Direi che anche il quinto capitolo del libro
può essere letto.
Buona lettura:
CAPITOLO
5
IVAN IL ROSSO
La luce proveniente dal suo bastone ammantò i
due e man mano si restrinse sempre di più.
I ragazzi erano come paralizzati, non
riuscivano a muoversi e quando i cerchi di luce formatisi si stavano per
chiudere intorno a loro, Maximilian esclamò: «Solvo!».
I cerchi lucenti si dissiparono
immediatamente e l’incanto fatto da Ivan sparì.
Il mago rosso accennò un ghigno, poi disse:
«Siete in gamba nonostante la vostra età, ma vediamo come ve la cavate con
questo». E alzando il suo bastone in alto pronunciò: «Oppugnatio!».
Questa volta, da esso partì un raggio di luce
che colpì i due ragazzi e li imprigionò in una sfera lucente.
I due non poterono più muoversi ed erano
indifesi; a quel punto il mago rosso si avvicinò loro e disse: «Hm … A quanto
pare siete dei ragazzi di soli dieci o undici anni. È certo che non potete
essere arrivati qui da soli. Non siete esperti di magia in quanto vi siete
fatti catturare da un incanto elementare, insegnato ai nostri ragazzi come base
e per esercitazione. Sappiate però che non vi lascerò andare fin quando non mi
avrete detto cosa ci fate qui».
Maximilian non perse l’occasione e ribadì:
«Siamo venuti a cercare lei».
L’anziano mago rosso allora chiese: «Cercare
me … A quale scopo?».
Il ragazzo si sforzò di spiegargli il motivo
per il quale avevano fatto tanta strada e corso tanti pericoli: «Siamo in
viaggio da cinque giorni per cercare il gran maestro dei maghi rossi. I maghi
neri sono riusciti a oltrepassare la barriera che fu eretta tempo fa e adesso stanno
per attaccare questo mondo. Persino alcuni demoni sono giunti per aiutarli».
Il mago assunse un’espressione strana,
s’incuriosì e continuò la sua chiacchierata con loro.
I due piccoli draghi se ne stavano dietro
Ivan intanto.
Il mago rosso affermò: «Questa poi … Per
attraversare c’è bisogno di alcune condizioni che i maghi neri non sono capaci
di riprodurre, almeno stando alle nostre ultime informazioni».
Gerard, udite quelle parole, ribatté: «Ci può
scommettere che hanno trovato il modo di farlo … Se avesse visto gli esseri che
ci hanno attaccato e quasi hanno distrutto l’Asilum, non direbbe così».
Ivan in seguito chiese: «Chi vi ha
accompagnato?».
I ragazzi risposero: «Siamo in compagnia dei
maestri dell’Asilum; erano quelli che in piazza hanno cercato di avvicinarla.
Poi lei è scappato e noi, per correrle dietro, ci siamo ritrovati qui, senza
sapere come».
Il mago rosso era pensieroso e si rivolse a
loro due dicendo: «Dunque siete arrivati con i maghi bianchi, qui in Amazzonia,
appositamente per cercare me. Il motivo è che volete il mio aiuto, poiché i
maghi neri si stanno intrufolando in questo universo».
I due ragazzi annuivano a ogni parola che il
mago diceva.
Ivan d’un tratto esclamò: «Dimitto!».
La luce che li avvolgeva scomparve e i due
prigionieri furono liberi di muoversi.
L’anziano uomo, dopo averli liberati, disse a
voce abbastanza alta: «Corine, ora puoi venire fuori. I due baldi giovanotti
non sono pericolosi».
Dal fondo della stanza, nascosta dietro a un
pilastro, una sagoma appartenente a una giovane fece la sua comparsa.
Quando fu abbastanza vicina, i due
riconobbero in lei la figura che aiutava Ivan nella piazza con i suoi
spettacoli.
Ivan fece le presentazioni: «Questa è la mia
allieva Corine, una giovane apprendista maga fuggita con me in questo universo
all’epoca del nostro passaggio».
La ragazza, di circa dodici anni, li salutò
dicendo: «Piacere, io sono Corine; voi come vi chiamate?».
Maximilian rimase imbambolato poiché lei
aveva un aspetto angelico.
I suoi capelli erano biondi, i suoi occhi
azzurri, il naso piccolo e senza alcuna imperfezione e le labbra erano grandi.
Le sue orecchie quasi non si vedevano per
quanto erano piatte, la carnagione era bianca e Corine era alta più di lui.
Gerard fu il primo a presentarsi: «Io sono
Gerard, frequento da poco l’accademia dei maghi bianchi; ehm … Diciamo che sono
un novizio».
La ragazza gli sorrise e stranamente il suo
viso si riempì di luce, poi si girò verso Maximilian che non disse nulla.
Gerard si accorse che il fratello era rimasto
imbambolato, gli diede una leggera gomitata sul braccio destro e gli fece cenno
di rispondere.
Lui replicò: «Io sono Maximilian, fratello di
Gerard. Sono anch’io un allievo dell’accademia di magia».
Ivan li interruppe ancora: «Hm … È palese che
non siete una minaccia per noi; ma dobbiamo chiarire alcune cose. Come siete
riusciti a trovarci?».
Maximilian gli rispose: «Siamo venuti a
conoscenza del posto in cui ti trovavi dal racconto di alcuni esseri magici che
passando per la zona si sono accorti della tua presenza. Il maestro Aschcore ci
ha segnalato la cosa e ci siamo precipitati qui per parlare con te».
Non appena il mago udì il nome di Aschcore
assunse un’espressione di stupore e domandò: «Aschcore avete detto?».
Egli rimase un attimo in silenzio, poi affermò:
«Non si avevano sue notizie da molto tempo».
I ragazzi annuirono, poi Maximilian confermò:
«Il drago di nome Aschcore è stato da noi rintracciato e in questo momento si
trova di sopra. Ci starà cercando in compagnia di tutti i maestri».
Il mago rosso annuì e poi si lasciò sfuggire:
«E va bene … Verifichiamo le vostre parole».
Egli riprodusse un incanto e una luce
minuscola si levò verso il soffitto dell’antro il quale era ricoperto da tante
radici.
La luce oltrepassò la terra e le radici, poi
sparì d’improvviso.
Il mago si rivolse di nuovo ai ragazzi: «Fra
poco sapremo chi c’è in superficie; se si tratta di Aschcore, lui noterà il mio
incanto e presto lo vedremo arrivare».
Maximilian, incuriosito dalla presenza dei
due piccoli draghi, chiese: «Come sono arrivati qui quei due cuccioli di drago?
A noi è sempre stato detto che erano tutti scomparsi».
Ivan chinò leggermente la testa e poi
rispose: «Lo pensavamo anche noi maghi rossi fino a qualche tempo fa, poi
facemmo una scoperta … In una remota regione dell’altro universo, dentro ruderi
antichi, un piacevole segreto si celava. Scoprimmo due uova di drago. Non fu
detto a nessuno di quel ritrovamento, proprio per proteggere i cuccioli che
sarebbero nati; da quella decisione dipendeva la rinascita di un’intera specie.
Persino ai draghi stessi, superstiti della grande guerra in corso, fu negata
quest’informazione; e col senno di poi si fece bene, poiché uno di loro, il più
forte il cui nome è Melkore, tradì la sua specie e si schierò dalla parte dei
maghi neri. Ci attaccarono e ci misero in seria difficoltà, ma per un periodo
abbastanza lungo riuscimmo a resistere tenendo il passaggio a questo mondo
precluso agli stessi maghi malvagi. Poi fummo attirati in una trappola e quasi
sterminati, fu allora che mi diedero il compito di portare al sicuro gli ultimi
due cuccioli della specie dei draghi».
L’anziano uomo fece segno verso i draghi, poi
continuò: «Ve li presento … La femmina si chiama Shima ed è quella meno robusta
sulla vostra destra. Invece, quello sulla vostra sinistra si chiama Alastor.
Io, come gran maestro dei maghi rossi, fui obbligato a farmi carico della loro
sopravvivenza; se fossero caduti nelle mani dei maghi neri, sarebbero morti
entrambi. I miei mi mandarono in questo universo con loro e con Corine, che mi
avrebbe aiutato nel compito assegnatomi».
I draghi si avvicinarono a Ivan dimostrando
verso di lui affetto e il mago rosso a sua volta li accarezzò, poi disse: «Non
posso consegnare questi due cuccioli nelle mani dei maghi neri, ho l’obbligo di
preservare la loro razza e farò ogni cosa in mio potere per evitare che cadano
nelle loro mani». E dopo un attimo di pausa proferì: «Se è vero che siete
venuti accompagnati da Aschcore, potremo trasportare i cuccioli in un luogo
sicuro scelto proprio dal drago».
