La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

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Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
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Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

mercoledì 12 agosto 2015

Maximilian Arsltain “il canto dell’arcangelo”; 10° capitolo da leggere online.

Eh sì, sono dunque arrivato alla metà del manoscritto.
Pensate … Per finire di riesaminare tutto il testo, mi ci vorrà tanto tempo quanto ne ho impiegato per arrivare al 10° capitolo.
Hm … Confido di riuscirlo a postare sul blog tutto quanto prima possibile.
Buona lettura:




CAPITOLO 10
UNA MINACCIA CONCRETA


I ragazzi si erano diretti in sala mensa e, dopo aver fatto colazione, decisero di fare una passeggiata nell’Asilum.
Isak fece una proposta: «Mi accompagnate nel quartiere vecchio dell’Asilum; devo dare un’occhiata in una libreria. Ho saputo che lì si possono trovare alcuni libri interessanti».
Hamza disse: «Perché no. In fondo oggi è il penultimo giorno di ferie e dopodomani inizia la scuola; penso che una giornata passata in quel posto ci possa essere utile».
Gerard aggiunse: «Anche io sono dello stesso parere, passeremo una giornata diversa dal solito. Lì ci deve essere anche un fastfood se non sbaglio. Come si chiama … Hm … Penso di averlo dimenticato».
Chaman gli ricordò: «Non puoi aver dimenticato il “Gotto di platino”. Là fanno degli hamburger fantastici e le salsine … Hm … Che buoni! Non parliamo poi delle patatine fritte e le crocchette …».
Hamza aggiunse: «Esatto … Pancia mia preparati a una scorpacciata di robe fritte».
Maximilian disse: «Vi chiedo di darmi un’ora, devo cercare i maestri per parlargli di un importante affare. Mi aspettate?».
Gerard rispose: «Certamente Max, dove vuoi che andiamo senza di te. Ormai è deciso … Oggi si va nei quartieri vecchi dell’Asilum; lì passeremo la giornata».
Tutti furono d’accordo e Maximilian dichiarò: «Ok. Ci ritroviamo tra un’ora nel cortile dell’accademia. Sapete; in quelle librerie vorrei fare una ricerca anch’io».
I cinque si accordarono per il luogo del ritrovo e in seguito Maximilian si avviò verso la zona dove dimoravano gli insegnanti.
Maximilian arrivò di fronte alla porta che la delimitava e si fermò lì vicino; essa era fatta in vetro e alluminio.
Lui bussò e dopo poco arrivò una sagoma; quando la porta si aprì Maximilian vide Loky.
Il mago, non appena vide l’alunno, disse: «Oh … Maximilian; cosa ci fai qui a prima mattina?».
Il ragazzo rispose: «Maestro avrei bisogno di parlarvi tutti assieme. Può già immaginare cosa devo dirvi».
Il maestro annuì e fece cenno a Maximilian di entrare.
L’alunno varcò la soglia che delimitava lo spazio riservato ai maestri, richiudendo la porta dietro di sé e infine seguì il docente.
Maximilian oramai conosceva bene quella zona, c’era stato per un’intera estate, tanto da accorgersi che si stavano dirigendo verso la sala in cui erano soliti radunarsi tutti i maestri.
Ci entrarono e trovarono tutti i maghi seduti che stavano facendo la colazione.
Quando i cinque maghi videro entrare Maximilian, non sembrarono poi tanto sorpresi e Dian gli chiese: «Maximilian … È successo qualcosa?».
Maximilian annuì e, chiedendo permesso, entrò nella sala; si andò a sedere nell’unico posto libero della tavola, che probabilmente era del maestro Loky, e poi incominciò a esporre quanto aveva da dire: «Questa notte è successo di nuovo». Disse il ragazzo.
Astral affermò: «Bithor».
Maximilian confermò: «Esatto».
Wotan invece volle subito andare al sodo: «Ragazzo, dicci tutto».
Maximilian iniziò a riferire del discorso fatto con il drago d’oro: «Stanotte era davvero preoccupato in quanto alcuni dei più spietati esseri sono arrivati nel mondo umano. Sono dieci esseri di cui si erano perse le tracce fin dai tempi dello sterminio dei draghi e dei maghi rossi».
I sei maghi lo stavano ascoltando attentamente e sul volto di alcuni si notava che quelle informazioni le conoscevano già.
Dunque i maestri non ebbero nessuna sorpresa, ma Maximilian andò avanti nel suo racconto: «Questi esseri sono invulnerabili, tanto che nemmeno i draghi sono riusciti a ucciderne uno; ma lui è riuscito a catturarne uno e a capire come si muoveva. Ha addirittura scoperto il suo punto debole».
Quell’affermazione fece sussultare tutti i presenti.
Astral disse: «Maximilian abbiamo bisogno di quelle informazioni; se ti ha spiegato tutto saprai che questi cosi sono arrivati da noi con l’intento di stanarci e di ucciderci tutti. Dunque … Più informazioni abbiamo, meglio riusciremo a fronteggiarli».
Maximilian annuì e poi aggiunse: «Ci stavo arrivando maestro Astral. Pare che abbia trovato il modo per sopprimerli, ma per far ciò abbiamo bisogno di una particolare condizione che in seguito vi spiegherò. Per ora continuerò a dirvi di queste entità … Esse non sono altro che degli esseri umani i quali hanno rinunciato alla loro anima in modo spontaneo per perseguire la via del male; rinnegati privi di qualsiasi volontà e totalmente asserviti alla causa dei demoni. La loro pelle è talmente spessa che nessun attacco, né elementale né fisico, li scalfisce su tutta la superficie corporea; tutta, tranne che in un punto: il  collo. È dunque necessario decapitarli per abbatterli, ma la cosa non sarà facile poiché loro posseggono un’elevata velocità; mi pare che Bithor abbia parlato di velocità pari a quelle della luce».
I maestri rimasero esterrefatti da quella notizia; si poteva fronteggiare esseri capaci di spostarsi alla velocità di 299.999 km al secondo?
Drenk esclamò: «Impossibile raggiungere quelle velocità!».
Maximilian gli rispose: «Vorrei confermare quello che lei dice, ma tutto quello che finora Bithor ci ha riferito è risultato sempre veritiero».
Anche Astral pareva d’accordo con Maximilian e intervenne dicendo: «È un grosso guaio; come faremo per difenderci? A quelle velocità risulteranno pressoché intoccabili».
Gli altri maestri non dissero nient’altro.
Dopo un attimo di silenzio Maximilian riprese a parlare: «Bithor mi ha riferito che nel momento in cui si è trovato di fronte a uno di loro, inizialmente lo vedeva scomparire e riapparire di continuo vicino a sé e dopo numerose ferite ricevute, nel momento in cui era a terra, si è accorto che prima di materializzarsi le bestie venivano precedute dalla loro ombra. Dunque viaggiavano nel sottosuolo; e dopo aver constatato che le sue ipotesi fossero fondate, riuscì a colpire uno di loro scaraventandolo a terra. Gli altri esseri, visto che un drago aveva scoperto il loro segreto, fuggirono per paura di essere stati scoperti e dunque di venire uccisi; ma quando furono scomparsi, la triste verità balzò agli occhi di Bithor: quasi  tutto il clan era stato sterminato».
Dian allora esclamò: «Cosa! È riuscito a colpirne uno?».
Maximilian fece cenno di sì, poi continuò a parlare: «Quando tutti gli esseri svanirono, lui bloccò quello che aveva colpito e lo addentò; in quel preciso momento, si rese conto che i suoi aguzzi denti non trapassavano le sue carni ma l’essere non pareva interessato al fatto che un drago lo avesse azzannato, si continuava a coprire un unico punto, rendendolo quasi intoccabile per mezzo delle sue mani: il collo. Da quel gesto capì che ci doveva essere qualche relazione tra quel comportamento e il punto che stava proteggendo e risalì al suo punto debole. In seguito, prima che potesse verificare le sue teorie, l’essere fuggi dalla prigione dei maghi rossi dove era stato tenuto prigioniero e fatto oggetto di studio. L’essere però, dietro di sé lasciò una scia di morte. In seguito pare che abbia guidato i suoi simili al rifugio dei maghi, i quali furono tutti uccisi».
Wotan, sentito quanto aveva appena detto Maximilian, affermò: «Dunque è possibile ucciderli. Hm … Questa è una buona notizia ma il problema sarà colpirli, data la loro elevata velocità. Se parliamo di un drago dorato, possiamo facilmente dedurre che il suo attacco fosse di grande potenza; ma noi maghi bianchi?».
Maximilian allora ribatté: «Anche per questo sono venuto a parlare con voi. Abbiamo escogitato un modo per ucciderli, tutti in un colpo solo!».
I maestri sgranarono gli occhi e di seguito Loky domandò: «Com’è possibile uccidere una bestia che viaggia alla velocità della luce?».
Maximilian continuò la sua esposizione: «Adesso vi spiego … Quando fummo intrappolati da Pectumatra nella dimensione alternativa, ingaggiammo una strenua lotta con lui durante la quale non solo io tentai di colpirlo, ma fecero lo stesso sia Chaman sia Hamza. A un certo punto il mago perse la sua bacchetta e cercando di recuperarla si accorse che era bloccata da qualcosa».
Maximilian fu interrotto da Astral: «La telecinesi di Hamza frutto dell’ereditarietà di famiglia!».
Maximilian, annuendo, confermò: «Esatto. Hamza è in grado di bloccare qualsiasi oggetto e persona; lo ha fatto con Gerard per dimostrargli di possedere quelle doti. Io ho dunque pensato che se è riuscito a farlo con Gerard e la bacchetta, può farlo anche con quelle bestie».
I suoi maestri non furono d’accordo e Drenk lo fece presente: «Maximilian; Hamza è uno studente in procinto di frequentare il secondo anno, non possiamo permettere, in qualità di maestri, che ciò avvenga. Sarebbe non solo pericoloso per lui, ma dovremmo preoccuparci del ragazzo oltre che di noi se ciò avvenisse; contro produttivo … Non credete?».
Gli altri maestri annuirono tutti e allora Maximilian terminò il suo discorso: «Aspettate prima di obiettare. Anche Bithor è d’accordo con me; noi non miriamo a far fare ad Hamza tutto il lavoro, ma intendiamo usarne i poteri per bloccarli tutti in un solo colpo. Bithor è in grado di amplificare i poteri di chiunque come se appartenessero a un celestiale; ma per fare questo, c’è bisogno di una dimensione alternativa dove lui possa venire fuori e muoversi in tutta tranquillità com’è successo in occasione della lotta con Pectumatra».
Tutti i presenti incominciarono ad assumere un’aria seria, si notava nelle loro espressioni l’incredulità e allo stesso tempo un pizzico di sollievo nel sapere che quelle orride creature non erano invincibili come loro credevano fino a qualche minuto prima.
Di seguito, Maximilian, chiese ai maestri: «Ho bisogno di parlare con Aschcore e Brot. Loro sono gli unici in grado di riprodurre un simile incanto. Posso vederli?».
I maghi si guardarono in faccia, poi Astral disse: «Ma certo Max; dammi tempo di avvisare il gran maestro e poi ti faccio sapere quando vi incontrerete. Ma suppongo che, sentita una notizia del genere, voglia incontrarti quanto prima».
Una volta preso accordi, si diedero appuntamento a quando il gran maestro avrebbe deciso di parlare con lui.
Maximilian, dopo aver salutato, si diresse verso il luogo dell’appuntamento per raggiungere i compagni e passare una giornata nella zona vecchia dell’Asilum; ovviamente mise a conoscenza i maestri del luogo dove si sarebbe diretto assieme a tutto il gruppo.

