Dopo una lunga lavorazione è dunque sistemato
anche l’ennesimo capitolo del libro.
L’ho letto ben cinque volte e temo che
rileggerlo ancora sia inutile; ormai non riuscirò a scovare eventuali refusi
sfuggiti al mio controllo (l’ho imparato a memoria).
Nel capitolo menzionerò l’Idrolerna.
Questo essere l’ho menzionato anche nel
precedente capitolo, ma non ho scritto nulla su di esso.
È semplicemente un essere simile a L’Idra di
Lerna, mostro leggendario dalle nove teste affrontato da Ercole nelle dodici
fatiche (seconda fatica).
Mi pare che sia stato ucciso dal semidio
greco con l’aiuto di Iolao il quale cauterizzava le ferite dopo che Ercole
aveva tagliato le teste (esse erano immortali poiché, se tagliate,
ricrescevano).
L’Idrolerna è un mostro a sette teste che
tanto ricorda il drago dell’apocalisse (drago rosso dalle sette teste e dieci
corna) il quale su ogni testa ha una corona (informazioni reperibili persino in
internet digitando “drago rosso dell’apocalisse”).
Ebbene … Spiegato questo, non mi rimane altro
che farvi leggere l’ennesimo capitolo del libro.
Buona lettura:
CAPITOLO
4
IL SALTIMBANCO DI
MANAUS
In un ampio spazio, in mezzo a una
moltitudine di piante, alcune molto alte, apparve un piccolo punto luminoso.
La luce flebile era appena scesa dal cielo;
essa man mano s’ingrandì sempre di più fino a quando raggiunse un volume
consistente.
In mezzo a quel bagliore s’iniziarono a
vedere alcune sagome che dopo poco divennero più nitide e le figure dei maghi
si distinsero chiaramente.
Astral, Wotan, Dian, Asdar, Maximilian,
Gerard e il capitano Romero si guardavano tutt’intorno scrutando bene la flora
che li ammantava.
La luce ben presto svanì e le figure appena
scampate all’agguato delle creature oscure comparvero per intero e tutte
bagnate.
Maximilian e i suoi compagni erano giunti in
un luogo dove una natura incontaminata esplodeva in tutta la sua magnificenza.
Lì c’erano alberi robusti e alti quanto dei
palazzi di quindici piani.
I loro tronchi erano enormi e la luce solare
faticava a penetrare attraverso i rami.
Maximilian si rivolse a Gerard e gli chiese:
«Hai mai visto uno spettacolo simile?».
Quest’ultimo continuava a girarsi intorno,
poi si fermò e rispose: «Mai».
I maestri si guardarono l’un l’latro e
annuirono; in quell’istante un sorriso solcò i loro visi.
Wotan disse: «Ci siamo riusciti. Siamo
arrivati a destinazione … Adesso procederemo come d’accordi».
Asdar diede una pacca sulla spalla a Romero,
poi cercò di consolarlo: «Ti siamo grati per quello che hai fatto. Sappi che ti
sarà risarcito tutto il danno; di questo puoi stare certo».
Il capitano, agitando il capo dolcemente in
modo verticale, rispose: «Non sono preoccupato per il danno, quello lo si può
riparare. Visto l’enorme numero di esseri che ci hanno attaccato, direi che è
lecito preoccuparsi di cosa succederebbe se attaccassero in massa una città».
Astral s’intromise nel loro discorso: «Ci
stanno seguendo poiché siamo loro d’intralcio e, puoi starne certo, faremo di
tutto per ostacolarli».
Il capitano ribatté: «Questo non lo metto in
dubbio; ma ditemi: per attaccarvi con quella ferocia devono avere molta paura
che voi ci riusciate … Cosa mi state nascondendo?».
Asdar si sentì in dovere di rispondere:
«Questo periodo è particolarmente pericoloso per tutto il genere umano. Come
hai visto, sono in grado di trapassare in grande numero; possono giungere in
questo mondo persino grosse bestie come l’Idrolerna. Noi sospettiamo che
vogliano far arrivare Adrammalech; tu sai chi è, vero?».
Il mago fece una pausa dopo quella domanda e
lo sguardo degli adulti s’intrecciò.
Asdar infine affermò: «Non possiamo dirti
cosa siamo venuti a fare … Non per sfiducia nei tuoi confronti ma perché se
dovessi cadere nelle loro mani, loro non potrebbero attingere informazioni da
te. Hai dato un grosso contributo alla nostra causa e, anche grazie al tuo
apporto, abbiamo buona possibilità di riuscita».
Il capitano annuì, dopo aggiunse: «Capisco …
D’altro canto anch’io avrei fatto lo stesso. Sono altresì d’accordo che non
posso essere di nessun aiuto, soprattutto nelle condizioni in cui mi trovo». E
mentre lo diceva, guardava la sua gamba.
In seguito, il suo sguardo si rivolse verso i
due alunni dei maghi e disse: «Asdar; voi tutti maestri dell’accademia … Quei
due pargoli mi sono costati molto, fate in modo che i miei sforzi non risultino
vani; proteggeteli come avete fatto finora».
Asdar, dopo aver dato un’occhiata ai suoi
colleghi, rispose: «Puoi stare certo che non li faremo avvicinare con tanta
facilità».
Sia Maximilian sia Gerard, non prestarono
attenzione a quello che gli adulti dissero; erano impegnati a scrutare la fitta
flora.
Quegli alberi tanto alti che non facevano
passare i raggi del sole attiravano la loro attenzione.
Si avvicinarono a un albero con robuste
radici il quale aveva un tronco liscio di colore grigio e una folta chioma.
Numerose liane scendevano da quella chioma …
Quando furono abbastanza vicini, il maestro
Wotan, che si accorse della loro curiosità, si avvicinò e gli spiegò: «Ragazzi,
quello che vi trovate davanti è un albero di Kapok. È una pianta che cresce ai
bordi delle foreste o nei pressi dei fiumi».
Maximilian gli domandò: «Questa è una
foresta?».
Il maestro gli rispose: «Esatto. Siamo al
margine di una grossa foresta e quel fiume che s’inoltra nella foresta passa
anche in mezzo alla città dove noi siamo diretti».
Più il gruppo si addentrava nella foresta,
più scopriva una vegetazione che prima d’ora quegli uomini non avevano mai
visto.
C’erano cespugli dappertutto e man mano che
andavano avanti, la luce del sole riusciva a farsi spazio tra le foglie sempre
di meno.
Sui rami degli alberi c’era una specie di
lettiera da dove si notavano delle epifite, felci, orchidee, muschi e a volte
anche cactus che non crescevano al suolo, ma quasi a mezz’aria su di una base
formatasi tra i rami di Kapok e le noci del Brasile.
Sulle foglie c’era dell’acqua piovana e di
tanto in tanto, sui maghi, cadevano delle gocce di liquido fresco.
Alcuni tronchi di alberi erano completamente
ricoperti dalle piante rampicanti, poi a un certo punto i maghi videro una zona
lucente e vi entrarono dopo aver fatto almeno un’ora di camminata attraverso la
foresta oscura.
Una città molto grande era stata costruita
lungo un fiume e dal luogo in cui essi erano giunti, era possibile scorgere
ogni casa.
I maghi, arrivati su un promontorio,
sembravano soddisfatti di quella visione e ai due allievi pareva che quella
fosse una città piena di vita.
Loro provenivano da un piccolo paese ed
ebbero l’impressione che fosse immensa.
I sette videro persino alcuni aerei che
stavano atterrando nell’aeroporto della città.
Il maestro Astral disse: «Lì troveremo quello
che siamo venuti a cercare».
Il gruppo era tutto unito su quella piccola
collina e decisero che per il momento sarebbe stato più saggio riposare.
Asdar propose: «Ascoltate … Noi siamo molto
stanchi, non possiamo avventurarci nella città in cerca di informazioni;
propongo di fermarci a riposare. Lì, nella foresta, avremo una copertura che ci
permetterà di mimetizzarci».
Tutto il gruppo fu d’accordo e, una volta
trovato il posto più adatto, ai piedi di una noce del Brasile, innalzarono il
loro rifugio.
