La magia di narrare storie.

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La magia di narrare storie 2

La magia di narrare storie 2

Do you enjoy reading? Do you like stories? Well ... If the answer to the questions is yes, then you've come to the right place. This is a blog where you can read a lot 'of stories …

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Trilogia stampata su carta

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Diario di un Aspirante Scrittore ...

Questo è il blog di un aspirante scrittore ...
Egli non scrive per soldi, non scrive per fama; scrive perché ha delle storie da raccontare.
Il blog non è stato pensato come forma pubblicitaria, ma come un diario; diario che testimonia il lavoro svolto da un qualsiasi aspirante scrittore, che vi assicuro è enorme.

L'aspirante scrittore è giorno e notte dedito alla stesura del proprio romanzo sottraendo tempo alle persone care; ciononostante, soprattutto se non ha la forza economica necessaria per accedere alla stampa, egli lo fa soltanto per puro amore dei personaggi del libro: affinché loro non muoiano.
Per chiunque pensi che scrivere un libro equivalga ad arricchirsi: beh, vi devo dare una spiacevole notizia ...

Nessuno vi aiuterà; non ci saranno amici; non ci saranno editori parsimoniosi che caparbiamente scruteranno il vostro testo, a maggior ragione per uno sconosciuto; ogni vostra richiesta ad una qualsiasi persona verrà intesa come fastidiosa poiché ognuno vuole ascoltare solo se stesso e non si è disposti ad ascoltare gli altri; tutto quello che vi guadagnerete non ve lo regalerà nessuno, ma ve lo suderete faticosamente e, a meno che non siate in grado di comprarvelo (facendo così ucciderete ciò che avete scritto però), sarà un calvario.
Scrivere significa dedicarsi interamente alla storia e nessuno lo fa per arricchirsi, soprattutto chi conosce il mondo dei libri nel nostro paese.
Io spero che questo diario informatico, un giorno, testimoni l’immane fatica che ogni scrittore esordiente fa per stendere il proprio romanzo; e a coloro i quali pensano che ognuno di noi scrive per soldi dico: «Scrivete per un po’ ... Poi darete il vostro parere».
Voi sarete soli, con una mole di lavoro da svolgere e nessun aiuto; noterete la diffidenza delle persone alle quali vi siete rivolti e avrete la necessità di raccontare una storia.

Ecco: questo è l’aspirante scrittore.

Scrittore è:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati.

E come esimersi dal citare:

« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »

"John Ronald Reuel T."

Questa poi, è bellissima:

« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »


"John Ronald Reuel T."

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo art. 27.

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

"La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame".

Sandro. P. (1896 – 1990)

giovedì 7 agosto 2014

17° capitolo da leggere (Maximilian Arlstain – i due mondi –).




Capitolo lungo il 16° eh?
Adesso capite perché reputo il romanzo un libro per adulti?
Sono comparsi nuovi personaggi, persino il demone su cui ci sarebbe tanto da dire.
Io l’ho immaginato come un gigante che è in grado di squarciare il cielo con le mani nude ed entrare nel mondo umano.
Invero il nome che ho citato non discorda tanto da quello delle descrizioni che nei secoli si sono tramandate.
Se tornassi indietro, però, non gli darei più quel nome, ma cercherei di nascondere quanto più possibile; ma ormai è fatta e non posso più intervenire (la prima stesura del romanzo circola in internet da lungo periodo).
Ho alleggerito la sua descrizione perché temevo che non fosse il caso di far visualizzare immagini troppo cruente al lettore.
Avrò fatto bene?
Mah, chi lo sa …
Draghi, fate, demoni, maghi, animali strani inventati di sana pianta, ecco … Tutto questo potrebbe sembrare insolito, ma c’è un progetto dietro la narrazione del romanzo, ve lo posso assicurare; tuttavia, tale progetto, si vedrà solo alla pagina numero duemila, e cioè alla fine del romanzo (Terzo libro “Maximilian Arlstain – Il signore del tetro regno –“).
Le duemila pagine sono A5, pertanto se contiamo il formato A4 sono solo poco più di mille.
Ma ora passiamo al 17° capitolo …
Mancano tre capitoli alla fine del primo libro e la narrazione verte sul pericolo costante che rappresentano gli esseri arrivati nel mondo umano.
Si delineano le storie dei vari personaggi: Maximilian, il fratello, i draghi, i maghi, ma rimangono comunque in sospeso molte storie che riguardano altri personaggi.
Tutto sarà rivelato alla fine, poiché ho cercato di descrivere la storia d'ognuno di loro.
Sì, persino quella di Isak, Hamza, Chaman etc.
Il capitolo in questione è importante perché introduce il lettore nel mondo parallelo dove sono stati imprigionati i maghi neri.
Io penso che la narrazione sia strutturata come si deve e pertanto il lettore sia invogliato ad andare avanti; ciò però non devo essere io a dirlo, ma è il lettore che deve notarlo: non credete?
Ebbene … Buona lettura del 17° capitolo di Maximilian Arlstain – i due mondi –:





