La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
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Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

sabato 17 ottobre 2015

Maximilian Arsltain “il canto dell’arcangelo”; 15° capitolo da leggere online.

Quindicesimo capitolo sistemato.
Buona lettura:




15° CAPITOLO
ADDESTRAMENTO INTENSIVO


Nell’atrio dell’accademia c’erano molti studenti quel giorno; ognuno di loro si stava dirigendo verso le proprie stanze.
Era quasi ora di cenare e tutti parevano avere molta fretta.
Maximilian, i suoi amici e le tre ragazze entrarono proprio in quel momento nell’accademia; stavano ritornando dal mercato.
Le ragazze avevano in mano alcune buste, mentre i ragazzi erano stati caricati con le più impensabili cose che si potessero comperare alla fiera.
Chaman, completamente pieno di pacchi, chiese: «Uffa … Ma siamo arrivati?».
Gli altri ragazzi non parlarono, si sentivano solamente dei lamenti che provenivano proprio da loro.
Quando furono in mezzo all’atrio Margharet affermò: «Direi che siamo arrivati; ma non vorrete mica che tre povere ragazze si portino tutto quel peso fino alle proprie camere …».
Hamza, imbronciato, esclamò: «Non ci penso proprio! Vi abbiamo aiutato fin qui, ora tocca a voi portare tutto in camera vostra».
Le ragazze, però, sapendo chi era il più disponibile, si avvicinarono a Chaman e incominciarono a corteggiarlo dicendogli: «E tu permetteresti che ci obblighino a portare tutto quel peso?».
Chaman divenne rosso e fece una strana espressione, poi disse: «No … Proprio non posso permettere una cosa del genere. Ragazze che faticano in mia presenza; e che cavaliere sarei mai?».
La voce di Hamza si udì nuovamente: «Accidenti a voi ragazze; ci avete fregato».
Le tre figure femminili, dopo avergli fatto un sorriso, si girarono e si scambiarono un cenno d’accordo; e fu così che i cinque ragazzi furono costretti a portare quello che le loro amiche avevano comprato fino alla camera delle tre.
Il gruppo non fu contento di quella situazione, l’unico che pareva felice fu Chaman.
Maximilian e i suoi compagni arrivarono di fronte alla camera delle amiche e posarono i pacchi sul pavimento.
Hamza gli chiese: «Contente adesso?».
Maximilian disse di più: «Spero che non ci facciate lavorare così ogni volta che usciamo assieme».
Corine rispose: «Non vi preoccupate; questa è la prima e l’ultima volta che facciamo compere in vostra presenza».
Isak esclamò: «Grazie a Dio!». In modo ironico.
A quel punto, tutte e tre le ragazze si offesero e, di conseguenza, Sara ribatté: «Siete i primi ragazzi con cui esco che si lamentano e si rifiutano di aiutarmi».
Hamza però, riproducendo un’espressione dubbiosa, rispose: «Non ci è stata data la possibilità di rifiutare».
Anche gli altri fecero intendere la stessa cosa.
Le amiche, tuttavia, fecero finta di nulla e salutarono, poi si diedero appuntamento per la cena.
Maximilian, Chaman, Hamza, Isak e Gerard andarono in camera loro, si lavarono e si prepararono per andare a cena.
Durante il tragitto gli studenti li guardavano e taluni gli chiesero: «Dov’è finita la mercanzia delle vostre signore?».
Altri invece gli domandarono: «Finito di servire le ragazze?».
I cinque erano palesemente contrariati; li stavano prendendo in giro per aver trasportato tutta quella roba.
Hamza sussurrò: «Ecco, lo sapevo; siamo diventati lo zimbello della scuola».
Maximilian invece cercò di rassicurarlo dicendo: «Anche se gli altri ci stanno prendendo in giro, non c’è niente di male nel dare una mano ai propri amici».
E così, dopo aver attraversato i lunghi corridoi dello stabile, arrivarono nella sala pranzo; i cinque si sedettero al loro posto dopo aver preso da mangiare dalle tavole calde.
Il gruppo, non appena terminato il pasto, si diresse all’appuntamento con i maestri come gli era stato richiesto.
Gli studenti bussarono alla porta che separava la zona riservata ai loro mentori e, come di solito, si vide una sagoma che pian piano si avvicinava.
La sagoma aprì la porta fatta di vetro e i cinque scoprirono che quella sagoma altri non era che il maestro Loky.
Egli li guardò e disse: «Ah, siete arrivati». Si defilò sul suo lato destro e, tenendo aperta la porta, gli fece cenno con la mano sinistra di entrare.
I cinque varcarono la soglia e Loky lasciò la presa richiudendo dietro di loro la porta che delimitava quella zona; poi si mise alla testa della combriccola e fece strada attraverso il lungo corridoio.