Non lontano da quel luogo …

Hamza, Chaman, Isak e Gerard erano nei giardini dell’accademia dove spiccava una folta flora.
D’un tratto la voce di Maximilian si udì chiaramente: «Ragazzi! Sono arrivato».
Chaman gli rispose: «Oh … Finalmente Max; non ce la facevamo più!».
Maximilian gli chiese scusa facendo presente che era stato trattenuto dai maestri.
I ragazzi gli dissero che non se l’erano presa e poi incominciarono ad avviarsi verso il posto prefissato, quando all’improvviso furono tutti distratti da una voce che li chiamava: «RAGAZZI!».
Si girarono tutti e quattro in quell’istante.
La voce era femminile; si trattava di Corine che passava di lì per caso.
Si fermarono e aspettarono che la ragazza li raggiungesse; Chaman appena la vide esclamò: «Cavolo! Che splendida visione …».
Hamza però gli fece la ramanzina: «Mi raccomando Chaman, non iniziamo a fare figuracce altrimenti come risultato otterremo di rimanere da soli anche quest’anno».
Chaman rispose: «Tranquillo Hamza, non potrei assolutamente fare un torto a una così splendida ragazza». E poi i suoi occhi assunsero la solita espressione.
Corine li raggiunse e quando fu vicina a loro li salutò: «Ciao ragazzi». Poi chiese: «Dove state andando così di fretta?».
Gerard gli rispose: «Abbiamo deciso di fare una capatina nella parte vecchia dell’Asilum; lì si possono trovare delle librerie in cui ci sono testi interessanti da vedere che potrebbero ritornarci utili nei nostri studi».
La ragazza esclamò: «Ah!». Poi chiese: «Vi dispiace se mi aggrego a voi?».
Chaman fu il primo a dire: «Certo che no». Poi si fece avanti e di fronte a Corine disse: «Piacere, mi presento … Io sono Chaman; il più in gamba del gruppo».
La ragazza gli tese la mano sorridendo e rispose: «Piacere, il mio nome è Corine e sono una nuova studentessa dell’accademia».
Si fece avanti anche Isak che disse: «Il mio nome invece è Isak e anch’io sono amico di questi bricconi che non si sono nemmeno degnati di presentarci».
Corine sorrise anche a Isak e rispose: «Sono molto onorata di conoscerti Isak».
Il ragazzo si girò verso Hamza, Gerard e Maximilian, dicendogli a bassa voce: «Come mai non me l’avete detto che conoscevate una ragazza così bella?».
Corine sentì qualcosa e chiese: «Cos’hai detto?».
Il ragazzo arrossì leggermente e rispose: «Niente d’importante; davvero … Niente che possa essere utile in questo momento». E poi cercò di cambiare discorso aggiungendo: «Ho proposto di andare in quella zona poiché mio padre mi ha raccontato che da ragazzo ci ha trovato parecchi testi utili, alcuni anche proibiti».
Corine allora disse: «Cosa aspettiamo, andiamo».
Maximilian, prima che si avviassero, gli fece presente: «Corine … Noi staremo via tutto il giorno, dunque non so … Se tu magari hai preso degli impegni …». Ma Maximilian fu interrotto dalla ragazza che gli rispose: «Non ho nessun impegno; andiamo pure, almeno passeremo una giornata in compagnia e in modo diverso». Detto quello si incamminarono verso la loro meta.
Durante il tragitto non fecero altro che ammirare la bellezza dell’Asilum.
Il rifugio costruito dai draghi era affascinante e misterioso allo stesso tempo.
Le vie erano fatte con dei piccoli blocchi di pietra.
La rigogliosa flora adornava quel posto, facendo risaltare ancor di più i colori delle case fatte quasi esclusivamente con dei blocchi di marmo bianco e tutte in stile romano.
In ogni casa risaltava qualche colonna e in alcuni casi anche capitelli adornati sfarzosamente.
Grandi archi in marmo bianco sovrastavano delle porte, le quali delimitavano l’entrate nei diversi quartieri.
La gente passeggiava tranquillamente nelle viuzze strette; alcuni trasportavano delle borse della spesa.
I ragazzi arrivarono nel vecchio quartiere; esso era più affollato degli altri e la gente si muoveva in viuzze strette e poco illuminate.
I cinque amici si accorsero che quel giorno c’era il mercato e si resero dunque conto del perché vi fosse tanto movimento.
Maximilian e gli amici girovagarono un po’ nel mercato e videro che c’era di tutto: dalle vivande alla roba da vestire; in alcuni casi videro anche articoli magici molto curiosi.
Il gruppo arrivò di fronte a un grosso stabile anch’esso antico.
Lì vicino c’erano delle scalinate che permettevano di giungere all’entrata a fianco della quale c’erano due colonne di marmo bianco che arrivavano fino al tetto sorreggendone una parte.
Sopra il portone di legno scuro c’era un cartello con inciso “Biblioteca Antica”.
Isak richiamò l’attenzione degli altri ragazzi i quali si erano concentrati sul materiale che era esposto sulle bancarelle: «Ragazzi, ci siamo».
I suoi amici si avviarono verso di lui e quando gli furono vicini, Maximilian gli chiese: «L’abbiamo trovata?».
Isak rispose: «Certo. Io non avevo dubbi sul fatto che l’avrei trovata». Poi si fermò un attimo e aggiunse: «Forza, entriamo …». E incominciarono a salire i gradini per poi varcare la porta d’ingresso ed entrare nella sala principale della biblioteca.
Maximilian e gli amici entrarono in una camera circolare enorme; tutt’intorno c’erano scaffali ricolmi di ogni sorta di libri, poi alzarono lo sguardo verso i cielo e videro lo stesso panorama: c’era una semicupola e lungo le pareti della camera c’erano dei balconi abbastanza larghi da contenere degli scaffali, anch’essi ricolmi di libri.
Questa volta gli occhi di Isak, amante all’inverosimile dei libri, si riempirono di gioia e il ragazzo esclamò: «Oh … Che splendida visione!».
Chaman lo guardò e gli chiese: «Ma dai! Isak, come si fa a dire quello che ho appena sentito. I libri, le cose più noiose che abbia mai visto … Chissà perché mi basta aprirli per addormentarmi immediatamente».
Isak gli lanciò un’occhiataccia per poi rispondergli: «Chaman … Io non riesco a capire invece come si possa essere così ottusi. I libri sono tutto, dentro di loro c’è custodita la nostra intera sapienza ed è l’unico modo sicuro per tramandarla senza pericolo».
Chaman non era dello stesso parere: «Mah! Sarà … Per conto mio rimangono noiosi e pesanti, preferisco avere a che fare con le persone».
Hamza, come suo solito, gli disse: «Sì, sappiamo noi di che tipo di persone stai parlando; semmai, dicci la verità … Con le ragazze». E tutti risero.
In seguito ognuno si avviò verso la zona che gli interessava.
Isak andò nella sezione delle magie proibite, Hamza non si distaccò da Maximilian e Gerard; Chaman, facendo gli occhi dolci a Corine, le stava attaccato come una cozza e la ragazza di questo non ne era affatto contenta.
Gerard cercò di spiegare a Corine com’era fatto Chaman e la ragazza parve essere più comprensiva dopo che l’amico gli aveva parlato.
Maximilian si avviò verso la sezione in cui erano conservati i libri sulla storia della magia.
In quel settore c’era un enorme tavolo ovale, dove degli studenti già stavano consultando alcuni manoscritti.
Tutti loro, in silenzio, andarono a cercare in mezzo agli scaffali.
I libri erano organizzati in ordine alfabetico e fu allora che Maximilian disse ai suoi amici: «Ragazzi sono venuto qui nella biblioteca con la speranza di trovare informazioni sui demoni». Poi si fermò un attimo e guardandoli aggiunse: «Oramai tutti noi sappiamo quel che accade, posso parlare liberamente e dunque non nascondo che sono preoccupato. Vi chiedo aiuto nel cercare qualsiasi cosa che riguarda i demoni; ogni informazione ci può essere utile, pertanto cercate anche voi e se ritenete di aver trovato qualcosa d’interessante fatelo presente; valuteremo tutti assieme».
Tutti furono d’accordo, poi ognuno di loro si accinse a guardare sugli scaffali alla ricerca di qualche libro interessante.
Maximilian si allontanò dagli amici; la sua attenzione fu attirata da una zona poco frequentata della biblioteca: c’era una luce fioca tra uno scaffale e l’altro.
Lui entrò proprio in mezzo e iniziò a controllare i vari manoscritti.
D’un tratto il suo sguardo cadde su un libro dalla copertina nera come il carbone; lo prese, lo tirò fuori dal suo posto e una nuvola di polvere si alzò nell’aria.
Maximilian iniziò a tossire.
La sua voce si sentì chiaramente: «Accidenti … Ma da quanto tempo nessuno legge questo libro?». Poi il suo sguardo si posò nuovamente sulla copertina che aveva come titolo: “Storia del mondo magico con particolare rilievo sulla magia nera”,
Maximilian lo aprì e iniziò  a sfogliarlo; si era concentrato a tal punto da non udire nessun rumore dell’ambiente.
Lui sfogliò le prime pagine e iniziò a leggere:

La magia si divide in tre rami: magia rossa, magia bianca e magia nera.
Questo volume si concentra sulla magia nera che si può definire la più giovane delle tre.
Si può affermare tranquillamente che questo tipo di magia è una magia impura, non derivante da fonte magica propria ma da terzi; vale a dire che entità esterne all’essere che la pratica concedono la loro forza magica dietro compenso di qualcosa di loro interesse.

Maximilian si fermò un attimo, poi pensò: “Questo già lo sapevo; quello che mi interessa sono informazioni più approfondite”.
Si mise seduto al tavolo vicino a lui e spalancò il libro per chinarsi nuovamente a leggerlo:

Questo la accomuna leggermente alla magia rossa che, come tutti sanno, può far ricorso a esseri celesti che aiutano i richiedenti a riprodurre incanti; ma a differenza dei maghi neri i maghi rossi riescono a fare incanti anche senza l’appoggio delle suddette entità.
Viceversa, i maghi neri, senza l’appoggio delle entità sono del tutto incapaci di riprodurre qualsiasi incanto, anche il più semplice.
Gli esseri in questione sono i demoni i quali, approfittando della brama di potere degli esseri viventi, s’insediano nei loro cuori e ne assorbono tutto il potere.
Si ricorda che racchiuso nell’essere umano e negli altri esseri viventi c’è la fonte magica di inimmaginabile potere derivante direttamente da sorgente divina.
È su quello che nel tempo si è concentrata l’attenzione degli esseri immondi; dopo un attento esame della situazione, si è dedotto che mirano a impadronirsi di più anime possibili.
Le loro intenzioni sono tuttora sconosciute.
Alcuni esseri umani hanno fatto sì che i demoni acquisissero forze e scoppiò la guerra; tutte le razze si misero l’una contro l’altra.
I demoni ne approfittarono immediatamente e per mezzo del più spietato degli uomini riuscirono a entrare nel nostro mondo; solo in seguito a una sanguinosa guerra furono confinati in una dimensione parallela dove tuttora sono esiliati.

