… E siamo giunti anche al diciassettesimo
capitolo del romanzo.
Buona lettura:
17° CAPITOLO
SULLE TRACCE DEI NEMICI
Erano passati sei giorni e tutti gli abitanti
dell’Asilum si stavano risvegliando dopo un’ennesima notte tranquilla.
Il sole illuminava il grande parco che era
proprio davanti all’accademia e, come accadeva ogni mattina, gli addetti alla
manutenzione dello stabile erano già al lavoro.
I rumori destarono dal sonno i cinque ragazzi
che si alzarono pian piano dai loro letti e, tutti assonnati, fecero ciò che
per loro era ormai divenuto automatico.
Si lavarono e si affrettarono a scendere
nella sala mensa per fare colazione, poi si diressero verso l’aula per una
nuova giornata di lezione; l’unica consolazione fu che all’indomani le lezioni
non ci sarebbero state e dunque per loro si prospettava una giornata di riposo
e … Avevano già deciso di passarla nell’ozio più assoluto.
Quel giorno avrebbero iniziato con lo studio
dell’elemento fulmine.
Il maestro Asdar gli stava insegnando come
unire gli elementi per ottenerne altri.
Si sedettero ai loro posti e incominciarono a
parlare.
Chaman chiese: «Ragazzi, io sono esausto … Ed
è passata solo una settimana da quando abbiamo incominciato l’addestramento.
Per voi è lo stesso?».
Isak gli diede ragione: «Ci puoi scommettere
… Domani, di sicuro, non mi alzo prima delle undici». E gli altri ragazzi,
incluso Maximilian, annuirono dimostrandosi dello stesso parere.
Maximilian poi aggiunse: «Beh, effettivamente
sono stanco anch’io e non vi dico che allenamenti estenuanti devo fare».
Sulla soglia della porta apparve il maestro
Asdar e salutò tutti i suoi alunni: «Buongiorno ragazzi». Disse; e dopo aver
chiuso la porta, si diresse verso la cattedra al centro dell’aula.
In quell’istante tutti smisero di parlare e
la loro attenzione fu rivolta verso il professore che posò i suoi effetti personali
sul banco di fronte a lui e che rivolgendosi ai ragazzi disse: «Bene, iniziamo
questa giornata».
Il mago pareva scontroso quel giorno.
Dopo poco egli disse: «Aprite il libro a
pagina sessanta». E, come al solito, tutti gli alunni aprirono il loro libro
dando così inizio a un’altra giornata di
studi.
***
La campana suonò per l’ennesima volta e le
porte delle classi si aprirono.
Una folla di studenti si avviò ordinatamente
verso la sala pranzo.
Così fecero anche Maximilian e i suoi amici.
Arrivati alla porta la quale dava
direttamente sulle scale di marmo bianco, iniziarono a scendere verso i piani
inferiori.
I cinque videro i ragazzi del primo anno
scendere dal quinto piano; erano ancora indisciplinati tanto da richiedere
l’intervento dei censori i quali li fecero calmare.
Di tanto in tanto si sentivano alcuni
commenti, soprattutto da parte dei ragazzi degli anni superiori.
«Eccoli, i soliti ragazzotti appena arrivati
… Ma presto impareranno come ci si deve comportare». Disse qualcuno.
I cinque, però, erano troppo stanchi per
prestare attenzione a quelle parole e quasi si trascinarono verso il
refettorio.
Vi entrarono, salutarono a malapena le loro
amiche sedute a un tavolo non lontano dal loro e presero posto dove
abitualmente consumavano i loro pasti.
A loro si avvicinò Corine, che incuriosita da
quell’atteggiamento volle chiedere se ci fosse qualcosa che non andava.
Lei domandò: «Vi vedo strani; ma è successo
qualcosa?».
Maximilian la guardò, come del resto fecero
anche gli altri; i loro volti erano atterriti e affiorava palesemente la loro
stanchezza.
Maximilian le rispose: «Niente di grave … È
solo che ultimamente i maestri ci stanno facendo lavorare tanto e la stanchezza
si inizia a sentire».
La ragazza esclamò: «Ah! Ecco il perché di
quelle facce. Spero che almeno domani vi facciano riposare».
Gerard la interruppe dicendo: «Lo spero bene;
se continuano con questi ritmi, sarà difficile ottenere anche dei buoni
risultati a scuola».
Isak confermò: «Sono della stessa opinione.
