò le sue ricerche.
Maximilian lo osservava da lontano; Isak era vestito
con delle bermuda color panna, i sandali anch’essi dello stesso colore e con
una maglia a maniche corte di colore bianco la quale recava delle scritte sul
davanti che risultavano difficili da decifrare poiché erano nella sua lingua
d’origine.
Isak aveva i capelli lisci, lunghi fino a
ricoprire metà del suo viso, a caschetto; la sua carnagione era scura e il suo
naso era leggermente aquilino; i suoi occhi erano di colore verde chiaro; le
orecchie un po’ a sventola; le labbra le aveva carnose e i denti erano di color
bianco candido.
A Maximilian si avvicinò Corine; la ragazza
gli chiese: «E tu Max, non aiuti gli altri nelle loro ricerche?».
Maximilian rispose: «Sono venuto in libreria
per cercare qualche informazione sui demoni; volevo saperne di più, oltre a
quello che mi hai detto tu e che già sapevo, ma mi rendo conto che è un
territorio inesplorato. Non ho trovato nessuna informazione rilevante fino a
questo momento». E si girò guardandola seriamente.
Corine ribatté: «Capisco … Ma devi renderti
conto che sull’argomento non troverai niente d’interessanti qui. Per poter
attingere a qualche informazione di reale interesse, dovresti recarti nella
roccaforte dei maghi rossi che, oltretutto, dopo l’attacco dei maghi neri è in
rovina. Lì, come vi ho detto la scorsa volta, si nascondono segreti che
riguardano i demoni e non solo … Mi è giunto all’orecchio, ascoltando discorsi
di Ivan, che all’interno di Elder si trova quel famoso libro di cui io vi
parlavo la scorsa volta. Pare che lì vi siano tutte le risposte che tu cerchi
Max e non solo … Le loro intenzioni e la loro gerarchia».
Maximilian però sollevò delle perplessità: «Ma
come posso raggiungere quel posto … È nell’altro universo e, anche se ci
riuscissi, lì sarei un facile bersaglio esposto ai loro attacchi».
La ragazza fece una smorfia, come a voler far
intendere che aveva proprio ragione, poi aggiunse: «Infatti è impossibile
arrivarci, ma noi abbiamo un dato certo».
Maximilian la guardò con gli occhi sgranati
per poi chiedergli: «Quale dato?».
Corine domandò: «Hai già dimenticato che loro
attraversano regolarmente per attaccare i maghi bianchi?». Di certo la ragazza
non poteva immaginare che l’obiettivo dei demoni non erano solo i maghi bianchi,
ma anche lo stesso Maximilian che ovviamente non poteva far parola del suo
segreto.
Tuttavia, Maximilian, decise di accennare una
parte della storia a Corine e, riferendosi ai fatti accaduti, le disse: «Il
loro intento in questo universo non è solo attaccare i maghi bianchi, ma a
quanto pare tutto quello che esso contiene. La cosa sconcertante è che ne
ignoriamo i motivi; perché stanno accumulando tanta magia divina? Cosa
intendono farci con essa?».
Corine gli fece notare: «È inutile pensarci,
di certo non cambierai le cose con questo atteggiamento. Ora … Noi sappiamo che
loro attraversano, questo presuppone che abbiano aperto un varco per poterlo
fare. Basterebbe solo controllare il varco per accedere in modo inverso a quel
mondo».
Maximilian ricordava bene com’era fatto il
varco dimensionale, lo avevano distrutto proprio l’anno precedente e si rendeva
conto che usufruirne sarebbe stata un’impresa ardua, in primo luogo per la
protezione di cui lui in prima persona aveva constatato la forza, poi perché
ignoravano il suo funzionamento; ma di certo anche questo non era argomento da
affrontare con lei.
Lui era diventato molto saggio al punto da
non dimostrare gli undici anni appena fatti; poi gli chiese: «Quello che tu ci
dicesti la scorsa volta … Sono informazioni precise?».
La ragazza, con fare calmo, annuì e aggiunse:
«Sono tutti discorsi che ho sentito da Ivan e non penso proprio che lui dicesse
delle sciocchezze».