CAPITOLO 17
L’ETERNA LOTTA TRA MAGHI


Gli abitanti dell’Asilum assistettero all’evento sbigottiti; avevano visto quell’essere mostruoso venire ricacciato da dove era apparso e lo squarcio nel cielo chiudersi.
Le persone erano attonite e con il naso all’insù; dalla moltitudine di gente lì presente  provennero varie voci, alcune chiedevano: «Cos’è stato?».
Altre: «Cos’era quella bestia che stava spuntando da quell’enorme fessura?».
Altre ancora: «Wow! Draghi che combattevano ed esseri ripugnanti che solcavano le terre dell’Asilum: sarà sicuro restare in questo posto?».
Tutta la gente si chiedeva se quegli esseri sapessero dove si trovasse il loro rifugio.
I compagni di stanza di Maximilian, che per avere una visuale maggiore si erano portati sulla terrazza dell’accademia con altri coetanei, avevano vissuto attimi di panico, soprattutto quando quell’essere ripugnante stava per varcare lo strappo da lui aperto nel cielo.
Chaman chiese ai suoi compagni: «Pensate quello che penso io?».
Isak si rivolse a tutti dicendo: «C’è stato un altro attacco di quegli esseri che abbiamo incontrato nei sotterranei dell’accademia».
Hamza confermò: «Probabile, ma quello che più conta però è che sembra sia stato un attacco che in qualche modo abbiamo respinto».
Gerard affermò visibilmente pensieroso: «Sono veramente preoccupato per mio fratello». E facendosi spazio tra gli altri spettatori, i quali stavano cercando di capire cosa fosse successo, richiamò i suoi amici dicendo: «Scendiamo di sotto in cerca d’informazioni su quanto è successo».
Gli amici seguirono Gerard, che con difficoltà si fece spazio tra la folla facendo da apri strada ai rimanenti membri del gruppo.
A pochi metri, dov’era stata ingaggiata la battaglia, uno scenario cupo deturpava tutto l’ambiente; ben pochi maghi bianchi erano stati in grado di resistere alla carica dei malvagi servitori oscuri.
Anche nel gruppo capeggiato da Aschcore c’erano esseri allo stremo: si erano seduti sul terreno mentre guardavano intorno a loro quello scenario apocalittico.
C’era del fumo che si ergeva verso l’alto da tutte le parti, alberi mezzi distrutti dai vari incanti, cadaveri di creature e di maghi sparsi un po’ dappertutto.
I superstiti di quella lotta aiutarono i feriti che furono caricati su apposite barelle, le quali volarono magicamente a mezz’aria verso l’Asilum alla volta dell’infermeria.
Su di un piccolo masso sedeva la Mantivora che aveva fatto la conoscenza di Maximilian e i suoi compagni; era ferita e si reggeva il fianco.
Ella provò ad alzarsi, ma perse l’equilibrio e scivolò verso il basso; due mani però, la sostennero tirandola verso l’alto.
Vaschnur si girò e vide che da un lato Astral, e dall’altro Wotan, la stavano tenendo evitandogli così l’impatto con il terreno.
Astral gli domandò: «Stai bene?».
La Mantivora fece sentire loro i suoi pensieri: «Grazie per avermi soccorso. Sì, sto bene».
Wotan, che la reggeva dalla parte destra, in quel momento disse: «No, grazie a voi. Se non foste intervenuti ci avrebbero ucciso. Il divario di numeri schierati sul campo era immenso».
Vaschnur gli rispose: «Non potevamo permettere che oltrepassassero. Ho vissuto per parecchio tempo nell’altro universo e vi assicuro che non avrei accettato di ritornare a vivere nelle stesse condizioni di quell’epoca; di certo non posso permettere che i miei figli crescano schiavi di un tiranno devoto solo all’oscurità, non è vita quella».
I due maestri annuirono e Astral affermò: «Sarà il caso di farsi vedere da un dottore». Riferendosi alle vistose ferite cosparse per tutto il corpo della Mantivora.
Proprio in quel momento si fermò davanti a loro una barella che levitava a mezz’aria; i maghi poggiarono Vaschnur sopra di essa che subito dopo si diresse verso l’infermeria.
Intanto, nel posto dove avevano affrontato il demone, i due draghi stavano discutendo fra loro.
Brot, che portava sulla groppa Maximilian privo i sensi, si rivolse ad Aschcore: «Dunque alla fine hai scelto la parte in cui stare?». Gli domandò guardandolo in volto.
Aschcore rispose con la sua possente voce: «Brot, io sono stato sempre dalla vostra parte; ma alcune circostanze mi hanno impedito di parlarvene».
Allora Brot chiese incuriosito: «Come avete fatto a ritrovarci? E soprattutto: come sapevate che ci avrebbero attaccato?».
Il drago di forma serpentesca rispose: «Tutto è cominciato sei mesi fa: abbiamo notato che le attività degli esseri oscuri erano aumentate vertiginosamente; li tenevamo d’occhio da parecchio ed essendoci insospettiti ci siamo messi a setacciare le zone sotto il nostro controllo in cerca d’informazioni. Il giorno in cui siete arrivati presso il nostro rifugio abbiamo catturato due entità che vi stavano seguendo».
Il drago con scaglie d’acciaio osservò: «Quindi non vi siete limitati ad aspettare che i nostri inseguitori andassero via, ma li avete attaccati quella sera stessa».
Aschcore avvicinandosi annuì e disse: «La notte in cui vi abbiamo ospitato ho personalmente interrogato gli esseri fatti prigionieri: sapevano di un imminente attacco alla roccaforte dei maghi bianchi e che dovevano trovarsi in un punto prestabilito all’indomani».  
«Ma … Comportandovi in questo modo, non vi siete esposti al rischio di rivelare l’esistenza del vostro rifugio?». Ribatté Brot.
La risposta fu immediata: «Ormai quel gruppo di esseri non rappresenta più un problema: non appartengono più al mondo dei vivi».
Un ghigno solcò il volto di Brot: «Se non foste intervenuti ci sarebbero state parecchie perdite, vi dobbiamo molto».
