Eccomi di nuovo.
Come ricorderete, avevo affermato di aver scritto all’incirca un milione di parole nei post precedenti; beh … Effettivamente non sono lontano dalla cifra un milione, ma per essere onesti debbo dire che manca ancora un po’ al raggiungimento di tale obiettivo.
Queste sono dunque le parole esatte e divise per ogni lavoro da me fatto:
• Maximilian Arlstain – I due mondi – è un lavoro che conta 129.007 parole ed è un libro che non può essere suddiviso in più manoscritti (più avanti capirete perché dico questo).
• Maximilian Arlstain – Il canto dell’Arcangelo – è un lavoro che conta 174.914 parole (il più lungo che ho scritto) e può essere suddiviso tranquillamente in due testi (due distinti libri).
• Maximilian Arlstain – Il Signore del tetro regno – è un lavoro che conta 141.386 parole e questo manoscritto è stato pensato per essere suddiviso in tre differenti libri (al suo interno, in effetti, ci sono tre suddivisioni con i relativi titoli).
Ora; chi segue da tanto tempo il blog sa che questa trilogia parla di argomenti … Come dire … Un po’ astrusi: magia, angeli, demoni, mondi paralleli, draghi, elfi, ogni creatura fantastica che la mitologia nordica ricordi (tant’è vero che i nomi di alcuni personaggi principali ricordano “Dei” di codesta mitologia: Loki, Astral, Drenk, etc.); al suo interno ci sono persino accenni al cattolicesimo (alcuni demoni sono chiamati con nomi simili a quelli scritti: li ho solo storpiati leggermente poiché non mi andava di scriverli fedelmente; invece i nomi degli angeli sono uguali e infine sì: c’è anche l’argomento possessione spiritica); all’interno dei tre libri c’è persino un intreccio di mitologia greca e celtica: da un alto si parla di draghi, elfi, besha, folletti, fate, troll, orchi e molto di più … Dall’altro si parla di minotauri, fauni, manticore, idrolerne, creature che richiamano il mito di medusa e tanto altro.
Alcuni potrebbero dire che è un po’ artificioso l’intreccio di tante mitologie insieme; io invece, in modo ardito, dico: «Perché no?».
Sempre questa abitudine di schematizzare, secondo cui non si possono fare alcune cose … Chi lo dice poi, dov’è scritto?
Non ci sono regole rigide da osservare se si vuol raccontare una storia; Io la penso così.
Ebbene, dato l’intreccio di tante mitologie e credi, si potrebbe pensare che il racconto non abbia un filo logico, che non sia una bella storia; ma credetemi: bisognerebbe leggerla fino alla fine per dare un giudizio.
Invero però, temo che nessuno mai accetterà di stamparla; i motivi li posso solo immaginare, come penso lo immaginiate anche voi.
È il mio primo lavoro di gioventù, dunque sarebbe stato un abominio non finirlo e, anche se è un po’ macchinoso, io reputo che sia una gran bella storia che porta con se un messaggio vecchio come il mondo, ma un messaggio che bisogna spesso ricordare poiché non sempre ci si rammenta di esso: in genere si tende a dimenticarlo.
Ma bando alle ciance; andiamo avanti …
• Disperso nel tempo – 1942 – è un lavoro che conta 78.358 parole;
• Disperso nel tempo – l’epilogo – è un lavoro che conta 63.054 parole.
Hm … Anche questo mio lavoro non avrà vita facile, in quanto narra vicende effettivamente accadute e documentate nei vari libri di storia; per non parlare dei fatti avvenuti recentemente di cui non si può essere fieri.
Pertanto temo che anche la stampa di questi libri sarà alquanto improbabile; ma, sono pronto a scommettere tutto quello che ho, porta con sé un messaggio splendido che non nuocerebbe affatto al lettore (non c’è odio in essi, ma rispetto per la vita umana).
D’altronde si sa: la verità, quella scomoda, sarebbe bene nasconderla dove nessuno potrà mai trovarla; pertanto certe storie è meglio che si dimentichino.
È invece importante che esse siano ricordate, soprattutto ai più giovani, affinché non si commettano gli stessi “orrori”.
