Ho dunque terminato anche il lavoro sul
capitolo in oggetto.
È più che impegnativo, poiché ogni frase deve
essere smontata pezzo per pezzo e poi assemblata nuovamente come Dio comanda.
Di sovente mi è capitato di trovare errori
elementari e sono sicuro che, se rileggessi ciò che ho letto molte volte, scorgerei
qualche altro refuso.
Tuttavia … La perfezione non esiste e, nonostante
il forte impegno che ci sto mettendo, devo prendere atto che i limiti dell’umana
condizione valgono anche per me.
Ho fatto del mio meglio rileggendo tutti i
miei scritti moltissime volte e questo, ahimè, è un ostacolo non da poco perché
ho imparato a memoria i testi e non vedo più gli errori.
Avendo lavorato con passione però, confido
che il testo da me scritto si avvicini a quello aggiustato da un correttore
di bozze e da un editor.
Buona lettura:
CAPITOLO
11
L’INIZIO
DEL SECONDO ANNO
Una splenda alba preannunciava il nascere di
un nuovo giorno.
Nella stanza dove i ragazzi dormivano, un
raggio di luce si fermò sulle lenzuola di un letto.
Un rumore ruppe il silenzio che regnava in
quel luogo: «Yaaaawn! Che sonno …».
Un ragazzo si alzò dal letto e, facendo
attenzione a non far confusione, si avviò verso il bagno.
Il frastuono dello scorrere d’acqua provenne
dal bagno e tutti lo udirono; esso fece svegliare gli amici della persona che
ci era andata.
Maximilian aprì gli occhi e vide che i suoi
compagni si erano di già svegliati, si alzò dal letto e, dopo aver salutato, si
diresse verso la stanza occupata.
Fu però fermato da Gerard che disse: «Max, lì
dentro c’è Chaman. Si è chiuso a chiave, non riuscirai a entrarci prima che
abbia finito».
Maximilian a quel punto tirò fuori dai
cassetti i suoi vestiti, si accomodò di nuovo sul suo letto e poi chiese: «Ma
da quanto tempo è in bagno?».
I ragazzi fecero una strana espressione e
Hamza gli rispose: «Io sono sveglio da circa mezz’ora e non ne è uscito nemmeno
per un secondo. Sarà ora di chiedere come mai ci mette così tanto tempo?».
Isak confermò quello che il compagno aveva
appena detto: «D’accordo … Poiché è da tempo che siamo fuori ad aspettare i
suoi comodi, gli faremo presente che ci siamo anche noi».
Tutti assieme si avvicinarono alla porta,
provarono ad aprirla ma era chiusa.
I quattro forzarono la porta e si ritrovarono
ancora una volta di fronte a Chaman che canticchiava sotto la doccia.
Chaman, quando li vide, chiese: «Cosa ci fate
qui?». Poi chiuse l’acqua e, dopo essersi coperto, continuò: «Ma allora è
diventato un vizio! Mi sa che da ora in poi dovrò lasciare la porta aperta». E
ripensandoci su affermò: «Eh si! Mi sa proprio che d’ora in avanti, quando
verrò in bagno, non chiuderò più la porta».
Hamza, che dei quattro era la persona più
vicina a lui, gli fece presente: «È più di mezz’ora che aspettiamo il nostro
turno; se continui di questo passo ci vorranno altri due bagni per noi».
Chaman fu sorpreso da quell’affermazione e
disse: «Possibile che sia già passata mezz’ora? Oh mamma … Sono in ritardo». E
si precipitò fuori dal box doccia per poi asciugarsi velocemente e vestirsi di
tutta fretta; finito di prepararsi sfrecciò all’esterno della stanza lasciando
tutti i suoi amici perplessi i quali, dopo essersi scambiati uno sguardo,
strinsero le spalle.
Gerard domandò: «Secondo voi dove sta
andando?».
Isak rispose: «E chi lo sa … Conoscendolo,
come minimo si tratta di ragazze». E poi, guardando i suoi amici, accennò un
sorriso.
Anche gli altri fecero lo stesso e ognuno,
rispettando il proprio turno, entrò in quel bagno.
Quando i quattro furono pronti, uscirono
dalla loro camera dirigendosi verso la mensa; ci entrarono e la prima cosa che
notarono fu che era stracolma di studenti.
Stava per iniziare l’anno accademico e i
quattro ragazzi si chiedevano di già come sarebbe stato frequentare il secondo
anno.
Si guardarono attorno e, a parte lo sguardo
di tutti e il brusio che si udiva, non notarono Chaman; i suoi compagni a quel
punto si chiesero dove fosse finito.
Si sedettero e incominciarono a consumare la
colazione.
Corine, Margharet e Sara entrarono in mensa e
i quattro le salutarono.
Le ragazze si avvicinarono al tavolo,
risposero al saluto e chiesero se potevano sedersi con loro.
I ragazzi acconsentirono di buon grado, poi
iniziarono a chiacchierare.
Margharet chiese: «Non vedo Chaman qui con
voi; non è mica successo qualcosa?».
Isak gli rispose: «Mah … Chi lo sa dov’è
andato. Sappiamo solo che si è diretto fuori dalla camera di fretta e furia. In
effetti, ci aspettavamo anche noi di trovarlo qui in refettorio ma a quanto
pare aveva qualcosa di meglio da fare».
In seguito parlarono dei più svariati
argomenti e la mattinata passò velocemente; decisero dunque di andare a fare
una passeggiata all’esterno dell’accademia, ma d’un tratto si udì un gran
frastuono.
Quel trambusto proveniva dai corridoi
dell’accademia.
Si precipitarono tutti fuori dalla sala
pranzo e videro un bel po’ di ragazze che correvano verso la mensa come se
fossero impaurite.
La maggior parte gridava: «AIUTO! C’É
QUALCUNO NELLO SPOGLIATOIO DELLE RAGAZZE».
Anche i maestri uscirono dalla sala pranzo
udite quelle urla.
Loky fermò una ragazza che stava correndo e
gli chiese: «Cos’è successo?».
La ragazza aveva i capelli biondi e lunghi,
gli occhi azzurri ed era coperta da un accappatoio usato per asciugarsi.
Lei stava correndo a piedi nudi.
L’alunna guardò il maestro, poi si girò
indietro per controllare se ci fosse qualcuno che la inseguisse e infine
rispose: «Eravamo nello spogliatoio femminile della palestra, avevamo appena
finito i nostri allenamenti di pallavolo quando un rumore ha attirato la nostra
attenzione. Ci siamo girate verso quel lato e al nostro cospetto ci è apparso
un orrendo essere. Vi prego andate a prenderlo!». E quando disse quelle parole,
fece trasparire tutta la paura avuta.
I maestri si guardarono in faccia l’un
l’altro, annuirono e si diressero di gran fretta verso la palestra dove pareva
essere stata avvistata un’entità estranea all’accademia.
Lo fecero senza dire nemmeno una parola …
I ragazzi rimasti davanti alla sala da pranzo
si chiesero cosa fosse successo, ma le risposte non arrivavano e si percepiva
solamente tanta agitazione.
D’un tratto una voce conosciuta attirò
l’attenzione di Maximilian e i suoi amici: «Ehilà! Gente, come butta?». Chaman
comparve dal nulla come era abituato a fare.
Si girarono tutti e Maximilian affermò:
«Chaman, ti pareva … Sbuchi sempre all’improvviso».
Gerard gli fece un’occhiataccia e poi disse:
«Ma insomma Chaman, prima o poi ci farai prendere un colpo. La vuoi finire di
sbucare dal nulla improvvisamente?».
I suoi amici annuirono per far capire al
ragazzo di non ripetere quell’azione.
