La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
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Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

martedì 28 aprile 2015

Maximilian Arsltain “il canto dell’arcangelo”; 2° capitolo da leggere online.

Questa volta io mi sono superato nella stesura di un capitolo (forse il capitolo più grande nella storia della letteratura); pensate … Ben 10.222 parole.
Ecco il motivo per il quale io ci ho messo così tanto per correggerlo.
Permettetemi prima, però, di parlarvi ancora una volta di “Disperso nel tempo 1942” …
Purtroppo, rileggendolo, mi sono accorto di non aver corretto le prime cinquanta pagine come si conviene e che c’erano ancora dei refusi al suo interno.
Ho trovato “dinnanzi”, che è un errore, anziché “dinanzi” che è la parola giusta.
Ho trovato “Esso” rivolto a cose animate, che è un errore, anziché “Lui” o “Egli”, che sono i pronomi corretti se ci si rivolge a un essere animato.
Bene … Li ho corretti gli errori e ho ricaricato il PDF perfezionato su internet; adesso dovrebbe andar bene.
Beh, direi proprio che sia ora di farvi leggere il capitolo (altrimenti questa volta mi linciate davvero, poiché già il capitolo è bello corposo e dunque non c’è bisogno che scriva altro).
Buona lettura:




CAPITOLO 2
IN CERCA DEL NASCONDIGLIO DI IVAN



In uno spazio erboso, dove la flora regnava incontrastata, gli alberi risaltavano più di ogni altra cosa.
Essi erano pieni di foglie e le loro ombre proteggevano tutto quello che si trovava ai loro piedi.
Lì c’erano margherite, violette e ciuffi d’erba; la bella stagione era in arrivo …
Il caldo era sopportabile a quell’ora.
Erano le sette e dieci di mattina e gli animali pascolavano tranquillamente in quei luoghi.
Due scoiattoli erano intenti ad arrampicarsi su un albero di noci; il più grosso nei paraggi.
Non distante da lì c’erano molte piante di susine che erano ben poca cosa in confronto a quell’albero.
I loro frutti attiravano animali ghiotti rendendo quel posto brulicante di vita.
Il rumore di un ruscello rendeva ancora di più bello quell’ambiente.
Un evento inaspettato disturbò gli animali, che impauriti dalla stranezza corsero a nascondersi nei propri rifugi.
Una distorsione dell’ambiente precedette la successiva apparizione di sei sagome che con il passare del tempo divennero sempre più marcate.
Quelli erano i quattro maestri dell’Asilum, Maximilian e Gerard …
Maximilian fece una domanda: «Siamo già all’esterno dell’Asilum?».
Asdar gli rispose: «Certamente; dovremo essere in uno dei luoghi preposti all’uscita».
I ragazzi si guardarono intorno; erano meravigliati dalla bellezza del posto.
I due rimasero colpiti dalla natura che sembrava esplodere in tutta la sua magnificenza.
Gerard disse: «Sarà una bella passeggiata».
Tutti furono d’accordo con quello che lui aveva detto.
Il maestro Astral s’intromise e puntualizzò: «Siamo pronti per iniziare il nostro viaggio». Successivamente guardò il resto del gruppo e continuò: «Siate cauti. Maximilian, Gerard; stateci vicini qualsiasi cosa accada. Ci siamo organizzati in modo d’avere sempre una via di fuga in caso di bisogno. Non allontanatevi troppo da noi».
Gli altri maghi annuirono e Maximilian e Gerard fecero intuire d’aver compreso.
Dian, rivolgendosi ai due, spiegò: «Da adesso in poi viaggeremo tramite incanto. Non possiamo smaterializzarci in quanto dobbiamo evitare d’essere rintracciati e … L’incanto di materializzazione lascia parecchi segni».
Astral domandò: «Ricordate quando siamo venuti a prendervi al vostro paese?».
I due annuirono.
«Bene. Riprodurremo lo stesso incanto. Dovrete aggrapparvi a due di noi, i quali vi porteranno a spalla. Solo in questo modo eviteremo di avere brutte sorprese». In seguito, rivolgendosi a Wotan, disse: «Il maestro Wotan predisporrà una sorta di protezione attorno a noi. Se ci attaccheranno, lo sapremo in anticipo».
Wotan annuì e fece intendere d’aver già preso provvedimenti.
A quel punto i maghi si guardarono l’un l’altro e due di loro si avvicinarono a Maximilian e Gerard: erano Astral e Wotan.
Il primo guardò Maximilian e gli disse: «Maximilian; tu verrai con me. Visto che non hai imparato l’incanto di spostamento, ti porterò ancora una volta. Mi raccomando, tieniti forte e qualora avessimo problemi cerca di non cadere». Gli strizzò l’occhio e si abbassò per permettergli di salire sulle sue spalle.
Il secondo si avvicinò a Gerard e gli disse: «Gerard; tu verrai con me. Mi raccomando, se dovessero esserci problemi vale lo stesso discorso fatto a Maximilian». Si abbassò anch’egli e, quando ebbe caricato sulle spalle il ragazzo, esclamò: «Immigro!».
Tutti iniziarono a spostarsi velocemente.
I maghi si erano sollevati da terra e fluttuavano per merito di un piccolo vortice che girava sotto i loro piedi e che gli permetteva di muoversi più veloci del normale.
Le piante sfrecciavano una dopo l’altra e l’alta velocità, a stento, faceva distinguere di che tipo di piante si trattasse.
Il gruppo viaggiò in quel modo per circa tre ore, poi decisero di fare una fermata.
Si bloccarono e, mentre Astral e Wotan facevano scendere i due ragazzi, Dian e Asdar si accertarono che non ci fossero intrusi nei paraggi.
I due maghi fecero un giro di perlustrazione.
I bambini, un po’ stanchi, si sedettero per terra.
Astral e Wotan erano a loro volta visibilmente provati, in primo luogo per aver riprodotto l’incanto e in secondo luogo per aver percorso tanta strada senza una pausa.
I due maestri andati in perlustrazione ritornarono presto e Dian affermò: «Possiamo stare tranquilli, non c’è traccia di pericoli».
Il gruppo si radunò intorno a un masso e tutti cercarono di raccogliere le forze per poi ripartire.
Maximilian osservò i maestri che cercavano di organizzarsi per arrivare nel più breve tempo possibile a destinazione e si domandò dove potessero essere in quel momento, ma non riuscì a stabilire dove si trovassero.
Dopo una buona mezz’ora si alzarono e Dian disse: «Abbiamo riposato abbastanza. È ora di riprendere il viaggio».
I due maghi che in precedenza avevano trasportato i ragazzi si rifecero avanti, li ripresero e incominciarono di nuovo a sfrecciare velocemente tra i sentieri che avevano deciso di percorrere.
Il sole era alto e il calore incominciava a dare fastidio.
Maximilian sentiva chiaramente che il maestro Astral era affaticato, sia dal suo peso sia dall’incanto riprodotto, ma d’altro canto non sapeva come potersi rendere utile.
Il maestro Asdar precedeva il gruppo; d’un tratto si fermò e così fecero tutti quanti.
Il mago disse: «Qui dovrebbe andar bene. Il sole è alto ormai e continuare risulterebbe alquanto spiacevole dal punto di vista fisico». Poi si girò verso i maestri Astral e Wotan e aggiunse: «Vi dovete riposare, altrimenti non arriverete nemmeno a stasera».
I due maestri interpellati fecero un segno d’assenso, si adoperarono per far scendere i ragazzi dalle loro spalle e Astral disse loro: «Ci fermeremo per pranzare; data l’ora e con il sole che picchia in quel modo, dovremo stare al riparo almeno per un po’ prima di riprendere il nostro viaggio».
Gerard, anch’egli provato, acconsentì: «Abbiamo bisogno anche noi di riposarci; è mezza giornata che viaggiamo e ci siamo fermati solo una volta».
In seguito Dian propose: «Mentre io cerco di mettere insieme qualcosa da mangiare, voi fareste meglio a ripararvi dai raggi del sole all’ombra di quei ciliegi laggiù in fondo».
I cinque, guardando verso la direzione indicata dal mago, videro una pianta di ciliegio abbastanza grande da riprodurre una bella ombra.
Si avviarono tutti verso quell’albero e si misero seduti ai suoi piedi.