Tuttavia, tutti noi sappiamo il perché di questi allenamenti; dunque, è nostro
compito cercare di imparare nel miglior modo possibile».
Hamza invece aggiunse: «Su questo non ci
piove … O impariamo alla svelta, o non oso immaginare cosa succederebbe se ci
trovassimo da soli di fronte a loro».
Chaman annuì e disse: «Io sono pienamente
d’accordo».
Hamza, stupito da quell’affermazione, gli
chiese: «Uh … Come mai sei d’accordo con me? Cosa può mai essere successo?».
L’amico, chiuse leggermente le sue palpebre
assumendo un’espressione strana, poi chiese a sua volta: «Perché lo trovi così
strano? È solo la verità. Ho sottolineato il fatto che ci troviamo di fronte a
qualcosa d’inconsueto».
Hamza però lo prese in giro: «Non dirmi che
hai messo giudizio?».
Udite quelle parole si fecero un sacco di
risate.
Corine, sinceratasi dello stato degli amici,
ritornò al suo posto e loro continuarono a mangiare fin quando non ebbero
finito; poi si alzarono e si avviarono verso la camera da letto.
I cinque volevano riposare almeno un’oretta,
prima di vedere i maestri per l’ultimo addestramento della settimana.
E quell’ora passò anch’essa in fretta: i
ragazzi si diressero verso il posto convenuto per l’appuntamento dove vi
trovarono tutti e cinque i loro mentori.
Ognuno di loro svanì con il proprio maestro
diretto verso il posto in cui svolgere l’addestramento dopo poco tempo.
Lo stesso fece Maximilian, che scomparve come
al solito avvolto da una luce densa e, quando questa svanì, in quel posto
rimase nient’altro che flora.
Nel parco, intanto, gli studenti continuavano
a discutere e a svolgere mansioni extrascolastiche; tutti erano contenti che
all’indomani non fossero impegnati nelle lezioni.
***
Nella solita pineta, in un posto lontano
dall’Asilum, Brot aspettava l’arrivo di Maximilian e Astral.
Una luce intensa comparve scendendo dal cielo
e, man mano che si avvicinava al terreno, diventava sempre più grande.
Due sagome si distinsero in mezzo al
bagliore, fino a divenire più chiare, e quando la luce svanì del tutto il
maestro Astral con Maximilian si materializzarono proprio davanti al drago
ricoperto dalle scaglie di ferro.
I due lo salutarono e il drago rispose con
un: «Ben arrivati».
Il maestro Astral, avvicinandosi ancora di
più al drago, ribatté: «Eccoci qua».
Brot scosse il capo, poi guardò Maximilian e
gli disse: «Ragazzo … Con oggi raggiungiamo i sei giorni di addestramento al
mio cospetto. Hai fatto passi da gigante e riesci a controllare alla perfezione
la tua spada elementale. Ieri non hai avuto alcun bisogno del mio aiuto, è
dunque giunto il momento di appurare se hai fatto tuo questo incanto e in
seguito ne scoprirai il motivo. Oggi io non interverrò nemmeno durante la fase
iniziale, quando tu materializzerai di fatto la spada; or dunque, iniziamo pure
il nostro lavoro».
Il drago in seguito si rivolse ad Astral
dicendo: «Tu rimani vicino a me a osservare i progressi fatti dal nostro
alunno».
Il mago fece ciò che gli fu chiesto e
Maximilian, dapprima annuì, poi, con decisione, si mise a distanza di sicurezza
dai due.
Egli esclamò: «Gladio!».
In quell’istante tutti gli elementi furono
attratti in un unico punto: verso il palmo della mano di Maximilian.
Il vento si levò con impeto e sia Astral sia
il drago di ferro furono attirati verso il ragazzo.
Brot piantò bene i suoi artigli nel terreno e
afferrò il mago bianco con la coda, il quale a stento riusciva a resistere.
Dopo pochi istanti la spada elementale fatta
di Idrogeno fece la sua apparizione ed era splendente come sempre.
Essa aveva un’aura celeste che l’avvolgeva.
Maximilian la guardava con soddisfazione e lo
stesso fecero Astral e Brot.
Il drago si avvicinò a Maximilian e gli
disse: «Sono soddisfatto del lavoro che hai svolto in questi cinque giorni.
Tuttavia, non avremo il tempo di gioire».
Il ragazzo gli domandò incuriosito: «Cosa
significano le tue parole?». E poi abbassò la spada in modo che non desse
fastidio.
