La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

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Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

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Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

giovedì 24 luglio 2014

13° capitolo da leggere (Maximilian Arlstain – i due mondi –).



Eh … C’è un’altra brutta notizia: purtroppo sarete costretti a sorbirvi una nuova immagine da me disegnata (bozzetto fatto in cinque minuti).
Il drago disegnato è il secondo che compare nella saga (non sarà l’ultimo, ci potete scommettere), non vi dico però chi è, poiché dovrete leggere il capitolo se volete saperlo.
Dunque … Ci stiamo addentrando sempre più nei meandri della narrazione.
Ci saranno nuove spiegazioni e in questo capitolo leggerete il nome di un mago nero, in più si aggiungerà il nome del primo demone del racconto.
Ora; sarebbe un bene non scrivere più nulla nel post e farvi leggere il capitolo, pertanto mi fermo qui (questa volta ho scritto veramente poco).
Buona lettura del tredicesimo capitolo di Maximilian Arlstain – i Due mondi –:






CAPITOLO 13
IL GRAN MAESTRO


Il mago bianco stava spiegando ai suoi alunni in che posto sarebbero entrati a breve.
La sua voce si udì indistintamente: «Tra poco incontreremo un essere che gli umani chiamano drago». Poi si raccomandò: «Tenete ben a mente che quello di fronte a voi è un essere magico di notevole forza e nell’universo ogni cosa ha il suo posto. I draghi non sono al nostro servizio, ma sono nostri alleati».
Le facce dei ragazzi impallidirono.
Visto quello, Astral aggiunse: «Vi ho già detto di non avere paura; ricordate? Ci ha salvato dal Lupocarno. Chaman è stato soccorso da lui; se fosse un nemico credete che ci avrebbe lasciato andare? Ad ogni modo: il suo nome e Brot, gran maestro dell’accademia, è stato un drago con scaglie d’argento ma in seguito a un episodio avvenuto tanto tempo fa si tramutò in un drago con scaglie d’acciaio».
Maximilian chiese: «Com’è successo precisamente?».
Astral lo guardò e poi rispose: «Tempo fa, nel corso di una battaglia, fu scaraventato nella nostra dimensione; voi avete sentito cosa vi ho detto durante le lezioni: un tempo due mondi furono separati da un potentissimo incanto d’origine divina; in un universo furono rinchiuse la maggior parte delle creature magiche, soprattutto quelle belligeranti ed ostili alla razza umana che di tutte era la più indifesa. Nell’altro furono rinchiuse le razze magiche innocue e gli esseri umani, in modo da porre fine ad ogni disputa per il potere. Quando Brot fu scaraventato nel nostro mondo l’incanto di protezione si attivò e la sua carne incominciò a corrodersi all’istante; fu in quel momento che raccolse tutte le sue forze per produrre una magia protettiva. Lo fece, per sua fortuna con buoni esisti, ma notò che la sua corazza argentea era mutata in acciaio, probabilmente il cambiamento era dovuto allo sforzo fatto per la magia da lui richiamata. Da quel momento, visto il suo enorme peso, perse l’uso delle ali e, per via della grande quantità d'energia sprecata nel fare l’incanto, non riuscì più a riprodurre anche gran parte della magia».
Nell’ambiente circostante si sentì solamente il rumore della fiamma ardente proveniente dalla torcia tenuta in mano da Astral.
Poi lo stesso maestro disse: «Va bene. Possiamo entrare».
Il mastro spinse con la mano destra il portone che cigolando si aprì, permettendo così l’accesso ad una stanza ancor più grande e poco illuminata.
Nell’ombra s’intravedeva la sagoma di Brot che li accolse dicendo: «Siete arrivati dunque. Facciamo subito le presentazioni». E movendosi in avanti si mostrò a tutti i presenti.
Un’enorme bestia comparve in pochi secondi: sembrava essere rivestita di metallo; le sue zampe erano imperiose e come gli altri esseri possedeva enormi artigli anch’essi fatti di metallo.
I nuovi arrivati guardarono verso l’alto, dove videro un possente busto dal quale si notavano delle poderose ali ritratte ed attaccate ad esso.
Dal busto si dilungava un collo cosparso di scaglie in acciaio alla fine del quale c’era una grande testa.
