Direi che anche il sedicesimo capitolo possa
andar bene; pertanto …
Buona lettura:
16° CAPITOLO
LA SPADA ELEMENTALE DI MAXIMILIAN
Cinque figure camminavano attraverso i
corridoi deserti dell’accademia; quelle persone erano dirette verso la zona dei
professori.
Esse arrivarono di fronte alla porta fatta di
vetro, l’aprirono senza bussare e proseguirono verso la sala dove la sera
precedente c’era stata la riunione con Maximilian e i suoi amici.
Il maestro Drenk uscì da quella stanza e
disse: «Oh … Siete ritornati». Poi andò verso di loro e aggiunse: «Possiamo
proseguire dunque verso i sotterranei». Dopo aver detto quelle parole, si
incamminò verso la porta che dava l’accesso alle scale in marmo bianco le quali
portavano davanti alla grossa porta dietro cui si celava il cimitero dei
draghi.
I maghi raggiunsero l’entrata del rifugio di
Brot, il drago di ferro che ormai da anni vegliava sulla barriera che divideva
i due mondi.
Drenk, che fu il primo ad arrivare, tese la
mano per bussare ma la porta, all’avvicinarsi del suo braccio, si aprì come per
magia e un forte stridio si sentì d’improvviso.
All’interno della grande sala, illuminata
come al solito dalle torce fissate sulle pareti, si videro due grosse sagome le
quali si girarono verso i nuovi arrivati.
La possente voce del drago di ferro fece
presto la sua comparsa: «Entrate pure, vi stavamo aspettando». La voce rimbombò
per tutto l’ambiente e le cinque figure fecero quello che gli era stato
chiesto; entrarono e si diressero verso il tavolo che era proprio davanti alle
due grandi sagome.
Le figure dei sei mentori dell’accademia
uscirono dall’ombra e ognuno di loro si sedette al proprio posto.
Brot affermò: «Avremo tanto di cui parlare
questa notte».
I sei si accomodarono proprio sulle sedie che
erano poste vicino al tavolo, lo stesso utilizzato per le riunioni del
consiglio dei maghi bianchi.
Brot si avvicinò a loro; poi fece la domanda
che i mentori stavano aspettando: «Cos’è successo?».
Astral a quel punto cercò l’approvazione dei
colleghi con lo sguardo.
I maghi annuirono e lui iniziò a parlare:
«Devo riferire alcune novità che si sono verificate quest’oggi».
Il Drago di ferro ribatté: «Ebbene … Dicci
pure».
La voce del maestro fu l’unica cosa che si
udì in quel momento: «Oggi ognuno di noi ha portato i ragazzi, come d’accordi,
ad addestrarsi. Io sono andato con Maximilian e il posto scelto era sicuro; lì
non poteva rintracciarci nessuno e soprattutto … Nessuno poteva farsi male, o
almeno così credevo».
Ci fu un attimo di silenzio e tutti, in
quella sala, assunsero una strana espressione; poi il mago continuò il suo
discorso: «I nostri allenamenti si sono concentrati soprattutto sulla
materializzazione della spada elementale. Ebbene … Io stesso non ho mai visto
una cosa del genere in tutta la mia vita».
Brot fu stupito da quella affermazione e
ribatté: «Non mi dire …». Lasciando la frase in sospeso.
Astral stava annuendo e tutti lo fissarono
meravigliati.
Il maestro Wotan gli fece la fatidica
domanda: «Maximilian ha dunque materializzato la sua spada?».
Astral rispose: «Esatto».
Qualcuno esclamò: «Impossibile!».
La voce del maestro con la lunga barba bianca
precisò: «Siamo maghi bianchi e nulla è impossibile».
Era stato Drenk a fare l’esclamazione; egli,
udita l’affermazione del collega, ribadì: «È solo un bambino di undici anni. In
mille anni di storia, nessun mago bianco è mai riuscito a riprodurre
quell’incanto a quell’età».
Astral rispose: «Nulla è impossibile,
soprattutto per Maximilian, e di certo non devo essere io a spiegarvi il
motivo. Da quando Bithor è entrato in simbiosi con lui, non c’è da stupirsi di
niente. I due maestri, Aschcore e Brot, mi daranno ragione se affermo che quel
ragazzo ha un potenziale offensivo senza pari».
