Quindicesimo capitolo sistemato.
Buona lettura:
15° CAPITOLO
ADDESTRAMENTO INTENSIVO
Nell’atrio dell’accademia c’erano molti
studenti quel giorno; ognuno di loro si stava dirigendo verso le proprie
stanze.
Maximilian, i suoi amici e le tre ragazze
entrarono proprio in quel momento nell’accademia; stavano ritornando dal
mercato.
Le ragazze avevano in mano alcune buste,
mentre i ragazzi erano stati caricati con le più impensabili cose che si
potessero comperare alla fiera.
Chaman, completamente pieno di pacchi,
chiese: «Uffa … Ma siamo arrivati?».
Gli altri ragazzi non parlarono, si sentivano
solamente dei lamenti che provenivano proprio da loro.
Quando furono in mezzo all’atrio Margharet
affermò: «Direi che siamo arrivati; ma non vorrete mica che tre povere ragazze
si portino tutto quel peso fino alle proprie camere …».
Hamza, imbronciato, esclamò: «Non ci penso
proprio! Vi abbiamo aiutato fin qui, ora tocca a voi portare tutto in camera
vostra».
Le ragazze, però, sapendo chi era il più
disponibile, si avvicinarono a Chaman e incominciarono a corteggiarlo
dicendogli: «E tu permetteresti che ci obblighino a portare tutto quel peso?».
Chaman divenne rosso e fece una strana
espressione, poi disse: «No … Proprio non posso permettere una cosa del genere.
Ragazze che faticano in mia presenza; e che cavaliere sarei mai?».
La voce di Hamza si udì nuovamente:
«Accidenti a voi ragazze; ci avete fregato».
Le tre figure femminili, dopo avergli fatto
un sorriso, si girarono e si scambiarono un cenno d’accordo; e fu così che i
cinque ragazzi furono costretti a portare quello che le loro amiche avevano
comprato fino alla camera delle tre.
Il gruppo non fu contento di quella
situazione, l’unico che pareva felice fu Chaman.
Maximilian e i suoi compagni arrivarono di
fronte alla camera delle amiche e posarono i pacchi sul pavimento.
Hamza gli chiese: «Contente adesso?».
Maximilian disse di più: «Spero che non ci
facciate lavorare così ogni volta che usciamo assieme».
Corine rispose: «Non vi preoccupate; questa è
la prima e l’ultima volta che facciamo compere in vostra presenza».
Isak esclamò: «Grazie a Dio!». In modo
ironico.
A quel punto, tutte e tre le ragazze si
offesero e, di conseguenza, Sara ribatté: «Siete i primi ragazzi con cui esco
che si lamentano e si rifiutano di aiutarmi».
Hamza però, riproducendo un’espressione
dubbiosa, rispose: «Non ci è stata data la possibilità di rifiutare».
Anche gli altri fecero intendere la stessa
cosa.
Le amiche, tuttavia, fecero finta di nulla e
salutarono, poi si diedero appuntamento per la cena.
Maximilian, Chaman, Hamza, Isak e Gerard
andarono in camera loro, si lavarono e si prepararono per andare a cena.
Durante il tragitto gli studenti li
guardavano e taluni gli chiesero: «Dov’è finita la mercanzia delle vostre signore?».
Altri invece gli domandarono: «Finito di
servire le ragazze?».
I cinque erano palesemente contrariati; li
stavano prendendo in giro per aver trasportato tutta quella roba.
Hamza sussurrò: «Ecco, lo sapevo; siamo
diventati lo zimbello della scuola».
Maximilian invece cercò di rassicurarlo
dicendo: «Anche se gli altri ci stanno prendendo in giro, non c’è niente di
male nel dare una mano ai propri amici».
E così, dopo aver attraversato i lunghi
corridoi dello stabile, arrivarono nella sala pranzo; i cinque si sedettero al
loro posto dopo aver preso da mangiare dalle tavole calde.
Il gruppo, non appena terminato il pasto, si
diresse all’appuntamento con i maestri come gli era stato richiesto.
Gli studenti bussarono alla porta che
separava la zona riservata ai loro mentori e, come di solito, si vide una
sagoma che pian piano si avvicinava.
La sagoma aprì la porta fatta di vetro e i
cinque scoprirono che quella sagoma altri non era che il maestro Loky.
Egli li guardò e disse: «Ah, siete arrivati».
Si defilò sul suo lato destro e, tenendo aperta la porta, gli fece cenno con la
mano sinistra di entrare.
I cinque varcarono la soglia e Loky lasciò la
presa richiudendo dietro di loro la porta che delimitava quella zona; poi si
mise alla testa della combriccola e fece strada attraverso il lungo corridoio.
Hamza, Chaman e Isak si guardarono intorno e
rimasero meravigliati di quanto stavano vedendo.
