Questo capitolo l’ho riscritto interamente secondo la logica di cui ho già parlato (Soggetto, predicato, avverbio e complemento).
Spero di esserci riuscito, tuttavia temo, come già detto tante volte, che un uomo solo non può assolvere al lavoro che di solito svolge un intero team d’individui (gli editor, i correttori di bozze etc.).
Dunque …
Maximilian è stato salvato in modo burrascoso dai sei maghi accorsi per proteggerlo e adesso è arrivato al tanto desiderato rifugio: l’Asilum.
Nell’asilum ci saranno molte sorprese per lui e suo fratello, troveranno persino degli amici e già combineranno un po’ di guai.
Non dico altro, lascerò che a parlare per me sia proprio il capitolo che a breve posterò sul blog.
È ora di farvi leggere anche il quarto capitolo della mia opera; buona lettura:
CAPITOLO 4
L’ASILUM
Dinanzi al gruppo si erigeva una maestosa montagna alla cui cima spiccava un enorme ghiacciaio.
Quegli uomini si stavano dirigendo proprio verso di essa …
I sei maghi, Maximilian e Gerard arrivarono presto in un punto cieco: erano di fronte a una parete enorme e ripidissima.
Wotan recitò un incanto sotto voce e non si capì granché.
La parete iniziò a dissolversi e dietro di essa c’era un sentiero tra due costoni stretti.
Gli uomini s’inoltrarono per quella via e Max, girandosi indietro, vide ricomparire la parete che in precedenza bloccava il passaggio.
Una sensazione di tranquillità lo pervase e, stanco del lungo viaggio, si addormentò sulle robuste spalle di Astral che lo stava portando fin dall’inizio di quell’avventura.
Maximilian, come al solito, si ritrovò in un ambiente buio.
Il bambino era di nuovo nel suo paese …
Max stava passeggiando in un giardino: lì c’erano alberi di pino, alberi di castagno, Abeti e querce.
La luce dei lampioni era fioca e bastava appena a rischiarare la strada che stava percorrendo.
C’era un meraviglioso cielo stellato; là si vedeva chiaramente parte della via lattea.
La luna in quel momento era veramente grande; lui non l’aveva mai vista così.
Maximilian rimase incantato e gli sembrò che tutto fosse più bello, amplificato milioni di volte.
Quel senso di pace venne interrotto ancora una volta da un tremore che man mano si avvicinava a lui.
Il bambino non fece in tempo a fuggire poiché, alzando lo sguardo al cielo, vide dietro di sé la possente figura celata nell’ombra che bloccava di fatto ogni via di fuga.
D’un tratto la voce rimbombante di essa tuonò nell’aria: «Dunque sei riuscito ad evitare le loro imboscate … Mm … A questo punto non dovresti più avere paura di me. Come ti ho detto la scorsa volta non ti farò del male, dovremo imparare a convivere; dopotutto siamo una cosa sola in questo universo. Dimmi cucciolo d’uomo, qual è il tuo nome?».
Max, nonostante tutto quello che aveva visto nei giorni precedenti, era ancora titubante; ma si fece coraggio e rispose: «Il mio nome è Maximilian».
Dall’ombra si sentì: «Bene Maximilian; il mio nome è Bithor e nella mia lingua è un nome che è stato portato da esseri molto valorosi e possenti. Mi ritrovo in questo mondo dopo essermi scontrato con un loro luogotenente e non mi so spiegare come sia potuto succedere. Quando mi sono accorto di aver varcato la soglia, sono stato costretto a cercare riparo nella persona più vicina a me in quel momento; se non l’avessi fatto sarei morto a quest’ora. Ecco perché tu ed io, d‘ora in poi, saremo costantemente legati. Hai bisogno di imparare a gestire l’enorme potenziale che possiedi e quando ci riuscirai, potremo parlare liberamente di cosa sta succedendo».
Dopo aver detto quelle parole, dall’ombra fuoriuscì un’enorme zampa con quattro dita da cui sporgevano degli artigli minacciosi.
Il bambino vide una mascella alla cui base c’era una protuberanza ossea appuntita; fu allora che una luce incominciò a farsi prepotentemente largo nel paesaggio.
Di fronte a lui apparve Astral e tutta la compagnia.
Le loro figure prendevano consistenza man mano che passava il tempo, mentre il paesaggio notturno e la possente figura svanivano lentamente.
Alla fine del tunnel si vide un complesso di case adornate da colonne bellissime, persino delle strade fatte con grossi blocchi di pietra.
Ai lati delle strade c’erano degli alberi di querce; e delle statue di belle donne, le quali reggevano delle giare, erano poste ad ogni incrocio.
Su alcune panchine fatte di pietra c’erano dei vecchi signori che chiacchieravano tra di loro.
