La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.

Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

giovedì 16 aprile 2015

Maximilian Arsltain “il canto dell’arcangelo”; 1° capitolo da leggere online.

Siete pronti?
Ehm … È stata un’impresa ardua, ma ci sono riuscito; ben 10.752 parole scremate e fatte diventare 8.927 parole tutte corrette ed editate secondo un certo criterio (soggetto, predicato, complemento e avverbio).
Ora … Sarebbe meglio che non scriva più nulla poiché il capitolo è già bello lungo.
Buona lettura:



CAPITOLO 1
PARTENZA


Nell’Asilum la vita scorreva in modo normale, però i suoi abitanti non avrebbero dimenticato facilmente quello che era successo nei giorni precedenti.
Le voci dei bambini si udivano chiaramente in quel giorno di metà giugno.
Le strade erano piene di luce.
La gente era indaffarata a svolgere le proprie mansioni.
Gli uomini erano in cerca di materiali a loro utili per assolvere i più disparati compiti.
C’erano famiglie che, all’ultimo momento, si apprestavano a partire per le vacanze. Una di queste era appena uscita da casa; essa era una piccola villetta nei pressi dell’accademia.
Il suo tetto era di color marrone chiaro, le pareti erano pitturate di bianco.
Lì c’era una gran porta che si distingueva per il suo colore verde scuro.
Nella facciata che dava sulla strada, erano presenti delle finestre, anch’esse in alluminio verde scuro, dietro le quali spiccavano delle tende che sembravano di pizzo merlettato bianco.
Dalla casa uscì una figura maschile; egli era il padre dei due pargoli che aspettavano sulla soglia dello steccato il quale delimitava il giardino.
Lo aspettava anche una donna con in braccio il proprio figlioletto.
Lei si rivolse all’uomo e disse: «Allora! Caro … Se continui di questo passo, perderemo l’aereo; datti una mossa. Ti ho già detto che ho chiuso io: il gas, l’acqua e tutto quello che c’era da chiudere».
L’uomo gli rispose: «Arrivo subito cara, dammi il tempo di chiudere la porta principale e saremo in un istante all’aeroporto». Egli, poi, chiuse il portone principale e si diresse verso la sua famiglia.
Quando arrivò vicino alla donna, fu distratto da alcuni rumori provenienti dall’accademia.
Quella persona fu sorpresa dal sentire le voci e chiese alla moglie: «Cara, ma all’interno dell’accademia ci sono ancora degli studenti?».
La donna, che non vedeva l’ora di partire, rispose di tutta fretta: «Penso di sì; ma adesso questo non importa, dobbiamo raggiungere l’aeroporto quanto prima. Sbrigati!».
Il signore era di robusta corporatura, aveva i capelli folti e riccioluti e il naso aquilino.
L’uomo, sulla cinquantina d’anni, mise una mano sulla spalla della moglie, che da un lato teneva per mano il figlioletto di sei anni, dall’altro reggeva in braccio la figlia di soli otto mesi, ed esclamò: «Reditus!».
Le quattro figure svanirono all’istante, lasciando il paesaggio dietro di loro privo di figura umana.
Intanto, nell’accademia, le voci continuavano a sentirsi sempre più forti: «Questa volta non sbaglierò. Stai attento Gerard!».
Esse provenivano dal boschetto di fronte allo stabile.
«Maximilian è da un po’ che ci stiamo provando, non pensi che possa bastare?». Affermò uno di quei bambini.
I due fratelli si stavano allenando all’uso della magia bianca: Maximilian era vestito con dei pantaloni corti di colore azzurro e una maglietta bianca.
Gerard, invece, era vestito con delle bermuda di color bianco e una maglietta arancione.
I due bambini si distinsero chiaramente in mezzo al bosco.
Maximilian era pronto, lì, nel posto in cui a inizio anno si era allenato con il maestro Wotan, nel tentativo di materializzare la propria spada elementale.
«Gladio!». Esclamò Maximilian, ma anche dopo aver pronunciato la formula non successe niente.
«Te lo avevo detto che non sarebbe successo nulla. Forse per tentare di evocare le nostre spade sarebbe meglio chiedere aiuto ai maestri; oppure cercare direttamente in biblioteca nel tentativo di trovare delle informazioni utili per completare l’incanto. Che dici?». Propose Gerard.
Maximilian lo guardò sconsolato e disse: «Forse hai ragione. Per oggi basta fare le prove; d’altronde sono passati due giorni dalla consegna dei diplomi e da allora non ne abbiamo ricavato nulla. Forse, come dici tu, andando in biblioteca riusciremo a trovare qualcosa di utile».
I due s’incamminarono lungo il sentiero che portava diritto verso il portone principale, lo aprirono e si ritrovarono nella sala dove due giorni prima si era svolta la cerimonia di chiusura dell’anno.
Era strano per i due passare di là senza trovarsi nella massa di studenti che si accingeva a raggiungere le proprie classi, ma di quei tempi tutti erano di sicuro in vacanza: chi al mare, chi in montagna.
Per quanto riguardava i due, era imminente anche la loro partenza: all’indomani mattina presto sarebbero partiti per l’Amazzonia.
Sembravano tranquilli e allo stesso tempo interessati di più allo studio dell’incanto che stavano sperimentando da due giorni.
I bambini stavano percorrendo i corridoi, a un certo punto Gerard chiese: «Secondo te come rintracceremo il mago rosso?».
Maximilian lo guardò e rispose: «Non ho idea di come intendano cercarlo i maestri, oltretutto non sappiamo nemmeno dove si trova. L’unica cosa certa è che bisogna rintracciarlo per convincerlo a unirsi ai maghi bianchi. Sono curioso di vedere che tipo è, soprattutto l’aspetto e i poteri che possiede: certo che se erano capaci di tenere testa ai demoni, addirittura sconfiggendoli, devono essere parecchio forti».
Gerard annuì e confermò quelle parole: «Sono d’accordo con te; spero però, che non rifiuti di unirsi ai maghi bianchi».
Il fratello minore affermò: «Vedrai che le cose andranno per il meglio».
Dopo poco i due arrivarono di fronte alla biblioteca.
Maximilian a quel punto disse: «Ma guarda te, già siamo arrivati. Evidentemente non sono abituato a camminare così in fretta percorrendo i corridoi. Ebbene … Visto che abbiamo fatto così veloce accomodiamoci, c’è tutta una biblioteca che ci aspetta».
I due entrarono e si misero a cercare in mezzo agli scaffali e a tutti i libri che erano presenti nella capiente stanza.
Maximilian notò un libro di grandi dimensioni e di colore rosso.
Lui si avvicinò al posto in cui era custodito, lo prese con cura come gli aveva raccomandato il maestro Astral, e lo posò sull’apposito spazio dedicato alla lettura.
Lo aprì e lesse le prime righe.
Gerard trovò anch’egli un libro che secondo lui era importante per completare l’incanto che stavano provando da giorni; lo prese e lo portò verso Maximilian.
Egli arrivò vicino al fratello e vide che era raccolto nella lettura, gli pose una mano sulla spalla e domandò: «Trovato qualcosa d’interessante?».
Il ragazzo rispose: «Guarda qui Gerard». In seguito, fissando il libro, lesse ad alta voce: «La Magia Rossa nei Secoli, storia dell’evoluzione dei maghi rossi e dei loro poteri».
