La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
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Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

lunedì 11 maggio 2015

Maximilian Arsltain “il canto dell’arcangelo”; 3° capitolo da leggere online.

Fatto … Il terzo capitolo dovrebbe andar bene.
“Dovrebbe” perché anch’egli è molto lungo e quindi c’è un’alta probabilità che dei refusi siano sfuggiti al mio controllo.
Reputo, tuttavia, che il capitolo possa essere letto piacevolmente.
Ebbene … Inutile dilungarmi oltre … Buona lettura:




CAPITOLO 3
INSEGUITI


La nave incominciò a muoversi e il rumore tipico dell’acqua che sbatteva contro lo scafo dell’imbarcazione si udì persino nella cabina del capitano.
Romero era seduto sulla sua sedia a capotavola e alla sua destra c’era Asdar; alla sua sinistra invece c’era Dian accanto al quale c’era Wotan.
Astral era di fronte a Wotan e lì vicino c’erano Maximilian e Gerard.
Il capitano si alzò, si avviò verso un mobiletto antico con le ante decorate da disegni sgargianti di fiori e di piante; le aprì e tirò fuori una bottiglia che conteneva del liquido giallastro.
Egli prese quattro bicchieri; richiuse le ante e si diresse verso il tavolo di forma rettangolare in legno di noce.
Romero posò tutto su di esso, riempì i bicchieri con quel liquido e li fece scivolare verso i maghi, poi esclamò: «Va bene!». Sbuffò e aggiunse: «Bevete pure; così potremo discutere del pasticcio in cui mi avete messo».
I maghi presero i bicchieri e assaggiarono la bevanda; pareva molto buona e i due bambini guardarono come se si aspettassero di essere invitati.
Il capitano però gli disse: «No; non potete assaggiare quello che noi stiamo bevendo. Ma cercherò di farmi perdonare». Si alzò nuovamente e si diresse verso la dispensa; prese un’altra bottiglia con del liquido verde al suo interno e la passò ai due.
L’uomo affermò: «Bevete pure quanto vi pare, è succo di mela».
Romero si sedette di nuovo e prese il suo bicchiere, tracannò un po’ di liquido trasparente e infine lo posò mezzo vuoto sul tavolo.
Egli poi chiese: «Allora … Volete spiegarmi cosa sta succedendo?».
Astral guardò verso Asdar e fece cenno di procedere alla spiegazione; fu allora che il mago si rivolse al capitano per esporre quanto stava accadendo: «Siamo stati attaccati dagli esseri oscuri. L’Asilum è stato pesantemente danneggiato, al punto da costringere il maestro Brot a riprodurre un forte incanto per occultare il nostro rifugio definitivamente».
L’uomo di fronte a loro esclamò: «Non ci posso credere!». Poi chiese: «Come sono riusciti a rintracciavi?».
Wotan s’intromise nel discorso: «Non lo sappiamo con precisione, ma rimane il fatto che non è più possibile continuare a ignorarli e cercare di tenerli nell’altro mondo. Ormai sono riusciti a oltrepassare e a rendere vano, in qualche modo, l’incanto che prima ci proteggeva».
Astral aggiunse:«In questo momento ci stiamo dirigendo verso un posto nel quale cercheremo informazioni, che ovviamente ci serviranno per difenderci dai loro attacchi».
Astral non aveva detto tutta la verità vista la situazione che imponeva d’essere cauti. In quell’istante qualcuno bussò, in seguito il cigolio della vecchia porta di legno che delimitava l’alloggio del capitano con il ponte si aprì: era il mozzo venuto a far rapporto al capitano.
Andreas disse: «Capitano … Abbiamo terminato le operazioni per la partenza; in questo momento siamo al largo, diretti verso l’oceano come concordato».
Romero gli rispose: «Va bene. Continuate a tenere la rotta. Andreas … Parla con la ciurma e digli che questa sera li voglio tutti in cambusa; voglio fare una comunicazione».
Il mozzo annuì e disse: «D’accordo. Sarà fatto». Poi cercò di cambiare discorso: «Ehm …». Egli accennò.
Il capitano lo notò e provò a chiedere cosa fosse successo: «Dimmi pure; di cosa si tratta?».
Il ragazzo ribatté: «Non è successo nulla di grave, ma mi pare opportuno informarla che durante la partenza pare che la ciurma abbia avvertito un rumore insolito; anzi … C’ero anch’io e direi proprio che esso era spaventoso. Sembrava un ruggito a metà tra quello di un leone e quello di un dinosauro».
La faccia del capitano diventò molto seria, così pure quella dei maghi che si girarono a guardare il povero mozzo.
Il ragazzo era meravigliato di tanto interesse, si vide chiaramente.
Il capitano cercò invece di rassicurarlo: «Non ti preoccupare, non è niente. Sarà stata la vostra immaginazione. Adesso vai, torna pure al tuo lavoro e mi raccomando … State molto attenti alla navigazione, tenete la rotta».
Il mozzo uscì dalla stanza e, quando furono nuovamente soli, l’uomo burbero si rivolse al gruppo che stava scortando per mare: «Il tempo scorre e gli anni passati non ritornano più, ma devo dire che i fantasmi del passato … Hm … Quelli proprio non te li scrolli di dosso».
Egli poi guardò Asdar e aggiunse: «Dai tempi in cui frequentavo l’accademia sono passati parecchi giorni; non ricordo più come si riproduce un incanto, ma mi rendo conto che probabilmente siamo di fronte a una grave situazione. Vi stanno seguendo vero?».
I maestri annuirono e Dian ripose a nome di tutti: «Siamo inseguiti da un gruppo di creature tra le quali, probabilmente, c’è anche un drago».
Sia Maximilian, sia Gerard ascoltarono con interesse quello che gli adulti dissero, anzi … A dire il vero non si sarebbero mai aspettati che il capitano fosse un mago bianco.
Romero assunse un’espressione molto seria e chiese: «Siete consapevoli che non posso coinvolgere degli innocenti nella nostra battaglia e che l’intero equipaggio è all’oscuro di quello che sta accadendo?».
Asdar ribatté: «Non ci aspettavamo che ci seguissero, altrimenti sai bene che non avremmo mai coinvolto persone che non c’entrano nulla».
Romero annuì, poi affermò: «Ne sono pienamente cosciente, vi conosco abbastanza per non avere alcun dubbio e … Non dimenticare che abbiamo passato la nostra gioventù assieme; ci conosciamo a vicenda». Poi, sospirando, aggiunse: «Non ci resta che fare scendere l’equipaggio sulle coste spagnole prima di uscire dallo stretto; ma badate … Se rimaniamo senza equipaggio, voi dovrete prendere il loro posto e aiutarmi a governare il peschereccio».
Asdar guardò gli altri maghi, annuì e affermò: «Mi sembra la soluzione più saggia. Facendo così, non si esporrà nessuno al pericolo di un eventuale loro attacco».
Tutti furono concordi su quello che aveva appena detto il maestro e avallarono la decisione del capitano.
Romero chiese ancora delle spiegazioni: «Quello che non riesco a comprendere è come mai vi portate dietro questi due ragazzi; non è pericoloso per loro fare un viaggio simile con quel tipo di creature alle calcagna? Sarebbe meglio se si separassero da noi …».
Astral gli rispose: «Questi due ragazzi sono studenti dell’Asilum, non possiamo proprio separarci da loro».
Il capitano ribatté: «Fate come volete; ricordate che se ci attaccano per mare, altra soluzione non c’è che scappare … Quindi sarebbe meglio se stessimo tutti vicini». Dopo aver detto quelle parole egli si alzò.
Prima di muoversi, però, guardò Maximilian e Gerard e chiese loro: «Allora ragazzi; mi dite il vostro nome? Se faremo il lungo viaggio assieme almeno saprò come chiamarvi».
Maximilian gli disse il suo nome e lo stesso fece Gerard.
Il capitano dunque continuò: «Gerard, Maximilian; Hm … Bei nomi … Sappiate però che in questa nave vige una regola: nessuno viaggia senza contribuire. Una volta che i marinai saranno scesi, voi due contribuirete come gli altri. Abbiamo bisogno di mozzi».
Maximilian gli rispose: «Ovviamente noi non abbiamo problemi nel renderci utili».
Gerard fece capire la stessa cosa.
A quel punto Romero chiese loro di seguirlo e tutti udirono ancora il rumore metallico il quale proveniva da una gamba dell’uomo che li precedeva.
Egli li accompagnò sul ponte e lì videro tutti i marinai che si apprestavano a fare i più disparati lavori: i mozzi pulivano il pavimento del ponte e in cabina due persone guidavano il peschereccio.
I sette attraversarono quasi tutta la barca fino ad arrivare a poppa, dove si vedeva un’entrata; la varcarono e scesero giù entrando all’interno della nave.
Lì c’erano alcuni alloggi, da una parte e dall’altra di un lungo corridoio, e il capitano disse: «Quelle porte in fondo, diritto davanti a noi, e quella sulla destra, danno accesso ai vostri alloggi momentanei. Prendete pure posto e mettetevi comodi, io nel frattempo mi organizzo». Dopo aver alloggiato gli ospiti, risalì in coperta producendo a ogni suo passo il rumore metallico.
I maghi si sistemarono nelle rispettive cabine e si divisero tre per ogn’una di esse.
Wotan, Dian e Asdar presero quella diritto davanti a loro e Maximilian, Gerard e il maestro Astral quella sulla loro destra.
Entrati nella cabina, videro che, date le dimensioni ristrette, i letti erano vicini l’uni agli altri ma erano troppo stanchi per lamentarsi.
Si adagiarono sopra di essi e cercarono di riposare.
Maximilian non riusciva a prendere sonno e allora disse ad Astral: «Maestro, non mi sarei mai aspettato che il capitano Romero fosse un mago bianco».
Il mago confermò: «In effetti, nessuno a prima vista lo sospetterebbe; ma tempo fa era con noi all’accademia, lo posso testimoniare. Come voi, studiava assiduamente ed era ritenuto un ottimo elemento. Era nella compagnia del maestro Asdar e credetemi, all’epoca ne hanno combinato anche loro di tutti i colori. Cosa più importante però, è che lui, come noi, ha combattuto molte volte con le bestie oscure mandate in questo mondo per cercare di aprire un varco dimensionale».
Gerard, anch’egli steso sul letto, fece alcune osservazioni: «Perché cammina in quel modo e quando si muove emana un rumore metallico?».
