Questa volta io mi sono superato nella
stesura di un capitolo (forse il capitolo più grande nella storia della
letteratura); pensate … Ben 10.222 parole.
Ecco il motivo per il quale io ci ho messo
così tanto per correggerlo.
Permettetemi prima, però, di parlarvi ancora
una volta di “Disperso nel tempo 1942” …
Purtroppo, rileggendolo, mi sono accorto di
non aver corretto le prime cinquanta pagine come si conviene e che c’erano
ancora dei refusi al suo interno.
Ho trovato “dinnanzi”, che è un errore,
anziché “dinanzi” che è la parola giusta.
Ho trovato “Esso” rivolto a cose animate, che
è un errore, anziché “Lui” o “Egli”, che sono i pronomi corretti se ci si
rivolge a un essere animato.
Bene … Li ho corretti gli errori e ho
ricaricato il PDF perfezionato su internet; adesso dovrebbe andar bene.
Beh, direi proprio che sia ora di farvi leggere
il capitolo (altrimenti questa volta mi linciate davvero, poiché già il capitolo
è bello corposo e dunque non c’è bisogno che scriva altro).
Buona lettura:
CAPITOLO 2
IN CERCA DEL NASCONDIGLIO DI IVAN
In uno
spazio erboso, dove la flora regnava incontrastata, gli alberi risaltavano più
di ogni altra cosa.
Essi erano
pieni di foglie e le loro ombre proteggevano tutto quello che si trovava ai
loro piedi.
Lì c’erano
margherite, violette e ciuffi d’erba; la bella stagione era in arrivo …
Il caldo era
sopportabile a quell’ora.
Erano le
sette e dieci di mattina e gli animali pascolavano tranquillamente in quei
luoghi.
Due
scoiattoli erano intenti ad arrampicarsi su un albero di noci; il più grosso
nei paraggi.
Non distante
da lì c’erano molte piante di susine che erano ben poca cosa in confronto a
quell’albero.
I loro
frutti attiravano animali ghiotti rendendo quel posto brulicante di vita.
Il rumore di
un ruscello rendeva ancora di più bello quell’ambiente.
Un evento
inaspettato disturbò gli animali, che impauriti dalla stranezza corsero a
nascondersi nei propri rifugi.
Una
distorsione dell’ambiente precedette la successiva apparizione di sei sagome
che con il passare del tempo divennero sempre più marcate.
Quelli erano
i quattro maestri dell’Asilum, Maximilian e Gerard …
Maximilian
fece una domanda: «Siamo già all’esterno dell’Asilum?».
Asdar gli
rispose: «Certamente; dovremo essere in uno dei luoghi preposti all’uscita».
I ragazzi si
guardarono intorno; erano meravigliati dalla bellezza del posto.
I due
rimasero colpiti dalla natura che sembrava esplodere in tutta la sua
magnificenza.
Gerard
disse: «Sarà una bella passeggiata».
Tutti furono
d’accordo con quello che lui aveva detto.
Il maestro
Astral s’intromise e puntualizzò: «Siamo pronti per iniziare il nostro
viaggio». Successivamente guardò il resto del gruppo e continuò: «Siate cauti.
Maximilian, Gerard; stateci vicini qualsiasi cosa accada. Ci siamo organizzati
in modo d’avere sempre una via di fuga in caso di bisogno. Non allontanatevi
troppo da noi».
Gli altri
maghi annuirono e Maximilian e Gerard fecero intuire d’aver compreso.
Dian,
rivolgendosi ai due, spiegò: «Da adesso in poi viaggeremo tramite incanto. Non
possiamo smaterializzarci in quanto dobbiamo evitare d’essere rintracciati e …
L’incanto di materializzazione lascia parecchi segni».
Astral
domandò: «Ricordate quando siamo venuti a prendervi al vostro paese?».
I due
annuirono.
«Bene. Riprodurremo
lo stesso incanto. Dovrete aggrapparvi a due di noi, i quali vi porteranno a
spalla. Solo in questo modo eviteremo di avere brutte sorprese». In seguito,
rivolgendosi a Wotan, disse: «Il maestro Wotan predisporrà una sorta di
protezione attorno a noi. Se ci attaccheranno, lo sapremo in anticipo».
Wotan annuì
e fece intendere d’aver già preso provvedimenti.
A quel punto
i maghi si guardarono l’un l’altro e due di loro si avvicinarono a Maximilian e
Gerard: erano Astral e Wotan.
Il primo
guardò Maximilian e gli disse: «Maximilian; tu verrai con me. Visto che non hai
imparato l’incanto di spostamento, ti porterò ancora una volta. Mi raccomando,
tieniti forte e qualora avessimo problemi cerca di non cadere». Gli strizzò
l’occhio e si abbassò per permettergli di salire sulle sue spalle.
Il secondo
si avvicinò a Gerard e gli disse: «Gerard; tu verrai con me. Mi raccomando, se
dovessero esserci problemi vale lo stesso discorso fatto a Maximilian». Si
abbassò anch’egli e, quando ebbe caricato sulle spalle il ragazzo, esclamò: «Immigro!».
Tutti iniziarono a spostarsi velocemente.
I maghi si erano sollevati da terra e fluttuavano per
merito di un piccolo vortice che girava sotto i loro piedi e che gli permetteva
di muoversi più veloci del normale.
Le piante sfrecciavano una dopo l’altra e l’alta
velocità, a stento, faceva distinguere di che tipo di piante si trattasse.
Il gruppo viaggiò in quel modo per circa tre ore, poi
decisero di fare una fermata.
Si bloccarono e, mentre Astral e Wotan facevano scendere
i due ragazzi, Dian e Asdar si accertarono che non ci fossero intrusi nei
paraggi.
I due maghi fecero un giro di perlustrazione.
I bambini, un po’ stanchi, si sedettero per terra.
Astral e Wotan erano a loro volta visibilmente provati,
in primo luogo per aver riprodotto l’incanto e in secondo luogo per aver
percorso tanta strada senza una pausa.
I due maestri andati in perlustrazione ritornarono presto
e Dian affermò: «Possiamo stare tranquilli, non c’è traccia di pericoli».
Il gruppo si radunò intorno a un masso e tutti cercarono
di raccogliere le forze per poi ripartire.
Maximilian osservò i maestri che cercavano di
organizzarsi per arrivare nel più breve tempo possibile a destinazione e si
domandò dove potessero essere in quel momento, ma non riuscì a stabilire dove
si trovassero.
Dopo una buona mezz’ora si alzarono e Dian disse:
«Abbiamo riposato abbastanza. È ora di riprendere il viaggio».
I due maghi che in precedenza avevano trasportato i
ragazzi si rifecero avanti, li ripresero e incominciarono di nuovo a sfrecciare
velocemente tra i sentieri che avevano deciso di percorrere.
Il sole era alto e il calore incominciava a dare
fastidio.
Maximilian sentiva chiaramente che il maestro Astral era
affaticato, sia dal suo peso sia dall’incanto riprodotto, ma d’altro canto non
sapeva come potersi rendere utile.
Il maestro Asdar precedeva il gruppo; d’un tratto si
fermò e così fecero tutti quanti.
Il mago disse: «Qui dovrebbe andar bene. Il sole è alto
ormai e continuare risulterebbe alquanto spiacevole dal punto di vista fisico».
Poi si girò verso i maestri Astral e Wotan e aggiunse: «Vi dovete riposare,
altrimenti non arriverete nemmeno a stasera».
I due maestri interpellati fecero un segno d’assenso, si
adoperarono per far scendere i ragazzi dalle loro spalle e Astral disse loro:
«Ci fermeremo per pranzare; data l’ora e con il sole che picchia in quel modo,
dovremo stare al riparo almeno per un po’ prima di riprendere il nostro
viaggio».
Gerard, anch’egli provato, acconsentì: «Abbiamo bisogno
anche noi di riposarci; è mezza giornata che viaggiamo e ci siamo fermati solo
una volta».
In seguito Dian propose: «Mentre io cerco di mettere
insieme qualcosa da mangiare, voi fareste meglio a ripararvi dai raggi del sole
all’ombra di quei ciliegi laggiù in fondo».
I cinque, guardando verso la direzione indicata dal mago,
videro una pianta di ciliegio abbastanza grande da riprodurre una bella ombra.
Si avviarono tutti verso quell’albero e si misero seduti
ai suoi piedi.
Il rumore della fauna non li aveva mai abbandonati: si
udivano i cinguettii degli uccelli che festosi svolazzavano sopra di loro e i
trilli dei grilli che festeggiavano la calda stagione.
Maximilian era seduto vicino a Gerard mentre i maghi
erano a pochi metri da loro.
Erano provati e stavano ragionando su come affrontare il
lungo viaggio che li aspettava.
