Siete pronti?
Ehm … È stata un’impresa ardua, ma ci sono
riuscito; ben 10.752 parole scremate e fatte diventare 8.927 parole tutte
corrette ed editate secondo un certo criterio (soggetto, predicato, complemento
e avverbio).
Ora … Sarebbe meglio che non scriva più nulla
poiché il capitolo è già bello lungo.
Buona lettura:
CAPITOLO
1
PARTENZA
Nell’Asilum la vita scorreva in modo normale,
però i suoi abitanti non avrebbero dimenticato facilmente quello che era
successo nei giorni precedenti.
Le voci dei bambini si udivano chiaramente in
quel giorno di metà giugno.
Le strade erano piene di luce.
La gente era indaffarata a svolgere le
proprie mansioni.
Gli uomini erano in cerca di materiali a loro
utili per assolvere i più disparati compiti.
C’erano famiglie che, all’ultimo momento, si
apprestavano a partire per le vacanze. Una di queste era appena uscita da casa;
essa era una piccola villetta nei pressi dell’accademia.
Il suo tetto era di color marrone chiaro, le
pareti erano pitturate di bianco.
Lì c’era una gran porta che si distingueva
per il suo colore verde scuro.
Nella facciata che dava sulla strada, erano
presenti delle finestre, anch’esse in alluminio verde scuro, dietro le quali
spiccavano delle tende che sembravano di pizzo merlettato bianco.
Dalla casa uscì una figura maschile; egli era
il padre dei due pargoli che aspettavano sulla soglia dello steccato il quale
delimitava il giardino.
Lo aspettava anche una donna con in braccio
il proprio figlioletto.
Lei si rivolse all’uomo e disse: «Allora!
Caro … Se continui di questo passo, perderemo l’aereo; datti una mossa. Ti ho
già detto che ho chiuso io: il gas, l’acqua e tutto quello che c’era da
chiudere».
L’uomo gli rispose: «Arrivo subito cara,
dammi il tempo di chiudere la porta principale e saremo in un istante
all’aeroporto». Egli, poi, chiuse il portone principale e si diresse verso la
sua famiglia.
Quando arrivò vicino alla donna, fu distratto
da alcuni rumori provenienti dall’accademia.
Quella persona fu sorpresa dal sentire le
voci e chiese alla moglie: «Cara, ma all’interno dell’accademia ci sono ancora
degli studenti?».
La donna, che non vedeva l’ora di partire,
rispose di tutta fretta: «Penso di sì; ma adesso questo non importa, dobbiamo
raggiungere l’aeroporto quanto prima. Sbrigati!».
Il signore era di robusta corporatura, aveva
i capelli folti e riccioluti e il naso aquilino.
L’uomo, sulla cinquantina d’anni, mise una
mano sulla spalla della moglie, che da un lato teneva per mano il figlioletto
di sei anni, dall’altro reggeva in braccio la figlia di soli otto mesi, ed
esclamò: «Reditus!».
Le
quattro figure svanirono all’istante, lasciando il paesaggio dietro di loro
privo di figura umana.
Intanto,
nell’accademia, le voci continuavano a sentirsi sempre più forti: «Questa volta
non sbaglierò. Stai attento Gerard!».
Esse
provenivano dal boschetto di fronte allo stabile.
«Maximilian
è da un po’ che ci stiamo provando, non pensi che possa bastare?». Affermò uno
di quei bambini.
I
due fratelli si stavano allenando all’uso della magia bianca: Maximilian era
vestito con dei pantaloni corti di colore azzurro e una maglietta bianca.
Gerard,
invece, era vestito con delle bermuda di color bianco e una maglietta
arancione.
I
due bambini si distinsero chiaramente in mezzo al bosco.
Maximilian
era pronto, lì, nel posto in cui a inizio anno si era allenato con il maestro
Wotan, nel tentativo di materializzare la propria spada elementale.
«Gladio!».
Esclamò Maximilian, ma anche dopo aver pronunciato la formula non successe
niente.
«Te
lo avevo detto che non sarebbe successo nulla. Forse per tentare di evocare le
nostre spade sarebbe meglio chiedere aiuto ai maestri; oppure cercare
direttamente in biblioteca nel tentativo di trovare delle informazioni utili
per completare l’incanto. Che dici?». Propose Gerard.
Maximilian
lo guardò sconsolato e disse: «Forse hai ragione. Per oggi basta fare le prove;
d’altronde sono passati due giorni dalla consegna dei diplomi e da allora non
ne abbiamo ricavato nulla. Forse, come dici tu, andando in biblioteca
riusciremo a trovare qualcosa di utile».
I
due s’incamminarono lungo il sentiero che portava diritto verso il portone
principale, lo aprirono e si ritrovarono nella sala dove due giorni prima si
era svolta la cerimonia di chiusura dell’anno.
Era
strano per i due passare di là senza trovarsi nella massa di studenti che si
accingeva a raggiungere le proprie classi, ma di quei tempi tutti erano di
sicuro in vacanza: chi al mare, chi in montagna.
Per
quanto riguardava i due, era imminente anche la loro partenza: all’indomani
mattina presto sarebbero partiti per l’Amazzonia.
Sembravano
tranquilli e allo stesso tempo interessati di più allo studio dell’incanto che
stavano sperimentando da due giorni.
I
bambini stavano percorrendo i corridoi, a un certo punto Gerard chiese:
«Secondo te come rintracceremo il mago rosso?».
Maximilian
lo guardò e rispose: «Non ho idea di come intendano cercarlo i maestri,
oltretutto non sappiamo nemmeno dove si trova. L’unica cosa certa è che bisogna
rintracciarlo per convincerlo a unirsi ai maghi bianchi. Sono curioso di vedere
che tipo è, soprattutto l’aspetto e i poteri che possiede: certo che se erano
capaci di tenere testa ai demoni, addirittura sconfiggendoli, devono essere
parecchio forti».
Gerard
annuì e confermò quelle parole: «Sono d’accordo con te; spero però, che non
rifiuti di unirsi ai maghi bianchi».
Il
fratello minore affermò: «Vedrai che le cose andranno per il meglio».
Dopo
poco i due arrivarono di fronte alla biblioteca.
Maximilian
a quel punto disse: «Ma guarda te, già siamo arrivati. Evidentemente non sono
abituato a camminare così in fretta percorrendo i corridoi. Ebbene … Visto che
abbiamo fatto così veloce accomodiamoci, c’è tutta una biblioteca che ci
aspetta».
I
due entrarono e si misero a cercare in mezzo agli scaffali e a tutti i libri
che erano presenti nella capiente stanza.
Maximilian
notò un libro di grandi dimensioni e di colore rosso.
Lui
si avvicinò al posto in cui era custodito, lo prese con cura come gli aveva
raccomandato il maestro Astral, e lo posò sull’apposito spazio dedicato alla
lettura.
Lo
aprì e lesse le prime righe.
Gerard
trovò anch’egli un libro che secondo lui era importante per completare
l’incanto che stavano provando da giorni; lo prese e lo portò verso Maximilian.
Egli
arrivò vicino al fratello e vide che era raccolto nella lettura, gli pose una
mano sulla spalla e domandò: «Trovato qualcosa d’interessante?».
Il
ragazzo rispose: «Guarda qui Gerard». In seguito, fissando il libro, lesse ad
alta voce: «La Magia Rossa nei Secoli,
storia dell’evoluzione dei maghi rossi e dei loro poteri».
I due si guardarono con aria incuriosita, poi si affrettarono a
leggere.
