Lo so: ho appena postato il quarto capitolo del romanzo, dunque sembra troppo presto per pubblicare sul blog anche il quinto capitolo.
Tuttavia … Il tempo è un problema di cui tenere conto e pertanto devo procedere velocemente con i lavori che mi sono imposto di fare.
Ho sistemato anche il quinto capitolo e ciò vuol dire che ne rimangono ancora quindici su cui lavorare.
I quindici capitoli rimasti saranno pubblicati in maniera integrale sul blog, costi quel che costi.
È ovvio che la cosa debba essere fatta nel minor tempo possibile poiché ho ancora due libri da scrivere e intendo farlo quanto prima.
Se impiego il tempo a sistemare il mio primo libro però, non potrò scrivere; dunque prima lo finisco, prima ricomincio a scrivere.
In questo capitolo inizierò a descrivere il mondo che ai tempi mi sono immaginato.
“Maximilian Arlstain” è un fantasy destinato a un’utenza di una certa età; mi sono chiesto tante volte a che genere appartenesse, ma onestamente a me non piace classificare le cose.
Il romanzo è solo un fantasy per adulti all’interno del quale si miscelano elementi fantasy, horror, alcune leggende poco conosciute, elementi religiosi, ecc … Ma una cosa è certa: è un romanzo che contiene dei bei messaggi.
Maximilian Arlstain è stato pensato per dare questi messaggi, ma prendo atto che riuscire a farlo leggere, almeno per il momento, è un’impresa ardua ( ... E scrivo tutto questo con amarezza purtroppo).
Catalogatelo come meglio vi aggrada: Urban Fantasy, Weird, Fantasy … Non potete negare però che è “un romanzo”.
In ultimo, e non per importanza, sarebbe bene tenere a mente che dietro questo testo c’è un lavoro immenso fatto da una sola persona … Quantificandolo potrei affermare, senza esagerare, che tre anni fa ho smesso di contare le ore di lavoro su di esso ed erano all’incirca 3600 ore di lavoro.
Or dunque … È ora di pubblicare il quinto capitolo.
Eccolo:
CAPITOLO 5
L’INIZIO DELL’ANNO ACCADEMICO
Maximilian e i suoi amici giunsero all’accademia di magia e i due adulti fecero loro presente che era opportuno entrare.
Molti studenti si accingevano a varcare la porta d’ingresso, appena passata quella porta c’era l’atrio dentro il quale facevano bella figura delle scalinate che portavano ai piani superiori.
Lì, in mezzo a una folla di ragazzi ansiosi di iniziare un nuovo anno scolastico, c’era un palco allestito per l’occasione.
Astral, Dian, Wotan, Drenk e Asdar erano su quel palco e, a quanto parve, avevano l’attenzione di tutti i ragazzi.
Quando Maximilian e la sua combriccola passarono la soglia del portone, tutti si girarono a guardare i ritardatari.
In quel momento si udirono alcune voci: «Chissà cos’hanno combinato».
Qualcun altro diceva: «Sta a vedere adesso che punizione avranno qui babbei».
I più grandi affermarono: «I soliti pivelli del primo anno. Sempre la stessa storia …».
Maximilian si vergognò un po’ e tentò di passare inosservato nascondendosi dietro Gerard, ma anche il fratello era imbarazzato per la figura rimediata il primo giorno.
Astral, a quel punto, prese subito la parola: «Ora che siamo al completo possiamo cominciare. Diamo il via all’ennesimo anno accademico, che suppongo sarà per tutti noi molto fruttuoso e, come maestro dell’accademia, mi aspetto uno stupendo rendimento da parte vostra». E guardando verso quelli del primo anno, continuò: «Voi ragazzi del primo anno sarete alloggiati nel convitto dell’accademia assieme ai vostri coetanei; ovviamente con voi ci saranno anche i ragazzi degli anni superiori che all’occorrenza vi staranno vicini, vista la loro esperienza. Sapranno consigliarvi come affrontare alcune materie di studio che sono … Come dire … D’impatto».
Astral si girò verso i signori dietro di lui e gli fece cenno di raggiungerlo.
Quando i cinque lo raggiunsero continuò il suo discorso: «Vi presento i vostri Maestri». Disse con voce pacata.
«Questo signore alla mia destra si chiama Dian; non fatevi incantare dalla sua aria bonacciona, state certi che dai suoi alunni pretende sempre il massimo. Vi lascio al suo discorso». Infine disse il mago.
