La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
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Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

venerdì 4 settembre 2015

Maximilian Arsltain “il canto dell’arcangelo”; 12° capitolo da leggere online.

Il dodicesimo capitolo è quello che ho letto di meno (solo tre volte) e mi è sembrato che possa andar bene.
È ovvio che la stanchezza inizi a farsi sentire … Spero, pertanto, di non aver tralasciato refusi.
In questo capitolo sono state tagliate molte descrizioni, soprattutto del demone, poiché alla fine ho ritenuto che alcune scene non fossero appropriate; ci sono, comunque, descrizioni che tendono all’horror e che riguardano il demone in questione (descrizioni corporee tipo corpo senza pelle e con i muscoli esposti).
Buona lettura:




CAPITOLO 12
SCONTRO


La campanella annunciò la ripresa delle lezioni e gli studenti si avviarono verso le proprie classi; così fecero anche Isak e Gerard assieme a Corine, Sara e le loro amiche.
I ragazzi entrarono nella classe e vi trovarono di già sia Maximilian sia il resto della combriccola.
Si avvicinarono a loro per sincerarsi delle condizioni di Maximilian e, quando furono vicini, Gerard gli domandò: «Max tutto bene?».
Maximilian lo tranquillizzò: «Sì Gerard; mi hanno dato qualcosa per attenuare il dolore. Adesso è quasi scomparso». In verità dire quella bugia pesò tantissimo a Maximilian ma d’altro canto non aveva scelta: quello che si apprestavano a fare di certo non era alla portata di tutti.
Di lì a poco arrivò il maestro Drenk.
Il mago aprì il libro di testo e disse: «Ragazzi, aprite il vostro libro a pagina dieci». E dopo pochi minuti, iniziò la sua lezione.

***

Nei sotterranei …

I due draghi discutevano di come agire.
La voce di Brot echeggiò nella sala: «I preparativi sono quasi ultimati. Ci rimane solo da capire dove attaccheranno».
Aschcore gli rispose: «Tra poco dovrebbero arrivare i maestri con i quali definiremo come schierarci sul campo; ma prima voglio ricordarti di non sforzare oltre le tue capacità magiche. Sai bene che il tuo corpo non può sopportare sforzi enormi in continuazione, lascia a me l’incanto più dispendioso. Tu blocca Melkore e per quanto riguarda gli Ithannad … Ci penseranno i maestri; in fondo si tratta solo di pochi minuti, giusto il tempo che io riproduca la magia. Dopo di che saranno bloccati e noi potremo dargli il colpo di grazia».
Dal luogo dove c’era il grosso portone si sentirono alcuni tonfi e si udì lo scricchiolio che fece presagire la sua apertura.
Si sentì poi una voce: «Siamo arrivati».
I sei maestri erano di fronte ai draghi e, quando furono entrati ed ebbero richiuso la porta, Brot gli chiese: «Allora … Che novità ci portate?».
Astral si fece avanti e con voce decisa rispose: «Non siamo sicuri di dove si trovino, ma secondo alcune informazioni ci sono state alcune sparizioni sospette presso un bosco nella zona Slovacca».
Il drago di ferro annuì e poi aggiunse: «Capisco; non avendo nessun’altra indicazione, suppongo che sia quello il posto dove si faranno vivi. Ma ditemi … Abbiamo informazioni sulla conformazione del territorio?».
Il maestro Wotan si rivolse ai draghi: «Sì, abbiamo informazioni sufficienti a riguardo. Tra noi ci sono maghi che provengono da quel posto e conoscono bene il territorio; essi hanno già provveduto ad avvisare i maghi presenti nella città e secondo le ultime informazioni, stanno procedendo a portare in salvo più persone possibili tramite passaggi segreti preesistenti in città».
Il drago affermò: «Bene».
Aschcore si rivolse a Wotan: «Ho bisogno di informazioni precise e di una guida che mi porti nel posto più appropriato ove riprodurre l’incanto».
Il maestro interpellato, con i dovuti modi, gli rispose: «Ci siamo di già organizzati. Con lei verranno dieci maghi bianchi e un mago cresciuto in quella città. Servendoci di passaggi sotterranei, rifugi della seconda guerra mondiale dimenticati, sarà possibile raggiungere la postazione che è stata indicata come migliore posizione da occupare; direttamente alle spalle dei nemici».
Aschcore proferì: «Siamo a un buon punto; io mi occuperò di portarvi in un'altra dimensione. Lì, bloccati gli Ithannad, fate strage di loro e … Melkore non dovrà uscirne vivo». Poi, girandosi verso il fratello, continuò: «Con me verranno Maximilian, Hamza, Chaman e Drenk; quest’ultimo si occuperà della sicurezza dei tre ragazzi e se le cose si mettessero male, avrà il compito di portarli in salvo».
Il maestro Drenk fu d’accordo e assicurò che i tre, in caso di necessità, sarebbero stati trasportati immediatamente dove concordato.
Brot disse: «In tutto schiereremo sul campo ottanta maghi bianchi; coloro che andranno con Aschcore si posizioneranno alle spalle del nemico, mentre noi li terremo occupati. Questa azione dovrà essere organizzata in sincrono, poiché un solo secondo di ritardo vorrà dire disfatta, data l’abnorme velocità che raggiungono gli Ithannad. Dall’attacco frontale al loro trasporto nell’altra dimensione ci dovranno essere al massimo sessanta secondi di differenza».
Nella sala tutti fecero cenno di aver capito …
Il drago dalla folta chioma incominciò a muoversi e il grosso groviglio incominciò a sciogliersi facendo sì che la forma del suo corpo allungato si potesse vedere chiaramente.
Egli, mentre si  muoveva, disse: «Anche i miei aiuteranno in questa battaglia. Ho dato ordine a Vorabor di allestire un battaglione che conta un centinaio di esseri magici. Loro attaccheranno sul fianco destro del nemico, cercando di non fargli capire da dove arrivano gli assalti oltre che a nascondere le nostre vere intenzioni. Tutti sono stati avvertiti sulle entità che ci apprestiamo a combattere e delle loro capacità, persino sull’unico modo di sopprimerli».
Il drago si avvicinò ai maestri e gli chiese: «Suppongo che abbiate disegnato una cartina del posto che indichi dov’è ubicato il bosco. Potreste mostrarmela?».
Astral mise la mano sotto la tunica bianca e attraverso un’apertura, situata sul petto, tirò fuori un rotolo delle dimensioni di un foglio A4; lo dispiegò e lo mostrò al drago.
Dopo solo pochi istanti egli disse: «Va bene, l’ho memorizzata. Ora posso andare per organizzare i miei …». Ma nella sala un evento inatteso interruppe il suo discorso.
Una luce abbagliante comparve dal nulla e si fermò davanti a loro; da essa provenne una voce che affermò: «L’avvistamento è confermato. Il posto è quello di cui abbiamo discusso prima del mio invio a visionare il posto. Sparizioni di uomini, unite alla totale scomparsa degli animali, compresi gli uccelli di cui il posto era pieno, ci hanno insospettito. Abbiamo inviato uno scoiattolo stregato e i suoi  occhi hanno proiettato nei nostri cervelli la visione orrenda di quegli esseri mimetizzati con la natura. L’ultima immagine che abbiamo di loro è quella del litigio per sbranare lo scoiattolo».
I presenti sgranarono gli occhi, i draghi invece si guardarono per un  attimo e Brot asserì: «Abbiamo la conferma della loro ubicazione. Muoviamoci e fermiamoli prima che facciano ulteriori danni».
Astral recitò un incanto e un lume di pari lucentezza a quello scomparso apparve dinanzi a lui.
La luce si tuffò nel terreno e scomparve in esso.
Il mago in seguito si rivolse ai due draghi e ai suoi colleghi dicendo: «Ho avvisato i nostri dell’avvenuta consegna del loro messaggio e di attenersi agli accordi presi».
In quel momento si avviarono ognuno verso la propria destinazione.
Per le scale, durante la loro risalita, i maestri discutevano degli ultimi accorgimenti da prendere; infatti, c’erano da considerare un sacco di cose: in primis l’organizzazione dell’accademia e come comunicare alla scolaresca che sicuramente all’indomani non ci sarebbe stata lezione.
Loky comunicò ai colleghi di aver già avvertito sia i censori, sia i collaboratori di tutta l’accademia e che aveva dato loro mandato di appendere gli avvisi nelle bacheche della sala magna.
«Questa sera tutti i nostri collaboratori si metteranno al lavoro e faranno in modo di far girare la notizia». Disse Loky.
I maghi si radunarono nella saletta dove di solito discutevano e Dian chiese: «Gli altri maghi sono stati avvisati?».
Astral confermò dicendo: «Tutti avvisati da me personalmente». Poi guardò l’orologio e continuò: «L’appuntamento è alle sette in punto; di sotto, presso la grossa stanza all’entrata del cimitero. Lì ci riuniremo tutti, compreso i ragazzi, e dopo aver fatto un breve discorso partiremo alla volta della città. Un’ultima cosa … È importante portare con noi almeno due medici; cureranno i feriti».
Tutti annuirono e poi si dileguarono.

