La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
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Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

sabato 17 ottobre 2015

Maximilian Arsltain “il canto dell’arcangelo”; 15° capitolo da leggere online.

Quindicesimo capitolo sistemato.
Buona lettura:




15° CAPITOLO
ADDESTRAMENTO INTENSIVO


Nell’atrio dell’accademia c’erano molti studenti quel giorno; ognuno di loro si stava dirigendo verso le proprie stanze.
Era quasi ora di cenare e tutti parevano avere molta fretta.
Maximilian, i suoi amici e le tre ragazze entrarono proprio in quel momento nell’accademia; stavano ritornando dal mercato.
Le ragazze avevano in mano alcune buste, mentre i ragazzi erano stati caricati con le più impensabili cose che si potessero comperare alla fiera.
Chaman, completamente pieno di pacchi, chiese: «Uffa … Ma siamo arrivati?».
Gli altri ragazzi non parlarono, si sentivano solamente dei lamenti che provenivano proprio da loro.
Quando furono in mezzo all’atrio Margharet affermò: «Direi che siamo arrivati; ma non vorrete mica che tre povere ragazze si portino tutto quel peso fino alle proprie camere …».
Hamza, imbronciato, esclamò: «Non ci penso proprio! Vi abbiamo aiutato fin qui, ora tocca a voi portare tutto in camera vostra».
Le ragazze, però, sapendo chi era il più disponibile, si avvicinarono a Chaman e incominciarono a corteggiarlo dicendogli: «E tu permetteresti che ci obblighino a portare tutto quel peso?».
Chaman divenne rosso e fece una strana espressione, poi disse: «No … Proprio non posso permettere una cosa del genere. Ragazze che faticano in mia presenza; e che cavaliere sarei mai?».
La voce di Hamza si udì nuovamente: «Accidenti a voi ragazze; ci avete fregato».
Le tre figure femminili, dopo avergli fatto un sorriso, si girarono e si scambiarono un cenno d’accordo; e fu così che i cinque ragazzi furono costretti a portare quello che le loro amiche avevano comprato fino alla camera delle tre.
Il gruppo non fu contento di quella situazione, l’unico che pareva felice fu Chaman.
Maximilian e i suoi compagni arrivarono di fronte alla camera delle amiche e posarono i pacchi sul pavimento.
Hamza gli chiese: «Contente adesso?».
Maximilian disse di più: «Spero che non ci facciate lavorare così ogni volta che usciamo assieme».
Corine rispose: «Non vi preoccupate; questa è la prima e l’ultima volta che facciamo compere in vostra presenza».
Isak esclamò: «Grazie a Dio!». In modo ironico.
A quel punto, tutte e tre le ragazze si offesero e, di conseguenza, Sara ribatté: «Siete i primi ragazzi con cui esco che si lamentano e si rifiutano di aiutarmi».
Hamza però, riproducendo un’espressione dubbiosa, rispose: «Non ci è stata data la possibilità di rifiutare».
Anche gli altri fecero intendere la stessa cosa.
Le amiche, tuttavia, fecero finta di nulla e salutarono, poi si diedero appuntamento per la cena.
Maximilian, Chaman, Hamza, Isak e Gerard andarono in camera loro, si lavarono e si prepararono per andare a cena.
Durante il tragitto gli studenti li guardavano e taluni gli chiesero: «Dov’è finita la mercanzia delle vostre signore?».
Altri invece gli domandarono: «Finito di servire le ragazze?».
I cinque erano palesemente contrariati; li stavano prendendo in giro per aver trasportato tutta quella roba.
Hamza sussurrò: «Ecco, lo sapevo; siamo diventati lo zimbello della scuola».
Maximilian invece cercò di rassicurarlo dicendo: «Anche se gli altri ci stanno prendendo in giro, non c’è niente di male nel dare una mano ai propri amici».
E così, dopo aver attraversato i lunghi corridoi dello stabile, arrivarono nella sala pranzo; i cinque si sedettero al loro posto dopo aver preso da mangiare dalle tavole calde.
Il gruppo, non appena terminato il pasto, si diresse all’appuntamento con i maestri come gli era stato richiesto.
Gli studenti bussarono alla porta che separava la zona riservata ai loro mentori e, come di solito, si vide una sagoma che pian piano si avvicinava.
La sagoma aprì la porta fatta di vetro e i cinque scoprirono che quella sagoma altri non era che il maestro Loky.
Egli li guardò e disse: «Ah, siete arrivati». Si defilò sul suo lato destro e, tenendo aperta la porta, gli fece cenno con la mano sinistra di entrare.
I cinque varcarono la soglia e Loky lasciò la presa richiudendo dietro di loro la porta che delimitava quella zona; poi si mise alla testa della combriccola e fece strada attraverso il lungo corridoio.
Hamza, Chaman e Isak si guardarono intorno e rimasero meravigliati di quanto stavano vedendo.
Lì c’erano dei quadri che parevano reali; c’erano armature da entrambi i lati del corridoio e armi antiche si potevano ammirare rinchiuse in bacheche ben protette da sbarre di ferro.
Il maestro si fermò davanti a una stanza.
Maximilian e Gerard già sapevano di che stanza si trattasse e vi entrarono per primi.
I loro tre amici rimasero per un attimo incantati e continuarono a guardarsi in giro, poi fissarono il soffitto e videro una scena strabiliante: pareva che il soffitto fosse molto più alto di quello che si aspettavano, esso andava ben oltre i tre metri di altezza che il piano permetteva.
Dell’edera rigogliosa ne riempiva ogni singolo spazio, al punto da non permettere di vedere l’intonaco sottostante.
L’edera si muoveva e pareva possedere vita propria.
Il maestro Loky incoraggiò i ragazzi a entrare: «E voi che fate, non entrate?».
Chaman gli fece notare, sollevando il suo indice al cielo: «No; entriamo, entriamo. Solo che abbiamo notato quella cosa, ehm … Come dire … Un tantino strana».
Il maestro sorrise e rispose: «Possibile che dopo tutto quello di cui siete stati partecipi, vi stupiate ancora di queste frivolezze? Su, forza, entrate. Abbiamo cose importanti di cui discutere».
I ragazzi annuirono e fecero ciò che gli era stato chiesto.
Entrati nella stanza, videro che erano presenti tutti i maestri e non mancava proprio nessuno.
I cinque salutarono e subito dopo furono invitati a sedere dal maestro Astral che era in piedi di fronte i propri colleghi.
Nella stanza si percepiva un forte odore d’incenso e, nonostante le finestre fossero aperte, c’era ancora un caldo tipico dei mesi estivi anche se essa era agli sgoccioli.
Lì, attorno a un tavolo ovale e seduti su delle sedie fatte di legno e vimini di colore ciliegio, i ragazzi si guardavano in volto un po’ intimoriti.
Il maestro Loky disse: «Eccoli qua, ve li ho portati sani e salvi». E poi, con ironia, accennò il suo solito sorriso.
Astral si rivolse a loro dicendogli: «Iniziamo senza preamboli. Ho la vostra attenzione?».
I ragazzi annuirono e il Maestro continuò: «Come vi ho accennato, voi cinque, oltre che a frequentare le normali lezioni che si svolgeranno in mattinata, verrete seguiti personalmente da uno di noi. Ogni maestro prenderà in consegna uno di voi». Udita quell’affermazione, i ragazzi spalancarono i loro grandi occhi.
Isak però fece un’obiezione alzando la sua mano per richiedere la parola, che gli fu accordata dopo poco.
«Non riesco a capire quanto tempo passeremo con voi, dato che le lezioni pomeridiane presuppongono la vostra presenza». Disse il ragazzo.
Il maestro Astral diede ragione a Isak: «Hai ragione giovanotto; tuttavia, quello di cui non siete al corrente è che quest’anno le lezioni si protrarranno al massimo fino alle quindici. Dunque, da quell’ora, noi saremo a vostra disposizione».
I cinque furono sorpresi da quella decisione.
Astral gli diede maggiori informazioni: «Sì. Come potete immaginare, le lezioni sono state accorciate. Questo in virtù del vostro addestramento». E dopo un attimo di pausa, il maestro continuò: «D’ora in avanti ognuno di voi trascorrerà il pomeriggio con uno dei maestri. Dian seguirà Chaman; Loky seguirà Isak; Wotan seguirà Gerard; Asdar seguirà Hamza e io seguirò, com’è già avvenuto lo scorso anno, Maximilian. Il maestro Drenk rimarrà qui nell’accademia; lui si occuperà di assistere gli studenti rimasti nello stabile, d’altronde non possiamo lasciarli soli senza nessuno che gli stia vicino». Disse il maestro toccandosi la barba.
Il mago, in seguito, ribadì: «Tutti voi verrete addestrati con particolare attenzione, in altre parole vi faremo seguire un programma insolito per ragazzi della vostra età».
I cinque amici, seduti sulle rispettive sedie, prima si guardarono in faccia l’uno con l’altro, poi fecero cenno verso Maximilian.
Egli chiese: «Dove si terranno questi addestramenti?». Incuriosito.
Il maestro annuì e rispose: «Come l’anno scorso, ci incontreremo fuori dallo stabile; quest’anno ci daremo appuntamento nel giardino, di fronte alla piccola fontana che si trova in mezzo ad esso».
Hamza fece ancora una domanda: «Subito dopo le lezioni?».
Il maestro replicò: «Con calma Hamza; con calma. Al suono della campanella, che indicherà la fine delle lezioni pomeridiane, voi vi dirigerete prima nelle vostre camere; poserete i vostri effetti e poi ci raggiungerete al posto convenuto».
Astral poi affermò: «Or dunque; prestatemi ancora un attimo di attenzione … Dopo aver parlato anche con il gran maestro, siamo arrivati alla conclusione che è ormai tempo di addestrarvi intensamente. In poche parole vi insegneremo tutto ciò che noi conosciamo. Ma vi avverto, sarà estremamente difficile; armatevi di buona volontà e soprattutto non fatene parola con nessuno».
I ragazzi fecero cenno d’aver compreso; uno di loro disse: «Non riusciremo mai fronteggiare esseri come quelli che abbiamo incontrato». La voce era quella di Isak che si era poggiato con i gomiti sul tavolo davanti a lui, stringendo i pugni e unendoli entrambi all’altezza del mento.
La risposta arrivò subito: «Non metto in dubbio la vostra giovane età; non chiedo nemmeno grandi sacrifici a voi cinque. Tuttavia, voi tutti sapete che non conta l’età che si possiede, ma la determinazione che si ha. Dunque … Chi combatte contro di noi è molto potente, quello è fuori discussione, ma noi dobbiamo essere consapevoli che possediamo ciò che serve per fermali. Fino ad adesso, non sono stati in grado di sconfiggerci e di certo non si arrenderanno; di questo potete starne certi».
Hamza affermò: «Maestro, bisogna tenere in considerazione anche i nostri genitori. Non credo proprio che diano il permesso di esporci a certi problemi». E con le mani fece alcuni strani cenni.
Il maestro fu d’accordo con lui: «Certo, anch’io se avessi un bambino eviterei di esporlo a questi pericoli. Ma non dimenticare che tu stesso hai combattuto più volte e non devo dirlo io che se perdiamo questa battaglia non ci sarà una seconda possibilità. Anche i vostri genitori converranno con noi che o si lotta tutti assieme, oppure non c’è futuro per l’intero mondo umano».
Wotan in quell’istante disse: «Gli addestramenti, per adesso, rimarranno una nostra personale conoscenza. Se i vostri genitori venissero a sapere che vi state preparando alla battaglia, di certo verreste ritirati dall’Asilum. È per questo che noi abbiamo bisogno del vostro consenso; allora io qui vi chiedo, siete disposti a fare quest’addestramento e tenere il segreto anche con i vostri genitori?».
Il maestro Astral chiuse le palpebre, poi riaprendole aggiunse: «Ovviamente non vi stiamo chiedendo di mentire, non sarebbe giusto; ma di collaborare con noi, visto che vi siete dimostrati di grande aiuto nelle precedenti battaglie e, in talune, avete addirittura abbattuto da soli i nemici».
A quel punto calò il silenzio nella sala, i volti dei maestri diventarono seri.
Hamza si alzò per prima poi si alzarono tutti gli altri; tutti fecero intendere di essere disposti a fare quello che poc’anzi aveva detto il loro maestro.
Fu allora che Astral fece presente: «Domani ci vedremo alle quindici e trenta nel posto stabilito». Detto quello, tutti i presenti nella sala si alzarono.
Loky invitò i cinque a seguirlo, mentre gli adulti rimasero in quella stanza. Arrivati di fronte alla vetrata che divideva la zona insegnanti dal resto dell’accademia, i ragazzi aprirono la porta che dava accesso al corridoio, ma prima che andassero via Loky gli ricordò: «Ci vediamo domani». E i cinque, dopo aver acconsentito, si avviarono verso la loro camera.
Era tardi e passando per i corridoi dello stabile incontrarono ben pochi alunni, ma viceversa parecchi censori.
I ragazzi salirono le scale fino ad arrivare al piano dove ormai abitavano da più di un anno; attraversarono il lungo corridoio, arrivarono nei pressi della postazione che di solito occupava un censore per fare la guardia e continuarono diritti verso la porta che dava accesso alla camera.
Una voce però attirò la loro attenzione: «Ehi! Voi, dove state andando?». Domandò l’uomo non lontano dai ragazzi.
Loro si girarono verso il luogo da dove proveniva la voce e, quando misero a fuoco la sagoma di un uomo basso e tozzo, Hamza si fece avanti e rispose: «Siamo stati autorizzati dai maestri che questa notte ci hanno permesso di rientrare più tardi».
L’uomo si fece anch’egli avanti e, quando fu abbastanza vicino, asserì: «Ah, siete voi. Vi avevo scambiato per altre persone; bene, bene … Rientrate pure nella vostra camera». E, facendo cenno verso la direzione che dovevano prendere, gli fece intendere di andare.
I cinque così fecero e, arrivati di fronte alla porta della loro camera, vi entrarono.
Ognuno, a turno, si preparò mettendosi il pigiama e andando in bagno a lavarsi prima di andare a dormire.
Quando furono tutti posizionati nei propri letti, coperti da un semplice lenzuolo, la voce di Chaman interruppe il silenzio: «Certo che da domani ci toccherà lavorare il doppio».
La luce era stata spenta da poco e un’altra voce rispose al ragazzo; era quella di Gerard: «Oramai ci siamo dentro tutti. O ci prepariamo, oppure voi sapete già  cosa ci succederà e anche tu dovresti saperlo Chaman». Poi nella sala si sentì russare e tutti riconobbero lo stile di Chaman.
Dopo un attimo di silenzio assoluto, lo stesso Gerard, riproducendo uno sbuffo, affermò: «E ti pareva … Questo ragazzo è incorreggibile». E in quell’istante i quattro rimasti svegli risero molto; poi calò nuovamente il silenzio e nell’ambiente non volò più nemmeno una mosca.
Maximilian fissò il soffitto e si ricordò tutto quello che il maestro Astral gli aveva detto; poi pensò a ciò che era successo durante l’anno appena trascorso, ma d’un tratto l’ambiente cambiò e la stanza divenne improvvisamente oscura.