L’attenzione di Maximilian, come al solito, venne
attirata dall’ambiente che lo circondava.
La natura stava facendo il suo corso, era impossibile
rimanere indifferenti a quello spettacolo.
Si erano fermati in un avvallamento colmo di alberi tra
cui querce, tigli, abeti, alberi di ciliegio, alberi di noci e persino qualche
orto coltivato che era colmo di buona frutta come le fragole di cui Maximilian
era ghiotto.
Come al solito, la brezza estiva accarezzava tutto
compreso i loro corpi e la pace derivante da quella situazione gli faceva
provare una sensazione di sicurezza interiore.
Lì, in lontananza, si scorgevano distese di campi
coltivati con grano e orzo, pronti per essere raccolti; persino l’erba lunga
pareva essere più soffice del solito.
Maximilian, in seguito, vide una serie di pietruzze non
lontane da dove si era seduto per riposare.
Pensò immediatamente a pochi anni prima e si ricordò dei
giorni trascorsi in mezzo alla natura.
In quell’istante lui sorrise.
I maestri lo videro e anche loro fecero la stessa cosa.
Asdar gli chiese: «Maximilian; hai visto qualcosa che ti
ha fatto sorridere?».
Il ragazzo, guardando i maghi, esternò ancor di più quel
sorriso che fu seguito dalla sua risposta: «Mi sono ricordato di pochi anni fa.
Questo posto mi fa ritornare in mente quando passavamo in campagna con i nostri
genitori alcune giornate». Poi si rivolse verso Gerard e continuò: «Ricordi,
quando entrambi giocavamo con i sassi facendo finta che fossero dei robot?».
Gerard annuì e confermò: «Certo, non posso dimenticarlo.
A quei tempi avevamo molta fantasia; di certo non avevamo bisogno di
giocattoli. Prendevamo pietruzze con strane forme e immaginavamo che fossero
robot, soldatini o macchine; praticamente ci sentivamo ricchi con quello che ci
offriva la natura. La cosa che ci faceva divertire tanto era la libertà di cui
godevamo, immersi nella natura a contatto con le più disparate forme di vita,
piccole o grandi».
I maestri rimasero meravigliati; in quel momento i due
stavano dimostrando una maturità non comune.
Astral, sentite quelle parole, disse: «Non tutti hanno la
fortuna di vivere una gioventù spensierata. Alcuni uomini ormai hanno
dimenticato tutto quello che voi avete appena detto e pensano che la felicità
risieda nell’accaparrarsi dei beni o nel dare sfogo a istinti di qualsiasi
genere; in poche parole attendono inermi il proprio destino. Non vivono più in
simbiosi con la natura, ma la ignorano allontanandosi sempre più da essa».
Il maestro Wotan aggiunse: «Quello che Astral ha detto è
la fonte della maggior parte dei nostri problemi. Noi, in quanto esseri umani,
siamo legati indissolubilmente a ciò che ci circonda, ne facciamo parte e
dunque siamo soggetti allo stesso destino di tutto quello che è sotto i nostri
occhi. Se noi lo distruggiamo, allo stesso tempo, facciamo del male a noi
stessi poiché prima o poi tutte le azioni fatte contro il creato si
ritorceranno su di noi e, credetemi, niente è più devastante della natura
stessa se non rispettata. Noi maghi bianchi ne sappiamo qualcosa. Se ricordate,
alla festa d’inizio primavera, le fate si sono unite a noi per festeggiare
l’avvento della bella stagione e per aiutare con i loro poteri lo sbocciare di
tutte le piante; ecco: loro stesse, che svolgono questo compito da secoli, si
sono rese conto che oramai l’essere umano si disinteressa totalmente a quello
che lo circonda. È triste, ma purtroppo è la realtà. Le creature magiche, come
conseguenza del disinteresse dell’uomo, si stanno facendo guerra da millenni
per il controllo del creato e il genere umano, invece di tornare alle sue
origini, deplora ciò che dovrebbe essere protetto a qualsiasi costo».
In quel momento la voce di Dian si distinse tra tutte:
«Eccomi qua. Sono arrivato con qualcosa da mettere sotto i denti». Poi guardò i
presenti e continuò: «Ovviamente sapete che non è possibile accendere un fuoco
per il momento, a meno che, tramite incanto non materializziamo un rifugio. Io,
però, aspetterei questa sera per farlo; per il momento sono riuscito a trovare
della buona frutta, qualche ortaggio e, con il pane che abbiamo portato con
noi, il pranzo dovrebbe essere sufficiente per oggi».
Dal gruppo si udì: «Non preoccuparti Dian. Qualsiasi cosa
andrà bene, purché si metta qualcosa sotto i denti». Era stato Asdar a dire
quelle parole.
Tutti furono d’accordo.
Il vettovagliamento fu posto al centro poiché loro si
erano seduti in cerchio.
Dian in quel momento disse: «Prego, accomodatevi pure.
Non preoccupatevi della sicurezza, ho fatto una barriera invisibile prima di
andare in cerca di cibo; pertanto, potete stare tranquilli, se qualche essere
malintenzionato dovesse oltrepassarla, noi ci accorgeremo immediatamente della
sua presenza».
Astral affermò: «Ottimo lavoro».
Dian ribatté: «Bando alle ciance». Tirò fuori dal suo
zaino bello ingombrante del pane, lo poggiò vicino al resto del mangiare e
disse: «Fatevi sotto, altrimenti mi toccherà portarvi a spalla fino a
destinazione. Non vorrei che nell’Asilum si spargesse la voce che per colpa mia
siete deperiti».
Tutto il gruppo rise in quell’istante.
Sulla tovaglia, che era stata messa al centro, c’era del
buon pane, del formaggio, delle noci appena raccolte dall’albero, delle fragole
e persino dell’insalata che Wotan aveva lavato servendosi di un incanto.
I maghi incominciarono a discutere principalmente sulla
posizione in cui si trovavano e Maximilian e Gerard ascoltavano per capirci
qualcosa.
Asdar espose al resto del gruppo come si era organizzato
poiché sembrava che il lungo viaggio avrebbe comportato anche un’avventura per
mare: «Ascoltatemi … Come vi avevo accennato, dovremo imbarcarci a Megapontum.
Già ho contattato un mio uomo di fiducia il quale ha subito provveduto a
trovarci un imbarco. Lì ci aspetta una nave che sta per partire verso il
Brasile. Vi spiegherò come ci imbarcheremo … Siamo stati fatti passare come dei
turisti vogliosi di fare un lungo giro per il globo; quattro adulti e due
ragazzi, nipoti di uno di questi. Dunque … Dobbiamo viaggiare in incognito fino
ad arrivare sulle coste dello stesso Brasile».
Astral annuì, in seguito disse: «Ben fatto Asdar. Solo
quando avremo trovato Ivan potremo servirci dell’incanto di smaterializzazione,
portandoci così il più vicino possibile al punto d’entrata dell’Asilum».
Wotan sottolineò: «Lo sappiamo bene, ma questo vuol dire
anche che saremo più esposti al pericolo. Ci vorrà almeno una giornata per
raggiungere il porto e altri quindici giorni per raggiungere il continente. Non
vi sembrano troppi?».
Il maestro Dian annuì dicendo: «Effettivamente è un bel
lasso di tempo durante il quale non solo dovremo affrontare il viaggio, ma
anche le intemperie».
Astral replicò: «Ho in mente un piano e se tutto procede
secondo la tabella di marcia, dimezzeremo i tempi del viaggio; ma è necessario
imbarcarsi, poi ve lo spiegherò».
Il gruppo continuò a pranzare e quando furono alla fine,
decisero che sarebbe stato saggio attendere un’oretta prima di partire.
Il riposo finì presto però; il tempo stringeva e non
potevano permettersi di sostare ancora lì.
I viandanti raccolsero gli zaini, cancellarono le tracce
del loro passaggio e partirono verso la costa.
***
In una
grotta semioscura dove la luce del magma incandescente illuminava solo una
parte di essa, due loschi figuri continuavano a lavorare alla loro pozione.
Gli esseri
erano intenti a portare a termine quel lavoro il prima possibile.
Non distante
da loro c’erano numerose entità che laboriosamente si prodigavano per far
funzionare il passaggio dimensionale.
Melkore,
anche lui nella caverna, sembrava aspettare qualche notizia riguardante i maghi
bianchi.
Quel
frastuono che si sentiva nell’antro fu interrotto da un rumore di passi che
arrivava dall’esterno.
Una figura
si avvicinava velocemente e, quando fu in vista, s’intravide un essere magico.
L’essere era
un boschivo che si fermò di fronte al drago nero e disse: «Non abbiamo ancora
nessuna notizia riguardo i maghi bianchi. Stiamo setacciando la zona in cui è
avvenuto l’ultimo scontro; contrariamente alle nostre aspettative però, non
abbiamo ritrovato nulla. Continuiamo a cercare».