Maximilian fissò il drago aspettandosi una
risposta a quel punto … Ed essa arrivò puntuale: «Viviamo tempi difficili,
tempi in cui vecchi problemi si sono riaffacciati prepotentemente nel nostro
mondo e che, se non risolti, potrebbero spazzare via il genere umano assieme a
tutti gli esseri magici. Ci muoveremo per primi Maximilian …».
La faccia del ragazzo divenne seria, guardò
Astral e disse: «È dunque giunto il momento di stanare Adrammalech e Melkore».
Astral annuì e aggiunse: «Adesso tu sei in
grado di combattere alla pari con i maghi più esperti e di certo non possiamo
aspettare che il demone termini la sua mutazione».
Il drago di ferro in seguito terminò il discorso:
«Esatto. Sai bene cosa succederebbe se Adrammalech terminasse la sua mutazione.
Richiamerebbe tutti i suoi scagnozzi e allora fermarlo risulterebbe alquanto
difficile; soprattutto adesso che non disponiamo più della forza dei maghi
rossi».
Maximilian annuì e pose una questione:
«Capisco la situazione; ma siamo in grado di competere con loro? Abbiamo
abbastanza uomini?».
Il drago di ferro rispose: «Al momento siamo
perfettamente in grado di tenergli testa, ma se il demone assumesse la sua
forma finale ci troveremo di fronte una schiera di esseri difficili da
combattere e saremo inferiori di numero».
Brot fece un attimo di pausa, poi aggiunse:
«Normalmente non avrei chiesto a un ragazzo della tua età di unirsi alla
battaglia, ma sai bene che per noi rappresenti un’entità che possiede una forza
notevole».
Maximilian chiese ancora: «Con noi verranno
anche i ragazzi?».
Dal drago provennero parole rassicuranti:
«Nessuno di loro verrà con noi. Sarebbero d’intralcio e non potremo lottare
liberamente; di certo non sono ancora pronti».
Astral volle tranquillizzare ancor di più
Maximilian e aggiunse: «Loro non verranno informati di quello che stiamo
facendo. Dunque … Tieniti pronto, poiché domani partiremo alla ricerca del covo
del demone e del drago nero. È lì che si cela l’altro passaggio, lo stesso che
gli permette di ricevere rinforzi. Se lo distruggiamo, questa volta, non
avranno altri passaggi per entrare nel nostro mondo».
Anche il drago avallò quelle parole.
Maximilian non fece altro che annuire, in
fondo conosceva bene quello che quegli esseri avrebbero fatto una volta entrati
nel mondo degli uomini; non rimaneva altro che riprendere l’addestramento e in
seguito prepararsi all’incontro con gli esseri che gli stavano dando la caccia.
E così fece … Sotto lo sguardo attento del
mago bianco e del drago di ferro continuò ad addestrarsi.
Presto, però, arrivò la sera e tutti e tre
fecero rientro all’Asilum.
***
Nell’accademia,
dopo il rientro di Maximilian e i suoi amici …
I ragazzi si diressero verso la camera per
farsi una doccia e in seguito andare a cenare.
Era palese la loro stanchezza: Chaman lo
dichiarava apertamente, mentre il resto del gruppo cercava di nascondere,
almeno per quanto possibile, quello che stavano provando.
Si sedettero a tavola, quella sera non
avevano forza nemmeno di sollevare le posate, ma la fame prese il sopravvento e
mangiarono di buon gusto; nessuno però disse una parola.
A fine cena, Chaman chiese agli amici: «Come
vi sentite voi?».
Isak gli rispose per primo: «Uno schifo; mi
fanno male tutte le ossa. Questa notte non so se riuscirò a dormire».
Tutti, incluso Maximilian, fecero intendere
la medesima cosa: dopo una settimana di addestramento intenso erano
completamente esausti.
I cinque, infine, si trascinarono in camera e
a stento salutarono Corine e le loro amiche; non appena arrivati in stanza,
senza nemmeno fiatare, si misero subito a letto e si addormentarono
immediatamente.
***
Nel
frattempo, nei sotterranei dell’accademia …
Lì, si stava svolgendo una riunione; erano presenti
parecchie persone e la stanza era quasi piena.
Fra tutte le sagome si riconoscevano quelle
dei due draghi che attiravano l’attenzione di tutti.
Una voce si udì chiaramente: «Gli ultimi
preparativi sono stati ultimati; presto partiremo alla ricerca del loro covo».