Lì c’erano dei quadri che parevano reali;
c’erano armature da entrambi i lati del corridoio e armi antiche si potevano
ammirare rinchiuse in bacheche ben protette da sbarre di ferro.
Il maestro si fermò davanti a una stanza.
Maximilian e Gerard già sapevano di che
stanza si trattasse e vi entrarono per primi.
I loro tre amici rimasero per un attimo
incantati e continuarono a guardarsi in giro, poi fissarono il soffitto e
videro una scena strabiliante: pareva che il soffitto fosse molto più alto di
quello che si aspettavano, esso andava ben oltre i tre metri di altezza che il
piano permetteva.
Dell’edera rigogliosa ne riempiva ogni
singolo spazio, al punto da non permettere di vedere l’intonaco sottostante.
L’edera si muoveva e pareva possedere vita
propria.
Il maestro Loky incoraggiò i ragazzi a
entrare: «E voi che fate, non entrate?».
Chaman gli fece notare, sollevando il suo
indice al cielo: «No; entriamo, entriamo. Solo che abbiamo notato quella cosa,
ehm … Come dire … Un tantino strana».
Il maestro sorrise e rispose: «Possibile che
dopo tutto quello di cui siete stati partecipi, vi stupiate ancora di queste
frivolezze? Su, forza, entrate. Abbiamo cose importanti di cui discutere».
I ragazzi annuirono e fecero ciò che gli era
stato chiesto.
Entrati nella stanza, videro che erano
presenti tutti i maestri e non mancava proprio nessuno.
I cinque salutarono e subito dopo furono
invitati a sedere dal maestro Astral che era in piedi di fronte i propri
colleghi.
Nella stanza si percepiva un forte odore
d’incenso e, nonostante le finestre fossero aperte, c’era ancora un caldo
tipico dei mesi estivi anche se essa era agli sgoccioli.
Lì, attorno a un tavolo ovale e seduti su
delle sedie fatte di legno e vimini di colore ciliegio, i ragazzi si guardavano
in volto un po’ intimoriti.
Il maestro Loky disse: «Eccoli qua, ve li ho
portati sani e salvi». E poi, con ironia, accennò il suo solito sorriso.
Astral si rivolse a loro dicendogli:
«Iniziamo senza preamboli. Ho la vostra attenzione?».
I ragazzi annuirono e il Maestro continuò:
«Come vi ho accennato, voi cinque, oltre che a frequentare le normali lezioni
che si svolgeranno in mattinata, verrete seguiti personalmente da uno di noi.
Ogni maestro prenderà in consegna uno di voi». Udita quell’affermazione, i
ragazzi spalancarono i loro grandi occhi.
Isak però fece un’obiezione alzando la sua
mano per richiedere la parola, che gli fu accordata dopo poco.
«Non riesco a capire quanto tempo passeremo
con voi, dato che le lezioni pomeridiane presuppongono la vostra presenza».
Disse il ragazzo.
Il maestro Astral diede ragione a Isak: «Hai
ragione giovanotto; tuttavia, quello di cui non siete al corrente è che
quest’anno le lezioni si protrarranno al massimo fino alle quindici. Dunque, da
quell’ora, noi saremo a vostra disposizione».
I cinque furono sorpresi da quella decisione.
Astral gli diede maggiori informazioni: «Sì.
Come potete immaginare, le lezioni sono state accorciate. Questo in virtù del
vostro addestramento». E dopo un attimo di pausa, il maestro continuò: «D’ora
in avanti ognuno di voi trascorrerà il pomeriggio con uno dei maestri. Dian
seguirà Chaman; Loky seguirà Isak; Wotan seguirà Gerard; Asdar seguirà Hamza e
io seguirò, com’è già avvenuto lo scorso anno, Maximilian. Il maestro Drenk
rimarrà qui nell’accademia; lui si occuperà di assistere gli studenti rimasti
nello stabile, d’altronde non possiamo lasciarli soli senza nessuno che gli
stia vicino». Disse il maestro toccandosi la barba.
Il mago, in seguito, ribadì: «Tutti voi
verrete addestrati con particolare attenzione, in altre parole vi faremo
seguire un programma insolito per ragazzi della vostra età».
I cinque amici, seduti sulle rispettive
sedie, prima si guardarono in faccia l’uno con l’altro, poi fecero cenno verso
Maximilian.
Egli chiese: «Dove si terranno questi
addestramenti?». Incuriosito.
Il maestro annuì e rispose: «Come l’anno
scorso, ci incontreremo fuori dallo stabile; quest’anno ci daremo appuntamento
nel giardino, di fronte alla piccola fontana che si trova in mezzo ad esso».
Hamza fece ancora una domanda: «Subito dopo
le lezioni?».
Il maestro replicò: «Con calma Hamza; con
calma. Al suono della campanella, che indicherà la fine delle lezioni
pomeridiane, voi vi dirigerete prima nelle vostre camere; poserete i vostri effetti
e poi ci raggiungerete al posto convenuto».