Astral rispose: «Quella è una ferita che si è procurato durante una battaglia. Quel giorno, come sempre avviene quando loro attraversano, noi li avevamo intercettati e si decise di mandare un gruppo per fermarli; non sapevamo cosa fossero venuti a fare, ma quando li abbiamo scovati erano intenti ad attaccare una cittadina … Da quell’incontro scaturì una battaglia alquanto cruenta. Gli incanti si susseguivano uno dopo l’altro e loro cercavano di colpirci nel modo più violento possibile; era notte, c’era molta nebbia e in mezzo a tutto quel caos non si riusciva a scorgere la differenza tra nemico o amico. Ben presto però, ci fu un evento inaspettato … Di lì passarono degli umani ed erano in macchina. Un incanto, scagliato per sbaglio da uno di noi, colpì la macchina che si ribaltò. Gli occupanti però erano ancora vivi, ma i maghi neri fecero quello che noi tutti temevamo e uccisero due dei quattro occupanti del mezzo. Gli esseri oscuri stavano per uccidere i due superstiti e Romero si frappose tra loro e i bersagli, salvandogli la vita e facendogli scudo con il proprio corpo. Perse così l’intera gamba poiché non fece in tempo a proteggere tutto il corpo con la barriera che aveva eretto. Dopo quell’attacco fummo in grado di localizzarli nella nebbia, così scagliammo gli incanti che ci permisero di scacciare quelle orride bestie. Alla fine rimasero un sacco di crateri e tanti corpi in quel luogo. A terra, rannicchiato, accanto all’automezzo, ci sorprendemmo nel trovare il mago bianco che ancora proteggeva i due bambini appena attaccati. In seguito il mago fu curato e i due piccoli affidati a persone che si presero cura di loro».
Maximilian non era per niente sorpreso poiché si era accorto del valore del capitano.
Dopo aver sentito quelle parole, egli affermò: «Ha sacrificato la sua gamba per salvare due anime innocenti».
Astral ribadì: «Sì».
Dopo un po’ di silenzio, la voce di Maximilian interruppe la quiete: «Credo che andrò d’accordo con il capitano. Chi fa un’azione del genere, d’altronde, non può essere poi tanto male».
Il maestro gli sorrise e poi rivolgendosi a entrambi disse: «Vi suggerisco di riposare, il viaggio è ancora molto lungo; ma non temete, con noi siete al sicuro».
I ragazzi annuirono e si coricarono sulle rispettive brande addormentandosi immediatamente.
Astral, constatato che i due si erano appisolati, uscì fuori dalla cabina; lì, ad aspettarlo, trovò il resto della combriccola.
Wotan, non appena lo vide, sussurrò: «Per esser uscito dalla cabina suppongo che i ragazzi dormano».
Astral fece cenno di sì.
In seguito Dian asserì: «Le cose non si sono messe poi tanto bene. Non mi sarei mai aspettato che ci avrebbero trovato così in fretta».
Asdar intervenne dicendo: «Lo so, ma non possiamo mollare proprio adesso. Si suppone che ancora non sappiano della nostra intenzione altrimenti non ci sarebbe motivo d’inseguirci; non credete?».
Astral confermò: «Esatto … Se sapessero, ci aspetterebbero direttamente sul posto; ma questo non ci deve far abbassare la guardia. Sono in parecchi e sono potenti. Melkore poi, è ancora in mezzo loro e dunque urge fare la massima attenzione». Poi, riferendosi in particolare ad Asdar, aggiunse: «Romero non deve sapere il motivo per il quale ci stiamo muovendo, non per cattiveria o per sfiducia, ma per il semplice motivo che se fossimo attaccati e cadesse loro prigioniero, la nostra copertura potrebbe saltare».
Asdar, d’accordo con Astral, disse: «Già ci avevo pesato; infatti, nel precedente colloquio non ho fatto accenno alcuno alle nostre motivazioni».
Un rumore metallico li interruppe, proveniva dall’entrata che portava sul ponte e una sagoma si delineò davanti a essa: era Romero che con voce autoritaria li chiamò: «Vedo che i ragazzi non ci sono! Bene … Lasciateli riposare. Voi  siete desiderati nei miei uffici, così possiamo palare ancora un altro po’».
Il gruppo dei maestri si avviò verso il passaggio che li avrebbe portati in coperta, poi Wotan si fermò pensandoci un po’ su; dopo pochi istanti si rivolse al gruppo dicendo: «Ascoltate; penso sia meglio che io rimanga qui, sottocopèrta. Mi unirò ai ragazzi, nella loro cabina; incomincio a sentire la stanchezza, sarà il caso di riposarmi un po’». Poi rivolgendosi al capitano aggiunse: «Capitano; che dice … Si offende se io mi riposo dal lungo viaggio e vi raggiungo in seguito. Nel frattempo, può dialogare con i miei colleghi … Loro parlano anche per me».
Romero, per nulla infastidito, gli rispose: «Ci mancherebbe; se ti senti stanco, riposa  pure». Poi, sorridendo, aggiunse: «Caro Wotan, la vecchiaia s’inizia a sentire; vero?».
Wotan, anch’egli con tono scherzoso, rispose: «Eh, sai com’è, a una certa età ci si deve riguardare con maggior attenzione». In seguito, guardando i suoi colleghi, gli strizzò l’occhio destro.
Gli altri capirono immediatamente le intenzioni di Wotan: aveva chiesto di rimanere di proposito per fare da guardia a Maximilian e Gerard; non potevano proprio permettersi di lasciarli soli.
Maximilian era troppo importante …
I maghi si avviarono verso l’uscita e scomparvero dopo aver attraversato il passaggio presidiato dal capitano; Wotan entrò nella stanza in cui Maximilian e Gerard riposavano e richiuse dietro di sé la porta.
I ragazzi dormivano beatamente, a quel punto anch’egli si stese sull’unico letto libero e incrociò le braccia.
Wotan fissò i due e accennò un sorriso; subito dopo le sue palpebre s’incominciarono a chiudere lentamente, poiché era stanco, fino a quando cadde anch’egli in un sonno profondo.
Asdar, Astral e Dian, intanto seguivano il capitano, che con fare deciso si avvicinava sempre di più all’entrata del suo ufficio.
I marinai avevano dispiegato le vele e, poiché il vento era abbastanza forte, la nave filava veloce verso l’orizzonte.
Due marinai in cabina di comando, uno con il binocolo che osservava a trecentosessanta gradi, l’altro che aveva il timone tra le mani, discutevano sulle possibili rotte da fare nel momento in cui fossero usciti dal mediterraneo.
Una voce disturbò quei due uomini.
Essa proveniva dal retro della stanza dove loro stavano lavorando: «Ragazzi, come va?».
I due risposero quasi assieme: «Bene».
Un’altra sagoma fece la sua comparsa … Lì c’era un terzo marinaio il quale reggeva tra le mani una grande mappa nautica e aveva una matita incastrata sull’orecchio; probabilmente era colui che tracciava le rotte.
Uno dei due marinai che stavano governando la nave gli riferì: «Stiamo procedendo come da programma».
Il nuovo arrivato, poi, fece vedere la cartina ai due e affermò: «Dopodomani attraccheremo qui». Indicando un punto sulla mappa.
Il vento, in quell’istante, sfiorò i visi dei maghi e il rumore delle onde si udì impetuoso.
Quando il gruppo arrivò davanti alla stanza del capitano, Romero aprì le porte e invitò con un gesto i tre ad entrare.
Una volta entrati tutti, si accomodarono al tavolo.
Romero iniziò a parlare: «La situazione è la seguente: questa sera io comunicherò alla ciurma che dopodomani sbarcheranno in una cittadina spagnola. Sicuramente ci saranno delle proteste, per via del guadagno che questo viaggio avrebbe portato a ognuno di loro. Ora … Non possiamo mandarli via senza niente, poiché possiedono famiglia e figli; se ritornassero a mani vuote, noi affameremo quelle famiglie e vi  dirò di più … Al mio ritorno non riuscirei più a trovare marinai che s’imbarchino sulla mia nave poiché risulterei inadempiente e si sa: chi non paga i propri marinai è una carogna. Dunque, ci saranno delle spese da sostenere; a ognuno di loro dovrò corrispondere quantomeno il minimo guadagno che si era pattuito prima della partenza. Con quello che ho dietro, dovrei riuscire a coprire i due terzi della spesa. Ho, tuttavia, bisogno anche del vostro contributo altrimenti sarà difficile che scendano».
I maghi si guardarono l’un l’altro, poi fecero un cenno d’assenso e Asdar disse: «Non c’è problema, siamo disposti a sostenere il costo derivante dal disagio che abbiamo creato».
Il capitano proferì: «D’accordo; allora se siamo tutti della stessa opinione, possiamo passare a discutere su come giustificare la loro discesa dalla nave». E, assumendo un’aria furbesca, disse: «Io ho pensato di far credere loro che a bordo sia scoppiata un’epidemia; a questo proposito vorrei poter usare i ragazzi come scusante … Potremo dire che si tratta di vaiolo, oppure di lebbra; poi ci penserò su. Sentito quello nessuno di loro si opporrà alla mia decisione, ovviamente saranno pagati quanto pattuito».
Astral fece presente: «Romero. Siamo inseguiti da esseri molto pericolosi; d’avvero te la senti di fare il viaggio con noi, nonostante il pericolo?».
Il vecchio mago bianco oramai diventato pescatore rispose: «Non devi nemmeno domandarlo». Poi, facendo vedere la sua gamba destra, aggiunse: «Devo ancora ringraziarli del regalo che mi hanno fatto tempo fa».
Asdar, che sembrava molto legato al capitano, si rivolse a lui dicendo: «Ascolta … Penso che tu debba saperlo arrivati a questo punto. Hai visto quei ragazzi che noi ci portiamo dietro?».
Romero annuì.
«Devi sapere che quei due sono i bambini che tu hai salvato da morte certa». Finì di dire il mago.
Romero rimase sorpreso, d’altronde era passato molto tempo da quel fatto e da allora non ne aveva sentito più parlare; poi chiese: «Ma non erano stati affidati ai nonni perché se ne prendessero cura?».
Dian allora s’intromise nel discorso e disse: «Anche i nonni sono stati uccisi in un combattimento; l’intera casa è saltata in aria ed è solo grazie ad Astral che i bimbi si sono salvati».
Romero, sentite quelle parole, affermò: «Com’è strana la vita; chi l’avrebbe mai detto che a distanza di anni avrei rincontrato quei pargoli. Ma ditemi … Se sono con voi, vuol dire che sono stati portati all’Asilum».
Astral rispose: «Gli stiamo insegnando a padroneggiare la magia bianca, in modo che possano essere autonomi e badare a sé stessi».
Il capitano era felice di quanto aveva appena appreso e riprese a parlare: «Sono così giovani. Addirittura uno di loro, mi pare che si chiami Maximilian, sembra che abbia solo nove o dieci anni. Non vi pare che l’età non sia compatibile con l’entrata nell’accademia?».
Dian allora gli rispose: «Questo lo abbiamo ritenuto un caso particolare e il maestro Brot ha fatto un’eccezione».
Romero divenne di nuovo serio e volle terminare il discorso iniziato in precedenza: «Sono contento che quei due ragazzi si siano sistemati. Adesso però, cerchiamo di non farli ammazzare. Voi mi avete detto che v’inseguono … Ora, abbiamo chiarito che i marinai scenderanno al primo scalo in Spagna. Una volta che saranno scesi, mi serviranno due persone ai motori giù nella sala macchine; mi servirà una persona che stia con i due mozzi sul ponte e un’altra di vedetta. Così potremo affrontare un viaggio in modo decente». I maghi annuirono e diedero il loro assenso.
Il capitano fece presente: «Preparatevi a lavorare sodo; non pensate che sarà una passeggiata. Una volta scesi tutti, dovremo fare in modo che la nave si muova come se ci fosse l’equipaggio al completo. Al timone ci sarò io per tutta la durata del viaggio e in seguito ci organizzeremo per la notte». Poi, fissandoli uno per uno, affermò: «Pregate che non ci sia brutto tempo».
Finito il discorso salutò i maghi e si avviò verso l’uscita, dicendogli di andare pure a riposarsi se lo desideravano.