Hamza, Chaman e Isak si guardarono intorno e rimasero meravigliati di quanto stavano vedendo.
Lì c’erano dei quadri che parevano reali; c’erano armature da entrambi i lati del corridoio e armi antiche si potevano ammirare rinchiuse in bacheche ben protette da sbarre di ferro.
Il maestro si fermò davanti a una stanza.
Maximilian e Gerard già sapevano di che stanza si trattasse e vi entrarono per primi.
I loro tre amici rimasero per un attimo incantati e continuarono a guardarsi in giro, poi fissarono il soffitto e videro una scena strabiliante: pareva che il soffitto fosse molto più alto di quello che si aspettavano, esso andava ben oltre i tre metri di altezza che il piano permetteva.
Dell’edera rigogliosa ne riempiva ogni singolo spazio, al punto da non permettere di vedere l’intonaco sottostante.
L’edera si muoveva e pareva possedere vita propria.
Il maestro Loky incoraggiò i ragazzi a entrare: «E voi che fate, non entrate?».
Chaman gli fece notare, sollevando il suo indice al cielo: «No; entriamo, entriamo. Solo che abbiamo notato quella cosa, ehm … Come dire … Un tantino strana».
Il maestro sorrise e rispose: «Possibile che dopo tutto quello di cui siete stati partecipi, vi stupiate ancora di queste frivolezze? Su, forza, entrate. Abbiamo cose importanti di cui discutere».
I ragazzi annuirono e fecero ciò che gli era stato chiesto.
Entrati nella stanza, videro che erano presenti tutti i maestri e non mancava proprio nessuno.
I cinque salutarono e subito dopo furono invitati a sedere dal maestro Astral che era in piedi di fronte i propri colleghi.
Nella stanza si percepiva un forte odore d’incenso e, nonostante le finestre fossero aperte, c’era ancora un caldo tipico dei mesi estivi anche se essa era agli sgoccioli.
Lì, attorno a un tavolo ovale e seduti su delle sedie fatte di legno e vimini di colore ciliegio, i ragazzi si guardavano in volto un po’ intimoriti.
Il maestro Loky disse: «Eccoli qua, ve li ho portati sani e salvi». E poi, con ironia, accennò il suo solito sorriso.
Astral si rivolse a loro dicendogli: «Iniziamo senza preamboli. Ho la vostra attenzione?».
I ragazzi annuirono e il Maestro continuò: «Come vi ho accennato, voi cinque, oltre che a frequentare le normali lezioni che si svolgeranno in mattinata, verrete seguiti personalmente da uno di noi. Ogni maestro prenderà in consegna uno di voi». Udita quell’affermazione, i ragazzi spalancarono i loro grandi occhi.
Isak però fece un’obiezione alzando la sua mano per richiedere la parola, che gli fu accordata dopo poco.
«Non riesco a capire quanto tempo passeremo con voi, dato che le lezioni pomeridiane presuppongono la vostra presenza». Disse il ragazzo.
Il maestro Astral diede ragione a Isak: «Hai ragione giovanotto; tuttavia, quello di cui non siete al corrente è che quest’anno le lezioni si protrarranno al massimo fino alle quindici. Dunque, da quell’ora, noi saremo a vostra disposizione».
I cinque furono sorpresi da quella decisione.
Astral gli diede maggiori informazioni: «Sì. Come potete immaginare, le lezioni sono state accorciate. Questo in virtù del vostro addestramento». E dopo un attimo di pausa, il maestro continuò: «D’ora in avanti ognuno di voi trascorrerà il pomeriggio con uno dei maestri. Dian seguirà Chaman; Loky seguirà Isak; Wotan seguirà Gerard; Asdar seguirà Hamza e io seguirò, com’è già avvenuto lo scorso anno, Maximilian. Il maestro Drenk rimarrà qui nell’accademia; lui si occuperà di assistere gli studenti rimasti nello stabile, d’altronde non possiamo lasciarli soli senza nessuno che gli stia vicino». Disse il maestro toccandosi la barba.
Il mago, in seguito, ribadì: «Tutti voi verrete addestrati con particolare attenzione, in altre parole vi faremo seguire un programma insolito per ragazzi della vostra età».
I cinque amici, seduti sulle rispettive sedie, prima si guardarono in faccia l’uno con l’altro, poi fecero cenno verso Maximilian.
Egli chiese: «Dove si terranno questi addestramenti?». Incuriosito.
Il maestro annuì e rispose: «Come l’anno scorso, ci incontreremo fuori dallo stabile; quest’anno ci daremo appuntamento nel giardino, di fronte alla piccola fontana che si trova in mezzo ad esso».
Hamza fece ancora una domanda: «Subito dopo le lezioni?».