Astral poi affermò: «Or dunque; prestatemi
ancora un attimo di attenzione … Dopo aver parlato anche con il gran maestro,
siamo arrivati alla conclusione che è ormai tempo di addestrarvi intensamente.
In poche parole vi insegneremo tutto ciò che noi conosciamo. Ma vi avverto,
sarà estremamente difficile; armatevi di buona volontà e soprattutto non fatene
parola con nessuno».
I ragazzi fecero cenno d’aver compreso; uno
di loro disse: «Non riusciremo mai fronteggiare esseri come quelli che abbiamo
incontrato». La voce era quella di Isak che si era poggiato con i gomiti sul
tavolo davanti a lui, stringendo i pugni e unendoli entrambi all’altezza del
mento.
La risposta arrivò subito: «Non metto in
dubbio la vostra giovane età; non chiedo nemmeno grandi sacrifici a voi cinque.
Tuttavia, voi tutti sapete che non conta l’età che si possiede, ma la
determinazione che si ha. Dunque … Chi combatte contro di noi è molto potente,
quello è fuori discussione, ma noi dobbiamo essere consapevoli che possediamo
ciò che serve per fermali. Fino ad adesso, non sono stati in grado di
sconfiggerci e di certo non si arrenderanno; di questo potete starne certi».
Hamza affermò: «Maestro, bisogna tenere in
considerazione anche i nostri genitori. Non credo proprio che diano il permesso
di esporci a certi problemi». E con le mani fece alcuni strani cenni.
Il maestro fu d’accordo con lui: «Certo,
anch’io se avessi un bambino eviterei di esporlo a questi pericoli. Ma non
dimenticare che tu stesso hai combattuto più volte e non devo dirlo io che se
perdiamo questa battaglia non ci sarà una seconda possibilità. Anche i vostri
genitori converranno con noi che o si lotta tutti assieme, oppure non c’è
futuro per l’intero mondo umano».
Wotan in quell’istante disse: «Gli
addestramenti, per adesso, rimarranno una nostra personale conoscenza. Se i
vostri genitori venissero a sapere che vi state preparando alla battaglia, di
certo verreste ritirati dall’Asilum. È per questo che noi abbiamo bisogno del vostro
consenso; allora io qui vi chiedo, siete disposti a fare quest’addestramento e
tenere il segreto anche con i vostri genitori?».
Il maestro Astral chiuse le palpebre, poi
riaprendole aggiunse: «Ovviamente non vi stiamo chiedendo di mentire, non
sarebbe giusto; ma di collaborare con noi, visto che vi siete dimostrati di
grande aiuto nelle precedenti battaglie e, in talune, avete addirittura
abbattuto da soli i nemici».
A quel punto calò il silenzio nella sala, i
volti dei maestri diventarono seri.
Hamza si alzò per prima poi si alzarono tutti
gli altri; tutti fecero intendere di essere disposti a fare quello che poc’anzi
aveva detto il loro maestro.
Fu allora che Astral fece presente: «Domani
ci vedremo alle quindici e trenta nel posto stabilito». Detto quello, tutti i
presenti nella sala si alzarono.
Loky invitò i cinque a seguirlo, mentre gli
adulti rimasero in quella stanza. Arrivati di fronte alla vetrata che divideva
la zona insegnanti dal resto dell’accademia, i ragazzi aprirono la porta che
dava accesso al corridoio, ma prima che andassero via Loky gli ricordò: «Ci
vediamo domani». E i cinque, dopo aver acconsentito, si avviarono verso la loro
camera.
Era tardi e passando per i corridoi dello
stabile incontrarono ben pochi alunni, ma viceversa parecchi censori.
I ragazzi salirono le scale fino ad arrivare
al piano dove ormai abitavano da più di un anno; attraversarono il lungo
corridoio, arrivarono nei pressi della postazione che di solito occupava un
censore per fare la guardia e continuarono diritti verso la porta che dava
accesso alla camera.
Una voce però attirò la loro attenzione:
«Ehi! Voi, dove state andando?». Domandò l’uomo non lontano dai ragazzi.
Loro si girarono verso il luogo da dove
proveniva la voce e, quando misero a fuoco la sagoma di un uomo basso e tozzo,
Hamza si fece avanti e rispose: «Siamo stati autorizzati dai maestri che questa
notte ci hanno permesso di rientrare più tardi».
L’uomo si fece anch’egli avanti e, quando fu
abbastanza vicino, asserì: «Ah, siete voi. Vi avevo scambiato per altre
persone; bene, bene … Rientrate pure nella vostra camera». E, facendo cenno
verso la direzione che dovevano prendere, gli fece intendere di andare.
I cinque così fecero e, arrivati di fronte
alla porta della loro camera, vi entrarono.
Ognuno, a turno, si preparò mettendosi il
pigiama e andando in bagno a lavarsi prima di andare a dormire.