Quei vecchietti, nel momento in cui passava il gruppo, salutavano con tanta riverenza.
Su, nel cielo, s’intravedeva il sole che era parzialmente celato dalle rocce.
Un rumore d’acqua, provocato da una cascata nelle vicinanze, scandiva il passare del tempo in quel luogo.
I sei si stavano dirigendo al centro della cittadina, dove c’era uno stabile insolitamente più grande degli altri ai bordi del quale risaltavano, in maniera ciclica e uniforme, delle grosse colonne abbellite da statue angeliche.
Le finestre erano fatte a semiarco e al centro erano sorrette da una piccola colonna liscia in marmo lucido; ve n’erano tante in tutti e cinque i piani.
Il gruppo arrivò davanti a un portone in bronzo con un sacco di sculture ornamentali che lo abbellivano.
Su quella porta erano scolpiti degli angeli che festosi trasportavano giare e fiori e altri che guardavano in su da dove provenivano dei raggi di luce.
Al centro c’erano delle figure, ma non erano nude come le precedenti, bensì vestite con una tunica; avevano dell’enormi ali dispiegate come se stessero per prendere il volo e, al contrario delle altre, queste erano armate con spade che tenevano ben salde nelle loro mani.
In basso, invece, erano scolpite delle creature mostruose che strisciavano; alcune erano dotate di ali, altre no.
Tutte quelle creature erano state ritratte in un paesaggio desolato e spoglio.
Astral si rivolse ai ragazzi: «Non abbiate timore, questo è il posto dove voi verrete avviati alla magia e non solo … Adesso che c’entreremo vedrete che ci sono tanti ragazzi i quali aspirano a imparare; potrete fare amicizia con loro, ovviamente dopo che vi avremo alloggiati nella vostra stanza. D’ora in poi questa sarà la vostra casa: qui mangerete, qui vivrete, qui imparerete e soprattutto … Vi unirete alla nostra grande famiglia. Ricordatevi che non sarete mai soli e qualsiasi cosa voi vogliate chiedetela ai rettori del convitto che vi ospiterà; è lì che vi sto portando».
Astral, in seguito, si rivolse a uno dei suoi compagni: «Drenk. Io accompagno i ragazzi nel loro alloggio e vado a parlare con il rettore capo; devo registrarli. Il gran maestro è già informato del fatto che devo inserire i ragazzi nel contesto dell’accademia, ma voi fategli rapporto. Io lo raggiungerò quanto prima».
Drenk replicò: «Gli racconteremo tutto quello che è accaduto. Noi ci vediamo dopo».
Il gruppo di maghi continuò per una strada diversa da quella di Astral, Maximilian e Gerard: quest’ultimi stavano salendo per le scale e si diressero ai piani superiori.
Quando furono al quinto piano, Astral, facendo cenno ai due di seguirlo, si diresse verso una porta.
I tre camminarono in mezzo a tanti ragazzi dell’età di Gerard che in mano portavano materiale didattico.
Essi giunsero nei pressi di un’entrata; varcata la porta si trovarono di fronte a un lungo corridoio disseminato di stanze, a destra e a sinistra.
Un signore gli andò incontro.
Astral lo chiamò Igor.
«Siamo arrivati. Come d’accordi, le ho portato due nuovi studenti da alloggiare in convitto; uno di loro ha undici anni. L’altro, come lei sa, ha dieci anni. Entrambi frequenteranno la prima classe dell’accademia e inizieranno domani. Gli servirà del materiale didattico e confido in lei affinché glielo procuri». Fece presente Astral.
Igor, un signore dall’aspetto burbero, fisico robusto, di media statura, grosso naso a patata, capelli bianchi, sulla cinquantina d’anni, rispose: «Si fidi pure di me maestro, ho già predisposto la camera dove i ragazzi alloggeranno. Lei sa, però, che ogni camera del dormitorio maschile possiede cinque posti letto, dunque dovranno dormire assieme a tre alunni. I tre ragazzi sono già stati informati che al ritorno in camera troveranno dei nuovi inquilini. Venite pure, vi faccio strada». Igor si diresse verso una porta che faceva angolo, l’aprì e disse: «Questa è la vostra stanza».
Nella camera c’erano due letti a castello messi ai lati e al centro ce n’era uno singolo; vicino alla finestra risaltavano delle tende di color azzurrino e di fronte ad essa c’era un grosso tavolo.
Astral, in quel momento, chiese a Igor di lasciarli da soli e, quando questi chiuse la porta, si rivolse ai ragazzi: «Maximilian, Gerard; sedetevi … Devo darvi alcune spiegazioni e temo che vi porterò via un bel po’ di tempo. Iniziamo da quello che è successo al vostro paese: la verità è che siamo stati attaccati da entità le quali non appartengono a questo mondo; non posso dirvi altrimenti, voi eravate con me e con tutti gli altri al momento del loro attacco».