****

C’era un odore di zolfo che quasi faceva vomitare da quanto era forte.
Maximilian tentò di alzarsi ma non ci riuscì poiché fu bloccato.
Qualcosa gli impediva di tirarsi su … Lui però, non riusciva a vedere di cosa si trattasse poiché tutt’intorno c’era del fumo denso dal sapore acre.
Un respiro profondo e viscido fece la sua comparsa e quel sapore di zolfo aumentò a dismisura.
Maximilian trattenne a stento i conati di vomito che erano divenuti una costante per il ragazzo.
Egli, nonostante tutto, resistette all’istinto di rimettere.
In seguito il fumo cominciò a diradarsi e la sconcertante visione che apparve ai suoi occhi lo fece spaventare.
Maximilian era tenuto fermo sul suo letto da un’imponente figura.
La sua mole era il doppio di quella di un uomo normale.
L’essere era seduto su di lui in modo da bloccargli il movimento delle gambe, che con il suo peso risultavano inservibili.
L’entità aveva delle robuste braccia, muscolose al punto da sembrare sproporzionate in confronto al resto del corpo.
Delle mani enormi erano strette al collo di Maximilian rendendo difficile la respirazione.
Maximilian provò a guardarlo in faccia, ma la sorpresa fu ancor più grande nel constatare che quell’essere era senza volto: di fatto esso risultava sfocato, come se fosse stato cancellato da una gomma per matita e poi graffiato dagli artigli di un felino.
Da esso si udì una voce paurosamente viscida: «Tu pensi di potermi fermare?».
L’espressione di Maximilian divenne strana e con un fil di voce gli chiese: «Chi sei?».
Dalla sagoma continuava a uscire del fumo nero che si propagava in tutto l’ambiente e, ancora una volta, la solita voce, mostruosamente storpia questa volta, disse: «Non importa chi siamo; ma che cosa vogliamo».
Maximilian stava di fatto soffocando, gli mancava il respiro e la sua faccia iniziò a divenire scura, mentre le sue labbra presero un colore violaceo.
Dall’essere seduto sopra il ragazzo provenne ancora un ammonimento: «Posso ucciderti in qualsiasi momento io lo desideri, addirittura adesso. Tuttavia, devo porti una questione». E si fermò per un attimo, ansimando pesantemente.
In seguito l’essere allentò la presa sul collo del ragazzo e ribadì: «Fa tutto quello che io ti dirò e ti ricompenserò con tutto quello che mi chiederai. Dalla vita avrai ogni genere di soddisfazione: soldi, salute, potere e sottometterai qualsiasi entità al tuo volere».
Fu allora che Maximilian capì di che cosa si trattasse …
La sua risposta non si fece attendere: «Non posso darti quello che chiedi! Non è mia e di certo non posso disporre di cose che non mi appartengono. Ma è mio compito custodirla gelosamente come il più grande dei tesori. So di certo che non puoi toccarla nemmeno tu, poiché non ti è concesso senza il mio consenso; pertanto va via!». Dopo quelle parole la presa dell’essere riprese a stringersi e Maximilian iniziò a contorcersi.
Il ragazzo sentiva la fine vicina, ma a un tratto una luce intensa provenne dal suo petto.
Il lume fu talmente grande e abbagliante che illuminò tutta la stanza e l’essere gridò: «DANNATA CROCE DI SORBO!». Poi un ruggito annunciò la comparsa del drago dorato che scagliò verso l’essere una possente zampata, facendo attenzione a non colpire Maximilian.
L’essere, tuttavia, scomparve nell’oscurità così com’era apparso e nella stanza rimasero solo il drago e Maximilian che lo stava fissando.
Il ragazzo si toccò la gola con entrambe le mani e successivamente tossì, poi si alzò dal letto su cui era steso e si rivolse al drago dorato chiedendogli: «Chi era quell’essere?».
Intanto l’ambiente iniziò a mutare ancora una volta e uno spazio aperto fece la sua comparsa; pareva che quello fosse un deserto.
Lì non c’era nessun tipo di vegetazione, solo tanta sabbia di colore rosso.
Il drago d’oro si avvicinò poi a Maximilian pian piano.
Quando fu abbastanza vicino gli rispose: «Quello è l’origine di tutti i nostri guai».
Maximilian, ancora dolorante alla gola per effetto della presa, cercava di darsi sollievo massaggiando le parti interessate; poi con un fil di voce chiese maggiori spiegazioni: «Cosa intendi per origine dei nostri guai?».
Il drago, guardando verso l’orizzonte, dove i due soli erano in procinto di tramontare, ribadì: «Quello è l’essere più abietto che il creato abbia mai conosciuto. È lui che si cela dietro Adrammalech ed è lui che dovremo ricacciare per ristabilire la pace».
Lo stupore di Maximilian fu tanto nel sentire quelle parole.
Esisteva, dunque, un essere più spietato del demone che li stava minacciando?
Ma a quella domanda non fatta, presto fu data una risposta dallo stesso drago d’oro che disse: «Quell’entità è il capo di tutti i demoni e sta tramando qualcosa di cui ancora non vedo il benché minimo indizio. Non si tratta più di avere a che fare con un essere umano, ma con una bestia».
Maximilian si mostrò molto sorpreso di quello che era appena accaduto: «Come ha fatto a raggiungermi in questo posto? E soprattutto com’è potuta essere così reale quest’esperienza? In fondo siamo solo in un sogno».
Bithor dissentì da quelle parole: «Tutti questi avvenimenti non ti hanno insegnato niente?».
Maximilian non capì cosa intendesse il drago, ma poi le sue parole furono più chiare e aggiunse: «Siamo al cospetto di esseri abietti, il cui fetore si è sparso nei secoli. Nulla è impossibile per loro; non so come facciano, ma sono in grado di puntare il loro obiettivo e di raggiungerlo ovunque esso sia. Naturalmente si guardano bene da attaccare esseri che sono in grado di fronteggiarli, ci provano con persone che ritengono deboli».
Maximilian fece presente: «Se posso essere attaccato anche nei sogni, come farò per difendermi?».
Il drago d’oro lo guardò, sbuffò e poi gli rispose: «Non ti preoccupare, non verrà più e se verrà si terrà lontano. Ha capito che sei protetto e che non può nuocerti in questo modo. È dunque necessario affrontarti sul campo e lì ci sarò anch’io».
Il suo sguardo fece intendere che stava aspettando quel momento; non era dato sapere però, come avrebbe affrontato quell’essere così minaccioso.
L’ambiente intorno a lui, d’un tratto, divenne tutto offuscato e il deserto fu gradualmente sostituito da un posto a lui più consueto: era la sua camera.
Maximilian si stava svegliando.
Anche il drago d’oro stava svanendo come tutto l’ambiente e le facce dei suoi amici si materializzarono di fronte a Maximilian.