Gerard gli fece presente che il luogo da dove
venivano ormai era impenetrabile per i maghi neri, soprattutto dopo che il
maestro Brot lo aveva protetto ulteriormente con la sua magia.
Ivan chiese ai ragazzi: «Con voi c’è anche
Brot, l’altro celestiale?».
Maximilian rispose: «Certo, lui è il gran
maestro dell’Asilum e ci ha protetti durante l’attacco dei magi neri».
Il vecchio mago rosso allora replicò: «Dunque
ci sono proprio tutti».
I ragazzi annuirono.
La luce che prima era stata inviata dal mago
rosso in superficie, rifece la sua comparsa e dal terreno sopra le loro teste
scese fino a toccare le spalle di Ivan e scomparire gradualmente.
Il mago rosso annuì e rivolgendosi ai due
ragazzi disse: «A quanto pare avete detto la verità, ho riconosciuto il drago
che in questo momento è sulle nostre teste e i maghi bianchi che lo
accompagnano. Sarà ora di fargli sapere dove ci troviamo, in modo che ci
vengano a fare una visita; qui potremo parlare agiatamente».
Corine domandò: «Maestro, vuole che vada a prenderli
e li porti qui?».
Ivan la guardò e gli disse: «Va bene, vai
pure. Accompagnali nel nostro nascondiglio ma fa attenzione … I pericoli sono
tanti, soprattutto in superficie dove la fauna regna incontrastata».
La ragazza fece cenno d’aver capito e subito
dopo si dileguò magicamente.
Maximilian e Gerard rimasero sorpresi
dall’abilità di Corine e Ivan se ne accorse.
Visto il loro stupore, il mago affermò: «Non
stupitevi per la destrezza di Corine, è un’allieva eccellente nonostante la sua
età». Poi si soffermò un attimo e aggiunse: «Mentre attendiamo il loro arrivo,
mettiamoci a nostro agio. Seguitemi».
Egli si girò verso i draghi e disse: «Questo
vale anche per voi. Andiamo». E tutti insieme si diressero verso una stanza lì
vicino.
Quella camera era piena di confort; i tre
umani si sedettero sulle sedie, mentre i draghi si misero accucciati davanti a
loro.
Il mago rosso fece apparire delle bevande che
i due ragazzi apprezzarono molto, poi continuò a fargli domande: «Mi parlavate
di un attacco al vostro rifugio avvenuto non molto tempo fa … Come si è
svolto?».
Maximilian guardò Gerard che gli fece cenno
di sì, in seguito egli iniziò a raccontare ciò che era accaduto: «Dopo aver
distrutto il loro primo passaggio, pensavamo di averli confinati, perlomeno per
un tempo ragionevole per organizzarci, ma ci sbagliavamo. Un enorme contingente
di creature magiche ci ha attaccato con ferocia e senza alcuna pietà per
nessuno. I maghi dell’Asilum si sono battuti strenuamente e hanno resistito
fino all’inverosimile. C’erano creature come i Carnolupi, i Foglionchi, enormi
cavallette, i Boschivi, Melkore e Pectumatra, che non ha esitato a scagliarci
contro creature impalpabili, probabilmente costituite da oscuro fumo. Il mago
nero si è avventato contro di noi e quando tutto sembrava perduto, sono
arrivati dei rinforzi. Tutti i genitori degli alunni dell’Asilum sono venuti in
nostro soccorso; sono arrivati anche gli esseri magici comandati da Aschcore.
Le creature avverse sono state travolte e Melkore è stato catturato da Aschcore
che, avendolo immobilizzato, stava per dargli il colpo di grazia, ma un attimo
prima che lo facesse il drago nero è riuscito a fuggire. Tutti gli esseri che
lo avevano accompagnato però, erano rimasti al suolo; solo poche decine di
entità sono riuscite a fuggire. Anche Pectumatra sembrava essere stato
sconfitto, ma così non è stato poiché è ricomparso dal nulla e ci ha
imprigionato in una dimensione parallela. Eravamo noi ragazzi da soli con lui,
poi io non ricordo più niente, solo di essermi risvegliato in infermeria.
Pectumatra però, non era sopravvissuto a quello scontro».
Il mago rosso rimase a bocca aperta, uno dei
più cattivi maghi neri era stato sconfitto da degli apprendisti …
Li guardò ed esclamò: «Mi state prendendo in
giro!».
Gerard replicò immediatamente: «Per niente.
Può chiedere conferma quando arrivano i maestri se non crede a noi».
Alastor, rivolgendosi al mago, disse: «Se
sono così determinati a uccidere i maghi bianchi, ci sarà pure un motivo».
A Maximilian venne spontaneo rispondere al
giovane drago: «In verità il motivo c’è. I maghi bianchi sono un ostacolo per
la loro venuta e allora tentano di sbarazzarsene, prima che causino problemi».
Ivan era sempre più incredulo per quello che
aveva sentito al punto da domandare a Maximilian: «Giovanotto, tu capisci
quello che Alastor dice?».
Maximilian, con fare naturale, gli rispose:
«Perché si stupisce, è logico che lo capisca».
Ivan sgranò gli occhi, si alzò e si avvicinò
al giovane alunno dell’accademia.
Quando gli fu abbastanza vicino, lo scrutò
con attenzione.
Anche il suo sguardo, come quello di Astral,
si concentrò sull’occhio sinistro.
Ivan vide quello che non si sarebbe mai
aspettato di scorgere: l’occhio sinistro del bambino era diverso dal normale,
sembrava proprio la pupilla di un essere magico.
Ogni suo dubbio fu dissipato quando vide un
segno inequivocabile: l’iride del piccolo prese un colorito giallastro, per poi
ritornare al colore normale.
A quel punto per lui non ci furono dubbi,
quello che aveva appena visto era l’occhio di un celestiale e all’improvviso
gli fu tutto chiaro.
Ivan aveva appena assistito a una scena
impensabile, si mise una mano sulla faccia e poi con calma si andò a sedere
sulla poltrona su cui era poggiato in precedenza.
Egli sussurrò: «Capisco …».
Maximilian e Gerard lo guardarono sospettosi
…
Ivan fece presente: «Non mi avete detto il
vostro nome. Tu ragazzo, qual è il tuo nome?». Riferendosi a Maximilian.
Lui rispose: «Il mio è Maximilian. Mi sono
presentato quando ho visto Corine».
Ivan affermò: «Ah già, l’età inizia a farmi
dei brutti scherzi».
Si vedeva che il vecchio mago rosso era
scosso, poi lo stesso volle continuare a parlare con i due ragazzi davanti a
lui: «Mi avete detto che è il primo hanno di scuola di magia quello che vi
siete appena lasciato alle spalle. Vi siete imbattuti negli esseri magici
dell’altro lato anche prima di entrare nella scuola?».
Gerard rispose: «Direi che ormai è diventata
una costante la loro presenza nella nostra vita. Ebbene sì, siamo stati
attaccati nel paese dove abitavamo prima di fare la loro conoscenza. Ci hanno
distrutto la casa e i nostri nonni sono morti nell’incendio che ne è scaturito.
Se non fosse stato per il maestro Astral e gli insegnanti dell’Asilum, saremo
probabilmente morti anche io e Maximilian. Loro ci hanno tratto in salvo e
protetto da Melkore, che ci ha seguito lungo tutto il tragitto di avvicinamento
all’Asilum. Una volta all’interno del rifugio dei maghi bianchi, ci siamo
integrati con gli studenti dell’accademia».
Ivan, serio come in precedenza, guadò
Maximilian e domandò ancora: «Adesso in che situazione versa l’Asilum? E
soprattutto … Alle vostre calcagna c’è qualcuno?».
Il ragazzo fece cenno di sì e poi disse: «Ci
stanno inseguendo. Abbiamo già avuto modo di scontrarci con loro, durante il
nostro tragitto. In mare ci siamo ritrovati a combattere contro Idrolerna e un
sacco di esseri che ci piovevano addosso, ma fortunatamente siamo riusciti a
fuggire per mezzo della smaterializzazione».
Il mago rosso, poggiato con le mani sopra il
suo bastone, gli fece notare: «Non li avete seminati e state pur certi che vi
ritroveranno».
Gerard, sorpreso da quella sua risposta, gli
chiese: «E lei come fa a saperlo?».
