La correzione del romanzo si sta dimostrando più ostica del previsto per un solo uomo (questo è bene che lo teniate a mente quando valuterete ciò che state per leggere).
Dunque, come ho scritto molte volte, siate consapevoli che all'interno della marea di parole che fino a questo momento ho postato sul blog ci potrebbero essere ancora dei refusi (vi assicuro, però, che scrivere, correggere, impaginare, curare ed editare un romanzo così grande non è affatto uno scherzo).
Ho dunque postato i ¾ del libro.
Dunque, come ho scritto molte volte, siate consapevoli che all'interno della marea di parole che fino a questo momento ho postato sul blog ci potrebbero essere ancora dei refusi (vi assicuro, però, che scrivere, correggere, impaginare, curare ed editare un romanzo così grande non è affatto uno scherzo).
Ho dunque postato i ¾ del libro.
Spero vivamente che sia di vostro gradimento e che
leggendolo vi siate appassionati come mi sono appassionato io al romanzo.
Nonostante io l’abbia letto molte volte, riesce
ancora a emozionarmi in alcune sue parti.
Che cosa dire … Ogni spiegazione è superflua poiché
non deve essere l’introduzione a spiegare, ma è il romanzo che deve catturare
l’attenzione del lettore.
Io credo fermamente in tutto quello che ho scritto
e per tale motivo sono sicuro che Maximilian Arlstain, per le persone cui
piacciono i fantasy, sia una bella storia.
Le visualizzazioni dei post mi stanno dando ragione
poiché non sono diminuite, ogni volta che posto un capitolo ha le stesse
visualizzazioni.
Ora … Io potrei dire che ogni post ha migliaia di
visualizzazioni, chi di voi potrebbe contraddirmi, ma non è così.
Potrei affermare che sono tantissime le visualizzazioni, ma anche
questo non risponde a verità; io sono stato sempre dalla parte di chi dice il
vero e pertanto voglio essere uno di loro.
Le bugie non portano mai da nessuna parte, solo a
grandi disastri …
Le visualizzazioni dei miei post, però, sono tali
da farmi continuare; finché qualcuno leggerà i miei post, io non avrò lavorato
per niente (è questo ciò che percepisco).
Invero ogni autore spera di avere un sacco di
lettori, ma … Non si può avere tutto dalla vita (e non subito), bisogna
lavorare pian piano finché il proprio lavoro non giunge all’attenzione degli
amanti dei romanzi fantasy.
Questo capitolo inizia con un’illustrazione che,
come al solito, è un bozzetto; noterete il disegno un po’ sproporzionato,
ciononostante vogliate apprezzare il fatto che ci ho messo tutto l’impegno.
Per oggi può bastare quello che ho scritto, vero?
Buona lettura del quindicesimo capitolo di
Maximilian Arlstain – i Due mondi –:
CAPITOLO
15
BITHOR; L’ULTIMO
CELESTIALE
Maximilian
era al cospetto di Bithor, il quale si nascondeva nell’ombra.
L’essere
iniziò a parlargli: «Dunque Melkore non si rassegna; vuole a tutti i costi
togliermi di mezzo. È arrivato persino al punto da riunire ogni sorta di
creatura magica per raggiungere il suo scopo».
Maximilian
gli rispose: «Ci sta cercando dappertutto».
«Perché
sta facendo tutto questo?». In seguito chiese.
