Fatto
… Il terzo capitolo dovrebbe andar bene.
“Dovrebbe” perché anch’egli è molto lungo e
quindi c’è un’alta probabilità che dei refusi siano sfuggiti al mio controllo.
Reputo, tuttavia, che il capitolo possa
essere letto piacevolmente.
Ebbene … Inutile dilungarmi oltre … Buona
lettura:
CAPITOLO
3
INSEGUITI
La nave incominciò a muoversi e il rumore
tipico dell’acqua che sbatteva contro lo scafo dell’imbarcazione si udì persino
nella cabina del capitano.
Romero era seduto sulla sua sedia a
capotavola e alla sua destra c’era Asdar; alla sua sinistra invece c’era Dian
accanto al quale c’era Wotan.
Astral era di fronte a Wotan e lì vicino
c’erano Maximilian e Gerard.
Il capitano si alzò, si avviò verso un
mobiletto antico con le ante decorate da disegni sgargianti di fiori e di
piante; le aprì e tirò fuori una bottiglia che conteneva del liquido
giallastro.
Egli prese quattro bicchieri; richiuse le
ante e si diresse verso il tavolo di forma rettangolare in legno di noce.
Romero posò tutto su di esso, riempì i
bicchieri con quel liquido e li fece scivolare verso i maghi, poi esclamò: «Va
bene!». Sbuffò e aggiunse: «Bevete pure; così potremo discutere del pasticcio
in cui mi avete messo».
I maghi presero i bicchieri e assaggiarono la
bevanda; pareva molto buona e i due bambini guardarono come se si aspettassero
di essere invitati.
Il capitano però gli disse: «No; non potete
assaggiare quello che noi stiamo bevendo. Ma cercherò di farmi perdonare». Si
alzò nuovamente e si diresse verso la dispensa; prese un’altra bottiglia con
del liquido verde al suo interno e la passò ai due.
L’uomo affermò: «Bevete pure quanto vi pare,
è succo di mela».
Romero si sedette di nuovo e prese il suo
bicchiere, tracannò un po’ di liquido trasparente e infine lo posò mezzo vuoto
sul tavolo.
Egli poi chiese: «Allora … Volete spiegarmi
cosa sta succedendo?».
Astral guardò verso Asdar e fece cenno di
procedere alla spiegazione; fu allora che il mago si rivolse al capitano per
esporre quanto stava accadendo: «Siamo stati attaccati dagli esseri oscuri.
L’Asilum è stato pesantemente danneggiato, al punto da costringere il maestro
Brot a riprodurre un forte incanto per occultare il nostro rifugio
definitivamente».
L’uomo di fronte a loro esclamò: «Non ci
posso credere!». Poi chiese: «Come sono riusciti a rintracciavi?».
Wotan s’intromise nel discorso: «Non lo
sappiamo con precisione, ma rimane il fatto che non è più possibile continuare
a ignorarli e cercare di tenerli nell’altro mondo. Ormai sono riusciti a
oltrepassare e a rendere vano, in qualche modo, l’incanto che prima ci
proteggeva».
Astral aggiunse:«In questo momento ci stiamo
dirigendo verso un posto nel quale cercheremo informazioni, che ovviamente ci
serviranno per difenderci dai loro attacchi».
Astral non aveva detto tutta la verità vista
la situazione che imponeva d’essere cauti. In quell’istante qualcuno bussò, in
seguito il cigolio della vecchia porta di legno che delimitava l’alloggio del
capitano con il ponte si aprì: era il mozzo venuto a far rapporto al capitano.
Andreas disse: «Capitano … Abbiamo terminato
le operazioni per la partenza; in questo momento siamo al largo, diretti verso
l’oceano come concordato».
Romero gli rispose: «Va bene. Continuate a
tenere la rotta. Andreas … Parla con la ciurma e digli che questa sera li
voglio tutti in cambusa; voglio fare una comunicazione».
Il mozzo annuì e disse: «D’accordo. Sarà
fatto». Poi cercò di cambiare discorso: «Ehm …». Egli accennò.
Il capitano lo notò e provò a chiedere cosa
fosse successo: «Dimmi pure; di cosa si tratta?».
Il ragazzo ribatté: «Non è successo nulla di
grave, ma mi pare opportuno informarla che durante la partenza pare che la
ciurma abbia avvertito un rumore insolito; anzi … C’ero anch’io e direi proprio
che esso era spaventoso. Sembrava un ruggito a metà tra quello di un leone e
quello di un dinosauro».
La faccia del capitano diventò molto seria,
così pure quella dei maghi che si girarono a guardare il povero mozzo.
Il ragazzo era meravigliato di tanto
interesse, si vide chiaramente.
Il capitano cercò invece di rassicurarlo:
«Non ti preoccupare, non è niente. Sarà stata la vostra immaginazione. Adesso
vai, torna pure al tuo lavoro e mi raccomando … State molto attenti alla
navigazione, tenete la rotta».
Il mozzo uscì dalla stanza e, quando furono
nuovamente soli, l’uomo burbero si rivolse al gruppo che stava scortando per
mare: «Il tempo scorre e gli anni passati non ritornano più, ma devo dire che i
fantasmi del passato … Hm … Quelli proprio non te li scrolli di dosso».
Egli poi guardò Asdar e aggiunse: «Dai tempi
in cui frequentavo l’accademia sono passati parecchi giorni; non ricordo più
come si riproduce un incanto, ma mi rendo conto che probabilmente siamo di
fronte a una grave situazione. Vi stanno seguendo vero?».
I maestri annuirono e Dian ripose a nome di
tutti: «Siamo inseguiti da un gruppo di creature tra le quali, probabilmente,
c’è anche un drago».
Sia Maximilian, sia Gerard ascoltarono con
interesse quello che gli adulti dissero, anzi … A dire il vero non si sarebbero
mai aspettati che il capitano fosse un mago bianco.
Romero assunse un’espressione molto seria e
chiese: «Siete consapevoli che non posso coinvolgere degli innocenti nella
nostra battaglia e che l’intero equipaggio è all’oscuro di quello che sta
accadendo?».
Asdar ribatté: «Non ci aspettavamo che ci
seguissero, altrimenti sai bene che non avremmo mai coinvolto persone che non
c’entrano nulla».
Romero annuì, poi affermò: «Ne sono
pienamente cosciente, vi conosco abbastanza per non avere alcun dubbio e … Non
dimenticare che abbiamo passato la nostra gioventù assieme; ci conosciamo a
vicenda». Poi, sospirando, aggiunse: «Non ci resta che fare scendere
l’equipaggio sulle coste spagnole prima di uscire dallo stretto; ma badate … Se
rimaniamo senza equipaggio, voi dovrete prendere il loro posto e aiutarmi a
governare il peschereccio».
Asdar guardò gli altri maghi, annuì e
affermò: «Mi sembra la soluzione più saggia. Facendo così, non si esporrà
nessuno al pericolo di un eventuale loro attacco».
Tutti furono concordi su quello che aveva
appena detto il maestro e avallarono la decisione del capitano.
Romero chiese ancora delle spiegazioni:
«Quello che non riesco a comprendere è come mai vi portate dietro questi due
ragazzi; non è pericoloso per loro fare un viaggio simile con quel tipo di
creature alle calcagna? Sarebbe meglio se si separassero da noi …».
Astral gli rispose: «Questi due ragazzi sono
studenti dell’Asilum, non possiamo proprio separarci da loro».
Il capitano ribatté: «Fate come volete;
ricordate che se ci attaccano per mare, altra soluzione non c’è che scappare …
Quindi sarebbe meglio se stessimo tutti vicini». Dopo aver detto quelle parole
egli si alzò.
Prima di muoversi, però, guardò Maximilian e
Gerard e chiese loro: «Allora ragazzi; mi dite il vostro nome? Se faremo il
lungo viaggio assieme almeno saprò come chiamarvi».
Maximilian gli disse il suo nome e lo stesso
fece Gerard.
Il capitano dunque continuò: «Gerard,
Maximilian; Hm … Bei nomi … Sappiate però che in questa nave vige una regola:
nessuno viaggia senza contribuire. Una volta che i marinai saranno scesi, voi
due contribuirete come gli altri. Abbiamo bisogno di mozzi».
Maximilian gli rispose: «Ovviamente noi non
abbiamo problemi nel renderci utili».
Gerard fece capire la stessa cosa.
A quel punto Romero chiese loro di seguirlo e
tutti udirono ancora il rumore metallico il quale proveniva da una gamba
dell’uomo che li precedeva.