***

Sulla terra ferma …
Un gruppo di creature si spostava velocemente.
Una sagoma si avvicinò a loro altrettanto veloce.
La sagoma solitaria e il gruppo s’incontrarono e fu in quell’istante che si riconobbero le creature che stavano inseguendo i maghi da lungo tempo.
Melkore chiese al boschivo appena giunto: «Porti buone notizie?».
L’essere rispose: «I villici hanno terminato parte del loro lavoro, sono riusciti a far trapassare i due di cui vi hanno parlato. Uno di loro è stato inviato per rintracciare i fuggitivi; se sono per mare, non avranno scampo».
Il drago nero affermò: «Non siate così sicuri … Con loro c’è anche Aschcore. Potrebbe interferire».
Il suo interlocutore riferì: «Dobbiamo inseguirli. A tal proposito c’è stata mandata una nave con la quale sarà facile raggiungerli».
Melkore domandò: «Da quanto tempo è partita?».
La bestia si affrettò a rispondere: «Sono partiti un giorno fa; dovrebbero essere qui a momenti. Idrolerna li sta seguendo».
La faccia del drago nero era compiaciuta; un ghigno apparve sul suo volto, poi la sua voce si udì chiara distinguendosi dai rumori delle onde che sbattevano sugli scogli.
«Stupendo! Non vedo l’ora di rivedere i miei cari fratelli, ma questa volta non me li lascerò scappare». Disse, poi ordinò: «Presto! Scendiamo sulla spiaggia, se sono partiti un giorno fa saranno qui a momenti».
Tutto il gruppo, chinando la testa in segno di sottomissione, si avviò verso la spiaggia.
Ben presto all’orizzonte un’enorme ombra fece la sua comparsa, quella nave che stavano aspettando era dunque giunta.
Più essa si avvicinava, più si notava la sua mole … Quella era una petroliera dismessa e presto fu talmente vicina da permettere agli esseri che la stavano aspettando di poterla raggiungere.
Melkore si avvicinò ma la sua mole non era indifferente; con un piccolo sforzo salì a bordo facendo oscillare la nave.
Il suo peso la fece sprofondare leggermente ma essa sembrava reggere.
Non lontano dalla nave, un’ombra bella grande volteggiava in acqua senza però venirne fuori; sembrava quasi che li aspettasse e una volta che gli esseri ebbero finito di salire a bordo, la nave si diresse verso di essa.
La petroliera svanì dopo poco dietro l’orizzonte.