Il
grande corpo si abbassò per assumere una posizione più comoda e poi disse:
«Oggi noi due parleremo un bel po’; penso sia utile che tu conosca la nostra
storia». Dopo un attimo di pausa, iniziò a raccontare: «Molti anni fa la terra
era popolata da tante creature: vi erano le creature magiche, gli animali
terrestri e i pesci; tutti vivevano in un’armonia perfetta, la pace regnava
sovrana. Poi un giorno apparve l’uomo; anch’egli visse in armonia con tutti gli
esseri della terra, finché alcuni di loro scoprirono che fra tutti gli esseri
presenti sul pianeta erano quelli che avevano maggiori potenzialità, anche nel
campo della magia. Gli anni passarono e loro impararono a padroneggiare la
magia grazie all’aiuto di noi draghi. Quello che differenziava la razza umana
da tutti gli altri esseri era la grande quantità di magia proveniente dall’interno
della loro carne: sto parlando dell’anima. Quando ne furono pienamente
coscienti, si costituirono i primi gruppi di maghi che ci aiutarono a mantenere
la pace sul globo; ma questo stato di cose non durò tanto. Una schiera di
uomini, bramosa di potere e di sottomettere tutte le altre razze, non si limitò
all’uso della magia bianca come noi draghi gli avevamo insegnato, ma vollero
andare oltre. Sperimentarono nuovi tipi d’incanti sempre più malvagi, anche a
costo di deteriorare e perdere per sempre il bene che gli era stato affidato, quello più prezioso: la
propria anima. Alcuni di loro la vendettero alle creature demoniache, che in
cambio gli diedero più forza e potenzialità magiche. Purtroppo per loro, la
vendita dell’anima comportava anche la perdita di loro stessi che si mutarono
in esseri sanguinari. Fiumi di sangue iniziarono a scorrere proprio lì, dove un
tempo regnava la pace e la tranquillità. Nacquero due nuovi tipi di
stregonerie: accanto alla magia bianca videro la luce la magia rossa e la magia
nera. Quella nera era la magia a cui si accedeva tramite patto con uno degli
innumerevoli demoni esistenti, ma solo a condizione di fornirgli un tributo
costituito da anime che accrescesse il suo status presso il malvagio essere
supremo che li comandava. Più anime riuscivano ad ottenere, più i demoni accrescevano la loro
forza magica. Tuttavia, l’anima dell’uomo risultò essere la più potente e
facile da depredare per via di quella che fu definita da noi draghi: ambizione
di potere dell’umano. L’uomo non era interessato alla coabitazione con le altre
razze, ma a primeggiare e conquistare una posizione centrale a discapito degli
altri. Accanto alla magia nera nacque quella rossa: questo tipo di magia può
essere riprodotta solamente da pochi prescelti; essa non attinge al potere
derivante da esseri demoniaci, anzi li combatte e li repelle; fa ricorso a
esseri superiori persino ai draghi che non appartengono a questo piano
spirituale, ma provengono da un mondo celeste dove la perfezione è stata
raggiunta sotto ogni forma immaginabile. Questi esseri prendono il nome di
Arcangeli: esseri possenti e poderosi con sembianze umane e ali piumate sulla
schiena; hanno un immenso potere concessogli direttamente dalla fonte divina.
Questo tipo di magia fu tramandata da quegli esseri umani che, in contrasto con
i maghi neri, volevano l’armonia tra le specie e credevano fermamente in un
mondo di pace. Tuttavia, questo tipo di magia era agli inizi e, non essendoci
esperienze su come padroneggiarla, non fu in grado di affrontare i poteri che i
demoni rilasciavano ai maghi neri con molta più facilità. La via del male è
stata sempre la più facile da percorrere, ma poi si è dimostrata la meno
conveniente. I maghi neri a un certo punto attaccarono tutti gli esseri
esistenti sottomettendoli o, nel caso di resistenza, annientandoli. Attaccarono
anche i draghi: il risultato fu devastante. Colti di sorpresa tutti i clan
furono spazzati via: maschi, femmine, cuccioli; non ci fu alcuna differenza.
Per ordine dei demoni, e per mano degli umani diventati maghi neri, furono
tutti uccisi. Il male doveva togliere di mezzo quello che poteva essere un
ostacolo alla sua conquista del creato; ma non fecero i conti con il libero
arbitrio: i maghi bianchi si eressero in nostra difesa e combatterono contro i
maghi neri. I maghi bianchi ebbero la peggio e si ritirarono in zone protette
tramite incanti con i superstiti della razza dei draghi. Bisognava raccogliere
le forze per contrattaccare e cercare di eliminare ogni traccia dei maghi neri.
I draghi più anziani, che precedentemente non vollero attaccare gli esseri
umani che avevano stipulato un patto con i demoni, dovettero prendere atto
della situazione e dare ordine di combattere al fianco dei maghi bianchi. Ma
era troppo tardi: il loro potenziale era stato ridotto di più di due terzi; i
maghi neri si accingevano a marciare sul mondo consegnandolo alle forze
demoniache. Tutto quello che era rimasto dei draghi erano quindici unità di cui
quattro cuccioli. I maghi neri avevano svolto bene il compito assegnatogli dai
demoni: in un solo colpo ci avevano sterminato quasi del tutto. L’attenzione
dei draghi più anziani si rivolse su come poter ripristinare lo status che in
precedenza assicurava pace e tranquillità; nel frattempo la schiera di esseri
umani che si opponeva ai maghi neri oppressori aumentò, il nostro numero
cresceva di giorno in giorno e gli uomini arrivavano da ogni angolo del mondo
attirati dalla prospettiva di un mondo giusto senza la presenza sanguinaria dei
demoni. A un certo punto anche i magi rossi iniziarono a unirsi a noi. I loro
poteri erano di gran lunga aumentati, era come se in nostro soccorso fosse
giunto il fautore di quel mondo di pace che tutti auspicavamo. Tra i draghi che
tentavano di ricostituire i propri ranghi, quattro cuccioli incominciarono a
farsi notare per le loro capacità nel padroneggiare le arti magiche e nei
combattimenti corpo a corpo. Crebbero assieme agli esseri umani, condividendo
con loro ogni momento della vita e fecero amicizia, in particolare con quattro
piccoli d’uomo, i quali si addestrarono con loro tutti i giorni». A quel punto
Bithor uscì dall’ombra gradualmente mostrandosi a Maximilian; per la prima
volta Maximilian vide la sagoma che per lungo tempo si era celata
nell’oscurità.