Astral lasciò il posto a Dian che iniziò guardando verso i più piccoli: «È un piacere rivedervi tutti riuniti qui. Ma non abbiate timore, non sono poi così crudele come afferma il maestro Astral». Guardando poi verso Astral gli accennò un sorriso e ricominciò a parlare: «Il mio nome è Dian e sono il vostro maestro d’elemento acqua, più precisamente v’insegnerò a manipolare l’acqua sia per la difesa, sia per l’offesa. Ovviamente saprete già che magia bianca vuol dire manipolare gli elementi della natura attraverso l’immaginazione e dunque il compito ultimo spetta a voi. Apprendete e applicate la creatività al sapere e vi assicuro che diventerete dei maghi bianchi senza rivali. È con me che inizierete il vostro cammino qui all’accademia e, sotto la mia guida, sarete poi introdotti agli altri insegnamenti che i miei colleghi, altrettanto bravi come il sottoscritto, sapranno farvi amare e apprendere».
Maximilian era in mezzo alla folla e vedeva scorrere di fronte ai propri occhi le immagini di Dian che nei giorni precedenti aveva scortato lui e suo fratello all’Asilum.
Dian era un uomo di media altezza e robusto, aveva i capelli neri, i suoi occhi erano piccoli e di color castano, un pizzetto nero gli copriva il mento ed era talmente folto che non permetteva di vedere la sua bocca.
Man mano che il tempo scorreva si faceva largo in Maximilian la convinzione che quei signori sul palco lo avevano salvato da una fine orrenda …
Il discorso di Dian terminò e Astral riprese la parola: «Gli studenti del primo anno inizieranno le lezioni alle quattordici e trenta in punto nell’aula magna del quinto piano. Mi raccomando la puntualità, ci teniamo in modo particolare. Vi ricordo di prestare attenzione nel girare per l’accademia; determinati oggetti non devono essere toccati». Guardando l’intera aula colma poi aggiunse: «Rispetto all’anno scorso non è cambiato niente: il Maestro Loky continuerà ad insegnare l’elemento terra, l’evocazione di barriere protettive e la mimetizzazione».
Un uomo alto con i capelli biondi, gli occhi azzurri, la corporatura esile e vestito con una tunica bianca, iniziò a parlare: «Come tutti sapete anch’io sarò tra primi maestri che insegnerà ai nuovi arrivati. Il mio nome è Loky e insegno in quest’accademia da parecchio tempo». Disse con voce sicura l’uomo, poi restituì la parola ad Astral.
Astral, ponendo la sua mano sulla spalla di una figura vicino a lui, disse: «Questo è il maestro Wotan che vi parlerà più tardi nella vostra classe».
Wotan salutò gli studenti e sorrise.
Il mago era un uomo di media altezza, con i capelli lunghi castani, aveva la carnagione caucasica, gli occhi neri e il viso allungato.
Il maestro Astral continuò a parlare dopo pochi secondi: «Wotan è da tempo un insegnante dell’accademia; senza dubbio un ottimo mentore che v’insegnerà l’elemento aria, incanti diversivi e, infine, incanti di dislocazione».
Toccando un’altra figura vicino a lui, affermò: «Questo invece è Drenk; non preoccupatevi, il suo aspetto potrebbe trarvi in inganno, è tutt’altro che burbero».
Un uomo di grossa corporatura fece un segno di assenso; era calvo e la sua testa rifletteva la luce presente nell’aula.
A Maximilian fece impressione l’enorme collo di Drenk che sembrava quello di un lottatore di wrestling, per non parlare del petto muscoloso che s’intravedeva attraverso la tunica bianca.
Drenk aveva gli occhi di colore verde i quali intimorivano se s’incrociava il suo sguardo, il suo sorriso però fece intendere che quel grosso omone era di animo buono.
In seguito Astral finì il suo discorso: «Drenk v’insegnerà l’elemento fuoco, come produrre gli amuleti e gli incanti protettivi».
Il mago poi si diresse verso l’ultimo maestro del gruppo e lo presentò: «E questo è il maestro Asdar».
Asdar era un uomo di media corporatura, con i capelli neri e ricci, gli occhi castano chiaro, aveva la faccia tonda, le labbra carnose e la barba incolta di colore grigio.
«Asdar v’insegnerà a combinare gli elementi. Ma non voglio parlarvi di questo prematuramente; credetemi: è una materia alquanto interessante e, se vi applicherete, in futuro capirete il perché di queste mie parole. Lui vi farà vedere come con lo studio di questa materia si possa manipolare il fulmine». Affermò Astral.
Asdar salutò i ragazzi come avevano fatto i suoi colleghi prima di lui.