Astral pose una mano sul capo di Maximilian, lo guardò nei suoi grandi occhi e ribadì: «Non preoccupatevi, vi abbiamo portato qui apposta perché voi possiate difendervi da soli. Questa è un’accademia dove, come vi ho già detto, vengono istruiti i nostri ragazzi. Sono tutti ragazzi tra gli undici anni e i sedici anni. Una sola eccezione è stata fatta per Maximilian, che pur avendo dieci anni è stato ammesso alla prima classe. Frequenterete cinque anni di studio per poi accedere ad un esame dove voi dimostrerete, con una prova ardua, di essere maturati e di meritare l’iscrizione all’albo dei maghi bianchi. Le classi sono formate da venticinque ragazzi: il primo anno sarete chiamati apprendisti; anche il secondo anno sarete apprendisti; il terzo anno verrete chiamati novizi; il quarto anno sarete aiuti maghi; il quinto anno diverrete aiuti maghi di secondo livello e, infine, dopo l’esame, guadagnerete il titolo di maghi bianchi».
Maximilian lo interruppe ponendogli una domanda: «A quel punto saremo in grado di fare i vostri stessi trucchi?».
Astral gli sorrise e rispose: «Esattamente gli stessi, addirittura meglio dei nostri».
Gerard sollevò un’altra questione: «Ma io e Maximilian rimarremo sempre insieme?».
Astral ribadì: «Non cambierà nulla, sarete sempre assieme … E a te, Gerard, sarà affidata la tutela di Maximilian. Non dovete assolutamente aver paura di questo cambiamento, tutto verrà fatto per proteggervi. Ora ascoltate con attenzione: quello che vi ho raccontato in casa mia due giorni fa corrisponde al vero, è successo in epoche remote quando il mondo fantastico e quello dell’uomo erano ancora uniti. Per questo io vi chiedo di impegnarvi negli studi; potrete apprendere un sacco di cose se solo lo vorrete. Max, Gerard, io sarò il vostro mentore e tutore, fate riferimento a me per qualsiasi cosa; sarò per voi come un secondo nonno. Adesso però riposatevi, presto saranno qui i vostri compagni di stanza e avrete modo di conoscerli. Io devo andare ad adempiere ai miei doveri: ci rivediamo dopo».
Astral si alzò dalla sedia su cui era seduto, aprì la porta, salutò i due ragazzi e uscì dalla stanza.
Maximilian e Gerard erano rimasti soli.
I due si guardarono in faccia e incominciarono a chiacchierare; erano entrambi seduti sul letto centrale.
Gerard disse: «Max … È cambiato tanto per noi in questi due giorni e quanta paura abbiamo avuto, ma adesso siamo al sicuro. Dovremo rassegnarci: qui abbiamo un posto dove stare, delle coperte calde, del cibo tutti i giorni e infine c’è Astral. Io credo a quello che dice; dopotutto, se avessero voluto farci del male, a quest’ora l’avrebbero già fatto».
Max ribatté: «Sono d’accordo con te. Qui abbiamo una casa; quella che ci è stata distrutta nel nostro paese».
In quel momento bussarono alla porta e i due ragazzi seduti sul letto centrale risposero: «Avanti».
Qualcuno aprì la porta e comparve Igor, il rettore del convitto che in precedenza aveva parlato con Astral.
L’uomo portava un enorme vassoio con dentro ogni genere di vettovagliamento.
Quest’ultimo poggiò il vassoio vicino alla finestra e rivolgendosi ai due ragazzi disse: «Dovete aver accumulato molta fame durante il tragitto; servitevi pure mentre io porto dentro le vostre due valigie».
Detto quello, Igor si diresse verso l’esterno della camera per ritornarci dopo pochi secondi con in mano due grandi bagagli.
I due si meravigliarono di quello che avevano appena visto e Igor se ne accorse: «Lo so, vi sembra strano; ebbene, vi aspettavamo e ci siamo permessi di gironzolare per l’Asilum in cerca di vestiti che presumevamo idonei. Quando avrete finito di mangiare provatene alcuni, dopo di che fatemi sapere cosa c’è che non va e provvederò alla sostituzione. Tra poco arriveranno i vostri compagni di stanza, nonché di classe, e da domani inizieranno le lezioni». Comunicò in un primo momento Igor.
Poi l’uomo aggiunse: «Adesso devo andare. Mi rimane un sacco di roba da organizzare, ma se avete bisogno sono a disposizione». Igor, in seguito, richiuse la porta dietro di sé
I due fratelli incominciarono a mangiare e quando finirono entrambi si sdraiarono sul letto con le mani sulla pancia.