Aschcore avvicinandosi con la sua enorme testa a Maximilian precisò: «No, ti sbagli! Tutti noi siamo debitori verso questo cucciolo d’uomo; ha riprodotto l’incanto che solo i celestiali riescono a fare impedendo l’ingresso del demone nel nostro mondo».
I due draghi, dopo quel breve colloquio, si avviarono verso l’Asilum: urgeva raggiungere l’infermeria per far visitare Maximilian.
L’incanto che in precedenza Wotan aveva fatto per mimetizzare tutto il centro abitato fu sciolto e l’intero rifugio fu visibile.
Molti  esseri si stavano dirigendo verso l’Asilum, alcuni erano feriti e camminavano con le proprie gambe, altri erano sulle barelle magiche.
Quando le persone che avevano combattuto furono abbastanza vicini alle case, gli studenti riconobbero i loro maestri e i loro genitori; chiunque si rendeva utile portando aiuto ai feriti più gravi.
I due draghi erano visibili grazie alla loro mole: uno era di forma serpentesca, sulla cui testa c’era una criniera di leone, e l’altro aveva delle scaglie d’acciaio su tutto il corpo.
Quel drago aveva sul dorso un ragazzino che gli amici riconobbero: era Maximilian.
I due draghi entrarono tra le mura del centro abitato; la gente accolse trionfalmente sia loro, sia tutti maghi, conscia che avevano salvato quelle terre da un’orda di creature malvagie.
Agli esseri giunti in loro soccorso riservarono lo stesso trattamento e in quell’istante si dettero tutti da fare per offrire aiuto.
Il parco di fronte all’accademia fu trasformato in un ospedale da campo e furono evocate magicamente delle tende capaci di contenere fino a sei unità.
Brot, arrivato nel cortile antistante allo stabile, richiamò i maestri vicino a sé e gli disse: «Bisogna curare i feriti; cercate tutti i dottori che abitano nell’Asilum. Se non bastano reclutate tra i familiari dei nostri alunni». Poi, portando il muso verso il piccolo che era sul suo dorso, aggiunse: «Max deve arrivare al più presto in infermeria e uno di voi farebbe meglio a portarcelo». Si abbassò posando dolcemente il suo corpo privo di conoscenza accanto a Loky e il maestro lo prese in braccio per poi dirigersi verso l’infermeria stessa.
In quell’istante Brot riprese a parlare: «Wotan, a te do il compito di formare delle squadre di ricognizione e controllare tutti i territori dell’Asilum per scovare eventuali nemici».
Il maestro annuì e s’incamminò immediatamente verso l’accademia per prepararsi, portando con sé un nutrito gruppo d’uomini.
Il drago continuò asserendo: «Drenk; tu e Asdar coordinerete i soccorsi, non dobbiamo perdere più nessuna unità».
I due maestri  ubbidirono anch’essi e si portarono in mezzo ai soccorritori.
Egli poi guardò i mentori rimasti e disse: «Tutti gli altri si organizzeranno per un loro eventuale ritorno. Predisponete da subito delle sentinelle e preparatevi a combattere in caso di un nuovo attacco».
Tutti scossero la testa in segno d’accordo e s’incamminarono verso le loro destinazioni, ma Brot richiamò l’attenzione di Astral, il quale si riportò al suo cospetto.
«Astral. Tu invece dovrai preparare un incanto difensivo da apporre sull’Asilum. Dovrà essere più potente del precedente; è di vitale importanza non farli arrivare di nuovo da noi». Gli disse il drago.
Anche Astral si mise subito al lavoro dirigendosi verso le sue stanze, dove una biblioteca privata era pronta per essere consultata e dove molti incantesimi erano elencati.
Brot si rivolse poi verso Aschcore e gli disse: «Fratello; fai riposare i tuoi, metteremo a disposizione qualsiasi cosa loro serva».
Aschcore rispose: «Purtroppo non potremo rimanere a lungo; devo lasciarvi in custodia solo i feriti più gravi. Il resto dovrà dirigersi al nostro rifugio dove le loro famiglie li attendono. Questa notte ci fermeremo quasi tutti, ma domani partiremo per raggiungere la nostra destinazione».
Il lungo serpente a quel punto richiamò tramite telepatia i suoi due generali.
Egli si rivolse ai due: «Vorabor, Rotramir; voi due tornerete subito al nostro rifugio con un cospicuo gruppo e se accadesse qualcosa di strano sapete come contattarmi».
I due annuirono ed eseguirono gli ordini che gli erano stati impartiti immediatamente: raccolsero un buon numero di soldati e partirono di gran fretta verso la loro montagna.
«Aschcore vieni con me». Gli disse poi Brot e le loro due sagome scomparvero sbriciolandosi come per incanto; parevano due enormi statue di sabbia che il vento spazzò via.
Loky, arrivato in infermeria, richiamò l’attenzione di un’infermiera che assieme ad altre sue colleghe si stava dando da fare per assistere i feriti arrivati: «Infermiera! Ho un ragazzino ferito che ha bisogno di cure». Affermò il maestro.
L’infermiera asserì: «Presto. Lo poggi su questo letto vuoto». Indicando un letto nelle vicinanze.
Poi corse verso un dottore e gli parlò: «Dottore abbiamo un ragazzino che è appena arrivato; deve essere stato ferito durante lo scontro, la prego venga a dargli un’occhiata».
Il dottore non se lo fece ripetere due volte, si avvicinò subito a Maximilian e incominciò a visitarlo; dopo un attimo di silenzio, si rivolse verso Loky chiedendogli: «Lei è un suo parente?».
Il maestro ribatté: «No, non sono un suo parente. Sono il suo maestro, ma ci terrei a sapere in che condizioni versa».
Il dottore gli riferì: «Mah! Il piccolo non presenta particolari problemi. Da un primo esame sembrerebbe che sia svenuto per la mancanza di forze: nessuna ferita; battiti regolari; respiro normale; pupille nella norma, a parte quella sinistra che presumo sia frutto di un incidente che il piccolo ha avuto in altra occasione. Direi che è solo stanchezza, ma per essere certi faremo degli accertamenti».

