Sono dunque giunto alla fine del settimo
capitolo, quasi alla metà del libro.
A questo punto potrei dire benissimo di aver
finito il primo libro del “Canto dell’arcangelo”.
Esatto … Il libro potrebbe essere diviso in
due parti secondo me.
Poiché già è abbastanza lungo il capitolo che
state per leggere, però, sarebbe il caso di non dilungarmi in scritti prolissi
e … Pertanto mi auguro che la lettura di questo nuovo capitolo sia per voi più
che piacevole.
Buona lettura:
CAPITOLO 7
RITORNO
ALL’ASILUM
Le parole di Astral si udirono chiaramente: «Advolo
positus delectus; lux lucis!». E tutto il gruppo fu trasportato all’Asilum.
La flora amazzonica svanì e il paesaggio
montano che caratterizzava il loro rifugio divenne sempre più
consistente.
Lì c’erano case in mezzo alla folta
vegetazione.
I fiori nei campi attorno all’abitato
facevano da sfondo all’accademia che Maximilian fissò nostalgicamente.
Astral provò di nuovo a tiralo su di morale,
gli mise una mano sulla spalla e disse: «Maximilian, la perdita di Ivan è un
duro colpo per tutti noi; non solo per il potenziale offensivo che possedeva,
ma anche perché ogni volta che un uomo buono perde la vita, un pezzo di noi va
via con lui. Egli era l’ultimo della sua stirpe, ma non si è sottratto ai suoi
obblighi. Si è prodigato fino alla fine per portare a termine la sua missione e
direi che c’è riuscito: Alastor, Shima, sarebbero morti senza di lui; senza
contare che anche tu, Maximilian, saresti stato colpito dal demone. Un grande
mago, quale Ivan era, non lascia niente d’intentato per raggiungere il suo
scopo; se ha fatto un gesto simile ci deve essere una spiegazione, pertanto non
ti abbattere … Anzi, cogli l’occasione per divenire più forte».
Il suo alunno rispose: «Se solo avessi avuto
più dimestichezza con la magia, non sarebbe successo niente a Ivan».
Astral ribadì: «Non pensare questo, sarebbero
bastati pochi minuti e avremo ricevuto aiuto dai rinforzi; sai: ognuno di noi
ha un destino cui adempiere, il suo destino era quello. Pensalo felice di aver
protetto le persone per cui i maghi rossi hanno lottato, essi non sono morti
invano».
Maximilian fece un cenno d’accordo.
Astral a quel punto lo invitò a rientrare nel
centro abitato, poiché loro si erano materializzati su una collina poco
distante dalle case.
I suoi compagni s’iniziarono a muovere e così
fece anche lui, ma il pensiero di Maximilian andò al momento in cui aveva preso
la mano al mago rosso.
Egli pensò e ripensò alle parole che Ivan
aveva sussurrato … Non aveva capito tutto ma ricordava: “Ut convenerat lego munus …”; non sapeva a cosa si
riferissero quelle parole, ma intendeva scoprire cosa gli volesse dire il mago
in punto di morte.
Arrivarono vicino alle prime case e
s’incamminarono per il sentiero che conduceva all’accademia; e presto si
trovarono davanti al grosso portone dell’entrata.
Lo aprirono ed entrarono, dirigendosi verso
le proprie stanze.
Il rumore aveva attirato l’attenzione degli
occupanti dell’accademia …
Gerard e Corine videro il gruppo di ritorno
dalla spedizione e corsero verso di loro.
Gerard, quando vide il fratello, esultò ed
esclamò: «Ne ero convinto che sareste tornati sani e salvi!». E corse ad
abbracciarlo.
Corine cercava con lo sguardo qualcuno, poi
chiese: «Non vedo il maestro Ivan; dov’è?».
Nessuno disse una parola, ma la ragazza vide
i loro sguardi; da quelle espressioni si capiva che era successo qualcosa.
Lei chiese: «Ditemi cos’è successo al
maestro».
Astral prese Corine con sé e gli disse:
«Vieni pure con me, sediamoci su quella panca». Indicando una panchina non
lontano da loro.
I due si sedettero e Astral le parlò:
«Corine». Il mago poi poggiò una mano sulla spalla della ragazza, com’era
solito fare con Maximilian: «Ivan non è più tra noi». Infine gli mormorò.
A quel punto Corine scoppiò in lacrime e
singhiozzando domandò: «Com’è successo?».
Il mago bianco spiegò: «Nello scontro contro
il demone ci ha protetti tutti a costo della sua vita; senza di lui
probabilmente non saremo qui a parlare in questo momento. Dobbiamo essere grati
a Ivan: per merito suo le nostre speranze non sono andate perdute e il suo
ricordo non svanirà mai dalle nostre menti».
La ragazza si alzò e con un fil di voce fece
capire: «In questo momento vorrei rimanere da sola». Poi si rivolse a tutti e
aggiunse: «Scusate, ma devo proprio allontanarmi». E si diresse verso l’uscita
dove si notava un portone fatto in legno di noce.
La ragazza lo aprì e svanì dietro il grosso
portone che permetteva di accedere alla piazzola non lontana dal bosco.
Maximilian stava quasi per rincorrerla e lo
stesso fece Gerard, ma entrambi furono fermati da Astral che sostenne: «Non
andate da lei, in alcuni casi è meglio lasciar sfogare i dispiaceri e questo è
uno di quei momenti». Li guardò annuendo e allora i ragazzi desistettero; entrambi
però fecero capire di essere preoccupati per Corine.
I fratelli si avviarono verso la camera
assegnatagli ed entrarono nella stanza; entrambi si avvicinarono alla finestra
per cercare di vedere dov’era Corine, ma da essa non si notava alcun essere lì fuori
e pensarono che la ragazza dovesse essersi addentrata nel bosco dell’Asilum.
I due si sdraiarono sul letto e iniziarono a
discutere.
Gerard domandò: «Ma com’è possibile che sia
caduto in battaglia un mago del genere?».
Maximilian sbuffò e in seguito iniziò a
esporgli quello che era accaduto: «Mentre cercavamo di fuggire e raggiungere il
posto da cui smaterializzarci, a un certo punto siamo stati raggiunti dai
nostri inseguitori. Ne è scaturito un duro scontro e nonostante siamo riusciti
a sistemare gran parte dei boschivi, il demone e Melkore si sono dimostrati
ostici da battere. È stato colpito al petto, perché Ivan si è posto davanti a
me per proteggermi; se non fosse intervenuto Ivan, sarei morto di sicuro.
Nessun altro poteva fermare la mano del demone. Per colpa mia ha perso la vita
e mi sento così in colpa …».
Gerard, anch’egli visibilmente dispiaciuto,
gli disse: «Max; la sua perdita è un dispiacere per tutti noi, ma pensa bene a
quello che è successo. Lui ha protetto te come avrebbe fatto con qualsiasi
essere vivente. Tu credi che se fossi stato io nella tua stessa situazione si
sarebbe comportato diversamente? Hm … Penso proprio di no; anzi, avrebbe fatto
la stessa cosa. Dunque, tirati su; non ti abbattere e fai in modo che il suo
sacrificio non sia vano, anzi … Tutti noi dobbiamo fare questo. Rammenta sempre
che l’indole dei maghi bianchi e dei maghi rossi è quella di difendere gli
esseri viventi di qualsiasi natura essi siano».
Maximilian annuì e aggiunse: «Probabilmente è
come dici tu, ma a me non va che tutti si diano da fare per proteggermi senza
che io possa fare niente».
Il fratello ribadì: «E allora … Perché non
fare in modo di diventare del tutto autonomo e non aver più bisogno di
protezione. Max riflettici, l’unico modo per onorare quell’uomo è fare in modo
che il suo gesto non sia vano; devi sopravvivere proprio per quello che lui ha
fatto».
Maximilian fece cenno d’aver compreso il
messaggio e in quel momento si alzò dal letto; egli poi disse: «Però dobbiamo
far qualcosa per Corine che di sicuro sarà da sola in quel bosco. Sei d’accordo
con me d’andare a fargli compagnia?».
