La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

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Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

lunedì 30 giugno 2014

6° capitolo da leggere (Maximilian Arlstain – i due mondi –).


Fatto anche il 6° capitolo …
Non preoccupatevi però, questa volta non intendo scrivere molto prima di farvi leggere l’ennesimo capitolo.
Permettetemi di scrivere solo due righe le quali hanno come oggetto la parola “vergogna”.
Il suo significato: forte turbamento e deplorazione per azioni sconvenienti, disonorevoli, indegne o peccaminose; oppure: titubanza, senso di timidezza o timore; o ancora: rossore di chi prova pudore; e infine: cosa disonorevole, onta.
Questo è quello che c’è scritto sul vocabolario …
Ho scritto ciò perché mi chiedo fin da quando ho iniziato a lavorare sui miei libri chi debba provare vergogna: la persona che lavora tanto su un progetto ad ogni costo (anche al prezzo di sembrare uno sprovveduto; credetemi però … È solo passione per quello che fa), oppure chi non ha voglia di lavorare e fa letteralmente “il parassita”.
Esistono paesi nei quali chi vuole lavorare è ritenuto uno stolto, un "fesso", un cretino … E dunque non gli viene data la possibilità di lavorare (d’altronde chi si affiderebbe a un cretino che si spacca la schiena onestamente quando può puntare sul furbacchione).
In questi paesi il parassita è ritenuto un uomo furbo, che sa il fatto suo; costui, in genere, ha sempre ciò che vuole perché un parassita (l’erba cattiva) non “avvizzisce” facilmente.
Io ho un mio pensiero: un paese civile non può permettersi di foraggiare i parassiti per tanto tempo, ne andrebbe della sua sopravvivenza; c’è estremo bisogno di ragazzi che amano ciò che fanno e che sono lavoratori.
… Ma come sempre affermo: ciò rimane una mia opinione e va presa per quello che è.
Tutta questa introduzione per farvi la domanda: è il caso che un uomo si vergogni perché ha scritto undici libri dedicando alla scrittura dieci anni della sua vita?
È vero: quell’uomo può aver sbagliato approccio al sistema, magari all’inizio del suo lavoro non era perfetto, come d’altronde non lo è adesso … Tuttavia è migliorato perché ha lavorato tanto e non si è fermato, ma ha studiato proprio per progredire.
A Voi, dunque, la difficile risposta … Buona lettura del 6° capitolo di Maximilian Arlstain:


CAPITOLO 6

Le potenzialità di Maximilian

La voce del maestro precedette il suo arrivo: «Buon giorno». 
Egli si avvicinò alla scrivania al centro della stanza, poi proferì: «Il mio nome è Loky, mi sono presentato in precedenza». Fece un attimo di pausa e disse: «Dunque vediamo …».
Il mago prese un libro dalla sua valigetta nera e lo iniziò a sfogliare.
Il maestro sembrava molto severo e rivolgendosi alla classe affermò: «Vorrei avvertire i più vivaci che non faccio sconti; voglio impegno da parte di tutti».
Il mago iniziò la sua spiegazione subito dopo.
«Oltre alla manipolazione dell’elemento terra, v’insegnerò come creare barriere protettive capaci di attutire gli incanti scagliati contro di voi da eventuali nemici e come mimetizzarsi usando la magia. Partiamo dalle basi: la manipolazione dell’elemento terra ha bisogno di concentrazione e di una formula da pronunciare. State a guardare …».
Loky protese la mano destra in avanti con il palmo rivolto verso il basso.
Il mago pronunciò: «Elementum terra!».
Il tavolo dinnanzi a lui fu ammantato in un baleno da roccia solida.
L’adulto guardò i ragazzi, attese qualche minuto senza dire una parola e poi esclamò: «Solvo!».
La roccia svanì d’incanto lasciando le cose com’erano in precedenza.
Il maestro si rivolse dunque ai suoi alunni: «Avete visto cosa ho fatto? Ora concentratevi e cercate di fare la stessa cosa. Avete esattamente dieci minuti prima che v’interrompa».