I due si guardarono con aria incuriosita, poi si affrettarono a leggere.
Fu Maximilian che continuò la lettura: «Capitolo uno, il mago rosso. Quando in principio la magia venne usata dall’uomo, si arrivò al punto in cui egli, per brama di conoscenza, sperimentò molte formule nell’intento di acquisire numerosi incanti; ma presto si rese conto che la sua fragilità gli poneva dei limiti. Più precisamente: non poteva aspirare alla conoscenza completa dell’arte magica per via delle sue limitazioni corporali e comportamentali. Corporali, in quanto il suo fisico non era in grado di sopportare il peso degli incanti che richiedevano pesanti perdite di forza vitale senza la quale, chi li riproduceva, perdeva la vita. Comportamentali, perché si vociferava che per volere divino lui non poteva disporre di forti poteri poiché debole di spirito e facilmente aggirabile da entità astute le quali, approfittando della sua debolezza, lo avrebbero sfruttato per scopi oscuri. Data questa sua incapacità, gli fu negato il completo controllo su di essa. La magia fu divisa in due rami: quella bianca, che faceva affidamento sulla manipolazione degli elementi e quella rossa che attingeva al potere di entità spirituali come gli Arcangeli. I maghi rossi potevano richiamare i loro incanti per mezzo di un bastone, senza il quale non avevano accesso a tali magie. Il bastone era fatto di legno d’ulivo; esso era il simbolo del patto stipulato con l’entità celeste».
Maximilian smise di leggere per un attimo, guardò il fratello e disse: «Pare che in principio la magia nera non era presente. Mi chiedo come possa essere stata scoperta». Poi si chinò di nuovo sul libro e continuò a leggere: «Il mago rosso si pone per potenza al pari di quello bianco, ma mentre quello bianco non possiede nessuna entità alla quale fare ricorso in battaglia, quello rosso può, tramite un incanto segreto e tramandato nei secoli, evocare un Arcangelo che, una volta accorso in aiuto del mago evocatore, si frapporrà tra lui e il suo nemico; tuttavia esiste un accordo tra l’entità celeste e il mago: esso può fare ricorso a detta magia solamente se affronta un demone. Infatti, l’arcangelo risponde solo in quel caso. Non è possibile, per questo, usare quell’incanto quando lo si desidera. Se si prova a riprodurlo in mancanza di queste condizioni, il solo risultato che si ottiene è la nullità del patto tra loro e l’entità celeste. In quel caso il bastone d’ulivo, segno della promessa fatta, arderà immediatamente diventando cenere e il mago rosso perderà tutti i suoi poteri». I due ragazzi si guardarono stupefatti.
Gerard esclamò: «Incredibile!». Poi domandò: «E questi maghi sono stati sconfitti dalle forze oscure? Mi domando in che modo». 
Maximilian fece spallucce e propose: «Continuiamo a leggere, forse troveremo qualche spiegazione».
Ancora una volta egli si piegò sul libro e continuò a sfogliarlo: «L’incanto appena descritto è tenuto segreto dagli stessi maghi rossi. Oggi però, si ritiene che questa potente magia sia andata persa per sempre, giacché nessuno di loro è riuscito a riprodurla da tempo immemore. Sono a tutt’oggi i guardiani della barriera apposta tempo addietro dopo la grande guerra vinta dall’alleanza, quando gli esseri magici furono confinati nell’altro universo assieme ai maghi oscuri».
I bambini furono distratti dal rumore della porta che si aprì alle loro spalle.
I due si girarono e videro il maestro Astral e il maestro Wotan.
Quando quest’ultimo li vide, disse: «Finalmente vi ho trovato. Vi stiamo cercando da parecchio».
I maestri videro che i due avevano in mano il libro che parlava dei maghi rossi.
Wotan, che lo aveva notato per prima, affermò: «Vedo che vi state documentando. Bravi ragazzi, continuate così; d’altronde solo studiando si riesce nella vita».
Astral invece chiese: «Avete trovato qualcosa d’interessante dentro quel libro?».
I ragazzi risposero in coro: «Sì maestro. Saremo venuti a cercarla per chiederle delle informazioni su articoli che abbiamo letto su di esso».
Il maestro sorrise nel sentire quello che avevano appena detto i due.
La sua risposta fu: «Ditemi pure, vi ascolto».
Maximilian si fece avanti chiedendogli: «Abbiamo appena letto che all’inizio, quando l’uomo praticava la magia, esistevano solo due rami di essa: quella bianca e quella rossa. Ci chiedevamo: e … Quella nera?».
Astral chiuse gli occhi e chinò il capo rialzandolo immediatamente, poi disse: «Ebbene, la magia nera altro non è che un abominio. L’uomo, non contento di quello che gli era stato concesso, cercò di appropriarsi di quello che gli fu proibito. I demoni stipularono un patto con coloro che erano disposti a fare qualunque cosa per dominare sugli altri: questi uomini, in parte maghi rossi, in parte maghi bianchi, cercavano più potere e diedero così il via alla maledizione che tuttora ci portiamo dietro».
I ragazzi chiesero ancora spiegazioni: «Allora parliamo di un tipo di magia che non fu concessa in uso all’uomo e di cui lui si è impadronito?».
Wotan rispose: «Esatto. In principio, le uniche arti magiche permesse all’uomo erano due. Poi gli esseri umani, desiderosi di potere, sperimentarono nuovi incanti e visti i risultati sono andati sempre più in profondità nello studiarli, fino ad arrivare a un livello infimo; cioè quello in cui stipularono un patto con esseri abietti. Facevano parte di questa categoria gli uomini che si erano distinti per la loro ferocia verso altri esseri. Erano colpevoli dei più efferati crimini. Da quell’unione ne scaturì un enorme potenziale magico; questi esseri, non si sa come, riuscirono a convogliare verso i maghi consenzienti enormi poteri, ovviamente usati a scopo malvagio: sopprimere tutte le creature indifese e depredare le loro anime. La storia di quello che accadde in seguito la conoscete ed è quella di cui vi ha narrato il maestro Brot in molte occasioni».
Maximilian e Gerard non fecero alcuna piega; erano ormai abituati, poiché da un anno avevano a che fare con svariate creature, le più strane.
Quando il maestro finì la sua esposizione, Gerard affermò: «Eravamo venuti in biblioteca per cercare delle informazioni sull’evocazione del gladio, ma ci siamo imbattuti in questo libro che parla dei maghi rossi. Poiché ci stiamo preparando per andare a cercare il loro gran maestro, ci siamo incuriositi e volevamo conoscere quale fosse il loro potenziale. Ci ha fatto riflettere il modo in cui il libro li descrive, sembrano essere molto forti. Eppure, sono stati sconfitti: ci chiedevamo com’è stato possibile?».
Astral guardò i due piccoli e disse: «E va bene … Visto che abbiamo tempo e siamo nel pieno delle vacanze, ci metteremo comodi e vi spiegherò un po’ di cose. Venite pure con noi».
