La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

Trilogia stampata su carta
Inedito; stampato dall'autore in autonomia senz'appoggio di alcuna casa editrice o di print on demand.

Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

sabato 2 agosto 2014

15° capitolo da leggere (Maximilian Arlstain – i due mondi –).


La correzione del romanzo si sta dimostrando più ostica del previsto per un solo uomo (questo è bene che lo teniate a mente quando  valuterete ciò che state per leggere).
Dunque, come ho scritto molte volte, siate consapevoli che all'interno della marea di parole che fino a questo momento ho postato sul blog ci potrebbero essere ancora dei refusi (vi assicuro, però, che scrivere, correggere, impaginare, curare ed editare un romanzo così grande non è affatto uno scherzo).
Ho dunque postato i ¾ del libro.
Spero vivamente che sia di vostro gradimento e che leggendolo vi siate appassionati come mi sono appassionato io al romanzo.
Nonostante io l’abbia letto molte volte, riesce ancora a emozionarmi in alcune sue parti.
Che cosa dire … Ogni spiegazione è superflua poiché non deve essere l’introduzione a spiegare, ma è il romanzo che deve catturare l’attenzione del lettore.
Io credo fermamente in tutto quello che ho scritto e per tale motivo sono sicuro che Maximilian Arlstain, per le persone cui piacciono i fantasy, sia una bella storia.
Le visualizzazioni dei post mi stanno dando ragione poiché non sono diminuite, ogni volta che posto un capitolo ha le stesse visualizzazioni.
Ora … Io potrei dire che ogni post ha migliaia di visualizzazioni, chi di voi potrebbe contraddirmi, ma non è così.
Potrei affermare che sono tantissime le visualizzazioni, ma anche questo non risponde a verità; io sono stato sempre dalla parte di chi dice il vero e pertanto voglio essere uno di loro.
Le bugie non portano mai da nessuna parte, solo a grandi disastri …
Le visualizzazioni dei miei post, però, sono tali da farmi continuare; finché qualcuno leggerà i miei post, io non avrò lavorato per niente (è questo ciò che percepisco).
Invero ogni autore spera di avere un sacco di lettori, ma … Non si può avere tutto dalla vita (e non subito), bisogna lavorare pian piano finché il proprio lavoro non giunge all’attenzione degli amanti dei romanzi fantasy.
Questo capitolo inizia con un’illustrazione che, come al solito, è un bozzetto; noterete il disegno un po’ sproporzionato, ciononostante vogliate apprezzare il fatto che ci ho messo tutto l’impegno.
Per oggi può bastare quello che ho scritto, vero?
Buona lettura del quindicesimo capitolo di Maximilian Arlstain – i Due mondi –:





CAPITOLO 15
BITHOR; L’ULTIMO CELESTIALE



Maximilian era al cospetto di Bithor, il quale si nascondeva nell’ombra.
L’essere iniziò a parlargli: «Dunque Melkore non si rassegna; vuole a tutti i costi togliermi di mezzo. È arrivato persino al punto da riunire ogni sorta di creatura magica per raggiungere il suo scopo».
Maximilian gli rispose: «Ci sta cercando dappertutto».
«Perché sta facendo tutto questo?». In seguito chiese.