Tutti incominciarono a provare, incluso il gruppetto di Maximilian; alcuni alunni ci riuscirono al primo tentativo, mentre altri fecero molta fatica.
Maximilian formulò le parole: «Elementum terra!».
Inizialmente non successe nulla, poi si materializzò un enorme masso che, non solo toccò il soffitto, ma sbalzò tutti lontano.
Fortunatamente nessuno si fece male …
I guai furono arginati da Loky, che accortosi di quanto stava accadendo rilasciò l’incanto prima che potesse causare ingenti danni.
Il maestro Loky era visibilmente sorpreso, decise dunque di parlare alla classe: «Adesso potete smettere di esercitarvi».
Il mago chiese agli alunni di andare al proprio posto e guardò Maximilian senza destare la sua attenzione.
«Passiamo ad alcune informazioni che ci serviranno per proseguire con i nostri studi: inizieremo con l’apprendere come materializzare l’elemento terra, è tutto scritto sul libro che ho scelto per l’anno scolastico. Leggetevi e memorizzate le prime cinque pagine di esso, domani faremo una verifica su quanto avete imparato». Dichiarò l’insegnante.
Loky smise un attimo di parlare e guardò nuovamente Maximilian; l’uomo sembrava molto preoccupato.
Il maestro d’un tratto disse: «Vi ho dato dimostrazione di come si manipola l’elemento terra, ovviamente ci vorrà almeno un mese prima che prendiate confidenza con quest’incanto; dunque non scoraggiatevi se non ci riuscite al primo tentativo».
L’ora di studio passò senza che ci fossero altre sorprese, anche perché Loky non fece più esercitare i ragazzi e il tempo lo impiegarono leggendo le pagine che prima aveva segnalato.
La campanella annunciò la fine della lezione e i ragazzi si prepararono a ritornare alle proprie stanze; prima che lasciassero il locale però, Loky si raccomandò di ripassare quello di cui avevano parlato.
Maximilian e i suoi amici uscirono dalla classe e, dopo aver salutato il maestro e i loro compagni, incominciarono a parlare di quanto era avvenuto poc’anzi durante lo svolgimento della lezione.
Hamza disse: «Non pensavo che sarebbe stato così coinvolgente. Non solo abbiamo assistito alle prime nozioni di magia, ma ci hanno parlato del mondo magico; non lo trovate affascinante?».
Isak la vedeva in modo diverso: «Certo; non nascondo che il mondo magico m’intriga, ma a quanto pare ci hanno già caricato di compiti e bisogna portarli domani mattina per le otto. Questa sera, dopo mangiato, bisognerà darci dentro oppure per domani non riusciremo a farcela». Affermò il ragazzo.
Isak poi si rivolse a Maximilian: «Ma la mia curiosità è un’altra: Max, come riesci a fare quelle cose? I tuoi genitori dovevano essere dei grandi maghi bianchi se a dieci anni tu puoi già sviluppare incanti di quella portata».
Maximilian gli rispose: «Non mi spiego come possa accadere; mai prima di oggi avevo fatto cose del genere».
Chaman disse la sua: «Guardate … Io solo a sentir parlare di mostri, maghi ed elementi, ho avuto un gran mal di testa. Per non parlare della fifa». Mentre lo diceva arricciava il naso.
Gerard, rivolgendosi a suo fratello, fece presente: «Anch’io sono rimasto meravigliato da quello che hai fatto fratellino e non so spiegarmelo. Ma oggi ho capito che questa è una grande occasione per tutti noi, dobbiamo fare in modo di apprendere più cose possibili».
La chiacchierata fu breve, infatti si ritrovarono dinanzi alla porta che dava accesso alla loro stanza.
Gerard l’aprì e ognuno si affrettò a posare la borsa sul proprio letto.