Quando furono tutti posizionati nei propri
letti, coperti da un semplice lenzuolo, la voce di Chaman interruppe il
silenzio: «Certo che da domani ci toccherà lavorare il doppio».
La luce era stata spenta da poco e un’altra
voce rispose al ragazzo; era quella di Gerard: «Oramai ci siamo dentro tutti. O
ci prepariamo, oppure voi sapete già
cosa ci succederà e anche tu dovresti saperlo Chaman». Poi nella sala si
sentì russare e tutti riconobbero lo stile di Chaman.
Dopo un attimo di silenzio assoluto, lo
stesso Gerard, riproducendo uno sbuffo, affermò: «E ti pareva … Questo ragazzo
è incorreggibile». E in quell’istante i quattro rimasti svegli risero molto;
poi calò nuovamente il silenzio e nell’ambiente non volò più nemmeno una mosca.
Maximilian fissò il soffitto e si ricordò
tutto quello che il maestro Astral gli aveva detto; poi pensò a ciò che era
successo durante l’anno appena trascorso, ma d’un tratto l’ambiente cambiò e la
stanza divenne improvvisamente oscura.
****
C’era
un odore di zolfo che quasi faceva vomitare da quanto era forte.
Maximilian
tentò di alzarsi ma non ci riuscì poiché fu bloccato.
Qualcosa
gli impediva di tirarsi su … Lui però, non riusciva a vedere di cosa si
trattasse poiché tutt’intorno c’era del fumo denso dal sapore acre.
Un
respiro profondo e viscido fece la sua comparsa e quel sapore di zolfo aumentò
a dismisura.
Maximilian
trattenne a stento i conati di vomito che erano divenuti una costante per il
ragazzo.
Egli,
nonostante tutto, resistette all’istinto di rimettere.
In
seguito il fumo cominciò a diradarsi e la sconcertante visione che apparve ai
suoi occhi lo fece spaventare.
Maximilian
era tenuto fermo sul suo letto da un’imponente figura.
La sua
mole era il doppio di quella di un uomo normale.
L’essere
era seduto su di lui in modo da bloccargli il movimento delle gambe, che con il
suo peso risultavano inservibili.
L’entità
aveva delle robuste braccia, muscolose al punto da sembrare sproporzionate in
confronto al resto del corpo.
Delle
mani enormi erano strette al collo di Maximilian rendendo difficile la
respirazione.
Maximilian
provò a guardarlo in faccia, ma la sorpresa fu ancor più grande nel constatare
che quell’essere era senza volto: di fatto esso risultava sfocato, come se
fosse stato cancellato da una gomma per matita e poi graffiato dagli artigli di
un felino.
Da esso
si udì una voce paurosamente viscida: «Tu pensi di potermi fermare?».
L’espressione
di Maximilian divenne strana e con un fil di voce gli chiese: «Chi sei?».
Dalla
sagoma continuava a uscire del fumo nero che si propagava in tutto l’ambiente
e, ancora una volta, la solita voce, mostruosamente storpia questa volta,
disse: «Non importa chi siamo; ma che cosa vogliamo».
Maximilian
stava di fatto soffocando, gli mancava il respiro e la sua faccia iniziò a
divenire scura, mentre le sue labbra presero un colore violaceo.
Dall’essere
seduto sopra il ragazzo provenne ancora un ammonimento: «Posso ucciderti in qualsiasi
momento io lo desideri, addirittura adesso. Tuttavia, devo porti una
questione». E si fermò per un attimo, ansimando pesantemente.
In
seguito l’essere allentò la presa sul collo del ragazzo e ribadì: «Fa tutto
quello che io ti dirò e ti ricompenserò con tutto quello che mi chiederai.
Dalla vita avrai ogni genere di soddisfazione: soldi, salute, potere e
sottometterai qualsiasi entità al tuo volere».
Fu
allora che Maximilian capì di che cosa si trattasse …
La sua
risposta non si fece attendere: «Non posso darti quello che chiedi! Non è mia e
di certo non posso disporre di cose che non mi appartengono. Ma è mio compito
custodirla gelosamente come il più grande dei tesori. So di certo che non puoi
toccarla nemmeno tu, poiché non ti è concesso senza il mio consenso; pertanto
va via!». Dopo quelle parole la presa dell’essere riprese a stringersi e
Maximilian iniziò a contorcersi.
Il
ragazzo sentiva la fine vicina, ma a un tratto una luce intensa provenne dal
suo petto.
Il lume
fu talmente grande e abbagliante che illuminò tutta la stanza e l’essere gridò:
«DANNATA CROCE DI SORBO!». Poi un ruggito annunciò la comparsa del drago dorato
che scagliò verso l’essere una possente zampata, facendo attenzione a non
colpire Maximilian.
L’essere,
tuttavia, scomparve nell’oscurità così com’era apparso e nella stanza rimasero
solo il drago e Maximilian che lo stava fissando.