Ci entrarono tutti e ognuno si scelse un
giaciglio per riposare e riprendere le forze, questo non prima di aver preso le
solite precauzioni e reso invisibile la casupola evocata da Astral.
Maximilian e Gerard crollarono subito e si
misero a dormire.
I maghi, raccolti intorno alla tavola,
discutevano invece sul da farsi.
Con loro c’era anche Romero che cercava di
capire quale sarebbe stato il modo giusto per dare manforte ai suoi vecchi
compagni.
Astral, come al solito, fu uno dei primi a
parlare e rivolgendosi a Romero disse: «Romero dovrai tornare al tuo paese.
Prenderai un aereo e ti allontanerai da noi. Ti prego di non fraintendere, ma
da oggi in poi saremo costretti a marciare per lungo tempo. Metti dunque da
parte l’orgoglio e torna dai tuoi marinai».
Il capitano non aggiunse altro, annuì e fece
intendere che le sue intenzioni fossero di ritornare al più presto nel luogo
dal quale erano partiti.
Wotan a quel punto esplicò: «Incominceremo a
cercare nelle piazze».
Tutti furono d’accordo ma visto che non
potevano parlare liberamente e poiché incominciavano a sentire il peso del
viaggio che avevano intrapreso, decisero di andare a riposare.
La loro ricerca poteva aspettare fino al
giorno successivo.
****
Maximilian
si ritrovò di nuovo in un posto a lui familiare, ormai lo conosceva quasi a
memoria.
La
folta vegetazione non lo impressionava più, ci era abituato; gli animali che
gironzolavano attorno a lui non attiravano più, come succedeva una volta, la
sua curiosità.
Le
vibrazioni del terreno, che precedevano la comparsa di Bithor, si percepirono
chiaramente e dopo pochi minuti la sagoma del drago gli si parò davanti.
Il suo
manto di scaglie dorate era sempre più sfavillante e in mente sua, Maximilian,
ammirò quell’essere, perfetto in ogni singola fattezza.
Quando
gli fu abbastanza vicino, Bithor chiuse gli occhi e fece un leggero segno con
il capo, in seguito iniziò a parlare: «Ho sentito cos’è successo lì fuori;
certo si sono scomodati in maniera massiccia».
Il
ragazzo annuì e rispose: «Questa volta erano veramente in tanti, per non
parlare dell’essere che ha distrutto la nave con la sola stretta delle sue due
teste».
Il
drago aggiunse: «Già; se non aveste ricevuto aiuto da Aschcore a quest’ora,
probabilmente, saremo nelle loro mani. Maximilian, le cose si stanno
complicando un pochino; a quanto pare sono in possesso di un altro passaggio
che permette loro di avere accesso a questo mondo. Dobbiamo cercare di capire
dove si trova e distruggerlo, ma cosa più importante … Dobbiamo rintracciare
Ivan. È di vitale importanza per quello che ci accingiamo a fare, senza di lui
non potremo affrontare i demoni poiché non abbiamo potere sufficiente e questo
lo sanno anche i maestri che ti stanno scortando».
Il
drago fece un attimo di pausa, poi continuò il suo discorso: «Devi sapere che
Idrolerna non è l’unica entità a essere arrivata, un essere ancora più
pericoloso ha fatto il suo ingresso nel vostro universo. Maximilian … Stanno
sferrando l’attacco decisivo».
Bithor
interruppe nuovamente il suo discorso, fece una smorfia la quale esternava
perplessità, e poi sottolineò: «Dovete sbrigarvi con il recupero di Ivan;
avrete al massimo un mese, poi i maghi neri finiranno i preparativi per
l’attacco finale da sferrare contro di voi e non potrete fermarli senza l’aiuto
della magia rossa».
Maximilian
ascoltò con attenzione quello che Bithor stava riferendogli, ovviamente non
riusciva a capire il motivo della sua preoccupazione poiché fino a quel momento
erano riusciti a eludere tutti gli attacchi dei maghi neri.
Bithor
però, appariva preoccupatissimo; la sua faccia lo faceva trasparire
palesemente.
Il
ragazzo provò a chiedere cosa stava accadendo: «Ti vedo molto pensieroso. È
successo qualcosa di cui non sono a conoscenza?».
Il
drago rispose quasi subito: «Siamo di fronte a un evento che non mi sarei mai
aspettato. Purtroppo è arrivato, lo sento chiaramente. Se non ci sbrighiamo i
nostri sforzi risulteranno tutti inutili».
Maximilian
aveva sentito le parole di Bithor, ma non riusciva a comprendere chi avesse
attraversato e in mente sua pensava fosse l’essere che avevano incontrato in
mare.
Presto
però, ebbe conferma che non si trattava dell’Idrolerna …
Il
drago dorato, infatti, aggiunse: «L’essere più spietato che si possa immaginare
è arrivato sulla terra. Non ha ancora assunto le sue sembianze ma è qui, pronto
per affondare il colpo con il suo esercito del quale può disporre a suo
piacimento. Contro di lui la magia bianca non serve, ci occorre quella rossa».
Maximilian
chiese: «Di quale essere stai parlando?».
Il
drago rispose: «Sto parlando del demone che ha fama diabolica. Si dice che non
lasci in vita nemmeno i vegetali che al suo passaggio appassiscono».
Anche
sul volto del ragazzo comparvero le prime avvisaglie di preoccupazione …
Bithor
affermò: «Non sono ancora sicuro di quello che sta accadendo, ma se lui è
trapassato e non si mostra con il suo vero aspetto deve esserci un motivo e
prima che lui possa disporre di tutto il suo potere ci conviene essere pronti a
combatterlo. Converrebbe, tuttavia, non dire niente ai tuoi compagni poiché non
servirebbe a nulla».
Maximilian
lo guadò con attenzione e gli fece presente: «Puoi dirmi tutto quello che vuoi,
io starò attento ed eseguirò ogni cosa che tu vorrai».
Bithor
allora continuò il discorso: «Se Adrammalech si manifesta nella sua forma
finale, non c’è modo di abbatterlo con la magia bianca … Tuttavia esiste un
modo drastico per porre almeno un freno alla sua avanzata, ma lo terremo solo
come un’ultima risorsa».
«Possiamo
riprodurre un incanto che attinge al potere celeste di tale potenza e purezza
che il demone verrebbe abbattuto all’istante, però c’è un prezzo da pagare …
Perderemo la vita entrambi in cambio della morte del demone; in poche parole lo
porteremo con noi. Questo però, dobbiamo ritenerlo un atto estremo poiché non è
Adrammalech il nostro obiettivo finale. Se lo abbattessimo, porremo solo
parziale riparo al danno fatto dai maghi neri».
Maximilian
in quel momento fu spaventato dalle parole di Bithor; il drago avrebbe fatto di
tutto per abbattere un mostro che bramava sangue, ma la cosa per lui era
diversa: aveva solo dieci anni e la morte lo spaventava; l’annientamento totale
di sé stessi, il nulla, l’oscurità, erano tutti pensieri che non concepiva …
Egli
pensò a suo fratello Gerard e ai suoi amici … Li avrebbe persi tutti.
Quei
pensieri girarono vorticosamente nel suo cervello per un attimo, poi esclamò:
«Io ho paura della morte!».
Bithor
lo guardò e comprese il suo stato d’animo, abbassò la testa e la portò proprio
di fronte a Maximilian.
Il
ragazzo aveva due occhioni quasi colmi di lacrime.
Il
drago si accorse che stava per scoppiare a piangere e allora disse: «Devo
chiederti scusa per tutti i guai che ti ho fatto passare; se quel giorno io non
fossi atterrato sul suolo del tuo paese, probabilmente tu saresti ancora a
giocare con i tuoi amici felicemente». Poi fece un attimo di pausa e,
consapevole che si trovasse di fronte a un coraggioso ragazzo, continuò: «Sai
quanti anni avrei io se fossi un umano?».
Maximilian
fece cenno di non averne la più pallida idea.
Bithor
poi disse: «Io possiedo duemilacinquecento anni. Noi draghi raggiungiamo i
10000 anni, vale a dire che sono a un quarto della mia vita; cosa credi, che io
non abbia paura di morire? Ti sbagli … Anche per me vale quello che tu hai
appena detto. Tutti gli esseri viventi hanno paura di morire, ma proteggere le
altre persone con tutto sé stessi è per noi un onore».
