Ho finito di sistemare anche il quattordicesimo
capitolo.
Buona lettura:
CAPITOLO 14
I CINQUE DELL’ACCADEMIA
Erano passati due giorni e nell’accademia la
vita era ripresa normalmente; nei corridoi c’erano molti ragazzi e ognuno si
dirigeva verso la propria classe munito dei libri necessari.
Lì, in mezzo a loro, c’erano Maximilian e i
suoi amici.
I cinque stavano parlando fra di loro e si
stavano dirigendo verso l’aula dove si
sarebbe svolta la lezione.
I ragazzi salirono le scale che portavano al
piano superiore per poi proseguire verso il secondo piano e alla fine, arrivati
al quarto piano, oltrepassarono il laboratorio di magia che si trovava sulla
loro sinistra.
La sala delle pozioni era sulla destra del
corridoio proprio di fronte alla stanza che li avrebbe ospitati per un intero
anno.
La classe era quasi piena di alunni che
stavano aspettando il maestro di turno.
Maximilian guardò il resto del gruppo e
disse: «Siete pronti per iniziare un nuovo anno?».
Isak, Gerard, Hamza e Chaman annuirono e in
seguito tutti e cinque entrarono nell’aula.
Si guardarono intorno poiché ancora non erano
abituati a quelle pareti; d’altronde c’erano stati solamente per un giorno,
prima che le lezioni fossero interrotte per causa dell’attacco che avevano
subito.
I cinque si diressero verso i propri posti;
l’aula era uguale a quella dell’anno precedente: al centro c’era la cattedra e
tutt’intorno, dislocate a ventaglio, c’erano le file dei banchi che si alzavano
su gradoni come in un anfiteatro; là, la voce del maestro si sarebbe sentita
perfettamente.
I ragazzi si sedettero dopo aver salutato i
loro compagni e si misero tutti vicini, poi poggiarono sul banco il libro che
di lì a poco gli sarebbe servito.
Il colore era bianco e sulla copertina c’era
scritto: “Imparare a padroneggiare gli
elementi della natura”.
Chaman d’un tratto chiese: «Possibile che non
sia ancora arrivato il maestro?».
I suoi compagni strinsero le spalle e Gerard
rispose: «Mah; suppongo che dovrebbe essere qui da un momento all’altro». Tutti
in quell’istante guardarono l’ingresso per carpire il più piccolo movimento.
Maximilian, invece, rivolse il suo sguardo
verso i banchi delle ragazze che si trovavano in prima fila allo stesso livello
della cattedra e vide che di loro ancora non c’era nessuna traccia.
Quei tavoli erano vuoti …
D’un tratto però, vicino alla
porta d’ingresso s’iniziarono a vedere delle sagome ed erano proprio le loro
amiche.
Si diressero verso i loro banchi,
si sedettero e a quel punto la classe fu al completo.
Corine si girò verso i ragazzi e gli fece un
sorriso; poi si mise composta in attesa del maestro.
Dopo pochi istanti il maestro varcò la soglia
della classe ma non vi entrò del tutto, poiché stava chiacchierando con un suo
collega.
Astral stava parlando con Loky.
Entrambi discutevano con una pacatezza da
fare invidia; tuttavia, non si riusciva a capire granché di quello che stavano
dicendo.
Chaman, allora, non perse occasione e con un
fil di voce disse: «Speriamo che ne abbiano per un po’, così potremo evitare
parte della lezione».
Hamza gli sussurrò: «Per carità … Dillo a
bassa voce; se il maestro ti ha sentito siamo nei guai».
Chaman, però, affermò: «Non ti preoccupare,
figurati se ci ha sentito da questa distanza».
Astral varcò l’entrata proprio in
quell’istante, si girò per chiudere la porta e dopo che fu ben chiusa si
diresse verso la cattedra al centro della stanza, posò la sua valigetta in
pelle nera su di essa e rivolse lo sguardo verso gli alunni per dire: «Vedo che
ci siamo tutti».
Il maestro, sempre con calma, spostò la sedia
allontanandola dal tavolo e si sedette, prese il registro delle presenze e
iniziò a fare l’appello.
Quando ebbe finito, si rivolse ancora una
volta alla classe e disse: «Dopo due giorni di pausa, siamo finalmente riusciti
a riprendere normalmente le lezioni. Direi che era ora». Posò il registro
richiuso sulla cattedra e proseguì dicendo: «Dunque … Vediamo di fare una
veloce ripassata». S’interruppe per un attimo, fissò Chaman e gli fece cenno
d’avvicinarsi.
Chaman fu sorpreso ma si alzò e si diresse
verso la cattedra.
Arrivato lì rimase in piedi fissando il mago
bianco che lo guardava senza distogliere mai lo sguardo da lui.
Astral gli chiese: «Chaman; suppongo che tu
abbia fatto i compiti assegnati per l’estate. Vero?».
