La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

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Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

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Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

domenica 1 novembre 2015

Maximilian Arsltain “il canto dell’arcangelo”; 16° capitolo da leggere online.

Direi che anche il sedicesimo capitolo possa andar bene; pertanto …
Buona lettura:



16° CAPITOLO
LA SPADA ELEMENTALE DI MAXIMILIAN


Cinque figure camminavano attraverso i corridoi deserti dell’accademia; quelle persone erano dirette verso la zona dei professori.
Esse arrivarono di fronte alla porta fatta di vetro, l’aprirono senza bussare e proseguirono verso la sala dove la sera precedente c’era stata la riunione con Maximilian e i suoi amici.
Il maestro Drenk uscì da quella stanza e disse: «Oh … Siete ritornati». Poi andò verso di loro e aggiunse: «Possiamo proseguire dunque verso i sotterranei». Dopo aver detto quelle parole, si incamminò verso la porta che dava l’accesso alle scale in marmo bianco le quali portavano davanti alla grossa porta dietro cui si celava il cimitero dei draghi.
I maghi raggiunsero l’entrata del rifugio di Brot, il drago di ferro che ormai da anni vegliava sulla barriera che divideva i due mondi.
Drenk, che fu il primo ad arrivare, tese la mano per bussare ma la porta, all’avvicinarsi del suo braccio, si aprì come per magia e un forte stridio si sentì d’improvviso.
All’interno della grande sala, illuminata come al solito dalle torce fissate sulle pareti, si videro due grosse sagome le quali si girarono verso i nuovi arrivati.
La possente voce del drago di ferro fece presto la sua comparsa: «Entrate pure, vi stavamo aspettando». La voce rimbombò per tutto l’ambiente e le cinque figure fecero quello che gli era stato chiesto; entrarono e si diressero verso il tavolo che era proprio davanti alle due grandi sagome.
Le figure dei sei mentori dell’accademia uscirono dall’ombra e ognuno di loro si sedette al proprio posto.
Brot affermò: «Avremo tanto di cui parlare questa notte».
I sei si accomodarono proprio sulle sedie che erano poste vicino al tavolo, lo stesso utilizzato per le riunioni del consiglio dei maghi bianchi.
Brot si avvicinò a loro; poi fece la domanda che i mentori stavano aspettando: «Cos’è successo?».
Astral a quel punto cercò l’approvazione dei colleghi con lo sguardo.
I maghi annuirono e lui iniziò a parlare: «Devo riferire alcune novità che si sono verificate quest’oggi».
Il Drago di ferro ribatté: «Ebbene … Dicci pure».
La voce del maestro fu l’unica cosa che si udì in quel momento: «Oggi ognuno di noi ha portato i ragazzi, come d’accordi, ad addestrarsi. Io sono andato con Maximilian e il posto scelto era sicuro; lì non poteva rintracciarci nessuno e soprattutto … Nessuno poteva farsi male, o almeno così credevo».
Ci fu un attimo di silenzio e tutti, in quella sala, assunsero una strana espressione; poi il mago continuò il suo discorso: «I nostri allenamenti si sono concentrati soprattutto sulla materializzazione della spada elementale. Ebbene … Io stesso non ho mai visto una cosa del genere in tutta la mia vita».
Brot fu stupito da quella affermazione e ribatté: «Non mi dire …». Lasciando la frase in sospeso.
Astral stava annuendo e tutti lo fissarono meravigliati.
Il maestro Wotan gli fece la fatidica domanda: «Maximilian ha dunque materializzato la sua spada?».
Astral rispose: «Esatto».
Qualcuno esclamò: «Impossibile!».
La voce del maestro con la lunga barba bianca precisò: «Siamo maghi bianchi e nulla è impossibile».
Era stato Drenk a fare l’esclamazione; egli, udita l’affermazione del collega, ribadì: «È solo un bambino di undici anni. In mille anni di storia, nessun mago bianco è mai riuscito a riprodurre quell’incanto a quell’età».
Astral rispose: «Nulla è impossibile, soprattutto per Maximilian, e di certo non devo essere io a spiegarvi il motivo. Da quando Bithor è entrato in simbiosi con lui, non c’è da stupirsi di niente. I due maestri, Aschcore e Brot, mi daranno ragione se affermo che quel ragazzo ha un potenziale offensivo senza pari».