Maximilian
vide un essere di grande stazza: la sua altezza corrispondeva a quella di due
lampioni della luce.
Alle
zampe robuste che già aveva visto, si erano aggiunte le muscolose gambe di
colore dorato e un possente busto con scaglie dello stesso colore; vide due
enormi ali ritratte verso il corpo, la coda ricoperta da quelle scaglie
volteggiava con calma dietro di lui; il lungo collo terminava con una possente
mascella da dove protuberanze ossee di colore dorato facevano la loro figura e
quando si abbassò per continuare a parlare, finalmente lo vide in viso: si
videro zanne aguzze, molto più grandi di quelle di Brot che il giorno
precedente aveva incontrato, due occhi minacciosi, sopra i quali spuntavano le
solite protuberanze ossee appuntite e sulla testa c’erano due lunghe corna
dorate che si dilungavano fino a raggiungere un quarto del suo collo.
Fu
allora che Maximilian, meravigliato da quell’apparizione, affermò: «Dunque sei
un drago».
Il
drago rispose: «Esattamente mio piccolo amico, io sono un drago come Brot.
Permettimi di finire il discorso che ti stavo facendo: questi quattro cuccioli
di drago si chiamavano Brot, Melkore, Aschcore e infine io: Bithor. Tu hai
fatto la conoscenza di tre draghi: Brot è il maestro dell’Asilum; Melkore è il
drago che ti sta dando la caccia; Aschcore è un drago facente parte della
famiglia dei loong. Di lui abbiamo perso ogni traccia e tra poco capirai il
perché. Quando noi quattro fummo abbastanza grandi, la guerra imperversava e
Io, Brot e Melkore, prestammo giuramento presso i nostri saggi per proteggere
la razza dei draghi. Non fu così per Aschcore, disgustato da tutto quello che
stava succedendo si esiliò volontariamente e da circa duemila anni si nasconde
in chissà quale recondito luogo. Noi tre diventammo draghi celestiali e presto
ci innalzammo a ranghi elevati; come draghi celestiali accedemmo a poteri che
un tempo non sospettavamo esistessero; ma noi tutti ben presto scoprimmo la
verità su quelle che erano le intenzioni di Melkore. Alla prima occasione ci
tradì, come fecero gli umani prima di lui, e si schierò dalla parte dei maghi
neri, perdendo di fatto il suo status di drago celestiale. Anche i suoi poteri
andarono persi, ma dal patto che stabilì con i suoi nuovi padroni ne
scaturirono altri ancora più terrificanti e quello che è diventato è sotto gli
occhi di tutti. Voi lo avete visto, ha perso le sue ali e assieme a loro il suo
onore. Tempo addietro, mentre combatteva al mio fianco, Brot invece fu
catapultato in questo mondo; sospetto che la cosa non sia capitata per caso.
Credo che entrambi, io e Brot, siamo stati scaraventati qui proprio perché in
questo mondo siamo più deboli. L’incanto che protegge il confino agisce sugli
esseri magici i quali non possono mantenere la propria forma e perdono gran
parte delle proprie facoltà. Brot cercò di mantenere le sue capacità ed
esercitò una magia suprema che però gli prosciugò tutta la fonte magica che
egli aveva nel suo corpo. Il prezzo che ha dovuto pagare per non essere
schiacciato dalla potenza dell’incanto protettivo fu la perdita del suo status
di celestiale e la trasformazione da argenteo in drago di ferro. Il suo corpo
non solo fu prosciugato da fonti di magia, ma allo stesso tempo divenne tanto
pesante da non poter più volare: perse anche l’uso delle ali. Nonostante
questo, continuò la sua lotta contro gli esseri oscuri. Egli costruì l’Asilum e
insegnò agli umani l’arte della magia bianca, come il nostro popolo ha sempre
fatto. Poi col passare degli anni recuperò una piccola parte dei suoi poteri e
contribuì alla lotta con interventi anche diretti, nel tentativo di arginare le
scorribande degli esseri oscuri. Nel mondo magico io guidavo un nutrito gruppo
di dissidenti, fra i quali si annoverano: maghi bianchi, maghi rossi, draghi e
creature magiche che non sopportavano più l’oppressione dei sanguinari maghi
neri; gli abitanti di quel mondo sono tuttora costretti a combattere gli uni
contro gli altri per sopravvivere. I maghi neri hanno creato un universo dove
dare l’anima ai demoni è la costante regola giornaliera e non contenti vogliono
attingere al grosso serbatoio che questo mondo costituisce».