Fu
Maximilian che continuò la lettura: «Capitolo
uno, il mago rosso. Quando in principio la magia venne usata dall’uomo, si
arrivò al punto in cui egli, per brama di conoscenza, sperimentò molte formule
nell’intento di acquisire numerosi incanti; ma presto si rese conto che la sua
fragilità gli poneva dei limiti. Più precisamente: non poteva aspirare alla
conoscenza completa dell’arte magica per via delle sue limitazioni corporali e
comportamentali. Corporali, in quanto il suo fisico non era in grado di
sopportare il peso degli incanti che richiedevano pesanti perdite di forza
vitale senza la quale, chi li riproduceva, perdeva la vita. Comportamentali,
perché si vociferava che per volere divino lui non poteva disporre di forti
poteri poiché debole di spirito e facilmente aggirabile da entità astute le
quali, approfittando della sua debolezza, lo avrebbero sfruttato per scopi
oscuri. Data questa sua incapacità, gli fu negato il completo controllo su di
essa. La magia fu divisa in due rami: quella bianca, che faceva affidamento
sulla manipolazione degli elementi e quella rossa che attingeva al potere di
entità spirituali come gli Arcangeli. I maghi rossi potevano richiamare i loro
incanti per mezzo di un bastone, senza il quale non avevano accesso a tali
magie. Il bastone era fatto di legno d’ulivo; esso era il simbolo del patto
stipulato con l’entità celeste».
Maximilian
smise di leggere per un attimo, guardò il fratello e disse: «Pare che in
principio la magia nera non era presente. Mi chiedo come possa essere stata
scoperta». Poi si chinò di nuovo sul libro e continuò a leggere: «Il mago rosso si pone per potenza al pari di quello bianco,
ma mentre quello bianco non possiede nessuna entità alla quale fare ricorso in
battaglia, quello rosso può, tramite un incanto segreto e tramandato nei
secoli, evocare un Arcangelo che, una volta accorso in aiuto del mago
evocatore, si frapporrà tra lui e il suo nemico; tuttavia esiste un accordo tra
l’entità celeste e il mago: esso può fare ricorso a detta magia solamente se
affronta un demone. Infatti, l’arcangelo risponde solo in quel caso. Non è
possibile, per questo, usare quell’incanto quando lo si desidera. Se si prova a
riprodurlo in mancanza di queste condizioni, il solo risultato che si ottiene è
la nullità del patto tra loro e l’entità celeste. In quel caso il bastone
d’ulivo, segno della promessa fatta, arderà immediatamente diventando cenere e
il mago rosso perderà tutti i suoi poteri». I due ragazzi si guardarono stupefatti.
Gerard
esclamò: «Incredibile!». Poi domandò: «E questi maghi sono stati sconfitti
dalle forze oscure? Mi domando in che modo».
Maximilian
fece spallucce e propose: «Continuiamo a leggere, forse troveremo qualche
spiegazione».
Ancora
una volta egli si piegò sul libro e continuò a sfogliarlo: «L’incanto appena descritto è tenuto segreto dagli stessi
maghi rossi. Oggi però, si ritiene che questa potente magia sia andata persa
per sempre, giacché nessuno di loro è riuscito a riprodurla da tempo immemore.
Sono a tutt’oggi i guardiani della barriera apposta tempo addietro dopo la
grande guerra vinta dall’alleanza, quando gli esseri magici furono confinati
nell’altro universo assieme ai maghi oscuri».
I
bambini furono distratti dal rumore della porta che si aprì alle loro spalle.
I
due si girarono e videro il maestro Astral e il maestro Wotan.
Quando
quest’ultimo li vide, disse: «Finalmente vi ho trovato. Vi stiamo cercando da
parecchio».
I
maestri videro che i due avevano in mano il libro che parlava dei maghi rossi.
Wotan,
che lo aveva notato per prima, affermò: «Vedo che vi state documentando. Bravi
ragazzi, continuate così; d’altronde solo studiando si riesce nella vita».
Astral
invece chiese: «Avete trovato qualcosa d’interessante dentro quel libro?».
I
ragazzi risposero in coro: «Sì maestro. Saremo venuti a cercarla per chiederle
delle informazioni su articoli che abbiamo letto su di esso».
Il
maestro sorrise nel sentire quello che avevano appena detto i due.
La
sua risposta fu: «Ditemi pure, vi ascolto».
Maximilian
si fece avanti chiedendogli: «Abbiamo appena letto che all’inizio, quando
l’uomo praticava la magia, esistevano solo due rami di essa: quella bianca e
quella rossa. Ci chiedevamo: e … Quella nera?».
Astral
chiuse gli occhi e chinò il capo rialzandolo immediatamente, poi disse:
«Ebbene, la magia nera altro non è che un abominio. L’uomo, non contento di
quello che gli era stato concesso, cercò di appropriarsi di quello che gli fu
proibito. I demoni stipularono un patto con coloro che erano disposti a fare
qualunque cosa per dominare sugli altri: questi uomini, in parte maghi rossi,
in parte maghi bianchi, cercavano più potere e diedero così il via alla
maledizione che tuttora ci portiamo dietro».
I
ragazzi chiesero ancora spiegazioni: «Allora parliamo di un tipo di magia che
non fu concessa in uso all’uomo e di cui lui si è impadronito?».
Wotan
rispose: «Esatto. In principio, le uniche arti magiche permesse all’uomo erano
due. Poi gli esseri umani, desiderosi di potere, sperimentarono nuovi incanti e
visti i risultati sono andati sempre più in profondità nello studiarli, fino ad
arrivare a un livello infimo; cioè quello in cui stipularono un patto con
esseri abietti. Facevano parte di questa categoria gli uomini che si erano
distinti per la loro ferocia verso altri esseri. Erano colpevoli dei più
efferati crimini. Da quell’unione ne scaturì un enorme potenziale magico;
questi esseri, non si sa come, riuscirono a convogliare verso i maghi
consenzienti enormi poteri, ovviamente usati a scopo malvagio: sopprimere tutte
le creature indifese e depredare le loro anime. La storia di quello che accadde
in seguito la conoscete ed è quella di cui vi ha narrato il maestro Brot in
molte occasioni».
Maximilian
e Gerard non fecero alcuna piega; erano ormai abituati, poiché da un anno
avevano a che fare con svariate creature, le più strane.
Quando
il maestro finì la sua esposizione, Gerard affermò: «Eravamo venuti in
biblioteca per cercare delle informazioni sull’evocazione del gladio, ma ci
siamo imbattuti in questo libro che parla dei maghi rossi. Poiché ci stiamo
preparando per andare a cercare il loro gran maestro, ci siamo incuriositi e
volevamo conoscere quale fosse il loro potenziale. Ci ha fatto riflettere il
modo in cui il libro li descrive, sembrano essere molto forti. Eppure, sono
stati sconfitti: ci chiedevamo com’è stato possibile?».
Astral
guardò i due piccoli e disse: «E va bene … Visto che abbiamo tempo e siamo nel
pieno delle vacanze, ci metteremo comodi e vi spiegherò un po’ di cose. Venite
pure con noi».
Il
gruppo appena formatosi s’incamminò verso i tavoli preposti alla lettura, prese
posto, e il maestro continuò la sua esposizione: «Come vi avevamo detto in
precedenza, i maghi rossi erano, fino a poco tempo fa, i guardiani dell’altro
universo. L’incarico gli fu affidato proprio in virtù della loro destrezza con
la magia e per la loro capacità di fronteggiare direttamente i demoni.
Evidentemente questo non è bastato. Non sappiamo bene cosa sia successo, ma
fatto sta che tutti i maghi rossi sono stati uccisi. I demoni sono riusciti ha
sconfiggere gli avversari più temibili, come del resto hanno fatto prima anche
con i draghi. Quello che io posso dirvi è che noi maghi bianchi e i maghi rossi
abbiamo combattuto assieme per debellare la malvagia presenza dei maghi neri e
della loro fetida magia. I maghi rossi erano molto forti; conoscevano incanti
incredibili ma, ahimè, non ho mai visto quello che loro ritengono l’incanto più
potente e non ho la più pallida idea in che cosa consista».