Il drago
nero si alzò dal posto dove era accovacciato in attesa di notizie e
rivolgendosi all’essere di piccola stazza affermò: «Devono pur essere da
qualche parte. Dobbiamo trovarli a tutti i costi. Vai e riferiscimi se ci sono
novità».
L’essere
annuì e sparì così com’era apparso.
Melkore
sbuffò dimostrando impazienza e mentre si stava dirigendo nuovamente nella
posizione in cui era prima, fu distratto da una voce proveniente dal passaggio
in fase di riparazione.
«Ancora
nessuna notizia riguardante il Dragonkin?». Domandò quella voce.
Melkore si
girò verso l’apertura e rispose: «Nessuna per il momento. Ma stiamo setacciando
intere zone attorno al luogo dov’è avvenuta l’ultima battaglia. Sono sicuro che
ci saranno presto delle novità».
La voce
proveniente dal passaggio si udì con ancor più chiarezza del solito: «I miei
due fidati luogotenenti sono stati allertati; presto saranno inviati nel vostro
universo e, insieme, cercherete di far trapassare il demone. Dovrebbero essere
pronti per domani; intercettate il Dragonkin e distruggetelo».
In seguito
la voce svanì e a quel punto Melkore si diresse verso l’uscita lasciando i due
loschi figuri a lavorare nei pressi del buco dimensionale.
Il grosso
masso che occludeva il passaggio si spostò e poi si richiuse riproducendo un
gran frastuono.
***
Il gruppo
che si era incamminato alla ricerca di Ivan stava viaggiando senza sosta da
tanto tempo.
Si volevano
imbarcare il prima possibile …
La giornata
era quasi agli sgoccioli e il sole stava tramontando; i loro visi erano
affaticati ma ciononostante continuavano a mantenere un’elevata velocità.
Astral si
fermò in un punto dove la vegetazione era fitta e così fecero tutti gli altri.
Egli disse:
«Questo posto dovrebbe andar bene».
Furono tutti
d’accordo e si prepararono per passarci la nottata.
Il sole ormai
era tramontato e iniziava a scurirsi anche il panorama lasciando spazio a una
distesa di buio infinito.
In cielo,
dato il buio che intorno regnava, apparve un firmamento che in una città è
impossibile vedere.
Quella sera
le stelle sembravano brillare più del solito e si notavano indistintamente
persino le polveri della via lattea.
Inconfondibili
erano l’Orsa Maggiore e la costellazione di Orione; era uno spettacolo che
rendeva quel viaggio ancor più emozionante.
La luna era
piena e la sua luce iniziava a illuminare tutto l’ambiente.
Una voce si
sentì appena: «Elementum terra: castrum!».
Quella
formula i due ragazzi l’avevano già sentita parecchio tempo prima, quando
Astral e i suoi compagni li avevano tratti in salvo in occasione dell’attacco
al loro paese.
Dal terreno
si alzò imperioso il solito rifugio che già si sapeva essere confortevole e
caldo.
I sei vi
entrarono e trovarono, oltre ai mobili, anche un camino che questa volta non
sarebbe servito dato il caldo che in quel periodo c’era.
Si accomodarono
al meglio, andando a occupare i propri letti e poggiandoci sopra i loro zaini,
poi si ritrovarono nella stanza che era adibita a salotto.
Astral a
quel punto esclamò: «Tutela!».
La solita
bolla d’energia, appena visibile all’occhio umano, partì da lui e in seguito si
diffuse fino ad allargarsi a dismisura.
Asdar,
invece, formulò un incanto di mimetizzazione: «È ora di provare se mi riesce
l’incanto che Drenk, gentilmente, mi ha passato». Disse.
In seguito
esclamò: «Mimesis!».
Il rifugio
svanì d’improvviso tant’è che gli animali, i quali in precedenza si
nascondevano, vennero fuori dai propri nascondigli e ripresero a comportarsi
normalmente.
All’interno
del rifugio, intanto, ci si preparava per la cena e visto che nel pomeriggio
non avevano mangiato niente di sostanzioso, la fame era tanta.
Colui che si
occupò della sua preparazione fu Dian, che per qualche strano motivo sembrava
propenso alla cucina.
Egli entrò
nella sala e disse loro: «Signori, questa sera vi stupirò».
Qualcuno
sorrise dopo aver udito quelle parole …
Dian
aggiunse: «Visto che a pranzo vi ho fatto mangiare freddo, vuol dire che questa
sera vi farò assaggiare la mia famosa zuppa d’ortaggi e … Udite, udite … Per
questo momento speciale vi preparerò il mio dolce preferito che sarà una
sorpresa».
Tutto il
gruppo fu rincuorato da quello che aveva appena sentito: finalmente mangiavano
qualcosa di caldo.
Maximilian e
Gerard andarono in bagno per lavarsi le mani e quando ritornarono, videro Dian
che si dava da fare nella cucina.
I maghi, invece,
erano seduti attorno alla tavola già apparecchiata e discutevano tra loro.
Anche quella
era una scena già vista … I due fratelli si guardarono in faccia e sorrisero.
Maximilian
si rivolse a Gerard: «Fratello … Non ti ricorda quando la nonna ci preparava la
cena?».
Gerard
rispose: «Eh già, pare proprio d’essere di nuovo in famiglia». Poi entrambi si
avvicinarono al tavolo e si sedettero assieme agli altri.
Fu allora
che Astral gli chiese: «Siete stanchi?».
Dei due fu
Gerard che parlò per primo: «Non nascondo che mi sento stanco, ma poi penso che
sono con voi e in compagnia di mio fratello Maximilian e mi passa tutto. È come
essere in famiglia».
Maximilian
aggiunse: «Non mi sentivo così da tanto tempo, come se fossi a casa mia. Di
questo vi sarò sempre debitore».
Il mago
rispose: «Non vi dovete sentire in obbligo; se lo paragoniamo a quello che
avete fatto voi è niente».
Astral si
rivolse poi a tutti ribadendo: «Adesso ascoltatemi attentamente. Pensiamo che
Ivan si stia nascondendo sotto mentite spoglie; dalle ultime informazioni si
evince che per vivere organizzava spettacoli di magia per le strade. Vive di
quello che la gente gli dà. Il nostro compito è di setacciare la città in cerca
di un mago ambulante, ma ricordate che è importante non separarsi. Se ci
perdiamo di vista, sarà difficile ritrovarci e aspettatevi che le creature
oscure ci stiano cercando; perché lo stanno facendo di sicuro».
Wotan
affermò: «Ci risulta che delle creature magiche si aggirano nel luogo del
nostro ultimo combattimento. Ora … Sappiamo che stanno architettando qualcosa,
ma come priorità abbiamo il ritrovamento di Ivan. Solo parlando con lui
possiamo sapere quello che è accaduto nel suo mondo e anche la vera
potenzialità dell’orda di creature che dovremo affrontare».
Maximilian,
udito quello, disse: «Maestri; Bithor mi ha detto che hanno il controllo della
maggior parte dell’altro mondo. A quanto pare hanno soggiogato tutti gli esseri
e, incontrastati, stanno cercando di invadere anche questo. Però ... Mi ha
detto anche che un numeroso gruppo di esseri magici, formato dalle più
disparate razze, si sta organizzando per combatterli. Lui ne era a capo, almeno
fino al momento in cui è stato scaraventato nel nostro mondo; pare che lo
abbiano fatto nell’intento di indebolirlo. I maghi neri volevano approfittare
della storia dell’incanto protettivo e dei poteri che vengono soppressi».
Quel
discorso fu interrotto da Dian che disse: «Preparatevi, poiché la cena è
pronta».
Il mago si
avvicinò con un grosso pentolone fumante.
L’odore
prometteva bene e tutti i presenti spostarono la loro attenzione sulla pietanza
che era in arrivo.
Il maestro
Asdar affermò: «Hm … Dall’odorino sembra squisita».
Gli altri
erano d’accordo con lui.
Dian posò la
pentola al centro del tavolo, dove era stata posta una protezione spessa per
non farlo bruciare.
Il mago poi
incominciò a fare le porzioni con un mestolo.
Tutti i
commensali, dopo aver fatto i complimenti al maestro per la bontà della
pietanza, finirono di gustare la propria porzione.
Dian alla
fine annunciò: «E adesso cari colleghi, la mia ultima creazione». Si alzò e si
diresse verso la cucina, poi tirò fuori un vassoio con dentro dei piccoli
stampini.
Lo portò a
tavola e disse: «Ecco a voi il dolce di cui vi avevo accennato».
Il gruppo
era deliziato dall’aspetto del dolce, soprattutto i ragazzi che lo presero e lo
mangiarono immediatamente.