Il gruppo appena formatosi s’incamminò verso i tavoli preposti alla lettura, prese posto, e il maestro continuò la sua esposizione: «Come vi avevamo detto in precedenza, i maghi rossi erano, fino a poco tempo fa, i guardiani dell’altro universo. L’incarico gli fu affidato proprio in virtù della loro destrezza con la magia e per la loro capacità di fronteggiare direttamente i demoni. Evidentemente questo non è bastato. Non sappiamo bene cosa sia successo, ma fatto sta che tutti i maghi rossi sono stati uccisi. I demoni sono riusciti ha sconfiggere gli avversari più temibili, come del resto hanno fatto prima anche con i draghi. Quello che io posso dirvi è che noi maghi bianchi e i maghi rossi abbiamo combattuto assieme per debellare la malvagia presenza dei maghi neri e della loro fetida magia. I maghi rossi erano molto forti; conoscevano incanti incredibili ma, ahimè, non ho mai visto quello che loro ritengono l’incanto più potente e non ho la più pallida idea in che cosa consista».
Il maestro Wotan intervenne dicendo: «Quei maghi sono d’avvero potenti e non si riesce a credere che siano stati sconfitti. Proprio per questo dobbiamo cercare il loro gran maestro. Lui è il depositario di molti segreti, possiede tutte le informazioni che a noi servono. Alcune domande che voi ci avete posto incuriosiscono anche noi, ma visto che nessuno di loro è sopravvissuto non avranno mai risposta a meno che non riusciamo a trovare Ivan».
I due bambini annuirono.
Gerard pose un altro quesito: «Riusciremo a trovarlo?».
Astral gli rispose: «Non sappiamo con precisione dove sia; ma se è nel posto dove ci stiamo dirigendo, senz’altro lo troveremo».
Maximilian a quel punto domandò: «Quando partiremo?».
Il maestro lo guardò e disse: «La partenza è fissata per domani mattina presto. Stasera vi faremo sapere l’ora; vi stavamo cercando appunto per ricordarvi di preparare tutto il necessario per affrontare il viaggio».
Il mago fissò poi il libro che Gerard aveva tra le mani.
Egli affermò: «Oh … Vedo con piacere che vi state impegnando per portare a termine l’evocazione del gladio elementale. Ditemi … Come procede?».
Maximilian fece capire che non andava poi così bene e disse: «Veramente è difficile evocarla. Non ho fatto passi avanti e non riesco a capire come poter completare l’incanto».
Il maestro Wotan notò l’espressione che i due avevano assunto e fece presente: «Ragazzi; voi siete degli studenti del primo anno, quindi è normale incontrare tante difficoltà. Ora ditemi … A che età pensate che io abbia imparato a evocare la mia spada elementale?».
I due si guardarono in faccia, alzarono le loro spalle e poi si rivolsero al maestro: «Non immaginiamo quando».
Il maestro, dopo aver scambiato un’occhiata di complicità con Astral, gli disse: «Ho imparato quell’incanto all’età di quattordici anni; quindi non preoccupatevi se non ci riuscite al primo colpo. Se posso dirvi quello che ho imparato dalle numerose prove fatte per riprodurlo, è che quando sarà il momento lo farete con ottimi risultati. Alla vostra età nessuno dei ragazzi è mai riuscito a riprodurre quel tipo d’incanto; tuttavia, se posso darvi una dritta, continuate a provare e cercate di visualizzare con l’immaginazione ciò che volete fare. Solo così attingerete alla vostra forza vitale. Più vi concentrerete, più possibilità avrete di poter portare a termine la magia».
Maximilian, però, ribatté: «Io ho provato a concentrarmi come non mai, ma non ci riesco; e sinceramente sto perdendo la speranza di potercela fare».
Astral, sentita quell’affermazione, riprese il giovane Maximilian: «Non dire così. Non si può pretendere tanto, soprattutto in un breve lasso di tempo come lo è quello intercorso tra il tuo avviamento alla magia ad oggi. Non dimenticare che hai fatto già abbastanza ed è qualcosa che nemmeno un mago esperto sarebbe stato in grado di fare. Pertanto … Non ti scoraggiare, impegnati e vedrai che ci riuscirai come in precedenza ci siamo riusciti noi».
Maximilian annuì e aggiunse: «Cercherò d’impegnarmi di più, glielo prometto maestro. Un giorno mi vedrà impugnare una scintillante spada elementale».
La sua espressione era alquanto decisa e il maestro gli sorrise, come sempre aveva fatto fin dal giorno in cui lo aveva conosciuto.
Egli disse: «È questo il Maximilian che abbiamo conosciuto; il ragazzo che ha contribuito alla disfatta della spedizione degli esseri oscuri che si apprestavano a marciare sul mondo. Per quanto riguarda il giorno in cui io ti vedrò brandire la tua spada elementale, sappi che sarà uno dei giorni più belli che avrò vissuto e per il quale varrà la pena combattere aspramente». E dopo aver detto quelle parole, controllò l’orologio che aveva al polso.
Il maestro si rivolse poi a Wotan e affermò: «Wotan, dobbiamo andare. Ci aspettano per finire di organizzare la spedizione».
Wotan annuì e ribatté: «Eh sì. Il tempo passa velocemente. Sarà meglio andare o faremo aspettare gli altri».
I due si alzarono dal tavolo e, dopo aver salutato Maximilian e Gerard, si avviarono verso l’uscita della biblioteca; non prima di essersi raccomandati d’essere puntuali per la cena però.
A cena avrebbero comunicato ai bambini l’ora esatta della partenza.
I due alunni risposero che si sarebbero attenuti agli accordi presi e i maestri uscirono dalla biblioteca, richiudendo dietro di loro la grossa porta.
Maximilian e Gerard rincominciarono a sfogliare il libro che stavano consultando prima e furono attirati da un disegno in particolare: un enorme angelo con le ali aperte occupava tutta la pagina.
L’angelo brandiva una spada ed era vestito con un mantello rosso, sotto il quale si vedeva un’armatura tipica dell’epoca romana; ai piedi aveva dei calzari di color marrone.
La loro attenzione fu poi attirata dal viso dell’angelo: la bocca era spalancata, come se stesse dicendo qualcosa.
Gli occhi della creatura celeste erano aperti e il suo sguardo era minaccioso.
Gli esseri sotto di lui, principalmente diavoli, erano in ginocchio e con le mani occludevano le loro orecchie.
Le armi che precedentemente brandivano erano tutte al suolo; indifesi rivolgevano il loro sguardo verso quella figura angelica che li sovrastava.
I suoi capelli erano lunghi e di colore giallo paglierino.
La possente mole dell’angelo troneggiava su quella pagina rendendo quasi invisibili le altre creature.
Il cielo era colmo di nubi scure squarciate da spiragli di luce e tutt’intorno c’erano piccoli angeli festanti che suonavano i propri strumenti.
Maximilian si rivolse al fratello: «Gerard, cosa pensi che raffiguri questo disegno?». Gerard rispose: «Max, a me sembra un angelo che sta combattendo assieme ai suoi simili contro creature demoniache. Quello che non mi spiego è come mai tutti gli esseri brutti siano disarmati».
Quel disegno era bellissimo: un essere celeste che sovrastava le creature del male.
Una scena simile sarebbe rimasta scolpita nelle loro menti per molto tempo.
I due continuarono a leggere il libro e Maximilian si prese l’incombenza di farlo ad alta voce:

