La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
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Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

sabato 23 maggio 2015

Maximilian Arsltain “il canto dell’arcangelo”; 4° capitolo da leggere online.

Dopo una lunga lavorazione è dunque sistemato anche l’ennesimo capitolo del libro.
L’ho letto ben cinque volte e temo che rileggerlo ancora sia inutile; ormai non riuscirò a scovare eventuali refusi sfuggiti al mio controllo (l’ho imparato a memoria).
Nel capitolo menzionerò l’Idrolerna.
Questo essere l’ho menzionato anche nel precedente capitolo, ma non ho scritto nulla su di esso.
È semplicemente un essere simile a L’Idra di Lerna, mostro leggendario dalle nove teste affrontato da Ercole nelle dodici fatiche (seconda fatica).
Mi pare che sia stato ucciso dal semidio greco con l’aiuto di Iolao il quale cauterizzava le ferite dopo che Ercole aveva tagliato le teste (esse erano immortali poiché, se tagliate, ricrescevano).
L’Idrolerna è un mostro a sette teste che tanto ricorda il drago dell’apocalisse (drago rosso dalle sette teste e dieci corna) il quale su ogni testa ha una corona (informazioni reperibili persino in internet digitando “drago rosso dell’apocalisse”).
Ebbene … Spiegato questo, non mi rimane altro che farvi leggere l’ennesimo capitolo del libro.
Buona lettura:




CAPITOLO 4
IL SALTIMBANCO DI MANAUS


In un ampio spazio, in mezzo a una moltitudine di piante, alcune molto alte, apparve un piccolo punto luminoso.
La luce flebile era appena scesa dal cielo; essa man mano s’ingrandì sempre di più fino a quando raggiunse un volume consistente.
In mezzo a quel bagliore s’iniziarono a vedere alcune sagome che dopo poco divennero più nitide e le figure dei maghi si distinsero chiaramente.
Astral, Wotan, Dian, Asdar, Maximilian, Gerard e il capitano Romero si guardavano tutt’intorno scrutando bene la flora che li ammantava.
La luce ben presto svanì e le figure appena scampate all’agguato delle creature oscure comparvero per intero e tutte bagnate.
Maximilian e i suoi compagni erano giunti in un luogo dove una natura incontaminata esplodeva in tutta la sua magnificenza.
Lì c’erano alberi robusti e alti quanto dei palazzi di quindici piani.
I loro tronchi erano enormi e la luce solare faticava a penetrare attraverso i rami.
Maximilian si rivolse a Gerard e gli chiese: «Hai mai visto uno spettacolo simile?».
Quest’ultimo continuava a girarsi intorno, poi si fermò e rispose: «Mai».
I maestri si guardarono l’un l’latro e annuirono; in quell’istante un sorriso solcò i loro visi.
Wotan disse: «Ci siamo riusciti. Siamo arrivati a destinazione … Adesso procederemo come d’accordi».
Asdar diede una pacca sulla spalla a Romero, poi cercò di consolarlo: «Ti siamo grati per quello che hai fatto. Sappi che ti sarà risarcito tutto il danno; di questo puoi stare certo».
Il capitano, agitando il capo dolcemente in modo verticale, rispose: «Non sono preoccupato per il danno, quello lo si può riparare. Visto l’enorme numero di esseri che ci hanno attaccato, direi che è lecito preoccuparsi di cosa succederebbe se attaccassero in massa una città».
Astral s’intromise nel loro discorso: «Ci stanno seguendo poiché siamo loro d’intralcio e, puoi starne certo, faremo di tutto per ostacolarli».
Il capitano ribatté: «Questo non lo metto in dubbio; ma ditemi: per attaccarvi con quella ferocia devono avere molta paura che voi ci riusciate … Cosa mi state nascondendo?».
Asdar si sentì in dovere di rispondere: «Questo periodo è particolarmente pericoloso per tutto il genere umano. Come hai visto, sono in grado di trapassare in grande numero; possono giungere in questo mondo persino grosse bestie come l’Idrolerna. Noi sospettiamo che vogliano far arrivare Adrammalech; tu sai chi è, vero?».
Il mago fece una pausa dopo quella domanda e lo sguardo degli adulti s’intrecciò.
Asdar infine affermò: «Non possiamo dirti cosa siamo venuti a fare … Non per sfiducia nei tuoi confronti ma perché se dovessi cadere nelle loro mani, loro non potrebbero attingere informazioni da te. Hai dato un grosso contributo alla nostra causa e, anche grazie al tuo apporto, abbiamo buona possibilità di riuscita».
Il capitano annuì, dopo aggiunse: «Capisco … D’altro canto anch’io avrei fatto lo stesso. Sono altresì d’accordo che non posso essere di nessun aiuto, soprattutto nelle condizioni in cui mi trovo». E mentre lo diceva, guardava la sua gamba.
In seguito, il suo sguardo si rivolse verso i due alunni dei maghi e disse: «Asdar; voi tutti maestri dell’accademia … Quei due pargoli mi sono costati molto, fate in modo che i miei sforzi non risultino vani; proteggeteli come avete fatto finora».
Asdar, dopo aver dato un’occhiata ai suoi colleghi, rispose: «Puoi stare certo che non li faremo avvicinare con tanta facilità».
Sia Maximilian sia Gerard, non prestarono attenzione a quello che gli adulti dissero; erano impegnati a scrutare la fitta flora.
Quegli alberi tanto alti che non facevano passare i raggi del sole attiravano la loro attenzione.
Si avvicinarono a un albero con robuste radici il quale aveva un tronco liscio di colore grigio e una folta chioma.
Numerose liane scendevano da quella chioma …
Quando furono abbastanza vicini, il maestro Wotan, che si accorse della loro curiosità, si avvicinò e gli spiegò: «Ragazzi, quello che vi trovate davanti è un albero di Kapok. È una pianta che cresce ai bordi delle foreste o nei pressi dei fiumi».
Maximilian gli domandò: «Questa è una foresta?».
Il maestro gli rispose: «Esatto. Siamo al margine di una grossa foresta e quel fiume che s’inoltra nella foresta passa anche in mezzo alla città dove noi siamo diretti».
Più il gruppo si addentrava nella foresta, più scopriva una vegetazione che prima d’ora quegli uomini non avevano mai visto.
C’erano cespugli dappertutto e man mano che andavano avanti, la luce del sole riusciva a farsi spazio tra le foglie sempre di meno.
Sui rami degli alberi c’era una specie di lettiera da dove si notavano delle epifite, felci, orchidee, muschi e a volte anche cactus che non crescevano al suolo, ma quasi a mezz’aria su di una base formatasi tra i rami di Kapok e le noci del Brasile.
Sulle foglie c’era dell’acqua piovana e di tanto in tanto, sui maghi, cadevano delle gocce di liquido fresco.
Alcuni tronchi di alberi erano completamente ricoperti dalle piante rampicanti, poi a un certo punto i maghi videro una zona lucente e vi entrarono dopo aver fatto almeno un’ora di camminata attraverso la foresta oscura.
Una città molto grande era stata costruita lungo un fiume e dal luogo in cui essi erano giunti, era possibile scorgere ogni casa.
I maghi, arrivati su un promontorio, sembravano soddisfatti di quella visione e ai due allievi pareva che quella fosse una città piena di vita.
Loro provenivano da un piccolo paese ed ebbero l’impressione che fosse immensa.
I sette videro persino alcuni aerei che stavano atterrando nell’aeroporto della città.
Il maestro Astral disse: «Lì troveremo quello che siamo venuti a cercare».
Il gruppo era tutto unito su quella piccola collina e decisero che per il momento sarebbe stato più saggio riposare.
Asdar propose: «Ascoltate … Noi siamo molto stanchi, non possiamo avventurarci nella città in cerca di informazioni; propongo di fermarci a riposare. Lì, nella foresta, avremo una copertura che ci permetterà di mimetizzarci».