Egli li accompagnò sul ponte e lì videro
tutti i marinai che si apprestavano a fare i più disparati lavori: i mozzi
pulivano il pavimento del ponte e in cabina due persone guidavano il peschereccio.
I sette attraversarono quasi tutta la barca
fino ad arrivare a poppa, dove si vedeva un’entrata; la varcarono e scesero giù
entrando all’interno della nave.
Lì c’erano alcuni alloggi, da una parte e
dall’altra di un lungo corridoio, e il capitano disse: «Quelle porte in fondo,
diritto davanti a noi, e quella sulla destra, danno accesso ai vostri alloggi
momentanei. Prendete pure posto e mettetevi comodi, io nel frattempo mi
organizzo». Dopo aver alloggiato gli ospiti, risalì in coperta producendo a
ogni suo passo il rumore metallico.
I maghi si sistemarono nelle rispettive
cabine e si divisero tre per ogn’una di esse.
Wotan, Dian e Asdar presero quella diritto
davanti a loro e Maximilian, Gerard e il maestro Astral quella sulla loro
destra.
Entrati nella cabina, videro che, date le
dimensioni ristrette, i letti erano vicini l’uni agli altri ma erano troppo
stanchi per lamentarsi.
Si adagiarono sopra di essi e cercarono di
riposare.
Maximilian non riusciva a prendere sonno e
allora disse ad Astral: «Maestro, non mi sarei mai aspettato che il capitano
Romero fosse un mago bianco».
Il mago confermò: «In effetti, nessuno a
prima vista lo sospetterebbe; ma tempo fa era con noi all’accademia, lo posso
testimoniare. Come voi, studiava assiduamente ed era ritenuto un ottimo
elemento. Era nella compagnia del maestro Asdar e credetemi, all’epoca ne hanno
combinato anche loro di tutti i colori. Cosa più importante però, è che lui,
come noi, ha combattuto molte volte con le bestie oscure mandate in questo
mondo per cercare di aprire un varco dimensionale».
Gerard, anch’egli steso sul letto, fece
alcune osservazioni: «Perché cammina in quel modo e quando si muove emana un
rumore metallico?».
Astral rispose: «Quella è una ferita che si è
procurato durante una battaglia. Quel giorno, come sempre avviene quando loro
attraversano, noi li avevamo intercettati e si decise di mandare un gruppo per
fermarli; non sapevamo cosa fossero venuti a fare, ma quando li abbiamo scovati
erano intenti ad attaccare una cittadina … Da quell’incontro scaturì una
battaglia alquanto cruenta. Gli incanti si susseguivano uno dopo l’altro e loro
cercavano di colpirci nel modo più violento possibile; era notte, c’era molta
nebbia e in mezzo a tutto quel caos non si riusciva a scorgere la differenza
tra nemico o amico. Ben presto però, ci fu un evento inaspettato … Di lì
passarono degli umani ed erano in macchina. Un incanto, scagliato per sbaglio
da uno di noi, colpì la macchina che si ribaltò. Gli occupanti però erano
ancora vivi, ma i maghi neri fecero quello che noi tutti temevamo e uccisero
due dei quattro occupanti del mezzo. Gli esseri oscuri stavano per uccidere i
due superstiti e Romero si frappose tra loro e i bersagli, salvandogli la vita
e facendogli scudo con il proprio corpo. Perse così l’intera gamba poiché non
fece in tempo a proteggere tutto il corpo con la barriera che aveva eretto.
Dopo quell’attacco fummo in grado di localizzarli nella nebbia, così scagliammo
gli incanti che ci permisero di scacciare quelle orride bestie. Alla fine
rimasero un sacco di crateri e tanti corpi in quel luogo. A terra,
rannicchiato, accanto all’automezzo, ci sorprendemmo nel trovare il mago bianco
che ancora proteggeva i due bambini appena attaccati. In seguito il mago fu
curato e i due piccoli affidati a persone che si presero cura di loro».
Maximilian non era per niente sorpreso poiché
si era accorto del valore del capitano.
Dopo aver sentito quelle parole, egli
affermò: «Ha sacrificato la sua gamba per salvare due anime innocenti».
Astral ribadì: «Sì».
Dopo un po’ di silenzio, la voce di
Maximilian interruppe la quiete: «Credo che andrò d’accordo con il capitano.
Chi fa un’azione del genere, d’altronde, non può essere poi tanto male».
Il maestro gli sorrise e poi rivolgendosi a
entrambi disse: «Vi suggerisco di riposare, il viaggio è ancora molto lungo; ma
non temete, con noi siete al sicuro».
I ragazzi annuirono e si coricarono sulle
rispettive brande addormentandosi immediatamente.
Astral, constatato che i due si erano
appisolati, uscì fuori dalla cabina; lì, ad aspettarlo, trovò il resto della
combriccola.
Wotan, non appena lo vide, sussurrò: «Per
esser uscito dalla cabina suppongo che i ragazzi dormano».
Astral fece cenno di sì.
In seguito Dian asserì: «Le cose non si sono
messe poi tanto bene. Non mi sarei mai aspettato che ci avrebbero trovato così
in fretta».
Asdar intervenne dicendo: «Lo so, ma non
possiamo mollare proprio adesso. Si suppone che ancora non sappiano della
nostra intenzione altrimenti non ci sarebbe motivo d’inseguirci; non credete?».
Astral confermò: «Esatto … Se sapessero, ci
aspetterebbero direttamente sul posto; ma questo non ci deve far abbassare la
guardia. Sono in parecchi e sono potenti. Melkore poi, è ancora in mezzo loro e
dunque urge fare la massima attenzione». Poi, riferendosi in particolare ad
Asdar, aggiunse: «Romero non deve sapere il motivo per il quale ci stiamo
muovendo, non per cattiveria o per sfiducia, ma per il semplice motivo che se
fossimo attaccati e cadesse loro prigioniero, la nostra copertura potrebbe
saltare».
Asdar, d’accordo con Astral, disse: «Già ci
avevo pesato; infatti, nel precedente colloquio non ho fatto accenno alcuno
alle nostre motivazioni».
Un rumore metallico li interruppe, proveniva
dall’entrata che portava sul ponte e una sagoma si delineò davanti a essa: era
Romero che con voce autoritaria li chiamò: «Vedo che i ragazzi non ci sono!
Bene … Lasciateli riposare. Voi siete
desiderati nei miei uffici, così possiamo palare ancora un altro po’».
Il gruppo dei maestri si avviò verso il passaggio
che li avrebbe portati in coperta, poi Wotan si fermò pensandoci un po’ su;
dopo pochi istanti si rivolse al gruppo dicendo: «Ascoltate; penso sia meglio
che io rimanga qui, sottocopèrta. Mi unirò ai ragazzi, nella loro cabina;
incomincio a sentire la stanchezza, sarà il caso di riposarmi un po’». Poi
rivolgendosi al capitano aggiunse: «Capitano; che dice … Si offende se io mi
riposo dal lungo viaggio e vi raggiungo in seguito. Nel frattempo, può
dialogare con i miei colleghi … Loro parlano anche per me».
Romero, per nulla infastidito, gli rispose:
«Ci mancherebbe; se ti senti stanco, riposa
pure». Poi, sorridendo, aggiunse: «Caro Wotan, la vecchiaia s’inizia a
sentire; vero?».
Wotan, anch’egli con tono scherzoso, rispose:
«Eh, sai com’è, a una certa età ci si deve riguardare con maggior attenzione».
In seguito, guardando i suoi colleghi, gli strizzò l’occhio destro.
Gli altri capirono immediatamente le
intenzioni di Wotan: aveva chiesto di rimanere di proposito per fare da guardia
a Maximilian e Gerard; non potevano proprio permettersi di lasciarli soli.
Maximilian era troppo importante …
I maghi si avviarono verso l’uscita e
scomparvero dopo aver attraversato il passaggio presidiato dal capitano; Wotan
entrò nella stanza in cui Maximilian e Gerard riposavano e richiuse dietro di
sé la porta.
I ragazzi dormivano beatamente, a quel punto
anch’egli si stese sull’unico letto libero e incrociò le braccia.
Wotan fissò i due e accennò un sorriso;
subito dopo le sue palpebre s’incominciarono a chiudere lentamente, poiché era
stanco, fino a quando cadde anch’egli in un sonno profondo.
Asdar, Astral e Dian, intanto seguivano il
capitano, che con fare deciso si avvicinava sempre di più all’entrata del suo
ufficio.
I marinai avevano dispiegato le vele e,
poiché il vento era abbastanza forte, la nave filava veloce verso l’orizzonte.
