Eh
… C’è un’altra brutta notizia: purtroppo sarete costretti a sorbirvi una nuova
immagine da me disegnata (bozzetto fatto in cinque minuti).
Il
drago disegnato è il secondo che compare nella saga (non sarà l’ultimo, ci
potete scommettere), non vi dico però chi è, poiché dovrete leggere il capitolo
se volete saperlo.
Dunque
… Ci stiamo addentrando sempre più nei meandri della narrazione.
Ci
saranno nuove spiegazioni e in questo capitolo leggerete il nome di un mago nero, in
più si aggiungerà il nome del primo demone del racconto.
Ora; sarebbe un bene non scrivere più nulla nel post e farvi leggere il capitolo, pertanto mi fermo qui (questa volta ho scritto veramente poco).
Buona
lettura del tredicesimo capitolo di Maximilian Arlstain – i Due mondi –:
CAPITOLO
13
IL GRAN
MAESTRO
Il mago bianco stava
spiegando ai suoi alunni in che posto sarebbero entrati a breve.
La sua voce si udì
indistintamente: «Tra poco incontreremo un essere che gli umani chiamano drago».
Poi si raccomandò: «Tenete ben a mente che quello di fronte a voi è un essere
magico di notevole forza e nell’universo ogni cosa ha il suo posto. I draghi
non sono al nostro servizio, ma sono nostri alleati».
Le facce dei ragazzi
impallidirono.
Visto quello, Astral
aggiunse: «Vi ho già detto di non avere paura; ricordate? Ci ha salvato dal
Lupocarno. Chaman è stato soccorso da lui; se fosse un nemico credete che ci
avrebbe lasciato andare? Ad ogni modo: il suo nome e Brot, gran maestro
dell’accademia, è stato un drago con scaglie d’argento ma in seguito a un
episodio avvenuto tanto tempo fa si tramutò in un drago con scaglie d’acciaio».
Maximilian chiese: «Com’è
successo precisamente?».
Astral lo guardò e
poi rispose: «Tempo fa, nel corso di una battaglia, fu scaraventato nella
nostra dimensione; voi avete sentito cosa vi ho detto durante le lezioni: un
tempo due mondi furono separati da un potentissimo incanto d’origine divina; in
un universo furono rinchiuse la maggior parte delle creature magiche,
soprattutto quelle belligeranti ed ostili alla razza umana che di tutte era la
più indifesa. Nell’altro furono rinchiuse le razze magiche innocue e gli esseri
umani, in modo da porre fine ad ogni disputa per il potere. Quando Brot fu
scaraventato nel nostro mondo l’incanto di protezione si attivò e la sua carne
incominciò a corrodersi all’istante; fu in quel momento che raccolse tutte le
sue forze per produrre una magia protettiva. Lo fece, per sua fortuna con buoni
esisti, ma notò che la sua corazza argentea era mutata in acciaio,
probabilmente il cambiamento era dovuto allo sforzo fatto per la magia da lui
richiamata. Da quel momento, visto il suo enorme peso, perse l’uso delle ali e,
per via della grande quantità d'energia sprecata nel fare l’incanto, non riuscì
più a riprodurre anche gran parte della magia».
Nell’ambiente
circostante si sentì solamente il rumore della fiamma ardente proveniente dalla
torcia tenuta in mano da Astral.
Poi lo stesso maestro
disse: «Va bene. Possiamo entrare».
Il mastro spinse con
la mano destra il portone che cigolando si aprì, permettendo così l’accesso ad
una stanza ancor più grande e poco illuminata.
Nell’ombra
s’intravedeva la sagoma di Brot che li accolse dicendo: «Siete arrivati dunque.
Facciamo subito le presentazioni». E movendosi in avanti si mostrò a tutti i
presenti.
Un’enorme bestia
comparve in pochi secondi: sembrava essere rivestita di metallo; le sue zampe
erano imperiose e come gli altri esseri possedeva enormi artigli anch’essi
fatti di metallo.
I nuovi arrivati
guardarono verso l’alto, dove videro un possente busto dal quale si notavano
delle poderose ali ritratte ed attaccate ad esso.
Dal busto si
dilungava un collo cosparso di scaglie in acciaio alla fine del quale c’era una
grande testa.