Chaman s’imbronciò e di rimando rispose: «Ma
come! Io credevo di farvi una piacevole sorpresa e voi mi trattate in questo
modo. Bel comportamento, grazie!».
Le ragazze, intanto, se la ridevano.
Chaman se ne accorse e chiese: «Anche voi la
pensate allo stesso modo?».
Corine gli disse: «Non immagino nemmeno il vostro
gruppo senza di te. Da quel che ho capito sei uno dei pilastri della compagnia
e per quanto riguarda noi, penso di parlare a nome di tutte, senza di te le
nostre giornate sarebbero monotone». Si girò verso le sue compagne e chiese:
«Non credete?».
Tutte furono d’accordo con lei.
Chaman affermò: «Ragazzi … Se non ci fossi
io, non so come fareste voialtri; pertanto, se continuerete con questo
atteggiamento, potrei di certo attuare una qualche forma di protesta nei vostri
confronti». E continuò a fare l’imbronciato.
Hamza gli diede una pacca sulla spalla e
disse: «Ma dai! Chaman; noi stiamo solo scherzando, sei uno di noi e lo
rimarrai fino alla fine dell’accademia».
Il ragazzo sbottò anch’egli e rise mettendosi
la mano destra nei capelli.
Chaman ribatté: «Anche per me voi siete degli
amici insostituibili; ovviamente
scherzavo, figurati se mi permetto di bisticciare con voi».
Hamza gli chiese: «Dove sei stato fino a
questo momento?».
L’amico appena giunto assunse un’aria
furbesca e poi rispose: «Uh … Dici a me?».
Hamza confermò la domanda e lui continuò
dicendo: «Ehm … Da nessuna parte. Ho solo sbrigato alcune faccende che per voi
risulterebbero noiose».
Isak sospettò che avesse combinato qualche
guaio e gli pose una domanda diretta: «Non è che, per caso, c’entri qualcosa
con questo trambusto?».
Chaman iniziò a giustificarsi: «Chi, io? No …
No … Io sono diventato un ragazzo modello, di certo non le faccio più quelle
cose».
Gerard chiese conferma: «Sicuro?».
Il ragazzo riconfermò quanto detto poco prima:
«Certamente, non potrei mai rifare gli stessi errori».
Maximilian e le ragazze continuavano a
sghignazzare sotto i baffi.
Intanto, nello spogliatoio deserto, i maestri
si apprestavano a perlustrare i locali in cerca del presunto intruso.
Astral disse ai cinque suoi colleghi: «Fate
attenzione, potrebbero essere arrivati dei visitatori non graditi».
I cinque maghi annuirono poi, cautamente, si
disposero a ventaglio e si assicurarono di controllare ovunque in cerca
d’indizi.
I maghi controllarono accuratamente la
palestra e constatarono che il locale era sgombro.
Si riunirono vicino alla rete al centro del
campo di pallavolo e Loky disse: «Mi sembra strano».
Anche gli altri erano d’accordo con lui e
Astral aggiunse: «È impossibile che uno di loro sia riuscito a rintracciarci
nonostante l’incanto di protezione».
Ma allora cos’era successo in quel posto?
Quale essere era riuscito ad arrivare proprio
lì?
Se lo chiesero tutti i maghi presenti … Si
giunse dunque alla conclusione che dovesse essere uno scherzo di qualche alunno
briccone.
Astral vide una qualche sorta di segno in
lontananza, sul suo viso comparve una smorfia e i suoi occhi si rimpicciolirono
per mettere a fuoco nel modo migliore ciò che aveva puntato.
Fu allora che disse ai suoi colleghi: «Aspettate
un po’ …». E si avvicinò al luogo che in precedenza aveva fissato con
attenzione.
I maestri lo seguirono cautamente e quando
Astral si fermò, loro fecero lo stesso.
Astral mugugnò: «Hm …». E, dopo averci
pensato un attimo su, aggiunse: «Penso che ora sia tutto chiaro».
I maghi dietro di lui chiesero: «Cosa?».
Egli, girandosi verso i colleghi, fece vedere
un pezzo di un costume da carnevale.
Astral disse: «Suppongo che qualche ragazzo
si sia divertito a guardare l’allenamento delle studentesse».
Wotan allora tuonò: «Bisogna scovare chi è
costui e infliggergli una dura punizione. Queste cose non sono tollerate qui
dentro!».
Tutti furono d’accordo, ma Astral disse loro:
«Cari colleghi, non abbiate fretta. È vero che c’è uno studente troppo
impertinente tra noi, ma dobbiamo essere cauti. Certo, se scoprissimo chi è
allora non vi è dubbio che una punizione adeguata sarebbe l’ideale esempio
anche per gli altri studenti. Tuttavia, temo di avere già qualche sospetto su
chi sia la persona che ha fatto questo scherzo; devo solo avere la conferma».
I maghi lo guardarono e annuirono poiché già
sapevano a chi si riferisse Astral; in seguito decisero di ritornare in mensa e
avvisare gli alunni che non c’era nessun pericolo.
Intanto, davanti alla sala pranzo, i nostri amici
continuavano a scherzare ma Isak a un certo punto affermò: «Non vorrei fare il
guastafeste, ma vi ricordo che domani iniziano le lezioni. Sarebbe opportuno
andare in centro a prendere ciò che ci serve. Parlo di materiale didattico; a
quanto pare, nell’aula magna ci sono di già i quadri nei quali sono indicati i
libri di testo da procurarsi».
Maximilian si girò verso di lui e gli
rispose: «Sono perfettamente d’accordo e aggiungerei anche di sbrigarci,
altrimenti troveremo folla davanti alla cartolibreria».
Detto quello, il gruppo si avviò verso la
grande sala dove erano appesi i cartelli con iscritto ciò che sarebbe servito
per affrontare l’anno.
All’interno
della sala magna c’erano parecchi studenti, la maggior parte muniti con
dei taccuini dove annotavano le informazioni che a loro interessavano.
Isak, Chaman, Maximilian, Gerard, Hamza e le
ragazze, scrutarono attentamente per trovare il materiale da reperire e ben
presto lo videro; lo trascrissero su di un foglio dopo di che Hamza propose:
«Allora … Vogliamo procurarci il materiale per poter affrontare la seconda
classe dell’accademia?».
Tutti risposero di sì e si avviarono verso
l’uscita; il gruppo era diretto al negozio che vendeva i libri.
Molti studenti si stavano dirigendo in centro
come loro.
Maximilian era in coda al gruppo e stava
parlando con Corine quando a un tratto la solita voce attirò la sua attenzione.
Egli cercò di non far notare niente alla
ragazza e ai suoi amici, ma quella voce divenne insistente: «Maximilian devi parlare con il ragazzo che
possiede la telecinesi».
Maximilian era discontinuo nei discorsi con
Corine, al punto che la stessa gli chiese: «Max, va tutto bene?».
Lui si giustificò: «Sì, tutto a posto; solo
un lieve mal di testa. Sai, di quelli che infastidiscono ma poi di solito
passano».
Allora Corine propose di passare da una
farmacia e prendere qualcosa che attutisse il dolore, ma Maximilian disse che
era in grado di resistere.
La voce si udì di nuovo: «Il ragazzo ci deve aiutare. Senza di lui non
possiamo fronteggiare gli esseri di cui ti ho parlato».
Fu allora che Maximilian capì che la voce di
cui lui solo sentiva il suono apparteneva a Bithor.
Maximilian provò a pensare: «Dunque è la tua voce Bithor?»; e fu
meravigliato quando gli fu data risposta: «Esatto.
Come ti ho spiegato, da quando il segno sulla tua spalla si è completato siamo
in grado di comunicare senza passare per i sogni».