In un altro posto:

Maximilian si risvegliò ancora una volta nel suo paese; ormai quella situazione non lo meravigliava più di tanto.
Questa volta si ritrovò nel luogo dove lui era solito recarsi quando aveva bisogno di stare da solo.
Quel luogo veniva chiamato dai ragazzi del posto: la rocca della testuggine.
Era un masso che aveva le sembianze di una grande tartaruga e dove i ragazzi erano soliti stendersi.
Essa si trovava in una zona isolata dove non passavano macchine, in piena campagna; lì c’erano degli alberi di mandorlo e l’erba emanava il profumo caratteristico delle zone di montagna.
Maximilian si sdraiò sul dorso della roccia guardando il cielo azzurro, di tanto in tanto scorrevano in mezzo ad esso piccole nuvole bianche e, come succedeva quando era più piccolo, la sua immaginazione lavorava facendo apparire un’immagine diversa per ogni nube che gli passava davanti.
Il bambino sorrise: in quel luogo non c’era nessun rumore di auto e nessun rumore estraneo alla natura.
Maximilian si scordò di quello che era precedentemente avvenuto, dimenticando di essere in un sogno; ma come al solito quel momento di pace venne interrotto dal tremore del terreno.
Egli scattò in piedi e vide che la grossa sagoma di Bithor si stava avvicinando.
Il drago si fermò proprio davanti a lui, lo guardò e, accennando un sorriso, gli disse: «Bravo Maximilian, con questo colpo infertogli almeno per un po’ staranno buoni».
Maximilian però gli rispose: «È vero: gli abbiamo inferto un duro colpo. Pensavo che avessimo distrutto il portale che utilizzavano per entrare nel nostro mondo però, invece a quanto pare Melkore è in grado di aprire un passaggio con la sua magia».
Di rimando il drago ribatté: «Sì, ho sentito quello che è accaduto. Mi sono meravigliato anch’io degli eventi che abbiamo visto. Ma ragioniamo un attimo: se avesse potuto usare quell’incanto a suo piacimento non si sarebbe dato tanto da fare per proteggere il passaggio che abbiamo distrutto; poi, se hai notato, quando ha riprodotto la magia è letteralmente crollato a terra esausto e per giunta pieno di ferite provocate dallo stesso incanto che ha fatto».
Maximilian annuì facendo capire che anch’egli aveva osservato quella scena, in seguito chiese: «Cosa accadrà adesso?».
Bithor guardò il cielo azzurro e poi abbassò nuovamente lo sguardo verso Maximilian.
La sua voce si sentì imperiosa: «È il momento di contrattaccare; non possiamo rimanere in attesa di essere di nuovo aggrediti. Melkore ormai non è più tra gli esseri che perseguono la giustizia; bisognerà stanarlo e sopprimerlo, non vedo altra soluzione. Se rimane in vita sarà solamente un ostacolo. Questa guerra tra maghi dura ormai da troppo tempo: essa ci ha logorati e alcune specie sono scomparse dal creato; tutto per le ambizioni di una parte degli esseri umani. La magia è un grosso fardello, se non si sopporta il suo peso, essa devia in abomini che portano morte e distruzione, a quel punto gli esseri malvagi possono manovrare nell’ombra la fragile coscienza degli esseri umani. Ma ritorniamo alle mosse che d’ora in poi andranno fatte: tu, Max, devi diventare ancora più forte; ti serviranno nuovi incanti e nuove tecniche di combattimento. Come ben sai io non posso aiutarti più di tanto in questo universo, ma una volta che avrai oltrepassato sarò libero da ogni vincolo e potrò mostrarmi tranquillamente; allora ti mostrerò il mio vero potere». Poi assumendo un aspetto serioso proferì: «Dovrai apprendere il modo per oltrepassare; si avvicina il momento di agire anche sul loro piano. Ma ti avverto: non sarà una cosa facile; per prima cosa ti mostrerò com’ è fatto l’altro universo».
Dopo quelle parole il paesaggio iniziò a mutare: il cielo azzurro con le sue nuvole bianche divenne rosso sangue, privo di nuvole, e due soli s’innalzarono nel cielo.
I soli sembravano attaccati da una striscia infuocata; il primo sole era enorme, circa tre volte la circonferenza di quello che Maximilian era abituato a vedere sulla terra; il secondo, non distante dal primo, era più piccolo e sembrava la metà di quello che di solito guardava sulla terra; con una differenza: questo sole girava vorticosamente su se stesso e il suo movimento celeste era nitido, sembrava quasi sottrarre energia a quello più grande nutrendosene voracemente.
Poi il suo sguardo fu attirato verso il basso, dove alti promontori si stagliavano per tutta la zona; le montagne erano altissime …
Delle eruzioni vulcaniche si udirono in lontananza e il terreno tremò.
In quell’istante apparve il drago che si portò vicino a lui e iniziò a spiegargli: «Guardalo bene Maximilian: questo è il mondo in cui tu dovrai entrare; è questo il terreno sul quale tu ti dovrai cimentare, il campo di battaglia dove d’ora in poi dovrai combattere. Nessuna forma di vita può resistere su questo mondo per lungo tempo».
In seguito, guardando i due soli, aggiunse: «Avrai già notato i due soli che imperiosamente regnano su questo sistema; quando gli esseri malvagi furono confinati in questo mondo fu loro lasciato un monito: pentirsi e convivere pacificamente con le altre razze acquisendo di nuovo il privilegio di rientrare sulla terra; oppure perire su questo pianeta per via del fuoco. Come al solito il potere divino ci offriva il libero arbitrio; vivere o morire sarebbe stata una nostra decisione. I due soli e gli elementi di cui sono costituiti, prima o poi, saranno la causa della distruzione di questo mondo. Il sole più piccolo raggiungerà dimensioni tali da non poter più trattenere l’enorme energia di cui si nutre in continuazione ed esploderà lanciando verso questo mondo un’enorme quantità d’energia sotto forma di magma incandescente, bruciando tutto quello che incontrerà sulla sua strada compreso il pianeta. Poi ricomincerà di nuovo a nutrirsi d’energia, iniziando tutto da capo, fino a raggiungere di nuovo le sue dimensioni massime e ripetere la deflagrazione. La stella più piccola è condannata a mangiare voracemente per l’eternità per poi finire con una colossale esplosione. In definitiva … Gli esseri malvagi dovevano convertirsi per ritornare sulla terra e convivere in pace con tutti, ma ciò non è avvenuto. La malvagità non è facile da estirpare. Sai … Se i piani divini prevedevano il pentimento dei maghi neri, non avevano fatto i conti con l’arrivo di Pectumatra. Egli è il più crudele essere vivente mai esistito, fu scomunicato dopo che si accorsero dei suoi malvagi propositi e fu da allora che comparve nel nostro universo. I demoni avevano trovato il cuore più oscuro dove attecchire: gli concessero poteri impensabili per semplici maghi; in cambio lui gli promise la sua anima e quella di tutti i suoi sottoposti che fece in modo di far crescere illimitatamente. Dal suo arrivo le cose andarono peggiorando sempre più e il numero dei demoni aumentò vertiginosamente, come del resto quello dei caduti».
Maximilian restò incantato a guardare Bithor in un primo momento, poi disse: «Ci sono stati tanti caduti, sia da una parte, sia dall’altra; ma a quale scopo fanno tutto questo?».
Bithor rispose: «Semplice, per via della brama di potere. È di questo che approfittano i demoni; hanno come obiettivo di aumentare le possessioni. Per mettere fine a tutto questo bisogna procedere per gradi: in primo luogo dobbiamo occuparci di Melkore; deve essere sistemato. Riferisci a Brot ed Aschcore quello che ti ho detto, nostro fratello ormai non appartiene più ai draghi ma ai demoni e per tanto va distrutto. O lo fate voi, o vi distruggerà lui».
Maximilian scosse la testa e assicurò al drago dorato che avrebbe fatto ciò che gli era stato chiesto: «Va bene, riporterò il messaggio. Ma ora dimmi: come farò ad arrivare in questo mondo?».
Il grosso drago replicò: «Non avere fretta Max; ti avevo detto che ti avrei insegnato a trapassare, ma mi rendo conto che prima urge sistemate Melkore. Bisognerà mettere in sicurezza il mondo degli uomini, poi agiremo sul piano degli esseri magici. Melkore non può utilizzare la sua magia per creare un varco quando vuole, ma può essere pericoloso se riesce a far entrare il demone che avete affrontato. Solo dopo averlo soppresso ci potremo concentrare su altri obiettivi».
In quell’istante tutto l’ambiente circostante iniziò a essere sostituito da uno a lui familiare.