Sulla faccia si
notavano delle protuberanze appuntite: ce n’erano tre sulla parte sinistra, tre
sulla parte destra con le stesse caratteristiche e tre sul muso, che ovviamente
erano lunghe un quarto delle precedenti, ma appuntite allo stesso modo.
Le fauci erano
terrificanti: quattro canini lunghi ed affilati risaltavano minacciosi, due sul
lato superiore e due su quello inferiore della mascella e non erano i soli a
destare impressione, a fargli buona compagnia c’erano gli altri denti che
sembravano molto robusti.
La sua voce distolse l’attenzione dei
presenti dal suo aspetto: «Il mio nome è Brot; come vedete sono un drago, ma
non dovete temere … Siamo tutti dalla stessa parte».
Brot, in seguito, si rivolse a Maximilian.
Il drago si abbassò fino a giungere con la
testa vicino al terreno, in modo da poter fissare Maximilian negli occhi.
«Tu saresti Maximilian. Ho sentito parlare di
te sai». Disse il poderoso essere.
Maximilian fu incuriosito dal fatto che Brot
lo conoscesse senza averlo mai visto e gli venne spontaneo chiedergli: «Come fa
a conoscermi?».
Il drago emanò uno sbuffo d’aria calda e
rispose: «Ragazzo, io so molto più di quanto tu possa immaginare di te, ma mi
premeva incontrarti di persona». E girandosi verso il gruppo chiese: «Loro sono
i tuoi amici?». Sul suo volto poi apparve un ghigno di soddisfazione.
In seguito aggiunse: «Dunque sono al cospetto
dei ragazzi capaci di uccidere un Foglionco alla sola età d’undici anni. Sono
veramente sorpreso sapete». E in quell’istante alzò la testa.
Dopo di che continuò il suo discorso: «Uccidere
una bestia simile alla sola età di undici anni non è da tutti, ma voi cinque ci
siete riusciti. Sappiate che il Foglionco ha la capacità di sopprimere anche il
più abile dei maghi bianchi. Ben fatto, veramente ben fatto».
Astral fece un passo avanti e, evidentemente
fiero di quei cinque, si rivolse al drago dicendo: «Maestro, come d’accordo ci
siamo recati al suo cospetto. Se mi permette comincio a spiegare ai ragazzi
quello di cui avevamo accennato in precedenza».
Ma Brot rispose: «Maestro Astral, permettimi
tu di parlarci direttamente. Gradirei avere un contatto diretto con loro, ho
l’impressione che in quest’annata raccoglieremo dei buoni frutti». Il drago
spostò poi lo sguardo verso i ragazzi.
Astral intimò ai cinque alunni: «State a
sentire in silenzio quello che il maestro Brot ha da dirvi».
I bambini non fecero nessun cenno di
disaccordo, anzi: sembravano imbambolati e fissavano quella grande sagoma di
fronte a loro.
Il drago, dopo quella raccomandazione fatta
da Astral, incominciò a parlare: «Allora … Da dove iniziamo». Si fermò un
attimo, poi continuò: «Molto tempo fa, io con i miei fratelli combattemmo al
fianco degli uomini contro una minaccia mortale per il genere umano; voi sapete
di chi parlo vero? I maghi neri, a capo dei quali c’era un mago di nome
Pectumatra. Vi spiego tutto questo poiché siete riusciti a entrare in una gran
brutta storia, avete visto quello che i vostri colleghi più grandi non
sospettano nemmeno». Disse loro Brot.
I ragazzi annuirono tenendo lo sguardo fisso
sull’essere maestoso e affascinante di fronte a loro.
Le parole di Brot si udirono nuovamente: «Quello
che avete scorto, come certamente vi avrà detto il maestro Astral, dovrà
rimanere sotto il più stretto riserbo e conto sulla vostra discrezione». Fece
presente poi il drago.
Essi, un pochino intimoriti, risposero: «Può
contarci, terremo la bocca chiusa».
In seguito Brot affermò: «Bene. Chiarito
questo, possiamo andare avanti. Pectumatra era, e lo è tuttora, uno dei più
spietati maghi neri che il creato abbia mai visto; le sue azioni sono atroci. Abbiamo
dunque bisogno di combattenti valorosi che affrontino l’oscurità e la facciano
tacere in modo definitivo. A voi sei, pertanto, saranno impartite lezioni supplementari
affinché diveniate più forti; ma questo non vi deve spingere com’è successo oggi
a fare azioni sconsiderate. Siate cauti, poiché anche se più preparati dei
vostri colleghi l’oscurità si cela sempre minacciosa in ogni angolo e
credetemi: mai essere troppo spavaldi. Gli esseri contro cui ci troveremo a
combattere saranno molteplici, dunque per poterli fronteggiare avrete bisogno
prima di conoscerli ed è per questo che dovrete applicarvi negli studi. Ricordate:
più saprete di loro, più possibilità avrete di poterli sconfiggere».