Due marinai in cabina di comando, uno con il
binocolo che osservava a trecentosessanta gradi, l’altro che aveva il timone
tra le mani, discutevano sulle possibili rotte da fare nel momento in cui
fossero usciti dal mediterraneo.
Una voce disturbò quei due uomini.
Essa proveniva dal retro della stanza dove
loro stavano lavorando: «Ragazzi, come va?».
I due risposero quasi assieme: «Bene».
Un’altra sagoma fece la sua comparsa … Lì
c’era un terzo marinaio il quale reggeva tra le mani una grande mappa nautica e
aveva una matita incastrata sull’orecchio; probabilmente era colui che
tracciava le rotte.
Uno dei due marinai che stavano governando la
nave gli riferì: «Stiamo procedendo come da programma».
Il nuovo arrivato, poi, fece vedere la
cartina ai due e affermò: «Dopodomani attraccheremo qui». Indicando un punto
sulla mappa.
Il vento, in quell’istante, sfiorò i visi dei
maghi e il rumore delle onde si udì impetuoso.
Quando il gruppo arrivò davanti alla stanza
del capitano, Romero aprì le porte e invitò con un gesto i tre ad entrare.
Una volta entrati tutti, si accomodarono al
tavolo.
Romero iniziò a parlare: «La situazione è la
seguente: questa sera io comunicherò alla ciurma che dopodomani sbarcheranno in
una cittadina spagnola. Sicuramente ci saranno delle proteste, per via del
guadagno che questo viaggio avrebbe portato a ognuno di loro. Ora … Non
possiamo mandarli via senza niente, poiché possiedono famiglia e figli; se
ritornassero a mani vuote, noi affameremo quelle famiglie e vi dirò di più … Al mio ritorno non riuscirei
più a trovare marinai che s’imbarchino sulla mia nave poiché risulterei
inadempiente e si sa: chi non paga i propri marinai è una carogna. Dunque, ci
saranno delle spese da sostenere; a ognuno di loro dovrò corrispondere
quantomeno il minimo guadagno che si era pattuito prima della partenza. Con
quello che ho dietro, dovrei riuscire a coprire i due terzi della spesa. Ho,
tuttavia, bisogno anche del vostro contributo altrimenti sarà difficile che
scendano».
I maghi si guardarono l’un l’altro, poi
fecero un cenno d’assenso e Asdar disse: «Non c’è problema, siamo disposti a
sostenere il costo derivante dal disagio che abbiamo creato».
Il capitano proferì: «D’accordo; allora se
siamo tutti della stessa opinione, possiamo passare a discutere su come
giustificare la loro discesa dalla nave». E, assumendo un’aria furbesca, disse:
«Io ho pensato di far credere loro che a bordo sia scoppiata un’epidemia; a
questo proposito vorrei poter usare i ragazzi come scusante … Potremo dire che
si tratta di vaiolo, oppure di lebbra; poi ci penserò su. Sentito quello
nessuno di loro si opporrà alla mia decisione, ovviamente saranno pagati quanto
pattuito».
Astral fece presente: «Romero. Siamo
inseguiti da esseri molto pericolosi; d’avvero te la senti di fare il viaggio
con noi, nonostante il pericolo?».
Il vecchio mago bianco oramai diventato
pescatore rispose: «Non devi nemmeno domandarlo». Poi, facendo vedere la sua
gamba destra, aggiunse: «Devo ancora ringraziarli del regalo che mi hanno fatto
tempo fa».
Asdar, che sembrava molto legato al capitano,
si rivolse a lui dicendo: «Ascolta … Penso che tu debba saperlo arrivati a
questo punto. Hai visto quei ragazzi che noi ci portiamo dietro?».
Romero annuì.
«Devi sapere che quei due sono i bambini che
tu hai salvato da morte certa». Finì di dire il mago.
Romero rimase sorpreso, d’altronde era
passato molto tempo da quel fatto e da allora non ne aveva sentito più parlare;
poi chiese: «Ma non erano stati affidati ai nonni perché se ne prendessero
cura?».
Dian allora s’intromise nel discorso e disse:
«Anche i nonni sono stati uccisi in un combattimento; l’intera casa è saltata
in aria ed è solo grazie ad Astral che i bimbi si sono salvati».
Romero, sentite quelle parole, affermò:
«Com’è strana la vita; chi l’avrebbe mai detto che a distanza di anni avrei
rincontrato quei pargoli. Ma ditemi … Se sono con voi, vuol dire che sono stati
portati all’Asilum».
Astral rispose: «Gli stiamo insegnando a
padroneggiare la magia bianca, in modo che possano essere autonomi e badare a
sé stessi».
Il capitano era felice di quanto aveva appena
appreso e riprese a parlare: «Sono così giovani. Addirittura uno di loro, mi
pare che si chiami Maximilian, sembra che abbia solo nove o dieci anni. Non vi
pare che l’età non sia compatibile con l’entrata nell’accademia?».
Dian allora gli rispose: «Questo lo abbiamo
ritenuto un caso particolare e il maestro Brot ha fatto un’eccezione».
Romero divenne di nuovo serio e volle terminare
il discorso iniziato in precedenza: «Sono contento che quei due ragazzi si
siano sistemati. Adesso però, cerchiamo di non farli ammazzare. Voi mi avete
detto che v’inseguono … Ora, abbiamo chiarito che i marinai scenderanno al
primo scalo in Spagna. Una volta che saranno scesi, mi serviranno due persone
ai motori giù nella sala macchine; mi servirà una persona che stia con i due
mozzi sul ponte e un’altra di vedetta. Così potremo affrontare un viaggio in
modo decente». I maghi annuirono e diedero il loro assenso.
Il capitano fece presente: «Preparatevi a
lavorare sodo; non pensate che sarà una passeggiata. Una volta scesi tutti,
dovremo fare in modo che la nave si muova come se ci fosse l’equipaggio al
completo. Al timone ci sarò io per tutta la durata del viaggio e in seguito ci
organizzeremo per la notte». Poi, fissandoli uno per uno, affermò: «Pregate che
non ci sia brutto tempo».
Finito il discorso salutò i maghi e si avviò
verso l’uscita, dicendogli di andare pure a riposarsi se lo desideravano.
***
Sulla terra ferma …
Un gruppo di creature si spostava
velocemente.
Una sagoma si avvicinò a loro altrettanto
veloce.
La sagoma solitaria e il gruppo
s’incontrarono e fu in quell’istante che si riconobbero le creature che stavano
inseguendo i maghi da lungo tempo.
Melkore chiese al boschivo appena giunto:
«Porti buone notizie?».
L’essere rispose: «I villici hanno terminato
parte del loro lavoro, sono riusciti a far trapassare i due di cui vi hanno
parlato. Uno di loro è stato inviato per rintracciare i fuggitivi; se sono per
mare, non avranno scampo».
Il drago nero affermò: «Non siate così sicuri
… Con loro c’è anche Aschcore. Potrebbe interferire».
Il suo interlocutore riferì: «Dobbiamo
inseguirli. A tal proposito c’è stata mandata una nave con la quale sarà facile
raggiungerli».
Melkore domandò: «Da quanto tempo è
partita?».
La bestia si affrettò a rispondere: «Sono
partiti un giorno fa; dovrebbero essere qui a momenti. Idrolerna li sta
seguendo».
La faccia del drago nero era compiaciuta; un
ghigno apparve sul suo volto, poi la sua voce si udì chiara distinguendosi dai
rumori delle onde che sbattevano sugli scogli.
«Stupendo! Non vedo l’ora di rivedere i miei
cari fratelli, ma questa volta non me li lascerò scappare». Disse, poi ordinò:
«Presto! Scendiamo sulla spiaggia, se sono partiti un giorno fa saranno qui a
momenti».
Tutto il gruppo, chinando la testa in segno
di sottomissione, si avviò verso la spiaggia.
Ben presto all’orizzonte un’enorme ombra fece
la sua comparsa, quella nave che stavano aspettando era dunque giunta.
Più essa si avvicinava, più si notava la sua
mole … Quella era una petroliera dismessa e presto fu talmente vicina da
permettere agli esseri che la stavano aspettando di poterla raggiungere.
Melkore si avvicinò ma la sua mole non era indifferente;
con un piccolo sforzo salì a bordo facendo oscillare la nave.
Il suo peso la fece sprofondare leggermente
ma essa sembrava reggere.
Non lontano dalla nave, un’ombra bella grande
volteggiava in acqua senza però venirne fuori; sembrava quasi che li aspettasse
e una volta che gli esseri ebbero finito di salire a bordo, la nave si diresse
verso di essa.