Il drago dalla folta chioma diede la sua
versione: «Nostro fratello dona al ragazzo un’enorme quantità di energia ed è
solo questione di padroneggiarla. Tuttavia, penso che il ragazzo sia ancora
troppo inesperto per disporre a piacimento di una simile fonte di potenza; va
guidato e istruito, proprio per evitare che usi quell’energia in modo errato».
Astral, chiedendo con le dovute maniere di
poter parlare, ribatté: «Permettetemi di aggiungere ciò che ho visto. Una volta
appreso il modo per materializzarla, ha correttamente riprodotto la magia e, a
quel punto, tutti gli elementi presenti si sono diretti verso un posto preciso
… La sua mano. Acqua, terra, vento e fuoco, sono state compresse in un piccolo
punto che di seguito ha incominciato a prendere forma. La spada è apparsa
splendente come mai l’avevo vista; è fatta di un elemento giallastro e liquido.
Tutta la spada era circondata da un gas biancastro che man mano si inglobava
alla spada stessa; dopo poco tempo essa ha incominciato a ribollire e pareva
avere una temperatura molto elevata. È stato in quel momento che mi sono
accorto che qualcosa non andava per il verso giusto e quando Maximilian ha
lanciato la spada appena evocata lontano da sé, ho alzato una barriera; la più
forte che io conosca. Lì dentro non siamo riusciti a vedere ciò che è successo,
ma quando l’ho rimossa tutto l’ambiente era stato distrutto. In seguito mi sono
affrettato a rientrare».
I presenti erano rimasti a bocca aperta e di
certo non potevano contestare la parola di Astral, il più autorevole
rappresentante dei maghi bianchi.
In seguito Brot aggiunse: «È chiaro che la
sua forza stia aumentando ed è ancora più evidente che abbia bisogno di
controllare il suo potere».
Dopo un attimo di silenzio, anche Aschcore
confermò le parole del fratello: «Sono d’accordo». Poi, riferendosi ad Astral,
continuò: «Tu converrai con me che il ragazzo non può essere addestrato solo da
te. Avrai bisogno di aiuto, poiché il potere che detiene è grande. Suggerisco
che uno di noi draghi venga con voi durante lo svolgimento dell’addestramento».
Quell’affermazione fu condivisa da tutti.
Anche Astral era d’accordo e lo fece
intendere dicendo: «A questo punto, non posso che rimettermi alle vostre
decisioni. È ovvio che la potenza scaturita da Maximilian debba essere
controllata, ne và anche della sua incolumità e di quella delle persone che gli
sono vicine».
Brot infine disse: «Allora è deciso; tutti
gli addestramenti che saranno fatti da Maximilian, saranno seguiti anche dal
sottoscritto. Questo per aiutare Astral nel caso si verifichino le situazioni
che ha appena descritto».
Drenk fece una domanda in quell’istante: «Ma
di che elemento è fatta la spada elementale che ha richiamato Maximilian?».
Astral ribadì: «Io non ho mai visto un
elemento simile. Tuttavia, mi sono permesso di fare delle ricerche e l’unica
sostanza che corrisponde alle caratteristiche da me viste si chiama Idrogeno».
Drenk rispose: «Idrogeno? È in forma gassosa
e non può essere stabilizzato in forma semisolida; per farlo c’è bisogno di una
pressione inimmaginabile».
Aschcore precisò: «No, non siate sprovveduti.
Voi per primi dovreste sapere che nel mondo magico tutto è possibile. Ebbene,
quell’elemento è l’idrogeno; lo dimostra quello che avvenuto prima della sua
materializzazione e dopo che Maximilian ne ha perso il controllo. Ciò che ha
distrutto l’ambiente in cui si addestravano è un’implosione provocata appunto
da quell’elemento».
Le facce dei presenti divennero ancora più
serie di quanto già non fossero in precedenza.
A quel punto Astral disse: «Capisco. Ecco
perché, nonostante la soppressione magica fatta da me, i risultati sono stati
lo stesso disastrosi».
Brot, prima di congedare tutti, fece una
raccomandazione: «Dobbiamo essere cauti. Questo è un momento cruciale per la
nostra battaglia e non possiamo fallire. Maximilian è la chiave di tutto ed è
l’unico in grado di spostare gli equilibri di forza verso di noi. Addestriamolo
come si conviene e soprattutto … Non consideriamolo un ragazzino, poiché
perderemo la vita se continueremo a trattarlo da bambino». E detto quello, si
diedero appuntamento per il pomeriggio seguente, nel quale il drago di ferro
avrebbe assistito all’allenamento di Maximilian.