Il maestro replicò: «Con calma Hamza; con calma. Al suono della campanella, che indicherà la fine delle lezioni pomeridiane, voi vi dirigerete prima nelle vostre camere; poserete i vostri effetti e poi ci raggiungerete al posto convenuto».
Astral poi affermò: «Or dunque; prestatemi ancora un attimo di attenzione … Dopo aver parlato anche con il gran maestro, siamo arrivati alla conclusione che è ormai tempo di addestrarvi intensamente. In poche parole vi insegneremo tutto ciò che noi conosciamo. Ma vi avverto, sarà estremamente difficile; armatevi di buona volontà e soprattutto non fatene parola con nessuno».
I ragazzi fecero cenno d’aver compreso; uno di loro disse: «Non riusciremo mai fronteggiare esseri come quelli che abbiamo incontrato». La voce era quella di Isak che si era poggiato con i gomiti sul tavolo davanti a lui, stringendo i pugni e unendoli entrambi all’altezza del mento.
La risposta arrivò subito: «Non metto in dubbio la vostra giovane età; non chiedo nemmeno grandi sacrifici a voi cinque. Tuttavia, voi tutti sapete che non conta l’età che si possiede, ma la determinazione che si ha. Dunque … Chi combatte contro di noi è molto potente, quello è fuori discussione, ma noi dobbiamo essere consapevoli che possediamo ciò che serve per fermali. Fino ad adesso, non sono stati in grado di sconfiggerci e di certo non si arrenderanno; di questo potete starne certi».
Hamza affermò: «Maestro, bisogna tenere in considerazione anche i nostri genitori. Non credo proprio che diano il permesso di esporci a certi problemi». E con le mani fece alcuni strani cenni.
Il maestro fu d’accordo con lui: «Certo, anch’io se avessi un bambino eviterei di esporlo a questi pericoli. Ma non dimenticare che tu stesso hai combattuto più volte e non devo dirlo io che se perdiamo questa battaglia non ci sarà una seconda possibilità. Anche i vostri genitori converranno con noi che o si lotta tutti assieme, oppure non c’è futuro per l’intero mondo umano».
Wotan in quell’istante disse: «Gli addestramenti, per adesso, rimarranno una nostra personale conoscenza. Se i vostri genitori venissero a sapere che vi state preparando alla battaglia, di certo verreste ritirati dall’Asilum. È per questo che noi abbiamo bisogno del vostro consenso; allora io qui vi chiedo, siete disposti a fare quest’addestramento e tenere il segreto anche con i vostri genitori?».
Il maestro Astral chiuse le palpebre, poi riaprendole aggiunse: «Ovviamente non vi stiamo chiedendo di mentire, non sarebbe giusto; ma di collaborare con noi, visto che vi siete dimostrati di grande aiuto nelle precedenti battaglie e, in talune, avete addirittura abbattuto da soli i nemici».
A quel punto calò il silenzio nella sala, i volti dei maestri diventarono seri.
Hamza si alzò per prima poi si alzarono tutti gli altri; tutti fecero intendere di essere disposti a fare quello che poc’anzi aveva detto il loro maestro.
Fu allora che Astral fece presente: «Domani ci vedremo alle quindici e trenta nel posto stabilito». Detto quello, tutti i presenti nella sala si alzarono.
Loky invitò i cinque a seguirlo, mentre gli adulti rimasero in quella stanza. Arrivati di fronte alla vetrata che divideva la zona insegnanti dal resto dell’accademia, i ragazzi aprirono la porta che dava accesso al corridoio, ma prima che andassero via Loky gli ricordò: «Ci vediamo domani». E i cinque, dopo aver acconsentito, si avviarono verso la loro camera.
Era tardi e passando per i corridoi dello stabile incontrarono ben pochi alunni, ma viceversa parecchi censori.
I ragazzi salirono le scale fino ad arrivare al piano dove ormai abitavano da più di un anno; attraversarono il lungo corridoio, arrivarono nei pressi della postazione che di solito occupava un censore per fare la guardia e continuarono diritti verso la porta che dava accesso alla camera.
Una voce però attirò la loro attenzione: «Ehi! Voi, dove state andando?». Domandò l’uomo non lontano dai ragazzi.
Loro si girarono verso il luogo da dove proveniva la voce e, quando misero a fuoco la sagoma di un uomo basso e tozzo, Hamza si fece avanti e rispose: «Siamo stati autorizzati dai maestri che questa notte ci hanno permesso di rientrare più tardi».
L’uomo si fece anch’egli avanti e, quando fu abbastanza vicino, asserì: «Ah, siete voi. Vi avevo scambiato per altre persone; bene, bene … Rientrate pure nella vostra camera». E, facendo cenno verso la direzione che dovevano prendere, gli fece intendere di andare.