I ragazzi al suo cospetto annuirono.
Il drago, dopo un attimo di pausa, riprese a
parlare: «Imparate più che potete. Tutto questo potrà terminare solo con la
sconfitta dei maghi neri, ma sappiate che per porre fine alla guerra bisognerà combatterli
sul proprio terreno, questo implica che dovremo trovare il modo di agire sul
loro mondo». Sottolineò Brot.
Hamza si fece coraggio e chiese: «Ma noi
siamo solo dei bambini, come possiamo fare tutto quello che lei ci hai appena
detto?».
La risposta fu immediata: «Nessuno vi ha
chiesto di combattere, ma solamente di lavorare sodo. In futuro l’accademia
avrà bisogno di voi e, in ogni caso, ormai in questa faccenda ci siete entrati
da soli; pensate di poterne uscirne così come se fosse un gioco? Diventate più
forti, mettetevi in condizioni di poter fronteggiare quegli esseri e non
dovrete temere più nessuno».
Brot, rivolgendosi poi ad Astral precisò: «Maestro,
ognuno di voi dovrà scegliersi uno di questi ragazzi e tramandargli tutto
quello che conosce, niente deve andare perso; bisogna informare il resto dei
mentori affinché si ritaglino del tempo per poterli addestrare. Tu sei già
impegnato con Maximilian, gli altri sceglieranno uno di loro». Il drago ammiccò
con il capo verso il gruppetto di ragazzi al suo cospetto.
Astral fece cenno di aver capito e rispose: «Come
d’accordo sono già stati informati; inizieremo ad istruirli dalla prossima
settimana».
I ragazzi ascoltarono con interesse,
soprattutto Chaman che pensò: “no! Ancora studio. Non basta quello che dovremo
svolgere in accademia, ci aspetta anche del lavoro extra!”.
E rivolgendosi agli amici disse a bassa voce,
cercando di non farsi sentire dagli adulti: «Che bel modo di premiarci, invece
di vacanze ci propinano altro lavoro. No …».
Hamza gli diede un piccolo colpo con il piede
e sussurrò: «Silenzio. Vuoi farti sentire».
Anche Gerard lo ammonì, sempre a bassa voce
per non farsi capire: «Se ti sentono come minimo ci rinchiudono nella stanza e
buttano la chiave. Adesso non è il caso di discutere». Il bambino si era
portato la mano vicino alle labbra in modo da coprirle e rendere il messaggio
incomprensibile ai maestri.
Astral vide che i cinque stavano parlando a
bassa voce e gli chiese: «Si può sapere cos’avete da borbottare voi tutti?».
I ragazzi risposero: «Chi, noi? No, no,
assolutamente niente». Agitando le mani e nello stesso momento scuotendo la
testa.
Brot li interruppe: «Non è il momento di
giocare». Poi aggiunse: «Pectumatra vuole il potere assoluto su entrambi i
mondi e probabilmente ha intenzione di riunirli com’era un tempo. Finché ci
saremo noi lui non potrà agire indisturbato, sa che possediamo una certa cosa
che potrebbe ostacolare questo suo progetto. Lì fuori ci sono molte creature
magiche di cui noi ignoriamo la presenza, ne consegue che nessun posto è sicuro
come l’Asilum; finché sarete al suo interno io stesso posso garantirvi che
nessuno di loro vi farà del male. È il posto da noi scelto come rifugio, esso è
sotto un incanto protettivo che mi permette di localizzare gli intrusi con
intenzioni malvagie; Tuttavia, non posso uscire allo scoperto poiché la maggior
parte della sua popolazione non è al corrente della mia esistenza. Per questo c’è
bisogno della collaborazione dei maghi i quali svolgono attività di sicurezza
sotto mio comando. Applicatevi negli studi e fate riferimento ai vostri maestri
per qualsiasi cosa, è l’unico modo che avete per rendervi utili». Si soffermò
un attimo e infine disse: «Adesso andate pure, l’ora è tarda e domani sarà un
giorno di duro lavoro per voi».