I cinque continuarono il discorso lasciato a metà e Isak fece alcune considerazioni: «Certo che ne abbiamo da imparare; avete visto come i maestri erano sicuri delle proprie capacità e non solo … A quanto pare si sono scontrati con molte creature magiche in passato. Lo stesso maestro Astral ha accennato a scontri con maghi neri. La immaginate voi una battaglia del genere? Deve essere stata epica! Cosa darei per vedere un combattimento simile». Asserì con spavalderia.
Gerard e Maximilian, che avevano assistito a più combattimenti di quel tipo in due giorni, riuscivano solo a ricordare la grande paura che si provava e di come si fossero stretti ad Astral che li aveva protetti con tutta la sua forza.
I due avevano promesso ad Astral di non rivelare quello che era successo nei giorni precedenti.
Maximilian ne era consapevole; benché avesse solo dieci anni, gli eventi passati avevano fatto di lui un bimbo più maturo, tanto da fargli dare una risposta esemplare: «Avrei voluto tanto assistere ad uno scontro del genere anch’io; penso che si possa apprendere tanto osservandolo». In quel momento disse una bugia.
Gerard lo guardò; capì che suo fratello stava crescendo: aveva mentito per salvaguardare lui e gli altri.
Il fratello cercò d’aiutare Maximilian: «Certo, anch’io vorrei essere in mezzo ad un combattimento del genere, dico di più …». Volendo fare lo spaccone. «Sono certo che sarei d’aiuto». Sottolineò con arroganza.
Hamza non si fece scappare l’occasione e guardando gli altri con il sorriso sotto i baffi esclamò: «Sì, avresti dato un grande contributo; saresti stato un buon stuzzichino, dando così agli altri il tempo di fuggire. Ah, ah, ah».
Le risate dei cinque si sentirono per tutto il corridoio del convitto, tanto da far esclamare ai censori di guardia in quel momento: «Pare che ci sia un festino da qualche parte».
«EHI! A CHIUNQUE STIA FACENDO BACCANO … NON È IL CASO DI CONTINUARE, SE NON LA FINITE ENTRO POCHI SECONDI SALTERETE CENA; VE LO ASSICURO!». Tuonò uno dei censori tutto arrabbiato.
I cinque, sentiti i rimproveri degli adulti, cercarono di abbassare i toni; ma il momento era di quelli che si vive una sola volta nella vita …
Essi continuarono a ridacchiare cercando di non far tanto baccano, ma presto si accorsero che il tempo era passato velocemente: dovevano scendere a cena.
Maximilian, Gerard, Hamza, Isak e Chaman fecero la strada di fretta per non arrivare in ritardo e quando furono davanti alla porta del refettorio videro che i loro compagni erano ancora a fare la fila; dunque anche loro si accodarono …
I bambini presero le portate che più gli piacevano, si sedettero al loro tavolo e mentre mangiavano le discussioni si alternavano.
Chaman fece notare che non lontano da loro c’erano delle ragazze che li fissavano.
Egli, per provare ad attaccar bottone, le salutò: «Ciao belle!». In seguito fece una faccia strana e continuò: «Pensate un po’, questa sera sono libero; non perdete l'occasione: sfruttatela».
Tutti si girarono a guardarlo, le ragazze si misero a ridere e da quel gruppo si udì una voce: «Che squinternato, povera ragazza che uscirà con lui». Disse la più bella tra le cinque il cui nome era Margharet.
Ella era una bambina di bell’aspetto: aveva gli occhi azzurri, una lunga chioma bionda, la carnagione chiara, le labbra carnose e il naso all’insù.
Quella vista fece perdere la testa a Chaman che esclamò: «Mi sono innamorato! Sei la donna della mia vita».
Margharet fece segno a Chaman di guardare dal lato opposto e rivolgendosi alle amiche disse: «Speriamo che mio fratello lo gonfi come una zampogna».
Una sagoma robusta con i capelli rasati e due mani che sembravano le pale di una ruspa, lo stava salutando.
