Il dodicesimo capitolo è quello che ho letto
di meno (solo tre volte) e mi è sembrato che possa andar bene.
È ovvio che la stanchezza inizi a farsi
sentire … Spero, pertanto, di non aver tralasciato refusi.
In questo capitolo sono state tagliate molte
descrizioni, soprattutto del demone, poiché alla fine ho ritenuto che alcune
scene non fossero appropriate; ci sono, comunque, descrizioni che tendono all’horror
e che riguardano il demone in questione (descrizioni corporee tipo corpo senza
pelle e con i muscoli esposti).
Buona lettura:
CAPITOLO 12
SCONTRO
La campanella annunciò la ripresa delle
lezioni e gli studenti si avviarono verso le proprie classi; così fecero anche
Isak e Gerard assieme a Corine, Sara e le loro amiche.
I ragazzi entrarono nella classe e vi
trovarono di già sia Maximilian sia il resto della combriccola.
Si avvicinarono a loro per sincerarsi delle
condizioni di Maximilian e, quando furono vicini, Gerard gli domandò: «Max
tutto bene?».
Maximilian lo tranquillizzò: «Sì Gerard; mi
hanno dato qualcosa per attenuare il dolore. Adesso è quasi scomparso». In
verità dire quella bugia pesò tantissimo a Maximilian ma d’altro canto non
aveva scelta: quello che si apprestavano a fare di certo non era alla portata
di tutti.
Di lì a poco arrivò il maestro Drenk.
Il mago aprì il libro di testo e disse:
«Ragazzi, aprite il vostro libro a pagina dieci». E dopo pochi minuti, iniziò
la sua lezione.
***
Nei
sotterranei …
I due draghi discutevano di come agire.
La voce di Brot echeggiò nella sala: «I
preparativi sono quasi ultimati. Ci rimane solo da capire dove attaccheranno».
Aschcore gli rispose: «Tra poco dovrebbero
arrivare i maestri con i quali definiremo come schierarci sul campo; ma prima
voglio ricordarti di non sforzare oltre le tue capacità magiche. Sai bene che
il tuo corpo non può sopportare sforzi enormi in continuazione, lascia a me
l’incanto più dispendioso. Tu blocca Melkore e per quanto riguarda gli Ithannad
… Ci penseranno i maestri; in fondo si tratta solo di pochi minuti, giusto il
tempo che io riproduca la magia. Dopo di che saranno bloccati e noi potremo
dargli il colpo di grazia».
Dal luogo dove c’era il grosso portone si
sentirono alcuni tonfi e si udì lo scricchiolio che fece presagire la sua
apertura.
Si sentì poi una voce: «Siamo arrivati».
I sei maestri erano di fronte ai draghi e,
quando furono entrati ed ebbero richiuso la porta, Brot gli chiese: «Allora …
Che novità ci portate?».
Astral si fece avanti e con voce decisa
rispose: «Non siamo sicuri di dove si trovino, ma secondo alcune informazioni
ci sono state alcune sparizioni sospette presso un bosco nella zona Slovacca».
Il drago di ferro annuì e poi aggiunse:
«Capisco; non avendo nessun’altra indicazione, suppongo che sia quello il posto
dove si faranno vivi. Ma ditemi … Abbiamo informazioni sulla conformazione del
territorio?».
Il maestro Wotan si rivolse ai draghi: «Sì,
abbiamo informazioni sufficienti a riguardo. Tra noi ci sono maghi che
provengono da quel posto e conoscono bene il territorio; essi hanno già
provveduto ad avvisare i maghi presenti nella città e secondo le ultime
informazioni, stanno procedendo a portare in salvo più persone possibili
tramite passaggi segreti preesistenti in città».
Il drago affermò: «Bene».
Aschcore si rivolse a Wotan: «Ho bisogno di
informazioni precise e di una guida che mi porti nel posto più appropriato ove
riprodurre l’incanto».
Il maestro interpellato, con i dovuti modi,
gli rispose: «Ci siamo di già organizzati. Con lei verranno dieci maghi bianchi
e un mago cresciuto in quella città. Servendoci di passaggi sotterranei, rifugi
della seconda guerra mondiale dimenticati, sarà possibile raggiungere la
postazione che è stata indicata come migliore posizione da occupare;
direttamente alle spalle dei nemici».
Aschcore proferì: «Siamo a un buon punto; io
mi occuperò di portarvi in un'altra dimensione. Lì, bloccati gli Ithannad, fate
strage di loro e … Melkore non dovrà uscirne vivo». Poi, girandosi verso il
fratello, continuò: «Con me verranno Maximilian, Hamza, Chaman e Drenk;
quest’ultimo si occuperà della sicurezza dei tre ragazzi e se le cose si
mettessero male, avrà il compito di portarli in salvo».
Il maestro Drenk fu d’accordo e assicurò che
i tre, in caso di necessità, sarebbero stati trasportati immediatamente dove
concordato.
Brot disse: «In tutto schiereremo sul campo
ottanta maghi bianchi; coloro che andranno con Aschcore si posizioneranno alle
spalle del nemico, mentre noi li terremo occupati. Questa azione dovrà essere
organizzata in sincrono, poiché un solo secondo di ritardo vorrà dire disfatta,
data l’abnorme velocità che raggiungono gli Ithannad. Dall’attacco frontale al
loro trasporto nell’altra dimensione ci dovranno essere al massimo sessanta
secondi di differenza».
Nella sala tutti fecero cenno di aver capito
…
Il drago dalla folta chioma incominciò a
muoversi e il grosso groviglio incominciò a sciogliersi facendo sì che la forma
del suo corpo allungato si potesse vedere chiaramente.
Egli, mentre si muoveva, disse: «Anche i miei aiuteranno in questa
battaglia. Ho dato ordine a Vorabor di allestire un battaglione che conta un
centinaio di esseri magici. Loro attaccheranno sul fianco destro del nemico,
cercando di non fargli capire da dove arrivano gli assalti oltre che a
nascondere le nostre vere intenzioni. Tutti sono stati avvertiti sulle entità
che ci apprestiamo a combattere e delle loro capacità, persino sull’unico modo
di sopprimerli».
Il drago si avvicinò ai maestri e gli chiese:
«Suppongo che abbiate disegnato una cartina del posto che indichi dov’è ubicato
il bosco. Potreste mostrarmela?».
Astral mise la mano sotto la tunica bianca e
attraverso un’apertura, situata sul petto, tirò fuori un rotolo delle
dimensioni di un foglio A4; lo dispiegò e lo mostrò al drago.
Dopo solo pochi istanti egli disse: «Va bene,
l’ho memorizzata. Ora posso andare per organizzare i miei …». Ma nella sala un
evento inatteso interruppe il suo discorso.
Una luce abbagliante comparve dal nulla e si
fermò davanti a loro; da essa provenne una voce che affermò: «L’avvistamento è
confermato. Il posto è quello di cui abbiamo discusso prima del mio invio a
visionare il posto. Sparizioni di uomini, unite alla totale scomparsa degli
animali, compresi gli uccelli di cui il posto era pieno, ci hanno insospettito.
Abbiamo inviato uno scoiattolo stregato e i suoi occhi hanno proiettato nei nostri cervelli la
visione orrenda di quegli esseri mimetizzati con la natura. L’ultima immagine
che abbiamo di loro è quella del litigio per sbranare lo scoiattolo».
I presenti sgranarono gli occhi, i draghi
invece si guardarono per un attimo e
Brot asserì: «Abbiamo la conferma della loro ubicazione. Muoviamoci e
fermiamoli prima che facciano ulteriori danni».
Astral recitò un incanto e un lume di pari
lucentezza a quello scomparso apparve dinanzi a lui.
La luce si tuffò nel terreno e scomparve in
esso.
Il mago in seguito si rivolse ai due draghi e
ai suoi colleghi dicendo: «Ho avvisato i nostri dell’avvenuta consegna del loro
messaggio e di attenersi agli accordi presi».
In quel momento si avviarono ognuno verso la
propria destinazione.
Per le scale, durante la loro risalita, i
maestri discutevano degli ultimi accorgimenti da prendere; infatti, c’erano da
considerare un sacco di cose: in primis l’organizzazione dell’accademia e come
comunicare alla scolaresca che sicuramente all’indomani non ci sarebbe stata
lezione.