I sette, dopo aver salutato, s’incamminarono
verso la porta da dove erano entrati, varcarono la soglia , richiusero il
portone e si avviarono verso il convitto.
Una volta arrivati davanti alla camera dei
ragazzi, il maestro gli ricordò: «Vi abbiamo messo al corrente della situazione
nonostante la vostra età. Quello che voi sapete gli altri non lo sospettano
minimamente, dunque non fatene parola con nessuno. Adesso riposatevi, domani vi
faremo sapere cosa abbiamo deciso per quanto riguarda l’addestramento di
ogn’uno di voi e in che modo si svolgerà. Vi auguro una buona nottata». E dopo
aver parlato con loro si diresse verso le stanze degli insegnanti svanendo fra
i corridoi del convitto.
L’accademia sembrava ritornata alla
normalità: la calma si percepiva nitidamente, gli enormi spazi quella sera in
particolare sembravano più accoglienti del solito.
I cinque amici si affrettarono a darsi una
ripulita, in seguito incominciarono a commentare quello che gli era successo.
Isak esclamò: «Wow! Che giornata. Prima
l’allarme proveniente dall’infermeria, poi l’ordine di rimanere chiusi in
camera, in seguito il nostro caro Chaman che ci rivela di poter raggiungere
qualsiasi posto con la sola concentrazione; la fuga e infine l’incontro con
quelle due cose. Sinceramente questa giornata rimarrà nella mia testa per un lungo
periodo».
Hamza aggiunse: «E non parliamo di quello di
cui siamo venuti a conoscenza. Ci troviamo nel bel mezzo di una guerra tra
maghi e mi dite cosa saremo mai in grado di fare? Non abbiamo abbastanza
esperienza e siamo dei bambini di soli undici anni; mi chiedo: non ci avranno
mica sopravvalutati?».
Maximilian a quel punto intervenne nel
discorso: «Dimenticate che siamo riusciti a tenere a bada quella cosa, solo con
l’arrivo dell’altro essere ci siamo trovati in difficoltà altrimenti avremmo
fatto un ottimo lavoro».
Chaman confermò le sue parole: «Esatto. Non
dimenticate che l’abbiamo trovato e bloccato tutto da soli senza l’aiuto di
nessuno. Quello che mi fa rimanere perplesso invece è che dobbiamo studiare di
più; a quanto pare la prossima settimana incominceremo l’addestramento
propinatoci dal maestro Brot».
Gerard, che fino a quel momento aveva ascoltato
con pazienza, fece presente: «Nelle condizioni in cui siamo adesso non
riusciremo a combattere contro esseri come quello che abbiamo incontrato. La
nostra fortuna è stata essere in gruppo, in assenza di Max poi, non avremmo
fermato quella cosa e tenete presente che è intervenuto Brot a fermare il
Lupocarno, altrimenti non immagino che fine avremmo fatto».
Maximilian accennò di Brot: «La scoperta di
avere come alleato un drago deve sollevarci. Non immaginavo che esistessero
ancora dei draghi, mi sono però posto una domanda: quanto sono potenti i maghi
neri se possono controllare delle creature del genere? Senza contare che hanno
sottomesso gran parte degli esseri magici di cui non sappiamo niente. L’unico
modo di poter combattere contro di loro è apprendere la magia bianca, senza di
essa non abbiamo speranze».
I ragazzi si meravigliarono della saggezza
che un bambino di soli dieci anni dimostrava; il loro pensiero andò allo
scontro con quell’essere e al potere che Maximilian aveva sfoggiato in
quell’occasione.
Qual’era il suo segreto?
Come faceva un bambino come lui ad avere
tanta forza?
E soprattutto: in poco tempo Astral era
riuscito ad insegnargli così tanta magia?
Nella
solita stanza oscura:
Molti maghi erano riuniti attorno a un grosso
tavolo; in quell’istante la sagoma di Brot fece la sua apparizione e tutti lo
salutarono.
Brot chiese: «Astral ancora non è tornato dal
convitto?».
Nessuno rispose e il drago capì che il mago
non era ancora arrivato.