Il rumore della fauna non li aveva mai abbandonati: si udivano i cinguettii degli uccelli che festosi svolazzavano sopra di loro e i trilli dei grilli che festeggiavano la calda stagione.
Maximilian era seduto vicino a Gerard mentre i maghi erano a pochi metri da loro.
Erano provati e stavano ragionando su come affrontare il lungo viaggio che li aspettava.
L’attenzione di Maximilian, come al solito, venne attirata dall’ambiente che lo circondava.
La natura stava facendo il suo corso, era impossibile rimanere indifferenti a quello spettacolo.
Si erano fermati in un avvallamento colmo di alberi tra cui querce, tigli, abeti, alberi di ciliegio, alberi di noci e persino qualche orto coltivato che era colmo di buona frutta come le fragole di cui Maximilian era ghiotto.
Come al solito, la brezza estiva accarezzava tutto compreso i loro corpi e la pace derivante da quella situazione gli faceva provare una sensazione di sicurezza interiore.
Lì, in lontananza, si scorgevano distese di campi coltivati con grano e orzo, pronti per essere raccolti; persino l’erba lunga pareva essere più soffice del solito.
Maximilian, in seguito, vide una serie di pietruzze non lontane da dove si era seduto per riposare.
Pensò immediatamente a pochi anni prima e si ricordò dei giorni trascorsi in mezzo alla natura.
In quell’istante lui sorrise.
I maestri lo videro e anche loro fecero la stessa cosa.
Asdar gli chiese: «Maximilian; hai visto qualcosa che ti ha fatto sorridere?».
Il ragazzo, guardando i maghi, esternò ancor di più quel sorriso che fu seguito dalla sua risposta: «Mi sono ricordato di pochi anni fa. Questo posto mi fa ritornare in mente quando passavamo in campagna con i nostri genitori alcune giornate». Poi si rivolse verso Gerard e continuò: «Ricordi, quando entrambi giocavamo con i sassi facendo finta che fossero dei robot?».
Gerard annuì e confermò: «Certo, non posso dimenticarlo. A quei tempi avevamo molta fantasia; di certo non avevamo bisogno di giocattoli. Prendevamo pietruzze con strane forme e immaginavamo che fossero robot, soldatini o macchine; praticamente ci sentivamo ricchi con quello che ci offriva la natura. La cosa che ci faceva divertire tanto era la libertà di cui godevamo, immersi nella natura a contatto con le più disparate forme di vita, piccole o grandi».
I maestri rimasero meravigliati; in quel momento i due stavano dimostrando una maturità non comune.
Astral, sentite quelle parole, disse: «Non tutti hanno la fortuna di vivere una gioventù spensierata. Alcuni uomini ormai hanno dimenticato tutto quello che voi avete appena detto e pensano che la felicità risieda nell’accaparrarsi dei beni o nel dare sfogo a istinti di qualsiasi genere; in poche parole attendono inermi il proprio destino. Non vivono più in simbiosi con la natura, ma la ignorano allontanandosi sempre più da essa».
Il maestro Wotan aggiunse: «Quello che Astral ha detto è la fonte della maggior parte dei nostri problemi. Noi, in quanto esseri umani, siamo legati indissolubilmente a ciò che ci circonda, ne facciamo parte e dunque siamo soggetti allo stesso destino di tutto quello che è sotto i nostri occhi. Se noi lo distruggiamo, allo stesso tempo, facciamo del male a noi stessi poiché prima o poi tutte le azioni fatte contro il creato si ritorceranno su di noi e, credetemi, niente è più devastante della natura stessa se non rispettata. Noi maghi bianchi ne sappiamo qualcosa. Se ricordate, alla festa d’inizio primavera, le fate si sono unite a noi per festeggiare l’avvento della bella stagione e per aiutare con i loro poteri lo sbocciare di tutte le piante; ecco: loro stesse, che svolgono questo compito da secoli, si sono rese conto che oramai l’essere umano si disinteressa totalmente a quello che lo circonda. È triste, ma purtroppo è la realtà. Le creature magiche, come conseguenza del disinteresse dell’uomo, si stanno facendo guerra da millenni per il controllo del creato e il genere umano, invece di tornare alle sue origini, deplora ciò che dovrebbe essere protetto a qualsiasi costo».
In quel momento la voce di Dian si distinse tra tutte: «Eccomi qua. Sono arrivato con qualcosa da mettere sotto i denti». Poi guardò i presenti e continuò: «Ovviamente sapete che non è possibile accendere un fuoco per il momento, a meno che, tramite incanto non materializziamo un rifugio. Io, però, aspetterei questa sera per farlo; per il momento sono riuscito a trovare della buona frutta, qualche ortaggio e, con il pane che abbiamo portato con noi, il pranzo dovrebbe essere sufficiente per oggi».
Dal gruppo si udì: «Non preoccuparti Dian. Qualsiasi cosa andrà bene, purché si metta qualcosa sotto i denti». Era stato Asdar a dire quelle parole.
Tutti furono d’accordo.
Il vettovagliamento fu posto al centro poiché loro si erano seduti in cerchio.
Dian in quel momento disse: «Prego, accomodatevi pure. Non preoccupatevi della sicurezza, ho fatto una barriera invisibile prima di andare in cerca di cibo; pertanto, potete stare tranquilli, se qualche essere malintenzionato dovesse oltrepassarla, noi ci accorgeremo immediatamente della sua presenza».
Astral affermò: «Ottimo lavoro».
Dian ribatté: «Bando alle ciance». Tirò fuori dal suo zaino bello ingombrante del pane, lo poggiò vicino al resto del mangiare e disse: «Fatevi sotto, altrimenti mi toccherà portarvi a spalla fino a destinazione. Non vorrei che nell’Asilum si spargesse la voce che per colpa mia siete deperiti».
Tutto il gruppo rise in quell’istante.
Sulla tovaglia, che era stata messa al centro, c’era del buon pane, del formaggio, delle noci appena raccolte dall’albero, delle fragole e persino dell’insalata che Wotan aveva lavato servendosi di un incanto.
I maghi incominciarono a discutere principalmente sulla posizione in cui si trovavano e Maximilian e Gerard ascoltavano per capirci qualcosa.
Asdar espose al resto del gruppo come si era organizzato poiché sembrava che il lungo viaggio avrebbe comportato anche un’avventura per mare: «Ascoltatemi … Come vi avevo accennato, dovremo imbarcarci a Megapontum. Già ho contattato un mio uomo di fiducia il quale ha subito provveduto a trovarci un imbarco. Lì ci aspetta una nave che sta per partire verso il Brasile. Vi spiegherò come ci imbarcheremo … Siamo stati fatti passare come dei turisti vogliosi di fare un lungo giro per il globo; quattro adulti e due ragazzi, nipoti di uno di questi. Dunque … Dobbiamo viaggiare in incognito fino ad arrivare sulle coste dello stesso Brasile».
Astral annuì, in seguito disse: «Ben fatto Asdar. Solo quando avremo trovato Ivan potremo servirci dell’incanto di smaterializzazione, portandoci così il più vicino possibile al punto d’entrata dell’Asilum».
Wotan sottolineò: «Lo sappiamo bene, ma questo vuol dire anche che saremo più esposti al pericolo. Ci vorrà almeno una giornata per raggiungere il porto e altri quindici giorni per raggiungere il continente. Non vi sembrano troppi?».
Il maestro Dian annuì dicendo: «Effettivamente è un bel lasso di tempo durante il quale non solo dovremo affrontare il viaggio, ma anche le intemperie».
Astral replicò: «Ho in mente un piano e se tutto procede secondo la tabella di marcia, dimezzeremo i tempi del viaggio; ma è necessario imbarcarsi, poi ve lo spiegherò».
Il gruppo continuò a pranzare e quando furono alla fine, decisero che sarebbe stato saggio attendere un’oretta prima di partire.
Il riposo finì presto però; il tempo stringeva e non potevano permettersi di sostare ancora lì.
I viandanti raccolsero gli zaini, cancellarono le tracce del loro passaggio e partirono verso la costa.