Sulla faccia si notavano delle protuberanze appuntite: ce n’erano tre sulla parte sinistra, tre sulla parte destra con le stesse caratteristiche e tre sul muso, che ovviamente erano lunghe un quarto delle precedenti, ma appuntite allo stesso modo.
Le fauci erano terrificanti: quattro canini lunghi ed affilati risaltavano minacciosi, due sul lato superiore e due su quello inferiore della mascella e non erano i soli a destare impressione, a fargli buona compagnia c’erano gli altri denti che sembravano molto robusti.
La sua voce distolse l’attenzione dei presenti dal suo aspetto: «Il mio nome è Brot; come vedete sono un drago, ma non dovete temere … Siamo tutti dalla stessa parte».
Brot, in seguito, si rivolse a Maximilian.
Il drago si abbassò fino a giungere con la testa vicino al terreno, in modo da poter fissare Maximilian negli occhi.
«Tu saresti Maximilian. Ho sentito parlare di te sai». Disse il poderoso essere.
Maximilian fu incuriosito dal fatto che Brot lo conoscesse senza averlo mai visto e gli venne spontaneo chiedergli: «Come fa a conoscermi?».
Il drago emanò uno sbuffo d’aria calda e rispose: «Ragazzo, io so molto più di quanto tu possa immaginare di te, ma mi premeva incontrarti di persona». E girandosi verso il gruppo chiese: «Loro sono i tuoi amici?». Sul suo volto poi apparve un ghigno di soddisfazione.
In seguito aggiunse: «Dunque sono al cospetto dei ragazzi capaci di uccidere un Foglionco alla sola età d’undici anni. Sono veramente sorpreso sapete». E in quell’istante alzò la testa.
Dopo di che continuò il suo discorso: «Uccidere una bestia simile alla sola età di undici anni non è da tutti, ma voi cinque ci siete riusciti. Sappiate che il Foglionco ha la capacità di sopprimere anche il più abile dei maghi bianchi. Ben fatto, veramente ben fatto».
Astral fece un passo avanti e, evidentemente fiero di quei cinque, si rivolse al drago dicendo: «Maestro, come d’accordo ci siamo recati al suo cospetto. Se mi permette comincio a spiegare ai ragazzi quello di cui avevamo accennato in precedenza».
Ma Brot rispose: «Maestro Astral, permettimi tu di parlarci direttamente. Gradirei avere un contatto diretto con loro, ho l’impressione che in quest’annata raccoglieremo dei buoni frutti». Il drago spostò poi lo sguardo verso i ragazzi.
Astral intimò ai cinque alunni: «State a sentire in silenzio quello che il maestro Brot ha da dirvi».
I bambini non fecero nessun cenno di disaccordo, anzi: sembravano imbambolati e fissavano quella grande sagoma di fronte a loro.
Il drago, dopo quella raccomandazione fatta da Astral, incominciò a parlare: «Allora … Da dove iniziamo». Si fermò un attimo, poi continuò: «Molto tempo fa, io con i miei fratelli combattemmo al fianco degli uomini contro una minaccia mortale per il genere umano; voi sapete di chi parlo vero? I maghi neri, a capo dei quali c’era un mago di nome Pectumatra. Vi spiego tutto questo poiché siete riusciti a entrare in una gran brutta storia, avete visto quello che i vostri colleghi più grandi non sospettano nemmeno». Disse loro Brot.
I ragazzi annuirono tenendo lo sguardo fisso sull’essere maestoso e affascinante di fronte a loro.
Le parole di Brot si udirono nuovamente: «Quello che avete scorto, come certamente vi avrà detto il maestro Astral, dovrà rimanere sotto il più stretto riserbo e conto sulla vostra discrezione». Fece presente poi il drago.
Essi, un pochino intimoriti, risposero: «Può contarci, terremo la bocca chiusa».  
