La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

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Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.

Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

sabato 10 ottobre 2015

Maximilian Arsltain “il canto dell’arcangelo”; 14° capitolo da leggere online.

Ho finito di sistemare anche il quattordicesimo capitolo.
Buona lettura:




CAPITOLO 14
I CINQUE DELL’ACCADEMIA


Erano passati due giorni e nell’accademia la vita era ripresa normalmente; nei corridoi c’erano molti ragazzi e ognuno si dirigeva verso la propria classe munito dei libri necessari.
Lì, in mezzo a loro, c’erano Maximilian e i suoi amici.
I cinque stavano parlando fra di loro e si stavano dirigendo verso l’aula dove si  sarebbe svolta la lezione.
I ragazzi salirono le scale che portavano al piano superiore per poi proseguire verso il secondo piano e alla fine, arrivati al quarto piano, oltrepassarono il laboratorio di magia che si trovava sulla loro sinistra.
La sala delle pozioni era sulla destra del corridoio proprio di fronte alla stanza che li avrebbe ospitati per un intero anno.
La classe era quasi piena di alunni che stavano aspettando il maestro di turno.
Maximilian guardò il resto del gruppo e disse: «Siete pronti per iniziare un nuovo anno?».
Isak, Gerard, Hamza e Chaman annuirono e in seguito tutti e cinque entrarono nell’aula.
Si guardarono intorno poiché ancora non erano abituati a quelle pareti; d’altronde c’erano stati solamente per un giorno, prima che le lezioni fossero interrotte per causa dell’attacco che avevano subito.
I cinque si diressero verso i propri posti; l’aula era uguale a quella dell’anno precedente: al centro c’era la cattedra e tutt’intorno, dislocate a ventaglio, c’erano le file dei banchi che si alzavano su gradoni come in un anfiteatro; là, la voce del maestro si sarebbe sentita perfettamente.
I ragazzi si sedettero dopo aver salutato i loro compagni e si misero tutti vicini, poi poggiarono sul banco il libro che di lì a poco gli sarebbe servito.
Il colore era bianco e sulla copertina c’era scritto: “Imparare a padroneggiare gli elementi della natura”.
Chaman d’un tratto chiese: «Possibile che non sia ancora arrivato il maestro?».
I suoi compagni strinsero le spalle e Gerard rispose: «Mah; suppongo che dovrebbe essere qui da un momento all’altro». Tutti in quell’istante guardarono l’ingresso per carpire il più piccolo movimento.
Maximilian, invece, rivolse il suo sguardo verso i banchi delle ragazze che si trovavano in prima fila allo stesso livello della cattedra e vide che di loro ancora non c’era nessuna traccia.
Quei tavoli erano vuoti …
D’un tratto però, vicino alla porta d’ingresso s’iniziarono a vedere delle sagome ed erano proprio le loro amiche.
Si diressero verso i loro banchi, si sedettero e a quel punto la classe fu al completo.
Corine si girò verso i ragazzi e gli fece un sorriso; poi si mise composta in attesa del maestro.
Dopo pochi istanti il maestro varcò la soglia della classe ma non vi entrò del tutto, poiché stava chiacchierando con un suo collega.
Astral stava parlando con Loky.
Entrambi discutevano con una pacatezza da fare invidia; tuttavia, non si riusciva a capire granché di quello che stavano dicendo.
Chaman, allora, non perse occasione e con un fil di voce disse: «Speriamo che ne abbiano per un po’, così potremo evitare parte della lezione».
Hamza gli sussurrò: «Per carità … Dillo a bassa voce; se il maestro ti ha sentito siamo nei guai».
Chaman, però, affermò: «Non ti preoccupare, figurati se ci ha sentito da questa distanza».
Astral varcò l’entrata proprio in quell’istante, si girò per chiudere la porta e dopo che fu ben chiusa si diresse verso la cattedra al centro della stanza, posò la sua valigetta in pelle nera su di essa e rivolse lo sguardo verso gli alunni per dire: «Vedo che ci siamo tutti».
Il maestro, sempre con calma, spostò la sedia allontanandola dal tavolo e si sedette, prese il registro delle presenze e iniziò a fare l’appello.
Quando ebbe finito, si rivolse ancora una volta alla classe e disse: «Dopo due giorni di pausa, siamo finalmente riusciti a riprendere normalmente le lezioni. Direi che era ora». Posò il registro richiuso sulla cattedra e proseguì dicendo: «Dunque … Vediamo di fare una veloce ripassata». S’interruppe per un attimo, fissò Chaman e gli fece cenno d’avvicinarsi.
Chaman fu sorpreso ma si alzò e si diresse verso la cattedra.
Arrivato lì rimase in piedi fissando il mago bianco che lo guardava senza distogliere mai lo sguardo da lui.