Gerard annuì e rispose: «Come potrei dire di
no; andiamo». E i due si affrettarono, contrariamente a quello che gli aveva
detto il loro maestro, a uscire fuori dallo stabile e andarono a cercare
Corine.
Il sole stava tramontando e l’Asilum, privo
di studenti, pareva proprio malinconico.
Gerard e Maximilian si incamminarono verso il
bosco non lontano dall’accademia e cercarono ovunque per trovare la loro amica;
alla fine la videro appoggiata a una quercia, in piedi a guardare il tramonto.
Si avvicinarono a lei e Maximilian, facendosi
forza, la chiamò: «Corine!».
Lei si girò verso i due e sul suo volto
furono ben visibili le lacrime.
Ivan doveva essere stato per lei una figura
importante e Maximilian, deciso a parlarle, gli disse: «Posso immaginare come
ti senti; sai … Quello che è accaduto a te, è successo anche a noi poco tempo
fa».
Corine si asciugò le lacrime e rispose: «Per
me è stato come un padre; fin da quando siamo stati attaccati da quegli esseri
immondi la prima volta, lui mi ha sempre difesa. A quel tempo io ero solamente
una bambina, ma ricordo ogni minimo particolare: mi portò con sé dopo che mia
mamma e mio padre furono trucidati da quegli esseri diabolici; di seguito mi
trattò come la propria figlia, avviandomi alle arti magiche e accudendomi
amorevolmente … E adesso mi lascia,
proprio quando io ne avevo più bisogno».
Gerard, udite quelle parole, affermò:
«Corine; Io e Max abbiamo subito lo stesso trattamento riservato a te. Solo
pochi mesi fa siamo stati attaccati dai boschivi e Melkore in persona. L’intera
nostra casa fu distrutta e quella sera i nostri unici affetti persero la vita;
entrambi: nostro nonno e nostra nonna. In precedenza era toccato ai nostri
genitori in un incidente; in pratica non abbiamo più nessuno cui far
riferimento. Ma poi siamo stati qui all’Asilum e abbiamo ritrovato una famiglia
e come lo è stato per noi lo sarà anche per te; credimi. Qui farai nuove
amicizie su cui poter contare e di certo i maestri non ti cacceranno via.
Figuriamoci …».
Anche Maximilian volle provare a consolarla:
«Capiamo come ti senti. La perdita di mio nonno e mia nonna è stata un duro
colpo; quella notte siamo stati catapultati in un mondo di cui noi ignoravamo persino
l’esistenza e per farci l’abitudine ci abbiamo messo molto tempo. Poi, per
quanto riguarda la ferocia con cui ci hanno attaccato, penso che a te non
dobbiamo riferirlo poiché hanno riservato a noi lo stesso trattamento riservato
a te. Dunque fatti forza, la morte di Ivan deve essere per noi motivo
d’incitamento a fare meglio, per poter guardare nuovamente in faccia coloro che
lo hanno ucciso e gridargli che possono tentare in tutti i modi a loro
disposizione d’intimorirci, ma non ci riusciranno poiché troppe persone hanno
perso la vita per raggiungere un sogno che si chiama pace».
La ragazza annuì e la sua voce fu appena percettibile: «Probabilmente avete
ragione, ma in questo momento io non posso che pensare a vendicare il mio
maestro».
Gerard colse la palla al balzo e si affrettò
a dire: «Allora perché perdi tempo qui a piangerti addosso; credi che Ivan sia
contento di vederti in questo stato? Se vogliamo veramente vendicare i nostri
cari c’è una sola via: dobbiamo apprendere quanto più possibile».
Maximilian poi aggiunse: «Gerard ha ragione
Corine; se quei cosi non saranno fermati, altri potrebbero ritrovarsi nelle
nostre condizioni».
Entrambi i fratelli la guardavano e
aspettavano la sua risposta; lei si asciugò gli occhi e si rivolse ai due: «Ok;
sono con voi. Se questo può fermare quelle cose, allora non mi rimane che
continuare quello che il mio mentore ha iniziato. Cercherò di proteggere gli
esseri viventi, come in precedenza hanno fatto i maghi rossi … Ve lo prometto».
Udite quelle parole, i due suoi amici la
invitarono a rientrare nell’accademia; si stava facendo tardi, la notte aveva
sostituito la luce del giorno.
I tre, dopo poco, s’incamminarono verso
l’ingresso dello stabile e vi entrarono.
Non lontano di lì però, una sagoma
s’intravide a malapena; essa era mimetizzata nella flora e, quando venne
illuminata dalla luce lunare, si delineò la figura di Astral.
Il maestro di Maximilian e Gerard aveva
ascoltato tutta la loro conversazione e un sorriso solcò il suo viso, poi
quella sagoma sparì d’incanto lasciando spazio alla vegetazione dietro di lui.
***
Un mese
dopo i fatti narrati …
Era buio e nell’Asilum, privo di studenti, la
vita si svolgeva tranquillamente senza il trambusto provocato dagli allievi che
girovagavano tra i vicoli alla ricerca di materiale a loro utile per gli studi.
Nell’accademia si scorgevano le luci del
piano terra e lì c’era del movimento.
Astral e i colleghi insegnanti si stavano
dirigendo verso la porta che li avrebbe portati nei sotterranei.
Tutti i maghi avevano un’espressione seria;
uno di loro aprì la porta che conduceva ai piani inferiori e la richiuse dietro
di loro.
Nella stanza dove erano soliti riunirsi in
consiglio i maghi bianchi, già ce n’era un cospicuo numero; tutti aspettavano
l’arrivo dei ritardatari.
La porta di quella sala si aprì e Astral con
i suoi colleghi si accomodarono al suo interno, andandosi a sedere presso il
grande tavolo ovale al centro della camera; poi si videro anche Brot e Aschcore
che per via delle loro grosse sagome non passavano inosservati.
Lì, oramai, non mancava proprio nessuno; si
poteva dare inizio alla riunione.
Il primo a parlare fu, come sempre, Astral
dal quale si udì: «Gentili colleghi; siamo qui per fare il punto della
situazione, viste anche le ultime novità. Un mese fa siamo partiti per
recuperare il mago rosso trapassato nel nostro mondo e quel viaggio ci ha fatto
scoprire la difficile situazione in cui versiamo. I maghi neri sono ancora in
grado di entrare nel mondo dell’uomo, nonostante la distruzione del loro passaggio
non molto tempo fa. Questo è preoccupante, poiché non abbiamo più tempo per
organizzarci come pensavamo e direi che, arrivati a questo punto, possiamo
aspettarci un loro attacco in massa da un momento all’altro; senza contare che
durante la nostra missione abbiamo incontrato Idrolerna. Essa ha provato a
fermarci con ogni mezzo. Il serpente leggendario ci ha attaccato durante il
viaggio per mare fatto appunto per non far scoprire i nostri movimenti.
Nonostante abbiamo evitato di riprodurre incanti, siamo stati lo stesso
rintracciati e di questo poi parleremo in seguito. Quello che volevo riferire
al consiglio è che sia Idrolerna, serpente gigantesco con sette teste, sia
Adrammalech sono passati da un mondo all’altro. Si deduce dunque che abbiano un
altro posto da dove entrare e noi siamo al punto di partenza: dobbiamo impedire
che attacchino gli uomini».
Wotan aggiunse: «Il fatto che Adrammalech sia
trapassato, presuppone che dopo aver raggiunto la sua forma completa si aventi
sugli esseri viventi ed evochi il suo esercito di anime feroci».
Astral annuì e riprese la parola: «Esatto.
Per il momento non possiede ancora tutti i poteri; il corpo nel quale è stato
immesso si deve ancora abituare al suo potenziale oscuro. Dunque stiamo pronti,
poiché non appena avrà tutti i suoi poteri lo vedremo attaccare senza alcuna
pietà».
Brot a sua volta ribadì: «Adrammalech ha il
potere di richiamare un potente esercito di anime feroci le quali non avrebbero
alcuna pietà per nessun essere vivente. A quel punto saremo nei guai, ne deriva
che dovremo fermarlo prima che raggiunga il suo stadio successivo».