Corine in quell’istante gli stava parlando e
Maximilian non riusciva a capire entrambi, allora pensò: «Bithor; so che si tratta di cose importanti, ma debbo mantenere il più
stretto riserbo su quello che ci diciamo. Non posso chiacchierare con due
esseri allo stesso tempo. Chiederò ad Hamza di aiutarci prima possibile; stanne
certo».
Il drago ribatté: «Ascolterò la sua risposta allora». E da quel momento la voce
scomparve.
Maximilian fu dunque in grado di finire il
discorso iniziato con Corine.
«Vedrai». Disse alla ragazza. «Nella classe
ti troverai a tuo agio; dopotutto ci siamo anche noi».
Corine rispose: «Non ne avevo alcun dubbio. A dir la verità, mi
sono di già abituata a questo posto; è incantevole e allo stesso tempo mi sento
al sicuro e ben protetta. Poi ho trovato tante amiche e amici come voi; adesso
sono inserita nella comunità».
I ragazzi arrivarono davanti alla
cartolibreria e Chaman esclamò: «Eh la miseria! Quanta gente si è precipitata
in questo posto per prendere i libri; e io che credevo di essere uno degli
ultimi a essermi mosso».
Isak affermò: «Beh, effettivamente c’è un bel
po’ di gente che aspetta in fila».
Gerard aggiunse: «D’accordo … Vorrà dire che
ci metteremo in coda per poter prendere il necessario».
Hamza chiese: «Secondo voi quanto tempo ci
vorrà prima di poter entrare nella cartolibreria?».
Margharet lo guardò e rispose: «Secondo me,
come minimo ci vorranno due ore. Data la fila che c’è …». Facendo cenno con il
capo verso di essa.
Tutto il gruppo parve dargli ragione.
Fu allora che Corine propose: «Visto che le
cose andranno per le lunghe e che frequenteremo la stessa classe, cosa ne dite
se alcuni di noi terranno il posto in fila e altri andranno a prendere qualcosa
da mangiare? State sicuri che non ce la faremo a rincasare prima di cena».
Anche questa volta non ci fu nessuna obiezione.
Chaman si offrì di andare a prendere il cibo:
«Ascoltate … Io conosco un posto dove fanno degli ottimi Hamburger. Vi fidate
di me?».
La voce di Hamza si sentì nitidamente: «No!».
Chaman assunse un’aria sorpresa e fece una
domanda: «Come?».
Hamza provò a spiegarsi meglio: «Cioè … Non
mi fido che tu vada da solo; verrò con te. Così potrò controllare che tu non
faccia delle cavolate … E noi tutti sappiamo di cosa parlo».
Chaman, questa volta, con un ghigno di chi
sapeva il fatto suo, domandò: «Ti devo ricordare del gelato dell’anno scorso?».
Riferendosi al fatto che l’anno precedente l’amico li aveva portati in un
locale per adulti asserendo che fosse una gelateria.
Hamza a quel punto si mise sulla difensiva
ribadendo: «L’anno scorso non conoscevo la zona; ma quest’anno mi aggirerei
nell’Asilum a occhi chiusi».
Gerard s’intromise proponendo: «Vengo anch’io
con voi, così vi potrò tenere d’occhio entrambi. Non che non mi fidi, ma
rischiamo di mangiare con molto ritardo dato che voi due siete come cane e
gatto».
Le ragazze furono d’accordo e anche Margharet
volle andare con loro; parte del gruppo si mise in fila, mentre chi si era
fatto avanti si avviò verso il fastfood per comprare da mangiare.
Maximilian era in fila e stava osservando il
panorama.
Gli alberi, ancora pieni di foglie verdi,
adornavano le strade che erano affollate di gente; c’era chi si apprestava a
fare la spesa, c’erano i bambini che giocavano ai più disparati giochi e che
tanto gli ricordavano la sua vita prima dell’incidente.
Gli anziani, seduti sulle panchine in marmo
bianco all’interno di un giardino, narravano le gesta di cui erano stati
protagonisti in gioventù.
Lì c’era una splendida fontana, proprio al
centro del parco, in cui si trovavano tre satiri dalla cui tromba rivolta verso
l’alto zampillava dell’acqua che impetuosamente si tuffava nella vasca.
I pesci di cui era piena si vedevano
nitidamente; pesci che davano una sensazione di allegria con i loro colori
sfavillanti.
Il cielo era blu intenso e le nuvole, che di
tanto in tanto passavano ostruendo il sole, parevano soffici come dei cuscini
di ovatta.
Il tempo passò velocemente e venne presto il
loro turno.
I ragazzi arrivarono davanti al bancone
dietro al quale c’era un uomo di mezza
età dai capelli castani lunghi fino a coprirgli le orecchie.
L’uomo aveva degli occhiali piccoli sul naso,
abbassò il capo in modo da guardarli in faccia e gli chiese: «Allora piccoli …
Cosa posso fare per voi?».
I ragazzi guardarono tutti Isak che mise le
mani nella tasca e tirò fuori un foglio bianco tutto spiegazzato.
Lo passò all’uomo davanti a lui e riferì: «Ci
serve il materiale segnato su quel foglio». Poi si girò verso gli amici e
continuò: «Ne vorremmo nove copie per ogni libro».
Il commerciante si stupì e puntualizzò: «Va
bene, ve li procuro. Ma sapete che per ogni libro deve essere messa una firma
differente che corrisponde a un alunno? Se manca questa condizione non potrò
accontentarvi».
I ragazzi già sapevano di questa regola e
Isak si affrettò a far presente: «Lo sappiamo; ci hanno già comunicato le
modalità per ritirare il materiale didattico e le confermo che siamo tutti
studenti dell’accademia».
Il signore a quel punto disse loro: «Va bene.
Aspettatemi qui un attimo». E si diresse nel retrobottega per uscirne dopo
qualche minuto con uno scatolone pieno del materiale richiesto dai ragazzi.
Lo posò sul banco e, controllando
minuziosamente, aggiunse: «Ecco qua, dovrebbe esserci tutto. Adesso però,
ognuno di voi mi dovrà apporre una firma». E si affrettò a indicare un grosso
libro che recava un sacco di firme sui suoi fogli bianchi.
Proprio in quell’istante entrarono i ragazzi
che tempo prima si erano presi i compito di andare a comprare il cibo; erano
Chaman, Hamza e Margharet i quali, vista la situazione, passarono i recipienti
pieni di Hamburger e di bibite gassate ai loro compagni che già avevano apposto
la firma e anche loro vidimarono quel grosso libro.
I ragazzi, non appena finito di firmare,
presero lo scatolone e si diressero verso l’esterno.
Si fermarono nel parco di fronte alla
cartolibreria e, vista l’ora, si sedettero incominciando a chiacchierare tra di
loro.
Era quasi mezzogiorno e allora decisero di
distribuire il cibo da loro comprato; lo consumarono con gusto e finirono le
bibite.
Ognuno esprimeva i suoi pensieri, le proprie
convinzioni e le paure dell’anno che stava per incominciare.
Maximilian, vicino ad Hamza, cercava il modo
di intavolare il discorso con lui; doveva dirgli quello che stava accadendo e
non era affatto sicuro che li avrebbe aiutati.
L’occasione si presentò quando Hamza si alzò
per dirigersi verso la vasca dove zampillava l’acqua cristallina e i pesci
colorati nuotavano.
Maximilian si alzò e disse: «Hamza vengo
anch’io verso la vasca. Sono curioso di vedere di che pesci si tratta». E
insieme si incamminarono verso di essa.
I compagni non si accorsero di niente e tutti
parlavano tra di loro ridendo e scherzando.
Il gruppo si era messo sotto un albero di
quercia; l’ombra li proteggeva dai raggi solari.
Il sole era ancora caldo, dunque quello era
un riparo gradito.
Una leggera brezza li rinfrescava mentre
discutevano di svariati argomenti.