Loky comunicò ai colleghi di aver già
avvertito sia i censori, sia i collaboratori di tutta l’accademia e che aveva
dato loro mandato di appendere gli avvisi nelle bacheche della sala magna.
«Questa sera tutti i nostri collaboratori si
metteranno al lavoro e faranno in modo di far girare la notizia». Disse Loky.
I maghi si radunarono nella saletta dove di
solito discutevano e Dian chiese: «Gli altri maghi sono stati avvisati?».
Astral confermò dicendo: «Tutti avvisati da
me personalmente». Poi guardò l’orologio e continuò: «L’appuntamento è alle
sette in punto; di sotto, presso la grossa stanza all’entrata del cimitero. Lì
ci riuniremo tutti, compreso i ragazzi, e dopo aver fatto un breve discorso
partiremo alla volta della città. Un’ultima cosa … È importante portare con noi
almeno due medici; cureranno i feriti».
Tutti annuirono e poi si dileguarono.
***
Nel frattempo, nella loro camera, i ragazzi
discutevano della giornata appena trascorsa.
Gerard chiese agli amici come l’avevano
vissuta e, a turno, parlarono del loro punto di vista.
Venne il momento di dedicarsi ai compiti e
ognuno si mise comodo sulla sedia, di fronte alla propria scrivania e con le
penne in mano.
I libri erano spalancati e tutti si
adoperarono per terminare i compiti in tempo per la cena.
Le ore passarono in fretta e Maximilian notò
che erano di già arrivate le sei: il suo cuore batteva forte; di tanto in tanto
scambiava delle occhiate con Chaman e Hamza, anch’essi preoccupati
visibilmente.
I tre non avevano fatto alcun compito, il
loro pensiero era rivolto all’incontro con quegli esseri e ai pericoli a cui si
stavano esponendo.
D’un tratto quel silenzio fu interrotto da
Isak.
Lui si avvicinò a Maximilian e si sedette
accanto alla sua scrivania, lo guardò per poi dirgli: «Allora Max … Ti vedo
preoccupato».
Maximilian smentì le sue affermazioni, ma
Isak fece capire che il loro volto dimostrava quanto lui aveva appena detto.
In quel momento si sentì bussare, la porta si
aprì e Corine e Sara entrarono nella stanza.
Corine si rivolse ai ragazzi chiedendo:
«Disturbiamo?».
I ragazzi risposero: «No, assolutamente».
Le due ragazze entrarono nella stanza per poi
proporre: «Allora, come ci eravamo accordati, siamo passate per andare assieme
a mensa. Siete pronti?».
Maximilian, Hamza e Chaman si guardarono a
vicenda e dalle loro espressioni si capiva che erano in palese difficoltà.
Mancava poco all’appuntamento con i maestri e
loro non sapevano proprio come allontanarsi da Isak e Gerard, per non parlare
delle ragazze; di certo non potevano dire dove si sarebbero diretti di lì a
poco.
Isak, però, anticipò tutti e rivolgendosi
alle ragazze, sapendo che Gerard aveva un
debole per Corine, disse: «Ascolta Corine, voi iniziate ad andare;
magari per adesso scende solo Gerard a farvi compagnia. Io cerco di aiutare
questi tre testoni, visto che non hanno fatto alcun compito».
Gerard si avvicinò, così come fecero le loro
amiche, e diedero un’occhiata ai loro quaderni.
Tutti notarono che effettivamente non avevano
fatto niente e a Gerard venne spontaneo domandare: «Ma possibile che non
abbiate fatto i compiti durante tutto questo tempo?».
Isak gli rispose: «Lascia perdere; sarebbe
come lavare la testa all’asino con il sapone». Si fermò un attimo, fece un
sospiro, e propose: «Andate pure, io finisco di aiutare i ragazzi e subito dopo
vi raggiungiamo».
Le due ragazze concordarono su quanto detto
da Isak e lo stesso fece Gerard che colse l’occasione per stare assieme a
Corine.
Egli si rivolse a Maximilian e disse: «Va
bene, vi lasciamo in compagnia di Isak che vi darà una mano. Spero però, che
non ci facciate l’abitudine». E si avviò con Corine e Sara verso l’uscita.
Le due ragazze salutarono e richiusero la
porta dietro di loro, ovviamente in compagnia di Gerard.
Nella camera rimasero i tre che dovevano
raggiungere i maestri e Isak; quest’ultimo aspettò che la porta si chiudesse e
poi esclamò: «Va bene! Possiamo finire di fare la recita».
I tre si guardarono in faccia stupiti, poi
Hamza gli chiese: «Cosa?».
Isak ribadì: «Avete capito bene … Possiamo
smetterla di recitare».
Maximilian gli chiese cosa volesse dire:
«Cosa intendi per recitare?».
Isak, con la tranquillità che lo aveva sempre
contraddistinto, riaffermò: «Possiamo smettere di dirci bugie l’un l’altro». Si
fermò un attimo, poi continuò a parlare: «Beh … Visto che non vi decidete,
allora parlo io. Primo … Non mi guardate con quelle facce».
I ragazzi lo guardavano infatti strabiliati,
non immaginavano minimamente quello che stava per dirgli; poi si concentrarono
sulle parole di Isak: «Secondo … So tutto quello che sta succedendo».
Maximilian affermò: «Possibile».
Isak confermò: «Esatto … Possibilissimo».
Chaman gli chiese: «Come hai fatto a
scoprirlo?».
Isak fece il misterioso e non volle spiegare
come era venuto a conoscenza di quelle informazioni; volle però parlare della
situazione e dimostrò che conosceva tutto nei minimi particolari con il suo
discorso: «State per incontrare degli esseri potenti e senza cuore. Tra loro ci
sarà anche un drago di colore nero, la sua testa pare quella di un serpente con
delle zanne affilatissime e il suo corpo possente ha delle ali inutilizzabili
poiché scarne; vi darà molti problemi. Ma il problema più grosso sono quegli
esseri … In tutto dieci».
I tre furono sempre più stupiti dalle sue
parole e allora Maximilian disse: «Non è possibile che tu sappia così tanti
particolari».
Isak, però, continuò senza dire come facesse
a sapere tutto: «Sono cinque giorni che medito di parlare con voi di questo. Vi
ho aiutato con Gerard, portandolo con me, in modo che potevate scendere dai
maestri per organizzarvi e vi sto aiutando tuttora, tenendolo all’oscuro di
quel che accade. Ovviamente lo stesso discorso vale per le ragazze. Allora … Vi
dicevo di quegli esseri … Statemi bene a sentire, poiché queste informazioni vi
saranno d’aiuto: si tratta di dieci esseri della grandezza di un uomo,
pressappoco. Ricurvi su sé stessi e con gambe anteriori muscolose; hanno aculei
lunghi circa un metro su tutta la spina dorsale. Si spostano su quattro zampe,
cioè utilizzano piedi e mani per correre e lo fanno in maniera repentina,
scomparendo all’improvviso. Attaccano cercando di trafiggere con gli aculei che
posseggono, quasi uguali a quegli degli Istrici, ma più lunghi e intrisi di una
sostanza violacea: suppongo si tratti di veleno. Trafiggono i loro obiettivi e
li lasciano agonizzanti sul terreno. Della loro faccia però, non vi posso dire
poiché non l’ho vista ...».
Isak fu interrotto da Hamza che esclamò:
«Cosa! Li hai visti?».
Isak non fece altro che tranquillizzarli: «Vi
prometto che, una volta terminata questa storia, vi spiegherò come ho fatto ad
avere queste informazioni; ma desso ascoltate: i loro muscoli sono voluminosi e
privi di pelle, pertanto si nota tutta la loro struttura. Questo vale sia per
le parti posteriori sia le parti anteriori. In più posseggono una coda esile e
appuntita, anch’essa viene usata per trafiggere data la sua lunghezza».
Maximilian, sempre più sorpreso, gli chiese:
«Allora suppongo tu sappia che fra poco noi dovremo raggiungere i maestri».