Quel ragazzo successivamente gli fece il segno della decapitazione e bisbigliò: «Io sono suo fratello; dopo facciamo i conti». Era un ragazzo di sedici anni che non prometteva niente di buono; a quel punto Chaman fece finta di niente e con aria rintontita continuò a mangiare.
Dalla sua bocca uscirono parole incomprensibili che incominciarono con: «Oh, oh; mi sa che mi sono ficcato in …».
Gli amici che avevano assistito alla scena fecero un cenno di disaccordo.
Al che Hamza gli disse: «Chaman sei incorreggibile! un giorno o l’altro questo tuo comportamento metterà nei guai tutti quanti». Ma … Prima che la cena fosse terminata, Chaman fece perdere le sue tracce.
Tutto il gruppo già immaginava che si fosse rifugiato al sicuro nella stanza da letto.
La combriccola raggiunse la camera, ma lì dentro non c’era nessuno e tutti si domandarono dove fosse finito l’amico.
Isak, che lo conosceva bene, li tranquillizzò e avviandosi verso il letto a castello sulla destra si chinò ed esclamò: «Ah ... beccato! Il nostro Rodolfo Valentino si è mimetizzato».
Il bambino poi gli chiese: «Non ti sembra troppo presto per mettere in pratica gli insegnamenti del maestro Loky?».
Chaman, vedendo tutti sogghignare, si giustificò dicendo: «Stavo solo provando come mimetizzarmi».
Ad Hamza venne spontaneo dire: «Sì, come nasconderti da quel tizio. Sai: ti ha cercato per tutto il refettorio; anzi, penso che ancora ci stia provando».
Tutti scoppiarono a ridere; ma venne presto il tempo di diventare seri poiché l’indomani dovevano presentare i compiti, dunque era giunto il momento di mettersi al lavoro: presero i libri e iniziarono a studiare.

Intanto, nella solita stanza buia:

I Maestri, e altre persone vestite con tuniche bianche, erano seduti attorno al tavolo rotondo; si stava discutendo animatamente lì.
Si udì: «Non possiamo comportarci normalmente. Il caso è di quelli particolari; bisogna trovare il modo di insegnare quanto più possibile e nel minor tempo possibile. Bisogna altresì salvaguardare gli altri studenti». Era Loky che stava esponendo la sua tesi.
Dian aggiunse: «Ha delle potenzialità incredibili! Mai visto niente del genere durante tutta la mia vita accademica. Quando ha prodotto l’incanto della manipolazione dell’acqua ne è venuta fuori una quantità sproporzionata per la sua età; nessun bambino a dieci anni possiede quelle abilità nella magia».
Stavano parlando di Maximilian …
Astral intervenne proponendo: «A questo punto non possiamo ignorare quello che è accaduto oggi pomeriggio. Siamo in grado di insegnargli tanto, abbiamo le capacità di contenere, per il momento, la sua enorme propensione alla magia e sappiamo che possiede quello che i maghi neri stanno cercando. Dobbiamo insegnargli a controllare i suoi poteri». 
Wotan aggiunse: «Non abbiamo molto tempo; propongo di far fare a Maximilian uno studio intensivo ed una sorta di apprendistato presso uno di noi: il più bravo, il più valoroso; tutti noi sappiamo su chi debba incombere questa responsabilità». Rivolgendosi poi a un mago bianco di fronte a lui disse: «Astral, tu conosci bene Maximilian e lui si fida di te. Devi farti carico di istruirlo in modo non proprio normale».
Tutti furono d’accordo con l’affermazione che era stata fatta.
Anche il gran maestro diede la sua approvazione: «Sì, penso anch’io che sia l’unica soluzione. Non può seguire dei corsi normali, ne andrebbe dell’incolumità degli altri studenti. D’altro canto, non si può lasciare il ragazzo indifeso. Dobbiamo rafforzare la guardia all’Asilum, fate in modo che gli incantesimi protettivi siano raddoppiati, qualsiasi persona sospetta deve essere controllata, usate molta cautela e discrezione. Per quanto riguarda il suo addestramento: sarebbe un bene, Astral, che tu gli faccia da insegnante personale; deve fare pratica ed è auspicabile che entro un mese sappia già usare discretamente la magia. Portalo con te e prenditene cura».