Il grande corpo si abbassò per assumere una posizione più comoda e poi disse: «Oggi noi due parleremo un bel po’; penso sia utile che tu conosca la nostra storia». Dopo un attimo di pausa, iniziò a raccontare: «Molti anni fa la terra era popolata da tante creature: vi erano le creature magiche, gli animali terrestri e i pesci; tutti vivevano in un’armonia perfetta, la pace regnava sovrana. Poi un giorno apparve l’uomo; anch’egli visse in armonia con tutti gli esseri della terra, finché alcuni di loro scoprirono che fra tutti gli esseri presenti sul pianeta erano quelli che avevano maggiori potenzialità, anche nel campo della magia. Gli anni passarono e loro impararono a padroneggiare la magia grazie all’aiuto di noi draghi. Quello che differenziava la razza umana da tutti gli altri esseri era la grande quantità di magia proveniente dall’interno della loro carne: sto parlando dell’anima. Quando ne furono pienamente coscienti, si costituirono i primi gruppi di maghi che ci aiutarono a mantenere la pace sul globo; ma questo stato di cose non durò tanto. Una schiera di uomini, bramosa di potere e di sottomettere tutte le altre razze, non si limitò all’uso della magia bianca come noi draghi gli avevamo insegnato, ma vollero andare oltre. Sperimentarono nuovi tipi d’incanti sempre più malvagi, anche a costo di deteriorare e perdere per sempre il bene che gli era  stato affidato, quello più prezioso: la propria anima. Alcuni di loro la vendettero alle creature demoniache, che in cambio gli diedero più forza e potenzialità magiche. Purtroppo per loro, la vendita dell’anima comportava anche la perdita di loro stessi che si mutarono in esseri sanguinari. Fiumi di sangue iniziarono a scorrere proprio lì, dove un tempo regnava la pace e la tranquillità. Nacquero due nuovi tipi di stregonerie: accanto alla magia bianca videro la luce la magia rossa e la magia nera. Quella nera era la magia a cui si accedeva tramite patto con uno degli innumerevoli demoni esistenti, ma solo a condizione di fornirgli un tributo costituito da anime che accrescesse il suo status presso il malvagio essere supremo che li comandava. Più anime riuscivano ad  ottenere, più i demoni accrescevano la loro forza magica. Tuttavia, l’anima dell’uomo risultò essere la più potente e facile da depredare per via di quella che fu definita da noi draghi: ambizione di potere dell’umano. L’uomo non era interessato alla coabitazione con le altre razze, ma a primeggiare e conquistare una posizione centrale a discapito degli altri. Accanto alla magia nera nacque quella rossa: questo tipo di magia può essere riprodotta solamente da pochi prescelti; essa non attinge al potere derivante da esseri demoniaci, anzi li combatte e li repelle; fa ricorso a esseri superiori persino ai draghi che non appartengono a questo piano spirituale, ma provengono da un mondo celeste dove la perfezione è stata raggiunta sotto ogni forma immaginabile. Questi esseri prendono il nome di Arcangeli: esseri possenti e poderosi con sembianze umane e ali piumate sulla schiena; hanno un immenso potere concessogli direttamente dalla fonte divina. Questo tipo di magia fu tramandata da quegli esseri umani che, in contrasto con i maghi neri, volevano l’armonia tra le specie e credevano fermamente in un mondo di pace. Tuttavia, questo tipo di magia era agli inizi e, non essendoci esperienze su come padroneggiarla, non fu in grado di affrontare i poteri che i demoni rilasciavano ai maghi neri con molta più facilità. La via del male è stata sempre la più facile da percorrere, ma poi si è dimostrata la meno conveniente. I maghi neri a un certo punto attaccarono tutti gli esseri esistenti sottomettendoli o, nel caso di resistenza, annientandoli. Attaccarono anche i draghi: il risultato fu devastante. Colti di sorpresa tutti i clan furono spazzati via: maschi, femmine, cuccioli; non ci fu alcuna differenza. Per ordine dei demoni, e per mano degli umani diventati maghi neri, furono tutti uccisi. Il male doveva togliere di mezzo quello che poteva essere un ostacolo alla sua conquista del creato; ma non fecero i conti con il libero arbitrio: i maghi bianchi si eressero in nostra difesa e combatterono contro i maghi neri. I maghi bianchi ebbero la peggio e si ritirarono in zone protette tramite incanti con i superstiti della razza dei draghi. Bisognava raccogliere le forze per contrattaccare e cercare di eliminare ogni traccia dei maghi neri. I draghi più anziani, che precedentemente non vollero attaccare gli esseri umani che avevano stipulato un patto con i demoni, dovettero prendere atto della situazione e dare ordine di combattere al fianco dei maghi bianchi. Ma era troppo tardi: il loro potenziale era stato ridotto di più di due terzi; i maghi neri si accingevano a marciare sul mondo consegnandolo alle forze demoniache. Tutto quello che era rimasto dei draghi erano quindici unità di cui quattro cuccioli. I maghi neri avevano svolto bene il compito assegnatogli dai demoni: in un solo colpo ci avevano sterminato quasi del tutto. L’attenzione dei draghi più anziani si rivolse su come poter ripristinare lo status che in precedenza assicurava pace e tranquillità; nel frattempo la schiera di esseri umani che si opponeva ai maghi neri oppressori aumentò, il nostro numero cresceva di giorno in giorno e gli uomini arrivavano da ogni angolo del mondo attirati dalla prospettiva di un mondo giusto senza la presenza sanguinaria dei demoni. A un certo punto anche i magi rossi iniziarono a unirsi a noi. I loro poteri erano di gran lunga aumentati, era come se in nostro soccorso fosse giunto il fautore di quel mondo di pace che tutti auspicavamo. Tra i draghi che tentavano di ricostituire i propri ranghi, quattro cuccioli incominciarono a farsi notare per le loro capacità nel padroneggiare le arti magiche e nei combattimenti corpo a corpo. Crebbero assieme agli esseri umani, condividendo con loro ogni momento della vita e fecero amicizia, in particolare con quattro piccoli d’uomo, i quali si addestrarono con loro tutti i giorni». A quel punto Bithor uscì dall’ombra gradualmente mostrandosi a Maximilian; per la prima volta Maximilian vide la sagoma che per lungo tempo si era celata nell’oscurità.