A quel punto anche Maximilian annuì.
Il loro discorso fu interrotto da Isak che
esclamò: «Eureka! L’ho trovato …». E in mano sorreggeva un grosso volume
rilegato come si faceva un tempo: a mano.
Lo portò di fronte a loro e lo posò sul
tavolo vicino, lo aprì e tutti, incuriositi, si affrettarono a leggere il
titolo: “La leggendaria figura di Rhone
l’invictus”.
Il libro era impaginato tra due copertine di
colore dorato e le decorazioni che si trovavano all’interno facevano pensare a
qualcosa che avesse a che fare con i draghi; questo incuriosì tanto Maximilian.
Anche gli altri erano curiosi di sapere quale
argomento trattasse quel libro e Chaman chiese: «Ehm … Mai sentito quel nome.
Di cosa si tratta?».
Isak guardò dapprima l’orologio, poi si rivolse
a loro dicendo: «Ve lo spiegherò al momento opportuno; adesso aiutatemi a
trasportare i libri nella nostra camera».
I ragazzi acconsentirono, passarono dalla
cassa dove la vecchia signora incontrata precedentemente segnò con cura
maniacale quello che avevano preso, catalogandoli uno per uno nel registro d’uscita
e prendendo le generalità di Isak.
Quando la signora vide l’ultimo manoscritto
che i ragazzi avevano preso esclamò: «Ah! Questo libro non lo vedevo da anni».
Poi si fermò un attimo, guardò i ragazzi uno per uno e chiese: «Siete proprio
sicuri di volerlo portar via?».
Isak gli rispose: «Certo signora, sono venuto
apposta per questo».
La signora, facendo cenno di aver capito, si
raccomandò: «Questo volume è prezioso; trattatelo bene e fatene un buon uso.
Ovviamente tu, piccolo, ne sarai responsabile e risponderai di eventuali danni
arrecatigli».
Isak tranquillizzò la signora dicendole: «Non
si preoccupi signora, so come trattare i libri e li custodisco con cura tutti
senza fare distinzioni. Pertanto lo rivedrà come lo vede adesso quando lo avrò
finito di consultare». E, ringraziandola, prese i libri dandoli anche ai suoi
amici che lo aiutarono a trasportarli nell’accademia.
***
Maximilian e gli amici arrivarono davanti
all’accademia, varcarono la porta d’ingresso e si diressero verso il convitto.
Lì salutarono Corine la quale si diresse
verso la zona adibita alle ragazze.
I ragazzi si fecero largo fra le numerose
persone che giravano nei corridoi e finalmente si ritrovarono di fronte alla
porta della loro stanza.
La aprirono e ci entrarono, poggiarono i
libri sulla scrivania di Isak e uno per volta andarono a farsi una bella doccia
per rilassarsi.
Maximilian fece lo stesso e nel bagno, prima
di mettersi sotto l’acqua, volle dare un’occhiata alla ferita che aveva sulla
spalla.
Lui vide che il volume della ferita era diminuito
ma ad un tratto avvertì una fitta.
Maximilian mise la mano sopra la ferita
nuovamente e sul suo viso si notò espressamente la sofferenza.
S’inginocchiò un attimo e poi, stringendo i
denti, si sedette su uno sgabello messo lì apposta, ma dopo pochi istanti
Gerard bussò alla porta e chiese: «Maximilian, tutto a posto?».
Il fratello non rispose e allora, come avrebbe
fatto ogni fratello, Gerard entrò in bagno e lo vide seduto sullo sgabello.
Si precipitò immediatamente lì vicino e gli
rivolse ancora una volta la parola: «Max … Max … Mi senti?».
Maximilian però pareva non sentirlo proprio …
Il suo sguardo era perso nel vuoto, poi a un
tratto i suoi occhi si spalancarono come se avesse udito qualcosa di inconsueto
ma ancora non disse niente.
Fu allora che Gerard chiamò gli altri: «ISAK!
CHAMAN! HAMZA! Presto … Venite a darmi una mano!».