Il
maestro Wotan intervenne dicendo: «Quei maghi sono d’avvero potenti e non si
riesce a credere che siano stati sconfitti. Proprio per questo dobbiamo cercare
il loro gran maestro. Lui è il depositario di molti segreti, possiede tutte le
informazioni che a noi servono. Alcune domande che voi ci avete posto
incuriosiscono anche noi, ma visto che nessuno di loro è sopravvissuto non
avranno mai risposta a meno che non riusciamo a trovare Ivan».
I
due bambini annuirono.
Gerard
pose un altro quesito: «Riusciremo a trovarlo?».
Astral
gli rispose: «Non sappiamo con precisione dove sia; ma se è nel posto dove ci
stiamo dirigendo, senz’altro lo troveremo».
Maximilian
a quel punto domandò: «Quando partiremo?».
Il
maestro lo guardò e disse: «La partenza è fissata per domani mattina presto.
Stasera vi faremo sapere l’ora; vi stavamo cercando appunto per ricordarvi di
preparare tutto il necessario per affrontare il viaggio».
Il
mago fissò poi il libro che Gerard aveva tra le mani.
Egli
affermò: «Oh … Vedo con piacere che vi state impegnando per portare a termine
l’evocazione del gladio elementale. Ditemi … Come procede?».
Maximilian
fece capire che non andava poi così bene e disse: «Veramente è difficile
evocarla. Non ho fatto passi avanti e non riesco a capire come poter completare
l’incanto».
Il
maestro Wotan notò l’espressione che i due avevano assunto e fece presente:
«Ragazzi; voi siete degli studenti del primo anno, quindi è normale incontrare
tante difficoltà. Ora ditemi … A che età pensate che io abbia imparato a
evocare la mia spada elementale?».
I
due si guardarono in faccia, alzarono le loro spalle e poi si rivolsero al
maestro: «Non immaginiamo quando».
Il
maestro, dopo aver scambiato un’occhiata di complicità con Astral, gli disse:
«Ho imparato quell’incanto all’età di quattordici anni; quindi non
preoccupatevi se non ci riuscite al primo colpo. Se posso dirvi quello che ho
imparato dalle numerose prove fatte per riprodurlo, è che quando sarà il
momento lo farete con ottimi risultati. Alla vostra età nessuno dei ragazzi è
mai riuscito a riprodurre quel tipo d’incanto; tuttavia, se posso darvi una
dritta, continuate a provare e cercate di visualizzare con l’immaginazione ciò
che volete fare. Solo così attingerete alla vostra forza vitale. Più vi
concentrerete, più possibilità avrete di poter portare a termine la magia».
Maximilian,
però, ribatté: «Io ho provato a concentrarmi come non mai, ma non ci riesco; e
sinceramente sto perdendo la speranza di potercela fare».
Astral,
sentita quell’affermazione, riprese il giovane Maximilian: «Non dire così. Non
si può pretendere tanto, soprattutto in un breve lasso di tempo come lo è
quello intercorso tra il tuo avviamento alla magia ad oggi. Non dimenticare che
hai fatto già abbastanza ed è qualcosa che nemmeno un mago esperto sarebbe
stato in grado di fare. Pertanto … Non ti scoraggiare, impegnati e vedrai che
ci riuscirai come in precedenza ci siamo riusciti noi».
Maximilian
annuì e aggiunse: «Cercherò d’impegnarmi di più, glielo prometto maestro. Un
giorno mi vedrà impugnare una scintillante spada elementale».
La
sua espressione era alquanto decisa e il maestro gli sorrise, come sempre aveva
fatto fin dal giorno in cui lo aveva conosciuto.
Egli
disse: «È questo il Maximilian che abbiamo conosciuto; il ragazzo che ha
contribuito alla disfatta della spedizione degli esseri oscuri che si
apprestavano a marciare sul mondo. Per quanto riguarda il giorno in cui io ti
vedrò brandire la tua spada elementale, sappi che sarà uno dei giorni più belli
che avrò vissuto e per il quale varrà la pena combattere aspramente». E dopo
aver detto quelle parole, controllò l’orologio che aveva al polso.
Il
maestro si rivolse poi a Wotan e affermò: «Wotan, dobbiamo andare. Ci aspettano
per finire di organizzare la spedizione».
Wotan
annuì e ribatté: «Eh sì. Il tempo passa velocemente. Sarà meglio andare o
faremo aspettare gli altri».
I
due si alzarono dal tavolo e, dopo aver salutato Maximilian e Gerard, si
avviarono verso l’uscita della biblioteca; non prima di essersi raccomandati
d’essere puntuali per la cena però.
A
cena avrebbero comunicato ai bambini l’ora esatta della partenza.
I
due alunni risposero che si sarebbero attenuti agli accordi presi e i maestri
uscirono dalla biblioteca, richiudendo dietro di loro la grossa porta.
Maximilian
e Gerard rincominciarono a sfogliare il libro che stavano consultando prima e
furono attirati da un disegno in particolare: un enorme angelo con le ali
aperte occupava tutta la pagina.
L’angelo
brandiva una spada ed era vestito con un mantello rosso, sotto il quale si
vedeva un’armatura tipica dell’epoca romana; ai piedi aveva dei calzari di
color marrone.
La
loro attenzione fu poi attirata dal viso dell’angelo: la bocca era spalancata,
come se stesse dicendo qualcosa.
Gli
occhi della creatura celeste erano aperti e il suo sguardo era minaccioso.
Gli
esseri sotto di lui, principalmente diavoli, erano in ginocchio e con le mani
occludevano le loro orecchie.
Le
armi che precedentemente brandivano erano tutte al suolo; indifesi rivolgevano
il loro sguardo verso quella figura angelica che li sovrastava.
I
suoi capelli erano lunghi e di colore giallo paglierino.
La
possente mole dell’angelo troneggiava su quella pagina rendendo quasi
invisibili le altre creature.
Il
cielo era colmo di nubi scure squarciate da spiragli di luce e tutt’intorno
c’erano piccoli angeli festanti che suonavano i propri strumenti.
Maximilian
si rivolse al fratello: «Gerard, cosa pensi che raffiguri questo disegno?».
Gerard rispose: «Max, a me sembra un angelo che sta combattendo assieme ai suoi
simili contro creature demoniache. Quello che non mi spiego è come mai tutti
gli esseri brutti siano disarmati».
Quel
disegno era bellissimo: un essere celeste che sovrastava le creature del male.
Una
scena simile sarebbe rimasta scolpita nelle loro menti per molto tempo.
I due
continuarono a leggere il libro e Maximilian si prese l’incombenza di farlo ad
alta voce:
L’arcangelo
farà la sua comparsa. Egli sarà maestoso e tutti gli esseri di cuore impuro
saranno schiacciati sotto i suoi colpi. Le bestie saranno impotenti e immobili.
Non vi sarà perdono per loro ed egli farà strage, ripulendo il mondo di tale
feccia e facendola ripiombare negli inferi. Un essere sarà da lui protetto,
poiché questi riprodurrà un giorno il più potente incanto che l’uomo abbia mai
visto e porrà così fine al tentativo del maligno di porsi sullo stesso piano
del potere celeste. L’angelo, però, esigerà tributo e, quando il suo compito
sarà concluso, tornerà a osannare le lodi del creatore.
Maximilian guardò Gerard e gli domandò: «Secondo te
a cosa si riferisce?».
Il fratello strinse le spalle e rispose: «Mah … A
primo impatto direi che si tratta di una profezia la quale narra di un angelo
che protegge un mago rosso dall’attacco dei demoni».