Tutto il gruppo fu d’accordo e, una volta trovato il posto più adatto, ai piedi di una noce del Brasile, innalzarono il loro rifugio.
Ci entrarono tutti e ognuno si scelse un giaciglio per riposare e riprendere le forze, questo non prima di aver preso le solite precauzioni e reso invisibile la casupola evocata da Astral.
Maximilian e Gerard crollarono subito e si misero a dormire.
I maghi, raccolti intorno alla tavola, discutevano invece sul da farsi.
Con loro c’era anche Romero che cercava di capire quale sarebbe stato il modo giusto per dare manforte ai suoi vecchi compagni.
Astral, come al solito, fu uno dei primi a parlare e rivolgendosi a Romero disse: «Romero dovrai tornare al tuo paese. Prenderai un aereo e ti allontanerai da noi. Ti prego di non fraintendere, ma da oggi in poi saremo costretti a marciare per lungo tempo. Metti dunque da parte l’orgoglio e torna dai tuoi marinai».
Il capitano non aggiunse altro, annuì e fece intendere che le sue intenzioni fossero di ritornare al più presto nel luogo dal quale erano partiti.
Wotan a quel punto esplicò: «Incominceremo a cercare nelle piazze».
Tutti furono d’accordo ma visto che non potevano parlare liberamente e poiché incominciavano a sentire il peso del viaggio che avevano intrapreso, decisero di andare a riposare.
La loro ricerca poteva aspettare fino al giorno successivo.

****

Maximilian si ritrovò di nuovo in un posto a lui familiare, ormai lo conosceva quasi a memoria.
La folta vegetazione non lo impressionava più, ci era abituato; gli animali che gironzolavano attorno a lui non attiravano più, come succedeva una volta, la sua curiosità.
Le vibrazioni del terreno, che precedevano la comparsa di Bithor, si percepirono chiaramente e dopo pochi minuti la sagoma del drago gli si parò davanti.
Il suo manto di scaglie dorate era sempre più sfavillante e in mente sua, Maximilian, ammirò quell’essere, perfetto in ogni singola fattezza.
Quando gli fu abbastanza vicino, Bithor chiuse gli occhi e fece un leggero segno con il capo, in seguito iniziò a parlare: «Ho sentito cos’è successo lì fuori; certo si sono scomodati in maniera massiccia».
Il ragazzo annuì e rispose: «Questa volta erano veramente in tanti, per non parlare dell’essere che ha distrutto la nave con la sola stretta delle sue due teste».
Il drago aggiunse: «Già; se non aveste ricevuto aiuto da Aschcore a quest’ora, probabilmente, saremo nelle loro mani. Maximilian, le cose si stanno complicando un pochino; a quanto pare sono in possesso di un altro passaggio che permette loro di avere accesso a questo mondo. Dobbiamo cercare di capire dove si trova e distruggerlo, ma cosa più importante … Dobbiamo rintracciare Ivan. È di vitale importanza per quello che ci accingiamo a fare, senza di lui non potremo affrontare i demoni poiché non abbiamo potere sufficiente e questo lo sanno anche i maestri che ti stanno scortando».
Il drago fece un attimo di pausa, poi continuò il suo discorso: «Devi sapere che Idrolerna non è l’unica entità a essere arrivata, un essere ancora più pericoloso ha fatto il suo ingresso nel vostro universo. Maximilian … Stanno sferrando l’attacco decisivo».
Bithor interruppe nuovamente il suo discorso, fece una smorfia la quale esternava perplessità, e poi sottolineò: «Dovete sbrigarvi con il recupero di Ivan; avrete al massimo un mese, poi i maghi neri finiranno i preparativi per l’attacco finale da sferrare contro di voi e non potrete fermarli senza l’aiuto della magia rossa».
Maximilian ascoltò con attenzione quello che Bithor stava riferendogli, ovviamente non riusciva a capire il motivo della sua preoccupazione poiché fino a quel momento erano riusciti a eludere tutti gli attacchi dei maghi neri.
Bithor però, appariva preoccupatissimo; la sua faccia lo faceva trasparire palesemente.
Il ragazzo provò a chiedere cosa stava accadendo: «Ti vedo molto pensieroso. È successo qualcosa di cui non sono a conoscenza?».
Il drago rispose quasi subito: «Siamo di fronte a un evento che non mi sarei mai aspettato. Purtroppo è arrivato, lo sento chiaramente. Se non ci sbrighiamo i nostri sforzi risulteranno tutti inutili».
Maximilian aveva sentito le parole di Bithor, ma non riusciva a comprendere chi avesse attraversato e in mente sua pensava fosse l’essere che avevano incontrato in mare.
Presto però, ebbe conferma che non si trattava dell’Idrolerna …
Il drago dorato, infatti, aggiunse: «L’essere più spietato che si possa immaginare è arrivato sulla terra. Non ha ancora assunto le sue sembianze ma è qui, pronto per affondare il colpo con il suo esercito del quale può disporre a suo piacimento. Contro di lui la magia bianca non serve, ci occorre quella rossa».
Maximilian chiese: «Di quale essere stai parlando?».
Il drago rispose: «Sto parlando del demone che ha fama diabolica. Si dice che non lasci in vita nemmeno i vegetali che al suo passaggio appassiscono».
Anche sul volto del ragazzo comparvero le prime avvisaglie di preoccupazione …
Bithor affermò: «Non sono ancora sicuro di quello che sta accadendo, ma se lui è trapassato e non si mostra con il suo vero aspetto deve esserci un motivo e prima che lui possa disporre di tutto il suo potere ci conviene essere pronti a combatterlo. Converrebbe, tuttavia, non dire niente ai tuoi compagni poiché non servirebbe a nulla».
Maximilian lo guadò con attenzione e gli fece presente: «Puoi dirmi tutto quello che vuoi, io starò attento ed eseguirò ogni cosa che tu vorrai».
Bithor allora continuò il discorso: «Se Adrammalech si manifesta nella sua forma finale, non c’è modo di abbatterlo con la magia bianca … Tuttavia esiste un modo drastico per porre almeno un freno alla sua avanzata, ma lo terremo solo come un’ultima risorsa».
«Possiamo riprodurre un incanto che attinge al potere celeste di tale potenza e purezza che il demone verrebbe abbattuto all’istante, però c’è un prezzo da pagare … Perderemo la vita entrambi in cambio della morte del demone; in poche parole lo porteremo con noi. Questo però, dobbiamo ritenerlo un atto estremo poiché non è Adrammalech il nostro obiettivo finale. Se lo abbattessimo, porremo solo parziale riparo al danno fatto dai maghi neri».
Maximilian in quel momento fu spaventato dalle parole di Bithor; il drago avrebbe fatto di tutto per abbattere un mostro che bramava sangue, ma la cosa per lui era diversa: aveva solo dieci anni e la morte lo spaventava; l’annientamento totale di sé stessi, il nulla, l’oscurità, erano tutti pensieri che non concepiva …
Egli pensò a suo fratello Gerard e ai suoi amici … Li avrebbe persi tutti.
Quei pensieri girarono vorticosamente nel suo cervello per un attimo, poi esclamò: «Io ho paura della morte!».
Bithor lo guardò e comprese il suo stato d’animo, abbassò la testa e la portò proprio di fronte a Maximilian.
Il ragazzo aveva due occhioni quasi colmi di lacrime.
Il drago si accorse che stava per scoppiare a piangere e allora disse: «Devo chiederti scusa per tutti i guai che ti ho fatto passare; se quel giorno io non fossi atterrato sul suolo del tuo paese, probabilmente tu saresti ancora a giocare con i tuoi amici felicemente». Poi fece un attimo di pausa e, consapevole che si trovasse di fronte a un coraggioso ragazzo, continuò: «Sai quanti anni avrei io se fossi un umano?».
Maximilian fece cenno di non averne la più pallida idea.