Maximilian balzò avanti di un capitolo e disse: «Quello che è accaduto lo conosco fin troppo bene; vorrei sapere come sono organizzati e soprattutto contro cosa sto combattendo». E si rimise  di nuovo a sfogliare il libro; poi, d’un tratto, gli capitò di leggere un titolo interessante: “I demoni e la loro gerarchia”.
Il ragazzo girò la pagina e si concentrò su quello che vi era scritto:

Non sappiamo molto su come sono organizzati i demoni, ma da studi fatti con l’aiuto dei maghi rossi siamo arrivati alla conclusione che esistono svariate razze di demoni.
Dopo anni di ricerche siamo venuti a sapere che hanno un’organizzazione gerarchica: si và da demoni minori, con poteri lievi e scarsa attitudine al combattimento, a demoni di grossa imponenza i quali fanno capo ad un'unica oscura entità.
Qui si fermano le nostre conoscenze su di loro in quanto, dal momento della separazione del mondo magico, non siamo venuti a contatto con essi se non in modo sporadico.
È da allora che i nostri studi si sono interrotti vista l’impossibilità di ricevere informazioni.
Tuttavia … Alcune voci parlano di falle nella protezione che fu apposta anni orsono, è dunque probabile che presto avremo ancora a che fare con quelle entità.

Il capito era corto e non vi erano informazioni di grande rilievo.
Il fatto che loro fossero organizzati gerarchicamente presupponeva che Adrammalech non fosse il peggiore; c’era dunque d’aspettarsi qualcosa di più terrificante?
Degli esseri di cui gli aveva parlato Bithor non c’era nessuna notizia.
Non era rimasto che l’ultimo capitolo dal titolo: “I presunti obiettivi dei demoni”.
Il testo recitava:

Anche per quanto riguarda le loro intenzioni, non ci sono informazioni precise ma di una cosa ci siamo accorti: stanno raccogliendo molte anime e le possessioni aumentano vertiginosamente.
Come tutti sanno, l’anima è magia divina e più ne hanno, più sono temibili; il punto è: cosa si apprestano a fare  con tutta la magia divina che sono riusciti a sottrarre al legittimo proprietario?
Di qualsiasi cosa si tratti, per il mondo sarà una pestilenza e questi esseri vanno fermati a qualsiasi costo; di certo non si può pensare di porre loro un freno solo confinandoli in un mondo ben sigillato.
Concludo questo mio volume con la speranza di aggiungere presto informazioni precise su di un mondo del quale ignoriamo le dinamiche.