***

Nel frattempo, nella loro camera, i ragazzi discutevano della giornata appena trascorsa.
Gerard chiese agli amici come l’avevano vissuta e, a turno, parlarono del loro punto di vista.
Venne il momento di dedicarsi ai compiti e ognuno si mise comodo sulla sedia, di fronte alla propria scrivania e con le penne in mano.
I libri erano spalancati e tutti si adoperarono per terminare i compiti in tempo per la cena.
Le ore passarono in fretta e Maximilian notò che erano di già arrivate le sei: il suo cuore batteva forte; di tanto in tanto scambiava delle occhiate con Chaman e Hamza, anch’essi preoccupati visibilmente.
I tre non avevano fatto alcun compito, il loro pensiero era rivolto all’incontro con quegli esseri e ai pericoli a cui si stavano esponendo.
D’un tratto quel silenzio fu interrotto da Isak.
Lui si avvicinò a Maximilian e si sedette accanto alla sua scrivania, lo guardò per poi dirgli: «Allora Max … Ti vedo preoccupato».
Maximilian smentì le sue affermazioni, ma Isak fece capire che il loro volto dimostrava quanto lui aveva appena detto.
In quel momento si sentì bussare, la porta si aprì e Corine e Sara entrarono nella stanza.
Corine si rivolse ai ragazzi chiedendo: «Disturbiamo?».
I ragazzi risposero: «No, assolutamente».
Le due ragazze entrarono nella stanza per poi proporre: «Allora, come ci eravamo accordati, siamo passate per andare assieme a mensa. Siete pronti?».
Maximilian, Hamza e Chaman si guardarono a vicenda e dalle loro espressioni si capiva che erano in palese difficoltà.
Mancava poco all’appuntamento con i maestri e loro non sapevano proprio come allontanarsi da Isak e Gerard, per non parlare delle ragazze; di certo non potevano dire dove si sarebbero diretti di lì a poco.
Isak, però, anticipò tutti e rivolgendosi alle ragazze, sapendo che Gerard aveva un  debole per Corine, disse: «Ascolta Corine, voi iniziate ad andare; magari per adesso scende solo Gerard a farvi compagnia. Io cerco di aiutare questi tre testoni, visto che non hanno fatto alcun compito».
Gerard si avvicinò, così come fecero le loro amiche, e diedero un’occhiata ai loro quaderni.
Tutti notarono che effettivamente non avevano fatto niente e a Gerard venne spontaneo domandare: «Ma possibile che non abbiate fatto i compiti durante tutto questo tempo?».
Isak gli rispose: «Lascia perdere; sarebbe come lavare la testa all’asino con il sapone». Si fermò un attimo, fece un sospiro, e propose: «Andate pure, io finisco di aiutare i ragazzi e subito dopo vi raggiungiamo».
Le due ragazze concordarono su quanto detto da Isak e lo stesso fece Gerard che colse l’occasione per stare assieme a Corine.
Egli si rivolse a Maximilian e disse: «Va bene, vi lasciamo in compagnia di Isak che vi darà una mano. Spero però, che non ci facciate l’abitudine». E si avviò con Corine e Sara verso l’uscita.
Le due ragazze salutarono e richiusero la porta dietro di loro, ovviamente in compagnia di Gerard.
Nella camera rimasero i tre che dovevano raggiungere i maestri e Isak; quest’ultimo aspettò che la porta si chiudesse e poi esclamò: «Va bene! Possiamo finire di fare la recita».
I tre si guardarono in faccia stupiti, poi Hamza gli chiese: «Cosa?».
Isak ribadì: «Avete capito bene … Possiamo smetterla di recitare».
Maximilian gli chiese cosa volesse dire: «Cosa intendi per recitare?».
Isak, con la tranquillità che lo aveva sempre contraddistinto, riaffermò: «Possiamo smettere di dirci bugie l’un l’altro». Si fermò un attimo, poi continuò a parlare: «Beh … Visto che non vi decidete, allora parlo io. Primo … Non mi guardate con quelle facce».
I ragazzi lo guardavano infatti strabiliati, non immaginavano minimamente quello che stava per dirgli; poi si concentrarono sulle parole di Isak: «Secondo … So tutto quello che sta succedendo».
Maximilian affermò: «Possibile».
Isak confermò: «Esatto … Possibilissimo».
Chaman gli chiese: «Come hai fatto a scoprirlo?».
Isak fece il misterioso e non volle spiegare come era venuto a conoscenza di quelle informazioni; volle però parlare della situazione e dimostrò che conosceva tutto nei minimi particolari con il suo discorso: «State per incontrare degli esseri potenti e senza cuore. Tra loro ci sarà anche un drago di colore nero, la sua testa pare quella di un serpente con delle zanne affilatissime e il suo corpo possente ha delle ali inutilizzabili poiché scarne; vi darà molti problemi. Ma il problema più grosso sono quegli esseri … In tutto dieci».
I tre furono sempre più stupiti dalle sue parole e allora Maximilian disse: «Non è possibile che tu sappia così tanti particolari».
Isak, però, continuò senza dire come facesse a sapere tutto: «Sono cinque giorni che medito di parlare con voi di questo. Vi ho aiutato con Gerard, portandolo con me, in modo che potevate scendere dai maestri per organizzarvi e vi sto aiutando tuttora, tenendolo all’oscuro di quel che accade. Ovviamente lo stesso discorso vale per le ragazze. Allora … Vi dicevo di quegli esseri … Statemi bene a sentire, poiché queste informazioni vi saranno d’aiuto: si tratta di dieci esseri della grandezza di un uomo, pressappoco. Ricurvi su sé stessi e con gambe anteriori muscolose; hanno aculei lunghi circa un metro su tutta la spina dorsale. Si spostano su quattro zampe, cioè utilizzano piedi e mani per correre e lo fanno in maniera repentina, scomparendo all’improvviso. Attaccano cercando di trafiggere con gli aculei che posseggono, quasi uguali a quegli degli Istrici, ma più lunghi e intrisi di una sostanza violacea: suppongo si tratti di veleno. Trafiggono i loro obiettivi e li lasciano agonizzanti sul terreno. Della loro faccia però, non vi posso dire poiché non l’ho vista ...».
Isak fu interrotto da Hamza che esclamò: «Cosa! Li hai visti?».
Isak non fece altro che tranquillizzarli: «Vi prometto che, una volta terminata questa storia, vi spiegherò come ho fatto ad avere queste informazioni; ma desso ascoltate: i loro muscoli sono voluminosi e privi di pelle, pertanto si nota tutta la loro struttura. Questo vale sia per le parti posteriori sia le parti anteriori. In più posseggono una coda esile e appuntita, anch’essa viene usata per trafiggere data la sua lunghezza».
Maximilian, sempre più sorpreso, gli chiese: «Allora suppongo tu sappia che fra poco noi dovremo raggiungere i maestri».
Il ragazzo di fronte a loro annuì e rispose: «Sì, lo so. Alle diciannove in punto voi vi ritroverete nei sotterranei in una grossa stanza. Di lì partirete verso la vostra destinazione. Quello di cui volevo mettervi al corrente è questo … Quando vi trasporterete nei pressi della città, vi incamminerete tra cunicoli sotterranei; fin lì andrà tutto bene e non sarete scoperti. Quando sarà calata l’oscurità, vi posizionerete su una collinetta; di fronte a voi avrete la città con le sue splendide luci di tanti colori, dietro di voi avrete il bosco. In mezzo, tra i maghi bianchi e voi, ci saranno dei nemici; vi sarà una tremenda battaglia, poi un segno: le nuvole che oscurano il cielo si apriranno all’improvviso e la luce lunare illuminerà il campo di battaglia. In quell’istante si decideranno le sorti della battaglia».
Maximilian guardava con gli occhi sgranati l’amico, aveva cambiato modo di parlare e pareva sicuro di quel che diceva.
In quell’istante Maximilian udì la solita voce: «Quello che dice il ragazzo risponde a verità. Vi ha descritto le sembianze degli Ithannad incluse le loro caratteristiche di attacco. Lo so bene poiché mi son scontrato con loro: ascoltatelo con attenzione». In seguito quella voce non parlò più.
Maximilian, consapevole che Isak gli stava dicendo la verità, fece una domanda all’amico: «Cosa intendi con: in quel momento si deciderà la sorte della battaglia?».
Isak spiegò: «Quello sarà il momento cruciale dello scontro; non posso dirvi cosa succederà di preciso, ma so come evitare il peggio». Si girò verso Chaman e gli disse: «Chaman, tu avrai un ruolo importantissimo in questo combattimento; ascolta con attenzione e, ti prego, fa esattamente quello che ti dico quando saranno visibili i segni. Anzi … Non appena iniziano».
Chaman annuì e tranquillizzò tutti dicendo: «Sapete bene che quando si tratta di cose serie, potete fidarvi di me. Farò tutto quello che è in mio potere per supportare i miei amici».
Isak allora continuò esplicando: «Ricorda bene Chaman: quando i primi raggi della luce lunare s’inizieranno a vedere, tu dovrai trasportare tutto il tuo gruppo repentinamente via di lì. Non pensare ad altro che a spostarti di lì, con voi dovrà venire anche il drago dalla forma di serpente o la vostra missione fallirà».
Le facce dei tre assunsero un’espressione preoccupata, ma Isak ancora non aveva finito di dare istruzioni e dunque aggiunse: «Accanto a voi, sulla destra, ci sarà una piccola collinetta piena di arbusti. Lì dovrai trasportarli ed è in quel posto che il drago eseguirà il suo incanto». In  seguito Isak, con tono deciso e serio, ribadì: «Se non vi sposterete di lì morirete tutti, incluso il drago. Pertanto Chaman … Il tuo dono ancora una volta sarà d’aiuto; sfruttalo al pieno delle tue capacità».
Il ragazzo si fermò un attimo e poggiò una mano sulla spalla a Chaman, nel frattempo  guardò Hamza e Maximilian e li salutò dicendo: «Io non posso fare più di questo; seguite le mie istruzioni e vincerete la battaglia. Ne sono certo … Ma adesso, devo occuparmi di Gerard; a lui ci penso io, anche a tenerlo buono quando si accorgerà del vostro ritardo. Voi concentratevi unicamente su quello che state per fare e mi raccomando: quando i segni da me descritti inizieranno, filate via dalla collinetta».
Isak abbracciò i ragazzi e fece un cenno con il capo come per dire: “ in bocca al lupo”; si girò e passò la porta, richiudendola dietro di sé.
Nella stanza erano rimasti in tre, guardarono l’orologio e in seguito iniziarono i preparativi per raggiungere il luogo dell’incontro.
Tutti e tre prepararono uno zainetto con dentro generi di prima necessità poiché non sapevano quanto tempo si sarebbero assentati.
Quando i preparativi furono terminati i ragazzi si diressero verso la porta, l’aprirono e uscirono nel corridoio richiudendola dietro di loro; come al solito i corridoi erano pieni di studenti, alcuni si dirigevano verso la ricca biblioteca per approfondire gli studi, altri verso la sala mensa per consumare la cena.
I ragazzi si avviarono verso il luogo dell’incontro e lungo la strada udirono un annuncio proveniente dai megafoni piazzati in svariati punti dell’accademia.
“Attenzione!”, recitava una voce maschile; “C’è un comunicato per tutti gli studenti dell’accademia”.
Ci fu un attimo di pausa durante il quale tutti gli studenti che in precedenza percorrevano i corridoi dello stabile si fermarono e si zittirono.
La voce continuò dicendo: “Dietro mandato dell’intero corpo insegnanti, viene comunicato che domani le lezioni non si svolgeranno regolarmente, pertanto: per tutto il giorno le aule rimarranno chiuse. Per chi volesse ulteriori informazioni, in bacheca, nella sala magna, è stato appeso un volantino ove si potrà leggere la data in cui riprenderanno le lezioni”.
La voce poi tacque e nei corridoi s’iniziarono a sentire i primi commenti: «Cosa sarà successo?»; oppure: «Come mai quest’improvvisa pausa?»; e ancora: «Questo è il secondo anno che avviene una cosa simile!»; ma tutti non potevano immaginare che tre alunni del secondo anno si stavano per battere contro entità spietate.
Chaman, Hamza e Maximilian si guardarono in faccia, annuirono, poi aumentarono il passo; tutti e tre volevano arrivare al più presto nel luogo stabilito.
I tre attraversarono la sala magna, dove videro la calca dei ragazzi intenti a leggere l’avviso e sentirono ancora dei commenti.
«Cosa? Le lezioni riprenderanno dopodomani!». Affermò una voce.
Loro non si fermarono e continuarono a camminare per raggiungere i maestri.
I tre bussarono alla porta che delimitava lo spazio riservato agli insegnanti dell’Asilum e ad aprirgli questa volta fu Wotan che li salutò e, tenendo la porta aperta, gli fece cenno di entrare; non appena furono entrati, il maestro richiuse la porta e tutti scomparvero dietro quella grande vetrata.