L’uomo con la barba bianca che aveva parlato fino a quel momento dichiarò: «Vi starete domandando … Chi è questo signore che ci sta parlando? Bene, mi presento: quelli degli anni precedenti già mi conoscono come Astral; sono il rappresentante del corpo docenti dell’accademia e v’insegnerò a controllare la luce, oltre che a mostrarvi come si combatte con la spada».
Astral vide delle facce perplesse, ma continuò: «Starete pensano a cosa serva una spada se si padroneggia la magia; oh, piccoli amici … Presto vi dimostrerò che vi sbagliate e capirete quanto sia importante per voi riuscire a materializzare una spada elementale. Detto questo, volevo augurare a tutti, da parte mia e dei maestri, un buon anno. Imparate più che potete, rendeteci fieri di essere i vostri mentori. Gli orari delle lezioni sono esposti nelle bacheche che troverete ai lati di questa stanza, visionatele … E che dire: a oggi pomeriggio!».
Gli alunni si precipitarono a guardare gli orari che erano divisi per classi; c’era una sola sezione per ogni anno, formata da venti persone, c’era una sola classe per ogni piano dell’accademia.
Maximilian, Gerard, Hamza, Isak e Chaman, si guardarono a vicenda e vedendo gli altri ragazzi che si dirigevano verso le bacheche li seguirono.
Il piano di studio settimanale della loro classe era affisso in bella vista.
Hamza lo osservò e farfugliò: «Caspita, iniziamo già oggi pomeriggio con manipolazione dell’acqua. Ben due ore! Dopo di che ci sarà una lezione d’elemento terra».
Gerard, credendo che fossero tutti nelle loro condizioni, chiese ai tre ragazzi appena conosciuti: «Per voi è stato così difficoltoso come lo è stato per noi arrivare all’Asilum? Non vi mancano i vostri parenti?».
Hamza, Chaman e Isak si stupirono di quella domanda.
A quel punto Isak affermò: «Per niente. I nostri genitori ci hanno quasi costretti a venire all’accademia; ricordo ancora le parole di mio padre: “Figliolo, tu sarai l’orgoglio della famiglia e diventerai uno dei più potenti maghi bianchi mai apparsi sulla terra. Ti ricordo che nella nostra casata tutti, uomini e donne, si sono distinti per la loro abilità nell’arte bianca. Non farmi sfigurare, mi raccomando”. Ecco: queste sono esattamente le parole che mio padre mi ha detto prima che partissi; e pretende tanto solo perché possiedo un buon quoziente intellettivo. Quindi posso affermare che sono stato spedito in accademia come un pacco, oserei dire; e onestamente: io non ne avevo alcuna intenzione».
Chaman disse la sua: «Ma va … Non dirmi niente. Io ero lì che coltivavo il mio interesse per le donne e, nel pieno delle ricerche, mio padre mi ha inviato qui in questo posto; le sue parole: “Giovanotto; con te le ho provate tutte. Devo ammettere che nessun mio atteggiamento ha avuto successo. Tuttavia, la decisione che sto per prendere cambierà radicalmente i nostri modi di interagire e, speriamo, anche il tuo con il sesso opposto. Sono stufo di arrossire continuamente nel chiedere scusa per le tue curiosità sulle donne, non ultimo quell’episodio di stamani che mi ha fatto maturare la decisione di spedirti all’Asilum. Solo l’accademia ti può raddrizzare”; e tra le suppliche della mia mamma e quelle del sottoscritto, mi ha trascinato a forza qui aggiungendo: “Non farmi fare figuracce, le donne non sono oggetti da studiare e non voglio che tu diventi un maniaco. Mi sono raccomandato con il rettore di andarci pesante con te se sgarri: quindi fai il bravo!”. Poi rivolgendosi verso mia mamma ha pronunciato: “speriamo in bene! Sai cara … Io non vedo tanto roseo questo suo comportarsi; mi domando: ma da chi ha preso?”. Detto quello si sono dileguati mollandomi qui. Bella roba! Io non sono tagliato per apprendere la magia bianca, ma per sollazzarmi fra tante ragazze». Mentre pronunciava le sue parole assunse un’aria assente come se in quel momento fosse stato trasportato in un altro mondo.
I quattro amici si guardarono in faccia e stringendo le spalle esclamarono tutti assieme: «Boh!».