Il ragazzo di fronte a loro annuì e rispose:
«Sì, lo so. Alle diciannove in punto voi vi ritroverete nei sotterranei in una
grossa stanza. Di lì partirete verso la vostra destinazione. Quello di cui
volevo mettervi al corrente è questo … Quando vi trasporterete nei pressi della
città, vi incamminerete tra cunicoli sotterranei; fin lì andrà tutto bene e non
sarete scoperti. Quando sarà calata l’oscurità, vi posizionerete su una
collinetta; di fronte a voi avrete la città con le sue splendide luci di tanti
colori, dietro di voi avrete il bosco. In mezzo, tra i maghi bianchi e voi, ci
saranno dei nemici; vi sarà una tremenda battaglia, poi un segno: le nuvole che
oscurano il cielo si apriranno all’improvviso e la luce lunare illuminerà il
campo di battaglia. In quell’istante si decideranno le sorti della battaglia».
Maximilian guardava con gli occhi sgranati
l’amico, aveva cambiato modo di parlare e pareva sicuro di quel che diceva.
In quell’istante Maximilian udì la solita
voce: «Quello che dice il ragazzo
risponde a verità. Vi ha descritto le sembianze degli Ithannad incluse le loro
caratteristiche di attacco. Lo so bene poiché mi son scontrato con loro:
ascoltatelo con attenzione». In seguito quella voce non parlò più.
Maximilian, consapevole che Isak gli stava
dicendo la verità, fece una domanda all’amico: «Cosa intendi con: in quel
momento si deciderà la sorte della battaglia?».
Isak spiegò: «Quello sarà il momento cruciale
dello scontro; non posso dirvi cosa succederà di preciso, ma so come evitare il
peggio». Si girò verso Chaman e gli disse: «Chaman, tu avrai un ruolo
importantissimo in questo combattimento; ascolta con attenzione e, ti prego, fa
esattamente quello che ti dico quando saranno visibili i segni. Anzi … Non
appena iniziano».
Chaman annuì e tranquillizzò tutti dicendo:
«Sapete bene che quando si tratta di cose serie, potete fidarvi di me. Farò
tutto quello che è in mio potere per supportare i miei amici».
Isak allora continuò esplicando: «Ricorda
bene Chaman: quando i primi raggi della luce lunare s’inizieranno a vedere, tu
dovrai trasportare tutto il tuo gruppo repentinamente via di lì. Non pensare ad
altro che a spostarti di lì, con voi dovrà venire anche il drago dalla forma di
serpente o la vostra missione fallirà».
Le facce dei tre assunsero un’espressione
preoccupata, ma Isak ancora non aveva finito di dare istruzioni e dunque
aggiunse: «Accanto a voi, sulla destra, ci sarà una piccola collinetta piena di
arbusti. Lì dovrai trasportarli ed è in quel posto che il drago eseguirà il suo
incanto». In seguito Isak, con tono
deciso e serio, ribadì: «Se non vi sposterete di lì morirete tutti, incluso il
drago. Pertanto Chaman … Il tuo dono ancora una volta sarà d’aiuto; sfruttalo
al pieno delle tue capacità».
Il ragazzo si fermò un attimo e poggiò una
mano sulla spalla a Chaman, nel frattempo
guardò Hamza e Maximilian e li salutò dicendo: «Io non posso fare più di
questo; seguite le mie istruzioni e vincerete la battaglia. Ne sono certo … Ma
adesso, devo occuparmi di Gerard; a lui ci penso io, anche a tenerlo buono
quando si accorgerà del vostro ritardo. Voi concentratevi unicamente su quello
che state per fare e mi raccomando: quando i segni da me descritti inizieranno,
filate via dalla collinetta».
Isak abbracciò i ragazzi e fece un cenno con
il capo come per dire: “ in bocca al lupo”; si girò e passò la porta,
richiudendola dietro di sé.
Nella stanza erano rimasti in tre, guardarono
l’orologio e in seguito iniziarono i preparativi per raggiungere il luogo
dell’incontro.
Tutti e tre prepararono uno zainetto con
dentro generi di prima necessità poiché non sapevano quanto tempo si sarebbero
assentati.
Quando i preparativi furono terminati i
ragazzi si diressero verso la porta, l’aprirono e uscirono nel corridoio
richiudendola dietro di loro; come al solito i corridoi erano pieni di
studenti, alcuni si dirigevano verso la ricca biblioteca per approfondire gli
studi, altri verso la sala mensa per consumare la cena.
I ragazzi si avviarono verso il luogo dell’incontro
e lungo la strada udirono un annuncio proveniente dai megafoni piazzati in
svariati punti dell’accademia.
“Attenzione!”, recitava una voce maschile;
“C’è un comunicato per tutti gli studenti dell’accademia”.
Ci fu un attimo di pausa durante il quale
tutti gli studenti che in precedenza percorrevano i corridoi dello stabile si
fermarono e si zittirono.
La voce continuò dicendo: “Dietro mandato
dell’intero corpo insegnanti, viene comunicato che domani le lezioni non si
svolgeranno regolarmente, pertanto: per tutto il giorno le aule rimarranno
chiuse. Per chi volesse ulteriori informazioni, in bacheca, nella sala magna, è
stato appeso un volantino ove si potrà leggere la data in cui riprenderanno le
lezioni”.
La voce poi tacque e nei corridoi s’iniziarono
a sentire i primi commenti: «Cosa sarà successo?»; oppure: «Come mai
quest’improvvisa pausa?»; e ancora: «Questo è il secondo anno che avviene una
cosa simile!»; ma tutti non potevano immaginare che tre alunni del secondo anno
si stavano per battere contro entità spietate.
Chaman, Hamza e Maximilian si guardarono in
faccia, annuirono, poi aumentarono il passo; tutti e tre volevano arrivare al
più presto nel luogo stabilito.
I tre attraversarono la sala magna, dove
videro la calca dei ragazzi intenti a leggere l’avviso e sentirono ancora dei
commenti.
«Cosa? Le lezioni riprenderanno dopodomani!».
Affermò una voce.
Loro non si fermarono e continuarono a
camminare per raggiungere i maestri.
I tre bussarono alla porta che delimitava lo
spazio riservato agli insegnanti dell’Asilum e ad aprirgli questa volta fu
Wotan che li salutò e, tenendo la porta aperta, gli fece cenno di entrare; non
appena furono entrati, il maestro richiuse la porta e tutti scomparvero dietro
quella grande vetrata.
***
In un bosco lontano, vicino a una chiassosa
città, il giorno stava cedendo il passo all’oscurità.
Le piante, a migliaia, riempivano ogni spazio
vuoto con le loro foglie: c’erano querce e pioppi, sul cui tronco era presente
del muschio; c’erano dei rami secchi al suolo mischiati alle ghiande cadute
dagli alberi; il profumo del muschio si sentiva chiaramente e l’umidità si
percepiva in modo pesante.
Una leggera nebbia calò sul posto e nell’aria
si sentì solo il rumore delle auto provenienti dalla città vicina.
Nessun animale si vedeva nei paraggi, perfino
gli uccelli erano spariti e i rumori provenienti dalla natura erano del tutto
assenti; quel bosco, più si avvicinava l’oscurità più pareva sinistro come se
contenesse qualcosa di estremamente malvagio.
Il bosco sorgeva nei pressi di due
collinette; una di esse era completamente ricoperta dagli alberi e arbusti
d’ogni tipo; era veramente impervia e difficilmente percorribile visti i rovi
sparsi un po’ ovunque.
L’altra era priva di alberi e cosparsa di
erba verde con qualche grosso masso di qua e di là.
Una nube, che probabilmente era lo smog,
attorniava le costruzioni non lontane dal bosco.
La nebbia a un certo punto impedì di vedere
qualunque cosa.
In seguito, quando l’oscurità sostituì la
luce, due occhi minacciosi si spalancarono e fissarono la città.
Erano occhi che parevano enormi; di sicuro
appartenevano a una creatura di grosse dimensioni.
Accanto ad essi si intravidero altri occhi,
più piccoli ma minacciosi allo stesso modo.
Le loro pupille mettevano i brividi; erano allungate
come quelle dei draghi e avevano un colore rosso sangue con venature di bianco.