Maximilian e Gerard stavano quasi per appisolarsi, quando all’improvviso la porta si spalancò: di fronte a loro c’erano tre baldi ragazzotti che fissavano i due appoggiati sulla branda.
Uno di loro domandò: «Chi siete voi due?».
Gerard rispose: «Siamo due nuovi studenti e ci hanno alloggiato in questa camera, che d’ora in poi ci vedrà spesso».
Uno dei tre si fece avanti e disse: «Oh … Stupendo. Il nostro residence diventa ogni giorno più confortevole: cinque persone». Dirigendosi verso il letto a castello sulla sinistra vi posò i libri che portava in mano.
Un altro ragazzo parlò avvicinandosi a loro per dargli il benvenuto: «Piacere, io mi chiamo Chaman, provengo dall’India e mi sono trasferito qui da poco».
Guardando il compagno che in precedenza si era seduto sul letto con aria superiore, aggiunse: «Perdonate Hamza; per quello che ne so è un po’ brontolone, ma quando lo conoscerete capirete che non è poi così male».
Il ragazzo rimasto sulla soglia della porta si fece avanti, passò dinnanzi ad Hamza e diede la mano ai due fratelli: «Piacere, il mio nome invece è Isak e provengo dalla Galilea. Anche io sono arrivato da poco, come tutti del resto. Ci hanno già detto che sareste arrivati e abbiamo lasciato per voi il letto centrale e il letto superiore sulla sinistra. I vostri armadi sono accanto ai nostri, sulla parete vicino alla finestra; mettetevi pure a vostro agio».
Max e Gerard incominciarono a disfare le valigie, ognuno mise nel proprio armadio le cose contenute all’interno dei bagagli che poco tempo prima Igor gli aveva portato.
Nel frattempo i tre ragazzi, che si erano seduti sulle rispettive sedie, a turno gli facevano delle domande.
Fu Hamza il primo: «Avete detto che vi chiamate rispettivamente Maximilian e Gerard». Facendo segno verso di loro.
Gerard rispose: «Esatto. Il tuo nome se non sbaglio è Hamza?».
Egli annuì e ribatté: «Esattamente».
Hamza aveva la carnagione mulatta e i capelli corti di colore castano chiaro, il suo naso era leggermente allungato, le guance erano rosse, gli occhi erano marroni e il viso era tondeggiante.
Il ragazzo aveva la corporatura esile e le sue orecchie parevano un po’ a sventola.
Egli pose loro una nuova domanda: «Come mai avete deciso di venire qua a studiare? È stata una decisione dei vostri genitori?».
Max stava per rispondergli, ma Gerard parlò anche per Maximilian: «È una storia lunga; un giorno, magari, quando avremo un po’ di tempo, ve la diremo».
Isak era un bel bambino; aveva i capelli neri e corti come Hamza, il suo viso era allungato, il suo naso era a patata, aveva la carnagione chiara e le labbra carnose, i suoi occhi erano grandi e di colore marrone.
Isak guardò bene Maximilian, gli gironzolò intorno e fece presente: «Ragazzi, ma non credete che Maximilian sia piccolo per entrare a scuola».
Maximilian lo zittì subito dimostrando di essere molto combattivo: «Non importa l’età; mi hanno detto che ho grandi possibilità di imparare la magia bianca ed è mio desiderio farlo. Pertanto ho deciso di seguire chi mi ha portato in questa scuola».
Chaman, invece, era un ragazzo che aveva l’aspetto un po’ buffo.
Egli era leggermente in carne, il colore della pelle era roseo, le guance le aveva belle rosse, i suoi capelli erano marroni, aveva gli occhi grandi di colore nero e un naso piccolo. Quest’ultimo cercò di non far bisticciare nessuno: «Va bene … Non bisticciamo, in fondo siamo compagni di stanza; quindi dobbiamo andare d’accordo».
Il ragazzo si fermò, pensò un attimo e propose: «Le lezioni prenderanno il via questo pomeriggio alle quindici, abbiamo tutto il tempo di fare un bel giretto per l’Asilum. Sarà un’occasione per conoscerci e visitare il posto dove staremo per lungo tempo».
«Che ne dite?». Infine domandò Chaman.
I due fratelli, a cui l’idea non dispiacque, finirono in tutta fretta di sistemare la loro roba e quando furono pronti uscirono assieme ai compagni di stanza.