Maximilian vide un essere di grande stazza: la sua altezza corrispondeva a quella di due lampioni della luce.
Alle zampe robuste che già aveva visto, si erano aggiunte le muscolose gambe di colore dorato e un possente busto con scaglie dello stesso colore; vide due enormi ali ritratte verso il corpo, la coda ricoperta da quelle scaglie volteggiava con calma dietro di lui; il lungo collo terminava con una possente mascella da dove protuberanze ossee di colore dorato facevano la loro figura e quando si abbassò per continuare a parlare, finalmente lo vide in viso: si videro zanne aguzze, molto più grandi di quelle di Brot che il giorno precedente aveva incontrato, due occhi minacciosi, sopra i quali spuntavano le solite protuberanze ossee appuntite e sulla testa c’erano due lunghe corna dorate che si dilungavano fino a raggiungere un quarto del suo collo.
Fu allora che Maximilian, meravigliato da quell’apparizione, affermò: «Dunque sei un drago».
Il drago rispose: «Esattamente mio piccolo amico, io sono un drago come Brot. Permettimi di finire il discorso che ti stavo facendo: questi quattro cuccioli di drago si chiamavano Brot, Melkore, Aschcore e infine io: Bithor. Tu hai fatto la conoscenza di tre draghi: Brot è il maestro dell’Asilum; Melkore è il drago che ti sta dando la caccia; Aschcore è un drago facente parte della famiglia dei loong. Di lui abbiamo perso ogni traccia e tra poco capirai il perché. Quando noi quattro fummo abbastanza grandi, la guerra imperversava e Io, Brot e Melkore, prestammo giuramento presso i nostri saggi per proteggere la razza dei draghi. Non fu così per Aschcore, disgustato da tutto quello che stava succedendo si esiliò volontariamente e da circa duemila anni si nasconde in chissà quale recondito luogo. Noi tre diventammo draghi celestiali e presto ci innalzammo a ranghi elevati; come draghi celestiali accedemmo a poteri che un tempo non sospettavamo esistessero; ma noi tutti ben presto scoprimmo la verità su quelle che erano le intenzioni di Melkore. Alla prima occasione ci tradì, come fecero gli umani prima di lui, e si schierò dalla parte dei maghi neri, perdendo di fatto il suo status di drago celestiale. Anche i suoi poteri andarono persi, ma dal patto che stabilì con i suoi nuovi padroni ne scaturirono altri ancora più terrificanti e quello che è diventato è sotto gli occhi di tutti. Voi lo avete visto, ha perso le sue ali e assieme a loro il suo onore. Tempo addietro, mentre combatteva al mio fianco, Brot invece fu catapultato in questo mondo; sospetto che la cosa non sia capitata per caso. Credo che entrambi, io e Brot, siamo stati scaraventati qui proprio perché in questo mondo siamo più deboli. L’incanto che protegge il confino agisce sugli esseri magici i quali non possono mantenere la propria forma e perdono gran parte delle proprie facoltà. Brot cercò di mantenere le sue capacità ed esercitò una magia suprema che però gli prosciugò tutta la fonte magica che egli aveva nel suo corpo. Il prezzo che ha dovuto pagare per non essere schiacciato dalla potenza dell’incanto protettivo fu la perdita del suo status di celestiale e la trasformazione da argenteo in drago di ferro. Il suo corpo non solo fu prosciugato da fonti di magia, ma allo stesso tempo divenne tanto pesante da non poter più volare: perse anche l’uso delle ali. Nonostante questo, continuò la sua lotta contro gli esseri oscuri. Egli costruì l’Asilum e insegnò agli umani l’arte della magia bianca, come il nostro popolo ha sempre fatto. Poi col passare degli anni recuperò una piccola parte dei suoi poteri e contribuì alla lotta con interventi anche diretti, nel tentativo di arginare le scorribande degli esseri oscuri. Nel mondo magico io guidavo un nutrito gruppo di dissidenti, fra i quali si annoverano: maghi bianchi, maghi rossi, draghi e creature magiche che non sopportavano più l’oppressione dei sanguinari maghi neri; gli abitanti di quel mondo sono tuttora costretti a combattere gli uni contro gli altri per sopravvivere. I maghi neri hanno creato un universo dove dare l’anima ai demoni è la costante regola giornaliera e non contenti vogliono attingere al grosso serbatoio che questo mondo costituisce».