Di fronte alla vasca Hamza disse: «Guarda
Maximilian, ci sono un sacco di pesci in questa vasca. Non ero mai stato in
questi posti; ogni anno mi stupisco di quanto sia bello questo luogo. L’Asilum,
posto dove tutto fa pensare alla pace, la gente vive in armonia e non ci sono
disaccordi, tutti uniti per un unico scopo. Noi abbiamo contribuito a questa
pace. Sai … Sono contento di averti seguito quando Pectumatra ci ha attaccati;
senza il tuo intervento, suppongo che sarebbe stato ben difficile scacciarli».
Maximilian, però, non fu d’accordo con lui e
rispose: «Non direi proprio. Ti ricordo che anche tu e Chaman avete dato il
vostro contributo; senza di voi, io avrei fatto ben poco e non solo … Mi
avrebbero ucciso in più occasioni». E guardando Chaman aggiunse: «Chaman ci ha
salvati tante volte e anche tu hai fatto la stessa cosa. Nonostante la nostra
età, siamo stati chiamati a dure prove e i risultati, dopotutto, sono buoni.
Tuttavia …». Non finì il discorso, si girò in modo da parlargli guardandolo
negli occhi e disse: «Hamza … Non è ancora finita».
Il ragazzo annuì e rispose: «Lo so bene; ma
so anche che io personalmente, benché sia un ragazzo, venderò cara la pelle».
La sua determinazione fu palese; quello era il momento adatto per parlare ad
Hamza di come stavano realmente le cose e del pericolo che incombeva su di
loro.
«Ascoltami attentamente». Disse Maximilian.
«C’è un affare di cui vorrei parlarti».
Hamza divenne anch’egli serio, probabilmente
aveva capito quello che Maximilian gli stava per dire e rispose: «Ti ascolto».
Maximilian iniziò a raccontare: «Come dicevo
in precedenza, siamo di nuovo in pericolo. Delle entità a noi sconosciute hanno
attraversato e ci stanno dando la caccia».
La reazione di Hamza fu composta: «Qual è il
problema? Non sono forse alla nostra ricerca da un anno? E se anche ci stanno
provando … In che modo pensi entrerebbero qui?». E, cercando di rassicurarlo,
aggiunse: «Non ti preoccupare, dopo l’incanto che il maestro Brot ha fatto
sull’Asilum, nessun essere avverso potrà mai entrarci. Anche mio padre me l’ha
assicurato; quello che ha fatto il drago di ferro è uno dei più potenti incanti
che si possano fare».
Tuttavia, Maximilian lo smentì per l’ennesima
volta: «Mi dispiace dirti nuovamente che costoro non sono degli esseri comuni,
bensì delle entità capaci di sterminare i draghi e di radere al suolo un’intera
città: quella dei maghi rossi».
Questa volta sul volto di Hamza apparve
un’espressione alquanto preoccupata ed esclamò: «Come!». Facendo attenzione a
non farsi sentire dagli altri che stavano parlando di fronte a loro.
«Hai capto bene. Ci stanno dando la caccia
degli esseri che hanno affrontato un intero clan di draghi e l’hanno sconfitto;
lo stesso hanno fatto con l’intera dinastia dei maghi rossi». Ripeté
Maximilian.
Hamza rimase a bocca aperta e fece una
domanda al suo compagno: «Come faremo se ci trovano?».
Maximilian rispose: «Ci troveranno, ne puoi
stare certo. Ma abbiamo una possibilità …».
Una voce però lo interruppe: «Questa è
decisamente una brutta notizia!».
La sua voce si miscelò al rumore provocato
dall’acqua che collideva all’interno della vasca e scendeva dai piccoli satiri.
Chaman si era avvicinato senza far percepire
la sua presenza …
I due si guardarono in faccia e Maximilian si
rivolse immediatamente a lui dicendogli: «Chaman; hai sentito?».
Il ragazzo di fronte a Maximilian confermò:
«Miseriaccia se ho sentito! Questo è veramente un brutto periodo. Prima quei
cosi che ci attaccano, adesso questa pessima notizia …».
Maximilian lo bloccò dicendogli: «Chaman, per
favore … Gli altri non devono assolutamente sospettare quello che sta
accadendo; non c’è motivo per cui debbano preoccuparsi. Come in precedenza
diceva Hamza, qui sono al sicuro. Tuttavia, quegli esseri tenteranno di
stanarci attaccando chiunque capiti sul loro cammino. Questo vuol dire numerosi
morti innocenti».
Chaman pareva non aver sentito quello che
Maximilian gli aveva detto e si mise le mani sulle guance, poi esclamò: «No!
No! Proprio non mi va di rincontrare quei cosi; l’altra volta mi è bastata».
Hamza, visibilmente preoccupato, prima diede
un’occhiata agli amici, notando che non avevano sentito nulla, poi si rivolse a
Chaman e disse: «Adesso calmati, non c’è motivo di agitare tutti. Piuttosto …».
Ma venne interrotto dal ragazzo che gli rispose: «Come faccio a calmarmi? Siamo
in pericolo».
Maximilian ribadì: «Ascoltami per un attimo
mantenendo la calma. Se i nostri amici lo vengono a sapere, si agiterebbero
proprio come stai facendo tu in questo momento. Lo so che possiedi un coraggio
notevole, lo hai dimostrato la scorsa volta, l’ho visto chiaramente nonostante
tu faccia apparire il contrario. Piuttosto … Adesso che sei al corrente di
quanto detto poco prima, collabora con noi affinché non ci trovino».
Chaman diventò serio e annuì, assumendo
un’espressione strana; in seguito disse ai suoi amici: «Mettiamo che sia
disposto a darvi una mano. Cosa sono questi cosi; se ho sentito bene, sono
stati in grado di sconfiggere draghi e maghi rossi. Come possiamo, noi, tentare
di fermarli?».
Maximilian ricominciò a esporre quanto aveva
da dire: «Come dicevo ad Hamza prima che tu ci interrompessi, questi esseri
sono stati in grado di sconfiggere la maggior parte dei loro avversari.
Tuttavia, esiste un modo per sconfiggerli. Loro hanno la capacità di spostarsi
velocemente, dissolvendosi del tutto, per poi ricomparire all’improvviso
attaccando il loro nemico e, anche se vengono colpiti, risultano invulnerabili
alle armi e agli incanti».
I due ragazzi di fronte a lui assunsero
un’aria strana e poi chiesero quasi simultaneamente: «E allora come facciamo
per fermarli?».
La risposta di Maximilian fu: «Ascoltatemi
bene … Dopo aver parlato coi maestri, siamo giunti alla conclusione che queste
entità possono essere sconfitte solo bloccandole e, dato che possiedono un’alta
velocità, la sola via per poterli bloccare è appunto la telecinesi».
Hamza però ebbe delle perplessità e le
esplicò ai suoi amici: «Non riesco a immaginare come possa, io, fermare questi
cosi. Primo: sono piccolo per poter esercitare una tale forza e senz’altro si
muoverebbero lo stesso; secondo: posso al massimo tenere fermo un ragazzo della
mole di Chaman. Altro non posso fare».
Chaman fu d’accordo con Hamza e disse: «È ora
di capire che siamo solamente dei ragazzi, di certo non possiamo farci carico
di problemi che spaventerebbero anche persone adulte. Anche io ricordo bene
quello che è accaduto la scorsa volta; va bene, ce la siamo cavata, ma per puro
caso o per meglio dire: siamo stati fortunati».
Maximilian scosse il capo per poi aggiungere:
«No! Abbiamo ostacolato gli intrusi nell’accademia, siamo riusciti a porre
freno alle ambizioni di Pectumatra e voi ancora dubitate della vostra forza!