I ragazzi entrarono anche loro in bagno e si
trovarono di fronte un Maximilian totalmente assente.
La decisione di portarlo in infermeria fu unanime,
ma Maximilian si riprese d’improvviso e, rivolgendosi ai suoi amici, disse: «Non
vi preoccupate per me, va tutto bene adesso». Tirò un sospiro di sollievo e si
alzò in piedi.
Una voce si udì nitidamente: «Adesso riesci a sentirmi?».
Maximilian guardò in giro e chiese ai suoi amici:
«Avete sentito anche voi?». Ma da loro non ebbe nessuna conferma, anzi …
Chaman gli rispose: «Max, io non ho sentito
niente». E gli altri gli dissero la stessa cosa.
Tutti si accorsero che il loro amico si
teneva la spalla e sia Chaman sia Hamza gli chiesero: «Cos’hai fatto alla
spalla; hai urtato contro qualcosa?».
Maximilian gli fece cenno di no.
Il fratello, che sapeva il motivo di quel
gesto, s’impuntò e lo trascinò in infermeria con l’aiuto dei loro tre amici.
Erano le diciannove e i ragazzi aspettavano
davanti all’ambulatorio dell’infermeria preoccupati per le condizioni di
Maximilian.
Il dottore aveva cacciato i quattro per poter
effettuare la visita con tutta calma.
All’interno dell’ambulatorio l’adulto aveva
fatto togliere la maglia a Maximilian.
Il medico assunse un’espressione strana e
controllò con più attenzione la parte interessata dalla ferita.
Dopo pochi attimi si rivolse a Maximilian
dicendogli: «Mah … Non avrei mai pensato di ritrovarmi di fronte a questo
spettacolo dopo solo pochi giorni, viste anche le proporzioni della ferita».
Maximilian non capiva cosa volesse dire il
dottore e a un certo punto chiese spiegazioni: «Dottore, la prego, mi faccia capire:
si è aggravata?».
L’adulto non diede alcuna spiegazione in un
primo momento, poi le sue parole rimbombarono nella piccola stanza: «Io direi
che possiamo definirla una guarigione a tempo di record. Il rigonfiamento della
zona interessata dall’infiammazione è sparito e il rossore è mutato in un colore
simile a una voglia».
Il dottore poi ironizzò sull’accaduto:
«Guarda, da ora in poi sulla spiaggia potrai fregiarti di un tatuaggio naturale
che ricorda una zampa di drago».
Maximilian, sentito quello che gli aveva appena
detto il dottore, fu incredulo e chiese: «Possibile che sia sparita del
tutto?».
Il dottore lo tranquillizzò subito e con gli
attrezzi appositi continuò a visitarlo.
Dopo un po’ il medico gli disse: «È tutto a
posto, non ci sono segni di infiammazione e la pelle e perfettamente liscia. La
febbre non è salita e gli altri parametri risultano nella norma. Suppongo che
il dolore che hai sentito sia dovuto alla naturale risoluzione del problema».
Di seguito, però, nell’ambiente si udì ancora
quella voce: «Possibile che tu non mi
riconosca Max?».
La faccia di Maximilian divenne strana, di
questo il dottore se ne accorse e chiese: «Maximilian … Tutto bene?».
Lui rispose chinando leggermente il capo e
chiese: «Dottore, lei non ha sentito niente?».
La risposta che gli fu data lo preoccupò:
«Niente, non è volata una mosca».
Maximilian sospirò, poi si alzò dal lettino
medico dove era seduto e, ricevuto il benestare del dottore, si rimise la
maglia.
Il medico gli fece un’ultima raccomandazione:
«Maximilian non sforzare troppo quella spalla. Mi sono spiegato?».
Il ragazzo annuì e poi lo rassicurò: «Non si
preoccupi; le prometto che ci starò attento».
Anche il dottore annuì e poi disse: «Va bene,
ti credo. Adesso puoi andare, riferirò ai maestri quanto ti ho appena detto e
noi ci rivediamo tra un mese; sei d’accordo?».