L’arcangelo farà la sua comparsa. Egli sarà maestoso e tutti gli esseri di cuore impuro saranno schiacciati sotto i suoi colpi. Le bestie saranno impotenti e immobili. Non vi sarà perdono per loro ed egli farà strage, ripulendo il mondo di tale feccia e facendola ripiombare negli inferi. Un essere sarà da lui protetto, poiché questi riprodurrà un giorno il più potente incanto che l’uomo abbia mai visto e porrà così fine al tentativo del maligno di porsi sullo stesso piano del potere celeste. L’angelo, però, esigerà tributo e, quando il suo compito sarà concluso, tornerà a osannare le lodi del creatore.

Maximilian guardò Gerard e gli domandò: «Secondo te a cosa si riferisce?».
Il fratello strinse le spalle e rispose: «Mah … A primo impatto direi che si tratta di una profezia la quale narra di un angelo che protegge un mago rosso dall’attacco dei demoni».
Maximilian annuì e confermò: «Penso anch’io la stessa cosa». Poi, richiudendo il libro con la copertina rossa, continuò: «Abbiamo letto abbastanza e, visto che il tempo stringe, sarà bene provare a cercare qualcosa che ci aiuti a materializzare le spade. Gerard, diamo un’occhiata a quel libro che hai in mano, proviamo a cercare qualche dritta che ci possa aiutare nel riprodurre l’incanto».
Anche Gerard era della stessa opinione.
I bambini rimisero il libro che parlava dei maghi rossi dove era stato preso e incominciarono a sfogliare il grosso volume che aveva trovato Gerard.
Dopo un’ora ai due venne un’idea sul come riprodurre l’incanto senza difficoltà.
Richiusero il libro e si diressero nuovamente verso il parco, attraversando di nuovo i corridoi dell’accademia che in quei giorni erano deserti.
Quando arrivarono nel parco, Maximilian domandò: «Vogliamo riprovare?».
Gerard annuì e aggiunse: «D’accordo. Riproviamo seguendo le indicazioni che il libro riportava».
I due si prepararono, si concentrarono, e insieme dissero: «Gladio!». Ma non successe niente.
Si guardarono nuovamente negli occhi e questa volta scoppiarono a ridere.
A quel punto Gerard disse: «D’altronde, se fosse stato così facile, non ci sarebbe stato gusto». In seguito mise una mano sulla spalla del fratello e affermò: «Per oggi credo che possa bastare; che ne dici Max?».
Maximilian rispose: «Penso proprio di sì. Ma devo dire che questa volta mi aspettavo di riuscire a farlo. Mah … Al ritorno dal nostro viaggio ci riproveremo. Adesso andiamo nella nostra stanza, dobbiamo preparare gli zaini e metterci dentro tutto l’occorrente. Astral parlava di un lungo periodo da passare fuori dall’Asilum, dunque potrebbero volerci anche tre mesi: l’intera durata delle vacanze».
Gerard spalancò gli occhi ed esclamò: «Cosa! Così tanto tempo. Io pensavo che ci sarebbero voluti pochi giorni e che loro già sapessero dove si nasconde. Evidentemente mi sbagliavo; speriamo di trovarlo subito, così da poter fare qualche giorno di ferie. Ci toccherà stare fuori nella fitta vegetazione tra animali selvaggi e zanzare …».
Il fratello minore lo interruppe: «Guardala dal lato positivo … Quello è un posto che noi non abbiamo visto. Quando cammineremo nella foresta, sarà un’esperienza nuova e penso affascinante allo stesso tempo. Dai, prepariamo le valigie e raggiungiamo i maestri a tavola. Si sta facendo sera e se arriviamo tardi i maestri si offenderanno».
Dopo quelle parole, i due s’incamminarono verso l’accademia scomparendo dietro il portone principale.

***

Intanto, nei corridoi della sala insegnanti, Wotan, Astral, Drenk, Loky, Asdar e Dian, si stavano dirigendo verso la porta che dava accesso ai sotterranei.
Era giunta l’ora di parlare con il gran maestro …
Il gruppo arrivò davanti al portone dietro al quale il drago era solito aspettarli.
Questa volta però, si udirono anche altre voci dietro di esso … Quella sembrava una voce familiare e i maestri la riconobbero: era Aschcore, il fratello di Brot. 
«Allora, come d’accordo fratello, ci andrò io. D’altronde la tua mole ti limiterebbe il movimento, senza contare che saresti facilmente rintracciabile». Disse il drago dalla forma di serpente.
La voce di Brot si udì subito dopo: «Pare proprio che questa volta debba rimanere ad attendere gli eventi. Ebbene … Penso che sia la soluzione migliore; ci andrai tu». In quell’istante un rumore interruppe il discorso tra i due.
Brot proferì: «Avanti!». E la porta si aprì.
Dietro di essa c’erano tutti gli insegnanti dell’Asilum.
Il drago li guardò e disse: «Oh; è già ora di mettersi d’accordo per la spedizione». Poi, riferendosi ai nuovi arrivati, aggiunse: «Prego, venite pure. Io e Aschcore stavamo giusto parlando del nostro viaggio».
I maghi si avvicinarono e videro meglio le due possenti sagome.
Astral e i suoi colleghi salutarono i draghi e subito dopo Wotan affermò: «Siamo venuti per metterci d’accordo come da voi richiesto».
Brot allora disse: «Io e Aschcore stavamo appunto discutendo di come potervi aiutare in questo viaggio. Non tutti gli esseri magici ostili sono stati fermati durante la battaglia da noi vinta e lo stesso Melkore si aggira ancora in questo universo. Se doveste incontrarlo, avrete molte difficoltà nell’affrontarlo. Oltretutto, con voi ci saranno i ragazzi … E Maximilian non può essere messo in pericolo».