Bithor
smise per un attimo di parlare, dalla sua espressione traspariva tutta la
determinazione che egli aveva; poi si rivolse nuovamente verso il ragazzo al
suo cospetto: «Maximilian, questo non possiamo permetterlo. Pensa a quante
donne, bambini, uomini ed esseri indifesi si troveranno nella situazione di
dover uccidersi a vicenda per sopravvivere».
Maximilian,
intento a conoscere quanto più si poteva sull’argomento, chiese al drago:
«Bithor continua; voglio sapere ogni cosa di questa storia. So bene che si deve
porre un freno a tutto questo, ma perché gli uomini non hanno vissuto in
armonia con gli altri?».
Il
drago dalle scaglie dorate rispose: «L’uomo è d’indole buona, ma purtroppo alle
volte perde di vista le vere cose importanti.
È vulnerabile all’inganno e può essere raggirato con facilità da esseri
diabolici. Ma torniamo a noi: il fatto che io sia stato catapultato in questo
universo non è una brutta cosa. Sono riuscito ad incontrare te e stai certo che
insieme mettiamo molta più paura di quanto ne incuta io da solo».
Maximilian,
un po’ perplesso, continuava a non capire perché lui fosse così importante e lo
chiese al drago: «Perché io sono così importante per tutti?».
Bithor
ribatté: «Quando sono stato catapultato in questo mondo io avevo due scelte:
eseguire lo stesso incanto che Brot fece tempo fa e dunque perdere tutti i miei
poteri, diventando un drago di ferro. In quel caso però, non avrei potuto
combattere alla pari con l’essere che sta manipolando gli uomini al momento
opportuno; la seconda opzione era quella di trovare riparo. L’unico riparo
efficace contro l’incanto che protegge il vostro mondo è la carne umana. Tu mi
eri vicino e sono stato costretto a rifugiarmi dentro di te. Noi celestiali
possiamo trasformarci in energia e trapassare ogni cosa; ponendomi dentro di te
sotto forma di energia ho preservato il mio status di celestiale che altrimenti
avrei perso e io sono l’ultimo, l’unico in grado di combattere contro di lui ad
armi pari, poiché essere draghi celestiali significa avere accesso a
particolari capacità. Questo è il motivo per il quale tu risulti importante;
dentro di te c’è un enorme potere che può affrontare senza remore quello del
loro capo. Nell’altro universo non potevano attaccarmi direttamente poiché ne
avrei fatto brandelli; hanno dunque pensato di rendermi innocuo mandandomi qui,
nel tentativo di privarmi dei miei poteri. Max; per questo cercheranno di
ucciderti prima che io riesca a insegnarti come usare la mia energia e questo
non deve accadere».
Maximilian
asserì: «È dunque questo il motivo … È per la nostra presenza all’interno
dell’Asilum».
Bithor
precisò: «Ti sbagli; anche se noi non fossimo stati qui avrebbero cercato lo
stesso di stanare i maghi bianchi. Ricordati che sono intenzionati a
conquistare anche questo mondo». Poi serioso aggiunse: «C’è una cosa che devo
chiederti: è di vitale importanza ritrovare Aschcore; insieme potremo tentare
un’azione contro i maghi neri. Rintracciatelo e convincetelo a collaborare con
noi; parla con il maestro Brot e riferisci che corre voce di un suo trapasso
avvenuto molto tempo addietro. Il posto dove si nasconde pare si trovi nella
zona asiatica: tra la Cina
e il Tibet; dovrete raggiungere quelle zone».
In quell’istante l’ambiente divenne più
chiaro, una luce si fece largo nell’oscurità e man mano diventava più grande;
gli apparve infine il soffitto della sua camera e Maximilian si rese conto di
essersi svegliato.
Egli si alzò dal letto e vide i suoi amici
quasi pronti per recarsi a fare colazione, si affrettò a prepararsi e, appena
finito, scesero in refettorio.