Maximilian fece cenno di sì e in seguito
raggiunse i suoi amici e il fratello.
I compagni, vedendolo, si precipitarono da
lui e Maximilian affermò: «Sto bene, era solo una fitta. Adesso l’infermeria la
rivedrò il prossimo mese solo per un controllo». Lieti di quella notizia, i
cinque si avviarono verso la sala pranzo.
Nella sala pranzo presero quello che era
rimasto sulle tavole calde, salutarono i loro amici e le ragazze, inclusa
Corine e Sara, e poi consumarono il pasto.
I cinque, alla fine della cena, si diressero
verso i giardini dell’accademia.
Quella sera la luna splendeva come non mai e
le stelle erano tutte della stessa luminosità; quasi non c’era bisogno di luce
artificiale e lì, accanto alla fontana circolare, si discuteva del più e del
meno.
C’erano proprio tutti: Gerard, Hamza, Isak,
Chaman, Sara, Corine e le altre ragazze; erano seduti su due panchine.
Le loro risate si sentivano in tutto il
parco; infatti quella notte, anche in virtù della splendida serata, c’era quasi
tutto il convitto riversato nei giardini.
In mezzo ai ragazzi si notarono, a un certo
punto, le sagome del maestro Astral e quella del maestro Loky.
I due si stavano proprio dirigendo verso di
loro.
Tutti gli alunni li salutarono e loro ricambiarono
con molta cordialità; infine, arrivati dinanzi a Maximilian e agli altri, dopo
averli salutati e ricevuto il saluto a loro volta, si rivolsero al gruppo.
La voce di Loky si udì chiaramente: «Ragazzi
scusateci se vi interrompiamo. Siamo consapevoli che questa è la penultima
serata libera per voi; tuttavia, c’è la necessità di portarvi via Maximilian».
Maximilian capì di cosa si trattasse, in
fondo lo aveva chiesto lui stesso quel pomeriggio e già sapeva che di lì a
breve avrebbe incontrato i due fratelli di Bithor.
La voce di Chaman interruppe i suoi pensieri:
«Maestri possiamo venire con voi?».
Astral rispose: «Purtroppo può venire con noi
solo Maximilian. Stiamo pianificando il lavoro che svolgeremo durante l’anno,
poi … Se tu, Chaman, oltre al tuo lavoro sei intenzionato a farne altro extra,
ben venga; suppongo che tuo padre ne sarà contento». E il viso del maestro
divenne serio.
Egli aggiunse: «Ma ricordati che non sarò
tenero, né con te né con Maximilian; di una cosa potete stare certi: alla fine
del mio addestramento diverrete due ottimi maghi bianchi».
Al solo accenno di lavoro, Chaman desistette
e lo fece in maniera palese dicendo: «No grazie. Lavoro già abbastanza così
come sono messo; non sono così pazzo da caricarmi di lavoro extra». E ancora
una volta tutti, incluso i maestri, si fecero una grassa risata.
Era giunto però il momento in cui Maximilian
doveva andare con loro e così fece, salutando i suoi amici e incamminandosi
verso l’entrata dell’accademia.
Maximilian si girò e vide che i suoi amici
discutevano allegramente, di certo non erano ancora a conoscenza del pericolo
che incombeva su di loro.
Lui non aveva trovato il modo di dirglielo.
Il maestro Astral si accorse che li stava
guardando e gli fece presente: «Forza Maximilian; quello che stiamo facendo è
necessario. Per il bene di tutti dobbiamo andare avanti».
Maximilian annuì e continuò a seguire il suo
maestro che si stava dirigendo verso la zona insegnanti.
I tre attraversarono l’aula magna per
ritrovarsi di fronte alla porta che delimitava il loro spazio, la aprirono e
l’attraversarono, arrivarono fino alla porta che al ragazzo ricordava le
avventure dell’anno trascorso e poi andarono giù per le scale fino ad arrivare
di fronte alla grossa porta che dava accesso ai sotterranei dell’accademia.
La varcarono e nell’aria si udì solo il rumore
dei passi delle tre persone.