***

Sul peschereccio tutti stavano lavorando sodo; ogn’uno cercava di farlo al meglio e l’imbarcazione procedeva verso lo stretto dove era prevista la prima sosta.
In quella fermata i marinai sarebbero scesi dalla nave …
Gerard si era appena svegliato, mentre Maximilian era ancora assorto nel sonno più profondo.
I maghi non vollero svegliarlo e lo lasciarono dormire ancora, pensando che, data la sua giovane età, quel lungo viaggio lo avesse sentito più degli altri.
Il capitano era a poppa e stava scrutando anch’egli l’orizzonte con un binocolo, poi si rivolse ad alcuni marinai che stavano svolgendo dei lavori proprio lì vicino.
Egli disse: «Prepariamoci, pare che il tempo non prometta niente di buono».
I marinai annuirono e continuarono a fare il lavoro che gli era stato assegnato.
A loro si avvicinò Asdar accompagnato da Astral.
Asdar domandò al capitano: «Ci sono problemi?».
Romero rispose senza girarsi e continuando a scrutare l’orizzonte con il suo binocolo: «Purtroppo il tempo non promette bene. Probabilmente ci sarà una precipitazione e forti venti. Per adesso terrà, ma da vecchio lupo di mare so che domani sera saremo in mezzo a una tempesta».
Astral fece un cenno verso Asdar poiché le previsioni meteo erano veritiere; se quella precipitazione si fosse palesata, loro avrebbero avuto modo di riprodurre l’incanto di smaterializzazione per poter raggiungere l’Amazzonia all’istante.
Le loro tracce sarebbero state cancellate dalla tempesta stessa.
Astral fece presente al capitano: «Se ci fosse bisogno di braccia in più, noi siamo disponibili».
Romero ribatté: «Non aggiungere nient’altro. Io fossi in voi conserverei le forze per quando i miei marinai scenderanno dalla barca; allora ci sarà bisogno di voi, ma fino a quando loro saranno qui, potete stare tranquilli: siamo in buone mani».
I maghi guardarono il cielo e si domandarono come riuscisse il capitano a percepire il maltempo in arrivo … Loro, nella volta celeste, non scorgevano nessuna nuvola.
Presto calò la sera ed era arrivato il momento di incontrare i marinai e dargli la notizia del loro sbarco.
Erano tutti radunati nella stiva, a parte quelli necessari alla navigazione; si contavano dodici marinai e a loro si aggiunse anche il capitano.
Col capitano arrivarono anche Dian, Astral e Asdar; Wotan, invece, era rimasto con Maximilian e Gerard sottocopèrta.
Romero iniziò a parlare non appena arrivò: «Signori … Vi ho convocati qui per darvi alcuni ragguagli riguardanti la situazione in cui ci troviamo». Egli fece un attimo di pausa dopo quelle parole.
Tutti i marinai si stavano domandando cosa fosse successo e si misero ad ascoltare il loro capitano …
«Abbiamo avuto un evento inaspettato, verificatosi questo pomeriggio. Quest’evento impone che tutta la ciurma venga fatta sbarcare al prossimo scalo». Affermò l’uomo.
Quando ebbe finito, tutti mormorarono; alcuni protestarono anche vivacemente accennando al fatto che a casa avessero famiglia e quel viaggio per loro significava molto.
Romero calmò gli animi dicendo: «Non abbiate paura, per quanto riguarda la vostra retribuzione non è cambiato niente. Vi verranno corrisposte le somme pattuite prima della partenza, come se aveste fatto il viaggio completo».
In quel momento i marinai si quietarono, però la curiosità spinse alcuni di loro a fare domande.
«Cosa può essere successo di così grave da imporre la nostra discesa?». Chiese Andreas.
Romero guardò prima i maghi presenti, poi si girò verso la sua ciurma dicendo: «Vi è precluso l’accesso alle stanze dove dormono gli ospiti. Il motivo è una presunta infezione a bordo».
Dopo quell’esternazione i marinai si azzittirono, poi chiesero: «È pericoloso?».
Il capitano ancora una volta tranquillizzò tutti dicendo: «Non preoccupatevi … Uno di loro è un medico e il pericolo è stato circoscritto. L’importante è che voi vi teniate alla larga da quel posto».
I marinai furono concordi nella decisione di tenersi lontano da quegli alloggi e Romero aggiunse: «Il porto è vicino, dista solamente mezza giornata, quindi non perdete la calma e continuate a fare quello che finora avete fatto; inoltre, non dimenticate di passare a prendere il vostro compenso nel mio ufficio prima di scendere. Dal porto sarà facile arrivare in stazione e ritornare alle vostre case». E dopo aver detto quello, si raccomandò di dare la massima diffusione della notizia, anche alle persone che non erano presenti.
Tutti diedero la loro parola che sarebbero scesi e dopo s’incamminarono verso l’uscita della stanza bisbigliando parole incomprensibili.
I maghi e Romero rimasero soli.
A quel punto il capitano chiese: «Secondo voi come sono andato?». Facendo una smorfia.
Asdar rispose: «Perfetto. Direi che sei stato credibile». Poi tutti si avviarono anch’essi verso l’uscita della stanza in cui c’era stata la riunione.
Nella camera dove Maximilian dormiva c’era una calma surreale.
Gerard e Wotan erano preoccupati poiché Maximilian stava dormendo da lungo tempo.
La porta fu aperta ed entrarono nella stanza i tre loro compagni di viaggio.
Quando Gerard li vide affermò: «Sono preoccupato. Maximilian sta dormendo da tanto tempo. Vi pare normale?».
Astral si avvicinò, lo toccò sulla fronte e poi disse: «Non preoccupatevi, sta bene; suppongo sia solamente stanco. Al suo posto, credetemi, sarei esausto anche io. È il caso di lasciarlo riposare, vorrà dire che gli porteremo qualcosa da mangiare in camera».
Il mago poi guardò Gerard e chiese: «A questo ci penserai tu, vero?».
Il ragazzo annuì e il gruppo si incamminò verso la cambusa; lì avrebbero cenato.
Wotan non si mosse e, dopo pochi passi, Astral lo guardò e gli disse: «Capisco … Vorrà dire che provvederemo anche per te». E dette quelle parole, continuò a camminare.
Il mago rimasto in quel luogo rientrò poi nella camera dove Maximilian stava dormendo.