Maximilian aveva trovato un piccolo indizio: sul libro c’erano alcune dritte su cui poter concentrare i suoi sforzi.
Lui chiuse il libro e si guardò in giro, ma dei suoi amici non c’era nessun segno; in seguito lo posò dove l’aveva trovato e guardando l’orologio si accorse che il tempo era passato velocemente.
Era ora di andare a pranzo …
Maximilian decise di andare a cercare i suoi compagni e lasciò il posto in cui aveva letto fino a quel momento.
Egli trovò Isak con in mano tre grossi volumi di magia antica; visto quello gli chiese: «Isak hai trovato quello che cercavi?».
Isak rispose: «Certo. Non avevo dubbi che questa biblioteca fosse ben fornita, in seguito vi farò vedere alcune cosucce che ci torneranno utili; soprattutto se si ripresentano determinate situazioni …».
Maximilian capì cosa intendesse Isak e sul suo viso comparve un sorriso, poi gli chiese ancora: «Vuoi che ti dia una mano?».
Il ragazzo gli rispose: «No, non ti preoccupare, ce la faccio».
Anch’egli diede un’occhiata all’ora e poi disse: «Accidenti, come si è fatto tardi. Mi sa che è ora di andare a pranzo e di recuperare gli altri». Poggiò i suoi libri sul banco, dove a guardarlo con sguardo severo c’era un’anziana signora, la quale gli chiese: «Li porta via o li consulta qui in biblioteca?».
Isak rispose: «Signora, li porto via. Ma vorrei lasciarli in custodia qui da lei poiché non ho ancora finito di cercare i libri, pertanto ci dovrò tornare questo pomeriggio. È possibile lasciarli da lei per poi prenderli questo pomeriggio?».
La signora annuì e poi disse: «Si può fare ragazzo, ma dovrai lasciare un acconto». 
Isak ribatté: «Va bene signora, mi dica quanto le devo».
Saldato il dovuto, Isak si rivolse a Maximilian che aveva assistito a tutta la scena: «Max, adesso che ci siamo accordati, possiamo cercare gli altri».
I due si incamminarono verso i numerosi scaffali sparsi in tutta la biblioteca in cerca  dei loro compagni.
Corine, Gerard e Hamza erano seduti attorno a un tavolo intenti a sfogliare un volume che da lontano pareva bello folto.
Isak e Maximilian si avvicinarono a loro e Isak chiese: «Allora ragazzi … Vi state divertendo, vero?».
Hamza si girò e parlò a voce bassa: «Beh … Divertendo proprio no, ma si trovano cose interessanti da queste parti; infatti noi tre stavamo consultando questo libro di magia».
I due nuovi arrivati si guardarono attorno e Maximilian chiese: «Ma Chaman che fine ha fatto?».
I ragazzi si guardarono intorno anche loro ma di Chaman non c’era nessuna traccia; a quel punto misero al suo posto il libro voluminoso che stavano leggendo e si avviarono alla ricerca del compagno.
Poco lontano da loro c’erano alcune ragazze dell’ultimo anno che stavano anch’esse consultando vari testi; erano concentrate, quando a un tratto una voce esclamò: «E tu chi sei!».
Una voce di loro conoscenza provenne da quel posto; era quella di Chaman che diceva: «Salve a tutte belle signorine, che si fa di bello?».
Una di loro chiese: «Ciao piccolo, possiamo fare qualcosa per te?».
Maximilian e i suoi compagni videro tutta la scena …
Chaman rispose: «Signore … Mi offendete; sono io che devo chiedervi cosa posso fare per voi».
Le ragazze, però, continuarono a non capire cosa volesse quel piccolo impertinente lì davanti a loro.
Una di loro gli fece notare: «Piccolo … In verità tu sei venuto da noi e ti faccio notare che siamo concentrate su di una ricerca in particolare. Dunque … Cosa ti ha fatto pensare che noi avessimo bisogno del tuo aiuto?».
Chaman, gonfiando il suo petto, si pavoneggiò: «Io sono il ragazzo più figo della scuola e un domani sarò anche il più forte mago bianco della storia; voi potrete avere l’onore di uscire con me quest’oggi». E lo disse convinto di quello che stava farfugliando.
Le ragazze scoppiarono in una risata fragorosa e lo stesso fecero i suoi amici.
Chaman, per niente imbarazzato, continuò il suo discorso: «Appena vi ho viste ho notato la vostra bellezza e può un gentiluomo, come lo sono io, lasciare delle belle donzelle prive di accompagnamento?».
Le ragazze si guardarono in faccia; la loro espressione faceva notare che non avevano capito niente di quello che Chaman aveva detto.
Il ragazzo, però, continuava a comportarsi come un casanova.
Lui si rivolgeva alle cinque ragazze con impertinenza.
Chaman si provò a proporre ancora una volta dicendo: «Ragazze; non perdete quest’occasione, sarò il vostro cicerone e vi farò da guida in questo posto». E mentre lo diceva si atteggiava in modo vistoso.
Le ragazze incominciarono a spazientirsi e una di loro gli disse: «Prova a ritornare tra quattro anni». Poi si rivolse alle sue compagne e aggiunse: «Ma guarda questo piccolo impertinente; ancora beve latte e già importuna le ragazze».
Le amiche furono d’accordo con lei e lo snobbarono completamente; si alzarono dal tavolo, richiusero il libro e andarono via portando il manoscritto con loro.
Chaman tentò di fermarle dicendo: «Aspettate! Non potete abbandonarmi qui da solo, mi sono dichiarato e mi merito almeno una risposta».
Una voce gli disse: «Riprovaci tra un paio d’anni». E le ragazze, tutte contrariate, passarono di fronte a Maximilian e i suoi amici.
Chaman si avvicinò ai suoi compagni ed esclamò: «Non me ne va bene una!».
Guardò i suoi amici e, cambiando totalmente la sua espressione, chiese: «Allora, baldi giovani; dove si va?». Appena finito di dire quelle parole, l’intero gruppo si mise a ridere e Chaman si offese.
Lui chiese spiegazioni: «Beh! Cos’ho detto di così divertente?».
Hamza, che tra tutti era rimasto il più serio, gli rispose: «Chaman non c’è bisogno di dire più niente, hai già fatto abbastanza».
Isak si rivolse a tutti dicendo: «Non ci crederete, ma questo a cui avete appena assistito mi è mancato tanto quest’estate». E poi tra una risata e l’altra i ragazzi uscirono dalla biblioteca e si avviarono verso la tavola calda dove avrebbero consumato il loro pranzo.
All’entrata del fastfood videro una piacevole scena.
Molte persone erano sedute e consumavano il loro pranzo, prevalentemente hamburger con patatine.
I ragazzi erano ghiotti di quel cibo …
Isak si rivolse nuovamente a tutti dicendo: «Va bene! Dato che io vi ho chiesto di accompagnarmi, permettetemi di offrirvi il pranzo».
Tutti ringraziarono Isak e accettarono, presero posto e consultarono il menù.
Sul menù c’era carne di manzo alla griglia; soffici panini con Hamburger e della buona lattuga; salsine varie; formaggi di ogni sorta; patatine fritte di qualsiasi forma desiderassero, ovviamente preparate con l’aiuto della magia; torte di frutta e gelati.
Ai sei parve di essere nel paradiso dei buon gustai … C’era persino Kebab.
I sei potevano mangiare tutto quello che desideravano, ma Isak disse loro: «Ragazzi, mi raccomando, se mangiate troppa roba fritta e non state bene i maestri daranno la colpa a me; dunque, non lo dico perché voglio risparmiare ma lo faccio per evitare una punizione: fate i bravi».
Gerard lo rassicurò: «Non ti preoccupare Isak, sappiamo contenerci». Non ebbe nemmeno finito di parlare che Hamza, Maximilian e Chaman, abbassando il menù con il quale si erano parzialmente nascosti il viso, dissero quasi simultaneamente: «Ragazzi … All’arrembaggio! Non si può dire di no a del cibo così gustoso». E tutti assieme richiamarono l’attenzione della cameriera che prese le loro ordinazioni.
Isak si mise una mano sulla fronte e disse: «Povero me … Se finiscono in infermeria con il mal di pancia chi li sente i maestri». Ma quel momento era così gioioso che lui decise di viverlo appieno e non disse più niente.