Il drago dalla folta chioma diede la sua versione: «Nostro fratello dona al ragazzo un’enorme quantità di energia ed è solo questione di padroneggiarla. Tuttavia, penso che il ragazzo sia ancora troppo inesperto per disporre a piacimento di una simile fonte di potenza; va guidato e istruito, proprio per evitare che usi quell’energia in modo errato».
Astral, chiedendo con le dovute maniere di poter parlare, ribatté: «Permettetemi di aggiungere ciò che ho visto. Una volta appreso il modo per materializzarla, ha correttamente riprodotto la magia e, a quel punto, tutti gli elementi presenti si sono diretti verso un posto preciso … La sua mano. Acqua, terra, vento e fuoco, sono state compresse in un piccolo punto che di seguito ha incominciato a prendere forma. La spada è apparsa splendente come mai l’avevo vista; è fatta di un elemento giallastro e liquido. Tutta la spada era circondata da un gas biancastro che man mano si inglobava alla spada stessa; dopo poco tempo essa ha incominciato a ribollire e pareva avere una temperatura molto elevata. È stato in quel momento che mi sono accorto che qualcosa non andava per il verso giusto e quando Maximilian ha lanciato la spada appena evocata lontano da sé, ho alzato una barriera; la più forte che io conosca. Lì dentro non siamo riusciti a vedere ciò che è successo, ma quando l’ho rimossa tutto l’ambiente era stato distrutto. In seguito mi sono affrettato a rientrare».
I presenti erano rimasti a bocca aperta e di certo non potevano contestare la parola di Astral, il più autorevole rappresentante dei maghi bianchi.
In seguito Brot aggiunse: «È chiaro che la sua forza stia aumentando ed è ancora più evidente che abbia bisogno di controllare il suo potere».
Dopo un attimo di silenzio, anche Aschcore confermò le parole del fratello: «Sono d’accordo». Poi, riferendosi ad Astral, continuò: «Tu converrai con me che il ragazzo non può essere addestrato solo da te. Avrai bisogno di aiuto, poiché il potere che detiene è grande. Suggerisco che uno di noi draghi venga con voi durante lo svolgimento dell’addestramento».
Quell’affermazione fu condivisa da tutti.
Anche Astral era d’accordo e lo fece intendere dicendo: «A questo punto, non posso che rimettermi alle vostre decisioni. È ovvio che la potenza scaturita da Maximilian debba essere controllata, ne và anche della sua incolumità e di quella delle persone che gli sono vicine».
Brot infine disse: «Allora è deciso; tutti gli addestramenti che saranno fatti da Maximilian, saranno seguiti anche dal sottoscritto. Questo per aiutare Astral nel caso si verifichino le situazioni che ha appena descritto».
Drenk fece una domanda in quell’istante: «Ma di che elemento è fatta la spada elementale che ha richiamato Maximilian?».
Astral ribadì: «Io non ho mai visto un elemento simile. Tuttavia, mi sono permesso di fare delle ricerche e l’unica sostanza che corrisponde alle caratteristiche da me viste si chiama Idrogeno».
Drenk rispose: «Idrogeno? È in forma gassosa e non può essere stabilizzato in forma semisolida; per farlo c’è bisogno di una pressione inimmaginabile».
Aschcore precisò: «No, non siate sprovveduti. Voi per primi dovreste sapere che nel mondo magico tutto è possibile. Ebbene, quell’elemento è l’idrogeno; lo dimostra quello che avvenuto prima della sua materializzazione e dopo che Maximilian ne ha perso il controllo. Ciò che ha distrutto l’ambiente in cui si addestravano è un’implosione provocata appunto da quell’elemento».
Le facce dei presenti divennero ancora più serie di quanto già non fossero in precedenza.
A quel punto Astral disse: «Capisco. Ecco perché, nonostante la soppressione magica fatta da me, i risultati sono stati lo stesso disastrosi».
Brot, prima di congedare tutti, fece una raccomandazione: «Dobbiamo essere cauti. Questo è un momento cruciale per la nostra battaglia e non possiamo fallire. Maximilian è la chiave di tutto ed è l’unico in grado di spostare gli equilibri di forza verso di noi. Addestriamolo come si conviene e soprattutto … Non consideriamolo un ragazzino, poiché perderemo la vita se continueremo a trattarlo da bambino». E detto quello, si diedero appuntamento per il pomeriggio seguente, nel quale il drago di ferro avrebbe assistito all’allenamento di Maximilian.