Il ragazzo farfugliò: «Certo. Anche se devo
dire di essere stato costretto dai miei».
Il mago chiese: «Cosa? Non abbiamo capito;
ripeti in modo che tutta la classe possa sentire».
Chaman, questa volta con voce più alta,
disse: «Sì».
A quel punto il maestro si alzò e ribadì: «Deduco,
dunque, che tu sappia difenderti dagli attacchi basilari visto che hai studiato tutta l’estate».
Il ragazzo annuì e non finì nemmeno di
muovere la testa che il maestro pronunciò: «Aqua!». Tenendo il palmo della sua mano destra
aperto e rivolto verso l’alto.
Astral, in quel momento, chiuse velocemente
la mano.
Dell’acqua cadde dal soffitto e si abbatté
sul ragazzo davanti al professore.
Chaman fece una strana espressione e tentò di
protestare dicendo: «Ma che …». Ma fu interrotto dal maestro che sottolineò:
«Vedi Chaman … Se avessi veramente studiato come tu affermi, saresti stato in
grado di difenderti da questo piccolo scherzetto. Evidentemente, quest’estate,
tu hai solo letto ciò che vi avevo consigliato di studiare».
Chaman, in
parte bagnato e con i capelli zuppi, annuì maldestramente.
In seguito il maestro asserì: «Per chiunque
abbia studiato … Spero sia chiaro il modo in cui evitare attacchi di questo
tipo. Ovviamente, questi appaiono semplici scherzi ma in caso di duello magico,
aspettatevi incanti più potenti». Poi si girò verso Chaman e gli disse «Prego
Chaman; adesso puoi riaccomodarti».
Ma Chaman chiese: «Maestro, posso andare in
bagno a cercare d’asciugarmi?».
Astral gli rispose: «Hai cinque minuti, poi
ti voglio qui per il proseguo della lezione».
Il ragazzo fece cenno di aver capito e si diresse
verso la porta, la aprì e scomparve dietro di essa.
Egli ritornò subito dopo ben asciugato e si
accorse che i suoi compagni attendevano proprio il suo rientro; non appena
richiuse la porta, il maestro Astral si rivolse a lui dicendo: «Questo, mio piccolo
studente, ti serva da lezione. Anziché cercare di bighellonare le lezioni,
sperando che il tuo maestro perda tempo in chiacchiere, cerca di concentrarti e
di non perdere quest’occasione».
In quell’istante tutti risero.
Era evidente che il maestro avesse sentito
quello che il ragazzo aveva detto ai suoi compagni, ma Astral non aveva ancora
finito di esporre quanto aveva da dire: «Non sprecate i vostri anni; questo
momento può sembrare noioso, tuttavia … A voi è stata data quest’opportunità,
quella d’imparare l’arte della magia bianca. Riflettete bene su quanto sto per
dirvi, poiché un domani toccherà a voi tramandare la nostra sapienza e che voi
diventiate maestri, o qualsiasi altra cosa voi sognate di fare, la sapienza la
porterete con voi per tutta la vostra vita. Vi sarà utile e vi permetterà di
riconoscere la differenza fra il bene e il male».
Chaman nel frattempo si era accomodato al suo
posto e il maestro a quel punto affermò: «È il momento di iniziare. Aprite il
libro a pagina venticinque».
Tutti gli studenti presero il libro bianco e
fecero ciò che gli era stato chiesto; iniziava dunque un altro anno scolastico.
***
La campanella che annunciava la fine delle
lezioni si sentì per tutta l’accademia e le classi si iniziarono a svuotare.
Una miriade di alunni si diresse verso la
sala mensa in quel momento.
Quel giorno non ci sarebbero state lezioni
pomeridiane, anche per dare il tempo ai ragazzi di riabituarsi al ritmo della
vita accademica come di solito accade in tutte le scuole i primi giorni.
A tavola, Maximilian e i suoi amici,
parlarono della mattinata appena conclusa e ognuno di loro esprimeva le proprie
impressioni.
Chaman fu il primo che parlò: «Non capisco
come abbia fatto il maestro a sentire ciò che avevo detto a bassa voce».
Hamza gli rispose: «È inutile che tu ci
pensi; oramai la frittata l’hai fatta. La prossima volta farai più attenzione».
Chaman annuì dandogli ragione.
Isak aggiunse: «Dopo gli ultimi eventi ci
sarà d’aspettarsi un carico di lavoro superiore. Soprattutto per noi».
Anche il resto del gruppo pareva essere
d’accordo con lui e Maximilian confermò le parole di Isak: «Penso anch’io che,
data la situazione, ci faranno lavorare di più. Già l’anno scorso ci siamo
dovuti addestrare separatamente; quest’anno non sarà da meno».
Dopo pochi minuti si avvicinarono a loro
Corine e le sue compagne.