Il
ragazzo si toccò la gola con entrambe le mani e successivamente tossì, poi si
alzò dal letto su cui era steso e si rivolse al drago dorato chiedendogli: «Chi
era quell’essere?».
Intanto
l’ambiente iniziò a mutare ancora una volta e uno spazio aperto fece la sua
comparsa; pareva che quello fosse un deserto.
Lì non
c’era nessun tipo di vegetazione, solo tanta sabbia di colore rosso.
Il drago
d’oro si avvicinò poi a Maximilian pian piano.
Quando
fu abbastanza vicino gli rispose: «Quello è l’origine di tutti i nostri guai».
Maximilian,
ancora dolorante alla gola per effetto della presa, cercava di darsi sollievo
massaggiando le parti interessate; poi con un fil di voce chiese maggiori
spiegazioni: «Cosa intendi per origine dei nostri guai?».
Il
drago, guardando verso l’orizzonte, dove i due soli erano in procinto di
tramontare, ribadì: «Quello è l’essere più abietto che il creato abbia mai
conosciuto. È lui che si cela dietro Adrammalech ed è lui che dovremo
ricacciare per ristabilire la pace».
Lo
stupore di Maximilian fu tanto nel sentire quelle parole.
Esisteva,
dunque, un essere più spietato del demone che li stava minacciando?
Ma a
quella domanda non fatta, presto fu data una risposta dallo stesso drago d’oro
che disse: «Quell’entità è il capo di tutti i demoni e sta tramando qualcosa di
cui ancora non vedo il benché minimo indizio. Non si tratta più di avere a che
fare con un essere umano, ma con una bestia».
Maximilian
si mostrò molto sorpreso di quello che era appena accaduto: «Come ha fatto a
raggiungermi in questo posto? E soprattutto com’è potuta essere così reale
quest’esperienza? In fondo siamo solo in un sogno».
Bithor
dissentì da quelle parole: «Tutti questi avvenimenti non ti hanno insegnato
niente?».
Maximilian
non capì cosa intendesse il drago, ma poi le sue parole furono più chiare e
aggiunse: «Siamo al cospetto di esseri abietti, il cui fetore si è sparso nei
secoli. Nulla è impossibile per loro; non so come facciano, ma sono in grado di
puntare il loro obiettivo e di raggiungerlo ovunque esso sia. Naturalmente si
guardano bene da attaccare esseri che sono in grado di fronteggiarli, ci
provano con persone che ritengono deboli».
Maximilian
fece presente: «Se posso essere attaccato anche nei sogni, come farò per
difendermi?».
Il
drago d’oro lo guardò, sbuffò e poi gli rispose: «Non ti preoccupare, non verrà
più e se verrà si terrà lontano. Ha capito che sei protetto e che non può
nuocerti in questo modo. È dunque necessario affrontarti sul campo e lì ci sarò
anch’io».
Il suo
sguardo fece intendere che stava aspettando quel momento; non era dato sapere
però, come avrebbe affrontato quell’essere così minaccioso.
L’ambiente
intorno a lui, d’un tratto, divenne tutto offuscato e il deserto fu
gradualmente sostituito da un posto a lui più consueto: era la sua camera.
Maximilian
si stava svegliando.
Anche
il drago d’oro stava svanendo come tutto l’ambiente e le facce dei suoi amici
si materializzarono di fronte a Maximilian.
****
Gerard stava dicendo: «Max! Max! Tutto
bene?».
Maximilian, mezzo frastornato, aprì gli occhi
e rispose al fratello: «Certo, sto bene».
Gerard tirò un sospiro di sollievo e ribatté:
«Grazie al cielo».
I suoi amici si fecero indietro per
permettergli una respirazione migliore.
Chaman gli disse: «Sembrava che stessi
soffocando; lo abbiamo capito dai tuoi movimenti e dai lamenti che si
percepivano». E gli altri annuirono udite quelle parole.
Maximilian si alzò dal letto, fece un respiro
profondo e poi rispose: «Non vi preoccupate; era solo un sogno. Sapete … Di
quei sogni che paiono reali. Alle volte succede». Guardò fuori dalla finestra e
notò che era ancora buio, parevano le prime ore del mattino.
Egli in seguito chiese: «Ma che ora è?».
Isak gli rispose: «Sono le sei e mezza e tra
poco sorgerà il sole».
Un’altra voce sottolineò: «Oramai è inutile
andare a dormire di nuovo, tanto vale prepararci per le lezioni visto che
inizieranno alle otto e mezza». E tutti furono d’accordo, ma lasciarono che il
primo a rinfrescarsi fosse Maximilian poiché quella notte aveva avuto un
incubo.
Fu presto il momento di scendere in
refettorio per la colazione e per i corridoi si vide il solito via vai di
studenti.