Bithor poi disse: «Io possiedo duemilacinquecento anni. Noi draghi raggiungiamo i 10000 anni, vale a dire che sono a un quarto della mia vita; cosa credi, che io non abbia paura di morire? Ti sbagli … Anche per me vale quello che tu hai appena detto. Tutti gli esseri viventi hanno paura di morire, ma proteggere le altre persone con tutto sé stessi è per noi un onore».
«Un nostro detto dice che chi protegge gli esseri indifesi è destinato alla grandezza e nel momento in cui salva molte vite a costo della sua conquista l’immortalità; la sua gloria non avrà mai fine. Io non aspiro a diventare un martire, ma se questo essere immondo appare nella sua forma finita, molti umani periranno».
Maximilian era ammutolito davanti a Bithor.
Il drago cercò di spiegare meglio: «È una remota possibilità e quell’incanto non può essere riprodotto con la costrizione, altrimenti non funzionerebbe. Se un giorno lo riprodurremo, dovremo essere in due a volerlo».
Il ragazzo precisò: «È che mi sento ancora indifeso; piccolo. Vorrei dare un contributo maggiore alla causa dei maghi bianchi, ma non riesco a capire come. Se è vero che il demone è riuscito a entrare in questo mondo, allora dobbiamo sbrigarci». Poi s’interruppe per un attimo e guardando Bithor gli chiese: «Vorrei farti una domanda».
Il drago annuì.
Maximilian allora gli chiese: «Se dovessimo sconfiggere Adrammalech, sarebbe tutto finito?».
Il drago d’oro fece un ghigno spavaldo e poi rispose: «No Max. Adrammalech è solo uno dei demoni che si sono fatti strada nel cuore dei maghi neri. Il vero problema lo risolveremo distruggendo colui che si nasconde nell’universo parallelo. È lui il principale artefice di quello che sta accadendo e non parlo di lui come persona, ma come involucro. Dentro di lui non vi è rimasta alcuna traccia d’essere umano, è pervaso dal più malefico demone mai conosciuto, il capo di tutti i demoni, venuto apposta dagli inferi per sferrare un colpo mortale al creato. È lui che dobbiamo ricacciare a ogni costo. Perfino Adrammalech s’inchina al suo potere oscuro e demoniaco. Sappi che dietro i maghi neri si nasconde un potere molto malvagio; oscuro è antico quanto lo è il mondo. Se i maghi neri attaccheranno gli uomini, non avranno alcuna pietà; li stermineranno».
Il giovane Maximilian, dopo aver sentito quel discorso, disse: «Sarebbe inutile sacrificarsi per abbattere un servo come Adrammalech; per quanto sia potente, dobbiamo trovare il modo di abbatterlo senza rischiare molto». Chinò la testa e, sospirando, chiese a Bithor: «Mi parlavi di quell’incanto che sprigiona una potenza tale da abbattere un demone».
Il drago lo guardò serio come non mai, poi gli rispose: «Si tratta di un incanto combinato fatto da più persone, o esseri, che uniscono la propria forza vitale riproducendo un potente attacco».
Maximilian in seguito domandò: «Saresti disposto a insegnarmelo?».
Il drago dorato annuì e, senza dire niente, gli fece cenno di seguirlo scomparendo nella fitta boscaglia.

****

Presto fu giorno e nel rifugio incominciò a entrare qualche spiraglio di luce.
Uno di quei raggi di luce si abbatté sulla faccia di Maximilian che un po’ per il suo calore, un po’ per il cinguettare dei vari uccelli, aprì gli occhi.
Egli si girò verso Gerard e lo vide ancora steso, nel pieno del sonno.
Si alzò, andò in bagno e vide che tutti erano assorti in un sonno profondo.
Uscito dal bagno, non volle disturbare i suoi maestri; si avvicinò alla porta, la aprì, preoccupandosi di non fare rumore, e uscì dal rifugio.
I suoi movimenti però, non passarono inosservati: Astral si era reso conto di ciò che aveva fatto Maximilian e, senza che lui si accorgesse della sua presenza, lo seguì fuori dal loro covo.
Una volta fuori, Maximilian rimase incantato; per lui la natura aveva una specie di richiamo magico a cui non poteva resistere.
Egli si addentrò nella fitta foresta e continuò ad ammirare quelle meraviglie.
Un albero di noci del Brasile era a pochi metri da lui, a occhio e croce era alto una ventina di metri …
Il suo tronco era enorme, accanto a esso c’era un grosso roditore il quale stava mangiando i baccelli lignei che la pianta produceva.
Maximilian osservò quel ratto mentre consumava il lauto pasto e la cosa lo incuriosì, poi il suo sguardo si rivolse verso l’alto e guardando bene il tronco si accorse che delle strane protuberanze crescevano da esso.
La cosa gli sembrò strana e si rese conto che su quel tronco era presente qualcosa d’estraneo alla pianta stessa.
Due occhi minacciosi apparvero improvvisamente; erano situati all’inizio della chioma che aveva la pianta, all’incirca a venti metri dal suolo.
Quelle protuberanze iniziarono a muovesi lentamente e Maximilian si girò di scatto nel tentativo di raggiungere il rifugio; fu bloccato però da Astral.
Il ragazzo, visto il maestro, esclamò: «Maestro! Devo aver incontrato un animale bello grosso, guardi è proprio attorcigliato sul quel grande tronco di fronte a noi».
Astral alzò lo sguardo e vide la stessa scena che Maximilian aveva visto poc’anzi.
Un sorriso comparve sulla faccia di Astral e Maximilian non riusciva a spiegarsi cosa ci fosse da ridere, tant’è che gli venne spontaneo chiedere: «Maestro; perché sorridete?».
Astral gli rispose: «Di questo essere tu non devi avere timore. È qui come nostro alleato e ha vegliato su di noi per l’intero tragitto».
Una voce provenne da quella sagoma che presto uscì dall’ombra in cui giaceva e si separò dal tronco su cui probabilmente aveva trascorso la notte: «Non aver paura, non sono qui per farvi del male». E quando dei fasci di luce illuminarono quell’essere, con sua sorpresa, Maximilian vide che si trattava di Aschcore.
Il lungo drago con la criniera di leone si avvicinò ai due.
Aschcore poi, gli rivolse la parola: «Dunque … Siamo riusciti a raggiungere la città dove è stato avvistato Ivan. Tutti gli inseguitori sono stati seminati e delle nostre tracce hanno perso ogni sentore; ora però, bisogna trovare il mago rosso».
Astral rispose: «Maestro Aschcore … Non sappiamo come ringraziarla, ci ha salvato da morte certa; è solo grazie a lei che Idrolerna non si è potuta avvicinare a noi. Lei ci ha dato il tempo necessario per fuggire».
Il drago, che ormai era ben riconoscibile, aggiunse: «Abbiamo uno scopo in comune: quello di riportare le cose com’erano in principio. Troviamo in fretta Ivan e ritorniamo all’Asilum, poiché tu sai meglio di me che nonostante abbiano perso le nostre tracce, non tarderanno ad arrivare. Dobbiamo essere in condizione di poter ripartire prima che questo accada».
Maximilian esclamò: «Possibile!».
Aschcore gli disse: «Ci raggiungeranno presto, ne puoi stare certo; soprattutto adesso che sono così vicini a raggiungere il loro scopo. Signori; non so se voi vi siete accorti di quello che sta accadendo, ma due entità sono passate ultimamente. La prima era quella che noi tutti abbiamo visto e cioè Idrolerna; sappiamo che si tratta di un essere di enorme forza, ma quello che mi preoccupa di più e la seconda entità … Quella che sarà un flagello se non fermata in tempo».
Il maestro assunse un’aria sorpresa, non riusciva a spiegarsi di che essere potesse trattarsi.
Il drago finì il suo discorso: «Siamo di fronte alla più sventurata delle ipotesi; trovate Ivan, poiché ci sarà d’aiuto per sconfiggere l’essere appena trapassato».
