Hm … Nonostante le mie innumerevoli letture
del testo ho trovato ancora degli errori.
È vero: scrivere un libro correttamente non è
una cosa semplice.
Alcuni dicono che io pretendo molto da me
stesso, ma io ho sempre affermato che, se si deve fare un lavoro, si deve fare
bene altrimenti meglio lasciar perdere.
Ho reso il capitolo più scorrevole; quello
che mi fa arrabbiare, purtroppo, è che sono dovuto intervenire nuovamente su di
esso sia dal punto di vista logico, sia dal punto di vista grammaticale e
persino sulla punteggiatura.
Spero che sia stata la stanchezza … Me ne
renderò conto andando avanti con il lavoro di revisione del testo.
Buona lettura del settimo capitolo:
CAPITOLO 7
Io però, prima di prendere sonno, volevo
vedere dove eravamo arrivati: misi fuori la testa dal buco dove avevamo trovato
riparo e la scena che mi apparve fu incomprensibile per me.
Il grosso masso era colorato, la parte superiore
pareva marrone, mentre quella immediatamente sotto era di colore bianco.
Esso era immerso nel verde e si notavano dei
fiori che lo circondavano: c’erano margherite, violette, persino girasoli con
il loro colore giallo intenso.
Un campo di grano si vedeva in lontananza e
una strana sagoma si trovava al suo interno. Là c’era un essere che
assomigliava ai Giganti Rosa coperto di stracci penzolanti; ma non aveva la
loro carnagione: essa era marrone.
La sagoma se ne stava immobile sotto un sole
cocente e teneva le due braccia scheletriche spalancate.
Io pensai che sarebbe stato saggio tenersi
alla larga da quel mostro …
Anche gli uccelli sembravano d’accordo con
me: svolazzavano intorno al campo, ma non atterravano.
Lì, di tanto in tanto, si udiva un tonfo
assordante, reso ancor più fastidioso dall’eco che si percepiva.
Dopo un po’ di tempo io vidi finalmente i
giganti che cercavamo; il loro colore roseo era inconfondibile, per non parlare
poi dei versi terrificanti che emettevano.
I giganti sembravano in tanti dentro il masso
colorato, infatti, da esso, per mezzo di uno strano marchingegno richiudibile e
di colore marrone, uscirono quattro “cosi” rosa.
Io non riconobbi i loro volti, erano molto
lontani e stavano correndo per il campo all’impazzata, tenendo uno spesso
cordone che era legato a qualche diavoleria la quale volava in alto; talmente
in alto che non si vedeva.
La cosa che mi fece sobbalzare, però, fu che
da quel marchingegno mobile di colore marrone uscì un altro Gigante Rosa; esso
era tre volte più grande di quelli già usciti in precedenza: mastodontico.
Le sue mani erano rosa, ma il volto era di
colore verde scuro con grandissimi occhi vitrei e non si vide né la sua bocca,
né il suo naso.
Al posto del naso e della bocca c’era un muso
allungato e un enorme disco obliquo.
Quell’essere aveva qualcosa sulle spalle;
pareva un cilindro di immani proporzioni: al suo interno ci poteva stare
l’intera nostra colonia.
Una sua mano reggeva un bastone che
luccicava, con l’altra muoveva una leva anch’essa luccicante.
D’un tratto incominciò a comparire una nube
di colore blu, la quale si posò sul terreno dove il gigante passava; e, a quel
punto, si sentirono chiaramente delle urla d’insetti.
A me parve di sentire versi di lumache,
grilli, formiche, vermi, api, zanzare, mosche e addirittura versi di serpenti.
Quegli insetti imploravano aiuto e
affermavano che gli mancasse il respiro.
La nuvola avvolse buona parte del terreno ed
era molto fitta, tanto da scomparire dopo un bel po’ di tempo dal passaggio del
gigante strano.
Il gigante, indisturbato, spargeva la sua
nube tossica e lo fece per tutto il perimetro del masso in cui abitava; poi si
diresse lontano da quel rifugio e percorse la strada che portava al terreno
coltivato.
L’essere si guardò bene però dall’inoltrarsi
nel campo di grano dov’era presente la sagoma con le braccia spalancate; “forse
perché gli incuteva terrore” pensai.
Quando il gigante finì di percorrere la
strada, avendo sparso la nube ovunque, si calmò e non mosse più la leva
luccicante che fino a quel momento aveva abbassato e alzato continuamente.
Il bastone grigiastro da cui proveniva la
nebbia bluastra fu abbassato e il gigante camminò verso il masso con lunghi
passi.
Le richieste d’aiuto dei vari insetti, nel
frattempo, si moltiplicarono; fu chiaro che nessuno di loro era in grado di
volare: in quel posto non c’era più nemmeno un insetto che solcasse l’aria.
Le lamentele, in seguito, cessarono di colpo
e si udirono solamente i versi terrificanti dei giganti minori.
Il mastodonte rosa passò accanto al campo di
grano e quasi sperai che il mostro con le braccia spalancate gli si avventasse
contro, ma non accadde; ebbi l’impressione che anche il mostro nel campo avesse
paura del mastodonte rosa in quel momento … Egli rimase immobile ed esposto al
sole.
«Hai visto?». Mi domandò Barlume.
«Certo: quale ferocia». Ribattei io.
«Sono praticamente invulnerabili». Affermò il
mio amico.
Io non risposi, anche perché aveva ragione …
Di quella moltitudine di voci che imploravano pietà non c’era più traccia e
dunque compresi che gli insetti erano tutti morti.
Il mastodonte rosa, armato di una diavoleria
luccicante, aveva sterminato intere colonie di insetti in pochi istanti e
senz’alcuna fatica.
A quel punto ringraziai che non fosse
arrivato fino al sasso dove noi ci eravamo rintanati, guardai Barlume e gli
dissi: «Meglio riposare. Questa notte dovremo avvicinarci alla roccia che li
ospita».
Barlume annuì ed entrammo nel nostro
nascondiglio, ci mettemmo comodi e cercammo di prendere sonno.
Io personalmente non riuscii a dormire
subito, ma a quanto vidi neanche Barlume ci riuscì.
La luce di Barlume illuminava ad
intermittenza la caverna dove ci eravamo rintanati; era evidente la nostra
preoccupazione: stavamo per andare verso la casa di spietati esseri giganteschi
a cui sarebbe bastato un niente per polverizzare delle piccole lucciole come
noi.
Io volevo dire qualcosa a Barlume, ma avrei
solo peggiorato la situazione; non rimaneva che cercare di riposare poiché
nella notte il nostro cammino verso il grosso masso sarebbe ripreso.
Dovevamo trarre in salvo sia Re Neon, sia
Gaia ed eventuali lucciole ancora prigioniere dei Giganti Rosa …
Il testo che avete appena letto è così
costituito: parole 898; caratteri spazi esclusi 4584; caratteri spazi inclusi
5445; paragrafi 39; righe 88.
Vi saluto tutti.
Ciao.