Bithor smise per un attimo di parlare, dalla sua espressione traspariva tutta la determinazione che egli aveva; poi si rivolse nuovamente verso il ragazzo al suo cospetto: «Maximilian, questo non possiamo permetterlo. Pensa a quante donne, bambini, uomini ed esseri indifesi si troveranno nella situazione di dover uccidersi a vicenda per sopravvivere».
Maximilian, intento a conoscere quanto più si poteva sull’argomento, chiese al drago: «Bithor continua; voglio sapere ogni cosa di questa storia. So bene che si deve porre un freno a tutto questo, ma perché gli uomini non hanno vissuto in armonia con gli altri?».
Il drago dalle scaglie dorate rispose: «L’uomo è d’indole buona, ma purtroppo alle volte perde di vista le vere cose importanti.  È vulnerabile all’inganno e può essere raggirato con facilità da esseri diabolici. Ma torniamo a noi: il fatto che io sia stato catapultato in questo universo non è una brutta cosa. Sono riuscito ad incontrare te e stai certo che insieme mettiamo molta più paura di quanto ne incuta io da solo».
Maximilian, un po’ perplesso, continuava a non capire perché lui fosse così importante e lo chiese al drago: «Perché io sono così importante per tutti?».
Bithor ribatté: «Quando sono stato catapultato in questo mondo io avevo due scelte: eseguire lo stesso incanto che Brot fece tempo fa e dunque perdere tutti i miei poteri, diventando un drago di ferro. In quel caso però, non avrei potuto combattere alla pari con l’essere che sta manipolando gli uomini al momento opportuno; la seconda opzione era quella di trovare riparo. L’unico riparo efficace contro l’incanto che protegge il vostro mondo è la carne umana. Tu mi eri vicino e sono stato costretto a rifugiarmi dentro di te. Noi celestiali possiamo trasformarci in energia e trapassare ogni cosa; ponendomi dentro di te sotto forma di energia ho preservato il mio status di celestiale che altrimenti avrei perso e io sono l’ultimo, l’unico in grado di combattere contro di lui ad armi pari, poiché essere draghi celestiali significa avere accesso a particolari capacità. Questo è il motivo per il quale tu risulti importante; dentro di te c’è un enorme potere che può affrontare senza remore quello del loro capo. Nell’altro universo non potevano attaccarmi direttamente poiché ne avrei fatto brandelli; hanno dunque pensato di rendermi innocuo mandandomi qui, nel tentativo di privarmi dei miei poteri. Max; per questo cercheranno di ucciderti prima che io riesca a insegnarti come usare la mia energia e questo non deve accadere».
Maximilian asserì: «È dunque questo il motivo … È per la nostra presenza all’interno dell’Asilum».
Bithor precisò: «Ti sbagli; anche se noi non fossimo stati qui avrebbero cercato lo stesso di stanare i maghi bianchi. Ricordati che sono intenzionati a conquistare anche questo mondo». Poi serioso aggiunse: «C’è una cosa che devo chiederti: è di vitale importanza ritrovare Aschcore; insieme potremo tentare un’azione contro i maghi neri. Rintracciatelo e convincetelo a collaborare con noi; parla con il maestro Brot e riferisci che corre voce di un suo trapasso avvenuto molto tempo addietro. Il posto dove si nasconde pare si trovi nella zona asiatica: tra la Cina e il Tibet; dovrete raggiungere quelle zone».

In quell’istante l’ambiente divenne più chiaro, una luce si fece largo nell’oscurità e man mano diventava più grande; gli apparve infine il soffitto della sua camera e Maximilian si rese conto di essersi svegliato.
Egli si alzò dal letto e vide i suoi amici quasi pronti per recarsi a fare colazione, si affrettò a prepararsi e, appena finito, scesero in refettorio.