Chaman chiese poi a Hamza la sua storia e il ragazzo interpellato iniziò il racconto:
«Io invece sono molto contento di essere entrato a far parte di questa scuola; non voglio solo diventare il più forte mago bianco mai apparso, ma voglio tornare da mia mamma e renderla orgogliosa di suo figlio. È una promessa che gli ho fatto; sono qui di mia spontanea volontà e m’impegnerò al massimo affinché diventi il più bravo della scuola. Per quanto riguarda mio padre, la mamma mi ha raccontato che è stato un valoroso mago bianco e tutt’ora è considerato uno dei migliori maghi esistenti. Il mio pensiero fisso è che un giorno lo renderò fiero di me; farò in modo che lui possa mettermi una mano sulla spalla e dirmi: figliolo ben fatto».
I tre che avevano appena parlato guardarono Max e Gerard e chiesero la loro versione.
Gerard si prese il compito di rispondere, ovviamente Astral si era ben raccomandato di non raccontare tutta la loro storia, ma di tenersi sempre sul vago e di dare informazioni generiche.
Gerard incominciò a raccontare: «Io e Max non abbiamo più nessuno. I nostri genitori morirono in un incidente tempo addietro e i nostri nonni sono mancati tre giorni fa. Abbiamo conosciuto il maestro Astral che, tenendo conto della nostra situazione, ci ha portati all’Asilum; credo che il convitto in questo momento noi lo possiamo chiamare casa. Che cosa accadrà … Non so proprio immaginarlo ma sono sicuro che questo posto, per adesso, sia la cosa migliore per me e Maximilian». E guardando Maximilian gli chiese: «Non credi fratellino?».
Maximilian annuì e rispose: «Certo. A me sta bene; il posto mi piace, ma mi mancheranno tanto i nonni e gli amici».
Gerard ribatté: «Non ti preoccupare, quando ci saremo sistemati torneremo al nostro paese e rivedremo tutti». Nel sentire quelle parole Maximilian si tranquillizzò e accennò un sorriso.
I loro amici, sorpresi da quanto avevano sentito, non ebbero il coraggio di aggiungere nient’altro alla discussione.
Isak però, cosciente che bisognava cambiare discorso, si affrettò a dire: «Ragazzi, ehm … Perché adesso non andiamo a vedere le bacheche più da vicino? Io personalmente sono curioso di sapere cosa ci aspetta durante il resto della settimana».
Tutto il gruppo si avvicinò dunque alle bacheche per leggere ciò che gli interessava.
Maximilian era il più basso e s’intrufolò tra i ragazzi più grandi; arrivò molto vicino alle bacheche e segnò, come gli era stato chiesto, le informazioni inerenti a tutta la settimana su un foglio di carta.
Il bambino appuntò tutto con precisione e poi si diresse verso i suoi amici che furono ostacolati dalla massa di ragazzi bramosa d’informazioni.
I cinque si appartarono dove c’era meno confusione e Maximilian incominciò a leggere: «Allora, vediamo un po’… Il lunedì mattina c’è l’elemento acqua e l’elemento terra. Nel pomeriggio studieremo gli amuleti e gli incanti protettivi. Martedì inizieremo con l’elemento aria e l’elemento fuoco».
Chaman disse tutto sorpreso: «Cosa! Iniziamo già con tutta quella roba? Oh mamma, sarà un anno che non dimenticherò facilmente. Non so se sarò in grado di apprendere tutte queste nozioni».
Hamza, dal canto suo, sembrava essere carico d’energia: «Non vedo l’ora di iniziare!». Fece presente il ragazzo.
Isak puntualizzò: «Ragazzi è già tardi, tra un po’ serviranno il pranzo e avremo poco tempo per prepararci all’inizio delle lezioni. Conviene muoverci». E dopo un attimo di pausa disse: «Seguitemi, andiamo a prepararci».
Il gruppo lo seguì e, arrivati nella loro stanza, tutti sistemarono il proprio zainetto con il materiale che sarebbe servito in classe.
Quando furono pronti, Chaman disse: «È proprio il momento di mangiare. Venite con me, sono già stato nel refettorio; so dove si trova».
I cinque si avviarono lungo gli enormi corridoi del convitto fino ad arrivare di fronte a un portone; quando l’aprirono si trovarono in una grande sala dove i tavoli erano disposti a macchia di leopardo.
I tavoli erano rotondi e apparecchiati con tovaglie rosso chiaro; sopra le tovaglie c’erano dei bicchieri di vetro, dei piatti di porcellana con accanto posate di ferro e dei tovaglioli di carta colorata.
Il tutto era sistemato in un vassoio rettangolare di legno.
Il vassoio veniva preso dagli alunni e appoggiato su un binario fatto di ferro.
Il binario permetteva di trascinare il vassoio lungo delle tavole calde tanto pulite che luccicavano.