I maghi bianchi annuirono, dimostrandosi d’accordo con quello che il loro maestro aveva appena detto.
Il drago continuò il suo discorso: «Oggi abbiamo deciso che, oltre ad Asdar, Dian, Astral e tu Wotan, si aggregherà a voi anche mio fratello Aschcore. Per quanto riguarda me … Sarei stato lieto di potervi accompagnare ma, come voi ben sapete, non posso muovermi ad alte velocità e poi darei troppo nell’occhio. Non è facile nascondere la mia mole».
I maghi si rivolsero ad Aschcore facendo presente all’unisono: «Per noi è un onore essere in sua compagnia».
Il lungo drago, aggrovigliato su se stesso e con il volto ben visibile, chiuse i suoi occhi e annuì.
Brot intanto continuò il suo discorso: «Aschcore vi seguirà in modo da non essere visibile e in caso di bisogno interverrà per darvi una mano. Siate cauti e ricordate che gli esseri contro cui stiamo combattendo sono privi di pietà e pronti a tutto. Ora, visto che mio fratello ha informazioni più dettagliate sul posto in cui dovrebbe trovarsi Ivan, lascio che lui vi spieghi dove siete diretti con precisione».
Aschcore incominciò subito a parlare con loro: «Dalle informazioni che abbiamo, risulta che un anziano fa degli spettacoli nei dintorni di una città chiamata Manaus in Brasile. Quest’artista si aggira tra i quartieri esibendosi per guadagnarsi da vivere; la cosa strana è che riproduce incanti che nulla hanno a che fare con l’illusione ottica. Alcune spie da noi mandate sul posto, dopo aver assistito a un suo spettacolo, si sono insospettite. Lo hanno pedinato ma lui, accortosi di quanto stava accadendo, ha fatto in modo da far perdere le sue tracce. Dopo lo spettacolo che ha tenuto, ha girato un angolo e quando i miei si sono avvicinati di lui non c’era nessuna traccia. Aveva lasciato tutti i suoi attrezzi, ma l’uomo era sparito. Lo hanno descritto nel seguente modo: capelli lunghi e trasandati di colore grigio; barba folta, anch’essa grigia; molte rughe sulla faccia; naso schiacciato e grossolano; occhi semichiusi di color azzurro scuro. Le sue orecchie erano completamente nascoste dai capelli. L’uomo è alto all’incirca un metro e ottanta, ha la corporatura esile ed è vestito con una tunica di colore grigio. Ai piedi aveva dei calzari colore marrone. Ciliegina sulla torta … Non si separava mai da un bastone, al quale si sorreggeva. Quello è stato il particolare che ha insospettito i miei, sembrava proprio un bastone d’ulivo e ogni volta che faceva un gioco di prestigio, quel bastone emanava un bagliore rossastro. Dobbiamo cercarlo e portarlo all’Asilum quanto prima; se le creature oscure dovessero raggiungerlo prima di noi, non potremo poi cercare di assestare il colpo di grazia ai demoni e ai loro servitori».
Astral domandò al drago: «Dunque bisogna cercare all’interno della città?».
La risposta gli fu data da Brot: «A quanto pare è uscito definitivamente da essa. Da quel giorno non si è più visto un suo spettacolo; deve aver capito che qualcuno lo sta cercando e si è rifugiato nella boscaglia. Quello è un ambiente ostile, sarà difficile rintracciarlo; tenete presente che dispone di incanti potenti e che avvicinarlo potrebbe essere pericoloso. Dunque … Attenzione agli esseri oscuri, ma … Altrettanta nell’avvicinarsi a Ivan».
I maestri fecero cenno d’aver capito.
Dian propose: «Se tutti sono d’accordo, io direi di partire domani mattina intorno alle sette. Come precauzione, non useremo la magia per smaterializzarci; potrebbero esserci ancora esseri che ci cercano lì fuori. Viaggeremo dunque tramite incanti di locomozione, come quando salvammo Maximilian e Gerard».
Drenk aggiunse: «Mi sembra giusto … Se usassimo la smaterializzazione, alcuni di loro potrebbero tracciare da dov’è partito quell’incanto e le cose si complicherebbero per tutti noi».
Astral confermò: «D’accordo. Domani mattina ci vediamo alle sette, di fronte all’entrata dell’accademia. Usciremo tramite un passaggio e poi proseguiremo cercando di non farci localizzare».
Tutti furono dello stesso parere, ma prima che il gruppo si sciogliesse e ognuno di loro andasse a prepararsi, Aschcore volle fare un’ultima raccomandazione: «I piccoli che verranno con noi devono essere protetti a qualsiasi costo: in caso di pericolo, io vi coprirò le spalle e voi farete ritorno immediatamente all’Asilum. Se questa operazione va a buon fine, il giorno in cui potremo guardare negli occhi di nuovo i maghi neri non tarderà ad arrivare. Ricordate che quello che stiamo per fare potrebbe avere una ricaduta sull’intera guerra che ormai si protrae da lungo tempo e che tante vite dipendono da come si evolverà la situazione. Io vi aspetterò domani mattina fuori dall’Asilum; dovrò però chiedervi ospitalità per questa notte».
Il drago si girò e guardò Brot.
Quest’ultimo ghignando disse: «Figuriamoci se ti mandiamo via; e poi è una buona occasione per rimembrare i tempi passati».
Anche Aschcore accennò un ghigno.
In quel momento i due draghi salutarono il gruppo di maghi e si diressero verso un’altra stanza.
Lo stesso fecero i maghi, che uscirono da quell’ambiente e si diressero verso la loro zona: c’era da preparare gli zaini e la cena.