«Un
nostro detto dice che chi protegge gli esseri indifesi è destinato alla
grandezza e nel momento in cui salva molte vite a costo della sua conquista
l’immortalità; la sua gloria non avrà mai fine. Io non aspiro a diventare un
martire, ma se questo essere immondo appare nella sua forma finita, molti umani
periranno».
Maximilian
era ammutolito davanti a Bithor.
Il
drago cercò di spiegare meglio: «È una remota possibilità e quell’incanto non
può essere riprodotto con la costrizione, altrimenti non funzionerebbe. Se un
giorno lo riprodurremo, dovremo essere in due a volerlo».
Il
ragazzo precisò: «È che mi sento ancora indifeso; piccolo. Vorrei dare un
contributo maggiore alla causa dei maghi bianchi, ma non riesco a capire come.
Se è vero che il demone è riuscito a entrare in questo mondo, allora dobbiamo
sbrigarci». Poi s’interruppe per un attimo e guardando Bithor gli chiese:
«Vorrei farti una domanda».
Il
drago annuì.
Maximilian
allora gli chiese: «Se dovessimo sconfiggere Adrammalech, sarebbe tutto
finito?».
Il
drago d’oro fece un ghigno spavaldo e poi rispose: «No Max. Adrammalech è solo
uno dei demoni che si sono fatti strada nel cuore dei maghi neri. Il vero
problema lo risolveremo distruggendo colui che si nasconde nell’universo
parallelo. È lui il principale artefice di quello che sta accadendo e non parlo
di lui come persona, ma come involucro. Dentro di lui non vi è rimasta alcuna
traccia d’essere umano, è pervaso dal più malefico demone mai conosciuto, il
capo di tutti i demoni, venuto apposta dagli inferi per sferrare un colpo
mortale al creato. È lui che dobbiamo ricacciare a ogni costo. Perfino
Adrammalech s’inchina al suo potere oscuro e demoniaco. Sappi che dietro i
maghi neri si nasconde un potere molto malvagio; oscuro è antico quanto lo è il
mondo. Se i maghi neri attaccheranno gli uomini, non avranno alcuna pietà; li
stermineranno».
Il
giovane Maximilian, dopo aver sentito quel discorso, disse: «Sarebbe inutile
sacrificarsi per abbattere un servo come Adrammalech; per quanto sia potente,
dobbiamo trovare il modo di abbatterlo senza rischiare molto». Chinò la testa
e, sospirando, chiese a Bithor: «Mi parlavi di quell’incanto che sprigiona una
potenza tale da abbattere un demone».
Il
drago lo guardò serio come non mai, poi gli rispose: «Si tratta di un incanto
combinato fatto da più persone, o esseri, che uniscono la propria forza vitale
riproducendo un potente attacco».
Maximilian
in seguito domandò: «Saresti disposto a insegnarmelo?».
Il
drago dorato annuì e, senza dire niente, gli fece cenno di seguirlo scomparendo
nella fitta boscaglia.
****
Presto fu giorno e nel rifugio incominciò a
entrare qualche spiraglio di luce.
Uno di quei raggi di luce si abbatté sulla
faccia di Maximilian che un po’ per il suo calore, un po’ per il cinguettare
dei vari uccelli, aprì gli occhi.
Egli si girò verso Gerard e lo vide ancora
steso, nel pieno del sonno.
Si alzò, andò in bagno e vide che tutti erano
assorti in un sonno profondo.
Uscito dal bagno, non volle disturbare i suoi
maestri; si avvicinò alla porta, la aprì, preoccupandosi di non fare rumore, e
uscì dal rifugio.
I suoi movimenti
però, non passarono inosservati: Astral si era reso conto di ciò che aveva
fatto Maximilian e, senza che lui si accorgesse della sua presenza, lo seguì
fuori dal loro covo.
Una volta fuori, Maximilian rimase incantato;
per lui la natura aveva una specie di richiamo magico a cui non poteva
resistere.
Egli si addentrò nella fitta foresta e
continuò ad ammirare quelle meraviglie.
Un albero di noci del Brasile era a pochi
metri da lui, a occhio e croce era alto una ventina di metri …
Il suo tronco era enorme, accanto a esso
c’era un grosso roditore il quale stava mangiando i baccelli lignei che la
pianta produceva.
Maximilian osservò quel ratto mentre
consumava il lauto pasto e la cosa lo incuriosì, poi il suo sguardo si rivolse
verso l’alto e guardando bene il tronco si accorse che delle strane
protuberanze crescevano da esso.
La cosa gli sembrò strana e si rese conto che
su quel tronco era presente qualcosa d’estraneo alla pianta stessa.
Due occhi minacciosi apparvero
improvvisamente; erano situati all’inizio della chioma che aveva la pianta,
all’incirca a venti metri dal suolo.
Quelle protuberanze iniziarono a muovesi
lentamente e Maximilian si girò di scatto nel tentativo di raggiungere il
rifugio; fu bloccato però da Astral.
Il ragazzo, visto il maestro, esclamò:
«Maestro! Devo aver incontrato un animale bello grosso, guardi è proprio
attorcigliato sul quel grande tronco di fronte a noi».
Astral alzò lo sguardo e vide la stessa scena
che Maximilian aveva visto poc’anzi.
Un sorriso comparve sulla faccia di Astral e
Maximilian non riusciva a spiegarsi cosa ci fosse da ridere, tant’è che gli
venne spontaneo chiedere: «Maestro; perché sorridete?».
Astral gli rispose: «Di questo essere tu non
devi avere timore. È qui come nostro alleato e ha vegliato su di noi per
l’intero tragitto».
Una voce provenne da quella sagoma che presto
uscì dall’ombra in cui giaceva e si separò dal tronco su cui probabilmente
aveva trascorso la notte: «Non aver paura, non sono qui per farvi del male». E
quando dei fasci di luce illuminarono quell’essere, con sua sorpresa,
Maximilian vide che si trattava di Aschcore.
Il lungo drago con la criniera di leone si
avvicinò ai due.
Aschcore poi, gli rivolse la parola: «Dunque
… Siamo riusciti a raggiungere la città dove è stato avvistato Ivan. Tutti gli
inseguitori sono stati seminati e delle nostre tracce hanno perso ogni sentore;
ora però, bisogna trovare il mago rosso».
Astral rispose: «Maestro Aschcore … Non
sappiamo come ringraziarla, ci ha salvato da morte certa; è solo grazie a lei
che Idrolerna non si è potuta avvicinare a noi. Lei ci ha dato il tempo
necessario per fuggire».
Il drago, che ormai era ben riconoscibile,
aggiunse: «Abbiamo uno scopo in comune: quello di riportare le cose com’erano
in principio. Troviamo in fretta Ivan e ritorniamo all’Asilum, poiché tu sai
meglio di me che nonostante abbiano perso le nostre tracce, non tarderanno ad
arrivare. Dobbiamo essere in condizione di poter ripartire prima che questo
accada».
Maximilian esclamò: «Possibile!».
Aschcore gli disse: «Ci raggiungeranno
presto, ne puoi stare certo; soprattutto adesso che sono così vicini a
raggiungere il loro scopo. Signori; non so se voi vi siete accorti di quello
che sta accadendo, ma due entità sono passate ultimamente. La prima era quella
che noi tutti abbiamo visto e cioè Idrolerna; sappiamo che si tratta di un essere
di enorme forza, ma quello che mi preoccupa di più e la seconda entità … Quella
che sarà un flagello se non fermata in tempo».
Il maestro assunse un’aria sorpresa, non
riusciva a spiegarsi di che essere potesse trattarsi.
Il drago finì il suo discorso: «Siamo di
fronte alla più sventurata delle ipotesi; trovate Ivan, poiché ci sarà d’aiuto
per sconfiggere l’essere appena trapassato».
Fu allora che Astral capì di chi si trattasse
…
La sua faccia assunse dei connotati
preoccupanti, si rivolse ad Aschcore chiedendo: «Siamo dunque arrivati a questo
punto? Possibile che abbiano aperto un altro varco e che questa volta siano
riusciti a far trapassare persino quell’essere?».