Maximilian apri gli occhi e vide i suoi amici e suo fratello Gerard; a quel punto esclamò: «Oh! Sono in infermeria».
«Voi ragazzi cosa ci fate qui?». Poi chiese.
Gerard, visibilmente arrabbiato, rispose: «Max mi hai fatto prendere uno spavento enorme. Come fai a ficcarti sempre nei guai? È mai possibile che debba venirti sempre a trovare in infermeria ogni volta che sparisci senza dire niente?».
Maximilian ribatté: «Fratello ormai dovresti conoscermi: i guai non li cerco io, ma sono loro che vengono a cercarmi. Ho l’impressione che siamo fatti l’uno per l’altro; io e i guai».
Quell’affermazione di Maximilian fece scaturire una gran risata da parte di tutti i presenti, però a un certo punto si ammutolirono e diventarono seri.
Hamza, approfittando del silenzio, chiese: «Cosa è successo laggiù?».
Tutti lo guardarono incuriositi e allora Maximilian rispose: «Voi potete immaginare cosa sia stato tutto quel fracasso. In poche parole: siamo stati attaccati e per poco non scoprivano l’Asilum. Ci siamo accorti della loro presenza e il maestro Wotan ha subito riprodotto un incanto per camuffare il nostro rifugio onde evitare che fosse scoperto. Le cose si stavano mettendo male per noi; dovevate vedere che confusione: eravamo disperati, arrivavano da tutte le parti e parecchi maghi bianchi non sono sopravvissuti. Tutti, incluso i nostri maestri, pensavano fosse la fine, ma a un certo punto ci sono venuti in aiuto degli esseri che credevamo non amici, senza i quali saremo stati uccisi. In seguito avrete certamente notato il drago che è accorso in nostro aiuto: il suo nome è Aschcore ed è il fratello del maestro Brot».
Maximilian venne interrotto da Chaman: «Oh si! L’abbiamo visto; eccome! Quando ha immobilizzato Melkore è stata una scena memorabile. Per non parlare di come gli ha chiuso la bocca: spettacolare».
Anche Isak volle dire la sua: «Quella moltitudine di esseri arrivati in nostro aiuto … Da lontano sembrava una grossa onda che travolgeva tutto».
I loro discorsi si fermarono per l’arrivo del maestro Astral e del maestro Wotan.
I ragazzi salutarono e a loro volta furono salutati dagli adulti.
Alla visione di Maximilian sveglio, Astral disse: «Vedo che hai ripreso conoscenza. Questa volta ci hai fatto preoccupare non poco sai. Sono passati sette giorni da quando abbiamo respinto il loro attacco, ma tu non volevi proprio svegliarti».
Maximilian fu sorpreso dalla quantità di giorni che aveva dormito ed esclamò: «Possibile!  Così tanti giorni; a me sembra che tutto sia accaduto poche ore fa».
Wotan s’intromise: «È normale; sei stato incosciente, pertanto il senso del tempo era alterato in te. Ma dimmi: adesso come stai?». Chiese.
Il bambino tranquillizzò i presenti affermando: «Sto bene, mi sento riposato e forte come prima».
Astral, sentite quelle parole, disse: «Adesso, giovane amico mio, devi solo pensare a ristabilirti dopo di che potrai riprendere gli studi. Devi sapere che qui tutto è tornato alla normalità e per nostra fortuna pare non abbiano scoperto che si trovavano di fronte all’Asilum».
Maximilian fu sollevato dalle parole appena udite, ma poi si ricordò del discorso avuto con il drago dalle scaglie dorate.
Egli richiamò l’attenzione di entrambi i professori e disse: «Ho bisogno di conferire nuovamente con voi e con il maestro Brot; devo riferire delle cose».
I maestri capirono immediatamente ed annuirono entrambi.
Wotan gli fece presente: «Cercheremo di organizzare un incontro non appena ti sarai rimesso».
Ma Maximilian pareva non poter aspettare: «È una cosa troppo importante e non si può aspettare tanto tempo; devo conferire con voi questa sera stessa».
Astral, vista la sua insistenza, gli disse: «Beh, considerando queste tue ultime parole cercheremo di parlarci stasera. Ti passeremo a prendere quando saremo pronti; adesso però dobbiamo andare, sbrigheremo alcune faccende e saremo subito da te».
I due salutarono tutti e si allontanarono sparendo dietro l’angolo in fondo al corridoio dell’infermeria.
Intanto nella sala, vicino al letto, i suoi amici incuriositi da quello che Maximilian aveva appena detto lo guardarono in modo da far trasparire il loro interesse.
Maximilian fece finta di non notare nulla e cambiando discorso chiese loro alcune informazioni: «Gerard come sta andando in classe, avete ripreso le lezioni vero?».
Il fratello rispose: «È da circa tre giorni che abbiamo ripreso; tutto, come diceva poc’anzi il maestro Astral, sta ritornando alla normalità. Non temere però: appuntiamo quello che stiamo facendo per poi portartelo, in modo da non lasciarti indietro».
Maximilian ringraziò per quel gesto e mentre stava per aggiungere dell’altro, l’infermiera lo interruppe: «Ragazzi; è ora di lasciare da solo Maximilian. Tra poco passerà il dottore per la visita giornaliera e voi penso abbiate molto da fare vista la ripresa degli studi e l’imminente fine dell’anno scolastico. Adesso andate, ritornerete domani mattina e se le cose si mettono bene, magari presto potrete parlare tra voi nella vostra camera».
I ragazzi provarono a protestare, ma furono accompagnati di peso da tre infermiere alla porta; l’unico ad essere contento di quella situazione ovviamente fu Chaman, che non perse occasione per attaccare discorso con quelle tre belle donne: «Ragazze, se vi soffermate un attimo potremo arrivare a un accordo; magari potrei anche decidere di invitarvi fuori, così sarete in grado di raccontare alle vostre amiche di essere uscite con me». Guardandole in modo strano.