Astral gli chiese: «Chaman; suppongo che tu abbia fatto i compiti assegnati per l’estate. Vero?».
Il ragazzo farfugliò: «Certo. Anche se devo dire di essere stato costretto dai miei».
Il mago chiese: «Cosa? Non abbiamo capito; ripeti in modo che tutta la classe possa sentire».
Chaman, questa volta con voce più alta, disse: «Sì».
A quel punto il maestro si alzò e ribadì: «Deduco, dunque, che tu sappia difenderti dagli attacchi basilari visto che hai  studiato tutta l’estate».
Il ragazzo annuì e non finì nemmeno di muovere la testa che il maestro pronunciò: «Aqua!». Tenendo il palmo della sua mano destra aperto e rivolto verso l’alto.
Astral, in quel momento, chiuse velocemente la mano.
Dell’acqua cadde dal soffitto e si abbatté sul ragazzo davanti al professore.
Chaman fece una strana espressione e tentò di protestare dicendo: «Ma che …». Ma fu interrotto dal maestro che sottolineò: «Vedi Chaman … Se avessi veramente studiato come tu affermi, saresti stato in grado di difenderti da questo piccolo scherzetto. Evidentemente, quest’estate, tu hai solo letto ciò che vi avevo consigliato di studiare».
Chaman, in  parte bagnato e con i capelli zuppi, annuì maldestramente.
In seguito il maestro asserì: «Per chiunque abbia studiato … Spero sia chiaro il modo in cui evitare attacchi di questo tipo. Ovviamente, questi appaiono semplici scherzi ma in caso di duello magico, aspettatevi incanti più potenti». Poi si girò verso Chaman e gli disse «Prego Chaman; adesso puoi riaccomodarti».
Ma Chaman chiese: «Maestro, posso andare in bagno a cercare d’asciugarmi?».
Astral gli rispose: «Hai cinque minuti, poi ti voglio qui per il proseguo della lezione».
Il ragazzo fece cenno di aver capito e si diresse verso la porta, la aprì e scomparve dietro di essa.
Egli ritornò subito dopo ben asciugato e si accorse che i suoi compagni attendevano proprio il suo rientro; non appena richiuse la porta, il maestro Astral si rivolse a lui dicendo: «Questo, mio piccolo studente, ti serva da lezione. Anziché cercare di bighellonare le lezioni, sperando che il tuo maestro perda tempo in chiacchiere, cerca di concentrarti e di non perdere quest’occasione».
In quell’istante tutti risero.
Era evidente che il maestro avesse sentito quello che il ragazzo aveva detto ai suoi compagni, ma Astral non aveva ancora finito di esporre quanto aveva da dire: «Non sprecate i vostri anni; questo momento può sembrare noioso, tuttavia … A voi è stata data quest’opportunità, quella d’imparare l’arte della magia bianca. Riflettete bene su quanto sto per dirvi, poiché un domani toccherà a voi tramandare la nostra sapienza e che voi diventiate maestri, o qualsiasi altra cosa voi sognate di fare, la sapienza la porterete con voi per tutta la vostra vita. Vi sarà utile e vi permetterà di riconoscere la differenza fra il bene e il male».
Chaman nel frattempo si era accomodato al suo posto e il maestro a quel punto affermò: «È il momento di iniziare. Aprite il libro a pagina venticinque».
Tutti gli studenti presero il libro bianco e fecero ciò che gli era stato chiesto; iniziava dunque un altro anno scolastico.

***

La campanella che annunciava la fine delle lezioni si sentì per tutta l’accademia e le classi si iniziarono a svuotare.
Una miriade di alunni si diresse verso la sala mensa in quel momento.
Quel giorno non ci sarebbero state lezioni pomeridiane, anche per dare il tempo ai ragazzi di riabituarsi al ritmo della vita accademica come di solito accade in tutte le scuole i primi giorni.
A tavola, Maximilian e i suoi amici, parlarono della mattinata appena conclusa e ognuno di loro esprimeva le proprie impressioni.
Chaman fu il primo che parlò: «Non capisco come abbia fatto il maestro a sentire ciò che avevo detto a bassa voce».
Hamza gli rispose: «È inutile che tu ci pensi; oramai la frittata l’hai fatta. La prossima volta farai più attenzione».
Chaman annuì dandogli ragione.
Isak aggiunse: «Dopo gli ultimi eventi ci sarà d’aspettarsi un carico di lavoro superiore. Soprattutto per noi».
Anche il resto del gruppo pareva essere d’accordo con lui e Maximilian confermò le parole di Isak: «Penso anch’io che, data la situazione, ci faranno lavorare di più. Già l’anno scorso ci siamo dovuti addestrare separatamente; quest’anno non sarà da meno».