Maximilian si guardò in giro e fu piacevolmente sorpreso dalla bellezza della stanza: al centro c’era una statua muscolosa di marmo bianco; in mano reggeva un libro, come la statua che aveva visto fin da quando era piccolo nel centro del suo paese.
Quella statua sembrava fare la guardia a tutti i ragazzi che erano nella stanza per consumare il pasto.
Tutt’intorno troneggiavano delle colonne alte fino ad arrivare al soffitto.
Sulle colonne si arrampicava della stupenda edera verde e le ricopriva per metà.
I lampadari di cristallo, dai quali s’intravedevano una moltitudine di candele, pendevano dal soffitto che era a sua volta decorato da greche stupende e di colore bianco candido.
L’attenzione di Maximilian fu attirata dalle tavole calde sulle quali si scorgevano dei manicaretti fumanti.
I cinque si affrettarono ad occupare un intero tavolo per rimanere in compagnia; in effetti ai tavoli c’era posto solo per cinque persone, non di più.
Essi presero il vassoio e fecero la fila che portava alle tavole calde e nel momento in cui furono in grado di vedere cosa ci fosse nei recipienti, per la gioia dei loro occhi, videro che potevano scegliere tra due primi, che quel giorno consistevano in tagliatelle al ragù e risotto giallo.
C’erano due secondi: brasato di vitello con purea di patate e cotoletta impanata con carote trifolate; alla fine della fila ci fu una piacevole sorpresa: lì c’era una buonissima torta alle mele ancora fumante.
I bambini presero quello che gradivano di più, si sedettero a tavola e Gerard incominciò a parlare: «Questo cibo ha l’aria d’essere buono. Penso che non sia poi tanto male l’accademia». In seguito annuì e aggiunse: «Vedrai che staremo bene qui. Ci sono nuovi compagni con cui fare amicizia, nuovi posti da vedere e tante cose da imparare». Rivolgendosi a Maximilian.
Chaman, con il boccone ancora tra i denti, mormorò delle parole: «Devo dire che non mi aspettavo questo tipo di accoglienza … Wow, buonissimo!».
I maestri fecero il loro ingresso nel refettorio, salutarono tutti ed andarono a prendere posto al proprio tavolo.
Il tavolo si trovava in una zona appartata dal resto dei ragazzi.
Astral si allontanò dai colleghi e si avvicinò al tavolo dove Maximilian stava pranzando con i suoi amici.
Arrivato lì vicino gli domandò: «Allora Maximilian, come volge la prima giornata qui all’accademia?». E guardando i ragazzi attorno al tavolo disse: «Oh ... Vedo che hai già fatto amicizia con i tuoi compagni di stanza; bene, sono contento».
Maximilian rispose: «Sta andando benissimo, questo posto mi piace e penso che andrò d’accordo con molti ragazzi qui presenti».
Astral sorrise, poi aggiunse: «Benissimo. Come già ti ho accennato in stanza, avrai l’imbarazzo della scelta e non sarai mai solo. Mi raccomando: impegnati durante le lezioni; tutto quello che imparerai un giorno ti sarà molto utile».
Il loro discorso fu disturbato da rumori poco allettanti che venivano da Chaman, il quale mangiava con ingordigia tutto quello che gli capitava a tiro.
Astral si avvicinò a lui e gli disse: «Vedo che apprezzi molto il cibo che i nostri cuochi hanno preparato quest’oggi, ma ricordati di avere un pochino di contegno nel consumarlo. Chaman … Vero?».
Il piccolo, con la bocca piena, fece cenno di sì.
Astral ghignò cercando di non darlo a vedere ed asserì: «Ti sei fatto un nome giovanotto, sai. E non pensare che io sia all’oscuro di quello che voi tutti avete combinato oggi; e aggiungerei …». Astral mostrò loro un sorriso smagliante, guardò tutta la tavolata e affermò: «Aspettatevi una punizione per questo. Tuttavia, adesso è il momento di consumare il vostro pasto, ne riparleremo dopo. Buon appetito». Finito il discorso il mago raggiunse i suoi colleghi.
Maximilian guardò Chaman e si mise a ridere; il bambino, con grande sforzo, aggiunse: «Chaman, non ci posso credere. Il primo giorno e già ti sei fatto punire: sei il mio idolo». Continuò poi a sogghignare.
Chaman, dal canto suo, rispose: «Sì; ridi, ridi. Guarda che tutti voi sarete puniti assieme a me se non l’avete capito».
Ma Maximilian non la finiva più di ridacchiare e tutti nel refettorio lo guadarono cercando di capire cosa lo facesse ridere a crepapelle.