Maximilian annuì e confermò: «Penso anch’io la
stessa cosa». Poi, richiudendo il libro con la copertina rossa, continuò:
«Abbiamo letto abbastanza e, visto che il tempo stringe, sarà bene provare a
cercare qualcosa che ci aiuti a materializzare le spade. Gerard, diamo
un’occhiata a quel libro che hai in mano, proviamo a cercare qualche dritta che
ci possa aiutare nel riprodurre l’incanto».
Anche Gerard era della stessa opinione.
I bambini rimisero il libro che parlava dei maghi
rossi dove era stato preso e incominciarono a sfogliare il grosso volume che
aveva trovato Gerard.
Dopo un’ora ai due venne un’idea sul come
riprodurre l’incanto senza difficoltà.
Richiusero il libro e si diressero nuovamente verso
il parco, attraversando di nuovo i corridoi dell’accademia che in quei giorni
erano deserti.
Quando arrivarono nel parco, Maximilian domandò:
«Vogliamo riprovare?».
Gerard annuì e aggiunse: «D’accordo. Riproviamo
seguendo le indicazioni che il libro riportava».
I due si prepararono, si concentrarono, e insieme
dissero: «Gladio!». Ma non successe niente.
Si guardarono nuovamente negli occhi e questa volta
scoppiarono a ridere.
A quel punto Gerard disse: «D’altronde, se fosse
stato così facile, non ci sarebbe stato gusto». In seguito mise una mano sulla
spalla del fratello e affermò: «Per oggi credo che possa bastare; che ne dici
Max?».
Maximilian rispose: «Penso proprio di sì. Ma devo
dire che questa volta mi aspettavo di riuscire a farlo. Mah … Al ritorno dal
nostro viaggio ci riproveremo. Adesso andiamo nella nostra stanza, dobbiamo
preparare gli zaini e metterci dentro tutto l’occorrente. Astral parlava di un
lungo periodo da passare fuori dall’Asilum, dunque potrebbero volerci anche tre
mesi: l’intera durata delle vacanze».
Gerard spalancò gli occhi ed esclamò: «Cosa! Così
tanto tempo. Io pensavo che ci sarebbero voluti pochi giorni e che loro già
sapessero dove si nasconde. Evidentemente mi sbagliavo; speriamo di trovarlo
subito, così da poter fare qualche giorno di ferie. Ci toccherà stare fuori nella
fitta vegetazione tra animali selvaggi e zanzare …».
Il fratello minore lo interruppe: «Guardala dal
lato positivo … Quello è un posto che noi non abbiamo visto. Quando cammineremo
nella foresta, sarà un’esperienza nuova e penso affascinante allo stesso tempo.
Dai, prepariamo le valigie e raggiungiamo i maestri a tavola. Si sta facendo
sera e se arriviamo tardi i maestri si offenderanno».
Dopo quelle parole, i due s’incamminarono verso
l’accademia scomparendo dietro il portone principale.
***
Intanto, nei corridoi della sala insegnanti, Wotan,
Astral, Drenk, Loky, Asdar e Dian, si stavano dirigendo verso la porta che dava
accesso ai sotterranei.
Era giunta l’ora di parlare con il gran maestro …
Il gruppo arrivò davanti al portone dietro al quale
il drago era solito aspettarli.
Questa volta però, si udirono anche altre voci
dietro di esso … Quella sembrava una voce familiare e i maestri la riconobbero:
era Aschcore, il fratello di Brot.
«Allora, come d’accordo fratello, ci andrò io.
D’altronde la tua mole ti limiterebbe il movimento, senza contare che saresti
facilmente rintracciabile». Disse il drago dalla forma di serpente.
La voce di Brot si udì subito dopo: «Pare proprio
che questa volta debba rimanere ad attendere gli eventi. Ebbene … Penso che sia
la soluzione migliore; ci andrai tu». In quell’istante un rumore interruppe il
discorso tra i due.
Brot proferì: «Avanti!». E la porta si aprì.
Dietro di essa c’erano tutti gli insegnanti
dell’Asilum.
Il drago li guardò e disse: «Oh; è già ora di mettersi
d’accordo per la spedizione». Poi, riferendosi ai nuovi arrivati, aggiunse:
«Prego, venite pure. Io e Aschcore stavamo giusto parlando del nostro viaggio».
I maghi si avvicinarono e videro meglio le due
possenti sagome.
Astral e i suoi colleghi salutarono i draghi e
subito dopo Wotan affermò: «Siamo venuti per metterci d’accordo come da voi
richiesto».
Brot allora disse: «Io e Aschcore stavamo appunto
discutendo di come potervi aiutare in questo viaggio. Non tutti gli esseri
magici ostili sono stati fermati durante la battaglia da noi vinta e lo stesso
Melkore si aggira ancora in questo universo. Se doveste incontrarlo, avrete
molte difficoltà nell’affrontarlo. Oltretutto, con voi ci saranno i ragazzi … E
Maximilian non può essere messo in pericolo».
I maghi bianchi annuirono, dimostrandosi d’accordo
con quello che il loro maestro aveva appena detto.
Il drago continuò il suo discorso: «Oggi abbiamo
deciso che, oltre ad Asdar, Dian, Astral e tu Wotan, si aggregherà a voi anche
mio fratello Aschcore. Per quanto riguarda me … Sarei stato lieto di potervi
accompagnare ma, come voi ben sapete, non posso muovermi ad alte velocità e poi
darei troppo nell’occhio. Non è facile nascondere la mia mole».
I maghi si rivolsero ad Aschcore facendo
presente all’unisono: «Per noi è un onore essere in sua compagnia».
Il lungo drago, aggrovigliato su se stesso e
con il volto ben visibile, chiuse i suoi occhi e annuì.
Brot intanto continuò il suo discorso:
«Aschcore vi seguirà in modo da non essere visibile e in caso di bisogno
interverrà per darvi una mano. Siate cauti e ricordate che gli esseri contro
cui stiamo combattendo sono privi di pietà e pronti a tutto. Ora, visto che mio
fratello ha informazioni più dettagliate sul posto in cui dovrebbe trovarsi
Ivan, lascio che lui vi spieghi dove siete diretti con precisione».
Aschcore incominciò subito a parlare con
loro: «Dalle informazioni che abbiamo, risulta che un anziano fa degli
spettacoli nei dintorni di una città chiamata Manaus in Brasile. Quest’artista
si aggira tra i quartieri esibendosi per guadagnarsi da vivere; la cosa strana
è che riproduce incanti che nulla hanno a che fare con l’illusione ottica.
Alcune spie da noi mandate sul posto, dopo aver assistito a un suo spettacolo,
si sono insospettite. Lo hanno pedinato ma lui, accortosi di quanto stava
accadendo, ha fatto in modo da far perdere le sue tracce. Dopo lo spettacolo
che ha tenuto, ha girato un angolo e quando i miei si sono avvicinati di lui
non c’era nessuna traccia. Aveva lasciato tutti i suoi attrezzi, ma l’uomo era
sparito. Lo hanno descritto nel seguente modo: capelli lunghi e trasandati di
colore grigio; barba folta, anch’essa grigia; molte rughe sulla faccia; naso
schiacciato e grossolano; occhi semichiusi di color azzurro scuro. Le sue orecchie
erano completamente nascoste dai capelli. L’uomo è alto all’incirca un metro e
ottanta, ha la corporatura esile ed è vestito con una tunica di colore grigio.
Ai piedi aveva dei calzari colore marrone. Ciliegina sulla torta … Non si
separava mai da un bastone, al quale si sorreggeva. Quello è stato il
particolare che ha insospettito i miei, sembrava proprio un bastone d’ulivo e
ogni volta che faceva un gioco di prestigio, quel bastone emanava un bagliore
rossastro. Dobbiamo cercarlo e portarlo all’Asilum quanto prima; se le creature
oscure dovessero raggiungerlo prima di noi, non potremo poi cercare di
assestare il colpo di grazia ai demoni e ai loro servitori».