***

La luce del sole incominciò a svanire e fu sostituita gradualmente dall’oscurità.
La notte era arrivata e di conseguenza si avvicinava l’ora della partenza.
Maximilian e Gerard tralasciarono un attimo di preparare gli zaini e si diressero verso il balcone che si trovava proprio di fronte a loro.
I due uscirono all’aria aperta e rimasero incantati a vedere il tramonto.
I colori che videro nel bosco davanti all’accademia non potevano essere descritti per quanto erano belli.
Le piante crescevano rigogliose ovunque in quel luogo.
Il ruscello che attraversava il bosco emanava il tipico rumore dello scorrere dell’acqua.
Gerard guardò Maximilian e gli chiese: «Vero che assomiglia tanto al tramonto visto dal nostro paese?».
Maximilian si girò e rispose: «È quello che stavo pensando anch’io». Poi aggiunse: «Certo che in un anno le nostre vite sono state stravolte. Eravamo solo dei bambini che giocavano e cercavano di crescere spensierati e guardaci adesso … Ma sono dell’opinione che in fondo poteva andare peggio: qui abbiamo tutto il necessario per sopravvivere. Abbiamo imparato tanto e ci trattano bene, non facendoci mancare niente. Sai, ogni tanto mi domando come andrà a finire».
Gerard gli mise una mano sulla spalla e fece presente: «Ricordati che sei stato capace di scacciare un demone nell’altro universo. Hai aiutato in più occasioni i maghi bianchi a respingere l’attacco degli esseri oscuri. Hai sconfitto il mago nero e penso che tutti si rendano conto che senza di te questo non sarebbe stato possibile. Quasi tutti gli esseri ostili sono stati scacciati e pochi di loro si sono riusciti a mettere in salvo. Direi proprio che hai fatto un ottimo lavoro, dunque … Non c’è bisogno di chiedersi come andrà a finire».
Maximilian fece una smorfia e accennò un ghigno, poi replicò: «Non ho fatto niente di speciale; anzi, quello che ho compiuto l’avrebbe fatto chiunque».
Il fratello lo guardò e ribadì: «No. Hai salvato tutti noi e ho come l’impressione che il tuo ruolo in questa storia non sia ancora finito».
Un rumore li disturbò: era qualcuno che stava bussando alla loro porta.
Entrambi risposero: «Avanti».
La porta si aprì e dietro di essa apparve Astral.
Il mago era giunto per chiamare i due ragazzi.
Li vide fuori dal balcone e chiese loro: «Maximilian, Gerard; state osservando il tramonto?».
I ragazzi risposero di sì, in seguito Astral disse loro: «Sono venuto a chiamarvi. La cena è pronta, domani si parte presto e dunque abbiamo deciso di anticipare il pasto».
I due risposero: «Veniamo immediatamente». E si affrettarono a chiudere le borse preparate per il viaggio.
I tre si avviarono verso la sala pranzo e quando ci arrivarono trovarono un lauto banchetto ad attenderli.
La fame iniziava a farsi sentire poiché i due avevano faticato tutto il giorno.
I commensali si sedettero tutt’intorno al tavolo e iniziarono la cena.
Sul tavolo c’erano numerose portate: c’era il pollo arrosto con le patate, l’arrosto di manzo e l’insalata mista.
I dessert quella sera sembravano più invitanti: c’erano il tiramisù e il budino al cioccolato di cui Maximilian era ghiotto.
Durante la cena tutti i commensali parlavano del più e del meno come si fa in tutte le famiglie.
Quando la cena terminò, i maestri liberarono il tavolo dai piatti e dai bicchieri con un incanto e l’ambiente si fece più serio.
Il primo a prendere parola fu Astral.
Il maestro cercò di mettere a loro agio Maximilian e Gerard: «Ragazzi; come vi avevo anticipato, questa sera vi comunicheremo l’orario di partenza. Alle sette in punto ci ritroveremo davanti al portone dell’accademia, la nostra metà sarà una zona del Brasile. Per sicurezza non potremo usare incanti, non bisogna dimenticare che ci sono in giro ancora esseri magici intenzionati a darci la caccia. Potrebbero scoprire la scia magica lasciata dalla smaterializzazione».
I due annuirono facendo intendere di aver compreso.
Il maestro Wotan aggiunse: «Partiremo in sei: Asdar, Astral, Dian, io e voi due. Loky e Drenk rimarranno nell’Asilum per organizzare l’anno accademico che verrà e per assicurare al posto una minima protezione. Ovviamente saremo informati di tutto quello che accade qui e in caso di bisogno useremo la magia per ritornarci».
A quel punto Astral si rivolse a Maximilian e Gerard dicendo: «È tardi, sarà meglio che andiate a riposare. Domani dovremo affrontare un lungo viaggio, faticoso anche per noi adulti, pertanto avrete bisogno di più energie possibili».
I bambini obbedirono e, senza protestare, si avviarono verso le stanze che gli erano state assegnate provvisoriamente.
I due scomparvero dietro l’angolo della sala dove avevano cenato dopo pochi istanti.
Il trillo dei grilli, a quel punto, fu l’unica cosa che si udì per qualche istante.
I sei maestri erano sull’uscio della porta che dava sul piazzale d’ingresso dell’accademia; si guardarono l’un l’altro e annuirono.
Wotan disse: «Colleghi; abbiamo già preso accordi sul modo con cui affrontare questa spedizione, siamo riusciti a predisporre anche un piano d’emergenza nel caso in cui ci attacchino, così da portare in salvo i ragazzi senza farli correre alcun rischio. Drenk e Loky rimarranno qui all’Asilum e si occuperanno dei preparativi per il nuovo anno. Il Maestro Aschcore ci seguirà in incognita e il Maestro Brot rimarrà qui all’interno dell’accademia, ma quello che mi preme sapere è come possiamo convincere Ivan a collaborare. Non sarà facile … D’altronde, se avesse voluto prendere contatto con noi, l’avrebbe già fatto. Invece si sta nascondendo, fatto che evidenzia la sua volontà di rimanere ai margini di questa faccenda».
Astral parlò subito dopo di lui sostenendo: «Di certo non sarà facile ... Potrebbe attaccarci e da amico diventare nemico. Se non tentiamo, tuttavia, non avremo mai certezza di quello che è avvenuto. Vale la pena tentare e, come ha detto il maestro, Maximilian avrà un ruolo importante nell’avvicinamento a Ivan».
Tutto il gruppo pareva essere concorde con quanto detto dal mago.
Lì si discuteva animatamente e fuori la brezza estiva accarezzava un paesaggio in cui la flora cresceva rigogliosa.