Dopo pochi minuti si avvicinarono a loro Corine e le sue compagne.
Dopo aver salutato, Corine propose: «Ascoltate … Dato che non ci sono molti compiti, avevamo pensato di approfittare degli ultimi giorni di bel tempo e andare nella zona vecchia dell’Asilum questo pomeriggio. Vorreste accompagnarci?».
Tutti e cinque i ragazzi non disdegnarono quella proposta.
Gerard rispose: «Per me non c’è nessun problema». Poi, guardando gli altri e vedendo che anche loro erano d’accordo, rispose per tutti: «Va bene, siamo con voi questo pomeriggio».
Margharet, in seguito, diede loro un appuntamento; fissò l’orologio con il cinturino rosa in pelle che aveva sul polso destro e disse: «Allora siamo d’accordo. Ci incontriamo tra un’ora e mezzo di fronte al portone principale della scuola; da lì, ci dirigeremo verso la zona vecchia».
Tutti annuirono e le ragazze si avviarono verso le loro stanze, poiché avevano già finito di pranzare.
Dopo una ventina di minuti finirono il pranzo anche Maximilian e i suoi amici, poi si incamminarono per i corridoi dello stabile.
Incontrarono molti studenti, alcuni dei quali erano diretti verso la propria stanza, altri invece verso la biblioteca.
Quello era un momento di riposo che nessuno voleva sprecare e il gruppetto dei cinque non faceva eccezione.
I ragazzi discutevano su come sarebbe stato il pomeriggio nella zona vecchia; loro c’erano già stati in precedenza, in occasione della ricerca dei libri di testo.
Chaman, come suo solito, già sghignazzava sotto i baffi e con la sua espressione furbesca faceva presagire un suo atteggiamento sfrontato.
Hamza gli chiese: «Perché ridi sotto i baffi?».
Chaman rispose: «Eh, eh; già pregusto il momento in cui saremo da soli con le ragazze …».
Hamza a quel punto ribatté: «Eh? Lo sapevo; vediamo di non fare figuracce, altrimenti non vorranno più uscire con noi».
Chaman fece finta di non ascoltarlo e si rivolse a Maximilian dicendogli: «Vedrai Max; oggi ci divertiremo un mondo. Non avremo che l’imbarazzo della scelta».
Maximilian però non era del suo stesso parere: «Chaman; veramente le ragazze hanno chiesto di passare un pomeriggio assieme. Non hanno parlato di appuntamento sentimentale».
Chaman s’imbronciò e rispose: «Fai fare a me, il principe dell’universo femminile; io sì che le conosco. Il loro invito altri non è che un modo per chiederci un incontro interessato».
Maximilian accennò un sorriso e chiudendo gli occhi dondolò la testa; così fecero anche i suoi compagni e Chaman, invece, continuò imperterrito a esplicare il modo in cui avrebbe conquistato la sua preda quel pomeriggio.
Salirono fino al convitto, passando per i lunghi corridoi dello stabile; dinanzi alla porta della loro stanza videro i maestri Astral e Loky che confabulavano con Igor, il censore che di solito pattugliava quel piano aiutato da altri due suoi colleghi.
Si avvicinarono e li salutarono; il maestro Astral disse loro: «Ah, eccovi di ritorno dalla mensa».
Loky invece asserì: «Cercavamo proprio voi».
Astral poi continuò: «Volevamo incontrarvi questa sera dopo cena, nella zona insegnati».
Maximilian lo guardò e chiese: «Tutti?».
Il maestro annuì dicendo: «Sì».
Gerard domandò: «È successo qualcosa?».
Loky li tranquillizzò rispondendo: «No. Non è successo nulla. Volevamo solo esporvi il programma che voi cinque svolgerete durante l’anno».
In quell’istante a Chaman sfuggì: «Programma?».
Astral, prima fece un sorriso, poi lo guardò portandosi la mano nei pressi della sua barba bianca e folta, che accarezzò; infine gli spiegò: «Cari miei ragazzi. Voi riceverete lezioni supplementari da noi insegnanti».
La bocca di Chaman si aprì e il ragazzo rimase sorpreso, dimostrandolo sgranando i suoi occhi.
Anche questa volta sussurrò: «No! Lavoro extra anche quest’anno. Non ci posso credere».
Il maestro Astral prima lo rimproverò: «Chaman, quello che è successo in classe non ti ha insegnato nulla a quanto pare». Poi si rivolse al gruppo ribadendo: «Sapete che non possiamo stare con le mani in mano; soprattutto voi cinque, necessitate di un insegnamento veloce. Prima imparate, prima sarete capaci di cavarvela da soli. Dunque, questa sera parleremo di quello che abbiamo intenzione di fare. Il censore è già stato avvisato e sa che dopo cena voi sarete presso i nostri uffici».