Dopo colazione si avviarono verso la loro classe dove quel giorno era in programma un’uscita con il maestro Wotan.
Il maestro entrò salutando educatamente e chiese: «Siete pronti per andare nel parco dell’accademia?».
I ragazzi risposero di sì e, mettendosi tutti in fila per due ordinatamente, scesero per le scale dello stabile fino a raggiungere il piano terra.
Arrivati vicino al portone, il maestro si rivolse alla classe dicendo: «Come detto in precedenza, oggi la nostra lezione sarà diversa dal normale; impareremo a maneggiare una possibile arma che ci sarà molto utile in combattimenti ravvicinati. Qualcuno di voi sa di cosa si tratta?». Chiese il maestro.
Maximilian alzò la mano.
Il maestro lo vide e gli disse: «Prego Maximilian dicci pure».
Il bambino spiegò: «Penso di sapere di cosa si tratta. Oggi ci insegnerà a maneggiare il gladio, ovvero una spada elementale che i maghi bianchi riescono ad evocare durante i combattimenti».
Wotan annuendo confermò: «Esatto. Oggi insegnerò alla classe come usare una spada fatta d’elementi. Prego: seguitemi». E si avviò verso il cortile, dove si trovava un enorme spazio verde con tanti alberi.
Gli alunni attraversarono il prato e si diressero verso il bosco; appena furono dentro di esso, videro che tra gli alberi era stato costruito un campo d’addestramento provvisto di appositi manichini tutti fatti di legno.
Il maestro si rivolse ancora una volta alla classe: «Siamo arrivati. Vedete i manichini che si trovano davanti a noi? Ai piedi di ognuno di loro ci sono delle spade fatte in legno; sceglietene una, impugnatela e guardatemi attentamente».
I ragazzi fecero quello che il maestro gli chiese, ovviamente iniziò tra loro un piccolo sfottò, che fu però bloccato sul nascere dal maestro: «Smettetela di fare fracasso e state attenti». Affermò Wotan.
Il mago portò la mano in avanti ed esclamò: «Gladio!».
Tanti piccoli vortici formarono quella che pareva una spada ed un rumore di forte vento provenne da essa.
I ragazzi rimasero a bocca aperta e il solito Chaman esclamò: «Caspita!».
«Maestro riusciremo anche noi a fare la stessa cosa?». Infine domandò l’alunno.
Wotan rispose: «In questo momento dubito che qualcuno di voi possa evocare la spada elementale, o per lo meno nessuno studente del primo anno c’è mai riuscito. La formula l’avete ascoltata tutti ed è: “gladio”; ovviamente, come per le precedenti magie che avete imparato, anche per questa la concentrazione deve essere perfetta. Mentre pronunciate la formula immaginate la spada che volete far apparire; ma badate: non tutte le spade sono uguali, variano secondo l’elemento che si padroneggia maggiormente».
La spada evocata dal maestro sparì subito dopo quelle parole e Wotan aggiunse: «Lo scopo di questa esercitazione è quello d’iniziarvi all’uso di essa; dunque, fate finta che il manichino di fronte a voi sia un vostro nemico e iniziate a simulare un combattimento usando le spade fatte di legno».
La classe iniziò l’addestramento del giorno.
Dopo un’ora, Wotan, consapevole che da bambini della loro età non si poteva pretendere tanto, affermò: «Va bene ragazzi, rientriamo in classe. Continueremo la lezione dal punto di vista teorico».
Tutti rimisero al proprio posto le spade di legno che in precedenza avevano preso e ordinatamente si avviarono, in fila per due, verso la classe.
Una volta arrivati nell’aula il maestro riprese la lezione.
L’orario scolastico mattutino finì e tutti gli alunni si avviarono verso il refettorio; il gruppo di Maximilian intanto, mentre percorreva la strada che li avrebbe portati alla sala pranzo, parlò della nuova magia di cui Wotan aveva accennato.
Hamza iniziò il discorso: «Che magia potente quella della spada elementale, ma a quanto pare più e potente la magia più è difficile da evocare. Io personalmente non vedo l’ora di poter padroneggiare quell’incanto».
Chaman lo ascoltò con attenzione, come del resto tutti i suoi compagni, poi gli rispose: «In effetti l’incanto è parecchio potente; ma avete notato che nemmeno i ragazzi del terzo anno sono arrivati al punto da prendere confidenza con il gladio. Ora: mi domando come possano i maestri farci studiare una magia complessa come quella al primo anno. Cosa si aspettano, che riusciamo in quello dove studenti del terzo anno non hanno successo?».