***

In una grotta semioscura dove la luce del magma incandescente illuminava solo una parte di essa, due loschi figuri continuavano a lavorare alla loro pozione.
Gli esseri erano intenti a portare a termine quel lavoro il prima possibile.
Non distante da loro c’erano numerose entità che laboriosamente si prodigavano per far funzionare il passaggio dimensionale.
Melkore, anche lui nella caverna, sembrava aspettare qualche notizia riguardante i maghi bianchi.
Quel frastuono che si sentiva nell’antro fu interrotto da un rumore di passi che arrivava dall’esterno.
Una figura si avvicinava velocemente e, quando fu in vista, s’intravide un essere magico.
L’essere era un boschivo che si fermò di fronte al drago nero e disse: «Non abbiamo ancora nessuna notizia riguardo i maghi bianchi. Stiamo setacciando la zona in cui è avvenuto l’ultimo scontro; contrariamente alle nostre aspettative però, non abbiamo ritrovato nulla. Continuiamo a cercare».
Il drago nero si alzò dal posto dove era accovacciato in attesa di notizie e rivolgendosi all’essere di piccola stazza affermò: «Devono pur essere da qualche parte. Dobbiamo trovarli a tutti i costi. Vai e riferiscimi se ci sono novità».
L’essere annuì e sparì così com’era apparso.
Melkore sbuffò dimostrando impazienza e mentre si stava dirigendo nuovamente nella posizione in cui era prima, fu distratto da una voce proveniente dal passaggio in fase di riparazione.
«Ancora nessuna notizia riguardante il Dragonkin?». Domandò quella voce.
Melkore si girò verso l’apertura e rispose: «Nessuna per il momento. Ma stiamo setacciando intere zone attorno al luogo dov’è avvenuta l’ultima battaglia. Sono sicuro che ci saranno presto delle novità».
La voce proveniente dal passaggio si udì con ancor più chiarezza del solito: «I miei due fidati luogotenenti sono stati allertati; presto saranno inviati nel vostro universo e, insieme, cercherete di far trapassare il demone. Dovrebbero essere pronti per domani; intercettate il Dragonkin e distruggetelo».
In seguito la voce svanì e a quel punto Melkore si diresse verso l’uscita lasciando i due loschi figuri a lavorare nei pressi del buco dimensionale.
Il grosso masso che occludeva il passaggio si spostò e poi si richiuse riproducendo un gran frastuono.

***

Il gruppo che si era incamminato alla ricerca di Ivan stava viaggiando senza sosta da tanto tempo.
Si volevano imbarcare il prima possibile …
La giornata era quasi agli sgoccioli e il sole stava tramontando; i loro visi erano affaticati ma ciononostante continuavano a mantenere un’elevata velocità.
Astral si fermò in un punto dove la vegetazione era fitta e così fecero tutti gli altri.
Egli disse: «Questo posto dovrebbe andar bene».
Furono tutti d’accordo e si prepararono per passarci la nottata.
Il sole ormai era tramontato e iniziava a scurirsi anche il panorama lasciando spazio a una distesa di buio infinito.
In cielo, dato il buio che intorno regnava, apparve un firmamento che in una città è impossibile vedere.
Quella sera le stelle sembravano brillare più del solito e si notavano indistintamente persino le polveri della via lattea.
Inconfondibili erano l’Orsa Maggiore e la costellazione di Orione; era uno spettacolo che rendeva quel viaggio ancor più emozionante.
La luna era piena e la sua luce iniziava a illuminare tutto l’ambiente.
Una voce si sentì appena: «Elementum terra: castrum!».
Quella formula i due ragazzi l’avevano già sentita parecchio tempo prima, quando Astral e i suoi compagni li avevano tratti in salvo in occasione dell’attacco al loro paese.
Dal terreno si alzò imperioso il solito rifugio che già si sapeva essere confortevole e caldo.
I sei vi entrarono e trovarono, oltre ai mobili, anche un camino che questa volta non sarebbe servito dato il caldo che in quel periodo c’era.
Si accomodarono al meglio, andando a occupare i propri letti e poggiandoci sopra i loro zaini, poi si ritrovarono nella stanza che era adibita a salotto.
Astral a quel punto esclamò: «Tutela!».
La solita bolla d’energia, appena visibile all’occhio umano, partì da lui e in seguito si diffuse fino ad allargarsi a dismisura.
Asdar, invece, formulò un incanto di mimetizzazione: «È ora di provare se mi riesce l’incanto che Drenk, gentilmente, mi ha passato». Disse.
In seguito esclamò: «Mimesis!».
Il rifugio svanì d’improvviso tant’è che gli animali, i quali in precedenza si nascondevano, vennero fuori dai propri nascondigli e ripresero a comportarsi normalmente.
All’interno del rifugio, intanto, ci si preparava per la cena e visto che nel pomeriggio non avevano mangiato niente di sostanzioso, la fame era tanta.
Colui che si occupò della sua preparazione fu Dian, che per qualche strano motivo sembrava propenso alla cucina.
Egli entrò nella sala e disse loro: «Signori, questa sera vi stupirò».
Qualcuno sorrise dopo aver udito quelle parole …
Dian aggiunse: «Visto che a pranzo vi ho fatto mangiare freddo, vuol dire che questa sera vi farò assaggiare la mia famosa zuppa d’ortaggi e … Udite, udite … Per questo momento speciale vi preparerò il mio dolce preferito che sarà una sorpresa».
Tutto il gruppo fu rincuorato da quello che aveva appena sentito: finalmente mangiavano qualcosa di caldo.
Maximilian e Gerard andarono in bagno per lavarsi le mani e quando ritornarono, videro Dian che si dava da fare nella cucina.
I maghi, invece, erano seduti attorno alla tavola già apparecchiata e discutevano tra loro.
Anche quella era una scena già vista … I due fratelli si guardarono in faccia e sorrisero.
Maximilian si rivolse a Gerard: «Fratello … Non ti ricorda quando la nonna ci preparava la cena?».
Gerard rispose: «Eh già, pare proprio d’essere di nuovo in famiglia». Poi entrambi si avvicinarono al tavolo e si sedettero assieme agli altri.
Fu allora che Astral gli chiese: «Siete stanchi?».
Dei due fu Gerard che parlò per primo: «Non nascondo che mi sento stanco, ma poi penso che sono con voi e in compagnia di mio fratello Maximilian e mi passa tutto. È come essere in famiglia».
Maximilian aggiunse: «Non mi sentivo così da tanto tempo, come se fossi a casa mia. Di questo vi sarò sempre debitore».
Il mago rispose: «Non vi dovete sentire in obbligo; se lo paragoniamo a quello che avete fatto voi è niente».
Astral si rivolse poi a tutti ribadendo: «Adesso ascoltatemi attentamente. Pensiamo che Ivan si stia nascondendo sotto mentite spoglie; dalle ultime informazioni si evince che per vivere organizzava spettacoli di magia per le strade. Vive di quello che la gente gli dà. Il nostro compito è di setacciare la città in cerca di un mago ambulante, ma ricordate che è importante non separarsi. Se ci perdiamo di vista, sarà difficile ritrovarci e aspettatevi che le creature oscure ci stiano cercando; perché lo stanno facendo di sicuro».