Ivan diventò estremamente serio e rispose:
«Dove c’è Idrolerna, di solito c’è anche un essere più pericoloso e, credetemi,
questo di cui vi parlo può essere la cosa più brutta che voi ragazzi avete
visto in vita vostra. In genere, lei è accompagnata dal demone delle anime
feroci».
Gerard rimase sconvolto da quelle parole ma
Maximilian non fece una piega, come se già sapesse di quello che il mago aveva
appena riferito.
Gerard esclamò: «Quella cosa è arrivata nel
nostro mondo!».
Il vecchio mago, annuendo, fece capire che
quello di cui Gerard aveva appena parlato rispondeva alla situazione attuale.
Il ragazzo, evidentemente spaventato, si alzò
dalla poltrona, si rivolse a Maximilian e impaurito affermò: «E adesso come
facciamo. Per noi non è sicuro andarcene in giro con quel coso alle calcagna».
Maximilian lo guardò con fare da uomo adulto
e poi cercò di calmarlo: «Gerard, non miglioreremo la situazione disperandoci.
Adesso l’unica cosa che possiamo fare è alzarci le maniche e lavorare sodo;
abbiamo portato a termine la prima parte della nostra missione, ora dobbiamo
ritornare all’Asilum con Ivan».
Il mago rosso lì vicino lo interruppe
dicendo: «Senza ombra di dubbio … Non posso più nascondermi qui. Il mio rifugio
non è più sicuro e se quell’essere ha oltrepassato, non sarò in grado di
proteggere i due cuccioli in mia custodia».
In quell’istante il terreno iniziò a vibrare,
sempre di più fino quando dallo stesso apparve la sagoma di Aschcore.
Quando il frastuono creato da
quell’apparizione finì, il drago, fissando il mago rosso disse: «Ivan il rosso,
finalmente ci rivediamo».
Il mago, guardando anch’egli il drago,
rispose: «Dunque è giunto il tempo di tirare le somme. Combatteremo ancora
assieme contro quelli che sono stati per millenni il nostro problema».
Aschcore, attirato dal rumore dietro di lui,
guardò con sorpresa e si abbassò al loro livello fino a toccare con la testa il
terreno.
Il drago esclamò: «Non ci posso credere!».
Ivan ribatté: «È questo il motivo per il
quale io sono fuggito dall’altro universo; dovevo proteggere i due cuccioli a
ogni costo».
Aschcore gli chiese: «Possibile che nessuno
di noi sapesse niente?».
La risposta del mago fu: «Lo abbiamo tenuto
nascosto per via del tradimento di Melkore. Pensi che se lo avesse saputo, non
avrebbe tentato di ucciderli?».
Nel frattempo i due cuccioli, intimoriti dal
drago adulto, si misero sulla difensiva e Alastor si preparò ad attaccare
Aschcore; anche Shima fece la stessa cosa sentendosi in pericolo, ma il mago
rosso li fermò dicendo: «Fermi! Sono nostri alleati. Costui che è al nostro
cospetto è il drago che si chiama Aschcore. Vi ricordate di cosa vi ho parlato
durante questi lunghi anni?».
Alastor si fermò e guardando Aschcore
esclamò: «Questo è uno dei draghi supersiti della grande epurazione!».
Il cucciolo fu sorpreso e guardò il drago
adulto come se lo ammirasse.
In seguito Aschcore gli disse: «Due cuccioli
di drago, che bella sorpresa! La nostra specie intravede un barlume di
speranza». Poi il suo sguardo incrociò quello di Shima e aggiunse: «Direi anche
due splendidi esemplari; a occhio e croce, dovrebbero avere all’incirca cento
anni».
Il lungo drago sostenne: «Sapete che non
possiamo permetterci di lasciarvi andare in giro da soli?». Rivolgendosi sempre
ai due cuccioli che erano lì davanti a lui.
Dal canto suo, Alastor, piccolo cucciolo ma
fiero esemplare, rispose: «Noi draghi non abbiamo bisogno di protezione,
possiamo cavarcela da soli. Lo abbiamo sempre fatto finora».
Aschcore rise, gli sembrava di avere a che
fare con i suoi compagni di sempre; ma d’altro canto, sapeva che quello era il
comportamento che di solito avevano i giovani esemplari.
Egli disse: «Giovane drago … Capisco che alla
tua età non si tema nulla, ma presto imparerai che ci vuole un approccio cauto
ai vari ostacoli che s’incontrano».
Il mago rosso intervenne e confermò le parole
di Aschcore: «Purtroppo ha ragione. Siamo arrivati a un punto nel quale non si
può più restare nascosti, abbiamo bisogno d’aiuto e di un nascondiglio sicuro
come lo è l’Asilum. Siamo costretti ad andare … Per il bene di tutti noi è
necessario lasciare questo posto; come ci hanno trovato loro ci troveranno
anche i maghi neri».
Aschcore confermò quello che aveva appena
detto Ivan: «Sono vicini e a quanto pare determinarti a raggiungere il loro
obiettivo a ogni costo. Li abbiamo già incontrati mentre stavamo venendo qui».
Il mago rosso fece intendere di sapere già
quello che il drago stava dicendo, Maximilian e Gerard glielo avevano riferito.
In seguito rispose ad Aschcore: «Sono
d’accordo con voi che sia necessario unire le forze, vista la situazione; e se
ciò che si evince è vero, ci sarà un’aspra battaglia che ci aspetta lì fuori,
ma noi non possiamo permettere che i nostri sforzi vadano persi. Aschcore … I
due cuccioli devono sopravvivere».
Aschcore annuì e lo tranquillizzò: «Non
temere. Tu ci conosci da tanto tempo, non permetteremo che siano toccati. Per
la sopravivenza della specie e nel rispetto di tutti coloro che hanno dato la
vita per loro, saranno portati al sicuro, fino a quando non acquisiranno una
discreta forza. Ma ora … Parliamo di come arrivare all’Asilum senza
complicanze. Se sai già che sono sulle nostre tracce, saprai che prima di
muoverci dobbiamo predisporre un buon piano; quegli esseri sono in gran numero
e di certo non sarà questo rifugio a fermarli». Egli poi si guardò in giro.
Il mago rosso si rivolse ai due cuccioli di
drago dicendo: «Shima; Alastor. Non posso più garantirvi, come lo è stato in
tutti questi anni, l’incolumità. Preparatevi, quando i tempi saranno maturi ci
incammineremo verso l’Asilum».
Ivan si rivolse ad Aschcore: «So già il
motivo per cui vi stanno seguendo». Fece cenno verso Maximilian, poi continuò:
«Anche lui ha un ruolo importante in questa storia e per di più, in millenni,
non è mai accaduta una cosa simile. Dobbiamo sfruttare quest’opportunità,
proteggerli a tutti i costi ed evitare che cadano nelle loro mani. Io direi di
fare in questo modo … Shima, Alastor e Maximilian, devono raggiungere l’Asilum
a tutti i costi e noi cercheremo di spianargli la strada».
Dopo un attimo di silenzio, il drago con la
criniera di leone disse: «Dobbiamo arrivarci tutti all’Asilum, ma per quanto
riguarda i cuccioli di drago dovranno venire al mio rifugio; un luogo ancora
più sicuro su delle alture non facilmente raggiungibili». Poi sottolineò: «Sai
bene contro cosa ci accingiamo a combattere».
Il mago rosso annuì e ribatté: «Certo, sento
la sua putrida presenza anche a debita distanza, la stessa che sentii quando ci
attaccarono nell’altro mondo. Sappi che se riesce ad assumere le sue vere
sembianze, richiamerà il suo esercito di spiriti della ferocia. Egli è il
signore delle bestie, colui che sfidò il potere divino e fu confinato nel mondo
demoniaco, giurando poi fedeltà alla più oscura entità che il creato abbia mai
visto».
Aschcore allora affermò: «Dunque i nostri
sospetti erano fondati. Dietro tutto c’è un disegno più ampio e presto
cercheranno di portarlo a termine».
Il mago rosso annuì e di seguito ribadì:
«Esatto. Dietro Adrammalech c’è qualcosa di molto più oscuro; un abominevole
disegno che ha avuto inizio con la conquista dell’altro mondo. I tempi sono
maturi e lo scontro finale sta per avere luogo; sono spietati e non si fermano
davanti a nulla e per sconfiggerli abbiamo bisogno di tutte le nostre forze».
Tutte le facce dei presenti erano tese e
pensierose, anche Maximilian e Gerard, che avevano assistito a quel colloquio,
sembravano preoccupati per quanto avevano sentito.