«Incomincerò a parlarvi di cosa ci siamo
detti durante il nostro incontro». Poi disse: «Io ero presente durante lo
scontro con il Foglionco, ho visto l’intera scena celato nell’oscurità, pronto
a intervenire in caso di bisogno; ma come avete visto …».
Il discorso fu interrotto dall’entrata nella
stanza di Astral.
«Oh, bene. Giusto in tempo per ascoltare
quello che stavo dicendo ai tuoi colleghi». Affermò il drago.
«Stavo dicendo: io ho assistito allo scontro
tra i ragazzi e il Foglionco; l’essere li ha attaccati senza pietà, ciononostante
loro si sono difesi con astuzia e hanno contrattaccato collaborando». Riferì Brot.
I maghi rimasero impressionati dalle
dichiarazioni del loro maestro che continuò il suo racconto: «Di Maximilian già
sapevamo, ma quello che mi ha stupito maggiormente sono stati i suoi compagni e
il loro affiatamento. Sono stati in grado di riprodurre una barriera elementale
che li coprisse anche dal sottosuolo e l’hanno evocata sfruttando gli elementi acqua
e aria, creandone così uno nuovo».
I maghi ascoltavano sempre più esterrefatti.
«Esatto!». Esclamò Brot. «Hanno creato una barriera
fatta di energia elettrostatica e quando il Foglionco c’è sbattuto contro ha
subito grosse ferite, segno che la stessa era abbastanza potente. Nel frattempo
Maximilian ha raccolto le sue energie e ha evocato una magia che solo un celestiale
è in grado di riprodurre; pensate: un bimbo di dieci anni ha richiamato quatto
entità elementali che lo hanno difeso e infine, dietro sua istruzione, hanno soppresso
il Foglionco. Tutto questo mentre i suoi amici lo supportavano con la barriera.
Ora: voi capirete che non possiamo farci sfuggire un’occasione del genere,
questo tipo di studenti capita una volta ogni cinquecento anni. Vanno
coltivati». Affermò subito dopo.
Wotan prese la parola: «Maestro, se i ragazzi
hanno queste attitudini noi cercheremo di svilupparle nel migliore dei modi. Ma
mi chiedo, visto anche il tipo d’incanto che Max ha riprodotto, come fa il
ragazzo a conoscere incanti di questa potenza?».
Il drago rispose con un altro quesito: «Non
l’avete ancora capito? È spinto da Bithor, che non solo gli dona potenza, ma
pare che lo stia istruendo su incanti a cui gli esseri umani non possono
accedere poiché limitati dal loro corpo. Se una persona normale provasse a
riprodurre quell’incanto sarebbe schiacciata dalla sua forza ed esploderebbe
dall’interno; evidentemente la coesistenza con lo stesso Bithor rende il suo
corpo più resistente del normale. Inoltre, come avrete notato, Maximilian
sembra avere un saggezza non paragonabile nemmeno a un uomo di cinquant’anni;
probabilmente anche quella è opera di Bithor, che a mio parere rilascia
gradualmente la sua trasferendola al ragazzo. Senza dubbio è l’essere perfetto
che ricongiungerà i nostri due mondi; bisogna solo aspettare che i suoi poteri
si risveglino e vengano da lui controllati alla perfezione».
Dian allora pose un quesito: «Qual è il modo
opportuno di gestirlo visto il suo enorme potere?».
Da Brot si levò ancora una volta una voce
poderosa: «Semplice, come ci siamo accordati: ognuno dei maestri dell’Asilum
prederà sotto la sua supervisione uno dei ragazzi e lo istruirà, insegnandogli
tutto quello che sa senza alcun freno. Astral nel frattempo continuerà ad
occuparsi di Maximilian come d’accordo». In seguito cambiò discorso: «Ma adesso
passiamo ad esaminare quello che è successo: due di loro sono riusciti a intrufolarsi
nell’Asilum e probabilmente avranno comunicato la nostra posizione, dobbiamo
assicurarci di non essere scoperti. Mandate delle spie in giro e che ci
riferiscano ogni cosa strana che avviene nei dintorni dell’Asilum, questa volta
non possiamo commettere errori. Se ci scoprono non potremo organizzarci per
l’offensiva che stiamo progettando».
I maghi presenti nella sala furono tutti
d’accordo e Drenk li mise al corrente di una sua iniziativa: «Ho dato l’ordine
di pattugliare i dintorni dell’Asilum. Agiremo per mezzo di uccelli, i quali,
per via di un incanto, ci passeranno tutte le informazioni che saranno
necessarie».