Astral domandò al drago: «Dunque bisogna
cercare all’interno della città?».
La risposta gli fu data da Brot: «A quanto
pare è uscito definitivamente da essa. Da quel giorno non si è più visto un suo
spettacolo; deve aver capito che qualcuno lo sta cercando e si è rifugiato
nella boscaglia. Quello è un ambiente ostile, sarà difficile rintracciarlo; tenete
presente che dispone di incanti potenti e che avvicinarlo potrebbe essere
pericoloso. Dunque … Attenzione agli esseri oscuri, ma … Altrettanta
nell’avvicinarsi a Ivan».
I maestri fecero cenno d’aver capito.
Dian propose: «Se tutti sono d’accordo, io
direi di partire domani mattina intorno alle sette. Come precauzione, non
useremo la magia per smaterializzarci; potrebbero esserci ancora esseri che ci
cercano lì fuori. Viaggeremo dunque tramite incanti di locomozione, come quando
salvammo Maximilian e Gerard».
Drenk aggiunse: «Mi sembra giusto … Se
usassimo la smaterializzazione, alcuni di loro potrebbero tracciare da dov’è
partito quell’incanto e le cose si complicherebbero per tutti noi».
Astral confermò: «D’accordo. Domani mattina
ci vediamo alle sette, di fronte all’entrata dell’accademia. Usciremo tramite
un passaggio e poi proseguiremo cercando di non farci localizzare».
Tutti furono dello stesso parere, ma prima
che il gruppo si sciogliesse e ognuno di loro andasse a prepararsi, Aschcore
volle fare un’ultima raccomandazione: «I piccoli che verranno con noi devono
essere protetti a qualsiasi costo: in caso di pericolo, io vi coprirò le spalle
e voi farete ritorno immediatamente all’Asilum. Se questa operazione va a buon
fine, il giorno in cui potremo guardare negli occhi di nuovo i maghi neri non
tarderà ad arrivare. Ricordate che quello che stiamo per fare potrebbe avere
una ricaduta sull’intera guerra che ormai si protrae da lungo tempo e che tante
vite dipendono da come si evolverà la situazione. Io vi aspetterò domani
mattina fuori dall’Asilum; dovrò però chiedervi ospitalità per questa notte».
Il drago si girò e guardò Brot.
Quest’ultimo ghignando disse: «Figuriamoci se
ti mandiamo via; e poi è una buona occasione per rimembrare i tempi passati».
Anche Aschcore accennò un ghigno.
In quel momento i due draghi salutarono il
gruppo di maghi e si diressero verso un’altra stanza.
Lo stesso fecero i maghi, che uscirono da
quell’ambiente e si diressero verso la loro zona: c’era da preparare gli zaini
e la cena.
***
La luce del sole incominciò a svanire e fu
sostituita gradualmente dall’oscurità.
La notte era arrivata e di conseguenza si
avvicinava l’ora della partenza.
Maximilian e Gerard tralasciarono un attimo
di preparare gli zaini e si diressero verso il balcone che si trovava proprio
di fronte a loro.
I due uscirono all’aria aperta e rimasero
incantati a vedere il tramonto.
I colori che videro nel bosco davanti all’accademia
non potevano essere descritti per quanto erano belli.
Le piante crescevano rigogliose ovunque in
quel luogo.
Il ruscello che attraversava il bosco emanava
il tipico rumore dello scorrere dell’acqua.
Gerard guardò Maximilian e gli chiese: «Vero
che assomiglia tanto al tramonto visto dal nostro paese?».
Maximilian si girò e rispose: «È quello che
stavo pensando anch’io». Poi aggiunse: «Certo che in un anno le nostre vite
sono state stravolte. Eravamo solo dei bambini che giocavano e cercavano di
crescere spensierati e guardaci adesso … Ma sono dell’opinione che in fondo
poteva andare peggio: qui abbiamo tutto il necessario per sopravvivere. Abbiamo
imparato tanto e ci trattano bene, non facendoci mancare niente. Sai, ogni
tanto mi domando come andrà a finire».
Gerard gli mise una mano sulla spalla e fece
presente: «Ricordati che sei stato capace di scacciare un demone nell’altro
universo. Hai aiutato in più occasioni i maghi bianchi a respingere l’attacco
degli esseri oscuri. Hai sconfitto il mago nero e penso che tutti si rendano
conto che senza di te questo non sarebbe stato possibile. Quasi tutti gli
esseri ostili sono stati scacciati e pochi di loro si sono riusciti a mettere
in salvo. Direi proprio che hai fatto un ottimo lavoro, dunque … Non c’è
bisogno di chiedersi come andrà a finire».
Maximilian fece una smorfia e accennò un
ghigno, poi replicò: «Non ho fatto niente di speciale; anzi, quello che ho
compiuto l’avrebbe fatto chiunque».
Il fratello lo guardò e ribadì: «No. Hai
salvato tutti noi e ho come l’impressione che il tuo ruolo in questa storia non
sia ancora finito».
Un rumore li disturbò: era qualcuno che stava
bussando alla loro porta.
Entrambi risposero: «Avanti».
La porta si aprì e dietro di essa apparve
Astral.
Il mago era giunto per chiamare i due
ragazzi.
Li vide fuori dal balcone e chiese loro:
«Maximilian, Gerard; state osservando il tramonto?».
I ragazzi risposero di sì, in seguito Astral
disse loro: «Sono venuto a chiamarvi. La cena è pronta, domani si parte presto
e dunque abbiamo deciso di anticipare il pasto».
I due risposero: «Veniamo immediatamente». E
si affrettarono a chiudere le borse preparate per il viaggio.
I tre si avviarono verso la sala pranzo e
quando ci arrivarono trovarono un lauto banchetto ad attenderli.
La fame iniziava a farsi sentire poiché i due
avevano faticato tutto il giorno.
I commensali si sedettero tutt’intorno al
tavolo e iniziarono la cena.
Sul tavolo c’erano numerose portate: c’era il
pollo arrosto con le patate, l’arrosto di manzo e l’insalata mista.
I dessert quella sera sembravano più
invitanti: c’erano il tiramisù e il budino al cioccolato di cui Maximilian era
ghiotto.
Durante la cena tutti i commensali parlavano
del più e del meno come si fa in tutte le famiglie.
Quando la cena terminò, i maestri liberarono
il tavolo dai piatti e dai bicchieri con un incanto e l’ambiente si fece più
serio.
Il primo a prendere parola fu Astral.
Il maestro cercò di mettere a loro agio
Maximilian e Gerard: «Ragazzi; come vi avevo anticipato, questa sera vi
comunicheremo l’orario di partenza. Alle sette in punto ci ritroveremo davanti
al portone dell’accademia, la nostra metà sarà una zona del Brasile. Per
sicurezza non potremo usare incanti, non bisogna dimenticare che ci sono in
giro ancora esseri magici intenzionati a darci la caccia. Potrebbero scoprire
la scia magica lasciata dalla smaterializzazione».
I due annuirono facendo intendere di aver
compreso.
Il maestro Wotan aggiunse: «Partiremo in sei:
Asdar, Astral, Dian, io e voi due. Loky e Drenk rimarranno nell’Asilum per
organizzare l’anno accademico che verrà e per assicurare al posto una minima
protezione. Ovviamente saremo informati di tutto quello che accade qui e in
caso di bisogno useremo la magia per ritornarci».
A quel punto Astral si rivolse a Maximilian e
Gerard dicendo: «È tardi, sarà meglio che andiate a riposare. Domani dovremo
affrontare un lungo viaggio, faticoso anche per noi adulti, pertanto avrete
bisogno di più energie possibili».
I bambini obbedirono e, senza protestare, si
avviarono verso le stanze che gli erano state assegnate provvisoriamente.
