Ebbene … Sono riuscito a farvi leggere il
secondo libro.
Il primo aveva come argomento il fantasy tendente
all’horror, invece il secondo, come avete ben constatato, ha come oggetto una
bellissima storia rivolta ai bambini (dai dieci anni in su).
Una cosa è certa: uno scrittore è capace di
scrivere di svariati argomenti e può passare dalla narrazione fantasy a quella
horror, da quella fantascientifica alla narrativa per bambini.
Io spero che ci sia riuscito e che la storia
che avete letto sia stata di vostro gradimento; ciò mi basta, poiché il mio intento
è proprio quello di non far morire i libri che voi avete letto.
Sapete … Leggendoli avete contribuito alla
loro vita (di questo vi ringrazio).
Perché io vi ringrazio?
Perché nessuno, in Italia, era disposto a
stamparli (a meno che non pagassi) e dunque sarebbe stato difficile arrivare a
voi lettori, ma fortunatamente c’è internet e piattaforme come blogger e google
che permettono di esprimersi liberamente (democrazia).
Dunque … Grazie a tutti i lettori del blog e
a coloro che hanno letto i miei libri, poiché voi, con la sola vostra presenza sul blog, mi avete spronato ad andare avanti.
Ovvio; grazie alla piattaforma blogger e alla
piattaforma google +, poiché lasciare esprimere le persone non è una cosa
scontata: in alcuni posti si esprimono solo coloro che la parola la possono
comprare.
Or dunque: Buona lettura …
CAPITOLO 14
Quando io atterrai mi guardarono con la bocca
aperta, non si aspettavano quella scena; là vidi anche Watt e la sua
combriccola.
Watt e i suoi non si avvicinarono, ma
stettero lontani timorosi; e non solo: loro non erano cambiati, ancora avevano
sembianza di larva.
Gaia mi rivolse la parola: «Grazie Luminos».
Con molto piacere constatai che il mio nome
non l’aveva dimenticato, ma quello non era il momento di pensare a cose del
genere: i giganti probabilmente si sarebbero avvicinati presto.
C’era un altro problema da risolvere: se non
volevo attirare la loro attenzione dovevo spegnere la mia luce; essa era troppo
forte per passare inosservata.
Chiesi a Barlume: «Come si fa a spegnere la
propria luce?».
«Semplice, pensa intensamente al buio e
quando sarai abbastanza concentrato la luce che emani si spegnerà». Disse.
Io misi in pratica immediatamente ciò che lui
aveva detto e mi concentrai, dopo poco la luce scomparve: ero riuscito a
spegnerla ed eravamo ritornati nell’oscurità.
Rientrammo tutti dentro il nostro rifugio, ma
sapevamo che esso non era sicuro poiché là ci avevano già attaccato; e allora
Re Neon ci parlò, parole che durarono pochi istanti: «Seguite me!». Esclamò,
poi si diresse verso una pietra al centro del rifugio.
Lì c’era una specie di passaggio il quale
s’inoltrava nel sottosuolo; ci incamminammo al suo interno mettendoci in fila
indiana.
Le luci iniziarono a lampeggiare e furono l’unico
strumento per orientarci; io, di contro, non accesi la mia, anche se ero
curioso di scoprire se effettivamente avevo capito come accenderla.
Dopo un bel po’ di tempo sbucammo in un posto
che io non avevo mai visto: eravamo in una grotta, all’interno della quale
c’era un rialzo; su quel rilievo c’era una grossa pozza d’acqua alimentata da
un ruscello.
La pozza d’acqua, a sua volta, fuoriusciva
dolcemente dai bordi inclinati verso il basso, in modo da non inondare quel
rifugio.
Il posto era tranquillo e pareva che già
fosse stato abitato dalle lucciole.
C’era di tutto in quel posto: rifugi in cui
dormire, cibo ben conservato e varie uscite che permettevano a ognuna di noi
lucciole d’avventurarsi alla ricerca di lumache.