La petroliera svanì dopo poco dietro
l’orizzonte.
***
Sul peschereccio tutti stavano lavorando
sodo; ogn’uno cercava di farlo al meglio e l’imbarcazione procedeva verso lo
stretto dove era prevista la prima sosta.
In quella fermata i marinai sarebbero scesi
dalla nave …
Gerard si era appena svegliato, mentre
Maximilian era ancora assorto nel sonno più profondo.
I maghi non vollero svegliarlo e lo lasciarono
dormire ancora, pensando che, data la sua giovane età, quel lungo viaggio lo
avesse sentito più degli altri.
Il capitano era a poppa e stava scrutando
anch’egli l’orizzonte con un binocolo, poi si rivolse ad alcuni marinai che
stavano svolgendo dei lavori proprio lì vicino.
Egli disse: «Prepariamoci, pare che il tempo
non prometta niente di buono».
I marinai annuirono e continuarono a fare il
lavoro che gli era stato assegnato.
A loro si avvicinò Asdar accompagnato da
Astral.
Asdar domandò al capitano: «Ci sono
problemi?».
Romero rispose senza girarsi e continuando a
scrutare l’orizzonte con il suo binocolo: «Purtroppo il tempo non promette
bene. Probabilmente ci sarà una precipitazione e forti venti. Per adesso terrà,
ma da vecchio lupo di mare so che domani sera saremo in mezzo a una tempesta».
Astral fece un cenno verso Asdar poiché le
previsioni meteo erano veritiere; se quella precipitazione si fosse palesata,
loro avrebbero avuto modo di riprodurre l’incanto di smaterializzazione per
poter raggiungere l’Amazzonia all’istante.
Le loro tracce sarebbero state cancellate
dalla tempesta stessa.
Astral fece presente al capitano: «Se ci
fosse bisogno di braccia in più, noi siamo disponibili».
Romero ribatté: «Non aggiungere nient’altro.
Io fossi in voi conserverei le forze per quando i miei marinai scenderanno
dalla barca; allora ci sarà bisogno di voi, ma fino a quando loro saranno qui,
potete stare tranquilli: siamo in buone mani».
I maghi guardarono il cielo e si domandarono
come riuscisse il capitano a percepire il maltempo in arrivo … Loro, nella
volta celeste, non scorgevano nessuna nuvola.
Presto calò la sera ed era arrivato il
momento di incontrare i marinai e dargli la notizia del loro sbarco.
Erano tutti radunati nella stiva, a parte
quelli necessari alla navigazione; si contavano dodici marinai e a loro si
aggiunse anche il capitano.
Col capitano arrivarono anche Dian, Astral e
Asdar; Wotan, invece, era rimasto con Maximilian e Gerard sottocopèrta.
Romero iniziò a parlare non appena arrivò: «Signori
… Vi ho convocati qui per darvi alcuni ragguagli riguardanti la situazione in
cui ci troviamo». Egli fece un attimo di pausa dopo quelle parole.
Tutti i marinai si stavano domandando cosa
fosse successo e si misero ad ascoltare il loro capitano …
«Abbiamo avuto un evento inaspettato,
verificatosi questo pomeriggio. Quest’evento impone che tutta la ciurma venga
fatta sbarcare al prossimo scalo». Affermò l’uomo.
Quando ebbe finito, tutti mormorarono; alcuni
protestarono anche vivacemente accennando al fatto che a casa avessero famiglia
e quel viaggio per loro significava molto.
Romero calmò gli animi dicendo: «Non abbiate
paura, per quanto riguarda la vostra retribuzione non è cambiato niente. Vi
verranno corrisposte le somme pattuite prima della partenza, come se aveste
fatto il viaggio completo».
In quel momento i marinai si quietarono, però
la curiosità spinse alcuni di loro a fare domande.
«Cosa può essere successo di così grave da
imporre la nostra discesa?». Chiese Andreas.
Romero guardò prima i maghi presenti, poi si
girò verso la sua ciurma dicendo: «Vi è precluso l’accesso alle stanze dove
dormono gli ospiti. Il motivo è una presunta infezione a bordo».
Dopo quell’esternazione i marinai si
azzittirono, poi chiesero: «È pericoloso?».
Il capitano ancora una volta tranquillizzò
tutti dicendo: «Non preoccupatevi … Uno di loro è un medico e il pericolo è
stato circoscritto. L’importante è che voi vi teniate alla larga da quel
posto».
I marinai furono concordi nella decisione di
tenersi lontano da quegli alloggi e Romero aggiunse: «Il porto è vicino, dista
solamente mezza giornata, quindi non perdete la calma e continuate a fare
quello che finora avete fatto; inoltre, non dimenticate di passare a prendere
il vostro compenso nel mio ufficio prima di scendere. Dal porto sarà facile
arrivare in stazione e ritornare alle vostre case». E dopo aver detto quello,
si raccomandò di dare la massima diffusione della notizia, anche alle persone
che non erano presenti.
Tutti diedero la loro parola che sarebbero
scesi e dopo s’incamminarono verso l’uscita della stanza bisbigliando parole
incomprensibili.
I maghi e Romero rimasero soli.
A quel punto il capitano chiese: «Secondo voi
come sono andato?». Facendo una smorfia.
Asdar rispose: «Perfetto. Direi che sei stato
credibile». Poi tutti si avviarono anch’essi verso l’uscita della stanza in cui
c’era stata la riunione.
Nella camera dove Maximilian dormiva c’era
una calma surreale.
Gerard e Wotan erano preoccupati poiché
Maximilian stava dormendo da lungo tempo.
La porta fu aperta ed entrarono nella stanza
i tre loro compagni di viaggio.
Quando Gerard li vide affermò: «Sono
preoccupato. Maximilian sta dormendo da tanto tempo. Vi pare normale?».
Astral si avvicinò, lo toccò
sulla fronte e poi disse: «Non preoccupatevi, sta bene; suppongo sia solamente
stanco. Al suo posto, credetemi, sarei esausto anche io. È il caso di lasciarlo
riposare, vorrà dire che gli porteremo qualcosa da mangiare in camera».
Il mago poi guardò Gerard e chiese: «A questo
ci penserai tu, vero?».
Il ragazzo annuì e il gruppo si incamminò
verso la cambusa; lì avrebbero cenato.
Wotan non si mosse e, dopo pochi passi,
Astral lo guardò e gli disse: «Capisco … Vorrà dire che provvederemo anche per
te». E dette quelle parole, continuò a camminare.
Il mago rimasto in quel luogo rientrò poi
nella camera dove Maximilian stava dormendo.
****
In un
luogo non ben definito, una voce echeggiò nel buio più totale: «Maximilian …
Sono qui!». Era tutto buio e non si vedeva nulla.
La voce
echeggiò come se chi l’emetteva fosse in una stanza chiusa ermeticamente:
«Maximilian; guardami, sono da questa parte. Hai già riposato abbastanza ed è
ora di iniziare a lavorare».
La voce
di Maximilian si udì debolmente: «Chi sei? Non ti vedo».
Quella
voce imponente rimproverò il ragazzo: «Come? Non mi riconosci …».
In
quell’istante l’ambiente divenne più chiaro e Maximilian vide un panorama a lui
molto familiare: in cielo c’erano i due soli; tutt’intorno, invece, c’erano
delle piante gigantesche.
Non
lontano da lui c’era un ruscello d’acqua, il quale emanava un rumore forte e il
ronzio derivante dallo svolazzare dei vari insetti si udiva chiaramente.
Una
grossa sagoma venne fuori dalla boscaglia e il terreno, come al solito,
sembrava oscillare ogni qual volta essa si avvicinava di un passo.
Il
volto della sagoma prese le sembianze di Bithor; il drago chiese ancora:
«Maximilian, adesso mi vedi?».
Il
ragazzo rispose: «Certamente … Adesso mi è tutto più chiaro».
Bithor
in seguito aggiunse: «Mi dispiace costringerti a lavorare anche quando dovresti
riposare, ma sai bene che nel momento attuale non ci possiamo permettere pause.
Ascolta attentamente … Sappi che è nel tuo interesse diventare più forte,
se riesci ad apprendere più incanti
possibili, avrai più possibilità di respingere i loro attacchi. Parlavamo di
materializzare la tua spada elementale, giusto?».
Maximilian
annuì e confermò: «Sì, la spada elementale. Un incanto davvero difficile».
Bithor
gli domandò: «E vorresti lasciar perdere?».
Il suo
interlocutore ribadì: «Assolutamente no. Proverò fin quando non eseguirò alla
perfezione quell’incanto».