Dopo aver salutato, Corine propose:
«Ascoltate … Dato che non ci sono molti compiti, avevamo pensato di
approfittare degli ultimi giorni di bel tempo e andare nella zona vecchia
dell’Asilum questo pomeriggio. Vorreste accompagnarci?».
Tutti e cinque i ragazzi non disdegnarono
quella proposta.
Gerard rispose: «Per me non c’è nessun
problema». Poi, guardando gli altri e vedendo che anche loro erano d’accordo,
rispose per tutti: «Va bene, siamo con voi questo pomeriggio».
Margharet, in seguito, diede loro un
appuntamento; fissò l’orologio con il cinturino rosa in pelle che aveva sul
polso destro e disse: «Allora siamo d’accordo. Ci incontriamo tra un’ora e
mezzo di fronte al portone principale della scuola; da lì, ci dirigeremo verso
la zona vecchia».
Tutti annuirono e le ragazze si avviarono
verso le loro stanze, poiché avevano già finito di pranzare.
Dopo una ventina di minuti finirono il pranzo
anche Maximilian e i suoi amici, poi si incamminarono per i corridoi dello
stabile.
Incontrarono molti studenti, alcuni dei quali
erano diretti verso la propria stanza, altri invece verso la biblioteca.
Quello era un momento di riposo che nessuno
voleva sprecare e il gruppetto dei cinque non faceva eccezione.
I ragazzi discutevano su come sarebbe stato
il pomeriggio nella zona vecchia; loro c’erano già stati in precedenza, in
occasione della ricerca dei libri di testo.
Chaman, come suo solito, già sghignazzava
sotto i baffi e con la sua espressione furbesca faceva presagire un suo
atteggiamento sfrontato.
Hamza gli chiese: «Perché ridi sotto i
baffi?».
Chaman rispose: «Eh, eh; già pregusto il
momento in cui saremo da soli con le ragazze …».
Hamza a quel punto ribatté: «Eh? Lo sapevo;
vediamo di non fare figuracce, altrimenti non vorranno più uscire con noi».
Chaman fece finta di non ascoltarlo e si rivolse
a Maximilian dicendogli: «Vedrai Max; oggi ci divertiremo un mondo. Non avremo
che l’imbarazzo della scelta».
Maximilian però non era del suo stesso parere:
«Chaman; veramente le ragazze hanno chiesto di passare un pomeriggio assieme.
Non hanno parlato di appuntamento sentimentale».
Chaman s’imbronciò e rispose: «Fai fare a me,
il principe dell’universo femminile; io sì che le conosco. Il loro invito altri
non è che un modo per chiederci un incontro interessato».
Maximilian accennò un sorriso e chiudendo gli
occhi dondolò la testa; così fecero anche i suoi compagni e Chaman, invece,
continuò imperterrito a esplicare il modo in cui avrebbe conquistato la sua preda
quel pomeriggio.
Salirono fino al convitto, passando per i lunghi
corridoi dello stabile; dinanzi alla porta della loro stanza videro i maestri
Astral e Loky che confabulavano con Igor, il censore che di solito pattugliava
quel piano aiutato da altri due suoi colleghi.
Si avvicinarono e li salutarono; il maestro
Astral disse loro: «Ah, eccovi di ritorno dalla mensa».
Loky invece asserì: «Cercavamo proprio voi».
Astral poi continuò: «Volevamo incontrarvi
questa sera dopo cena, nella zona insegnati».
Maximilian lo guardò e chiese: «Tutti?».
Il maestro annuì dicendo: «Sì».
Gerard domandò: «È successo qualcosa?».
Loky li tranquillizzò rispondendo: «No. Non è
successo nulla. Volevamo solo esporvi il programma che voi cinque svolgerete
durante l’anno».
In quell’istante a Chaman sfuggì:
«Programma?».
Astral, prima fece un sorriso, poi lo guardò
portandosi la mano nei pressi della sua barba bianca e folta, che accarezzò;
infine gli spiegò: «Cari miei ragazzi. Voi riceverete lezioni supplementari da
noi insegnanti».
La bocca di Chaman si aprì e il ragazzo
rimase sorpreso, dimostrandolo sgranando i suoi occhi.
Anche questa volta sussurrò: «No! Lavoro
extra anche quest’anno. Non ci posso credere».
Il maestro Astral prima lo rimproverò:
«Chaman, quello che è successo in classe non ti ha insegnato nulla a quanto
pare». Poi si rivolse al gruppo ribadendo: «Sapete che non possiamo stare con
le mani in mano; soprattutto voi cinque, necessitate di un insegnamento veloce.
Prima imparate, prima sarete capaci di cavarvela da soli. Dunque, questa sera
parleremo di quello che abbiamo intenzione di fare. Il censore è già stato
avvisato e sa che dopo cena voi sarete presso i nostri uffici».
I ragazzi a quel punto non dissero più una
parola, ma fecero intendere che dopo mangiato sarebbero andati da loro.