I ragazzi a quel punto non dissero più una parola, ma fecero intendere che dopo mangiato sarebbero andati da loro.
Astral prima si rivolse ad Igor ribadendo: «Allora, come d’accordo, questa notte i ragazzi verranno nei nostri alloggi».
Igor gli rispose: «Va bene; provvederò ad avvisare gli altri miei colleghi».
Il loro maestro poi si rivolse ai ragazzi: «Cercate di essere puntuali. Ricordate: alle otto e trenta in punto». E in seguito, dopo aver salutato, i due maghi si avviarono verso la porta che dava sulle scale, lasciandosi alle spalle il gruppo di amici che a loro volta entrarono nella camera assegnatagli l’anno precedente.
Appena richiusa la porta, Isak, che era l’ultimo dei cinque, chiese: «Giornata piena eh?».
Come non dargli ragione e, in effetti, anche Maximilian confermò ciò che Isak aveva appena detto: «Beh, oggi la giornata è densa d’impegni. Non avremo proprio tempo di rilassarci durante la nostra passeggiata con le ragazze». E dopo aver detto quelle parole, ognuno di loro si prese un attimo di riposo.
Tutti si sdraiarono sul proprio letto tranne Isak, che si accomodò seduto davanti alla sua scrivania e aprì uno dei libri che aveva preso nei giorni precedenti in biblioteca.
Chaman, quando lo vide, chiese: «Ma Isak … Come fai a stare chinato perennemente sui libri?».
Il ragazzo smise di leggere e gli rispose: «Questione di passioni. A me piace tanto leggere, direi che l’adoro. Immaginate di immergervi in un mondo che la vostra mente crea, dove tutto è possibile e dove ci si sente liberi da ogni vincolo; senza contare che ci sono dei libri che contengono importanti informazioni. Nel nostro caso molto utili». E detto quello si chinò nuovamente sul libro.
Chaman, guardando bene il libro che Isak stava leggendo, lo riconobbe e chiese nuovamente: «Isak; quel libro già l’ho visto prima, in occasione del giro che abbiamo fatto in biblioteca».
Isak smise nuovamente di leggere e guardò Chaman, poi gli rispose: «È inutile, con voi qui mi sa che non riuscirò a leggere nulla».
Chaman, incurante di ciò che aveva appena affermato l’amico, chiese: «E non sei contento?».
Isak lo guardò indispettito e rispose: «Vorrà dire che mentre tu farai le tue cosucce, verrò a disturbarti».
Udite quelle parole i ragazzi risero.
Chaman, però, come al solito ebbe la risposta pronta e disse: «Non penso che riusciresti a trovarmi quando osservo».
Hamza precisò: «Quando fai il guardone; vorresti dire».
Il ragazzo, indispettito da quell’affermazione, rispose: «Ah, ah; adesso mi offendete. Quello non è fare il guardone; semplicemente … Mi considero una persona curiosa che cerca di avere delle risposte».
Hamza chiese ancora: «E che risposte cercheresti? Di grazia!».
Chaman sembrava offeso e imbronciato; in seguito disse: «Voi non capireste quello che cerco di fare».
Gerard a quel punto s’intromise nel discorso affermando: «No, no … Sappiamo bene cosa cerchi di fare».
Udite quelle parole, Chaman ribatté: «Per forza lo sai … Tu ti unisci a m …».
La bocca di Chaman fu chiusa dalla mano destra di Gerard, alzatosi velocemente dal suo letto per raggiungere l’amico sdraiato al suo posto.
Egli si affrettò a dire: «Ehm … Non stava dicendo nulla d’interessante». Ma tutti lo guardarono in maniera strana in quell’istante.
Gerard tolse la mano dalla bocca di Chaman, dalla quale provenivano strani versi, e gli disse qualcosa a bassa voce ma nessuno capì cosa avesse detto.
Il solo Chaman parve aver capito quello che farfugliò Gerard.
Il fratello di Maximilian disse a Isak: «Chaman comunque ha ragione, quel libro lo hai preso in biblioteca l’altro giorno».
Maximilian volle però puntualizzare: «Gerard … Anche io, che sono il più piccolo, ho capito che stai cambiando discorso; ma prima o poi suppongo ci direte cosa state combinando, no?».
I due sviarono nuovamente dal discorso, nonostante anche Maximilian avesse capito che nascondessero qualcosa.
Isak a quel punto si armò di pazienza e, dato che mancavano ancora tre quarti d’ora al loro appuntamento con le ragazze, disse: «E va bene; siete disposti a dedicarmi mezz’ora?».
I quattro amici, tutti stesi sui letti, annuirono incuriositi e lui continuò dicendo: «Tutto risale a quest’estate; quando in vacanza leggevo alcuni libri storici …».
