Vorrei chiedervi cosa pensate della storia
che state leggendo, ma so bene che essendo una storia rivolta ai bambini
difficilmente potrebbe attirare l’attenzione di un adulto.
Poco male … La storia è stata pensata per
essere letta appunto dai bambini.
Tuttavia … Se il lettore in questione è un
lettore al quale piace la lettura, egli non si farà alcun problema a leggere
persino una storia che all’apparenza sembra poco adatta agli adulti.
È una storia singolare, in cui un minuscolo insetto (la lucciola)
si trova a fronteggiare uno spietato gigante che va oltre la sua comprensione.
Ho scelto di narrare di una lucciola perché è da lungo tempo
che non ne vedo una e, facendo molte ricerche per poter scrivere il libro, ho
anche appreso che questo tipo d’insetto è a rischio estinzione.
L’uomo, con l’uso di DDT e altri tipi di
pesticidi, sta uccidendo lumache e lucciole.
Le lumache infestano gli orti e attaccano l’insalata,
dunque, se si vuol raccogliere qualcosa, bisogna eliminarle.
La lucciola si ciba di lumache e se quest’ultime
sono eliminate, di rimando anche loro non avranno di che sfamarsi (si potrebbero
usare le lucciole come arma biologica contro le lumache, anziché il DDT o altro,
in questo modo si preserverebbe la specie).
Non che la lucciola sia un insetto mansueto,
infatti, come il libro cita, è un predatore e uccide le lumache forando il loro
involucro e iniettando un veleno che liquefa letteralmente la povera lumaca.
Alla lucciola, in forma di bruco, non rimane
altro che bere …
Perché ho scelto una lucciola come protagonista?
Il motivo principale è che non esistono
storie sulle lucciole, io non ne ho letta mai una e non conosco nessun autore
che ne abbia narrato.
Poi ci sono moltissime altre ragioni per le
quali io ho voluto scrivere questa storia; ma chi di voi non è rimasto
incantato, da bambino, nei mesi estivi, a guardare interi campi invasi dalle
lucciole le quali riproducendo le loro luci intermittenti hanno fatto sì che un
alone poetico calasse su tutto quel campo.
C’è chi afferma che la presenza delle
lucciole sia la conferma della non contaminazione dei posti in cui esse albergano.
Purtroppo … Io non le vedo più da molto
tempo, anche nei campi dove prima erano in tante; brutto segno questo vero?
Buona lettura del quarto capitolo:
CAPITOLO 4
Il mio risveglio fu brusco: mi alzai e c’era
ancora la luce.
Il caldo torrido di quei giorni pareva
insopportabile, fortuna che avevamo una riserva d’acqua pressoché illimitata.
Io non riuscii più a prendere sonno, guardai
Barlume dormire beatamente e un po’ lo invidiai; comunque era comprensibile la
sua tranquillità, lui non era stato preso in giro.
Ma in fondo, ripensandoci, che importava di
quello che dicevano gli altri; io sapevo quanto valevo e sapevo anche che non
si deve dimostrare nulla a nessuno, ma soltanto a se stessi.
Assorto nei miei pensieri non mi accorsi che
la luce stava lasciando il posto all’oscurità: stava arrivando un’altra notte,
probabilmente di lavoro, durante la quale ci sarebbe stata un’altra battuta di
caccia.
Barlume in quell’istante si risvegliò e
sbadigliò.
Mi vide sveglio e mi chiese: «È tanto tempo
che sei in piedi?».
«Da un bel po’». Risposi io.
«Beh … Suppongo sia ora di andare al raduno».
Asserì sbadigliando; si alzò, si lavò la faccia e si avvicinò a me.
«Prendiamo il necessario e raggiungiamo i
compagni». Propose.
Io annuii e facemmo ciò che aveva detto.
Arrivati al punto di raccolta, vedemmo meno
gente del solito; molti erano scomparsi la sera prima: c’erano dieci sole
lucciole in quel posto.
Tutta la cricca di Watt stava lì a guardarci,
poiché eravamo nuovamente gli ultimi arrivati, ma io nemmeno ci feci caso a
loro; ormai ero totalmente indifferente.
Una voce però richiamò la nostra attenzione:
«Allora!». Esclamò. «È ora di presentarsi?». Chiese infine.
Dopo mille scuse io e Barlume riuscimmo a
rientrare nel gruppo schierato da tempo sul terreno.
Come al solito Watt e i suoi amici risero per
quel rimprovero che ci eravamo beccati …
Quando l’istruttore ci vide composti iniziò a
parlare: «Dunque, giovani larve». Ci disse.
Non era il nostro istruttore, ma una burbera
lucciola adulta che era famosa in tutta la colonia per la sua severità.
Ci fece il solito discorso: “sono il vostro
nuovo istruttore, ci disse il nome e fece una lista di riconoscimenti che gli
erano stati conferiti”.
E bla, bla, bla, bla … Ad un certo punto non
lo sentii più.
Io ero attirato dalla figura di Gaia:
imperterrita stava accanto a Watt e pareva quasi stregata dalla sua presenza.