Durante il cammino Isak diede le prime indicazioni: «Il convitto si divide in due parti: quello maschile e quello femminile, che si trova oltre quella porta». Facendo cenno verso una soglia in legno di ciliegio dinnanzi a loro. «Lì ci sono le ragazze che frequentano questa scuola e i loro censori, che ovviamente sono femmine e alquanto scontrose. Vi sconsiglio vivamente di attraversare quella porta. Al piano di sotto ci sono le aule dove noi andremo a studiare; la nostra ci verrà comunicata questo pomeriggio tramite affissione in bacheca e, a quanto pare, al quinto piano ci saremo noi del primo anno. Al quarto piano ci saranno gli studenti del secondo anno, al terzo quelli del terzo anno; e così via, fino ad arrivare al piano terra dove ci saranno gli studenti dell’ultimo anno».
I ragazzi erano arrivati di fronte a delle gradinate le quali scendevano verso il basso e iniziarono a percorrerle.
Chaman si rivolse ai due fratelli: «Adesso vi porteremo a zonzo per l’Asilum, vedrete che non è poi tanto male e magari ci scappa anche una capatina all’ostello Candidus». Mentre diceva quelle parole i suoi occhi s’illuminarono furbescamente.
«Te lo puoi scordare! Ti ricordo che l’ultima volta mi hai fatto prendere tre giorni di punizione perché siamo andati a spiare le ragazze diciassettenni che dormono in quell’ostello». Esclamò Hamza.
Max, incuriosito dalle parole di Hamza, chiese: «Di cosa state parlando?».
Chaman diede la sua versione: «In quell’ostello ci sono le ragazze fuori corso ed è prettamente femminile. Io, anche se sono stato accusato di essere un guardone, lo faccio perché sono incuriosito; infatti vorrei saperne di più su di esse. Alle volte appaiono, ecco … Alquanto bizzarre; oserei dire». La sua faccia aveva un’espressione strana quando pronunciò quelle parole.
Gerard si rivolse ad Hamza e Isak: «Ma fa sempre così?».
I due risposero contemporaneamente: « … E non hai ancora visto niente!».
Intanto continuarono a scendere le rampe di scale e Maximilian era sempre più divertito da quella compagnia.
Le scale erano in marmo bianco, così come la ringhiera che le costeggiava.
Lo stabile era stato costruito in stile antico ed era abbellito con sculture di donne e di angeli.
I cinque si trovarono presto di fronte all’uscita; molti studenti varcavano quella soglia poiché l’inizio delle lezioni era vicino.
La compagnia cercò di sgattaiolare fuori dall’accademia senza essere vista …
«Se questa volta ci beccano diciamo addio all’uscita per un mese». Disse Hamza.
I ragazzi, tuttavia, si nascosero in mezzo agli studenti e riuscirono ad uscire senza che i guardiani se ne accorgessero.
Nella solita stanza oscura:
Un gruppo di persone stava discutendo intorno a un tavolo rotondo; tra loro c’erano Drenk, Asdar e tutti quelli che avevano scortato i due ragazzi all’Asilum.
Una voce possente stava parlando e tutti erano lì ad ascoltare attentamente: «Dunque il recupero di Bithor è andato a buon fine. I ragazzi sono arrivati sani e salvi, avete fatto un ottimo lavoro. Dal vostro racconto si evince che ormai per loro attraversare non è più un problema, mi sorge spontanea una domanda: come mai non procedono ad attraversare in massa? C’è qualcosa che ci sfugge; oltretutto ho sentito un’energia particolare provenire dal posto in cui avete combattuto».
Drenk chiese di poter conferire: «Maestro, gli esseri che ci hanno attaccato erano boschivi e con loro ce n’era anche uno di alto rango che, mi creda, non si è risparmiato. Se non avessimo unito le forze a quest’ora non saremo qui. Hanno tentato in tutti i modi di uccidere Maximilian ed è palese che per mandare una forza così lo temono fortemente. Non si può spiegare in altro modo quello che è accaduto».
Proprio in quell’istante arrivò Astral, che fece il suo ingresso dalla porta salutando tutti i presenti.
La riunione riprese dopo un attimo di pausa e fu Dian a parlare: «Noi ci abbiamo combattuto, possiamo assicurarvi che i loro poteri erano diversi dalle nostre aspettative. Poi è arrivato quel grosso bestione che ci ha dato del filo da torcere. Astral lo ha colpito, ma non ci sono stati effetti evidenti: solo una ferita. L’essere ha lanciato un incanto di fuoco pur non essendo un drago rosso».
Tutti rimasero sorpresi, ma Astral affermò: «È vero che ho colpito l’essere più grande con il mio gladio e … Sappiamo tutti che esso è l’incanto più potente che io possa evocare. Nonostante ciò sono riuscito solo a ferirlo, niente di più. La cosa che maggiormente mi preoccupa è la loro forma: mai vista da nessuna parte; sembrava un’aberrazione i cui poteri sono notevoli, tant’é vero che sono stato costretto ad usare la trasmigrazione per fuggire. Gran maestro, voi cosa ne pensate?».