La voce di Chaman interruppe nuovamente il suo discorso: «Ti pareva che non stavi leggendo … Anche in Vacanza poi!».
Isak, contrariato, gli rispose: « Chaman; vuoi finirla di interrompermi?».
Dal ragazzo, che fu guardato in maniera minacciosa da tutti i suoi amici, provenne un timido: «E va bene, prometto di stare zitto».
Isak esclamò: «Era ora!». Poi si concentrò nuovamente e riprese il racconto: «Dicevo … Quest’estate mi è capitato di leggere una leggenda, la quale parlava di un essere di grande potenza che appare una volta ogni diecimila anni. Ma non senza alcuni presupposti».
Maximilian fece una domanda: «Di che essere si tratta?».
Isak rispose: «Datemi un attimo e ci arriviamo. Quest’essere è potente e si manifesta quando il mondo è sotto l’attacco di entità malvagie. Si narra che sia un soggetto completo che può fronteggiare anche il più temibile dei demoni».
Il ragazzo prese il libro con la copertina dorata e la mostrò ai suoi amici.
Sul frontespizio c’era scritto: “La leggendaria figura di Rhone L’invictus”.
Quel libro era bellissimo: la copertina era ornata con decorazioni tutte fatte a mano; c’erano zampe di drago, c’erano persino minacciosi occhi felini immersi in una folta flora irriconoscibile.
I ragazzi rimasero a bocca aperta e quel libro attirò tutta la loro attenzione; in seguito Isak continuò dicendo: «Si narra di un’entità forte e indomita che si erge a difesa del mondo quando questi è minacciato da potenze oscure. Combatte l’oscurità e la sua morte causerà la sconfitta di tutte le forze avverse. Egli morirà per innescare un potere superiore per poi ritornare alla vita quando ce ne sarà il bisogno. Praticamente non muore mai; come la fenice, risorge ogni volta».
Tutti assieme, quasi si fossero messi d’accordo, esclamarono: «Eh la miseria!».
Maximilian insistette: «Dai, raccontaci il resto».
Isak, stringendo le spalle, aggiunse: «Purtroppo, quello che sapevo ve l’ho già detto. Proprio per questo motivo ho noleggiato il libro che parla di questa leggenda. Posso solo aggiungere che Rhone, a quanto pare, è un nome nella lingua dei draghi ma ne ignoro il significato».
Hamza, anch’esso incuriosito, propose: «Che ne dici se lo leggessimo assieme?».
Isak rispose: «Si può fare; ma oggi penso sia improponibile incominciare. Sarà meglio sentire cosa ci faranno fare i maestri e poi ci organizzeremo. Più siamo, meglio è; mi aiuterete nel capire di cosa si tratta».
Tutti annuirono; tuttavia, il tempo era passato velocemente ed era già l’ora di raggiungere le ragazze che li aspettavano vicino all’entrata dell’accademia.
Si alzarono di fretta e furia dai letti e, dopo aver messo a posto alcune loro cose, si precipitarono verso l’uscita.
Percorsero i corridoi, scesero le scale fino ad arrivare nell’atrio e lì, vicino al portone principale, c’era tutto il gruppo delle ragazze che li stava aspettando.
Quando le loro amiche li videro, guardando l’orologio e, riproducendo alcune smorfie, fecero intendere ai ragazzi che erano in ritardo.
Margharet fece presente: «Di solito siamo noi ragazze che facciamo aspettare, ma a quanto pare per voi la regola non vale. Avete dieci minuti di ritardo!».
Maximilian rispose: «Scusateci, siamo stati impegnati in alcune faccende che non potevano essere rimandate. La prossima volta saremo puntuali; lo promettiamo».
Anche i suoi amici fecero capire la stessa cosa e fu allora che Margharet aggiunse: «E va bene, per questa volta siete perdonati».
Durante il tragitto incontrarono dei vecchi maghi, vestiti con le tuniche bianche che facevano risaltare le loro folte barbe dello stesso colore le quali gli arrivavano fino alla pancia.
I maghi discutevano di argomenti inerenti alla magia e i ragazzi, per quello che riuscivano a sentire, si chiedevano di quali strani discorsi si trattava.
Le case, fatte di tufo e di pietre, parevano chinarsi leggermente su una via costellata di piccoli blocchi uniti tra loro dalla sabbia fine.
La luce filtrava a malapena, poiché le stesse case riproducevano ombre che coprivano tutta la via che i ragazzi avevano percorso.
Anche se quei posti li avevano già visitati in precedenza, la curiosità li spinse a guardarsi in giro come se per loro, quel posto, fosse sconosciuto.
Corine d’un tratto disse: «Eccoci qua, siamo arrivati».