Una di loro a quel punto gli rispose: «Giovanotto mi dispiace, troppa differenza d’età e soprattutto...». Segnalando un grosso uomo che la stava salutando da lontano.
«Vedi quell’uomo che mi sta salutando? È il mio ragazzo. Non penso proprio che la prenda bene una cosa del genere». Sottolineò la ragazza.
Chaman ebbe la risposta pronta: «Fa niente, io posso aspettarti; ho tanto di quel tempo. Prima o poi lo lascerai».
Le infermiere non vollero sentire ragioni: misero fuori dal reparto i quattro ragazzi e gli vietarono tassativamente di farci ritorno prima dell’indomani.
Hamza, dopo che le infermiere chiusero la porta, diede il solito buffetto sul capo di Chaman dicendogli: «Sei proprio negato con le ragazze; più fai in questo modo, più peggiori le situazioni. Magari se lo chiedevamo con gentilezza ci lasciavano stare ancora per un po'».
Gli altri furono d’accordo con Hamza, ma  nonostante il loro desiderio di rimanere ancora vicino a Maximilian furono costretti a rientrare nella stanza.
Maximilian guardava fuori dalla finestra che si trovava di fonte a lui; quella era una bella giornata di fine primavera, il verde lussureggiava rigogliosamente lì fuori e gli uccelli cinguettavano svolazzando di qua e di là; la piccola porzione di cielo che si riusciva a vedere era limpida, sgombra da nuvole indesiderate, ma presto fu colto da sonno improvviso e si addormentò nuovamente.
Wotan e Astral, di ritorno dalle loro faccende, raggiunsero l’infermeria; percorsero il corridoio, aprirono la porta che separava il reparto infermeria dal restante complesso e si diressero verso Maximilian.
Arrivati di fronte al suo letto videro che il piccolo era assorto in un sonno profondo e allora decisero di non svegliarlo; intanto, vedendo il medico, gli chiesero informazioni.
Il dottore confermò: «Il ragazzo non ha niente di patologico e direi nemmeno danni fisici; dalle analisi fatte è sano come un pesce, quello che gli è successo è dovuto alla stanchezza e all’enorme sforzo che probabilmente ha fatto. Consiglierei di non farlo affaticare tanto, poiché il suo fisico è ancora quello di un bimbo. Ad ogni modo sarà dimesso stasera, non c’è ragione di farlo rimanere qui».
I maestri ne furono sollevati e guardando verso il ragazzo si accorsero che si stava risvegliando.
Uno dei maestri si rivolse al dottore …
Fu Wotan che parlò: «Avremo bisogno di portare Maximilian con noi per svolgere delle delicate mansioni. Premetto già che non sarà un lavoro fisico; si tratta di scambiare solo quattro parole. Ci permette di portarlo in un’aula per potergli parlare?».
Il dottore annuendo rispose: «Non ho nulla in contrario, se mi promettete di non fargli fare sforzi».
I maestri promisero di stare attenti e si diressero verso Maximilian.
Quando furono vicini al letto Astral gli parlò: «Abbiamo predisposto tutto per incontrare sia il maestro Brot, sia il maestro Aschcore; ovviamente dovremo aspettare che quest’ultimo raggiunga l’Asilum». Poi, guardando l’orologio, aggiunse: «Direi che dovrebbe essere qui a momenti. Per quanto riguarda noi, se ti senti pronto possiamo incominciare ad incamminarci verso la stanza dove ci aspetta il maestro. Te la senti di prepararti e di seguirci?». Chiese infine il mago.
Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte, si preparò e in pochi minuti era lì davanti a loro pronto per seguirli.
I maestri, dopo aver parlato nuovamente con il dottore, si avviarono verso i sotterranei, questa volta accompagnando Maximilian per i corridoi dell’infermeria e scomparendo dietro la porta che delimitava l’inizio di quella zona.
I tre si ritrovarono di fronte alla porta che avrebbe dato loro accesso ai sotterranei, l’aprirono e continuarono a scendere le scale di marmo bianco che in precedenza, nell’occasione della visita del Foglionco e del Carnolupo, Maximilian aveva già percorso. Scesero fino al piano dove si trovava il cimitero dei draghi, lo attraversarono e si ritrovarono di nuovo nei pressi di quell’enorme portone dietro al quale c’era la sala dove Brot dimorava.
Lo aprirono e al centro della stanza videro la sagoma del drago.
La camera questa volta era riscaldata da un fuoco acceso in un camino di grosse dimensioni; i lampadari, che appesi a una buona altezza rischiaravano quell’ambiente, facevano la loro bella figura.
Il drago si girò verso di loro dicendo: «Astral, Wotan e il giovane Maximilian. Prego: avvicinatevi al camino; in questa stanza l’aria, al contrario di quella esterna, è sempre gelida vista la sua profondità». Poi rivolgendosi verso Maximilian chiese: «Tu ragazzo, come ti senti oggi?».
Lui rispose immediatamente: «Mi sento bene, grazie. D’altronde ho avuto tutto il tempo di riprendermi in questa settimana». Poi, pensandoci un po’, aggiunse: «Volevo ringraziarla per avermi aiutato durante la battaglia; senza il suo aiuto non sarei riuscito a venirne fuori».
Brot accennò un ghigno appena visibile e rivolgendosi verso i maestri chiese: «Avete sentito cosa mi ha detto?».