****

In un luogo non ben definito, una voce echeggiò nel buio più totale: «Maximilian … Sono qui!». Era tutto buio e non si vedeva nulla.
La voce echeggiò come se chi l’emetteva fosse in una stanza chiusa ermeticamente: «Maximilian; guardami, sono da questa parte. Hai già riposato abbastanza ed è ora di iniziare a lavorare».
La voce di Maximilian si udì debolmente: «Chi sei? Non ti vedo».
Quella voce imponente rimproverò il ragazzo: «Come? Non mi riconosci …».
In quell’istante l’ambiente divenne più chiaro e Maximilian vide un panorama a lui molto familiare: in cielo c’erano i due soli; tutt’intorno, invece, c’erano delle piante gigantesche.
Non lontano da lui c’era un ruscello d’acqua, il quale emanava un rumore forte e il ronzio derivante dallo svolazzare dei vari insetti si udiva chiaramente.
Una grossa sagoma venne fuori dalla boscaglia e il terreno, come al solito, sembrava oscillare ogni qual volta essa si avvicinava di un passo.
Il volto della sagoma prese le sembianze di Bithor; il drago chiese ancora: «Maximilian, adesso mi vedi?».
Il ragazzo rispose: «Certamente … Adesso mi è tutto più chiaro».
Bithor in seguito aggiunse: «Mi dispiace costringerti a lavorare anche quando dovresti riposare, ma sai bene che nel momento attuale non ci possiamo permettere pause. Ascolta attentamente … Sappi che è nel tuo interesse diventare più forte, se  riesci ad apprendere più incanti possibili, avrai più possibilità di respingere i loro attacchi. Parlavamo di materializzare la tua spada elementale, giusto?».
Maximilian annuì e confermò: «Sì, la spada elementale. Un incanto davvero difficile».
Bithor gli domandò: «E vorresti lasciar perdere?».
Il suo interlocutore ribadì: «Assolutamente no. Proverò fin quando non eseguirò alla perfezione quell’incanto».
Il drago in seguito disse: «Proprio quello che volevo sentire». S’interruppe per un attimo e poi continuò: «Ti aiuterò a impararlo. Quando di solito realizzi un incanto, la concentrazione deve essere alta. Concentrazione più formula, uguale risultato. Visualizza la spada che vuoi materializzare e rilascia la tua energia; immagina che l’aria comprima l’elemento, qualsiasi esso sia, vedrai che poi verrà tutto spontaneo».
Il ragazzo allora chiese: «Dunque devo immaginare che la forma della spada venga scolpita dall’aria?».
Il drago confermò le sue parole e Maximilian provò a esclamare la formula: «Gladio!». Egli sbraitò, ma non successe nulla di strano.
Lui guardò il drago sconsolato e sottolineò: «Visto, cosa ti dicevo?».
Bithor fece notare: «Non si può pretendere di imparare immediatamente un incanto così complesso, abbi pazienza e vedrai che quando sarà il momento ci riuscirai».
Maximilian a quel punto continuò a provare.
I risultati, tuttavia, furono sempre gli stessi … Egli ancora non riusciva a riprodurre quello che si era prefissato.
Dopo svariati tentativi, il drago si rivolse nuovamente a Maximilian dicendo: «Fermati un po’ adesso, vorrei parlarti un attimo».
Bithor si avvicinò a lui e disse: «Sai bene che ancora non siamo fuori pericolo, presto vi raggiungeranno».
Maximilian, sentita la sua affermazione, gli chiese: «Ci stanno inseguendo ancora?».
Bithor annuì e gli rispose: «Ovvio … Hanno sicuramente preso il largo e sono sulle vostre tracce. In più, anche questa volta, con loro c’è una creatura che può essere pericolosa. Fate attenzione e, se potete, fuggite prima che vi raggiungano servendovi della smaterializzazione».
Maximilian fece cenno d’aver capito e volle chiedere delle spiegazioni: «Di che essere si tratta?».
La voce di Bithor si udì nitidamente: «Si tratta di un essere acquatico molto potente. Nel suo habitat naturale non ha rivali e persino noi draghi faremmo fatica a tenergli testa. Aschcore sa bene di chi si tratta e suppongo che li stia già tenendo d’occhio. Ragazzo … Riferisci ai Maghi di stare in guardia».
Quando il drago ebbe finito di parlare, l’ambiente si fece impalpabile e come al solito andò man mano sfumando.