I ragazzi si guardarono in giro e Chaman chiese perplesso: «Ma scusate, dove sono i giardini in cui dover sostare e chiacchierare?».
Margharet ribatté: «E chi ha mai parlato di giardini?».
La risposta di Chaman arrivò subito: «Non ci posso credere». Poi, osservandosi attorno, fece cenno al resto del gruppo verso un punto ben definito.
I cinque ragazzi fecero ciò che Chaman gli aveva chiesto e quando il loro sguardo fu rivolto verso la piazza che si trovava dietro di loro, assunsero un’espressione sconsolata.
Hamza annuì serrando le labbra e con la sua solita calma disse: «Lo sapevo, ci hanno portato qui per farsi un giro alla fiera. Altro che passeggiata con gli amici».
Isak lo guardò e sussurrò: «E sai che allegria girare per i mercatini …».
Gerard fu dello steso avviso e Maximilian annuì.
Margharet gli chiese: «Cosa state borbottando voi?».
Chaman cercò di non far capire cosa avevano detto: «No, no, niente. Dicevamo solamente che questa è stata una bella sorpresa; cade proprio a fagiolo, mi serviva della biancheria». E facendo in modo che le ragazze non se ne accorgessero, di soppiatto fece un cenno agli amici che come al solito trattenevano a  stento le risate.
In seguito Maximilian disse: «Beh, già che ci siamo facciamo un giro. Potremo trovare qualcosa d’interessante». E si inoltrarono in mezzo alla folla che si aggirava tra le bancarelle.
Margharet, Sara e Corine, confabularono qualcosa; i ragazzi a causa di tutto quel frastuono non capirono granché della loro conversazione.
Corine si avvicinò e fece in modo che tutti i ragazzi sentissero le sue parole: «Ascoltate ragazzi».
Il frastuono di chi contrattava con i mercanti copriva nettamente quel tono.
Tuttavia, i ragazzi si avvicinarono il più possibile e alla fine riuscirono a comprendere: «Noi ragazze abbiamo deciso di staccarci un attimo da voi. Ci dirigiamo verso alcune bancarelle che, di certo voi, trovereste … Ehm … Come dire … Noiose».
I cinque amici si guardarono l’un con l’altro, poi tutti strinsero le spalle e annuirono.
Allora la ragazza puntualizzò: «Ci troviamo tra un’ora e mezzo qui, dove siamo in questo momento». E quando si furono messi d’accordo, le ragazze scomparvero in mezzo alla folla.
Gerard chiese agli amici: «Beh, ora cosa si fa?».
Chaman, prima guardò gli altri, poi rispose: «E cosa vuoi che facciamo … Via! Verso il primo bar a bere della buona bibita gassata».
Hamza fu d’accordo con lui: «Per questa volta devo dargli ragione. Non mi va proprio di girovagare nella fiera».
Presto detto, i cinque si avviarono verso un bar non lontano di lì e vi entrarono; infine si accomodarono sulle sedie fatte in vimini.
Dinanzi a loro c’era un tavolo rotondo di piccole dimensioni.
Si guardarono in giro per richiamare l’attenzione del barista e quando lo misero a fuoco, Hamza agitò la sua mano destra in modo da far capire all’uomo di voler ordinare qualcosa.
Egli si avvicinò e, con voce grossolana, prima li salutò poi gli chiese: «Cosa posso portarvi?».
I ragazzi fecero la loro ordinazione; quasi tutti presero della bevanda gassata al gusto d’arancia tranne Isak, che preferì del latte e menta.
Dopo aver preso l’ordine, il grosso uomo con i baffi lunghi e neri, e per metà stempiato, prese il blocchetto su cui stava scrivendo e si avviò verso il banco, dove incominciò a preparare quello che i ragazzi avevano richiesto.
Era vestito con una camicia bianca, sbottonata e leggermente aperta.
Mai visione parve più disgustosa ai loro occhi, poiché il basso e tozzo uomo aveva parecchi peli sul petto, tanti da assomigliare a un orso bruno.
Chaman puntualizzò immediatamente la cosa: «Urca! Avete visto che foresta ha quel tizio sul petto?».
Ma i ragazzi lo azzittirono immediatamente e Maximilian sottolineò: «Chaman, se ci sente ci metteremo di sicuro nei guai».
Chaman comprese quello che i suoi amici gli avevano detto e da allora non proferì più parola sull’argomento.
Iniziarono a discutere su quello che i maestri gli avrebbero detto in serata; si sentì Chaman che diceva: «Accidenti! Anche quest’anno ci è andata male. Non solo ci toccherà studiare nelle ore mattutine, ma anche con loro nel tardo pomeriggio».
Isak fece una domanda: «Mi chiedo … Come faranno a seguirci direttamente e allo stesso tempo fare lezione?».