I due pensarono a come fosse possibile che
esistesse un essere ancor più spaventoso di quello che avevano visto durante
l’attacco all’Asilum.
All’improvviso dei rumori provennero dal
lungo corridoio percorso in precedenza dai ragazzi e si videro le sagome dei
maestri accompagnati da Corine.
Astral, appena vide Maximilian e Gerard,
esclamò: «Siete qui! Grazie a Dio non è accaduto niente di irreparabile». Poi
si girò verso Ivan e lo salutò dicendo: «Ivan, porgo i miei saluti e porto
anche quelli del maestro Brot».
Anche Dian, Asdar e Wotan, salutarono ma poi
si accorsero di quelle sagome che erano dietro di lui.
In un primo momento stentarono a crederci …
I maghi bianchi appena giunti misero a fuoco
quegli esseri e anche loro furono sorpresi quanto lo era stato Aschcore.
Wotan si lasciò scappare: «Non è possibile!».
Aschcore gli rispose: «A quanto pare non
siamo più gli ultimi esemplari della nostra specie». Guardando verso di loro.
Ivan gli rivolse la parola: «Sono stato io a
portarli via; era il mio compito quello di salvare i due cuccioli e far sì che
una razza non svanisse del tutto dal creato. Pensavo di essere al riparo da
loro, non avevo idea che ci avrebbero trovato anche qui. Li ho difesi da ogni
attacco, facendoli diventare così come sono; adesso, sono in grado di badare a
loro stessi e il mio compito, una volta assicuratomi che siano al sicuro, si
può dire assolto. Ma su di noi grava un grande pericolo, non stupitevi di
quanto avete appena visto poiché il difficile deve ancora venire. Dobbiamo portare
via di qua sia Shima sia Alastor; sono la speranza dei draghi e non devono
entrare in contatto con i maghi neri».
Dian disse: «In questo momento non ci
possiamo muovere poiché imperversa una tempesta in superficie; quando sarà finita,
ci metteremo subito in marcia».
Tutti i presenti fecero un cenno d’accordo e
infine furono fatti accomodare in una stanza dove trovarono ogni tipo di
confort.
Aschcore prese i cuccioli con sé e gli disse:
«Voi due verrete con me. Ho bisogno di parlarvi un attimo. Quello che vi dirò
sarà d’aiuto nel caso dovessimo fuggire all’improvviso». Poi guardò Alastor e
gli chiese: «Siete in grado di sostenere una buona velocità?».
Il piccolo drago rispose: «Certamente.
Abbiamo viaggiato molto e ci siamo sempre spostati sulle nostre zampe». Poi i
tre draghi scomparvero dalla vista dei maghi che si erano nel frattempo portati
in un’altra stanza.
Astral si rivolse a Ivan dicendogli: «Ho
tante cose da chiederti. Vorrei conoscere i dettagli della situazione che c’è
nell’altro universo e di come i maghi neri vi hanno sconfitto; ma suppongo che
non ti andrà di parlarne».
Ivan, prima guardò Astral, poi gli altri
maestri e rispose: «Al contrario; invece io vi parlerò di come si sono svolti i
fatti e anche nei minimi dettagli. Ma adesso, prego, sedetevi pure, in modo da
essere comodi e ascoltarmi con attenzione».
In seguito, rivolgendosi a Corine, disse:
«Corine, ti prego … Porta Maximilian e Gerard con te e prepara i nostri zaini,
quando l’acquazzone terminerà noi partiremo alla volta dell’Asilum».
Maximilian non voleva perdersi il racconto di
Ivan, lui era da sempre un amante delle storie e chiese: «Posso rimanere qui
con voi ad ascoltare come si sono svolti i fatti?».
Ivan, prima di rispondere, guardò i maestri
che fecero tutti un cenno di assenso e allora il mago rosso asserì: «E va bene
Maximilian, tu rimarrai qui con noi; ma Corine e Gerard sbrigheranno le
faccende per la nostra partenza».
Corine lo guardò annuendo e rispose: «Ci può
contare maestro; come sempre, mi limiterò al necessario».
Gerard invece, fu felice di accompagnare la
bella Corine la cui compagnia non sembrava dispiacergli ed entrambi si
diressero verso la zona dove Ivan aveva i propri effetti personali.
Nella stanza ci fu un attimo di silenzio,
interrotto dalla voce di Ivan che iniziò dicendo: «Vi narrerò di maghi potenti
che caddero in un tranello, ingannati dai maghi neri e quasi sterminati dagli
stessi in combutta con i demoni. Prima di cominciare, vorrei tranquillizzarvi
poiché il posto dove ci troviamo è protetto da particolari incanti e da
trappole, che pur non potendo essere paragonate a quelle del vostro gran
maestro, hanno il loro effetto; ne potete stare certi … E se un solo essere
indesiderato prova a varcare quelle protezioni, noi signori lo sapremo all’istante».
I cinque che gli stavano di fronte non
fiatarono e lui continuò nella sua esposizione: «Cent’anni fa noi maghi rossi,
nel pieno delle nostre attività di contrasto ai maghi neri, ci trovammo di
fronte a una scoperta incredibile. Durante una missione di ricognizione, ci
ritrovammo all’interno di alcune vecchie rovine nei pressi di una foresta della
regione del nord, quella che voi conoscete come la regione un tempo governata
dai draghi. Dopo un’accurata perquisizione dello stabile in rovina, in una stanza
ben nascosta, trovammo una sorta di camera adibita al culto di qualche
divinità; era interamente invasa da arbusti ed erbe di qualunque tipo.
Decidemmo di ripulirlo e di guardare cosa ci fosse all’interno di quello spazio
che ci aveva insospettito vista la sua posizione e il suo occultamento. Ci
riuscimmo in circa mezz’ora, ma quello che stava per apparire ai nostri occhi
ci ricompensò della fatica fatta. Ci ritrovammo dinanzi a una scoperta
sensazionale … Lì c’erano, su di un piccolo piedistallo, due uova di drago
integre e attive; il che voleva dire una speranza di sopravvivenza per la
razza. Quelle due uova luccicavano. Tuttavia non sapevamo come comportarci,
quelle due uova erano la dimostrazione che non tutto era perduto; uno era di
colore rosso acceso e tutti sappiamo che quelle uova contengono i draghi
maschi. Il suo colore attirava l’attenzione poiché di tanto in tanto variava di
tonalità dal più scuro al più chiaro e come non dimenticare la variazione della
sua forma dovuta al piccolo drago che si muoveva dentro di esso. Quelle forme
ci lasciarono senza parole. L’altro uovo era uguale nella forma … Il suo colore
però, era di un viola intenso e ciò significava che all’interno stava crescendo
un drago femmina. Il nostro primo pensiero fu: “Com’è possibile che le due uova
si siano sviluppate in un posto come questo senza esemplari adulti che le
covassero?”; in seguito, dopo aver avvisato i saggi del nostro ritrovamento,
venimmo a conoscenza che quel posto era soggetto a particolari condizioni, le quali
permettevano lo sviluppo della vita anche senza cova. Poi scoprimmo che furono
gli stessi draghi anziani che per precauzione avevano messo le due uova in un
posto come quello. È probabile che si aspettassero un attacco frontale da parte
dei demoni. Dunque presero quella decisione per proteggere la loro razza ed
evitare l’estinzione e in quella camera vi era la palese prova di quanto
affermo … Lì, vicino alle due uova, c’erano due stele recanti iscrizioni
magiche, le quali recitavano: “A voi, che ritroverete queste due testimonianze
di vita che esseri dediti alla protezione del creato e in ottemperanza a un
codice ormai estinto hanno posto al riparo; noi anziani, membri del consiglio
dei draghi, vi lasciamo la loro custodia. Proteggeteli fino alla completa
maturazione e che siano per voi di grande aiuto nella lotta contro l’oscuro in
marcia sul nostro mondo. Affinché nessun essere vivente sia mai cancellato dal
creato”. Con queste parole, i saggi draghi ci ponevano in guardia
dall’imminente guerra che si sarebbe scatenata da lì a poco. I maghi neri,
veicolo d’infezione, si preparavano a scatenare la più grande epurazione di
esseri viventi in quel mondo».