I cinque così fecero e, arrivati di fronte alla porta della loro camera, vi entrarono.
Ognuno, a turno, si preparò mettendosi il pigiama e andando in bagno a lavarsi prima di andare a dormire.
Quando furono tutti posizionati nei propri letti, coperti da un semplice lenzuolo, la voce di Chaman interruppe il silenzio: «Certo che da domani ci toccherà lavorare il doppio».
La luce era stata spenta da poco e un’altra voce rispose al ragazzo; era quella di Gerard: «Oramai ci siamo dentro tutti. O ci prepariamo, oppure voi sapete già  cosa ci succederà e anche tu dovresti saperlo Chaman». Poi nella sala si sentì russare e tutti riconobbero lo stile di Chaman.
Dopo un attimo di silenzio assoluto, lo stesso Gerard, riproducendo uno sbuffo, affermò: «E ti pareva … Questo ragazzo è incorreggibile». E in quell’istante i quattro rimasti svegli risero molto; poi calò nuovamente il silenzio e nell’ambiente non volò più nemmeno una mosca.
Maximilian fissò il soffitto e si ricordò tutto quello che il maestro Astral gli aveva detto; poi pensò a ciò che era successo durante l’anno appena trascorso, ma d’un tratto l’ambiente cambiò e la stanza divenne improvvisamente oscura.

****

C’era un odore di zolfo che quasi faceva vomitare da quanto era forte.
Maximilian tentò di alzarsi ma non ci riuscì poiché fu bloccato.
Qualcosa gli impediva di tirarsi su … Lui però, non riusciva a vedere di cosa si trattasse poiché tutt’intorno c’era del fumo denso dal sapore acre.
Un respiro profondo e viscido fece la sua comparsa e quel sapore di zolfo aumentò a dismisura.
Maximilian trattenne a stento i conati di vomito che erano divenuti una costante per il ragazzo.
Egli, nonostante tutto, resistette all’istinto di rimettere.
In seguito il fumo cominciò a diradarsi e la sconcertante visione che apparve ai suoi occhi lo fece spaventare.
Maximilian era tenuto fermo sul suo letto da un’imponente figura.
La sua mole era il doppio di quella di un uomo normale.
L’essere era seduto su di lui in modo da bloccargli il movimento delle gambe, che con il suo peso risultavano inservibili.
L’entità aveva delle robuste braccia, muscolose al punto da sembrare sproporzionate in confronto al resto del corpo.
Delle mani enormi erano strette al collo di Maximilian rendendo difficile la respirazione.
Maximilian provò a guardarlo in faccia, ma la sorpresa fu ancor più grande nel constatare che quell’essere era senza volto: di fatto esso risultava sfocato, come se fosse stato cancellato da una gomma per matita e poi graffiato dagli artigli di un felino.
Da esso si udì una voce paurosamente viscida: «Tu pensi di potermi fermare?».
L’espressione di Maximilian divenne strana e con un fil di voce gli chiese: «Chi sei?».
Dalla sagoma continuava a uscire del fumo nero che si propagava in tutto l’ambiente e, ancora una volta, la solita voce, mostruosamente storpia questa volta, disse: «Non importa chi siamo; ma che cosa vogliamo».
Maximilian stava di fatto soffocando, gli mancava il respiro e la sua faccia iniziò a divenire scura, mentre le sue labbra presero un colore violaceo.
Dall’essere seduto sopra il ragazzo provenne ancora un ammonimento: «Posso ucciderti in qualsiasi momento io lo desideri, addirittura adesso. Tuttavia, devo porti una questione». E si fermò per un attimo, ansimando pesantemente.
In seguito l’essere allentò la presa sul collo del ragazzo e ribadì: «Fa tutto quello che io ti dirò e ti ricompenserò con tutto quello che mi chiederai. Dalla vita avrai ogni genere di soddisfazione: soldi, salute, potere e sottometterai qualsiasi entità al tuo volere».
Fu allora che Maximilian capì di che cosa si trattasse …
La sua risposta non si fece attendere: «Non posso darti quello che chiedi! Non è mia e di certo non posso disporre di cose che non mi appartengono. Ma è mio compito custodirla gelosamente come il più grande dei tesori. So di certo che non puoi toccarla nemmeno tu, poiché non ti è concesso senza il mio consenso; pertanto va via!». Dopo quelle parole la presa dell’essere riprese a stringersi e Maximilian iniziò a contorcersi.
Il ragazzo sentiva la fine vicina, ma a un tratto una luce intensa provenne dal suo petto.
Il lume fu talmente grande e abbagliante che illuminò tutta la stanza e l’essere gridò: «DANNATA CROCE DI SORBO!». Poi un ruggito annunciò la comparsa del drago dorato che scagliò verso l’essere una possente zampata, facendo attenzione a non colpire Maximilian.