Aschcore annuiva mentre il fratello esprimeva
quei concetti, poi intervenne dicendo: «Quasi sicuramente è stato fatto entrare
per mezzo di un incanto oscuro chiamato reincarnazione cadaverica.
Quest’incanto consiste nell’innestare l’essenza demoniaca dell’entità in
questione in un corpo privo di vita. Quando si sarà abituato al nuovo corpo,
prenderà il controllo su di esso e potrà quindi usare tutti i suoi poteri anche
nel mondo in cui è stato fatto entrare. Direi che abbiamo a nostra
disposizione, prima che il mutamento sia completo, cinque o sei mesi al massimo
ed è in questo lasso di tempo che dobbiamo cercare di colpirlo; ma il problema
sarà trovarlo e coordinare tutte le nostre forze per cercare di abbatterlo».
Qualcuno pose una domanda, la fece uno dei
consiglieri anziani: «Non possiamo sfruttare l’incanto riprodotto dal piccolo
Maximilian in occasione della chiusura del passaggio?».
Aschcore rispose: «Benché quell’incanto sia
potente, non può intaccare il demone nella sua forma definitiva, ma solo
spingerlo indietro; ora, fin quando si tratta di respingerlo in un’apertura da
lui stesso schiusa, va bene e si ottiene il risultato voluto facendo chiudere
lo stesso varco aperto. Ma se si dovesse colpire una volta entrato
definitivamente nel mondo in questione, il solo risultato che si avrebbe è
quello di scaraventarlo indietro con inaudita violenza. Tuttavia il problema
non sarebbe risolto, in quanto solo un potentissimo incanto di provenienza
divina è capace di distruggere il demone».
Per un attimo nessuno parlò, poi Brot disse:
«Il trapasso del demone è un grosso problema; oltretutto, come molti di voi
hanno sentito, Ivan il rosso è caduto in battaglia, ucciso da Adrammalech. Un
funesto evento per tutti noi: non siamo più in grado di sopprimere il demone
per mezzo della magia; l’unica nostra speranza è ricacciarlo nell’altro
universo, cosa per altro difficile da fare senza avere a disposizione un
passaggio».
Un altro anziano del gruppo gli domandò:
«Come faremo dunque per difenderci da questa nuova minaccia?».
Aschcore gli rispose: «Se Ivan fosse
sopravvissuto saremo stati in possesso di un mezzo potente con cui fronteggiare
il demone, ma adesso l’unica soluzione è rispedirlo da dove proviene».
Fu fatta ancora una domanda rivolta ai due
draghi, la fece lo stesso membro anziano che in precedenza aveva parlato: «Di
quale incanto si tratta? Possibile che noi maghi bianchi non riusciamo a
riprodurlo?».
Brot affermò: «Impossibile riprodurlo. È una
magia che richiama un arcangelo. Esso prende il nome di “canto dell’arcangelo”.
Non si sa molto per quanto riguarda la sua potenza offensiva e nemmeno della
sua forma; ma di certo, trattandosi di un essere celeste, sarà di impeto
irresistibile e aggiungo che se i maghi rossi sono caduti, in qualche modo
questo potere deve essere venuto meno; non si spiega altrimenti la loro
disfatta. Questo mio sospetto è sottolineato dal fatto che lo stesso Ivan non
lo ha utilizzato durante la sua battaglia contro Adrammalech e ha dovuto
proteggere Maximilian con il corpo perdendo la vita».
Astral intervenne subito dopo che Brot ebbe
finito di parlare facendo presente:
«Maestro; Ivan ci ha confidato che quell’incanto è andato perduto da
generazioni. Il motivo però non ci è stato riferito».
Dal drago con le scaglie di ferro provenne
uno sbuffo, poi egli replicò: «La situazione è davvero strana; i maghi rossi
che perdono il potere temuto dai demoni, la loro caduta, e infine lo stesso
Ivan che viene ucciso per proteggere Maximilian. Di certo ci deve essere un
nesso che lega tutti questi avvenimenti …». Poi rivolgendosi ancora ad Astral e
ai suoi compagni chiese: «Ivan non ha accennato a qualche fatto di particolare
importanza?».
Il mago bianco guardò i suoi colleghi, i
quali avevano partecipato alla spedizione con lui, poi rispose: «Nessun
elemento in particolare è stato sottolineato da Ivan; ci ha solo consegnato un
libro, dove sono descritti minuziosamente tutti i poteri dei maghi neri. Ci ha
riferito dei fatti accaduti dopo il ritrovamento delle due uova e della loro
custodia, che ha imposto un suo repentino viaggio in questo universo appunto
per preservare i giovani esemplari di drago. Del resto non si è parlato».
Brot riprese la parola e disse: «Purtroppo
per noi è una grossa perdita; nonostante ci sforziamo per trovare una
soluzione, non ci rimane che fronteggiarli cercando di non farli trapassare.
Per quanto riguarda il demone, non c’è altro modo che stanarlo e attaccarlo in
forze prima che sia troppo tardi». Dopo essersi fermato per qualche secondo a
pensare, riprese ribadendo: «Dobbiamo trovarli e sferrare un potente attacco;
organizzatevi come per la ricerca del precedente varco e quando lo avrete
trovato, procederemo e risolveremo il problema. Nel frattempo, vista anche la
vicinanza della riapertura scolastica, vi inviterei a parlare con tutti i
genitori degli alunni che frequenteranno l’Asilum e che di certo si stanno già
preparando per il prossimo anno accademico. Ditegli che potrebbe verificarsi
una situazione grave e che tutti si tengano pronti per dare manforte; per
quanto riguarda i loro ragazzi, qui all’Asilum saranno al sicuro».
Asdar disse: «Maestro; con Ivan, oltre ai due
draghi, c’era una ragazza di nome Corine. Ci domandavamo se fosse giusto
immetterla nella seconda classe con i nostri ragazzi».
Brot, annuendo, gli chiese: «E cos’altro
potremmo fare per sdebitarci con Ivan?».
Allora i maestri, avendo capito ciò che il
drago intendesse, si congedarono da lui con l’accordo di ritrovarsi dopo una
settimana per fare il punto della situazione.
I maghi si incamminarono verso la superficie;
Brot e il fratello si dileguarono invece nell’oscurità che celava il resto
della stanza.
***
Era una splendida Alba e la luce di quel sole
abbracciò l’intero Asilum.
Nella stanza dei ragazzi, quella assegnatagli
dai maestri, c’era un silenzio surreale.
Maximilian e Gerard si risvegliarono e non
poterono fare a meno di fissare quella splendida visione.
Quella sarebbe stata per loro una proficua
giornata e non volevano perdere tempo; si alzarono di tutta fretta, si lavarono
e si precipitarono a fare colazione.
Quando furono nella sala da pranzo, vi
trovarono di già i professori.
Quel giorno per colazione c’erano delle leccornie
non usuali; poi i ragazzi capirono il perché.
Corine entrò nella sala e disse: «Buongiorno
a tutti».
I professori ricambiarono il saluto e lo
stesso fecero Maximilian e Gerard.
Quest’ultimo si era incantato a guardare la
ragazza appena giunta.
Egli assunse un’aria tipica di uno che in
quell’istante si trovava di fronte a una allucinazione.
Maximilian, vedendo che il fratello era
rimasto imbambolato, gli diede una gomitata e poi gli disse: «Pss … Pss …
Gerard … Ci sei?».
Il fratello si riprese e rispose: «Certo!».
Maximilian però sottolineò: «A me non
sembrava proprio, anzi … Per quali posti andavi?».
Gerard, un po’ imbarazzato, rispose: «Da
nessuna parte; credimi …».
Maximilian ridacchiò cercando di non farlo
notare e pensò d’aver capito cos’avesse il suo fratellone; lo stesso fecero i
maestri divertiti da quella scena.
Corine si sedette e incominciò a fare
colazione.
Astral gli chiese: «Allora Corine … Hai
dormito comoda qui nell’accademia?».
Lei rispose: «Certo; comodissima».