Isak diede una pacca sulla spalla a Chaman e gli disse: «Scusa  … Non ho capito. Forse tu in questi giorni non sei stato con noi. Se ricordi bene solo due giorni fa abbiamo affrontato un essere magico che voleva sbranarci e succhiare il nostro sangue. Ieri voi due avete incontrato un gruppo di esseri ostili e ne siete usciti vivi; e ti chiedi ancora perché ci stanno insegnando magie complesse?».
Gerard dichiarò: «Beh, effettivamente l’esperienze che ci stanno capitando non sono del tutto normali, quindi non dobbiamo meravigliarci ormai più di niente; suppongo che ci vogliano preparare al peggio. Ecco perché ci stanno facendo provare delle magie che andrebbero fatte anni più avanti».
Maximilian, che aveva ben chiaro il quadro della situazione, con calma quasi surreale e una smorfia dubbiosa sulla faccia, disse loro: «Non attraversiamo un bel momento. Dobbiamo impegnarci al massimo delle nostre forze; siamo costretti ad apprendere il prima possibile. Quei cosi ritorneranno e cosa pensate che vengano a fare? Non possiamo sempre contare sui maestri».
Un odore di pietanze prelibate disturbò la loro chiacchierata e Chaman colse l’occasione al balzo: «Oggi ho una fame da lupo; potrei mangiarmi anche un bue». Poi, passando dal tavolo di Margharet e le sue amiche, le salutò: «Salve gentili donzelle. Cosa mi dite di bello?». Domandò il baldo giovanotto.
I sei si fermarono dalle amiche e parlarono un po’.
Le ragazze, conoscendo Chaman, sorrisero e la stessa Margharet gli rispose: «Oh, Chaman; era da un po’ che non ti vedevamo». Girandosi poi verso Maximilian aggiunse: «Max, anche tu ultimamente ti sei fatto vedere poco in giro».
La voce di Maximilian non tardò a farsi sentire: «Effettivamente negli ultimi tempi io e Chaman abbiamo avuto un sacco di compiti da fare; sapete: un po’ di punizioni di qua e di là». Mentì loro per coprire la scomoda verità.
Successivamente si salutarono e i cinque si andarono a sedere al proprio tavolo.
Maximilian guardò dalla parte in cui pranzavano i maestri costantemente sopra pensiero per via della chiacchierata che aveva tenuto con Bithor.
A un certo punto il maestro Astral lo vide con la coda dell’occhio e lo salutò, alzando la coppa da cui beveva.
Il bambino chinò la testa ripetutamente e lo stesso fece il maestro per sottolineare di aver capito il suo messaggio.
Finito di pranzare i maestri si diressero al tavolo dei piccoli e, arrivati presso di loro, Astral gli chiese: «Maximilian; allora: cosa c’era di tanto urgente da riferirmi?».
Maximilian gli rispose: «Maestro. Ho bisogno di parlarvi ed è meglio se siete presenti tutti, ivi incluso il maestro Brot».
Le facce dei maestri mutarono.
Loky domandò: «È veramente così importante da parlarci tutti assieme?».
Maximilian annuendo replicò: «Certamente, altrimenti non avrei insistito così; potete starne certi».
I maghi intuirono qualcosa, si guardarono in faccia a vicenda e acconsentirono a portare Maximilian al cospetto di Brot.
I mentori lo invitarono ad alzarsi e s’incamminarono verso i sotterranei dove li aspettava il loro maestro; prima però, si raccomandarono con i presenti al tavolo di non seguirli e non dare nell’occhio, in quanto solo loro tra gli studenti erano a conoscenza del posto dove si trovava Brot.
I sei s’incamminarono lungo i corridoi per arrivare alla zona insegnanti, la oltrepassarono fino ad arrivare di fronte alla porta che dava verso i sotterranei, l’aprirono e continuarono verso il luogo dove li stava aspettando il drago di ferro.
Durante il cammino i maghi non dissero una parola e lo stesso fece Maximilian, che pensava alla storia raccontatagli da Bithor.
La porta enorme si ergeva dunque ancora una volta davanti a lui; Astral l’aprì e tutti i maestri entrarono nella grande sala.
Il maestro Asdar rivolse la parola a Brot che era immobile e rannicchiato in un punto oscuro della stanza: «Maestro. Perdonate se ci siamo intrufolati qui senza preavviso, ma abbiamo bisogno di conferire con lei».