****

Una luce intensa provenne dal cielo e davanti ai suoi occhi apparvero il maestro Wotan e suo fratello Gerard.
Quando Maximilian si risvegliò, suo fratello esclamò: «Finalmente! Max, hai dormito per un’intera giornata; siamo quasi arrivati allo stretto e fra poco attraccheremo al porto dove scenderanno i marinai».
«Dimmi … Hai fame?». Chiese in seguito.
Maximilian disse di sì e, notando che lì vicino c’erano dei panini, ne prese uno e lo mangiò.
Quando ebbe finito di mangiare, guardò Wotan e disse: «Abbiamo un problema … Sono sulle nostre tracce. A quanto pare, sono riusciti a prendere il mare. Sono accompagnati da una creatura acquatica molto potente».
Wotan non ne fu sorpreso, sembrava che si aspettasse quell’inseguimento; in seguito disse: «Sapevamo già del loro inseguimento, di conseguenza ci aspettavamo che non si sarebbero arresi al primo ostacolo; quello che più mi stupisce è che sia comparsa una nuova creatura. Ciò vuol dire che hanno ancora un modo per entrare in questo mondo. Dobbiamo essere cauti e avvisare il resto del gruppo».
Egli si alzò e si diresse verso l’uscita; ma prima di andare, si girò e disse: «Ah, dimenticavo di dirti che per i marinai tu sei malato; dunque, per il momento non uscire dalla cabina. Quando saranno scesi dalla nave verremo a chiamarvi».
I ragazzi annuirono e solo in quel momento il loro maestro uscì.
I loro compagni erano sul ponte e stavano aiutando nel limite del possibile; lì, tutti si affannavano a terminare i propri lavori.
In lontananza, intanto, il porto prendeva sempre più forma e man mano che la nave si avvicinava a esso, la vita frenetica che si svolgeva al suo interno divenne sempre più evidente.
C’era gente che scaricava delle casse; altri uomini che s’imbarcavano su delle navi passeggeri; altri ancora che si apprestavano a salutare i propri cari e che partivano per delle crociere.
La loro nave entrò in porto, attraccò alla banchina e i preparativi per lo sbarco dei marinai iniziarono freneticamente.
I marinai raccolsero le proprie cose e si misero in fila ordinatamente per ricevere la paga.
Ogni marinaio si recò nell’ufficio del capitano e lì, a ognuno, fu data una busta con dentro quello che a loro spettava; ai suoi uomini Romero riferiva parole di stima e gratitudine e loro, dopo aver salutato, si avviavano verso la passerella che li avrebbe portati a terra.
Tutti gli uomini però, prima che sbarcassero, si girarono a guardare il ponte e nostalgicamente sbuffarono.
Ogni marinaio infine scomparve tra la folla che si aggirava nelle panchine del porto in cerca di qualche affare.
Presto sulla nave non rimasero che i maestri dell’Asilum, Gerard, Maximilian e Romero.
Quando furono sicuri che tutti fossero scesi, Romero uscì dai locali dove aveva distribuito le paghe.
Egli guardò in giro e rivolgendosi ad Asdar, che non era lontano, disse: «Adesso siamo pronti a navigare per l’oceano senza avere timori di fare del male a persone che non c’entrano niente».
Il maestro annuì e ribatté: «Dicci cosa dobbiamo fare».
Il capitano si portò al lato della nave, come se volesse scorgere i suoi marinai per un’ultima volta e disse: «È ora di rimuovere la passerella. Per quanto riguarda i viveri … Beh … Ne abbiamo abbastanza per l’intero viaggio. Dopo averla rimossa prenderemo il largo, iniziando il vero e proprio viaggio. Ora vi spiego … Ho bisogno del vostro aiuto; due di voi andranno nel locale dei motori e controlleranno ogni giorno il loro funzionamento. Un altro farà da vedetta e l’ultimo di voi farà da spola tra me e gli altri; ovviamente mi aiuterà con il lavoro che ci sarà da fare nella cabina di comando».
Romero li guardò tutti ancora una volta e disse con tono di voce deciso: «Presto! Partiamo».
Asdar ritirò subito la passerella, Wotan e Dian si diressero nella sala motori e Astral si offrì come vedetta e si appostò sul ponte con il cannocchiale che in precedenza aveva il capitano; egli si preparò a scrutare l’orizzonte per scovare eventuali pericoli.
I motori furono fatti partire da Wotan e Dian, che sembravano avere dimestichezza con i macchinari.
Il capitano, invece, si piazzò nella cabina di comando e prese il timone; egli si preparò per seguire la rotta che li avrebbe portati alla destinazione concordata.
Nel frattempo, nella cabina di comando entrò Asdar il quale gli rivolse la parola: «Credimi Romero … Se non fosse necessario, non ti avrei chiesto una simile cosa». Lo disse pensando che al capitano dispiacesse quella situazione.
Romero però rispose: «Asdar … Io e te siamo praticamente cresciuti assieme, sia per quanto riguarda la vita scolastica, sia per quanto riguarda la vita privata. Tu pensi veramente che io sia arrabbiato per quello che sta succedendo?». Poi scoppiò in una grassa risata e aggiunse, dopo aver assunto un’espressione seria: «Se non avessi voluto farlo, nessuno mi avrebbe convinto. Vi avrei lasciato in porto a Megapontum. Sai bene che non sono malleabile contro la mia volontà».
Asdar gli sorrise e affermò: «Ti sarò sempre grato per quello che stai facendo per noi».
Il vecchio mago bianco ribadì: «Guarda che non lo faccio solo per voi. Mi pare già di avertelo detto … Con quelli io ho un conto in sospeso e anche se mi ero ritirato a vita privata, non posso sottovalutare le loro intenzioni poiché quando arriveranno, non faranno distinzioni di alcun genere».
Asdar fece cenno di sì e aggiunse: «Purtroppo hai perfettamente ragione. Siamo arrivati a un punto in cui non si riescono a contenere le loro scorribande. Hanno aperto un varco dimensionale e possono trapassare a piacimento; ma qualcosa li blocca, ci deve essere un motivo per il quale non hanno ancora attaccato in massa … Qualcosa che li trattiene, una sorta d’impedimento».
Il capitano diede ragione al maestro e in seguito provò a fare alcune supposizioni: «Per conto mio, è probabile che non siano ancora riusciti a trovare il modo d’infrangere del tutto l’incanto che protegge questo mondo; pertanto non potendo attraversare in massa, staranno cercando di raccogliere abbastanza forze per tentare d’attaccare noi maghi bianchi».
Intanto, nella cabina dove Maximilian e Gerard erano stati lasciati …
Era chiaro che la nave fosse in movimento; dall’oblò, i due scorgevano le sagome delle persone che si facevano sempre più piccole.
Capirono immediatamente che erano partiti e uscirono dalla stanza in cui erano ormai da lungo tempo.
Si diressero verso il ponte e, una volta usciti, videro il porto che si allontanava man mano che il tempo trascorreva.
I due non notarono nessun movimento di marinai ed ebbero conferma che fossero scesi dalla barca.
Il primo uomo che videro fu Astral il quale stava scrutando l’orizzonte.
I ragazzi si avvicinarono e gli rivolsero la parola: «Siamo dunque ripartiti lasciando l’equipaggio a terra?». Chiese Gerard.
Astral rispose: «Sì. D’adesso in poi, saremo soli in questo viaggio. Voi capite, vero, che non potevamo mettere in pericolo degli innocenti. Si è reso necessario farli scendere».
Maximilian annuì, poi disse: «Perfettamente maestro. Adesso, anche in caso di un loro attacco, non dovremo preoccuparci dell’incolumità di quelle persone».
Il maestro Astral, fissando Maximilian, si domandò il perché di quell’affermazione.
Egli intuì che qualcosa non andasse e gli chiese: «Devi riferirci qualcosa?».
In un primo momento Maximilian non voleva rispondere al suo maestro poiché non aveva intenzione di far preoccupare ulteriormente i suoi compagni di viaggio, ma poi, pensando alla crudeltà di chi li stava pedinando, annuì e con la sua solita calma diede la risposta: «Purtroppo devo darvi una brutta notizia».
Il mago lo guardò sempre più preoccupato; aveva intuito che si trattava dei loro inseguitori e gli fece cenno di continuare.
Maximilian aggiunse: «Dobbiamo prepararci … Siamo inseguiti da un cospicuo gruppo di esseri magici, tra loro ce n’è uno pericoloso e, a quanto pare, il suo habitat naturale è l’acqua».
Sentita la risposta di Maximilian, la faccia di Astral divenne scura; la sua bocca rimase spalancata e le sue prime parole furono: «Come sei riuscito a saperlo?».
Egli, tuttavia, supponeva che la fonte di quelle informazioni fosse Bithor.
Maximilian rispose: «Bithor mi ha riferito delle loro intenzioni. L’essere l’ha chiamato Idrolerna e non è solo … Melkore, assieme ad altri esseri, viaggia per mare alla nostra ricerca».
L’espressione di Astral si fece sempre più cupa, riprodusse un sospiro ed esclamò: «Siamo in un bel guaio!». Poi aggiunse: «Dobbiamo avvisare tutti di quello che mi hai appena detto. Maximilian … Ci sarà un altro scontro se non riusciamo a smaterializzarci. Se questo dovesse accadere in mare saremo in guai seri».
I ragazzi, incuriositi, chiesero: «Ma che cos’è l’Idrolerna?».
Il mago, prima di rispondergli, riprodusse un incanto e delle luci si levarono dalle sue mani che precedentemente aveva unito al di sopra della sua testa.
Le luci si diressero all’interno dell’imbarcazione.
Egli poi si rivolse ai due suoi alunni e rispose: «Miei cari ragazzi … L’Idrolerna è un essere leggendario; dispone di sette teste e lunghi colli ed è un gigantesco serpente. Ha un enorme corpo dotato di quattro pinne e una lunga coda. I suoi poteri sono stati descritti con accuratezza e si dice che ogni sua testa sia in grado di riprodurre incanti elementali di diverso tipo; in acqua è velocissimo. Mi domando quando ci metteranno a raggiungerci, se sono già sulle nostre tracce non tarderanno a farsi vivi. Bisogna fare in fretta».
Nel frattempo, nella sala macchine …
Wotan e Dian stavano svolgendo le loro mansioni di controllo sui macchinari e il primo mago si dimostrò essere un ottimo meccanico.
Una luce apparve dall’entrata della sala macchina e una voce provenne da essa: «Abbiamo un problema … C’è bisogno di parlare con urgenza. Per favore, raggiungetemi sul ponte».
La luce si affievolì gradualmente fino a spegnersi del tutto non appena la voce di Astral finì di parlare.
I due maestri si guardarono in faccia, come se presagissero qualcosa, e si avviarono verso il ponte.
Anche nella sala comandi apparve la stessa luce e quando anche lì si affievolì, il maestro Asdar uscì di fretta dal locale e si diresse verso Astral.
Il mago appena uscito dalla sala comandi intravide che Astral stava parlando con i ragazzi.
Quando gli fu abbastanza vicino chiese: «Cos’è successo?».
Astral gli rispose: «Aspettiamo Dian e Wotan. E … Credo sia corretto comunicare la cosa anche a Romero».
Asdar annuì e andò subito a chiamare il capitano che stava guidando il peschereccio appena uscito dal porto.
Ben presto anche Dian e Wotan arrivarono.
I due chiesero cosa fosse successo e nello stesso momento arrivarono anche Romero e Asdar.
Quando furono tutti vicini, Astral iniziò a esporre cosa stava accadendo: «Adesso che siamo tutti riuniti, posso mettervi al corrente di quanto appreso. Maximilian mi ha appena riferito che presto faremo la conoscenza di Idrolerna».
I maestri sgranarono gli occhi e il capitano esclamò: «Cosa! Come diavolo fa un bambino di dieci anni a essere sicuro che una bestia simile sia nei paraggi?». Poi, guardando il resto del gruppo, vide che le loro facce, oltre a essere serie, divennero cupe; allora capì che non si trattava di uno scherzo.
Astral continuò il suo discorso: «Stanno arrivando. A quanto pare, non solo Idrolerna è sulle nostre tracce, ma con lei ci sono alcuni esseri magici e Melkore. Pare che stiano navigando su una sorta d’imbarcazione. Se ci attaccano, sarà difficile difenderci in mare; primo perché siamo in minoranza numerica, secondo perché in mare non ci possiamo confrontare con un essere come l’Idrolerna. Anche con l’intervento di Aschcore non saremo sicuri di fermarli, almeno non in acqua».
Astral poi si rivolse al capitano: «Romero … Potrebbe rendersi necessario abbandonare la nave. Sai che noi maghi bianchi siamo in grado di smaterializzarci e in questo caso non possiamo permetterci d’indugiare; se ci trovano non avranno riguardi».
Il capitano fece cenno d’aver compreso la gravità della situazione, rivolgendosi poi a tutti loro disse: «Se manteniamo questa velocità, non sarà facile per loro raggiungerci presto. Tuttavia, scordiamoci d’arrivare con metodi convenzionali alla nostra meta, quindi si deduce che dovremo riprodurre un incanto di smaterializzazione. Non c’è altro modo di sfuggire a quelle orride bestie».
Asdar, dopo aver dato uno sguardo ai colleghi, espose il loro piano al capitano: «Avevamo pensato che riproducendo l’incanto nel bel mezzo di una tempesta non avremmo lasciato tracce e loro non ci avrebbero più seguiti. Dobbiamo solo aspettare che il brutto tempo in arrivo si manifesti, poi faremo perdere le nostre tracce».
Tutti furono d’accordo con quanto appena detto, ma Romero contestò il maestro: «Il brutto tempo non arriverà prima di questa notte; credete che non ci raggiungeranno prima?».
Wotan allora disse: «Non lo sappiamo con precisione, ma l’unica cosa che possiamo fare è cercare di guadagnare terreno fino a quando la tempesta si manifesterà».
Dian aggiunse: «Dovremo fare del nostro meglio per non farci raggiungere».
Dopo aver preso accordi su come comportarsi se fossero stati raggiunti, ognuno si diresse verso il proprio posto di lavoro; sul ponte rimasero solo Astral e i due ragazzi.
Maximilian chiese ancora informazioni sull’essere che li stava inseguendo: «Maestro … L’Idrolerna … Come fate a conoscerla?».
Il mago rispose: «Non la conosciamo di vista, ma di fama. Nell’ultima guerra si schierò dalla parte dei maghi neri e combatté con ferocia; non fu facile metterla in fuga. Solo dopo ore di battaglia riuscimmo a farla fuggire, ma dopo aver subito ingenti perdite. Temo che non possiamo sperare di sconfiggerla poiché è troppo forte in mare; l’unica soluzione è fuggire».
Maximilian pensò al giorno in cui avevano chiuso il passaggio nell’anfiteatro, poi si rivolse nuovamente al maestro: «Se sono riusciti a far trapassare l’Idrolerna, vuol dire che sono in possesso di un altro passaggio. Ora mi chiedo … Se questo  risponde  a verità, prima o poi attaccheranno in massa; non sarebbe il caso di trovare il punto d’ingresso e cercare di richiudere quel buco?».