La risposta non si fece attendere: «Siamo di fronte ad un evento che dimostra quello di cui avevamo parlato la scorsa volta. La barriera dimensionale si sta rompendo; per quanto riguarda lui, invece, non mi aspettavo di rivederlo, soprattutto in questo universo. Signori … Avete combattuto contro Melkore. Devo complimentarvi con voi: ne siete usciti vivi e credetemi … Quelli che lo hanno incontrato, incluso i miei simili, non hanno poi potuto raccontare quello che è accaduto».
Il grosso essere celato nell’ombra dopo aver interrotto il suo discorso per un attimo aggiunse: «Melkore, il luogotenente di Lanfredo. Quale onore. Bithor deve aver fatto un bel po’ di confusione nell’altro universo per aver fatto scomodare lui».
In seguito si rivolse ad Astral chiedendogli: «Astral … Parliamo di un’entità con testa a forma di serpe, senza ali e nero come la notte?».
Il mago rispose: «Esatto. Proprio come lei ha descritto».
La voce della figura ammantata dall’ombra poi continuò: «A questo punto direi di prepararci al peggio poiché non solo cercherà il piccolo, ma potete star certi che vorrà anche cancellare ogni nostra traccia per portare al suo padrone un trofeo più accomodante. Questa volta non posso lasciar fare a voi, ci sarò anch’io a darvi manforte; d'altronde questa è un’occasione che non possiamo farci sfuggire. Organizzate delle ricerche; siate però cauti, non dobbiamo farci localizzare. Lui può trasformarsi in tutto quello che è animato e se entra nell’Asilum ci saranno parecchie vittime».
Tutti i maghi nella sala furono d’accordo.
Brot si raccomandò con tutti i presenti: «Non dobbiamo fallire, la nostra priorità è mettere al sicuro questo posto da possibili attacchi e tenere nascosto il piccolo recuperato proprio oggi. Vegliate su di lui e insegnategli come essere autosufficiente ». Dopo aver detto quelle parole si allontanò sparendo nell’ombra.
Astral prese la parola: «Bene. Direi che possiamo tornare alla nostra occupazione: è ora di iniziare l’anno accademico. Faremo come abbiamo programmato». Precisò il mago.
In seguito un minuscolo punto luminoso fece la sua comparsa, disturbando quella riunione. Dopo pochi secondi la figura di Vlady sostituì quel lume progressivamente.
«Maestri dell’Asilum vi saluto. Ho portato notizie dal luogo dello scontro avvenuto due notti fa». Disse il piccolo essere che aveva cambiato sembianze: adesso pareva un piccolo folletto.
Il folletto posò un giornale sul tavolo e invitò i presenti a dare un’occhiata: «Guardate voi stessi». Affermò Vlady.
Wotan prese il giornale e incominciò a leggere ad alta voce:
«È avvenuta una tragedia nella notte; condutture del gas esplodono facendo saltare un caseggiato. È rimasta coinvolta un’intera famiglia; mancano all’appello i due nonni con i due nipotini di undici e dieci anni. Si cerca tra le macerie per recuperare i corpi. L’intero paese piange la famiglia che era tra le più rispettate della zona. Approfondimenti a pagina otto».
Wotan sfogliò il giornale e arrivato a pagina otto parlò ancora ad alta voce:
«Ieri sera una grande esplosione si è udita nel silenzio che è solito della zona; molti testimoni assicurano di aver visto enormi fiamme che si erigevano verso il cielo ed esse provenivano dalla casa degli Arlstain. Lì abitavano i due anziani signori con i rispettivi nipotini».
Wotan si concentrò poi su ciò che c’era scritto a fine pagina:
«I tecnici stanno esaminando i resti dell’immobile per cercare di capire la causa della fuga di gas. Per il momento sono state chiuse le condutture al fine di permettere le riparazioni».
«Perfetto Vlady, come d’accordo hai eliminato tutte le prove dell’avvenuto scontro. Meglio che la nostra attività rimanga nell’ombra come d’altronde è sempre stato». Asserì Astral.
Vlady dal suo canto precisò: «Veramente io ho fatto ben poco; dopo aver ripreso la mia vera forma mi sono allontanato per non essere scoperto e ho osservato da lontano, pronto ad intervenire nel caso di bisogno come mi avevate raccomandato. Dopo che voi siete fuggiti, una pioggia di meteore di fuoco è caduta sul posto ed ha colpito tutte l’entità presenti, tranne la più grossa che si nascondeva nel bosco, facendo così scomparire tutte le prove dell’avvenuta lotta. Nel frattempo, la presenza occultata nella selva è sparita pian piano senza che nessuno la vedesse. Gli umani sono accorsi immediatamente ed io, assicuratomi che non ci fossero tracce dello scontro, sono venuto da voi dopo aver recuperato un giornale del mattino seguente».