Il maestro gli disse: «Ho delle notizie da
darti. Se tu sarai d’accordo concretizzeremo la cosa». Fece un attimo di pausa
e poi continuò: «Questa notte, assieme al maestro Brot, abbiamo deciso che, se
tu vorrai, potrai rimanere nell’Asilum e frequentare la nostra scuola di magia
bianca. Ovviamente non dovrai preoccuparti di niente; provvederemo a tutto noi
ivi incluso il tuo alloggio».
Corine smise di mangiare la brioche che aveva
in mano, la posò su un tovagliolo di fronte a lei e poi si affrettò a dire: «Vi
ringrazio della vostra bontà. In questo momento io non so dove andare e, poiché
ho perso tutto nella battaglia tra i maghi rossi e i maghi neri, non ho la più
pallida idea di cosa fare».
In quell’istante intervenne Maximilian il
quale si rivolse a Corine: «Pensaci, se accetterai avremo la possibilità di
stare tutti assieme e ti assicuro che l’accademia è una grande famiglia».
La ragazza, dopo averci pensato su per
qualche secondo, rispose: «Certo che sono d’accordo; voglio imparare la magia e
cercare di ostacolare i maghi neri con tutte le mie forze. Devo anche
rispettare gli insegnamenti del maestro Ivan e dunque non chiedo cosa migliore
che essere addestrata».
Gerard esclamò: «Fantastico!».
Tutti lo guardarono Incuriositi e lui,
accortosi di quanto stava avvenendo, asserì: «La mia era solo un’esclamazione
di gioia per una nuova amicizia».
Maximilian disse: «Diventeremo dei grandi
maghi». E mentre lo diceva sorrideva verso Corine che di rimando esclamò: «Ne
puoi stare certo!».
Astral gli spiegò come si erano organizzati
subito dopo aver udito quelle parole: «Abbiamo deciso che frequenterai il
secondo anno; sarai nella classe di Maximilian e Gerard che si dimostreranno
così gentili da darti qualche informazione inerente all’accademia e com’è
strutturata».
I due annuirono mentre il maestro diceva
quelle parole.
Corine era felice di quell’invito a rimanere,
ma Astral ancora non aveva finito e continuò riprendendo da dove aveva
interrotto il suo discorso: «Come dicevo, tu sarai nella loro stessa classe;
sappiamo già che possiedi alcune doti magiche che i maghi rossi ti hanno
insegnato, quelle non andranno perse ma aggiungeremo ancora altre nozioni che
arricchiranno le tue conoscenze. Sarai alloggiata nel convitto; ci siamo
permessi di parlare con i nostri dipendenti, i quali hanno incominciato a
predisporre la stanza in cui andrai ad abitare e, visto l’imminente fine delle
vacanze, tra poco ci saranno un sacco di ragazze con cui condividere questa
nuova esperienza».
Corine infine disse: «Maestri dell’Asilum; io
vi ringrazio di tutto quello che voi state facendo e allo stesso tempo vi
prometto che un giorno mi sdebiterò».
Wotan ribatté: «C’è solo un modo per
sdebitarsi: lavora sodo e dacci delle grandi soddisfazioni. Ecco … Quella, per
ogni insegnante degno di questo nome, è la gratifica più grande che ci possa
essere».
Gli altri maghi erano tutti d’accordo con
quanto appena sentito e la ragazza fu palesemente emozionata.
Di seguito il maestro Dian chiese a
Maximilian e Gerard: «Dato che Corine non conosce il posto, accompagnatela per
l’Asilum e datele qualche dritta».
I due fratelli non potevano rifiutare
assolutamente … Finirono di tutta fretta la loro colazione e, alzandosi, si
rivolsero entrambi a Corine: «Allora … Sei pronta?».
Lei si alzò e salutò i maestri avviandosi,
assieme ai due fratelli, verso l’uscita.
I tre la oltrepassarono e scomparvero dietro
la porta che richiusero dopo il loro passaggio.
Rimasero solo i maestri dentro la sala e ne
approfittarono per parlare tra loro; il maestro Astral si rivolse ai presenti
dicendo: «Non è una bella situazione … Non mi aspettavo la morte di Ivan. Mi
domando se dietro tutto ciò ci sia un disegno più vasto del quale noi non
riusciamo a vedere la fine».
Drenk gli rispose: «Non possiamo prevedere il
futuro di certo, ma qualcosa possiamo intuirla; dopo questa mossa, tenteranno
di attaccare frontalmente per attirarci fuori dal nostro nascondiglio e
sappiamo già cosa proveranno a fare».
Uno dei maghi affermò: «E già … Possiamo
veramente immaginare cosa faranno. Maximilian è la loro ossessione e noi non
possiamo permettere che gli accada qualcosa di male. È nostro compito
proteggerlo a tutti i costi». Fu Wotan che disse quelle parole.
Il discorso lo portò avanti Dian che si
rivolse loro dicendo: «Analizziamo bene la situazione. Non possiamo contare sulla
magia rossa e questo vuol dire che se fronteggiassimo un demone senza di essa
saremmo spacciati. Ma ci sarà certamente un modo per arginare la loro avanzata,
proprio mi rifiuto di arrendermi senza almeno averci provato».
Astral aggiunse: «Una cosa è certa … Comunque
finisca, Maximilian dovrà essere al meglio delle sue possibilità quando saremo
nuovamente di fronte al demone. Solo lui può affrontare quell’essere sperando
di sconfiggerlo, ma per fare ciò deve imparare a usare il potere di Bithor che
giace in lui. Se non ci riesce, non sarà facile opporsi a loro».
Asdar volle dire la sua: «Per conto mio il
ragazzo ha già fatto passi da gigante; non solo ha combattuto esseri di cui
fino a poco tempo fa ignorava l’esistenza, ma nella maggior parte dei casi ci
ha salvato proprio lui. Sì; un ragazzo di soli dieci anni. Già questo dovrebbe
bastare per credere che è possibile una resistenza … E come dimenticare la
lotta contro Melkore, la chiusura del varco che permetteva loro di trapassare,
Adrammalech ricacciato e costretto a usare una magia dei maghi neri per avere
accesso a questo mondo. Secondo la mia modesta opinione il ragazzo ha già fatto
tanto e suppongo che non abbia ancora finito di stupirci; qualunque sia il suo
ruolo in questa storia, avrà una ricaduta importante».
Astral era d’accordo: «Fin da quando l’ho
conosciuto mi ha dato l’impressione che in fondo il suo destino sarebbe stato
quello di un valoroso condottiero. Nessuno era mai riuscito in tali gesta. Una
cosa è certa: questa storia deve finire, il genere umano non può vivere in
queste condizioni e lo stallo venutosi a creare dopo la nostra vittoria tempo
addietro non giova; è ora di fronteggiarli senza porsi tante domande. È nostro
compito istruire gli allievi, affinché loro siano del tutto autosufficienti,
soprattutto Maximilian che racchiude in sé l’unico barlume di speranza rimasto.
Se lui cade, cadiamo tutti».
Le cinque figure erano tutte d’accordo su
quanto detto.
Loky, l’unico che fino a quel momento non
aveva espresso la sua opinione, disse: «Il trapasso di Bithor, in fondo, è
stato un bene. Grazie a questo evento siamo riusciti a fare parecchi passi in
avanti, al punto da essere temuti dagli stessi demoni che in questo momento
cercano di disfarsi di lui».
Astral continuò dicendo: «Comunque sia,
dobbiamo porlo nelle condizioni di poter combattere anche contro Adrammalech,
che penso non tarderà a farsi avanti. In quest’anno sarà utile insegnargli a
richiamare la sua spada elementale».
Dian però fece notare ad Astral: «Di certo,
la sola spada elementale non basterà; vi ricordo che abbiamo a che fare con
poteri demoniaci e solo per mezzo di poterei celesti si può sperare di
contrastarli».
Wotan sottolineò: «Ne siamo consapevoli, ma
non c’è altra soluzione che insegnargli tutti i trucchi della magia bianca;
meglio di niente, non credete?».
Annuirono tutti e Asdar fece notare loro:
«Per adesso possiamo solo limitarci a guidarli e, poiché l’anno sta per
iniziare, sarà il caso di darsi da fare
visto che tra un mese l’Asilum sarà pieno di studenti e dunque sarà più
difficile per noi muoverci».