Nella sala non si sentiva volare una mosca,
l’attenzione di tutti era rivolta verso Ivan che stava esponendo i fatti
riguardanti il ritrovamento di Shima e Alastor, poi il mago rosso, dopo una
piccola pausa, continuò il suo racconto: «Fummo tutti d’accordo che quel
ritrovamento andava protetto e salvaguardato; non dicemmo nulla di quella
scoperta e nascondemmo le uova sigillandole nella stanza. Molti di noi, a
turno, fecero la guardia a quel tesoro di inimmaginabile valore. Presto venne
il giorno della schiusa, ne venimmo a conoscenza consultando le iscrizioni
dentro la stanza e ci comportammo di conseguenza. Quando vedemmo i frutti di
quello che fu uno sforzo congiunto tra noi e vari esseri magici che si erano
impegnati quanto noi, ne fummo meravigliati … Due splendidi esemplari di drago,
uno maschio e una femmina, vennero alla luce proprio come le iscrizioni avevano
predetto. Dopo tanto tempo di incubazione erano finalmente nati. Nel frattempo,
i maghi neri, crescevano in forza e in numero; parecchi esseri magici si
unirono a loro e lo stesso Melkore, che un tempo era un grande drago
celestiale, tradì la sua specie e si aggregò a loro dopo aver assistito
impotente allo sterminio del proprio clan. Decidemmo dunque di non fare parola
con nessuno della presenza dei due cuccioli, li prendemmo sotto la nostra
protezione, li portammo in una zona remota dell’altro universo, dove
provvedemmo a istruirli alla magia e addestrali al combattimento, fino a quando
i maghi neri, in combutta con i demoni, decisero di contattarci per giungere a
un accordo di pace».
Astral approfittò di un attimo di pausa che
fece il mago rosso e gli chiese: «E voi avete creduto a esseri simili?».
Ivan lo guardò serioso e fece cenno di no,
poi disse: «Non esattamente. Avevamo intuito le loro intenzioni belligeranti e
quell’incontro fu stabilito dovesse avvenire nella valle dei lamenti, situata
nella zona del sud, zona ancora non attaccata da loro. Decidemmo tutti assieme
che i due cuccioli dovevano essere traspostati in un luogo nel quale non
avrebbero corso pericoli, ma si doveva scegliere un valoroso che li
accompagnasse. C’era da scegliere tra una folta schiera di eroi che si erano
offerti volontari prima dell’incontro con i maghi neri; così facemmo,
scegliemmo il nostro più valoroso mago e lo tenemmo pronto per un trapasso
imminente in questo mondo, ma ben presto il giorno arrivò … I maghi neri,
approfittando del colloquio di pace, ci attaccarono in forze e con loro vi
erano anche tre entità demoniache tra le quali si annoverava il famigerato
Adrammalech. Fu una carneficina; fummo tutti abbattuti uno dopo l’altro: ai
demoni non ci potevamo contrapporre e per di più in loro soccorso arrivò
l’esercito capeggiato da Adrammalech. Inferiori di numero e in potenza, fummo
ricacciati e assediati nei nostri rifugi e in quello dove io con i cuccioli e
con il prescelto al trapasso ci eravamo barricati. Assistemmo al più cruento
assalto mai visto in vita nostra. Io, i cuccioli, il consiglio supremo dei
maghi rossi e il mago che doveva accompagnare i draghi in questo mondo ci
eravamo arroccati nella sala principale del rifugio. Una porta ci separava da
loro e quando anch’essa stava per cedere, il mago e il consiglio, di comune
accordo, un attimo prima che le forze oscure sfondassero la porta, contro la
mia volontà mi catapultarono in questo universo con i cuccioli di drago e
Corine, la piccola che poco prima avete visto in mia compagnia. Mi ritrovai in
questo mondo e feci appena in tempo a vedere gli esseri magici entrare e fare
strage anche dei miei compagni fidati, con i quali avevo condiviso ogni gioia e
ogni dolore. Da allora, non ho avuto nessuna notizia inerente a loro. La mia
famiglia, i miei amici … In seguito seppi del loro completo annientamento. Io
mi limitai a fare quello per cui loro morirono: proteggere i cuccioli e Corine,
allevandoli come miei figli e insegnandogli a difendersi per poter essere completamente
autonomi».
Nell’ambiente non ci fu nemmeno una persona
che ebbe il coraggio di fargli una domanda su quanto appena detto, in seguito,
lo stesso mago rosso, mentre guardava Maximilian, ribadì: «Ora sapete com’è
andata. Adesso è il vostro turno». Fece cenno verso Maximilian e aggiunse:
«Anche voi avete qualcosa da dirmi». E dopo un attimo di pausa, si rivolse ad
Astral e gli chiese: «Come siamo arrivati a questo punto?».
Astral iniziò a parlare: «Quasi un anno fa
successe un fatto inatteso. Venimmo a conoscenza che in un paese dell’Italia
meridionale era avvenuto un evento insolito. Il maestro Brot è in grado di
sentire che tipo di esseri entrano nel nostro mondo e avvertì una presenza
inconsueta; ci mandò in perlustrazione e scoprimmo che lì, proprio in quel
posto, aveva trapassato un essere che pareva un drago, un esemplare di drago
d’oro, precisamente un celestiale. Ci siamo preoccupati di portarlo in salvo
all’Asilum; non senza difficoltà, visto che sulle sue tracce c’erano Melkore e
un bel po’ di creature. Quegli esseri sono cambiati e per qualche strano motivo
sono diventati più forti e malvagi. Ci attaccarono con tutta la loro forza e
con l’aiuto di Melkore, ben nascosto nella boscaglia, ci stavano quasi per
sconfiggere. Dopo aver eluso il loro attacco, ci siamo spostati con la massima
discrezione; ma fu tutto inutile … Ci trovarono e facemmo così la piacevole
conoscenza di Melkore che ci attaccò nei pressi di un bosco. Ma anche in
quell’occasione ce la siamo cavata. Arrivammo finalmente nell’Asilum; lì
Maximilian e suo fratello furono inseriti nella prima classe dell’accademia e
avviati alla magia bianca. In seguito ci accorgemmo che il ragazzo possedeva
dell’enormi potenzialità in campo magico, riuscì infatti a riprodurre incanti
di inimmaginabile potere. Riuscì persino a chiudere il portale attraverso il
quale gli esseri magici entravano nel nostro mondo. Bithor, l’ultimo
celestiale, trapassò proprio in quel paesino e per non essere schiacciato
dall’incanto che da tempo protegge il muro che divide i due mondi, si rifugiò
nell’unico posto immune alla magia: all’interno del corpo umano. Questo è
quello che è accaduto nell’ultimo anno, però, con il palesarsi di questi
eventi, fu anche chiaro che il muro tra i due universi stava cedendo. Gli esseri
magici riuscivano oramai a entrare a loro piacimento. Ora sono sulle nostre
tracce e, dalle informazioni che ci sono giunte, sembra che anche entità molto
pericolose abbiano fatto la loro comparsa».
Ivan annuì e ribatté: «Lo so. L’ho percepito
anch’io e se dovessimo incontrarlo, non posso garantire di farla franca; io ci
ho combattuto, ho visto di cos’è capace e non c’è possibilità di fermarlo».
Dopo aver udito quell’affermazione, rimasero
tutti stupiti.
Maximilian chiese: «Scusatemi se
m’intrometto, ma sono curioso. Ho sempre letto sui libri che i maghi rossi sono
gli unici che possono tenere testa ai demoni e che si tramandano un incanto
attraverso il quale possono combattere ad armi pari con loro».
Ivan gli rispose: «Esatto ragazzo. L’incanto
di cui parli i maghi rossi lo custodiscono da tempo immemore, ma non sei a
conoscenza dello stato delle cose. Attualmente quell’incanto è andato perduto;
nessuno, incluso me, può più riprodurlo».
Tutti i maghi bianchi furono sorpresi e lo
stesso Maximilian, che prima di partire si era documentato a riguardo, non
riusciva a capire: perché Bithor aveva insistito per quella spedizione se non
era possibile usare l’incanto?
Ovviamente ci doveva essere una spiegazione
per quello che erano stati mandati a fare, poi si ricordò del colloquio che
aveva avuto con il drago d’oro nei giorni precedenti e, fiducioso in lui, volle
chiedere ancora spiegazioni.
Lui si rivolse al mago rosso e disse: «Prima
di partire per l’Amazzonia, ho consultato un libro. Esso diceva che voi siete i
custodi di un patto fatto con entità celesti. Loro accorrono in vostro aiuto
nel momento in cui voi lottate contro i demoni. Quello che non mi spiego è il
perché nessuno di voi sia riuscito a usufruire di questo patto».
Ivan ribatté: «Quello a cui tu fai riferimento
è la fonte dei nostri poteri. Ci fu concesso di usufruire di particolari forze
proprio per contrastare i demoni, ma con il passare degli anni anche i nostri
poteri si affievolirono, fino a scomparire del tutto. Non eravamo più capaci di
riprodurre la magia rossa».