Astral acconsentì e rispose: «Se è la decisione che il consiglio prende questa sera, non posso tirarmi indietro. Le ore più adatte saranno al pomeriggio, quindi io lo preleverò dopo mangiato. Ovviamente non è un addestramento che posso fare nel centro abitato, dovremo andare sulle montagne circostanti; primo per non dare nell’occhio, poi per non causare danni. Almeno fin quando non ne avrà il pieno controllo».
Brot consigliò: «Dovrete fare in modo che i compagni del piccolo non sospettino niente; non sarebbe sicuro per loro venire a conoscenza di quello che è accaduto, potrebbero mettersi in grave pericolo. Dite loro che per via della giovane età di Maximilian si è reso necessario un tipo di sistema didattico diverso». L’essere celato nell’ombra fece un attimo di pausa e poi asserì: «Ora però vorrei parlarvi di quanto sta accadendo fuori: ancora visite … Sento che ne sono arrivati altri, stanno serrando i ranghi e il motivo è sotto i nostri occhi, prima o poi ci scontreremo inevitabilmente. La priorità è proteggere Maximilian e l’Asilum; quest’ultimo non deve essere scoperto. Ma dubito che oseranno attaccarci frontalmente, lo sanno che ci sono anch’io e allo stato delle cose ancora non hanno inviato emissari che possano eliminarmi con facilità. Anche se Melkore …».
Asdar ribatté: «Abbiamo avuto già il piacere di conoscerlo durante la spedizione di salvataggio fatta per Maximilian: uno contro uno sarà dura fronteggiarlo».
La grande sagoma di fronte a loro precisò: «È ora di darvi più informazioni su Melkore. Voi tutti sapete che è al servizio dei maghi neri, ma non è stato sempre così; un tempo anch’egli faceva parte della nostra famiglia. Era ritenuto uno dei più valorosi e ha combattuto tante volte al mio fianco, ci siamo coperti le spalle a vicenda per moltissimo tempo. Dopo il nostro sterminio messo in atto dalle forze oscure, qualcosa cambiò in lui: da celestiale mutò nell’orrido essere che adesso è diventato. I suoi poteri all’epoca erano enormi, ovviamente li avrà persi per via del suo cambiamento; penso tuttavia che ne abbia acquisito di nuovi. Pare che abbia perso le ali un tempo suo vanto, ma ha usato incanti che all’epoca non possedeva. Lui era uno di fuoco e viveva nei pressi dei vulcani, ma non mi stupirei se padroneggiasse altri elementi oltre quello. Avete detto che con lui c’erano dei boschivi a supporto, dunque hanno una potenza di attacco molto elevata. Vanno affrontati e distrutti, non si possono lasciar scorazzare liberi per il mondo».
Drenk affermò: «Non abbiamo ancora idea di come riescano ad eludere l’incanto lanciato dai nostri antenati. In teoria dovrebbe essere impenetrabile, se riuscissimo a capire come fanno potremo organizzare un attacco cercando di chiudere il collegamento con l’altra dimensione».
«Una cosa è certa». Disse Brot. «Non possono attraversare in massa per qualche motivo del quale noi siamo all’oscuro. Se così non fosse a quest’ora avrebbero invaso e di conseguenza ci sarebbe il caos. Ci sfugge qualcosa … Abbiamo bisogno d’informazioni dall’altro universo. Dovrò parlare con Bithor al più presto». Infine affermò.