Fu allora che Astral capì di chi si trattasse …
La sua faccia assunse dei connotati preoccupanti, si rivolse ad Aschcore chiedendo: «Siamo dunque arrivati a questo punto? Possibile che abbiano aperto un altro varco e che questa volta siano riusciti a far trapassare persino quell’essere?».
Il drago annuì, serio come non lo era mai stato, e riprese ancora a parlare, cercano di spiegare al mago e a Maximilian che gli eventi stavano precipitando: «Ne sono sicuro; la sua presenza si avverte nitidamente. Non è ancora nella sua forma finale, dunque non può ancora muoversi per attaccarci e ne ignoro il motivo. Riferisci agli altri maghi che urge trovare il nostro uomo».
Il mago annuì e fece intendere che già avevano discusso dell’argomento.
Aschcore, invece, si rivolse chiaramente a Maximilian e ribadì: «State in guardia, vi attaccheranno ancora e non useranno solo metodi convenzionali … Potrebbero usare ogni tipo di stratagemma. Sono sicuro che mio fratello ti abbia già messo in guardia, ma voglio avvertirti anch’io. Sii prudente, d’ora in poi avrai bisogno di tutti i tuoi poteri per far fronte alla minaccia rappresentata da questo demone». E detto quello si addentrò nella foresta sparendo del tutto dopo pochi istanti.
Lì rimasero solo lui e Astral.
Il mago si avvicinò al ragazzo, gli poggiò una mano sulla spalla e disse: «Vieni Max, vedrai che le cose andranno per il meglio; d’altronde qui con te ci siamo anche noi».
Maximilian però, notò che il maestro era più cupo del solito; quella notizia lo aveva scosso ma Astral pareva non voler dare segni di cedimento di fronte all’alunno.
Il ragazzo lo capì e poi si rivolse a lui chiedendo: «Maestro è davvero così grave che questo demone sia entrato nel nostro mondo?».
Astral fece cenno di sì, poi affermò: «Nei secoli non è mai successa una cosa del genere; non sono mai stati così sfrontati da esporsi in prima persona e varcare direttamente. Lo avevano fatto solo per mezzo dei maghi neri e di persone con il cuore colmo di malvagità. Maximilian … Ricorda quello che ti ho insegnato, poiché ti servirà presto. Stai vicino a me e collabora con noi; sappi che da solo avrai meno speranze che in gruppo, se ci copriamo le spalle a vicenda avremo qualche possibilità».
Il suo alunno fece cenno d’aver compreso e proferì: «Sarà il caso di svegliare il resto del gruppo e di conferire con loro. Il capitano Romero dovrebbe partire quanto prima, la sua presenza può essere un problema non solo per noi, ma anche per la sua incolumità. Se è vero che tra poco ci rintracceranno, saremo costretti a combattere e nasconderci, a meno che non troviamo Ivan e lo portiamo all’Asilum prima del loro arrivo».
Il maestro fu d’accordo con lui e ribatté: «Andiamo a svegliare gli altri; è giunto il momento di andare alla ricerca dell’ultimo mago rosso esistente. Prima lo troviamo, prima potremo ritornare all’Asilum ed essere al sicuro».
I due poi si diressero verso il rifugio da loro eretto, ci entrarono e, quando furono al suo interno, fecero in modo che tutti si svegliassero.
Si riunirono nella stanza principale del rifugio e Astral si rivolse a Romero: «Romero; dovrai partire oggi stesso. Una volta entrato in città, ti separerai da noi e ti dirigerai all’aeroporto per far ritorno a casa. Non fraintendere e non offenderti, poiché in circostanze diverse saresti stato per noi molto prezioso, ma credimi … Stiamo per affrontare di nuovo quegli esseri e questa volta non potremo fuggire com’è avvenuto sulla tua barca».
Quando il mago finì di dirgli quelle parole, gli consegnò un borsello e aggiunse: «Dentro c’è tutto il necessario affinché tu possa ripristinare il tuo status precedente, riprendere una barca e riassumere i tuoi marinai. Tutti noi ti ringraziamo e ti saremo grati per sempre per il tuo aiuto».
Il capitano accennò un sorriso e poi rispose: «Amici dell’Asilum … Solo Dio sa quanto vorrei essere al vostro fianco in questo momento e darvi una mano, ma sono consapevole che nelle condizioni in cui mi trovo vi sarei solamente d’intralcio. Ebbene … Tornerò alla mia occupazione, ovviamente io spero che riusciate qualunque sia il vostro intento». Poi, rivolgendosi verso il suo caro amico Asdar lo abbracciò con forza e in seguito gli disse: «Asdar … Tu per me sei stato un grande amico, spero di essere stato lo stesso per te. Mi spiace non poter fare dell’altro, poiché sono consapevole che si avvicina il momento in cui si decideranno le sorti di questo mondo; mi raccomando di essere cauti e per quanto riguarda l’esito di quella che sarà la battaglia finale, possiamo solo sperare che voi maghi bianchi ci proteggiate come avete sempre fatto da tempo immemore».
Quelle parole furono le ultime dette dal capitano poiché egli si avviò verso la porta, l’aprì e girandosi verso il gruppo scosse la testa chiudendo gli occhi.
Romero si rigirò e la varcò chiudendola dietro di sé.
Egli s’incamminò verso la città in cerca dell’aeroporto.
Dopo aver assistito a quella scena, anche Maximilian e Gerard si prepararono di tutta fretta e quando furono pronti, i maestri ritirarono l’incanto con cui avevano evocato il rifugio e s’incamminarono anch’essi verso il centro abitato.
Prima di entrare nella città, Astral sussurrò strane parole che i due suoi alunni non avevano mai udito.
Non appena egli fini di dirle, un alone biancastro si levò dal corpo del mago e si diresse verso tutti i membri del gruppo; l’alone li attraversò e Maximilian sentì una strana sensazione.
Le voci che Maximilian prima udiva e non capiva, adesso erano chiare e ogni parola acquisì il suo giusto significato.
Solo in seguito i due ragazzi furono informati che quello era un incanto il quale avrebbe permesso di capire qualsiasi lingua; l’incanto avrebbe fatto in modo che le loro parole fossero comprese da chiunque.
Le case erano tante e alcuni palazzi si distinguevano per la loro altezza; le macchine sfrecciavano su strade asfaltate e le fabbriche emanavano fumi neri che dalle loro ciminiere si innalzavano verso il cielo.
Le acque del fiume, che era parte integrante di quella città, scorrevano impetuosamente rilasciando un rumore che alle volte superava quello emesso dalle macchine.
Nelle piazze c’erano delle bancarelle dove vi era adagiata ogni sorta di mercanzia.
Il gruppo si fermò in una di esse.
Wotan propose: «Occorre separarci e chiedere informazioni alle persone; se Ivan c’è, loro di sicuro lo avranno notato. Io propongo di formare tre gruppi da due … Io andrò con Gerard verso nord; Astral con Maximilian andranno verso sud e Dian con Asdar si dirigeranno verso le piazze principali. Se qualcuno di noi trova qualcosa, lo comunichiamo tramite incanto. Ci ritroviamo qui esattamente tra otto ore e se ci sono problemi, sappiamo tutti come fare».
I membri del gruppo furono tutti d’accordo e ogni coppia si diresse verso le zone assegnategli.
Chiesero informazioni a qualsiasi persona gli si presentasse davanti da quel momento in poi.
Il ritratto che loro avevano era di un vecchio signore vestito con una tunica grigia, la barba grigia e folta e i capelli lunghi e grigi anch’essi.
Passarono quattro ore e la ricerca continuava estenuante; i risultati però, non erano per niente confortanti.
I maghi non trovarono nessun indizio sulla presenza di Ivan in quella città e nessun uomo faceva spettacoli di magia in quei luoghi.
Wotan e Gerard camminavano ormai da molto tempo ed erano stanchi, si fermarono vicino a una scalinata che portava verso uno stabile antico.
Lo stabile aveva delle colonne romane ed era coperto con una cupola; quello sembrava un teatro.