Nella
stanza dove Maximilian e i suoi amici alloggiavano …
I ragazzi, stanchi per via della giornata
appena trascorsa, stavano per mettersi a letto ed erano vestiti con i loro
pigiami di cotone leggero.
Ognuno era sdraiato sul proprio letto, si diedero
la buonanotte e spensero la luce.
Si addormentarono tutti dopo pochi istanti,
tranne Maximilian che rimase con le braccia messe dietro la nuca, tra essa e il
cuscino, a osservare la Luna fuori dalla finestra semiaperta che anche quella
notte splendeva in cielo.
Era una notte di fine estate e qualche
spiffero di vento freddo iniziava a fare la sua comparsa; come al solito lo
spettacolo delle stelle che brillavano in cielo non aveva paragoni in bellezza.
A Maximilian erano sempre piaciute e fin da
bambino si incantava ad osservarle e a fantasticare su storie assurde; egli si
sentiva al sicuro quando guardava quello spettacolo e presto si addormentò
anche lui.
****
Una
luce forte e inconsueta destò Maximilian dal suo sonno, ma lo spettacolo che si
ritrovò di fronte gli fece capire che si trovava nel mondo parallelo a quello
umano.
Una
voce attirò la sua attenzione: «Salute a te Maximilian».
Il
ragazzo provò a guardarsi intorno ma non vide nessuno; tuttavia, riconobbe
quella voce e rispose: «Sono di nuovo da te Bithor. Ma dove sei nascosto?».
D’un
tratto della polvere si levò dal terreno e incominciò a vorticare su sé stessa,
aumentando di volume di volta in volta fino ad arrivare a un’altezza
considerevole; poi di colpo invertì senso di marcia, come se fosse esplosa.
La
sagoma del drago d’oro si palesò; egli rispose: «Sono qui, proprio davanti a
te».
Maximilian
gli fece immediatamente una domanda: «Suppongo tu abbia visto cos’è successo
oggi durante l’addestramento?».
Il
drago fece cenno di sì e poi ribatté: «Sono qui appositamente per fare
chiarezza su ciò che è accaduto». Ci fu un attimo di silenzio e Maximilian lo
guardò con interesse, aspettando che dicesse qualcosa.
Bithor
iniziò a parlare dando la tanto attesa spiegazione: «Quello che hai materializzato
questo pomeriggio è un elemento che si chiama Idrogeno. Esso esiste in natura
in forma gassosa e si lega con tutto; in definitiva attira a sé tutti gli altri
elementi. Possiamo definirlo l’elemento principe. Tale elemento non può, in
genere, essere manipolato poiché per assumere forme diverse da quelle gassose,
ha bisogno di un’enorme quantità di forza che permetta di comprimere l’elemento
fino a farlo diventare semisolido e … Ci vuole ancora più destrezza per
maneggiarlo».
Il
ragazzo non mostrò nessuna sorpresa, si limitò a fare presente: «Io non ho mai
sentito nominare questo tipo di elemento».
Il
drago ribadì: «È un elemento che non può essere manipolato da nessuno a meno
che non disponga di particolari abilità … Ma possiamo anche definirlo uno dei
più potenti elementi presenti in natura».
Maximilian
gli fece l’ennesima domanda: «E io come posso controllarlo? Non mi spiego
nemmeno come possa averlo materializzato».
Bithor,
guardandolo fisso negli occhi, gli ripeté: «È una cosa che possiamo fare solo
insieme e prima impari a controllare la tua spada elementale meglio è. Proprio
per questo tutti noi ti staremo vicino; continueremo i nostri allenamenti e ti
addestrerai con Brot e il maestro Astral per materializzare la spada che ti
appartiene. Fanne buon uso, poiché presto ti servirà».
In
seguito il drago d’oro si girò e, facendo cenno a Maximilian di seguirlo,
s’incamminò verso l’interno del crepaccio il quale si era materializzato
proprio dinanzi a loro; insieme svanirono tra quelle due pareti rocciose
****
Nell’Asilum fu presto giorno.
Alcuni abitanti si apprestavano a fare le
commissioni più disparate.