A quel punto il Re si portò su un sasso e ci
parlò nuovamente: «Questo posto è stato costruito per periodi difficili. Qui
nessuno potrà farci del male, poiché è impossibile arrivarci anche per i
Giganti Rosa. Dunque: prendete posto nei vari rifugi, l’alba è vicina e
meritiamo un po’ di riposo». Dopo quelle parole tutti andarono verso un
rifugio; io e Barlume facemmo la stessa cosa …
D’un tratto però, fummo avvicinati da Re Neon
il quale ci rivolse la parola: «Miei cari figli». Ci disse. «Non ci sono parole
per ringraziarvi; posso però assicurarvi che non dimenticherò ciò che avete
fatto per me e per i vostri fratelli». Detto quello si allontanò, facendoci
presente che ci avrebbe chiamati al palazzo reale per darci alcune
comunicazioni.
Io e Barlume ci guardammo in faccia e riproducemmo
delle smorfie di compiacimento, poi ci avviammo verso uno dei rifugi a noi
vicini.
Mentre stavamo per occuparlo però, una voce
ci disturbò; era proprio quella di Watt: «Dove credete di andare?». Ci domandò.
Questa volta lo guardai con aria stranita e
vi assicuro che quella lucciola mi fece pena.
“Possibile che continui con il suo
atteggiamento?”, mi domandai.
Fu proprio così: lui stava facendo ancora il
superbo.
«Watt; è ora di finirla. Guardati …». Gli
fece presente Barlume.
Era ancora una larva, eppure si comportava
come se non si rendesse conto di quello che era successo.
Sospirai e per la prima volta ribattei: «Non
ti puoi permettere di fare lo sbruffone».
Lui cercò di rispondere, ma lo bloccai
immediatamente: «Ho visto come ti sei nascosto durante l’attacco dei giganti;
eri molto spaventato: tremavi, tanto da scacciare le altre lucciole dal tuo
rifugio perché non ti togliessero spazio. Non t’importava se sarebbero morte;
vero?». Gli domandai infine.
Barlume rincarò la dose: «Sei un codardo
Watt; ecco la verità!». Esclamò
arrabbiato.
Il suo gruppo non aggiunse altro, anche
perché accorsero molte lucciole adulte e dato che io e Barlume avevamo subito
la trasformazione prima di loro ci spettava di diritto il rispetto.
Watt, sentite le mie parole, divenne rosso
dalla vergogna: non seppe cosa rispondere e scappò via, assieme a lui tutti i
suoi compagni; rimase solo Gaia.
Lei mi parlò: «Sai Luminos, ti ho sempre
guardato con occhi particolari».
Stava per aggiungere altro, ma io la bloccai:
«Non aggiungere nulla». Le dissi.
Io ricordavo bene con che occhi mi guardava
tempo prima.
«Allora posso condividere il rifugio con
voi?». Mi chiese Gaia.
La osservai, poi guardai Barlume che proprio
non aveva una bella cera; lui l’aveva sempre criticata per il suo comportamento
da snob.
Al che io risposi: «No. Meglio di no».
«Ma perché?». Chiese lei.
Feci segno verso Watt e la sua cricca, poi
ribattei: «Penso che i tuoi amici abbiano bisogno di te più di quanto non
l’abbia io». Mi girai, feci l’occhiolino a Barlume, che già rideva sotto i
baffi, e mi avviai verso il rifugio che avevamo scelto.
Barlume infine le disse: «Ci si vede bella».
Poi mi raggiunse.
Gaia rimase attonita a guardarci …
Io e Barlume entrammo infine nel posto che
avevamo scelto e ci sdraiammo sui giacigli che erano presenti; non vedemmo però
cosa fece dopo Gaia, ma oramai a me non importava: avevo compreso che non era
una vera amica.
*********
Un lume abbagliante invase il rifugio;
guardai se fossi io a emanarlo, ma questa volta non c’entravo proprio nulla:
era il sole.