Wotan affermò: «Ci risulta che delle creature magiche si aggirano nel luogo del nostro ultimo combattimento. Ora … Sappiamo che stanno architettando qualcosa, ma come priorità abbiamo il ritrovamento di Ivan. Solo parlando con lui possiamo sapere quello che è accaduto nel suo mondo e anche la vera potenzialità dell’orda di creature che dovremo affrontare».
Maximilian, udito quello, disse: «Maestri; Bithor mi ha detto che hanno il controllo della maggior parte dell’altro mondo. A quanto pare hanno soggiogato tutti gli esseri e, incontrastati, stanno cercando di invadere anche questo. Però ... Mi ha detto anche che un numeroso gruppo di esseri magici, formato dalle più disparate razze, si sta organizzando per combatterli. Lui ne era a capo, almeno fino al momento in cui è stato scaraventato nel nostro mondo; pare che lo abbiano fatto nell’intento di indebolirlo. I maghi neri volevano approfittare della storia dell’incanto protettivo e dei poteri che vengono soppressi».
Quel discorso fu interrotto da Dian che disse: «Preparatevi, poiché la cena è pronta».
Il mago si avvicinò con un grosso pentolone fumante.
L’odore prometteva bene e tutti i presenti spostarono la loro attenzione sulla pietanza che era in arrivo.
Il maestro Asdar affermò: «Hm … Dall’odorino sembra squisita».
Gli altri erano d’accordo con lui.
Dian posò la pentola al centro del tavolo, dove era stata posta una protezione spessa per non farlo bruciare.
Il mago poi incominciò a fare le porzioni con un mestolo.
Tutti i commensali, dopo aver fatto i complimenti al maestro per la bontà della pietanza, finirono di gustare la propria porzione.
Dian alla fine annunciò: «E adesso cari colleghi, la mia ultima creazione». Si alzò e si diresse verso la cucina, poi tirò fuori un vassoio con dentro dei piccoli stampini.
Lo portò a tavola e disse: «Ecco a voi il dolce di cui vi avevo accennato».
Il gruppo era deliziato dall’aspetto del dolce, soprattutto i ragazzi che lo presero e lo mangiarono immediatamente.
Quando la cena terminò, Gerard e Maximilian iniziarono a dare segni di stanchezza; ma a quanto pareva non erano intenzionati ad andare a letto.
Fu lo stesso Dian che guardandoli gli disse: «Capisco che vogliate stare in compagnia, ma se non riposate domani sarete esausti. Andate pure a dormire tranquilli, ci  siamo noi con voi».
Gerard annuì e ammise: «Pare proprio che sia arrivato il momento di andare a letto».
Rivolgendosi al fratello aggiunse: «Io vado; tu vieni con me?».
Maximilian fece cenno di sì e disse: «Buonanotte a tutti».
I maestri diedero anche loro la buonanotte e in seguito i due si avviarono verso la loro stanza.
Quando Maximilian e Gerard abbandonarono la sala, Dian assunse una faccia seriosa e rivolgendosi ai suoi colleghi affermò: «Colleghi, è ora che io faccia il serio. Adesso che Maximilian e Gerard sono andati a letto, possiamo parlare liberamente; non ci saranno tante occasioni per farlo, pertanto approfittiamone. Più che altro per metterci d’accordo sul come comportarci in caso di bisogno». In seguito si sedette intorno al tavolo.
Il mago fece presente ai suoi colleghi: «Dalle ultime informazioni che abbiamo si evince che si stanno muovendo nuovamente e suppongo che questa volta, visto che Pectumatra è stato eliminato, a capo della combriccola ci sia Melkore. Ci hanno altresì comunicato che si sono percepiti alcuni trapassi, senza dubbio sta per accadere qualcosa e noi non dobbiamo farci trovare impreparati».
Wotan affermò: «Di certo stanno tramando qualcosa, ma non dimentichiamo che non siamo soli e che con noi, in incognito, c’è Aschcore. Ho già provveduto a informarlo che domani saremo al porto per imbarcarci e voi tutti sapete che in aperto mare saremo ancora più vulnerabili ai loro attacchi, che potrebbero  arrivare anche dai fondali marini. Ora ... Se non erro, Astral ci aveva comunicato di un suo piano per abbreviare il viaggio per mezzo di magia. Se permettete, volevo capire in che modo».
Astral annuì e iniziò a esporre: «Statemi a sentire … È assodato che non possiamo riprodurre incanti del tipo smaterializzazione, in quanto lascerebbero tracce del nostro passaggio; dunque è fuori questione riprodurre quell’incanto in condizioni normali. Tuttavia … Se fatto in alcune circostanze, potremo ingannare il nemico e nascondere la presenza della magia. Sappiamo che se in un posto si usa la magia risulta alterato il campo elettromagnetico e altri fattori, che in quel posto dovrebbero essere standard. Ovviamente la differenza può essere notata solamente da occhi esperti come quelli di noi maghi e da creature che usano la magia».
Astral fu interrotto da Asdar che gli chiese: «Cosa intendi per alcune circostanze?».
Astral rispose: «Intendo variazioni climatiche. Rifletteteci bene; se si usa un incanto in condizioni climatiche normali si noterà senz’altro la differenza, ma se l’incanto è riprodotto in condizioni climatiche avverse tipo un temporale, la forza dei lampi e il disturbo creato dalla perturbazione, nasconderanno l’uso della magia stessa».
I maestri assunsero un’aria sbigottita, poi Wotan esclamò: «Geniale!».
Asdar in seguito aggiunse: «Ripensandoci bene, dopodomani dovrebbe essere una brutta giornata e prevedono pioggia sulla zona che noi dovremo percorrere; e se le previsioni sono esatte, non avremo problemi a usare la magia».
Astral riprese a parlare: «Ora che voi siete stati messi al corrente delle mie intenzioni, sappiate che nel momento in cui il temporale farà la sua comparsa, noi riprodurremo la smaterializzazione dirigendoci così verso la nostra meta».
Tutti annuirono facendo trasparire che avevano compreso.
Wotan disse: «Io provvederò ad avvisare Aschcore di quanto abbiamo deciso, in modo che possa seguirci».
In seguito la loro attenzione fu attirata da Asdar: «Colleghi … Dopo aver discusso di questo argomento, sarebbe il caso di organizzare i turni di guardia; sapete, non si sa mai. A ruota, uno di noi starà sveglio per poter avvisare tempestivamente gli altri in caso di intrusione nel perimetro da noi controllato».
Tutti sembrarono convergere su questo punto e si decise che per tutta la notte un mago, a turno, avrebbe fatto la guardia.
Asdar si propose per primo: «Permettetemi di essere il primo. Tra un paio d’ore sveglierò la persona a cui toccherà».
Si convenne che dopo Asdar sarebbe toccato ad Astral, poi a Wotan e infine a Dian.
Erano le dodici e da quel momento sarebbe iniziato il turno di guardia del primo mago.
Nella camera dove Maximilian e Gerard si erano recati per riposare, tutto era pronto per spegnere la luce.
Maximilian disse al fratello: «Gerard, io spengo la luce; è il momento di riposare. La stanchezza s’inizia a sentire, sai».
Gerard annuì e rispose: «Va bene Max, buonanotte».
I bambini spensero la luce e crollarono immediatamente in un profondo stato di sonno.
All’esterno del rifugio l’ambiente era illuminato dalla luce lunare e gli animali notturni scorrazzavano indisturbati.
Il rumore che gli occupanti avevano fatto durante la cena non si era udito e l’incanto di mimetizzazione faceva sembrare che in quel posto ci fosse solo la flora.