Dopo colazione si avviarono verso la loro
classe dove quel giorno era in programma un’uscita con il maestro Wotan.
Il maestro entrò salutando educatamente e
chiese: «Siete pronti per andare nel parco dell’accademia?».
I ragazzi risposero di sì e, mettendosi tutti
in fila per due ordinatamente, scesero per le scale dello stabile fino a
raggiungere il piano terra.
Arrivati vicino al portone, il maestro si
rivolse alla classe dicendo: «Come detto in precedenza, oggi la nostra lezione
sarà diversa dal normale; impareremo a maneggiare una possibile arma che ci
sarà molto utile in combattimenti ravvicinati. Qualcuno di voi sa di cosa si
tratta?». Chiese il maestro.
Maximilian alzò la mano.
Il maestro lo vide e gli disse: «Prego
Maximilian dicci pure».
Il bambino spiegò: «Penso di sapere di cosa
si tratta. Oggi ci insegnerà a maneggiare il gladio, ovvero una spada
elementale che i maghi bianchi riescono ad evocare durante i combattimenti».
Wotan annuendo confermò: «Esatto. Oggi
insegnerò alla classe come usare una spada fatta d’elementi. Prego: seguitemi».
E si avviò verso il cortile, dove si trovava un enorme spazio verde con tanti
alberi.
Gli alunni attraversarono il prato e si
diressero verso il bosco; appena furono dentro di esso, videro che tra gli
alberi era stato costruito un campo d’addestramento provvisto di appositi
manichini tutti fatti di legno.
Il maestro si rivolse ancora una volta alla
classe: «Siamo arrivati. Vedete i manichini che si trovano davanti a noi? Ai
piedi di ognuno di loro ci sono delle spade fatte in legno; sceglietene una,
impugnatela e guardatemi attentamente».
I ragazzi fecero quello che il maestro gli
chiese, ovviamente iniziò tra loro un piccolo sfottò, che fu però bloccato sul
nascere dal maestro: «Smettetela di fare fracasso e state attenti». Affermò
Wotan.
Il mago portò la mano in avanti ed esclamò: «Gladio!».
Tanti piccoli vortici formarono quella che
pareva una spada ed un rumore di forte vento provenne da essa.
I ragazzi rimasero a bocca aperta e il solito
Chaman esclamò: «Caspita!».
«Maestro riusciremo anche noi a fare la
stessa cosa?». Infine domandò l’alunno.
Wotan rispose: «In questo momento dubito che
qualcuno di voi possa evocare la spada elementale, o per lo meno nessuno
studente del primo anno c’è mai riuscito. La formula l’avete ascoltata tutti ed
è: “gladio”; ovviamente, come per le precedenti magie che avete imparato, anche
per questa la concentrazione deve essere perfetta. Mentre pronunciate la
formula immaginate la spada che volete far apparire; ma badate: non tutte le
spade sono uguali, variano secondo l’elemento che si padroneggia maggiormente».
La spada evocata dal maestro sparì subito dopo
quelle parole e Wotan aggiunse: «Lo scopo di questa esercitazione è quello
d’iniziarvi all’uso di essa; dunque, fate finta che il manichino di fronte a
voi sia un vostro nemico e iniziate a simulare un combattimento usando le spade
fatte di legno».
La classe iniziò l’addestramento del giorno.
Dopo un’ora, Wotan, consapevole che da
bambini della loro età non si poteva pretendere tanto, affermò: «Va bene
ragazzi, rientriamo in classe. Continueremo la lezione dal punto di vista
teorico».
Tutti rimisero al proprio posto le spade di
legno che in precedenza avevano preso e ordinatamente si avviarono, in fila per
due, verso la classe.
Una volta arrivati nell’aula il maestro
riprese la lezione.
L’orario scolastico mattutino finì e tutti
gli alunni si avviarono verso il refettorio; il gruppo di Maximilian intanto,
mentre percorreva la strada che li avrebbe portati alla sala pranzo, parlò
della nuova magia di cui Wotan aveva accennato.
Hamza iniziò il discorso: «Che magia potente
quella della spada elementale, ma a quanto pare più e potente la magia più è
difficile da evocare. Io personalmente non vedo l’ora di poter padroneggiare
quell’incanto».
Chaman lo ascoltò con attenzione, come del
resto tutti i suoi compagni, poi gli rispose: «In effetti l’incanto è parecchio
potente; ma avete notato che nemmeno i ragazzi del terzo anno sono arrivati al
punto da prendere confidenza con il gladio. Ora: mi domando come possano i
maestri farci studiare una magia complessa come quella al primo anno. Cosa si
aspettano, che riusciamo in quello dove studenti del terzo anno non hanno
successo?».