Astral dichiarò: «Darò subito disposizione di quanto è stato deciso per la protezione dell’Asilum. Maximilian sarà seguito da me per tutto l’arco dell’anno, nelle ore pomeridiane dunque non sarà in classe. Lo addestrerò in un luogo da me nascosto accuratamente, solo il  gran maestro sarà messo a conoscenza della sua ubicazione. Per quanto riguarda la ricerca degli intrusi, propongo di formare alcune squadre e di mandarle in avanscoperta per intercettarli; poi sferreremo l’attacco e risolveremo il problema alla radice. Intanto direi di concentrarci nell’aiutare Maximilian ad accettare la convivenza con Bithor. Dovremo spiegargli come sia potuto accadere una cosa simile e come poter agire in sincronia con lui; non possiamo permetterci distrazioni, il futuro dell’intero mondo dipende da questo periodo e tutti ne siamo responsabili».
I presenti si alzarono dal tavolo, si salutarono a vicenda e pian piano uscirono dalla stanza.
Lo stesso fece Brot e la sua enorme ombra scomparve nell’oscurità della stanza senza far trapelare il suo aspetto.
Nella camera dell’accademia:
I cinque ragazzi stavano studiando.
Essi distolsero lo sguardo dai libri per via di un rumore che disturbò: il rumore proveniva dalla scrivania nella quale stava studiando Chaman.
Il Bambino era e riverso sui libri e dormiva profondamente.
Quel rumore altro non era che il suo russare …
A quel punto Gerard chiuse il libro, diede un’occhiata all’orologio, ed esclamò: «È tardissimo! Ci conviene andare a letto o domani rischiamo di far tardi».
I bambini spensero le luci lasciando dormire Chaman sulla scrivania per non disturbarlo e andarono a letto.
Essi si misero al calduccio sotto le spesse coperte che erano poggiate sulle brande e il fatto che fuori nevicasse gli diede una piacevole sensazione.
Maximilian si sentì al sicuro, il tepore delle coperte contribuì a rilassarlo.
Il rumore del vento fu l’unica cosa che si udì nella loro stanza e la stanchezza prese il sopravvento: le palpebre si chiusero dopo poco tempo facendolo cadere in un profondo stato d’incoscienza.
Maximilian si trovò di nuovo nel suo amato paese.
Lo spettacolo era, come il solito, mozzafiato: i monti si erigevano tutt’intorno maestosi, l’aria tipica di montagna che inspirava lasciava l’aroma della vegetazione ben impresso nelle narici.
D’improvviso calò la notte e s’incominciarono a vedere le stelle luminescenti che splendevano nella volta celeste.
Lui le osservò con il solito interesse e pensò: “cosa darei per fare un giro fra le stelle, vedere i brillanti colori dei pianeti e il moto impetuoso degli stessi; che grande gioia sarebbe”. 
Maximilian si era disteso su di un prato, con la faccia rivolta verso l’alto.
Egli si sentiva in pace e una sensazione di quiete lo pervase.
Ad un tratto fu disturbato da forti vibrazioni che fecero tremare tutto il terreno.
Una enorme sagoma si avvicinò e Maximilian scorse le solite possenti zampe che si fermarono in corrispondenza del suo capo.
In un primo momento lui ne fu spaventato; si alzò di scatto, cercando di indietreggiare, e rivolgendo lo sguardo verso l'alto notò come il cielo fosse stato oscurato da quella possente figura che si era posizionata proprio sopra di lui.
Maximilian non riuscì a distinguere la sua anatomia e tanto meno la faccia di quella figura; gli era impossibile, dato che continuava a rimanere nell’ombra.
Il bambino rimase paralizzato, un po’ per la paura, un po’ perché ormai era troppo tardi per fuggire e allora in mente sua pensò: “è la fine per me, non posso fuggire da nessuna parte”.
La solita voce provenne da quella figura immersa nell’ombra: «Ti ho già detto che non ti farò del male; se avessi voluto a quest’ora non saresti qui a parlare con me!». Quello era un tono di rimprovero.
La sagoma aggiunse: «Noi due dobbiamo fare una lunga chiacchierata … Dunque mi hai detto che ti chiami Maximilian, vero?».
Il piccolo annuì timorosamente, cercando di non fare mosse che potessero provocare quell’enorme sagoma.