Chaman, non sei stato tu a salvarci in svariate occasioni; nella caverna
quell’essere ci aveva quasi colpiti. Melkore ci avrebbe ucciso senza il tuo
aiuto e che dire del giorno in cui ci hai fatto uscire dal rifugio in occasione
del loro attacco. Senza di te saremo stati sconfitti, poiché non avremo avuto
la possibilità di fronteggiarli. È non ho ancora finito …». Si girò verso Hamza
e continuò: «Tu, Hamza, ci hai permesso di sopravvivere all’attacco di
Pectumatra; senza di te avrebbe recuperato la sua bacchetta e a quel punto non
si sa come sarebbe andata a finire. Ora, invito entrambi a pensare a tutti i
ragazzi e agli uomini che perirebbero in caso di un loro attacco».
I due ragazzi, a quel punto, riflettendo
sulle parole che Maximilian gli aveva appena detto, annuirono.
Hamza chiese: «E va bene … Spiegaci … Come
intendono fermare quelle cose?».
Chaman invece domandò: «Come possiamo noi
essere d’aiuto?».
Entrambi però fecero intendere che sarebbero
stati disposti ad aiutarlo.
Maximilian disse: «Sapevo di poter contare su
di voi. Permettetemi ora di spiegarvi come faremo per bloccarli. Utilizzeremo i
poteri di Hamza per immobilizzarli tutti. Sappiamo già che lui è in grado di
bloccare solo chi fissa, ma i draghi ci hanno assicurato di poter amplificare a
dismisura le sue capacita. Per fare quello di cui vi ho parlato, attireremo in
una trappola tutto il loro gruppo in una dimensione alternativa; lì sapete bene
che verrà in nostro aiuto il drago dorato della scorsa volta e, sommando la sua
forza con il particolare dono di Hamza che li terrà fermi, saremo in grado di
colpirli tutti agevolmente».
Maximilian guardò prima alla sua destra,
fissando Chaman; poi alla sua sinistra, fissando Hamza ed esclamò: «Geniale!
Non credete?».
I ragazzi allargarono le braccia facendole
poi ricadere dolcemente e, guardandosi a loro volta, assumendo un’espressione
dubbiosa, quasi contemporaneamente dissero: «D’accordo, se i maestri e i draghi
credono che possiamo essere d’aiuto, allora non ci resta che prenderne atto».
In seguito Hamza aggiunse: «Suppongo che
vorranno parlarci; dopotutto, questa cosa che ci apprestiamo a fare avrà
bisogno di un’organizzazione minuziosa».
Maximilian annuì e gli rispose: «Esatto.
Siamo d’accordo che non appena ci saranno delle novità ci riuniremo e ci verrà
spiegato come agire».
I tre si accordarono e si ricongiunsero agli
altri.
Ben presto venne il tempo di rincasare, la
giornata era passata in fretta e quel dì era l’ultimo giorno di libertà;
all’indomani iniziava il nuovo anno scolastico e di tempo per fare delle uscite ce ne sarebbe stato
poco.
S’incamminarono verso l’accademia, ognuno con
in mano i propri libri presi poco prima dalla cartolibreria.
Si salutarono e si diressero ognuno verso le
proprie stanze; le ragazze nella parte femminile del convitto e i ragazzi verso
la propria zona.
Maximilian e i compagni misero i nuovi libri
nella libreria, si diedero una rinfrescata e scesero in mensa, consumarono la
loro cena e, una volta finito, ritornarono nella loro stanza.
Ci entrarono e ognuno si sedette sul proprio
letto.
Quella sera le facce di Chaman e Hamza erano
palesemente diverse dal solito, parevano più preoccupate; viceversa, Maximilian
riusciva ad avere la stessa allegria di sempre.
Isak e Gerard, gli unici due a non sapere
della situazione in cui versava l’Asilum, incominciarono a nutrire qualche
sospetto; allora, facendosi un cenno d’intesa, uno di loro, Isak, si decise a
porre qualche domanda: «Ragazzi vi vedo strani, preoccupati e pensierosi. È
mica successo qualcosa?».
Hamza prima diede un’occhiata a Maximilian e
poi rispose alla domanda fatta dall’amico: «Niente; è che domani inizia il
secondo anno e, com’è normale che sia, c’è sempre un po’ d’apprensione».
Chaman diede manforte al compagno: «Questa
volta devo dar ragione ad Hamza; sono preoccupato anch’io, da domani ci saranno
i compiti da portare a casa e l’inizio del lavoro al quale non eravamo più abituati».
Isak, dopo essersi scambiato un’occhiata con
Gerard, ribadì: «Mah! A me pare strano il fatto che voi due per una volta siate
d’accordo; ma se mi dite che il motivo è questo, non vedo del perché io debba
dubitare della vostra parola».
Gerard affermò: «Sinceramente anch’io ho
notato qualcosa che non va. Ricordatevi che se volete parlarne ci siamo anche
noi. Siamo tutti amici o no?».
Maximilian aggiunse: «Vedrete che domani sarà
passato tutto; una notte di riposo non farà altro che giovarci».
Tutti furono d’accodo che sarebbe stato
meglio andare a letto poiché all’indomani sarebbe stata una giornata pesante; e
così fecero: si prepararono e spensero le luci.
Quella sera nella camera filtrava la solita
luce, riflesso delle stelle e della luna, che grazie a un cielo sgombro da
nuvole rischiarava la nottata.
Maximilian era pensieroso e non faceva altro
che riflettere su quanto saputo negli ultimi giorni; si chiedeva se coinvolgere
i suoi amici fosse stata una saggia decisione, ma le risposte non arrivavano.
Poi, d’un tratto, l’ambiente intorno a lui
cambiò e le pareti della stanza lasciarono il posto a delle mura rocciose e
alla vegetazione che ormai lui riconosceva come quella dell’altro universo.
****
Maximilian
capì che si trattava di un sogno e, come spesso accadeva nell’ultimo anno, era
stato catapultato in una dimensione alternativa.
La luce
del cielo stellato lasciò il posto a un bagliore lucente che Maximilian
riconobbe come quello dei due soli che si trovavano in quel mondo.
L’odore
delle piante era forte ed era simile a quello già sentito in un bosco durante
la stagione estiva.
C’era
odore di quercia, di pioppo e di muschio verde.
C’erano
piante enormi con un busto che pareva essere il doppio di quello di una quercia
centenaria.
Le
foglie sembravano quelle delle palme ma molto più grosse.
Alcuni
animali si arrampicavano sulla parete rocciosa lì davanti a lui, parevano
grosse lucertole ma con tre code e tre occhi.
D’un
tratto il tremore del terreno annunciò l’imminente comparsa del drago d’oro e,
man mano che le vibrazioni aumentavano, la flora si muoveva disturbata dalla
grossa sagoma del drago.
Dal
bosco venne fuori Bithor splendente come sempre.
Il
drago gli disse: «Ho sentito quello che hai detto ai tuoi amici e devo dire che
sei stato bravo nel convincerli a collaborare».
Maximilian,
però, non era della stessa opinione, anzi … Dimostrò di avere delle perplessità
su quanto aveva fatto nel pomeriggio: «Non mi pare sia stata una buona idea
coinvolgere quei due. Hanno cambiato il loro atteggiamento ed è palese che da
quando gli ho riferito del pericolo che incombe sull’Asilum sono preoccupati e
impauriti». Disse il ragazzo.
Bithor
si avvicinò come faceva di solito, si accucciò sul lato destro e disse: «Non
devi temere per loro. Tu sei preoccupato che gli possa succedere qualcosa di
male, ma credi che io lo possa permettere? No; puoi stare tranquillo. Una volta
che sarete nella dimensione creata da uno dei miei fratelli, io vi difenderò
strenuamente e con noi, non dimenticatelo, ci saranno anche i maestri e uno tra
Aschcore e Brot. Credi veramente che possano farci del male?».