In seguito quella stessa voce si rivolse verso i maestri, che si erano
posizionati vicino ai due draghi: «Avete provveduto all’organizzazione
dell’accademia?».
Un mago bianco lì davanti rispose: «In
previsione di una nostra prolungata assenza, ci siamo divisi i compiti. Io,
Asdar e Wotan, verremo con voi; gli altri rimarranno qui». Fu Astral che
rispose.
Una voce poderosa a quel punto asserì:
«Allora è deciso … Domani si parte». La voce era quella di Aschcore.
Brot invece chiese: «Avete già avvisato
Maximilian?».
Astral rispose: «Sa esattamente da dove
partiremo e a che ora è fissato il nostro ritrovo».
Le palpebre del drago di ferro si chiusero
per un attimo, poi si riaprirono, mostrando il suo sguardo determinato e la
pupilla minacciosa; in seguito egli aggiunse: «Andate pure. Ci ritroveremo
all’ora stabilita».
Udite quelle parole, tutti, incluso i
maestri, si diressero verso l’uscita lasciando i due draghi ancora una volta da
soli.
Quando furono tutti usciti, i due si
parlarono e Aschcore gli domandò: «Sicuro di voler fare una cosa del genere?».
Il drago di ferro rispose: «Non si può fare
diversamente. Domani porremo fine alla lunga guerra che il nostro mondo
sopporta oramai da tanto tempo. Quando il passaggio sarà chiuso, non avranno
altro modo di rientrare e, quando il loro tempo finirà, verranno cancellati
definitivamente dal creato».
Il drago dalla folta chioma annuì e
successivamente fece presente: «Spero che vada tutto bene. Ad ogni modo …
Portare con noi il ragazzo è azzardato. Se gli succedesse qualcosa saremo
spacciati; non avremo altra arma contro i demoni».
Brot affermò: «Ne sono cosciente. Tuttavia,
solo lui è in grado di chiudere il passaggio che hanno aperto».
Aschcore non disse altro, riprodusse solo
alcuni rumori che dimostrarono la sua perplessità, poi aggiunse: «Se le cose si
mettessero male, uno di noi dovrà coprire Maximilian e portarlo via di lì».
Brot ribatté: «Tu ti occuperai di lui, io
tratterrò il nemico con tutti i mezzi a mia disposizione. Portalo il più
lontano possibile e, se necessario, nascondilo come hai già fatto con i due
cuccioli di drago».
Il drago dai baffi lunghi lo guardò, in
seguito fece cenno di aver capito le sue intenzioni, subito dopo scomparve
com’era apparso: in un’immensa nuvola di polvere.
Nella stanza era rimasto solo il drago di
ferro che pian piano si avviò verso il suo giaciglio, dove avrebbe trascorso il
tempo aspettando il momento della partenza.
***
Nell’antro
dove si nascondevano le forze oscure …
Melkore fece la sua apparizione e uscì dall’ombra
che ammantava le zone non illuminate dalla lava.
Sul trono presente nella caverna non vi era
più nessuno e dentro quell’antro la presenza degli esseri malvagi si percepiva
nitidamente.
Il passaggio vorticava velocemente e un’aura
di malvagità proveniva da esso.
Il drago nero disse: «Veniamo dalla
perlustrazione … Nessuno di loro appartiene più a questa dimensione».
Un vento gelido soffiò all’interno della
caverna e, nonostante vi fosse la lava nei paraggi, si percepiva chiaramente il
brivido che quel vento aveva portato con sé.
Una voce proveniente da una zona buia si
rivolse al drago nero: «È dunque come avevo previsto. Si sono rifugiati in
un’altra dimensione; ma mi domando chi può aver fatto una cosa simile».
Melkore rispose: «L’unico che può aver fatto
una cosa simile è Brot, il drago un tempo famoso per la sua abilità nella
magia. L’unico del clan che può riprodurre alcuni incanti».
La stessa voce di prima, gelida e viscida,
aggiunse: «Non fa niente! Il tempo è quasi finito e i miei poteri sono del
tutto tornati. Presto li staneremo e li annienteremo».
Dall’ombra spuntò improvvisamente un’enorme
sagoma che quasi toccava il soffitto della grotta e che per non toccarlo si era
leggermente curvata.
… E quando il bagliore della lava, unica
fonte di luce che quel posto possedeva, illuminò l’essere, una scena
raccapricciante apparve ai presenti nell’antro.
Tutti parevano timorosi e indietreggiarono
all’avanzare di quella bestia, perfino Melkore era guardingo e l’essere mostrò
il suo aspetto ripugnante.