Il drago annuì, serio come non lo era mai
stato, e riprese ancora a parlare, cercano di spiegare al mago e a Maximilian
che gli eventi stavano precipitando: «Ne sono sicuro; la sua presenza si
avverte nitidamente. Non è ancora nella sua forma finale, dunque non può ancora
muoversi per attaccarci e ne ignoro il motivo. Riferisci agli altri maghi che
urge trovare il nostro uomo».
Il mago annuì e fece intendere che già
avevano discusso dell’argomento.
Aschcore, invece, si rivolse chiaramente a
Maximilian e ribadì: «State in guardia, vi attaccheranno ancora e non useranno
solo metodi convenzionali … Potrebbero usare ogni tipo di stratagemma. Sono
sicuro che mio fratello ti abbia già messo in guardia, ma voglio avvertirti
anch’io. Sii prudente, d’ora in poi avrai bisogno di tutti i tuoi poteri per
far fronte alla minaccia rappresentata da questo demone». E detto quello si
addentrò nella foresta sparendo del tutto dopo pochi istanti.
Lì rimasero solo lui e Astral.
Il mago si avvicinò al ragazzo, gli poggiò
una mano sulla spalla e disse: «Vieni Max, vedrai che le cose andranno per il
meglio; d’altronde qui con te ci siamo anche noi».
Maximilian però, notò che il maestro era più
cupo del solito; quella notizia lo aveva scosso ma Astral pareva non voler dare
segni di cedimento di fronte all’alunno.
Il ragazzo lo capì e poi si rivolse a lui
chiedendo: «Maestro è davvero così grave che questo demone sia entrato nel
nostro mondo?».
Astral fece cenno di sì, poi affermò: «Nei
secoli non è mai successa una cosa del genere; non sono mai stati così
sfrontati da esporsi in prima persona e varcare direttamente. Lo avevano fatto
solo per mezzo dei maghi neri e di persone con il cuore colmo di malvagità.
Maximilian … Ricorda quello che ti ho insegnato, poiché ti servirà presto. Stai
vicino a me e collabora con noi; sappi che da solo avrai meno speranze che in
gruppo, se ci copriamo le spalle a vicenda avremo qualche possibilità».
Il suo alunno fece cenno d’aver compreso e
proferì: «Sarà il caso di svegliare il resto del gruppo e di conferire con
loro. Il capitano Romero dovrebbe partire quanto prima, la sua presenza può
essere un problema non solo per noi, ma anche per la sua incolumità. Se è vero
che tra poco ci rintracceranno, saremo costretti a combattere e nasconderci, a
meno che non troviamo Ivan e lo portiamo all’Asilum prima del loro arrivo».
Il maestro fu d’accordo con lui e ribatté:
«Andiamo a svegliare gli altri; è giunto il momento di andare alla ricerca
dell’ultimo mago rosso esistente. Prima lo troviamo, prima potremo ritornare
all’Asilum ed essere al sicuro».
I due poi si diressero verso il rifugio da
loro eretto, ci entrarono e, quando furono al suo interno, fecero in modo che
tutti si svegliassero.
Si riunirono nella stanza principale del
rifugio e Astral si rivolse a Romero: «Romero; dovrai partire oggi stesso. Una
volta entrato in città, ti separerai da noi e ti dirigerai all’aeroporto per
far ritorno a casa. Non fraintendere e non offenderti, poiché in circostanze
diverse saresti stato per noi molto prezioso, ma credimi … Stiamo per
affrontare di nuovo quegli esseri e questa volta non potremo fuggire com’è
avvenuto sulla tua barca».
Quando il mago finì di dirgli quelle parole,
gli consegnò un borsello e aggiunse: «Dentro c’è tutto il necessario affinché
tu possa ripristinare il tuo status precedente, riprendere una barca e riassumere
i tuoi marinai. Tutti noi ti ringraziamo e ti saremo grati per sempre per il
tuo aiuto».
Il capitano accennò un sorriso e poi rispose:
«Amici dell’Asilum … Solo Dio sa quanto vorrei essere al vostro fianco in
questo momento e darvi una mano, ma sono consapevole che nelle condizioni in
cui mi trovo vi sarei solamente d’intralcio. Ebbene … Tornerò alla mia
occupazione, ovviamente io spero che riusciate qualunque sia il vostro
intento». Poi, rivolgendosi verso il suo caro amico Asdar lo abbracciò con
forza e in seguito gli disse: «Asdar … Tu per me sei stato un grande amico,
spero di essere stato lo stesso per te. Mi spiace non poter fare dell’altro,
poiché sono consapevole che si avvicina il momento in cui si decideranno le
sorti di questo mondo; mi raccomando di essere cauti e per quanto riguarda
l’esito di quella che sarà la battaglia finale, possiamo solo sperare che voi
maghi bianchi ci proteggiate come avete sempre fatto da tempo immemore».
Quelle parole furono le ultime dette dal
capitano poiché egli si avviò verso la porta, l’aprì e girandosi verso il
gruppo scosse la testa chiudendo gli occhi.
Romero si rigirò e la varcò chiudendola
dietro di sé.
Egli s’incamminò verso la città in cerca
dell’aeroporto.
Dopo aver
assistito a quella scena, anche Maximilian e Gerard si prepararono di tutta
fretta e quando furono pronti, i maestri ritirarono l’incanto con cui avevano
evocato il rifugio e s’incamminarono anch’essi verso il centro abitato.
Prima di entrare
nella città, Astral sussurrò strane parole che i due suoi alunni non avevano
mai udito.
Non appena egli
fini di dirle, un alone biancastro si levò dal corpo del mago e si diresse
verso tutti i membri del gruppo; l’alone li attraversò e Maximilian sentì una
strana sensazione.
Le voci che Maximilian
prima udiva e non capiva, adesso erano chiare e ogni parola acquisì il suo
giusto significato.
Solo in seguito i
due ragazzi furono informati che quello era un incanto il quale avrebbe
permesso di capire qualsiasi lingua; l’incanto avrebbe fatto in modo che le
loro parole fossero comprese da chiunque.
Le case erano
tante e alcuni palazzi si distinguevano per la loro altezza; le macchine
sfrecciavano su strade asfaltate e le fabbriche emanavano fumi neri che dalle
loro ciminiere si innalzavano verso il cielo.
Le acque del
fiume, che era parte integrante di quella città, scorrevano impetuosamente
rilasciando un rumore che alle volte superava quello emesso dalle macchine.
Nelle piazze
c’erano delle bancarelle dove vi era adagiata ogni sorta di mercanzia.
Il gruppo si fermò
in una di esse.
Wotan propose:
«Occorre separarci e chiedere informazioni alle persone; se Ivan c’è, loro di
sicuro lo avranno notato. Io propongo di formare tre gruppi da due … Io andrò
con Gerard verso nord; Astral con Maximilian andranno verso sud e Dian con
Asdar si dirigeranno verso le piazze principali. Se qualcuno di noi trova
qualcosa, lo comunichiamo tramite incanto. Ci ritroviamo qui esattamente tra
otto ore e se ci sono problemi, sappiamo tutti come fare».
I membri del
gruppo furono tutti d’accordo e ogni coppia si diresse verso le zone
assegnategli.
Chiesero
informazioni a qualsiasi persona gli si presentasse davanti da quel momento in
poi.
Il ritratto che
loro avevano era di un vecchio signore vestito con una tunica grigia, la barba
grigia e folta e i capelli lunghi e grigi anch’essi.
Passarono quattro
ore e la ricerca continuava estenuante; i risultati però, non erano per niente
confortanti.
I maghi non
trovarono nessun indizio sulla presenza di Ivan in quella città e nessun uomo
faceva spettacoli di magia in quei luoghi.
Wotan e Gerard
camminavano ormai da molto tempo ed erano stanchi, si fermarono vicino a una
scalinata che portava verso uno stabile antico.
Lo stabile aveva
delle colonne romane ed era coperto con una cupola; quello sembrava un teatro.
Alcuni venditori
ambulanti passarono lì vicino e Gerard ebbe l’idea di fermarne uno.