Astral fu dello stesso parere: «Cerchiamo tra
i nostri libri delle informazioni inerenti ai demoni che possano interessarci,
poi scruteremo con attenzione quello che ci ha dato Ivan, infine ci
consulteremo con il maestro Brot».
I maghi furono tutti d’accordo e
s’incamminarono ognuno verso una meta diversa.
***
I tre ragazzi giravano fra i caseggiati; il
tempo quel giorno era perfetto per una passeggiata e il panorama che si
riusciva a scorgere lasciava senza parole per quanto era bello.
Corine era curiosa di conoscere quei luoghi e
Maximilian e Gerard gli spiegarono dove poter trovare tutto quello di cui aveva
bisogno: dal materiale per la scuola, al materiale per la preparazione di
alcune pozioni che quest’anno avrebbero dovuto imparare.
A tal proposito, si avvicinarono a un negozio
di erboristeria dove erano esposte in vetrina ogni sorta di erbe, da quelle
mediche a quelle usate per le pozioni di vario genere.
Maximilian disse a Corine: «Vedrai che ti
troverai bene con noi; qui non manca proprio nulla. Si può trovare ogni sorta
di materiale, persino delle bacchette magiche vinte in battaglia ai maghi
neri».
La ragazza si stupì di quanto detto
dall’amico e gli chiese: «Tutto questo lo hanno costruito i magi nel mondo
abitato dagli umani?».
Gerard gli rispose: «Beh … A dir la verità,
non sono proprio stati i maghi bianchi a rendere questo posto così come lo
vedi, ma il maestro Brot».
I tre continuarono a camminare e per caso
passarono di fronte alla taverna del malfamato.
Maximilian si fece sfuggire un sorriso,
ripensando a quello che era successo l’anno precedente e alla scena in cui
Chaman aveva adulato le ragazze che ci lavoravano all’interno.
Corine gli chiese cos’avesse da ridere e
Maximilian gli spiegò: «Devi sapere che quando io e Gerard arrivammo qui, i
nostri compagni di stanza ci portarono in quel locale per prendere un gelato».
Corine guardò dapprima l’insegna e poi
Maximilian, infine gli chiese: «Possibile che in quel posto ci facciano il
gelato? A me personalmente mi sembra una taverna per adulti».
Gerard confermò le parole appena dette da
Corine: «È proprio così. Ma noi che eravamo appena arrivati, non lo sapevamo e
ci siamo fidati dei nostri amici; fatto sta che una volta all’interno, abbiamo
capito di cosa si trattasse. Poi i censori, che tu conoscerai, ci hanno beccato
e portato nell’accademia».
Anche la ragazza accennò un sorriso e per i
due fratelli fu fonte di sollievo vedere sul suo viso quell’espressione.
Ripresero il loro cammino e visto l’orario, erano appena le nove e
mezza del mattino, decisero di uscire dal centro abitato per fare una
passeggiata.
I tre percorsero delle stradine in terra
battuta.
La sabbia era di colore senape e ai bordi
delle strade i cespugli pieni di foglie coloravano armoniosamente il panorama;
a un certo punto videro una sterpaglia dove c’erano dei frutti di bosco, more
e lamponi.
Corine si adoperò per raccogliere quei
frutti.
Maximilian e Gerard, non conoscendo quella
specie di frutto, furono restii a raccoglierli e Corine esclamò: «Non mi dite!
Non conoscete i frutti di bosco?».
I ragazzi annuirono per poi dire: «In verità
non li abbiamo mai raccolti, pensavamo fossero velenosi». Fu Gerard che rispose
a quel modo.
Corine, col suo modo aggraziato, li raccolse
e ne mangiò uno; era una mora che a quanto parve la ragazza gustò volentieri.
In seguito lei si rivolse sia a Maximilian,
sia a Gerard; gli tese la mano e gli propose: «Assaggiate, sono buonissime».
I ragazzi le presero e le portarono alla
bocca e subito si sentì: «Hm … Buonissime!». Dissero.
Entrambi avevano di già assaggiato i frutti
di bosco, ma non li avevano mai raccolti direttamente dalla pianta e, a quanto
parve, erano più gustosi di quelli che loro avevano assaporato in precedenza.
Corine gli disse: «Avete visto … I frutti
colti direttamente dall’albero sono di gran lunga migliori di quelli che ogni
giorno vengono venduti nelle cassette. Sapete … Questi sono tutti insegnamenti
di Ivan; mi ha fatto conoscere la natura, basta sapersi accontentare ed essa ti
fornisce tutto quello di cui hai bisogno per poter vivere. In questi anni ho
imparato a riconoscere tutti i frutti selvatici commestibili, tuberi e funghi;
e anche come procurasi dell’acqua».
Maximilian poi le chiese: «È stato duro
vivere in quel modo?».
La ragazza rispose immediatamente: «Non più
di tanto Maximilian; in verità, non mi è mai mancato nulla. Proprio come i
vostri maestri, Ivan cercava di non privarmi di nulla; poi io ero interessata a
imparare l’arte della magia rossa, dunque non facevo caso a certe cose.
Ripensandoci però, quei periodi sono stati fantastici».
Gerard allora gli fece presente: «Sappiamo
bene come sono quei giorni; sembra che non tornino più, ma ti assicuro che con
il passare del tempo ti accorgerai che ci sono ancora un mucchio di cose per
cui vale la pena andare avanti».
Corine annuì malinconicamente, poi, quasi a
voler nascondere la sua sofferenza, cambiò discorso: «Allora, vogliamo
continuare a camminare?».
Maximilian intuì che per lei non dovesse
essere un bel momento e fece capire al fratello di non insistere su determinati
argomenti.
Egli, in seguito, fece cenno di continuare a
camminare.
Quel giorno d’inizio agosto il sole splendeva
alto nel cielo e l’aria secca e calda fece venire ai ragazzi una sete tremenda.
Non lontano di lì c’era un ruscello; lo
raggiunsero e si sedettero nelle sue vicinanze, bevendo l’acqua che scorreva al
suo interno.
Quell’acqua era gradevole e fresca.
Si sistemarono su dei grossi sassi lì vicino
e continuarono a parlare; Maximilian ne approfittò per spiegare a Corine
l’ambiente dell’accademia: «Vedrai … Con l’inizio della scuola ci saranno un
bel po’ di ragazzi nell’Asilum; sono tutti i figli dei maghi bianchi che
durante l’inverno vengono istruiti alla
magia. Tra loro ci sono un sacco di ragazzi bravi e ti accorgerai che saranno
per noi dei compagni con cui crescere e condividere gioie e dolori. Poi, nel
convitto, dove alloggeremo per tutto l’inverno, si crea un tipo di legame
particolare; in fondo condividiamo lo stesso tetto e ci possiamo definire quasi
fratelli».
Corine sostenne: «Io non sono mai stata in
mezzo a tanti ragazzi; dopo la nostra fuga, lontano dai maghi neri, siamo stati
sempre costretti a nasconderci per non farci prendere; dunque per me sarà
un’esperienza del tutto nuova, ma non disdegno di mettermi alla prova».
Gerard intervenne aggiungendo: «Tra meno di
un mese ti faremo conoscere i nostri amici: Hamza, Chaman e Isak. Di certo a
quest’ora staranno già pensando alle lezioni. Conoscerai Sara e le sue amiche, le amicizie non
mancheranno».
Maximilian confermava tutto quello che Gerard
diceva, ma il tempo era passato veloce e bisognava ritornare all’accademia
altrimenti i maestri si sarebbero preoccupati.
Maximilian, rivolgendosi ai due, fece notare:
«Ragazzi è ora di rincasare, altrimenti i maestri si arrabbieranno».
I tre, a quel punto, si incamminarono verso
l’accademia.
Quando ci arrivarono, videro i maestri
abbastanza agitati.
I maghi erano nell’aula magna e discutevano
animatamente; quando si accorsero dell’arrivo dei tre alunni li salutarono e
smisero di parlare.
Maximilian, Gerard e Corine si scusarono per
il ritardo.