Il drago allora esclamò: «Ben fatto! Non si saranno
dati per vinti e cercheranno di scovarci. Ora: se i due intrusi hanno passato
la nostra posizione, bisognerà trovare un modo per attirarli altrove. Restringeremo
inoltre tutte le uscite e le entrate nell’Asilum, non si potrà entrare al suo
interno in modo ordinario ma soltanto previa magia ed in questo ci saranno utili
i corridoi sigillati tempo fa. È ora di riaprirli».
Asdar chiese di poter parlare: «Signori». Rivolgendosi
a tutti i presenti. «Dobbiamo scovare tutte l’entità che sono trapassate. Se
voi siete d’accordo io proporrei d’istituire dei gruppi per cacciare gli esseri
magici». Asserì in seguito.
Wotan era d’accordo con Asdar e disse: «Era
la stessa cosa a cui stavo pensando; se riuscissimo a scoprire la posizione di
alcuni di loro sarebbe saggio sopprimerli, prima che possano attaccarci. C’è
però una sola eccezione: come tutti sappiamo, nel nostro mondo è entrato un
essere con cui non possiamo cimentarci da soli, lo conosciamo come Melkore; è
troppo potente e affrontarlo vorrebbe dire andare incontro a morte certa, per
cui se dovessimo incontrarlo sarebbe il caso di attaccarlo in massa per cercare
di avere la meglio».
Il drago che presenziava la riunione
intervenne dicendo: «Melkore non è un avversario facile da battere e sono
consapevole che prima viene reso innocuo, meglio è per tutti; ma sono sicuro che
lui non aspetterà di essere rintracciato nascondendosi nell’ombra. Verrà a
cercarci per portare a termine la sua missione e se si avvicina all’Asilum è
sconsigliabile attaccarlo, questo per non rivelare la nostra posizione. Certo,
le cose cambierebbero se fosse rintracciato lontano dal nostro rifugio, in tal
caso potremo tentare d'attaccarlo; io stesso mi dirigerei verso quel posto.
Faremo così: se rintracciamo esseri magici pericolosi li sopprimeremo, se
rintracciamo Melkore dovrete avvisarmi immediatamente. Io mi precipiterò sul
posto e questa volta non lo farò fuggire. Mio fratello è un rinnegato al
servizio del male; è ora che si assuma le sue responsabilità, non posso permettere
che continui a nuocere».
Astral, dopo aver ascoltato la conversazione,
vi prese parte anch’esso dicendo: «Darò subito disposizioni a riguardo. Formeremo
gruppi di maghi che andranno in cerca di esseri nascosti ancora nel nostro
mondo. C’era però un domanda che mi premeva farle: quando abbiamo chiuso il
passaggio con il solvo caelestis, io e Maximilian abbiamo visto un grosso
essere che stava per attraversare. Mai vista una cosa del genere … Una mano
enorme è venuta fuori dal quel buco, aveva lunghe dita squamose ed unghie
allungate e taglienti. Quando si è reso conto che non ce l’avrebbe fatta ad
attraversare, l’ha ritratta e il suo enorme occhio ci ha fissati. Nel frattempo
il passaggio diventava sempre più piccolo, impedendogli di passare e implodendo
su se stesso. Quell’occhio era estremamente malvagio, l’iride era rosso sangue,
la pupilla era nera ed allungata come la notte. Cos’era quell’essere?».
Brot cambiò espressione facendo trasparire
preoccupazione e gli rispose: «La situazione è più grave di quello che
sospettassi. È probabile che quell’essere fosse un demone; dunque Pectumatra
stava lanciando la sua offensiva e noi lo abbiamo fermato giusto in tempo». E
pensieroso aggiunse: «Quello che tu hai visto Astral si chiama Adrammalech: un
essere diabolico che voi tutti dovreste già conoscere per la sua fama. Il re
delle anime spietate … Se avesse trapassato saremmo in grossi guai. Questo
demone è in grado di richiamare il suo esercito di mostri assetati di sangue,
ma può farlo solo nel nostro mondo; non dovrà mai entrarci o sarà la fine per
tutti. Per mandare lui nella nostra dimensione vuol dire che il mago nero si
sente sicuro anche senza quel demone; mi domando se abbia fatto patti più
sanguinari con esseri ancora più potenti: è certo che non possiamo più soltanto
difenderci».