Passarono in mezzo al vecchio cimitero dei
draghi e finalmente arrivarono vicino alla porta che li avrebbe condotti da
Brot e Aschcore.
La aprirono e nella sala, illuminata artificialmente
da candele su dei lampadari di ferro ben fissati al soffitto dell’antro, una
grossa sagoma li stava aspettando.
Una voce imponete esclamò: «Siete arrivati!».
Poi la sagoma si girò, si avviò verso di loro e quando uscì dall’ombra i tre si
trovarono al cospetto di Brot.
I suoi passi erano talmente pesanti che le
vibrazioni del terreno si sentivano più di quando Maximilian incontrava Bithor.
Nella sala per un istante non parlò nessuno,
poi un tremore della terra disturbò quella quiete.
Loro non mostrarono preoccupazione, infatti,
nascosta dalla polvere, si vide un’altra grossa sagoma e una volta che la
polvere si diradò comparve Aschcore.
Il drago dalla folta chioma guardò Brot e
disse: «Eccomi qua fratello. Allora … Qual è la notizia urgente di cui mi
dovevi parlare?».
Il drago di ferro fece cenno con il suo muso
verso Maximilian e poi rispose: «Il ragazzo deve darci delle importanti
informazioni».
Anche Aschcore si voltò verso Maximilian e
poi gli chiese: «Dicci pure ragazzo».
Maximilian si fece avanti e iniziò col dire:
«Ancora una volta siamo minacciati da un pericolo che incombe sull’Asilum.
Suppongo che voi, essendo draghi e grandi combattenti, vi siate di già accorti
della loro presenza; dunque eviterò di dirvi contro chi ci stiamo per scontrare,
ma vi indicherò il modo di sconfiggerli».
I due draghi si guardarono dapprima in
faccia, poi si rivolsero verso Maximilian; era riuscito ancora una volta a
stupirli e Brot gli fece presente: «Impossibile sconfiggerli, o per lo meno lo
è stato fino a ora. Sappiamo del loro punto vitale, ma risulta difficile da
colpire anche per noi draghi vista la loro velocità».
Maximilian obiettò: «Ascoltatemi … Io e
Bithor abbiamo avuto il solito colloquio ed è stato lui a mettermi in guardia
da costoro. So anche che hanno trapassato in dieci e che quel numero
corrisponde al numero massimo di quelle cose. So che hanno quasi distrutto la
razza dei draghi e che sono riusciti ad annientare perfino i maghi rossi.
Tuttavia, possiamo opporci in maniera decisa e sferrare un grosso contraccolpo
alle forze oscure: uccidendoli libereremo il mondo da un grosso fardello ed
entrambi i mondi saranno meno esposti ai loro soprusi».
Aschcore andò subito al dunque dicendo: «Va
bene. Allora dicci cosa ti ha riferito nostro fratello».
Il ragazzo iniziò a riferire ciò che lui e il
drago dorato si erano detti: «All’epoca dell’attacco ai draghi, Bithor si
confrontò con uno di loro riuscendo a capire in che modo si muovesse e non solo
… Aveva capito che si spostavano a forte velocità; velocità tale da non
permettere ai suoi occhi di vedere dove sarebbero riapparsi. Tuttavia, da
terra, dov’era stato scaraventato per via di un colpo, i suoi occhi notarono
che un’ombra si fermò proprio nel posto dove giaceva e subito dopo apparve
l’Ithannad. Egli schivò il suo attacco e intuì che quell’ombra doveva avere
qualche connessione con i loro spostamenti veloci e provò a verificare quanto
aveva appena scoperto. Ebbene … Aveva capito come riuscivano a spostarsi
velocemente: loro, in qualche modo, si spostavano nel sottosuolo diventando
impalpabili e attraversando la materia per poi ricomparire dove meglio gli
aggradava. Ma la loro ombra era ben visibile ed era segno del posto dove
sarebbero comparsi e ne ebbe conferma subito dopo: l’essere sparì e lui seguì la
sua ombra. L’Ithannad comparve esattamente dove l’ombra era posizionata; aveva
dunque intuito il loro segreto e alla fine riuscì a colpire quell’entità. Gli
altri, visto gli eventi, capirono che il loro segreto non era più tale e allora
fuggirono, lasciando il loro simile nelle grinfie di Bithor. Egli provò in
tutti i modi a perforare le sue carni, ma esse rimasero immuni perfino alle sue
zanne affilate. La sua pelle era talmente spessa che risultava non lacerabile.