La figura era immobile …
La sua voce si udì chiara: «Maximilian, l’altra volta abbiamo parlato della nostra unione. Ti ricordi? Mi pare di essermi presentato, ma te lo ripeto: il mio nome è Bithor e solo tu mi puoi sentire,nessun altro potrà udire quello che ti dirò. Ho bisogno che tu recapiti un messaggio ad una certa persona se così possiamo definirla; ma prima devo farti qualche domanda. Siete stati attaccati da un gruppo di esseri che hanno cercato di uccidervi; lo sai che volevano te?».
Max fu sorpreso che la misteriosa figura sapesse tutto quello che era successo e allora gli chiese: «Come fai a saperlo? Questo è un sogno; nient’altro».
La sagoma ribatté: «Ti sbagli … Tu stai dormendo, ma questo non è un sogno. Io sono reale; posso comunicare con te solo in questo modo e non ne ho altri. Ti sei chiesto perché all’improvviso quegli esseri ti stanno dando la caccia?».
Il piccolo annuì e prendendo coraggio disse: «Me lo chiedo costantemente, da quando ho avuto l’incidente mi stanno accadendo cose strane. Ho conosciuto tanti uomini che mi hanno aiutato tra cui Astral; mi è stata svelata l’esistenza della magia e sogno te molto spesso. Poi gli esseri che ci hanno attaccato e quell’enorme serpente con quattro zampe che voleva ucciderci …».
Bithor accennò un piccolo ghigno e gli confidò: «Ragazzo, si vede che sei ancora un cucciolo; ma purtroppo sei rimasto immischiato in una guerra che nemmeno un adulto della tua specie potrebbe sopportare. Quell’essere si chiama Melkore e non è un serpente. Hai fatto la conoscenza di un essere di cui ha paura persino il Basilisco e a cui si è sottomesso. Quell’essere si chiama drago: una creatura mistica dagli enormi poteri; sono sorpreso che siate riusciti a cavarvela».
Maximilian, con la consueta ingenuità, aggiunse: «È grazie ai cinque Maestri dell’Asilum che siamo riusciti a scappare da lui; Astral è riuscito persino a ferirlo ad una guancia».
La sagoma mostrò sorpresa sentita quell’affermazione e allora si pronunciò: «Astral, l’artiglio bianco! Che nostalgia … Da lui c’era d’aspettarselo, ha ferito Melkore … Sicuramente starà già meditando come fargliela pagare. Ascolta Maximilian: io sono vostro amico, tuo e di tutto l’Asilum, combattiamo assieme per la stessa causa. Ho bisogno del tuo aiuto: devi riferire quello che ti sto per raccontare all’artiglio bianco».
Max disse: «Cercherò di riferire; ma chi è l’artiglio bianco?».
Bithor cominciò a spiegargli cosa avrebbe dovuto riferirgli: «L’artiglio bianco è il mago che tu chiami maestro Astral ed è un soprannome datogli nel passato. Devi riferire esattamente questo: nell’altro universo è incominciata una guerra che ha portato un nuovo ordine. Non ci sono più i maghi rossi a controllare che il sigillo tenga, sono stati distrutti tutti tranne il loro capo il cui nome è Ivan. I maghi che hanno sovvertito l’ordine sono quelli Neri; hanno sottomesso la maggior parte delle creature viventi nell’altra dimensione e adesso hanno un nuovo padrone. Digli che riescono a varcare la barriera perché hanno aperto un passaggio e dalle nostre informazioni risulta che esso si trovi in un posto dove il sangue si è sparso in grande quantità; purtroppo non siamo riusciti ad individuare l’esatto punto. Dovranno trovarlo loro, se lo distruggeranno precluderanno il passaggio di quegli esseri. È giunto il momento: in virtù dell’avverarsi della vecchia profezia dobbiamo agire!».
Dopo quelle parole si udì un gran tonfo e l’immagine di quell’enorme sagoma svanì gradualmente per lasciare il posto alla stanza in cui i cinque ragazzi erano alloggiati.
Un lamento si sentì nell’ambiente; Chaman era cascato dalla scrivania su cui era poggiato dalla sera precedente e sulla quale si era addormentato.