Il
drago in seguito disse: «Proprio quello che volevo sentire». S’interruppe per
un attimo e poi continuò: «Ti aiuterò a impararlo. Quando di solito realizzi un
incanto, la concentrazione deve essere alta. Concentrazione più formula, uguale
risultato. Visualizza la spada che vuoi materializzare e rilascia la tua
energia; immagina che l’aria comprima l’elemento, qualsiasi esso sia, vedrai
che poi verrà tutto spontaneo».
Il
ragazzo allora chiese: «Dunque devo immaginare che la forma della spada venga
scolpita dall’aria?».
Il
drago confermò le sue parole e Maximilian provò a esclamare la formula:
«Gladio!». Egli sbraitò, ma non successe nulla di strano.
Lui
guardò il drago sconsolato e sottolineò: «Visto, cosa ti dicevo?».
Bithor
fece notare: «Non si può pretendere di imparare immediatamente un incanto così
complesso, abbi pazienza e vedrai che quando sarà il momento ci riuscirai».
Maximilian
a quel punto continuò a provare.
I
risultati, tuttavia, furono sempre gli stessi … Egli ancora non riusciva a
riprodurre quello che si era prefissato.
Dopo
svariati tentativi, il drago si rivolse nuovamente a Maximilian dicendo:
«Fermati un po’ adesso, vorrei parlarti un attimo».
Bithor
si avvicinò a lui e disse: «Sai bene che ancora non siamo fuori pericolo,
presto vi raggiungeranno».
Maximilian,
sentita la sua affermazione, gli chiese: «Ci stanno inseguendo ancora?».
Bithor
annuì e gli rispose: «Ovvio … Hanno sicuramente preso il largo e sono sulle vostre
tracce. In più, anche questa volta, con loro c’è una creatura che può essere
pericolosa. Fate attenzione e, se potete, fuggite prima che vi raggiungano
servendovi della smaterializzazione».
Maximilian
fece cenno d’aver capito e volle chiedere delle spiegazioni: «Di che essere si
tratta?».
La voce
di Bithor si udì nitidamente: «Si tratta di un essere acquatico molto potente.
Nel suo habitat naturale non ha rivali e persino noi draghi faremmo fatica a
tenergli testa. Aschcore sa bene di chi si tratta e suppongo che li stia già
tenendo d’occhio. Ragazzo … Riferisci ai Maghi di stare in guardia».
Quando
il drago ebbe finito di parlare, l’ambiente si fece impalpabile e come al
solito andò man mano sfumando.
****
Una luce intensa provenne dal cielo e davanti
ai suoi occhi apparvero il maestro Wotan e suo fratello Gerard.
Quando Maximilian si risvegliò, suo fratello
esclamò: «Finalmente! Max, hai dormito per un’intera giornata; siamo quasi
arrivati allo stretto e fra poco attraccheremo al porto dove scenderanno i
marinai».
«Dimmi … Hai fame?». Chiese in seguito.
Maximilian disse di sì e, notando che lì
vicino c’erano dei panini, ne prese uno e lo mangiò.
Quando ebbe finito di mangiare, guardò Wotan
e disse: «Abbiamo un problema … Sono sulle nostre tracce. A quanto pare, sono
riusciti a prendere il mare. Sono accompagnati da una creatura acquatica molto
potente».
Wotan non ne fu sorpreso, sembrava che si
aspettasse quell’inseguimento; in seguito disse: «Sapevamo già del loro
inseguimento, di conseguenza ci aspettavamo che non si sarebbero arresi al
primo ostacolo; quello che più mi stupisce è che sia comparsa una nuova
creatura. Ciò vuol dire che hanno ancora un modo per entrare in questo mondo.
Dobbiamo essere cauti e avvisare il resto del gruppo».
Egli si alzò e si diresse verso l’uscita; ma
prima di andare, si girò e disse: «Ah, dimenticavo di dirti che per i marinai
tu sei malato; dunque, per il momento non uscire dalla cabina. Quando saranno
scesi dalla nave verremo a chiamarvi».
I ragazzi annuirono e solo in quel momento il
loro maestro uscì.
I loro compagni erano sul ponte e stavano
aiutando nel limite del possibile; lì, tutti si affannavano a terminare i
propri lavori.
In lontananza, intanto, il porto prendeva
sempre più forma e man mano che la nave si avvicinava a esso, la vita frenetica
che si svolgeva al suo interno divenne sempre più evidente.
C’era gente che scaricava delle casse; altri
uomini che s’imbarcavano su delle navi passeggeri; altri ancora che si
apprestavano a salutare i propri cari e che partivano per delle crociere.
La loro nave entrò in porto, attraccò alla
banchina e i preparativi per lo sbarco dei marinai iniziarono freneticamente.
I marinai raccolsero le proprie cose e si
misero in fila ordinatamente per ricevere la paga.
Ogni marinaio si recò nell’ufficio del
capitano e lì, a ognuno, fu data una busta con dentro quello che a loro
spettava; ai suoi uomini Romero riferiva parole di stima e gratitudine e loro,
dopo aver salutato, si avviavano verso la passerella che li avrebbe portati a terra.
Tutti gli uomini però, prima che sbarcassero,
si girarono a guardare il ponte e nostalgicamente sbuffarono.
Ogni marinaio infine scomparve tra la folla
che si aggirava nelle panchine del porto in cerca di qualche affare.
Presto sulla nave non rimasero che i maestri
dell’Asilum, Gerard, Maximilian e Romero.
Quando furono sicuri che tutti fossero scesi,
Romero uscì dai locali dove aveva distribuito le paghe.
Egli guardò in giro e rivolgendosi ad Asdar,
che non era lontano, disse: «Adesso siamo pronti a navigare per l’oceano senza
avere timori di fare del male a persone che non c’entrano niente».
Il maestro annuì e ribatté: «Dicci cosa
dobbiamo fare».
Il capitano si portò al lato della nave, come
se volesse scorgere i suoi marinai per un’ultima volta e disse: «È ora di
rimuovere la passerella. Per quanto riguarda i viveri … Beh … Ne abbiamo
abbastanza per l’intero viaggio. Dopo averla rimossa prenderemo il largo,
iniziando il vero e proprio viaggio. Ora vi spiego … Ho bisogno del vostro
aiuto; due di voi andranno nel locale dei motori e controlleranno ogni giorno
il loro funzionamento. Un altro farà da vedetta e l’ultimo di voi farà da spola
tra me e gli altri; ovviamente mi aiuterà con il lavoro che ci sarà da fare
nella cabina di comando».
Romero li guardò tutti ancora una volta e
disse con tono di voce deciso: «Presto! Partiamo».
Asdar ritirò subito la passerella, Wotan e
Dian si diressero nella sala motori e Astral si offrì come vedetta e si appostò
sul ponte con il cannocchiale che in precedenza aveva il capitano; egli si
preparò a scrutare l’orizzonte per scovare eventuali pericoli.
I motori furono fatti partire da Wotan e
Dian, che sembravano avere dimestichezza con i macchinari.
Il capitano, invece, si piazzò nella cabina
di comando e prese il timone; egli si preparò per seguire la rotta che li
avrebbe portati alla destinazione concordata.
Nel frattempo, nella cabina di comando entrò
Asdar il quale gli rivolse la parola: «Credimi Romero … Se non fosse
necessario, non ti avrei chiesto una simile cosa». Lo disse pensando che al
capitano dispiacesse quella situazione.
Romero però rispose: «Asdar … Io e te siamo
praticamente cresciuti assieme, sia per quanto riguarda la vita scolastica, sia
per quanto riguarda la vita privata. Tu pensi veramente che io sia arrabbiato
per quello che sta succedendo?». Poi scoppiò in una grassa risata e aggiunse,
dopo aver assunto un’espressione seria: «Se non avessi voluto farlo, nessuno mi
avrebbe convinto. Vi avrei lasciato in porto a Megapontum. Sai bene che non
sono malleabile contro la mia volontà».
Asdar gli sorrise e affermò: «Ti sarò sempre
grato per quello che stai facendo per noi».
Il vecchio mago bianco ribadì: «Guarda che
non lo faccio solo per voi. Mi pare già di avertelo detto … Con quelli io ho un
conto in sospeso e anche se mi ero ritirato a vita privata, non posso
sottovalutare le loro intenzioni poiché quando arriveranno, non faranno
distinzioni di alcun genere».