***

In un bosco lontano, vicino a una chiassosa città, il giorno stava cedendo il passo all’oscurità.
Le piante, a migliaia, riempivano ogni spazio vuoto con le loro foglie: c’erano querce e pioppi, sul cui tronco era presente del muschio; c’erano dei rami secchi al suolo mischiati alle ghiande cadute dagli alberi; il profumo del muschio si sentiva chiaramente e l’umidità si percepiva in modo pesante.
Una leggera nebbia calò sul posto e nell’aria si sentì solo il rumore delle auto provenienti dalla città vicina.
Nessun animale si vedeva nei paraggi, perfino gli uccelli erano spariti e i rumori provenienti dalla natura erano del tutto assenti; quel bosco, più si avvicinava l’oscurità più pareva sinistro come se contenesse qualcosa di estremamente malvagio.
Il bosco sorgeva nei pressi di due collinette; una di esse era completamente ricoperta dagli alberi e arbusti d’ogni tipo; era veramente impervia e difficilmente percorribile visti i rovi sparsi un po’ ovunque.
L’altra era priva di alberi e cosparsa di erba verde con qualche grosso masso di qua e di là.
Una nube, che probabilmente era lo smog, attorniava le costruzioni non lontane dal bosco.
La nebbia a un certo punto impedì di vedere qualunque cosa.
In seguito, quando l’oscurità sostituì la luce, due occhi minacciosi si spalancarono e fissarono la città.
Erano occhi che parevano enormi; di sicuro appartenevano a una creatura di grosse dimensioni.
Accanto ad essi si intravidero altri occhi, più piccoli ma minacciosi allo stesso modo.
Le loro pupille mettevano i brividi; erano allungate come quelle dei draghi e avevano un colore rosso sangue con venature di bianco.
Una voce possente e viscida provenne da quel luogo: «Ci siamo, la nostra attesa è finita. Attaccheremo tra poco … A quest’ora, di certo, avranno notato la nostra presenza e accorreranno per evitare molte perdite». Poi un ghigno fece distinguere dall’oscurità delle zanne molto robuste.
L’essere aggiunse: «Presto li avremo a tiro». Si fermò per un attimo e, rivolgendosi alle altre presenze, disse: «Non abbiate alcuna pietà; nessun prigioniero».
Dei rumori agghiaccianti provennero dal luogo e quelle sagome celate nell’oscurità ancora una volta occultarono del tutto la loro presenza ritirandosi nei meandri della boscaglia.