***

Una figura si aggirava in un paesaggio oscuro.
Quando la luce schiarì quella sagoma, si vide che era Maximilian.
Il bambino stava cercando qualcosa; poi si fermò, si poggiò su un masso lì vicino e si guardò intorno.
L’ambiente oramai gli era familiare, Maximilian aveva dunque capito di essere nell’altro mondo; ovviamente era consapevole che stava sognando e sapeva già che a momenti si sarebbe fatto vivo Bithor.
Lui era curioso di incontrarlo, si aspettava delle novità ed era sicuro che il drago le avrebbe dette.
Il suo sguardo, come al solito, venne attirato dal cielo: lì c’erano più lune e la loro luce superava di gran lunga quella della luna terrestre.
Esse erano grandi e lo spettacolo era indescrivibile, si vedevano tutti i crateri presenti sui satelliti di quel mondo distante.
Le stelle erano più grandi del solito e gli ammassi delle galassie si notavano a occhio nudo.
Un lume s’irrorò d’improvviso nella volta celeste ed esso proveniva dall’orizzonte.
Maximilian stava assistendo nuovamente all’alba e davanti ai suoi occhi comparve in tutto il suo splendore un enorme sole rossastro.
La luce che inondò l’ambiente fece risaltare alberi grandi; a occhio parevano alti otto metri e avevano delle foglie enormi che ricordavano quelle dell’uva.
La vegetazione era fitta come mai l’aveva vista.
Lui era sopra una collina al centro di una strana foresta.
Un fiume scorreva impetuosamente in mezzo a essa e a un certo punto si riversava in un baratro dando vita a una cascata.
La cascata portava l’acqua su di un livello inferiore anch’esso pieno di vegetazione.
I colori s’intrecciavano vivacemente … Il bianco con il nero, il giallo con il rosso, dando vita a uno spettacolo degno di nota.
La sua attenzione però, fu attirata da una voce che proveniva dalla boscaglia: «Maximilian, sono qui in mezzo alle piante». Poi venne fuori una sagoma e la sua mole possente risaltò in tutto il suo splendore.
Arrivato dinanzi a Maximilian, egli disse: «Oggi dobbiamo parlare un po’. Dovrai dunque prestare attenzione».
Maximilian si avvicinò anch’egli e, quando s’incontrarono, Bithor si abbassò, incominciando a parlare: «So che vi siete incamminati per raggiungere il posto dove si nasconde Ivan; so anche che mio fratello Aschcore vi sta seguendo, lo sento indistintamente, ma sappiate che non è il solo che v’insegue. Presto avrete visite. Non potevate sperare che vi lasciassero in pace e sarà così per tutta la durata del viaggio e finché non li avremo sconfitti … Ma questo penso già lo immaginavi. Quello che volevo tu sapessi, è che una volta rintracciato il mago rosso ci sarà bisogno che tu gli parli».
Il suo interlocutore lo guardò e chiese: «Ma esattamente cosa gli dovrei dire?».
Il drago rispose: «Tu dovrai solo parlargli. Qualsiasi cosa gli dirai, il risultato sarà sempre lo stesso. Quando si renderà conto che stiamo combattendo per la stessa causa si unirà a noi».
Maximilian fece presente: «Non sappiamo nemmeno se riusciremo a trovarlo, si può solo sperare che la fortuna ci assista».
Il drago accennò un ghigno e rispose: «Non dovrete cercarlo, poiché sarà lui a trovarvi».
Il ragazzo provò a chiedere chiarimenti, ma Bithor non volle aggiungere altro.
Il drago fece però una raccomandazione: «Questo discorso che stiamo facendo non deve trapelare, nessuno all’infuori di noi due deve venire a conoscenza di questo».
Maximilian annuì dicendo: «Non ne farò parola con nessuno».
Bithor si rialzò in piedi e guardando Maximilian continuò il suo discorso: «Adesso inizierà la parte più difficile. Ti attaccheranno con tutte le loro forze, ormai hanno capito che per loro rappresenti una minaccia più di prima; dovrai pertanto imparare nuovi incanti se vuoi aver successo nel difenderti. Come hai visto, non puoi ancora competere con un mago nero. Pectumatra non solo vi ha disarmato, ma vi ha portato in un’altra dimensione con facilità e questo non deve accadere più».
Maximilian si accomodò vicino a lui e guardò il cielo, dove si scorgevano delle nuvole che come batuffoli d’ovatta si aggiravano nella sua immensità e, di tanto in tanto, oscuravano entrambi i soli che erano presenti.
In seguito chiese: «Finirà tutto questo prima o poi?».
Bithor lo guardò e si abbassò, portò la sua testa all’altezza del ragazzo e gli rispose: «Non può finire finché non sconfiggiamo definitivamente i maghi neri. Loro hanno distorto l’equilibrio che si era instaurato; loro hanno ucciso molte persone; loro hanno quasi sterminato alcuni esseri viventi; loro vogliono mettersi al pari con il potere divino. Se vuoi che finisca nel modo giusto, non c’è altra soluzione … Immagina un mondo soggiogato da loro; i bambini e tutti gli esseri che abitano questo mondo sarebbero spazzati via. La loro anima verrebbe deturpata e il mondo diventerebbe una landa desolata, come lo è diventato il mio».
Maximilian mise la mano sull’occhio sinistro, chiuse entrambe le palpebre e aggiunse: «È che sono ancora così piccolo; non riesco a capire il perché di tanta ferocia e, francamente, non vedo cosa io possa fare per contrastare la loro avanzata».
Ancora una volta Bithor ripeté: «Max … Già la scorsa volta ti ho detto che non sei da solo, ci sono io; ci sono i tuoi amici dell’Asilum; c’è tuo fratello Gerard; ci sono i maestri. Siamo una grande famiglia e combatteremo tutti assieme per difenderci l’un l’altro».
Maximilian si tolse la mano dal viso e guardò il drago, poi annuì, testimoniando così d'esser consapevole della situazione.
Egli ribatté: «Lo so che non sono solo; ho l’impressione però, che sia una cosa troppo grande per me. Ma capisco che la situazione richiede uno sforzo da parte di tutti, non posso proprio permettere che venga fatto del male ai miei amici. Ciononostante continuo a non comprendere cosa posso fare per poterli aiutare; mi sento piccolo, indifeso e impotente. Vorrei fare di più».
Bithor ribadì: «Hai già fatto tanto, non caricarti eccessivamente. Qualsiasi cosa ti preoccupi, sappi che arriverà il momento in cui ti renderai molto utile. Per quanto riguarda i maestri, loro sanno che si può contare su di te; e se proprio vuoi fare di più, allora cerca d’imparare il prima possibile, in modo da essere autonomo. In quell’istante nessuno potrà cercare di confrontarsi con te».
Maximilian accennò un sì e Bithor continuò il suo discorso: «Quello che ti ho detto poco fa, non è il principale motivo per il quale ci siamo incontrati. È ora di imparare dei nuovi incanti, soprattutto in previsione di un loro imminente attacco. Quelli di cui disponi sono già abbastanza efficaci, ma in un corpo a corpo risulti essere ancora troppo debole. Hai imparato il Solvo Caelestis, incanto che una volta riprodotto ti lascia senza forze poiché non sei ancora in grado di reggere il suo peso; hai imparato a richiamare i guardiani d’elemento, ma anche quell’incanto non serve per uno scontro diretto. So che non posso aspettarmi la stessa forza di un adulto, d’altronde sei un bambino di soli dieci anni, ma è necessario che impari al fine di sopravvivere. È ora d’imparare a materializzare la tua spada elementale e a usarla. Per te e per tutti quelli che ti sono cari sarà utile che tu la riproduca il prima possibile».
In quell’istante Maximilian fece presente: «Ci ho già provato, ma è risultato tutto vano; non riesco a riprodurlo nemmeno in parte quell’incanto».
Il drago d’oro gli rispose: «Questa magia è tra le più potenti che i maghi bianchi riescono a riprodurre. Non sarà certo facile, ma tieni conto che sei stato capace di riprodurne altri che richiedevano un grado ben più alto di difficoltà. Ora ascoltami attentamente … La formula già la conosci, quindi non c’è bisogno di ripetertelo, probabilmente è questione di concentrazione; e poiché tu hai le potenzialità per poterlo fare, suppongo che sia solo questione di tempo, prima che tu ci riesca. Penso che ti abbiano spiegato che la spada cambia a seconda del potenziale che possiede chi la richiama; più si è potenti, più la spada si manifesta in tutto il suo splendore. Esistono quattro elementi come ben sai, ma è possibile che essa si manifesti anche in elementi differenti dai normali. Esiste, tuttavia, un tipo di elemento che nessun mago è riuscito a materializzare. I quattro elementi sono terra, acqua, aria e fuoco; accanto a loro c’è un elemento principe, quello che si lega con tutti gli altri … L’idrogeno. Esso è difficilissimo da controllare poiché di forma gassosa ed è praticamente presente dappertutto; per poterlo controllare c’è bisogno di un enorme potere, in grado di pressarlo in maniera possente in modo da renderlo come metallo liquido facendogli perdere identità. Bisognerebbe creare un involucro per contenerlo evitando la sua esplosione».
Maximilian stava ascoltando con attenzione, ma gli sorgeva spontanea una domanda e la fece presente al drago: «Com’è possibile padroneggiare un incanto tanto potente?».
Il drago rispose: «Questo tipo d’incanto non è mai stato riprodotto nemmeno dai più potenti maghi bianchi. Chi lo padroneggia nel corpo a corpo non ha rivali, ovviamente per controllare tutto ciò c’è bisogno di molta pratica e propensione all’elemento in questione. Ascolta attentamente … Qualunque sia il tuo elemento, devi concentrarti al massimo delle tue capacità; immagina quello che vuoi visualizzare e comprimilo per mezzo di aria nella forma finale».
Maximilian ci pensò un attimo, poi disse: «Penso d’aver capito cosa intendi per compressione. Potrei utilizzare l’elemento aria che mi aiuterebbe a controllare il gladio elementale».
Bithor confermò: «Esatto. Pare che tu abbia afferrato. Per riprodurre il gladio, devi aiutarti con gli elementi semplici; è l’unico modo per avere un controllo completo sul gladio». 