In seguito Brot affermò: «Bene. Chiarito questo, possiamo andare avanti. Pectumatra era, e lo è tuttora, uno dei più spietati maghi neri che il creato abbia mai visto; le sue azioni sono atroci. Abbiamo dunque bisogno di combattenti valorosi che affrontino l’oscurità e la facciano tacere in modo definitivo. A voi sei, pertanto, saranno impartite lezioni supplementari affinché diveniate più forti; ma questo non vi deve spingere com’è successo oggi a fare azioni sconsiderate. Siate cauti, poiché anche se più preparati dei vostri colleghi l’oscurità si cela sempre minacciosa in ogni angolo e credetemi: mai essere troppo spavaldi. Gli esseri contro cui ci troveremo a combattere saranno molteplici, dunque per poterli fronteggiare avrete bisogno prima di conoscerli ed è per questo che dovrete applicarvi negli studi. Ricordate: più saprete di loro, più possibilità avrete di poterli sconfiggere».
I ragazzi al suo cospetto annuirono.
Il drago, dopo un attimo di pausa, riprese a parlare: «Imparate più che potete. Tutto questo potrà terminare solo con la sconfitta dei maghi neri, ma sappiate che per porre fine alla guerra bisognerà combatterli sul proprio terreno, questo implica che dovremo trovare il modo di agire sul loro mondo». Sottolineò Brot.
Hamza si fece coraggio e chiese: «Ma noi siamo solo dei bambini, come possiamo fare tutto quello che lei ci hai appena detto?».
La risposta fu immediata: «Nessuno vi ha chiesto di combattere, ma solamente di lavorare sodo. In futuro l’accademia avrà bisogno di voi e, in ogni caso, ormai in questa faccenda ci siete entrati da soli; pensate di poterne uscirne così come se fosse un gioco? Diventate più forti, mettetevi in condizioni di poter fronteggiare quegli esseri e non dovrete temere più nessuno». 
Brot, rivolgendosi poi ad Astral precisò: «Maestro, ognuno di voi dovrà scegliersi uno di questi ragazzi e tramandargli tutto quello che conosce, niente deve andare perso; bisogna informare il resto dei mentori affinché si ritaglino del tempo per poterli addestrare. Tu sei già impegnato con Maximilian, gli altri sceglieranno uno di loro». Il drago ammiccò con il capo verso il gruppetto di ragazzi al suo cospetto.
Astral fece cenno di aver capito e rispose: «Come d’accordo sono già stati informati; inizieremo ad istruirli dalla prossima settimana».
I ragazzi ascoltarono con interesse, soprattutto Chaman che pensò: “no! Ancora studio. Non basta quello che dovremo svolgere in accademia, ci aspetta anche del lavoro extra!”.
E rivolgendosi agli amici disse a bassa voce, cercando di non farsi sentire dagli adulti: «Che bel modo di premiarci, invece di vacanze ci propinano altro lavoro. No …».
Hamza gli diede un piccolo colpo con il piede e sussurrò: «Silenzio. Vuoi farti sentire».
Anche Gerard lo ammonì, sempre a bassa voce per non farsi capire: «Se ti sentono come minimo ci rinchiudono nella stanza e buttano la chiave. Adesso non è il caso di discutere». Il bambino si era portato la mano vicino alle labbra in modo da coprirle e rendere il messaggio incomprensibile ai maestri.
Astral vide che i cinque stavano parlando a bassa voce e gli chiese: «Si può sapere cos’avete da borbottare voi tutti?».
I ragazzi risposero: «Chi, noi? No, no, assolutamente niente». Agitando le mani e nello stesso momento scuotendo la testa.
Brot li interruppe: «Non è il momento di giocare». Poi aggiunse: «Pectumatra vuole il potere assoluto su entrambi i mondi e probabilmente ha intenzione di riunirli com’era un tempo. Finché ci saremo noi lui non potrà agire indisturbato, sa che possediamo una certa cosa che potrebbe ostacolare questo suo progetto. Lì fuori ci sono molte creature magiche di cui noi ignoriamo la presenza, ne consegue che nessun posto è sicuro come l’Asilum; finché sarete al suo interno io stesso posso garantirvi che nessuno di loro vi farà del male. È il posto da noi scelto come rifugio, esso è sotto un incanto protettivo che mi permette di localizzare gli intrusi con intenzioni malvagie; Tuttavia, non posso uscire allo scoperto poiché la maggior parte della sua popolazione non è al corrente della mia esistenza. Per questo c’è bisogno della collaborazione dei maghi i quali svolgono attività di sicurezza sotto mio comando. Applicatevi negli studi e fate riferimento ai vostri maestri per qualsiasi cosa, è l’unico modo che avete per rendervi utili». Si soffermò un attimo e infine disse: «Adesso andate pure, l’ora è tarda e domani sarà un giorno di duro lavoro per voi».