«Ahia, ahia! Che botta. Mi sento tutto rintronato». Disse Chaman.
Gli altri ragazzi, ridendo di quanto era accaduto, si rivolsero verso di lui e furono concordi nel dirgli che era sempre il solito.
Quando videro l’orario si precipitarono a prepararsi per scendere a colazione, anche Maximilian andò a prepararsi ma non disse a nessuno cosa aveva sognato quella notte.
Appena i cinque furono pronti presero i propri zaini e si diressero verso il refettorio.
Si misero in fila per poter prendere il latte con il cacao e, come al solito, sulle tavole calde videro tanti manicaretti tra cui: le brioche, la crema di cioccolato da spalmare sul pane e marmellate assortite. Una volta preso il dovuto si sedettero al tavolo e provarono ad immaginare la giornata, la quale incominciava esattamente alle ore otto e trenta.
La campana suonò e capirono che era ora di dirigersi verso la classe, lasciarono immediatamente il tavolo e si precipitarono in aula.
Gli alunni arrivarono a destinazione e Wotan già li aspettava.
Egli si affrettò a dire ai ragazzi: «Prego; sedetevi». Quando tutti furono al loro posto, chiese: «Spero abbiate trascorso bene la prima notte all’Asilum; siete pronti per iniziare una lunga giornata di scuola?».
Gli alunni, compreso Maximilian, risposero di sì.
Fu allora che Wotan iniziò la sua lezione e volle spiegare il modo in cui manipolare l’elemento aria.
«Come hanno fatto i miei colleghi prima di me, vi spiegherò il modo in cui richiamare l’elemento aria: la formula è sempre la stessa, ma se avete ascoltato con attenzione avrete capito che è tutta questione di concentrazione. Pensate cosa volete materializzare mentre formulate le parole, il risultato non può che essere quello voluto. La formula è: elementum ventus. Siete pronti?». Domandò il maestro.
Poi si ricordò: «Ah … Prima che iniziamo vorrei che Maximilian venisse qua vicino a me».
Maximilian, senza batter ciglio, si alzò e si recò vicino il maestro.
Il mago gli disse: «Tu, Maximilian, per oggi, data la tua inesperienza, non proverai nessun tipo d’incanto; sarà per te un ripasso di teoria. Da oggi in poi, nel pomeriggio, andrai a fare lezione con Astral; questa scelta è dovuta alla tua giovane età che richiede un tutore specifico».
Wotan ovviamente stava mentendo, di certo non poteva affermare che se Max avesse fatto un’evocazione avrebbe messo in pericolo tutti i presenti vista l’enorme potenzialità che possedeva.
Dal canto suo, Maximilian, era contento di rivedere Astral e non solo … Era ansioso di raccontargli i sogni che faceva ogni sera da quando aveva avuto l’incidente.
La mattinata passò in fretta e tutti gli alunni fecero del loro meglio riuscendo a fare gli esercizi che i maestri di volta in volta gli assegnavano.
Verso la fine delle lezioni mattutine nell’aula ci fu una gradita visita; si trattava di Astral, che entrato nella stanza chiese il permesso al maestro Asdar di poter parlare.
Asdar acconsentì.
Astral, rivolgendosi a Maximilian, disse: «Sono venuto per avvertirti che oggi, dopo mangiato, inizieremo una serie di sedute di studio in cui saremo solo io e te. Questo per ridurre lo svantaggio nei confronti degli altri alunni, che essendo più grandi di certo saranno più avanti nello studio. Passo a prenderti alle ore quattordici in punto, ci diamo appuntamento davanti al refettorio».
Max fece cenno di aver capito. 
Astral salutò con i dovuti modi e uscì dall’aula richiudendo la porta dolcemente.
La lezione continuò, ma dopo pochi minuti suonò la campanella che annunciava la fine della prima sessione degli studi e tutti i ragazzi si diressero con diligenza verso la sala pranzo.
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Vi saluto tutti.
Ciao.