Nella stanza nessuno sapeva spiegare come quelle meteore di fuoco avessero fatto la loro comparsa, ma erano certi che fosse stato un aiuto e, convenuto che era ora di occuparsi degli studenti, s’incamminarono verso l’atrio principale dov’era programmato un discorso dei Maestri che avrebbe dato inizio all’anno scolastico.
Nel frattempo i cinque ragazzi usciti dall’accademia, ignari del discorso di inizio anno, gironzolavano allegramente.
I tre compagni di stanza stavano facendo da cicerone a Max e Gerard; il primo posto dove vennero portati fu la “Taverna Malfamata”: un nome che secondo i due fratelli Arlstain doveva tenere lontani dei bambini come loro.
Hamza gli disse: «State tranquilli, il locale in questione produce un ottimo gelato di cui vanno matti la maggior parte dei ragazzi di queste parti. Aspettate e poi vedrete».
La taverna si presentava come una vecchia bettola fatta di legno con un’insegna mezza distaccata sulla quale era inciso: vietato l’ingresso ai minori di anni diciotto.
Max inghiottì un po’ di saliva, a sottolineare che sarebbe stato saggio non entrarci. La sua reazione derivava anche dal fatto che dalla porta, la quale si apriva e si chiudeva in continuazione, uscivano ed entravano persone vestite in modo strano e con facce che incutevano un po’ di paura.
Il gruppo prese coraggio ed entrò.
Al loro ingresso seguì uno strano silenzio che aveva sostituito un rumore assordante e tutti guardarono il gruppo minacciosamente.
I ragazzi si avvicinarono al banco e si accomodarono sui grandi sgabelli.
L’oste rivolse loro la parola: «Pivelli! Cosa ci fate voi in un posto come questo? Dovreste essere a casa a bere del latte». E divertito da quell’episodio, continuò spavaldamente: «Cosa posso servirvi di buono? Ah ... Ah ... Ah ... Ah ...».
Le sue risate stupirono i ragazzi, che con estrema innocenza chiesero: «Vorremmo un bel gelato con tanti gusti variegati».
A quel punto tutti gli uomini presenti nel locale scoppiarono in una risata fragorosa e i bambini non ne riuscirono a capire il motivo.
L’oste, con voce autoritaria, gli disse: «Dove credete di essere. Qualcuno deve avervi mandati per prendermi in giro. Va bene … Il gelato non ce l’ho, ma posso darvi qualcosa di più buono; guardate i miei clienti come sono soddisfatti. Nel loro bicchiere c’è solo quel nettare a cui vi farò attingere fra un istante».
I ragazzi si guardarono intorno … In effetti erano tutti adulti e avevano davanti a loro un enorme bicchiere pieno di una sostanza giallastra che ai piccoli era sconosciuta fino a quel momento.
Sul bancone comparvero cinque bicchierini pieni di quel liquido giallastro e l’Oste gli disse:
«Prendete, offre la casa. Vi conviene bere tutti assieme al mio tre».
I piccoli, intimoriti, fecero un cenno di assenso e presero in mano il bicchierino.
Isak odorò il miscuglio ed esclamò: «Che odore schifoso!».
«Che cos’è?». Chiese Chaman.
Isak gli rispose sottovoce: «Non ne ho la più pallida idea, ma guardati intorno; mi sa che se non beviamo qui finisce male».
I cinque, incluso Max, portarono alla bocca il bicchiere e, assaggiato l’intruglio, lo sputarono immediatamente esclamando tutti assieme: «Che schifo! Ma che cos’è questa robaccia?».
Nel locale tutti si misero a ridere copiosamente, c’era addirittura chi si teneva la pancia per il male che era dovuto alle troppe risate e anche all’ubriachezza provocata da quel liquido orripilante.
Attirata dai sogghigni, dal secondo piano si vide una figura che poco per volta scendeva le scale: era una bella fanciulla che presumibilmente lavorava nella taverna.
La donna indossava abiti succinti che facevano risaltare il suo prosperoso petto; esso era sorretto da un corpetto che quasi scoppiava.
Quando fu vicina, tanto da poter vedere i piccoli che erano al banco, chiese all’Oste: «Ma cosa sta succedendo qui?».
L’Oste rispose ridendo a crepa pelle: «Questi baldi giovanotti sono venuti qua, nel nostro locale, in cerca di un gelato! Capisci, un gelato. Che scherzo è mai questo?».
La signora allora si rivolse al gruppo: «Piccoli, ma sapete cos’è questo locale?». Domandò.
Maximilian rispose facendo segno verso Hamza: «Lui dice che è una gelateria».