Quando la
cena terminò, Gerard e Maximilian iniziarono a dare segni di stanchezza; ma a
quanto pareva non erano intenzionati ad andare a letto.
Fu lo stesso
Dian che guardandoli gli disse: «Capisco che vogliate stare in compagnia, ma se
non riposate domani sarete esausti. Andate pure a dormire tranquilli, ci siamo noi con voi».
Gerard annuì
e ammise: «Pare proprio che sia arrivato il momento di andare a letto».
Rivolgendosi
al fratello aggiunse: «Io vado; tu vieni con me?».
Maximilian
fece cenno di sì e disse: «Buonanotte a tutti».
I maestri
diedero anche loro la buonanotte e in seguito i due si avviarono verso la loro
stanza.
Quando
Maximilian e Gerard abbandonarono la sala, Dian assunse una faccia seriosa e
rivolgendosi ai suoi colleghi affermò: «Colleghi, è ora che io faccia il serio.
Adesso che Maximilian e Gerard sono andati a letto, possiamo parlare
liberamente; non ci saranno tante occasioni per farlo, pertanto
approfittiamone. Più che altro per metterci d’accordo sul come comportarci in
caso di bisogno». In seguito si sedette intorno al tavolo.
Il mago fece
presente ai suoi colleghi: «Dalle ultime informazioni che abbiamo si evince che
si stanno muovendo nuovamente e suppongo che questa volta, visto che Pectumatra
è stato eliminato, a capo della combriccola ci sia Melkore. Ci hanno altresì
comunicato che si sono percepiti alcuni trapassi, senza dubbio sta per accadere
qualcosa e noi non dobbiamo farci trovare impreparati».
Wotan
affermò: «Di certo stanno tramando qualcosa, ma non dimentichiamo che non siamo
soli e che con noi, in incognito, c’è Aschcore. Ho già provveduto a informarlo
che domani saremo al porto per imbarcarci e voi tutti sapete che in aperto mare
saremo ancora più vulnerabili ai loro attacchi, che potrebbero arrivare anche dai fondali marini. Ora ... Se
non erro, Astral ci aveva comunicato di un suo piano per abbreviare il viaggio
per mezzo di magia. Se permettete, volevo capire in che modo».
Astral annuì
e iniziò a esporre: «Statemi a sentire … È assodato che non possiamo riprodurre
incanti del tipo smaterializzazione, in quanto lascerebbero tracce del nostro
passaggio; dunque è fuori questione riprodurre quell’incanto in condizioni
normali. Tuttavia … Se fatto in alcune circostanze, potremo ingannare il nemico
e nascondere la presenza della magia. Sappiamo che se in un posto si usa la
magia risulta alterato il campo elettromagnetico e altri fattori, che in quel
posto dovrebbero essere standard. Ovviamente la differenza può essere notata
solamente da occhi esperti come quelli di noi maghi e da creature che usano la
magia».
Astral fu
interrotto da Asdar che gli chiese: «Cosa intendi per alcune circostanze?».
Astral
rispose: «Intendo variazioni climatiche. Rifletteteci bene; se si usa un
incanto in condizioni climatiche normali si noterà senz’altro la differenza, ma
se l’incanto è riprodotto in condizioni climatiche avverse tipo un temporale,
la forza dei lampi e il disturbo creato dalla perturbazione, nasconderanno
l’uso della magia stessa».
I maestri
assunsero un’aria sbigottita, poi Wotan esclamò: «Geniale!».
Asdar in
seguito aggiunse: «Ripensandoci bene, dopodomani dovrebbe essere una brutta
giornata e prevedono pioggia sulla zona che noi dovremo percorrere; e se le
previsioni sono esatte, non avremo problemi a usare la magia».
Astral
riprese a parlare: «Ora che voi siete stati messi al corrente delle mie
intenzioni, sappiate che nel momento in cui il temporale farà la sua comparsa,
noi riprodurremo la smaterializzazione dirigendoci così verso la nostra meta».
Tutti
annuirono facendo trasparire che avevano compreso.
Wotan disse:
«Io provvederò ad avvisare Aschcore di quanto abbiamo deciso, in modo che possa
seguirci».
In seguito
la loro attenzione fu attirata da Asdar: «Colleghi … Dopo aver discusso di
questo argomento, sarebbe il caso di organizzare i turni di guardia; sapete,
non si sa mai. A ruota, uno di noi starà sveglio per poter avvisare
tempestivamente gli altri in caso di intrusione nel perimetro da noi
controllato».
Tutti
sembrarono convergere su questo punto e si decise che per tutta la notte un
mago, a turno, avrebbe fatto la guardia.
Asdar si
propose per primo: «Permettetemi di essere il primo. Tra un paio d’ore
sveglierò la persona a cui toccherà».
Si convenne
che dopo Asdar sarebbe toccato ad Astral, poi a Wotan e infine a Dian.
Erano le
dodici e da quel momento sarebbe iniziato il turno di guardia del primo mago.
Nella camera
dove Maximilian e Gerard si erano recati per riposare, tutto era pronto per
spegnere la luce.
Maximilian
disse al fratello: «Gerard, io spengo la luce; è il momento di riposare. La
stanchezza s’inizia a sentire, sai».
Gerard annuì
e rispose: «Va bene Max, buonanotte».
I bambini
spensero la luce e crollarono immediatamente in un profondo stato di sonno.
All’esterno
del rifugio l’ambiente era illuminato dalla luce lunare e gli animali notturni
scorrazzavano indisturbati.
Il rumore
che gli occupanti avevano fatto durante la cena non si era udito e l’incanto di
mimetizzazione faceva sembrare che in quel posto ci fosse solo la flora.
***
Una figura si aggirava in un paesaggio oscuro.
Quando la luce schiarì quella sagoma, si vide che era
Maximilian.
Il bambino stava cercando qualcosa; poi si fermò, si
poggiò su un masso lì vicino e si guardò intorno.
L’ambiente oramai gli era familiare, Maximilian aveva
dunque capito di essere nell’altro mondo; ovviamente era consapevole che stava
sognando e sapeva già che a momenti si sarebbe fatto vivo Bithor.
Lui era curioso di incontrarlo, si aspettava delle novità
ed era sicuro che il drago le avrebbe dette.
Il suo sguardo, come al solito, venne attirato dal cielo:
lì c’erano più lune e la loro luce superava di gran lunga quella della luna
terrestre.
Esse erano grandi e lo spettacolo era indescrivibile, si
vedevano tutti i crateri presenti sui satelliti di quel mondo distante.
Le stelle erano più grandi del solito e gli ammassi delle
galassie si notavano a occhio nudo.
Un lume s’irrorò d’improvviso nella volta celeste ed esso
proveniva dall’orizzonte.
Maximilian stava assistendo nuovamente all’alba e davanti
ai suoi occhi comparve in tutto il suo splendore un enorme sole rossastro.
La luce che inondò l’ambiente fece risaltare alberi
grandi; a occhio parevano alti otto metri e avevano delle foglie enormi che
ricordavano quelle dell’uva.
La vegetazione era fitta come mai l’aveva vista.
Lui era sopra una collina al centro di una strana
foresta.
Un fiume scorreva impetuosamente in mezzo a essa e a un
certo punto si riversava in un baratro dando vita a una cascata.
La cascata portava l’acqua su di un livello inferiore
anch’esso pieno di vegetazione.
I colori s’intrecciavano vivacemente … Il bianco con il
nero, il giallo con il rosso, dando vita a uno spettacolo degno di nota.
La sua attenzione però, fu attirata da una voce che
proveniva dalla boscaglia: «Maximilian, sono qui in mezzo alle piante». Poi
venne fuori una sagoma e la sua mole possente risaltò in tutto il suo
splendore.
Arrivato dinanzi a Maximilian, egli disse: «Oggi dobbiamo
parlare un po’. Dovrai dunque prestare attenzione».
Maximilian si avvicinò anch’egli e, quando
s’incontrarono, Bithor si abbassò, incominciando a parlare: «So che vi siete
incamminati per raggiungere il posto dove si nasconde Ivan; so anche che mio
fratello Aschcore vi sta seguendo, lo sento indistintamente, ma sappiate che
non è il solo che v’insegue. Presto avrete visite. Non potevate sperare che vi
lasciassero in pace e sarà così per tutta la durata del viaggio e finché non li
avremo sconfitti … Ma questo penso già lo immaginavi. Quello che volevo tu
sapessi, è che una volta rintracciato il mago rosso ci sarà bisogno che tu gli
parli».
Il suo interlocutore lo guardò e chiese: «Ma esattamente
cosa gli dovrei dire?».