Volgendosi ancora una volta verso di lui rispose: «No, ti sbagli. Siamo noi che dobbiamo esserti riconoscenti: tu hai ricacciato Adrammalech nell’altro universo. Senza di te avrebbe oltrepassato e non voglio nemmeno immaginare cosa sarebbe successo. Tu hai prodotto l’incanto che ci ha protetti fino all’arrivo di Aschcore e dei suoi. Ti sei comportato egregiamente, nemmeno un mago fatto e finito si sarebbe battuto come tu hai fatto nella battaglia». E dopo un momento di pausa aggiunse: «Maximilian Arlstain; a soli dieci anni ti sei guadagnato l’onore sufficiente per avere la lealtà di esseri come i draghi e … Credimi: nessuno prima di te c’era riuscito. Lo stesso Aschcore che inizialmente era riluttante si è deciso a scendere in campo con noi. Tuttavia, non credere che sia finita con lo scontro dell’altro giorno, poiché la strada è ancora lunga e tortuosa».
In quell’istante un leggero tremore del terreno colse di sorpresa tutti i presenti, ma lo stesso drago di ferro rimase tranquillo: sapeva già di cosa si trattava, infatti dal sottosuolo spuntò il maestoso drago di forma serpentesca con chioma di leone e baffi lunghi penzolanti dal muso.
Con un cenno della sua testa salutò i presenti e nel modo burbero al quale Aschcore aveva abituato tutti chiese: «Allora fratello! Per quale motivo sono stato chiamato qui da voi?».
Brot gli rispose volgendo verso di lui lo sguardo: «Ci sono delle novità e penso che provengano da nostro fratello Bithor». Poi fece segno verso Maximilian.
Il drago appena arrivato esclamò: «Hm ... Capisco!».
«Ragazzo: quali novità ci porti?». Infine domandò.
Maximilian incominciò ad esporre quanto aveva da dire: «Durante la mia convalescenza ho incontrato di nuovo Bithor. Questa volta mi ha fatto vedere com’è l’altro universo: posso descriverlo come un mondo strano dove ci sono due soli e il cielo ha un colorito rosso. Il posto che vedevo era montagnoso e la presenza dei vulcani era testimoniata da dei boati assordanti. Bithor ha affermato che non combattiamo più contro un solo demone, ma accanto a quello che stava per oltrepassare si sono aggiunti altri ben più temibili; vogliono raccogliere più potere possibile per qualche arcano motivo. La cosa più importante che mi ha chiesto di riferirvi è che Melkore deve essere sconfitto poiché non fa più parte della razza dei draghi, ma si è totalmente asservito alla causa di quegli esseri malvagi».
I due draghi non sembravano sorpresi dalla richiesta che gli era arrivata.
Uno di loro confermò: «Alla fine sapevo che questo momento sarebbe giunto. Fin da quando eravamo dei cuccioli Melkore ha sempre dimostrato un’inclinazione verso la malvagità; ad ogni modo sopprimerlo mi sembra l’unica soluzione che ci rimane». Poi si girò in modo da guardare in faccia il suo vicino e gli domandò: «Non credi sia giusto Brot?».
Il drago dalle scaglie di ferro per un momento non pronunciò una parola, gli passarono per la mente tutti i ricordi di quando loro erano cuccioli e si apprestavano ad imparare le arti magiche e l’antico codice dei draghi.
Poi, chiudendo gli occhi per un istante, aggiunse: «A malincuore devo dire che mi sembra l’unica strada possibile. Non posso credere che sia arrivato persino a offrire un passaggio in questo mondo ad uno dei demoni più crudeli che il creato conosca». Tirando il fiato disse: «Va bene; è una cosa che deve essere fatta. Quando lo scoveremo lo attaccheremo con tutte le nostre forze». Successivamente, guadando Maximilian, la sua attenzione fu attirata dall’occhio sinistro che sembrava fissarlo come un tempo facevano gli occhi di Bithor.
Aschcore chiese altre informazioni: «Non ti ha riferito più niente?».
Maximilian rispose: «Quello che vi ho riferito è tutto quello che mi ha detto».
Brot disse ai maestri: «Astral, Wotan; riferite pure agli altri ciò che abbiamo deciso. Se in perlustrazione notate qualcosa di strano comunicatelo immediatamente».
I maestri assicurarono che tutti i gruppi in perlustrazione avrebbero fatto del loro meglio e in caso di pericolo avrebbero riferito come convenuto.
Maximilian ascoltò con attenzione, ma a un certo punto chiese ai due draghi: «Avrei da chiedervi anch’io delle spiegazioni riguardo Melkore».
I due in un primo momento si guardarono in faccia e poi si rivolsero verso di lui.
Brot gli disse: «Dimmi pure. Cosa vorresti sapere?».
Maximilian non aspettava altro; già di per sé era un tipo curioso, ma il fatto che il loro peggior nemico fosse proprio il fratello dei due lo incuriosiva più del normale.
«Voi avete sempre detto che eravate quattro fratelli; dunque perché Melkore ha deciso di tradire e di distruggere tutto quello per cui voi state rischiando la vita?». Chiese Maximilian.
Brot guadò di nuovo Aschcore facendogli un cenno: «Fratello vuoi rispondere tu al nostro piccolo amico?». Domandò.
