Sistemato l’undicesimo capitolo …
Buona lettura:
CAPITOLO 11
Il nostro gruppo atterrò proprio ai bordi del
campo; lo facemmo perché avevamo bisogno di riposare.
Io posai prima Gaia a terra, poi poggiai i
miei piedi; la guardai e chiesi: «Tutto bene?».
Gaia mi rivolse la parola: «Sì; grazie». Era
un bel po’ che non lo faceva …
Nel frattempo si avvicinarono anche gli
altri; eravamo rimasti in quattordici: sette lucciole adulte, quattro lucciole
femmine e tre larve.
Tre lucciole erano state abbattute con i loro
carichi e sei lucciole erano dunque morte nel tentativo di fuggire dai Giganti
Rosa.
«Dobbiamo allontanarci». Affermò Re Neon.
Il Re aveva ragione, lì sarebbe stato
pericoloso e sapevamo che prima o poi i giganti ci avrebbero raggiunti.
Noi lucciole, di certo, se ci fossimo trovate
di fronte al mastodonte capace di emettere la nube velenosa, saremmo morte
all’istante.
«Da questo momento in poi non emettete i vostri
segnali luminosi». Disse Re Neon.
Non appena il Re finì di parlare tutti
spensero le loro luci, meno che me; io non l’avevo mai accesa e non avevo
nemmeno idea di come farlo.
Ma in quel caso non fu di peso la cosa, parve
che nessuno me la rimproverò quella mia mancanza.
Barlume era riuscito sfuggire ai giganti come
tutti noi e dopo poco io lo avvicinai.
«Allora?». Gli chiesi.
«Tutto bene». Mi rispose.
Poi disse: «Volare è un’esperienza
fantastica. Solo che l’avevo immaginata diversamente; e non tentando di
scappare da un Gigante Rosa». E infine riprodusse una smorfia.
A quel punto anche a me sfuggì un sorriso,
proprio perché c’era bisogno di qualche distrazione in quel momento.
Barlume e io in seguito ritornammo seri e ci
chiedemmo come uscire da quel pasticcio.
Una cosa di buono c’era però: se eravamo
riusciti a sfuggire a quei tre pachidermi, potevamo raggiungere di nuovo la
colonia.
Decidemmo di metterci subito in marcia e dato
che quella notte non c’era la luna piena non si vedeva granché; per questo
motivo non volammo, ma camminammo lungo un sentiero.
La via si riusciva a scorgere, anche se con
un po’ di difficoltà, e dopo parecchio tempo arrivammo nei pressi di un
cespuglio; lì c’era un riparo ideale per noi.
Anche Re Neon si accorse che il sole stava
per nascere, decise dunque che sarebbe stato saggio nascondersi dentro al
cespuglio; l’interno sembrò come quello della colonia: confortevole e umido.
La cosa strana fu che lì non c’era alcun
insetto; ma sapevamo che, data la vicinanza dei Giganti Rosa, tutto era
possibile: persino che i Giganti fossero arrivati fin là ed avessero cosparso
la nube tossica in zona.
Il nostro gruppo prese posto nel cespuglio e
stabilimmo i turni di guardia, ovviamente toccò anche a me e Barlume farla, e
fummo i primi a cui venne dato l’incarico.
Barlume e io ci mettemmo subito all’opera:
uscimmo fuori dal cespuglio e, cercando riparo sotto alcune foglie, guardammo
per bene l’intera area.
Se qualche Gigante Rosa si fosse avventurato
in quella zona, di certo noi l’avremmo visto.
Io feci fatica a tenere aperti gli occhi,
primo per la stanchezza, poi perché non ero abituato ai raggi del sole; e
allora ne approfittai per fare due chiacchiere con Barlume.
Noi due parlammo di tutto quello che ci era
successo, persino del mutamento che avevamo subito, poi ci soffermammo sui
Giganti Rosa.
«Da non crederci che in natura esistano
esseri simili». Affermò lui.
«I Giganti Rosa … Che strani esseri …».
Ribattei io pensieroso.
«Zuzù li ha chiamati esseri umani. Ha anche
affermato che quegli esseri cacciano per divertimento e che non hanno rivali in
natura». Disse Barlume.
Io sospirai e feci presente: «Non vedo l’ora
di riprendere la vita che facevamo prima, quando l’unica nostra preoccupazione
era quella di imparare per poter sopravvivere».
Il nostro turno di guardia passò e ci vennero
a dare il cambio, finalmente potevamo riposare; entrammo nel cespuglio e
prendemmo posto accanto alle altre lucciole, inutile dire che cascai in un
sonno profondo subito dopo.
Quando riaprii gli occhi il sole aveva
lasciato il posto a una bella luna piena e dinnanzi a me il Re e due adulti si
stavano organizzando per decidere quale sarebbe stato il percorso migliore da
fare.
«Sarebbe il caso di spiccare il volo». Riferì
una lucciola adulta.
«Non possiamo». Obiettò Re Neon.
«Ma è l’unico modo per allontanarsi da questo
posto». Disse l’altro adulto.
«Pensateci». Affermò in un primo momento
Neon.
Poi aggiunse: «Tutte le volte che ci hanno
scoperto e inseguito eravamo in volo e con le nostre luci accese. Io penso che
ci avvistino grazie ai segnali luminosi che noi emettiamo».
A quelle parole nessuno rispose, anche perché
oramai era ovvio: il nostro luccicare era oggetto d’interesse per gli umani;
tanto bastava per scatenare la loro ira contro di noi.
Il testo che avete appena letto è così
costituito: parole 790; caratteri spazi esclusi 3910; caratteri spazi inclusi
4662; paragrafi 40; righe 75.
Vi saluto tutti.
Ciao.