Il drago rispose: «Tu dovrai solo parlargli. Qualsiasi
cosa gli dirai, il risultato sarà sempre lo stesso. Quando si renderà conto che
stiamo combattendo per la stessa causa si unirà a noi».
Maximilian fece presente: «Non sappiamo nemmeno se
riusciremo a trovarlo, si può solo sperare che la fortuna ci assista».
Il drago accennò un ghigno e rispose: «Non dovrete
cercarlo, poiché sarà lui a trovarvi».
Il ragazzo provò a chiedere chiarimenti, ma Bithor non
volle aggiungere altro.
Il drago fece però una raccomandazione: «Questo discorso
che stiamo facendo non deve trapelare, nessuno all’infuori di noi due deve
venire a conoscenza di questo».
Maximilian annuì dicendo: «Non ne farò parola con
nessuno».
Bithor si rialzò in piedi e guardando Maximilian continuò
il suo discorso: «Adesso inizierà la parte più difficile. Ti attaccheranno con
tutte le loro forze, ormai hanno capito che per loro rappresenti una minaccia
più di prima; dovrai pertanto imparare nuovi incanti se vuoi aver successo nel
difenderti. Come hai visto, non puoi ancora competere con un mago nero.
Pectumatra non solo vi ha disarmato, ma vi ha portato in un’altra dimensione
con facilità e questo non deve accadere più».
Maximilian si accomodò vicino a lui e guardò il cielo,
dove si scorgevano delle nuvole che come batuffoli d’ovatta si aggiravano nella
sua immensità e, di tanto in tanto, oscuravano entrambi i soli che erano
presenti.
In seguito chiese: «Finirà tutto questo prima o poi?».
Bithor lo guardò e si abbassò, portò la sua testa
all’altezza del ragazzo e gli rispose: «Non può finire finché non sconfiggiamo
definitivamente i maghi neri. Loro hanno distorto l’equilibrio che si era
instaurato; loro hanno ucciso molte persone; loro hanno quasi sterminato alcuni
esseri viventi; loro vogliono mettersi al pari con il potere divino. Se vuoi
che finisca nel modo giusto, non c’è altra soluzione … Immagina un mondo
soggiogato da loro; i bambini e tutti gli esseri che abitano questo mondo
sarebbero spazzati via. La loro anima verrebbe deturpata e il mondo
diventerebbe una landa desolata, come lo è diventato il mio».
Maximilian mise la mano sull’occhio sinistro, chiuse
entrambe le palpebre e aggiunse: «È che sono ancora così piccolo; non riesco a
capire il perché di tanta ferocia e, francamente, non vedo cosa io possa fare
per contrastare la loro avanzata».
Ancora una volta Bithor ripeté: «Max … Già la scorsa
volta ti ho detto che non sei da solo, ci sono io; ci sono i tuoi amici
dell’Asilum; c’è tuo fratello Gerard; ci sono i maestri. Siamo una grande
famiglia e combatteremo tutti assieme per difenderci l’un l’altro».
Maximilian si tolse la mano dal viso e guardò il drago,
poi annuì, testimoniando così d'esser consapevole della situazione.
Egli ribatté: «Lo so che non sono solo; ho l’impressione
però, che sia una cosa troppo grande per me. Ma capisco che la situazione
richiede uno sforzo da parte di tutti, non posso proprio permettere che venga
fatto del male ai miei amici. Ciononostante continuo a non comprendere cosa
posso fare per poterli aiutare; mi sento piccolo, indifeso e impotente. Vorrei
fare di più».
Bithor ribadì: «Hai già fatto tanto, non caricarti
eccessivamente. Qualsiasi cosa ti preoccupi, sappi che arriverà il momento in
cui ti renderai molto utile. Per quanto riguarda i maestri, loro sanno che si
può contare su di te; e se proprio vuoi fare di più, allora cerca d’imparare il
prima possibile, in modo da essere autonomo. In quell’istante nessuno potrà
cercare di confrontarsi con te».
Maximilian accennò un sì e Bithor continuò il suo
discorso: «Quello che ti ho detto poco fa, non è il principale motivo per il
quale ci siamo incontrati. È ora di imparare dei nuovi incanti, soprattutto in
previsione di un loro imminente attacco. Quelli di cui disponi sono già
abbastanza efficaci, ma in un corpo a corpo risulti essere ancora troppo
debole. Hai imparato il Solvo Caelestis, incanto che una volta riprodotto ti
lascia senza forze poiché non sei ancora in grado di reggere il suo peso; hai
imparato a richiamare i guardiani d’elemento, ma anche quell’incanto non serve
per uno scontro diretto. So che non posso aspettarmi la stessa forza di un
adulto, d’altronde sei un bambino di soli dieci anni, ma è necessario che
impari al fine di sopravvivere. È ora d’imparare a materializzare la tua spada
elementale e a usarla. Per te e per tutti quelli che ti sono cari sarà utile
che tu la riproduca il prima possibile».
In quell’istante Maximilian fece presente: «Ci ho già
provato, ma è risultato tutto vano; non riesco a riprodurlo nemmeno in parte
quell’incanto».
Il drago d’oro gli rispose: «Questa magia è tra le più
potenti che i maghi bianchi riescono a riprodurre. Non sarà certo facile, ma
tieni conto che sei stato capace di riprodurne altri che richiedevano un grado
ben più alto di difficoltà. Ora ascoltami attentamente … La formula già la
conosci, quindi non c’è bisogno di ripetertelo, probabilmente è questione di
concentrazione; e poiché tu hai le potenzialità per poterlo fare, suppongo che
sia solo questione di tempo, prima che tu ci riesca. Penso che ti abbiano
spiegato che la spada cambia a seconda del potenziale che possiede chi la
richiama; più si è potenti, più la spada si manifesta in tutto il suo
splendore. Esistono quattro elementi come ben sai, ma è possibile che essa si
manifesti anche in elementi differenti dai normali. Esiste, tuttavia, un tipo
di elemento che nessun mago è riuscito a materializzare. I quattro elementi
sono terra, acqua, aria e fuoco; accanto a loro c’è un elemento principe,
quello che si lega con tutti gli altri … L’idrogeno. Esso è difficilissimo da
controllare poiché di forma gassosa ed è praticamente presente dappertutto; per
poterlo controllare c’è bisogno di un enorme potere, in grado di pressarlo in
maniera possente in modo da renderlo come metallo liquido facendogli perdere
identità. Bisognerebbe creare un involucro per contenerlo evitando la sua
esplosione».
Maximilian stava ascoltando con attenzione, ma gli
sorgeva spontanea una domanda e la fece presente al drago: «Com’è possibile
padroneggiare un incanto tanto potente?».
Il drago rispose: «Questo tipo d’incanto non è mai stato
riprodotto nemmeno dai più potenti maghi bianchi. Chi lo padroneggia nel corpo
a corpo non ha rivali, ovviamente per controllare tutto ciò c’è bisogno di
molta pratica e propensione all’elemento in questione. Ascolta attentamente …
Qualunque sia il tuo elemento, devi concentrarti al massimo delle tue capacità;
immagina quello che vuoi visualizzare e comprimilo per mezzo di aria nella
forma finale».
Maximilian ci pensò un attimo, poi disse: «Penso d’aver
capito cosa intendi per compressione. Potrei utilizzare l’elemento aria che mi
aiuterebbe a controllare il gladio elementale».
Bithor confermò: «Esatto. Pare che tu abbia afferrato.
Per riprodurre il gladio, devi aiutarti con gli elementi semplici; è l’unico
modo per avere un controllo completo sul gladio».
***
In un posto lontano delle sagome minacciose
si aggiravano in mezzo al paesaggio.
Il posto era buio e non permetteva di
scorgere di chi si trattasse.
Una figura fu illuminata dalla luce lunare e
un essere magico comparve tra gli alberi e gli arbusti sparsi un po’ ovunque;
accanto a lui c’erano almeno quattro paia di occhi dalla stessa forma.
Una viscida voce si udì indistintamente:
«Sono passati di qui, lo sento. Sono passati in questo posto non più di dieci
ore fa». Quello era un boschivo.
L’ambiente era quello in cui Maximilian e i
maestri avevano sostato in mattinata.
Un improvviso tremore del terreno mise in
agitazione gli esseri che erano giunti in quel luogo.
Una sagoma pari a quattro volte loro comparve
lì vicino.
Era un’ombra oscura che poi, illuminata dalla
luce lunare, prese le sembianze di Melkore.
Un ruggito interruppe il silenzio che regnava
nel luogo, dopo di che il drago fece una domanda: «A che punto siamo con le
ricerche?».
Il boschivo gli rispose: «Abbiamo rilevato
delle loro tracce in questo posto tramite olfatto; dovremo essere in grado di
rintracciarli entro una giornata».