****

Gerard stava dicendo: «Max! Max! Tutto bene?».
Maximilian, mezzo frastornato, aprì gli occhi e rispose al fratello: «Certo, sto bene».
Gerard tirò un sospiro di sollievo e ribatté: «Grazie al cielo».
I suoi amici si fecero indietro per permettergli una respirazione migliore.
Chaman gli disse: «Sembrava che stessi soffocando; lo abbiamo capito dai tuoi movimenti e dai lamenti che si percepivano». E gli altri annuirono udite quelle parole.
Maximilian si alzò dal letto, fece un respiro profondo e poi rispose: «Non vi preoccupate; era solo un sogno. Sapete … Di quei sogni che paiono reali. Alle volte succede». Guardò fuori dalla finestra e notò che era ancora buio, parevano le prime ore del mattino.
Egli in seguito chiese: «Ma che ora è?».
Isak gli rispose: «Sono le sei e mezza e tra poco sorgerà il sole».
Un’altra voce sottolineò: «Oramai è inutile andare a dormire di nuovo, tanto vale prepararci per le lezioni visto che inizieranno alle otto e mezza». E tutti furono d’accordo, ma lasciarono che il primo a rinfrescarsi fosse Maximilian poiché quella notte aveva avuto un incubo.
Fu presto il momento di scendere in refettorio per la colazione e per i corridoi si vide il solito via vai di studenti.
I cinque ci entrarono, fecero la fila per prendere ciò che più gli aggradava dalle tavole calde che come al solito erano zeppe di brioche, bomboloni, latte e caffè, latte bianco, tè al limone e pane burro e marmellata.
I ragazzi riempirono il loro vassoio fatto di legno e man mano, facendolo strisciare su una portantina di ferro attaccata alle tavole calde stesse, arrivarono alla fine di esse.
Arrivati lì, si diressero verso il loro tavolo dove consumarono la colazione in tutta tranquillità.
Finita la colazione, si incamminarono verso la classe.
Dopo poco tempo arrivò il maestro Wotan il quale chiuse la porta dietro di sé e a quel punto fu chiaro che le loro amiche, compreso Corine, quel giorno non sarebbero arrivate.
Wotan fece l’appello e poi disse: «Signori, oggi ci è stato comunicato che nell’accademia si sono verificati casi di varicella; alcuni dei vostri compagni si sono ammalati ed è stato necessario metterli in quarantena. Vi invitiamo dunque a non girare tanto per i locali dell’accademia; ciò fino a quando il problema sarà risolto. Ma ora veniamo a noi … Aprite a pagina ventisette». E tutti fecero ciò che il maestro aveva appena chiesto.