Astral prima si rivolse ad Igor ribadendo: «Allora,
come d’accordo, questa notte i ragazzi verranno nei nostri alloggi».
Igor gli rispose: «Va bene; provvederò ad avvisare
gli altri miei colleghi».
Il loro maestro poi si rivolse ai ragazzi: «Cercate
di essere puntuali. Ricordate: alle otto e trenta in punto». E in seguito, dopo
aver salutato, i due maghi si avviarono verso la porta che dava sulle scale,
lasciandosi alle spalle il gruppo di amici che a loro volta entrarono nella
camera assegnatagli l’anno precedente.
Appena richiusa la porta, Isak, che era
l’ultimo dei cinque, chiese: «Giornata piena eh?».
Come non dargli ragione e, in effetti, anche
Maximilian confermò ciò che Isak aveva appena detto: «Beh, oggi la giornata è
densa d’impegni. Non avremo proprio tempo di rilassarci durante la nostra
passeggiata con le ragazze». E dopo aver detto quelle parole, ognuno di loro si
prese un attimo di riposo.
Tutti si sdraiarono sul proprio letto tranne
Isak, che si accomodò seduto davanti alla sua scrivania e aprì uno dei libri
che aveva preso nei giorni precedenti in biblioteca.
Chaman, quando lo vide, chiese: «Ma Isak … Come
fai a stare chinato perennemente sui libri?».
Il ragazzo smise di leggere e gli rispose: «Questione
di passioni. A me piace tanto leggere, direi che l’adoro. Immaginate di
immergervi in un mondo che la vostra mente crea, dove tutto è possibile e dove
ci si sente liberi da ogni vincolo; senza contare che ci sono dei libri che
contengono importanti informazioni. Nel nostro caso molto utili». E detto
quello si chinò nuovamente sul libro.
Chaman, guardando bene il libro che Isak
stava leggendo, lo riconobbe e chiese nuovamente: «Isak; quel libro già l’ho
visto prima, in occasione del giro che abbiamo fatto in biblioteca».
Isak smise nuovamente di leggere e guardò
Chaman, poi gli rispose: «È inutile, con voi qui mi sa che non riuscirò a
leggere nulla».
Chaman, incurante di ciò che aveva appena
affermato l’amico, chiese: «E non sei contento?».
Isak lo guardò indispettito e rispose: «Vorrà
dire che mentre tu farai le tue cosucce, verrò a disturbarti».
Udite quelle parole i ragazzi risero.
Chaman, però, come al solito ebbe la risposta
pronta e disse: «Non penso che riusciresti a trovarmi quando osservo».
Hamza precisò: «Quando fai il guardone;
vorresti dire».
Il ragazzo, indispettito da
quell’affermazione, rispose: «Ah, ah; adesso mi offendete. Quello non è fare il
guardone; semplicemente … Mi considero una persona curiosa che cerca di avere
delle risposte».
Hamza chiese ancora: «E che risposte
cercheresti? Di grazia!».
Chaman sembrava offeso e imbronciato; in
seguito disse: «Voi non capireste quello che cerco di fare».
Gerard a quel punto s’intromise nel discorso affermando:
«No, no … Sappiamo bene cosa cerchi di fare».
Udite quelle parole, Chaman ribatté: «Per
forza lo sai … Tu ti unisci a m …».
La bocca di Chaman fu chiusa dalla mano
destra di Gerard, alzatosi velocemente dal suo letto per raggiungere l’amico
sdraiato al suo posto.
Egli si affrettò a dire: «Ehm … Non stava
dicendo nulla d’interessante». Ma tutti lo guardarono in maniera strana in
quell’istante.
Gerard tolse la mano dalla bocca di Chaman,
dalla quale provenivano strani versi, e gli disse qualcosa a bassa voce ma nessuno
capì cosa avesse detto.
Il solo Chaman parve aver capito quello che
farfugliò Gerard.
Il fratello di Maximilian disse a Isak:
«Chaman comunque ha ragione, quel libro lo hai preso in biblioteca l’altro
giorno».
Maximilian volle però puntualizzare: «Gerard
… Anche io, che sono il più piccolo, ho capito che stai cambiando discorso; ma
prima o poi suppongo ci direte cosa state combinando, no?».
I due sviarono nuovamente dal discorso,
nonostante anche Maximilian avesse capito che nascondessero qualcosa.
Isak a quel punto si armò di pazienza e, dato
che mancavano ancora tre quarti d’ora al loro appuntamento con le ragazze,
disse: «E va bene; siete disposti a dedicarmi mezz’ora?».
I quattro amici, tutti stesi sui letti,
annuirono incuriositi e lui continuò dicendo: «Tutto risale a quest’estate;
quando in vacanza leggevo alcuni libri storici …».
La voce di Chaman interruppe nuovamente il
suo discorso: «Ti pareva che non stavi leggendo … Anche in Vacanza poi!».