Il drago nero ribatté: «Una giornata è troppo
tempo. Dobbiamo rintracciarli prima possibile; assieme a voi verrò anch’io e
quando li avremo trovati li attaccheremo immediatamente». Poi, rivolgendosi al
più piccolo di statura, disse: «Tu vai al passaggio e informa i Villici che
siamo sulle tracce del Dragonkin. Quando avranno finito con la pozione e
aggiustato il passaggio, accompagnali e raggiungici con i rinforzi, compresi i
nuovi arrivati».
Il boschivo annuì e corse via immediatamente,
diretto verso il posto da loro presidiato.
Melkore annusava l’aria con avidità
riproducendo suoni animaleschi e, quando ebbe finito, affermò: «Sento anch’io
che sono passati di qui, l’odore ancora è presente. Con loro c’è il Dragonkin
di sicuro, ma perché si stanno movendo …».
Egli continuò a perlustrare il luogo e disse:
«C’è un motivo per il quale si stanno movendo. Prima li troviamo, prima
riusciremo a toglierli di mezzo».
Il drago guardò il resto delle creature e
chiese: «Chi di voi è il ricercatore?».
Si fece avanti un essere con un enorme naso,
sproporzionato in confronto al corpo, due esili braccia, un corpo scheletrico e
delle gambe posteriori ricurve simili a quelle di un agnello.
L’essere non aveva nessun tipo di
rivestimento che proteggeva la pelle ed era di colore grigio scuro.
Il cercatore assomigliava a un gorilla con
delle mascelle di coccodrillo sopra le quali troneggiava vistoso il suo naso.
Il drago si rivolse a lui dicendogli:
«Portaci da loro il prima possibile».
L’essere annuì e iniziò ad annusare
l’ambiente, in seguito emise un grugnito e si capì chiaramente: «Seguitemi. Vi
porterò da loro».
Tutte le figure che erano lì presenti si
spostarono da quel posto dirigendosi verso la loro ambita preda.
***
Nel rifugio costruito dai maghi bianchi intanto
…
Dian stava facendo la guardia; era ormai
giunta l’alba e i maestri incominciavano a svegliarsi.
Astral, Asdar e Wotan diedero il buongiorno a
Dian e dopo essersi preparati andarono tutti in sala da pranzo.
Dian chiese loro: «Allora … Non credete sia ora
di svegliare i nostri due piccoli amici?».
Wotan fu dello stesso parere: «Sarà meglio
farlo, dobbiamo metterci in marcia per raggiungere il porto. Abbiamo
appuntamento per oggi pomeriggio e di certo non ci aspetteranno se tardiamo».
Nella stanza dove i due bambini dormivano …
Maximilian si risvegliò e guardando Gerard,
che dormiva come un ghiro, accennò un sorriso.
Si alzò e incominciò a vestirsi, poi si
rivolse al fratello che russava forte: «Gerard, sarà ora di svegliarsi è già
l’alba».
Egli vide che le sue parole non sortirono
alcun effetto, allora alzò il tono della voce: «GERARD!».
Il fratello balzò dal letto chiedendo: «Cosa
succede?».
Maximilian gli rispose: «È già l’alba,
dobbiamo sbrigarci. Su, presto, prepariamoci e raggiungiamo i maestri. Di certo
a quest’ora saranno già svegli e ci staranno aspettando».
I due si vestirono e successivamente uscirono
dalla stanza in cui avevano dormito.
Una volta fuori, videro tutti i maestri che
stavano parlando in cucina.
Li salutarono e a loro volta furono salutati,
poi Astral si rivolse ai due ragazzi dicendo: «Buongiorno; dormito bene?».
Entrambi risposero di sì e in seguito si
avviarono verso il bagno.
Quando i due finirono di prepararsi, andarono
in cucina; lì Maximilian disse: «Scusateci per prima, ma avevamo urgenza di
raggiungere il bagno. Comunque … Abbiamo dormito bene e come vacanze direi che
sono incominciate nel miglior modo possibile. Non tutti si possono permettere
di farle in mezzo alla natura, per giunta in una casa che è disponibile in qualsiasi
momento».
Sul tavolo c’era un abbondante colazione quel
giorno: c’era il latte, i biscotti, il miele, il pane e la frutta.
Gerard domandò: «Ma tutto quel ben di Dio, da
dove arriva?».
Dian gli rispose: «Provviste prima della
partenza. Ma bando alle ciance … Fate colazione, presto dovremo essere in grado
di partire».
Gli altri maghi fecero un cenno di assenso e
poi ognuno di loro andò a preparare gli zaini.
I ragazzi finirono di fare la colazione,
misero tutto a posto e anche loro si diressero verso la propria stanza per
prendere gli zaini.
Quando tutti i preparativi furono terminati,
Wotan sciolse l’incanto di mimetizzazione.
Fuori dal rifugio si materializzò una
casupola di colore marrone; essa sembrava fatta di terracotta.
La porta d’ingresso si aprì e uscirono sei
sagome; erano i maestri e i due ragazzi.
Asdar sciolse il castrum e dopo che
Maximilian e Gerard si furono sistemati sulle spalle di Astral e Wotan, il
gruppo partì verso la meta ambita: il porto dal quale sarebbero salpati alla
volta dell’Amazzonia.
***
In un bosco non lontano dal posto da cui
Maximilian e i maghi erano partiti, un rumore di passi echeggiò tra gli alberi.
Il tremore del terreno faceva presagire la
presenza di qualche essere d’enorme stazza ed effettivamente, in mezzo agli alberi,
si scorgeva un’ombra che aveva le dimensioni di un autobus; talvolta alcuni
alberi venivano sradicati dall’irruenza di quella sagoma.
Quando essa uscì dall’ombra della notte,
illuminata dai primi raggi solari, la sagoma prese le sembianze di Melkore.
Il drago si stava dirigendo verso un punto
ben definito.
Davanti a lui c’era il ricercatore e
quest’ultimo si muoveva agilmente nella boscaglia.
Lo strano animale portò verso l’alto il suo
enorme naso e odorò l’ambiente; poi, come se avesse captato qualcosa,
s’incamminò verso una direzione ben precisa.
La loro corsa li portò fuori dal bosco e
arrivarono in uno spiazzo privo di alberi.
Lì il ricercatore si fermò … La sua
disgustosa sagoma iniziò a girare in tondo.
Egli fu subito raggiunto da Melkore che si
fermò proprio lì davanti; dopo poco arrivarono una decina di boschivi.
Melkore chiese al ricercatore: «Allora! Ci
siamo?».
L’essere ribatté con voce viscida: «Sono
ripartiti da poco; ma non percepisco il loro odore distintamente. C’è qualcosa
che lo disperde».
Il drago nero ci pensò un po’ su e in seguito
disse: «Deve essere l’incanto con cui si spostano, l’ho già visto fare. Si
forma sotto i loro piedi una specie di vortice, che gli permette di raggiungere
alte velocità e di disperdere allo stesso tempo il loro odore». Poi,
rivolgendosi ancora all’essere che continuava a cercare tracce sondando il
terreno con il suo naso, gli chiese: «In queste condizioni, quando potremo
essere in grado di riprendere le loro tracce?».
Quell’essere rispose: «Quando ritoccheranno
il terreno. Fino ad allora il loro odore verrà disperso dall’incanto».
Melkore sbuffò nervosamente.
In quel momento una sagoma iniziò a
materializzarsi al suo cospetto e quando fu visibile, si riconobbe uno dei due
Villici.
Il drago nero, visto quell’essere, gli
chiese: «Mi porti buone notizie?».
Il villico era sospeso a mezz’aria, non aveva
gambe, la sua tunica grigia quasi a brandelli pareva essere adagiata sulla
semplice aria.
Anche le mani non erano visibili, come lo
stesso volto che era interamente coperto dal cappuccio.
Una voce tremolante e fredda rispose a
Melkore: «Drago, non siamo ancora riusciti a riparare completamente il varco;
ma contiamo di farlo tra un massimo di tre settimane a partire da oggi. Abbiamo
comunque richiesto al padrone un paio di creature che potrebbero tornarci
utili. Tra due giorni ti raggiungeranno e bada di farne buon uso». Appena
finito di parlare, la sua sagoma iniziò nuovamente a diventare impalpabile fino
a scomparire del tutto.
Gli esseri, cui il Villico aveva parlato,
continuarono la loro rincorsa ai maghi bianchi subito dopo che fu scomparso.
***
Nel frattempo il gruppo di Maximilian
viaggiava velocemente.
Lui era sulle spalle di Astral e vedeva il
solito panorama.
La vegetazione sfrecciava da entrambi le parti
e quel vorticare d’aria tra i piedi e il terreno destò ancora curiosità in lui.