***

Non lontano da loro, su di una nave arrugginita …
Lì sopra c’erano molti esseri magici ed emettevano versi indicibili; essi si affannavano a scrutare l’orizzonte in cerca delle loro prede.
Una sagoma immersa nell’acqua ricopriva tutta la superficie occupata dalla vecchia petroliera; sia la bestia in immersione, sia la petroliera viaggiavano a una velocità sostenuta.
Melkore era sul ponte della nave e parlava con un essere che sembrava il capo della ciurma.
La petroliera era enorme e non ci furono difficoltà di movimento persino per gli esseri di grande stazza come il drago nero.
L’essere al cospetto di Melkore era eretto su due gambe ed era alto all’incirca un metro e ottanta.
Egli aveva due braccia che si dilungavano da un busto ricoperto di stracci.
La sua faccia era parzialmente coperta da bende e le parti che si scorgevano facevano risaltare le sue fattezze mostruose.
Le pupille assomigliavano a quelle dei felini e gli zigomi sporgenti erano parzialmente scarnificati.
Il suo muso era allungato ed era munito di denti affilatissimi, come se appartenessero a una volpe feroce.
La sua voce rauca e appena udibile scandì: «Drago; tra poco saremo in grado di vedere le nostre prede sulla linea dell’orizzonte. Quando saranno a tiro, cercheremo di colpirli con tutto quello che abbiamo, mentre Idrolerna li avvicinerà sott’acqua cercando di affondarli».
Melkore mostrò le sue zanne affilate, poi guardò l’orizzonte e in seguito chiese: «Siete sicuri di averli rintracciati?».
Il piccolo essere, quasi infastidito dalla sua domanda, rispose: «I nostri informatori ci riferiscono che hanno appena lasciato un porto nei pressi dello stretto di Gibilterra. Tra poco saremo in grado di vederli a occhio. Idrolerna sa già che cosa deve fare quando li avvistiamo». E poi, girandosi, si diresse verso la ciurma che stava lavorando a marchingegni che sembravano catapulte le quali all’estremità avevano un enorme spazio.
Alcuni esseri si preparavano alla battaglia controllando le spade, altri ancora si azzuffavano per un piccolo piccione caduto sul ponte senza vita che sarebbe stato il premio per il vincitore di quella zuffa.
Quando l’essere arrivò presso di loro, emise uno strano rumore.
Quello doveva essere il loro linguaggio poiché la zuffa terminò immediatamente.
Egli diede un calcio e allontanò la carcassa dell’uccello; infine gridò: «BRANCO DI OZIOSI SCANZAFATICHE! PREPARATEVI; IL NEMICO SARÁ PRESTO ALLA NOSTRA PORTATA».
Tutti si precipitarono a svolgere le proprie mansioni; l’essere doveva incutere terrore in loro poiché sembravano spaventati.
Un punto nero apparve improvvisamente all’orizzonte: era la barca a cui stavano dando la caccia.
Uno di loro esclamò: «Guardate, sono lì!».
L’attenzione di tutti fu rivolta verso quel punto nero che si muoveva a velocità sostenuta.
L’essere che comandava guardò verso il punto dove si trovava la nave che stavano inseguendo.
Egli si portò all’estremità della prua di quell’imbarcazione e, alzando la voce, fece in modo che tutti sentissero: «PRONTI ALL’ABBORDAGGIO E RICORDATEVI … NOI ABBIAMO UNA SOLA REGOLA, NON SI FANNO PRIGIONIERI!».
Delle urla disumane si udirono dal gruppo di esseri i quali si prepararono sguainando le spade.
Melkore si rivolse ai boschivi: «Tenetevi pronti per l’abbordaggio anche voi, voglio il Dragonkin al mio cospetto; devo essere io a mettere fine alla sua vita, il resto non m’interessa».
I draghi di piccola stazza annuirono e anch’essi si prepararono per l’imminente scontro.