***

Intanto i nostri amici, accompagnati dal maestro Wotan, stavano scendendo le scale le quali li avrebbero portati nella grossa sala dove ad aspettarli c’erano i maghi che avrebbero partecipato alla battaglia.
I quattro arrivarono di fronte alla porta di bronzo e il maestro la aprì; quando vi entrarono si ritrovarono dinanzi un mucchio di maghi; lì in mezzo c’erano anche gli altri maestri.
Astral era in prima fila e quando Wotan richiuse la porta disse: «Adesso ci siamo tutti; ma prima di andare dovremo ascoltare ciò che ci vogliono dire Aschcore e Brot».
La grande porta che permetteva l’accesso al cimitero dei draghi si aprì e dietro di essa comparvero Brot e Aschcore.
I due draghi salutarono tutti chinando leggermente la testa e chiudendo le palpebre, in seguito diedero un’occhiata al gruppo e Brot volle rivolgere loro un discorso prima di partire: «Cari maghi bianchi; vi ringrazio di essere accorsi così numerosi. Oggi siamo chiamati nuovamente a un’impresa ardua: combattere gli esseri che hanno distrutto un’intera dinastia di maghi oltre che a sconfiggere i clan dei draghi. Allora non sapevamo come fermarli, ma oggi siamo certi di riuscire a sopprimerli ed è questa la nostra missione».
I maghi esultarono udite quelle parole e poi dalla folla si udì una voce di un ragazzo: «Maestro ho la necessità di conferire con voi prima di partire per il nostro viaggio».
I due draghi fissarono la zona da dove proveniva quella voce e, come avevano sospettato, la mano di Maximilian era alzata.
I due esseri leggendari notarono nel ragazzo un cambiamento, l’iride dell’occhio sinistro aveva cambiato colore divenendo simile in tutto e per tutto a quello dei draghi.
Fu allora che Aschcore si rivolse al fratello: «Brot ho come l’impressione che ci convenga sentire quello che ha da dire il ragazzo».
Il drago di ferro disse al ragazzo di farsi avanti: «Vieni pure vicino a noi». E Maximilian, seguito dai suoi amici, si fece largo tra i maghi che al suo passaggio si spostavano permettendogli di passare.
Maximilian, Chaman e Hamza arrivarono dinanzi ai draghi.
Il ragazzo affermò: «Abbiamo delle informazioni che riguardano il luogo dello scontro».
Brot si abbassò per essere più vicino a lui e poi gli domandò: «Di cosa si tratta?».
Maximilian non perse tempo e rispose: «C’è stato detto di un posto tra una città e due collinette, precisamente si tratta di un bosco, nel quale si celano delle creature dalle sembianze strane».
Quelle parole stupirono i draghi che si domandarono come i ragazzi potessero essere al corrente di quelle informazioni.
Aschcore dimostrò immediatamente le sue perplessità: «Siete sicuri che la fonte sia attendibile?».
Tutti e tre i ragazzi annuirono e Maximilian rispose: «Colui che me le ha date ha il mio rispetto assoluto e affiderei la mia vita nelle sue mani». Anche gli altri spalleggiarono Maximilian.
I draghi prima si guardarono incuriositi, poi Brot si rigirò verso di loro e disse: «Allora sentiamo di cosa si tratta».
Maximilian iniziò dicendo: «Come vi ho riferito, siamo stati avvisati di esseri, in totale dieci, che ci stanno aspettando nascosti nel bosco. Con loro c’è anche un drago di colore nero e della vostra stessa stazza; suppongo che si tratti di Melkore, lo stesso che ci ha attaccati lo scorso anno».
A quel punto la situazione fu chiara ai draghi e anche ai maghi bianchi: chiunque avesse parlato con loro, conosceva perfettamente la situazione, il numero di Ithannad presenti e sapeva persino della presenza del drago nero.
Si pensò che il loro informatore fosse Bithor e allora furono invitati da Aschcore a dire quello che sapevano e Maximilian riprese a parlare: «Questi esseri sono stati descritti come ricurvi su sé stessi, poggiati su quatto zampe e con aculei cosparsi lungo la spina dorsale. Una sola ferita con quelle punte e si muore, poiché sono intrise di veleno; della loro faccia però non ci ha dato nessuna descrizione poiché a suo dire non l’ha vista. Intanto, da queste informazioni si deduce che cercheranno di colpirci con gli aculei, oltre che con la loro coda appuntita e lunga. Possiedono una velocità fuori dal comune, dunque le nostre azioni dovranno essere repentine o rischieremo di avere ingenti perdite».
Brot lo interruppe: «Sapevamo già della loro capacità offensiva, ma i loro aculei e la coda intrisi di veleno saranno un problema grosso. È sempre più indispensabile riprodurre l’incanto il prima possibile».
Lo disse girandosi verso Aschcore che ribatté: «Lo so bene. Cercherò di farlo in modo veloce. Una volta che saranno nella dimensione da me creata potrò bloccarli tutti». Poi, rivolgendosi al resto dei maghi, disse: «A tutti voi, che vi ritroverete in una dimensione parallela: colpite gli esseri appena descritti con il vostro incanto più potente e mirate alla testa; dovrete tagliarla. È la sola possibilità per sopprimerli».
Il drago guardò Maximilian, facendogli intendere di andare avanti e il ragazzo non se lo fece dire ancora, infatti iniziò nuovamente a parlare: «Ci è stato detto di una collinetta, sulla quale voi state pensando di appostarvi; questa è situata alle spalle del nemico».
Dalle loro espressioni trapelava la sorpresa per quelle parole, non lo sapeva nessuno e quelle erano le loro reali intenzioni.
Di lì un sospetto assalì i draghi: chi poteva mai aver dato quelle informazioni ai ragazzi?
In seguito l’attenzione di tutti i presenti si focalizzò su Maximilian e il ragazzo continuò tranquillamente il suo discorso: «In verità, ci sono due collinette proprio dietro il bosco dove si svolgerà la battaglia. Quando noi saremo appostati su quella più accessibile, al presentarsi di alcuni segni dovremo spostarci all’istante. La persona che ci ha riferito quanto ho detto, ha aggiunto che se tardiamo solo di poco troveremo tutti la morte».
Aschcore chiese ancora: «Maximilian, le tue parole sono forti. Te lo chiedo per l’ennesima volta: sei sicuro dell’attendibilità delle informazioni?».
Il ragazzo, spalleggiato anche da Chaman e Hamza, fece intendere che ci si poteva fidare di chi gli aveva dato quelle notizie e richiamando l’attenzione di tutti, disse: «Statemi a sentire … Questi sono i segni che ci avviseranno del pericolo imminente: quando in cielo le nuvole faranno posto alla luna e i raggi di essa rischiareranno il buio, quello sarà il momento di lasciare repentinamente il luogo in cui saremo appostati. Raggiungeremo una collinetta lì vicino, piena di rovi e difficilmente accessibile; di lì, il maestro Aschcore potrà riprodurre l’incanto che ci permetterà di trasportarci in un’altra dimensione».
Fu in quell’istante che Brot si ricordò dello scontro avvenuto l’anno precedente e di come quel piccolo si era battuto per proteggere l’Asilum.
Il drago si girò verso il fratello e con un cenno d’assenso fece intendere che si doveva procedere in quel modo; poi, rivolgendosi a tutti, disse: «Va bene! Il nostro Maximilian ci ha dato delle splendide informazioni. Facciamo in modo che ci siano utili». Dopo un attimo di pausa si rivolse al ragazzo e chiese: «E tu Max … Suppongo che sappia come fare per spostarsi repentinamente?».
Maximilian annuì e poi rispose: «Esatto. Ci sposteremo con l’aiuto di Chaman. Tutti voi che avete assistito alla battaglia dinanzi alle mura dell’Asilum sapete che Chaman è in grado di spostarsi all’istante per mezzo della smaterializzazione di cui la sua famiglia padroneggia i più reconditi segreti. Lui ci porterà su quella collinetta e avremo tutto il tempo di riprodurre gli incanti che ci servono».