I rumori della gente che stava lavorando si
udirono in tutto il rifugio dei maghi bianchi; tali rumori svegliarono i nostri
amici e nella camera iniziò a sentirsi del frastuono.
Maximilian aprì gli occhi e si voltò verso il
luogo da dove provenivano gli schiamazzi; lì, vicino alla porta del bagno,
c’erano Hamza e Chaman che stavano litigando.
Il primo disse: «No! Mi sono alzato prima io;
tocca a me».
Il secondo gli rispose: «Non se ne parla
proprio! Quando tu hai aperto gli occhi, io ero già sveglio da un bel po’».
Isak s’intromise e passò in mezzo a loro,
richiudendo la porta del bagno dietro di sé.
Le sue parole giunsero alle orecchie dei due
litigiosi amici: «Tra i due litiganti il terzo gode». Gli scatti della
serratura rimbombarono in quell’istante nella stanza.
I due si guardarono in faccia e poi si
rivolsero verso la porta appena chiusa da Isak; simultaneamente dissero: «Noi
facciamo i conti quando esci!». Ma dal locale non si sentì alcuna risposta.
Maximilian e suo fratello si guardarono in
faccia stringendo le spalle e si fecero una risata.
Erano belle giornate quelle: giornate che
iniziavano piene di vita e allegria; quell’allegria che solo i ragazzi della
loro età erano in grado di dimostrare.
E presto tutti furono pronti; scesero dunque
a fare colazione.
I cinque, dopo la colazione, si diressero
verso la classe dove si sarebbe svolta l’ennesima lezione.
Quell’anno, dato che frequentavano il secondo
corso, dovevano raggiungere il quarto piano.
La prima ora l’avrebbero passata con il
maestro Drenk; si misero seduti dopo aver salutato i propri amici e attesero
all’incirca un minuto, prima di scorgere la sagoma del maestro sulla soglia
della porta.
Egli stava parlando con Astral di alcune
faccende importanti, si affacciò un attimo in classe e affermò: «Ragazzi, solo
un attimo di pazienza e arrivo. State buoni».
L’intera classe non disse nulla e ognuno si
mise a fare qualcosa di utile: ci fu chi aprì il libro e si mise a studiare per
l’ora successiva, chi finì di fare i compiti che nella giornata precedente non
aveva fatto; altri, invece, si misero a chiacchierare a bassa voce.
Chaman non perse occasione per attaccar
bottone con delle ragazze sedute proprio davanti al suo banco.
Il trambusto attirò l’attenzione del maestro
che si riaffacciò in classe e ripeté: «Ragazzi; vi chiedo solo un attimo, ho
quasi finito».
Il baccano cessò all’improvviso, per poi
riprendere quando il maestro continuò a discutere con il collega.
Il mago entrò finalmente nell’aula e richiuse
la porta dietro di sé.
Le sue prime parole furono: «Buongiorno
ragazzi».
Egli raggiunse la cattedra in mezzo all’aula
e ci posò la sua cartellina, poi aggiunse: «Oggi inizieremo il programma di
secondo livello. Sapete già che con me studierete l’elemento fuoco, quindi …
Prego, aprite il libro a pagina quarantotto». E tutti fecero ciò che gli era
stato detto.
Iniziò così la lezione …
***
La giornata scolastica giunse presto al
termine.
Le campane che segnavano la fine delle
lezioni furono accolte con molto piacere da tutti gli alunni i quali, dopo aver
raccolto e messo a posto le proprie cose, si diressero verso le loro stanze.
Così fecero anche Maximilian e i suoi amici;
per loro stava per incominciare la seconda parte della giornata.
L’ora dell’appuntamento con i maestri giunse
velocemente e si diressero verso il punto in cui avevano deciso d’incontrarsi;
ci arrivarono in pochi minuti e ognuno di loro partì verso la zona in cui si
sarebbero addestrati.
Nel giardino restarono solo Maximilian e
Astral …
Il maestro si rivolse all’alunno dicendogli:
«Maximilian … Come sai, non possiamo raggiungere il posto in cui ci siamo
allenati ieri, dato che è completamente distrutto. Tuttavia, parlando con il
maestro Brot, siamo giunti alla conclusione che per i tuoi addestramenti sarà
opportuna anche la sua presenza. Dovremo dunque raggiungere un posto adeguato,
proprio per non ripetere l’esperienza del giorno appena passato».