I due scomparvero dietro l’angolo della sala
dove avevano cenato dopo pochi istanti.
Il trillo dei grilli, a quel punto, fu
l’unica cosa che si udì per qualche istante.
I sei maestri erano sull’uscio della porta
che dava sul piazzale d’ingresso dell’accademia; si guardarono l’un l’altro e
annuirono.
Wotan disse: «Colleghi; abbiamo già preso
accordi sul modo con cui affrontare questa spedizione, siamo riusciti a
predisporre anche un piano d’emergenza nel caso in cui ci attacchino, così da
portare in salvo i ragazzi senza farli correre alcun rischio. Drenk e Loky
rimarranno qui all’Asilum e si occuperanno dei preparativi per il nuovo anno.
Il Maestro Aschcore ci seguirà in incognita e il Maestro Brot rimarrà qui
all’interno dell’accademia, ma quello che mi preme sapere è come possiamo
convincere Ivan a collaborare. Non sarà facile … D’altronde, se avesse voluto
prendere contatto con noi, l’avrebbe già fatto. Invece si sta nascondendo,
fatto che evidenzia la sua volontà di rimanere ai margini di questa faccenda».
Astral parlò subito dopo di lui sostenendo:
«Di certo non sarà facile ... Potrebbe attaccarci e da amico diventare nemico.
Se non tentiamo, tuttavia, non avremo mai certezza di quello che è avvenuto.
Vale la pena tentare e, come ha detto il maestro, Maximilian avrà un ruolo
importante nell’avvicinamento a Ivan».
Tutto il gruppo pareva essere concorde con
quanto detto dal mago.
Lì si discuteva animatamente e fuori la
brezza estiva accarezzava un paesaggio in cui la flora cresceva rigogliosa.
***
Nella stanza dove Maximilian e Gerard erano
alloggiati invece, i due bambini erano già pronti per andare a letto.
Maximilian si rivolse a Gerard chiedendogli:
«Secondo te, Hamza, Isak e Chaman a quest’ora cosa staranno facendo?».
Gerard rispose: «Mah … Per quanto riguarda
Isak, penso che sia nella sua bella villa; Hamza di sicuro starà lavorando con
il papà, e … Visto di che pasta è fatto il padre, non mi meraviglierei se lo
sta facendo studiare anche durante le vacanze; Chaman … Eh … Chaman penso che
non ci sia bisogno di immaginare cosa stia facendo».
Maximilian Guardò il fratello e, ridendo
sotto i baffi, aggiunse: «Entrambi sappiamo cosa sta facendo Chaman in questo
momento». Poi scoppiarono in copiose risate.
Maximilian disse: «Chaman è sempre stato il
mio idolo, fin da quando sono entrato all’Asilum».
Quando smisero di ridere, lui disse: «Sai, mi
mancano. Inizio a considerali amici fraterni, per non parlare del grosso aiuto
che ci hanno dato».
Gerard era della stessa idea: «Sono d’accordo
con te. Siamo stati fortunati a incontrarli. Spero solo di non perdere la loro
amicizia una volta finito gli studi qui all’Asilum».
Maximilian affermò: «Non si perderà mai. Le
vere amicizie rimangono per sempre». Gerard sorrise e annuì, poi i ragazzi si
stesero sui rispettivi letti e spensero la luce.
Entrambi si misero a dormire in attesa che il
giorno nuovo arrivasse.
****
In un
posto buio una piccola sagoma girovagava disorientata.
Quando
l’oscurità iniziò a diradarsi, si vide il volto di Maximilian che non riusciva
a capire dove si trovasse.
Una
luce intensa provenne dall’orizzonte e tutto divenne più chiaro: il paesaggio
era disseminato di piante a lui sconosciute, sembravano aliene.
Maximilian
vedeva delle montagne davanti a sé; poi degli esseri piccoli quanto degli
uccelli gli passarono accanto.
Egli li
guardò sbigottito chiedendosi di che animali si trattasse e quegli uccelli
iniziarono a volare tutt’intorno a lui.
Un
animale che assomigliava tanto a una talpa venne fuori dal terreno ma egli
aveva fattezze completamente diverse dall’animale che Maximilian vedeva di
solito sulla terra.
I suoi
occhi erano spalancati e di colore rosso acceso; aveva un faccione tondo e un
naso nero e appuntito, dei dentoni sporgenti ma non aguzzi e delle zampe
pienotte con degli artigli tondi e robusti.
Le
zampe, probabilmente, erano usate per scavare nel terreno.
L’essere
emise uno strano verso, poi, accortosi della presenza di Maximilian, si rifugiò
nella terra.
In
quell’istante due soli comparvero all’orizzonte.
Maximilian
sapeva che quella era la testimonianza d’essere arrivato nell’universo
parallelo.
Quell’affascinante
spettacolo lasciò impietrito il piccolo che si fermò a osservare con le dovute
cautele: guardò i due soli proteggendosi gli occhi con le mani.
Il più
piccolo sole ruotava vorticosamente attorno a se stesso e c’era un lembo di
materia rossastra che lo collegava al sole più grande.
La loro
luce superava di gran lunga quella da lui vista sulla terra e persino il tepore
che sprigionavano sembrava più forte di quello avvertito normalmente.
Le
nuvole, del tutto simili a quelle da lui viste abitualmente, gli fecero pensare
a quando si divertiva con i suoi amici nell’immaginare le forme più assurde.
Il suo
sguardo fu attirato dalla vegetazione che si erigeva maestosamente davanti a
lui.
Non
c’erano più alberi di pino o di castagne né abeti, ma enormi piante con grandi
foglie del tutto simili a quelle del tiglio.
Le loro
chiome erano talmente fitte che non si riusciva a vedere attraverso; sembrava
che quel mondo fosse stato costruito per esseri ben più grandi degli umani.
Maximilian
venne distratto da un piccolo smottamento del terreno.
Egli
già sapeva che Bithor si stava avvicinando … Erano un po’ di giorni che non si
faceva vivo e Maximilian era curioso di sentire cos’avesse da dirgli.
Le
vibrazioni divennero più forti e la sagoma del drago divenne sempre più nitida.
Il
drago era maestoso e appariva splendente con il suo manto di scaglie d’oro e le
sue ali ritratte.
Quando
arrivò nelle sue vicinanze, lo salutò: «Maximilian; sono lieto di rincontrarti».
Maximilian
ricambiò il saluto: «Anch’io sono contento di vederti; sai, incominciavo a
preoccuparmi; era da più giorni che non ti facevi vivo».
Il
drago si accucciò nei pressi del bambino e di seguito, guardandolo, come sempre
faceva, gli disse: «Ti ho lasciato tranquillo per un po’; te lo sei meritato
dopo tutto il lavoro che hai fatto. Ma dimmi: vi state preparando alla
partenza?».
Il
ragazzo annuì e dopo rispose: «Esatto. Domani, alle sette in punto, si parte
per il Brasile. Credo che andremo nella foresta Amazzonica. Speriamo di
rintracciare quanto prima Ivan e di portarlo all’Asilum sano e salvo».
Bithor
emise un ghigno e poi disse: «Piccolo Maximilian … Io ho visto combattere Ivan
e conosco personalmente il tipo di mago che lui incarna; credimi, non c’è
bisogno di preoccuparsi per la sua incolumità. È esperto e combatte come nessun
altro, la sua magia è potente e sa badare a se stesso. Quando lo avrete
trovato, però, dovrete avvicinarvi con cautela; potrebbe scambiarvi per nemici
e dunque attaccarvi. Non dimenticate che è braccato dagli esseri magici ed è
l’ultimo della sua stirpe. Sarà molto guardingo … Siate cauti. Tuttavia non
dubitate sulle sue intenzioni; sono sicuramente paragonabili alle nostre. Tutti
combattiamo il potere oscuro dei maghi neri e dei loro alleati».