Isak, contrariato, gli rispose: « Chaman;
vuoi finirla di interrompermi?».
Dal ragazzo, che fu guardato in maniera
minacciosa da tutti i suoi amici, provenne un timido: «E va bene, prometto di
stare zitto».
Isak esclamò: «Era ora!». Poi si concentrò nuovamente
e riprese il racconto: «Dicevo … Quest’estate mi è capitato di leggere una
leggenda, la quale parlava di un essere di grande potenza che appare una volta
ogni diecimila anni. Ma non senza alcuni presupposti».
Maximilian fece una domanda: «Di che essere
si tratta?».
Isak rispose: «Datemi un attimo e ci
arriviamo. Quest’essere è potente e si manifesta quando il mondo è sotto l’attacco
di entità malvagie. Si narra che sia un soggetto completo che può fronteggiare
anche il più temibile dei demoni».
Il ragazzo prese il libro con la copertina
dorata e la mostrò ai suoi amici.
Sul frontespizio c’era scritto: “La leggendaria figura di Rhone L’invictus”.
Quel libro era bellissimo: la copertina era ornata
con decorazioni tutte fatte a mano; c’erano zampe di drago, c’erano persino minacciosi
occhi felini immersi in una folta flora irriconoscibile.
I ragazzi rimasero a bocca aperta e quel
libro attirò tutta la loro attenzione; in seguito Isak continuò dicendo: «Si
narra di un’entità forte e indomita che si erge a difesa del mondo quando
questi è minacciato da potenze oscure. Combatte l’oscurità e la sua morte
causerà la sconfitta di tutte le forze avverse. Egli morirà per innescare un
potere superiore per poi ritornare alla vita quando ce ne sarà il bisogno.
Praticamente non muore mai; come la fenice, risorge ogni volta».
Tutti assieme, quasi si fossero messi
d’accordo, esclamarono: «Eh la miseria!».
Maximilian insistette: «Dai, raccontaci il
resto».
Isak, stringendo le spalle, aggiunse: «Purtroppo,
quello che sapevo ve l’ho già detto. Proprio per questo motivo ho noleggiato il
libro che parla di questa leggenda. Posso solo aggiungere che Rhone, a quanto
pare, è un nome nella lingua dei draghi ma ne ignoro il significato».
Hamza, anch’esso incuriosito, propose: «Che
ne dici se lo leggessimo assieme?».
Isak rispose: «Si può fare; ma oggi penso sia
improponibile incominciare. Sarà meglio sentire cosa ci faranno fare i maestri
e poi ci organizzeremo. Più siamo, meglio è; mi aiuterete nel capire di cosa si
tratta».
Tutti annuirono; tuttavia, il tempo era
passato velocemente ed era già l’ora di raggiungere le ragazze che li
aspettavano vicino all’entrata dell’accademia.
Si alzarono di fretta e furia dai letti e,
dopo aver messo a posto alcune loro cose, si precipitarono verso l’uscita.
Percorsero i corridoi, scesero le scale fino
ad arrivare nell’atrio e lì, vicino al portone principale, c’era tutto il
gruppo delle ragazze che li stava aspettando.
Quando le loro amiche li videro, guardando
l’orologio e, riproducendo alcune smorfie, fecero intendere ai ragazzi che
erano in ritardo.
Margharet fece presente: «Di solito siamo noi
ragazze che facciamo aspettare, ma a quanto pare per voi la regola non vale. Avete
dieci minuti di ritardo!».
Maximilian rispose: «Scusateci, siamo stati
impegnati in alcune faccende che non potevano essere rimandate. La prossima
volta saremo puntuali; lo promettiamo».
Anche i suoi amici fecero capire la stessa
cosa e fu allora che Margharet aggiunse: «E va bene, per questa volta siete
perdonati».
Durante il tragitto incontrarono dei vecchi
maghi, vestiti con le tuniche bianche che facevano risaltare le loro folte
barbe dello stesso colore le quali gli arrivavano fino alla pancia.
I maghi discutevano di argomenti inerenti alla
magia e i ragazzi, per quello che riuscivano a sentire, si chiedevano di quali
strani discorsi si trattava.
Le case, fatte di tufo e di pietre, parevano
chinarsi leggermente su una via costellata di piccoli blocchi uniti tra loro dalla
sabbia fine.
La luce filtrava a malapena, poiché le stesse
case riproducevano ombre che coprivano tutta la via che i ragazzi avevano
percorso.
Anche se quei posti li avevano già visitati
in precedenza, la curiosità li spinse a guardarsi in giro come se per loro,
quel posto, fosse sconosciuto.
Corine d’un tratto disse: «Eccoci qua, siamo
arrivati».
I ragazzi si guardarono in giro e Chaman chiese
perplesso: «Ma scusate, dove sono i giardini in cui dover sostare e
chiacchierare?».