Egli era completamente privo di pelle, i suoi
muscoli intrisi di liquido rosso erano esposti all’aria.
Quel liquido putrescente, di tanto in tanto,
cadeva al suolo e, quando questi toccava il terreno, una piccola nube si alzava
in aria come se fosse acido.
I suoi occhi, privi di palpebre,
fuoriuscivano dalle orbite e delle minuscole nervature rosse si dirigevano
verso il centro del bulbo oculare.
Egli aveva una pupilla orizzontale, come
quelle delle capre; il suo colore era rosso e contrastava con il colore
biancastro del resto dell’occhio.
Delle lunghe corna erano ben visibili sul suo
cranio; esse erano appuntite e robuste.
Il suo petto poderoso era ricoperto di lunghi
peli neri che terminavano lì, dove iniziavano le sue braccia.
Le braccia erano abnormi e lunghe; dalle sue
mani spuntavano protuberanze ossee appuntite.
Le sue gambe erano ricurve come quelle di una
capra ed erano altrettanto robuste come le braccia; ma al contrario di esse non
erano prive di pelle ed erano ricoperte di folti peli neri.
Esse terminavano con dei grossi piedi muniti
di tre artigli ossei.
Il suo aspetto minaccioso era poi completato
da dei denti aguzzi che erano ben visibili.
L’essere uscì dall’ombra e arrivato la centro
della stanza disse: «Entro due giorni sferreremo il nostro attacco. Preparatevi
e allertate tutti gli esseri nostri alleati e … Che nessuno ne esca vivo».
Il drago annuì e lo stesso fecero i due
villici che fluttuavano in aria.
Alcuni esseri uscirono immediatamente
all’esterno della grotta per fare ciò che il demone aveva chiesto.
Nella caverna però, le sorprese non erano
ancora finite: dal passaggio, che continuava a roteare vorticosamente su sé
stesso, la voce che aveva già ammonito il demone di non fallire più, echeggiò
nell’ambiente: «Hm … Siamo dunque pronti per scovare gli ultimi maghi che si
oppongono al mio volere». A quel punto, anche il demone chinò il capo in segno
di sottomissione, mentre il drago nero si allontanò leggermente dal passaggio
stesso.
Adrammalech, rispettoso come mai lo era stato
nei toni, rispose: «Mio maestro; i preparativi sono ultimati e presto sarò in
grado di intervenire con tutti i miei poteri. Li stanerò e li ucciderò tutti!».
Melkore guardava il passaggio con ribrezzo.
Quella voce si udì nuovamente: «Questa volta
non fallite. Non vi darò un’altra occasione e riterrò tutti voi responsabili di
un eventuale disastro. Sono pronto a trapassare personalmente e a infliggervi
la giusta punizione».
Il roteare del passaggio si calmò a quel
punto, come se la presenza che in precedenza lo infestava fosse sparita.
Nell’antro nessuno disse più nulla e il
demone si rivolse a Melkore dicendogli: «Drago … Fa presto e raduna tutti gli
esseri che abbiamo a disposizione. Presto, molto presto, partiremo alla volta
del loro nascondiglio».
Melkore annuì ma non disse nulla, poi si
avviò anch’egli verso l’esterno della caverna.
Il demone rimase a fissare il passaggio; da
quel momento si udì solo il suo respiro malvagio e affannoso.
***
Fu giorno e il sole albeggiò splendente come
non mai.
Quella mattina di fine estate l’aria iniziava
a essere fredda e i soliti operatori dell’accademia, che tutti i giorni si
adoperavano per tenere in ordine l’ambiente, apparvero vestiti un tantino più
pesante in confronto al dì precedente.
Nella stanza dei ragazzi quasi tutti
dormivano profondamente, anche grazie alla stanchezza accumulata nella
settimana appena passata.
Tuttavia, in un letto, fu palese la mancanza
di uno di loro e due occhi furtivi si aggirarono per la stanza attenti a non
riprodurre alcun rumore.
La porta si aprì, tirata a sé da due mani che
con cautela cercavano di non farla scricchiolare, e quando fu aperta quel tanto
che bastava a uscire una sagoma svanì dietro di essa richiudendola con
attenzione.
La luce dei corridoi svelò l’identità di
quella sagoma: era Maximilian, che con passo felpato si diresse verso la porta
che dava sulle scale.
Le imboccò senza che nessuno lo vedesse e si
diresse verso il piano terra, dove arrivò dopo pochi minuti.