A fine pranzo tutti i presenti nella sala si avviarono verso le proprie stanze; lo stesso fecero Maximilian e i suoi amici.
Una volta arrivati in stanza presero lo zaino e si diressero verso il piano sottostante.
Dian li stava già attendendo in piedi accanto alla cattedra nell’aula del quinto piano.
Ogni bambino prese posto nel proprio banco e per un momento ci fu una calma surreale.
Dopo pochi istanti Dian iniziò la sua lezione: «Bene ragazzi … Io mi sono presentato poco fa nell’aula magna. I vostri genitori già sono venuti a parlare con me nei giorni antecedenti all’inizio della scuola, quindi io conosco i vostri nomi e la vostra fama». Si girò in quel momento verso Chaman.
«Voglio però, prima di iniziare le nostre lezioni, che voi veniate messi al corrente di piccole nozioni di storia della magia. Dovreste avere il libro sotto il vostro banco, ma bando alle ciance: ho chiesto al maestro Astral di venire a darvi un piccolo aiutino». Dian guardò l’orologio e asserì: «Dovrebbe essere qui a momenti».
Il mago non finì di dire quelle parole che si udì bussare.
La porta della classe venne aperta e Astral entrò salutando tutti i presenti.
Astral si avvicinò alla cattedra, scambiò un’occhiata di complicità con Dian e parlò: «Voi sapete già chi sono e credo che sappiate anche il perché sono qui. Il maestro Dian mi ha chiesto di darvi alcune nozioni inerenti alla magia; ebbene mettetevi comodi, poiché faremo una lunga chiacchierata».
Il mago poi iniziò la narrazione: «Tempo fa, nel mondo, coesistevano tre tipi di magie diverse: la magia bianca, la magia rossa e la magia nera. Molti maghi si dichiaravano da una parte e dall’altra a seconda delle loro attitudini. Inizierò dunque a parlarvi della magia nera: essa è delle tre la più pericolosa, poiché ricorre ad un patto con una creatura degli inferi. La creatura dona alla persona con cui si accorda poteri d’inimmaginabile imponenza. Chi è il mago nero? È un uomo che stabilisce un legame con un essere superiore al quale si lega con un patto di sangue. L’uomo che ha fatto quest’accordo, alla fine della sua esistenza, che potrebbe durare millenni, consegna però la propria anima perdendola definitivamente. Perché questi esseri mirano all’anima dei viventi? Semplice, v’insegneremo che essa è la più potente fonte di magia mai creata. All’anima non si può nuocere se non con l’inganno però. In definitiva … Questi esseri malvagi mirano alla forza vitale rappresentata dall’anima per allungare la propria permanenza fisica nel mondo. I maghi neri fanno quasi sempre affidamento su una bacchetta magica pregna di energia nera, donatagli dalle stesse entità con cui hanno stretto il patto; non hanno limiti nel formulare incantesimi, cioè: non sono legati a leggi come gli altri maghi. Vi spiego meglio: tramite bacchetta magica possono far materializzare qualsiasi loro desiderio, dal mangiare all’acqua, da energie da usare contro i nemici a sortilegi che colpiscono a distanza e persino alla smaterializzazione del proprio corpo. Tutto dipende dalla loro capacità nell’usare la bacchetta, ma senza di essa non sono in grado di riprodurre alcun incanto. Ricordate: la bacchetta suggella il patto fatto tra loro e l’entità malvagia; quindi … Niente bacchetta, niente magia».
Uno studente terrorizzato si alzò in piedi e affermò: «Ma se questi maghi esistono ci faranno senz’altro del male, nessuno li può fermare!».
Astral rispose sfoggiando un sorriso vistoso: «Ti sbagli. Loro possono essere distrutti, non sono affatto invincibili. Guardatevi intorno: l’Asilum è la testimonianza di quanto dico».
Gli alunni erano agitati, tutti si chiedevano com’era possibile sconfiggere un essere tanto cattivo e potente.
Il maestro continuò con la lezione: «Se credete che sia impossibile combattere un potere oscuro non potrete diventare maghi bianchi. Noi, da sempre, ci siamo battuti contro le forze avverse a qualsiasi forma di libero arbitrio; ora, se ricordate ciò che vi è stato detto poco fa, sarete in grado di capire come sconfiggere un mago oscuro. Pensateci bene …».
Una voce si levò dal gruppo, era quella di Maximilian: «Si potrebbe sconfiggere disarmandolo della bacchetta. A quel punto diventerebbe un uomo come tutti; lo ha detto poco fa lei: senza bacchetta non sono capaci di formulare incantesimi». Affermò il ragazzo.