Bithor
fece un attimo di pausa, poi continuò: «Sta tranquillo … Sono così sicuro della
riuscita del nostro stratagemma che non li temo. Capisco che siate preoccupati
e in alte occasioni non avrei certamente chiesto l’aiuto di ragazzi, ma il
momento in cui ci troviamo, e la situazione che si è venuta a creare, ci impone
un comportamento aggressivo. Pertanto siate pronti, poiché gli Ithannad
potrebbero attaccare in qualsiasi momento».
Maximilian
pareva aver capito a cosa si riferisse il drago d’oro, ma non poteva far altro
che pensare ai suoi amici e al pericolo cui li stava esponendo; poi confermò
al drago di aver parlato con i suoi
fratelli: «Ho anche parlato con il maestro Brot e Aschcore; sono d’accordo con
quanto abbiamo stabilito e Aschcore si è proposto per fare l’incanto di cui ci
serviremo per trasportare i dieci esseri in una dimensione alternativa. Lì, ci
seguiranno anche i maestri dell’Asilum per dare una mano. Suppongo che si
stiano organizzando per scegliere un luogo dove tendere l’imboscata».
Il
drago era perplesso però, pareva temere qualcosa; poi gli fece notare: «Non c’è
tempo per individuare un luogo dove tendergli la trappola; sento che sono già
in movimento e con loro c’è anche Melkore. Digli di prepararsi, poiché stanno
per attaccare le città nel tentativo di farvi uscire allo scoperto; dovrete
essere pronti per riprodurre quell’incanto il prima possibile».
Sentito
della presenza del drago nero, Maximilian si preoccupò ancor di più di quanto
già non fosse e lo esplicò al drago: «C’è anche Melkore! Non sarà di certo
facile: non solo dovremo stare attenti a quei dieci, ma bisognerà tenere a bada
anche lui».
Dal
drago dorato arrivarono parole decise: «È ora di agire; non pensare che la
presenza del drago traditore ci possa intralciare, cercheremo di sopprimere
anche lui. D’altronde non si può più ignorare la sua decisione, quella di
essere passato dalla parte dei maghi neri e dei demoni è stata la dimostrazione
che in fondo la sua indole è stata sempre malvagia».
Il
drago si alzò in piedi e la sua stazza, notevole come sempre, risaltava tra la
flora di quella foresta celata nella grande faglia formata da due alte pareti
rocciose.
Bithor
domandò: «Ricordi cosa stavamo facendo nei giorni passati?».
Maximilian,
che in confronto a lui pareva un insetto, gli rispose: «Certo che lo ricordo».
Sentita
quella risposta, Bithor si affrettò a dire: «Vieni con me; all’interno della
gola potremo dar luogo al nostro addestramento. Quello che ti sto insegnando è
di vitale importanza; senza quegli incanti, non potremo fronteggiare il demone
venuto dall’altro mondo».
Maximilian
annuì.
Lui si
rendeva conto che la situazione era alquanto pericolosa e talvolta si domandava
come poteva, un ragazzo di soli undici anni, frapporsi tra esseri di tale
potenza e il loro obiettivo; ma allo stesso tempo comprendeva che se fossero
entrati, bambini, adulti, anziani e tutti gli esseri viventi, incluso quelli
magici, non avrebbero avuto scampo.
Lui
doveva almeno provare a fare qualcosa ed era disposto a compiere qualsiasi
gesto gli avrebbe chiesto Bithor.
Alla
fine Maximilian disse: «Sono consapevole della gravità della situazione e sono
pronto a fare tutto ciò che è necessario per mettere fine a questa perenne
condizione. Ma la mia domanda è sempre la stessa: come posso, io, bloccare
esseri possenti come quelli?».
Il
drago d’oro chiuse le sue palpebre per poi riaprile immediatamente; rivolse lo
sguardo verso l’alto e rispose: «Maximilian, ogni cosa accade per un motivo e
dietro a tutti gli avvenimenti c’è senz’altro un disegno; ma puoi stare certo
che ogni cosa andrà com’è progettata. Se ti è stato dato un dono c’è un motivo
preciso; sfruttalo più che puoi e al momento giusto, quando l’intero dipinto
sarà visibile ai nostri occhi, ci sarà chiara anche la via da prendere. Ora … È
vero che i maghi rossi, gli unici a poter fronteggiare questo tipo di esseri,
si sono estinti; ma è anche vero che non può essere questa la fine, dobbiamo
contrapporci al male qualunque sia la sua forma. Quello che possiamo fare è
prepararci al meglio, è per questo che devi essere pronto per quando
incontreremo il demone; quello sarà il banco di prova e un messaggio chiaro che
arriverà nell’altro universo. Lì andremo dopo aver sconfitto Adrammalech. Abbi
fede e tutto andrà per il meglio».
Detto
quello, il drago invitò Maximilian a seguirlo e i due scomparvero tra la folta
flora.
****
In un posto lontano, non ben definito, degli
occhi minacciosi si confondevano con la boscaglia.
C’erano ventidue occhi che si muovevano con
cautela tra i cespugli, due di essi erano più grandi degli altri e
nell’oscurità non si riusciva a capire di che esseri si trattasse.
Una voce conosciuta si rivolse al gruppo: «Ci
siamo quasi, l’ora di attaccare l’abitato vicino a noi è giunta; presto
attireremo fuori dal loro rifugio i maghi bianchi e allora gli daremo il colpo
di grazia e non faremo prigionieri».
Dal gruppo di esseri si levarono dei rumori
disumani.
In seguito, quella stessa voce ordinò:
«Mimetizzatevi bene con la flora; domani notte ci sfogheremo». E quegli occhi
fissarono la miriade di luci che si trovavano al di fuori del fitto bosco.
Quello era un centro abitato e da esso
provenivano i più disparati rumori.
Si udivano voci di persone, suoni di clacson,
rumori di motori di auto; la città si apprestava a vivere una notte di riposo
dopo le attività frenetiche della giornata.
I suoi abitanti però, non immaginavano il
pericolo che si celava nell’oscurità e non si erano accorti degli occhi che
fissavano i caseggiati.
Le bestie, nascoste nel bosco, attendevano il
momento propizio per attaccare la città.
***
L’alba del nuovo giorno illuminò l’Asilum in
pochi minuti.
Il cinguettare degli uccelli svegliò i nostri
amici che si prepararono immediatamente.
Il gracchiare dei rospi, che erano nello
stagno del parco, si sentiva indistintamente e pareva un concerto fatto apposta
per dare la sveglia ai ragazzi.
Poi, di colpo, il rumore degli alunni che si
preparavano al primo giorno di scuola si udì chiaramente.
I corridoi dell’accademia erano pieni di
gente; c’erano alunni, inservienti e bidelli i quali finivano di preparare le
aule per il rientro degli studenti.
Dopo la colazione, gli alunni furono invitati
ad andare in sala magna.
I più vecchi già sapevano che quello era il
giorno del discorso tenuto dagli insegnanti, mentre per i più giovani era tutto
nuovo e di certo non si aspettavano niente.
Tra i ragazzi del primo anno si sentivano
voci che chiedevano: «Dove ci stiamo dirigendo?».
Alcuni invece ammiravano l’accademia con gli
stessi occhi con i quali Maximilian e i
suoi amici l’avevano ammirata l’anno precedente.
Tutto quello faceva ricordare a Maximilian
quando arrivò.
Gli studenti giunsero nell’aula magna e lì
aspettarono l’arrivo dei maestri.
Un brulicare di voci s’innalzava nella grande
camera, dove si sentivano le più disparate opinioni sull’anno che stava per
iniziare; poi, d’un tratto, l’attenzione fu attirata dall’inserviente ai piedi
del palchetto posto al centro della grossa stanza.