Egli si avviò verso la zona degli insegnanti
e quando fu di fronte alla vetrata che delimitava lo spazio degli studenti e
quello dei maestri, bussò.
Una sagoma apparve dietro di essa e aprì al
ragazzo.
Maximilian disse: «Buongiorno maestro Asdar».
Il maestro gli rispose: «Buongiorno
Maximilian. Sei puntuale; ti stavamo aspettando. Vieni con me».
I due si avviarono verso la stessa sala dove
erano soliti riunirsi i maestri; ci entrarono e ci trovarono tutti già pronti.
Il maestro Astral a quel punto affermò: «Ah,
eccovi qua. Gli ultimi preparativi sono stati ultimati, due minuti e ci
incammineremo verso il luogo dell’incontro».
Il ragazzo annuì e Astral si affrettò a
prendere gli ultimi accordi con i tre maestri che sarebbero rimasti all’interno
dell’Asilum.
Drenk, Dian e Loky annuirono a ogni parola di
Astral, poi d’improvviso il mago dalla folta barba bianca si girò verso
Maximilian e gli disse: «Caro Maximilian; possiamo andare. Vieni con noi». Si
diressero infine verso i sotterranei dello stabile e scesero le scale
illuminate dalle torce appese ai muri.
Arrivarono alla loro fine, aprirono la grossa
porta fatta in bronzo e con decorazioni raffiguranti draghi ed esseri magici e
infine si ritrovarono di fronte a un gruppetto di dieci maghi bianchi in
compagnia di Brot.
Quando li vide, il drago gli disse: «Bene,
adesso ci siamo proprio tutti. Andiamo!». E annuendo disse qualcosa in lingua
antica; qualcosa che nessuno dei presenti capì.
Un grosso smottamento precedette un bagliore,
il quale li avvolse e li portò lontano dall’accademia.
Nel posto non rimase anima viva …
Nel
frattempo, nella stanza dei ragazzi …
Si iniziò ad intravedere del movimento nel
letto sulla estrema sinistra.
Isak si svegliò di soprassalto, guardò
immediatamente verso il letto di Maximilian e notò che l’amico non era al suo
posto.
Egli fece un’esclamazione in quell’istante:
«Accidenti! Non dirmi che …». Si alzò di scatto e si rivolse ai suoi compagni:
«FORZA DORMIGLIONI; SVEGLIA!».
La sua voce rimbombò nell’ambiente al punto
da far spaventare i presenti nella stanza, i quali balzarono in piedi immediatamente.
Chaman guardò l’orologio appeso al muro della
stanza e disse: «Ma sono appena le nove, cosa ti è saltato in mente?».
Isak si affrettò a chiedere: «Non notate
nulla di strano?».
I ragazzi, compreso Gerard, si guardarono
intorno e risposero con un cenno della testa, il quale faceva intendere di no.
In seguito Isak fece cenno verso il letto di
Maximilian dicendo: «Maximilian non c’è e penso di sapere dov’è andato».
Gerard guardò il letto con aria stupita e in
seguito chiese: «Dov’è andato?».
La risposta di Isak arrivò immediatamente:
«Presto! Preparatevi. Poi vi dirò tutto quello che dovete sapere».
I tre non se lo fecero ripetere una seconda
volta e tutti si vestirono e si lavarono in un attimo.
Quando furono pronti si radunarono vicino
alla porta della stanza e guardarono Isak che chiese: «Che c’è?».
Gerard parlò per primo: «Vogliamo sapere
dov’è andato Maximilian».
Isak annuì, poi affermò: «Va bene … Siamo nei
guai. E quando dico guai, intendo grossi guai».
Hamza lo guardò e chiese: «Non mi dire che
hai avuto una …». Ma fu interrotto da Isak che disse: «Esatto! Ho visto delle
brutte cose; cose che non saprei spiegare a parole. Ma di certo, sono sicuro
che Maximilian si troverà nei pasticci».
Hamza lo spronò a parlare: «Forza Isak,
abbiamo bisogno di sapere cosa sta succedendo!».
Il ragazzo, scuro in volto e visibilmente
preoccupato, si convinse e disse: «Si stanno dirigendo verso il loro covo».
L’espressione dei ragazzi divenne
d’improvviso cupa.
Gerard esclamò: «Cosa! Cosa!».
Chaman invece aggiunse: «Non è possibile.
Stanno andando da loro; per poi fare cosa?».