Ma Maximilian fu interrotto da Chaman: «Mi dispiace contraddirti Max, ma io sono limitato nell’uso della dislocazione; non dimenticare che sono solo un ragazzino di undici anni». Guardò Aschcore e, facendo un cenno verso di lui, aggiunse: «Non riuscirò mai a trasportare la massa del maestro Aschcore; è troppo grande!».
A lui, in seguito, si rivolse direttamente il drago dalla folta chioma: «Dimmi giovane mago: saresti in grado di trasportare via all’istante almeno una decina di persone?».
Il ragazzo gli rispose: «Posso trasportare fino a quindici uomini di grossa stazza, ma con un drago non ho mai provato e dubito che ci possa riuscire».
Il drago in quel momento disse: «Allora affido a te il compito di portare in salvo le persone che verranno con noi. Per quanto riguarda me, non ti preoccupare: sai, anch’io possiedo delle doti da non sottovalutare nonostante la mia stazza».
Il drago si fece serio, fissò Chaman e gli chiese: «Te la senti di badare a dieci persone circa?».
Il ragazzo rassicurò i presenti e ribadì che dieci persone le avrebbe spostate agevolmente.
Brot infine disse: «Allora è deciso! Si parte per il bosco di cui abbiamo parlato poco prima. Astral, tu trasporterai tutti noi al rifugio dei nostri alleati in città». Guardò verso Aschcore e gli disse: «Tu fratello, bada ai ragazzi: prendi con te sette uomini incluso il maestro Drenk e dirigiti verso il rifugio sotterraneo, dove vi stanno già attendendo i nostri. Vi ritroverete alle loro spalle ma attenti, non fatevi prendere e soprattutto … Cerchiamo di essere sincronizzati; ne va della buona riuscita del nostro piano».
Tutti i presenti ascoltarono con molta attenzione e non appena ebbe finito di parlare, la voce di Astral si udì chiaramente; si stava rivolgendo ai ragazzi: «Non fate nulla di insensato e state vicini al maestro Drenk». Infine, rivolgendosi ad Aschcore, disse: «Li affido a lei maestro, faccia  buona guardia».
Il Drago annuì e subito dopo Astral proferì le fatidiche parole: «Subterlabor volatilis: lux lucis!».
Tutto il gruppo del maestro, incluso Brot, svanì in un’immensa luce che questa volta, invece di dirigersi verso l’alto, sprofondò nel terreno; e quando fu del tutto scomparsa c’erano solo sette persone e Aschcore lì nella stanza che in precedenza era colma di maghi bianchi.
Fu allora che Aschcore chiese loro: «Siete pronti?».
I maghi presenti fecero intendere che si poteva partire; in quel momento anche dal drago provennero parole incomprensibili, probabilmente dette in lingua dei draghi.
In seguito l’ambiente si fece impalpabile e pian piano fu sostituito; la stanza dei sotterranei svanì e comparve un’altra stanza che era piena di polvere e casse di legno sigillate.
La stanza appena apparsa era altrettanto grande come quella che avevano lasciato, ma era priva di esseri viventi e quando tutto l’ambiente prese finalmente forma definita, i maghi e il drago si ritrovarono in una camera con le pareti puntellate per mezzo di assi e di pali di legno.
Era evidente che quel posto non vedeva vita da tanto tempo, ma qualcuno doveva pure avere acceso le torce che erano appese ai muri, a distanza di sicurezza in modo da non far incendiare le vecchie travi.
Un cigolio delle porte echeggiò e dei passi si avvicinarono a quella stanza.
Il drago si girò verso la direzione da cui provenivano e disse: «Non preoccupatevi, non percepisco nemici qui vicino. Ma rimanete comunque allerta, potrebbero nascondere la loro presenza».
Di fronte a loro c’era una porta ed era fatta di legno.
La porta era abbastanza grande da permettere il passaggio di un corpo grosso come quello di Aschcore.
Quello era legno vecchio prossimo a cedere; si notava da lontano.
Accanto ad essa c’erano due casse ben sigillate una sull’altra e la torcia non lontano di lì faceva notare che anche le assi che contenevano le mura stavano cedendo.
La porta iniziò ad aprirsi e sulle facce dei maghi si notò la preoccupazione che dietro di essa si nascondesse un pericolo imminente.
Furono tutti pronti per lo scontro, ma quando essa si aprì apparvero tre maghi vestiti anch’essi con tuniche bianche e sandali di colore marrone chiaro.
Uno di loro si fece avanti e rivolgendosi a tutti salutò, poi disse: «Siamo stati incaricati di portarvi al luogo dello scontro».
Si rivolse ad Aschcore e affermò: «È un onore vederla e ancor di più lo sarà battersi al suo fianco». Chiuse i suoi occhi e fece un inchino appena percettibile in segno di rispetto; in seguito riprese a parlare: «I nemici sono sopra di noi». Alzando lo sguardo verso il tetto della stanza.
«Ci troviamo in un rifugio risalente alla seconda guerra mondiale, deposito di armi e centro della resistenza di allora. Qui si trovano numerosi cunicoli che portano praticamente ovunque noi desideriamo. Li conosciamo bene poiché i nostri padri fecero parte della resistenza e ci hanno insegnato a non perderci nelle numerose gallerie che vi sono. Ma bando alle ciance: prego … Seguiteci, è ora di prendere posizione». E, guardando l’orologio che aveva al polso destro, disse: «Presto attaccheremo e se non saremo sincronizzati avremo dei grossi problemi».
Il mago si girò e fece cenno verso i suoi compagni di fare strada.
Essi iniziarono a camminare, facendosi largo muniti di due torce.
I cunicoli parevano infiniti, ce n’erano a migliaia e una persona non pratica si sarebbe persa con facilità.
L’oscurità era ovunque e non trapelava alcuna luce all’infuori di quella delle torce che i maghi avevano con loro.
I tre maghi che li avevano accolti erano seguiti da Aschcore con la sua possente mole.
Il suo corpo a malapena passava tra quei cunicoli ma esso faceva in modo di non provocare alcun rumore, pareva un predatore ben posizionato che stava per avventarsi sulla sua preda.
La compagnia a un certo punto si fermò.
I maghi che li stavano scortando erano davanti a una grossa porta, si girarono e lo stesso uomo che in precedenza aveva parlato sussurrò: «Eccoci, dietro questa porta c’è il bosco che ci interessa. Spunteremo dietro la collina e avremo tutto il tempo di posizionarci sopra di essa poiché, quando ci muoveremo, l’attacco dei nostri avrà inizio e nessuno dei nemici si distrarrà dal combattimento. Una volta sulla collina potrete riprodurre qualsiasi incanto voi desiderate».
Egli guardò ancora una volta il suo orologio e con un’espressione seria rivolse lo sguardo verso Aschcore il quale annuì.
I ragazzi erano palesemente preoccupati, consci della situazione si parlavano a bassa voce.
Chaman disse: «Incomincio a essere veramente preoccupato. Sapete: non mi va di rincontrare gli stessi esseri della scorsa volta». Anche Hamza era serio e questa volta non rispose all’amico.
Maximilian si accorse che erano intimoriti, mise la mano destra sulla spalla di Hamza e quella sinistra sulla spalla di Chaman e disse: «Lo so … È una cosa più grande di noi. Ma ricordate quello di cui siete stati capaci la scorsa volta, io stesso mi affiderei totalmente nelle vostre mani; non dobbiamo fare altro che seguire il piano di cui abbiamo discusso e vedrete che tutto andrà per il meglio».