Brot si alzò e lentamente si diresse verso il gruppo di persone che era davanti a lui.
Quando arrivò lì vicino parlò: «Sono qui ad ascoltarvi; ma presumo che per essere venuti a quest’ora, e di tutta fretta, si tratti di qualcosa d’importante».
Astral asserì: «In verità Maximilian ha chiesto di parlare a tutti noi di un evento importante».
Il drago si girò verso il ragazzo e gli domandò: «Maximilian … Ci vediamo spesso di questi tempi. Ma dimmi: di cosa si tratta?».
Il ragazzo prese coraggio ed iniziò a parlare: «Maestro Brot, mi sono rivolto a lei e a tutti i maestri poiché ho un messaggio da riferirvi. Questa notte ho avuto un colloquio con Bithor, si è mostrato uscendo da quell’oscurità che lo avvolgeva tutte le volte che ci incontravamo; mi ha chiesto di dirvi che dobbiamo cercare Aschcore».
Brot fu colto di sorpresa da quel messaggio e lo stesso fu per i maestri.
Il drago poi volle chiedere: «Perché questa richiesta? Aschcore non si fa vivo da millenni e non sappiamo nemmeno dove si trova in questo momento. Oltretutto anche se lo trovassimo dubito che collaborerebbe con noi».
Maximilian allora gli disse: «Maestro; Bithor mi ha spiegato tutto. So di quattro cuccioli che sono cresciuti assieme; so del tradimento degli umani, della lotta tra maghi e del quasi annientamento della razza dei draghi. Quando mi ha raccontato quello che è accaduto mi ha riferito che attualmente non possiamo ancora misurarci alla pari con i maghi neri, ma se riuscissimo a trovare Aschcore e convincerlo ad aiutarci, il nostro potenziale aumenterebbe. In seguito mi ha parlato della sua posizione: pare che abbia trapassato molto tempo fa e si sia rifugiato in una zona remota del Tibet, su un’alta montagna proprio per non essere rintracciato».
I maestri ascoltarono con attenzione tutto quello che Maximilian gli disse.
Brot rispose: «Capisco». Poi sospirando disse: «Se Bithor crede che possiamo convincere Aschcore a unirsi a noi, vale la pena tentare». In seguito, guardando i maestri, asserì: «Pare che ci aspetti un lungo viaggio sulle catene montuose del Tibet: preparatevi a partire. Due di voi verranno con me, mentre il resto continuerà a fare lezione agli alunni».
Maximilian s’intromise facendo presente: «C’è però una condizione da lui posta: se volete convincere Aschcore io dovrò venire con voi».
Sentite quelle parole Wotan esclamò: «Impossibile! Allo stato attuale delle cose non puoi lasciare l’Asilum; se ci scovano dovremo combattere».
Anche gli altri maestri furono tutti d’accordo, ma Astral, ripensando al giorno precedente e a come avevano affrontato i loro inseguitori, disse: «Ascoltate: capisco che facciate fatica a credere a un bambino di soli dieci anni, ma io c’ero quando si è battuto contro i nemici. Credetemi: senza di lui non saremmo qui adesso. Sono sicuro che ci sarà d’aiuto e verrà protetto con più efficacia in nostra compagnia. Ci saranno due maestri e un drago con lui». Affermò.
«Tenendo conto che se Bithor gli ha detto d’incontrare Aschcore di persona, ci deve essere un motivo; non credete?». Domandò infine Astral.
Brot a quel punto proferì: «Direi proprio di sì. Dunque è deciso: si parte domani mattina all’alba. Wotan, Astral; voi verrete con me e Maximilian, ci diamo appuntamento in questo luogo».
I maestri annuirono e prima di congedarsi chiesero spiegazioni su come fosse fatto Aschcore, del quale avevano sentito solo parlare fino a quel momento.