Isak ribatté: «Non so cosa stiano andando a
fare; posso ipotizzare che stiano cercando di fermare il demone che avete visto
durante l’ultimo combattimento prima che sia troppo tardi. Quello che sono
sicuro di aver visto è che si troveranno di fronte a esseri mostruosi e
Maximilian sarà in difficoltà … Un grosso essere lo stava puntando e lui,
inerme a terra, attendeva il colpo di quest’ultimo».
Gerard si allarmò e propose: «Dobbiamo andare
ad aiutarlo. Presto!».
Chaman gli fece notare: «E come potremo mai
aiutarlo! Non sappiamo dove sono andati; non siamo abbastanza forti per opporci
a quei cosi. E soprattutto … Non voglio rincontrare quella creatura orripilante;
solo al pensiero mi vengono i brividi». E un leggero tremore lo pervase.
Isak guardò Hamza e gli chiese: «Tu di che
opinione sei?».
Il ragazzo interpellato lo guardò, poi ondulò
leggermente il capo e infine si espresse: «Nemmeno io voglio rincontrare quei
cosi, ma ragioniamo … Un nostro amico è nei guai; per giunta è più piccolo di
noi. Possiamo lasciarlo nei guai? No, io proprio non me la sento di
abbandonarlo. Sono d’accordo con Isak; raggiungiamolo e cerchiamo di fuggire
assieme». Poi si girò verso Chaman e gli disse: «Tu, Chaman, possiedi la
speciale abilità della dislocazione istantanea. Potremo raggiungerlo e grazie
ai tuoi poteri fuggire».
Il ragazzo annuì, sbuffò e poi rispose: «Lo
sapevo! Mi coinvolgete sempre in situazioni pericolose e sono convinto che un
giorno o l’altro io ci lascerò le penne. Tuttavia, posso mai rifiutare l’aiuto
a un mio amico?». Seguì un attimo di silenzio e Chaman esclamò: «Andiamo! Ma vi
avverto … Prima o poi vi chiederò di restituirmi i favori che vi ho fatto».
Fu allora che Gerard disse: «Vi ringrazio di
cuore anche a nome di Maximilian e vi prometto che in caso di bisogno io ci
sarò sempre per voi».
Hamza mise una mano sulla sua spalla destra e
gli rispose: «Non ti preoccupare, dopotutto siamo una squadra … No?». Poi fece
un sorriso.
Isak però puntualizzò: «Non sappiamo cosa ci
aspetta. Occorre però darci una mossa o non riusciremo a concludere un bel
niente».
Tutti annuirono, Isak aprì la porta e
uscirono nel corridoio avviandosi di tutta fretta verso l’esterno dell’accademia.
Una voce, però, attirò la loro attenzione.
I quattro si fermarono nei pressi delle scale
che davano accesso ai piani inferiori e guardarono tutti verso lo stesso punto.
Una sagoma femminile fece la sua apparizione
e gli rivolse una domanda: «Dove state andando così di fretta?».
Gerard riconobbe quella voce e, man mano che
la persona si avvicinava, anche i restanti membri del gruppo misero a fuoco la
bella Corine.
Gerard, data la situazione, gli rispose:
«Corine … Sei tu! Bene … Posso parlare liberamente con te; pare che Maximilian
si sia cacciato nuovamente nei pasticci e dalla descrizione che Isak ci ha
fatto, si tratta dello stesso essere che ha ucciso Ivan in Brasile».
Corine rimase stupita, poi chiese ancora: «Ma
come hanno fatto a entrare qui?». Tutta allarmata.
Isak però la calmò dicendole: «Non sono
entrati nell’Asilum. Sono i maestri, in compagnia di Maximilian e dei due
draghi, che sono usciti alla loro ricerca. Però non sono al corrente che
quell’essere ripugnante già ha assunto una forma più minacciosa della scorsa
volta».
Udite quelle parole, Corine disse: «Presto!
Non c’è tempo da perdere; se quello che mi dite è vero, vuol dire che il demone
ha assunto la sua forma finale; in definitiva, adesso e più minaccioso che mai
e io ne so qualcosa. È ancora vivo in me il ricordo degli ultimi incontri con
lui». Dopo un attimo di pausa propose: «Andiamo! Verrò con voi per cercare di
dare una mano». E si unì al gruppo.
I cinque scesero le scale di tutta fretta,
raggiunsero l’aula magna che si trovava nei pressi dell’uscita,
l’attraversarono e varcarono la soglia del grande portone di bronzo per
ritrovarsi nei pressi del giardino e, una volta arrivati lì, si fermarono in un
posto appartato dove la flora era più rigogliosa.