Alcuni venditori ambulanti passarono lì vicino e Gerard ebbe l’idea di fermarne uno.
L’uomo aveva i capelli corti ed era di carnagione scura.
Il suo naso era schiacciato e gli occhi erano grandi.
Egli stava trascinando un carretto all’interno del quale c'era ogni genere di mercanzia.
Il venditore guardò il ragazzo e gli chiese: «Piccolo … Vuoi comprare qualcosa?».
Gerard rispose: «No signore; non voglio comprare nulla, ma volevo chiederle un’informazione».
Il mercante si fermò e, poiché aveva di fronte un ragazzo, fu felice di rispondere alla sua domanda: «Dimmi pure ragazzo, ti ascolto».
Gerard gli chiese: «Stiamo cercando un artista di strada. Lui fa soprattutto spettacoli di magia. Ci chiedevamo se avesse visto un signore anziano, con la barba e i capelli grigi che fa questi tipi di spettacoli».
Il signore ci pensò su e rispose: «Hm … Non ricordo proprio maghi di quell’aspetto qui in città e ti assicuro che me la sono girata tutta; ma la tua descrizione mi ricorda un uomo che vidi la settimana scorsa. Pareva avere molti anni, eppure era agile come un ragazzo; mi è rimasto in mente proprio per quel motivo … L’ho invidiato tanto. Se io arrivassi a quell’età facendo delle cose simili, mi reputerei fortunato». Poi guardando Gerard disse: «L’uomo aveva la barba e i capelli grigi; era vestito con una tunica grigia e aveva i sandali ai piedi. Stava facendo uno spettacolo circense, su di una corda, in pieno equilibrio. L’ha percorsa tutta sulle sue gambe, da parte a parte della piazza principale della città. Il pubblico fu così entusiasta di quello che aveva visto da applaudirlo per dieci minuti. Ad ogni modo, per come ha svolto l’esercizio, sembrava quasi che facesse uso della magia. Ecco … Si è dichiarato un saltimbanco e bazzica sempre in quella piazza».
Gerard domandò: «Dove posso trovare la piazza di cui lei ha parlato?».
Il commerciante gli rispose: «Non è lontana da qui. Andate sempre diritti per questa strada, in senso contrario alla mia marcia, alla seconda traversa girate a sinistra, continuate diritti fino a quando non sbucate nella piazza. Lì, lui fa il suo spettacolo ma per vederlo dovrete aspettare domani; infatti, si esibisce una sola volta al giorno … Mi pare sia verso le undici di mattina».
L’uomo poi, salutò il ragazzo e continuò la sua marcia.
Gerard, sentito quello che il commerciante gli aveva detto, corse da Wotan e gli riferì le parole udite.
Il mago si alzò immediatamente e riprodusse un incanto per avvisare i suoi compagni.
Una luce appena visibile si levò verso il cielo fino a scomparire dietro le nuvole bianche che oscuravano il sole di tanto in tanto.
I due, successivamente, si avviarono verso il luogo descritto dall’ambulante appena andato via.
Astral e Maximilian stavano chiedendo informazioni, ma nessuno aveva visto uno spettacolo di magia in quel posto.
I due a quel punto persero la speranza e si sedettero su una panchina, proprio di fronte al letto del fiume.
Lo spettacolo era notevole in quel luogo.
La foresta, a pochi chilometri dalla città, sembrava un posto tranquillo dove andare a riposare e il fiume, che a un certo punto si ricongiungeva a un altro corso d’acqua, dava vita a uno spettacolo splendido.
L’acqua dei due fiumi aveva colori diversi: uno era di colore fangoso e pareva scorrere molto veloce, l’altro era di colore scuro e scorreva più lento.
Dall’incontro dei due fiumi scaturivano dei mulinelli d’acqua.
Maximilian fece presente: «Siamo alla ricerca di Ivan oramai da molte ore, ma non abbiamo ottenuto nessun risultato; se continua così dovremo aspettare domani. Non crede maestro?».
Astral annuì e ribatté: «Non sarà facile. Deve essersi nascosto bene, ma alla fine noi riusciremo a trovarlo; ne sono sicuro».
In quell’istante scese dal cielo una flebile luce che si fermò proprio di fronte ai due e da essa si udì una voce che disse: «Probabilmente siamo riusciti a trovare il nostro uomo. Venite verso nord, vicino a una cupola in stile romano; non lontano di lì c’è una piazza dove si suppone che domani troveremo ciò che stiamo cercando».
La luce si dissolse e Astral disse: «Presto Maximilian; dobbiamo raggiungere quel posto il prima possibile».
I due si alzarono dalla panchina e andarono nel luogo indicatogli.
Una volta arrivati, videro che anche Dian e Asdar erano lì.
Gerard andò verso di loro e rivolgendosi a Maximilian disse: «L’abbiamo trovato fratello. Si esibisce ogni mattina verso le undici circa».
Maximilian sorrise e poi disse: «Ben fatto Gerard».
I maghi si organizzarono per passare la notte; non era il caso di rimanere in città poiché in primo luogo non potevano evocare il loro rifugio, in secondo luogo se fossero stati rintracciati dai nemici, non avrebbero potuto combattere liberamente per paura dei danni che avrebbero arrecato alla città e ai suoi occupanti.
Decisero di ritornare nel posto dove la sera precedente avevano cercato riparo, dove Aschcore di sicuro li avrebbe attesi e protetti.
Così fecero e, dopo aver fatto un sopralluogo della piazza senza dare nell’occhio, si diressero nuovamente verso lo spiazzo nascosto nella boscaglia.
Arrivati a destinazione, prima eressero il rifugio e poi si preoccuparono di renderlo invisibile e di apporre le solite barriere protettive.
I sei entrarono dentro di esso poiché iniziò a piovere e si misero comodi.
Quella sera avrebbero mangiato del buon minestrone e come secondo delle cotolette impanate.
Si radunarono attorno al tavolo e incominciarono a consumare il loro pasto.
A tavola parlarono di vari argomenti, ma non si fece parola di Ivan il rosso.
Quando finirono di mangiare incominciarono a parlare di come avrebbero dovuto agire all’indomani.
Dian disse ai colleghi: «Domani ci converrà andare in piazza di mattino presto, se decide di anticipare il suo spettacolo non  riusciremo a parlargli».
Tutti ovviamente furono d’accordo e Wotan aggiunse: «Prendiamo in considerazione il fatto che non voglia collaborare … Saremo costretti a convincerlo con la forza».
Astral però non fu d’accordo con quello che il suo collega aveva appena detto e replicò: «Non può essere in disaccordo con noi; tutti i maghi rossi sono stati annientati e se quegli esseri riescono a prendere il sopravvento anche da questa parte, tutti noi, compreso lui, faremo la stessa fine».
Wotan però insistette: «Ma mettiamo che non voglia seguirci; come ci dobbiamo comportare?».
Asdar intervenne dicendo: «Dobbiamo semplicemente raccontare come stanno i fatti. Non può, non tenere in considerazione quello che è avvenuto; o si unisce a noi, o siamo tutti spacciati».
In seguito Astral affermò: «Non posiamo sapere come si comporterà, ma sono sicuro che non ci rifiuterà il suo aiuto. I maghi rossi sono stati da sempre nostri alleati e hanno combattuto con noi ogni sorta di minaccia … E Ivan è il loro capo».
Il tempo trascorse in fretta e venne presto il momento di andare a riposare.
La notte era arrivata e l’indomani sarebbe stata una dura giornata; i maghi dovevano parlare a tutti i costi con Ivan.
Fuori dal rifugio imperversava il brutto tempo e l’acqua cadeva giù copiosamente, ogni tanto qualche lampo faceva la sua apparizione nei cieli e il rumore da essi provocato si propagava dappertutto.
Una volta decisi i turni di guardia, i maghi andarono nelle rispettive stanze e si coricarono addormentandosi quasi subito.