I cinque ci entrarono, fecero la fila per
prendere ciò che più gli aggradava dalle tavole calde che come al solito erano
zeppe di brioche, bomboloni, latte e caffè, latte bianco, tè al limone e pane
burro e marmellata.
I ragazzi riempirono il loro vassoio fatto di
legno e man mano, facendolo strisciare su una portantina di ferro attaccata
alle tavole calde stesse, arrivarono alla fine di esse.
Arrivati lì, si diressero verso il loro
tavolo dove consumarono la colazione in tutta tranquillità.
Finita la colazione, si incamminarono verso
la classe.
Dopo poco tempo arrivò il maestro Wotan il
quale chiuse la porta dietro di sé e a quel punto fu chiaro che le loro amiche,
compreso Corine, quel giorno non sarebbero arrivate.
Wotan fece l’appello e poi disse: «Signori,
oggi ci è stato comunicato che nell’accademia si sono verificati casi di
varicella; alcuni dei vostri compagni si sono ammalati ed è stato necessario
metterli in quarantena. Vi invitiamo dunque a non girare tanto per i locali
dell’accademia; ciò fino a quando il problema sarà risolto. Ma ora veniamo a
noi … Aprite a pagina ventisette». E tutti fecero ciò che il maestro aveva
appena chiesto.
***
La campanella suonò e gli studenti uscirono
dalle classi; anche per Maximilian e i suoi amici fu lo stesso.
I cinque giunsero nella stanza, vi entrarono
e posarono lo zaino; ne uscirono subito dopo per raggiungere il luogo
dell’appuntamento con i maestri.
Arrivati di fronte alla fontana principale
dei giardini videro che lì c’erano di già tutti i maestri all’infuori di Drenk.
I ragazzi si avvicinarono e li salutarono.
Il maestro Astral disse: «Oggi iniziamo il
nostro particolare cammino; tuttavia ricordate … Voi siete stati scelti come
futuri custodi delle arti magiche bianche, onorate sempre questa nostra scelta
e rendeteci fieri di averla fatta». Si fermò per un attimo, guardò i suoi
colleghi e infine aggiunse: «Adesso ognuno di voi andrà con il maestro
designato. Buon lavoro a tutti».
I ragazzi, entusiasti, si avviarono verso
colui che sarebbe stato il mentore personale e, una volta raggiunto, si
dileguarono; ognuno era diretto verso il posto in cui si sarebbe addestrato.
Dian prese con sé Chaman; Loky svanì con
Isak; Wotan fece lo stesso con Gerard e Asdar, dopo aver messo una mano sulla
spalla sinistra di Hamza, fece perdere le sue tracce riproducendo un incanto.
Erano rimasti solo il maestro Astral e
Maximilian … Lui sapeva già che doveva fare un tipo di addestramento diverso
dai suoi compagni e ne ebbe poi la conferma da Astral.
Il maestro, prima di partire per il luogo
designato, volle spiegare alcune cose al suo alunno: «Suppongo che tu sappia
già che dovremo fare un certo tipo di allenamento».
Maximilian rispose: «Sì. Ne sono
consapevole».
Il mago non perse l’occasione per ricordargli:
«Sai bene che tu non sei un ragazzo come tutti gli altri. Non fraintendermi …
Non in senso negativo. In te c’è un essere celestiale che è, probabilmente, la
nostra ultima speranza di vincere la guerra contro i maghi neri».
Maximilian annuì e poi ribadì: «So tutto. Non
c’è bisogno di dirmi nient’altro. Sa … Spesso ne parlo anche con Bithor e lui
mi ha già esposto le cose come stanno».
Il maestro ribatté: «Allora sai bene che il
tipo di addestramento che faremo risulterebbe difficile anche per un mago
esperto».
Astral si fermò per un attimo, annuì e poi
sottolineò: «A questo punto, ogni cosa che può essere utile a combattere i
maghi neri e i loro alleati è la bene accetta».
Egli accennò un ghigno e poi disse: «Bene!
Visto che non c’è bisogno di aggiungere altro, partiamo per la nostra
destinazione».
Il mago pronunciò una formula magica: «Advolo positus delectus!».
I due furono trasportati in un luogo che
Maximilian vide per la prima volta.
Lui si guardò intorno: non aveva mai visto
qualcosa di così bello.
Maximilian si fermò per un attimo ad
osservare un’imponente cascata; egli guardò verso l’alto e vide che non
riusciva a scorgerne la fine: essa era altissima.
Loro erano su di un lembo di terra sospeso a
mezz’aria proprio sulla grande chiazza d’acqua e, come per magia, rimaneva a
debita distanza da essa.
Intorno c’era una fitta foresta con alberi
alti e foglie larghe; i versi degli animali quasi coprivano il rumore provocato
dalla grande cascata.