L’uomo aveva i
capelli corti ed era di carnagione scura.
Il suo naso era
schiacciato e gli occhi erano grandi.
Egli stava
trascinando un carretto all’interno del quale c'era ogni genere di mercanzia.
Il venditore
guardò il ragazzo e gli chiese: «Piccolo … Vuoi comprare qualcosa?».
Gerard rispose:
«No signore; non voglio comprare nulla, ma volevo chiederle un’informazione».
Il mercante si
fermò e, poiché aveva di fronte un ragazzo, fu felice di rispondere alla sua
domanda: «Dimmi pure ragazzo, ti ascolto».
Gerard gli chiese:
«Stiamo cercando un artista di strada. Lui fa soprattutto spettacoli di magia.
Ci chiedevamo se avesse visto un signore anziano, con la barba e i capelli
grigi che fa questi tipi di spettacoli».
Il signore ci
pensò su e rispose: «Hm … Non ricordo proprio maghi di quell’aspetto qui in
città e ti assicuro che me la sono girata tutta; ma la tua descrizione mi
ricorda un uomo che vidi la settimana scorsa. Pareva avere molti anni, eppure
era agile come un ragazzo; mi è rimasto in mente proprio per quel motivo … L’ho
invidiato tanto. Se io arrivassi a quell’età facendo delle cose simili, mi
reputerei fortunato». Poi guardando Gerard disse: «L’uomo aveva la barba e i
capelli grigi; era vestito con una tunica grigia e aveva i sandali ai piedi. Stava
facendo uno spettacolo circense, su di una corda, in pieno equilibrio. L’ha
percorsa tutta sulle sue gambe, da parte a parte della piazza principale della
città. Il pubblico fu così entusiasta di quello che aveva visto da applaudirlo
per dieci minuti. Ad ogni modo, per come ha svolto l’esercizio, sembrava quasi
che facesse uso della magia. Ecco … Si è dichiarato un saltimbanco e bazzica
sempre in quella piazza».
Gerard domandò:
«Dove posso trovare la piazza di cui lei ha parlato?».
Il commerciante
gli rispose: «Non è lontana da qui. Andate sempre diritti per questa strada, in
senso contrario alla mia marcia, alla seconda traversa girate a sinistra,
continuate diritti fino a quando non sbucate nella piazza. Lì, lui fa il suo spettacolo ma per vederlo dovrete
aspettare domani; infatti, si esibisce una sola volta al giorno … Mi pare sia
verso le undici di mattina».
L’uomo poi, salutò
il ragazzo e continuò la sua marcia.
Gerard, sentito
quello che il commerciante gli aveva detto, corse da Wotan e gli riferì le
parole udite.
Il mago si alzò
immediatamente e riprodusse un incanto per avvisare i suoi compagni.
Una luce appena
visibile si levò verso il cielo fino a scomparire dietro le nuvole bianche che
oscuravano il sole di tanto in tanto.
I due,
successivamente, si avviarono verso il luogo descritto dall’ambulante appena
andato via.
Astral e
Maximilian stavano chiedendo informazioni, ma nessuno aveva visto uno
spettacolo di magia in quel posto.
I due a quel punto
persero la speranza e si sedettero su una panchina, proprio di fronte al letto
del fiume.
Lo spettacolo era
notevole in quel luogo.
La foresta, a
pochi chilometri dalla città, sembrava un posto tranquillo dove andare a
riposare e il fiume, che a un certo punto si ricongiungeva a un altro corso
d’acqua, dava vita a uno spettacolo splendido.
L’acqua dei due
fiumi aveva colori diversi: uno era di colore fangoso e pareva scorrere molto
veloce, l’altro era di colore scuro e scorreva più lento.
Dall’incontro dei
due fiumi scaturivano dei mulinelli d’acqua.
Maximilian fece
presente: «Siamo alla ricerca di Ivan oramai da molte ore, ma non abbiamo
ottenuto nessun risultato; se continua così dovremo aspettare domani. Non crede
maestro?».
Astral annuì e
ribatté: «Non sarà facile. Deve essersi nascosto bene, ma alla fine noi
riusciremo a trovarlo; ne sono sicuro».
In quell’istante
scese dal cielo una flebile luce che si fermò proprio di fronte ai due e da
essa si udì una voce che disse: «Probabilmente siamo riusciti a trovare il
nostro uomo. Venite verso nord, vicino a una cupola in stile romano; non
lontano di lì c’è una piazza dove si suppone che domani troveremo ciò che
stiamo cercando».
La luce si
dissolse e Astral disse: «Presto Maximilian; dobbiamo raggiungere quel posto il
prima possibile».
I due si alzarono
dalla panchina e andarono nel luogo indicatogli.
Una volta
arrivati, videro che anche Dian e Asdar erano lì.
Gerard andò verso
di loro e rivolgendosi a Maximilian disse: «L’abbiamo trovato fratello. Si
esibisce ogni mattina verso le undici circa».
Maximilian sorrise
e poi disse: «Ben fatto Gerard».
I maghi si
organizzarono per passare la notte; non era il caso di rimanere in città poiché
in primo luogo non potevano evocare il loro rifugio, in secondo luogo se
fossero stati rintracciati dai nemici, non avrebbero potuto combattere
liberamente per paura dei danni che avrebbero arrecato alla città e ai suoi
occupanti.
Decisero di
ritornare nel posto dove la sera precedente avevano cercato riparo, dove
Aschcore di sicuro li avrebbe attesi e protetti.
Così fecero e, dopo
aver fatto un sopralluogo della piazza senza dare nell’occhio, si diressero
nuovamente verso lo spiazzo nascosto nella boscaglia.
Arrivati a
destinazione, prima eressero il rifugio e poi si preoccuparono di renderlo
invisibile e di apporre le solite barriere protettive.
I sei entrarono
dentro di esso poiché iniziò a piovere e si misero comodi.
Quella sera
avrebbero mangiato del buon minestrone e come secondo delle cotolette impanate.
Si radunarono
attorno al tavolo e incominciarono a consumare il loro pasto.
A tavola parlarono
di vari argomenti, ma non si fece parola di Ivan il rosso.
Quando finirono di
mangiare incominciarono a parlare di come avrebbero dovuto agire all’indomani.
Dian disse ai
colleghi: «Domani ci converrà andare in piazza di mattino presto, se decide di
anticipare il suo spettacolo non
riusciremo a parlargli».
Tutti ovviamente
furono d’accordo e Wotan aggiunse: «Prendiamo in considerazione il fatto che
non voglia collaborare … Saremo costretti a convincerlo con la forza».
Astral però non fu
d’accordo con quello che il suo collega aveva appena detto e replicò: «Non può
essere in disaccordo con noi; tutti i maghi rossi sono stati annientati e se
quegli esseri riescono a prendere il sopravvento anche da questa parte, tutti
noi, compreso lui, faremo la stessa fine».
Wotan però
insistette: «Ma mettiamo che non voglia seguirci; come ci dobbiamo
comportare?».
Asdar intervenne
dicendo: «Dobbiamo semplicemente raccontare come stanno i fatti. Non può, non
tenere in considerazione quello che è avvenuto; o si unisce a noi, o siamo
tutti spacciati».
In seguito Astral
affermò: «Non posiamo sapere come si comporterà, ma sono sicuro che non ci
rifiuterà il suo aiuto. I maghi rossi sono stati da sempre nostri alleati e
hanno combattuto con noi ogni sorta di minaccia … E Ivan è il loro capo».
Il tempo trascorse
in fretta e venne presto il momento di andare a riposare.
La notte era
arrivata e l’indomani sarebbe stata una dura giornata; i maghi dovevano parlare
a tutti i costi con Ivan.
Fuori dal rifugio
imperversava il brutto tempo e l’acqua cadeva giù copiosamente, ogni tanto
qualche lampo faceva la sua apparizione nei cieli e il rumore da essi provocato
si propagava dappertutto.
Una volta decisi i
turni di guardia, i maghi andarono nelle rispettive stanze e si coricarono
addormentandosi quasi subito.
All’esterno
intanto, nel buio della foresta due occhi s’intravedevano proprio vicino al
rifugio.