Il suono di una campana azzittì tutti i
presenti.
I maestri salirono sul palco.
C’erano proprio tutti: al centro c’era
Astral, rappresentante dei mentori; sulla sua destra c’erano Wotan e Loky;
sulla sinistra c’erano Drenk, Dian e Asdar, tutti rigorosamente vestiti con una
tunica bianca lunga fino ai piedi.
Il primo a parlare fu Astral che disse: «Hm …
Hm … Porgo a voi ragazzi un caloroso benvenuto, da parte mia e di tutto lo
staff degli insegnanti. Come ben sapete, oggi inizia per noi un anno nuovo nel
quale, sono sicuro, avremo numerose soddisfazioni. Premetto che noi insegnanti
pretenderemo tanto da voi studenti, ma non abbiate timore … Tutto quello che
imparerete qui nell’accademia dell’Asilum vi sarà insegnato unicamente per il
vostro bene, affinché un giorno possiate divenire dei grandi maghi bianchi. Mi
rivolgo agli studenti del primo anno, i quali di sicuro non hanno dimestichezza
con l’ambiente. Sappiamo bene che voi tutti vi siete staccati dalla vostra
famiglia; per alcuni sarà addirittura la prima volta, ma siate sicuri che qui
troverete tutto quello che vi occorre e sarete trattati come persone di
famiglia. Adesso ascoltatemi con attenzione … Mi rivolgo agli studenti del
quarto e quinto anno: siate d’esempio per i piccoli e, qualora necessitino di
aiuto, non esitate a darglielo e non lesinate consigli. Questa è una grande
famiglia e tutti uniti siamo più forti. Per quanto concerne gli studenti più
piccoli: apprendete più che potete, questi momenti non si ripeteranno e il
tempo scorre tiranno; pertanto, una volta persa questa opportunità, non ve ne
saranno altre. Ma ora vi lascio al discorso dei vari insegnanti che vi
illustreranno il programma di quest’anno». E facendo cenno verso di loro si
spostò per far sì che a turno ogni maestro esplicasse quanto doveva agli studenti.
Il discorso dei maestri fini e fu l’ora di
rientrare in classe: s’iniziava con il maestro Wotan che appena entrato si
diresse verso la cattedra situata al centro dell’aula e diede il buongiorno a
tutti.
Lui disse: «Eccoci qua … Di nuovo insieme per
passare un altro anno pieno di affascinati scoperte e di nuove materie da
studiare».
I ragazzi si guardarono intorno poiché l’aula
non era più quella dell’anno passato, ma essendo andati al piano inferiore, il
quarto, l’ambiente, come logico che fosse, era del tutto cambiato.
Lo stile era sempre lo stesso; c’erano delle
colonne in marmo bianco ai quattro lati della stanza che era rettangolare, le
finestre davano sul piazzale principale dell’accademia e da esse era possibile
scorgere l’intero parco.
All’interno della classe c’erano quadri che
raffiguravano dei monumenti antichi, parevano essere costruzioni dell’anticha
Grecia e non mancavano i ritratti dei guerrieri bardati con armature ed elmi.
Ognuno di quei combattenti reggeva uno scudo
diverso, raffigurante un essere mitologico o uno stemma della casata di
appartenenza.
I banchi erano disposti in maniera diversa ma
gli studenti si erano messi come l’anno precedente.
Il maestro, però, richiamò la loro
attenzione: «Ragazzi statemi a sentire. Capisco che come primo giorno di scuola
siate entusiasti, però bisogna iniziare da qualche parte. Dunque … Aprite il
libro a pagina sette, lì c’è una importante premessa per il nostro lavoro».
Gli studenti, incluso Maximilian e i suoi
amici, fecero quanto chiesto dal maestro e si ritrovarono davanti una pagina
con il titolo a caratteri grandi: “Come
riprodurre incanti diversivi e la loro utilità”.
Il maestro iniziò a leggere ad alta voce e
tutta la classe lo seguì attentamente; anche Corine, che frequentava per la
priva volta, pareva interessata all’argomento e di fatto il tempo passò
velocemente, segno di come erano interessati a quello che fu detto dal maestro.
Il suono della campanella si udì per la prima
volta dopo tanto tempo, erano passate due ore durante le quali il maestro si
era prodigato nello spiegare l’arte dell’incanto diversivo.
Wotan raccolse i suoi libri, salutò i ragazzi
e si avviò verso l’uscita pregando tutti di rimanere al proprio posto; di lì a
poco sarebbe arrivato il prossimo professore.
La sua figura scomparve dietro l’entrata ma
subito dopo comparve il maestro Dian che salutò i ragazzi e non perse tempo:
fece anch’egli aprire il libro incominciando a spiegare la sua materia.
La mattinata giunse al termine e gli studenti
s’incamminarono ordinatamente verso la sala mensa; anche la classe di
Maximilian si incamminò verso la mensa e quando arrivarono, ci trovarono una
piacevole sorpresa: sulle tavole calde, otre al cibo che di solito si poteva
prendere, c’erano delle squisite leccornie.
Niente rendeva più felici i ragazzi che, per
nulla stupiti, si apprestarono a servirsi e a sedere al proprio tavolo
consumando il pasto con molta voracità.
Quel giorno tutti gli studenti erano allegri,
perfino Maximilian e Gerard parlavano di come fosse andato il primo giorno di scuola.
Un evento inatteso però disturbò Maximilian.
I suoi occhi si spalancarono di botto e fissò
un punto indefinito.
Gerard lo guardò assumendo un’espressione
strana e gli chiese: «Max, c’è qualcosa che non va?».
Suo fratello rispose velocemente: «Sì, va
bene; mi è solo arrivato il solito mal di testa. L’emicrania sta diventando
persistente, ma riesco a resistere al dolore. In fondo non è poi così
fastidioso».
Anche gli altri si sincerarono delle sue
condizioni, ma Maximilian li tranquillizzò dicendo: «State tranquilli; se mi
accorgo di non poter resistere vi chiederò di accompagnarmi in infermeria».
Solo allora i compagni si calmarono e
proseguirono nei loro discorsi incentrati soprattutto sulla scuola.
Maximilian però, continuava ad avere una
faccia strana e di certo non avrebbe detto ai compagni che stava percependo la
solita voce che si rivolgeva a lui e che diceva: «Maximilian è giunto il giorno in cui tenteranno di attirarci allo
scoperto. Avverto presenze che si preparano ad attaccare un posto pieno di
gente innocente e purtroppo il loro attacco è imminente. Vai dunque dai maestri
e chiedi un’urgente riunione con i miei fratelli. Riferisci che si tratta degli
Ithannad e di Melkore. Se non interverrete, ci sarà una carneficina. Porta con
te il ragazzo che padroneggia la telecinesi e preparalo alla vista di esseri
orrendi senza alcuna pietà. Vai; È questione urgente!».
Maximilian non poté fare altro che alzarsi e
dire ai ragazzi: «Scusatemi, ma temo di dover raggiungere l’infermeria; il mal
di testa si sta facendo insopportabile».
Gerard si alzò anch’egli e propose di
accompagnarlo ma Maximilian gli disse: «No Gerard, non voglio che tu perda una
lezione; lascia che mi accompagnino Hamza e Chaman». E nel dirlo guardò Hamza
fissandolo con tale intensità che lui capì di cosa si trattasse.
Hamza in quell’istante sospirò, cercando di
non far capire niente ai suoi amici, poi cercò di dare manforte a Maximilian
tentando di convincere Gerard a lasciarlo a loro, ma il fratello era cocciuto e
obiettò: «Non se ne parla nemmeno, lo accompagno io!».
A quel punto Chaman, che stava fissando
alcune ragazze non lontano di lì, disse: «Hamza, anch’io credo che sia più
giusto che lo accompagni Gerard; in fondo sono fratelli».