Maximilian fu incuriosito da quelle parole e
anche i maghi bianchi parevano interessarsi all’argomento visto che di
quell’incanto non ne sapevano nulla.
Dian chiese al mago rosso in cosa consistesse
quella magia e Ivan rispose: «Ormai sono l’ultimo dei maghi rossi esistenti
nell’intero creato, non vedo il motivo di nascondere ulteriormente la cosa … Ve
lo dirò».
Il mago rosso fece un attimo di pausa e poi
riprese il discorso: «All’inizio ci fu affidata una grossa fetta di
responsabilità verso il creato; noi, dovevamo frapporci tra le creature
innocenti e gli esseri crudeli e demoniaci, che costantemente cercavano di
impadronirsi di quello che per loro era fonte di nutrimento e forza … Le anime.
In un primo momento quella schiera di maghi non aveva rivali, tale era il
potere a loro affidato. Temo, però, che ne abusarono e come tutte le cose di
cui abusiamo, prima o poi esse si ritorcono contro di noi. Il potere di cui io
vi parlo prende il nome di canto dell’arcangelo, il più potente incanto mai
fatto da mago esistente».
Maximilian esclamò: «Il canto
dell’arcangelo!».
Il mago rosso ribadì: «Esatto. È in pratica
un patto suggellato fra il mago e l’entità celeste la quale s’impegna a
intervenire qualora entità oscure e malevoli si affaccino alla conquista del
mondo per fini malvagi. L’accordo prevedeva che i maghi rossi usassero quel
potere solo per proteggere il creato, in caso contrario il patto veniva meno e
il potere concessoci si sarebbe dissolto immediatamente; in definitiva, alcuni
di noi ne abusarono e ci fu tolto senza che potessimo più riprodurlo. Ne derivò
il nostro completo indebolimento, cosa che i maghi neri e i demoni hanno
sfruttato non appena ne sono venuti a conoscenza. Ovviamente avevano delle spie
nelle nostre fila … Dei maghi traditori. Il canto dell’arcangelo dava la
possibilità a cinque maghi rossi di ricevere l’aiuto in battaglia da parte di
altrettanti arcangeli, esseri angelici con forza immensa dei quali persino
l’oscuro padrone aveva paura. Cinque Arcangeli per cinque prescelti nei ranghi
dei maghi rossi, ogn’uno diverso dall’altro, uno più potente dell’altro. I nomi
degli arcangeli che hanno combattuto per aiutarci sono: Uriel “luce divina”;
Michael “fede divina”; Raphael “guarigione divina”; Gabriel “forza divina” e infine
Zadkiel “giustizia divina”. Questi cinque arcangeli hanno arginato per millenni
le brame di potere della luce del mattino».
Maximilian, non avendo capito a chi si
riferisse Ivan, gli chiese: «L’alba cosa c’entra?».
Questa volta non fu il mago rosso a rispondergli
bensì Astral: «Maximilian, quello che viene chiamato luce del mattino è un
arcangelo decaduto, colui che ha tentato di accaparrarsi potere divino e che
tutt’oggi cerca di farlo. Nell’ombra dirige i suoi luogotenenti tra i quali si
annoverano Adrammalech e molti altri. Sappi che è colui che noi dovremo
abbattere per arrivare alla pace, ricacciandolo lì dov’era confinato prima che
attecchisse nei cuori dei maghi neri».
In quell’istante Maximilian si ricordò delle
parole dette da Bithor … Dunque era costui che dovevano fronteggiare: l’ultimo
ostacolo per una pace duratura.
Ivan aggiunse: «Quando fummo attaccati, non
eravamo in grado di fronteggiare l’esercito oscuro in quanto già privi del
canto dell’arcangelo. L’unica speranza era fuggire. Adesso non è pensabile
affrontare direttamente i demoni, andremo solo al macello, ma si può
organizzare una resistenza e puntare a rinforzare il muro che divide i nostri
due universi. È quindi opportuno mettersi al riparo il prima possibile. Una
volta arrivati all’Asilum, con l’aiuto di Aschcore, Brot e Bithor, saremo in
grado di pensare a qualcosa che ci protegga».
Wotan a quel punto ribadì: «Come già detto in
precedenza, non siamo del tutto al riparo in questo momento. Siamo stati
attaccati mentre venivamo a cercarti e di certo ci staranno alle calcagna e ci
impediranno di raggiungere l’Asilum. Inoltre voi sapete chi si annovera tra i
loro ranghi, pare che oltre Melkore e Idrolerna, ci sia anche una nuova
entità».
Ivan lo interruppe: «Puoi chiamarla
Adrammalech quell’entità».
I maghi bianchi lo guardarono perplessi, uno
di loro si fece avanti, era Asdar, e chiese: «Come ha fatto ad arrivare? Se
quello che affermi è vero, le cose si mettono male».
Il mago rosso disse: «Per come lo percepisco
in questo momento, non ha assunto la forma finale; ne ignoro il motivo, ma non
è ancora pronto per un attacco frontale. Questo ci fa capire a chiare lettere
che dovremo scontrarci per forza con lui. Prima lo facciamo, più possibilità
abbiamo poiché se riesce a prendere forma, richiamerà il suo esercito di anime
spietate».
Proprio in quell’istante arrivarono Gerard e
Corine; quest’ultima, avvicinandosi a Ivan gli disse: «Maestro quello che lei
mi ha chiesto è stato fatto. Direi che siamo pronti a partire in qualunque
momento».
Il mago con la lunga barba grigia la guardò,
fece un sorriso e poi aggiunse: «Ben fatto». Poi, alzando lo sguardo verso il
soffitto, guardando fra le radici dei grossi alberi, disse: «Presto il maltempo
si placherà e partiremo alla volta dell’Asilum».
In superficie la pioggia era fitta e nella
foresta tutto era più scuro del solito; i lampi, quel giorno, si udivano più
fragorosi che mai e continuò in quel modo ancora per un’oretta.
Il cielo iniziò a schiarirsi e i primi
spiargli di luce incominciarono a squarciare le nubi oscure.
Nel sottosuolo si percepiva il cambiamento
del tempo e Aschcore decise di dirigersi nella stanza dove i maghi stavano
discutendo.
La voce del drago echeggiò nell’ambiente e
vista la grandezza della camera in cui si trovavano l’eco risultò forte: «Siamo
pronti ad andare; l’acquazzone è terminato e per noi sarebbe opportuno partire
il prima possibile». Poi si rivolse a Ivan e gli disse: «Ivan … I cuccioli
verranno con me. Io li proteggerò e li scorterò fino al luogo sicuro
concordato. Se dovesse succedere qualche imprevisto, usate pure l’incanto di
smaterializzazione senza pensare a noi. Badate però, che se accompagno loro non
potrò stare con voi in caso ne aveste bisogno. Dunque confido nella vostra
forza e nella vostra capacità di far fronte alle emergenze, devo altresì
mettervi a conoscenza che gli esseri magici che vi hanno inseguito si trovano
in zona e a quanto pare con loro ci sono anche i due esseri che abbiamo
menzionato poc’anzi. Siate cauti e usate la magia con astuzia».
Il drago li guardò tutti e disse: «Ci vediamo
all’Asilum». Egli poi, con i due draghi, scomparve magicamente nell’ombra poco
distante da lì.
In quel momento Astral disse agli altri: «Va
bene … Prepariamoci a partire».
Tutti si alzarono dai posti dove avevano
aspettato la fine del maltempo e una volta che Ivan ebbe preso la sua roba,
s’incamminarono verso l’uscita del rifugio.
Erano diretti all’Asilum …
***
Non
lontano da quel luogo …
La
flora amazzonica era rigogliosa, ma in mezzo ai vari arbusti e tra gli alberi
con i grossi tronchi si notavano occhi minacciosi che si stavano muovendo.
Gli
esseri a cui appartenevano si muovevano a una velocità sostenuta verso un punto
preciso.
Ben
presto alcune di quelle figure si fermarono in uno spiazzo che era abbastanza
grande.
La
luce li rischiarò e si delinearono le figure dei boschivi e quella di Melkore.
Il
drago si fermò giusto in mezzo a loro.
Le
sue prime parole furono: «Il ricercatore dov’è?».
Una
piccola sagoma tremolante uscì dal gruppo e quasi balbettò: «Sono qui».
Melkore
si rivolse al piccolo essere e gli domandò: «Il loro odore, lo hai trovato?».