Un lampo rischiarò
quanto bastava per scorgere la figura di Aschcore.
Il drago, sotto
l’acqua piovana, stava facendo la guardia a quel posto.
Quando la luce
scemò, egli fu ammantato nuovamente dal buio.
Nel frattempo, nel
rifugio, Astral stava vegliando sui suoi compagni; era toccato a lui il primo
turno ed era vicino alla finestra a osservare le luci lontane della città.
Esse si vedevano a
malapena data la forte pioggia che si abbatteva al suolo.
Il mago era
pensieroso e dopo avere sbuffato, tornò in mezzo alla sala e si sedette su una
poltrona lì vicino.
I ragazzi
dormivano tranquillamente invece …
****
Una voce possente si udì in uno spazio buio:
«Maximilian».
Gli occhi di un ragazzo si distinsero nel
buio più totale.
Quella sagoma prese forma pian piano ed era
proprio Maximilian quella persona.
Egli era in piedi e sembrava alquanto
disorientato.
Il tremore del terreno gli fece presagire che
il drago dorato si stava avvicinando.
Quando Bithor fu abbastanza vicino a
Maximilian gli chiese: «Sei pronto?».
Lui rispose: «Sì».
I due si diressero verso la boscaglia com’era
avvenuto la scorsa volta e prima che arrivassero nei pressi della vegetazione
si sentì ancora la voce del drago: «Oggi, ragazzo mio, aspettati un carico di
lavoro maggiore dei giorni passati».
Maximilian rispose: «Vedrai che non vi
deluderò».
Il drago d’oro ghignò e poi ribadì: «Noi
siamo già fieri di quanto tu sia cresciuto; nessuno poteva lontanamente
immaginare che si sarebbe arrivati a questo punto. Non solo abbiamo inflitto
una pesante sconfitta ai maghi neri, ma per cercarci con così tanta insistenza
ci fanno capire che hanno timore di noi; dunque non pensare di fare di più,
ogni cosa andrà a posto a suo tempo».
Quelle furono le ultime parole che si
udirono, poi i due sparirono tra il fogliame folto della foresta.
****
La notte passò in
fretta e nel rifugio tutti si erano alzati di buon’ora.
Anche i ragazzi si
erano già fatti trovare pronti e, quando tutto fu sistemato, i maghi
cancellarono ogni traccia del loro passaggio ritirando il Castrum.
I sei si diressero
verso la piazza che doveva ospitare lo spettacolo della persona da loro
ricercata con così tanta insistenza.
Quando arrivarono
in piazza, videro una folla che si aggirava dentro di essa.
Ognuno girovagava
per svolgere compiti diversi: c’erano gli impiegati del municipio che stavano
riparando delle linee del telefono; c’erano coppie di uomini anziani in giro
per alcune bancarelle e ragazzini che festanti giocavano vicino una fontana
situata al centro della piazza.
Erano circa le
nove del mattino e nell’aria si sentiva odore di brioche e latte con il caffè.
Gli odori
provenivano dai bar disseminati ai bordi della piazza stessa e le persone che
ne venivano fuori, tutte incravattate, sembravano soddisfatte della colazione
appena consumata.
Maximilian e i
suoi amici l’avevano già fatta al rifugio ma, nel sentire quell’odore, un
leggero languore lo percepirono eccome.
C’erano cose molto
più importanti da fare però, e allora Maximilian guardò Gerard e disse:
«Osserviamo bene in giro, potrebbe già essere qui in piazza. Se lo vediamo,
riferiremo immediatamente ai maestri».
Astral e i suoi
colleghi non si allontanavano da Maximilian e lo tenevano sott’occhio per ovvie
ragioni e nel frattempo si guardavano in giro per carpire qualche segnale della
presenza di Ivan.
I maghi notarono
che alcune persone si stavano fermando nella parte sinistra della piazza.
Presto, quelle
persone, divennero una folla …
Dian si avvicinò
per controllare cosa stesse accadendo e, quando fu abbastanza vicino, si girò
verso i colleghi.
Il mago fece un
cenno con la mano destra e i suoi compagni compresero d’avvicinarsi con
cautela.
Essi lo fecero e,
quando ebbero il campo visivo libero, videro che in quel punto c’era un uomo
vestito nel modo che loro conoscevano già.
Il suo aspetto
combaciava con la descrizione fatta da Aschcore: era un uomo avanti con gli
anni; aveva la barba grigia e folta abbastanza lunga; i suoi capelli erano
anch’essi grigi e lunghi fino alle spalle.
L’uomo reggeva in
mano un bastone che sembrava proprio d’ulivo.
La persona dalla
lunga barba grigia si rivolse al pubblico e disse: «Signori e signore … Oggi
avrete l’onore di assistere allo spettacolo del saltimbanco di Manaus. Vi
stupirò con giochi di equilibrio e imprese che nessuno mai ha compiuto in
questa piazza».
Il mago rosso girò
poi su sé stesso per avere una visuale completa degli spettatori.
Con lui c’era una
piccola aiutante la quale si affannava a portare gli attrezzi che sarebbero
serviti per svolgere lo spettacolo.
L’aiutante del
mago sembrava che avesse dodici anni; lei non era certo più grande di
Maximilian e Gerard.
L’anziano signore
aggiunse: «State per assistere a un numero di equilibrismo che mai prima d’ora
avete visto; camminerò su una corda in equilibrio, attraversando l’intera
piazza senza protezione, e percorrerò tutto il tragitto di corsa».
Dalla folla si udì
un rumore che denotava lo stupore di tutti … Com’era possibile che un anziano
signore si tenesse in equilibrio su di una corda e ci corresse addirittura
sopra?
Se lo chiedevano
tutti e la folla aumentava sempre di più, incuriosita dallo spettacolo che
stava per iniziare.
La ragazza prese
la corda e la fissò a una carrucola, messa lì in modo che tenesse salda quella
fune; poi si diresse verso il lato opposto per fermare l’altro capo della corda
al gancio ma a metà strada, quando incrociò Wotan, l’anziano signore la
richiamò.
La ragazza fece
un’espressione strana …
Il saltimbanco
fissò il mago bianco non lontano dalla sua compagna e quando la piccola gli fu
abbastanza vicina, con uno scatto la prese e corse via verso gli stretti vicoli
che sfociavano nella piazza.
Il mago rosso si
era accorto della presenza di persone con poteri magici e stava tentando di far
perdere le proprie tracce.
I maghi bianchi si
misero immediatamente al suo inseguimento e uscirono dalla folla radunata nella
piazza per cercare di raggiungere Ivan.
Maximilian fu preso
da Astral e Gerard da Wotan; i due maghi riprodussero nuovamente l’incanto per
potersi muovere velocemente.
Dalla folla si
udirono delle voci: «Che cosa succede!».
Il mago rosso, il
quale aveva la ragazza sulle sue spalle, aumentò la velocità.
Anch’egli aveva
fatto un incanto per muoversi in maniera così veloce.
Astral e i suoi
compagni riuscirono a tenere il passo del mago rosso che uscito dalla città si
diresse verso la foresta, inoltrandosi sempre di più al suo interno.
A un certo punto
la flora divenne così fitta che a fatica si riusciva a viaggiare e a vedere
cosa ci fosse dietro ogni pianta.
Alla fine i maghi
bianchi persero le tracce di Ivan, perché di lui si trattava visto l’incanto
riprodotto per fuggire.
I maghi bianchi si
fermarono in un punto dove la vegetazione era meno folta e Wotan si rivolse ai
suoi colleghi visibilmente contrariato: «Accidenti! L’abbiamo perso; e in
questo labirinto di foglie e arbusti sarà impossibile ritrovarlo».
Dian ribatté:
«Andiamo; non scoraggiamoci. Continuiamo a cercare e ricordiamoci che da questo
ritrovamento dipende il nostro futuro».
Tutti furono
d’accordo e, con Gerard e Maximilian sempre ben saldi sulle spalle dei loro
maestri, continuarono a girovagare in cerca di qualche indizio.
Un tremore del
terreno fece percepire ai maghi che stava arrivando qualcosa; si agitarono,
visto che ignoravano cosa stesse per apparire, ma dal terreno, facendo un
trambusto dovuto all’impatto di quel corpo con la terra, venne fuori Aschcore.