Fu lì che il maestro Astral gli rivolse
nuovamente la parola: «Questo, Maximilian, è il posto dove d’ora in avanti
verremo ad addestrarci. È un posto appositamente scelto per te; lontano da
occhi indiscreti e, infine, è protetto da un incanto fatto dal maestro Brot».
Il sorriso sulle labbra di Maximilian non tardò
a farsi largo; quell’incantevole posto lo metteva a proprio agio e lo rendeva
sicuro.
Il maestro Astral gli chiese: «Sei pronto?».
Maximilian rispose di sì.
Fu allora che il maestro chiese al ragazzo di
fare attenzione ai suoi movimenti e di ascoltare quello che diceva.
Egli esclamò: «Gladio!». E, stringendo prima il pugno per poi aprirlo
d’improvviso, la sua mano si riempì di elemento luce e quell’elemento assunse
la forma di una spada.
La luce sembrava quasi solida ed era
accecante.
Il mago in seguito esclamò: «Solvo!». E la spada svanì così com’era
apparsa.
Astral si rivolse poi a Maximilian e gli
disse: «Su, prova a riprodurre quest’incanto e non preoccuparti di altro». Ma
prima che il ragazzo provasse a riprodurre quella magia, esclamò: «Infirmo effectus suavitas magicum … Solvo!». Un fascio di luce, in quell’istante, si
propagò per tutto l’ambiente.
Maximilian già sapeva che quello era
l’incanto per sopprimere le sue potenzialità; era dunque tranquillo e poteva
usare tutte le sue forze nel cercare di materializzare la spada magica.
Il maestro gli disse: «Adesso puoi stare
tranquillo, non c’è pericolo per nessuno».
Lui allora esclamò: «Gladio!». Ma non successe
nulla.
Fu proprio in quell’istante che il mago si
avvicinò a Maximilian e gli fece notare: «Hai visto cosa ho fatto dopo aver
pronunciato la formula?».
Maximilian gli disse di sì; tuttavia il
maestro gli fece vedere ancora una volta come si doveva evocare la spada
elementale ed esclamò: «Gladio!».
Il movimento, Astral, lo fece proprio dinanzi
a Maximilian che assistette a tutta la scena.
Lui vide nitidamente il pugno chiudersi e
riaprirsi all’improvviso; poi la spada fece la sua comparsa.
Tuttavia, il maestro la rilasciò
immediatamente e guardando Maximilian gli chiese: «Capito?».
Egli rispose: «Certo».
Astral si allontanò e gli fece cenno di
riprovare.
Maximilian si concentrò e, ancora una volta,
esclamò: «Gladio!».
Prima strinse il pugno della mano destra, poi
lo rilasciò velocemente come in precedenza aveva fatto il suo maestro.
D’improvviso si alzò una forte raffica di
vento: mai il maestro Astral aveva visto una cosa del genere; all’aria che
vorticava verso la mano di Maximilian, si mischiò anche l’acqua che veniva giù
dalla cascata.
Anche il terreno fu attirato da quella
strepitosa forza; tutto veniva attirato a Maximilian, persino la luce fu
risucchiata verso il suo palmo della mano.
Quel punto si stava nutrendo di tutti gli
elementi presenti in natura.
Il ragazzo però, non subiva la stessa sorte
delle sostanze che si dirigevano verso di lui.
D’un tratto tutto si calmò e nella mano di
Maximilian si vide un bagliore giallastro che pian piano cresceva.
Quello sembrava un gas che assumeva la forma
di una spada.
Quando tutto il gas prese la forma di spada,
il bagliore divenne ancora più intenso.
Maximilian stringeva tra le sue mani una
robusta spada elementale.
Gli occhi del maestro Astral si sgranarono e
per la prima volta rimase a bocca aperta.
Astral sussurrò: «Ma di che elemento si
tratta?».
Sulla spada elementale di Maximilian, di
tanto in tanto, si scorgevano delle piccole bolle e il composto di cui era
formata apparve d’un tratto instabile.
Si gonfiò all’improvviso e il ragazzo ne fu
spaventato; d’istinto la tirò lontano ed essa cadde in acqua.
Il maestro Astral si accorse del pericolo e ancora
una volta esclamò: «Supprimo suavitas!».
Facendo alcuni segni con le mani.
Egli esclamò frettolosamente: «Precor stilus tutela!». Avvicinandosi a
Maximilian.
Una barriera di luce avvolse i due e, proprio
in quell’istante, un grosso boato si udì dal posto dov’era stata lanciata la
spada.
Delle fiamme altissime, al punto da superare
l’origine delle cascate, si levarono al cielo e si formò una coltre densa di
vapore che nascose tutto il panorama, tanto da sembrare nebbia fitta.
Il maestro stava proteggendo con il suo corpo
Maximilian ed era all’interno di una cupola fatta di luce.
Maximilian chiese: «Maestro va tutto bene?».
Astral era chino su di lui e lo stava
stringendo; in quell’istante lo lasciò libero, poi lo guardò e pensò: “Che
cos’era quello?”.