Dal drago traspariva tutta la sua preoccupazione
per quella situazione, infine egli disse: «Ci aggiorniamo a fine settimana. Se
ci sono emergenze voi sapete come avvicinarmi. Andate pure, l’ora è tarda e
domani avrete a che fare con i nostri ragazzi».
I presenti si salutarono e si avviarono verso
l’uscita della stanza per poi raggiungere le proprie camere.
Nella
camera dove dormivano Maximilian e i suoi amici:
La notte passò velocemente per i cinque ragazzi
che avevano avuto la brutta avventura la sera precedente.
Le prime luci dell’alba fecero da sveglia a
Maximilian che quella notte non aveva incontrato Bithor; fu il primo a
svegliarsi e con attenzione, per non fare rumori e destare gli altri ragazzi,
si recò in bagno per lavarsi e prepararsi a scendere in refettorio.
Quando finì, dando un’occhiata all’orologio, si
accorse che era troppo presto sia per svegliare i suoi amici, sia per andare in
refettorio; decise di uscire sul terrazzo e posò i gomiti sulla ringhiera fatta
in marmo bianco.
Maximilian si gustò il panorama che a prima
mattina, visto anche il chiarore dell’alba e la mancanza di nuvole, mostrava la
bellezza della natura incontaminata.
Nella grande vallata in cui l’accademia era
stata costruita, gli alberi, le piante, i fiori primaverili e persino l’odore,
gli davano una sensazione accogliente e rilassante.
Ne fu incantato e non riuscì a distogliere lo
sguardo dal rossore del sole, i cui raggi si scontravano violentemente contro gli
elementi solidi della natura.
Gli uccelli svolazzavano di qua e di là
cinguettando, festeggiando l’estate alle porte, ma un lamento lo disturbò:
proveniva dalla stanza.
Il bambino si affacciò per controllare cosa
fosse successo e notò che Chaman si era svegliato.
Il suo amico, continuando a sbadigliare
rumorosamente, si dimenava per riprendersi dalla nottata di sonno appena
trascorsa.
Il rumore assordante svegliò anche gli altri
ragazzi che d’istinto tirarono al compagno rumoroso i loro cuscini nel
tentativo di azzittirlo.
Chaman, indispettito da quel gesto, chiese: «Cosa c’è? A prima
mattina già siete isterici. Ma guarda te … Tirarmi i cuscini mentre cerco di
riprendermi». E alzandosi dal letto si diresse verso il bagno.
Isak, Gerard e Hamza si guardarono in faccia
e, tutti concordi, prima si fecero un cenno con la testa, poi corsero in bagno
tutti e tre velocemente.
La voce di Chaman, con un tono di disaccordo,
si sentì anche sul balcone: «No!». Poi si udì lo scosciare dell’acqua.
I tre uscirono dal bagno ridendo e andarono
sul terrazzo di corsa, dove trovarono Maximilian che gli chiese: «Cosa state
combinando?».
Gerard rispose: «Zitto. Abbiamo fatto uno
scherzo a Chaman; lo abbiamo bagnato con dell’acqua fredda, così impara a
svegliarci in quel modo». E continuarono a ridere.
Dopo poco la voce di Chaman arrivò dalle loro
spalle: «Brutti infami traditori, l’acqua era anche fredda!». Esclamò il
ragazzo.
D’un tratto tutti e tre: Gerard, Hamza e Isak,
si ritrovarono bagnati.
I tre si girarono dietro di loro e videro Chaman
con un secchio vuoto.
Il ragazzo aggiunse tutto spavaldo: «Così
imparate. Vi siete dimenticati che da me non potete nascondervi». Chaman si era
materializzato alle loro spalle ripagandoli con la stessa moneta.
Tutti scoppiarono a ridere e ritornarono in
stanza per asciugarsi; senza rendersene conto i cinque avevano instaurato un
ottimo rapporto d’amicizia.
Quando furono pronti uscirono tutti e cinque
dalla loro stanza e s’incamminarono verso il refettorio, dove avrebbero
consumato la prima colazione.
Avete
letto 4184 parole, 21899 battute spazi esclusi, 26064 battute spazi inclusi,
107 paragrafi e 351 righe (13° capitolo dell’opera inedita).
Vi
saluto tutti.
Ciao.