***

La campanella suonò e gli studenti uscirono dalle classi; anche per Maximilian e i suoi amici fu lo stesso.
I cinque giunsero nella stanza, vi entrarono e posarono lo zaino; ne uscirono subito dopo per raggiungere il luogo dell’appuntamento con i maestri.
Arrivati di fronte alla fontana principale dei giardini videro che lì c’erano di già tutti i maestri all’infuori di Drenk.
I ragazzi si avvicinarono e li salutarono.
Il maestro Astral disse: «Oggi iniziamo il nostro particolare cammino; tuttavia ricordate … Voi siete stati scelti come futuri custodi delle arti magiche bianche, onorate sempre questa nostra scelta e rendeteci fieri di averla fatta». Si fermò per un attimo, guardò i suoi colleghi e infine aggiunse: «Adesso ognuno di voi andrà con il maestro designato. Buon lavoro a tutti».
I ragazzi, entusiasti, si avviarono verso colui che sarebbe stato il mentore personale e, una volta raggiunto, si dileguarono; ognuno era diretto verso il posto in cui si sarebbe addestrato.
Dian prese con sé Chaman; Loky svanì con Isak; Wotan fece lo stesso con Gerard e Asdar, dopo aver messo una mano sulla spalla sinistra di Hamza, fece perdere le sue tracce riproducendo un incanto.
Erano rimasti solo il maestro Astral e Maximilian … Lui sapeva già che doveva fare un tipo di addestramento diverso dai suoi compagni e ne ebbe poi la conferma da Astral.
Il maestro, prima di partire per il luogo designato, volle spiegare alcune cose al suo alunno: «Suppongo che tu sappia già che dovremo fare un certo tipo di allenamento».
Maximilian rispose: «Sì. Ne sono consapevole».
Il mago non perse l’occasione per ricordargli: «Sai bene che tu non sei un ragazzo come tutti gli altri. Non fraintendermi … Non in senso negativo. In te c’è un essere celestiale che è, probabilmente, la nostra ultima speranza di vincere la guerra contro i maghi neri».
Maximilian annuì e poi ribadì: «So tutto. Non c’è bisogno di dirmi nient’altro. Sa … Spesso ne parlo anche con Bithor e lui mi ha già esposto le cose come stanno».
Il maestro ribatté: «Allora sai bene che il tipo di addestramento che faremo risulterebbe difficile anche per un mago esperto».
Astral si fermò per un attimo, annuì e poi sottolineò: «A questo punto, ogni cosa che può essere utile a combattere i maghi neri e i loro alleati è la bene accetta».
Egli accennò un ghigno e poi disse: «Bene! Visto che non c’è bisogno di aggiungere altro, partiamo per la nostra destinazione».
Il mago pronunciò una formula magica: «Advolo positus delectus!».
I due furono trasportati in un luogo che Maximilian vide per la prima volta.
Lui si guardò intorno: non aveva mai visto qualcosa di così bello.
Maximilian si fermò per un attimo ad osservare un’imponente cascata; egli guardò verso l’alto e vide che non riusciva a scorgerne la fine: essa era altissima.
Loro erano su di un lembo di terra sospeso a mezz’aria proprio sulla grande chiazza d’acqua e, come per magia, rimaneva a debita distanza da essa.
Intorno c’era una fitta foresta con alberi alti e foglie larghe; i versi degli animali quasi coprivano il rumore provocato dalla grande cascata.
Fu lì che il maestro Astral gli rivolse nuovamente la parola: «Questo, Maximilian, è il posto dove d’ora in avanti verremo ad addestrarci. È un posto appositamente scelto per te; lontano da occhi indiscreti e, infine, è protetto da un incanto fatto dal maestro Brot».
Il sorriso sulle labbra di Maximilian non tardò a farsi largo; quell’incantevole posto lo metteva a proprio agio e lo rendeva sicuro.
Il maestro Astral gli chiese: «Sei pronto?».
Maximilian rispose di sì.
Fu allora che il maestro chiese al ragazzo di fare attenzione ai suoi movimenti e di ascoltare quello che diceva.
Egli esclamò: «Gladio!». E, stringendo prima il pugno per poi aprirlo d’improvviso, la sua mano si riempì di elemento luce e quell’elemento assunse la forma di una spada.
La luce sembrava quasi solida ed era accecante.
Il mago in seguito esclamò: «Solvo!». E la spada svanì così com’era apparsa.
Astral si rivolse poi a Maximilian e gli disse: «Su, prova a riprodurre quest’incanto e non preoccuparti di altro». Ma prima che il ragazzo provasse a riprodurre quella magia, esclamò: «Infirmo effectus suavitas magicum … Solvo!». Un fascio di luce, in quell’istante, si propagò per tutto l’ambiente.
Maximilian già sapeva che quello era l’incanto per sopprimere le sue potenzialità; era dunque tranquillo e poteva usare tutte le sue forze nel cercare di materializzare la spada magica.
Il maestro gli disse: «Adesso puoi stare tranquillo, non c’è pericolo per nessuno».
Lui allora esclamò: «Gladio!». Ma non successe nulla.
Fu proprio in quell’istante che il mago si avvicinò a Maximilian e gli fece notare: «Hai visto cosa ho fatto dopo aver pronunciato la formula?».
Maximilian gli disse di sì; tuttavia il maestro gli fece vedere ancora una volta come si doveva evocare la spada elementale ed esclamò: «Gladio!».
Il movimento, Astral, lo fece proprio dinanzi a Maximilian che assistette a tutta la scena.
Lui vide nitidamente il pugno chiudersi e riaprirsi all’improvviso; poi la spada fece la sua comparsa.
Tuttavia, il maestro la rilasciò immediatamente e guardando Maximilian gli chiese:  «Capito?».
Egli rispose: «Certo».
Astral si allontanò e gli fece cenno di riprovare.
Maximilian si concentrò e, ancora una volta, esclamò: «Gladio!».
Prima strinse il pugno della mano destra, poi lo rilasciò velocemente come in precedenza aveva fatto il suo maestro.
D’improvviso si alzò una forte raffica di vento: mai il maestro Astral aveva visto una cosa del genere; all’aria che vorticava verso la mano di Maximilian, si mischiò anche l’acqua che veniva giù dalla cascata.
Anche il terreno fu attirato da quella strepitosa forza; tutto veniva attirato a Maximilian, persino la luce fu risucchiata verso il suo palmo della mano.
Quel punto si stava nutrendo di tutti gli elementi presenti in natura.
Il ragazzo però, non subiva la stessa sorte delle sostanze che si dirigevano verso di lui.
D’un tratto tutto si calmò e nella mano di Maximilian si vide un bagliore giallastro che pian piano cresceva.
Quello sembrava un gas che assumeva la forma di una spada.
Quando tutto il gas prese la forma di spada, il bagliore divenne ancora più intenso.
Maximilian stringeva tra le sue mani una robusta spada elementale.
Gli occhi del maestro Astral si sgranarono e per la prima volta rimase a bocca aperta.
Astral sussurrò: «Ma di che elemento si tratta?».
Sulla spada elementale di Maximilian, di tanto in tanto, si scorgevano delle piccole bolle e il composto di cui era formata apparve d’un tratto instabile.
Si gonfiò all’improvviso e il ragazzo ne fu spaventato; d’istinto la tirò lontano ed essa cadde in acqua.
Il maestro Astral si accorse del pericolo e ancora una volta esclamò: «Supprimo suavitas!». Facendo alcuni segni con le mani.
Egli esclamò frettolosamente: «Precor stilus tutela!». Avvicinandosi a Maximilian.
Una barriera di luce avvolse i due e, proprio in quell’istante, un grosso boato si udì dal posto dov’era stata lanciata la spada.
Delle fiamme altissime, al punto da superare l’origine delle cascate, si levarono al cielo e si formò una coltre densa di vapore che nascose tutto il panorama, tanto da sembrare nebbia fitta.
Il maestro stava proteggendo con il suo corpo Maximilian ed era all’interno di una cupola fatta di luce.
Maximilian chiese: «Maestro va tutto bene?».
Astral era chino su di lui e lo stava stringendo; in quell’istante lo lasciò libero, poi lo guardò e pensò: “Che cos’era quello?”.
La sua espressione era a dir poco stupefatta; in seguito egli chiuse gli occhi per un attimo e dopo averli riaperti rispose alla domanda che Maximilian gli aveva rivolto: «Sì, va tutto bene».
Astral gli mise la mano destra sulla testa e, riproducendo un sorriso, disse: «Ci siamo presi un bello spavento».
Il mago, tuttavia, pensò: “Meno male che mi sono accorto del pericolo. Fortunatamente la barriera ha retto, anche grazie all’incanto di protezione che ho riprodotto prima che Maximilian provasse a evocare la sua spada”.
In seguito il maestro cercò di tranquillizzare il suo allievo: «Sei stato bravo. Hai visto che sei riuscito a evocare la tua spada elementale?».
Maximilian tirò un sospiro di sollievo e rispose: «Non ho ancora fatto niente. Devo riuscire a mantenerla. Non so come, ma a un tratto ho sentito una forte pressione venire dall’interno di essa e non sono riuscito più a dargli la forma».
Astral obiettò: «No Maximilian. Vista la tua età, hai già fatto tanto. Ricordati che nessuno a undici anni ha mai riprodotto quest’incanto». Poi rivolse lo sguardo verso la parte alta della cupola di luce che li proteggeva e pensò: “Temo per quello che apparirà ai nostri occhi quando toglierò la barriera. A ogni modo dovrò aspettarmi qualsiasi cosa, anche di essere sull’orlo di un precipizio”.
Il mago fece un sospiro e si alzò, poiché era inginocchiato vicino al ragazzo proprio per proteggerlo.
Lo guardò ancora una volta e gli chiese: «Sei pronto a dare un’occhiata?». Facendo cenno verso l’esterno della cupola.
Maximilian rispose di sì e il maestro di conseguenza gli disse di avvicinarsi il più possibile.
Astral esclamò: «Solvo!».
La cupola scomparve pian piano.
Maximilian guardò il maestro che pareva molto preoccupato.
La sua espressione era divenuta simile a quella volta in cui incontrarono Melkore nella boscaglia, in occasione del loro precedente allenamento quando Chaman li salvò.
Entrambi però fecero una faccia strana quando la cupola scomparve del tutto: l’intero ambiente circostante era sparito; distrutto.
La cascata era stata sventrata e dell’acqua non vi era più traccia; quell’esplosione l’aveva fatta evaporare tutta.
Cosa aveva provocato tutta quella devastazione?
Di tutto quel bel panorama era rimasto solo un lembo di terra, lo stesso che li stava sorreggendo.
Il lembo di terra era quello che pochi minuti prima fluttuava sull’acqua cristallina.
Laddove c’era il lago, adesso c’era un enorme cratere.
Il maestro si affrettò a dire: «Reditus!». E le due sagome sparirono immediatamente da quel posto ormai desolato e privo di vita; subito dopo il lembo di terra si sgretolò cadendo nel vuoto.

***

Due figure si materializzarono nel giardino dell’accademia.
Il posto era lo stesso da cui Maximilian e il maestro Astral erano partiti.
Quando le loro sagome furono ben visibili, Astral si rivolse all’alunno dicendogli: «Siamo riusciti a fuggire appena in tempo».
Maximilian invece gli chiese: «Perché ho sprigionato tutta quella potenza?».
Astral rispose: «Oramai dovresti sapere che possiedi un elevato potenziale d’offesa, non è una novità. Posso parlare con te liberamente, in quanto dovresti capire in che tipo di situazione siamo: da quando Bithor si è rifugiato dentro di te, non sei più un bambino. La sua esperienza millenaria, poco a poco, si trasferisce in te e pian piano diventi sempre più potente. Ne hai avuto una dimostrazione poco fa. Tuttavia, non devi preoccuparti … Ci siamo noi che ti staremo sempre vicini e vedrai che alla fine potrai padroneggiare questo enorme potenziale».
In quell’istante incominciarono a materializzarsi anche gli altri maestri e, a uno a uno, riapparvero tutti con i rispettivi allievi.
A quel punto, Astral, rivolgendosi a tutti disse: «Il nostro primo giorno di addestramento si conclude adesso. Domani vi aspettiamo qui alla stessa ora».
Tutti i maestri fecero cenno ai loro allievi di rientrare nello stabile.
I cinque non vedevano l’ora di farsi una doccia e di rilassarsi almeno per mezz’ora, giusto il tempo di riprendersi da quella giornata di estenuante allenamento.
Maximilian, Hamza, Chaman, Isak e Gerard salutarono i loro maestri e si diedero appuntamento al giorno successivo.