Isak diede una pacca sulla spalla a Chaman e
gli disse: «Scusa … Non ho capito. Forse
tu in questi giorni non sei stato con noi. Se ricordi bene solo due giorni fa
abbiamo affrontato un essere magico che voleva sbranarci e succhiare il nostro
sangue. Ieri voi due avete incontrato un gruppo di esseri ostili e ne siete
usciti vivi; e ti chiedi ancora perché ci stanno insegnando magie complesse?».
Gerard dichiarò: «Beh, effettivamente
l’esperienze che ci stanno capitando non sono del tutto normali, quindi non
dobbiamo meravigliarci ormai più di niente; suppongo che ci vogliano preparare
al peggio. Ecco perché ci stanno facendo provare delle magie che andrebbero
fatte anni più avanti».
Maximilian, che aveva ben chiaro il quadro
della situazione, con calma quasi surreale e una smorfia dubbiosa sulla faccia,
disse loro: «Non attraversiamo un bel momento. Dobbiamo impegnarci al massimo
delle nostre forze; siamo costretti ad apprendere il prima possibile. Quei cosi
ritorneranno e cosa pensate che vengano a fare? Non possiamo sempre contare sui
maestri».
Un odore di pietanze prelibate disturbò la
loro chiacchierata e Chaman colse l’occasione al balzo: «Oggi ho una fame da
lupo; potrei mangiarmi anche un bue». Poi, passando dal tavolo di Margharet e
le sue amiche, le salutò: «Salve gentili donzelle. Cosa mi dite di bello?».
Domandò il baldo giovanotto.
I sei si fermarono dalle amiche e parlarono
un po’.
Le ragazze, conoscendo Chaman, sorrisero e la
stessa Margharet gli rispose: «Oh, Chaman; era da un po’ che non ti vedevamo».
Girandosi poi verso Maximilian aggiunse: «Max, anche tu ultimamente ti sei
fatto vedere poco in giro».
La voce di Maximilian non tardò a farsi
sentire: «Effettivamente negli ultimi tempi io e Chaman abbiamo avuto un sacco
di compiti da fare; sapete: un po’ di punizioni di qua e di là». Mentì loro per
coprire la scomoda verità.
Successivamente si salutarono e i cinque si
andarono a sedere al proprio tavolo.
Maximilian guardò dalla parte in cui
pranzavano i maestri costantemente sopra pensiero per via della chiacchierata
che aveva tenuto con Bithor.
A un certo punto il maestro Astral lo vide
con la coda dell’occhio e lo salutò, alzando la coppa da cui beveva.
Il bambino chinò la testa ripetutamente e lo
stesso fece il maestro per sottolineare di aver capito il suo messaggio.
Finito di pranzare i maestri si diressero al
tavolo dei piccoli e, arrivati presso di loro, Astral gli chiese: «Maximilian;
allora: cosa c’era di tanto urgente da riferirmi?».
Maximilian gli rispose: «Maestro. Ho bisogno
di parlarvi ed è meglio se siete presenti tutti, ivi incluso il maestro Brot».
Le facce dei maestri mutarono.
Loky domandò: «È veramente così importante da
parlarci tutti assieme?».
Maximilian annuendo replicò: «Certamente,
altrimenti non avrei insistito così; potete starne certi».
I maghi intuirono qualcosa, si guardarono in
faccia a vicenda e acconsentirono a portare Maximilian al cospetto di Brot.
I mentori lo invitarono ad alzarsi e
s’incamminarono verso i sotterranei dove li aspettava il loro maestro; prima
però, si raccomandarono con i presenti al tavolo di non seguirli e non dare
nell’occhio, in quanto solo loro tra gli studenti erano a conoscenza del posto
dove si trovava Brot.
I sei s’incamminarono lungo i corridoi per
arrivare alla zona insegnanti, la oltrepassarono fino ad arrivare di fronte
alla porta che dava verso i sotterranei, l’aprirono e continuarono verso il
luogo dove li stava aspettando il drago di ferro.
Durante il cammino i maghi non dissero una
parola e lo stesso fece Maximilian, che pensava alla storia raccontatagli da
Bithor.
La porta enorme si ergeva dunque ancora una
volta davanti a lui; Astral l’aprì e tutti i maestri entrarono nella grande
sala.
Il maestro Asdar rivolse la parola a Brot che
era immobile e rannicchiato in un punto oscuro della stanza: «Maestro.
Perdonate se ci siamo intrufolati qui senza preavviso, ma abbiamo bisogno di
conferire con lei».