Astral guardò con occhi pieni di orgoglio Maximilian e lo stesso fece Dian, che oltretutto fu strabiliato dall’intuito del piccolo e ritenne opportuno intervenire: «Ottimo Maximilian. Hai centrato il punto». Disse Dian.
Tutta la classe guardava Maximilian, ma lui non aveva occhi che per i maestri.
Astral decise di continuare: «Cari alunni … Maximilian ha dieci anni, uno in meno di voi, ma c’é un motivo per il quale si trova nella nostra classe. Crede nella magia ed è aperto ad ogni possibile evenienza. Ebbene ha ragione: il segreto per sconfiggere un mago nero è quello di disarmarlo della sua bacchetta. Senza di quella è inerme, ovviamente un mago potente riesce a sconfiggerlo indipendentemente da questo particolare». Poi, guardando il resto della classe, continuò nella sua esposizione: «Dicevamo dunque della magia nera: è la più pericolosa. Ma … Oltre all’esistenza della magia nera, vi ho accennato all’esistenza di un’altra magia; anch’essa potente, forse più di quella nera: viene detta Magia Rossa. La Magia Rossa ha una sua caratteristica: anch’essa è suggellata da un patto con un’entità superiore, ma a differenza di quella nera non si stipula per mezzo del sangue, ma con un particolare giuramento con il quale si rifiuta ogni male terreno e ogni doppio fine. L’entità superiori vengono dette Arcangeli. Questi maghi non fanno uso della bacchetta ma di un bastone, riescono a produrre incanti solamente pronunciando formule magiche e anch’essi sono in grado di evocare entità, che in questo caso non sono malvagie, ma benevole e di grande forza. Come noi sono organizzati al fine di tramandare la loro arte di generazione in generazione. Insegnano ai loro piccoli come padroneggiare la magia e … Direi con ottimi risultati; non nascondo che abbiamo collaborato molte volte per arginare l’avanzata dei maghi neri, possiamo infatti definirli nostri alleati da parecchio tempo. Infine c’e’ la magia bianca, sulla quale ci soffermeremo un po’ di più poiché è quella che voi dovrete apprendere. La nostra arte si basa sulla manipolazione degli elementi: acqua, fuoco, terra e aria; non usiamo bacchette magiche e non abbiamo patti di alcuna natura con nessun essere superiore … Ma questo non vuol dire che siamo inferiori agli altri. Gli elementi possono essere uniti, se compatibili, per formare un attacco o una difesa più potente; per farvi un esempio: miscelando acqua e aria si ottiene energia elettrostatica e cioè il fulmine. Quest’incanti vengono evocati tramite formule magiche, che come sentirete sono dette in una lingua antica. Il mago bianco si è distinto nei secoli per essere un personaggio benevolo, non ha altri scopi che convivere pacificamente con tutte le specie magiche e tende a difendere questo stato di cose. Come avete visto noi tramandiamo le nostre formule nell’accademia, dove i ragazzi non studiano solo la teoria, ma anche la pratica; accanto alle loro classi ci sono laboratori dove possono riprodurre gli incanti che hanno imparato. Vi è anche una vasta biblioteca dove attingere in caso di ricerca. Non abbiate paura dunque, voi siete le nuove leve che porteranno avanti quello che noi abbiamo costruito e lo difenderanno». Il maestro si fermò, guardò l’orologio e infine affermò: «Hm … Si è fatto tardi, per me è giunto il momento di andare e lasciarvi alla lezione programmata».
Astral invitò Dian al cento dell’aula e disse: «Vi lascio in buone mani, Dian v’insegnerà tutto quello che sarà necessario per continuare il vostro cammino all’interno dell’accademia».
Il mago in seguito si diresse verso la porta e richiudendola dolcemente lasciò la classe.
Fu allora che Dian prese di nuovo la parola: «Iniziamo la nostra lezione». Disse con aria seriosa.
Tutti gli alunni gli prestarono la massima attenzione …
«Dunque, quest’anno la classe è composta da dieci maschi e altrettante femmine; una sola raccomandazione: quando spiegherò, se non vi è chiaro qualcosa, avvertitemi; ci ritorneremo immediatamente». Proferì il maestro.
Tutta la classe fece cenno di aver compreso; Dian nel frattempo prese un grosso libro e incominciò la spiegazione:
«Noi maghi bianchi, per manipolare l’acqua, usiamo delle formule magiche in lingua antica. V’informo però che non basta solo la pronuncia di quella formula: bisogna che il vostro pensiero sia fisso su quello che volete fare. È dunque anche una questione di concentrazione. Facciamo un esempio: se volessimo produrre una piccola sfera d’acqua da tenere sul palmo della mano, dovremmo fare …».