All’esterno intanto, nel buio della foresta due occhi s’intravedevano proprio vicino al rifugio.
Un lampo rischiarò quanto bastava per scorgere la figura di Aschcore.
Il drago, sotto l’acqua piovana, stava facendo la guardia a quel posto.
Quando la luce scemò, egli fu ammantato nuovamente dal buio.
Nel frattempo, nel rifugio, Astral stava vegliando sui suoi compagni; era toccato a lui il primo turno ed era vicino alla finestra a osservare le luci lontane della città.
Esse si vedevano a malapena data la forte pioggia che si abbatteva al suolo.
Il mago era pensieroso e dopo avere sbuffato, tornò in mezzo alla sala e si sedette su una poltrona lì vicino.
I ragazzi dormivano tranquillamente invece …

****

Una voce possente si udì in uno spazio buio: «Maximilian».
Gli occhi di un ragazzo si distinsero nel buio più totale.
Quella sagoma prese forma pian piano ed era proprio Maximilian quella persona.
Egli era in piedi e sembrava alquanto disorientato.
Il tremore del terreno gli fece presagire che il drago dorato si stava avvicinando.
Quando Bithor fu abbastanza vicino a Maximilian gli chiese: «Sei pronto?».
Lui rispose: «Sì».
I due si diressero verso la boscaglia com’era avvenuto la scorsa volta e prima che arrivassero nei pressi della vegetazione si sentì ancora la voce del drago: «Oggi, ragazzo mio, aspettati un carico di lavoro maggiore dei giorni passati».
Maximilian rispose: «Vedrai che non vi deluderò».
Il drago d’oro ghignò e poi ribadì: «Noi siamo già fieri di quanto tu sia cresciuto; nessuno poteva lontanamente immaginare che si sarebbe arrivati a questo punto. Non solo abbiamo inflitto una pesante sconfitta ai maghi neri, ma per cercarci con così tanta insistenza ci fanno capire che hanno timore di noi; dunque non pensare di fare di più, ogni cosa andrà a posto a suo tempo».
Quelle furono le ultime parole che si udirono, poi i due sparirono tra il fogliame folto della foresta.

****

La notte passò in fretta e nel rifugio tutti si erano alzati di buon’ora.
Anche i ragazzi si erano già fatti trovare pronti e, quando tutto fu sistemato, i maghi cancellarono ogni traccia del loro passaggio ritirando il Castrum.
I sei si diressero verso la piazza che doveva ospitare lo spettacolo della persona da loro ricercata con così tanta insistenza.
Quando arrivarono in piazza, videro una folla che si aggirava dentro di essa.
Ognuno girovagava per svolgere compiti diversi: c’erano gli impiegati del municipio che stavano riparando delle linee del telefono; c’erano coppie di uomini anziani in giro per alcune bancarelle e ragazzini che festanti giocavano vicino una fontana situata al centro della piazza.
Erano circa le nove del mattino e nell’aria si sentiva odore di brioche e latte con il caffè.
Gli odori provenivano dai bar disseminati ai bordi della piazza stessa e le persone che ne venivano fuori, tutte incravattate, sembravano soddisfatte della colazione appena consumata.
Maximilian e i suoi amici l’avevano già fatta al rifugio ma, nel sentire quell’odore, un leggero languore lo percepirono eccome.
C’erano cose molto più importanti da fare però, e allora Maximilian guardò Gerard e disse: «Osserviamo bene in giro, potrebbe già essere qui in piazza. Se lo vediamo, riferiremo immediatamente ai maestri».
Astral e i suoi colleghi non si allontanavano da Maximilian e lo tenevano sott’occhio per ovvie ragioni e nel frattempo si guardavano in giro per carpire qualche segnale della presenza di Ivan.
I maghi notarono che alcune persone si stavano fermando nella parte sinistra della piazza.
Presto, quelle persone, divennero una folla …
Dian si avvicinò per controllare cosa stesse accadendo e, quando fu abbastanza vicino, si girò verso i colleghi.
Il mago fece un cenno con la mano destra e i suoi compagni compresero d’avvicinarsi con cautela.
Essi lo fecero e, quando ebbero il campo visivo libero, videro che in quel punto c’era un uomo vestito nel modo che loro conoscevano già.
Il suo aspetto combaciava con la descrizione fatta da Aschcore: era un uomo avanti con gli anni; aveva la barba grigia e folta abbastanza lunga; i suoi capelli erano anch’essi grigi e lunghi fino alle spalle.
L’uomo reggeva in mano un bastone che sembrava proprio d’ulivo.
La persona dalla lunga barba grigia si rivolse al pubblico e disse: «Signori e signore … Oggi avrete l’onore di assistere allo spettacolo del saltimbanco di Manaus. Vi stupirò con giochi di equilibrio e imprese che nessuno mai ha compiuto in questa piazza».
Il mago rosso girò poi su sé stesso per avere una visuale completa degli spettatori.
Con lui c’era una piccola aiutante la quale si affannava a portare gli attrezzi che sarebbero serviti per svolgere lo spettacolo.
L’aiutante del mago sembrava che avesse dodici anni; lei non era certo più grande di Maximilian e Gerard.
L’anziano signore aggiunse: «State per assistere a un numero di equilibrismo che mai prima d’ora avete visto; camminerò su una corda in equilibrio, attraversando l’intera piazza senza protezione, e percorrerò tutto il tragitto di corsa».
Dalla folla si udì un rumore che denotava lo stupore di tutti … Com’era possibile che un anziano signore si tenesse in equilibrio su di una corda e ci corresse addirittura sopra?
Se lo chiedevano tutti e la folla aumentava sempre di più, incuriosita dallo spettacolo che stava per iniziare.
La ragazza prese la corda e la fissò a una carrucola, messa lì in modo che tenesse salda quella fune; poi si diresse verso il lato opposto per fermare l’altro capo della corda al gancio ma a metà strada, quando incrociò Wotan, l’anziano signore la richiamò.
La ragazza fece un’espressione strana …
Il saltimbanco fissò il mago bianco non lontano dalla sua compagna e quando la piccola gli fu abbastanza vicina, con uno scatto la prese e corse via verso gli stretti vicoli che sfociavano nella piazza.
Il mago rosso si era accorto della presenza di persone con poteri magici e stava tentando di far perdere le proprie tracce.
I maghi bianchi si misero immediatamente al suo inseguimento e uscirono dalla folla radunata nella piazza per cercare di raggiungere Ivan.
Maximilian fu preso da Astral e Gerard da Wotan; i due maghi riprodussero nuovamente l’incanto per potersi muovere velocemente.
Dalla folla si udirono delle voci: «Che cosa succede!».
Il mago rosso, il quale aveva la ragazza sulle sue spalle, aumentò la velocità.
Anch’egli aveva fatto un incanto per muoversi in maniera così veloce.
Astral e i suoi compagni riuscirono a tenere il passo del mago rosso che uscito dalla città si diresse verso la foresta, inoltrandosi sempre di più al suo interno.
A un certo punto la flora divenne così fitta che a fatica si riusciva a viaggiare e a vedere cosa ci fosse dietro ogni pianta.
Alla fine i maghi bianchi persero le tracce di Ivan, perché di lui si trattava visto l’incanto riprodotto per fuggire.
I maghi bianchi si fermarono in un punto dove la vegetazione era meno folta e Wotan si rivolse ai suoi colleghi visibilmente contrariato: «Accidenti! L’abbiamo perso; e in questo labirinto di foglie e arbusti sarà impossibile ritrovarlo».
Dian ribatté: «Andiamo; non scoraggiamoci. Continuiamo a cercare e ricordiamoci che da questo ritrovamento dipende il nostro futuro».
Tutti furono d’accordo e, con Gerard e Maximilian sempre ben saldi sulle spalle dei loro maestri, continuarono a girovagare in cerca di qualche indizio.