Aschcore accettò e incominciò a parlare: «Vedi Maximilian: tempo fa noi draghi eravamo organizzati in modo da vivere in armonia con il resto delle creature che abitavano il mondo; riuscivamo persino a contenere le brame dei maghi neri, per colpa dei quali fummo esiliati nell’altro universo. Poi, con l’arrivo del più crudele di loro fummo costretti a sostenere una grande guerra; maghi contro maghi ed esseri contro altri esseri. Durò tantissimo tempo e noi eravamo solo dei cuccioli. I maghi neri, per mezzo di un inganno, riuscirono a cogliere di sorpresa tutti i nostri avi mietendo numerose vittime e come ben saprai fino a quasi eliminarci del tutto. Rimanemmo in pochi, tra cui noi quattro; penso di non doverti ripetere i nomi, ti sono familiari. Tra noi c’era un drago che prometteva grandi cose: forte; astuto; insomma: pieno di talento. I saggi nutrivano in lui una grande speranza per dare impulso a una nostra rinascita. Tutte le femmine erano state soppresse dagli stessi maghi neri, pertanto non potevamo proseguire la nostra dinastia. Alcuni di noi però, scoprirono che un altro cucciolo si era salvato. Si scoprì che era una femmina e fu portata al nostro rifugio; ella venne protetta come la cosa più preziosa che custodivamo. Noi a quel tempo avevamo la stessa età di quel cucciolo e si può dire che siamo cresciuti assieme come fratelli. Il tempo passava, ma le guerre scatenate dai maghi neri non cessavano: seminarono morte e distruzione in ogni angolo dell’altro universo. Catturarono una moltitudine di prigionieri e da alcuni di loro vennero a sapere che esisteva ancora una femmina di drago. I maghi neri si misero alla sua ricerca, anche con metodi crudi e violenti. Passarono molti anni, noi crescemmo tutti assieme forti e sani; la femmina, che rispondeva al nome di Dora, divenne uno splendido esemplare di drago; la nostra stazza era niente al suo confronto: le nostre femmine infatti, sono più grandi per via dello sforzo cui sono sottoposte nel momento della cova. Abbiamo vissuto assieme fino al momento in cui, per esigenze di portare avanti la nostra stirpe, fu deciso dai saggi che si doveva scegliere il drago capo branco, il quale sarebbe stato il compagno di Dora. Organizzarono una cerimonia durante la quale noi giovani draghi dovevamo dimostrare di essere forti e coraggiosi; il più forte di noi infine avrebbe portato avanti la specie diventandone il capo. Io, Brot, Bithor e Melkore ci affrontammo al meglio delle nostre possibilità e alla fine rimasero Bithor e Melkore. I nostri avi avevano predetto che Melkore sarebbe stato il nostro capo: egli era sprezzante del pericolo e forte quanto bastava, ma nemmeno Bithor era sprovveduto; anche in lui albergava tanta forza. Oh … Quella lotta fu memorabile: durò più di tre ore senza che nessuno dei due si arrendesse; alla fine Bithor, senza alcuna ragione apparente, si ritirò e Melkore fu decretato il nostro nuovo capo. In seguito io andai via dal clan. Ma delle voci arrivavano presso il rifugio che mi ero costruito sulle montagne ed erano gli stessi esseri che fuggiti dall’altro universo mi riferivano tali dicerie. I tre fratelli avevano giurato di proteggere la razza dei draghi da qualsiasi pericolo e di osservare il codice millenario: per quel giuramento ottennero poteri inimmaginabili legati indissolubilmente all’uso che quei draghi ne avrebbero fatto. I poteri erano così potenti, ma allo stesso tempo così fragili da disperdersi se coloro che li detenevano non li avrebbero usati con attenzione. Non portare offesa ad esseri indifesi; proteggere l’equilibrio precostituito; non abusare di quei poteri conferiti per nessun motivo; a queste restrizioni i tre si dovettero sottomettere per il bene dei pochi draghi rimasti, ma molto presto si trovarono ad affrontare i maghi neri che scatenarono un vero pandemonio. Essi sguinzagliarono tutti i demoni a caccia dell’unica femmina rimasta. Trovarono il nostro rifugio e ne seguì un’aspra battaglia. Melkore, preoccupato per i draghi, lasciò indifesi i maghi rossi che precedentemente avevano preso accordi con lui per una difesa che avrebbe permesso di respingere i nemici; così facendo tutti loro furono annientati. L’ultimo drappello di maghi rossi che si opponeva alla conquista di quel mondo venne spazzato via in un istante. Nel frattempo Melkore, arrivato presso il rifugio dei draghi, si trovò in mezzo a un'altra cruenta battaglia: i draghi, attaccati dai maghi neri con il supporto dei demoni, erano intenti a finire il lavoro iniziato centinaia di anni prima. Melkore, facendosi largo tra la moltitudine di esseri e di maghi, entrò infine nel rifugio dove si riparava Dora; entrambi furono costretti a uscire allo scoperto e fu in quell’istante che, per mezzo di un demone cruento e malvagio, Dora venne abbattuta dopo un’estrema resistenza. Da quel momento si persero le tracce di Melkore; oggi sappiamo che fine ha fatto, quello che non mi spiego è per quale motivo si sia unito a loro».
Gli uomini presenti erano visibilmente meravigliati, quel racconto evidenziava la lunga lotta che da tempo imperversava tra i maghi la quale aveva coinvolto tutti gli altri esseri magici: era mai possibile che per le brame di pochi uomini disposti a vendere l’anima pur di acquistare potere si fosse arrivati ad un’instabilità di quel tipo?
A quel punto Brot affermò: «Bisogna sistemare le cose con Melkore, da quello che si è capito lui è il collegamento che hanno con questo mondo».
Aschcore precisò: «Visti i recenti sviluppi non ho d’aggiungere niente, quando lo avrete trovato però vorrei esserci anch’io».
Tutti nella stanza furono d’accordo e il drago di forma serpentesca scomparve com’era apparso in precedenza.
Anche Brot, dopo essersi raccomandato di usare estrema cautela, si ritirò e i maestri accompagnarono Maximilian, secondo le disposizioni del medico che lo aveva dimesso, presso la sua stanza dove ad attenderlo c’erano i suoi amici.


Il 17° capitolo è composto così: 6490 parole, 34027 battute spazi esclusi, 40496 battute spazi inclusi, 173 paragrafi e 538 righe.
Vi saluto tutti.
Ciao.