In quel momento Dian tese la sua mano in avanti con il palmo diretto verso il soffitto e pronunciò: «Elementum aqua!».
Il suo palmo della mano fu presto occupato da una piccola sfera d’acqua.
La sfera rimase immobile senza toccare la sua pelle e senza che si sformasse.
Tutta la classe rimase a bocca aperta e un’alunna domandò: «Come ha fatto?».
Dian le rispose: «Semplicemente concentrandomi e pronunciando le parole che avete appena sentito. Siete pregati di appuntarle sui vostri fogli! Ricordate: “Elmentum aqua”; questa è la formula principale per accedere alla manipolazione dell’acqua. Ora provate ad eseguire quello che ho fatto io: girate il palmo all’insù, pensate intensamente ad una sfera d’acqua di piccole proporzioni e rilasciate; vedrete che il risultato sarà uguale al mio».
Tutti fecero come il maestro gli aveva detto e nella classe echeggiò la formula magica per richiamare l’acqua.
Anche il gruppo di Max e Gerard incominciò a provare, ma i due fratelli erano restii a fare quella prova poiché sembrava strano che si potesse materializzare dell’acqua dal nulla.
Il maestro si accorse di quanto stava avvenendo e si avvicinò ai due: «Cosa c’è, qualcosa non vi è chiaro?». Gli domandò.
Loro risposero assieme: «Ci sembra un po’ strano; tutto qui».
Dian ribatté serioso: «Proprio voi due lo dite. Ricordate quello che avete visto? Credo vi siate resi conto che non era una cosa del tutto normale. Ora non voglio scuse: forza, esercitatevi! E questo vale per tutta la classe». Tuonò.
Dian guardò Maximilian e aspettò impazientemente che incominciasse ad esercitarsi.
Il bimbo, intimorito da tanta severità, girò il palmo verso il soffitto e pensò ad una bella sfera d’acqua, poi pronunciò: «Elementum acqua!».
In quell’istante un’enorme sfera d’acqua apparve dal nulla e si posizionò tra il palmo di Maximilian e il soffitto, quasi toccandolo.
Tutti furono ancora una volta stupefatti di quanto accadde.
Chaman esclamò: «Che cos’è! È enorme».
Maximilian, sentite quelle parole, da un lato ne fu compiaciuto poiché aveva esercitato il suo primo incanto, ma dall’altro ne ebbe paura e deconcentrandosi fece esplodere la grande sfera d’acqua.
Il maestro fu investito in pieno dall’ondata d’acqua, così pure i suoi compagni.
Tutti, compreso il mentore, furono bagnati fradici e completamente increduli; la faccia di Dian era quella di uno che aveva appena visto un evento di enorme portata, ma dopo pochi secondi si riprese e, vedendo tutto quel disordine, esclamò: «Solvo!». E l’acqua evaporò senza lasciare traccia.
Il maestro si Guardò attorno e, ponendo una mano sulla spalla di Max, gli confermò: «Visto cosa sei in grado di fare. Basta concentrarsi e tutto è possibile». Rivolgendosi poi alla classe disse: «Ragazzi, avete appena visto un bambino di dieci anni produrre un incanto di buona fattura al primo tentativo; tenetelo a mente e prendete esempio. Riprovate; e mi raccomando: questa volta non bagnate tutto, soprattutto tu Maximilian».
Dopo due ore di pratica tutti riuscirono a creare una piccola sfera d’acqua non perfetta.
Dian, vista l’imminente fine della lezione, si raccomandò: «Quando sarete usciti dalla classe continuate ad esercitarvi e ricordate che per annullare l’effetto dell’incanto bisogna pronunciare il rilascio e cioè: “solvo!”; non fate danni alle strutture e, possibilmente, per i vostri esercizi usate le zone all’esterno dell’accademia: giardini, palestra o luoghi dove non si presentino situazioni di pericolo. Vi auguro un buon proseguimento».
La campanella che testimoniava la fine delle lezioni suonò e Dian si diresse verso la porta per uscire.
Il mago si fermò sulla soglia dell’uscita, si girò e disse: «Aspettate seduti l’arrivo del maestro di terra. Prima di andare però, volevo complimentarvi con voi: è stata molto interessante questa lezione». Dopo aver pronunciato quelle parole Dian uscì dalla stanza.
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Vi saluto tutti.
Ciao.