Un tremore del terreno fece percepire ai maghi che stava arrivando qualcosa; si agitarono, visto che ignoravano cosa stesse per apparire, ma dal terreno, facendo un trambusto dovuto all’impatto di quel corpo con la terra, venne fuori Aschcore.
Il drago li aveva seguiti fin dall’inizio …
La sua sagoma era interamente coperta dagli enormi alberi e dalla vegetazione che rigogliosa cresceva dappertutto.
Dall’esterno della foresta non si notava alcun corpo estraneo in essa.
Il drago disse al gruppo: «Vi ho seguito fin da quando vi siete addentrati nella foresta; sento che Ivan è qui vicino, ma data la numerosa vegetazione non posso dirvi dove si trovi con precisione. Una cosa è certa … Non possiamo permetterci di perderlo, soprattutto adesso che siamo così vicini a lui». E dirigendosi verso sud esclamò: «Seguitemi! Deve essere andato in questa direzione».
I maghi seguirono il drago che faceva da guida in mezzo a quella fittissima rete di foglie, arbusti e rampicanti; ma più si addentravano nella foresta, più si rendevano conto che la ricerca sarebbe stata difficoltosa.
A un certo punto, mentre seguivano le tracce lasciate dal mago rosso, un’esplosione li travolse; probabilmente era una trappola piazzata dallo stesso mago per precauzione.
I maghi furono sbalzati lontani l’uni dagli altri.
Maximilian e Gerard furono catapultati da tutt’altro lato, poiché non riuscirono a tenersi saldi alle spalle dei rispettivi maestri; fortunatamente furono protetti da Aschcore che riproducendo un incanto difensivo fece sì che nessuno si ferisse.
I due fratelli però, risultarono persi in mezzo al fogliame che impediva di vedere qualsiasi cosa.
I maghi si misero subito alla ricerca dei due ragazzi ma non riuscirono a trovarli.
I due sembravano essere stati inghiottiti dalla terra; di loro non c’era nessuna traccia.
Astral e i compagni incominciarono a preoccuparsi oltremodo.
Maximilian e Gerard dovevano essere ritrovati e il discorso valeva anche per Ivan; i maghi si misero a cercare freneticamente dappertutto.
I due ragazzi, intanto, si ritrovarono in un posto scuro; non si vedeva niente e non filtrava nessuna luce.
Maximilian esclamò: «Elementum ignis!». Sulla sua mano comparve una piccola sfera di fuoco.
La luce tenue del fuoco rischiarò quel posto e lì i due videro un grosso corridoio il quale sembrava non finire mai.
Ai bordi di quel passaggio c’erano delle strane iscrizioni con disegni di uomini mascherati; quelle sembravano scene di guerra.
Gerard si guardò intorno per capire dove fossero, poi domandò: «Dove siamo finiti?».
In seguito affermò: «Mi sembra un passaggio, una specie di corridoio».
Maximilian fece presente: «Esatto. Ma porterà pure da qualche parte … Seguiamo il corridoio e vediamo dove ci conduce. Visto che non si vede l’uscita, l’unica via percorribile rimane questa».
Egli poi fece un cenno verso l’altro capo di quel corridoio.
Gerard notò che suo fratello aveva preso dimestichezza con la magia; Maximilian aveva riprodotto alla perfezione una sfera di fuoco che fluttuava a distanza nel palmo della sua mano e il fuoco non sortiva alcun effetto su di lui.
Egli non emise nessuna lamentela.
S’incamminarono lungo il corridoio ma dopo mezz’ora, i due, ancora non riuscirono a vedere la fine di quel passaggio.
Gerard disse: «Ricordo fino al punto in cui c’è stata una forte esplosione, poi tutto è diventato buio e ci siamo ritrovati qui. I maestri sono scomparsi e non si capisce dove siamo finiti. Dobbiamo stare in guardia, potrebbero esserci creature magiche nei paraggi».
Maximilian gli fece presente: «È per questo che stiamo andando avanti, proprio per cercare di uscire da qui».
In lontananza, d’un tratto, si scorse una luce; il lume sembrava artificiale e i ragazzi, con le dovute cautele, si diressero verso di esso.
Arrivarono quasi nelle sue vicinanze e udirono uno strano suono provenire da quella che sembrava una stanza.
Camminarono con cautela e, una volta entrati in quella camera, ebbero una bella sorpresa.
Lì c’era un grosso antro ed era palese che i due si trovassero sottoterra in quanto le pareti erano di roccia.
Sul suolo si scorgeva qualcosa che non poteva essere messa a fuoco per via dell’altezza.
Attorno a quell’antro c’era un sistema di scale che girando tutt’intorno sprofondava fino al fondo, permettendo a chi volesse scendere di raggiungere il basso.
I ragazzi iniziarono a percorrere quella via fatta tutta di pali e tavole di legno.
I due seguirono l’unica via percorribile e dopo un’oretta di cammino, incominciarono a vedere un fuoco acceso.
Sulle pareti della caverna sotto di loro c’erano delle torce …
Il verso animalesco che avevano udito poc’anzi si sentì nuovamente; pareva però che non provenisse solo da una fonte e allora Gerard domandò: «Max … Non sarebbe meglio prendere la strada inversa alla provenienza di quei versi?».
Il fratello minore rispose: «Assolutamente no. Qualunque cosa sia, non si è accorta della nostra presenza e se fosse opera dei maghi neri non credi che a quest’ora ci avrebbero attaccati?».
Pensandoci un po’ su, il ragazzo diede ragione al fratello e insieme continuarono a scendere fino a toccare il terreno.
Il pavimento di quell’antro era di terra e il soffitto era costituito tutto di roccia mista a terreno dal quale spuntavano enormi radici, presumibilmente degli alberi sopra le loro teste.
In un lato di quell’antro c’era una porta da cui si scorgeva ancora un altro passaggio.
I due si avvicinarono e Maximilian disse: «Che strano questo posto … Nel pieno della foresta amazzonica … Sembrerebbe quasi che sia stato costruito apposta per nascondere qualcosa».
I fratelli andarono avanti e fino a quel momento non avevano trovato alcun segno di vita.
Essi imboccarono un ennesimo corridoio e, nel percorrerlo, si accorsero che non c’erano più i disegni di prima sulle mura.
Lì c’erano scolpite delle scritte incomprensibili e dei disegni che a loro parevano familiari: quelle raffigurazioni sembravano proprio dei draghi che erano raffigurati in battaglie contro creature dall’aspetto demoniaco.
Andarono ancora avanti per una buona mezz’ora e alla fine del corridoio trovarono un’altra stanza.
Questa volta la stanza non sembrava andare a fondo nel terreno, bensì era allo stesso livello del passaggio che li aveva portati fin lì.
Si avvicinarono e quel verso che prima avevano sentito in lontananza si udì questa volta molto vicino.
Qualunque cosa emettesse quel verso, era proprio in quella stanza.
Si avvicinarono con cautela e, cercando di sbirciare senza essere visti, si affacciarono all’interno della camera.
Le loro facce divennero come quelle di chi aveva visto un fantasma … Si guardarono l’un l’altro e Maximilian bisbigliò: «Non è possibile!».
Gerard, anche lui perplesso, a sua volta aggiunse: «Possibile che siano ancora in vita esemplari così giovani?».
Quel verso echeggiò ancora nell’ambiente …
Maximilian propose: «Io provo a entrare. Sembra che, tranne loro due, all’interno della stanza non ci sia nessun altro».
Il fratello ribadì: «Dobbiamo essere cauti, potrebbe essere una trappola. Ricorda che abbiamo a che fare con esseri capaci di tutto pur di catturarti; ne abbiamo avuto già le prove in passato».
Il fratello minore annuì, però non sembrava aver cambiato idea e disse: «Tu aspetta qui. Io provo a entrare e poi vediamo cosa succede».
Nemmeno finito di dire quelle parole, Maximilian varcò la soglia della porta e fissò le due sagome che si trovavano di fronte a lui.
Gli esseri erano grandi il doppio di Maximilian e quando lo videro si girarono verso di lui.