Nella stanza dove Maximilian e i suoi amici alloggiavano …

I ragazzi, stanchi per via della giornata appena trascorsa, stavano per mettersi a letto ed erano vestiti con i loro pigiami di cotone leggero.
Ognuno era sdraiato sul proprio letto, si diedero la buonanotte e spensero la luce.
Si addormentarono tutti dopo pochi istanti, tranne Maximilian che rimase con le braccia messe dietro la nuca, tra essa e il cuscino, a osservare la Luna fuori dalla finestra semiaperta che anche quella notte splendeva in cielo.
Era una notte di fine estate e qualche spiffero di vento freddo iniziava a fare la sua comparsa; come al solito lo spettacolo delle stelle che brillavano in cielo non aveva paragoni in bellezza.
A Maximilian erano sempre piaciute e fin da bambino si incantava ad osservarle e a fantasticare su storie assurde; egli si sentiva al sicuro quando guardava quello spettacolo e presto si addormentò anche lui.

****

Una luce forte e inconsueta destò Maximilian dal suo sonno, ma lo spettacolo che si ritrovò di fronte gli fece capire che si trovava nel mondo parallelo a quello umano.
Una voce attirò la sua attenzione: «Salute a te Maximilian».
Il ragazzo provò a guardarsi intorno ma non vide nessuno; tuttavia, riconobbe quella voce e rispose: «Sono di nuovo da te Bithor. Ma dove sei nascosto?».
D’un tratto della polvere si levò dal terreno e incominciò a vorticare su sé stessa, aumentando di volume di volta in volta fino ad arrivare a un’altezza considerevole; poi di colpo invertì senso di marcia, come se fosse esplosa.
La sagoma del drago d’oro si palesò; egli rispose: «Sono qui, proprio davanti a te».
Maximilian gli fece immediatamente una domanda: «Suppongo tu abbia visto cos’è successo oggi durante l’addestramento?».
Il drago fece cenno di sì e poi ribatté: «Sono qui appositamente per fare chiarezza su ciò che è accaduto». Ci fu un attimo di silenzio e Maximilian lo guardò con interesse, aspettando che dicesse qualcosa.
Bithor iniziò a parlare dando la tanto attesa spiegazione: «Quello che hai materializzato questo pomeriggio è un elemento che si chiama Idrogeno. Esso esiste in natura in forma gassosa e si lega con tutto; in definitiva attira a sé tutti gli altri elementi. Possiamo definirlo l’elemento principe. Tale elemento non può, in genere, essere manipolato poiché per assumere forme diverse da quelle gassose, ha bisogno di un’enorme quantità di forza che permetta di comprimere l’elemento fino a farlo diventare semisolido e … Ci vuole ancora più destrezza per maneggiarlo».
Il ragazzo non mostrò nessuna sorpresa, si limitò a fare presente: «Io non ho mai sentito nominare questo tipo di elemento».
Il drago ribadì: «È un elemento che non può essere manipolato da nessuno a meno che non disponga di particolari abilità … Ma possiamo anche definirlo uno dei più potenti elementi presenti in natura».
Maximilian gli fece l’ennesima domanda: «E io come posso controllarlo? Non mi spiego nemmeno come possa averlo materializzato».
Bithor, guardandolo fisso negli occhi, gli ripeté: «È una cosa che possiamo fare solo insieme e prima impari a controllare la tua spada elementale meglio è. Proprio per questo tutti noi ti staremo vicino; continueremo i nostri allenamenti e ti addestrerai con Brot e il maestro Astral per materializzare la spada che ti appartiene. Fanne buon uso, poiché presto ti servirà».
In seguito il drago d’oro si girò e, facendo cenno a Maximilian di seguirlo, s’incamminò verso l’interno del crepaccio il quale si era materializzato proprio dinanzi a loro; insieme svanirono tra quelle due pareti rocciose

