Anche il decimo capitolo è stato sistemato …
Buona lettura:
CAPITOLO 10
Io stavo così male che non mi accorsi del
tempo trascorso, aprii gli occhi e fui testimone di uno strano avvenimento: accanto
a me c’erano dei pezzi di corazza, mi domandai a chi appartenessero.
Mi alzai e notai che il malore che mi
affliggeva era scomparso: adesso mi sentivo meglio.
Poco distante da me c’era Barlume; anche lui
era circondato da pezzi di corazza, lo stesso materiale di cui era formata la
nostra protezione.
Le luci intermittenti che le lucciole
emanavano mi permettevano a malapena di vedere quello che stava accadendo, ma
tastandomi il corpo capii che mi era successo qualcosa.
Mi spaventai e richiamai l’attenzione del mio
amico: «Barlume». Dissi.
Lui di rimando ribatté: «Hai notato anche
tu?».
«Cosa sta succedendo?». Chiesi.
Il posto d’un tratto fu illuminato dalla luce
emanata da alcune lucciole femmine; essa era continua, dunque ci permise di
osservare cosa fosse accaduto.
Il nostro corpo era cambiato: non avevamo più
forma larvale, ma eravamo divenute lucciole complete.
Io ero diventato una lucciola adulta con
tanto di ali, due zampe e quattro braccia.
Lo stesso era avvenuto per Barlume e altre
lucciole che fino al giorno prima erano semplici larve: in tutto eravamo cinque
ad aver subito la trasformazione.
In quell’istante arrivò in zona anche Re Neon
e quando vide ciò che era successo ebbe un sussulto, poi capimmo il perché:
«Questa è decisamente una buona cosa». Disse.
«Adesso possiamo fuggire da questo posto».
Affermò subito dopo.
Io mi permisi di chiedere come avremo fatto e
lui rispose testuali parole: «Con le vostre ali. Ragionate: siamo dieci
lucciole adulte, più voi cinque. Ognuno di noi porterà una larva oppure una
lucciola femmina. Così facendo non lasceremo indietro nessuno».
Il ragionamento fatto era logico, ma non si
era tenuto conto che noi non sapevamo volare.
Barlume lo fece presente e il Re rise;
affermò che era una cosa naturale e che avremo volato al primo colpo.
Io pensai che almeno dovevo fare una prova e
immaginai di volare; beh: in quell’istante le ali si aprirono e, come se fosse
naturale, incominciarono a dimenarsi senza che io comandassi nulla.
Il mio corpo iniziò a sollevarsi da terra, sino
ad arrivare al soffitto del rifugio che ci aveva nascosto fino a quel momento.
La testa ci sbatté conto poiché non mi
aspettavo d’essere capace di volare al primo tentativo.
Le altre lucciole provarono la stessa mia
azione e riuscirono anche loro a volare.
Visto che potevamo alzarci in volo, ci
accordammo sul da farsi; dunque: ognuno di noi avrebbe portato una larva.
La voce di Zuzù disturbò la nostra riunione:
«Allora, siete pronte?». Ci domandò. «Questo è il momento giusto se volete
fuggire. Di notte avrete più possibilità». Affermò in seguito.
Dopo le sue parole Zuzù ci invitò a seguirlo,
uscimmo dal nostro nascondiglio e controllammo che non ci fossero Giganti Rosa
nei paraggi; a quanto pareva erano rintanati nel loro rifugio.
Bene … Quello era decisamente il momento
giusto per fuggire.
Ci precipitammo a prendere le larve e le
femmine; io presi Gaia, Barlume invece prese una larva.
Tutte le lucciole erano già in volo dopo
pochi minuti, dirette verso l’estremità del campo dov’eravamo arrivati giorni
prima.
Io, mentre ero in volo, guardai verso il
basso e non feci caso a Gaia che era aggrappata a me; non notai come mi stava
guardando.
Immaginai solo che nascosti dentro quell’erba
c’erano un sacco di insetti privi di vita; da un lato fui felice di poter
volare, poiché non fui costretto ad assistere a quella orribile scena.
Le luci intermittenti delle lucciole
s’iniziarono a vedere nitidamente, mentre da lontano, nel rifugio che avevamo
lasciato, Zuzù ci stava salutando.
Volgendomi indietro vidi che Zuzù stava
sbracciandosi, pareva volerci comunicare qualcosa.
Insisteva, al che mi chiesi cosa mai potesse
agitarlo così tanto; beh, lo capii subito dopo cosa ci volesse dire: dinnanzi a
noi ci ritrovammo le tre figure dei Giganti Rosa, quelli meno grandi ma
comunque pericolosi.
I giganti ci avevano avvistati e sarebbe
stata dura seminarli, ciononostante non ci facemmo sopraffare dal panico;
questa volta non eravamo costretti a strisciare, ma potevamo volare.
Con l’aiuto delle ali riuscimmo a schivare
tutti i colpi che ci scagliarono contro; le loro mani erano troppo grandi per
poter sperare di centrare degli insetti in volo.
Stavamo procedendo verso la fine del campo
disseminato di carcasse d’insetti, quando udimmo rumori fragorosi che rimbombavano
ovunque.
I tre Giganti Rosa stavano tentando il tutto
per tutto pur di non farci scappare.
I rumori erano provocati dall’unione
improvvisa delle loro mani enormi, movimento che facevano per tentare di
schiacciare qualche lucciola.
Quell’azione la ripetevano spesso e purtroppo
alcune lucciole vennero colpite e schiacciate, poi caddero al suolo prive di
vita; le lucciole colpite scomparvero nell’erba alta che stavamo sorvolando …
«Presto, non fermatevi!». Esclamò Re Neon. «Dirigetevi
verso la fine del campo». Infine asserì.
Inutile dire che l’impresa era ardua: i
Giganti Rosa ci stavano abbattendo tutti, uno ad uno; e senza pietà.
I versi terrificanti di quei tre giganti
venivano riprodotti di continuo e i colpi che seguitavano a dare contribuivano
a disorientarci, tale era la loro forza.
Ma a un tratto essi si arrestarono e lo
fecero quando si udì un verso ancor più acuto e terrificante.
I giganti si fermarono e si rivolsero verso
la pietra dove abitavano, poi si diressero verso di essa; a quel punto si sentì
ancora una volta quello stridio.
Girai la mia faccia verso il luogo da dove
provenivano quei rumori e vidi che un essere tre volte più grande stava
emettendo quei versi, probabilmente erano richiami per i tre giganti minori.
Dopo poco i tre mostri svanirono all’interno
della loro tana e noi fummo in grado di raggiungere la fine del campo.
Il testo che avete appena letto è così
costituito: parole 956; caratteri spazi esclusi 4879; caratteri spazi inclusi
5790; paragrafi 45; righe 92.
Vi saluto tutti.
Ciao.