I sette, dopo aver salutato, s’incamminarono verso la porta da dove erano entrati, varcarono la soglia , richiusero il portone e si avviarono verso il convitto.
Una volta arrivati davanti alla camera dei ragazzi, il maestro gli ricordò: «Vi abbiamo messo al corrente della situazione nonostante la vostra età. Quello che voi sapete gli altri non lo sospettano minimamente, dunque non fatene parola con nessuno. Adesso riposatevi, domani vi faremo sapere cosa abbiamo deciso per quanto riguarda l’addestramento di ogn’uno di voi e in che modo si svolgerà. Vi auguro una buona nottata». E dopo aver parlato con loro si diresse verso le stanze degli insegnanti svanendo fra i corridoi del convitto.
L’accademia sembrava ritornata alla normalità: la calma si percepiva nitidamente, gli enormi spazi quella sera in particolare sembravano più accoglienti del solito.
I cinque amici si affrettarono a darsi una ripulita, in seguito incominciarono a commentare quello che gli era successo.
Isak esclamò: «Wow! Che giornata. Prima l’allarme proveniente dall’infermeria, poi l’ordine di rimanere chiusi in camera, in seguito il nostro caro Chaman che ci rivela di poter raggiungere qualsiasi posto con la sola concentrazione; la fuga e infine l’incontro con quelle due cose. Sinceramente questa giornata rimarrà nella mia testa per un lungo periodo».
Hamza aggiunse: «E non parliamo di quello di cui siamo venuti a conoscenza. Ci troviamo nel bel mezzo di una guerra tra maghi e mi dite cosa saremo mai in grado di fare? Non abbiamo abbastanza esperienza e siamo dei bambini di soli undici anni; mi chiedo: non ci avranno mica sopravvalutati?».
Maximilian a quel punto intervenne nel discorso: «Dimenticate che siamo riusciti a tenere a bada quella cosa, solo con l’arrivo dell’altro essere ci siamo trovati in difficoltà altrimenti avremmo fatto un ottimo lavoro».
Chaman confermò le sue parole: «Esatto. Non dimenticate che l’abbiamo trovato e bloccato tutto da soli senza l’aiuto di nessuno. Quello che mi fa rimanere perplesso invece è che dobbiamo studiare di più; a quanto pare la prossima settimana incominceremo l’addestramento propinatoci dal maestro Brot».
Gerard, che fino a quel momento aveva ascoltato con pazienza, fece presente: «Nelle condizioni in cui siamo adesso non riusciremo a combattere contro esseri come quello che abbiamo incontrato. La nostra fortuna è stata essere in gruppo, in assenza di Max poi, non avremmo fermato quella cosa e tenete presente che è intervenuto Brot a fermare il Lupocarno, altrimenti non immagino che fine avremmo fatto».
Maximilian accennò di Brot: «La scoperta di avere come alleato un drago deve sollevarci. Non immaginavo che esistessero ancora dei draghi, mi sono però posto una domanda: quanto sono potenti i maghi neri se possono controllare delle creature del genere? Senza contare che hanno sottomesso gran parte degli esseri magici di cui non sappiamo niente. L’unico modo di poter combattere contro di loro è apprendere la magia bianca, senza di essa non abbiamo speranze».
I ragazzi si meravigliarono della saggezza che un bambino di soli dieci anni dimostrava; il loro pensiero andò allo scontro con quell’essere e al potere che Maximilian aveva sfoggiato in quell’occasione.
Qual’era il suo segreto?
Come faceva un bambino come lui ad avere tanta forza?
E soprattutto: in poco tempo Astral era riuscito ad insegnargli così tanta magia?

Nella solita stanza oscura:

Molti maghi erano riuniti attorno a un grosso tavolo; in quell’istante la sagoma di Brot fece la sua apparizione e tutti lo salutarono.
Brot chiese: «Astral ancora non è tornato dal convitto?».
Nessuno rispose e il drago capì che il mago non era ancora arrivato.