****

Nell’Asilum fu presto giorno.
Alcuni abitanti si apprestavano a fare le commissioni più disparate.
I rumori della gente che stava lavorando si udirono in tutto il rifugio dei maghi bianchi; tali rumori svegliarono i nostri amici e nella camera iniziò a sentirsi del frastuono.
Maximilian aprì gli occhi e si voltò verso il luogo da dove provenivano gli schiamazzi; lì, vicino alla porta del bagno, c’erano Hamza e Chaman che stavano litigando.
Il primo disse: «No! Mi sono alzato prima io; tocca a me».
Il secondo gli rispose: «Non se ne parla proprio! Quando tu hai aperto gli occhi, io ero già sveglio da un bel po’».
Isak s’intromise e passò in mezzo a loro, richiudendo la porta del bagno dietro di sé.
Le sue parole giunsero alle orecchie dei due litigiosi amici: «Tra i due litiganti il terzo gode». Gli scatti della serratura rimbombarono in quell’istante nella stanza.
I due si guardarono in faccia e poi si rivolsero verso la porta appena chiusa da Isak; simultaneamente dissero: «Noi facciamo i conti quando esci!». Ma dal locale non si sentì alcuna risposta.
Maximilian e suo fratello si guardarono in faccia stringendo le spalle e si fecero una risata.
Erano belle giornate quelle: giornate che iniziavano piene di vita e allegria; quell’allegria che solo i ragazzi della loro età erano in grado di dimostrare.
E presto tutti furono pronti; scesero dunque a fare colazione.
I cinque, dopo la colazione, si diressero verso la classe dove si sarebbe svolta l’ennesima lezione.
Quell’anno, dato che frequentavano il secondo corso, dovevano raggiungere il quarto piano.
La prima ora l’avrebbero passata con il maestro Drenk; si misero seduti dopo aver salutato i propri amici e attesero all’incirca un minuto, prima di scorgere la sagoma del maestro sulla soglia della porta.
Egli stava parlando con Astral di alcune faccende importanti, si affacciò un attimo in classe e affermò: «Ragazzi, solo un attimo di pazienza e arrivo. State buoni».
L’intera classe non disse nulla e ognuno si mise a fare qualcosa di utile: ci fu chi aprì il libro e si mise a studiare per l’ora successiva, chi finì di fare i compiti che nella giornata precedente non aveva fatto; altri, invece, si misero a chiacchierare a bassa voce.
Chaman non perse occasione per attaccar bottone con delle ragazze sedute proprio davanti al suo banco.
Il trambusto attirò l’attenzione del maestro che si riaffacciò in classe e ripeté: «Ragazzi; vi chiedo solo un attimo, ho quasi finito».
Il baccano cessò all’improvviso, per poi riprendere quando il maestro continuò a discutere con il collega.
Il mago entrò finalmente nell’aula e richiuse la porta dietro di sé.
Le sue prime parole furono: «Buongiorno ragazzi».
Egli raggiunse la cattedra in mezzo all’aula e ci posò la sua cartellina, poi aggiunse: «Oggi inizieremo il programma di secondo livello. Sapete già che con me studierete l’elemento fuoco, quindi … Prego, aprite il libro a pagina quarantotto». E tutti fecero ciò che gli era stato detto.
Iniziò così la lezione …

***

La giornata scolastica giunse presto al termine.
Le campane che segnavano la fine delle lezioni furono accolte con molto piacere da tutti gli alunni i quali, dopo aver raccolto e messo a posto le proprie cose, si diressero verso le loro stanze.
Così fecero anche Maximilian e i suoi amici; per loro stava per incominciare la seconda parte della giornata.
L’ora dell’appuntamento con i maestri giunse velocemente e si diressero verso il punto in cui avevano deciso d’incontrarsi; ci arrivarono in pochi minuti e ognuno di loro partì verso la zona in cui si sarebbero addestrati.
Nel giardino restarono solo Maximilian e Astral …
Il maestro si rivolse all’alunno dicendogli: «Maximilian … Come sai, non possiamo raggiungere il posto in cui ci siamo allenati ieri, dato che è completamente distrutto. Tuttavia, parlando con il maestro Brot, siamo giunti alla conclusione che per i tuoi addestramenti sarà opportuna anche la sua presenza. Dovremo dunque raggiungere un posto adeguato, proprio per non ripetere l’esperienza del giorno appena passato».
Maximilian annuì e fu d’accordo con il suo maestro: «Sono pienamente d’accordo con lei».
Astral aggiunse: «Stiamo andando in un posto appositamente preparato per i tuoi addestramenti; lì ci sta già aspettando il maestro Brot e d’ora in avanti potremo contare sempre sulla sua presenza. Ma non temere, non è una decisione punitiva, è più una precauzione presa per darti modo di allenarti con serenità».
Maximilian fece intendere di essere d’accordo e fu in quell’istante che il maestro esclamò: «Advolo positus delectus!». Ed entrambe le figure svanirono, dirette verso il luogo dove il drago di ferro li stava di già aspettando.