Di lì a poco furono chiamati dal maestro Drenk che, facendo attenzione a non far rumori, gli disse: «Ragazzi è ora che veniate qui davanti; il maestro Aschcore vuole parlare con voi». E loro si avviarono verso la grossa porta la quale era tutta ricoperta di erba rampicante.
Si avvicinarono al drago ed egli si rivolse a loro: «Ci siamo; probabilmente una volta usciti fuori, assisteremo a una cruenta battaglia. Questi esseri non sono come quelli della scorsa volta, ma molto più crudeli. Mi raccomando di non staccarvi da noi e tu, Hamza, cerca di essere nelle mie vicinanze poiché nel momento propizio dovrai esercitare la tua abilità su uno di loro; io penserò al resto. Dunque al mio segnale blocca con la telecinesi un essere che voi ci avete descritto, io amplificherò i tuoi poteri estendendoli per bloccare tutte quelle entità. Di Melkore se ne occuperà Brot».
Hamza annuì, facendo intendere che avrebbe fatto del suo meglio; e Aschcore si rivolse a Chaman: «E tu Chaman … Non appena il segno di cui ci parlavate si palesa, porta via di là tutti i maghi; ci rivediamo sull’altra collinetta. È lì che riprodurrò l’incanto che ci permetterà di sconfiggere gli Ithannad».
Chaman rassicurò il drago dicendo: «Può stare tranquillo, riconfermo che fino a quindici persone riesco a spostarle istantaneamente e lo farò ai primi bagliori della luce lunare».
Aschcore si rivolse poi a Maximilian: «Max … Tu sei importante in questa storia; fai molta attenzione e, qualora si presenti il bisogno, ho necessità che tu mi copra. Usa i guardiani di elemento, loro ci daranno il tempo necessario».
Maximilian annuì dicendo: «Può contare su di me; non appena saremo sulla collina riprodurrò l’incanto e cercherò di coprila come meglio potrò».
Aschcore non aveva ancora finito, si girò verso tutti e disse: «State pronti, tra poco apriremo la porta e nel momento in cui usciremo di qui potrebbe succedere qualsiasi cosa».
Egli guardò Drenk e si raccomandò: «Proteggi i ragazzi a ogni costo». E dopo aver avuto conferma che le sue parole erano state ascoltate, disse ai maghi che li avevano scortati fin lì: «Apritela». E loro aprirono quella grande porta, facendo attenzione a non provocare rumori strani che avrebbero messo in allarme i nemici.
Nello stesso momento si sentì tremare il terreno e un fischio, come quello provocato dall’attrito di un corpo con la densità dell’aria, fece la sua comparsa.
Il gruppo alzò lo sguardo al cielo e videro una notevole quantità di sfere infuocate che si abbattevano sul bosco: l’attacco dei maghi bianchi dunque era incominciato, quello era un incanto utilizzato dal maestro Brot.
Aschcore ricordò al gruppo: «Da adesso in poi rispettate il piano e vedrete che tutto andrà bene». E iniziò a muoversi cautamente e senza dare nell’occhio uscendo fuori dal cunicolo che li aveva portati fin lì.
Quando furono tutti usciti s’incamminarono verso la cima della collina e man mano che salivano, i segni dei combattimenti erano sempre più evidenti.
Si videro i maghi bianchi dirigersi verso il bosco dal quale delle urla disumane facevano presagire il tipo di esseri che si sarebbero trovati di fronte di lì a poco.
I nove erano quasi giunti in cima e di sotto la battaglia infuriava.
I ragazzi si sforzarono di guardare verso il basso alla ricerca delle sagome dei loro nemici, ma di essi non c’era nessuna traccia; c’erano solo i bagliori degli incanti che si susseguivano uno dopo l’altro.
Nella notte buia e priva di luce lunare, visto che il cielo era oscurato dalle nuvole, era difficile scorgere qualsiasi corpo.
Le sfere infuocate che si erano abbattute al suolo avevano provocato vasti incendi e pareva uno scenario apocalittico.
Maximilian si rivolse ai suoi due amici con voce bassa: «Ehi ragazzi. Voi vedete qualcosa lì sotto?».
Hamza, tenendo la voce bassa, rispose: «Assolutamente no».
Anche Chaman fece cenno di non scorgere nulla.
Lì sotto c’era solo la vegetazione che si muoveva, segno che qualcuno la stava attraversando velocemente.
Una sfera infuocata si schiantò nel mezzo del bosco e fu allora che rividero una sagoma a loro nota: nero come la notte e imperioso come al solito, lì, eretto su quattro zampe, pareva attender le sue prede.
Era uno splendido esemplare della sua razza … Melkore si riconobbe e, non potendo più nascondersi, dato che tutta la vegetazione intorno a lui era stata spazzata via, emise un ruggito terrificante e le sue possenti mascelle si spalancarono facendo risaltare le sue lunghe zanne torve.
Vicino a lui c’era un piccolo essere, pareva un uomo ma l’oscurità della notte e la poca illuminazione delle fiamme non resero possibile la completa visione di esso.
Non lo videro bene anche perché dopo pochi secondi svanì come per incanto.
Il drago nero eiettò del fuoco dalla sua bocca e il getto, cosparso a ventaglio, incendiò la flora tutto intorno a lui.
Fu allora che si iniziarono a sentire urla umane, probabilmente furono colpiti i maghi bianchi.
Aschcore, aumentando il passo, disse: «Dobbiamo muoverci! Arriviamo alla cima della collinetta e poniamo fine a questa storia». Tutto il gruppo di maghi, compresi i ragazzi, aumentarono l’andatura; finalmente furono sulla cima della collinetta e lo spettacolo diventò ancor più inquietante: il  bosco, totalmente in fiamme, non celava più i loro nemici.
Erano tutti visibili i dieci, com’era stato detto, ed erano piccoli come degli esseri umani e ricurvi su sé stessi.
Da quella distanza si notava solo che le loro zampe posteriori erano insolitamente robuste e si vedevano gli aculei lunghi di cui la loro colonna vertebrale era cosparsa.
La loro testa non era visibile poiché celata tra le spalle.
Costoro sparivano e apparivano in continuazione, mietendo vittime tra i maghi bianchi che sorpresi dalla velocità venivano infilzati all’istante dai loro spuntoni.
Gli Ithannad non avevano alcuna pietà e dopo che centravano la loro vittima, questa veniva scaraventata lontana come se fosse spazzatura ingombrante e senza nessun valore.
In pochi minuti il numero dei maghi bianchi calò vistosamente: quegli esseri stavano facendo egregiamente il loro lavoro.
Un tremore del terreno fece perdere l’equilibrio alla maggior parte dei maghi sul campo di battaglia i quali si rialzarono immediatamente.
Melkore fu scaraventato lontano, come se qualcosa lo avesse colpito.
Si alzò un grosso polverone e la luminosità del fuoco provocato dagli incanti non bastò per far scorgere al suo interno; la nuvola densa occultò tutto quello che si trovava al di sotto della collina.
Intanto Maximilian e i suoi amici osservavano a bocca aperta lo svolgersi della battaglia, ma furono distratti da Aschcore che gli ricordò: «Ragazzi, non vi distraete! Adesso viene il bello e senza di voi non possiamo dare seguito al nostro piano».
I tre lo guardarono e annuirono, poi si raggrupparono tutti assieme.
Aschcore, intanto, si preparava a riprodurre il suo incanto.
Il drago dalla folta chioma guardò Chaman e annuì.
Il piccolo, di rimando, chiuse i suoi piccoli occhi facendo intendere di aver capito.
Aschcore in seguito fissò anche Hamza e Maximilian che risposero alla stessa maniera di Chaman.
Fu allora che Aschcore si concentrò sulla battaglia che si stava svolgendo sotto di loro.
La nuvola di polvere era sparita e la sagoma di Brot si vide chiaramente.
Melkore era steso al suolo e gli Ithannad continuavano a fronteggiare i maghi bianchi che si trovavano in grande difficoltà: la metà di loro era già stata sconfitta.