Brot si alzò e lentamente si diresse verso il
gruppo di persone che era davanti a lui.
Quando arrivò lì vicino parlò: «Sono qui ad
ascoltarvi; ma presumo che per essere venuti a quest’ora, e di tutta fretta, si
tratti di qualcosa d’importante».
Astral asserì: «In verità Maximilian ha
chiesto di parlare a tutti noi di un evento importante».
Il drago si girò verso il ragazzo e gli
domandò: «Maximilian … Ci vediamo spesso di questi tempi. Ma dimmi: di cosa si
tratta?».
Il ragazzo prese coraggio ed iniziò a
parlare: «Maestro Brot, mi sono rivolto a lei e a tutti i maestri poiché ho un
messaggio da riferirvi. Questa notte ho avuto un colloquio con Bithor, si è
mostrato uscendo da quell’oscurità che lo avvolgeva tutte le volte che ci
incontravamo; mi ha chiesto di dirvi che dobbiamo cercare Aschcore».
Brot fu colto di sorpresa da quel messaggio e
lo stesso fu per i maestri.
Il drago poi volle chiedere: «Perché questa
richiesta? Aschcore non si fa vivo da millenni e non sappiamo nemmeno dove si
trova in questo momento. Oltretutto anche se lo trovassimo dubito che
collaborerebbe con noi».
Maximilian allora gli disse: «Maestro; Bithor
mi ha spiegato tutto. So di quattro cuccioli che sono cresciuti assieme; so del
tradimento degli umani, della lotta tra maghi e del quasi annientamento della
razza dei draghi. Quando mi ha raccontato quello che è accaduto mi ha riferito
che attualmente non possiamo ancora misurarci alla pari con i maghi neri, ma se
riuscissimo a trovare Aschcore e convincerlo ad aiutarci, il nostro potenziale
aumenterebbe. In seguito mi ha parlato della sua posizione: pare che abbia
trapassato molto tempo fa e si sia rifugiato in una zona remota del Tibet, su
un’alta montagna proprio per non essere rintracciato».
I maestri ascoltarono con attenzione tutto
quello che Maximilian gli disse.
Brot rispose: «Capisco». Poi sospirando
disse: «Se Bithor crede che possiamo convincere Aschcore a unirsi a noi, vale
la pena tentare». In seguito, guardando i maestri, asserì: «Pare che ci aspetti
un lungo viaggio sulle catene montuose del Tibet: preparatevi a partire. Due di
voi verranno con me, mentre il resto continuerà a fare lezione agli alunni».
Maximilian s’intromise facendo presente: «C’è
però una condizione da lui posta: se volete convincere Aschcore io dovrò venire
con voi».
Sentite quelle parole Wotan esclamò:
«Impossibile! Allo stato attuale delle cose non puoi lasciare l’Asilum; se ci
scovano dovremo combattere».
Anche gli altri maestri furono tutti
d’accordo, ma Astral, ripensando al giorno precedente e a come avevano affrontato
i loro inseguitori, disse: «Ascoltate: capisco che facciate fatica a credere a
un bambino di soli dieci anni, ma io c’ero quando si è battuto contro i nemici.
Credetemi: senza di lui non saremmo qui adesso. Sono sicuro che ci sarà d’aiuto
e verrà protetto con più efficacia in nostra compagnia. Ci saranno due maestri
e un drago con lui». Affermò.
«Tenendo conto che se Bithor gli ha detto
d’incontrare Aschcore di persona, ci deve essere un motivo; non credete?».
Domandò infine Astral.
Brot a quel punto proferì: «Direi proprio di
sì. Dunque è deciso: si parte domani mattina all’alba. Wotan, Astral; voi
verrete con me e Maximilian, ci diamo appuntamento in questo luogo».
I maestri annuirono e prima di congedarsi
chiesero spiegazioni su come fosse fatto Aschcore, del quale avevano sentito
solo parlare fino a quel momento.