Maximilian annuì e fu d’accordo con il suo
maestro: «Sono pienamente d’accordo con lei».
Astral aggiunse: «Stiamo andando in un posto
appositamente preparato per i tuoi addestramenti; lì ci sta già aspettando il
maestro Brot e d’ora in avanti potremo contare sempre sulla sua presenza. Ma
non temere, non è una decisione punitiva, è più una precauzione presa per darti
modo di allenarti con serenità».
Maximilian fece intendere di essere d’accordo
e fu in quell’istante che il maestro esclamò: «Advolo positus delectus!». Ed
entrambe le figure svanirono, dirette verso il luogo dove il drago di ferro li
stava di già aspettando.
***
In un luogo lontano dall’Asilum, una grossa
sagoma attendeva ben celata in mezzo alla folta flora.
Lì c’erano alberi di Pino ovunque, i cui rami
cosparsi dai piccoli spilli occultavano gran parte del terreno sottostante.
Giù, sul suolo, vi erano rovi e piante di
tutti i generi; i raggi di sole a stento passavano tra i rami di pino
illuminando fiocamente la zona.
L’aria era calda e il profumo era tipico
delle zone mediterranee, dove agli odori di pino, miscelati a quello dei
pioppi, si sentivano anche aromi di fiori.
Una luce intensa comparve all’interno di
quella pineta e man mano che essa spariva, due sagome, molto più piccole di
quella che già era presente, si fecero più consistenti.
Le figure di Maximilian e del Maestro Astral
divennero nitide e la luce che li ammantava scomparve completamente.
La voce possente che proveniva dalla grande
sagoma esplicò: «Ah; Siete già qui».
Astral rispose: «Sì maestro, abbiamo
anticipato di poco il nostro arrivo».
La sagoma celata nell’ombra si fece avanti e,
come si era già capito dal tono di voce, quella figura altri non era che il
drago di ferro.
Brot a quel punto affermò: «Meglio, avremo
più tempo da passare assieme. Dunque, Giovanotto …». Riferendosi a Maximilian.
«Non c’è bisogno che io aggiunga molto; penso che tu sappia già tutto. Sono qui
per aiutarti nei tuoi addestramenti e io sopprimerò in parte il tuo potere,
rilasciandolo in seguito pian piano in modo che tu possa imparare a
padroneggiare quel potenziale. Ma bando alle ciance, iniziate pure … Fai finta
che io non ci sia e per quanto riguarda la magia, non aver paura di usarla
poiché io penserò a stabilizzarla».
Il drago si allontanò e gli fece cenno di
dare inizio al loro addestramento.
I due così fecero e Maximilian si concentrò
soprattutto su come materializzare la sua spada; ma alla prima prova non riuscì
a ripetere quello che aveva fatto il giorno precedente.
Dopo aver fatto una pausa, si decise di
continuare e Maximilian esclamò: «Gladio!».
L’espressione del drago di ferro cambiò
improvvisamente, divenne estremamente preoccupata, e balzò in piedi velocemente
gridando verso il maestro Astral che si trovava vicinissimo al ragazzo.
«VIA DI LÌ, RISCHI DI FARTI MALE!». Esclamò
il drago.
Il mago bianco seguì il consiglio che il
drago gli aveva appena dato e balzò lontano dal luogo dove Maximilian aveva
evocato la sua spada.
Dopo pochi secondi tutti gli elementi
iniziarono a dirigersi verso un solo posto: la mano di Maximilian.
Terra, Acqua, Vento, fuoco che veniva fuori
da alcune crepe nel terreno, e addirittura le nuvole che si erano addensate
sopra il ragazzo, si diressero verso quel punto.
La pressione che ne scaturì fu tremenda e
persino il pesante corpo del drago di ferro fece fatica a tenersi in piedi,
mentre alcuni alberi furono sradicati dalla pressione esercitata da quegli
elementi.
Brot parlò in una lingua sconosciuta ai due
umani a cui parve di sentire: «Fao
ascriyt itranorg!». Di seguito l’armatura del drago divenne più lucente del
solito e si mosse nuovamente con disinvoltura; fu allora che si avvicinò a
Maximilian e spalancando le sue fauci emise un alone lucente che si diresse
verso il ragazzo.
Proprio in quel momento la spada tanto attesa
da tutti fece la sua apparizione e gli elementi si placarono.