Il drago nero si alzò repentinamente e tentò di contrattaccare, ma le forze dei due draghi si equivalevano e nessuno dei due riusciva a prendere il sopravvento sull’altro; si scambiavano colpi e tra un ruggito e l’altro cercavano di porre fine alla disputa in modo definitivo.
Sulla collina la vista questa volta fu nitida anche grazie ai fuochi accesi un po’ dovunque; i suoi occupanti riuscivano a distinguere tra i maghi bianchi e quegli esseri orripilanti che stavano facendo strage dei loro avversari e fu chiaro che la situazione era grave: l’incanto andava fratto quanto prima.
Aschcore si apprestò a riprodurlo, ma il drago e gli occupanti della collina furono notati da alcuni Ithannad che alzarono lo sguardo verso essa.
Le creature magiche, alleate dei maghi bianchi, comparvero improvvisamente e caricarono verso i nemici.
Essi colpirono dal lato destro del bosco e come un’onda travolsero gli Ithannad, ma purtroppo non riuscirono a colpirne nemmeno uno poiché questi continuavano a scomparire e ricomparire a loro piacimento.
La battaglia si tramutò presto in uno scontro cruento dove ognuno dei contendenti colpiva con tutte le sue forze.
In alto intanto, ciò che era stato predetto fece la sua comparsa: uno spiraglio tra le nuvole fece sì che la flebile luce lunare colpisse proprio la collinetta sulla quale i nostri amici si erano posizionati.
In quel momento le parole di Isak tornarono alla mente di Chaman: «Al primo bagliore lunare, porta lontano tutte le persone che sono vicino a te».
Chaman si precipitò verso il gruppo che si era unito in un unico posto proprio in previsione di quel momento e quando fu in mezzo a loro l’ambiente circostante iniziò a diventare impalpabile; anche il drago dalla folta chioma iniziò a schiarirsi.
I ragazzi, attirati da uno strano rumore, alzarono gli occhi al cielo e videro un’enorme mano che stava per abbattersi su di loro.
Un grande boato echeggiò nell’ambiente: era stato l’attrito di quella grossa mano, che schiantandosi sulla collinetta aveva alzato un gran polverone.
Il gruppo si vide attraversare da essa e capirono che Chaman aveva fatto appena in tempo a trasportarli via di lì.
L’ambiente fu presto rimpiazzato da uno simile, ma con più rovi e flora.
Da lì, i nove, assistettero alla triste scena: sulla montagna da loro occupata precedentemente c’era una grossa mano con alle estremità degli artigli robusti e affilati.
La sua pelle era inesistente e i suoi muscoli erano esposti direttamente all’aria.
Quella mano venuta fuori dall’oscurità aveva schiacciato tutto quello che si trovava sulla collina.
I maghi portati via di lì si chiesero dove fosse finito Aschcore.
Un tremore del terreno preannunciò la comparsa del drago che spuntò dal sottoduolo.
Il drago guardò il gruppo e rivolgendosi ad Hamza chiese: «Pronto ragazzo?».
Hamza rispose: «Certo».
Di seguito Aschcore si rivolse a Maximilian: «Max … Coprici le spalle!».
Maximilian non se lo fece ripetere due volte ed esclamò: «Ianĭtōris dies elementum: in fidem accipio omnis!».
Quattro entità elementali si materializzarono ai lati del gruppo appostato sulla collinetta.
Le quattro entità presero presto la forma di centurioni armati di tutto punto con spada e scudo, ognuno di elemento diverso: acqua, terra, fuoco e aria.
Essi si posero a difesa di Maximilian e di tutto il gruppo dei maghi bianchi.
Aschcore si apprestava a riprodurre l’incanto il quale avrebbe creato la dimensione parallela dove gli Ithannad sarebbero stati trasportati.
Le creature oscure però, non avevano rinunciato a colpire il drago e i suoi compagni e tre di loro si allontanarono dalla battaglia dirigendosi verso il gruppo facendosi largo tra i rovi di cui la collina era piena.
La flora veniva smossa al loro passaggio e fu allora che un’altra visione apparve agli occhi dei maghi bianchi.
Nell’oscurità si celava un viso terrificante che uscì da essa sovrapponendosi alla mano che aveva tentato di schiacciare i maghi e la visione di quell’essere fu chiara a tutti i combattenti che sul campo lottavano per la propria sopravvivenza.
Due corna precedevano una faccia scarna e priva di pelle, i suoi occhi erano rossi come il sangue e i suoi muscoli erano pregni di liquido rosso.
La sua bocca si spalancò e delle fauci aguzze e minacciose fecero la loro comparsa; di seguito si girò verso la collinetta non lontana di lì dove le sue prede avevano trovato rifugio, staccò la mano da terra e si preparò per colpire anche l’altra altura.
I tre Ithannad intanto, avevano ingaggiato una strenua battaglia contro le creature evocate da Maximilian.
La situazione era critica; quell’essere poderoso, insieme agli Ithannad, li avrebbero spazzati via se non avessero riprodotto quell’incanto e fu allora, mentre l’enorme creatura era in procinto di colpire con la sua mano nuovamente l’altura dove Maximilian e i suoi amici si erano rifugiati, che un ruggito seguito da parole intraducibili si udirono e l’intera zona divenne ancor più oscura.
Dopo pochi istanti l’ambiente in cui si stava svolgendo la battaglia mutò.
Gli alberi erano spariti, come anche i fuochi provocati dai vari incanti fatti dai maghi.
Tuttavia il problema degli Ithannad ancora non era stato risolto; infatti quegli esseri continuavano a combattere e mietere vittime poiché nessuno era riuscito a colpirne nemmeno uno.
Aschcore si avvicinò repentinamente ad Hamza e gli disse: «Ragazzo è il momento di usare il tuo dono! Presto, guarda uno di loro e bloccalo; al resto ci penso io».
Un ruggito li disturbò, proveniva da lì vicino ed era Melkore che, avendo capito cosa stava accadendo, cercava di impedire che facessero la loro magia.
Il drago nero caricò verso Aschcore e gli altri, ma Brot con la sua possente mole si pose tra lui e il suo obiettivo, tentando di colpirlo con la sua poderosa coda senza ottenere risultati poiché il drago nero riuscì a schivarla.
Il drago di ferro tuonò: «Presto! Questo è il momento di fare ciò per cui siamo venuti».
Maximilian, vicino ad Hamza, lo incoraggiò dicendo: «Forza Hamza! Contiamo tutti su di te». E il ragazzo che cercava di concentrarsi fece notare: «Se continuate a farmi fretta, di certo non mi aiutate. Cercate di tenere lontano sia il drago nero sia quei  cosi».
Hamza chiuse i suoi occhi per poi riaprili e fissare un essere non lontano di lì il quale stava lottando con un centurione fatto di elemento fuoco e che lo stava mettendo in difficoltà nonostante la sua velocità.
Poi d’improvviso l’Ithannad iniziò a fluttuare in aria e lo stesso essere pareva sorpreso di quanto stava accadendo.
L’Ithannad si era alzato di quasi dieci centimetri dal terreno, giusto quanto serviva per renderlo inoffensivo ed egli tentò di muovere le sue gambe in cerca di un appoggio per sfuggire così alla presa di cui era prigioniero; ma fu tutto inutile: era immobilizzato.
Aschcore si apprestò a formulare parole incomprensibili e dalla sua possente corporatura sprigionò un alone di luce che man mano si propagò in tutto l’ambiente.
Gli esseri che tanto incutevano paura furono immobilizzati all’istante, lo stesso Melkore fu bloccato a mezz’aria, incapace di fare il benché minimo movimento.
Fu in quel momento che tutti i maghi presenti, con la collaborazione degli esseri magici accorsi in loro aiuto, sferrarono l’attacco volto alla decapitazione degli Ithannad.