Asdar fece cenno di sì e aggiunse: «Purtroppo
hai perfettamente ragione. Siamo arrivati a un punto in cui non si riescono a
contenere le loro scorribande. Hanno aperto un varco dimensionale e possono
trapassare a piacimento; ma qualcosa li blocca, ci deve essere un motivo per il
quale non hanno ancora attaccato in massa … Qualcosa che li trattiene, una sorta
d’impedimento».
Il capitano diede ragione al maestro e in
seguito provò a fare alcune supposizioni: «Per conto mio, è probabile che non
siano ancora riusciti a trovare il modo d’infrangere del tutto l’incanto che
protegge questo mondo; pertanto non potendo attraversare in massa, staranno
cercando di raccogliere abbastanza forze per tentare d’attaccare noi maghi
bianchi».
Intanto, nella cabina dove Maximilian e
Gerard erano stati lasciati …
Era chiaro che la nave fosse in movimento;
dall’oblò, i due scorgevano le sagome delle persone che si facevano sempre più
piccole.
Capirono immediatamente che erano partiti e
uscirono dalla stanza in cui erano ormai da lungo tempo.
Si diressero verso il ponte e, una volta
usciti, videro il porto che si allontanava man mano che il tempo trascorreva.
I due non notarono nessun movimento di
marinai ed ebbero conferma che fossero scesi dalla barca.
Il primo uomo che videro fu Astral il quale
stava scrutando l’orizzonte.
I ragazzi si avvicinarono e gli rivolsero la
parola: «Siamo dunque ripartiti lasciando l’equipaggio a terra?». Chiese
Gerard.
Astral rispose: «Sì. D’adesso in poi, saremo
soli in questo viaggio. Voi capite, vero, che non potevamo mettere in pericolo
degli innocenti. Si è reso necessario farli scendere».
Maximilian annuì, poi disse: «Perfettamente
maestro. Adesso, anche in caso di un loro attacco, non dovremo preoccuparci
dell’incolumità di quelle persone».
Il maestro Astral, fissando Maximilian, si
domandò il perché di quell’affermazione.
Egli intuì che qualcosa non andasse e gli
chiese: «Devi riferirci qualcosa?».
In un primo momento Maximilian non voleva
rispondere al suo maestro poiché non aveva intenzione di far preoccupare
ulteriormente i suoi compagni di viaggio, ma poi, pensando alla crudeltà di chi
li stava pedinando, annuì e con la sua solita calma diede la risposta:
«Purtroppo devo darvi una brutta notizia».
Il mago lo guardò sempre più preoccupato;
aveva intuito che si trattava dei loro inseguitori e gli fece cenno di
continuare.
Maximilian aggiunse: «Dobbiamo prepararci …
Siamo inseguiti da un cospicuo gruppo di esseri magici, tra loro ce n’è uno
pericoloso e, a quanto pare, il suo habitat naturale è l’acqua».
Sentita la risposta di Maximilian, la faccia
di Astral divenne scura; la sua bocca rimase spalancata e le sue prime parole
furono: «Come sei riuscito a saperlo?».
Egli, tuttavia, supponeva che la fonte di
quelle informazioni fosse Bithor.
Maximilian rispose: «Bithor mi ha riferito
delle loro intenzioni. L’essere l’ha chiamato Idrolerna e non è solo … Melkore,
assieme ad altri esseri, viaggia per mare alla nostra ricerca».
L’espressione di Astral si fece sempre più
cupa, riprodusse un sospiro ed esclamò: «Siamo in un bel guaio!». Poi aggiunse:
«Dobbiamo avvisare tutti di quello che mi hai appena detto. Maximilian … Ci
sarà un altro scontro se non riusciamo a smaterializzarci. Se questo dovesse
accadere in mare saremo in guai seri».
I ragazzi, incuriositi, chiesero: «Ma che
cos’è l’Idrolerna?».
Il mago, prima di rispondergli, riprodusse un
incanto e delle luci si levarono dalle sue mani che precedentemente aveva unito
al di sopra della sua testa.
Le luci si diressero all’interno
dell’imbarcazione.
Egli poi si rivolse ai due suoi alunni e
rispose: «Miei cari ragazzi … L’Idrolerna è un essere leggendario; dispone di
sette teste e lunghi colli ed è un gigantesco serpente. Ha un enorme corpo
dotato di quattro pinne e una lunga coda. I suoi poteri sono stati descritti
con accuratezza e si dice che ogni sua testa sia in grado di riprodurre incanti
elementali di diverso tipo; in acqua è velocissimo. Mi domando quando ci
metteranno a raggiungerci, se sono già sulle nostre tracce non tarderanno a
farsi vivi. Bisogna fare in fretta».
Nel frattempo, nella sala macchine …
Wotan e Dian stavano svolgendo le loro
mansioni di controllo sui macchinari e il primo mago si dimostrò essere un
ottimo meccanico.
Una luce apparve dall’entrata della sala
macchina e una voce provenne da essa: «Abbiamo un problema … C’è bisogno di
parlare con urgenza. Per favore, raggiungetemi sul ponte».
La luce si affievolì gradualmente fino a
spegnersi del tutto non appena la voce di Astral finì di parlare.
I due maestri si guardarono in faccia, come
se presagissero qualcosa, e si avviarono verso il ponte.
Anche nella sala comandi apparve la stessa
luce e quando anche lì si affievolì, il maestro Asdar uscì di fretta dal locale
e si diresse verso Astral.
Il mago appena uscito dalla sala comandi
intravide che Astral stava parlando con i ragazzi.
Quando gli fu abbastanza vicino chiese:
«Cos’è successo?».
Astral gli rispose: «Aspettiamo Dian e Wotan.
E … Credo sia corretto comunicare la cosa anche a Romero».
Asdar annuì e andò subito a chiamare il
capitano che stava guidando il peschereccio appena uscito dal porto.
Ben presto anche Dian e Wotan arrivarono.
I due chiesero cosa fosse successo e nello
stesso momento arrivarono anche Romero e Asdar.
Quando furono tutti vicini, Astral iniziò a
esporre cosa stava accadendo: «Adesso che siamo tutti riuniti, posso mettervi
al corrente di quanto appreso. Maximilian mi ha appena riferito che presto
faremo la conoscenza di Idrolerna».
I maestri sgranarono gli occhi e il capitano
esclamò: «Cosa! Come diavolo fa un bambino di dieci anni a essere sicuro che
una bestia simile sia nei paraggi?». Poi, guardando il resto del gruppo, vide
che le loro facce, oltre a essere serie, divennero cupe; allora capì che non si
trattava di uno scherzo.
Astral continuò il suo discorso: «Stanno
arrivando. A quanto pare, non solo Idrolerna è sulle nostre tracce, ma con lei
ci sono alcuni esseri magici e Melkore. Pare che stiano navigando su una sorta
d’imbarcazione. Se ci attaccano, sarà difficile difenderci in mare; primo
perché siamo in minoranza numerica, secondo perché in mare non ci possiamo
confrontare con un essere come l’Idrolerna. Anche con l’intervento di Aschcore
non saremo sicuri di fermarli, almeno non in acqua».
Astral poi si rivolse al capitano: «Romero …
Potrebbe rendersi necessario abbandonare la nave. Sai che noi maghi bianchi
siamo in grado di smaterializzarci e in questo caso non possiamo permetterci
d’indugiare; se ci trovano non avranno riguardi».
Il capitano fece cenno d’aver compreso la
gravità della situazione, rivolgendosi poi a tutti loro disse: «Se manteniamo
questa velocità, non sarà facile per loro raggiungerci presto. Tuttavia,
scordiamoci d’arrivare con metodi convenzionali alla nostra meta, quindi si
deduce che dovremo riprodurre un incanto di smaterializzazione. Non c’è altro
modo di sfuggire a quelle orride bestie».
Asdar, dopo aver dato uno sguardo ai
colleghi, espose il loro piano al capitano: «Avevamo pensato che riproducendo
l’incanto nel bel mezzo di una tempesta non avremmo lasciato tracce e loro non
ci avrebbero più seguiti. Dobbiamo solo aspettare che il brutto tempo in arrivo
si manifesti, poi faremo perdere le nostre tracce».
Tutti furono d’accordo con quanto appena
detto, ma Romero contestò il maestro: «Il brutto tempo non arriverà prima di
questa notte; credete che non ci raggiungeranno prima?».
Wotan allora disse: «Non lo sappiamo con precisione,
ma l’unica cosa che possiamo fare è cercare di guadagnare terreno fino a quando
la tempesta si manifesterà».
Dian aggiunse: «Dovremo fare del nostro
meglio per non farci raggiungere».
Dopo aver preso accordi su come comportarsi
se fossero stati raggiunti, ognuno si diresse verso il proprio posto di lavoro;
sul ponte rimasero solo Astral e i due ragazzi.