Quella spada era lucente più di qualsiasi
altra spada vista fino a quel momento: il suo colore era giallo e tutt’intorno
ad essa c’era un alone blu scuro.
Il drago chiuse la bocca e disse a
Maximilian: «È dunque vero. Puoi maneggiare l’idrogeno».
Astral si avvicinò e, mentre si toglieva di
dosso la polvere, si rivolse al drago di ferro dicendo: «Maestro, è un potere
difficile da controllare».
Il drago, fissando la spada di Maximilian,
che questa volta pareva stabile, disse: «Lo so. Tuttavia, al ragazzo serve;
dunque non ci rimane che aiutarlo a padroneggiare questo tipo di magia».
Si rivolse poi a Maximilian e disse: «Ragazzo
… Quella che tu hai appena materializzato è un’arma che nessuno dei tuoi
predecessori ha mai tentato di usare».
Intanto Maximilian guardava incuriosito la
spada che stringeva tra le sue mani, si rivolse ai due maestri ed esclamò: «Non
ci posso credere! Fino a pochi giorni fa era impensabile che io ci riuscissi.
Adesso sono qui con la spada elementale tra le mani. Vedrai quando lo sapranno
gli altri».
Il drago lo interruppe e gli disse:
«Concentrati sul suo controllo. Poi potrai gioirne con i tuoi compagni».
Anche il maestro Astral era dello stesso
avviso e lo fece intendere con il movimento del capo.
Maximilian chiese ai due suoi mentori: «Mi
avete aiutato nel reprimere la forza dell’elemento. Vero?».
Il drago di ferro dinanzi a lui gli rispose:
«Esatto, ma non è questo che ci interessa. Adesso sei libero di esercitarti con
la spada, ma bada … Da questo momento in poi, io rimuoverò pian piano la mia
magia. E tu, piccolo Maximilian, dovrai essere in grado di controllare
autonomamente quel potere».
Il ragazzo, dagli occhi marroni e i capelli
biondo cenere, fece un cenno deciso con il capo per poi affermare: «Cercherò di
fare del mio meglio».
Astral si avvicinò a Maximilian e gli
rispose: «Lo sappiamo Max; tuttavia, quello in cui ti stai cimentando non è
cosa da poco e noi dobbiamo assicuraci che non ti succeda niente».
Brot fece notare che il tempo trascorreva e
che l’addestramento doveva procedere a ritmi veloci e fu allora che si smisero
con le parole per passare ai fatti.
Iniziava il vero addestramento, il quale
avrebbe portato Maximilian a padroneggiare la sua spada elementale; la più
potente arma che un mago bianco avesse a disposizione.
La giornata passò senza intoppi, Maximilian
si allenò per due ore circa e pareva avere acquisito una buona confidenza con
quell’arma.
Il drago di ferro con i suoi passi lo
disturbò e Maximilian si fermò, mettendo la spada in una posizione che non
avrebbe nuociuto a nessuno, con la lama in giù, facendo ben attenzione a non
ferirsi e a non farle toccare il terreno.
Quando Brot gli fu abbastanza vicino, si
rivolse al ragazzo dicendogli: «Bravo! Sei riuscito a controllare bene la
stabilità della tua spada. Ora ascolta attentamente, prima che tu rilasci
quell’incanto … Quando vuoi materializzare la spada, devi immaginare una forte
pressione che si abbatte su di essa, talmente forte da comprimerla in quella
forma. Tu sai bene che la magia bianca si basa sia sulla manipolazione degli
elementi sia sulla forza della mente e dell’immaginazione e … Dunque, se vuoi che tenga quella forma, la
devi modellare con la mente».
Maximilian, che non aveva perso nemmeno una
parola di ciò che gli era stato detto, ribatté: «Credo di aver capito il metodo
e la prossima volta che ci addestreremo ve lo mostrerò».
Entrambi i suoi maestri si guardarono l’un
l’altro e in seguito Astral gli fece presente: «Sei già stato abbastanza bravo,
non cercare di accelerare i tempi. Ricordati che quello in cui ti stai
cimentando è un incanto estremamente difficile. I maghi bianchi più bravi, di
solito, lo riproducono all’età di sedici anni e non devo ricordarti che tu lo
hai fatto ben cinque anni prima».