Il drago acconsentì a descriverlo, iniziando a rendere partecipi anche i maestri delle sue fattezze: «Aschcore è un drago appartenente alla famiglia dei loong: un lungo serpente con quattro piccole zampe che lo sorreggono; la sua testa assomiglia a quella di un leone baffuto e tra tutti i draghi è stato colui che si è sempre mostrato benevolo verso la razza umana. Il suo aspetto non lo fa sembrare combattivo, ma credetemi: può essere definito uno tra i più potenti draghi esistenti. Benché non abbia le ali è in grado di volare e la sua magia è forte, al punto che si diceva in grado di sopportare persino il peso dell’incanto divino lanciato su questo mondo. Tempo addietro ci fu una disputa tra noi fratelli: Melkore accecato dall’odio verso gli umani voleva riservargli lo stesso trattamento che loro avevano propinato alla nostra razza; non c’erano vie di mezzo: Io e Bithor ci opponemmo a Melkore, lo stesso fece Aschcore. Vedendosi in minoranza Melkore scelse l’esilio e si affiancò ai maghi neri. Per quanto riguarda Aschcore, dopo quell’episodio perdemmo le sue tracce e nessuno ne seppe più niente, almeno fino ad oggi; questo è quello che è successo». In seguito si fermò un attimo, poi suggerì: «Ma adesso Andate pure, domani ci aspetta una dura giornata».
Il gruppo, dopo aver salutato, si avviò verso l’uscita e successivamente raggiunse il piano superiore.
Quando giunsero all’entrata dell’accademia il gruppo si separò: i professori si diressero verso le rispettive classi e Astral con Maximilian si avviarono verso l’uscita.
Sulla soglia del portone Astral gli rivolse la parola: «Max, partiremo domani alle quattro del mattino; adesso però dobbiamo ritornare al nostro dovere, che è quello di addestrarci affinché tu diventi autosufficiente. Capirai che il posto dove eravamo soliti andare non è più utilizzabile, poiché scoperto dal Grugno; pertanto oggi ci addestreremo nel parco dell’accademia dove il maestro Wotan vi ha fatto provare con le spade di legno».
Maximilian non ebbe nulla da obiettare e s’incamminarono per raggiungere il luogo prestabilito.
Una volta arrivati là, Astral iniziò ad esporre la sua lezione giornaliera: «Eccoci qua. Dunque: eravamo rimasti all’evocazione della spada; vero?».
Maximilian accennò un sì e il maestro allora continuò la sua spiegazione: «Come ti ho già detto, la formula è “gladio”, ma il segreto sta tutto nella concentrazione, come d’altronde lo è anche per gli altri incanti. Ricordati Max che tutte le magie attingono direttamente all’anima senza la quale non si potrebbero esercitare. Ci terrei che tu riprovassi ad evocare la tua spada poiché ti tornerà utile in parecchi scontri, soprattutto se il nemico si avvicina troppo ed è dunque un incanto che dovrai apprendere quanto prima se vuoi essere un mago finito». Poi guardandolo accennò un sorriso ed aggiunse: «So che questa magia è molto difficile; è insegnata il quarto anno appositamente. Nel tuo caso però, non si può aspettare tanto ed è per questo che in accordo con i professori abbiamo deciso di anticipare il programma per voi del primo anno; appositamente per aiutarti. Adesso prova se riesci a portare a termine l’incanto, ma mi raccomando: come al solito aspetta che finisca di prepararmi, incomincerai non appena avrò terminato di riprodurre i miei incanti protettivi».
Maximilian annuì e osservò il suo maestro, che ponendo i due palmi delle sue mani verso l’alto, pronunciò: «Solvo!».
Una flebile luce partì da Astral per invadere l’intero parco senza che nessuno notasse niente.
Fu allora che il maestro gli fece capire d’iniziare pure l’addestramento.
Maximilian non perse tempo e iniziò a pronunciare gli incanti che gli avrebbero permesso di evocare la spada elementale.
Anche quel giorno passò senza grandi miglioramenti, a quanto pareva l’incanto era più difficile del previsto; l’oscurità incominciò a fare la sua comparsa e i due capirono che il momento di rientrare era giunto.
Il maestro gli disse: «Max per oggi può bastare, riprenderemo al ritorno dal viaggio in Tibet. Ora sarà meglio andare a darci una sistemata prima della cena».
Maximilian smise di provare a produrre quella magia e avvicinandosi ad Astral gli fece presente: «Questo tipo d’incanto è parecchio difficile, penso che ci vorrà del tempo per apprenderlo».
Astral rispose: «Non preoccuparti, ogni cosa a suo tempo. Quando sarà il momento giusto riuscirai a farlo, ma adesso non perdiamoci in chiacchiere: andiamo a prepararci per la cena e soprattutto … Vai a dormire presto poiché domani mattina dovrai alzarti di buon ora». Detto quello, i due s’incamminarono verso l’accademia per sparire poi dietro il portone d’ingresso.


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Vi saluto tutti.
Ciao.