Un saluto a tutti i lettori; noi ci risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva” il 16° capitolo).

sabato 10 ottobre 2015

Maximilian Arsltain “il canto dell’arcangelo”; 14° capitolo da leggere online.

Ho finito di sistemare anche il quattordicesimo capitolo.
Buona lettura:




CAPITOLO 14
I CINQUE DELL’ACCADEMIA


Erano passati due giorni e nell’accademia la vita era ripresa normalmente; nei corridoi c’erano molti ragazzi e ognuno si dirigeva verso la propria classe munito dei libri necessari.
Lì, in mezzo a loro, c’erano Maximilian e i suoi amici.
I cinque stavano parlando fra di loro e si stavano dirigendo verso l’aula dove si  sarebbe svolta la lezione.
I ragazzi salirono le scale che portavano al piano superiore per poi proseguire verso il secondo piano e alla fine, arrivati al quarto piano, oltrepassarono il laboratorio di magia che si trovava sulla loro sinistra.
La sala delle pozioni era sulla destra del corridoio proprio di fronte alla stanza che li avrebbe ospitati per un intero anno.
La classe era quasi piena di alunni che stavano aspettando il maestro di turno.
Maximilian guardò il resto del gruppo e disse: «Siete pronti per iniziare un nuovo anno?».
Isak, Gerard, Hamza e Chaman annuirono e in seguito tutti e cinque entrarono nell’aula.
Si guardarono intorno poiché ancora non erano abituati a quelle pareti; d’altronde c’erano stati solamente per un giorno, prima che le lezioni fossero interrotte per causa dell’attacco che avevano subito.
I cinque si diressero verso i propri posti; l’aula era uguale a quella dell’anno precedente: al centro c’era la cattedra e tutt’intorno, dislocate a ventaglio, c’erano le file dei banchi che si alzavano su gradoni come in un anfiteatro; là, la voce del maestro si sarebbe sentita perfettamente.
I ragazzi si sedettero dopo aver salutato i loro compagni e si misero tutti vicini, poi poggiarono sul banco il libro che di lì a poco gli sarebbe servito.
Il colore era bianco e sulla copertina c’era scritto: “Imparare a padroneggiare gli elementi della natura”.
Chaman d’un tratto chiese: «Possibile che non sia ancora arrivato il maestro?».
I suoi compagni strinsero le spalle e Gerard rispose: «Mah; suppongo che dovrebbe essere qui da un momento all’altro». Tutti in quell’istante guardarono l’ingresso per carpire il più piccolo movimento.
Maximilian, invece, rivolse il suo sguardo verso i banchi delle ragazze che si trovavano in prima fila allo stesso livello della cattedra e vide che di loro ancora non c’era nessuna traccia.
Quei tavoli erano vuoti …
D’un tratto però, vicino alla porta d’ingresso s’iniziarono a vedere delle sagome ed erano proprio le loro amiche.
Si diressero verso i loro banchi, si sedettero e a quel punto la classe fu al completo.
Corine si girò verso i ragazzi e gli fece un sorriso; poi si mise composta in attesa del maestro.
Dopo pochi istanti il maestro varcò la soglia della classe ma non vi entrò del tutto, poiché stava chiacchierando con un suo collega.
Astral stava parlando con Loky.
Entrambi discutevano con una pacatezza da fare invidia; tuttavia, non si riusciva a capire granché di quello che stavano dicendo.
Chaman, allora, non perse occasione e con un fil di voce disse: «Speriamo che ne abbiano per un po’, così potremo evitare parte della lezione».
Hamza gli sussurrò: «Per carità … Dillo a bassa voce; se il maestro ti ha sentito siamo nei guai».
Chaman, però, affermò: «Non ti preoccupare, figurati se ci ha sentito da questa distanza».
Astral varcò l’entrata proprio in quell’istante, si girò per chiudere la porta e dopo che fu ben chiusa si diresse verso la cattedra al centro della stanza, posò la sua valigetta in pelle nera su di essa e rivolse lo sguardo verso gli alunni per dire: «Vedo che ci siamo tutti».
Il maestro, sempre con calma, spostò la sedia allontanandola dal tavolo e si sedette, prese il registro delle presenze e iniziò a fare l’appello.
Quando ebbe finito, si rivolse ancora una volta alla classe e disse: «Dopo due giorni di pausa, siamo finalmente riusciti a riprendere normalmente le lezioni. Direi che era ora». Posò il registro richiuso sulla cattedra e proseguì dicendo: «Dunque … Vediamo di fare una veloce ripassata». S’interruppe per un attimo, fissò Chaman e gli fece cenno d’avvicinarsi.
Chaman fu sorpreso ma si alzò e si diresse verso la cattedra.
Arrivato lì rimase in piedi fissando il mago bianco che lo guardava senza distogliere mai lo sguardo da lui.
Astral gli chiese: «Chaman; suppongo che tu abbia fatto i compiti assegnati per l’estate. Vero?».
Il ragazzo farfugliò: «Certo. Anche se devo dire di essere stato costretto dai miei».
Il mago chiese: «Cosa? Non abbiamo capito; ripeti in modo che tutta la classe possa sentire».
Chaman, questa volta con voce più alta, disse: «Sì».
A quel punto il maestro si alzò e ribadì: «Deduco, dunque, che tu sappia difenderti dagli attacchi basilari visto che hai  studiato tutta l’estate».
Il ragazzo annuì e non finì nemmeno di muovere la testa che il maestro pronunciò: «Aqua!». Tenendo il palmo della sua mano destra aperto e rivolto verso l’alto.
Astral, in quel momento, chiuse velocemente la mano.
Dell’acqua cadde dal soffitto e si abbatté sul ragazzo davanti al professore.
Chaman fece una strana espressione e tentò di protestare dicendo: «Ma che …». Ma fu interrotto dal maestro che sottolineò: «Vedi Chaman … Se avessi veramente studiato come tu affermi, saresti stato in grado di difenderti da questo piccolo scherzetto. Evidentemente, quest’estate, tu hai solo letto ciò che vi avevo consigliato di studiare».
Chaman, in  parte bagnato e con i capelli zuppi, annuì maldestramente.
In seguito il maestro asserì: «Per chiunque abbia studiato … Spero sia chiaro il modo in cui evitare attacchi di questo tipo. Ovviamente, questi appaiono semplici scherzi ma in caso di duello magico, aspettatevi incanti più potenti». Poi si girò verso Chaman e gli disse «Prego Chaman; adesso puoi riaccomodarti».
Ma Chaman chiese: «Maestro, posso andare in bagno a cercare d’asciugarmi?».
Astral gli rispose: «Hai cinque minuti, poi ti voglio qui per il proseguo della lezione».
Il ragazzo fece cenno di aver capito e si diresse verso la porta, la aprì e scomparve dietro di essa.
Egli ritornò subito dopo ben asciugato e si accorse che i suoi compagni attendevano proprio il suo rientro; non appena richiuse la porta, il maestro Astral si rivolse a lui dicendo: «Questo, mio piccolo studente, ti serva da lezione. Anziché cercare di bighellonare le lezioni, sperando che il tuo maestro perda tempo in chiacchiere, cerca di concentrarti e di non perdere quest’occasione».
In quell’istante tutti risero.
Era evidente che il maestro avesse sentito quello che il ragazzo aveva detto ai suoi compagni, ma Astral non aveva ancora finito di esporre quanto aveva da dire: «Non sprecate i vostri anni; questo momento può sembrare noioso, tuttavia … A voi è stata data quest’opportunità, quella d’imparare l’arte della magia bianca. Riflettete bene su quanto sto per dirvi, poiché un domani toccherà a voi tramandare la nostra sapienza e che voi diventiate maestri, o qualsiasi altra cosa voi sognate di fare, la sapienza la porterete con voi per tutta la vostra vita. Vi sarà utile e vi permetterà di riconoscere la differenza fra il bene e il male».
Chaman nel frattempo si era accomodato al suo posto e il maestro a quel punto affermò: «È il momento di iniziare. Aprite il libro a pagina venticinque».
Tutti gli studenti presero il libro bianco e fecero ciò che gli era stato chiesto; iniziava dunque un altro anno scolastico.