L’essere, tuttavia, scomparve nell’oscurità così com’era apparso e nella stanza rimasero solo il drago e Maximilian che lo stava fissando.
Il ragazzo si toccò la gola con entrambe le mani e successivamente tossì, poi si alzò dal letto su cui era steso e si rivolse al drago dorato chiedendogli: «Chi era quell’essere?».
Intanto l’ambiente iniziò a mutare ancora una volta e uno spazio aperto fece la sua comparsa; pareva che quello fosse un deserto.
Lì non c’era nessun tipo di vegetazione, solo tanta sabbia di colore rosso.
Il drago d’oro si avvicinò poi a Maximilian pian piano.
Quando fu abbastanza vicino gli rispose: «Quello è l’origine di tutti i nostri guai».
Maximilian, ancora dolorante alla gola per effetto della presa, cercava di darsi sollievo massaggiando le parti interessate; poi con un fil di voce chiese maggiori spiegazioni: «Cosa intendi per origine dei nostri guai?».
Il drago, guardando verso l’orizzonte, dove i due soli erano in procinto di tramontare, ribadì: «Quello è l’essere più abietto che il creato abbia mai conosciuto. È lui che si cela dietro Adrammalech ed è lui che dovremo ricacciare per ristabilire la pace».
Lo stupore di Maximilian fu tanto nel sentire quelle parole.
Esisteva, dunque, un essere più spietato del demone che li stava minacciando?
Ma a quella domanda non fatta, presto fu data una risposta dallo stesso drago d’oro che disse: «Quell’entità è il capo di tutti i demoni e sta tramando qualcosa di cui ancora non vedo il benché minimo indizio. Non si tratta più di avere a che fare con un essere umano, ma con una bestia».
Maximilian si mostrò molto sorpreso di quello che era appena accaduto: «Come ha fatto a raggiungermi in questo posto? E soprattutto com’è potuta essere così reale quest’esperienza? In fondo siamo solo in un sogno».
Bithor dissentì da quelle parole: «Tutti questi avvenimenti non ti hanno insegnato niente?».
Maximilian non capì cosa intendesse il drago, ma poi le sue parole furono più chiare e aggiunse: «Siamo al cospetto di esseri abietti, il cui fetore si è sparso nei secoli. Nulla è impossibile per loro; non so come facciano, ma sono in grado di puntare il loro obiettivo e di raggiungerlo ovunque esso sia. Naturalmente si guardano bene da attaccare esseri che sono in grado di fronteggiarli, ci provano con persone che ritengono deboli».
Maximilian fece presente: «Se posso essere attaccato anche nei sogni, come farò per difendermi?».
Il drago d’oro lo guardò, sbuffò e poi gli rispose: «Non ti preoccupare, non verrà più e se verrà si terrà lontano. Ha capito che sei protetto e che non può nuocerti in questo modo. È dunque necessario affrontarti sul campo e lì ci sarò anch’io».
Il suo sguardo fece intendere che stava aspettando quel momento; non era dato sapere però, come avrebbe affrontato quell’essere così minaccioso.
L’ambiente intorno a lui, d’un tratto, divenne tutto offuscato e il deserto fu gradualmente sostituito da un posto a lui più consueto: era la sua camera.
Maximilian si stava svegliando.
Anche il drago d’oro stava svanendo come tutto l’ambiente e le facce dei suoi amici si materializzarono di fronte a Maximilian.

****

Gerard stava dicendo: «Max! Max! Tutto bene?».
Maximilian, mezzo frastornato, aprì gli occhi e rispose al fratello: «Certo, sto bene».
Gerard tirò un sospiro di sollievo e ribatté: «Grazie al cielo».
I suoi amici si fecero indietro per permettergli una respirazione migliore.
Chaman gli disse: «Sembrava che stessi soffocando; lo abbiamo capito dai tuoi movimenti e dai lamenti che si percepivano». E gli altri annuirono udite quelle parole.
Maximilian si alzò dal letto, fece un respiro profondo e poi rispose: «Non vi preoccupate; era solo un sogno. Sapete … Di quei sogni che paiono reali. Alle volte succede». Guardò fuori dalla finestra e notò che era ancora buio, parevano le prime ore del mattino.
Egli in seguito chiese: «Ma che ora è?».
Isak gli rispose: «Sono le sei e mezza e tra poco sorgerà il sole».
Un’altra voce sottolineò: «Oramai è inutile andare a dormire di nuovo, tanto vale prepararci per le lezioni visto che inizieranno alle otto e mezza». E tutti furono d’accordo, ma lasciarono che il primo a rinfrescarsi fosse Maximilian poiché quella notte aveva avuto un incubo.
Fu presto il momento di scendere in refettorio per la colazione e per i corridoi si vide il solito via vai di studenti.