Margharet ribatté: «E chi ha mai parlato di
giardini?».
La risposta di Chaman arrivò subito: «Non ci
posso credere». Poi, osservandosi attorno, fece cenno al resto del gruppo verso
un punto ben definito.
I cinque ragazzi fecero ciò che Chaman gli
aveva chiesto e quando il loro sguardo fu rivolto verso la piazza che si
trovava dietro di loro, assunsero un’espressione sconsolata.
Hamza annuì serrando le labbra e con la sua
solita calma disse: «Lo sapevo, ci hanno portato qui per farsi un giro alla
fiera. Altro che passeggiata con gli amici».
Isak lo guardò e sussurrò: «E sai che
allegria girare per i mercatini …».
Gerard fu dello steso avviso e Maximilian
annuì.
Margharet gli chiese: «Cosa state borbottando
voi?».
Chaman cercò di non far capire cosa avevano detto:
«No, no, niente. Dicevamo solamente che questa è stata una bella sorpresa; cade
proprio a fagiolo, mi serviva della biancheria». E facendo in modo che le
ragazze non se ne accorgessero, di soppiatto fece un cenno agli amici che come
al solito trattenevano a stento le
risate.
In seguito Maximilian disse: «Beh, già che ci
siamo facciamo un giro. Potremo trovare qualcosa d’interessante». E si
inoltrarono in mezzo alla folla che si aggirava tra le bancarelle.
Margharet, Sara e Corine, confabularono
qualcosa; i ragazzi a causa di tutto quel frastuono non capirono granché della
loro conversazione.
Corine si avvicinò e fece in modo che tutti i
ragazzi sentissero le sue parole: «Ascoltate ragazzi».
Il frastuono di chi contrattava con i
mercanti copriva nettamente quel tono.
Tuttavia, i ragazzi si avvicinarono il più
possibile e alla fine riuscirono a comprendere: «Noi ragazze abbiamo deciso di
staccarci un attimo da voi. Ci dirigiamo verso alcune bancarelle che, di certo
voi, trovereste … Ehm … Come dire … Noiose».
I cinque amici si guardarono l’un con
l’altro, poi tutti strinsero le spalle e annuirono.
Allora la ragazza puntualizzò: «Ci troviamo
tra un’ora e mezzo qui, dove siamo in questo momento». E quando si furono messi
d’accordo, le ragazze scomparvero in mezzo alla folla.
Gerard chiese agli amici: «Beh, ora cosa si
fa?».
Chaman, prima guardò gli altri, poi rispose:
«E cosa vuoi che facciamo … Via! Verso il primo bar a bere della buona bibita
gassata».
Hamza fu d’accordo con lui: «Per questa volta
devo dargli ragione. Non mi va proprio di girovagare nella fiera».
Presto detto, i cinque si avviarono verso un
bar non lontano di lì e vi entrarono; infine si accomodarono sulle sedie fatte
in vimini.
Dinanzi a loro c’era un tavolo rotondo di
piccole dimensioni.
Si guardarono in giro per richiamare
l’attenzione del barista e quando lo misero a fuoco, Hamza agitò la sua mano
destra in modo da far capire all’uomo di voler ordinare qualcosa.
Egli si avvicinò e, con voce grossolana,
prima li salutò poi gli chiese: «Cosa posso portarvi?».
I ragazzi fecero la loro ordinazione; quasi
tutti presero della bevanda gassata al gusto d’arancia tranne Isak, che preferì
del latte e menta.
Dopo aver preso l’ordine, il grosso uomo con i
baffi lunghi e neri, e per metà stempiato, prese il blocchetto su cui stava
scrivendo e si avviò verso il banco, dove incominciò a preparare quello che i
ragazzi avevano richiesto.
Era vestito con una camicia bianca, sbottonata
e leggermente aperta.
Mai visione parve più disgustosa ai loro
occhi, poiché il basso e tozzo uomo aveva parecchi peli sul petto, tanti da
assomigliare a un orso bruno.
Chaman puntualizzò immediatamente la cosa:
«Urca! Avete visto che foresta ha quel tizio sul petto?».
Ma i ragazzi lo azzittirono immediatamente e
Maximilian sottolineò: «Chaman, se ci sente ci metteremo di sicuro nei guai».
Chaman comprese quello che i suoi amici gli
avevano detto e da allora non proferì più parola sull’argomento.
Iniziarono a discutere su quello che i
maestri gli avrebbero detto in serata; si sentì Chaman che diceva: «Accidenti!
Anche quest’anno ci è andata male. Non solo ci toccherà studiare nelle ore
mattutine, ma anche con loro nel tardo pomeriggio».
Isak fece una domanda: «Mi chiedo … Come
faranno a seguirci direttamente e allo stesso tempo fare lezione?».