I ragazzi ordinarono e dopo pochi istanti arrivarono le pietanze da loro chieste, assieme alle bibite gassate.
Corine visse con piacere quei momenti, fece finire di parlare i suoi compagni e disse: «Sapete: vi invidio; siete così uniti. Si vede chiaramente che c’è un bel rapporto e spero che anche io riesca a instaurare questo tipo di relazione con voi».
Chaman poteva mai lasciarsi sfuggire quest’occasione?
Lui gli rispose: «Già sei entrata a far parte del nostro gruppo; d’ora in poi, avrai l’onore di avere come amico Chaman il grande … Il mago bianco temuto da tutti gli altri maghi».
Hamza guardò Chaman e dondolò il capo, poi aggiunse: «Sei incorreggibile, devi farti conoscere immediatamente. Secondo me, se continui in questo modo, farai scappare Corine in men che non si dica».
Corine fece un sorriso e rispose: «Assolutamente. Penso di aver capito che dietro Chaman si nasconde un ottimo mago e sarà una piacevole compagnia».
Tutti furono sorpresi da quelle parole.
Chaman sorrise e disse: «Oh … Finalmente una persona che mi capisce». Ma il resto del gruppo mostrava evidenti perplessità a riguardo.
Il tempo passò veloce e Maximilian e i suoi amici ritornarono in biblioteca.
Isak si mise subito alla ricerca di quello che gli interessava; cercò nella sezione dei libri antichi, ma di svelare cosa cercasse non ne voleva sapere e, mentre tutti si affannavano a chiedergli cosa dovessero cercare, lui rispondeva: «Voi non vi preoccupate, cercate pure dei testi che vi sembrano interessanti; quando io avrò trovato quello che mi interessa ve lo farò vedere». E girandosi verso lo scaffale davanti a lui continuò le sue ricerche.
Maximilian lo osservava da lontano; Isak era vestito con delle bermuda color panna, i sandali anch’essi dello stesso colore e con una maglia a maniche corte di colore bianco la quale recava delle scritte sul davanti che risultavano difficili da decifrare poiché erano nella sua lingua d’origine.
Isak aveva i capelli lisci, lunghi fino a ricoprire metà del suo viso, a caschetto; la sua carnagione era scura e il suo naso era leggermente aquilino; i suoi occhi erano di colore verde chiaro; le orecchie un po’ a sventola; le labbra le aveva carnose e i denti erano di color bianco candido.
A Maximilian si avvicinò Corine; la ragazza gli chiese: «E tu Max, non aiuti gli altri nelle loro ricerche?».
Maximilian rispose: «Sono venuto in libreria per cercare qualche informazione sui demoni; volevo saperne di più, oltre a quello che mi hai detto tu e che già sapevo, ma mi rendo conto che è un territorio inesplorato. Non ho trovato nessuna informazione rilevante fino a questo momento». E si girò guardandola seriamente.
Corine ribatté: «Capisco … Ma devi renderti conto che sull’argomento non troverai niente d’interessanti qui. Per poter attingere a qualche informazione di reale interesse, dovresti recarti nella roccaforte dei maghi rossi che, oltretutto, dopo l’attacco dei maghi neri è in rovina. Lì, come vi ho detto la scorsa volta, si nascondono segreti che riguardano i demoni e non solo … Mi è giunto all’orecchio, ascoltando discorsi di Ivan, che all’interno di Elder si trova quel famoso libro di cui io vi parlavo la scorsa volta. Pare che lì vi siano tutte le risposte che tu cerchi Max e non solo … Le loro intenzioni e la loro gerarchia».
Maximilian però sollevò delle perplessità: «Ma come posso raggiungere quel posto … È nell’altro universo e, anche se ci riuscissi, lì sarei un facile bersaglio esposto ai loro attacchi».
La ragazza fece una smorfia, come a voler far intendere che aveva proprio ragione, poi aggiunse: «Infatti è impossibile arrivarci, ma noi abbiamo un dato certo».
Maximilian la guardò con gli occhi sgranati per poi chiedergli: «Quale dato?».
Corine domandò: «Hai già dimenticato che loro attraversano regolarmente per attaccare i maghi bianchi?». Di certo la ragazza non poteva immaginare che l’obiettivo dei demoni non erano solo i maghi bianchi, ma anche lo stesso Maximilian che ovviamente non poteva far parola del suo segreto.
Tuttavia, Maximilian, decise di accennare una parte della storia a Corine e, riferendosi ai fatti accaduti, le disse: «Il loro intento in questo universo non è solo attaccare i maghi bianchi, ma a quanto pare tutto quello che esso contiene. La cosa sconcertante è che ne ignoriamo i motivi; perché stanno accumulando tanta magia divina? Cosa intendono farci con essa?».
Corine gli fece notare: «È inutile pensarci, di certo non cambierai le cose con questo atteggiamento. Ora … Noi sappiamo che loro attraversano, questo presuppone che abbiano aperto un varco per poterlo fare. Basterebbe solo controllare il varco per accedere in modo inverso a quel mondo».
Maximilian ricordava bene com’era fatto il varco dimensionale, lo avevano distrutto proprio l’anno precedente e si rendeva conto che usufruirne sarebbe stata un’impresa ardua, in primo luogo per la protezione di cui lui in prima persona aveva constatato la forza, poi perché ignoravano il suo funzionamento; ma di certo anche questo non era argomento da affrontare con lei.
Lui era diventato molto saggio al punto da non dimostrare gli undici anni appena fatti; poi gli chiese: «Quello che tu ci dicesti la scorsa volta … Sono informazioni precise?».
La ragazza, con fare calmo, annuì e aggiunse: «Sono tutti discorsi che ho sentito da Ivan e non penso proprio che lui dicesse delle sciocchezze».
A quel punto anche Maximilian annuì.
Il loro discorso fu interrotto da Isak che esclamò: «Eureka! L’ho trovato …». E in mano sorreggeva un grosso volume rilegato come si faceva un tempo: a mano.
Lo portò di fronte a loro e lo posò sul tavolo vicino, lo aprì e tutti, incuriositi, si affrettarono a leggere il titolo: “La leggendaria figura di Rhone l’invictus”.
Il libro era impaginato tra due copertine di colore dorato e le decorazioni che si trovavano all’interno facevano pensare a qualcosa che avesse a che fare con i draghi; questo incuriosì tanto Maximilian.
Anche gli altri erano curiosi di sapere quale argomento trattasse quel libro e Chaman chiese: «Ehm … Mai sentito quel nome. Di cosa si tratta?».
Isak guardò dapprima l’orologio, poi si rivolse a loro dicendo: «Ve lo spiegherò al momento opportuno; adesso aiutatemi a trasportare i libri nella nostra camera».
I ragazzi acconsentirono, passarono dalla cassa dove la vecchia signora incontrata precedentemente segnò con cura maniacale quello che avevano preso, catalogandoli uno per uno nel registro d’uscita e prendendo le generalità di Isak.
Quando la signora vide l’ultimo manoscritto che i ragazzi avevano preso esclamò: «Ah! Questo libro non lo vedevo da anni». Poi si fermò un attimo, guardò i ragazzi uno per uno e chiese: «Siete proprio sicuri di volerlo portar via?».
Isak gli rispose: «Certo signora, sono venuto apposta per questo».
La signora, facendo cenno di aver capito, si raccomandò: «Questo volume è prezioso; trattatelo bene e fatene un buon uso. Ovviamente tu, piccolo, ne sarai responsabile e risponderai di eventuali danni arrecatigli».
Isak tranquillizzò la signora dicendole: «Non si preoccupi signora, so come trattare i libri e li custodisco con cura tutti senza fare distinzioni. Pertanto lo rivedrà come lo vede adesso quando lo avrò finito di consultare». E, ringraziandola, prese i libri dandoli anche ai suoi amici che lo aiutarono a trasportarli nell’accademia.