***

La campanella che annunciava la fine delle lezioni si sentì per tutta l’accademia e le classi si iniziarono a svuotare.
Una miriade di alunni si diresse verso la sala mensa in quel momento.
Quel giorno non ci sarebbero state lezioni pomeridiane, anche per dare il tempo ai ragazzi di riabituarsi al ritmo della vita accademica come di solito accade in tutte le scuole i primi giorni.
A tavola, Maximilian e i suoi amici, parlarono della mattinata appena conclusa e ognuno di loro esprimeva le proprie impressioni.
Chaman fu il primo che parlò: «Non capisco come abbia fatto il maestro a sentire ciò che avevo detto a bassa voce».
Hamza gli rispose: «È inutile che tu ci pensi; oramai la frittata l’hai fatta. La prossima volta farai più attenzione».
Chaman annuì dandogli ragione.
Isak aggiunse: «Dopo gli ultimi eventi ci sarà d’aspettarsi un carico di lavoro superiore. Soprattutto per noi».
Anche il resto del gruppo pareva essere d’accordo con lui e Maximilian confermò le parole di Isak: «Penso anch’io che, data la situazione, ci faranno lavorare di più. Già l’anno scorso ci siamo dovuti addestrare separatamente; quest’anno non sarà da meno».
Dopo pochi minuti si avvicinarono a loro Corine e le sue compagne.
Dopo aver salutato, Corine propose: «Ascoltate … Dato che non ci sono molti compiti, avevamo pensato di approfittare degli ultimi giorni di bel tempo e andare nella zona vecchia dell’Asilum questo pomeriggio. Vorreste accompagnarci?».
Tutti e cinque i ragazzi non disdegnarono quella proposta.
Gerard rispose: «Per me non c’è nessun problema». Poi, guardando gli altri e vedendo che anche loro erano d’accordo, rispose per tutti: «Va bene, siamo con voi questo pomeriggio».
Margharet, in seguito, diede loro un appuntamento; fissò l’orologio con il cinturino rosa in pelle che aveva sul polso destro e disse: «Allora siamo d’accordo. Ci incontriamo tra un’ora e mezzo di fronte al portone principale della scuola; da lì, ci dirigeremo verso la zona vecchia».
Tutti annuirono e le ragazze si avviarono verso le loro stanze, poiché avevano già finito di pranzare.
Dopo una ventina di minuti finirono il pranzo anche Maximilian e i suoi amici, poi si incamminarono per i corridoi dello stabile.
Incontrarono molti studenti, alcuni dei quali erano diretti verso la propria stanza, altri invece verso la biblioteca.
Quello era un momento di riposo che nessuno voleva sprecare e il gruppetto dei cinque non faceva eccezione.
I ragazzi discutevano su come sarebbe stato il pomeriggio nella zona vecchia; loro c’erano già stati in precedenza, in occasione della ricerca dei libri di testo.
Chaman, come suo solito, già sghignazzava sotto i baffi e con la sua espressione furbesca faceva presagire un suo atteggiamento sfrontato.
Hamza gli chiese: «Perché ridi sotto i baffi?».
Chaman rispose: «Eh, eh; già pregusto il momento in cui saremo da soli con le ragazze …».
Hamza a quel punto ribatté: «Eh? Lo sapevo; vediamo di non fare figuracce, altrimenti non vorranno più uscire con noi».
Chaman fece finta di non ascoltarlo e si rivolse a Maximilian dicendogli: «Vedrai Max; oggi ci divertiremo un mondo. Non avremo che l’imbarazzo della scelta».
Maximilian però non era del suo stesso parere: «Chaman; veramente le ragazze hanno chiesto di passare un pomeriggio assieme. Non hanno parlato di appuntamento sentimentale».
Chaman s’imbronciò e rispose: «Fai fare a me, il principe dell’universo femminile; io sì che le conosco. Il loro invito altri non è che un modo per chiederci un incontro interessato».
Maximilian accennò un sorriso e chiudendo gli occhi dondolò la testa; così fecero anche i suoi compagni e Chaman, invece, continuò imperterrito a esplicare il modo in cui avrebbe conquistato la sua preda quel pomeriggio.
Salirono fino al convitto, passando per i lunghi corridoi dello stabile; dinanzi alla porta della loro stanza videro i maestri Astral e Loky che confabulavano con Igor, il censore che di solito pattugliava quel piano aiutato da altri due suoi colleghi.
Si avvicinarono e li salutarono; il maestro Astral disse loro: «Ah, eccovi di ritorno dalla mensa».
Loky invece asserì: «Cercavamo proprio voi».
Astral poi continuò: «Volevamo incontrarvi questa sera dopo cena, nella zona insegnati».
Maximilian lo guardò e chiese: «Tutti?».
Il maestro annuì dicendo: «Sì».
Gerard domandò: «È successo qualcosa?».
Loky li tranquillizzò rispondendo: «No. Non è successo nulla. Volevamo solo esporvi il programma che voi cinque svolgerete durante l’anno».
In quell’istante a Chaman sfuggì: «Programma?».
Astral, prima fece un sorriso, poi lo guardò portandosi la mano nei pressi della sua barba bianca e folta, che accarezzò; infine gli spiegò: «Cari miei ragazzi. Voi riceverete lezioni supplementari da noi insegnanti».
La bocca di Chaman si aprì e il ragazzo rimase sorpreso, dimostrandolo sgranando i suoi occhi.
Anche questa volta sussurrò: «No! Lavoro extra anche quest’anno. Non ci posso credere».
Il maestro Astral prima lo rimproverò: «Chaman, quello che è successo in classe non ti ha insegnato nulla a quanto pare». Poi si rivolse al gruppo ribadendo: «Sapete che non possiamo stare con le mani in mano; soprattutto voi cinque, necessitate di un insegnamento veloce. Prima imparate, prima sarete capaci di cavarvela da soli. Dunque, questa sera parleremo di quello che abbiamo intenzione di fare. Il censore è già stato avvisato e sa che dopo cena voi sarete presso i nostri uffici».
I ragazzi a quel punto non dissero più una parola, ma fecero intendere che dopo mangiato sarebbero andati da loro.
Astral prima si rivolse ad Igor ribadendo: «Allora, come d’accordo, questa notte i ragazzi verranno nei nostri alloggi».
Igor gli rispose: «Va bene; provvederò ad avvisare gli altri miei colleghi».
Il loro maestro poi si rivolse ai ragazzi: «Cercate di essere puntuali. Ricordate: alle otto e trenta in punto». E in seguito, dopo aver salutato, i due maghi si avviarono verso la porta che dava sulle scale, lasciandosi alle spalle il gruppo di amici che a loro volta entrarono nella camera assegnatagli l’anno precedente.
Appena richiusa la porta, Isak, che era l’ultimo dei cinque, chiese: «Giornata piena eh?».
Come non dargli ragione e, in effetti, anche Maximilian confermò ciò che Isak aveva appena detto: «Beh, oggi la giornata è densa d’impegni. Non avremo proprio tempo di rilassarci durante la nostra passeggiata con le ragazze». E dopo aver detto quelle parole, ognuno di loro si prese un attimo di riposo.
Tutti si sdraiarono sul proprio letto tranne Isak, che si accomodò seduto davanti alla sua scrivania e aprì uno dei libri che aveva preso nei giorni precedenti in biblioteca.
Chaman, quando lo vide, chiese: «Ma Isak … Come fai a stare chinato perennemente sui libri?».
Il ragazzo smise di leggere e gli rispose: «Questione di passioni. A me piace tanto leggere, direi che l’adoro. Immaginate di immergervi in un mondo che la vostra mente crea, dove tutto è possibile e dove ci si sente liberi da ogni vincolo; senza contare che ci sono dei libri che contengono importanti informazioni. Nel nostro caso molto utili». E detto quello si chinò nuovamente sul libro.
Chaman, guardando bene il libro che Isak stava leggendo, lo riconobbe e chiese nuovamente: «Isak; quel libro già l’ho visto prima, in occasione del giro che abbiamo fatto in biblioteca».
Isak smise nuovamente di leggere e guardò Chaman, poi gli rispose: «È inutile, con voi qui mi sa che non riuscirò a leggere nulla».
Chaman, incurante di ciò che aveva appena affermato l’amico, chiese: «E non sei contento?».
Isak lo guardò indispettito e rispose: «Vorrà dire che mentre tu farai le tue cosucce, verrò a disturbarti».
Udite quelle parole i ragazzi risero.
Chaman, però, come al solito ebbe la risposta pronta e disse: «Non penso che riusciresti a trovarmi quando osservo».
Hamza precisò: «Quando fai il guardone; vorresti dire».
Il ragazzo, indispettito da quell’affermazione, rispose: «Ah, ah; adesso mi offendete. Quello non è fare il guardone; semplicemente … Mi considero una persona curiosa che cerca di avere delle risposte».
Hamza chiese ancora: «E che risposte cercheresti? Di grazia!».
Chaman sembrava offeso e imbronciato; in seguito disse: «Voi non capireste quello che cerco di fare».
Gerard a quel punto s’intromise nel discorso affermando: «No, no … Sappiamo bene cosa cerchi di fare».
Udite quelle parole, Chaman ribatté: «Per forza lo sai … Tu ti unisci a m …».
La bocca di Chaman fu chiusa dalla mano destra di Gerard, alzatosi velocemente dal suo letto per raggiungere l’amico sdraiato al suo posto.
Egli si affrettò a dire: «Ehm … Non stava dicendo nulla d’interessante». Ma tutti lo guardarono in maniera strana in quell’istante.
Gerard tolse la mano dalla bocca di Chaman, dalla quale provenivano strani versi, e gli disse qualcosa a bassa voce ma nessuno capì cosa avesse detto.
Il solo Chaman parve aver capito quello che farfugliò Gerard.