Il drago li aveva
seguiti fin dall’inizio …
La sua sagoma era
interamente coperta dagli enormi alberi e dalla vegetazione che rigogliosa
cresceva dappertutto.
Dall’esterno della
foresta non si notava alcun corpo estraneo in essa.
Il drago disse al
gruppo: «Vi ho seguito fin da quando vi siete addentrati nella foresta; sento
che Ivan è qui vicino, ma data la numerosa vegetazione non posso dirvi dove si
trovi con precisione. Una cosa è certa … Non possiamo permetterci di perderlo,
soprattutto adesso che siamo così vicini a lui». E dirigendosi verso sud
esclamò: «Seguitemi! Deve essere andato in questa direzione».
I maghi seguirono
il drago che faceva da guida in mezzo a quella fittissima rete di foglie,
arbusti e rampicanti; ma più si addentravano nella foresta, più si rendevano
conto che la ricerca sarebbe stata difficoltosa.
A un certo punto,
mentre seguivano le tracce lasciate dal mago rosso, un’esplosione li travolse;
probabilmente era una trappola piazzata dallo stesso mago per precauzione.
I maghi furono
sbalzati lontani l’uni dagli altri.
Maximilian e
Gerard furono catapultati da tutt’altro lato, poiché non riuscirono a tenersi
saldi alle spalle dei rispettivi maestri; fortunatamente furono protetti da
Aschcore che riproducendo un incanto difensivo fece sì che nessuno si ferisse.
I due fratelli
però, risultarono persi in mezzo al fogliame che impediva di vedere qualsiasi
cosa.
I maghi si misero
subito alla ricerca dei due ragazzi ma non riuscirono a trovarli.
I due sembravano
essere stati inghiottiti dalla terra; di loro non c’era nessuna traccia.
Astral e i
compagni incominciarono a preoccuparsi oltremodo.
Maximilian e
Gerard dovevano essere ritrovati e il discorso valeva anche per Ivan; i maghi
si misero a cercare freneticamente dappertutto.
I due ragazzi,
intanto, si ritrovarono in un posto scuro; non si vedeva niente e non filtrava
nessuna luce.
Maximilian
esclamò: «Elementum ignis!». Sulla sua mano comparve una piccola sfera di fuoco.
La luce tenue del
fuoco rischiarò quel posto e lì i due videro un grosso corridoio il quale
sembrava non finire mai.
Ai bordi di quel
passaggio c’erano delle strane iscrizioni con disegni di uomini mascherati;
quelle sembravano scene di guerra.
Gerard si guardò
intorno per capire dove fossero, poi domandò: «Dove siamo finiti?».
In seguito
affermò: «Mi sembra un passaggio, una specie di corridoio».
Maximilian fece
presente: «Esatto. Ma porterà pure da qualche parte … Seguiamo il corridoio e
vediamo dove ci conduce. Visto che non si vede l’uscita, l’unica via
percorribile rimane questa».
Egli poi fece un cenno
verso l’altro capo di quel corridoio.
Gerard notò che
suo fratello aveva preso dimestichezza con la magia; Maximilian aveva
riprodotto alla perfezione una sfera di fuoco che fluttuava a distanza nel
palmo della sua mano e il fuoco non sortiva alcun effetto su di lui.
Egli non emise
nessuna lamentela.
S’incamminarono
lungo il corridoio ma dopo mezz’ora, i due, ancora non riuscirono a vedere la
fine di quel passaggio.
Gerard disse:
«Ricordo fino al punto in cui c’è stata una forte esplosione, poi tutto è
diventato buio e ci siamo ritrovati qui. I maestri sono scomparsi e non si
capisce dove siamo finiti. Dobbiamo stare in guardia, potrebbero esserci
creature magiche nei paraggi».
Maximilian gli
fece presente: «È per questo che stiamo andando avanti, proprio per cercare di
uscire da qui».
In lontananza,
d’un tratto, si scorse una luce; il lume sembrava artificiale e i ragazzi, con
le dovute cautele, si diressero verso di esso.
Arrivarono quasi
nelle sue vicinanze e udirono uno strano suono provenire da quella che sembrava
una stanza.
Camminarono con
cautela e, una volta entrati in quella camera, ebbero una bella sorpresa.
Lì c’era un grosso
antro ed era palese che i due si trovassero sottoterra in quanto le pareti
erano di roccia.
Sul suolo si
scorgeva qualcosa che non poteva essere messa a fuoco per via dell’altezza.
Attorno a
quell’antro c’era un sistema di scale che girando tutt’intorno sprofondava fino
al fondo, permettendo a chi volesse scendere di raggiungere il basso.
I ragazzi
iniziarono a percorrere quella via fatta tutta di pali e tavole di legno.
I due seguirono
l’unica via percorribile e dopo un’oretta di cammino, incominciarono a vedere
un fuoco acceso.
Sulle pareti della
caverna sotto di loro c’erano delle torce …
Il verso
animalesco che avevano udito poc’anzi si sentì nuovamente; pareva però che non
provenisse solo da una fonte e allora Gerard domandò: «Max … Non sarebbe meglio
prendere la strada inversa alla provenienza di quei versi?».
Il fratello minore
rispose: «Assolutamente no. Qualunque cosa sia, non si è accorta della nostra
presenza e se fosse opera dei maghi neri non credi che a quest’ora ci avrebbero
attaccati?».
Pensandoci un po’
su, il ragazzo diede ragione al fratello e insieme continuarono a scendere fino
a toccare il terreno.
Il pavimento di
quell’antro era di terra e il soffitto era costituito tutto di roccia mista a
terreno dal quale spuntavano enormi radici, presumibilmente degli alberi sopra
le loro teste.
In un lato di
quell’antro c’era una porta da cui si scorgeva ancora un altro passaggio.
I due si
avvicinarono e Maximilian disse: «Che strano questo posto … Nel pieno della
foresta amazzonica … Sembrerebbe quasi che sia stato costruito apposta per
nascondere qualcosa».
I fratelli
andarono avanti e fino a quel momento non avevano trovato alcun segno di vita.
Essi imboccarono
un ennesimo corridoio e, nel percorrerlo, si accorsero che non c’erano più i
disegni di prima sulle mura.
Lì c’erano
scolpite delle scritte incomprensibili e dei disegni che a loro parevano
familiari: quelle raffigurazioni sembravano proprio dei draghi che erano
raffigurati in battaglie contro creature dall’aspetto demoniaco.
Andarono ancora
avanti per una buona mezz’ora e alla fine del corridoio trovarono un’altra
stanza.
Questa volta la
stanza non sembrava andare a fondo nel terreno, bensì era allo stesso livello
del passaggio che li aveva portati fin lì.
Si avvicinarono e
quel verso che prima avevano sentito in lontananza si udì questa volta molto
vicino.
Qualunque cosa
emettesse quel verso, era proprio in quella stanza.
Si avvicinarono
con cautela e, cercando di sbirciare senza essere visti, si affacciarono
all’interno della camera.
Le loro facce
divennero come quelle di chi aveva visto un fantasma … Si guardarono l’un
l’altro e Maximilian bisbigliò: «Non è possibile!».
Gerard, anche lui
perplesso, a sua volta aggiunse: «Possibile che siano ancora in vita esemplari
così giovani?».
Quel verso
echeggiò ancora nell’ambiente …
Maximilian
propose: «Io provo a entrare. Sembra che, tranne loro due, all’interno della
stanza non ci sia nessun altro».
Il fratello
ribadì: «Dobbiamo essere cauti, potrebbe essere una trappola. Ricorda che
abbiamo a che fare con esseri capaci di tutto pur di catturarti; ne abbiamo
avuto già le prove in passato».
Il fratello minore
annuì, però non sembrava aver cambiato idea e disse: «Tu aspetta qui. Io provo
a entrare e poi vediamo cosa succede».
Nemmeno finito di
dire quelle parole, Maximilian varcò la soglia della porta e fissò le due
sagome che si trovavano di fronte a lui.
Gli esseri erano
grandi il doppio di Maximilian e quando lo videro si girarono verso di lui.