Una voce possente e viscida provenne da quel
luogo: «Ci siamo, la nostra attesa è finita. Attaccheremo tra poco … A
quest’ora, di certo, avranno notato la nostra presenza e accorreranno per
evitare molte perdite». Poi un ghigno fece distinguere dall’oscurità delle
zanne molto robuste.
L’essere aggiunse: «Presto li avremo a tiro».
Si fermò per un attimo e, rivolgendosi alle altre presenze, disse: «Non abbiate
alcuna pietà; nessun prigioniero».
Dei rumori agghiaccianti provennero dal luogo
e quelle sagome celate nell’oscurità ancora una volta occultarono del tutto la
loro presenza ritirandosi nei meandri della boscaglia.
***
Intanto i nostri amici, accompagnati dal
maestro Wotan, stavano scendendo le scale le quali li avrebbero portati nella
grossa sala dove ad aspettarli c’erano i maghi che avrebbero partecipato alla
battaglia.
I quattro arrivarono di fronte alla porta di
bronzo e il maestro la aprì; quando vi entrarono si ritrovarono dinanzi un
mucchio di maghi; lì in mezzo c’erano anche gli altri maestri.
Astral era in prima fila e quando Wotan
richiuse la porta disse: «Adesso ci siamo tutti; ma prima di andare dovremo
ascoltare ciò che ci vogliono dire Aschcore e Brot».
La grande porta che permetteva l’accesso al
cimitero dei draghi si aprì e dietro di essa comparvero Brot e Aschcore.
I due draghi salutarono tutti chinando
leggermente la testa e chiudendo le palpebre, in seguito diedero un’occhiata al
gruppo e Brot volle rivolgere loro un discorso prima di partire: «Cari maghi
bianchi; vi ringrazio di essere accorsi così numerosi. Oggi siamo chiamati
nuovamente a un’impresa ardua: combattere gli esseri che hanno distrutto
un’intera dinastia di maghi oltre che a sconfiggere i clan dei draghi. Allora
non sapevamo come fermarli, ma oggi siamo certi di riuscire a sopprimerli ed è
questa la nostra missione».
I maghi esultarono udite quelle parole e poi
dalla folla si udì una voce di un ragazzo: «Maestro ho la necessità di conferire
con voi prima di partire per il nostro viaggio».
I due draghi fissarono la zona da dove
proveniva quella voce e, come avevano sospettato, la mano di Maximilian era
alzata.
I due esseri leggendari notarono nel ragazzo
un cambiamento, l’iride dell’occhio sinistro aveva cambiato colore divenendo
simile in tutto e per tutto a quello dei draghi.
Fu allora che Aschcore si rivolse al
fratello: «Brot ho come l’impressione che ci convenga sentire quello che ha da
dire il ragazzo».
Il drago di ferro disse al ragazzo di farsi
avanti: «Vieni pure vicino a noi». E Maximilian, seguito dai suoi amici, si
fece largo tra i maghi che al suo passaggio si spostavano permettendogli di
passare.
Maximilian, Chaman e Hamza arrivarono dinanzi
ai draghi.
Il ragazzo affermò: «Abbiamo delle
informazioni che riguardano il luogo dello scontro».
Brot si abbassò per essere più vicino a lui e
poi gli domandò: «Di cosa si tratta?».
Maximilian non perse tempo e rispose: «C’è
stato detto di un posto tra una città e due collinette, precisamente si tratta
di un bosco, nel quale si celano delle creature dalle sembianze strane».
Quelle parole stupirono i draghi che si
domandarono come i ragazzi potessero essere al corrente di quelle informazioni.
Aschcore dimostrò immediatamente le sue perplessità:
«Siete sicuri che la fonte sia attendibile?».
Tutti e tre i ragazzi annuirono e Maximilian
rispose: «Colui che me le ha date ha il mio rispetto assoluto e affiderei la
mia vita nelle sue mani». Anche gli altri spalleggiarono Maximilian.
I draghi prima si guardarono incuriositi, poi
Brot si rigirò verso di loro e disse: «Allora sentiamo di cosa si tratta».
Maximilian iniziò dicendo: «Come vi ho
riferito, siamo stati avvisati di esseri, in totale dieci, che ci stanno
aspettando nascosti nel bosco. Con loro c’è anche un drago di colore nero e
della vostra stessa stazza; suppongo che si tratti di Melkore, lo stesso che ci
ha attaccati lo scorso anno».
A quel punto la situazione fu chiara ai
draghi e anche ai maghi bianchi: chiunque avesse parlato con loro, conosceva
perfettamente la situazione, il numero di Ithannad presenti e sapeva persino
della presenza del drago nero.
Si pensò che il loro informatore fosse Bithor
e allora furono invitati da Aschcore a dire quello che sapevano e Maximilian
riprese a parlare: «Questi esseri sono stati descritti come ricurvi su sé
stessi, poggiati su quatto zampe e con aculei cosparsi lungo la spina dorsale.
Una sola ferita con quelle punte e si muore, poiché sono intrise di veleno;
della loro faccia però non ci ha dato nessuna descrizione poiché a suo dire non
l’ha vista. Intanto, da queste informazioni si deduce che cercheranno di
colpirci con gli aculei, oltre che con la loro coda appuntita e lunga.
Possiedono una velocità fuori dal comune, dunque le nostre azioni dovranno
essere repentine o rischieremo di avere ingenti perdite».
Brot lo interruppe: «Sapevamo già della loro
capacità offensiva, ma i loro aculei e la coda intrisi di veleno saranno un
problema grosso. È sempre più indispensabile riprodurre l’incanto il prima
possibile».
Lo disse girandosi verso Aschcore che
ribatté: «Lo so bene. Cercherò di farlo in modo veloce. Una volta che saranno
nella dimensione da me creata potrò bloccarli tutti». Poi, rivolgendosi al
resto dei maghi, disse: «A tutti voi, che vi ritroverete in una dimensione
parallela: colpite gli esseri appena descritti con il vostro incanto più
potente e mirate alla testa; dovrete tagliarla. È la sola possibilità per
sopprimerli».
Il drago guardò Maximilian, facendogli
intendere di andare avanti e il ragazzo non se lo fece dire ancora, infatti
iniziò nuovamente a parlare: «Ci è stato detto di una collinetta, sulla quale
voi state pensando di appostarvi; questa è situata alle spalle del nemico».
Dalle loro espressioni trapelava la sorpresa
per quelle parole, non lo sapeva nessuno e quelle erano le loro reali
intenzioni.
Di lì un sospetto assalì i draghi: chi poteva
mai aver dato quelle informazioni ai ragazzi?
In seguito l’attenzione di tutti i presenti
si focalizzò su Maximilian e il ragazzo continuò tranquillamente il suo
discorso: «In verità, ci sono due collinette proprio dietro il bosco dove si
svolgerà la battaglia. Quando noi saremo appostati su quella più accessibile,
al presentarsi di alcuni segni dovremo spostarci all’istante. La persona che ci
ha riferito quanto ho detto, ha aggiunto che se tardiamo solo di poco troveremo
tutti la morte».
Aschcore chiese ancora: «Maximilian, le tue
parole sono forti. Te lo chiedo per l’ennesima volta: sei sicuro
dell’attendibilità delle informazioni?».
Il ragazzo, spalleggiato anche da Chaman e
Hamza, fece intendere che ci si poteva fidare di chi gli aveva dato quelle
notizie e richiamando l’attenzione di tutti, disse: «Statemi a sentire … Questi
sono i segni che ci avviseranno del pericolo imminente: quando in cielo le
nuvole faranno posto alla luna e i raggi di essa rischiareranno il buio, quello
sarà il momento di lasciare repentinamente il luogo in cui saremo appostati.
Raggiungeremo una collinetta lì vicino, piena di rovi e difficilmente
accessibile; di lì, il maestro Aschcore potrà riprodurre l’incanto che ci
permetterà di trasportarci in un’altra dimensione».
Fu in quell’istante che Brot si ricordò dello
scontro avvenuto l’anno precedente e di come quel piccolo si era battuto per
proteggere l’Asilum.
Il drago si girò verso il fratello e con un
cenno d’assenso fece intendere che si doveva procedere in quel modo; poi,
rivolgendosi a tutti, disse: «Va bene! Il nostro Maximilian ci ha dato delle
splendide informazioni. Facciamo in modo che ci siano utili». Dopo un attimo di
pausa si rivolse al ragazzo e chiese: «E tu Max … Suppongo che sappia come fare
per spostarsi repentinamente?».