***

Sul peschereccio …
Il maestro Astral stava scrutandosi intorno per scovare eventuali pericoli e quando il suo cannocchiale fu puntato verso la poppa, gli apparve davanti agli occhi il grosso scafo che si dirigeva verso di loro a gran velocità.
La nave che solcava il mare sembrava una petroliera enorme e tutta arrugginita.
Egli però, già sapeva di chi si trattava …
Si allarmò e, battendo le mani sul suo capo, riprodusse nuovamente l’incanto che di solito usava per mandare i messaggi attraverso piccole sfere di luce.
Le sfere di luce fluttuarono veloci tra gli ostacoli presenti sul peschereccio, dirette verso la sala macchine e la sala comandi.
Il mago si rivolse in seguito ai due ragazzi che erano lì vicini e disse: «Maximilian, Gerard … Preparatevi, la più nefasta delle possibilità che avevamo previsto si sta avverando».
I due diedero uno sguardo verso quello scafo e chiesero al maestro: «Sono loro?».
Astral gli rispose subito, la sua faccia era tesa e preoccupata: «Esatto. Penso proprio che siano loro e presto ne avremo conferma. Idrolerna ci attaccherà non appena saremo a portata di tiro».
Nella sala macchine si ripeté la scena che poco tempo prima si era già vista: una sfera che illuminò l’ambiente leggermente buio si fermò di fronte ai due maestri e da essa la voce di Astral annunciò: «Sono arrivati. Ci stanno inseguendo e sono visibili a occhio nudo. Sono a bordo di una petroliera abbastanza grande da trasportare numerosi esseri magici».
Questa volta i due maestri si precipitarono sul ponte, anche le loro facce erano diventate tese e preoccupate e mentre si apprestavano a raggiungerlo, Wotan si rivolse a Dian: «Dian siamo di nuovo nei guai. Li attiriamo come delle calamiti».
Dian ribatté: «A quanto pare sono i guai che ci cercano. Personalmente ne farei a meno …». Uscirono poi dal locale.
Lo stesso avvenne nella sala comandi, dove una piccola luce comparve dinanzi a Romero e Asdar.
Essa annunciò loro l’avvistamento, in più ne diede la posizione; allora il Capitano si rivolse al maestro dicendo: «Presto! Vai dagli altri, io cercherò di mantenere la velocità. Decidete la linea di difesa da tenere e incrociamo le dita. Cercherò di darvi più tempo che posso, sperando che la perturbazione arrivi il prima possibile».
Asdar prima d’andare si fermò sulla soglia dell’uscita e disse: «Se qualcosa va storto, fuggiremo tutti insieme tramite smaterializzazione; tieniti nelle nostre vicinanze».
Il capitano annuì e gli fece cenno d’andare.
Il maestro uscì dalla porta lasciandola spalancata, poi si diresse verso i suoi colleghi che lo stavano aspettando dove Astral aveva fatto l’avvistamento.
Quando tutti furono in quel punto, fissarono la nave che, sempre più grande, si avvicinava minacciosamente.
Asdar dichiarò: «Dunque ci hanno raggiunto». Poi, guardando il cielo colmo di nuvole grigie, aggiunse: «Speriamo venga giù l’acqua».
Dian però fece notare: «Non possiamo sperare nella pioggia, bisogna predisporre le difese. Aggiungerei anche al più presto! Quando saranno abbastanza vicini da poterci attaccare, non ci sarà più tempo».
Asdar proferì: «Romero sta già spingendo al massimo la barca; è anche vero che potremmo smaterializzarci adesso, ma loro capirebbero e non vogliamo che si accorgano delle nostre intenzioni. Giusto?».
Tutti annuirono.
Wotan disse: «Allora è deciso». Guardò Maximilian e Gerard e continuò: «Tu Max, attaccati al maestro Astral e non ti schiodare da lui e tu Gerard … Fai la stessa cosa con me».
I ragazzi fecero intendere d’aver capito e Maximilian affermò: «Non si preoccupi, cercheremo di non essere d’intralcio». 
La nave arrugginita era sempre più vicina e se continuava così, tra pochi istanti gli esseri oscuri sarebbero stati capaci di raggiungerli e attaccarli.
Inoltre, un’altra sorpresa li aspettava … Un fumo nero si levò dalla sala motori e la barca iniziò a perdere potenza rallentando gradualmente.
Il capitano venne fuori dalla cabina di comando e rivolgendosi al gruppo esclamò: «Accidenti! Abbiamo un grosso problema … Oltre ai nostri amici lì in fondo, ci sono i motori in panne».
Il rumore metallico dei suoi passi era sempre più frastornante.
La barca in quell’istante si fermò completamente: erano in balia delle onde e dei loro nemici che avanzavano inesorabilmente.
La petroliera presto fu abbastanza vicina da permettere l’avvistamento degli esseri che la occupavano.
Melkore fu visibile e la cosa non prometteva niente di buono.
D’un tratto uno smottamento fece traballare il peschereccio, qualcosa l’aveva urtato sotto il livello dell’acqua.
In seguito, le onde s’innalzarono possenti e anormale, come se un grosso corpo fosse sbucato d’improvviso da sott’acqua.
Gli occupanti del peschereccio si aggrapparono a qualsiasi cosa gli permettesse di mantenersi saldi senza cadere in mare e videro spuntare dall’acqua una sagoma enorme che sovrastava l’imbarcazione.
Maximilian, vicino al maestro Astral, alzò lo sguardo e osservò quella grossa sagoma che prendeva sempre di più forma dinanzi ai suoi occhi: lì c’era un corpo grande quanto l’intero peschereccio e fuori dall’acqua erano sbucati sette lunghi colli alla fine dei quali facevano la loro apparizione delle teste che incutevano paura.
La loro forma ricordava quella dei serpenti, ma ognuna di loro differiva dall’altra per il colore e per le caratteristiche.
La prima sulla sinistra aveva delle protuberanze su entrambi i lati della faccia vicino alla mascella di colore blu scuro; il suo muso era allungato e nella bocca s’intravvedevano denti aguzzi.
I suoi occhi erano neri come la notte.
La testa che seguiva, identica alla precedente, aveva le protuberanze ossee vicino la mascella di colore rosso.
La testa successiva le aveva di colore giallo.
La quarta testa le aveva di colore verde scuro.
Le rimanenti teste non solo erano differenti per colore, ma cambiavano anche di forma … Esse sembravano teste di coccodrillo con zanne molto appuntite e avevano le solite protuberanze che dai lobi delle orecchie si allungavano verso la nuca.
Le protuberanze però, erano di colore grigio.
Tutte le teste emisero un rumore assordante che ruppe quasi i timpani dei presenti i quali si tapparono le orecchie per via del frastuono.
Le teste laterali si avvinghiarono al peschereccio, sollevandolo dalla superficie dell’acqua; era palese che l’essere stesse per tranciare in due la barca.
Wotan urlò: «DOBBIAMO FUGGIRE; QUESTO COSO È TROPPO POTENTE PER AFFRONTARLO QUI IN ACQUA!».
Intanto i primi lampi si udirono in cielo e delle gocce di pioggia incominciarono a venire giù: era iniziata la tempesta che i maghi aspettavano.
Astral alzò la voce, tenendo Maximilian saldamente e rimanendo aggrappato a un appiglio lì vicino: «CERCATE DI AVVICINARVI TUTTI A ME!».
La tempesta iniziava a mostrare la sua violenza, ma l’Idrolerna sembrava non accorgersene nemmeno.
La sua mole gli permetteva di stare a galla senza nessuna difficoltà e le onde, alte anche due metri, s’infrangevano su di essa senza sortire alcun effetto.
Gli occupanti del peschereccio cercavano in tutti i modi di farsi largo verso Astral, ma un po’ per il mare in tempesta, un po’ per l’attacco della bestia che li teneva sospesi per aria, non riuscirono a raggiungere facilmente il posto dove il maestro era aggrappato.
Le cinque teste rimaste libere stavano per dare il colpo di grazia a quell’imbarcazione quasi spezzata a metà.
Esse spalancarono le fauci e si avventarono sul peschereccio, ma prima che riuscissero a raggiungerlo vennero colpite da tante sfere infuocate provenienti da sopra le nuvole nere cariche di pioggia.
La potenza dell’attacco fece arretrare tutte le cinque teste, ma le due che avevano avvinghiato in una stretta mortale la poppa e la prua, strinsero a tal punto da polverizzarle entrambe e fare di loro migliaia di pezzettini.
Il legno della nave era sparso ovunque e il pezzo centrale, dove erano aggrappati tutti i componenti del gruppo, incominciò a inabissarsi.
Tutti gli occupanti del peschereccio, con uno sforzo enorme, si avvicinarono ad Astral.
Maximilian e Gerard, frastornati, si tenevano stretti rispettivamente ad Astral e Wotan.
Il primo mago si preparava per riprodurre l’incanto che li avrebbe portati in salvo, lontani da quel mostro che si apprestava a sferrare l’attacco finale.
Gli esseri sotto la guida del personaggio ricoperto dalle bende intanto, si preparavano anch’essi all’abbordaggio.
Alcuni di loro si misero sulle catapulte, altri erano pronti per attivarle e così fecero … In alto furono catapultati una miriade di esseri.
Essi parevano un mucchio di uccelli che in inverno si radunano e migrano in massa cambiando forma continuamente.
Quella macchia nera appariva corposa e man mano che si avvicinava al peschereccio, si scopriva essere composta di esseri armati fino si denti.
Erano esseri dalle fattezze disumane, anche loro parzialmente bendati.
Melkore, a sua volta, si affrettò a saltar fuori dalla nave e tra lo stupore delle creature a lui vicine non affondò, anzi … Riuscì a muoversi al di sopra dell’acqua come se fosse terra.
Egli si diresse verso il rottame del peschereccio che stava affondando a tutta velocità. Lì, dove incominciavano a cadere i primi esseri scaraventati in aria tramite catapulte in maniera disordinata, l’Idrolerna ricomparve.
Essa si era ripresa dal colpo ricevuto e si dirigeva a tutta velocità verso quella che era la sua preda.
Ormai i maestri erano accerchiati, senza via di scampo e con numerosi e potenti esseri che stavano giungendo lì per ucciderli.
Il mostro più pericoloso, l’essere con le sette teste, era di nuovo davanti a loro e questa volta sembrava veramente irritato; continuava a emettere versi terrificanti e si avventò con tutte le teste in suo possesso sul relitto, ma anche questa volta venne bloccata: un fulmine cadde dal cielo e la colpì in pieno.
La bestia rimase stordita e ancora una volta si immerse in acqua, portando con sé, per via del suo grosso peso e del mulinello che esso aveva provocato, numerosi esseri che erano atterrati vicino a lei.
Astral e i suoi compagni finalmente furono tutti insieme in un punto del relitto.
Il mago li guardò in faccia ed esclamò: «Subterlabor volatilis: lux lucis!».
Una luce accecante avvolse tutti, poi essa si rimpicciolì sempre di più fino a diventare un punto luminoso che s’innalzò nel cielo e poi si perse in mezzo alle nubi grigie e piene d’acqua.
Sul relitto mezzo affondato non era rimasta presenza di esseri umani, si scorgevano solo bestie che continuavano a piovere dal cielo e a venire fuori dall’acqua in cerca della loro preda.
Melkore arrivò vicino al peschereccio, ma con sua sorpresa non trovò traccia né di Maximilian né dei maestri dell’Asilum.
I maghi bianchi erano riusciti a scappare ancora una volta.
Il drago ruggì di rabbia a quel punto … Le sue prede continuavano a essere intoccabili.


Un saluto a tutti i lettori; noi ci risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva” il 4° capitolo).