Anche in quel caso si accorse che l’essere pareva curarsi solo di un punto in
particolare: la gola. Da quel particolare risalì alla vulnerabilità di quel
punto; successivamente l’essere fu imprigionato per capire qualcosa di più
sulle loro origini e il seguito è storia comune: non ci fu il tempo di testare
le sue impressioni».
Aschcore esclamò: «È dunque quello in modo in
cui si spostano!».
Brot affermò: «Nostro fratello non direbbe
mai una falsità; si spostano dunque scomponendosi e ricomponendosi in particelle».
Maximilian annuiva e i Maestri ovviamente non
dicevano una parola poiché non si trattava di un discorso tra un ragazzo e due
draghi, ma a quel punto era palese che il discorso era tra tre draghi di cui
uno celestiale.
Le domande non erano ancora finite però e
Brot gli chiese: «Mettiamo che le cose stiano in questo modo; finché si
combatte uno contro uno, si può fronteggiare questa loro particolare
attitudine. Come facciamo per affrontarli tutti e dieci?».
Maximilian rispose immediatamente: «Un modo
per bloccare quel processo ci sarebbe e se mi permettete ve lo spiegherò
immediatamente».
Una voce disturbò Maximilian e la sua
espressione cambiò divenendo cupa e curiosa; di questo i draghi se ne accorsero
e provarono a chiedere: «C’è qualcosa che non va?».
Maximilian sembrava assente; in seguito
quella voce divenne più forte al punto da dire: «Maximilian, mi riconosci?». Poi si fermò un attimo e riprese: «Sì, sono colui che tu incontri nei sogni; ma
non temere, come ti avevo anticipato tutto questo è normale».
Egli disse al ragazzo: «Riferisci ai miei due fratelli quanto segue: gli Ithannad si scorporano
in tante particelle come ha detto Brot, la gravità li fa sprofondare nel
terreno e di lì si spostano passando in mezzo a esso per ricomporsi sull’ombra.
L’ombra è il loro tracciante e permette alle particelle di ricomporsi nel suo
perimetro». In seguito la voce svanì e Maximilian si accorse che i maestri
erano preoccupati e gli rivolgevano alcune domande.
Lui li rasserenò dicendogli: «Non
preoccupatevi, mi sono ripreso. È stato solo un attimo». Si rivolse ai due
draghi e ribadì: «Ho avuto la conferma di quanto vi dicevo in precedenza. A
quanto pare, come accennava il maestro Brot, gli esseri in questione riescono a
divenire particelle così piccole da sparire e viaggiare velocemente attraverso
il terreno per poi riprendere forma sopra la loro ombra la quale fa da
tracciante. Pare che essa sia la chiave della loro particolare capacità. In
definitiva … La loro ombra fa da collante per le particelle; per questo non riesce
a scomparire, anzi ha bisogno di essere ben visibile proprio per regolare
l’assemblaggio delle stesse particelle al fine di far materializzare quegli
esseri».
Aschcore gli chiese ancora: «Come fai ad
esserne sicuro?».
Lui rispose: «Ho appena udito la voce di Bithor
e quelle sono parole sue».
I due draghi annuirono e subito dopo si
guardarono l’uno con l’altro; Aschcore disse a Brot: «Allora è deciso; gli
tenderemo una trappola appena escogitato il modo di colpirli tutti insieme».
Maximilian però riprese a parlare: «Questo è
quello che abbiamo pensato Bithor e io: quando affrontammo Pectumatra siamo
venuti a conoscenza di particolari doti che Hamza possiede».
Astral lo interruppe: «La telecinesi».