Maximilian chiese ancora informazioni
sull’essere che li stava inseguendo: «Maestro … L’Idrolerna … Come fate a
conoscerla?».
Il mago rispose: «Non la conosciamo di vista,
ma di fama. Nell’ultima guerra si schierò dalla parte dei maghi neri e combatté
con ferocia; non fu facile metterla in fuga. Solo dopo ore di battaglia
riuscimmo a farla fuggire, ma dopo aver subito ingenti perdite. Temo che non possiamo
sperare di sconfiggerla poiché è troppo forte in mare; l’unica soluzione è
fuggire».
Maximilian pensò al giorno in cui avevano
chiuso il passaggio nell’anfiteatro, poi si rivolse nuovamente al maestro: «Se
sono riusciti a far trapassare l’Idrolerna, vuol dire che sono in possesso di
un altro passaggio. Ora mi chiedo … Se questo
risponde a verità, prima o poi
attaccheranno in massa; non sarebbe il caso di trovare il punto d’ingresso e
cercare di richiudere quel buco?».
***
Non lontano da loro, su di una nave
arrugginita …
Lì sopra c’erano molti esseri magici ed
emettevano versi indicibili; essi si affannavano a scrutare l’orizzonte in
cerca delle loro prede.
Una sagoma immersa nell’acqua ricopriva tutta
la superficie occupata dalla vecchia petroliera; sia la bestia in immersione,
sia la petroliera viaggiavano a una velocità sostenuta.
Melkore era sul ponte della nave e parlava
con un essere che sembrava il capo della ciurma.
La petroliera era enorme e non ci furono
difficoltà di movimento persino per gli esseri di grande stazza come il drago
nero.
L’essere al cospetto di Melkore era eretto su
due gambe ed era alto all’incirca un metro e ottanta.
Egli aveva due braccia che si dilungavano da
un busto ricoperto di stracci.
La sua faccia era parzialmente coperta da
bende e le parti che si scorgevano facevano risaltare le sue fattezze
mostruose.
Le pupille assomigliavano a quelle dei felini
e gli zigomi sporgenti erano parzialmente scarnificati.
Il suo muso era allungato ed era munito di
denti affilatissimi, come se appartenessero a una volpe feroce.
La sua voce rauca e appena udibile scandì:
«Drago; tra poco saremo in grado di vedere le nostre prede sulla linea
dell’orizzonte. Quando saranno a tiro, cercheremo di colpirli con tutto quello
che abbiamo, mentre Idrolerna li avvicinerà sott’acqua cercando di affondarli».
Melkore mostrò le sue zanne affilate, poi
guardò l’orizzonte e in seguito chiese: «Siete sicuri di averli rintracciati?».
Il piccolo essere, quasi infastidito dalla
sua domanda, rispose: «I nostri informatori ci riferiscono che hanno appena
lasciato un porto nei pressi dello stretto di Gibilterra. Tra poco saremo in
grado di vederli a occhio. Idrolerna sa già che cosa deve fare quando li
avvistiamo». E poi, girandosi, si diresse verso la ciurma che stava lavorando a
marchingegni che sembravano catapulte le quali all’estremità avevano un enorme
spazio.
Alcuni esseri si preparavano alla battaglia
controllando le spade, altri ancora si azzuffavano per un piccolo piccione
caduto sul ponte senza vita che sarebbe stato il premio per il vincitore di
quella zuffa.
Quando l’essere arrivò presso di loro, emise
uno strano rumore.
Quello doveva essere il loro linguaggio
poiché la zuffa terminò immediatamente.
Egli diede un calcio e allontanò la carcassa
dell’uccello; infine gridò: «BRANCO DI OZIOSI SCANZAFATICHE! PREPARATEVI; IL
NEMICO SARÁ PRESTO ALLA NOSTRA PORTATA».
Tutti si precipitarono a svolgere le proprie
mansioni; l’essere doveva incutere terrore in loro poiché sembravano
spaventati.
Un punto nero apparve improvvisamente
all’orizzonte: era la barca a cui stavano dando la caccia.
Uno di loro esclamò: «Guardate, sono lì!».
L’attenzione di tutti fu rivolta verso quel
punto nero che si muoveva a velocità sostenuta.
L’essere che comandava guardò verso il punto
dove si trovava la nave che stavano inseguendo.
Egli si portò all’estremità della prua di
quell’imbarcazione e, alzando la voce, fece in modo che tutti sentissero:
«PRONTI ALL’ABBORDAGGIO E RICORDATEVI … NOI ABBIAMO UNA SOLA REGOLA, NON SI
FANNO PRIGIONIERI!».
Delle urla disumane si udirono dal gruppo di
esseri i quali si prepararono sguainando le spade.
Melkore si rivolse ai boschivi: «Tenetevi
pronti per l’abbordaggio anche voi, voglio il Dragonkin al mio cospetto; devo
essere io a mettere fine alla sua vita, il resto non m’interessa».
I draghi di piccola stazza annuirono e
anch’essi si prepararono per l’imminente scontro.
***
Sul peschereccio …
Il maestro Astral stava scrutandosi intorno
per scovare eventuali pericoli e quando il suo cannocchiale fu puntato verso la
poppa, gli apparve davanti agli occhi il grosso scafo che si dirigeva verso di
loro a gran velocità.
La nave che solcava il mare sembrava una
petroliera enorme e tutta arrugginita.
Egli però, già sapeva di chi si trattava …
Si allarmò e, battendo le mani sul suo capo,
riprodusse nuovamente l’incanto che di solito usava per mandare i messaggi
attraverso piccole sfere di luce.
Le sfere di luce fluttuarono veloci tra gli
ostacoli presenti sul peschereccio, dirette verso la sala macchine e la sala
comandi.
Il mago si rivolse in seguito ai due ragazzi
che erano lì vicini e disse: «Maximilian, Gerard … Preparatevi, la più nefasta
delle possibilità che avevamo previsto si sta avverando».
I due diedero uno sguardo verso quello scafo
e chiesero al maestro: «Sono loro?».
Astral gli rispose subito, la sua faccia era
tesa e preoccupata: «Esatto. Penso proprio che siano loro e presto ne avremo
conferma. Idrolerna ci attaccherà non appena saremo a portata di tiro».
Nella sala macchine si ripeté la scena che
poco tempo prima si era già vista: una sfera che illuminò l’ambiente
leggermente buio si fermò di fronte ai due maestri e da essa la voce di Astral
annunciò: «Sono arrivati. Ci stanno inseguendo e sono visibili a occhio nudo.
Sono a bordo di una petroliera abbastanza grande da trasportare numerosi esseri
magici».
Questa volta i due maestri si precipitarono
sul ponte, anche le loro facce erano diventate tese e preoccupate e mentre si
apprestavano a raggiungerlo, Wotan si rivolse a Dian: «Dian siamo di nuovo nei
guai. Li attiriamo come delle calamiti».
Dian ribatté: «A quanto pare sono i guai che
ci cercano. Personalmente ne farei a meno …». Uscirono poi dal locale.
Lo stesso avvenne nella sala comandi, dove
una piccola luce comparve dinanzi a Romero e Asdar.
Essa annunciò loro l’avvistamento, in più ne
diede la posizione; allora il Capitano si rivolse al maestro dicendo: «Presto!
Vai dagli altri, io cercherò di mantenere la velocità. Decidete la linea di
difesa da tenere e incrociamo le dita. Cercherò di darvi più tempo che posso,
sperando che la perturbazione arrivi il prima possibile».
Asdar prima d’andare si fermò sulla soglia
dell’uscita e disse: «Se qualcosa va storto, fuggiremo tutti insieme tramite
smaterializzazione; tieniti nelle nostre vicinanze».
Il capitano annuì e gli fece cenno d’andare.
Il maestro uscì dalla porta lasciandola
spalancata, poi si diresse verso i suoi colleghi che lo stavano aspettando dove
Astral aveva fatto l’avvistamento.
Quando tutti furono in quel punto, fissarono
la nave che, sempre più grande, si avvicinava minacciosamente.
Asdar dichiarò: «Dunque ci hanno raggiunto».
Poi, guardando il cielo colmo di nuvole grigie, aggiunse: «Speriamo venga giù
l’acqua».
Dian però fece notare: «Non possiamo sperare
nella pioggia, bisogna predisporre le difese. Aggiungerei anche al più presto!
Quando saranno abbastanza vicini da poterci attaccare, non ci sarà più tempo».