***

In un posto lontano delle sagome minacciose si aggiravano in mezzo al paesaggio.
Il posto era buio e non permetteva di scorgere di chi si trattasse.
Una figura fu illuminata dalla luce lunare e un essere magico comparve tra gli alberi e gli arbusti sparsi un po’ ovunque; accanto a lui c’erano almeno quattro paia di occhi dalla stessa forma.
Una viscida voce si udì indistintamente: «Sono passati di qui, lo sento. Sono passati in questo posto non più di dieci ore fa». Quello era un boschivo.
L’ambiente era quello in cui Maximilian e i maestri avevano sostato in mattinata.
Un improvviso tremore del terreno mise in agitazione gli esseri che erano giunti in quel luogo.
Una sagoma pari a quattro volte loro comparve lì vicino.
Era un’ombra oscura che poi, illuminata dalla luce lunare, prese le sembianze di Melkore.
Un ruggito interruppe il silenzio che regnava nel luogo, dopo di che il drago fece una domanda: «A che punto siamo con le ricerche?».
Il boschivo gli rispose: «Abbiamo rilevato delle loro tracce in questo posto tramite olfatto; dovremo essere in grado di rintracciarli entro una giornata».
Il drago nero ribatté: «Una giornata è troppo tempo. Dobbiamo rintracciarli prima possibile; assieme a voi verrò anch’io e quando li avremo trovati li attaccheremo immediatamente». Poi, rivolgendosi al più piccolo di statura, disse: «Tu vai al passaggio e informa i Villici che siamo sulle tracce del Dragonkin. Quando avranno finito con la pozione e aggiustato il passaggio, accompagnali e raggiungici con i rinforzi, compresi i nuovi arrivati».
Il boschivo annuì e corse via immediatamente, diretto verso il posto da loro presidiato.
Melkore annusava l’aria con avidità riproducendo suoni animaleschi e, quando ebbe finito, affermò: «Sento anch’io che sono passati di qui, l’odore ancora è presente. Con loro c’è il Dragonkin di sicuro, ma perché si stanno movendo …».
Egli continuò a perlustrare il luogo e disse: «C’è un motivo per il quale si stanno movendo. Prima li troviamo, prima riusciremo a toglierli di mezzo».
Il drago guardò il resto delle creature e chiese: «Chi di voi è il ricercatore?».
Si fece avanti un essere con un enorme naso, sproporzionato in confronto al corpo, due esili braccia, un corpo scheletrico e delle gambe posteriori ricurve simili a quelle di un agnello.
L’essere non aveva nessun tipo di rivestimento che proteggeva la pelle ed era di colore grigio scuro.
Il cercatore assomigliava a un gorilla con delle mascelle di coccodrillo sopra le quali troneggiava vistoso il suo naso.
Il drago si rivolse a lui dicendogli: «Portaci da loro il prima possibile».
L’essere annuì e iniziò ad annusare l’ambiente, in seguito emise un grugnito e si capì chiaramente: «Seguitemi. Vi porterò da loro».
Tutte le figure che erano lì presenti si spostarono da quel posto dirigendosi verso la loro ambita preda.

***

Nel rifugio costruito dai maghi bianchi intanto …
Dian stava facendo la guardia; era ormai giunta l’alba e i maestri incominciavano a svegliarsi.
Astral, Asdar e Wotan diedero il buongiorno a Dian e dopo essersi preparati andarono tutti in sala da pranzo.
Dian chiese loro: «Allora … Non credete sia ora di svegliare i nostri due piccoli amici?».
Wotan fu dello stesso parere: «Sarà meglio farlo, dobbiamo metterci in marcia per raggiungere il porto. Abbiamo appuntamento per oggi pomeriggio e di certo non ci aspetteranno se tardiamo».
Nella stanza dove i due bambini dormivano …
Maximilian si risvegliò e guardando Gerard, che dormiva come un ghiro, accennò un sorriso.
Si alzò e incominciò a vestirsi, poi si rivolse al fratello che russava forte: «Gerard, sarà ora di svegliarsi è già l’alba».
Egli vide che le sue parole non sortirono alcun effetto, allora alzò il tono della voce: «GERARD!».
Il fratello balzò dal letto chiedendo: «Cosa succede?».
Maximilian gli rispose: «È già l’alba, dobbiamo sbrigarci. Su, presto, prepariamoci e raggiungiamo i maestri. Di certo a quest’ora saranno già svegli e ci staranno aspettando».
I due si vestirono e successivamente uscirono dalla stanza in cui avevano dormito.
Una volta fuori, videro tutti i maestri che stavano parlando in cucina.
Li salutarono e a loro volta furono salutati, poi Astral si rivolse ai due ragazzi dicendo: «Buongiorno; dormito bene?».
Entrambi risposero di sì e in seguito si avviarono verso il bagno.
Quando i due finirono di prepararsi, andarono in cucina; lì Maximilian disse: «Scusateci per prima, ma avevamo urgenza di raggiungere il bagno. Comunque … Abbiamo dormito bene e come vacanze direi che sono incominciate nel miglior modo possibile. Non tutti si possono permettere di farle in mezzo alla natura, per giunta in una casa che è disponibile in qualsiasi momento».
Sul tavolo c’era un abbondante colazione quel giorno: c’era il latte, i biscotti, il miele, il pane e la frutta.
Gerard domandò: «Ma tutto quel ben di Dio, da dove arriva?».
Dian gli rispose: «Provviste prima della partenza. Ma bando alle ciance … Fate colazione, presto dovremo essere in grado di partire».
Gli altri maghi fecero un cenno di assenso e poi ognuno di loro andò a preparare gli zaini.
I ragazzi finirono di fare la colazione, misero tutto a posto e anche loro si diressero verso la propria stanza per prendere gli zaini.
Quando tutti i preparativi furono terminati, Wotan sciolse l’incanto di mimetizzazione.
Fuori dal rifugio si materializzò una casupola di colore marrone; essa sembrava fatta di terracotta.
La porta d’ingresso si aprì e uscirono sei sagome; erano i maestri e i due ragazzi.
Asdar sciolse il castrum e dopo che Maximilian e Gerard si furono sistemati sulle spalle di Astral e Wotan, il gruppo partì verso la meta ambita: il porto dal quale sarebbero salpati alla volta dell’Amazzonia.

***

In un bosco non lontano dal posto da cui Maximilian e i maghi erano partiti, un rumore di passi echeggiò tra gli alberi.
Il tremore del terreno faceva presagire la presenza di qualche essere d’enorme stazza ed effettivamente, in mezzo agli alberi, si scorgeva un’ombra che aveva le dimensioni di un autobus; talvolta alcuni alberi venivano sradicati dall’irruenza di quella sagoma.
Quando essa uscì dall’ombra della notte, illuminata dai primi raggi solari, la sagoma prese le sembianze di Melkore.
Il drago si stava dirigendo verso un punto ben definito.
Davanti a lui c’era il ricercatore e quest’ultimo si muoveva agilmente nella boscaglia.
Lo strano animale portò verso l’alto il suo enorme naso e odorò l’ambiente; poi, come se avesse captato qualcosa, s’incamminò verso una direzione ben precisa.
La loro corsa li portò fuori dal bosco e arrivarono in uno spiazzo privo di alberi.
Lì il ricercatore si fermò … La sua disgustosa sagoma iniziò a girare in tondo.
Egli fu subito raggiunto da Melkore che si fermò proprio lì davanti; dopo poco arrivarono una decina di boschivi.
Melkore chiese al ricercatore: «Allora! Ci siamo?».
L’essere ribatté con voce viscida: «Sono ripartiti da poco; ma non percepisco il loro odore distintamente. C’è qualcosa che lo disperde».
Il drago nero ci pensò un po’ su e in seguito disse: «Deve essere l’incanto con cui si spostano, l’ho già visto fare. Si forma sotto i loro piedi una specie di vortice, che gli permette di raggiungere alte velocità e di disperdere allo stesso tempo il loro odore». Poi, rivolgendosi ancora all’essere che continuava a cercare tracce sondando il terreno con il suo naso, gli chiese: «In queste condizioni, quando potremo essere in grado di riprendere le loro tracce?».
Quell’essere rispose: «Quando ritoccheranno il terreno. Fino ad allora il loro odore verrà disperso dall’incanto».
Melkore sbuffò nervosamente.
In quel momento una sagoma iniziò a materializzarsi al suo cospetto e quando fu visibile, si riconobbe uno dei due Villici.
Il drago nero, visto quell’essere, gli chiese: «Mi porti buone notizie?».
Il villico era sospeso a mezz’aria, non aveva gambe, la sua tunica grigia quasi a brandelli pareva essere adagiata sulla semplice aria.
Anche le mani non erano visibili, come lo stesso volto che era interamente coperto dal cappuccio.
Una voce tremolante e fredda rispose a Melkore: «Drago, non siamo ancora riusciti a riparare completamente il varco; ma contiamo di farlo tra un massimo di tre settimane a partire da oggi. Abbiamo comunque richiesto al padrone un paio di creature che potrebbero tornarci utili. Tra due giorni ti raggiungeranno e bada di farne buon uso». Appena finito di parlare, la sua sagoma iniziò nuovamente a diventare impalpabile fino a scomparire del tutto.
Gli esseri, cui il Villico aveva parlato, continuarono la loro rincorsa ai maghi bianchi subito dopo che fu scomparso.