Maximilian annuì per poi riprendere a
esporre: «Bloccò i mobili e la stessa bacchetta del mago, prima che Bithor lo
colpisse. In seguito a un discorso con Bithor, è venuto fuori che la telecinesi
è in grado di controllare il movimento delle particelle e addirittura di
bloccarle a piacimento; questo, ovviamente, se chi la esercita è abbastanza
potente. Ma adesso, quello che vi voglio chiedere è di affiancarci nella
battaglia che si disputerà contro di loro».
Dai draghi provenne una conferma: «Certo che
saremo con voi. Non vi abbiamo mai lasciato soli, figuriamoci adesso».
I due draghi sembravano quasi offesi da
quella richiesta, ma poi Maximilian aggiunse: «Non fraintendete le mie parole.
Quello che volevo dire è che la battaglia che si svolgerà non sarà uno scontro
convenzionale come quelli che abbiamo sostenuto. In primo luogo la presenza di Hamza
sarà necessaria, poi il suo svolgimento non si terrà in questo mondo».
Sia i draghi sia i maestri assunsero un’aria
strana e di certo non riuscirono a capire cosa intendesse Maximilian, ma poi lui
rese le cose più chiare: «C’è bisogno di un incanto potente come quello fatto
da Pectumatra ma che non si limiti a creare un piano parallelo di una stanza
bensì di un’intera area. Lì, con l’aiuto di Hamza, coadiuvato da un potente
mago o entità che amplifichi i suoi poteri, bloccheremo tutti gli esseri all’istante
e dato che le capacità di Hamza sono quelle di bloccare tutto ciò che fissa,
bisognerà trovare il modo di estendere questo suo limite a tutta la zona. Una
volta fatto questo, non ci rimarrà che dare loro il colpo di grazia agli
Ithannad che immobili non potranno opporsi ai nostri attacchi».
I draghi fecero capire che quel piano era
brillante, poi si guardarono e annuirono facendo intendere che avrebbe
funzionato.
Astral fece un’obiezione però: «Ragioniamo
sul da farsi … Hamza è ancora troppo piccolo per poter prendere parte a un
combattimento di questo genere e vorrei anche ricordare che questi esseri sono
stati in grado di sconfiggere maghi potentissimi, oltre a molti esseri
possenti. Come ci comporteremo se la cosa non dovesse funzionare?».
Loky sottolineò la stessa cosa e aggiunse: «Sarebbe
un problema perdere una così giovane vita, senza contare che non possiamo
mettere in pericolo i nostri studenti».
Brot gli disse: «Astral, Loky … Il tempo
della prudenza è finito, non possiamo più permetterci di tentennare di fronte a
questi esseri. Se abbiamo solo una possibilità, va sfruttata; ovviamente il
piccolo sarà protetto e io stesso mi assicurerò che non gli venga torto un
capello».
Loky chiese: «Beh, a questo punto cosa
dovremo fare?».
Brot cercò di dare delle indicazioni chiare:
«È di vitale importanza tenerci pronti a qualsiasi evenienza; cerchiamo un
posto nel quale sarà possibile riprodurre l’incanto per trasportarci in
un’altra dimensione creata apposta per lo scopo. Io, in seguito, mi occuperò di
riprodurre quell’incanto. L’ho già fatto e posso di certo rifarlo».
Aschcore però obiettò: «Non puoi fare ancora
uno sforzo simile; per quanto riguarda quell’incanto, sai bene che se lo
riproduci perirai per lo sforzo. Lascia stare e fallo fare a me, ci penserò io
ai ragazzi. Di certo non posso perdere l’occasione di rivedere nostro fratello,
non ci vediamo da molto tempo».
Brot ci pensò un po’ su, ma poi acconsentì
dicendo: «Va bene Aschcore, lascerò a te questo compito».
Il drago dalla folta chioma infine ribadì: «Sono
perfettamente in grado di riprodurre quell’incanto».
Il drago di ferro annuì per poi congedare
tutti e dare appuntamento ai presenti alla data in cui sarebbero stati pronti
all’attuazione del piano prefissato.
Un saluto a tutti i lettori; noi ci
risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva” l'undicesimo capitolo).