Il drago acconsentì a descriverlo, iniziando
a rendere partecipi anche i maestri delle sue fattezze: «Aschcore è un drago
appartenente alla famiglia dei loong: un lungo serpente con quattro piccole
zampe che lo sorreggono; la sua testa assomiglia a quella di un leone baffuto e
tra tutti i draghi è stato colui che si è sempre mostrato benevolo verso la
razza umana. Il suo aspetto non lo fa sembrare combattivo, ma credetemi: può
essere definito uno tra i più potenti draghi esistenti. Benché non abbia le ali
è in grado di volare e la sua magia è forte, al punto che si diceva in grado di
sopportare persino il peso dell’incanto divino lanciato su questo mondo. Tempo
addietro ci fu una disputa tra noi fratelli: Melkore accecato dall’odio verso
gli umani voleva riservargli lo stesso trattamento che loro avevano propinato
alla nostra razza; non c’erano vie di mezzo: Io e Bithor ci opponemmo a
Melkore, lo stesso fece Aschcore. Vedendosi in minoranza Melkore scelse
l’esilio e si affiancò ai maghi neri. Per quanto riguarda Aschcore, dopo
quell’episodio perdemmo le sue tracce e nessuno ne seppe più niente, almeno
fino ad oggi; questo è quello che è successo». In seguito si fermò un attimo,
poi suggerì: «Ma adesso Andate pure, domani ci aspetta una dura giornata».
Il gruppo, dopo aver salutato, si avviò verso
l’uscita e successivamente raggiunse il piano superiore.
Quando giunsero all’entrata dell’accademia il
gruppo si separò: i professori si diressero verso le rispettive classi e Astral
con Maximilian si avviarono verso l’uscita.
Sulla soglia del portone Astral gli rivolse
la parola: «Max, partiremo domani alle quattro del mattino; adesso però
dobbiamo ritornare al nostro dovere, che è quello di addestrarci affinché tu
diventi autosufficiente. Capirai che il posto dove eravamo soliti andare non è
più utilizzabile, poiché scoperto dal Grugno; pertanto oggi ci addestreremo nel
parco dell’accademia dove il maestro Wotan vi ha fatto provare con le spade di legno».
Maximilian non ebbe nulla da obiettare e
s’incamminarono per raggiungere il luogo prestabilito.
Una volta arrivati là, Astral iniziò ad
esporre la sua lezione giornaliera: «Eccoci qua. Dunque: eravamo rimasti
all’evocazione della spada; vero?».
Maximilian accennò un sì e il maestro allora
continuò la sua spiegazione: «Come ti ho già detto, la formula è “gladio”, ma
il segreto sta tutto nella concentrazione, come d’altronde lo è anche per gli
altri incanti. Ricordati Max che tutte le magie attingono direttamente
all’anima senza la quale non si potrebbero esercitare. Ci terrei che tu
riprovassi ad evocare la tua spada poiché ti tornerà utile in parecchi scontri,
soprattutto se il nemico si avvicina troppo ed è dunque un incanto che dovrai
apprendere quanto prima se vuoi essere un mago finito». Poi guardandolo accennò
un sorriso ed aggiunse: «So che questa magia è molto difficile; è insegnata il
quarto anno appositamente. Nel tuo caso però, non si può aspettare tanto ed è
per questo che in accordo con i professori abbiamo deciso di anticipare il
programma per voi del primo anno; appositamente per aiutarti. Adesso prova se
riesci a portare a termine l’incanto, ma mi raccomando: come al solito aspetta
che finisca di prepararmi, incomincerai non appena avrò terminato di riprodurre
i miei incanti protettivi».
Maximilian annuì e osservò il suo maestro,
che ponendo i due palmi delle sue mani verso l’alto, pronunciò: «Solvo!».
Una flebile luce
partì da Astral per invadere l’intero parco senza che nessuno notasse niente.
Fu allora che il
maestro gli fece capire d’iniziare pure l’addestramento.
Maximilian non perse
tempo e iniziò a pronunciare gli incanti che gli avrebbero permesso di evocare
la spada elementale.
Anche quel giorno
passò senza grandi miglioramenti, a quanto pareva l’incanto era più difficile
del previsto; l’oscurità incominciò a fare la sua comparsa e i due capirono che
il momento di rientrare era giunto.
Il maestro gli disse:
«Max per oggi può bastare, riprenderemo al ritorno dal viaggio in Tibet. Ora
sarà meglio andare a darci una sistemata prima della cena».
Maximilian smise di
provare a produrre quella magia e avvicinandosi ad Astral gli fece presente:
«Questo tipo d’incanto è parecchio difficile, penso che ci vorrà del tempo per
apprenderlo».
Astral rispose: «Non
preoccuparti, ogni cosa a suo tempo. Quando sarà il momento giusto riuscirai a
farlo, ma adesso non perdiamoci in chiacchiere: andiamo a prepararci per la
cena e soprattutto … Vai a dormire presto poiché domani mattina dovrai alzarti
di buon ora». Detto quello, i due s’incamminarono verso l’accademia per sparire
poi dietro il portone d’ingresso.
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paragrafi e 397 righe (15° capitolo dell’opera inedita).
Vi
saluto tutti.
Ciao.