I cinque ci entrarono, fecero la fila per prendere ciò che più gli aggradava dalle tavole calde che come al solito erano zeppe di brioche, bomboloni, latte e caffè, latte bianco, tè al limone e pane burro e marmellata.
I ragazzi riempirono il loro vassoio fatto di legno e man mano, facendolo strisciare su una portantina di ferro attaccata alle tavole calde stesse, arrivarono alla fine di esse.
Arrivati lì, si diressero verso il loro tavolo dove consumarono la colazione in tutta tranquillità.
Finita la colazione, si incamminarono verso la classe.
Dopo poco tempo arrivò il maestro Wotan il quale chiuse la porta dietro di sé e a quel punto fu chiaro che le loro amiche, compreso Corine, quel giorno non sarebbero arrivate.
Wotan fece l’appello e poi disse: «Signori, oggi ci è stato comunicato che nell’accademia si sono verificati casi di varicella; alcuni dei vostri compagni si sono ammalati ed è stato necessario metterli in quarantena. Vi invitiamo dunque a non girare tanto per i locali dell’accademia; ciò fino a quando il problema sarà risolto. Ma ora veniamo a noi … Aprite a pagina ventisette». E tutti fecero ciò che il maestro aveva appena chiesto.

***

La campanella suonò e gli studenti uscirono dalle classi; anche per Maximilian e i suoi amici fu lo stesso.
I cinque giunsero nella stanza, vi entrarono e posarono lo zaino; ne uscirono subito dopo per raggiungere il luogo dell’appuntamento con i maestri.
Arrivati di fronte alla fontana principale dei giardini videro che lì c’erano di già tutti i maestri all’infuori di Drenk.
I ragazzi si avvicinarono e li salutarono.
Il maestro Astral disse: «Oggi iniziamo il nostro particolare cammino; tuttavia ricordate … Voi siete stati scelti come futuri custodi delle arti magiche bianche, onorate sempre questa nostra scelta e rendeteci fieri di averla fatta». Si fermò per un attimo, guardò i suoi colleghi e infine aggiunse: «Adesso ognuno di voi andrà con il maestro designato. Buon lavoro a tutti».
I ragazzi, entusiasti, si avviarono verso colui che sarebbe stato il mentore personale e, una volta raggiunto, si dileguarono; ognuno era diretto verso il posto in cui si sarebbe addestrato.
Dian prese con sé Chaman; Loky svanì con Isak; Wotan fece lo stesso con Gerard e Asdar, dopo aver messo una mano sulla spalla sinistra di Hamza, fece perdere le sue tracce riproducendo un incanto.
Erano rimasti solo il maestro Astral e Maximilian … Lui sapeva già che doveva fare un tipo di addestramento diverso dai suoi compagni e ne ebbe poi la conferma da Astral.
Il maestro, prima di partire per il luogo designato, volle spiegare alcune cose al suo alunno: «Suppongo che tu sappia già che dovremo fare un certo tipo di allenamento».
Maximilian rispose: «Sì. Ne sono consapevole».
Il mago non perse l’occasione per ricordargli: «Sai bene che tu non sei un ragazzo come tutti gli altri. Non fraintendermi … Non in senso negativo. In te c’è un essere celestiale che è, probabilmente, la nostra ultima speranza di vincere la guerra contro i maghi neri».
Maximilian annuì e poi ribadì: «So tutto. Non c’è bisogno di dirmi nient’altro. Sa … Spesso ne parlo anche con Bithor e lui mi ha già esposto le cose come stanno».
Il maestro ribatté: «Allora sai bene che il tipo di addestramento che faremo risulterebbe difficile anche per un mago esperto».
Astral si fermò per un attimo, annuì e poi sottolineò: «A questo punto, ogni cosa che può essere utile a combattere i maghi neri e i loro alleati è la bene accetta».
Egli accennò un ghigno e poi disse: «Bene! Visto che non c’è bisogno di aggiungere altro, partiamo per la nostra destinazione».
Il mago pronunciò una formula magica: «Advolo positus delectus!».
I due furono trasportati in un luogo che Maximilian vide per la prima volta.
Lui si guardò intorno: non aveva mai visto qualcosa di così bello.
Maximilian si fermò per un attimo ad osservare un’imponente cascata; egli guardò verso l’alto e vide che non riusciva a scorgerne la fine: essa era altissima.
Loro erano su di un lembo di terra sospeso a mezz’aria proprio sulla grande chiazza d’acqua e, come per magia, rimaneva a debita distanza da essa.
Intorno c’era una fitta foresta con alberi alti e foglie larghe; i versi degli animali quasi coprivano il rumore provocato dalla grande cascata.