***

In un luogo lontano dall’Asilum, una grossa sagoma attendeva ben celata in mezzo alla folta flora.
Lì c’erano alberi di Pino ovunque, i cui rami cosparsi dai piccoli spilli occultavano gran parte del terreno sottostante.
Giù, sul suolo, vi erano rovi e piante di tutti i generi; i raggi di sole a stento passavano tra i rami di pino illuminando fiocamente la zona.
L’aria era calda e il profumo era tipico delle zone mediterranee, dove agli odori di pino, miscelati a quello dei pioppi, si sentivano anche aromi di fiori.
Una luce intensa comparve all’interno di quella pineta e man mano che essa spariva, due sagome, molto più piccole di quella che già era presente, si fecero più consistenti.
Le figure di Maximilian e del Maestro Astral divennero nitide e la luce che li ammantava scomparve completamente.
La voce possente che proveniva dalla grande sagoma esplicò: «Ah; Siete già qui».
Astral rispose: «Sì maestro, abbiamo anticipato di poco il nostro arrivo».
La sagoma celata nell’ombra si fece avanti e, come si era già capito dal tono di voce, quella figura altri non era che il drago di ferro.
Brot a quel punto affermò: «Meglio, avremo più tempo da passare assieme. Dunque, Giovanotto …». Riferendosi a Maximilian. «Non c’è bisogno che io aggiunga molto; penso che tu sappia già tutto. Sono qui per aiutarti nei tuoi addestramenti e io sopprimerò in parte il tuo potere, rilasciandolo in seguito pian piano in modo che tu possa imparare a padroneggiare quel potenziale. Ma bando alle ciance, iniziate pure … Fai finta che io non ci sia e per quanto riguarda la magia, non aver paura di usarla poiché io penserò a stabilizzarla».
Il drago si allontanò e gli fece cenno di dare inizio al loro addestramento.
I due così fecero e Maximilian si concentrò soprattutto su come materializzare la sua spada; ma alla prima prova non riuscì a ripetere quello che aveva fatto il giorno precedente.
Dopo aver fatto una pausa, si decise di continuare e Maximilian esclamò: «Gladio!».
L’espressione del drago di ferro cambiò improvvisamente, divenne estremamente preoccupata, e balzò in piedi velocemente gridando verso il maestro Astral che si trovava vicinissimo al ragazzo.
«VIA DI LÌ, RISCHI DI FARTI MALE!». Esclamò il drago.
Il mago bianco seguì il consiglio che il drago gli aveva appena dato e balzò lontano dal luogo dove Maximilian aveva evocato la sua spada.
Dopo pochi secondi tutti gli elementi iniziarono a dirigersi verso un solo posto: la mano di Maximilian.
Terra, Acqua, Vento, fuoco che veniva fuori da alcune crepe nel terreno, e addirittura le nuvole che si erano addensate sopra il ragazzo, si diressero verso quel punto.
La pressione che ne scaturì fu tremenda e persino il pesante corpo del drago di ferro fece fatica a tenersi in piedi, mentre alcuni alberi furono sradicati dalla pressione esercitata da quegli elementi.
Brot parlò in una lingua sconosciuta ai due umani a cui parve di sentire: «Fao ascriyt itranorg!». Di seguito l’armatura del drago divenne più lucente del solito e si mosse nuovamente con disinvoltura; fu allora che si avvicinò a Maximilian e spalancando le sue fauci emise un alone lucente che si diresse verso il ragazzo.
Proprio in quel momento la spada tanto attesa da tutti fece la sua apparizione e gli elementi si placarono.
Quella spada era lucente più di qualsiasi altra spada vista fino a quel momento: il suo colore era giallo e tutt’intorno ad essa c’era un alone blu scuro.
Il drago chiuse la bocca e disse a Maximilian: «È dunque vero. Puoi maneggiare l’idrogeno».
Astral si avvicinò e, mentre si toglieva di dosso la polvere, si rivolse al drago di ferro dicendo: «Maestro, è un potere difficile da controllare».
Il drago, fissando la spada di Maximilian, che questa volta pareva stabile, disse: «Lo so. Tuttavia, al ragazzo serve; dunque non ci rimane che aiutarlo a padroneggiare questo tipo di magia».
Si rivolse poi a Maximilian e disse: «Ragazzo … Quella che tu hai appena materializzato è un’arma che nessuno dei tuoi predecessori ha mai tentato di usare».
Intanto Maximilian guardava incuriosito la spada che stringeva tra le sue mani, si rivolse ai due maestri ed esclamò: «Non ci posso credere! Fino a pochi giorni fa era impensabile che io ci riuscissi. Adesso sono qui con la spada elementale tra le mani. Vedrai quando lo sapranno gli altri».