***

Nella stanza dove Maximilian e Gerard erano alloggiati invece, i due bambini erano già pronti per andare a letto.
Maximilian si rivolse a Gerard chiedendogli: «Secondo te, Hamza, Isak e Chaman a quest’ora cosa staranno facendo?».
Gerard rispose: «Mah … Per quanto riguarda Isak, penso che sia nella sua bella villa; Hamza di sicuro starà lavorando con il papà, e … Visto di che pasta è fatto il padre, non mi meraviglierei se lo sta facendo studiare anche durante le vacanze; Chaman … Eh … Chaman penso che non ci sia bisogno di immaginare cosa stia facendo».
Maximilian Guardò il fratello e, ridendo sotto i baffi, aggiunse: «Entrambi sappiamo cosa sta facendo Chaman in questo momento». Poi scoppiarono in copiose risate.
Maximilian disse: «Chaman è sempre stato il mio idolo, fin da quando sono entrato all’Asilum».
Quando smisero di ridere, lui disse: «Sai, mi mancano. Inizio a considerali amici fraterni, per non parlare del grosso aiuto che ci hanno dato».
Gerard era della stessa idea: «Sono d’accordo con te. Siamo stati fortunati a incontrarli. Spero solo di non perdere la loro amicizia una volta finito gli studi qui all’Asilum».
Maximilian affermò: «Non si perderà mai. Le vere amicizie rimangono per sempre». Gerard sorrise e annuì, poi i ragazzi si stesero sui rispettivi letti e spensero la luce.
Entrambi si misero a dormire in attesa che il giorno nuovo arrivasse.

****

In un posto buio una piccola sagoma girovagava disorientata.
Quando l’oscurità iniziò a diradarsi, si vide il volto di Maximilian che non riusciva a capire dove si trovasse.
Una luce intensa provenne dall’orizzonte e tutto divenne più chiaro: il paesaggio era disseminato di piante a lui sconosciute, sembravano aliene.
Maximilian vedeva delle montagne davanti a sé; poi degli esseri piccoli quanto degli uccelli gli passarono accanto.
Egli li guardò sbigottito chiedendosi di che animali si trattasse e quegli uccelli iniziarono a volare tutt’intorno a lui.
Un animale che assomigliava tanto a una talpa venne fuori dal terreno ma egli aveva fattezze completamente diverse dall’animale che Maximilian vedeva di solito sulla terra.
I suoi occhi erano spalancati e di colore rosso acceso; aveva un faccione tondo e un naso nero e appuntito, dei dentoni sporgenti ma non aguzzi e delle zampe pienotte con degli artigli tondi e robusti.
Le zampe, probabilmente, erano usate per scavare nel terreno.
L’essere emise uno strano verso, poi, accortosi della presenza di Maximilian, si rifugiò nella terra.
In quell’istante due soli comparvero all’orizzonte.
Maximilian sapeva che quella era la testimonianza d’essere arrivato nell’universo parallelo.
Quell’affascinante spettacolo lasciò impietrito il piccolo che si fermò a osservare con le dovute cautele: guardò i due soli proteggendosi gli occhi con le mani.
Il più piccolo sole ruotava vorticosamente attorno a se stesso e c’era un lembo di materia rossastra che lo collegava al sole più grande.
La loro luce superava di gran lunga quella da lui vista sulla terra e persino il tepore che sprigionavano sembrava più forte di quello avvertito normalmente.
Le nuvole, del tutto simili a quelle da lui viste abitualmente, gli fecero pensare a quando si divertiva con i suoi amici nell’immaginare le forme più assurde.
Il suo sguardo fu attirato dalla vegetazione che si erigeva maestosamente davanti a lui.
Non c’erano più alberi di pino o di castagne né abeti, ma enormi piante con grandi foglie del tutto simili a quelle del tiglio.
Le loro chiome erano talmente fitte che non si riusciva a vedere attraverso; sembrava che quel mondo fosse stato costruito per esseri ben più grandi degli umani.
Maximilian venne distratto da un piccolo smottamento del terreno.
Egli già sapeva che Bithor si stava avvicinando … Erano un po’ di giorni che non si faceva vivo e Maximilian era curioso di sentire cos’avesse da dirgli.
Le vibrazioni divennero più forti e la sagoma del drago divenne sempre più nitida.
Il drago era maestoso e appariva splendente con il suo manto di scaglie d’oro e le sue ali ritratte.
Quando arrivò nelle sue vicinanze, lo salutò: «Maximilian; sono lieto di rincontrarti».
Maximilian ricambiò il saluto: «Anch’io sono contento di vederti; sai, incominciavo a preoccuparmi; era da più giorni che non ti facevi vivo».
Il drago si accucciò nei pressi del bambino e di seguito, guardandolo, come sempre faceva, gli disse: «Ti ho lasciato tranquillo per un po’; te lo sei meritato dopo tutto il lavoro che hai fatto. Ma dimmi: vi state preparando alla partenza?». 
Il ragazzo annuì e dopo rispose: «Esatto. Domani, alle sette in punto, si parte per il Brasile. Credo che andremo nella foresta Amazzonica. Speriamo di rintracciare quanto prima Ivan e di portarlo all’Asilum sano e salvo».
Bithor emise un ghigno e poi disse: «Piccolo Maximilian … Io ho visto combattere Ivan e conosco personalmente il tipo di mago che lui incarna; credimi, non c’è bisogno di preoccuparsi per la sua incolumità. È esperto e combatte come nessun altro, la sua magia è potente e sa badare a se stesso. Quando lo avrete trovato, però, dovrete avvicinarvi con cautela; potrebbe scambiarvi per nemici e dunque attaccarvi. Non dimenticate che è braccato dagli esseri magici ed è l’ultimo della sua stirpe. Sarà molto guardingo … Siate cauti. Tuttavia non dubitate sulle sue intenzioni; sono sicuramente paragonabili alle nostre. Tutti combattiamo il potere oscuro dei maghi neri e dei loro alleati».
Maximilian provò a chiedere al drago ulteriori informazioni: «Bithor, per favore, descrivi com’è fatto, in modo da poterlo riconoscere all’occorrenza e dunque poterci parlare».
Il drago dorato però, non sembrava affatto disposto a dargli delle informazioni e gli rispose: «Maximilian, non posso darti quelle informazioni in quanto andrei contro il tuo destino. In questo momento è scritto che tu non debba sapere nient’altro che il nome di Ivan, successivamente capirai il perché».
Maximilian lo guardò sospettoso, non capiva l’atteggiamento di Bithor, ma decise ugualmente di non contraddirlo.
Egli volle solamente chiedere: «Perché non mi è concesso sapere il suo aspetto, non riesco a comprendere a quale fine possa essere utile rimanere all’oscuro di com’è fatto. Io potrei essere d’aiuto alle ricerche se avessi più informazioni: non credi?».
Il drago fece un ghigno, poi ribadì: «Come ti ho detto in precedenza, tutto avviene per un preciso motivo; nulla è lasciato al caso. Abbi fiducia e vedrai che i risultati non mancheranno».
Maximilian allora, consapevole che non avrebbe fatto cambiare idea a Bithor, decise di non insistere; dopotutto ci doveva essere un motivo se non voleva rivelargli il suo aspetto.
Bithor continuò il suo discorso: «La ricerca non sarà semplice. Il posto dove vi state dirigendo è pieno d’insidie; è parzialmente inesplorato e la scelta di Ivan di nascondersi laggiù non è certo un caso. È difficile rintracciare una persona dove ci sono vegetazione e ripari naturali in cui celarsi e, sinceramente, è una ricerca che potrebbe portarvi via parecchio tempo».
Il drago sospirò e poi continuò: «Devi sapere che è importante trovare Ivan. Egli è l’ultimo dei maghi rossi ed è il solo che potrebbe riprodurre un incanto a noi indispensabile per fronteggiare i demoni. Esso è un incanto ormai perso da diverse generazioni e che da solo può contrastare il demone che tu stesso, Max, hai ricacciato durante le battaglie che ci sono state. Non pensare che i loro tentativi di abbatterci siano terminati con la sconfitta di poche settimane fa. Aspettati invece un loro ritorno, ancora più cruento di quello visto finora, senza contare che Melkore si aggira ancora nel vostro mondo. Se riuscirete a scovare Ivan, aumenteremo di molto le nostre capacità offensive. Quando capirà che non siete nemici si avvicinerà spontaneamente a voi».
Maximilian fece cenno di aver capito e in seguito affermò: «Farò tutto quello che mi è possibile per aiutare i maestri nella ricerca».
Il drago annui anch’egli e si raccomandò: «Siate cauti. Vi attaccheranno ancora. Probabilmente a quest’ora vi staranno già cercando; durante il viaggio cercate di essere più discreti possibile e, anche se Aschcore vi scorterà, non abbassate la guardia».
Maximilian fu stupito da quell’affermazione e chiese: «Come fai a sapere che tuo fratello ci seguirà?».
Bithor rispose: «Dimentichi spesso che sono un drago e per giunta in questo momento sono al tuo interno, dunque … Non solo percepisco la presenza dei miei fratelli quando sono vicini a te, ma riesco anche a carpire i loro pensieri e ad assimilare tutto quello che tu percepisci. Aschcore è forte, questo non lo metto in discussione, ma valutate contro chi ci accingiamo a muovere: cercheranno con ogni mezzo di ostacolarvi e useranno ogni sorta d’inganno. Tu Max, hai sì imparato alcuni incanti che ti possono ritornare utili, ma hai ancora tanto d’apprendere e non possiamo permetterci di fallire. Parecchie vite sono nelle nostre mani».
I due si guardarono a vicenda.
Maximilian stava quasi per rispondergli, quando un rumore estraneo all’ambiente attirò la sua attenzione.
Una luce si fece prepotentemente largo attraverso il panorama e incominciò a delinearsi un posto a lui familiare: si era svegliato e il rumore proveniva dalla sveglia.
Entrambi i fratelli si alzarono di tutta fretta e incominciarono a prepararsi per poi dirigersi verso il posto prestabilito.