Il posto dove eravamo ci permetteva di vedere
la siepe dove prima abitavamo; e non fu un bello spettacolo quello: avevamo
fatto appena in tempo a scappare, poiché i Giganti Rosa si rifecero vivi e
misero in subbuglio quel posto; questa volta però non trovarono nulla perché
noi eravamo in salvo su un’altura difficile da raggiungere: potevamo dormire
sonni tranquilli.
Illuminati dalla luce del sole, immersi nei
piacevoli rumori della natura e con la presenza della tanto ambita umidità, noi
lucciole ci stavamo per godere un periodo di pace che sarebbe durato un bel
po’.
EPILOGO
Ebbene … La nostra avventura è stata
avvincente, ma è ora di portarvi a conoscenza di quello che è successo dopo che
noi lucciole ci siamo trasferite nel rifugio anti Gigante Rosa:
Erano ormai passati due anni dalla prima
volta che fummo attaccati dai Giganti, otto mesi da quando ci nascondemmo; da
allora non andammo più via dal nostro nascondiglio e la colonia aumentò di
giorno in giorno.
Re Neon ci lasciò per dirigersi verso i campi
protetti; questi ultimi erano posti dove nessuno aveva il permesso di volare, a
meno che non fosse assieme alla propria compagna di vita.
Nemmeno una lucciola adulta aveva mai fatto
ritorno da quei campi; e questo era davvero un fatto strano.
Dopo poco tempo dall’allontanamento degli
adulti arrivavano sempre molte larve nella colonia; dei loro genitori però, non
era dato sapere.
La successione a Re Neon fu un travaglio e la
scelta, di conseguenza, difficile.
Penserete che sia stato io il successore al
trono, ma vi sbagliate; io, benché fossi la lucciola più luminescente che era
mai apparsa, non fui eletto Re.
E chi se non me … Certo, tra i candidati
c’ero anch’io; ma la scelta cadde proprio su di lui: Barlume.
Il mio miglior amico era diventato il Re
delle lucciole e a me fu affidato il compito di vegliare sulla sicurezza della
colonia.
Io ero diventato molto conosciuto dal giorno
in cui riportammo indietro Re Neon, tutti mi salutavano e mi portavano il giusto
rispetto, persino Watt e i suoi amici si rivolgevano a me con la dovuta
reverenza; nulla a che vedere con i comportamenti da loro tenuti in gioventù.
Gaia la vedevo spesso, ma rimanemmo solo
amici e lei si accostò sempre di più a Watt, fino al giorno in cui anche loro
si avviarono verso i campi protetti: erano diventati compagni per la vita.
Dopo un po’ di tempo dalla loro partenza
arrivarono nella colonia molte larve, alcune somiglianti proprio a Gaia, altri
a Watt; avrei riconosciuto il suo modo di comportarsi in chiunque.
Quel fatto mi fece riflettere e dunque
compresi che mi trovavo di fronte ai figli delle due lucciole che avevano
frequentato gli stessi miei corsi in gioventù.
Allo stesso tempo mi posi anche molte domande
… Qualsiasi cosa accadesse nei campi protetti, di certo non era il caso di
scoprirlo.
I Giganti Rosa … Li vidi molte volte ancora;
ma mi tenni lontano da loro, l’unica cosa che m’interessava era lo svolazzare
notturno al lume della mia luce; e tanti puntini intermittenti vidi ancora
rischiarare il buio della notte.
Quei lumi intermittenti li vidi fino a quando
non divenni abbastanza grande da perdere parte della forza per volare.
Barlume aveva preso la mia stessa decisione e
dunque non aveva trovato la sua compagna; insieme riuscimmo a vedere i giorni
più belli che la colonia avesse mai vissuto; ma quando potevamo, soprattutto di
notte, svolazzavamo al chiarore della luna emettendo le nostre luci a
intermittenza.
In quanto agli esseri umani: beh … Speravamo
che lasciassero in pace due vecchi insetti, la cui unica colpa era quella di
sognare d’entrare a far parte delle lucciole disseminate nella volta celeste e
che luccicano per l’eternità.
Luminos.
Fine.