Astral gli disse: «Non era per voi che
stavamo discutendo, ma per l’organizzazione del nuovo anno scolastico. Presto
arriveranno i dipendenti dell’accademia: i censori, gli uffici amministrativi e
tutti coloro che ruotano attorno allo stabile per dare ai ragazzi il miglior
servizio possibile. È ora per noi d’organizzarci e pianificare l’anno, sia dal
punto di vista didattico sia dal punto di vista logistico».
Sul volto dei ragazzi apparve un’espressione
di felicità e i maestri intuivano il perché di quelle facce.
Tutti erano stati dei ragazzi e sapevano che
la compagnia dei propri coetanei è molto importante; fu allora che Drenk gli
fece presente: «Non temete; ci saranno ancora una quindicina di giorni da
passare senza i vostri amici, poi questo posto si riempirà nuovamente di vita».
Astral sorrise e aggiunse: «Pensate un po’ a
cosa s’inventerà Chaman quest’anno …». E poi rise; lo stesso fecero i suoi
colleghi, Gerard e Maximilian.
Corine non capì perché stavano ridendo e
chiese: «Perché ridete in quel modo?».
Maximilian rispose: «Oh … Presto lo
conoscerai anche tu Chaman; senza di lui, diciamo che il nostro gruppo perde
l’anima e soprattutto … L’armonia. Ecco, possiamo dire che è il collante che
unisce la nostra compagnia saldamente». E, ripensando alle azioni del suo
amico, rise ancora.
Quando tutti smisero di ridere, Loky propose:
«Sarà ora di andare a cena, è tardi. Ci conviene andare verso la sala da
pranzo».
Tutti furono d’accordo e s’incamminarono
verso la zona insegnanti.
Quando furono in vista della tavola
imbandita, si sedettero e incominciarono a consumare il pasto in armonia come
una vera famiglia.
Tra un boccone e l’altro i maestri
chiacchieravano di vari argomenti.
Astral, d’un tratto, fece una domanda: «Maximilian;
tra poco dovrebbe essere il tuo compleanno, vero?».
Il ragazzo annuì e rispose: «In verità, il
sedici agosto compio undici anni».
Il maestro allora disse: «Oh … È passato di
già così tanto tempo da quando ci siamo conosciuti. Bisognerà almeno farti una
torta per l’occasione».
Maximilian però, non sembrava essere
d’accordo con il maestro e gli rispose: «Maestro, non me la sento di
festeggiare; viceversa mi farebbe piacere avere dei vostri consigli su come
poter riprodurre l’incanto per materializzare la spada elementale».
Oramai i maestri non si stupivano più delle
richieste fatte da Maximilian, tant’è che gli fu data subito una risposta da
Wotan.
Egli confermò: «Sai bene che per quanto
riguarda la nostra assistenza l’avrai di continuo; basta chiedere. Tuttavia,
non ti sembra giusto riposare almeno un po’ prima che inizi l’anno
scolastico?».
Il ragazzo, come suo solito, rispose: «Di
certo io sono quello che proprio le ferie non se le può permettere; non posso
fare lo scansafatiche. Anzi, devo darci dentro sia negli studi, sia negli
allenamenti. Colgo anche l’occasione per chiedervi il permesso di poter
consultare la vostra biblioteca personale dove, se non sbaglio, dovrebbe essere
custodito il libro donatoci da Ivan. Capirete che se devo combattere contro di
loro, dovrò sapere almeno di che tipo di magie sono capaci».
I mentori dell’Asilum non ebbero nulla da
eccepire a quella domanda e lo stesso Astral gli confermò: «Sai che puoi
accedere a quella biblioteca, ma ti renderai conto che quel libro dovrò
consultarlo anch’io, in quanto, anche per noi i loro poteri risultano
sconosciuti».
Maximilian ribatté: «È necessario che impari
tutto quel che c’è da sapere e sono convinto che, nelle mie attuali condizioni,
ancora non sono in grado di misurarmi con un demone; pertanto vedetela come una
richiesta d’aiuto che vi sto facendo».
Fu allora che tutti i maestri si guardarono
in faccia e fecero intendere a Maximilian di avere la loro completa
disponibilità; ma Gerard non aveva alcuna intenzione di far correre ancora
pericoli al fratello minore e quasi rimproverandolo gli disse: «Non ti pare
d’aver già rischiato molto; adesso sarà ora di darsi una calmata e di non
sfidare la sorte o la prossima volta non sarà così buona con noi».
Maximilian gli rispose: «Gerard; mi pare che
questa discussione noi l’abbiamo già avuta. Proprio non possiamo permettere che
diavoli simili s’impongano su tutti gli esseri viventi; non è giusto e non
succederà. Sono convinto che alla fine di tutto, si ripristinerà l’ordine che
un tempo era la normalità. Ma prima dobbiamo dimostrare che ne siamo degni e
io, pur avendo l’età di undici anni, non permetterò che altre persone subiscano
quello che abbiamo subito noi. Ivan, i nostri nonni, i nostri genitori, tutti i
maghi bianchi caduti in battaglia per proteggere l’Asilum e il mondo,
viceversa, sarebbero morti in vano».
Quella risposta disarmò tutti.
Gerard non disse più una parola e i maestri
fecero lo stesso.
Corine, non sapendo la storia di Maximilian,
si domandava come potesse un ragazzo più piccolo di lei avere una tale
determinazione.
La ragazza si rivolse a Maximilian
chiedendogli: «E tu come pensi di fare per fermare quelle orride creature? È
un’impresa che nemmeno i maghi rossi sono riusciti a compiere; perché un
ragazzo di undici anni dovrebbe farcela?».
Nella sala ci fu un attimo di silenzio, di
certo non si poteva spiegare alla ragazza che stava parlando con Maximilian e,
allo stesso tempo, con un essere che aveva racchiuso in sé millenni di
saggezza.
Maximilian, però, ancora non aveva finito di
stupirli …
Il ragazzo parlò ancora con più decisione
dicendo: «È ora di porre fine a questa guerra tra maghi. La pace deve ritornare
a regnare sovrana. Presto, molto presto, io guarderò in faccia l’oscuro e in
quel momento si decideranno le sorti di entrambi i mondi».
I maestri sgranarono gli occhi e lo stesso
fecero Gerard e Corine, poi nel momento in cui Maximilian si girò verso Astral,
tutto fu più chiaro per i maestri …
Il suo occhio sinistro era mutato e pareva,
come era già successo in battaglia affrontando Adrammalech, proprio quello di
un drago.
Capirono che le parole di Maximilian erano
anche quelle di Bithor e che il potere del drago dorato stava crescendo in lui.
Questa volta, quel cambiamento, non fu notato
solamente dai maestri ma lo stesso Gerard, chiudendo le palpebre in segno di
sorpresa e cercando di mettere a fuoco l’occhio sinistro del fratello, domandò:
«Max … Il tuo occhio sinistro; cosa gli sta succedendo?».
La stessa Corine esclamò: «Sta diventando
giallastro!».
In quell’istante Maximilian si toccò la sua
spalla destra lamentandosi: «Ah! Che dolore forte …».
S’inginocchiò e , toccandosi la parte che
doleva, aggiunse: «È insopportabile! Non ho mai sentito un dolore così fitto».
I maghi si alzarono e si avvicinarono al
ragazzo.
Asdar si precipitò lì vicino e poi esclamò:
«Corro a chiamare il dottore di guardia!». E corse verso l’infermeria.
Gerard si spaventò per l’accaduto e lo stesso
fu per Corine.
Astral li prese da parte e li tranquillizzò:
«Ragazzi; state calmi, ci siamo noi. Vedrete che si risolverà tutto per il
meglio». E mentre gli altri maestri cercavano di prestare soccorso a
Maximilian, i due furono allontanati da Astral.
Il mago gli disse: «Mettetevi da quella
parte, in modo da non interferire con le operazioni di soccorso». Facendo segno
verso la parte in cui c’erano due sedie, vicino a un camino.
I due obbedirono e guardarono Maximilian con
molta preoccupazione.
Le sue lamentele non facevano altro che
aumentare la loro ansia …
Corine chiese ancora: «Ma cosa gli sta
succedendo?».