Uno dei due esseri emise un debole ruggito; voleva intimorire Maximilian, ma il ragazzo si fece coraggio e avanzò verso di loro.
Il più robusto dei due però, caricò verso Maximilian.
Gerard, che dalla soglia della porta osservava la scena, urlò: «MAX, ATTENTO; TI STA CARICANDO!».
Maximilian non si aspettava quella reazione, ma d’istinto esclamò: «Elementum aqua: defensio!». Una gran quantità d’acqua lo avvolse.
Egli, nell’intento di colpire Maximilian, lo aveva attaccato.
Venendo a contatto con la barriera d’acqua innalzata, l’essere fu sbalzato lontano e sbatté sul muro cadendo poi al suolo.
Tuttavia … Egli si rialzò ancora più agguerrito di prima.
In quell’istante anche l’atra entità si mosse contro Maximilian.
Gerard spuntò fuori e anch’egli provò a evocare una barriera; il ragazzo esclamò: «Elementum terra: tutela!». Un esile muro di terra si alzò tra loro e l’animale.
Il muro non fu sufficiente a contenere la carica poiché era troppo debole; esso fu travolto e la corsa dell’entità nemica continuò.
Anche il secondo essere, dopo essersi ripreso, si avventò verso i due.
I ragazzi furono attaccati da entrambi i lati e non sapevano come comportarsi, al che Maximilian gridò a Gerard: «PRESTO! AVVICINATI A ME».
Il fratello maggiore si avvicinò di tutta fretta a Maximilian e, quando i due esseri furono abbastanza vicini, quando quasi li stavano per colpire, Maximilian, tenendo stretto il fratello, esclamò: «Vicissitudo niveus ventus: evolo!».
I due levitarono a mezz’aria in modo da essere fuori portata degli aggressori, che non facendo in tempo a frenare si scontrarono l’uno contro l’altro.
Maximilian e Gerard erano sospesi in aria e sotto di loro un vortice d’aria li sosteneva saldamente.
Maximilian, visto che i due esseri avevano perso conoscenza, esclamò: «Elementum terra: in vicola conicio!».
Sotto di loro, tutto attorno ai due animali, si alzarono quattro pareti di terra che poi furono coperte dallo stesso elemento formando una gabbia.
Il ragazzo aveva catturato i due esseri, in seguito esclamò: «Solvo!». E il vortice che li teneva sospesi in aria li adagiò sul terreno scomparendo dopo pochi istanti.
I prigionieri in gabbia ripresero presto conoscenza, non parevano affatto contenti di quelle sbarre e uno di loro, il più grosso, tentò disperatamente di distruggerle con le sue zanne, addentando le sbarre; ma visto che non cedevano, si allontanò e ritirò leggermente il suo lungo collo verso il corpo e dalla sua bocca catapultò delle spesse fiamme verso quelle pareti.
Non ci fu nulla da fare però, le pareti erano sì di terra, ma esse erano protette dalla magia di Maximilian.
I due si dovettero rassegnare, quella gabbia era praticamente inespugnabile.
Gerard guardò il fratello, pensò che non si trovasse di fronte al piccolo che solo un anno prima aveva bisogno di protezione, ma con grande rammarico fu costretto a prendere atto di trovarsi dinanzi a un mago bianco in grado di catturare due esseri di quella stazza tutto da solo.
Egli lo guardò, non con invidia ma con la faccia di un fratello maggiore che non riusciva a essere, di fatto, di nessun aiuto a suo fratello minore e gli chiese: «Maximilian, ma dove hai imparato questo tipo di magia?».
Maximilian gli rispose: «Non riesco a spiegarmelo, ma mi viene normale riprodurla; quando sono in difficoltà faccio e dico delle cose che di solito non sarei in grado di fare».
 … Ma la verità era un’altra: Bithor stava istruendo Maximilian e lo stava facendo anche con ottimi risultati.
Maximilian però, non poteva rivelare nulla di quello che gli stava accadendo; se lo avesse fatto, avrebbe messo in pericolo, più di quanto già non lo era, il fratello maggiore e questo proprio non lo poteva permettere.
Il ragazzo aveva promesso al drago dorato di non rivelare ad alcuno quello che stavano facendo assieme.
I due furono disturbati da una voce che proveniva dall’interno della gabbia … Era una voce di un giovane esemplare: «Maledetti maghi neri, ci avete trovato; ma non vi sarà facile avvicinarvi a noi, questo ve lo posso giurare».
Maximilian gli rispose: «Vi sbagliate. Noi non siamo maghi neri … Beh, in verità, non siamo nemmeno maghi bianchi; potremmo solo definirci degli apprendisti e basta».
Gerard gli chiese: «Ma con chi stai parlando Maximilian?».
Egli si girò verso di lui e domandò a sua volta: «Ma come, non li hai sentiti? Ci hanno detto che siamo dei maghi neri e allora volevo solo rassicurarli».
Gerard però gli fece notare: «Guarda che io non ho sentito niente, solo dei versi incomprensibili che provenivano da loro».
Anche i due esseri in gabbia sembravano alquanto stupiti che quel ragazzo li avesse capiti e il più robusto si avvicinò alle sbarre e gli chiese: «Tu ci capisci?».
Maximilian rispose prontamente: «Certo. Tutto quello che dici per me è comprensibile».
Allora il più piccolo dei due si avvicinò anch’egli alle sbarre e gli domandò: «Se tu non fai parte dei maghi neri, perché ci hai attaccati e rinchiusi in questa gabbia?».
Il ragazzo rimase perplesso da quella domanda e ancora una volta ci tenne a sottolineare: «Vi ripeto che non facciamo parte dei maghi neri e per quanto riguarda il fatto di avervi rinchiuso … Siete stati voi ad attaccarci e io ho dovuto bloccarvi, altrimenti ci avreste fatto del male».
La voce dell’altro essere si sovrappose a quella di Maximilian: «Shima, non dare confidenza a questi ragazzi; potrebbe essere pericoloso». Egli parlò con un tono altezzoso e distante.
Maximilian, sentite quelle parole, cercò di tranquillizzarli: «Assolutamente; voi non dovete avere paura di noi, siamo dalla stessa parte. Sapete, anche noi siamo inseguiti dai maghi neri».
La faccia di quel piccolo drago cambiò e assunse un’espressione d’incredulità.
Gerard e suo fratello avevano trovato due cuccioli di drago e pareva che fossero un maschio e una femmina.
La loro fu una sorpresa in quanto gli era stato detto, persino dai draghi che conoscevano, che tutta quella razza era stata spazzata via dai maghi neri in passato: com’era possibile che quei due cuccioli si trovassero lì?
Poi, d’improvviso, una voce rude e marcata intimò: «Allontanatevi dai miei cuccioli!». E una barriera appena visibile iniziò a roteare intorno alla gabbia fatta da  Maximilian.
I due ragazzi furono costretti ad allontanarsi e lo fecero di fretta, in quanto quella barriera si allargava progressivamente.
Di fronte a loro apparve una sagoma vestita di grigio, con la barba folta e i capelli grigi; in mano reggeva un bastone.
L’uomo appena apparso toccò col bastone la gabbia eretta da Maximilian ed essa si frantumò.
Egli poi si rivolse ai due ragazzi e chiese: «Chi siete voi due?».
Gerard aveva capito di chi si trattava poiché lo aveva visto in precedenza nella piazza mentre era intento a svolgere il suo lavoro.
Lui allora gli rispose: «Signor Ivan, noi siamo due allievi dell’accademia che si trova nell’Asilum, rifugio dei maghi bianchi».
Il vecchio signore spalancò gli occhi e disse: «Scopriremo subito se mi state dicendo delle bugie». E iniziò ad agitare il suo bastone dal quale vennero fuori degli aloni di luce bianca che si diressero verso i due ragazzi.

Un saluto a tutti i lettori; noi ci risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva” il 5° capitolo).