Maximilian
provò a chiedere al drago ulteriori informazioni: «Bithor, per favore, descrivi
com’è fatto, in modo da poterlo riconoscere all’occorrenza e dunque poterci
parlare».
Il
drago dorato però, non sembrava affatto disposto a dargli delle informazioni e
gli rispose: «Maximilian, non posso darti quelle informazioni in quanto andrei
contro il tuo destino. In questo momento è scritto che tu non debba sapere
nient’altro che il nome di Ivan, successivamente capirai il perché».
Maximilian
lo guardò sospettoso, non capiva l’atteggiamento di Bithor, ma decise
ugualmente di non contraddirlo.
Egli
volle solamente chiedere: «Perché non mi è concesso sapere il suo aspetto, non
riesco a comprendere a quale fine possa essere utile rimanere all’oscuro di
com’è fatto. Io potrei essere d’aiuto alle ricerche se avessi più informazioni:
non credi?».
Il
drago fece un ghigno, poi ribadì: «Come ti ho detto in precedenza, tutto
avviene per un preciso motivo; nulla è lasciato al caso. Abbi fiducia e vedrai
che i risultati non mancheranno».
Maximilian
allora, consapevole che non avrebbe fatto cambiare idea a Bithor, decise di non
insistere; dopotutto ci doveva essere un motivo se non voleva rivelargli il suo
aspetto.
Bithor
continuò il suo discorso: «La ricerca non sarà semplice. Il posto dove vi state
dirigendo è pieno d’insidie; è parzialmente inesplorato e la scelta di Ivan di
nascondersi laggiù non è certo un caso. È difficile rintracciare una persona
dove ci sono vegetazione e ripari naturali in cui celarsi e, sinceramente, è
una ricerca che potrebbe portarvi via parecchio tempo».
Il
drago sospirò e poi continuò: «Devi sapere che è importante trovare Ivan. Egli
è l’ultimo dei maghi rossi ed è il solo che potrebbe riprodurre un incanto a
noi indispensabile per fronteggiare i demoni. Esso è un incanto ormai perso da
diverse generazioni e che da solo può contrastare il demone che tu stesso, Max,
hai ricacciato durante le battaglie che ci sono state. Non pensare che i loro
tentativi di abbatterci siano terminati con la sconfitta di poche settimane fa.
Aspettati invece un loro ritorno, ancora più cruento di quello visto finora,
senza contare che Melkore si aggira ancora nel vostro mondo. Se riuscirete a
scovare Ivan, aumenteremo di molto le nostre capacità offensive. Quando capirà
che non siete nemici si avvicinerà spontaneamente a voi».
Maximilian
fece cenno di aver capito e in seguito affermò: «Farò tutto quello che mi è
possibile per aiutare i maestri nella ricerca».
Il
drago annui anch’egli e si raccomandò: «Siate cauti. Vi attaccheranno ancora.
Probabilmente a quest’ora vi staranno già cercando; durante il viaggio cercate
di essere più discreti possibile e, anche se Aschcore vi scorterà, non
abbassate la guardia».
Maximilian
fu stupito da quell’affermazione e chiese: «Come fai a sapere che tuo fratello
ci seguirà?».
Bithor
rispose: «Dimentichi spesso che sono un drago e per giunta in questo momento
sono al tuo interno, dunque … Non solo percepisco la presenza dei miei fratelli
quando sono vicini a te, ma riesco anche a carpire i loro pensieri e ad
assimilare tutto quello che tu percepisci. Aschcore è forte, questo non lo
metto in discussione, ma valutate contro chi ci accingiamo a muovere:
cercheranno con ogni mezzo di ostacolarvi e useranno ogni sorta d’inganno. Tu
Max, hai sì imparato alcuni incanti che ti possono ritornare utili, ma hai
ancora tanto d’apprendere e non possiamo permetterci di fallire. Parecchie vite
sono nelle nostre mani».
I due
si guardarono a vicenda.
Maximilian
stava quasi per rispondergli, quando un rumore estraneo all’ambiente attirò la
sua attenzione.
Una
luce si fece prepotentemente largo attraverso il panorama e incominciò a
delinearsi un posto a lui familiare: si era svegliato e il rumore proveniva
dalla sveglia.
Entrambi
i fratelli si alzarono di tutta fretta e incominciarono a prepararsi per poi
dirigersi verso il posto prestabilito.
****
In un luogo remoto, intanto, una grande
sagoma si aggirava in una foresta.
La sua mole smuoveva gli alberi di pioppo,
quelli di frassino e le querce che rendevano l’ambiente impervio.
Sui loro tronchi c’era molto muschio e il
posto era pieno di cespugli.
La figura si fermò di fronte a un grosso
masso, appena al di fuori dalla copertura che offrivano le piante.
In quell’istante uno strano verso echeggiò
nell’ambiente.
Il masso dinanzi alla figura si sgretolò come
d’incanto e l’essere svanì nel passaggio che la pietra ostruiva.
Quando la sagoma svanì, il masso ricomparve
bloccando di nuovo una via non accessibile da tutti.
Dei passi echeggiavano all’interno di un
antro, da dove proveniva un rossore intenso.
In quell’antro c’era stato Melkore in
precedenza ed era proprio il rifugio del defunto Pectumatra.
Nell’oscuro passaggio si delineò proprio la
sagoma di Melkore e un ruggito echeggiò come mai prima d’allora.
In quell’antro, nascosti dietro i massi che
erano dappertutto, c’erano degli esseri che timorosi cercavano di non far
percepire la loro presenza.
Il drago si avvicinò alla grande crepa che
squarciava il terreno e si apprestò a percorrere il sentiero attraverso il
quale avrebbe raggiunto il fondo.
Quando l’essere lo raggiunse, guardò un
passaggio che girava vorticosamente su se stesso.
Egli mostrò i suoi denti aguzzi e disse:
«Mostratevi codardi reietti; il vostro padrone è stato ucciso in battaglia,
come del resto anche l’esercito da lui comandato».
Degli occhi s’intravidero nell’oscurità e poi
man mano si fecero avanti.
Si delinearono le più disparate sagome che
presero forma una volta uscite dai loro ripari: erano i molti esseri rimasti a
guardia del passaggio custodito in precedenza da Pectumatra.
Il drago a quel punto aggiunse: «Pectumatra è
stato ucciso. Da oggi voi tutti risponderete a me e insieme cercheremo di
portare a termine quello che lo sprovveduto Pectumatra ha lasciato in sospeso».
Tutti gli esseri lì presenti emisero dei
versi differenti, creando un frastuono che coprì qualsiasi altro rumore.
Quel gran fracasso però, venne interrotto da
una voce orripilante che proveniva dal passaggio di fronte a loro: «Che notizie
ci sono?». Essa domandò.
Nessuno osò parlare … Quella voce incuteva
terrore a tutti i presenti; persino Melkore aspettò un attimo prima di dire:
«Non ci sono belle notizie».
La voce che prima aveva posto il quesito
chiese ancora: «Chi sei?».
Melkore spiegò: «Sono Melkore, il drago
nero».
Quella voce continuò: «Il drago nero? E che
fine ha fatto Pectumatra?».
Melkore spiegò: «Pectumatra è caduto in
combattimento assieme a tutto l’esercito mandato per compiere la presa di
questo mondo. Siamo rimasti in pochi».
Dal passaggio provenne un’imprecazione:
«MALEDETTO INCOMPETENTE! ERA COSÌ SEMPLICE IL COMPITO A LUI ASSEGNATO. È STATO
ABBATTUTO ASSIEME AGLI ESSERI MAGICI CHE HO INVIATO PER COMPIERE LA CONQUISTA
DEL MONDO RICCO DI ANIME. CHI È STATO AD AMMAZZARLO?».