***

Nel frattempo il gruppo di Maximilian viaggiava velocemente.
Lui era sulle spalle di Astral e vedeva il solito panorama.
La vegetazione sfrecciava da entrambi le parti e quel vorticare d’aria tra i piedi e il terreno destò ancora curiosità in lui.
Maximilian si sentiva affaticato, ma poi pensava al maestro Astral e capiva che il suo sforzo doveva essere ben maggiore; allora si fece forza e cercò di non essere d’impaccio.
Le facce dei maestri erano serie, d’altronde la situazione era alquanto pericolosa e le scorse esperienze Maximilian le ricordava bene.
Era passata mezza giornata da quando avevano lasciato il rifugio e i maestri erano visibilmente provati.
Maximilian rivolse lo sguardo anche verso Gerard e notò la stessa cosa.
Astral fece un cenno a Wotan il quale disse: «Va bene ragazzi. È ora di fermarsi per riposare almeno una mezz’ora».
Il resto del gruppo lo sentì e si fermarono in uno spazio erboso dove c’erano i soliti alberi che li avrebbero riparati dai raggi del sole.
Il gruppo si riparò sotto di essi e incominciarono a mangiare qualcosa per cercare di recuperare un po’ d’energia.
Un tremore del terreno però li disturbò.
I maghi si allarmarono e si posero sulla difensiva.
Il rumore finì nel momento in cui Aschcore venne fuori dal terreno.
Il drago provocò un’enorme nube di polvere e di detriti i quali coprirono tutto il paesaggio.
Egli si guardò intorno e successivamente rivolse il suo viso verso i maghi appostati sotto l’albero.
Quel drago era uno splendido esemplare; aveva dei lunghi baffi e una criniera come quella di un leone: bella folta.
Si ergeva su quattro esili gambe che alla fine sfoggiavano lunghi artigli e la sua coda volteggiava in aria ad almeno otto metri dal suolo.
Astral e gli altri maghi erano rimasti sorpresi da quell’apparizione poiché sapevano che un eventuale contatto tra loro voleva dire che c’erano dei guai in arrivo.
Il lungo drago si rivolse al gruppo: «Signori, non si mette bene per tutti noi … Un gruppo di esseri magici ci sta seguendo e non è molto lontano dalla nostra posizione; ma per il momento sono riuscito a depistarli senza farmi scoprire. Dovete arrivare all’imbarco il prima possibile. Se vi intercettano dovremo ingaggiare battaglia e capiranno che ci stiamo muovendo per qualcosa».
Si alzarono tutti in piedi e Wotan chiese: «Quanto distano da noi?».
Il drago gli rispose: «Se ci scoprono, avremo loro notizie tra non più di tre ore. Bisogna che vi mettiate in marcia per imbarcarvi quanto prima».
I maghi si affrettarono a preparasi e una volta pronti caricarono gli zaini sulle spalle e invitarono i ragazzi a tenersi saldamente a loro.
Questa volta Maximilian fu preso da Dian e Gerard da Asdar; questo per far riposare un po’ i due maghi che in precedenza li avevano portati fino a quel punto.
Astral domandò al drago: «Se li hai sviati, vuol dire che per il momento non sanno dove ci troviamo; vero?».
Aschcore ribatté: «Si stanno dirigendo altrove perché, finché voi siete in movimento, il ricercatore che è con loro non percepisce il vostro odore; ma nel momento che vi siete fermati credo che a lui sia arrivata una qualche vostra traccia. Riproducete quell’incanto con cui vi spostate e al resto ci penserò io, in una maniera o nell’altra».
Tutti annuirono e, dopo aver riprodotto l’incanto, incominciarono a dirigersi ad alta velocità verso il porto di Megapontum.
Lì, un loro fidato amico li stava aspettando per salpare alla volta della foresta pluviale.
Anche Aschcore dopo la loro partenza svanì così com’era apparso e nell’ambiente circostante altro non si notò che un grosso cratere, quello provocato dallo stesso drago.
I maghi continuarono a parlare anche in movimento e Dian chiese ad Asdar: «Quanto manca per il porto?».
Il maestro gli rispose: «Dovremo essere sul posto entro quattro ore al massimo; nel frattempo ho già provveduto a informare il mio uomo, in modo da salpare immediatamente».
Astral aggiunse: «Dobbiamo far presto; rischiamo di compromettere tutto quello per cui siamo partiti se ci trovano».
Udite quelle parole, tutti annuirono e cercarono di non pensare alla stanchezza; aumentarono la velocità …

***

L’essere ripugnante che stava guidando il gruppo capeggiato da Melkore si fermò d’improvviso, odorando l’ambiente che lo circondava.
D’un tratto cambiò direzione e corse verso il gruppo che lo stava seguendo.
Arrivato in prossimità di esso, si fermò ed esclamò: «Presto! Ho appena percepito una loro traccia; è leggera e non è molto distante da qui». E subito dopo riprese la sua corsa.
Melkore si girò verso i suoi sottoposti e disse: «Andiamo; quando li troveremo nessuno di loro dovrà sopravvivere».
Tutti gli esseri che lo circondavano annuirono e ripresero velocemente la via, abbattendo tutto quello che trovavano sulla loro strada.
Il cercatore fu il primo che arrivò nello spazio erboso dove si era fermato il gruppo dei maghi.
Il cratere formatosi dopo l’apparizione di Aschcore aveva deturpato tutto l’ambiente.
L’essere appena giunto odorava l’aria avidamente e sembrava aver perso le tracce delle sue prede.
Ben presto l’animale fu raggiunto dai suoi compagni.
Melkore vide il cratere ed esclamò: «Non sono soli! Con loro c’è Aschcore. Di sicuro questa è opera sua, dunque deve averli avvertiti e adesso si sono messi in viaggio frettolosamente».
Il drago si guardò intorno e notò che erano sparse numerose prove del passaggio dei maghi bianchi.
Egli si rivolse ancora una volta all’essere che veniva chiamato ricercatore e chiese: «Senti ancora la loro presenza?».
Il cercatore gli rispose: «No! Devono aver riprodotto l’incanto di cui tu ci parlavi». Melkore a quel punto disse: «Sarà difficile capire la direzione che hanno preso; credo che Aschcore abbia fatto qualche incanto per nascondere la loro presenza».
Il drago guardò di nuovo il cercatore e domandò: «Allora, quale direzione seguiamo?».
Il piccolo essere, annusando l’ambiente, si rivolse a Melkore dicendo: «Verso sud. Il loro odore scompare, ma è chiaro che propende verso il sud da qui in poi». Fu allora che si avviarono tutti assieme all’inseguimento della traccia percepita dall’animale con l’olfatto sviluppato più del normale.