Gerard invece domandò: «Come sta?».
I maestri li tranquillizzarono ancora una
volta.
Maximilian era in ginocchio e si stringeva
forte la spalla destra.
Poi, d’improvviso, lanciò un ultimo lamento:
«Ahia!». E crollò al suolo; solamente grazie all’intervento repentino del
maestro Drenk, che lo prese mentre stava cadendo, non colpì il pavimento.
Dopo pochi istanti arrivò il dottore,
accompagnato da Asdar, che vedendo il ragazzo esclamò: «Ancora Maximilian … Ma
allora sta diventando un’abitudine!».
Egli posò la sua borsa con tutti gli attrezzi
del mestiere e disse a Drenk: «Maestro, lo poggi delicatamente rivolto verso
l’alto».
Il ragazzo aveva perso i sensi e non dava
segni di vita.
Il dottore lo visitò e disse a tutti i
presenti: «Le sue condizioni sembrano buone e i suoi organi vitali paiono
funzionare normalmente».
I soccorritori lo girarono per controllare la
sua spalla, mettendolo in posizione di sicurezza come avviene per gli incidenti
in cui le vittime perdono coscienza.
Maximilian era con la spalla destra rivolta
verso l’alto.
Il dottore scoprì la parte interessata e ai
loro occhi apparve una visione inaspettata.
Il medico rimase a bocca aperta ed esclamò:
«Ma cos’è!».
Sgranarono tutti gli occhi e i due ragazzi
dietro di loro si avvicinarono per sincerarsi delle condizioni di Maximilian;
quando furono vicini, intravidero una escrescenza proprio sulla spalla di
Maximilian.
Essa era voluminosa.
Astral disse: «Presto, portiamolo in
infermeria!». E parlando al dottore, che pareva imbambolato, gli chiese:
«Dottore; possiamo trasportarlo o rischiamo di fare solo altri danni?».
Il dottore non rispose, si era totalmente
assorto nella vista di quello spettacolo da non udire null’altro; allora il
maestro coprì la spalla del ragazzo e, mettendo la sua mano destra sulla spalla
del dottore, ripeté la domanda: «Dottore! Cosa facciamo; possiamo
trasportarlo?».
Solo allora il dottore si riprese e disse
loro: «Va bene … Penso che possiamo muoverlo. Presto, facciamo in fretta;
portiamolo in infermeria. Sarà il caso di trasferirlo in una sala sterile». E
tutti si adoperarono per trasportare Maximilian proprio dove aveva proposto il
dottore.
***
In un antro oscuro c’erano delle figure
ammantate dal buio che si davano da fare intorno a un passaggio.
Tra loro c’era un grosso essere; pareva di
forma umana, ma quando la luce della lava presente in quella caverna lo
illuminò, si vide la sua vera forma: la sua testa di gufo era inconfondibile e
accanto a lui c’era Melkore.
I due esseri davanti a loro stavano miscelando
un altro intruglio dal quale saliva verso il soffitto un fumo di colore nero.
Da uno di loro provenne un monito: «Vediamo
grosse difficoltà all’orizzonte; dobbiamo agire quanto prima». La sua voce era
viscida e oscura, come solo quella dei Villici poteva essere.
Il demone, seduto sul trono precedentemente
occupato da Pectumatra, disse: «Non potrò muovermi fino a quando non assumerò
la mia forma definitiva. Tutti i nostri sottoposti sono stati soppressi
nell’ultimo scontro, ma una volta che avrò pieni poteri potrò richiamare i miei
fidati seguaci».
Melkore non disse niente e, appostato poco
lontano da lì, osservava i Villici all’opera.
Dal passaggio, d’improvviso, provenne una
voce: «Datemi delle buone notizie!».
I due esseri nella caverna non dissero niente
inizialmente, in seguito Adrammalech parlò: «Siamo riusciti a uccidere Ivan,
l’ultimo mago rosso. Non esiste alcun ostacolo alla nostra avanzata; l’incanto
che poteva bloccarci è stato disperso e non potrà più essere riprodotto».
La voce che prima aveva parlato disse di
nuovo compiaciuta: «Sono soddisfatto di quanto avete detto; con l’uccisione
dell’ultimo mago rosso, ci siamo assicurati che nessun altro possa richiamare
quegli stupidi esseri che da sempre mi mettono i bastoni tra le ruote».
L’essere del quale si udiva solo la voce
smise di parlare per un attimo, poi continuò chiedendo: «Il Dragonkin è ancora
in vita?».
Fu sempre Adrammalech, che prostrato in segno
di sottomissione, si scusò:«Purtroppo, nel mezzo della battaglia, abbiamo avuto
dei problemi. Mentre stavamo combattendo contro un gruppetto di maghi bianchi
disposti a protezione del Dragonkin, sono arrivati dei rinforzi; a quel punto
c’è rimasta solo la fuga come opzione, se non fossimo fuggiti di sicuro saremo
stati ricacciati».
Da quel portale provennero parole dure per
gli esseri presenti in quel posto: «Dopo un anno dall’esilio del drago
celestiale, ancora non siete riusciti a sopprimerlo. Non posso accettarlo.
Pectumatra stesso è stato ucciso nel tentativo di eliminarlo … Ma poco male, di
lui si può fare di certo a meno. È l’ora però di finire questa storia: uccidete
il Dragonkin quanto prima. Egli è l’ultimo ostacolo alla nostra affermazione e
secondo i miei piani tra poco saremo in grado di raccogliere i frutti del
nostro lavoro; ma vi do una scadenza breve, non posso aspettare ancora».
Adrammalech rispose: «Maestro; per poter
competere con quel numero di maghi e di draghi ho bisogno della mia forma
finale, solo allora potrò richiamare il mio esercito e affrontarli sicuro di
annientarli. Prima di quel tempo, combattere in queste condizioni sarebbe per
noi una catastrofe. Verremo sconfitti senz’altro, poiché loro dispongono di più
unità di noi e in aggiunta possono contare su tre draghi».
La risposta dell’essere sconosciuto fu:
«Quanto tempo ancora dovrò aspettare?».
Il demone rispose: «Mi serviranno dagli otto
mesi ai dodici mesi, prima di poter mutare completamente; ed è fuori
discussione ogni attacco diretto a loro, in quanto verremo sconfitti di sicuro
gettando al vento quest’occasione».
Di seguito gli fu detto: «Adrammalech, sei
tra i miei più fidati luogotenenti e in passato mi hai dato molte
soddisfazioni. Di certo non possiamo forzare attaccando senza astuzia; dunque,
avrai il tempo richiesto e in aggiunta vi fornirò di truppe scelte
personalmente da me: le più feroci. Nel frattempo, cercate di scoprire come
hanno fatto a nascondere la loro presenza e una volta rintracciati aspetteremo
di rinfoltire i ranghi per poi colpire». La voce si bloccò senza far trasparire
null’altro, poi d’un tratto fece un’ultima affermazione: «Tu e il drago cercate
di fare quanto meglio potete, una volta trovati fatemi sapere».
Il demone rispose in modo servizievole: «Sì,
sarà fatto».
Melkore, invece, non disse una parola.
I Villici fecero una domanda: «Come ci
organizziamo adesso?».
L’essere con la testa di gufo li guardò e
rispose: «Per il momento ci limitiamo a raccogliere le forze e le unità che ci
servono, in seguito, quando avremo buona potenzialità, ci muoveremo alla
ricerca del Dragonkin».
L’altro Villico di fianco al pentolone e
sospeso a mezz’aria aggiunse: «A questo punto possiamo dire di avere raggiunto
dei buoni risultati: i maghi rossi non ci daranno più fastidio e una volta
eliminato anche il celestiale avremo carta bianca anche in questo mondo».
L’oscurità di quella grotta avvolse tutti i
protagonisti della chiacchierata, facendoli scomparire così com’erano apparsi.
***
Nell’Asilum, all’indomani dell’accaduto che
aveva spaventato la maggior parte dei presenti in quel momento, nei corridoi si
udirono dei passi di persone decise a raggiungere l’infermeria.
Lì era stato ricoverato Maximilian.