«Incomincerò a parlarvi di cosa ci siamo detti durante il nostro incontro». Poi disse: «Io ero presente durante lo scontro con il Foglionco, ho visto l’intera scena celato nell’oscurità, pronto a intervenire in caso di bisogno; ma come avete visto …».
Il discorso fu interrotto dall’entrata nella stanza di Astral.
«Oh, bene. Giusto in tempo per ascoltare quello che stavo dicendo ai tuoi colleghi». Affermò il drago.
«Stavo dicendo: io ho assistito allo scontro tra i ragazzi e il Foglionco; l’essere li ha attaccati senza pietà, ciononostante loro si sono difesi con astuzia e hanno contrattaccato collaborando». Riferì Brot.
I maghi rimasero impressionati dalle dichiarazioni del loro maestro che continuò il suo racconto: «Di Maximilian già sapevamo, ma quello che mi ha stupito maggiormente sono stati i suoi compagni e il loro affiatamento. Sono stati in grado di riprodurre una barriera elementale che li coprisse anche dal sottosuolo e l’hanno evocata sfruttando gli elementi acqua e aria, creandone così uno nuovo».
I maghi ascoltavano sempre più esterrefatti.
«Esatto!». Esclamò Brot. «Hanno creato una barriera fatta di energia elettrostatica e quando il Foglionco c’è sbattuto contro ha subito grosse ferite, segno che la stessa era abbastanza potente. Nel frattempo Maximilian ha raccolto le sue energie e ha evocato una magia che solo un celestiale è in grado di riprodurre; pensate: un bimbo di dieci anni ha richiamato quatto entità elementali che lo hanno difeso e infine, dietro sua istruzione, hanno soppresso il Foglionco. Tutto questo mentre i suoi amici lo supportavano con la barriera. Ora: voi capirete che non possiamo farci sfuggire un’occasione del genere, questo tipo di studenti capita una volta ogni cinquecento anni. Vanno coltivati». Affermò subito dopo.
Wotan prese la parola: «Maestro, se i ragazzi hanno queste attitudini noi cercheremo di svilupparle nel migliore dei modi. Ma mi chiedo, visto anche il tipo d’incanto che Max ha riprodotto, come fa il ragazzo a conoscere incanti di questa potenza?».
Il drago rispose con un altro quesito: «Non l’avete ancora capito? È spinto da Bithor, che non solo gli dona potenza, ma pare che lo stia istruendo su incanti a cui gli esseri umani non possono accedere poiché limitati dal loro corpo. Se una persona normale provasse a riprodurre quell’incanto sarebbe schiacciata dalla sua forza ed esploderebbe dall’interno; evidentemente la coesistenza con lo stesso Bithor rende il suo corpo più resistente del normale. Inoltre, come avrete notato, Maximilian sembra avere un saggezza non paragonabile nemmeno a un uomo di cinquant’anni; probabilmente anche quella è opera di Bithor, che a mio parere rilascia gradualmente la sua trasferendola al ragazzo. Senza dubbio è l’essere perfetto che ricongiungerà i nostri due mondi; bisogna solo aspettare che i suoi poteri si risveglino e vengano da lui controllati alla perfezione».
Dian allora pose un quesito: «Qual è il modo opportuno di gestirlo visto il suo enorme potere?».
Da Brot si levò ancora una volta una voce poderosa: «Semplice, come ci siamo accordati: ognuno dei maestri dell’Asilum prederà sotto la sua supervisione uno dei ragazzi e lo istruirà, insegnandogli tutto quello che sa senza alcun freno. Astral nel frattempo continuerà ad occuparsi di Maximilian come d’accordo». In seguito cambiò discorso: «Ma adesso passiamo ad esaminare quello che è successo: due di loro sono riusciti a intrufolarsi nell’Asilum e probabilmente avranno comunicato la nostra posizione, dobbiamo assicurarci di non essere scoperti. Mandate delle spie in giro e che ci riferiscano ogni cosa strana che avviene nei dintorni dell’Asilum, questa volta non possiamo commettere errori. Se ci scoprono non potremo organizzarci per l’offensiva che stiamo progettando».
I maghi presenti nella sala furono tutti d’accordo e Drenk li mise al corrente di una sua iniziativa: «Ho dato l’ordine di pattugliare i dintorni dell’Asilum. Agiremo per mezzo di uccelli, i quali, per via di un incanto, ci passeranno tutte le informazioni che saranno necessarie».