Il drago rispose: «Abbiamo attaccato il covo
dove si nascondono i maghi bianchi con tutte le nostre forze. Stavamo quasi per
conquistarlo, quando in loro soccorso sono arrivati esseri magici disertori e
con loro Aschcore, il drago loong scomparso molti secoli fa. A loro si sono
uniti molti rinforzi che hanno travolto le nostre truppe. Sono tutti morti a parte
quelli che, facendosi strada con la forza, sono riusciti a fuggire … Ma costoro
si contano in poche decine. In quanto a Pectumatra … Beh … Ha rapito il
Dragonkin, portandolo in un’altra dimensione».
Melkore fu interrotto bruscamente: «COSA …
IMBRANATO! Portare il Dragonkin in una dimensione alternativa significa firmare
la propria condanna a morte. Il più feroce ammazza maghi è stato in grado di
intervenire. Dobbiamo sferrare un imponente
attacco alla loro roccaforte e prendere il controllo di questo universo
il prima possibile».
Vi fu un attimo di silenzio il quale finì nel
momento in cui quella voce asserì: «Devo porre rimedio al fallimento del mio
discepolo».
Ci fu ancora un momento di silenzio, poi la
voce si sentì nuovamente: «Drago … Il tuo nome è Melkore se non erro».
Il Drago non rispose.
Egli attendeva ciò che quella viscida voce
stava per dire.
La voce sentenziò: «Il Dragonkin deve morire
e non m’interessa in che modo. Se sopravvive avrò molti problemi, soprattutto
in questo mondo. Melkore, prendi il comando degli esseri rimasti e dai la
caccia al moccioso. Io provvederò a mandarti i dovuti rinforzi. Ricostruirò
questo passaggio in modo che possa far trapassare Adrammalech. Vai, intercetta
il Dragonkin e portami la sua testa!».
Melkore fece cenno d’aver compreso e disse:
«Ho bisogno di rinforzi quanto prima. Siamo ridotti a poche unità e loro hanno
a disposizione una gran quantità di maghi che sicuramente si frapporranno tra
me e il marmocchio. In queste condizioni non si possono ottenere risultati».
La voce ribatté: «A breve invierò tre fidati
esseri che ti aiuteranno. Una volta raggiunto l’obiettivo costruirete quello di
cui abbiamo bisogno. Cercate di raccogliere informazioni e rintracciate i maghi
bianchi».
Melkore si rivolse ad essa ancora una volta:
«Posso evocarlo io Adrammalech. Ci ho già provato una volta. Se non fosse stato
per quel moccioso avremo avuto successo».
Quella voce però, obbiettò immediatamente:
«Per farlo trapassare c’è bisogno di un enorme potere. Se lo farai ti prosciugherà
tutta la forza vitale e, se le cose si mettessero male, non avrò più contatti
con questo mondo. Non posso rischiare di perdere l’unico collegamento che ho;
per il momento non fare niente. Sappiamo già che sono in grado di respingerlo
quando sta trapassare, ma il discorso cambia se ha già attraversato».
La voce scomparve e nell’antro vi fu una
calma surreale; subito dopo Melkore si rivolse ai presenti alzando il suo tono:
«SENTITO! METTETEVI ALLA RICERCA DI QUALCHE INDIZIO CHE RIVELI LA LORO POSIZIONE
E VENITE IMMEDIATAMENTE A RIFERIRLO».
Le creature, ancora seminascoste nell’ombra,
vennero fuori e, emanando versi animaleschi, fecero intendere di avere recepito
il messaggio.
***
Nell’accademia i due bambini si erano
preparati ed erano pronti per incamminarsi verso il luogo dove si dovevano
incontrare con i maestri.
Maximilian si rivolse al fratello: «Gerard
sei pronto?».
Lui rispose: «Certamente; mi sono preparato
minuziosamente e non ci resta che andare all’appuntamento». In seguito i due
presero le proprie cose e uscirono dalla stanza.
Maximilian e Gerard erano i soli che si
aggiravano nell’accademia e i maestri non si vedevano ancora.
I bambini giunsero all’uscita e con loro sorpresa vi trovarono tutti i
maestri pronti a partire e ben equipaggiati con gli zaini sulle spalle.
C’erano proprio tutti: Asdar, Dian, Wotan e
Astral; poi, non distanti da loro, c’erano anche Loky e Drenk.
I due salutarono: «Buongiorno maestri».
Astral rispose: «Buongiorno Maximilian;
buongiorno Gerard. Riposato bene?».
I bambini risposero affermativamente e
Maximilian aggiunse: «Siamo pronti per affrontare questo lungo viaggio».
Il maestro a quel punto affermò: «Bene. Siamo
al completo e possiamo dunque andare». Poi si rivolse agli altri maestri e
disse: «Andiamo».
I maghi si guardarono in faccia e annuirono
tutti assieme.
Dian chiamò i due bambini: «Maximilian,
Gerard; venite qui vicino a noi».
Entrambi si avvicinarono, facendo in modo che
chi doveva partire si toccasse a vicenda.
Astral in quell’istante esclamò: «Reditus!».
Subito dopo tutte le sagome lì presenti svanirono gradualmente.
I due maghi rimasti si guardarono in faccia e
Loky ebbe il coraggio di pronunciarsi per primo: «Non nascondo che sono
preoccupato».
Drenk cercò di tranquillizzarlo: «Non devi … Maximilian
e Gerard sono in compagnia di quattro esperti maghi bianchi. Ricordati che
Aschcore li sta seguendo e che lo stesso Maximilian è molto più forte di quanto
noi immaginassimo».
Loky ribatté: «Probabilmente hai ragione.
Durante lo scontro qui all’Asilum si è distinto per il suo valore. Lui, i suoi
amici … Sono stati veramente efficaci nonostante la loro giovane età. Hanno
affrontato persino un mago nero senza avere paura delle conseguenze».
Entrambi annuirono e poi rivolsero lo sguardo
verso l’accademia.
Drenk affermò: «Il tempo passa in fretta. Noi
stiamo diventando vecchi al punto da non credere più in quello che ci hanno
tramandato i nostri avi; il tutto c’è stato ribadito dai nostri alunni. Si sono
battuti come dei leoni per salvare l’Asilum».
Nell’Accademia c’era una pace surreale: senza
gli studenti sembrava una cittadina tranquilla.
***
Nel covo degli esseri magici avversi,
intanto, Melkore attendeva notizie riguardo ai maghi bianchi e alle loro mosse.
Il drago era attorniato da esseri strani.
Essi erano vestiti con una tunica nera
ridotta a brandelli e avevano un cappuccio che gli copriva il volto.
Erano intenti a maneggiare un enorme
pentolone dove un astruso intruglio ribolliva rumorosamente.
Il drago chiese ai due figuri: «Allora!
Quando saremo pronti?».
Uno di loro si girò …
La luce del magma incandescente illuminò il
suo viso.
Lì non c’era altro che la tunica …
Sotto al cappuccio non si vedeva niente;
eppure quell’essere era reale, si muoveva e stava tramando qualcosa.
Una voce glaciale si propagò nell’ambiente:
«Siamo pronti. L’intruglio è fatto, presto saremo in grado di far trapassare
Adrammalech e la sua schiera di anime dannate».
Quelle parole furono seguite da una ventata
d’aria gelida, quasi polare.
Melkore a quel punto fece un ghigno e poi
disse: «Questa volta regoleremo i conti con tutti voi. Impiastri inutili;
spazzerò via la vostra razza, come voi avete distrutto la mia. Umani buoni a
nulla, la cui sola preoccupazione è la propria esistenza».
Un’ombra oscura stava calando su quel posto …
Il male era in procinto di reclamare il suo tributo.
Un saluto a tutti i lettori; noi ci
risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva”
il 2° capitolo).