***

Maximilian e gli amici arrivarono davanti all’accademia, varcarono la porta d’ingresso e si diressero verso il convitto.
Lì salutarono Corine la quale si diresse verso la zona adibita alle ragazze.
I ragazzi si fecero largo fra le numerose persone che giravano nei corridoi e finalmente si ritrovarono di fronte alla porta della loro stanza.
La aprirono e ci entrarono, poggiarono i libri sulla scrivania di Isak e uno per volta andarono a farsi una bella doccia per rilassarsi.
Maximilian fece lo stesso e nel bagno, prima di mettersi sotto l’acqua, volle dare un’occhiata alla ferita che aveva sulla spalla.
Lui vide che il volume della ferita era diminuito ma ad un tratto avvertì una fitta.
Maximilian mise la mano sopra la ferita nuovamente e sul suo viso si notò espressamente la sofferenza.
S’inginocchiò un attimo e poi, stringendo i denti, si sedette su uno sgabello messo lì apposta, ma dopo pochi istanti Gerard bussò alla porta e chiese: «Maximilian, tutto a posto?».
Il fratello non rispose e allora, come avrebbe fatto ogni fratello, Gerard entrò in bagno e lo vide seduto sullo sgabello.
Si precipitò immediatamente lì vicino e gli rivolse ancora una volta la parola: «Max … Max … Mi senti?».
Maximilian però pareva non sentirlo proprio …
Il suo sguardo era perso nel vuoto, poi a un tratto i suoi occhi si spalancarono come se avesse udito qualcosa di inconsueto ma ancora non disse niente.
Fu allora che Gerard chiamò gli altri: «ISAK! CHAMAN! HAMZA! Presto … Venite a darmi una mano!».
I ragazzi entrarono anche loro in bagno e si trovarono di fronte un Maximilian totalmente assente.
La decisione di portarlo in infermeria fu unanime, ma Maximilian si riprese d’improvviso e, rivolgendosi ai suoi amici, disse: «Non vi preoccupate per me, va tutto bene adesso». Tirò un sospiro di sollievo e si alzò in piedi.
Una voce si udì nitidamente: «Adesso riesci a sentirmi?».
Maximilian guardò in giro e chiese ai suoi amici: «Avete sentito anche voi?». Ma da loro non ebbe nessuna conferma, anzi …
Chaman gli rispose: «Max, io non ho sentito niente». E gli altri gli dissero la stessa cosa.
Tutti si accorsero che il loro amico si teneva la spalla e sia Chaman sia Hamza gli chiesero: «Cos’hai fatto alla spalla; hai urtato contro qualcosa?».
Maximilian gli fece cenno di no.
Il fratello, che sapeva il motivo di quel gesto, s’impuntò e lo trascinò in infermeria con l’aiuto dei loro tre amici.
Erano le diciannove e i ragazzi aspettavano davanti all’ambulatorio dell’infermeria preoccupati per le condizioni di Maximilian.
Il dottore aveva cacciato i quattro per poter effettuare la visita con tutta calma.
All’interno dell’ambulatorio l’adulto aveva fatto togliere la maglia a Maximilian.
Il medico assunse un’espressione strana e controllò con più attenzione la parte interessata dalla ferita.
Dopo pochi attimi si rivolse a Maximilian dicendogli: «Mah … Non avrei mai pensato di ritrovarmi di fronte a questo spettacolo dopo solo pochi giorni, viste anche le proporzioni della ferita».
Maximilian non capiva cosa volesse dire il dottore e a un certo punto chiese spiegazioni: «Dottore, la prego, mi faccia capire: si è aggravata?».
L’adulto non diede alcuna spiegazione in un primo momento, poi le sue parole rimbombarono nella piccola stanza: «Io direi che possiamo definirla una guarigione a tempo di record. Il rigonfiamento della zona interessata dall’infiammazione è sparito e il rossore è mutato in un colore simile a una voglia».
Il dottore poi ironizzò sull’accaduto: «Guarda, da ora in poi sulla spiaggia potrai fregiarti di un tatuaggio naturale che ricorda una zampa di drago».
Maximilian, sentito quello che gli aveva appena detto il dottore, fu incredulo e chiese: «Possibile che sia sparita del tutto?».
Il dottore lo tranquillizzò subito e con gli attrezzi appositi continuò a visitarlo.
Dopo un po’ il medico gli disse: «È tutto a posto, non ci sono segni di infiammazione e la pelle e perfettamente liscia. La febbre non è salita e gli altri parametri risultano nella norma. Suppongo che il dolore che hai sentito sia dovuto alla naturale risoluzione del problema».
Di seguito, però, nell’ambiente si udì ancora quella voce: «Possibile che tu non mi riconosca Max?».
La faccia di Maximilian divenne strana, di questo il dottore se ne accorse e chiese: «Maximilian … Tutto bene?».
Lui rispose chinando leggermente il capo e chiese: «Dottore, lei non ha sentito niente?».
La risposta che gli fu data lo preoccupò: «Niente, non è volata una mosca».
Maximilian sospirò, poi si alzò dal lettino medico dove era seduto e, ricevuto il benestare del dottore, si rimise la maglia.
Il medico gli fece un’ultima raccomandazione: «Maximilian non sforzare troppo quella spalla. Mi sono spiegato?».
Il ragazzo annuì e poi lo rassicurò: «Non si preoccupi; le prometto che ci starò attento».
Anche il dottore annuì e poi disse: «Va bene, ti credo. Adesso puoi andare, riferirò ai maestri quanto ti ho appena detto e noi ci rivediamo tra un mese; sei d’accordo?».
Maximilian fece cenno di sì e in seguito raggiunse i suoi amici e il fratello.
I compagni, vedendolo, si precipitarono da lui e Maximilian affermò: «Sto bene, era solo una fitta. Adesso l’infermeria la rivedrò il prossimo mese solo per un controllo». Lieti di quella notizia, i cinque si avviarono verso la sala pranzo.
Nella sala pranzo presero quello che era rimasto sulle tavole calde, salutarono i loro amici e le ragazze, inclusa Corine e Sara, e poi consumarono il pasto.
I cinque, alla fine della cena, si diressero verso i giardini dell’accademia.
Quella sera la luna splendeva come non mai e le stelle erano tutte della stessa luminosità; quasi non c’era bisogno di luce artificiale e lì, accanto alla fontana circolare, si discuteva del più e del meno.
C’erano proprio tutti: Gerard, Hamza, Isak, Chaman, Sara, Corine e le altre ragazze; erano seduti su due panchine.
Le loro risate si sentivano in tutto il parco; infatti quella notte, anche in virtù della splendida serata, c’era quasi tutto il convitto riversato nei giardini.
In mezzo ai ragazzi si notarono, a un certo punto, le sagome del maestro Astral e quella del maestro Loky.
I due si stavano proprio dirigendo verso di loro.
Tutti gli alunni li salutarono e loro ricambiarono con molta cordialità; infine, arrivati dinanzi a Maximilian e agli altri, dopo averli salutati e ricevuto il saluto a loro volta, si rivolsero al gruppo.
La voce di Loky si udì chiaramente: «Ragazzi scusateci se vi interrompiamo. Siamo consapevoli che questa è la penultima serata libera per voi; tuttavia, c’è la necessità di portarvi via Maximilian».