Fu lì che il maestro Astral gli rivolse nuovamente la parola: «Questo, Maximilian, è il posto dove d’ora in avanti verremo ad addestrarci. È un posto appositamente scelto per te; lontano da occhi indiscreti e, infine, è protetto da un incanto fatto dal maestro Brot».
Il sorriso sulle labbra di Maximilian non tardò a farsi largo; quell’incantevole posto lo metteva a proprio agio e lo rendeva sicuro.
Il maestro Astral gli chiese: «Sei pronto?».
Maximilian rispose di sì.
Fu allora che il maestro chiese al ragazzo di fare attenzione ai suoi movimenti e di ascoltare quello che diceva.
Egli esclamò: «Gladio!». E, stringendo prima il pugno per poi aprirlo d’improvviso, la sua mano si riempì di elemento luce e quell’elemento assunse la forma di una spada.
La luce sembrava quasi solida ed era accecante.
Il mago in seguito esclamò: «Solvo!». E la spada svanì così com’era apparsa.
Astral si rivolse poi a Maximilian e gli disse: «Su, prova a riprodurre quest’incanto e non preoccuparti di altro». Ma prima che il ragazzo provasse a riprodurre quella magia, esclamò: «Infirmo effectus suavitas magicum … Solvo!». Un fascio di luce, in quell’istante, si propagò per tutto l’ambiente.
Maximilian già sapeva che quello era l’incanto per sopprimere le sue potenzialità; era dunque tranquillo e poteva usare tutte le sue forze nel cercare di materializzare la spada magica.
Il maestro gli disse: «Adesso puoi stare tranquillo, non c’è pericolo per nessuno».
Lui allora esclamò: «Gladio!». Ma non successe nulla.
Fu proprio in quell’istante che il mago si avvicinò a Maximilian e gli fece notare: «Hai visto cosa ho fatto dopo aver pronunciato la formula?».
Maximilian gli disse di sì; tuttavia il maestro gli fece vedere ancora una volta come si doveva evocare la spada elementale ed esclamò: «Gladio!».
Il movimento, Astral, lo fece proprio dinanzi a Maximilian che assistette a tutta la scena.
Lui vide nitidamente il pugno chiudersi e riaprirsi all’improvviso; poi la spada fece la sua comparsa.
Tuttavia, il maestro la rilasciò immediatamente e guardando Maximilian gli chiese:  «Capito?».
Egli rispose: «Certo».
Astral si allontanò e gli fece cenno di riprovare.
Maximilian si concentrò e, ancora una volta, esclamò: «Gladio!».
Prima strinse il pugno della mano destra, poi lo rilasciò velocemente come in precedenza aveva fatto il suo maestro.
D’improvviso si alzò una forte raffica di vento: mai il maestro Astral aveva visto una cosa del genere; all’aria che vorticava verso la mano di Maximilian, si mischiò anche l’acqua che veniva giù dalla cascata.
Anche il terreno fu attirato da quella strepitosa forza; tutto veniva attirato a Maximilian, persino la luce fu risucchiata verso il suo palmo della mano.
Quel punto si stava nutrendo di tutti gli elementi presenti in natura.
Il ragazzo però, non subiva la stessa sorte delle sostanze che si dirigevano verso di lui.
D’un tratto tutto si calmò e nella mano di Maximilian si vide un bagliore giallastro che pian piano cresceva.
Quello sembrava un gas che assumeva la forma di una spada.
Quando tutto il gas prese la forma di spada, il bagliore divenne ancora più intenso.
Maximilian stringeva tra le sue mani una robusta spada elementale.
Gli occhi del maestro Astral si sgranarono e per la prima volta rimase a bocca aperta.
Astral sussurrò: «Ma di che elemento si tratta?».
Sulla spada elementale di Maximilian, di tanto in tanto, si scorgevano delle piccole bolle e il composto di cui era formata apparve d’un tratto instabile.
Si gonfiò all’improvviso e il ragazzo ne fu spaventato; d’istinto la tirò lontano ed essa cadde in acqua.
Il maestro Astral si accorse del pericolo e ancora una volta esclamò: «Supprimo suavitas!». Facendo alcuni segni con le mani.
Egli esclamò frettolosamente: «Precor stilus tutela!». Avvicinandosi a Maximilian.
Una barriera di luce avvolse i due e, proprio in quell’istante, un grosso boato si udì dal posto dov’era stata lanciata la spada.
Delle fiamme altissime, al punto da superare l’origine delle cascate, si levarono al cielo e si formò una coltre densa di vapore che nascose tutto il panorama, tanto da sembrare nebbia fitta.
Il maestro stava proteggendo con il suo corpo Maximilian ed era all’interno di una cupola fatta di luce.
Maximilian chiese: «Maestro va tutto bene?».