Maximilian annuì e poi rispose: «Esatto. Ci
sposteremo con l’aiuto di Chaman. Tutti voi che avete assistito alla battaglia
dinanzi alle mura dell’Asilum sapete che Chaman è in grado di spostarsi
all’istante per mezzo della smaterializzazione di cui la sua famiglia
padroneggia i più reconditi segreti. Lui ci porterà su quella collinetta e
avremo tutto il tempo di riprodurre gli incanti che ci servono».
Ma Maximilian fu interrotto da Chaman: «Mi
dispiace contraddirti Max, ma io sono limitato nell’uso della dislocazione; non
dimenticare che sono solo un ragazzino di undici anni». Guardò Aschcore e,
facendo un cenno verso di lui, aggiunse: «Non riuscirò mai a trasportare la
massa del maestro Aschcore; è troppo grande!».
A lui, in seguito, si rivolse direttamente il
drago dalla folta chioma: «Dimmi giovane mago: saresti in grado di trasportare
via all’istante almeno una decina di persone?».
Il ragazzo gli rispose: «Posso trasportare
fino a quindici uomini di grossa stazza, ma con un drago non ho mai provato e
dubito che ci possa riuscire».
Il drago in quel momento disse: «Allora
affido a te il compito di portare in salvo le persone che verranno con noi. Per
quanto riguarda me, non ti preoccupare: sai, anch’io possiedo delle doti da non
sottovalutare nonostante la mia stazza».
Il drago si fece serio, fissò Chaman e gli
chiese: «Te la senti di badare a dieci persone circa?».
Il ragazzo rassicurò i presenti e ribadì che
dieci persone le avrebbe spostate agevolmente.
Brot infine disse: «Allora è deciso! Si parte
per il bosco di cui abbiamo parlato poco prima. Astral, tu trasporterai tutti
noi al rifugio dei nostri alleati in città». Guardò verso Aschcore e gli disse:
«Tu fratello, bada ai ragazzi: prendi con te sette uomini incluso il maestro
Drenk e dirigiti verso il rifugio sotterraneo, dove vi stanno già attendendo i
nostri. Vi ritroverete alle loro spalle ma attenti, non fatevi prendere e
soprattutto … Cerchiamo di essere sincronizzati; ne va della buona riuscita del
nostro piano».
Tutti i presenti ascoltarono con molta
attenzione e non appena ebbe finito di parlare, la voce di Astral si udì
chiaramente; si stava rivolgendo ai ragazzi: «Non fate nulla di insensato e
state vicini al maestro Drenk». Infine, rivolgendosi ad Aschcore, disse: «Li
affido a lei maestro, faccia buona
guardia».
Il Drago annuì e subito dopo Astral proferì
le fatidiche parole: «Subterlabor
volatilis: lux lucis!».
Tutto il gruppo del maestro, incluso Brot,
svanì in un’immensa luce che questa volta, invece di dirigersi verso l’alto,
sprofondò nel terreno; e quando fu del tutto scomparsa c’erano solo sette
persone e Aschcore lì nella stanza che in precedenza era colma di maghi
bianchi.
Fu allora che Aschcore chiese loro: «Siete
pronti?».
I maghi presenti fecero intendere che si
poteva partire; in quel momento anche dal drago provennero parole
incomprensibili, probabilmente dette in lingua dei draghi.
In seguito l’ambiente si fece impalpabile e
pian piano fu sostituito; la stanza dei sotterranei svanì e comparve un’altra
stanza che era piena di polvere e casse di legno sigillate.
La stanza appena apparsa era altrettanto
grande come quella che avevano lasciato, ma era priva di esseri viventi e
quando tutto l’ambiente prese finalmente forma definita, i maghi e il drago si
ritrovarono in una camera con le pareti puntellate per mezzo di assi e di pali
di legno.
Era evidente che quel posto non vedeva vita
da tanto tempo, ma qualcuno doveva pure avere acceso le torce che erano appese
ai muri, a distanza di sicurezza in modo da non far incendiare le vecchie
travi.
Un cigolio delle porte echeggiò e dei passi
si avvicinarono a quella stanza.
Il drago si girò verso la direzione da cui
provenivano e disse: «Non preoccupatevi, non percepisco nemici qui vicino. Ma
rimanete comunque allerta, potrebbero nascondere la loro presenza».
Di fronte a loro c’era una porta ed era fatta
di legno.
La porta era abbastanza grande da permettere
il passaggio di un corpo grosso come quello di Aschcore.
Quello era legno vecchio prossimo a cedere;
si notava da lontano.
Accanto ad essa c’erano due casse ben
sigillate una sull’altra e la torcia non lontano di lì faceva notare che anche
le assi che contenevano le mura stavano cedendo.
La porta iniziò ad aprirsi e sulle facce dei
maghi si notò la preoccupazione che dietro di essa si nascondesse un pericolo
imminente.
Furono tutti pronti per lo scontro, ma quando
essa si aprì apparvero tre maghi vestiti anch’essi con tuniche bianche e
sandali di colore marrone chiaro.
Uno di loro si fece avanti e rivolgendosi a
tutti salutò, poi disse: «Siamo stati incaricati di portarvi al luogo dello
scontro».
Si rivolse ad Aschcore e affermò: «È un onore
vederla e ancor di più lo sarà battersi al suo fianco». Chiuse i suoi occhi e
fece un inchino appena percettibile in segno di rispetto; in seguito riprese a
parlare: «I nemici sono sopra di noi». Alzando lo sguardo verso il tetto della
stanza.
«Ci troviamo in un rifugio risalente alla
seconda guerra mondiale, deposito di armi e centro della resistenza di allora.
Qui si trovano numerosi cunicoli che portano praticamente ovunque noi
desideriamo. Li conosciamo bene poiché i nostri padri fecero parte della
resistenza e ci hanno insegnato a non perderci nelle numerose gallerie che vi
sono. Ma bando alle ciance: prego … Seguiteci, è ora di prendere posizione». E,
guardando l’orologio che aveva al polso destro, disse: «Presto attaccheremo e
se non saremo sincronizzati avremo dei grossi problemi».
Il mago si girò e fece cenno verso i suoi
compagni di fare strada.
Essi iniziarono a camminare, facendosi largo
muniti di due torce.
I cunicoli parevano infiniti, ce n’erano a
migliaia e una persona non pratica si sarebbe persa con facilità.
L’oscurità era ovunque e non trapelava alcuna
luce all’infuori di quella delle torce che i maghi avevano con loro.
I tre maghi che li avevano accolti erano
seguiti da Aschcore con la sua possente mole.
Il suo corpo a malapena passava tra quei
cunicoli ma esso faceva in modo di non provocare alcun rumore, pareva un
predatore ben posizionato che stava per avventarsi sulla sua preda.
La compagnia a un certo punto si fermò.
I maghi che li stavano scortando erano
davanti a una grossa porta, si girarono e lo stesso uomo che in precedenza
aveva parlato sussurrò: «Eccoci, dietro questa porta c’è il bosco che ci
interessa. Spunteremo dietro la collina e avremo tutto il tempo di posizionarci
sopra di essa poiché, quando ci muoveremo, l’attacco dei nostri avrà inizio e
nessuno dei nemici si distrarrà dal combattimento. Una volta sulla collina
potrete riprodurre qualsiasi incanto voi desiderate».
Egli guardò ancora una volta il suo orologio
e con un’espressione seria rivolse lo sguardo verso Aschcore il quale annuì.
I ragazzi erano palesemente preoccupati,
consci della situazione si parlavano a bassa voce.
Chaman disse: «Incomincio a essere veramente
preoccupato. Sapete: non mi va di rincontrare gli stessi esseri della scorsa
volta». Anche Hamza era serio e questa volta non rispose all’amico.
Maximilian si accorse che erano intimoriti,
mise la mano destra sulla spalla di Hamza e quella sinistra sulla spalla di
Chaman e disse: «Lo so … È una cosa più grande di noi. Ma ricordate quello di
cui siete stati capaci la scorsa volta, io stesso mi affiderei totalmente nelle
vostre mani; non dobbiamo fare altro che seguire il piano di cui abbiamo
discusso e vedrete che tutto andrà per il meglio».