In meno di un minuto dall’inizio dell’incanto tutti gli esseri furono soppressi e i maghi bianchi, che impugnavano le loro spade elementali, iniziarono a gioire per il risultato ottenuto.
Anche gli Ithannad che stavano combattendo contro i centurioni furono abbattuti e lì, al suolo, i ragazzi videro per la prima volta le loro teste: la forma era ripugnante.
Erano esseri umani ridotti in quello stato solo per attingere a più potere, che oltretutto li aveva portati alla morte.
I loro occhi erano grandi e sproporzionati, occupavano circa metà della faccia.
Gli Ithannad erano privi di narici e avevano la dentatura completamente esposta senza la pelle che la ricoprisse.
Le orecchie erano enormi, simili a quelle dei pipistrelli ed erano privi di capelli.
Il loro colore era grigio scuro.
Melkore era sospeso in aria, immobile attendeva il verdetto dei suoi fratelli.
Finalmente anni di soprusi sarebbero stati vendicati; tutti si avvicinarono a Brot che lì davanti a Melkore osservava direttamente il fratello negli occhi.
A lui si avvicinò anche Aschcore che affermò: «Sembra che sia andato tutto per il meglio».
Il drago si guardò attorno e poi si rivolse a Melkore: «Fratello … Nonostante ti sia schierato dalla parte del male, ti farò per un’ultima volta una domanda. È tuo desiderio insistere su questa scelta?».
Dal drago nero sospeso in aria non provennero altro che versi; i versi di un essere imprigionato e consapevole della sua sconfitta.
Egli poi rispose a quella domanda: «Mai! Non servirò mai gli esseri umani. Loro sono il veicolo col quale i demoni sono arrivati nei nostri mondi e di certo non cambieranno. La sete di potere dell’uomo è infinita ed è disposto a qualsiasi cosa per ottenerlo». Seguì una sua domanda diretta ai fratelli: «Siete sicuri di fare la cosa giusta? Questi indegni esseri vi tradiranno non appena saranno in grado di fronteggiarvi. È già successo una volta e succederà ancora; volete che la nostra razza si estingua?».
Brot dapprima tirò un sospiro, poi ribatté: «Mi meraviglio di te fratello … Tu eri destinato a diventare uno dei più grandi celestiali che la nostra razza avesse mai avuto, guardati invece cosa sei ridotto: reietto al servizio dei demoni senza alcuna pietà. A ogni modo sei tu che ti sbagli … La nostra razza non scomparirà, continuerà a vivere ancora per millenni e lo farà accanto all’uomo col quale ricaccerà i demoni al loro posto».
La risata di Melkore si sentì per tutto l’ambiente e tutti ascoltarono la sua risposta: «Siamo stati troppo indulgenti con questa misera razza; guardali adesso cosa sono diventati. Gli abbiamo insegnato l’arte  magica, li abbiamo protetti nei secoli e siamo stati ripagati adeguatamente. Ebbene! Io vi dico che oggi la mia vita terminerà, ma voi, stolti esseri idealisti, perirete due volte traditi da costoro. Ah! Ah! Ah!».
Melkore, incurante della situazione, continuava a ridere dimostrando di essere uscito di senno.
I due draghi si guardarono e tra loro ci fu un tacito accordo.
Brot si preparò per dare il colpo di grazia al fratello …
La sua coda si levò in aria come se l’intenzione del drago di ferro fosse quella di trafiggere il drago nero con essa; la puntò verso di lui ma in quell’istante un lume apparve nel cielo cupo della dimensione da loro creata.
Una mano, la stessa che aveva tentato di schiacciare Maximilian e tutto il gruppo sulla collina, afferrò il drago nero e lo strappò letteralmente dal posto trascinandolo via e scomparendo dietro la fessura aperta la quale si rinsaldò subito dopo.
Melkore, ancora una volta, era riuscito a fuggire; questa volta il demone lo aveva aiutato penetrando nella dimensione alternativa e portandolo via.
Aschcore fu il primo a parlare dicendo: «Melkore continua a scappare. Non è destino che noi lo uccidiamo». Si rivolse verso Brot e asserì: «Fratello, sei troppo indulgente; oserei dire più di me. Melkore non può essere recuperato, è dunque necessaria la sua soppressione. Al tuo posto lui non avrebbe esitato; lo sai?».
Brot annuì, poi aggiunse: «Lo so. Ma è come se qualcosa mi dicesse che il suo ruolo in questa storia ancora non è finito». Si fermò un attimo e in seguito affermò: «È ora di parlare ai sopravvissuti». Si girò e vide che degli ottanta maghi bianchi solo una trentina erano rimasti in vita.
Lo stesso valeva per gli esseri magici loro alleati: la metà era caduta in combattimento.
Il suo sguardo si posò sui corpi degli Ithannad e i ricordi lo portarono ai giorni in cui lui era un giovane drago, giorni in cui  subirono gli attacchi di quegli esseri.
Quel giorno avevano compiuto un’impresa che si sarebbe tramandata alle generazioni future come il giorno in cui gli Ithannad, esseri spietati e invincibili sulla terra, furono sconfitti e messi in condizioni di non nuocere più.
Il drago fu sollevato: quegli esseri non potevano più seminare morte e allo stesso tempo i demoni avevano perso dei potenti alleati.
Le loro schiere iniziavano ad assottigliarsi e, anche se consapevole che la strada per la fine di quella guerra era ancora lunga e difficile, in cuor suo sapeva che il risultato finale era scontato.
Le facce di tutti erano rivolte verso i due draghi.
I maghi erano sporchi, infangati ed esausti per via del combattimento appena finito; anche i ragazzi parevano sofferenti e fu allora che il drago con le scaglie di ferro si rivolse a tutti dicendo: «Signori … La battaglia è vinta!».
Le spade dei maghi si levarono al cielo, ognuna era fatta di un elemento diverso; ne derivò uno strano effetto visivo fatto di svariati colori.
Anche le creature magiche levarono al cielo le loro armi in segno di vittoria.
Poi ritornò il silenzio e il drago di ferro continuò: «Oggi abbiamo sconfitto esseri ritenuti tra i più potenti in circolazione. Questo non vuol dire aver vinto la guerra, ma di certo abbiamo inferto un duro colpo alle forze oscure. Loro non si fermeranno e quello cui abbiamo assistito questa sera ne è la dimostrazione. Un demone si è scomodato appositamente per partecipare alla battaglia ed è un segno tangibile della loro paura. Dobbiamo continuare ed essere determinati più di prima!».
Un ultimo grido si levò da tutto il gruppo che però fu interrotto dallo stesso Brot: «Il nostro pensiero va a chi non ce l’ha fatta e alle loro famiglie». E dopo un attimo di  silenzio seguì una sua raccomandazione: «Nessun corpo dovrà essere lasciato al suolo; recuperateli tutti e curate i feriti una volta sciolto l’incanto». Si girò verso Aschcore dicendogli: «Adesso puoi riportarci indietro».
Un mago in quell’istante domandò: «Quell’essere che ci ha attaccato sarà ancora lì?».
Il drago di ferro rispose: «Non preoccupatevi … Quell’essere altri non era che Adrammalech in persona. Egli non può fronteggiarci poiché non ha ancora assunto il suo vero aspetto e, anche se è molto vicino alla sua forma, allo stato attuale è vulnerabile e di certo non rischierà di essere ucciso. A quest’ora si sarà allontanato, andandosi a rifugiare lì dove nessuno di noi potrà trovarlo fino al momento in cui la sua metamorfosi sarà terminata».
Appena finito il suo discorso, fece un cenno verso Aschcore il quale capì che poteva riportare tutti indietro ed egli così fece: delle parole incomprensibili echeggiarono in quel luogo e l’ambiente che li circondava ritornò pian piano lo stesso che avevano lasciato poco prima.


Un saluto a tutti i lettori; noi ci risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva” il 13° capitolo).