Bah; chissà cosa ci trovava in lui …
Barlume mi diede una piccola gomitata e fu
allora che sentii la voce del nuovo istruttore che mi chiamava.
Uscii subito della fila. «Arrivo». Dissi.
Mi affiancai a lui e quest’ultimo guardò
dapprima me, poi il resto della compagnia.
«Guardatelo». Disse agli altri.
A quel punto io lo fissai con aria stranita.
Gli altri sogghignavano, persino Gaia
trattenne a fatica il suo sorriso.
L’unico che non fece una piega fu il mio
fidato compagno Barlume.
«Perché si è salvato dall’attacco del
ciclopico essere ieri sera?». Domandò l’istruttore al resto della classe.
Dapprima nessuno rispose, poi Watt ribatté:
«Si sarà sicuramente nascosto».
«Assolutamente». Controbattei io.
«Non stavo riproducendo alcun segnale
luminoso, ma ero a pochi passi da voi». Affermai.
«Ehm … Non è una novità che tu non funzioni».
Disse una voce che proveniva dal gruppetto, poi scoppiarono a ridere.
«Smettetela!». Esclamò l’istruttore.
Tutti si calmarono e non si sentì nemmeno un
fruscio nell’aria da quel momento in poi.
«Ve lo dico io perché si è salvato». Asserì in
un primo momento l’adulto, poi continuò: «L’essere che ci ha attaccato non l’ha
visto proprio perché Luminos non aveva i segnali luminosi accesi. Il fatto che
non ha acceso la sua luce gli ha salvato la vita».
Dopo quelle parole si fermò un attimo e guardò
con aria severa tutto il gruppo.
Poi, d’un tratto, la sua voce si sentì
nuovamente: «Imparate: ci sono momenti in cui è consigliabile nascondere la
nostra presenza, altri in cui è necessario. Questa esperienza vi avrà certo
insegnato che quando il nemico è più forte di voi in potenza, bisogna agire
d’astuzia».
Si fermò nuovamente e guardò tutto il gruppo;
fissò le facce di tutte le lucciole in quel momento.
«Celate la vostra presenza e mimetizzatevi
con l’ambiente: è l’unica possibilità che si ha quando si affrontano quei
mostri». Disse con pacatezza.
I nove dinnanzi a noi annuirono e anch’io
feci la stessa cosa.
L’istruttore mi fece cenno di rientrare al
posto che occupavo prima e, quando arrivai lì, lui riprese il discorso: «Vi
starete chiedendo chi ci ha attaccati ieri sera».
Tutti annuimmo.
«Bene». Disse lui. «Quel ciclope noi lo
chiamiamo Gigante Rosa. Un mastodontico essere che non ha rivali nel mondo
degli insetti. Possiede una forza mostruosa, è spietato, distrugge tutto ciò
che tocca ed uno di loro sarebbe capace di annientare l’intera colonia in pochi
minuti se lo volesse».
Noi rimanemmo pietrificati da quella
spiegazione, mai avevamo sentito parlare di questi giganti di colore rosa; ma
le parole che stavamo per sentire ci avrebbero agitato ancora di più di quanto
già non lo fossimo.
«Pensate che colui il quale ci ha attaccati altri non è che un
cucciolo di quella specie. Ah … Vi assicuro che un adulto è tre volte più
grande ed altrettanto letale». Affermò l’istruttore.
«Ma perché ci ha attaccato?». Chiese Gaia.
«Beh … Non lo sappiamo di preciso. Siamo solo
in grado di formulare delle ipotesi. Potrebbe darsi che abbiamo invaso il suo
territorio, oppure che si cibi di noi; magari ci colleziona solamente». Fu la
sua risposta.
Le nostre bocche erano spalancate; che
possibilità avremmo mai avuto contro un portento della natura simile?
Noi lucciole talmente piccole nei suoi
confronti, lui mastodontico; eppure ci aveva attaccati con tale ferocia da
farmi quasi pensare che avesse timore di noi.
L’adulto riprese a parlare: «Alcuni si sono
spinti nella zona proibita da Re Neon; ed è lì che hanno raccolto informazioni
sul loro conto. Quelle informazioni sono custodite nella fortezza dove risiede
il nostro sovrano e non sono accessibili a tutti, ma da quello che è trapelato
pare che si nutra anch’esso di lumache. È per questo che abbiamo proibito a
tutte le lucciole di attraversare quella zona».
«Ma non eravamo nella zona vietata». Affermò
uno di noi.
«È questo che ci preoccupa. Infatti
quest’oggi Re Neon ci farà un discorso, parole volte a metterci in guardia
verso di loro; a quanto pare cambieremo zona di caccia proprio per evitarli».
Asserì infine.
Una cosa l’avevamo capita: quella grossa
bestia rappresentava un pericolo per noi; sarebbe stato meglio tenersi alla
larga da lei.
Il testo che avete appena letto è così
costituito: parole 1067; caratteri spazi esclusi 5343; caratteri spazi inclusi
6356; paragrafi 56; righe 105.
Vi saluto tutti.
Ciao.