Di lì a poco furono chiamati dal maestro
Drenk che, facendo attenzione a non far rumori, gli disse: «Ragazzi è ora che
veniate qui davanti; il maestro Aschcore vuole parlare con voi». E loro si
avviarono verso la grossa porta la quale era tutta ricoperta di erba
rampicante.
Si avvicinarono al drago ed egli si rivolse a
loro: «Ci siamo; probabilmente una volta usciti fuori, assisteremo a una
cruenta battaglia. Questi esseri non sono come quelli della scorsa volta, ma
molto più crudeli. Mi raccomando di non staccarvi da noi e tu, Hamza, cerca di
essere nelle mie vicinanze poiché nel momento propizio dovrai esercitare la tua
abilità su uno di loro; io penserò al resto. Dunque al mio segnale blocca con
la telecinesi un essere che voi ci avete descritto, io amplificherò i tuoi
poteri estendendoli per bloccare tutte quelle entità. Di Melkore se ne occuperà
Brot».
Hamza annuì, facendo intendere che avrebbe
fatto del suo meglio; e Aschcore si rivolse a Chaman: «E tu Chaman … Non appena
il segno di cui ci parlavate si palesa, porta via di là tutti i maghi; ci
rivediamo sull’altra collinetta. È lì che riprodurrò l’incanto che ci
permetterà di sconfiggere gli Ithannad».
Chaman rassicurò il drago dicendo: «Può stare
tranquillo, riconfermo che fino a quindici persone riesco a spostarle
istantaneamente e lo farò ai primi bagliori della luce lunare».
Aschcore si rivolse poi a Maximilian: «Max …
Tu sei importante in questa storia; fai molta attenzione e, qualora si presenti
il bisogno, ho necessità che tu mi copra. Usa i guardiani di elemento, loro ci
daranno il tempo necessario».
Maximilian annuì dicendo: «Può contare su di
me; non appena saremo sulla collina riprodurrò l’incanto e cercherò di coprila
come meglio potrò».
Aschcore non aveva ancora finito, si girò
verso tutti e disse: «State pronti, tra poco apriremo la porta e nel momento in
cui usciremo di qui potrebbe succedere qualsiasi cosa».
Egli guardò Drenk e si raccomandò: «Proteggi
i ragazzi a ogni costo». E dopo aver avuto conferma che le sue parole erano
state ascoltate, disse ai maghi che li avevano scortati fin lì: «Apritela». E
loro aprirono quella grande porta, facendo attenzione a non provocare rumori
strani che avrebbero messo in allarme i nemici.
Nello stesso momento si sentì tremare il
terreno e un fischio, come quello provocato dall’attrito di un corpo con la
densità dell’aria, fece la sua comparsa.
Il gruppo alzò lo sguardo al cielo e videro
una notevole quantità di sfere infuocate che si abbattevano sul bosco:
l’attacco dei maghi bianchi dunque era incominciato, quello era un incanto
utilizzato dal maestro Brot.
Aschcore ricordò al gruppo: «Da adesso in poi
rispettate il piano e vedrete che tutto andrà bene». E iniziò a muoversi
cautamente e senza dare nell’occhio uscendo fuori dal cunicolo che li aveva
portati fin lì.
Quando furono tutti usciti s’incamminarono
verso la cima della collina e man mano che salivano, i segni dei combattimenti
erano sempre più evidenti.
Si videro i maghi bianchi dirigersi verso il
bosco dal quale delle urla disumane facevano presagire il tipo di esseri che si
sarebbero trovati di fronte di lì a poco.
I nove erano quasi giunti in cima e di sotto
la battaglia infuriava.
I ragazzi si sforzarono di guardare verso il
basso alla ricerca delle sagome dei loro nemici, ma di essi non c’era nessuna
traccia; c’erano solo i bagliori degli incanti che si susseguivano uno dopo
l’altro.
Nella notte buia e priva di luce lunare,
visto che il cielo era oscurato dalle nuvole, era difficile scorgere qualsiasi
corpo.
Le sfere infuocate che si erano abbattute al
suolo avevano provocato vasti incendi e pareva uno scenario apocalittico.
Maximilian si rivolse ai suoi due amici con
voce bassa: «Ehi ragazzi. Voi vedete qualcosa lì sotto?».
Hamza, tenendo la voce bassa, rispose:
«Assolutamente no».
Anche Chaman fece cenno di non scorgere
nulla.
Lì sotto c’era solo la vegetazione che si
muoveva, segno che qualcuno la stava attraversando velocemente.
Una sfera infuocata si schiantò nel mezzo del
bosco e fu allora che rividero una sagoma a loro nota: nero come la notte e
imperioso come al solito, lì, eretto su quattro zampe, pareva attender le sue prede.
Era uno splendido esemplare della sua razza …
Melkore si riconobbe e, non potendo più nascondersi, dato che tutta la
vegetazione intorno a lui era stata spazzata via, emise un ruggito terrificante
e le sue possenti mascelle si spalancarono facendo risaltare le sue lunghe
zanne torve.
Vicino a lui c’era un piccolo essere, pareva
un uomo ma l’oscurità della notte e la poca illuminazione delle fiamme non
resero possibile la completa visione di esso.
Non lo videro bene anche perché dopo pochi
secondi svanì come per incanto.
Il drago nero eiettò del fuoco dalla sua
bocca e il getto, cosparso a ventaglio, incendiò la flora tutto intorno a lui.
Fu allora che si iniziarono a sentire urla
umane, probabilmente furono colpiti i maghi bianchi.
Aschcore, aumentando il passo, disse:
«Dobbiamo muoverci! Arriviamo alla cima della collinetta e poniamo fine a
questa storia». Tutto il gruppo di maghi, compresi i ragazzi, aumentarono
l’andatura; finalmente furono sulla cima della collinetta e lo spettacolo
diventò ancor più inquietante: il bosco,
totalmente in fiamme, non celava più i loro nemici.
Erano tutti visibili i dieci, com’era stato
detto, ed erano piccoli come degli esseri umani e ricurvi su sé stessi.
Da quella distanza si notava solo che le loro
zampe posteriori erano insolitamente robuste e si vedevano gli aculei lunghi di
cui la loro colonna vertebrale era cosparsa.
La loro testa non era visibile poiché celata
tra le spalle.
Costoro sparivano e apparivano in
continuazione, mietendo vittime tra i maghi bianchi che sorpresi dalla velocità
venivano infilzati all’istante dai loro spuntoni.
Gli Ithannad non avevano alcuna pietà e dopo
che centravano la loro vittima, questa veniva scaraventata lontana come se
fosse spazzatura ingombrante e senza nessun valore.
In pochi minuti il numero dei maghi bianchi
calò vistosamente: quegli esseri stavano facendo egregiamente il loro lavoro.
Un tremore del terreno fece perdere
l’equilibrio alla maggior parte dei maghi sul campo di battaglia i quali si
rialzarono immediatamente.
Melkore fu scaraventato lontano, come se
qualcosa lo avesse colpito.
Si alzò un grosso polverone e la luminosità
del fuoco provocato dagli incanti non bastò per far scorgere al suo interno; la
nuvola densa occultò tutto quello che si trovava al di sotto della collina.
Intanto Maximilian e i suoi amici osservavano
a bocca aperta lo svolgersi della battaglia, ma furono distratti da Aschcore
che gli ricordò: «Ragazzi, non vi distraete! Adesso viene il bello e senza di
voi non possiamo dare seguito al nostro piano».
I tre lo guardarono e annuirono, poi si
raggrupparono tutti assieme.
Aschcore, intanto, si preparava a riprodurre
il suo incanto.
Il drago dalla folta chioma guardò Chaman e
annuì.
Il piccolo, di rimando, chiuse i suoi piccoli
occhi facendo intendere di aver capito.
Aschcore in seguito fissò anche Hamza e
Maximilian che risposero alla stessa maniera di Chaman.
Fu allora che Aschcore si concentrò sulla
battaglia che si stava svolgendo sotto di loro.
La nuvola di polvere era sparita e la sagoma
di Brot si vide chiaramente.