D’un tratto il ragazzo si lamentò: «Ahia!».
Hamza era davanti a lui e lo fissava
minacciosamente; gli fece segni appena percettibili per far capire all’amico il
motivo della richiesta di Maximilian.
Chaman, però, non aveva compreso e
nell’intento di lenire il dolore si chinò sotto al tavolo.
Chaman poi affermò: «Ma vi sembrano scherzi!
Per poco non mi rompevate una gamba». Poi chiese: «Chi è stato?». Ma tutti
parevano non capire le parole di Chaman.
Quando si rialzò lui ribadì al gruppo:
«Insomma! Non si fanno queste cose. Mi sono beccato un calcione sullo stinco
senza nessun motivo».
Hamza, disperato, si mise una mano sulla
fronte per poi alzarsi e avvicinarsi a lui.
Si chinò per essergli più vicino e ripeté:
«Chaman vorresti rifiutare il tuo aiuto a un amico che te lo chiede?».
Il ragazzo interpellato fece una faccia
strana e pareva non comprendere quello che il suo amico volesse dirgli; ma alla
fine anch’egli si convinse ad accompagnare Maximilian.
I tre dovevano dunque convincere Gerard ad
aspettare lì e inizialmente non ci fu verso di convincerlo, ma con l’arrivo di
Corine le cose cambiarono.
Lei chiese: «Gerard saresti così gentile da
aiutarmi?».
Gerard sembrò indeciso e Maximilian colse la
palla al balzo dicendogli: «Fratello … Non ti preoccupare, è una cosa da
niente. Vedrai … Sarò da voi in men che non si dica».
Fu in quell’istante che Gerard si convinse e
gli rispose: «Va bene, visto che non è niente di grave ti lascio accompagnare
da loro ma se tardi ti verrò a cercare».
Gerard si unì a Corine e lo stesso fece Isak,
i tre poi si incamminarono verso il tavolo delle ragazze.
Maximilian si rivolse ai suoi due amici: «Ci
sono movimenti. Dobbiamo andare immediatamente dai maestri».
I due di fronte a lui sospirarono, si
alzarono e lo affiancarono; poi dissero: «Va bene. Andiamo da loro».
I tre camminarono lungo i corridoi e
arrivarono nella zona insegnanti.
Maximilian bussò e una sagoma si avvicinò
alla porta, l’aprì e i ragazzi si ritrovarono dinanzi a Loky.
Il maestro vide i ragazzi e disse: «Non è un
buon segno la vostra presenza di fronte a questa porta». E poi chiese: «È
successo qualcosa?».
Maximilian annuì e di rimando chiese di poter
conferire di nuovo con tutti i maestri riuniti.
Loky li fece accomodare nel piccolo salotto
dove erano solito incontrarsi la sera per discutere e in seguito chiamò i suoi
colleghi.
Quando furono tutti riuniti, Astral prima
fece un cenno verso i colleghi, come a far intendere di essere pronto e di aver
capito che l’argomento di cui si stavano per parlare era l’attacco di quegli
esseri al mondo umano, e poi si rivolse ai ragazzi chiedendo: «Ci sono
novità?».
Maximilian rispose: «Questa notte
attaccheranno nel tentativo di attirarci allo scoperto».
Le voci dei maestri si udirono tutte, ognuno
espresse una sua opinione.
Dian esclamò: «Di già!».
Wotan chiese: «Come ci organizziamo?».
Alla fine tutti decisero di rivolgersi al
maestro Brot.
I maghi dissero ai ragazzi di seguirli e
s’incamminarono verso i sotterranei, ma prima diedero un’occhiata all’orologio
e, visto che mancava ancora un’ora abbondante all’inizio delle lezioni, si
affrettarono a percorrere la strada che li avrebbe portati nel sottosuolo.
Il maestro Astral guidava il gruppo ed era
seguito dai tre ragazzi e dagli altri insegnanti.
Sui loro volti la preoccupazione traspariva
in modo evidente e durante il tragitto non dissero nemmeno una parola.
Arrivati di fronte alla grossa porta la quale
dava accesso alla stanza dove il drago di ferro li stava aspettando, i maestri
bussarono e in seguito l’aprirono.
I nove entrarono e notarono che il drago non
era solo ma all’interno della stanza si trovava anche suo fratello Aschcore.
Quando Brot li vide disse: «Non proferite
parola, siamo già a conoscenza dei fatti».
Il gruppo di uomini si fermò dinanzi ai due
draghi e di seguito uno di loro asserì: «Stanno muovendosi prima del previsto;
necessita un nostro coinvolgimento oppure moriranno un sacco di persone». Colui
che iniziò il discorso fu Wotan.
I draghi, consapevoli di quanto stava
accadendo, avevano già escogitato uno stratagemma.
Aschcore ne parlò con i maestri: «Ci siamo
preparati tenendo conto di un loro attacco alle città degli uomini. Ora
dobbiamo organizzarci e il tempo non è dalla nostra parte; statemi a sentire:
le loro presenze si percepiscono chiaramente e ci sono tutti, non manca
nessuno. Dieci Ithannad e Melkore. Partiremo tutti, compreso Brot; io con il
ragazzo che utilizza la telecinesi ci posizioneremo nelle retrovie, a poca
distanza da voi, lo stesso farà Maximilian. In quel punto io riprodurrò
l’incanto per creare una dimensione alternativa e tutti, incluso Brot, verremo
trasportati al suo interno. Lì si unirà a noi anche Bithor e mentre i miei
fratelli si occuperanno dei nemici io amplificherò i poteri del ragazzo. Mi
raccomando … Una volta bloccati, mirate alla testa e sopprimeteli quanto prima
poiché non siamo certi della durata del mio potenziamento».
La domanda venne spontanea a Drenk che
chiese: «Verrà dunque anche il maestro Brot con noi?».
Il drago di ferro confermò: «Sì, non posso
permettere che siate solo voi a rischiare la vita; e poi io sono in grado di
tenere testa a Melkore di cui voi non dovrete preoccuparvi. Badate solo di non
buttare le vostre vite».
I maghi non dissero più nulla e i draghi si
rivolsero verso Maximilian e i suoi
amici.
Il primo a rivolgergli delle domande fu Brot:
«Max, nostro fratello ti ha riferito dove si trovano in questo momento gli
aggressori?».
Maximilian fece cenno di no e poi disse: «Mi
ha solo detto che questa sera attaccheranno una città; niente di più».
Aschcore affermò: «Capisco … Ma ci serve
sapere dove attaccheranno; è un’informazione necessaria per poter riprodurre il
mio incanto. Se non conosco l’ubicazione, non posso preparare la magia. Spazio
e tempo sono difficili da manipolare senza coordinate esatte».
Brot vide Chaman e chiese: «Perché con noi
c’è un altro ragazzo?».
Maximilian si scusò dicendo: «Mi deve
scusare, ma nel discorso fatto con Hamza non ci siamo accorti della sua
presenza e dunque ho messo al corrente anche lui».
Astral intervenne affermando: «Maestri …
Costui è il ragazzo che l’anno scorso ci ha salvato in più occasioni dalla
morte. Per mezzo del suo dono, la dislocazione, ci ha portati in salvo
togliendoci dalle grinfie di Melkore».
Il drago di ferro distolse il suo sguardo da
Chaman e chiese loro: «Siete consapevoli del pericolo cui vi state esponendo?».
Hamza e Chaman annuirono e allora il drago
aggiunse: «Siete coraggiosi per la vostra età, ma siate astuti e cauti quando
ci troveremo di fronte al nemico; e soprattutto … Non vi allontanate da
Aschcore».
Un saluto a tutti i lettori; noi ci
risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva”
il 12° capitolo).