Uno dei due esseri
emise un debole ruggito; voleva intimorire Maximilian, ma il ragazzo si fece
coraggio e avanzò verso di loro.
Il più robusto dei
due però, caricò verso Maximilian.
Gerard, che dalla
soglia della porta osservava la scena, urlò: «MAX, ATTENTO; TI STA CARICANDO!».
Maximilian non si
aspettava quella reazione, ma d’istinto esclamò: «Elementum aqua:
defensio!». Una gran quantità d’acqua lo avvolse.
Egli, nell’intento
di colpire Maximilian, lo aveva attaccato.
Venendo a contatto
con la barriera d’acqua innalzata, l’essere fu sbalzato lontano e sbatté sul
muro cadendo poi al suolo.
Tuttavia … Egli si
rialzò ancora più agguerrito di prima.
In quell’istante
anche l’atra entità si mosse contro Maximilian.
Gerard spuntò
fuori e anch’egli provò a evocare una barriera; il ragazzo esclamò: «Elementum
terra: tutela!». Un esile muro di terra si alzò tra loro e l’animale.
Il muro non fu
sufficiente a contenere la carica poiché era troppo debole; esso fu travolto e
la corsa dell’entità nemica continuò.
Anche il secondo
essere, dopo essersi ripreso, si avventò verso i due.
I ragazzi furono
attaccati da entrambi i lati e non sapevano come comportarsi, al che Maximilian
gridò a Gerard: «PRESTO! AVVICINATI A ME».
Il fratello
maggiore si avvicinò di tutta fretta a Maximilian e, quando i due esseri furono
abbastanza vicini, quando quasi li stavano per colpire, Maximilian, tenendo
stretto il fratello, esclamò: «Vicissitudo niveus ventus: evolo!».
I due levitarono a
mezz’aria in modo da essere fuori portata degli aggressori, che non facendo in
tempo a frenare si scontrarono l’uno contro l’altro.
Maximilian e
Gerard erano sospesi in aria e sotto di loro un vortice d’aria li sosteneva
saldamente.
Maximilian, visto
che i due esseri avevano perso conoscenza, esclamò: «Elementum terra: in
vicola conicio!».
Sotto di loro,
tutto attorno ai due animali, si alzarono quattro pareti di terra che poi
furono coperte dallo stesso elemento formando una gabbia.
Il ragazzo aveva
catturato i due esseri, in seguito esclamò: «Solvo!». E il vortice che
li teneva sospesi in aria li adagiò sul terreno scomparendo dopo pochi istanti.
I prigionieri in
gabbia ripresero presto conoscenza, non parevano affatto contenti di quelle
sbarre e uno di loro, il più grosso, tentò disperatamente di distruggerle con
le sue zanne, addentando le sbarre; ma visto che non cedevano, si allontanò e
ritirò leggermente il suo lungo collo verso il corpo e dalla sua bocca catapultò
delle spesse fiamme verso quelle pareti.
Non ci fu nulla da
fare però, le pareti erano sì di terra, ma esse erano protette dalla magia di
Maximilian.
I due si dovettero
rassegnare, quella gabbia era praticamente inespugnabile.
Gerard guardò il
fratello, pensò che non si trovasse di fronte al piccolo che solo un anno prima
aveva bisogno di protezione, ma con grande rammarico fu costretto a prendere
atto di trovarsi dinanzi a un mago bianco in grado di catturare due esseri di
quella stazza tutto da solo.
Egli lo guardò,
non con invidia ma con la faccia di un fratello maggiore che non riusciva a
essere, di fatto, di nessun aiuto a suo fratello minore e gli chiese:
«Maximilian, ma dove hai imparato questo tipo di magia?».
Maximilian gli
rispose: «Non riesco a spiegarmelo, ma mi viene normale riprodurla; quando sono
in difficoltà faccio e dico delle cose che di solito non sarei in grado di
fare».
… Ma la verità era un’altra: Bithor stava
istruendo Maximilian e lo stava facendo anche con ottimi risultati.
Maximilian però,
non poteva rivelare nulla di quello che gli stava accadendo; se lo avesse
fatto, avrebbe messo in pericolo, più di quanto già non lo era, il fratello
maggiore e questo proprio non lo poteva permettere.
Il ragazzo aveva
promesso al drago dorato di non rivelare ad alcuno quello che stavano facendo
assieme.
I due furono
disturbati da una voce che proveniva dall’interno della gabbia … Era una voce
di un giovane esemplare: «Maledetti maghi neri, ci avete trovato; ma non vi
sarà facile avvicinarvi a noi, questo ve lo posso giurare».
Maximilian gli
rispose: «Vi sbagliate. Noi non siamo maghi neri … Beh, in verità, non siamo
nemmeno maghi bianchi; potremmo solo definirci degli apprendisti e basta».
Gerard gli chiese:
«Ma con chi stai parlando Maximilian?».
Egli si girò verso
di lui e domandò a sua volta: «Ma come, non li hai sentiti? Ci hanno detto che
siamo dei maghi neri e allora volevo solo rassicurarli».
Gerard però gli
fece notare: «Guarda che io non ho sentito niente, solo dei versi incomprensibili
che provenivano da loro».
Anche i due esseri
in gabbia sembravano alquanto stupiti che quel ragazzo li avesse capiti e il
più robusto si avvicinò alle sbarre e gli chiese: «Tu ci capisci?».
Maximilian rispose
prontamente: «Certo. Tutto quello che dici per me è comprensibile».
Allora il più
piccolo dei due si avvicinò anch’egli alle sbarre e gli domandò: «Se tu non fai
parte dei maghi neri, perché ci hai attaccati e rinchiusi in questa gabbia?».
Il ragazzo rimase
perplesso da quella domanda e ancora una volta ci tenne a sottolineare: «Vi
ripeto che non facciamo parte dei maghi neri e per quanto riguarda il fatto di
avervi rinchiuso … Siete stati voi ad attaccarci e io ho dovuto bloccarvi,
altrimenti ci avreste fatto del male».
La voce dell’altro
essere si sovrappose a quella di Maximilian: «Shima, non dare confidenza a
questi ragazzi; potrebbe essere pericoloso». Egli parlò con un tono altezzoso e
distante.
Maximilian,
sentite quelle parole, cercò di tranquillizzarli: «Assolutamente; voi non
dovete avere paura di noi, siamo dalla stessa parte. Sapete, anche noi siamo
inseguiti dai maghi neri».
La faccia di quel
piccolo drago cambiò e assunse un’espressione d’incredulità.
Gerard e suo
fratello avevano trovato due cuccioli di drago e pareva che fossero un maschio
e una femmina.
La loro fu una
sorpresa in quanto gli era stato detto, persino dai draghi che conoscevano, che
tutta quella razza era stata spazzata via dai maghi neri in passato: com’era
possibile che quei due cuccioli si trovassero lì?
Poi, d’improvviso,
una voce rude e marcata intimò: «Allontanatevi dai miei cuccioli!». E una
barriera appena visibile iniziò a roteare intorno alla gabbia fatta da Maximilian.
I due ragazzi
furono costretti ad allontanarsi e lo fecero di fretta, in quanto quella barriera
si allargava progressivamente.
Di fronte a loro
apparve una sagoma vestita di grigio, con la barba folta e i capelli grigi; in
mano reggeva un bastone.
L’uomo appena
apparso toccò col bastone la gabbia eretta da Maximilian ed essa si frantumò.
Egli poi si
rivolse ai due ragazzi e chiese: «Chi siete voi due?».
Gerard aveva
capito di chi si trattava poiché lo aveva visto in precedenza nella piazza
mentre era intento a svolgere il suo lavoro.
Lui allora gli
rispose: «Signor Ivan, noi siamo due allievi dell’accademia che si trova
nell’Asilum, rifugio dei maghi bianchi».
Il vecchio signore
spalancò gli occhi e disse: «Scopriremo subito se mi state dicendo delle
bugie». E iniziò ad agitare il suo bastone dal quale vennero fuori degli aloni
di luce bianca che si diressero verso i due ragazzi.
Un saluto a tutti i lettori; noi ci
risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva”
il 5° capitolo).