Il fratello di Maximilian disse a Isak: «Chaman comunque ha ragione, quel libro lo hai preso in biblioteca l’altro giorno».
Maximilian volle però puntualizzare: «Gerard … Anche io, che sono il più piccolo, ho capito che stai cambiando discorso; ma prima o poi suppongo ci direte cosa state combinando, no?».
I due sviarono nuovamente dal discorso, nonostante anche Maximilian avesse capito che nascondessero qualcosa.
Isak a quel punto si armò di pazienza e, dato che mancavano ancora tre quarti d’ora al loro appuntamento con le ragazze, disse: «E va bene; siete disposti a dedicarmi mezz’ora?».
I quattro amici, tutti stesi sui letti, annuirono incuriositi e lui continuò dicendo: «Tutto risale a quest’estate; quando in vacanza leggevo alcuni libri storici …».
La voce di Chaman interruppe nuovamente il suo discorso: «Ti pareva che non stavi leggendo … Anche in Vacanza poi!».
Isak, contrariato, gli rispose: « Chaman; vuoi finirla di interrompermi?».
Dal ragazzo, che fu guardato in maniera minacciosa da tutti i suoi amici, provenne un timido: «E va bene, prometto di stare zitto».
Isak esclamò: «Era ora!». Poi si concentrò nuovamente e riprese il racconto: «Dicevo … Quest’estate mi è capitato di leggere una leggenda, la quale parlava di un essere di grande potenza che appare una volta ogni diecimila anni. Ma non senza alcuni presupposti».
Maximilian fece una domanda: «Di che essere si tratta?».
Isak rispose: «Datemi un attimo e ci arriviamo. Quest’essere è potente e si manifesta quando il mondo è sotto l’attacco di entità malvagie. Si narra che sia un soggetto completo che può fronteggiare anche il più temibile dei demoni».
Il ragazzo prese il libro con la copertina dorata e la mostrò ai suoi amici.
Sul frontespizio c’era scritto: “La leggendaria figura di Rhone L’invictus”.
Quel libro era bellissimo: la copertina era ornata con decorazioni tutte fatte a mano; c’erano zampe di drago, c’erano persino minacciosi occhi felini immersi in una folta flora irriconoscibile.
I ragazzi rimasero a bocca aperta e quel libro attirò tutta la loro attenzione; in seguito Isak continuò dicendo: «Si narra di un’entità forte e indomita che si erge a difesa del mondo quando questi è minacciato da potenze oscure. Combatte l’oscurità e la sua morte causerà la sconfitta di tutte le forze avverse. Egli morirà per innescare un potere superiore per poi ritornare alla vita quando ce ne sarà il bisogno. Praticamente non muore mai; come la fenice, risorge ogni volta».
Tutti assieme, quasi si fossero messi d’accordo, esclamarono: «Eh la miseria!».
Maximilian insistette: «Dai, raccontaci il resto».
Isak, stringendo le spalle, aggiunse: «Purtroppo, quello che sapevo ve l’ho già detto. Proprio per questo motivo ho noleggiato il libro che parla di questa leggenda. Posso solo aggiungere che Rhone, a quanto pare, è un nome nella lingua dei draghi ma ne ignoro il significato».
Hamza, anch’esso incuriosito, propose: «Che ne dici se lo leggessimo assieme?».
Isak rispose: «Si può fare; ma oggi penso sia improponibile incominciare. Sarà meglio sentire cosa ci faranno fare i maestri e poi ci organizzeremo. Più siamo, meglio è; mi aiuterete nel capire di cosa si tratta».
Tutti annuirono; tuttavia, il tempo era passato velocemente ed era già l’ora di raggiungere le ragazze che li aspettavano vicino all’entrata dell’accademia.
Si alzarono di fretta e furia dai letti e, dopo aver messo a posto alcune loro cose, si precipitarono verso l’uscita.
Percorsero i corridoi, scesero le scale fino ad arrivare nell’atrio e lì, vicino al portone principale, c’era tutto il gruppo delle ragazze che li stava aspettando.
Quando le loro amiche li videro, guardando l’orologio e, riproducendo alcune smorfie, fecero intendere ai ragazzi che erano in ritardo.
Margharet fece presente: «Di solito siamo noi ragazze che facciamo aspettare, ma a quanto pare per voi la regola non vale. Avete dieci minuti di ritardo!».
Maximilian rispose: «Scusateci, siamo stati impegnati in alcune faccende che non potevano essere rimandate. La prossima volta saremo puntuali; lo promettiamo».
Anche i suoi amici fecero capire la stessa cosa e fu allora che Margharet aggiunse: «E va bene, per questa volta siete perdonati».
Durante il tragitto incontrarono dei vecchi maghi, vestiti con le tuniche bianche che facevano risaltare le loro folte barbe dello stesso colore le quali gli arrivavano fino alla pancia.
I maghi discutevano di argomenti inerenti alla magia e i ragazzi, per quello che riuscivano a sentire, si chiedevano di quali strani discorsi si trattava.
Le case, fatte di tufo e di pietre, parevano chinarsi leggermente su una via costellata di piccoli blocchi uniti tra loro dalla sabbia fine.
La luce filtrava a malapena, poiché le stesse case riproducevano ombre che coprivano tutta la via che i ragazzi avevano percorso.
Anche se quei posti li avevano già visitati in precedenza, la curiosità li spinse a guardarsi in giro come se per loro, quel posto, fosse sconosciuto.
Corine d’un tratto disse: «Eccoci qua, siamo arrivati».
I ragazzi si guardarono in giro e Chaman chiese perplesso: «Ma scusate, dove sono i giardini in cui dover sostare e chiacchierare?».
Margharet ribatté: «E chi ha mai parlato di giardini?».
La risposta di Chaman arrivò subito: «Non ci posso credere». Poi, osservandosi attorno, fece cenno al resto del gruppo verso un punto ben definito.
I cinque ragazzi fecero ciò che Chaman gli aveva chiesto e quando il loro sguardo fu rivolto verso la piazza che si trovava dietro di loro, assunsero un’espressione sconsolata.
Hamza annuì serrando le labbra e con la sua solita calma disse: «Lo sapevo, ci hanno portato qui per farsi un giro alla fiera. Altro che passeggiata con gli amici».
Isak lo guardò e sussurrò: «E sai che allegria girare per i mercatini …».
Gerard fu dello steso avviso e Maximilian annuì.
Margharet gli chiese: «Cosa state borbottando voi?».
Chaman cercò di non far capire cosa avevano detto: «No, no, niente. Dicevamo solamente che questa è stata una bella sorpresa; cade proprio a fagiolo, mi serviva della biancheria». E facendo in modo che le ragazze non se ne accorgessero, di soppiatto fece un cenno agli amici che come al solito trattenevano a  stento le risate.
In seguito Maximilian disse: «Beh, già che ci siamo facciamo un giro. Potremo trovare qualcosa d’interessante». E si inoltrarono in mezzo alla folla che si aggirava tra le bancarelle.
Margharet, Sara e Corine, confabularono qualcosa; i ragazzi a causa di tutto quel frastuono non capirono granché della loro conversazione.
Corine si avvicinò e fece in modo che tutti i ragazzi sentissero le sue parole: «Ascoltate ragazzi».
Il frastuono di chi contrattava con i mercanti copriva nettamente quel tono.
Tuttavia, i ragazzi si avvicinarono il più possibile e alla fine riuscirono a comprendere: «Noi ragazze abbiamo deciso di staccarci un attimo da voi. Ci dirigiamo verso alcune bancarelle che, di certo voi, trovereste … Ehm … Come dire … Noiose».
I cinque amici si guardarono l’un con l’altro, poi tutti strinsero le spalle e annuirono.
Allora la ragazza puntualizzò: «Ci troviamo tra un’ora e mezzo qui, dove siamo in questo momento». E quando si furono messi d’accordo, le ragazze scomparvero in mezzo alla folla.
Gerard chiese agli amici: «Beh, ora cosa si fa?».
Chaman, prima guardò gli altri, poi rispose: «E cosa vuoi che facciamo … Via! Verso il primo bar a bere della buona bibita gassata».
Hamza fu d’accordo con lui: «Per questa volta devo dargli ragione. Non mi va proprio di girovagare nella fiera».
Presto detto, i cinque si avviarono verso un bar non lontano di lì e vi entrarono; infine si accomodarono sulle sedie fatte in vimini.
Dinanzi a loro c’era un tavolo rotondo di piccole dimensioni.
Si guardarono in giro per richiamare l’attenzione del barista e quando lo misero a fuoco, Hamza agitò la sua mano destra in modo da far capire all’uomo di voler ordinare qualcosa.
Egli si avvicinò e, con voce grossolana, prima li salutò poi gli chiese: «Cosa posso portarvi?».
I ragazzi fecero la loro ordinazione; quasi tutti presero della bevanda gassata al gusto d’arancia tranne Isak, che preferì del latte e menta.
Dopo aver preso l’ordine, il grosso uomo con i baffi lunghi e neri, e per metà stempiato, prese il blocchetto su cui stava scrivendo e si avviò verso il banco, dove incominciò a preparare quello che i ragazzi avevano richiesto.
Era vestito con una camicia bianca, sbottonata e leggermente aperta.
Mai visione parve più disgustosa ai loro occhi, poiché il basso e tozzo uomo aveva parecchi peli sul petto, tanti da assomigliare a un orso bruno.
Chaman puntualizzò immediatamente la cosa: «Urca! Avete visto che foresta ha quel tizio sul petto?».
Ma i ragazzi lo azzittirono immediatamente e Maximilian sottolineò: «Chaman, se ci sente ci metteremo di sicuro nei guai».
Chaman comprese quello che i suoi amici gli avevano detto e da allora non proferì più parola sull’argomento.