Il drago allora esclamò: «Ben fatto! Non si saranno dati per vinti e cercheranno di scovarci. Ora: se i due intrusi hanno passato la nostra posizione, bisognerà trovare un modo per attirarli altrove. Restringeremo inoltre tutte le uscite e le entrate nell’Asilum, non si potrà entrare al suo interno in modo ordinario ma soltanto previa magia ed in questo ci saranno utili i corridoi sigillati tempo fa. È ora di riaprirli».
Asdar chiese di poter parlare: «Signori». Rivolgendosi a tutti i presenti. «Dobbiamo scovare tutte l’entità che sono trapassate. Se voi siete d’accordo io proporrei d’istituire dei gruppi per cacciare gli esseri magici». Asserì in seguito.
Wotan era d’accordo con Asdar e disse: «Era la stessa cosa a cui stavo pensando; se riuscissimo a scoprire la posizione di alcuni di loro sarebbe saggio sopprimerli, prima che possano attaccarci. C’è però una sola eccezione: come tutti sappiamo, nel nostro mondo è entrato un essere con cui non possiamo cimentarci da soli, lo conosciamo come Melkore; è troppo potente e affrontarlo vorrebbe dire andare incontro a morte certa, per cui se dovessimo incontrarlo sarebbe il caso di attaccarlo in massa per cercare di avere la meglio».
Il drago che presenziava la riunione intervenne dicendo: «Melkore non è un avversario facile da battere e sono consapevole che prima viene reso innocuo, meglio è per tutti; ma sono sicuro che lui non aspetterà di essere rintracciato nascondendosi nell’ombra. Verrà a cercarci per portare a termine la sua missione e se si avvicina all’Asilum è sconsigliabile attaccarlo, questo per non rivelare la nostra posizione. Certo, le cose cambierebbero se fosse rintracciato lontano dal nostro rifugio, in tal caso potremo tentare d'attaccarlo; io stesso mi dirigerei verso quel posto. Faremo così: se rintracciamo esseri magici pericolosi li sopprimeremo, se rintracciamo Melkore dovrete avvisarmi immediatamente. Io mi precipiterò sul posto e questa volta non lo farò fuggire. Mio fratello è un rinnegato al servizio del male; è ora che si assuma le sue responsabilità, non posso permettere che continui a nuocere».  
Astral, dopo aver ascoltato la conversazione, vi prese parte anch’esso dicendo: «Darò subito disposizioni a riguardo. Formeremo gruppi di maghi che andranno in cerca di esseri nascosti ancora nel nostro mondo. C’era però un domanda che mi premeva farle: quando abbiamo chiuso il passaggio con il solvo caelestis, io e Maximilian abbiamo visto un grosso essere che stava per attraversare. Mai vista una cosa del genere … Una mano enorme è venuta fuori dal quel buco, aveva lunghe dita squamose ed unghie allungate e taglienti. Quando si è reso conto che non ce l’avrebbe fatta ad attraversare, l’ha ritratta e il suo enorme occhio ci ha fissati. Nel frattempo il passaggio diventava sempre più piccolo, impedendogli di passare e implodendo su se stesso. Quell’occhio era estremamente malvagio, l’iride era rosso sangue, la pupilla era nera ed allungata come la notte. Cos’era quell’essere?».
Brot cambiò espressione facendo trasparire preoccupazione e gli rispose: «La situazione è più grave di quello che sospettassi. È probabile che quell’essere fosse un demone; dunque Pectumatra stava lanciando la sua offensiva e noi lo abbiamo fermato giusto in tempo». E pensieroso aggiunse: «Quello che tu hai visto Astral si chiama Adrammalech: un essere diabolico che voi tutti dovreste già conoscere per la sua fama. Il re delle anime spietate … Se avesse trapassato saremmo in grossi guai. Questo demone è in grado di richiamare il suo esercito di mostri assetati di sangue, ma può farlo solo nel nostro mondo; non dovrà mai entrarci o sarà la fine per tutti. Per mandare lui nella nostra dimensione vuol dire che il mago nero si sente sicuro anche senza quel demone; mi domando se abbia fatto patti più sanguinari con esseri ancora più potenti: è certo che non possiamo più soltanto difenderci».