Melkore era steso al suolo e gli Ithannad
continuavano a fronteggiare i maghi bianchi che si trovavano in grande
difficoltà: la metà di loro era già stata sconfitta.
Il drago nero si alzò repentinamente e tentò
di contrattaccare, ma le forze dei due draghi si equivalevano e nessuno dei due
riusciva a prendere il sopravvento sull’altro; si scambiavano colpi e tra un
ruggito e l’altro cercavano di porre fine alla disputa in modo definitivo.
Sulla collina la vista questa volta fu nitida
anche grazie ai fuochi accesi un po’ dovunque; i suoi occupanti riuscivano a
distinguere tra i maghi bianchi e quegli esseri orripilanti che stavano facendo
strage dei loro avversari e fu chiaro che la situazione era grave: l’incanto
andava fratto quanto prima.
Aschcore si apprestò a riprodurlo, ma il
drago e gli occupanti della collina furono notati da alcuni Ithannad che
alzarono lo sguardo verso essa.
Le creature magiche, alleate dei maghi
bianchi, comparvero improvvisamente e caricarono verso i nemici.
Essi colpirono dal lato destro del bosco e
come un’onda travolsero gli Ithannad, ma purtroppo non riuscirono a colpirne
nemmeno uno poiché questi continuavano a scomparire e ricomparire a loro
piacimento.
La battaglia si tramutò presto in uno scontro
cruento dove ognuno dei contendenti colpiva con tutte le sue forze.
In alto intanto, ciò che era stato predetto
fece la sua comparsa: uno spiraglio tra le nuvole fece sì che la flebile luce
lunare colpisse proprio la collinetta sulla quale i nostri amici si erano
posizionati.
In quel momento le parole di Isak tornarono
alla mente di Chaman: «Al primo bagliore
lunare, porta lontano tutte le persone che sono vicino a te».
Chaman si precipitò verso il gruppo che si
era unito in un unico posto proprio in previsione di quel momento e quando fu
in mezzo a loro l’ambiente circostante iniziò a diventare impalpabile; anche il
drago dalla folta chioma iniziò a schiarirsi.
I ragazzi, attirati da uno strano rumore,
alzarono gli occhi al cielo e videro un’enorme mano che stava per abbattersi su
di loro.
Un grande boato echeggiò nell’ambiente: era
stato l’attrito di quella grossa mano, che schiantandosi sulla collinetta aveva
alzato un gran polverone.
Il gruppo si vide attraversare da essa e
capirono che Chaman aveva fatto appena in tempo a trasportarli via di lì.
L’ambiente fu presto rimpiazzato da uno
simile, ma con più rovi e flora.
Da lì, i nove, assistettero alla triste
scena: sulla montagna da loro occupata precedentemente c’era una grossa mano
con alle estremità degli artigli robusti e affilati.
La sua pelle era inesistente e i suoi muscoli
erano esposti direttamente all’aria.
Quella mano venuta fuori dall’oscurità aveva
schiacciato tutto quello che si trovava sulla collina.
I maghi portati via di lì si chiesero dove
fosse finito Aschcore.
Un tremore del terreno preannunciò la
comparsa del drago che spuntò dal sottoduolo.
Il drago guardò il gruppo e rivolgendosi ad
Hamza chiese: «Pronto ragazzo?».
Hamza rispose: «Certo».
Di seguito Aschcore si rivolse a Maximilian:
«Max … Coprici le spalle!».
Maximilian non se lo fece ripetere due volte
ed esclamò: «Ianĭtōris dies elementum: in fidem accipio omnis!».
Quattro
entità elementali si materializzarono ai lati del gruppo appostato sulla
collinetta.
Le
quattro entità presero presto la forma di centurioni armati di tutto punto con
spada e scudo, ognuno di elemento diverso: acqua, terra, fuoco e aria.
Essi
si posero a difesa di Maximilian e di tutto il gruppo dei maghi bianchi.
Aschcore
si apprestava a riprodurre l’incanto il quale avrebbe creato la dimensione
parallela dove gli Ithannad sarebbero stati trasportati.
Le
creature oscure però, non avevano rinunciato a colpire il drago e i suoi
compagni e tre di loro si allontanarono dalla battaglia dirigendosi verso il
gruppo facendosi largo tra i rovi di cui la collina era piena.
La
flora veniva smossa al loro passaggio e fu allora che un’altra visione apparve
agli occhi dei maghi bianchi.
Nell’oscurità
si celava un viso terrificante che uscì da essa sovrapponendosi alla mano che
aveva tentato di schiacciare i maghi e la visione di quell’essere fu chiara a
tutti i combattenti che sul campo lottavano per la propria sopravvivenza.
Due
corna precedevano una faccia scarna e priva di pelle, i suoi occhi erano rossi
come il sangue e i suoi muscoli erano pregni di liquido rosso.
La
sua bocca si spalancò e delle fauci aguzze e minacciose fecero la loro
comparsa; di seguito si girò verso la collinetta non lontana di lì dove le sue
prede avevano trovato rifugio, staccò la mano da terra e si preparò per colpire
anche l’altra altura.
I
tre Ithannad intanto, avevano ingaggiato una strenua battaglia contro le
creature evocate da Maximilian.
La
situazione era critica; quell’essere poderoso, insieme agli Ithannad, li
avrebbero spazzati via se non avessero riprodotto quell’incanto e fu allora,
mentre l’enorme creatura era in procinto di colpire con la sua mano nuovamente
l’altura dove Maximilian e i suoi amici si erano rifugiati, che un ruggito
seguito da parole intraducibili si udirono e l’intera zona divenne ancor più
oscura.
Dopo
pochi istanti l’ambiente in cui si stava svolgendo la battaglia mutò.
Gli
alberi erano spariti, come anche i fuochi provocati dai vari incanti fatti dai
maghi.
Tuttavia
il problema degli Ithannad ancora non era stato risolto; infatti quegli esseri
continuavano a combattere e mietere vittime poiché nessuno era riuscito a
colpirne nemmeno uno.
Aschcore
si avvicinò repentinamente ad Hamza e gli disse: «Ragazzo è il momento di usare
il tuo dono! Presto, guarda uno di loro e bloccalo; al resto ci penso io».
Un
ruggito li disturbò, proveniva da lì vicino ed era Melkore che, avendo capito
cosa stava accadendo, cercava di impedire che facessero la loro magia.
Il
drago nero caricò verso Aschcore e gli altri, ma Brot con la sua possente mole
si pose tra lui e il suo obiettivo, tentando di colpirlo con la sua poderosa
coda senza ottenere risultati poiché il drago nero riuscì a schivarla.
Il
drago di ferro tuonò: «Presto! Questo è il momento di fare ciò per cui siamo
venuti».
Maximilian,
vicino ad Hamza, lo incoraggiò dicendo: «Forza Hamza! Contiamo tutti su di te».
E il ragazzo che cercava di concentrarsi fece notare: «Se continuate a farmi
fretta, di certo non mi aiutate. Cercate di tenere lontano sia il drago nero
sia quei cosi».
Hamza
chiuse i suoi occhi per poi riaprili e fissare un essere non lontano di lì il
quale stava lottando con un centurione fatto di elemento fuoco e che lo stava
mettendo in difficoltà nonostante la sua velocità.
Poi
d’improvviso l’Ithannad iniziò a fluttuare in aria e lo stesso essere pareva
sorpreso di quanto stava accadendo.
L’Ithannad
si era alzato di quasi dieci centimetri dal terreno, giusto quanto serviva per
renderlo inoffensivo ed egli tentò di muovere le sue gambe in cerca di un
appoggio per sfuggire così alla presa di cui era prigioniero; ma fu tutto
inutile: era immobilizzato.
Aschcore
si apprestò a formulare parole incomprensibili e dalla sua possente corporatura
sprigionò un alone di luce che man mano si propagò in tutto l’ambiente.
Gli
esseri che tanto incutevano paura furono immobilizzati all’istante, lo stesso
Melkore fu bloccato a mezz’aria, incapace di fare il benché minimo movimento.
Fu
in quel momento che tutti i maghi presenti, con la collaborazione degli esseri
magici accorsi in loro aiuto, sferrarono l’attacco volto alla decapitazione
degli Ithannad.