Maximilian si sentiva affaticato, ma poi
pensava al maestro Astral e capiva che il suo sforzo doveva essere ben
maggiore; allora si fece forza e cercò di non essere d’impaccio.
Le facce dei maestri erano serie, d’altronde
la situazione era alquanto pericolosa e le scorse esperienze Maximilian le
ricordava bene.
Era passata mezza giornata da quando avevano
lasciato il rifugio e i maestri erano visibilmente provati.
Maximilian rivolse lo sguardo anche verso
Gerard e notò la stessa cosa.
Astral fece un cenno a Wotan il quale disse:
«Va bene ragazzi. È ora di fermarsi per riposare almeno una mezz’ora».
Il resto del gruppo lo sentì e si fermarono
in uno spazio erboso dove c’erano i soliti alberi che li avrebbero riparati dai
raggi del sole.
Il gruppo si riparò sotto di essi e
incominciarono a mangiare qualcosa per cercare di recuperare un po’ d’energia.
Un tremore del terreno però li disturbò.
I maghi si allarmarono e si posero sulla
difensiva.
Il rumore finì nel momento in cui Aschcore
venne fuori dal terreno.
Il drago provocò un’enorme nube di polvere e
di detriti i quali coprirono tutto il paesaggio.
Egli si guardò intorno e successivamente
rivolse il suo viso verso i maghi appostati sotto l’albero.
Quel drago era uno splendido esemplare; aveva
dei lunghi baffi e una criniera come quella di un leone: bella folta.
Si ergeva su quattro esili gambe che alla
fine sfoggiavano lunghi artigli e la sua coda volteggiava in aria ad almeno
otto metri dal suolo.
Astral e gli altri maghi erano rimasti
sorpresi da quell’apparizione poiché sapevano che un eventuale contatto tra
loro voleva dire che c’erano dei guai in arrivo.
Il lungo drago si rivolse al gruppo:
«Signori, non si mette bene per tutti noi … Un gruppo di esseri magici ci sta
seguendo e non è molto lontano dalla nostra posizione; ma per il momento sono
riuscito a depistarli senza farmi scoprire. Dovete arrivare all’imbarco il
prima possibile. Se vi intercettano dovremo ingaggiare battaglia e capiranno
che ci stiamo muovendo per qualcosa».
Si alzarono tutti in piedi e Wotan chiese:
«Quanto distano da noi?».
Il drago gli rispose: «Se ci scoprono, avremo
loro notizie tra non più di tre ore. Bisogna che vi mettiate in marcia per
imbarcarvi quanto prima».
I maghi si affrettarono a preparasi e una
volta pronti caricarono gli zaini sulle spalle e invitarono i ragazzi a tenersi
saldamente a loro.
Questa volta Maximilian fu preso da Dian e
Gerard da Asdar; questo per far riposare un po’ i due maghi che in precedenza
li avevano portati fino a quel punto.
Astral domandò al drago: «Se li hai sviati,
vuol dire che per il momento non sanno dove ci troviamo; vero?».
Aschcore ribatté: «Si stanno dirigendo
altrove perché, finché voi siete in movimento, il ricercatore che è con loro
non percepisce il vostro odore; ma nel momento che vi siete fermati credo che a
lui sia arrivata una qualche vostra traccia. Riproducete quell’incanto con cui
vi spostate e al resto ci penserò io, in una maniera o nell’altra».
Tutti annuirono e, dopo aver riprodotto
l’incanto, incominciarono a dirigersi ad alta velocità verso il porto di
Megapontum.
Lì, un loro fidato amico li stava aspettando
per salpare alla volta della foresta pluviale.
Anche Aschcore dopo la loro partenza svanì
così com’era apparso e nell’ambiente circostante altro non si notò che un
grosso cratere, quello provocato dallo stesso drago.
I maghi continuarono a parlare anche in
movimento e Dian chiese ad Asdar: «Quanto manca per il porto?».
Il maestro gli rispose: «Dovremo essere sul
posto entro quattro ore al massimo; nel frattempo ho già provveduto a informare
il mio uomo, in modo da salpare immediatamente».
Astral aggiunse: «Dobbiamo far presto;
rischiamo di compromettere tutto quello per cui siamo partiti se ci trovano».
Udite quelle parole, tutti annuirono e
cercarono di non pensare alla stanchezza; aumentarono la velocità …
***
L’essere ripugnante che stava guidando il
gruppo capeggiato da Melkore si fermò d’improvviso, odorando l’ambiente che lo
circondava.
D’un tratto cambiò direzione e corse verso il
gruppo che lo stava seguendo.
Arrivato in prossimità di esso, si fermò ed
esclamò: «Presto! Ho appena percepito una loro traccia; è leggera e non è molto
distante da qui». E subito dopo riprese la sua corsa.
Melkore si girò verso i suoi sottoposti e
disse: «Andiamo; quando li troveremo nessuno di loro dovrà sopravvivere».
Tutti gli esseri che lo circondavano
annuirono e ripresero velocemente la via, abbattendo tutto quello che trovavano
sulla loro strada.
Il cercatore fu il primo che arrivò nello
spazio erboso dove si era fermato il gruppo dei maghi.
Il cratere formatosi dopo l’apparizione di
Aschcore aveva deturpato tutto l’ambiente.
L’essere appena giunto odorava l’aria
avidamente e sembrava aver perso le tracce delle sue prede.
Ben presto l’animale fu raggiunto dai suoi
compagni.
Melkore vide il cratere ed esclamò: «Non sono
soli! Con loro c’è Aschcore. Di sicuro questa è opera sua, dunque deve averli
avvertiti e adesso si sono messi in viaggio frettolosamente».
Il drago si guardò intorno e notò che erano
sparse numerose prove del passaggio dei maghi bianchi.
Egli si rivolse ancora una volta all’essere
che veniva chiamato ricercatore e chiese: «Senti ancora la loro presenza?».
Il cercatore gli rispose: «No! Devono aver
riprodotto l’incanto di cui tu ci parlavi». Melkore a quel punto disse: «Sarà
difficile capire la direzione che hanno preso; credo che Aschcore abbia fatto
qualche incanto per nascondere la loro presenza».
Il drago guardò di nuovo il cercatore e
domandò: «Allora, quale direzione seguiamo?».
Il piccolo essere, annusando l’ambiente, si
rivolse a Melkore dicendo: «Verso sud. Il loro odore scompare, ma è chiaro che
propende verso il sud da qui in poi». Fu allora che si avviarono tutti assieme
all’inseguimento della traccia percepita dall’animale con l’olfatto sviluppato
più del normale.
***
Maximilian e i compagni di viaggio si stavano
dirigendo ad alta velocità verso la loro meta.
Erano ormai passate circa tre ore dalla loro
partenza e della cittadina di cui Asdar aveva parlato non c’era ancora nessuna
traccia; eppure dovevano essere quasi in vista del mare a quel punto … D’un
tratto però, s’iniziò a vedere l’infinità dell’oceano.
Maximilian tirò un sospiro, cercando
d’incamerare l’aria che lo circondava.
Il bambino iniziava a sentire il tipico odore
del mare.
Egli sentiva la salsedine mista all’odore di
pesce che riesce a percepire solamente chi proviene dalle zone dove il mare non
c’è.
Il rumore delle onde che s’infrangevano
contro gli scogli e il verso dei gabbiani lo avevano sempre rilassato.
Quei rumori annunciavano che il mare era lì a
due passi.
In mente gli tornarono i momenti in cui tutta
la sua famiglia si era recata in vacanza, non aveva dimenticato proprio nulla:
i castelli di sabbia, i tuffi in acqua, gli scherzi che con Gerard facevano al
proprio padre con cui giocavano come se fosse un fratello maggiore e la mamma
che preoccupata gli raccomandava di non farsi male.
Maximilian fece un sorriso e mormorò: «Che
bei tempi quelli».
Dian sentì il mormorio e chiese a Maximilian:
«Cosa?».
Egli rispose: «Niente, stavo solo ricordando
i tempi passati».
Quando
furono in prossimità dei caseggiati, Maximilian e Gerard scesero dalle spalle
dei due maghi e tutt’insieme si diressero verso il porto.
La strada
era formata da piccoli blocchi, come se quelle vie fossero rimaste al tempo dei
romani.
Il gruppo
attraversò il centro della città, dove le macchine viaggiavano in un senso e
nell’altro diligentemente.
I
marciapiedi al lato delle strade erano pieni di gente che passeggiava vestita
in modo leggero.
I negozi
erano aperti e pieni di mercanzia.
Le persone
si apprestavano a fare la spesa e portavano le buste piene di merce appena comprata.
I piccoli
venivano portati dai propri genitori per le viuzze e nei giardini preposti al
loro svago, dove s’intravedevano giochi tipo lo scivolo e l’altalena.
