Ho revisionato l’ennesimo capitolo.
Buona lettura:
CAPITOLO 9
«Ah! Ah! Ah!». Se la sghignazzava un animale
peloso dal manto grigio.
«E voi credete che sia sufficiente così poco
per aprire quei recipienti?». Ci domandò infine.
«Chi sei?». Chiesi io di rimando.
«Ah … Non abbiate timori. Non sono un
nemico». Ribatté quello strano essere.
Poi ci guardò e osservò anche coloro che
erano all’interno delle prigioni trasparenti.
«Suppongo che quelli siano vostri amici».
Affermò.
«Sì». Rispose Barlume. Poi aggiunse:
«Vogliamo liberarli».
«Non riuscirete ad aprire quei barattoli».
Disse l’essere appena apparso.
«Barattoli?». Domandai.
«Esatto: barattoli. Non ditemi che non sapete
cosa sono». Asserì tutto baldanzoso lo straniero dal pelo grigio.
Poi egli capì che effettivamente non avevamo
mai visto quei cosi e ribadì: «Mi sa che non sapete veramente cosa siano. Beh …
Poco male; ve lo spiegherò io».
Si fermò per un istante e in seguito continuò
il suo discorso: «Non sono altro che barattoli di vetro. Gli umani li usano per
conservare il cibo». Si avvicinò al barattolo e guardando al suo interno
riprodusse una faccia strana.
Successivamente affermò: «Però mi sa che questa
volta li hanno usati per i loro giochi. Poveri diavoli». Lo disse rivolgendosi
alle lucciole prive di vita.
Ebbene, quelle lucciole, a detta dell’essere
che avevamo davanti, erano state catturate e uccise per puro divertimento.
Quale bestia nel mondo poteva mai concepire
uno scempio del genere: uccidere per divertirsi …
«Come facciamo per aprile?». Chiesi
all’essere.
«Beh, fatemi pensare; non possono essere
aperte: sono tutti morti!». Esclamò ridacchiando.
Noi cambiammo espressione e di tanto in tanto
guardavamo Re Neon e gli altri in agonia; ci sentivamo impotenti.
«Mah … Stavo solo scherzando». Aggiunse
l’essere a quattro zampe.
«Bene, prima le presentazioni: io mi chiamo
Zuzù e sono un topolino di campagna; aggiungerei anche: uno dei pochi fortunati
sopravvissuti al veleno che sistematicamente l’essere umano usa per ucciderci».
Egli fece un attimo di pausa e poi affermò:
«Ed ora veniamo al problema: guardate in alto; lo notate quel tappo circolare
di colore grigio?». Ci chiese.
Noi annuimmo; poi gli facemmo capire che già
avevamo provato a raggiungerlo, ma lui ci fermò subito e asserì: «Non
preoccupatevi, ci andrò io. Voi di certo non ci riuscireste».
Zuzù si arrampicò senz’alcuna difficoltà sulla
parete scivolosa e si andò a sistemare proprio sul tappo.
Ebbene: lui fece in modo che si aprisse
girando su se stesso in senso antiorario, poi fece saltare il coperchio che
impediva il passaggio dell’aria nella prigione.
«Ti prego: fallo anche con gli altri». Gli
dissi.
Lui accennò un sì e aprì anche gli altri due
recipienti che contenevano le lucciole vive.
I recipienti in cui erano stipati i corpi
delle lucciole morte non vennero aperti però.
Dopo pochi minuti le facce dei prigionieri
ripresero colore e, uno ad uno, si alzarono sulle proprie gambe.
Re Neon si svegliò e quando ci vide chiese:
«Dove siamo?».
«Sire, ci hanno catturato i Giganti Rosa;
siamo in pericolo: dobbiamo fuggire». Affermò Barlume.
Il Re, non appena udì quelle parole, si levò
in volo e con l’aiuto degli adulti trasportò tutte le larve fuori dalla
prigione, inclusa Gaia.
Le lucciole vive erano tutte al sicuro,
respiravano ed era solo questione di tempo prima che si riprendessero del
tutto.
Si avvicinò a noi Zuzù e ci disse: «Siete
stati fortunati, se non fossi passato di qui difficilmente l’avreste aperte
quelle trappole». Riferendosi ai recipienti chiusi.
«Grazie». Ribadii.
«Ah, non c’è di che; sono sicuro che voi
avreste fatto lo stesso. Ma ditemi: come vi allontanerete adesso?». Ci chiese
in seguito.
«Come ci siamo avvicinati». Risposi io.
«Hm … Alquanto improbabile». Ribatté lui.
In quell’istante si avvicinò Re Neon e ci
rivolse la parola: «Vi dobbiamo tanto. Una volta arrivati alla colonia sarete
ricompensati».
«E anche tu». Rivolgendosi a Zuzù. «Avrai
sempre la nostra riconoscenza per ciò che hai fatto».
«Ah … Maestà, non si preoccupi, adesso vi
dovrete concentrare soprattutto sul come riuscire a scappare di qui».
Controbatté il topo.
Re Neon annuì e si guardò in giro, poi
osservò le larve che c’erano e bisbigliò: «Sarà un’impresa difficile portare
via tutte le larve». E pensieroso continuò a guardarsi intorno.
«Per ora cerchiamo un rifugio, poi penseremo
a come fuggire. Anche perché l’alba è vicina». Disse infine Re Neon.
«Venite, vi accompagno in una zona che
dovrebbe proteggervi». Propose Zuzù; detto quello s’incamminò dinnanzi a noi e
ci portò all’interno di un cubo d’erba secca, lì c’era una spaccatura
abbastanza capiente da farci stare tutti.
Ci accomodammo al suo interno e ci sdraiammo
comodamente; ma ahimè, le sorprese ancora non erano finite: io, Barlume, Gaia e
quattro larve presenti, non avevamo una bella cera e non stavamo affatto bene.
Io non sapevo cosa stesse accadendo, ma le
gambe erano divenute molli e non riuscivo a tenermi in piedi; la testa mi
girava e sentivo uno strano gusto: non potei fare altro che stendermi e sperare
di riprendermi.
Lo stesso fecero i miei compagni; Barlume poi
lo vidi accanto a me sudato e sofferente.
Mi faceva male dappertutto e la corazza
pareva che mi stesse stretta, a quel punto io non resistetti più: mi
addormentai poiché lo stato in cui ero non mi permise di andar oltre.
Il testo che avete appena letto è così
costituito: parole 862; caratteri spazi esclusi 4432; caratteri spazi inclusi
5249; paragrafi 48; righe 87.
Vi saluto tutti.
Ciao.