La
sagoma con il grosso naso odorò l’aria circostante e, dopo pochi secondi,
disse: «Nonostante la pioggia, riesco a sentire odori estranei alla foresta.
Seguitemi!». E si diresse tutto spedito verso un determinato punto della
foresta stessa.
Dopo
pochi istanti, al loro fianco, comparvero delle altre sagome che viaggiavano
alla stessa velocità.
Il
drago si girò e, dopo averle messe a fuoco, si accorse che erano le stesse entità
che avevano incontrato sulla nave durante il tentativo di fermare il gruppo di
Maximilian.
Tra
loro, aveva molta visibilità quell’essere alto all’incirca un metro e ottanta,
tutto fasciato e da cui s’intravedeva solamente mezza parte della sua faccia
che oltretutto era quasi scarnificata.
La
figura appena giunta diede fastidio al drago che palesò la cosa senza che
l’entità se ne accorgesse.
Una
voce viscida e fredda si udì non appena l’essere fasciato raggiunse Melkore:
«Il Dragonkin lasciatelo a me».
L’atteggiamento
di Melkore tuttavia, faceva presupporre che non fosse d’accordo con lui.
Gli
altri esseri si comportavano con molta riverenza verso quell’essere.
Il
cercatore si fermò improvvisamente e tutto il gruppo fece la stessa cosa.
Il
drago nero chiese: «Cos’è successo?».
La
voce tremolante del cercatore si udì appena: «Ho perso le loro tracce; da qui
in poi ci deve essere un incanto protettivo, o qualcosa del genere, che
m’impedisce di fiutare il loro odore». E con frenesia, si aggirava tra i cespugli
fiutando a destra e a manca.
Dall’essere
quasi tutto bendato, da cui si scorgevano degli occhi rossi, provenne
un’affermazione: «Non siamo lontani … Quello che ci è appena successo ne è la
prova. Sparpagliamoci tutt’intorno e cerchiamo nella boscaglia. Il primo che li
trova avverte gli altri». E detto quello, tutti gli esseri si inoltrarono nella
foresta.
***
Nel
rifugio di Ivan …
Il
mago rosso stava accompagnando tutti verso l’uscita, ma a un tratto si fermò e
il suo viso cambiò espressione.
I
maghi bianchi si accorsero del cambiamento e Dian gli chiese: «C’è qualcosa che
non va?».
Ivan
allora rispose girandosi e fu visibilmente preoccupato: «Siamo nei guai.
Indovinate chi abbiamo sulle nostre teste?».
Astral
esclamò: «I nostri inseguitori!».
Il
mago rosso riferì a bassa voce: «C’è una nutrita accozzaglia di esseri magici e
tra loro vi sono sia Melkore, sia colui di cui abbiamo parlato all’inizio del
nostro discorso».
Maximilian
chiese: «E adesso?».
Wotan
gli rispose: «Bisogna ragionare e tenere la calma, non possiamo riprodurre la
smaterializzazione in quanto non sappiamo dove ci troviamo. Bisogna sfuggire al
loro pattugliamento e raggiungere una zona da noi conosciuta per poi riprodurre
l’incanto che ci porterà al sicuro».
Astral
di seguito si guardò attorno e affermò: «Il maestro Aschcore e già partito con
i due cuccioli, non percepisco più la sua presenza».
Ivan
confermò ciò che era stato appena detto da Astral: «Sì, sono andati e a
quest’ora saranno già a distanza di sicurezza». In seguito il mago disse: «Ne
sono felice; quello per cui hanno combattuto i maghi rossi è stato preservato e
una volta che saranno arrivati all’Asilum, i draghi adulti sapranno come
proteggerli. Ma adesso c’è bisogno di sistemare le entità che ci stanno dando
la caccia». Si rivolse con tono deciso verso tutti i presenti e continuò:
«Signori … Voi non avete mai visto combattere un mago rosso se non erro; oggi
sarà una giornata in cui potrete ammirare l’ultimo mago rosso in combattimento,
ma per far ciò abbiamo bisogno di portare in salvo i ragazzi. Allora … Diciamo
che uno di noi s’incaricherà di portare Corine, Gerard e Maximilian più lontano
possibile da qui e riprodurrà l’incanto di smaterializzazione, mettendoli così
al sicuro».
«Preparatevi
allo scontro!». Infine esclamò con un fil di voce.
Astral
disse: «Wotan, per favore, prendi i ragazzi e portali il più lontano possibile
e cerca di farli arrivare sani e salvi all’Asilum. È un importante compito
questo e tu sai quanto sia rilevante farlo». Il mago guardò in direzione di
Maximilian.
Il
ragazzo però intervenne e rispose al maestro con la dovuta reverenza: «Maestro,
la prego di non trattarmi come un bambino; lei sa che posso combattere e dare
un contributo. La prego, mi faccia rimanere con voi».
Il
mago non sembrava propenso ad accogliere la sua proposta e gli rispose: «Sai
che se tu ti aggregassi a noi saremo in costante preoccupazione per te, dunque
non saremo liberi di muoverci».
Anche
Ivan cercò di persuadere Maximilian dicendogli: «Ragazzo … Capisco la tua
voglia di rivincita nei loro confronti, ma analizza bene la situazione: sono in
tanti e forti, probabilmente ci costringeranno ad una fuga repentina e noi
dovremo combattere allo strenuo delle nostre forze. Vai con il maestro Wotan, è
la cosa più sicura da fare».
Maximilian
si girò verso il mago rosso e ribadì: «Io so di poter essere d’aiuto e dare un
contributo. Possiamo batterli qui, in questo luogo, facendo così un passo in
avanti verso quello che poi sarà il nostro obiettivo finale».
Ivan
fu molto sorpreso e quasi non credeva ai suoi occhi quando, concentrando il suo
sguardo sull’occhio sinistro di Maximilian, vide il cambiamento del suo iride.
L’occhio era uguale a quello di un drago minaccioso, in procinto di attaccare
la sua preda.
Egli
guardò Astral che si accorse della sorpresa del mago e il mago bianco gli fece
cenno con un movimento del capo, il quale faceva intendere una risposta
positiva.
Fu
allora che Ivan si rivolse a Corine dicendole: «Corine, devi andare con il
maestro Wotan e Gerard; fuggite velocemente. Tu sai come riprodurre l’incanto
di spostamento veloce e mi raccomando … Per nessun motivo vi dovete fermare.
Chiaro?».
La
ragazza rispose: «Non si preoccupi, io so badare a me stessa e per quanto
riguarda quello che mi ha appena detto, può stare certo che come al solito mi
atterrò scrupolosamente al suo volere».
Lei
si girò senza battere ciglio e s’incamminò con passo lento verso l’uscita
indicatagli, ma si era intravisto chiaramente che i suoi occhi erano chiusi e
una piccola lacrima era scesa dal suo viso.
Anche
Wotan e Gerard fecero la stessa cosa, ma non prima che quest’ultimo dicesse al
fratello: «Max, ti prego, fai attenzione. Ci rivediamo all’Asilum». Gli
fece l’occhiolino e si diresse anch’egli
verso l’uscita.
Maximilian
rassicurò il fratello e gli rispose: «Gerard, puoi stare tranquillo … Tra
qualche giorno noi ci rivedremo lì, assieme a tutti i nostri amici; di certo
non voglio perdermi Chaman quest’anno». E con un sorriso salutò il fratello.
Quando
furono usciti, il gruppo formato da Ivan, Astral, Asdar, Dian e Maximilian si
radunò il più vicino possibile e Ivan disse: «Adesso è il momento di
organizzarci per la battaglia; ci troviamo di fronte a un drago con enorme
potere, boschivi e quello più temibile … Adrammalech in forma non completa».
Tutti
annuirono e Ivan continuò: «Non posso riprodurre il canto dell’arcangelo,
pertanto se assume la sua forma finale, non possiamo far altro che fuggire il
più lontano possibile. Combattiamo in modo da dare un vantaggio ai ragazzi e
quando saremo sicuri che si siano messi in salvo, allora ripiegheremo anche
noi. Adesso, io posso immaginare che il loro obiettivo sia Maximilian,
cerchiamo di sfruttare la cosa a nostro vantaggio. Loro cercheranno di colpirlo
con ogni mezzo e probabilmente lo stesso Adrammalech si scaglierà contro di
lui; facciamo quadrato intorno a lui e combattiamo cercando di sfoltirli nel
più breve lasso di tempo; se vediamo che non ce la facciamo, ripiegheremo come
d’accordo».
Tutti
sembrarono essere concordi con quello che Ivan aveva appena detto e stabilita
la tattica di approccio alla battaglia, si diressero verso la superficie.