Il drago lo interruppe e gli disse: «Concentrati sul suo controllo. Poi potrai gioirne con i tuoi compagni».
Anche il maestro Astral era dello stesso avviso e lo fece intendere con il movimento del capo.
Maximilian chiese ai due suoi mentori: «Mi avete aiutato nel reprimere la forza dell’elemento. Vero?».
Il drago di ferro dinanzi a lui gli rispose: «Esatto, ma non è questo che ci interessa. Adesso sei libero di esercitarti con la spada, ma bada … Da questo momento in poi, io rimuoverò pian piano la mia magia. E tu, piccolo Maximilian, dovrai essere in grado di controllare autonomamente quel potere».
Il ragazzo, dagli occhi marroni e i capelli biondo cenere, fece un cenno deciso con il capo per poi affermare: «Cercherò di fare del mio meglio».
Astral si avvicinò a Maximilian e gli rispose: «Lo sappiamo Max; tuttavia, quello in cui ti stai cimentando non è cosa da poco e noi dobbiamo assicuraci che non ti succeda niente».
Brot fece notare che il tempo trascorreva e che l’addestramento doveva procedere a ritmi veloci e fu allora che si smisero con le parole per passare ai fatti.
Iniziava il vero addestramento, il quale avrebbe portato Maximilian a padroneggiare la sua spada elementale; la più potente arma che un mago bianco avesse a disposizione.
La giornata passò senza intoppi, Maximilian si allenò per due ore circa e pareva avere acquisito una buona confidenza con quell’arma.
Il drago di ferro con i suoi passi lo disturbò e Maximilian si fermò, mettendo la spada in una posizione che non avrebbe nuociuto a nessuno, con la lama in giù, facendo ben attenzione a non ferirsi e a non farle toccare il terreno.
Quando Brot gli fu abbastanza vicino, si rivolse al ragazzo dicendogli: «Bravo! Sei riuscito a controllare bene la stabilità della tua spada. Ora ascolta attentamente, prima che tu rilasci quell’incanto … Quando vuoi materializzare la spada, devi immaginare una forte pressione che si abbatte su di essa, talmente forte da comprimerla in quella forma. Tu sai bene che la magia bianca si basa sia sulla manipolazione degli elementi sia sulla forza della mente e dell’immaginazione e  … Dunque, se vuoi che tenga quella forma, la devi modellare con la mente».
Maximilian, che non aveva perso nemmeno una parola di ciò che gli era stato detto, ribatté: «Credo di aver capito il metodo e la prossima volta che ci addestreremo ve lo mostrerò».
Entrambi i suoi maestri si guardarono l’un l’altro e in seguito Astral gli fece presente: «Sei già stato abbastanza bravo, non cercare di accelerare i tempi. Ricordati che quello in cui ti stai cimentando è un incanto estremamente difficile. I maghi bianchi più bravi, di solito, lo riproducono all’età di sedici anni e non devo ricordarti che tu lo hai fatto ben cinque anni prima».
Maximilian però li stupì ancora una volta con la sua risposta: «Non sono nelle condizioni di poter aspettare tanto. So bene in che situazione ci troviamo e sono consapevole di dover assolvere un compito preciso. Dopo un anno mi sono convinto che più armi possiedo, più possibilità avrò di adempiere a ciò che mi è stato assegnato».
Egli subito dopo esclamò: «Solvo!». E la spada svanì così com’era apparsa, questa volta senza produrre danni.
Brot volle dire un’ultima cosa a Maximilian, prima di fare ritorno all’Asilum: «Maximilian, tu sei destinato a grandi gesta e da questo momento in poi i tuoi occhi vedranno strane cose, ancor più spaventose di quelle cui hai assistito. Qualsiasi cosa accada, sappi che non sarai mai solo e potrai contare sempre su di noi».
Il ragazzo ribatté: «Lo so. Siete stati sempre al mio fianco e lo sarete fino alla fine di questa storia».
Dopo poco la voce del maestro Astral echeggiò nella pineta: «Reditus!». E una luce li avvolse, facendoli svanire da quel posto.
Il drago di ferro era rimasto da solo, si spostò uscendo dall’ombra e osservando il cielo fece uno sbuffo, chiudendo di seguito i suoi grossi occhi; poi, un polverone lo avvolse e ne nascose tutto il corpo … Dopo pochi istanti esso era svanito e della sua enorme massa non vi era più traccia.