Astral era chino su di lui e lo stava stringendo; in quell’istante lo lasciò libero, poi lo guardò e pensò: “Che cos’era quello?”.
La sua espressione era a dir poco stupefatta; in seguito egli chiuse gli occhi per un attimo e dopo averli riaperti rispose alla domanda che Maximilian gli aveva rivolto: «Sì, va tutto bene».
Astral gli mise la mano destra sulla testa e, riproducendo un sorriso, disse: «Ci siamo presi un bello spavento».
Il mago, tuttavia, pensò: “Meno male che mi sono accorto del pericolo. Fortunatamente la barriera ha retto, anche grazie all’incanto di protezione che ho riprodotto prima che Maximilian provasse a evocare la sua spada”.
In seguito il maestro cercò di tranquillizzare il suo allievo: «Sei stato bravo. Hai visto che sei riuscito a evocare la tua spada elementale?».
Maximilian tirò un sospiro di sollievo e rispose: «Non ho ancora fatto niente. Devo riuscire a mantenerla. Non so come, ma a un tratto ho sentito una forte pressione venire dall’interno di essa e non sono riuscito più a dargli la forma».
Astral obiettò: «No Maximilian. Vista la tua età, hai già fatto tanto. Ricordati che nessuno a undici anni ha mai riprodotto quest’incanto». Poi rivolse lo sguardo verso la parte alta della cupola di luce che li proteggeva e pensò: “Temo per quello che apparirà ai nostri occhi quando toglierò la barriera. A ogni modo dovrò aspettarmi qualsiasi cosa, anche di essere sull’orlo di un precipizio”.
Il mago fece un sospiro e si alzò, poiché era inginocchiato vicino al ragazzo proprio per proteggerlo.
Lo guardò ancora una volta e gli chiese: «Sei pronto a dare un’occhiata?». Facendo cenno verso l’esterno della cupola.
Maximilian rispose di sì e il maestro di conseguenza gli disse di avvicinarsi il più possibile.
Astral esclamò: «Solvo!».
La cupola scomparve pian piano.
Maximilian guardò il maestro che pareva molto preoccupato.
La sua espressione era divenuta simile a quella volta in cui incontrarono Melkore nella boscaglia, in occasione del loro precedente allenamento quando Chaman li salvò.
Entrambi però fecero una faccia strana quando la cupola scomparve del tutto: l’intero ambiente circostante era sparito; distrutto.
La cascata era stata sventrata e dell’acqua non vi era più traccia; quell’esplosione l’aveva fatta evaporare tutta.
Cosa aveva provocato tutta quella devastazione?
Di tutto quel bel panorama era rimasto solo un lembo di terra, lo stesso che li stava sorreggendo.
Il lembo di terra era quello che pochi minuti prima fluttuava sull’acqua cristallina.
Laddove c’era il lago, adesso c’era un enorme cratere.
Il maestro si affrettò a dire: «Reditus!». E le due sagome sparirono immediatamente da quel posto ormai desolato e privo di vita; subito dopo il lembo di terra si sgretolò cadendo nel vuoto.

***

Due figure si materializzarono nel giardino dell’accademia.
Il posto era lo stesso da cui Maximilian e il maestro Astral erano partiti.
Quando le loro sagome furono ben visibili, Astral si rivolse all’alunno dicendogli: «Siamo riusciti a fuggire appena in tempo».
Maximilian invece gli chiese: «Perché ho sprigionato tutta quella potenza?».
Astral rispose: «Oramai dovresti sapere che possiedi un elevato potenziale d’offesa, non è una novità. Posso parlare con te liberamente, in quanto dovresti capire in che tipo di situazione siamo: da quando Bithor si è rifugiato dentro di te, non sei più un bambino. La sua esperienza millenaria, poco a poco, si trasferisce in te e pian piano diventi sempre più potente. Ne hai avuto una dimostrazione poco fa. Tuttavia, non devi preoccuparti … Ci siamo noi che ti staremo sempre vicini e vedrai che alla fine potrai padroneggiare questo enorme potenziale».
In quell’istante incominciarono a materializzarsi anche gli altri maestri e, a uno a uno, riapparvero tutti con i rispettivi allievi.
A quel punto, Astral, rivolgendosi a tutti disse: «Il nostro primo giorno di addestramento si conclude adesso. Domani vi aspettiamo qui alla stessa ora».
Tutti i maestri fecero cenno ai loro allievi di rientrare nello stabile.
I cinque non vedevano l’ora di farsi una doccia e di rilassarsi almeno per mezz’ora, giusto il tempo di riprendersi da quella giornata di estenuante allenamento.
Maximilian, Hamza, Chaman, Isak e Gerard salutarono i loro maestri e si diedero appuntamento al giorno successivo.

Un saluto a tutti i lettori; noi ci risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva” il 16° capitolo).