In
meno di un minuto dall’inizio dell’incanto tutti gli esseri furono soppressi e
i maghi bianchi, che impugnavano le loro spade elementali, iniziarono a gioire
per il risultato ottenuto.
Anche
gli Ithannad che stavano combattendo contro i centurioni furono abbattuti e lì,
al suolo, i ragazzi videro per la prima volta le loro teste: la forma era
ripugnante.
Erano
esseri umani ridotti in quello stato solo per attingere a più potere, che
oltretutto li aveva portati alla morte.
I
loro occhi erano grandi e sproporzionati, occupavano circa metà della faccia.
Gli
Ithannad erano privi di narici e avevano la dentatura completamente esposta
senza la pelle che la ricoprisse.
Le
orecchie erano enormi, simili a quelle dei pipistrelli ed erano privi di
capelli.
Il
loro colore era grigio scuro.
Melkore
era sospeso in aria, immobile attendeva il verdetto dei suoi fratelli.
Finalmente
anni di soprusi sarebbero stati vendicati; tutti si avvicinarono a Brot che lì
davanti a Melkore osservava direttamente il fratello negli occhi.
A
lui si avvicinò anche Aschcore che affermò: «Sembra che sia andato tutto per il
meglio».
Il
drago si guardò attorno e poi si rivolse a Melkore: «Fratello … Nonostante ti
sia schierato dalla parte del male, ti farò per un’ultima volta una domanda. È
tuo desiderio insistere su questa scelta?».
Dal
drago nero sospeso in aria non provennero altro che versi; i versi di un essere
imprigionato e consapevole della sua sconfitta.
Egli
poi rispose a quella domanda: «Mai! Non servirò mai gli esseri umani. Loro sono
il veicolo col quale i demoni sono arrivati nei nostri mondi e di certo non
cambieranno. La sete di potere dell’uomo è infinita ed è disposto a qualsiasi
cosa per ottenerlo». Seguì una sua domanda diretta ai fratelli: «Siete sicuri
di fare la cosa giusta? Questi indegni esseri vi tradiranno non appena saranno
in grado di fronteggiarvi. È già successo una volta e succederà ancora; volete
che la nostra razza si estingua?».
Brot
dapprima tirò un sospiro, poi ribatté: «Mi meraviglio di te fratello … Tu eri
destinato a diventare uno dei più grandi celestiali che la nostra razza avesse
mai avuto, guardati invece cosa sei ridotto: reietto al servizio dei demoni
senza alcuna pietà. A ogni modo sei tu che ti sbagli … La nostra razza non
scomparirà, continuerà a vivere ancora per millenni e lo farà accanto all’uomo
col quale ricaccerà i demoni al loro posto».
La
risata di Melkore si sentì per tutto l’ambiente e tutti ascoltarono la sua
risposta: «Siamo stati troppo indulgenti con questa misera razza; guardali
adesso cosa sono diventati. Gli abbiamo insegnato l’arte magica, li abbiamo protetti nei secoli e
siamo stati ripagati adeguatamente. Ebbene! Io vi dico che oggi la mia vita
terminerà, ma voi, stolti esseri idealisti, perirete due volte traditi da
costoro. Ah! Ah! Ah!».
Melkore,
incurante della situazione, continuava a ridere dimostrando di essere uscito di
senno.
I
due draghi si guardarono e tra loro ci fu un tacito accordo.
Brot
si preparò per dare il colpo di grazia al fratello …
La
sua coda si levò in aria come se l’intenzione del drago di ferro fosse quella
di trafiggere il drago nero con essa; la puntò verso di lui ma in quell’istante
un lume apparve nel cielo cupo della dimensione da loro creata.
Una
mano, la stessa che aveva tentato di schiacciare Maximilian e tutto il gruppo
sulla collina, afferrò il drago nero e lo strappò letteralmente dal posto
trascinandolo via e scomparendo dietro la fessura aperta la quale si rinsaldò
subito dopo.
Melkore,
ancora una volta, era riuscito a fuggire; questa volta il demone lo aveva
aiutato penetrando nella dimensione alternativa e portandolo via.
Aschcore
fu il primo a parlare dicendo: «Melkore continua a scappare. Non è destino che
noi lo uccidiamo». Si rivolse verso Brot e asserì: «Fratello, sei troppo
indulgente; oserei dire più di me. Melkore non può essere recuperato, è dunque
necessaria la sua soppressione. Al tuo posto lui non avrebbe esitato; lo sai?».
Brot
annuì, poi aggiunse: «Lo so. Ma è come se qualcosa mi dicesse che il suo ruolo
in questa storia ancora non è finito». Si fermò un attimo e in seguito affermò:
«È ora di parlare ai sopravvissuti». Si girò e vide che degli ottanta maghi
bianchi solo una trentina erano rimasti in vita.
Lo
stesso valeva per gli esseri magici loro alleati: la metà era caduta in
combattimento.
Il
suo sguardo si posò sui corpi degli Ithannad e i ricordi lo portarono ai giorni
in cui lui era un giovane drago, giorni in cui
subirono gli attacchi di quegli esseri.
Quel
giorno avevano compiuto un’impresa che si sarebbe tramandata alle generazioni
future come il giorno in cui gli Ithannad, esseri spietati e invincibili sulla
terra, furono sconfitti e messi in condizioni di non nuocere più.
Il
drago fu sollevato: quegli esseri non potevano più seminare morte e allo stesso
tempo i demoni avevano perso dei potenti alleati.
Le
loro schiere iniziavano ad assottigliarsi e, anche se consapevole che la strada
per la fine di quella guerra era ancora lunga e difficile, in cuor suo sapeva
che il risultato finale era scontato.
Le
facce di tutti erano rivolte verso i due draghi.
I
maghi erano sporchi, infangati ed esausti per via del combattimento appena
finito; anche i ragazzi parevano sofferenti e fu allora che il drago con le
scaglie di ferro si rivolse a tutti dicendo: «Signori … La battaglia è vinta!».
Le
spade dei maghi si levarono al cielo, ognuna era fatta di un elemento diverso;
ne derivò uno strano effetto visivo fatto di svariati colori.
Anche
le creature magiche levarono al cielo le loro armi in segno di vittoria.
Poi
ritornò il silenzio e il drago di ferro continuò: «Oggi abbiamo sconfitto
esseri ritenuti tra i più potenti in circolazione. Questo non vuol dire aver
vinto la guerra, ma di certo abbiamo inferto un duro colpo alle forze oscure.
Loro non si fermeranno e quello cui abbiamo assistito questa sera ne è la
dimostrazione. Un demone si è scomodato appositamente per partecipare alla
battaglia ed è un segno tangibile della loro paura. Dobbiamo continuare ed
essere determinati più di prima!».
Un
ultimo grido si levò da tutto il gruppo che però fu interrotto dallo stesso
Brot: «Il nostro pensiero va a chi non ce l’ha fatta e alle loro famiglie». E
dopo un attimo di silenzio seguì una sua
raccomandazione: «Nessun corpo dovrà essere lasciato al suolo; recuperateli
tutti e curate i feriti una volta sciolto l’incanto». Si girò verso Aschcore
dicendogli: «Adesso puoi riportarci indietro».
Un
mago in quell’istante domandò: «Quell’essere che ci ha attaccato sarà ancora
lì?».
Il
drago di ferro rispose: «Non preoccupatevi … Quell’essere altri non era che
Adrammalech in persona. Egli non può fronteggiarci poiché non ha ancora assunto
il suo vero aspetto e, anche se è molto vicino alla sua forma, allo stato
attuale è vulnerabile e di certo non rischierà di essere ucciso. A quest’ora si
sarà allontanato, andandosi a rifugiare lì dove nessuno di noi potrà trovarlo
fino al momento in cui la sua metamorfosi sarà terminata».
Appena
finito il suo discorso, fece un cenno verso Aschcore il quale capì che poteva
riportare tutti indietro ed egli così fece: delle parole incomprensibili
echeggiarono in quel luogo e l’ambiente che li circondava ritornò pian piano lo
stesso che avevano lasciato poco prima.
Un saluto a tutti i lettori; noi ci
risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva”
il 13° capitolo).