Messaggio dell’autore
Il Romanzo che avete appena letto è stato
scritto, corretto, impaginato, rilegato, illustrato e interamente curato da
Santamaria Pasquale (l’autore) senza l’aiuto di nessuna casa editrice.
“Egli” è stato scritto in una settimana e se
avrete la pazienza di continuare a leggere capirete il perché:
Mentre io stavo scrivendo uno dei miei
romanzi fantascientifici, un bimbo di otto anni mi chiese: «Perché non
scriviamo un libro insieme?».
Beh … Io non avevo proprio tempo di scriverlo
quel romanzo per bambini, ma quando un bambino ti guarda con i suoi occhioni
proprio non puoi fare a meno di accontentarlo.
Accettai dunque, tuttavia dovevo finirlo
quanto prima poiché non potevo sospendere per lungo tempo il lavoro che stavo
facendo (Disperso nel tempo).
Per accontentare quel bambino scrissi giorno
e notte, ma alla fine ci riuscii: il libro era finito e nonostante l’avessi scritto velocemente,
dopo che lo rilessi, capii che quel romanzo era uno dei romanzi più belli che
io avessi scritto.
Una sola parola al bambino che mi chiese di
scrivere L’avventura di Luminos: «Purtroppo, caro bambino, tu hai fatto la
proposta di scriverlo ed hai collaborato per quanto riguarda i nomi dei
personaggi. Hai scritto con me i primi due capitoli e poi hai desistito … Spero
che quando sarai grande tu t’impegnerai di più per realizzare i tuoi sogni,
poiché non c’è niente di più bello che terminare quello che hai iniziato;
ricordalo sempre … Tuttavia a te devo la stesura del più bel romanzo che io abbia
mai scritto e di questo ti devo ringraziare: in fondo, senza di te, questo
libro non sarebbe mai esistito».
…
«Bambino, se mai leggerai queste righe, lotta
sempre per i tuoi sogni e non scendere mai a patti disonesti, poiché nessuno ti
regalerà niente: dovrai sudarti tutto quanto, nel bene e nel male. Di certo
avrai bisogno di strumenti per poter lottare per i tuoi sogni e questi
strumenti si chiamano: libri; studia quanto basta perché è l’unico modo di
riconoscere la via giusta e di capire la persona con la quale stai parlando, diffida
sempre di chi ti vuol consigliare perché dice di saperne più di te».
…
Ora vi metterò al corrente dei molti rifiuti
che ha ricevuto Luminos …
Sette grosse case editrici italiane hanno
rifiutato il manoscritto tramite lettera di rifiuto: “Ci dispiace informarla che il suo lavoro non è stato ritenuto adatto ai
nostri programmi editoriali”.
Undici case editrici italiane sono tuttora
latitanti (da più di un anno aspetto che mi diano risposta …); e questo
significa che non sono interessate.
Luminos è stato spedito a un concorso
letterario per bambini dai sette anni ai dodici anni; ebbene … “Se entro la data --/--/2013 non avrete
ricevuto una nostra mail, vorrà dire che il vostro lavoro non è stato
selezionato” … Dato che la
sopraccitata data è passata da un pezzo, il messaggio è evidente: “Ci dispiace informarla che il suo lavoro non
è stato ritenuto adatto ai nostri programmi editoriali”.
Facciamo due conti: 7 lettere di rifiuto + 11
latitanze + 1 esclusione da un concorso fanno 19 rifiuti in totale … Niente
male, non credete?
Luminos si può vantare d’avere 19 medaglie al
petto …
Invero però, non mi è stato proprio possibile
farlo morire: mi spiace, non posso tenerlo chiuso in un cassetto solo perché
nessuna casa editrice è disposta a stamparlo; pur di farlo vivere ero pronto a
distribuirlo gratuitamente ed è grazie a te, che l’hai letto, che Luminos e i
personaggi del libro sono vissuti.
L’intero libro è così costituito: pagine A4
62; parole 15166; caratteri spazi esclusi 76882; caratteri spazi inclusi 91377;
paragrafi 741; righe 2501.
Vi saluto tutti.
Ciao.