Quando le persone furono al cospetto del
dottore, lo interpellarono e lui, girandosi, vide che l’intero corpo insegnanti
si era recato in infermeria.
Il dottore salutò: «Buongiorno».
Tutti risposero ricambiando il saluto.
Astral, visibilmente preoccupato, gli chiese:
«Allora dottore; sa dirci qualcosa di certo a riguardo del piccolo?».
Il dottore dondolò la testa e disse:
«Purtroppo non posso ancora pronunciarmi, non ho elementi sufficienti per dire
cos’è accaduto; ma questa notte è passata tranquillamente. L’infermiera da me
richiamata per l’urgenza non mi ha interpellato neppure una volta; e questa
mattina, passando a controllare, ho visto che i parametri vitali sono nella
norma e non destano preoccupazione. Altro non posso dirvi, ma se volete vederlo
vi posso accompagnare nella sua stanza».
I maghi chiesero di accedere alla stanza
dov’era ricoverato Maximilian e allora il dottore li accompagnò come aveva
detto loro.
Arrivati di fronte alla porta, entrarono e
videro che Maximilian era disteso su di un letto con le opportune attrezzature
mediche di fianco, le quali lo monitoravano costantemente.
Dal bagno si sentì un rumore e dopo poco ne
uscì fuori il maestro Dian.
Egli, vedendo i suoi colleghi, esclamò: «Ah!
Siete già qui. Vi siete svegliati presto».
Wotan gli rispose: «Eravamo preoccupati e,
vista la scena cui abbiamo assistito ieri, era d’obbligo recarsi qui quanto
prima».
Dian si avvicinò a loro e li tranquillizzò:
«Non abbiate timore, questa notte non ha dato segno di disturbo alcuno. Ha
dormito come lo vedete adesso e poi, con l’infermiera, siamo stati vigili in
caso succedesse qualcosa».
Il dottore visitò Maximilian e si rivolse a
loro aggiungendo: «Signori … Beh … Che dire … Non vedo alcun segno di
alterazione dei parametri vitali che facciano pensare a una situazione critica.
Allo stesso tempo però, non sono in grado di spiegarvi il motivo della crisi.
Per quanto riguarda l’escrescenza sulla sua spalla destra, dopo la medicazione
che noi abbiamo fatto, pare che si sia sgonfiata: da massa informe si è
definita in una forma strana».
Astral chiese al dottore: «Cosa intende per
forma strana?».
Il dottore, avvicinatosi sul lato destro del
letto, alzò il lenzuolo in maniera delicata, girò Maximilian in modo da non
fargli male e fece cenno a tutti loro di avvicinarsi.
I maghi si avvicinarono immediatamente,
curiosi sporsero la testa verso la ferita e videro un gran cerotto che copriva
tutta la zona interessata.
I maestri dell’Asilum sgranarono gli occhi e
il dottore che aveva posto Maximilian in posizione di sicurezza, in modo da
lasciarlo con la spalla destra verso il soffitto, scoprì la ferita.
La sorpresa dei maestri fu tanta e tutti,
incluso il dottore, rimasero a bocca aperta; successivamente lo stesso dottore
disse: «Ma non è possibile, l’ultima volta che l’ho vista pareva si stesse
ritirando, anche se la sua forma era la stessa».
Astral sospirò e chiese ancora al dottore:
«Ascolti: questa escrescenza con la particolare forma che ha assunto, può
essere sintomo di qualche malattia?».
Il dottore, dondolando la testa, gli spiegò:
«Impossibile; tutti gli esami, inclusa la biopsia, non evidenziano alcun
problema. Le cellule della stessa escrescenza sono particolarmente sane, non ci
sono alterazioni; quindi è da escludere una neoplasia. Il sangue ha tutti i
parametri nella norma, gli organi vitali lo stesso e io vi posso assicurare che
dovunque decidiate di portarlo vi diranno la stessa cosa. Questo che vedete non
è spiegabile dalla sola scienza».
I maestri erano palesemente scioccati e,
guardandosi in faccia tutti, furono concordi nel sottoporre la cosa a Brot e ad
Aschcore.
Dian disse: «Visto che non si può risalire
all’origine della cosa, almeno possiamo stare tranquilli per la salute del
ragazzo?».
Il dottore ribadì: «Non ci sono pericoli per
la sua salute; vi ripeto che tutti, ma veramente tutti i parametri, sono più
che sufficienti a permettere al corpo di riprendersi; e anche in fretta direi.
Ma non nego che io stesso sia preoccupato; ha perso coscienza e non accenna a
recuperarla e, finché perseverano queste condizioni, non posso dirmi del tutto
sereno. D’altronde, qui abbiamo tutto il necessario per qualsiasi evenienza:
macchinari, professionalità e spazi per poterlo assistere; ma sarà il caso di
richiamare almeno altri due medici, questo per avere una maggiore copertura
durante la giornata».
Astral allora disse: «Capisco. Provvederò
personalmente a rintracciare altri due medici, in modo da metterla nelle condizioni
di poter lavorare nelle migliori condizioni possibili». E dopo aver detto
quelle parole, si rivolse ai colleghi aggiungendo: «Sarebbe opportuno che uno
di noi si fermasse qui, in caso ci fossero delle emergenze».
Tutti annuirono e il maestro Asdar si offrì
volontario: «Andate pure, rimango io qui con Maximilian».
Astral e i compagni non obiettarono, fecero
cenno di essere d’accordo.
Astral, a quel punto, propose: «Andiamo dal
maestro Brot, anche lui aspetterà notizie a riguardo».
Wotan aggiunse: «Le starà aspettando di
sicuro; lo avevo avvisato personalmente dell’accaduto e mi è sembrato molto
preoccupato».
Fu allora che si avviarono verso i
sotterranei, salutarono il dottore e si raccomandarono con Asdar di fargli
sapere le novità.
Quando furono nell’aula magna, incontrarono
sia Gerard sia Corine; ovviamente entrambi erano preoccupati per lo stato di
salute di Maximilian.
Gerard domandò loro: «Avete notizie di Max?».
Astral, che lo conosceva da più tempo, lo
tranquillizzò dicendogli: «Siamo appena stati da lui, sembra che le cose vadano
per il meglio; pur non essendo vigile i suoi parametri vitali sono ottimi».
In quel momento Gerard tirò un sospiro di
sollievo, per poi aggiungere: «Meno male; certo che ci ha fatto veramente una
gran paura».
Corine chiese: «Possiamo andarlo a trovare?».
Il mago gli rispose un po’ meravigliato dalla
domanda: «Ma certo, non ci sono divieti e non si tratta di qualcosa
d’infettivo. Ci dovrebbe essere il maestro Asdar lì con lui, andateci pure».
I ragazzi non se lo fecero ripetere,
salutarono i maestri e si diressero di tutta fretta verso l’infermeria.
I loro mentori poi, svanirono dietro la porta
che li avrebbe portati nella zona che dava accesso ai sotterranei; zona in cui
avrebbero incontrato Brot.
I cinque si trovarono di fronte al grosso
portone dietro al quale c’era la stanza occupata dal drago ricoperto dalle
scaglie di ferro, la aprirono e vi entrarono.
Lì, con loro sorpresa, ci trovarono anche
Aschcore.
Li salutarono e i due draghi si girarono
verso di loro.
Brot domandò immediatamente: «Max come sta?».
Astral rispose: «Le sue condizioni non
destano preoccupazioni, ma è ancora privo di coscienza».
Dal drago provenne un’esclamazione: «Meglio
cosi!».
Astral fece intendere che qualche problema
effettivamente si era presentato: «Maestro, siamo qui per richiedere un vostro
parere».
Il drago dalle scaglie di ferro si avvicinò
al gruppo e disse: «Ditemi pure».
Wotan si affrettò a sottolineare: «Si tratta
di ciò che è cresciuto sulla spalla di Maximilian».
In quell’istante anche Aschcore si avvicinò
al gruppo per udire ciò che i maghi stavano per dire.
Un saluto a tutti i lettori; noi ci
risentiremo tra un po’ di giorni (tempo necessario affinché io corregga “riscriva”
l’8° capitolo).