Iniziarono a discutere su quello che i maestri gli avrebbero detto in serata; si sentì Chaman che diceva: «Accidenti! Anche quest’anno ci è andata male. Non solo ci toccherà studiare nelle ore mattutine, ma anche con loro nel tardo pomeriggio».
Isak fece una domanda: «Mi chiedo … Come faranno a seguirci direttamente e allo stesso tempo fare lezione?».
Gerard, Hamza e Maximilian strinsero le spalle; infatti, nessuno di loro immaginava che le lezione quell’anno fossero state accorciate di un paio d’ore nel pomeriggio appositamente per permettere ai maestri di seguire i cinque promettenti ragazzi.
La loro conversazione poi s’incentrò sull’attuale situazione e Gerard chiese a Maximilian: «Adesso che siamo riusciti a respingerli nuovamente, saremo lasciati in pace per un po’?».
Maximilian fece una smorfia e accennò con il capo a un no: «Non penso proprio. Nel mondo umano ci sono ancora Adrammalech e Idrolerna. Suppongo dunque, che si stiano nascondendo in attesa che il loro padrone gli ordini di intervenire». Lui rispose.
Hamza, udita quell’affermazione, esclamò: «Cosa! Idrolerna? Non ci avete mai parlato di questo».
Maximilian annuì e poi aggiunse: «Non ci siamo mai confrontati su questo argomento. Ma, visto che ci siete dentro anche voi, sarebbe giusto dirvi quello che è successo. Ci siamo imbattuti in un essere acquatico che per metà è un serpente, l’altra metà non l’abbiamo vista dato che siamo stati costretti a fuggire».
I tre loro amici a quel punto vollero sapere di più.
Isak esclamò: «Un serpente acquatico!».
Maximilian annuì ancora una volta e confermò: «Esatto; un grosso serpente d’acqua e vi dirò di più … Questo serpente è dotato di sette teste. Ha attaccato la nostra nave e l’ha ridotta in pezzettini; solo grazie al maestro Astral siamo riusciti a scappare».
I tre amici di fronte a loro rimasero stupiti di quanto gli fu detto e Isak chiese: «Questa storia ci è nuova. Perché non ce ne avete parlato prima?».
Chaman e Hamza furono dello stesso avviso, infatti stavano lì seduti a osservare sbigottiti i due fratelli.
Maximilian si affrettò ad affermare: «Ci è stato imposto di non dire a nessuno quanto accaduto».
Gerard aggiunse: «Come ha detto Maximilian, i maestri ci hanno vietato di dare queste informazioni». Poi guardò il fratello e chiese: «Voi continuare tu?».
Maximilian fece cenno di sì e continuo il discorso lasciato a metà: «Dunque … In primo luogo, voglio spiegarvi il perché vi dico questo. Non posso più tacere, soprattutto con voi; abbiamo rischiato la vita assieme e suppongo che accadrà ancora».
Intorno a lui c’era il più assoluto silenzio e le facce dei compagni si erano fatte di colpo serie.
L’atmosfera fu smorzata dall’oste che arrivò e disse: «Ecco a voi ragazzi … Quello che mi avete ordinato». Egli poi riprese il vassoio rotondo col quale aveva portato le bibite, si girò e ritornò dietro al banco; lì riprese il suo lavoro.
I cinque amici seduti attorno al tavolo, continuavano a discutere e la voce di Maximilian si udiva a malapena: «Quest’estate siamo andati a cercare il mago rosso rifugiatosi in questo mondo. Il suo nome era Ivan».
Una voce esclamò: «Era!».
Maximilian fece cenno di sì e ribatté: «Era, Chaman, poiché è morto. È stato ucciso da Adrammalech. Ricordo che la sua stazza era molto più piccola allora e la sua testa pareva quella di un gufo».
Un’altra voce domandò: «Cosa … Un mago rosso è stato ucciso?».
Maximilian ribadì: «Esatto Isak; proprio così».
Isak, mettendosi una mano sulla parte sinistra della faccia, disse: «Non posso crederci. Siamo veramente nei pasticci».
Gerard, sentita quell’affermazione, gli domandò: «Perché dici questo?».
La risposta non tardò ad arrivare: «Semplice … Dato che mi sono informato sull’argomento, posso assicurarvi che battere un mago rosso non è poi così facile. Dei tre maghi è ritenuto quello più potente e un suo incanto incute terrore persino nei demoni i quali si guardano bene dall’attaccarli».
Egli poi fece un’altra domanda: «Maximilian, tu l’hai visto. Dimmi come si è comportato durante lo scontro?».
Maximilian rispose mestamente: «Non ho visto granché. Mi sono limitato a difendermi ed ero concentrato nel farlo, al punto da non accorgermi di quanto gli stava accadendo. Poi, di colpo, la situazione è precipitata e io mi sono ritrovato Adrammalech di fronte; mi stava quasi per colpire con i suoi artigli, quando un corpo si è messo davanti a me per proteggermi. Ivan è stato trafitto dagli artigli del demone».
Hamza e Chaman, quasi simultaneamente, esclamarono: «Cavolo!».
Isak fece un’ipotesi: «Hm … Tutto lascia intendere che i maghi rossi abbiano perso i loro poteri; o, perlomeno, siano stati impossibilitati a riprodurre l’incanto di cui ha parlato Corine. Aiutatemi il …».
Gerard finì la frase: «Canto dell’Arcangelo».
In quel momento intrecciarono gli sguardi e Isak confermò: «Ecco … Proprio quello». Poi aggiunse: «Ci conviene raccogliere più informazioni possibili a riguardo. Rimane il fatto che con i maghi rossi fuori dai piedi, quell’entità potranno avere libero accesso al mondo umano e … Senza nessuno che li ostacoli».
Maximilian però non era d’accordo: «No. Su questo ti sbagli, finora siamo stati all’altezza della situazione e gli abbiamo dato del filo da torcere. Tutti i maghi bianchi caduti, per non parlare dello stesso Ivan e degli esseri magici corsi in nostro aiuto … Non possiamo dimenticarci del loro sacrificio. In un modo o nell’altro riusciremo a fermarli».
Gerard affermò: «Valuta bene la situazione Maximilian. Loro sono numerosi e forti, per non parlare di quello che effettivamente rappresentano. Hanno conquistato un intero mondo».
Suo fratello, un po’ contrariato, si rivolse a lui dicendo: «Gerard, guardami negli occhi».
Egli fece ciò che gli era stato chiesto.
Maximilian in quel momento disse: «Io so per certo che non possono vincere. Qualsiasi cosa facciano, dovranno superare noi. E badate bene … finora non sono riusciti a fermarci, nonostante tutte le loro forze schierate fossero spietate».
Chaman si unì alla conversazione: «Sarà, ma tieni bene a mente che siamo solo dei ragazzi. Siamo apprendisti maghi bianchi che muovono i primi passi nel mondo della magia».
La risposta di Maximilian fu ancora più decisa: «Non mi arrenderò mai. Come posso farlo? Tutti i bambini, tutte le persone verrebbero assoggettate a loro. Un mondo senza giustizia e privo di ogni sentimento; che mondo sarebbe?».
I compagni abbassarono lo sguardo e non ebbero il coraggio di guardarlo negli occhi.
Maximilian li spronò: «Andiamo, siamo stati grandi e … Tutti assieme».
I suoi amici incrociarono lo sguardo con quello di Maximilian che disse ancora: «Qualsiasi cosa succeda, noi rimarremo uniti. Vedrete, saremo ricordati come i cinque dell’accademia».
La voce di Isak si distinse fra tutte: «Maximilian … Finora abbiamo combattuto bene assieme. Tuttavia, le nostre conoscenze della magia ci impongono di agire con cautela. Se dovessimo avere uno scontro diretto con loro, senza l’aiuto dei maestri, sarebbe la nostra fine».
Quella frase fu avallata da tutti i presenti: Chaman, Gerard e Hamza i quali lo guardavano e aspettavano una sua risposta che non tardò ad arrivare: «Per la magia lasciate fare a me. Voi supportatemi con le vostre particolari abilità. Tu, Isak, hai il dono della precognizione; tu, Hamza, hai il dono della telecinesi; tu, Chaman, hai il dono della smaterializzazione senza bisogno delle formule magiche; e tu, Gerard, sei il mio fratellone coraggioso. Ho bisogno di voi, siete le persone che mi completano e che mi aiuteranno a sistemare questa faccenda una volta per tutte».
Tutti presero i loro bicchieri e tracannarono il suo contenuto e, quando ebbero finito di bere, uno dopo l’altro acconsentirono ad aiutare Maximilian.
Hamza parlò per ultimo e ribadì: «Maximilian; era sottointeso che ti avremo aiutato qualsiasi cosa fosse capitata. Tieni a mente che ci saranno parecchie complicazioni, anche per quanto riguarda i maghi bianchi che di certo non permetteranno a dei ragazzi come noi di cacciarsi in guai che nemmeno loro immaginano. Sei pronto a sopportare tutto il peso di quello che accadrà?».
Maximilian, alzatosi in piedi dolcemente, sottolineò: «Sono pronto ad assumermi ogni responsabilità derivante dalle nostre azioni».
Hamza si alzò in piedi anch’egli, guardò il resto della truppa, e disse rivolgendosi a Chaman: «Ok. Caro amico, avremo bisogno di tutta la tua diabolica immaginazione per inventare scuse».
Chaman allargò le braccia per poi riportarle nella posizione originale e, alzatosi anch’egli, rispose: «E va bene … Speriamo solo di uscirne vivi».
Si diressero poi verso il banco, pagarono le loro consumazioni e uscirono all’esterno del bar.
I cinque, infine, si incamminarono verso il luogo dove dovevano incontrare le ragazze.

Un saluto a tutti i lettori; noi ci risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva” il 15° capitolo).