Immagino già i pareri: «E chi è costui per permettersi di scrivere sulla storia?». «Che qualifica ha?». Etc.
Costui è un umile romanziere cui pace scrivere e un romanziere che si rispetti ha l’obbligo di fornire l’anima ai propri romanzi, per cui egli nel libro deve imprimere concetti i quali, sebbene siano forti, facciano riflettere chi li legge.
Ma procediamo …
• Gigante Rossa – L’umana nemesi – è un lavoro che conta 62.786 parole;
• Gigante Rossa – Il destino del mezzo uomo – è un lavoro che conta 59.711 parole.
Eh; direi che anche questa storia, sebbene sia, per quel che mi riguarda, avvincente e zeppa di significato, avrà anch’essa vita difficile.
Ma statene certi: nessun libro da me scritto è stato redatto senza che fosse fornito di un messaggio profondo.
Continuiamo …
• Johnny Lupo e il vitello d’oro è un lavoro per bambini che conta 18.036 parole.
Uno splendido racconto per bambini che narra di amicizia e di una storia fantasy.
Detto fra noi ancora non l’ho inviato a nessuno, pertanto non ho idea di come sia giudicato dalle case editrici.
Ancora …
• Le avventure di Luminos, la lucciola che non si accendeva è un lavoro per bambini che conta 14.331 parole.
È la più bella storia, secondo me, che io abbia mai messo su carta; ciononostante non sono riuscito a farla apprezzare.
Voi direte che è un mio demerito e magari avete ragione nell’affermarlo, oppure no; tuttavia sappiate che ho fatto l’impossibile per proporlo alle case editrici che trattano libri per bambini: è questo il manoscritto scartato al concorso indetto dalla casa editrice di cui parlavo nel post precedente … Ci sono rimasto veramente male.
Al suo interno c’è un messaggio che un onesto uomo politico italiano ha lasciato in eredità a tutti noi (ve lo scrivo: “Ai giovani dico: la libertà non è una conquista definitiva, ve la dovete guadagnare giorno dopo giorno”); beh, ho pensato che dirlo ai bambini non sarebbe stato un crimine.
Un bambino dovrebbe sapere che la libertà va guadagnata con il lavoro e che non piove dal cielo per miracolo; molti uomini e molte donne sono morti per essa bramandola intensamente e molti altri, tutt’oggi, non ce l’hanno.
Dunque mi chiedo: «Perché non bisogna dirle ad un bambino di dieci anni queste cose?».
Coloro che pensano il contrario dovrebbero sapere che in Italia alcuni bambini hanno fatto persino la resistenza (Napoli, Genova, La strage sul fiume Centa, etc.), basta guardare su alcune lapidi commemorative sparse un po’ ovunque in Italia per accorgersene.
Le parole che ho scritto prima le ha dette un buon presidente della repubblica italiana: Sandro Pertini.
Secondo voi è un cattivo messaggio da far apprendere ai bambini? Mah, a me sembra che non ci sia nulla di scandaloso nel dire che bisogna lavorare per la libertà.
Infine …
• Le storie segrete dei tre regni nascosti – Il regno dei saccenti – è un lavoro che, per adesso, conta 62.270 parole.
Devo dirvi la verità: questo lavoro è stato il più duro di tutti; perché?
Perché incomincio ad accusare il colpo di questi dieci anni di lavoro non riconosciuto; sono demoralizzato all’ennesima potenza e non vedo alcuna via d’uscita all’orizzonte: la più completa desolazione.
Ma … Ho iniziato a scriverla questa trilogia e devo finirla; sarebbe un abominio non farlo, dunque m’impegnerò quanto più potrò.
Dunque, come vi dicevo, se sommate tutte le parole che ho scritto accanto ai libri la cifra sarà questa: 803.856 parole che sicuramente aumenteranno di altre duecentomila quando avrò finito la saga che ho iniziato.
Bene ... Detto questo, non ho più nulla da aggiungere per il momento (voi direte: era ora che finissi, ma lo dovevo fare: avevo un peso di cui liberarmi), pertanto vi saluto nuovamente e vi do appuntamento al prossimo post.
Ciao a tutti.