Maximilian,
però, aveva altro a cui pensare …
Lui
osservava i maghi che si affannavano a camminare il più velocemente possibile
senza dare nell’occhio, cercando di raggiungere il porto che era poco lontano
di lì.
Le case
erano costruite tutte in cemento ed erano colorate in modo da risultare una
diversa dall’altra.
Furono
presto in vista del porto: lì c’erano delle grosse navi ormeggiate e il gruppo
finalmente ci entrò.
Asdar,
ponendosi alla loro testa, affermò: «L’appuntamento è al terzo molo tra circa
mezz’ora; ma lui dovrebbe già essere sul posto».
S’incamminarono
verso il molo e durante il tragitto Astral ribadì: «Dobbiamo fare in fretta; se
ci raggiungono, ci saranno molti morti tra questi uomini. Una volta in acqua,
non potranno più seguirci. Essa cancellerà le nostre tracce dopo che saremo
salpati».
Asdar lo
interruppe sostenendo: «Ci siamo … Quella è la nave». Indicò poi con un dito
una grossa nave che pareva un peschereccio.
Si
avvicinarono e intravidero un losco personaggio, intento a terminare i
preparativi per la partenza.
Un mozzo si
frappose tra loro e la nave e gli chiese: «Scusate signori, a questa nave non
potete avvicinarvi poiché è in manutenzione straordinaria».
Il ragazzo
aveva l’età di ventinove anni, era alto all’incirca un metro e settanta, aveva
la carnagione chiara, i capelli erano corti e di colore castano, gli occhi erano
verdi, le guance erano rosse e il naso era leggermente aquilino.
Il gruppo si
fermò e Asdar, che precedentemente aveva preso accordi con il capitano del
battello, gli disse: «Abbiamo appuntamento con il capitano Romero».
Il mozzo fu
sorpreso da quelle parole, guardò l’orologio e gli fece notare: «Siete in
anticipo di mezz’ora circa; il capitano mi ha detto che sareste arrivati in
sei, ma non mi aveva accennato che sareste saliti a bordo prima di finire i
preparativi per il viaggio». Lui, poi, fece cenno di seguirlo.
Arrivarono
di fronte alla passerella che permetteva di salire a bordo della nave e il
mozzo li fissò facendogli segno di fermarsi.
Egli disse:
«Fermatevi qui; io torno subito».
Il ragazzo
lasciò il gruppo sulla panchina del molo e s’incamminò verso il vascello.
Intanto i maghi fecero massima attenzione a quello che gli stava capitando
intorno.
Dopo pochi
minuti tutti udirono un rumore di metallo che collideva contro il legno.
Sulla nave
apparve una sagoma baffuta e con un pizzo sotto al mento.
Egli urlò:
«NO … NON CI POSSO CREDERE. VECCHIO MARPIONE; ASDAR, DA QUANTO TEMPO!». E con
fare goffo, si apprestò a percorrere la passerella.
Quando
quell’uomo arrivò vicino al mago, il rumore cessò; abbracciò Asdar e gli disse:
«Vecchio amico … Da quanto tempo che non ci vediamo. Pensa … Quando mi hai
chiamato, ho creduto che fosse uno scherzo di qualche mio conoscente; ma adesso
che ti vedo …».
L’uomo smise
di parlare per un attimo, guardò il resto del gruppo e aggiunse: «Queste sono
le persone di cui tu mi hai parlato. Bene, venite a bordo; avremo la
possibilità di conoscerci meglio una volta sulla nave». E fece loro cenno verso
la passerella.
Maximilian e
i compagni l’attraversarono e, una volta a bordo della nave, videro il suo
ponte tutto tirato a lucido.
Quel
vascello era sicuramente un peschereccio, poiché si vedevano ovunque casse
destinate a contenere il pesce.
L’equipaggio
era incuriosito dai nuovi arrivati e mentre i marinai svolgevano i propri
compiti, guardavano cercando di capire chi fossero gli intrusi.
Il capitano,
accortosi della loro curiosità, disse loro: «Signori! Siamo qui per lavorare e
guadagnarci la pagnotta. Ora, se questo ci può far guadagnare qualche soldo in
più, perché non farlo? Dunque … Tutti al lavoro e non fate domande!».
Tutte le
persone presenti sulla nave si concentrarono su quello che stavano facendo,
mentre il capitano s’incamminò verso i suoi alloggi.
Egli,
rivolgendosi ad Asdar e ai compagni, ribadì: «Venite con me; vi mostrerò come
ci siamo organizzati». In seguito, rivolgendosi al mozzo, ordinò: «Pensa a
informare la ciurma di quanto sto per dirti».
L’uomo
aspettò qualche secondo prima di dire: «A bordo abbiamo degli ospiti che
accompagneremo fino in Brasile poiché la nostra rotta ci porterà presso quelle
coste. Il compenso che riceveremo verrà diviso in parti uguali tra i marinai, a
patto che agli ospiti non venga dato fastidio».
Quando il
capitano finì di parlare, il mozzo, apparentemente felice per il guadagno
extra, sorrise e dopo aver annuito esclamò: «Sissignore!».
Egli corse
poi fuori per avvisare della buona novella i suoi colleghi.
Gli uomini
erano rimasti soli nella cabina del capitano e a quel punto Asdar si rivolse a
lui esternando quello che i maestri gli avevano chiesto di dire: «Romero,
innanzi tutto ti volevo ringraziare per il passaggio che ci offri».
Asdar fu
interrotto dal capitano che rispose: «Ma figurati; penso che al mio posto tu
avresti fatto lo stesso e poi, dopo tanto tempo che non vedevo il mio amico, il
minimo che potessi fare è questo».
Asdar gli
fece presente: «Abbiamo bisogno di partire subito; non posso dirti il motivo,
ma è di estrema importanza che leviamo l’ancora. Immediatamente …».
Il capitano
lo guardò, poi fissò il resto del gruppo: Astral, Wotan, Dian, Gerard e
Maximilian.
I sei erano
tutti provati, al limite della resistenza per il lungo viaggio che avevano
fatto.
Romero si
accorse della loro condizione, poi guardò ancora una volta Asdar e gli rispose:
«Hm … Come al solito … Combini sempre qualche guaio. Di certo, per chiederlo,
dovrei supporre che sia una questione di vita o di morte. Forse farei meglio a
darti retta».
Asdar
ribadì: «Direi proprio che se non partiamo potresti rivedere qualche
personaggio indesiderato».
Romero si
alzò dalla sedia su cui era seduto, fece una smorfia e affermò: «Dunque è come
ho sospettato fin dall’inizio». Di seguito alzò la voce chiamando il mozzo:
«ANDREAS!».
Il ragazzo
arrivò di corsa chiedendo: «Cos’è accaduto capitano?».
Romero
ordinò: «Tirate su gli ormeggi; si parte. IMMEDIATAMENTE!».
Il ragazzo
annuì e corse subito fuori dalla stanza del capitano; dopo pochi istanti la
nave fu pervasa da persone che svolgevano le loro azioni in modo quasi
meccanico.
Passarono
pochi minuti e la nave iniziò a muoversi prendendo la via che l’avrebbe portata
al largo: rotta verso il Brasile …
***
Appena fuori
dalla città, delle ombre si muovevano velocemente verso la costa.
Quelle
figure sembravano voler evitare il centro abitato.
Alla testa
delle ombre c’era un piccolo essere la cui forma era quella del ricercatore.
Il cercatore
aveva portato il gruppo di esseri su di un pendio il quale dava sul mare; fu
allora che il drago si rivolse all’essere che li aveva portati fin lì con il
suo olfatto.
Egli chiese:
«Dove sono?».
L’essere,
impaurito come sempre, rispose: «Da qui in poi le loro tracce svaniscono. Sono
sicuro che hanno preso il mare».
Il segno di
stizza del drago non si fece attendere: emanò un ruggito terrificante e lo
udirono persino gli abitanti della città che rivolsero la loro attenzione verso
quel luogo.
Intanto,
sulla scogliera, gli esseri che avevano seguito il gruppo dei maghi bianchi
fino lì, guardavano impotenti la moltitudine di navi che si allontanavano dal
porto.
Melkore si
rivolse verso un boschivo dicendo: «Vai, informa subito i due Villici; abbiamo
bisogno degli esseri promessi, senza di loro non possiamo seguirli e nemmeno capire su che imbarcazione si trovino».
L’essere
annuì e sparì immediatamente dalla loro vista.
Le altre
creature seguirono il drago nero che rivolgendosi a loro aggiunse: «Voi tutti …
Venite con me. Abbiamo ancora qualcosa da fare».
Tutti quegli
esseri svanirono dalla rupe subito dopo, non lasciando alcuna traccia.
Un saluto a tutti i lettori; noi ci
risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva”
il 3° capitolo).