Gerard, Hamza e Maximilian strinsero le
spalle; infatti, nessuno di loro immaginava che le lezione quell’anno fossero
state accorciate di un paio d’ore nel pomeriggio appositamente per permettere
ai maestri di seguire i cinque promettenti ragazzi.
La loro conversazione poi s’incentrò
sull’attuale situazione e Gerard chiese a Maximilian: «Adesso che siamo riusciti
a respingerli nuovamente, saremo lasciati in pace per un po’?».
Maximilian fece una smorfia e accennò con il
capo a un no: «Non penso proprio. Nel mondo umano ci sono ancora Adrammalech e
Idrolerna. Suppongo dunque, che si stiano nascondendo in attesa che il loro
padrone gli ordini di intervenire». Lui rispose.
Hamza, udita quell’affermazione, esclamò: «Cosa!
Idrolerna? Non ci avete mai parlato di questo».
Maximilian annuì e poi aggiunse: «Non ci
siamo mai confrontati su questo argomento. Ma, visto che ci siete dentro anche
voi, sarebbe giusto dirvi quello che è successo. Ci siamo imbattuti in un
essere acquatico che per metà è un serpente, l’altra metà non l’abbiamo vista
dato che siamo stati costretti a fuggire».
I tre loro amici a quel punto vollero sapere
di più.
Isak esclamò: «Un serpente acquatico!».
Maximilian annuì ancora una volta e confermò:
«Esatto; un grosso serpente d’acqua e vi dirò di più … Questo serpente è dotato
di sette teste. Ha attaccato la nostra nave e l’ha ridotta in pezzettini; solo
grazie al maestro Astral siamo riusciti a scappare».
I tre amici di fronte a loro rimasero stupiti
di quanto gli fu detto e Isak chiese: «Questa storia ci è nuova. Perché non ce
ne avete parlato prima?».
Chaman e Hamza furono dello stesso avviso,
infatti stavano lì seduti a osservare sbigottiti i due fratelli.
Maximilian si affrettò ad affermare: «Ci è
stato imposto di non dire a nessuno quanto accaduto».
Gerard aggiunse: «Come ha detto Maximilian, i
maestri ci hanno vietato di dare queste informazioni». Poi guardò il fratello e
chiese: «Voi continuare tu?».
Maximilian fece cenno di sì e continuo il
discorso lasciato a metà: «Dunque … In primo luogo, voglio spiegarvi il perché
vi dico questo. Non posso più tacere, soprattutto con voi; abbiamo rischiato la
vita assieme e suppongo che accadrà ancora».
Intorno a lui c’era il più assoluto silenzio
e le facce dei compagni si erano fatte di colpo serie.
L’atmosfera fu smorzata dall’oste che arrivò
e disse: «Ecco a voi ragazzi … Quello che mi avete ordinato». Egli poi riprese
il vassoio rotondo col quale aveva portato le bibite, si girò e ritornò dietro
al banco; lì riprese il suo lavoro.
I cinque amici seduti attorno al tavolo,
continuavano a discutere e la voce di Maximilian si udiva a malapena: «Quest’estate
siamo andati a cercare il mago rosso rifugiatosi in questo mondo. Il suo nome
era Ivan».
Una voce esclamò: «Era!».
Maximilian fece cenno di sì e ribatté: «Era,
Chaman, poiché è morto. È stato ucciso da Adrammalech. Ricordo che la sua
stazza era molto più piccola allora e la sua testa pareva quella di un gufo».
Un’altra voce domandò: «Cosa … Un mago rosso
è stato ucciso?».
Maximilian ribadì: «Esatto Isak; proprio
così».
Isak, mettendosi una mano sulla parte
sinistra della faccia, disse: «Non posso crederci. Siamo veramente nei
pasticci».
Gerard, sentita quell’affermazione, gli
domandò: «Perché dici questo?».
La risposta non tardò ad arrivare: «Semplice
… Dato che mi sono informato sull’argomento, posso assicurarvi che battere un
mago rosso non è poi così facile. Dei tre maghi è ritenuto quello più potente e
un suo incanto incute terrore persino nei demoni i quali si guardano bene dall’attaccarli».
Egli poi fece un’altra domanda: «Maximilian,
tu l’hai visto. Dimmi come si è comportato durante lo scontro?».
Maximilian rispose mestamente: «Non ho visto
granché. Mi sono limitato a difendermi ed ero concentrato nel farlo, al punto
da non accorgermi di quanto gli stava accadendo. Poi, di colpo, la situazione è
precipitata e io mi sono ritrovato Adrammalech di fronte; mi stava quasi per
colpire con i suoi artigli, quando un corpo si è messo davanti a me per
proteggermi. Ivan è stato trafitto dagli artigli del demone».
Hamza e Chaman, quasi simultaneamente,
esclamarono: «Cavolo!».
Isak fece un’ipotesi: «Hm … Tutto lascia
intendere che i maghi rossi abbiano perso i loro poteri; o, perlomeno, siano
stati impossibilitati a riprodurre l’incanto di cui ha parlato Corine.