La sua espressione era a dir poco stupefatta;
in seguito egli chiuse gli occhi per un attimo e dopo averli riaperti rispose
alla domanda che Maximilian gli aveva rivolto: «Sì, va tutto bene».
Astral gli mise la mano destra sulla testa e,
riproducendo un sorriso, disse: «Ci siamo presi un bello spavento».
Il mago, tuttavia, pensò: “Meno male che mi
sono accorto del pericolo. Fortunatamente la barriera ha retto, anche grazie
all’incanto di protezione che ho riprodotto prima che Maximilian provasse a
evocare la sua spada”.
In seguito il maestro cercò di
tranquillizzare il suo allievo: «Sei stato bravo. Hai visto che sei riuscito a
evocare la tua spada elementale?».
Maximilian tirò un sospiro di sollievo e
rispose: «Non ho ancora fatto niente. Devo riuscire a mantenerla. Non so come,
ma a un tratto ho sentito una forte pressione venire dall’interno di essa e non
sono riuscito più a dargli la forma».
Astral obiettò: «No Maximilian. Vista la tua
età, hai già fatto tanto. Ricordati che nessuno a undici anni ha mai riprodotto
quest’incanto». Poi rivolse lo sguardo verso la parte alta della cupola di luce
che li proteggeva e pensò: “Temo per quello che apparirà ai nostri occhi quando
toglierò la barriera. A ogni modo dovrò aspettarmi qualsiasi cosa, anche di
essere sull’orlo di un precipizio”.
Il mago fece un sospiro e si alzò, poiché era
inginocchiato vicino al ragazzo proprio per proteggerlo.
Lo guardò ancora una volta e gli chiese: «Sei
pronto a dare un’occhiata?». Facendo cenno verso l’esterno della cupola.
Maximilian rispose di sì e il maestro di
conseguenza gli disse di avvicinarsi il più possibile.
Astral esclamò: «Solvo!».
La cupola scomparve pian piano.
Maximilian guardò il maestro che pareva molto
preoccupato.
La sua espressione era divenuta simile a
quella volta in cui incontrarono Melkore nella boscaglia, in occasione del loro
precedente allenamento quando Chaman li salvò.
Entrambi però fecero una faccia strana quando
la cupola scomparve del tutto: l’intero ambiente circostante era sparito;
distrutto.
La cascata era stata sventrata e dell’acqua
non vi era più traccia; quell’esplosione l’aveva fatta evaporare tutta.
Cosa aveva provocato tutta quella
devastazione?
Di tutto quel bel panorama era rimasto solo
un lembo di terra, lo stesso che li stava sorreggendo.
Il lembo di terra era quello che pochi minuti
prima fluttuava sull’acqua cristallina.
Laddove c’era il lago, adesso c’era un enorme
cratere.
Il maestro si affrettò a dire: «Reditus!». E le due sagome sparirono
immediatamente da quel posto ormai desolato e privo di vita; subito dopo il
lembo di terra si sgretolò cadendo nel vuoto.
***
Due figure si materializzarono nel giardino
dell’accademia.
Il posto era lo stesso da cui Maximilian e il
maestro Astral erano partiti.
Quando le loro sagome furono ben visibili,
Astral si rivolse all’alunno dicendogli: «Siamo riusciti a fuggire appena in
tempo».
Maximilian invece gli chiese: «Perché ho
sprigionato tutta quella potenza?».
Astral rispose: «Oramai dovresti sapere che
possiedi un elevato potenziale d’offesa, non è una novità. Posso parlare con te
liberamente, in quanto dovresti capire in che tipo di situazione siamo: da
quando Bithor si è rifugiato dentro di te, non sei più un bambino. La sua
esperienza millenaria, poco a poco, si trasferisce in te e pian piano diventi
sempre più potente. Ne hai avuto una dimostrazione poco fa. Tuttavia, non devi
preoccuparti … Ci siamo noi che ti staremo sempre vicini e vedrai che alla fine
potrai padroneggiare questo enorme potenziale».
In quell’istante incominciarono a materializzarsi
anche gli altri maestri e, a uno a uno, riapparvero tutti con i rispettivi
allievi.
A quel punto, Astral, rivolgendosi a tutti
disse: «Il nostro primo giorno di addestramento si conclude adesso. Domani vi
aspettiamo qui alla stessa ora».
Tutti i maestri fecero cenno ai loro allievi
di rientrare nello stabile.
I cinque non vedevano l’ora di farsi una
doccia e di rilassarsi almeno per mezz’ora, giusto il tempo di riprendersi da
quella giornata di estenuante allenamento.
Maximilian, Hamza, Chaman, Isak e Gerard
salutarono i loro maestri e si diedero appuntamento al giorno successivo.
Un saluto a tutti i lettori; noi ci
risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva”
il 16° capitolo).