Gerard, Hamza e Maximilian strinsero le spalle; infatti, nessuno di loro immaginava che le lezione quell’anno fossero state accorciate di un paio d’ore nel pomeriggio appositamente per permettere ai maestri di seguire i cinque promettenti ragazzi.
La loro conversazione poi s’incentrò sull’attuale situazione e Gerard chiese a Maximilian: «Adesso che siamo riusciti a respingerli nuovamente, saremo lasciati in pace per un po’?».
Maximilian fece una smorfia e accennò con il capo a un no: «Non penso proprio. Nel mondo umano ci sono ancora Adrammalech e Idrolerna. Suppongo dunque, che si stiano nascondendo in attesa che il loro padrone gli ordini di intervenire». Lui rispose.
Hamza, udita quell’affermazione, esclamò: «Cosa! Idrolerna? Non ci avete mai parlato di questo».
Maximilian annuì e poi aggiunse: «Non ci siamo mai confrontati su questo argomento. Ma, visto che ci siete dentro anche voi, sarebbe giusto dirvi quello che è successo. Ci siamo imbattuti in un essere acquatico che per metà è un serpente, l’altra metà non l’abbiamo vista dato che siamo stati costretti a fuggire».
I tre loro amici a quel punto vollero sapere di più.
Isak esclamò: «Un serpente acquatico!».
Maximilian annuì ancora una volta e confermò: «Esatto; un grosso serpente d’acqua e vi dirò di più … Questo serpente è dotato di sette teste. Ha attaccato la nostra nave e l’ha ridotta in pezzettini; solo grazie al maestro Astral siamo riusciti a scappare».
I tre amici di fronte a loro rimasero stupiti di quanto gli fu detto e Isak chiese: «Questa storia ci è nuova. Perché non ce ne avete parlato prima?».
Chaman e Hamza furono dello stesso avviso, infatti stavano lì seduti a osservare sbigottiti i due fratelli.
Maximilian si affrettò ad affermare: «Ci è stato imposto di non dire a nessuno quanto accaduto».
Gerard aggiunse: «Come ha detto Maximilian, i maestri ci hanno vietato di dare queste informazioni». Poi guardò il fratello e chiese: «Voi continuare tu?».
Maximilian fece cenno di sì e continuo il discorso lasciato a metà: «Dunque … In primo luogo, voglio spiegarvi il perché vi dico questo. Non posso più tacere, soprattutto con voi; abbiamo rischiato la vita assieme e suppongo che accadrà ancora».
Intorno a lui c’era il più assoluto silenzio e le facce dei compagni si erano fatte di colpo serie.
L’atmosfera fu smorzata dall’oste che arrivò e disse: «Ecco a voi ragazzi … Quello che mi avete ordinato». Egli poi riprese il vassoio rotondo col quale aveva portato le bibite, si girò e ritornò dietro al banco; lì riprese il suo lavoro.
I cinque amici seduti attorno al tavolo, continuavano a discutere e la voce di Maximilian si udiva a malapena: «Quest’estate siamo andati a cercare il mago rosso rifugiatosi in questo mondo. Il suo nome era Ivan».
Una voce esclamò: «Era!».
Maximilian fece cenno di sì e ribatté: «Era, Chaman, poiché è morto. È stato ucciso da Adrammalech. Ricordo che la sua stazza era molto più piccola allora e la sua testa pareva quella di un gufo».
Un’altra voce domandò: «Cosa … Un mago rosso è stato ucciso?».
Maximilian ribadì: «Esatto Isak; proprio così».
Isak, mettendosi una mano sulla parte sinistra della faccia, disse: «Non posso crederci. Siamo veramente nei pasticci».
Gerard, sentita quell’affermazione, gli domandò: «Perché dici questo?».
La risposta non tardò ad arrivare: «Semplice … Dato che mi sono informato sull’argomento, posso assicurarvi che battere un mago rosso non è poi così facile. Dei tre maghi è ritenuto quello più potente e un suo incanto incute terrore persino nei demoni i quali si guardano bene dall’attaccarli».
Egli poi fece un’altra domanda: «Maximilian, tu l’hai visto. Dimmi come si è comportato durante lo scontro?».
Maximilian rispose mestamente: «Non ho visto granché. Mi sono limitato a difendermi ed ero concentrato nel farlo, al punto da non accorgermi di quanto gli stava accadendo. Poi, di colpo, la situazione è precipitata e io mi sono ritrovato Adrammalech di fronte; mi stava quasi per colpire con i suoi artigli, quando un corpo si è messo davanti a me per proteggermi. Ivan è stato trafitto dagli artigli del demone».
Hamza e Chaman, quasi simultaneamente, esclamarono: «Cavolo!».