Aiutatemi il …».
Gerard finì la frase: «Canto dell’Arcangelo».
In quel momento intrecciarono gli sguardi e
Isak confermò: «Ecco … Proprio quello». Poi aggiunse: «Ci conviene raccogliere
più informazioni possibili a riguardo. Rimane il fatto che con i maghi rossi
fuori dai piedi, quell’entità potranno avere libero accesso al mondo umano e …
Senza nessuno che li ostacoli».
Maximilian però non era d’accordo: «No. Su
questo ti sbagli, finora siamo stati all’altezza della situazione e gli abbiamo
dato del filo da torcere. Tutti i maghi bianchi caduti, per non parlare dello
stesso Ivan e degli esseri magici corsi in nostro aiuto … Non possiamo
dimenticarci del loro sacrificio. In un modo o nell’altro riusciremo a
fermarli».
Gerard affermò: «Valuta bene la situazione
Maximilian. Loro sono numerosi e forti, per non parlare di quello che
effettivamente rappresentano. Hanno conquistato un intero mondo».
Suo fratello, un po’ contrariato, si rivolse
a lui dicendo: «Gerard, guardami negli occhi».
Egli fece ciò che gli era stato chiesto.
Maximilian in quel momento disse: «Io so per
certo che non possono vincere. Qualsiasi cosa facciano, dovranno superare noi.
E badate bene … finora non sono riusciti a fermarci, nonostante tutte le loro
forze schierate fossero spietate».
Chaman si unì alla conversazione: «Sarà, ma
tieni bene a mente che siamo solo dei ragazzi. Siamo apprendisti maghi bianchi
che muovono i primi passi nel mondo della magia».
La risposta di Maximilian fu ancora più
decisa: «Non mi arrenderò mai. Come posso farlo? Tutti i bambini, tutte le
persone verrebbero assoggettate a loro. Un mondo senza giustizia e privo di
ogni sentimento; che mondo sarebbe?».
I compagni abbassarono lo sguardo e non
ebbero il coraggio di guardarlo negli occhi.
Maximilian li spronò: «Andiamo, siamo stati
grandi e … Tutti assieme».
I suoi amici incrociarono lo sguardo con
quello di Maximilian che disse ancora: «Qualsiasi cosa succeda, noi rimarremo
uniti. Vedrete, saremo ricordati come i cinque dell’accademia».
La voce di Isak si distinse fra tutte:
«Maximilian … Finora abbiamo combattuto bene assieme. Tuttavia, le nostre
conoscenze della magia ci impongono di agire con cautela. Se dovessimo avere
uno scontro diretto con loro, senza l’aiuto dei maestri, sarebbe la nostra
fine».
Quella frase fu avallata da tutti i presenti:
Chaman, Gerard e Hamza i quali lo guardavano e aspettavano una sua risposta che
non tardò ad arrivare: «Per la magia lasciate fare a me. Voi supportatemi con
le vostre particolari abilità. Tu, Isak, hai il dono della precognizione; tu,
Hamza, hai il dono della telecinesi; tu, Chaman, hai il dono della
smaterializzazione senza bisogno delle formule magiche; e tu, Gerard, sei il
mio fratellone coraggioso. Ho bisogno di voi, siete le persone che mi
completano e che mi aiuteranno a sistemare questa faccenda una volta per
tutte».
Tutti presero i loro bicchieri e tracannarono
il suo contenuto e, quando ebbero finito di bere, uno dopo l’altro acconsentirono
ad aiutare Maximilian.
Hamza parlò per ultimo e ribadì: «Maximilian;
era sottointeso che ti avremo aiutato qualsiasi cosa fosse capitata. Tieni a
mente che ci saranno parecchie complicazioni, anche per quanto riguarda i maghi
bianchi che di certo non permetteranno a dei ragazzi come noi di cacciarsi in
guai che nemmeno loro immaginano. Sei pronto a sopportare tutto il peso di
quello che accadrà?».
Maximilian, alzatosi in piedi dolcemente,
sottolineò: «Sono pronto ad assumermi ogni responsabilità derivante dalle
nostre azioni».
Hamza si alzò in piedi anch’egli, guardò il
resto della truppa, e disse rivolgendosi a Chaman: «Ok. Caro amico, avremo
bisogno di tutta la tua diabolica immaginazione per inventare scuse».
Chaman allargò le braccia per poi riportarle
nella posizione originale e, alzatosi anch’egli, rispose: «E va bene … Speriamo
solo di uscirne vivi».
Si diressero poi verso il banco, pagarono le
loro consumazioni e uscirono all’esterno del bar.
I cinque, infine, si incamminarono verso il
luogo dove dovevano incontrare le ragazze.
Un saluto a tutti i lettori; noi ci
risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva”
il 15° capitolo).