Chaman disse loro: «Qui dovrebbe andar bene;
mettiamoci in cerchio».
Il gruppo fece ciò che Chaman aveva chiesto e
dopo pochi secondi l’ambiente circostante divenne sfocato: tutto stava
scomparendo e un nuovo paesaggio fece la sua comparsa.
***
In un luogo dove l’ambiente era arido e le
pietre occupavano la maggior parte del paesaggio desolato, una luce intensa
fece la sua apparizione.
Man mano che il lume si affievoliva le sagome
di Astral e dei maghi bianchi si delineavano sempre più.
Con loro c’erano anche Maximilian e Brot, la
cui possente figura sovrastava tutte le altre.
Una voce si sentì in quell’ambiente e l’eco
si udì nitidamente: «Siete arrivati».
Le rocce si mossero e, man mano, la maggior
parte di esse si rivelarono una magia fatta da Aschcore.
Presto anche la roccia più grande si
trasformò e prese le sembianze del lungo drago.
La voce appena sentita era la sua e tutto
l’ambiente circostante risultò occupato da numerosi esseri magici i quali erano
armati di tutto punto.
Brot si rivolse a lui chiedendo: «La fonte
dell’informazione è affidabile?».
Il drago dai lunghi baffi rispose: «Puoi
starne certo. I nemici si trovano nelle vicinanze e si stanno preparando per
colpirci».
Il drago di ferro annuì, guardò Astral e gli
fece cenno di prepararsi allo scontro.
Il mago dalla folta barba bianca fece
intendere che avrebbe proceduto come da accordi; si avvicinò a Maximilian e gli
disse: «Max … Stiamo per incontrare lo stesso essere che ha ucciso Ivan; cerca
di fare attenzione, poiché tu sei il suo obiettivo».
Maximilian fece intendere di aver capito e
rispose: «Maestro, sono pronto. Dopotutto mi sono addestrato duramente proprio
per questo giorno».
Il mago ribatté: «Va bene». Poi si girò verso
i suoi colleghi e disse: «Cinque di voi verranno con me. Come d’accordi andremo
avanti e faremo da esca; il resto del gruppo ci seguirà adottando le opportune
precauzioni e interverrà al momento giusto».
Cinque figure si fecero avanti, tutti
volontari, e si avvicinarono al mago che poco prima aveva parlato.
Brot si rivolse anch’egli a Maximilian
dicendogli: «D’ora in avanti non ti staccare da me. Per facilitare la cosa ti
porterò sul dorso ma in caso di pericolo, ti avverto, andrai di filato con
Aschcore; lui sa già cosa fare».
Anche il drago dai lunghi baffi si rivolse a
lui: «Esatto ragazzo. Se mi accorgo che sei in pericolo di vita ti porterò
lontano, in un posto sicuro».
Maximilian non ebbe altra scelta se non
quella di mostrarsi completamente d’accordo con loro.
Detto quello, Aschcore chiese a Brot: «Si
parte?».
Il drago di ferro annuì e disse a tutti i
presenti di attenersi al piano comunicato in precedenza.
I sei maghi bianchi che dovevano fare da esca
si mossero per mezzo di un incanto di locomozione.
Maximilian lo conosceva bene, era lo stesso
usato quando i sei maestri dell’accademia lo avevano recuperato dal suo amato
paese.
Dopo pochi istanti dalla loro partenza, si
mosse anche il grosso delle creature arrivate per dare manforte; poi fu la
volta dei maghi bianchi, i quali andarono nella direzione opposta a quella
presa dalle creature magiche loro alleate.
I due draghi si guardarono e con un cenno di
complicità fecero capire che anche per loro era venuto il momento di muoversi.
Brot si abbassò lievemente e disse a
Maximilian: «Presto ragazzo, sali sul mio dorso».
Maximilian fece ciò che gli era stato chiesto
e quando fu ben saldo sul dorso del drago, egli si raccomandò: «Tieniti forte e
cerca di non cadere. Se nella battaglia ci separiamo, nasconditi e attendi uno
di noi due». Facendo riferimento ad Aschcore.
Dopo pochi istanti, la zona che in precedenza
era colma di presenze rimase deserta … Tutti si erano incamminati verso il covo
degli esseri malvagi.
Un saluto a tutti i lettori; noi ci
risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva”
il 18° capitolo).