Asdar proferì: «Romero sta già spingendo al
massimo la barca; è anche vero che potremmo smaterializzarci adesso, ma loro
capirebbero e non vogliamo che si accorgano delle nostre intenzioni. Giusto?».
Tutti annuirono.
Wotan disse: «Allora è deciso». Guardò
Maximilian e Gerard e continuò: «Tu Max, attaccati al maestro Astral e non ti
schiodare da lui e tu Gerard … Fai la stessa cosa con me».
I ragazzi fecero intendere d’aver capito e
Maximilian affermò: «Non si preoccupi, cercheremo di non essere
d’intralcio».
La nave arrugginita era sempre più vicina e
se continuava così, tra pochi istanti gli esseri oscuri sarebbero stati capaci
di raggiungerli e attaccarli.
Inoltre, un’altra sorpresa li aspettava … Un
fumo nero si levò dalla sala motori e la barca iniziò a perdere potenza
rallentando gradualmente.
Il capitano venne fuori dalla cabina di
comando e rivolgendosi al gruppo esclamò: «Accidenti! Abbiamo un grosso
problema … Oltre ai nostri amici lì in fondo, ci sono i motori in panne».
Il rumore metallico dei suoi passi era sempre
più frastornante.
La barca in quell’istante si fermò
completamente: erano in balia delle onde e dei loro nemici che avanzavano
inesorabilmente.
La petroliera presto fu abbastanza vicina da
permettere l’avvistamento degli esseri che la occupavano.
Melkore fu visibile e la cosa non prometteva
niente di buono.
D’un tratto uno smottamento fece traballare
il peschereccio, qualcosa l’aveva urtato sotto il livello dell’acqua.
In seguito, le onde s’innalzarono possenti e
anormale, come se un grosso corpo fosse sbucato d’improvviso da sott’acqua.
Gli occupanti del peschereccio si
aggrapparono a qualsiasi cosa gli permettesse di mantenersi saldi senza cadere
in mare e videro spuntare dall’acqua una sagoma enorme che sovrastava
l’imbarcazione.
Maximilian, vicino al maestro Astral, alzò lo
sguardo e osservò quella grossa sagoma che prendeva sempre di più forma dinanzi
ai suoi occhi: lì c’era un corpo grande quanto l’intero peschereccio e fuori
dall’acqua erano sbucati sette lunghi colli alla fine dei quali facevano la
loro apparizione delle teste che incutevano paura.
La loro forma ricordava quella dei serpenti,
ma ognuna di loro differiva dall’altra per il colore e per le caratteristiche.
La prima sulla sinistra aveva delle
protuberanze su entrambi i lati della faccia vicino alla mascella di colore blu
scuro; il suo muso era allungato e nella bocca s’intravvedevano denti aguzzi.
I suoi occhi erano neri come la notte.
La testa che seguiva, identica alla
precedente, aveva le protuberanze ossee vicino la mascella di colore rosso.
La testa successiva le aveva di colore
giallo.
La quarta testa le aveva di colore verde scuro.
Le rimanenti teste non solo erano differenti
per colore, ma cambiavano anche di forma … Esse sembravano teste di coccodrillo
con zanne molto appuntite e avevano le solite protuberanze che dai lobi delle
orecchie si allungavano verso la nuca.
Le protuberanze però, erano di colore grigio.
Tutte le teste emisero un rumore assordante
che ruppe quasi i timpani dei presenti i quali si tapparono le orecchie per via
del frastuono.
Le teste laterali si avvinghiarono al
peschereccio, sollevandolo dalla superficie dell’acqua; era palese che l’essere
stesse per tranciare in due la barca.
Wotan urlò: «DOBBIAMO FUGGIRE; QUESTO COSO È
TROPPO POTENTE PER AFFRONTARLO QUI IN ACQUA!».
Intanto i primi lampi si udirono in cielo e
delle gocce di pioggia incominciarono a venire giù: era iniziata la tempesta
che i maghi aspettavano.
Astral alzò la voce, tenendo Maximilian
saldamente e rimanendo aggrappato a un appiglio lì vicino: «CERCATE DI
AVVICINARVI TUTTI A ME!».
La tempesta iniziava a mostrare la sua
violenza, ma l’Idrolerna sembrava non accorgersene nemmeno.
La sua mole gli permetteva di stare a galla
senza nessuna difficoltà e le onde, alte anche due metri, s’infrangevano su di
essa senza sortire alcun effetto.
Gli occupanti del peschereccio cercavano in
tutti i modi di farsi largo verso Astral, ma un po’ per il mare in tempesta, un
po’ per l’attacco della bestia che li teneva sospesi per aria, non riuscirono a
raggiungere facilmente il posto dove il maestro era aggrappato.
Le cinque teste rimaste libere stavano per
dare il colpo di grazia a quell’imbarcazione quasi spezzata a metà.
Esse spalancarono le fauci e si avventarono
sul peschereccio, ma prima che riuscissero a raggiungerlo vennero colpite da
tante sfere infuocate provenienti da sopra le nuvole nere cariche di pioggia.
La potenza dell’attacco fece arretrare tutte
le cinque teste, ma le due che avevano avvinghiato in una stretta mortale la
poppa e la prua, strinsero a tal punto da polverizzarle entrambe e fare di loro
migliaia di pezzettini.
Il legno della nave era sparso ovunque e il
pezzo centrale, dove erano aggrappati tutti i componenti del gruppo, incominciò
a inabissarsi.
Tutti gli occupanti del peschereccio, con uno
sforzo enorme, si avvicinarono ad Astral.
Maximilian e Gerard, frastornati, si tenevano
stretti rispettivamente ad Astral e Wotan.
Il primo mago si preparava per riprodurre
l’incanto che li avrebbe portati in salvo, lontani da quel mostro che si
apprestava a sferrare l’attacco finale.
Gli esseri sotto la guida del personaggio
ricoperto dalle bende intanto, si preparavano anch’essi all’abbordaggio.
Alcuni di loro si misero sulle catapulte,
altri erano pronti per attivarle e così fecero … In alto furono catapultati una
miriade di esseri.
Essi parevano un mucchio di uccelli che in
inverno si radunano e migrano in massa cambiando forma continuamente.
Quella macchia nera appariva corposa e man
mano che si avvicinava al peschereccio, si scopriva essere composta di esseri
armati fino si denti.
Erano esseri dalle fattezze disumane, anche
loro parzialmente bendati.
Melkore, a sua volta, si affrettò a saltar
fuori dalla nave e tra lo stupore delle creature a lui vicine non affondò, anzi
… Riuscì a muoversi al di sopra dell’acqua come se fosse terra.
Egli si diresse verso il rottame del
peschereccio che stava affondando a tutta velocità. Lì, dove incominciavano a
cadere i primi esseri scaraventati in aria tramite catapulte in maniera
disordinata, l’Idrolerna ricomparve.
Essa si era ripresa dal colpo ricevuto e si
dirigeva a tutta velocità verso quella che era la sua preda.
Ormai i maestri erano accerchiati, senza via
di scampo e con numerosi e potenti esseri che stavano giungendo lì per
ucciderli.
Il mostro più pericoloso, l’essere con le
sette teste, era di nuovo davanti a loro e questa volta sembrava veramente irritato;
continuava a emettere versi terrificanti e si avventò con tutte le teste in suo
possesso sul relitto, ma anche questa volta venne bloccata: un fulmine cadde
dal cielo e la colpì in pieno.
La bestia rimase stordita e ancora una volta
si immerse in acqua, portando con sé, per via del suo grosso peso e del
mulinello che esso aveva provocato, numerosi esseri che erano atterrati vicino
a lei.
Astral e i suoi compagni finalmente furono
tutti insieme in un punto del relitto.
Il mago li guardò in faccia ed esclamò: «Subterlabor
volatilis: lux lucis!».
Una luce accecante avvolse tutti, poi essa si
rimpicciolì sempre di più fino a diventare un punto luminoso che s’innalzò nel
cielo e poi si perse in mezzo alle nubi grigie e piene d’acqua.
Sul relitto mezzo affondato non era rimasta
presenza di esseri umani, si scorgevano solo bestie che continuavano a piovere
dal cielo e a venire fuori dall’acqua in cerca della loro preda.
Melkore arrivò vicino al peschereccio, ma con
sua sorpresa non trovò traccia né di Maximilian né dei maestri dell’Asilum.
I maghi bianchi erano riusciti a scappare
ancora una volta.
Il drago ruggì di rabbia a quel punto … Le
sue prede continuavano a essere intoccabili.
Un saluto a tutti i lettori; noi ci
risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva”
il 4° capitolo).