Maximilian però li stupì ancora una volta con
la sua risposta: «Non sono nelle condizioni di poter aspettare tanto. So bene
in che situazione ci troviamo e sono consapevole di dover assolvere un compito
preciso. Dopo un anno mi sono convinto che più armi possiedo, più possibilità
avrò di adempiere a ciò che mi è stato assegnato».
Egli subito dopo esclamò: «Solvo!». E la spada svanì così com’era apparsa, questa volta senza produrre
danni.
Brot volle dire un’ultima cosa a Maximilian,
prima di fare ritorno all’Asilum: «Maximilian, tu sei destinato a grandi gesta
e da questo momento in poi i tuoi occhi vedranno strane cose, ancor più
spaventose di quelle cui hai assistito. Qualsiasi cosa accada, sappi che non
sarai mai solo e potrai contare sempre su di noi».
Il ragazzo ribatté: «Lo so. Siete stati
sempre al mio fianco e lo sarete fino alla fine di questa storia».
Dopo poco la voce del maestro Astral echeggiò
nella pineta: «Reditus!». E una luce li avvolse, facendoli
svanire da quel posto.
Il drago di ferro era rimasto da solo, si
spostò uscendo dall’ombra e osservando il cielo fece uno sbuffo, chiudendo di
seguito i suoi grossi occhi; poi, un polverone lo avvolse e ne nascose tutto il
corpo … Dopo pochi istanti esso era svanito e della sua enorme massa non vi era
più traccia.
***
Nei sotterranei dell’accademia una sagoma
nascosta nell’oscurità pareva aspettare qualcuno.
Un’enorme quantità di polvere apparve dal
nulla e dopo poco essa incominciò a diradarsi facendo comparire infine il drago
di ferro.
Una voce gli disse: «Sei arrivato».
Egli rispose: «Abbiamo appena finito di
addestrare il ragazzo».
Chi gli aveva posto la prima domanda ne fece
un’altra: «Allora?».
Il drago di ferro si avvicinò ad esso e le
fiaccole illuminarono il corpo fino a quel momento nascosto dall’ombra; si
trattava di Aschcore.
Brot ribatté: «È proprio come sospettavamo.
Il ragazzo si sta velocemente adattando alla presenza di Bithor e, di conseguenza,
i suoi poteri aumentano. Oggi ha perfino riprodotto l’incanto più potente che
un mago bianco possa riprodurre e lo ha fatto con il minimo aiuto. In seguito è
stato capace di tenere compressa la spada elementale da solo. Io gli ho fatto
credere che avesse il mio aiuto».
Il drago dalla folta chioma, dopo aver
ascoltato quelle parole, tirò un sospiro e poi affermò: «Hm … E sì, è giunta
proprio l’ora di fare una visitina al demone mandato qui per cercare di
ucciderci».
Brot in quell’istante asserì: «A quest’ora
dovrebbe già essere mutato. Di certo ci verrà a cercare».
Aschcore, facendo uno sguardo minaccioso,
ribadì: «Andremo a cercarlo noi, appena Maximilian sarà in grado di usare la
sua spada alla perfezione».
Il drago di ferro fece un cenno d’accordo e
disse: «Ci vorrà almeno una settimana».
Aschcore, avvicinandosi pian piano a lui,
rispose: «Una settimana passa in fretta. Incomincia a preparare gli uomini
poiché si va a caccia di esseri malvagi». E non fini nemmeno di dire quelle
parole che scomparve improvvisamente, sgretolandosi come se fosse fatto di
sabbia.
***
Maximilian e i suoi compagni si rividero
nuovamente nel parco dell’accademia; da lì erano partiti alla volta del luogo
dove si stavano allenando.
Non appena l’ultimo maestro giunse con il suo
allievo, i cinque si avviarono verso la propria stanza e i maestri, invece,
verso la zona insegnanti.
I ragazzi si lavarono e, poiché stanchi per
via dell’addestramento, si misero un attimo ognuno sul proprio letto.
Dopo pochi minuti, anche se con malavoglia,
si avviarono verso il refettorio dove consumarono la cena e di tutta fretta
rientrarono nella loro stanza mettendosi subito a dormire.
Quella notte ognuno di loro dormì come un
ghiro e il russare dei cinque amici si udii persino nei corridoi dove i censori
vegliavano con attenzione su tutti gli alunni.
Un saluto a tutti i lettori; noi ci
risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva”
il 17° capitolo).