Dal drago traspariva tutta la sua preoccupazione per quella situazione, infine egli disse: «Ci aggiorniamo a fine settimana. Se ci sono emergenze voi sapete come avvicinarmi. Andate pure, l’ora è tarda e domani avrete a che fare con i nostri ragazzi».
I presenti si salutarono e si avviarono verso l’uscita della stanza per poi raggiungere le proprie camere.

Nella camera dove dormivano Maximilian e i suoi amici:

La notte passò velocemente per i cinque ragazzi che avevano avuto la brutta avventura la sera precedente.
Le prime luci dell’alba fecero da sveglia a Maximilian che quella notte non aveva incontrato Bithor; fu il primo a svegliarsi e con attenzione, per non fare rumori e destare gli altri ragazzi, si recò in bagno per lavarsi e prepararsi a scendere in refettorio.
Quando finì, dando un’occhiata all’orologio, si accorse che era troppo presto sia per svegliare i suoi amici, sia per andare in refettorio; decise di uscire sul terrazzo e posò i gomiti sulla ringhiera fatta in marmo bianco.
Maximilian si gustò il panorama che a prima mattina, visto anche il chiarore dell’alba e la mancanza di nuvole, mostrava la bellezza della natura incontaminata.
Nella grande vallata in cui l’accademia era stata costruita, gli alberi, le piante, i fiori primaverili e persino l’odore, gli davano una sensazione accogliente e rilassante.
Ne fu incantato e non riuscì a distogliere lo sguardo dal rossore del sole, i cui raggi si scontravano violentemente contro gli elementi solidi della natura.
Gli uccelli svolazzavano di qua e di là cinguettando, festeggiando l’estate alle porte, ma un lamento lo disturbò: proveniva dalla stanza.
Il bambino si affacciò per controllare cosa fosse successo e notò che Chaman si era svegliato.
Il suo amico, continuando a sbadigliare rumorosamente, si dimenava per riprendersi dalla nottata di sonno appena trascorsa.
Il rumore assordante svegliò anche gli altri ragazzi che d’istinto tirarono al compagno rumoroso i loro cuscini nel tentativo di azzittirlo.
Chaman, indispettito da  quel gesto, chiese: «Cosa c’è? A prima mattina già siete isterici. Ma guarda te … Tirarmi i cuscini mentre cerco di riprendermi». E alzandosi dal letto si diresse verso il bagno.
Isak, Gerard e Hamza si guardarono in faccia e, tutti concordi, prima si fecero un cenno con la testa, poi corsero in bagno tutti e tre velocemente.
La voce di Chaman, con un tono di disaccordo, si sentì anche sul balcone: «No!». Poi si udì lo scosciare dell’acqua.
I tre uscirono dal bagno ridendo e andarono sul terrazzo di corsa, dove trovarono Maximilian che gli chiese: «Cosa state combinando?».
Gerard rispose: «Zitto. Abbiamo fatto uno scherzo a Chaman; lo abbiamo bagnato con dell’acqua fredda, così impara a svegliarci in quel modo». E continuarono a ridere.
Dopo poco la voce di Chaman arrivò dalle loro spalle: «Brutti infami traditori, l’acqua era anche fredda!». Esclamò il ragazzo.
D’un tratto tutti e tre: Gerard, Hamza e Isak, si ritrovarono bagnati.
I tre si girarono dietro di loro e videro Chaman con un secchio vuoto.
Il ragazzo aggiunse tutto spavaldo: «Così imparate. Vi siete dimenticati che da me non potete nascondervi». Chaman si era materializzato alle loro spalle ripagandoli con la stessa moneta.
Tutti scoppiarono a ridere e ritornarono in stanza per asciugarsi; senza rendersene conto i cinque avevano instaurato un ottimo rapporto d’amicizia.
Quando furono pronti uscirono tutti e cinque dalla loro stanza e s’incamminarono verso il refettorio, dove avrebbero consumato la prima colazione.



Avete letto 4184 parole, 21899 battute spazi esclusi, 26064 battute spazi inclusi, 107 paragrafi e 351 righe (13° capitolo dell’opera inedita).
Vi saluto tutti.
Ciao.