Maximilian capì di cosa si trattasse, in fondo lo aveva chiesto lui stesso quel pomeriggio e già sapeva che di lì a breve avrebbe incontrato i due fratelli di Bithor.
La voce di Chaman interruppe i suoi pensieri: «Maestri possiamo venire con voi?».
Astral rispose: «Purtroppo può venire con noi solo Maximilian. Stiamo pianificando il lavoro che svolgeremo durante l’anno, poi … Se tu, Chaman, oltre al tuo lavoro sei intenzionato a farne altro extra, ben venga; suppongo che tuo padre ne sarà contento». E il viso del maestro divenne serio.
Egli aggiunse: «Ma ricordati che non sarò tenero, né con te né con Maximilian; di una cosa potete stare certi: alla fine del mio addestramento diverrete due ottimi maghi bianchi».
Al solo accenno di lavoro, Chaman desistette e lo fece in maniera palese dicendo: «No grazie. Lavoro già abbastanza così come sono messo; non sono così pazzo da caricarmi di lavoro extra». E ancora una volta tutti, incluso i maestri, si fecero una grassa risata.
Era giunto però il momento in cui Maximilian doveva andare con loro e così fece, salutando i suoi amici e incamminandosi verso l’entrata dell’accademia.
Maximilian si girò e vide che i suoi amici discutevano allegramente, di certo non erano ancora a conoscenza del pericolo che incombeva su di loro.
Lui non aveva trovato il modo di dirglielo.
Il maestro Astral si accorse che li stava guardando e gli fece presente: «Forza Maximilian; quello che stiamo facendo è necessario. Per il bene di tutti dobbiamo andare avanti».
Maximilian annuì e continuò a seguire il suo maestro che si stava dirigendo verso la zona insegnanti.
I tre attraversarono l’aula magna per ritrovarsi di fronte alla porta che delimitava il loro spazio, la aprirono e l’attraversarono, arrivarono fino alla porta che al ragazzo ricordava le avventure dell’anno trascorso e poi andarono giù per le scale fino ad arrivare di fronte alla grossa porta che dava accesso ai sotterranei dell’accademia.
La varcarono e nell’aria si udì solo il rumore dei passi delle tre persone.
Passarono in mezzo al vecchio cimitero dei draghi e finalmente arrivarono vicino alla porta che li avrebbe condotti da Brot e Aschcore.
La aprirono e nella sala, illuminata artificialmente da candele su dei lampadari di ferro ben fissati al soffitto dell’antro, una grossa sagoma li stava aspettando.
Una voce imponete esclamò: «Siete arrivati!». Poi la sagoma si girò, si avviò verso di loro e quando uscì dall’ombra i tre si trovarono al cospetto di Brot.
I suoi passi erano talmente pesanti che le vibrazioni del terreno si sentivano più di quando Maximilian incontrava Bithor.
Nella sala per un istante non parlò nessuno, poi un tremore della terra disturbò quella quiete.
Loro non mostrarono preoccupazione, infatti, nascosta dalla polvere, si vide un’altra grossa sagoma e una volta che la polvere si diradò comparve Aschcore.
Il drago dalla folta chioma guardò Brot e disse: «Eccomi qua fratello. Allora … Qual è la notizia urgente di cui mi dovevi parlare?».
Il drago di ferro fece cenno con il suo muso verso Maximilian e poi rispose: «Il ragazzo deve darci delle importanti informazioni».
Anche Aschcore si voltò verso Maximilian e poi gli chiese: «Dicci pure ragazzo».
Maximilian si fece avanti e iniziò col dire: «Ancora una volta siamo minacciati da un pericolo che incombe sull’Asilum. Suppongo che voi, essendo draghi e grandi combattenti, vi siate di già accorti della loro presenza; dunque eviterò di dirvi contro chi ci stiamo per scontrare, ma vi indicherò il modo di sconfiggerli».
I due draghi si guardarono dapprima in faccia, poi si rivolsero verso Maximilian; era riuscito ancora una volta a stupirli e Brot gli fece presente: «Impossibile sconfiggerli, o per lo meno lo è stato fino a ora. Sappiamo del loro punto vitale, ma risulta difficile da colpire anche per noi draghi vista la loro velocità».
Maximilian obiettò: «Ascoltatemi … Io e Bithor abbiamo avuto il solito colloquio ed è stato lui a mettermi in guardia da costoro. So anche che hanno trapassato in dieci e che quel numero corrisponde al numero massimo di quelle cose. So che hanno quasi distrutto la razza dei draghi e che sono riusciti ad annientare perfino i maghi rossi. Tuttavia, possiamo opporci in maniera decisa e sferrare un grosso contraccolpo alle forze oscure: uccidendoli libereremo il mondo da un grosso fardello ed entrambi i mondi saranno meno esposti ai loro soprusi».
Aschcore andò subito al dunque dicendo: «Va bene. Allora dicci cosa ti ha riferito nostro fratello».
Il ragazzo iniziò a riferire ciò che lui e il drago dorato si erano detti: «All’epoca dell’attacco ai draghi, Bithor si confrontò con uno di loro riuscendo a capire in che modo si muovesse e non solo … Aveva capito che si spostavano a forte velocità; velocità tale da non permettere ai suoi occhi di vedere dove sarebbero riapparsi. Tuttavia, da terra, dov’era stato scaraventato per via di un colpo, i suoi occhi notarono che un’ombra si fermò proprio nel posto dove giaceva e subito dopo apparve l’Ithannad. Egli schivò il suo attacco e intuì che quell’ombra doveva avere qualche connessione con i loro spostamenti veloci e provò a verificare quanto aveva appena scoperto. Ebbene … Aveva capito come riuscivano a spostarsi velocemente: loro, in qualche modo, si spostavano nel sottosuolo diventando impalpabili e attraversando la materia per poi ricomparire dove meglio gli aggradava. Ma la loro ombra era ben visibile ed era segno del posto dove sarebbero comparsi e ne ebbe conferma subito dopo: l’essere sparì e lui seguì la sua ombra. L’Ithannad comparve esattamente dove l’ombra era posizionata; aveva dunque intuito il loro segreto e alla fine riuscì a colpire quell’entità. Gli altri, visto gli eventi, capirono che il loro segreto non era più tale e allora fuggirono, lasciando il loro simile nelle grinfie di Bithor. Egli provò in tutti i modi a perforare le sue carni, ma esse rimasero immuni perfino alle sue zanne affilate. La sua pelle era talmente spessa che risultava non lacerabile. Anche in quel caso si accorse che l’essere pareva curarsi solo di un punto in particolare: la gola. Da quel particolare risalì alla vulnerabilità di quel punto; successivamente l’essere fu imprigionato per capire qualcosa di più sulle loro origini e il seguito è storia comune: non ci fu il tempo di testare le sue impressioni».
Aschcore esclamò: «È dunque quello in modo in cui si spostano!».
Brot affermò: «Nostro fratello non direbbe mai una falsità; si spostano dunque scomponendosi e ricomponendosi in particelle».