***

Maximilian e i compagni di viaggio si stavano dirigendo ad alta velocità verso la loro meta.
Erano ormai passate circa tre ore dalla loro partenza e della cittadina di cui Asdar aveva parlato non c’era ancora nessuna traccia; eppure dovevano essere quasi in vista del mare a quel punto … D’un tratto però, s’iniziò a vedere l’infinità dell’oceano.
Maximilian tirò un sospiro, cercando d’incamerare l’aria che lo circondava.
Il bambino iniziava a sentire il tipico odore del mare.
Egli sentiva la salsedine mista all’odore di pesce che riesce a percepire solamente chi proviene dalle zone dove il mare non c’è.
Il rumore delle onde che s’infrangevano contro gli scogli e il verso dei gabbiani lo avevano sempre rilassato.
Quei rumori annunciavano che il mare era lì a due passi.
In mente gli tornarono i momenti in cui tutta la sua famiglia si era recata in vacanza, non aveva dimenticato proprio nulla: i castelli di sabbia, i tuffi in acqua, gli scherzi che con Gerard facevano al proprio padre con cui giocavano come se fosse un fratello maggiore e la mamma che preoccupata gli raccomandava di non farsi male.
Maximilian fece un sorriso e mormorò: «Che bei tempi quelli».
Dian sentì il mormorio e chiese a Maximilian: «Cosa?».
Egli rispose: «Niente, stavo solo ricordando i tempi passati».  
Quando furono in prossimità dei caseggiati, Maximilian e Gerard scesero dalle spalle dei due maghi e tutt’insieme si diressero verso il porto.
La strada era formata da piccoli blocchi, come se quelle vie fossero rimaste al tempo dei romani.
Il gruppo attraversò il centro della città, dove le macchine viaggiavano in un senso e nell’altro diligentemente.
I marciapiedi al lato delle strade erano pieni di gente che passeggiava vestita in modo leggero.
I negozi erano aperti e pieni di mercanzia.
Le persone si apprestavano a fare la spesa e portavano le buste piene di merce appena comprata.
I piccoli venivano portati dai propri genitori per le viuzze e nei giardini preposti al loro svago, dove s’intravedevano giochi tipo lo scivolo e l’altalena.
Maximilian, però, aveva altro a cui pensare …
Lui osservava i maghi che si affannavano a camminare il più velocemente possibile senza dare nell’occhio, cercando di raggiungere il porto che era poco lontano di lì.
Le case erano costruite tutte in cemento ed erano colorate in modo da risultare una diversa dall’altra.
Furono presto in vista del porto: lì c’erano delle grosse navi ormeggiate e il gruppo finalmente ci entrò.
Asdar, ponendosi alla loro testa, affermò: «L’appuntamento è al terzo molo tra circa mezz’ora; ma lui dovrebbe già essere sul posto».
S’incamminarono verso il molo e durante il tragitto Astral ribadì: «Dobbiamo fare in fretta; se ci raggiungono, ci saranno molti morti tra questi uomini. Una volta in acqua, non potranno più seguirci. Essa cancellerà le nostre tracce dopo che saremo salpati».
Asdar lo interruppe sostenendo: «Ci siamo … Quella è la nave». Indicò poi con un dito una grossa nave che pareva un peschereccio.
Si avvicinarono e intravidero un losco personaggio, intento a terminare i preparativi per la partenza.
Un mozzo si frappose tra loro e la nave e gli chiese: «Scusate signori, a questa nave non potete avvicinarvi poiché è in manutenzione straordinaria».
Il ragazzo aveva l’età di ventinove anni, era alto all’incirca un metro e settanta, aveva la carnagione chiara, i capelli erano corti e di colore castano, gli occhi erano verdi, le guance erano rosse e il naso era leggermente aquilino.
Il gruppo si fermò e Asdar, che precedentemente aveva preso accordi con il capitano del battello, gli disse: «Abbiamo appuntamento con il capitano Romero».
Il mozzo fu sorpreso da quelle parole, guardò l’orologio e gli fece notare: «Siete in anticipo di mezz’ora circa; il capitano mi ha detto che sareste arrivati in sei, ma non mi aveva accennato che sareste saliti a bordo prima di finire i preparativi per il viaggio». Lui, poi, fece cenno di seguirlo.
Arrivarono di fronte alla passerella che permetteva di salire a bordo della nave e il mozzo li fissò facendogli segno di fermarsi.
Egli disse: «Fermatevi qui; io torno subito».
Il ragazzo lasciò il gruppo sulla panchina del molo e s’incamminò verso il vascello. Intanto i maghi fecero massima attenzione a quello che gli stava capitando intorno.
Dopo pochi minuti tutti udirono un rumore di metallo che collideva contro il legno.
Sulla nave apparve una sagoma baffuta e con un pizzo sotto al mento.
Egli urlò: «NO … NON CI POSSO CREDERE. VECCHIO MARPIONE; ASDAR, DA QUANTO TEMPO!». E con fare goffo, si apprestò a percorrere la passerella.
Quando quell’uomo arrivò vicino al mago, il rumore cessò; abbracciò Asdar e gli disse: «Vecchio amico … Da quanto tempo che non ci vediamo. Pensa … Quando mi hai chiamato, ho creduto che fosse uno scherzo di qualche mio conoscente; ma adesso che ti vedo …».
L’uomo smise di parlare per un attimo, guardò il resto del gruppo e aggiunse: «Queste sono le persone di cui tu mi hai parlato. Bene, venite a bordo; avremo la possibilità di conoscerci meglio una volta sulla nave». E fece loro cenno verso la passerella.
Maximilian e i compagni l’attraversarono e, una volta a bordo della nave, videro il suo ponte tutto tirato a lucido.
Quel vascello era sicuramente un peschereccio, poiché si vedevano ovunque casse destinate a contenere il pesce.
L’equipaggio era incuriosito dai nuovi arrivati e mentre i marinai svolgevano i propri compiti, guardavano cercando di capire chi fossero gli intrusi.
Il capitano, accortosi della loro curiosità, disse loro: «Signori! Siamo qui per lavorare e guadagnarci la pagnotta. Ora, se questo ci può far guadagnare qualche soldo in più, perché non farlo? Dunque … Tutti al lavoro e non fate domande!».
Tutte le persone presenti sulla nave si concentrarono su quello che stavano facendo, mentre il capitano s’incamminò verso i suoi alloggi.
Egli, rivolgendosi ad Asdar e ai compagni, ribadì: «Venite con me; vi mostrerò come ci siamo organizzati». In seguito, rivolgendosi al mozzo, ordinò: «Pensa a informare la ciurma di quanto sto per dirti».
L’uomo aspettò qualche secondo prima di dire: «A bordo abbiamo degli ospiti che accompagneremo fino in Brasile poiché la nostra rotta ci porterà presso quelle coste. Il compenso che riceveremo verrà diviso in parti uguali tra i marinai, a patto che agli ospiti non venga dato fastidio».
Quando il capitano finì di parlare, il mozzo, apparentemente felice per il guadagno extra, sorrise e dopo aver annuito esclamò: «Sissignore!».
Egli corse poi fuori per avvisare della buona novella i suoi colleghi.
Gli uomini erano rimasti soli nella cabina del capitano e a quel punto Asdar si rivolse a lui esternando quello che i maestri gli avevano chiesto di dire: «Romero, innanzi tutto ti volevo ringraziare per il passaggio che ci offri».
Asdar fu interrotto dal capitano che rispose: «Ma figurati; penso che al mio posto tu avresti fatto lo stesso e poi, dopo tanto tempo che non vedevo il mio amico, il minimo che potessi fare è questo».
Asdar gli fece presente: «Abbiamo bisogno di partire subito; non posso dirti il motivo, ma è di estrema importanza che leviamo l’ancora. Immediatamente …».
Il capitano lo guardò, poi fissò il resto del gruppo: Astral, Wotan, Dian, Gerard e Maximilian.
I sei erano tutti provati, al limite della resistenza per il lungo viaggio che avevano fatto.
Romero si accorse della loro condizione, poi guardò ancora una volta Asdar e gli rispose: «Hm … Come al solito … Combini sempre qualche guaio. Di certo, per chiederlo, dovrei supporre che sia una questione di vita o di morte. Forse farei meglio a darti retta».
Asdar ribadì: «Direi proprio che se non partiamo potresti rivedere qualche personaggio indesiderato».
Romero si alzò dalla sedia su cui era seduto, fece una smorfia e affermò: «Dunque è come ho sospettato fin dall’inizio». Di seguito alzò la voce chiamando il mozzo: «ANDREAS!».
Il ragazzo arrivò di corsa chiedendo: «Cos’è accaduto capitano?».
Romero ordinò: «Tirate su gli ormeggi; si parte. IMMEDIATAMENTE!».
Il ragazzo annuì e corse subito fuori dalla stanza del capitano; dopo pochi istanti la nave fu pervasa da persone che svolgevano le loro azioni in modo quasi meccanico.
Passarono pochi minuti e la nave iniziò a muoversi prendendo la via che l’avrebbe portata al largo: rotta verso il Brasile …

***

Appena fuori dalla città, delle ombre si muovevano velocemente verso la costa.
Quelle figure sembravano voler evitare il centro abitato.
Alla testa delle ombre c’era un piccolo essere la cui forma era quella del ricercatore.
Il cercatore aveva portato il gruppo di esseri su di un pendio il quale dava sul mare; fu allora che il drago si rivolse all’essere che li aveva portati fin lì con il suo olfatto.
Egli chiese: «Dove sono?».
L’essere, impaurito come sempre, rispose: «Da qui in poi le loro tracce svaniscono. Sono sicuro che hanno preso il mare».
Il segno di stizza del drago non si fece attendere: emanò un ruggito terrificante e lo udirono persino gli abitanti della città che rivolsero la loro attenzione verso quel luogo.
Intanto, sulla scogliera, gli esseri che avevano seguito il gruppo dei maghi bianchi fino lì, guardavano impotenti la moltitudine di navi che si allontanavano dal porto.
Melkore si rivolse verso un boschivo dicendo: «Vai, informa subito i due Villici; abbiamo bisogno degli esseri promessi, senza di loro non possiamo seguirli e nemmeno capire su che imbarcazione si trovino».
L’essere annuì e sparì immediatamente dalla loro vista.
Le altre creature seguirono il drago nero che rivolgendosi a loro aggiunse: «Voi tutti … Venite con me. Abbiamo ancora qualcosa da fare».
Tutti quegli esseri svanirono dalla rupe subito dopo, non lasciando alcuna traccia.

Un saluto a tutti i lettori; noi ci risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva” il 3° capitolo).