La signora disse: «Oh … Piccoli vi siete sbagliati. Venite con me che vi mostro dov’è la gelateria».
Altre ragazze si affacciarono dal piano superiore, attirate dalle risate; anch’esse erano vestite in modo succinto e quando Chaman li vide esclamò: «Oh ... Questo è il paradiso!». Chaman sgranò gli occhi e rivolse la faccia verso l’alto.
Il suo sguardo era perso nel vuoto e a quel punto disse: «No, no … Io di qua non me ne vado più». Ondulando la testa aggiunse ancora: «Per favore adottatemi».
La signora vicino a loro li prese e cercò di accompagnarli all’esterno nel tentativo di portarli via da quell’accozzaglia di adulti.
Chaman, al contrario degli altri, fece resistenza: «No, ti prego, non mi portare via di qui. Finalmente ho trovato il mio posto ideale».
La signora si avvicinò a Maximilian e Gerard e gli chiese: «Ragazzi, ma il vostro amico è un po’ strano?».
La loro risposta arrivò immediatamente: «Signora noi lo conosciamo da poche ore». Disse Gerard.
Maximilian, invece, rideva con gusto: non si divertiva così da molto tempo.
La signora si rivolse a tutti i clienti con tono altezzoso: «Ma non vi vergognate! Sono solo dei bambini; dargli del latte di suocera poi! E riderci anche dietro; meritate di essere cacciati via dal locale. Parola di Mery». E con passo deciso accompagnò i bambini alla porta, ma ci fu ancora tempo per il rimprovero ad Hamza da parte di Isak: «Meno male che era una gelateria, pensa un po’ se ci portavi a prendere un panino in cosa saremmo entrati».
Hamza ribatté: «Non ti lamentare. Oggi abbiamo dimostrato di essere dei veri uomini affrontando quegli adulti».
Quando furono fuori dal locale, Mery gli indicò la strada per raggiungere la gelateria:
«Ragazzi, questo non è un locale per piccoli come voi; vedete di non metterci più piede, altrimenti, tant’è vero che sono la proprietaria, vi caccio io personalmente. Ora, notate questo vialone? Bene … Alla prima intersezione girate a sinistra; lì c’è la gelateria che state cercano. Adesso andate».
I cinque non se lo fecero ripetere due volte: corsero immediatamente via di lì, ma mentre stavano andando via Chaman rivolse lo sguardo verso Mery dicendo: «Presto tornerò fanciulla mia».
Maximilian rideva a crepapelle, ma riuscì lo stesso a parlare al fratello: «Gerard non ridevo così tanto da parecchio tempo; questi tre sono uno spasso».
Gerard diede un buffetto sulla testa di Max e disse: «Cosa ridi! Altro che divertimento, li conosciamo da poche ore e guarda: già ci troviamo a fuggire, per non parlare di Chaman … Se adesso assomiglia a un maniaco, quando sarà grande non oso immaginare cosa diventerà».
La loro corsa si arrestò contro due censori della scuola i quali erano usciti per cercare di riprendere il gruppo che se l’era svignata.
Max esclamò: «Oh, oh! Pare che siamo nei guai».
Gerard disse: «Stiamo facendo un giro turistico del paese». Cercando una scusa che potesse alleviare la punizione.
Hamza aggiunse: «Ecco! Ci risiamo: minimo ci faranno uscire fra sei mesi dalla scuola».
Anche Isak fu sorpreso, ma furbo com’era cercò di limitare i danni: «Volevamo far conoscere il nostro bel paese ai nuovi arrivati; quale migliore occasione di andare a prendere un gelato».
Uno dei due censori tuonò: «Non avete il permesso di uscire quando volete, ci sono delle regole e vanno rispettate. Questa volta io non vi metterò in punizione, visto l’inizio dell’anno, ma potete star certi che è l’ultima volta, tenuto conto anche dei precedenti: vero Chaman?».
Chaman drizzò il petto e orgoglioso asserì: «Vedete amici miei, io sono già famoso; mi conoscono in tutta la scuola. Sarete onorati di avere un compagno come me».
Tutti si guardarono in faccia con un’espressione perplessa, solo Maximilian stava ridendo.
Era ora però di ritornare a scuola: il discorso d’inizio anno era già incominciato e presto sarebbero entrati per la prima volta in classe.
Il gruppo d’indisciplinati si diresse, sotto scorta dei censori, verso la scuola.
Avete letto 5491 parole, 27951 battute spazi esclusi, 33304 battute spazi inclusi, 188 paragrafi e 497 righe (solo il 4° capitolo dell’opera inedita).
Se avete dunque letto tutti i capitoli pubblicati, sappiate che i primi quattro capitoli ammontano a quasi 100000 battute spazi inclusi.
Vi saluto tutti.
Ciao.