Maximilian annuiva e i Maestri ovviamente non dicevano una parola poiché non si trattava di un discorso tra un ragazzo e due draghi, ma a quel punto era palese che il discorso era tra tre draghi di cui uno celestiale.
Le domande non erano ancora finite però e Brot gli chiese: «Mettiamo che le cose stiano in questo modo; finché si combatte uno contro uno, si può fronteggiare questa loro particolare attitudine. Come facciamo per affrontarli tutti e dieci?».
Maximilian rispose immediatamente: «Un modo per bloccare quel processo ci sarebbe e se mi permettete ve lo spiegherò immediatamente».
Una voce disturbò Maximilian e la sua espressione cambiò divenendo cupa e curiosa; di questo i draghi se ne accorsero e provarono a chiedere: «C’è qualcosa che non va?».
Maximilian sembrava assente; in seguito quella voce divenne più forte al punto da dire: «Maximilian, mi riconosci?». Poi si fermò un attimo e riprese: «Sì, sono colui che tu incontri nei sogni; ma non temere, come ti avevo anticipato tutto questo è normale».
Egli disse al ragazzo: «Riferisci ai miei due fratelli quanto segue: gli Ithannad si scorporano in tante particelle come ha detto Brot, la gravità li fa sprofondare nel terreno e di lì si spostano passando in mezzo a esso per ricomporsi sull’ombra. L’ombra è il loro tracciante e permette alle particelle di ricomporsi nel suo perimetro». In seguito la voce svanì e Maximilian si accorse che i maestri erano preoccupati e gli rivolgevano alcune domande.
Lui li rasserenò dicendogli: «Non preoccupatevi, mi sono ripreso. È stato solo un attimo». Si rivolse ai due draghi e ribadì: «Ho avuto la conferma di quanto vi dicevo in precedenza. A quanto pare, come accennava il maestro Brot, gli esseri in questione riescono a divenire particelle così piccole da sparire e viaggiare velocemente attraverso il terreno per poi riprendere forma sopra la loro ombra la quale fa da tracciante. Pare che essa sia la chiave della loro particolare capacità. In definitiva … La loro ombra fa da collante per le particelle; per questo non riesce a scomparire, anzi ha bisogno di essere ben visibile proprio per regolare l’assemblaggio delle stesse particelle al fine di far materializzare quegli esseri».
Aschcore gli chiese ancora: «Come fai ad esserne sicuro?».
Lui rispose: «Ho appena udito la voce di Bithor e quelle sono parole sue».
I due draghi annuirono e subito dopo si guardarono l’uno con l’altro; Aschcore disse a Brot: «Allora è deciso; gli tenderemo una trappola appena escogitato il modo di colpirli tutti insieme».
Maximilian però riprese a parlare: «Questo è quello che abbiamo pensato Bithor e io: quando affrontammo Pectumatra siamo venuti a conoscenza di particolari doti che Hamza possiede».
Astral lo interruppe: «La telecinesi».
Maximilian annuì per poi riprendere a esporre: «Bloccò i mobili e la stessa bacchetta del mago, prima che Bithor lo colpisse. In seguito a un discorso con Bithor, è venuto fuori che la telecinesi è in grado di controllare il movimento delle particelle e addirittura di bloccarle a piacimento; questo, ovviamente, se chi la esercita è abbastanza potente. Ma adesso, quello che vi voglio chiedere è di affiancarci nella battaglia che si disputerà contro di loro».
Dai draghi provenne una conferma: «Certo che saremo con voi. Non vi abbiamo mai lasciato soli, figuriamoci adesso».
I due draghi sembravano quasi offesi da quella richiesta, ma poi Maximilian aggiunse: «Non fraintendete le mie parole. Quello che volevo dire è che la battaglia che si svolgerà non sarà uno scontro convenzionale come quelli che abbiamo sostenuto. In primo luogo la presenza di Hamza sarà necessaria, poi il suo svolgimento non si terrà in questo mondo».
Sia i draghi sia i maestri assunsero un’aria strana e di certo non riuscirono a capire cosa intendesse Maximilian, ma poi lui rese le cose più chiare: «C’è bisogno di un incanto potente come quello fatto da Pectumatra ma che non si limiti a creare un piano parallelo di una stanza bensì di un’intera area. Lì, con l’aiuto di Hamza, coadiuvato da un potente mago o entità che amplifichi i suoi poteri, bloccheremo tutti gli esseri all’istante e dato che le capacità di Hamza sono quelle di bloccare tutto ciò che fissa, bisognerà trovare il modo di estendere questo suo limite a tutta la zona. Una volta fatto questo, non ci rimarrà che dare loro il colpo di grazia agli Ithannad che immobili non potranno opporsi ai nostri attacchi».
I draghi fecero capire che quel piano era brillante, poi si guardarono e annuirono facendo intendere che avrebbe funzionato.
Astral fece un’obiezione però: «Ragioniamo sul da farsi … Hamza è ancora troppo piccolo per poter prendere parte a un combattimento di questo genere e vorrei anche ricordare che questi esseri sono stati in grado di sconfiggere maghi potentissimi, oltre a molti esseri possenti. Come ci comporteremo se la cosa non dovesse funzionare?».
Loky sottolineò la stessa cosa e aggiunse: «Sarebbe un problema perdere una così giovane vita, senza contare che non possiamo mettere in pericolo i nostri studenti».
Brot gli disse: «Astral, Loky … Il tempo della prudenza è finito, non possiamo più permetterci di tentennare di fronte a questi esseri. Se abbiamo solo una possibilità, va sfruttata; ovviamente il piccolo sarà protetto e io stesso mi assicurerò che non gli venga torto un capello».
Loky chiese: «Beh, a questo punto cosa dovremo fare?».
Brot cercò di dare delle indicazioni chiare: «È di vitale importanza tenerci pronti a qualsiasi evenienza; cerchiamo un posto nel quale sarà possibile riprodurre l’incanto per trasportarci in un’altra dimensione creata apposta per lo scopo. Io, in seguito, mi occuperò di riprodurre quell’incanto. L’ho già fatto e posso di certo rifarlo».
Aschcore però obiettò: «Non puoi fare ancora uno sforzo simile; per quanto riguarda quell’incanto, sai bene che se lo riproduci perirai per lo sforzo. Lascia stare e fallo fare a me, ci penserò io ai ragazzi. Di certo non posso perdere l’occasione di rivedere nostro fratello, non ci vediamo da molto tempo».
Brot ci pensò un po’ su, ma poi acconsentì dicendo: «Va bene Aschcore, lascerò a te questo compito».
Il drago dalla folta chioma infine ribadì: «Sono perfettamente in grado di riprodurre quell’incanto».
Il drago di ferro annuì per poi congedare tutti e dare appuntamento ai presenti alla data in cui sarebbero stati pronti all’attuazione del piano prefissato.


Un saluto a tutti i lettori; noi ci risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva”  l'undicesimo capitolo).