Isak fece un’ipotesi: «Hm … Tutto lascia intendere che i maghi rossi abbiano perso i loro poteri; o, perlomeno, siano stati impossibilitati a riprodurre l’incanto di cui ha parlato Corine. Aiutatemi il …».
Gerard finì la frase: «Canto dell’Arcangelo».
In quel momento intrecciarono gli sguardi e Isak confermò: «Ecco … Proprio quello». Poi aggiunse: «Ci conviene raccogliere più informazioni possibili a riguardo. Rimane il fatto che con i maghi rossi fuori dai piedi, quell’entità potranno avere libero accesso al mondo umano e … Senza nessuno che li ostacoli».
Maximilian però non era d’accordo: «No. Su questo ti sbagli, finora siamo stati all’altezza della situazione e gli abbiamo dato del filo da torcere. Tutti i maghi bianchi caduti, per non parlare dello stesso Ivan e degli esseri magici corsi in nostro aiuto … Non possiamo dimenticarci del loro sacrificio. In un modo o nell’altro riusciremo a fermarli».
Gerard affermò: «Valuta bene la situazione Maximilian. Loro sono numerosi e forti, per non parlare di quello che effettivamente rappresentano. Hanno conquistato un intero mondo».
Suo fratello, un po’ contrariato, si rivolse a lui dicendo: «Gerard, guardami negli occhi».
Egli fece ciò che gli era stato chiesto.
Maximilian in quel momento disse: «Io so per certo che non possono vincere. Qualsiasi cosa facciano, dovranno superare noi. E badate bene … finora non sono riusciti a fermarci, nonostante tutte le loro forze schierate fossero spietate».
Chaman si unì alla conversazione: «Sarà, ma tieni bene a mente che siamo solo dei ragazzi. Siamo apprendisti maghi bianchi che muovono i primi passi nel mondo della magia».
La risposta di Maximilian fu ancora più decisa: «Non mi arrenderò mai. Come posso farlo? Tutti i bambini, tutte le persone verrebbero assoggettate a loro. Un mondo senza giustizia e privo di ogni sentimento; che mondo sarebbe?».
I compagni abbassarono lo sguardo e non ebbero il coraggio di guardarlo negli occhi.
Maximilian li spronò: «Andiamo, siamo stati grandi e … Tutti assieme».
I suoi amici incrociarono lo sguardo con quello di Maximilian che disse ancora: «Qualsiasi cosa succeda, noi rimarremo uniti. Vedrete, saremo ricordati come i cinque dell’accademia».
La voce di Isak si distinse fra tutte: «Maximilian … Finora abbiamo combattuto bene assieme. Tuttavia, le nostre conoscenze della magia ci impongono di agire con cautela. Se dovessimo avere uno scontro diretto con loro, senza l’aiuto dei maestri, sarebbe la nostra fine».
Quella frase fu avallata da tutti i presenti: Chaman, Gerard e Hamza i quali lo guardavano e aspettavano una sua risposta che non tardò ad arrivare: «Per la magia lasciate fare a me. Voi supportatemi con le vostre particolari abilità. Tu, Isak, hai il dono della precognizione; tu, Hamza, hai il dono della telecinesi; tu, Chaman, hai il dono della smaterializzazione senza bisogno delle formule magiche; e tu, Gerard, sei il mio fratellone coraggioso. Ho bisogno di voi, siete le persone che mi completano e che mi aiuteranno a sistemare questa faccenda una volta per tutte».
Tutti presero i loro bicchieri e tracannarono il suo contenuto e, quando ebbero finito di bere, uno dopo l’altro acconsentirono ad aiutare Maximilian.
Hamza parlò per ultimo e ribadì: «Maximilian; era sottointeso che ti avremo aiutato qualsiasi cosa fosse capitata. Tieni a mente che ci saranno parecchie complicazioni, anche per quanto riguarda i maghi bianchi che di certo non permetteranno a dei ragazzi come noi di cacciarsi in guai che nemmeno loro immaginano. Sei pronto a sopportare tutto il peso di quello che accadrà?».
Maximilian, alzatosi in piedi dolcemente, sottolineò: «Sono pronto ad assumermi ogni responsabilità derivante dalle nostre azioni».
Hamza si alzò in piedi anch’egli, guardò il resto della truppa, e disse rivolgendosi a Chaman: «Ok. Caro amico, avremo bisogno di tutta la tua diabolica immaginazione per inventare scuse».
Chaman allargò le braccia per poi riportarle nella posizione originale e, alzatosi anch’egli, rispose: «E va bene … Speriamo solo di uscirne vivi».
Si diressero poi verso il banco, pagarono le loro consumazioni e uscirono all’esterno del bar.
I cinque, infine, si incamminarono verso il luogo dove dovevano incontrare le ragazze.

Un saluto a tutti i lettori; noi ci risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva” il 15° capitolo).