****

In un luogo remoto, intanto, una grande sagoma si aggirava in una foresta.
La sua mole smuoveva gli alberi di pioppo, quelli di frassino e le querce che rendevano l’ambiente impervio.
Sui loro tronchi c’era molto muschio e il posto era pieno di cespugli.
La figura si fermò di fronte a un grosso masso, appena al di fuori dalla copertura che offrivano le piante.
In quell’istante uno strano verso echeggiò nell’ambiente.
Il masso dinanzi alla figura si sgretolò come d’incanto e l’essere svanì nel passaggio che la pietra ostruiva.
Quando la sagoma svanì, il masso ricomparve bloccando di nuovo una via non accessibile da tutti.
Dei passi echeggiavano all’interno di un antro, da dove proveniva un rossore intenso.
In quell’antro c’era stato Melkore in precedenza ed era proprio il rifugio del defunto Pectumatra.
Nell’oscuro passaggio si delineò proprio la sagoma di Melkore e un ruggito echeggiò come mai prima d’allora.
In quell’antro, nascosti dietro i massi che erano dappertutto, c’erano degli esseri che timorosi cercavano di non far percepire la loro presenza.
Il drago si avvicinò alla grande crepa che squarciava il terreno e si apprestò a percorrere il sentiero attraverso il quale avrebbe raggiunto il fondo.
Quando l’essere lo raggiunse, guardò un passaggio che girava vorticosamente su se stesso.
Egli mostrò i suoi denti aguzzi e disse: «Mostratevi codardi reietti; il vostro padrone è stato ucciso in battaglia, come del resto anche l’esercito da lui comandato».
Degli occhi s’intravidero nell’oscurità e poi man mano si fecero avanti.
Si delinearono le più disparate sagome che presero forma una volta uscite dai loro ripari: erano i molti esseri rimasti a guardia del passaggio custodito in precedenza da Pectumatra.
Il drago a quel punto aggiunse: «Pectumatra è stato ucciso. Da oggi voi tutti risponderete a me e insieme cercheremo di portare a termine quello che lo sprovveduto Pectumatra ha lasciato in sospeso».
Tutti gli esseri lì presenti emisero dei versi differenti, creando un frastuono che coprì qualsiasi altro rumore.
Quel gran fracasso però, venne interrotto da una voce orripilante che proveniva dal passaggio di fronte a loro: «Che notizie ci sono?». Essa domandò.
Nessuno osò parlare … Quella voce incuteva terrore a tutti i presenti; persino Melkore aspettò un attimo prima di dire: «Non ci sono belle notizie».
La voce che prima aveva posto il quesito chiese ancora: «Chi sei?».
Melkore spiegò: «Sono Melkore, il drago nero».
Quella voce continuò: «Il drago nero? E che fine ha fatto Pectumatra?».
Melkore spiegò: «Pectumatra è caduto in combattimento assieme a tutto l’esercito mandato per compiere la presa di questo mondo. Siamo rimasti in pochi».
Dal passaggio provenne un’imprecazione: «MALEDETTO INCOMPETENTE! ERA COSÌ SEMPLICE IL COMPITO A LUI ASSEGNATO. È STATO ABBATTUTO ASSIEME AGLI ESSERI MAGICI CHE HO INVIATO PER COMPIERE LA CONQUISTA DEL MONDO RICCO DI ANIME. CHI È STATO AD AMMAZZARLO?».
Il drago rispose: «Abbiamo attaccato il covo dove si nascondono i maghi bianchi con tutte le nostre forze. Stavamo quasi per conquistarlo, quando in loro soccorso sono arrivati esseri magici disertori e con loro Aschcore, il drago loong scomparso molti secoli fa. A loro si sono uniti molti rinforzi che hanno travolto le nostre truppe. Sono tutti morti a parte quelli che, facendosi strada con la forza, sono riusciti a fuggire … Ma costoro si contano in poche decine. In quanto a Pectumatra … Beh … Ha rapito il Dragonkin, portandolo in un’altra dimensione».
Melkore fu interrotto bruscamente: «COSA … IMBRANATO! Portare il Dragonkin in una dimensione alternativa significa firmare la propria condanna a morte. Il più feroce ammazza maghi è stato in grado di intervenire. Dobbiamo sferrare un imponente  attacco alla loro roccaforte e prendere il controllo di questo universo il prima possibile».
Vi fu un attimo di silenzio il quale finì nel momento in cui quella voce asserì: «Devo porre rimedio al fallimento del mio discepolo».
Ci fu ancora un momento di silenzio, poi la voce si sentì nuovamente: «Drago … Il tuo nome è Melkore se non erro».
Il Drago non rispose.
Egli attendeva ciò che quella viscida voce stava per dire.
La voce sentenziò: «Il Dragonkin deve morire e non m’interessa in che modo. Se sopravvive avrò molti problemi, soprattutto in questo mondo. Melkore, prendi il comando degli esseri rimasti e dai la caccia al moccioso. Io provvederò a mandarti i dovuti rinforzi. Ricostruirò questo passaggio in modo che possa far trapassare Adrammalech. Vai, intercetta il Dragonkin e portami la sua testa!».
Melkore fece cenno d’aver compreso e disse: «Ho bisogno di rinforzi quanto prima. Siamo ridotti a poche unità e loro hanno a disposizione una gran quantità di maghi che sicuramente si frapporranno tra me e il marmocchio. In queste condizioni non si possono ottenere risultati».
La voce ribatté: «A breve invierò tre fidati esseri che ti aiuteranno. Una volta raggiunto l’obiettivo costruirete quello di cui abbiamo bisogno. Cercate di raccogliere informazioni e rintracciate i maghi bianchi».
Melkore si rivolse ad essa ancora una volta: «Posso evocarlo io Adrammalech. Ci ho già provato una volta. Se non fosse stato per quel moccioso avremo avuto successo».
Quella voce però, obbiettò immediatamente: «Per farlo trapassare c’è bisogno di un enorme potere. Se lo farai ti prosciugherà tutta la forza vitale e, se le cose si mettessero male, non avrò più contatti con questo mondo. Non posso rischiare di perdere l’unico collegamento che ho; per il momento non fare niente. Sappiamo già che sono in grado di respingerlo quando sta trapassare, ma il discorso cambia se ha già attraversato».
La voce scomparve e nell’antro vi fu una calma surreale; subito dopo Melkore si rivolse ai presenti alzando il suo tono: «SENTITO! METTETEVI ALLA RICERCA DI QUALCHE INDIZIO CHE RIVELI LA LORO POSIZIONE E VENITE IMMEDIATAMENTE A RIFERIRLO».
Le creature, ancora seminascoste nell’ombra, vennero fuori e, emanando versi animaleschi, fecero intendere di avere recepito il messaggio.

***

Nell’accademia i due bambini si erano preparati ed erano pronti per incamminarsi verso il luogo dove si dovevano incontrare con i maestri.
Maximilian si rivolse al fratello: «Gerard sei pronto?».
Lui rispose: «Certamente; mi sono preparato minuziosamente e non ci resta che andare all’appuntamento». In seguito i due presero le proprie cose e uscirono dalla stanza.
Maximilian e Gerard erano i soli che si aggiravano nell’accademia e i maestri non si vedevano ancora.
I bambini giunsero all’uscita  e con loro sorpresa vi trovarono tutti i maestri pronti a partire e ben equipaggiati con gli zaini sulle spalle.
C’erano proprio tutti: Asdar, Dian, Wotan e Astral; poi, non distanti da loro, c’erano anche Loky e Drenk.
I due salutarono: «Buongiorno maestri».
Astral rispose: «Buongiorno Maximilian; buongiorno Gerard. Riposato bene?».
I bambini risposero affermativamente e Maximilian aggiunse: «Siamo pronti per affrontare questo lungo viaggio».
Il maestro a quel punto affermò: «Bene. Siamo al completo e possiamo dunque andare». Poi si rivolse agli altri maestri e disse: «Andiamo».
I maghi si guardarono in faccia e annuirono tutti assieme.
Dian chiamò i due bambini: «Maximilian, Gerard; venite qui vicino a noi».
Entrambi si avvicinarono, facendo in modo che chi doveva partire si toccasse a vicenda.
Astral in quell’istante esclamò: «Reditus!». Subito dopo tutte le sagome lì presenti svanirono gradualmente.
I due maghi rimasti si guardarono in faccia e Loky ebbe il coraggio di pronunciarsi per primo: «Non nascondo che sono preoccupato».
Drenk cercò di tranquillizzarlo: «Non devi … Maximilian e Gerard sono in compagnia di quattro esperti maghi bianchi. Ricordati che Aschcore li sta seguendo e che lo stesso Maximilian è molto più forte di quanto noi immaginassimo».
Loky ribatté: «Probabilmente hai ragione. Durante lo scontro qui all’Asilum si è distinto per il suo valore. Lui, i suoi amici … Sono stati veramente efficaci nonostante la loro giovane età. Hanno affrontato persino un mago nero senza avere paura delle conseguenze».
Entrambi annuirono e poi rivolsero lo sguardo verso l’accademia.
Drenk affermò: «Il tempo passa in fretta. Noi stiamo diventando vecchi al punto da non credere più in quello che ci hanno tramandato i nostri avi; il tutto c’è stato ribadito dai nostri alunni. Si sono battuti come dei leoni per salvare l’Asilum».
Nell’Accademia c’era una pace surreale: senza gli studenti sembrava una cittadina tranquilla.

***

Nel covo degli esseri magici avversi, intanto, Melkore attendeva notizie riguardo ai maghi bianchi e alle loro mosse.
Il drago era attorniato da esseri strani.
Essi erano vestiti con una tunica nera ridotta a brandelli e avevano un cappuccio che gli copriva il volto.
Erano intenti a maneggiare un enorme pentolone dove un astruso intruglio ribolliva rumorosamente.
Il drago chiese ai due figuri: «Allora! Quando saremo pronti?».
Uno di loro si girò …
La luce del magma incandescente illuminò il suo viso.
Lì non c’era altro che la tunica …
Sotto al cappuccio non si vedeva niente; eppure quell’essere era reale, si muoveva e stava tramando qualcosa.
Una voce glaciale si propagò nell’ambiente: «Siamo pronti. L’intruglio è fatto, presto saremo in grado di far trapassare Adrammalech e la sua schiera di anime dannate».
Quelle parole furono seguite da una ventata d’aria gelida, quasi polare.
Melkore a quel punto fece un ghigno e poi disse: «Questa volta regoleremo i conti con tutti voi. Impiastri inutili; spazzerò via la vostra razza, come voi avete distrutto la mia. Umani buoni a nulla, la cui sola preoccupazione è la propria esistenza».
Un’ombra oscura stava calando su quel posto … Il male era in procinto di reclamare il suo tributo.

Un saluto a tutti i lettori; noi ci risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva” il 2° capitolo).