Intanto,
in superficie, gli esseri oscuri stavano frugando in ogni angolo per scovare il
nascondiglio dei fuggitivi.
Di
fronte a un grosso tronco di noce del Brasile, uno di essi, precisamente un
boschivo, era intento a esaminare qualcosa di sospetto.
Dall’essere
provenne un rumore di perplessità e subito dopo si vide il suo volto che cambiò
espressione; le sue zanne furono visibili come se si fosse accorto di qualcosa
di strano.
D’un
tratto si udì: «Gladio!».
E una forte scarica elettrica folgorò quella sagoma, che cadde a terra privo di
vita.
Asdar
era vicino al tronco e impugnava la sua spada elementale.
Dietro
di lui c’erano tutti, incluso Maximilian.
I
maghi erano pronti a fronteggiare tutti i nemici presenti nel posto.
Ivan
sussurrò: «Mi raccomando, stiamo tutti uniti e procediamo con la massima
cautela».
Tutti
quanti accennarono un sì, poi Maximilian, sempre a bassa voce aggiunse:
«Ascoltatemi … Vedo parecchie sagome di colore rossastro intorno a noi. Riesco
a distinguere Melkore; per il momento non è girato verso la nostra direzione,
ma presumo che quando lo farà, essendo un drago, riuscirà a rintracciarci data
la sua vista. Penso che prima di essere scoperti dovremo attaccare».
Ivan
diede ragione a Maximilian e tutti, cautamente, si avvicinarono alla zona dove
il drago era stanziato con il grosso delle loro forze.
Astral
chiese al suo alunno: «Maximilian, per favore, tieni d’occhio i loro movimenti
e se capisci che siamo stati scoperti riferiscilo subito».
Il
ragazzo annuì e continuarono la loro marcia inesorabile verso quelle creature.
Poi
a un certo punto, Maximilian disse ai maestri: «Percepisco un colorito diverso
dal solito che proviene da uno di loro. È un essere che pare un umano, della
stessa altezza e struttura, ma ha un colorito più accentuato degli altri … È di
un rosso quasi fosforescente».
Ivan
fece presente: «Senza dubbio è Adrammalech. Hm … Mi domando se sia meglio andar
via, oppure attaccarli».
Dian
disse: «Non possiamo andar via, ci scoverebbero e ci inseguirebbero fino a
catturarci tutti. Oramai bisogna attaccare; consiglierei di attirarli in una
zona che noi conosciamo, in modo da poter riprodurre la smaterializzazione in
caso di bisogno».
Asdar
diede ragione al collega: «Questa mi pare la cosa più saggia da fare.
Facciamoci inseguire fino alle porte della città e poi ci smaterializziamo».
Astral
però, non fu d’accordo e obiettò: «Se facessimo una cosa del genere,
attaccherebbero la cittadina; ora, pensate a quanti morti ci sarebbero. È fuori
questione un avvicinamento al centro abitato, propenderei di più per il posto
in cui abbiamo riposato il giorno prima dell’arrivo a Manaus».
Fu
in quel momento che decisero di avviarsi verso quel punto, possibilmente senza
essere visti, poi avrebbero trovato il modo di farsi notare.
Non
era facile muoversi con discrezione, tant’è vero che erano costretti a cambiare
spesso percorso per via della numerosa presenza di quegli esseri.
C’erano
proprio tutti gli esseri che conoscevano: i boschivi, le strane creature che
avevano incontrato in occasione della battaglia in mare e anche alcuni
Lupocarni.
Incrociarono
perfino il cercatore, che con il suo enorme naso era in cerca di un odore che
esso non sentì per causa dell’incanto protettivo fatto da Ivan.
Il
suo naso era rivolto verso l’alto e di tanto in tanto si udiva l’aria inspirata
nel tentativo di trovare tracce.
I
maghi si mossero in fretta e lo lasciarono indietro poiché il loro obiettivo
era arrivare nel posto prescelto, in modo da poter sfuggire all’accerchiamento
senza essere notati.
Presto
però, si sarebbero accorti che non erano passati inosservati … Di fronte a loro
si trovarono Melkore il quale gli sbarrava la strada.
Il
drago li fissava minacciosamente e Maximilian, senza avere nessuna paura, gli
rivolse la parola: «Di nuovo di fronte, ma questa volta scoprirai che non sono
più il bambino della scorsa volta».
I
maghi furono meravigliati di quelle sue parole e allo stesso tempo videro il
cambiamento che il ragazzo aveva fatto in quel momento.
Il
suo occhio sinistro era del tutto simile a quello di un drago, lo stesso
colore, la stessa forma e anch’egli guardava minacciosamente il drago nero.
I
maestri si misero intorno a Maximilian per proteggerlo, ma lo stesso disse:
«Questa volta non ne avrò bisogno … State a guardare».
Ci
fu attimo di silenzio prima che lui pronunciasse: «Ianĭtōris
dies elementum: in fidem accipio omnis».
I
cinque centurioni fecero di nuovo la loro comparsa, ognuno fatto di un elemento
diverso: terra, acqua, fuoco e aria.
I
loro scudi e le loro spade minacciose si posero a guardia del gruppo di maghi.
Ivan
ne fu sorpreso e rimase a bocca aperta.
La
potenza che scaturiva da quel piccolo di soli dieci o undici anni, non l’aveva
mai vista prima d’ora.
Maximilian
esclamò: «Elementum
ignis: impetus!».
La sua mano destra era puntata verso il drago e da essa scaturì un getto di
fuoco potentissimo che si abbatté su Melkore, investendolo in pieno.
Quando
il fuoco si diradò, il drago pareva non aver subito alcun danno.
Il
rumore echeggiò per tutta la foresta e attirò immediatamente la folta schiera
di esseri che gironzolava intorno a quel luogo.
Melkore
si rivolse al ragazzo: «Dunque hai imparato a sfruttare parte dei poteri di mio
fratello ma non basteranno contro di noi, di questo ne puoi stare certo».
Il
drago caricò il gruppo con le fauci spalancate ma fu sbalzato improvvisamente
via da una corrente d’aria: Ivan, con il suo bastone alzato, aveva riprodotto
un incanto difensivo e Melkore fu scaraventato a metri di distanza.
Anche
i centurioni d’elemento si mossero e caricarono a loro volta Melkore che,
scaraventato al suolo, pareva inerme.
I
quattro centurioni sfoderarono le loro spade e colpirono il bersaglio alzando
un polverone dal quale non si riusciva a scorgere un granché e, quando la
nuvola di polvere si diradò, si videro i centurioni con le spade ben sguainate.
Il
corpo del drago però non fu visibile; e ben presto numerosi esseri accorsero
lì.
Astral,
consapevole dell’inferiorità numerica in cui versavano, prese Maximilian sulle
sue spalle, poi gridò: «PRESTO, DOBBIAMO ELUDERE IL LORO ACCERCHIAMENTO. VERSO
IL POSTO STABILITO!». E tutti, riproducendo l’incanto per muoversi velocemente,
si allontanarono da quel luogo inseguiti dai boschivi e dai vari esseri sulle
loro tracce.
Anche
i centurioni elementali li seguirono e mentre lo facevano si opponevano ai
nemici, rallentandone il passo e dando al gruppo modo di allontanarsi.
Maximilian
guardò indietro e vide che gli esseri oscuri non erano stati fermati dai
centurioni.
Tra
le sagome rosse vi era anche quella del presunto demone che si avvicinava
velocemente, mancava però la sagoma del drago nero … Dov’era andato?
Il
ragazzo lo disse ai maestri e anche loro non si spiegavano dove fosse finito,
ma in quel momento era necessario arrivare a tutti i costi al posto stabilito;
non c’era nient’altro a cui pensare.
Gli
esseri erano troppi e non potevano certo nutrire speranze, sarebbero stati
quasi sicuramente sconfitti se avessero ingaggiato apertamente battaglia.
L’unica
speranza era quella di riuscire a fuggire con la smaterializzazione.
Poi,
d’un tratto, una moltitudine di sfere infuocate caddero dal cielo e sbarrarono
la strada al gruppo che fu costretto a fermarsi.
Ancora
una volta i maghi si ritrovarono di fronte la sagoma del drago nero, questa
volta non solo lui li aveva raggiunti ma anche un essere che prima d’ora non
avevano mai visto.
Egli
era lì, di fianco a Melkore, e fissava Maximilian: le cose per
i nostri amici non erano andate nel modo sperato.
Un saluto a tutti i lettori; noi ci
risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva”
il 6° capitolo).