***

Nei sotterranei dell’accademia una sagoma nascosta nell’oscurità pareva aspettare qualcuno.
Un’enorme quantità di polvere apparve dal nulla e dopo poco essa incominciò a diradarsi facendo comparire infine il drago di ferro.
Una voce gli disse: «Sei arrivato».
Egli rispose: «Abbiamo appena finito di addestrare il ragazzo».
Chi gli aveva posto la prima domanda ne fece un’altra: «Allora?».
Il drago di ferro si avvicinò ad esso e le fiaccole illuminarono il corpo fino a quel momento nascosto dall’ombra; si trattava di Aschcore.
Brot ribatté: «È proprio come sospettavamo. Il ragazzo si sta velocemente adattando alla presenza di Bithor e, di conseguenza, i suoi poteri aumentano. Oggi ha perfino riprodotto l’incanto più potente che un mago bianco possa riprodurre e lo ha fatto con il minimo aiuto. In seguito è stato capace di tenere compressa la spada elementale da solo. Io gli ho fatto credere che avesse il mio aiuto».
Il drago dalla folta chioma, dopo aver ascoltato quelle parole, tirò un sospiro e poi affermò: «Hm … E sì, è giunta proprio l’ora di fare una visitina al demone mandato qui per cercare di ucciderci».
Brot in quell’istante asserì: «A quest’ora dovrebbe già essere mutato. Di certo ci verrà a cercare».
Aschcore, facendo uno sguardo minaccioso, ribadì: «Andremo a cercarlo noi, appena Maximilian sarà in grado di usare la sua spada alla perfezione».
Il drago di ferro fece un cenno d’accordo e disse: «Ci vorrà almeno una settimana».
Aschcore, avvicinandosi pian piano a lui, rispose: «Una settimana passa in fretta. Incomincia a preparare gli uomini poiché si va a caccia di esseri malvagi». E non fini nemmeno di dire quelle parole che scomparve improvvisamente, sgretolandosi come se fosse fatto di sabbia.

***

Maximilian e i suoi compagni si rividero nuovamente nel parco dell’accademia; da lì erano partiti alla volta del luogo dove si stavano allenando.
Non appena l’ultimo maestro giunse con il suo allievo, i cinque si avviarono verso la propria stanza e i maestri, invece, verso la zona insegnanti.
I ragazzi si lavarono e, poiché stanchi per via dell’addestramento, si misero un attimo ognuno sul proprio letto.
Dopo pochi minuti, anche se con malavoglia, si avviarono verso il refettorio dove consumarono la cena e di tutta fretta rientrarono nella loro stanza mettendosi subito a dormire.
Quella notte ognuno di loro dormì come un ghiro e il russare dei cinque amici si udii persino nei corridoi dove i censori vegliavano con attenzione su tutti gli alunni.

Un saluto a tutti i lettori; noi ci risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva” il 17° capitolo).